Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, le colpe di papa Francesco

    Pedofilia, le colpe di papa Francesco

    Le accuse dell’arcivescovo Viganò non stanno in piedi. Ma evidenziano una guerra in cui Bergoglio si trova in condizioni di debolezza. Anche per errori suoi

    EMILIANO FITTIPALDI

    Il clamoroso dossier pubblicato due settimane fa dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mostrato ancora una volta qual è il punto debole del pontificato di Bergoglio. Perché, al di là delle reali motivazioni per le quali l’ex nunzio a Washington ha chiesto le dimissioni di Francesco accusandolo di aver coperto gli abusi sessuali dell’ex cardinale americano Theodore McCarrick, e dell’uso strumentale che ne stanno facendo le fazioni ultra tradizionaliste nemiche del papa, la vicenda ha evidenziato come il pontefice stia perdendo a cinque anni dall’elezione al soglio petrino una delle battaglie più delicate del suo magistero. Quella contro la pedofilia degli ecclesiastici, tumore cresciuto nei decenni grazie alla compiacenza e all’omertà della Chiesa.

    L’accusa principale di Viganò appare assai debole. Non solo perché non suffragata da alcuna prova (l’arcivescovo ha infatti raccontato che in un incontro privato nel 2013 avrebbe avvertito Francesco che McCarrick aveva approfittato sessualmente di decine di giovani seminaristi maggiorenni aggiungendo che il papa, nonostante le rivelazioni, non avrebbe mosso un dito contro l’anziano presule in pensione), ma anche perché il rapporto è pieno di omissioni: in primis proprio l’ex nunzio, dopo la sua denuncia al papa, ha in più occasioni incontrato McCarrick in assoluta cordialità, tanto da presentare il molestatore a una conferenza pubblica come «un uomo molto amato da tutti noi». Elementi che compromettono l’assunto con cui l’arcivescovo giustifica il suo sfogo: «Io agisco solo perché la verità emerga».

    Ma seppure i fatti raccontati fossero veri, seppure Bergoglio avesse avuto nel 2013 la consapevolezza della doppia vita di un anziano vescovo in pensione allora mai sfiorato da accuse di pedofilia, arrivate solo nel 2018, le accuse di Viganò sembrano assai poco significative in un contesto di responsabilità ed evidenze ben più gravi. Riguardanti il papa e altri alti prelati vicini al vescovo di Roma «venuto dalla fine del mondo».
    L’operazione di Viganò mira a coinvolgere il pontefice in prima persona nel nuovo grande scandalo dei preti pedofili della Pennsylvania, dove la procura generale lo scorso agosto ha diffuso i risultati di un’indagine su presunti crimini di ecclesiastici avvenuti nell’arco degli ultimi 70 anni. Un report che evidenzia come oltre 300 tonache avrebbero abusato e violentato in modi orrendi oltre mille bambini e bambine. «Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. La copertura era sistematica», ha detto Josh Shapiro, procuratore generale dello Stato del Nord Est. «Quello che abbiamo trovato davvero spaventoso è che i leader della Chiesa avrebbero mentito ai fedeli la domenica, mentito in pubblico, protetto questi predatori ma contemporaneamente documentavano ogni cosa, mettendola negli archivi segreti. Le responsabilità del papa? Non posso parlare specificatamente di Francesco», ha concluso il magistrato.

    La stragrande maggioranza dei casi di stupri, in effetti, è precedente al 2000. Ma il nuovo terremoto americano e le reazioni internazionali alla lettera di Viganò dimostrano che sul tema della lotta alla pedofilia Francesco sta cominciando a perdere credibilità. Anche perché, se il papa ha usato parole di fuoco per stigmatizzare gli orchi con il collarino, di passi in avanti questo magistero ne ha compiuti – al netto della propaganda bergogliana – davvero pochi. Chi dice che la pedofilia è un fenomeno del passato non conosce i numeri della Congregazione della dottrina della fede, che segnalano come negli ultimi cinque anni siano arrivate in Vaticano circa 2.000 denunce “verosimili” da ogni parte del mondo, una media doppia rispetto al periodo 2005-2009.
    Travolto dagli scandali di Boston e della Chiesa irlandese, Benedetto XVI allungò i termini di prescrizione del reati di 10 anni, inserì nei codici vaticani il reato di pedopornografia, ma non intaccò il dispositivo (nefasto) del «segreto pontificio», ancora oggi applicato a ogni processo canonico e su ogni notizia di atti contro il sesto comandamento. Francesco non ha modificato le regole, che vanno tutte contro la trasparenza tanto pubblicizzata dalla “rivoluzione”: chi parla rivelando i nomi dei pedofili compie “peccato mortale”, e va incontro a sanzioni severe decise da una commissione disciplinare ad hoc. Con sanzioni che comprendono il licenziamento e persino la scomunica “latea sententiae”.

