Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su minorenni  di ex prete: vittime  confermano tutto

    Abusi su minorenni di ex prete: vittime confermano tutto

    FOGGIA – Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato oggi in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    I tre adolescenti sono stati chiamati a testimoniare sulle violenze subite. Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Il processo proseguirà il 18 dicembre con le testimonianze in aula di altri minorenni vittime dell’ex sacerdote, il quale continuava a farsi chiamare ‘don Giannì nonostante fosse stato ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio per ragioni legate agli abusi su minori.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/955521/abusi-su-minorenni-di-ex-prete-vittime-confermano-tutto.html

  • Abusi nel santuario di Padre Pio, è Benedetta Sirignano l’avvocato di Anna Verde

    Abusi nel santuario di Padre Pio, è Benedetta Sirignano l’avvocato di Anna Verde

    Anna Verde, una donna che lavorava nel monastero del Santo di Pietrelcina denuncia: «I frati hanno abusato di me». E produce registrazioni e sms pornografici. La procura avvia un’inchiesta. Secondo le accuse della donna, il sesso si mischia alla violenza e alle ritorsioni nel convento più famoso nel mondo religioso, quello in cui ha vissuto padre Pio a San Giovanni Rotondo. Centinaia di conversazioni telefoniche avrebbero lasciato traccia della triste storia di alcuni religiosi accusati di avere abusato e molestato una ragazza che lavorava nel convento, come ha raccontato anche l’Espresso in una inchiesta integrale in edicola lo scorso venerdì 10 giugno.

    Fatti che si sarebbero svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. Storie incise sui nastri audio o scritte nei messaggi di cui “l’Espresso” ha preso visione. La vittima degli abusi è Anna Verde, oggi ha 40 anni. Ha avuto il coraggio di dire basta ai soprusi e alle molestie, denunciando prima alla polizia di Foggia e poi ai carabinieri della sezione della procura della Repubblica. La vicenda è anche approdata alla trasmissione di Italia Uno ,”una storia raccapricciante,” di mobbing, molestie sessuali, lavori in nero ed omertà”. E’ la storia, triste, di Anna Verde, che Matteo Viviani ha ripercorso nella puntata de ‘Le Iene’e che si sarebbe consumata in uno dei luoghi di culto più importanti al mondo, il Convento di Padre Pio. Un’infanzia difficile e tredici anni di sofferenza, di presunti abusi che un prete avrebbe compiuto su di lei durante le ore di lavoro. Troppo bella per resistervi, troppo giovane per non invaghirsene. Il primo episodio – racconta la vittima – si sarebbe consumato in cucina: “…lui si avvicina, mi tocca da dietro, si alza il saio e si masturba…”. E poi ancora: “Mi toccava con la forza che voleva togliermi il camice”, ricorda. A uno degli atti osceni avrebbe assistito anche Don Peppino, che all’inviato del programma di Italia Uno rivela: “Io vivo qua, la mia situazione è drammatica, delicatissima”.

    Il prete ha paura di affermare quello che ha visto, ma nel corso dell’intervista Viviani riesce a strappargli ugualmente più di una conferma. Sono telefonate registrate ed sms a luci rosse scritti dai frati che svelano il lato oscuro di un mondo in cui vivono alcuni di loro, tenuto segreto e nascosto ai fedeli. È il modo con il quale viene sottomessa una povera ragazza attraverso tentativi di violenza sessuale e molestie, pena il licenziamento in caso di rifiuto. Fatti che si sono svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. I frati che hanno confermato le accuse, testimoniando a favore della donna, pare siano sono stati puniti dai loro superiori e trasferiti in altri conventi. La procura di Foggia su queste accuse, ha mandato sotto processo un laico per molestie e violenza sessuale, poi assolto in primo grado. Mentre per i frati è stata chiesta l’archiviazione.   La giovane donna, Anna Verde, non si rassegna, chiede giustizia, rivolgendosi all’avvocato cilentano – Benedetta Sirignano – per capovolgere il processo in secondo grado e per una eventuale riapertura delle indagini a carico dei frati.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/abusi_nel_santuario_di_padre_pio_e_benedetta_sirignano_l_avvocato_di_anna_verde.html#.WaZRxchJa71

  • Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

    di Daniel Satur @saturnetroc

    Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

    Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

    Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

    Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

    L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

    In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

    Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

    Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

    La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

    Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

    L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

    La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

    Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

    Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

    Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

    Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

    Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

    Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

    http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos

  • Pedofilia nella Chiesa, il nuovo prefetto della Congregazione non denunciò un prete pedofilo

    Pedofilia nella Chiesa, il nuovo prefetto della Congregazione non denunciò un prete pedofilo

    Francisco Ladaria Ferrer è stato promosso da Papa Francesco al posto del tedesco Gerhard Ludwig Müller, licenziato perché avrebbe fatto poco contro la pedofilia nella Chiesa

    Ombre pesanti si allungano su Francisco Ladaria Ferrer, il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, appena nominato da Papa Francesco. Secondo quanto scrivono la Repubblica e L’Espresso, Ladaria non avrebbe denunciato un prete pedofilo, lasciando che, da ex prete, violentasse altri bambini nella stessa comunità. I giornalisti Emiliano Fittipaldi e Giuliano Foschini hanno ricostruito la vicenda di Don Gianni Trotta, ormai ex sacerdote che, condannato come pedofilo a spretarsi, non venne denunciato alle autorità su richiesta proprio di Ladaria.