    Bergoglio non ha nemmeno emesso norme né motu proprio pontifici che obblighino senza se e senza ma i vescovi e i presuli a denunciare preti pedofili direttamente alla magistratura ordinaria: «La responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti» non basta più all’opinione pubblica e ai fedeli traditi. Soprattutto quando “la negligenza” coinvolge i vertici vaticani. Gli esempi recenti sono molti, e quello che riguarda Luis Francisco Ladaria, promosso un anno fa prefetto della Congregazione della fede da Francesco, è emblematico: nel 2012 Ladaria ha infatti coperto, senza denunciarlo, un prete pedofilo che la Congregazione aveva ridotto in stato laicale per abusi sessuali su alcuni bambini, don Gianni Trotta. Ladaria e il cardinale ex prefetto William Levada ordinano però alla chiesa pugliese che la condanna canonica passi sotto silenzio, «per non dare scandalo ai fedeli». Trotta, le cui gesta erano sconosciute a tutti tranne che alle gerarchie vaticane, ha potuto così violentare altri minorenni del tutto indisturbato: dopo essere stato spretato, ha infatti trovato lavoro come allenatore in una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato una decina di bambini in un paesino vicino a Foggia. Ladaria è ancora potente prefetto della Congregazione che deve giudicare i preti pedofili.
    I fallimenti non si contano: il tribunale contro i vescovi maniaci, annunciato urbi et orbi nel 2015, non vedrà mai la luce. La Commissione per la Tutela dei minori voluta dal papa nel 2014 non ha alcun potere reale, né in Vaticano né sulle Conferenze episcopali dei vari paesi, tanto che due membri laici, ex vittime dei pedofili, sono andati via sbattendo la porta, spiegando che l’organismo era solo «un’operazione propagandistica di Francesco».

    Sono decine gli altri casi eclatanti che spiegano bene perché il papa stia perdendo credibilità sulla questione che contribuì a chiudere l’esperienza di Benedetto XVI, e perché rischi seriamente che i suoi tanti nemici – in una guerra civile ormai permanente – possano presto approfittare dei suoi passi falsi. George Pell, il cardinale chiamato a Roma dal pontefice per mettere a posto le finanze vaticane e “moralizzare” la corrotta curia romana, un anno fa è stato infatti incriminato dai magistrati australiani per alcuni casi di pedofilia considerati più che verosimili da inquirenti e polizia. Francesco, anche se lo ha sospeso dall’incarico, lo ha sempre sostenuto, decidendo di non sostituirlo prima della fine del processo.

    Le imputazioni dei magistrati e dei ragazzi sono ovviamente tutte da dimostrare. Ma evidenze del comportamento oscuro del cardinale di fronte alla tema della pedofilia erano note da anni. In passato, quando era vescovo di Melbourne, il “ranger” era già stato denunciato da un chierichetto di 12 anni per gravi molestie (il processo si era chiuso nel 2002 senza alcuna condanna per mancanza di prove) e Ratzinger – anche per questo – aveva sempre frenato le sue ambizioni di trasferirsi presso la Santa Sede. Non solo. Il porporato nel corso degli anni era finito nel mirino di decine di vittime e di sopravvissuti agli orchi. Ragazzi e ragazze che nel corso delle audizioni della Royal Commission, una commissione nazionale voluta dal governo di Canberra per investigare sugli abusi sessuali nella Chiesa australiana, hanno additato “Big George” come un insabbiatore, come un prelato che ha sistematicamente difeso i pedofili australiani (secondo il rapporto finale della Commissione il 7 per cento dei preti cattolici dell’isola sono implicati in vicende di pedofilia), come un vescovo che ha inventato un sistema di risarcimenti usato in realtà «per distruggere e controllare le vittime e difendere l’immagine e la cassaforte della Chiesa». Qualcuno, come un padre a cui un preside cattolico ha violentato due bimbe di 4 e 5 anni, ha definito Pell «un sociopatico».

    Quattro anni fa L’Espresso aveva documentato come il braccio destro appena scelto da Francesco aveva chiesto a famiglie distrutte dai pedofili in tonaca di accettare, per chiudere definitivamente il casi di abusi in alcuni processi civili contro la sua diocesi, la miseria di 30 mila euro. «In caso contrario» scrivevano gli avvocati di Pell, «noi ci difenderemo strenuamente in tribunale». Non solo: è un fatto che il cardinale abbia accompagnato sottobraccio mostri seriali come l’amico ed ex compagno di stanza Gerald Ridsdale (alla fine condannato in via definitiva per aver violentato decine di bambini), e che lo stesso “ranger” ha coperto accuse a suo dire false contro i Fratelli Cristiani e invece poi rivelatesi verissime. Altre vittime hanno raccontato – in testimonianze giurate – come Pell abbia cercato di comprare il loro silenzio.

    I giudici della Royal Commission hanno definito in una relazione del 2015 il suo comportamento «poco cristiano». Al netto degli esiti del processo per presunti abusi sessuali, tutte le altre informazioni sul lato oscuro di Pell erano pubbliche già prima che Francesco – tra il 2013 e il 2014 – nominasse “Big George” capo della Segreteria dell’Economia, poi membro del C9, il gruppo dei cardinali che deve consigliare il pontefice nella gestione della Chiesa universale.

    Com’è possibile che Bergoglio abbia protetto Pell? Questo resta un mistero glorioso. Così come incredibili appaiono – assai più che le accuse di Viganò – altre inaudite ascensioni di insabbiatori nelle alte sfere della gerarchia, tutte scelte che da anni stanno minando il credito del magistero bergogliano.
    Nel C9 Francesco ha infatti chiamato anche il cardinale cileno Francesco Errazuriz, che per anni ha tenuto nascoste in un cassetto le denunce dei ragazzi contro il pedofilo seriale Fernando Karadima. Mentre un allievo dell’orco, Juan Barros, nel 2015 nonostante le accuse circostanziate delle vittime e le vibranti proteste di parte del clero locale fu promosso ugualmente da Bergoglio vescovo di Osorno: solo quest’anno – dopo l’ira del presidente della Commissione per la tutela dei minori cardinale Seán O’Malley per l’ennesima difesa di Barros da parte di Francesco davanti alle vittime allibite – il papa ha cambiato linea, chiedendo scusa per parole inopportune, mandando in fretta e furia un nuovo visitatore apostolico in Cile per appurare una verità già evidente a tutti da lustri, e accettando infine le dimissioni di Barros. Un pesce piccolo, comunque, nella scala gerarchica del clero cileno: Errazuriz e l’arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati, che hanno sempre difeso Karadima e Barros e recentemente insultato uno dei sopravvissuti («un serpente», dissero in uno scambio email) non solo hanno mantenuto i loro incarichi, ma sono stati premiati. Errazuriz promosso nel C9, Ezzati con la berretta cardinalizia.

    Anche la recente vicenda che ha travolto il coordinatore del C9 Oscar Maradiaga, primo consigliere di Bergoglio, e il suo braccio destro Juan Josè Pineda è indicativa di come Francesco, se a parole propugna la “tolleranza zero”, poi copre troppo spesso le malefatte dei suoi fedelissimi. Il cardinale honduregno è stato posto alla destra del trono di Pietro nonostante tra il 2003 e il 2004 abbia ospitato in una delle diocesi del suo arcivescovado a Tegucigalpa un prete incriminato dalla polizia del Costarica per abusi sessuali, don Enrique Vasquez (rimase sei mesi in Honduras, poi – quando l’Interpol lo individuò – scappò via dal paese). E lo ha voluto al suo fianco nonostante Maradiaga – estimatore dell’insabbiatore seriale Bernard Law, da cui scaturì lo scandalo Spotlight – abbia detto nel 2002 durante una conferenza pubblica a Roma che anche lui sarebbe stato «pronto ad andare in prigione piuttosto che danneggiare uno dei miei preti» accusati di abusi minorili.

    Qualche mese fa L’Espresso ha svelato i contenuti dell’inchiesta di un visitatore apostolico argentino mandato dal Vaticano proprio nella diocesi honduregna: alcuni testimoni a maggio 2017 hanno infatti accusato Maradiaga di aver percepito dall’università cattolica locale 35 mila euro al mese per anni, e indicato il vescovo ausiliare Pineda responsabile di «gravi comportamenti inappropriati» (traducendo: abusi e relazioni sessuali) nei confronti di alcuni sacerdoti maggiorenni.

    Il coordinatore del C9 ha negato con forza ogni addebito, spiegando di aver girato i denari ricevuti alla diocesi affinché fossero investite in opere di beneficenza, e ha aggiunto che Pineda era innocente, calunniato da forze oscure e giornalisti «che scrivono libri infami. È stato Pineda stesso, per dimostrare la sua innocenza al mondo, a chiedere al Vaticano l’invio di un visitatore apostolico», disse furibondo il consigliere del papa.
    Dopo pochi mesi, però, documenti interni della diocesi hanno evidenziato che dei soldi di Maradiaga non c’è alcuna traccia nei bilanci di Tegucigalpa, mentre Bergoglio, lo scorso luglio ha accettato le dimissioni da ausiliare di Pineda. «Il fatto è che il papa ha tenuto per mesi i risultati dell’inchiesta del vescovo Casaretto sulla sua scrivania. Solo quando le accuse sono finite sulla stampa s’è finalmente mosso», spiegano oggi prelati honduregni. «Pineda comunque ha mantenuto il titolo di vescovo e Maradiaga è rimasto saldo al suo posto. Come dite voi in Italia? Parlare bene e razzolare male. Ecco, da Francesco proprio non ce lo aspettavamo».

  • Pedofilia, 18 anni a ex sacerdote Foggia

    Pedofilia, 18 anni a ex sacerdote Foggia

    (ANSA) – BARI, 21 MAG – Il Tribunale di Foggia ha condannato alla pena di 18 anni di reclusione e 120mila euro di multa l’ex sacerdote 57enne Giovanni Trotta, imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni. La Procura di Bari, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto la condanna a 21 anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

    I fatti contestati risalgono al 2014. Trotta, ridotto allo stato laicale già nel 2012 proprio per ragioni correlate ad abusi su minori, è stato condannato un anno fa con il rito abbreviato alla pena di 8 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un altro 11enne ed è tuttora in carcere per entrambe le vicende.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/05/21/pedofilia-18-anni-a-ex-sacerdote-foggia_94bcb301-216f-4757-b21f-fb9a3ce4b3ed.html

  • Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

    Il plot è molto ben scritto. Lo spettatore viene catapultato in una chiesetta di provincia, con le anziane perpetue. Il parroco è anche insegnante in una scuola elementare, dove si consuma una tresca amorosa tra due colleghi, una dei quali è moglie del preside.

    I due amanti in un magazzino scolastico vengono scoperti dal sacerdote, il quale in cambio del suo silenzio, chiede la complicità del collega per adescare i fanciulli della classe. L’opera si conclude con l’uomo che accompagna uno dei ragazzini in canonica dal suo carnefice.

    Il corto, in modo molto discreto, senza inutili voyerismi, entra nelle dinamiche della lussuria con un fil rouge che collega disperatamente lascivia e perversione terribile del mondo degli adulti, in una banalità del male e delle pulsioni sessuali, di fronte alle quali si prova la nausea del grottesco. È questo l’aspetto più interessante dell’opera di Cammuso, presentata ieri da Roberto Parisi, con l’ausilio dopo la proiezione degli interventi della Presidente della Camera Minorile di Capitanata Maria Emilia De Martinis,  di Lucia Magaldi Preside dell’XI Circolo Didattico San Ciro di Foggia e Paolo Mongiello dell’associazione “Innamorati di Foggia”.

    Gli adulti sono il più delle volte complici dei preti pedofili e lo dimostrano i casi di cronaca. Sono spesso loro, per povertà di mezzi o perché vittime di ricatti beceri, a portare i piccoli nelle braccia demoniache dei sacerdoti deviati. Da qui il titolo efficacissimo del corto, tratto da Matteo, cap.XIX, v. 14, “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

    Il corto è un’opera corale, a recitare Maria Pia De Stefano, Michela Sepe, Piero Cammuso, Francesco Cappiello, Michele Cristinziano, Cinzia Di Gioia, Marcello Scala insieme agli alunni della classe “III^ E” dell’Istituto San Ciro di Foggia. Direttore della fotografia Tony La Gatta, operatore di riprese Michele Angler, fotografo di scena Cristiana Falcone, fonico Giorgio Frigerio, assistente fonico Antonio Spadavecchia, sound designer Fabio Silvis, color correction Vincenzo Coluccelli, montaggio Piercamm, segretaria di edizione Oriana Casiello, trucco Francesca di Bella e Marianna Leopardi.

    Intense le musiche originali, “Pueros” di Fabio Silvis e “Fly away” di Antonio Cappiello. A l’Immediato l’autore, che nel corso della serata ha denunciato l’assenza del Telefono Azzurro a Foggia, ha specificato che la distribuzione avverrà esclusivamente attraverso concorsi e festival. “Ho studiato a Napoli in un istituto di gesuiti. Personalmente ho avuto sempre delle reticenze sui preti e su coloro che si camuffano, grazie alla loro tonaca, commettendo gesti orrendi. Il progetto si è poi evoluto in funzione del fatto che ho avuto la possibilità di svilupparlo grazie alla signora Cigliano di Pietrafitta che mi ha dato l’ok a girare le scene nella chiesetta della sua tenuta e alla scuola San Ciro, che mi ha acconsentito a far da location. Abbiamo fatto una riunione con i genitori della III E. Il prete pedofilo ha le sue responsabilità, ma ve ne sono altre più gravi da parte di coloro che acconsentono a quel reato orrendo. Il maestro nel cortometraggio subisce il ricatto a discapito del bambino, pur di non essere scoperto insieme alla sua amante, dà in pasto all’orco un bambino innocente”.

    È stato per certi versi significativo che un corto del genere, un’opera locale, sia stato proiettato alla Sala Farina, una sala di comunità che riceve finanziamenti pubblici e regionali, con il Circuito D’Autore, e all’interno del format Cei.

    Cosa vuol dire proiettare in una sala di comunità? Cammuso sorride. “È stata una provocazione? La sala permetteva come disponibilità lo spazio, quando ho prospettato l’argomento c’è stato un attimo di scetticismo, ma poi alla fine hanno aderito. È un segno importante, tanto è vero che Dino La Cecilia ha voluto dare questo significato: anche la Chiesa vuole che questo fenomeno venga divulgato e debellato”.

    È proprio la presenza di un nuovo “manager” gestore della sala la novità della serata di ieri. Dopo gli anni indimenticabili del Falso Movimento di Mauro Palma e il controllo della Curia, prima con Luciano Gentile e poi con la cooperativa bovinese di Francesco Gesualdi arriva un nuovo soggetto.

    Ci sarà sempre cinema d’essai, ma con uno sguardo più vivace alle realtà locali e internazionali. Alcuni si chiedono se la nuova gestione conservatrice sarà in grado di riportare sullo schermo la varietà di stili e di arte che Palma proponeva al pubblico ormai tranti anni, prima di essere cacciato.

  • Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Poco da aggiungere ad un titolo già abbastanza esaustivo. Don Giovanni Trotta è accusato di violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. Ad aggiungere carico a quella che è forse l’accusa più grave di questo mondo, il fatto che mentre violentava le vittime, metteva tutto su nastro. Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. All’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Il coraggio dei ragazzi che troppo spesso vengono additati come inadeguati a gestire situazioni da “adulti” ancora una volta fa straziantemente riflettere. Come se non bastasse il trascorso con il mostro, ora lo affrontano in tribunale. Per tre ore (un’eternità) hanno raccontato nei dettagli e mimando i gesti, le angherie a cui sono stati sottoposti per anni.

     Aveva gia agito ai danni di bambini ancora più piccoli

    Non era la prima volta, come spesso in queste brutte storie. Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote è inoltre accusato di aver egli stesso adescato le vittime sulle chat di Whatsapp e di Facebook.

    Se questo è un prete

    Ancora poco chiara la posizione della chiesa in riguardo la bestialità commessa, ancora una volta, da un suo funzionario. A livello umano rimane impossibile capire come, dopo che li violentava, rovinando la loro vita per sempre, l’animale guardasse in faccia i ragazzi e le loro famiglie giorno dopo giorno.

    Stefano J. Bazzoni

  • Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Udienza per tre adolescenti, due di 15 anni e uno di 16, che hanno raccontato in aula, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. I fatti risalgono all’epoca in cui l’uomo era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni, chiamati a testimoniare sugli abusi subiti, hanno confermato ogni particolare della vicenda agghiacciante. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno riconosciuto le foto dei nudi scattate a casa del sacerdote e gli abusi sessuali ai quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi.

    Per ore tra lacrime ed imbarazzo hanno sostenuto le testimonianze in aula dalle quali hanno voluto si tenessero fuori i genitori.

    Giovanni Trotta, da tutti conosciuto come ‘Don Gianni‘, sacerdote stimato e ben voluto. L’uomo, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a circa tre anni fa.

    Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Ma il processo porta alla luce una notizia finora taciuta: Trotta non era più sacerdote dal 2012, quando, in seguito ad un’altra inchiesta per abusi, la Chiesa lo riduce ufficialmente allo stato laicale. Ma se la Chiesa sapeva, perché ha taciuto? Perché non ha impedito che in questi anni altri bambini subissero abusi da parte del Trotta?

  • Scusa di cosa? In Cile chiede le prove alle vittime: E QUANDO IL PAPA LE PROVE LE AVEVA?

    Scusa di cosa? In Cile chiede le prove alle vittime: E QUANDO IL PAPA LE PROVE LE AVEVA?

    di Francesco Zanardi

    In questi giorni, in occasione della visita del Papa in Cile, si sono scatenate polemiche rispetto alla gestione, da parte della Santa Sede, della gravissima piaga della pedofilia. Moltissimi giornali hanno riportato le notizie delle scuse del Papa e della vergogna che lui proverebbe per i sacerdoti pedofili. Ma viene anche riportata la notizia che il Papa avrebbe detto “Il giorno che qualcuno mi porterà una prova contro il vescovo Barros allora parlerò. Ma finora non c’è nemmeno l’ombra di una prova. È tutta calunnia. È chiaro?”.

    Quindi, da una parte la richiesta di scuse e dall’altra il fatto di non credere alle vittime, da una parte l’incontro con due vittime non identificate e dall’altra l’esclusione da tale incontro delle vittime che lo avevano espressamente richiesto.

    Dunque il Papa dichiara che senza prove il Vescovo Barros rimane al suo posto, mentre una delle vittime riporta : «Il Papa chiede prove, ma cosa avrei dovuto fare mentre venivo abusato e Barros era lì, fare una foto col telefonino?». 

    Un brutta storia, che esaspera ulteriormente il clima già notevolmente teso.

    Ci si potrebbe altresì domandare: “Quali prove avrebbe il Papa per dire che si tratta di calunnia?”

    Anche il Card. O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (che ha terminato il suo primo mandato il 17 dicembre 2017 e non risulta essere ancora stata rinominata da Bergoglio), prende le distanze dalle affermazioni del Papa attraverso un comunicato ufficiale: “E’ comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco rilasciate giovedì a Santiago del Cile siano fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero o di qualunque altra persona. Le parole del Papa trasmettono il messaggio che se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto” e in sostanza danno l’idea di un “abbandono di coloro che hanno subito violenze riprovevoli della loro dignità umana”, “relegando i sopravvissuti nel discredito”.

    Bergoglio dichiara di non aver avuto le “prove”, che ora chiama “evidenze”, ma senza cambiare il senso del suo discorso.

    E quando invece le prove le aveva?

    Ricordiamo il caso di Don Gianni Trotta: prete ridotto allo stato laicale per abusi sessuali. Il arcivescovo Luis Ladaria Ferrer ordinò, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio “per non dare scandalo ai fedeli”. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.

    Quindi: il card. Luis Ladaria Ferrer sapeva e ordinò il silenzio.

    Che provvedimenti prese Papa Francesco con lui?

    A Luglio 2017 lo nominò Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (al posto del Card. Muller), ovvero dell’organo che, tra l’altro, ha la competenza di giudicare i preti pedofili: una bella promozione.

    Il Papa qui aveva le “prove”.

    Ricordiamo il caso di Don Mauro Galli: il processo penale è in corso, accusato di abusi sessuali nei confronti di un minore. Il parroco della chiesa in cui sarebbero avvenuti gli abusi ha avvisato da subito (dicembre 2011) i suoi superiori: Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Nessuno dei due ha avviato alcuna indagine canonica e tantomeno una denuncia alle autorità, ma il prete è stato spostato in un’altra parrocchia con l’incarico della pastorale giovanile (ancora con i minori). All’epoca era ordinario del luogo il Card. Angelo Scola che non ha contrastato la decisione del trasferimento ancora con i minori assunta del suo vicario Mons. Delpini, nemmeno in via cautelare in attesa dell’accertamento dei fatti.

    Solo in seguito alla denuncia/querela da parte della vittima (luglio 2014) è stata avviata l’Indagine Canonica (gennaio 2015) e sospeso cautelativamente il sacerdote (primavera 2015).

    Il Card. Scola ha ricevuto i familiari della presunta vittima, su loro insistenza, solo nel marzo 2015: grande tempismo per accertare i fatti o almeno per “sentire anche l’altra campana”.

    Dunque: Mons. Delpini ha dichiarato alla Polizia, sotto giuramento, di essere venuto a conoscenza del presunto abuso sessuale da subito (dicembre 2011) e di aver comunque predisposto il trasferimento del don Galli ancora con i minori. In questo caso specifico, oltre alle intercettazioni telefoniche, le registrazioni acquisite agli atti processuali (e anche in possesso della CdF), oltre alle testimonianze dei suoi collaboratori, c’è dunque la prova del suo tentativo di insabbiamento per sua stessa ammissione di responsabilità e depositata agli atti del processo penale a carico di Don Mauro Galli.

    Anche il Vaticano era a conoscenza del caso: nel marzo 2016 ha inviato una lettera ai familiari della presunta vittima, attraverso la Nunziatura Apostolica, in risposta alle numerose lettere inviate dai familiari anche alla Congregazione della Dottrina della Fede.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco?

    Mons. Mario Delpini: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Arcivescovo di Milano

    Mons. Pierantonio Tremolada: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Vescovo di Brescia

    Ricordiamo il caso di Don Paolo Turturro: la Cassazione ha confermato la condanna: 3 anni in carcere per abusi su minore. La richiesta di affidamento ai servizi sociali non è stata accolta, e ha dunque scontato la pena in carcere. Prima dell’arresto era stato solo allontanato da Palermo, nessun provvedimento ecclesiastico durante il processo che è durato 13 anni.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco? Nonostante la condanna penale, non è mai stato ridotto allo stato laicale continua a celebrare Messa.

    Ricordiamo il caso di Don Lucio Gatti: ha patteggiato in sede penale due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità che dirigeva. Il Processo Canonico, concluso nel 2012, ha ufficializzato la sospensione dal sacerdozio per 5 anni ma non riduzione allo stato laicale. Nel frattempo sono arrivare altre due querele: una in aprile 2016  e un’altra nel 2017 su minori che all’epoca avevano 12 e 13 anni e le indagini sono ancora in corso.

    Il Vescovo Gualtiero Bassetti non ha, per ora, preso alcun provvedimento nemmeno cautelativo, avrà avviato un nuovo Processo Canonico?

    Anche la Santa Sede non si è espressa nei confronti del Vescovo Gualtiero  Bassetti, e Don Lucio Gatti sarebbe in una comunità al Nord per un percorso spirituale “riabilitativo”.

    Ricordiamo il caso di Padre Carlos Buela: sacerdote argentino condannato dal Vaticano (attraverso un decreto del cardinale Gardin, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata) per abusi da lui compiuti nei confronti di una ventina di seminaristi, e trasferito a Genova, sotto la giurisdizione del Card. Bagnasco, senza subire il processo in Argentina. Nonostante la condanna di Papa Francesco, i provvedimenti non sono sufficienti e vengono prontamente disattesi.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco nei confronti del Cardinale Angelo Bagnasco, per non aver gestito nemmeno l’applicazione della “condanna”?

    NESSUN provvedimento.

    Inoltre il card. Bagnasco, in quanto Presidente della Cei, nel 2014 ha ribadito che i VESCOVI NON HANNO OBBLIGO DI DENUNCIA nei confronti dei sacerdoti che commettono abusi sessuali nei confronti dei minori, secondo le Linee Guida emanate dalla Conferenza Episcopale stessa.

    Tutto questo è in linea con del dichiarazioni della “tolleranza zero” del Pontefice?

    Ricordiamo infine il caso dell’Istituto Provolo: qui i sacerdoti coinvolti sono numerosi, nel 2015 in un incontro con le vittime, venne consegnata direttamente nelle mani di papa Francesco una missiva contenente i nomi di 14 sacerdoti accusati di abusi, tra qui quello di don Nicola Corradi. In questo caso fu proprio papa Francesco a non intervenire.

    Il sacerdote è stato arrestato nel novembre del 2016.

    Zanardi

  • «Così Don Gianni abusò di noi»

    «Così Don Gianni abusò di noi»

    Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

    Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

    In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti pedofili. Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di pedofilia. E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

    Don Gianni

    Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

    Le vittime

    Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

    Edoardo Montolli

    frontedelblog.it 

    https://www.gqitalia.it/underground/2017/12/29/cosi-don-gianni-abuso-di-noi/

  • I preti pedofili e i loro complici

    I preti pedofili e i loro complici

    Per la prima volta in Italia è stata presentata una interrogazione parlamentare che chiede al governo in che modo si occupi dei casi di abusi e molestie nella Chiesa cattolica. E quali misure intenda adottare per prevenirli, nel rispetto delle convenzioni Onu e di Lanzarote

    Federico Tulli

    Lui aveva 72 anni ed era l’amministratore parrocchiale della chiesa a Sant’Antonio di Valli del Pasubio, le due sorelle, che frequentavano la parrocchia nel vicentino, rispettivamente 13 e 15 anni. Con l’accusa di averle molestate ripetutamente dieci anni fa, don Giovanni Baccega è ora a processo a Vicenza. Il prete ha sempre negato tutto ma il 2 dicembre una perizia calligrafica avrebbe provato che è lui l’autore di una lettera di scuse scritta a mano, alle sue vittime, figlie di un amico di vecchia data. Staremo a vedere se la missiva sarà considerata una confessione. Prima li violentava e poi li cospargeva di olio “santo” per purificarli. Con questa accusa padre Pio Guidolin è stato arrestato a Catania il primo dicembre. Le sue presunte vittime sono tutte minori di 14 anni. Il 29 novembre è stato condannato in appello a due anni don Ilario Rolle, ex parroco della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria (To), per molestie su un 12enne. Don Rolle è noto anche per aver ideato davide.it, un “filtro” per prevenire la pedofilia su internet. Dopo essere stato condannato un anno fa in primo grado a otto anni di carcere per abusi “sessuali” su un 11enne compiuti tra il 2013 e il 2014, Giovanni Trotta, dal 28 novembre è di nuovo a processo. Avrebbe violentato nello stesso periodo nove ragazzini di 12 e 13 anni affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dalle vittime, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli abusi. Fino al 2012 Trotta era un sacerdote della diocesi di Foggia. Poi è intervenuta la Congregazione per la dottrina della fede che lo ha processato e ritenuto colpevole per ragioni correlate ad abusi su minori. Dopo di che Trotta è stato ridotto allo stato laicale con decreto pontificio. Nonostante ciò, come si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicate nel marzo scorso, le autorità religiose gli hanno consentito «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori». Stando alla condanna e alle nuove accuse ne avrebbe violentati almeno dieci. Per quanto riguarda il fenomeno degli abusi su minori compiuti o attribuiti a sacerdoti cattolici questa è la cronaca di un’ordinaria settimana “italiana”. Certamente, leggendo le notizie una dopo l’altro, fanno impressione. Tuttavia per ricostruire questa sorta di mappa dell’orrore abbiamo dovuto scandagliare la cronaca locale, dove rimangono di norma relegate in trafiletti tappabuchi. Il “viaggio”potrebbe continuare sconfinando in territorio vaticano e facendo il punto sullo scandalo al preseminario San Pio X di cui abbiamo parlato su Left del 18 novembre. «Falsità sui chierichetti in Vaticano: il papa non ha mai ricevuto presunta vittima né alcun testimone» aveva scritto in un tweet il portavoce della Santa Sede, Greg Burke smentendo parzialmente Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop nel suo libro Peccato originale (Chiarelettere). Ma nei giorni seguenti – almeno su questo caso – i riflettori della stampa sono rimasti accesi e oltre ad essere emerse nuove accuse nei confronti dell’ex studente autore indisturbato delle presunte violenze sui chierichetti che assistono il papa in San Pietro, il Vaticano ha dichiarato di aver svolto indagini nei suoi confronti già nel 2013. Fatto sta che costui è stato successivamente ordinato sacerdote e che ora, come ha scritto Burke in una nota, «è in corso una nuova indagine». Fin qui le bad news e la dimostrazione di quanto sia tutt’altro che efficace la «tolleranza zero» annunciata e invocata da papa Francesco decine di volte in quasi cinque anni di pontificato. La convinzione scellerata che – in virtù del VI comandamento – lo stupro o la molestia di un bambino sia un’offesa al loro dio, cioè un peccato e un delitto contro la morale, e non una violenza (indicibile) contro una persona, spunta in partenza qualsiasi arma ideata per prevenire o arginare il fenomeno all’interno della Chiesa cattolica. È questa considerazione uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». Come i nostri lettori sanno (v. Left del 18 novembre 2017), in quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni. Eppure qualcosa si muove (sempre nel silenzio mediatico, sia chiaro). La good news è che per la prima volta sia stata depositata in Parlamento una interrogazione sulla pedofilia nella Chiesa italiana e sull’atteggiamento – quanto meno discutibile – delle nostre istituzioni di fronte a questo specifico crimine. L’interrogazione a risposta scritta n. 4/18626 è stata presentata il 27 novembre dal deputato savonese Matteo Mantero (M5s) ed è rivolta a: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Giustizia, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Si basa principalmente sulle conclusioni dell’inchiesta svolta nel 2014 dal Comitato Onu e, considerando che l’Italia ha ratificato sia la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sia la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori, in essa si chiede «quali iniziative il governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali»; si chiede inoltre, «se e quali iniziative il governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». Anche se non esplicito è chiaro il riferimento alle linee guida della Conferenza episcopale italiana – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal papa – nelle quali è stato stabilito che i vescovi non hanno alcun obbligo di informare la magistratura nel momento in cui ricevono denunce o segnalazioni di abusi compiuti da sacerdoti. Tra le altre informazioni richieste nell’interrogazione, spicca quella relativa al cosiddetto “certificato anti pedofilia”. Mantero chiede se il governo «intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere tale certificato a tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato». Giova ricordare che il “certificato” è stato introdotto nel 2014 e che, come spiega a Left il presidente di Rete l’Abuso onlus, Francesco Zanardi, «sono paradossalmente esentate dall’esibire il documento le categorie professionali che da sempre sono tra quelle più a rischio: scout, allenatori, sacerdoti etc…». E questo è quanto, non ci resta che attendere la risposta del Palazzo.

    41 e 42 LEFT 9 dicembre 2017

  • Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato ieri in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni sono stati chiamati a testimoniare sugli abusi subiti. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, i tre hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa del sacerdote agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori potessero restare fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    https://www.fanpage.it/filmava-i-bambini-mentre-li-violentava-prete-a-processo-in-provincia-di-foggia/

  • L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    La deposizione

    Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Il prcedente

    Trotta, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. È inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/cronaca/17_novembre_28/ex-prete-sesso-minorenni-vittime-lacrime-confermano-805ef0da-d460-11e7-8ba8-e02be708d9ca.shtml