    Dopo il caso del cardinale George Pell e le accuse nei suoi confronti di aver coperto preti pedofili in Australia, Papa Francesco si trova ad affrontare un’altra vicenda spinosa.

    L’aggravante, ricorda Repubblica, è che la nomina di Ladaria è stata decisa dal Pontefice in sostituzione del tedesco Gerhard Ludwig Müller che, a detta del Santo Padre, non avrebbe fatto abbastanza per combattere il fenomeno della pedofilia nella Chiesa. Ladaria a oggi presiede l’organo che un tempo era noto come Santa Inquisizione e che ancora oggi vigila sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica.

    Secondo la ricostruzione dei due giornalisti, Trotta viene processato per pedofilia e violenza sessuale dal Vaticano nel 2009: parroco di un piccolo paese in provincia di Foggia, viene condannato alla massima pena, cioè la messa in stato laicale, con un decreto firmato da Ladaria, allora segretario della Congregazione, e dal suo superiore, il prefetto William Levada.

    Appartenente alla congregazione della Piccola Opera della divina provvidenza e residente nel vescovado di Lucera, Trotta viene costretto ad abbandonare la Chiesa perché “colpevole di delitti con minori contro il sesto comandamento“. La citazione arriva da un decreto in latino, citato da Repubblica e L’Espresso, del 16 marzo 2016 a firma di Ladaria: è in quel documento che, pur riconoscendolo Trotta come pedofilo, si chiede di non dire nulla alle autorità italiane per non “dare scandalo ai fedeli“.

    L’esatta frase citata dai due giornalisti recita: “l’ordinario faccia in modo per quanto possa, che la nuova condizione del sacerdote dimesso non dia scandalo ai fedeli“.

    Ladaria chiede dunque il silenzio, permettendo così a Trotta di rimanere nel paesino come allenatore della locale squadra di calcio dei pulcini. Sotto la nuova veste le violenze non si fermano e l’ex parroco abusa di alcuni bambini, oltre a molestare via chat delle bambine: secondo le accuse della procura di Bari sono decine le vittime.

    Come fanno notare i giornalisti, la procedura seguita da Ladaria è perfettamente legale: in base ai Patti Lateranensi i membri della Chiesa non hanno l’obbligo di denunciare eventuali condotte dei sottoposti, anche se hanno rilevanza penale.

  • Papa Francesco licenzia cardinale Muller: al suo posto Ladaria. Espresso: “Coprì un prete p******o”

    Papa Francesco licenzia cardinale Muller: al suo posto Ladaria. Espresso: “Coprì un prete p******o”

    ROMA – Ancora nel pieno della tempesta scatenata dal rinvio a giudizio per abusi sessuali del cardinale George Pell, Papa Francesco procede con un altro clamoroso ribaltone in Curia. E lo fa in uno dei principali ministeri vaticani, l’ex Santo Uffizio, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede, precedentemente affidato al cardinale tedesco Gherard Ludwig Mueller, ritenuto un conservatore. Il Papa non ha rinnovato il mandato a Mueller, il cui quinquennio canonico è scaduto ieri, 2 luglio, preferendogli l’attuale segretario del dicastero, il gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer. Quest’ultimo, secondo quanto denunciato da Emiliano Fittipaldi e Giuliano Foschini su Repubblica e l’Espresso, avrebbe coperto un prete p******o a Foggia. Tale don Gianni Trotta, finito sotto processo in Vaticano nel 2009 e condannato alla pena massima: la messa in stato laicale. Ma l’arcivescovo Ladaria e l’allora prefetto Levada ordinarono altresì che “la nuova condizione del sacerdote dimesso non desse scandalo ai fedeli”. Né tantomeno si presero la briga di denunciare il prete all’autorità giudiziaria.

    Il licenziamento di Mueller, 70 anni a dicembre, ex vescovo di Ratisbona e curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger, nominato da Benedetto XVI a capo della Congregazione che custodisce l’ortodossia cattolica il 2 luglio del 2012, è stato comunicato dal Papa all’interessato nell’udienza di venerdì mattina. Dopo di ché la notizia è filtrata su due siti cattolici tradizionalisti negli Usa e in Italia. Mueller era stato confermato al suo posto il 23 settembre 2013 da papa Francesco, che nel suo primo concistoro, il 22 febbraio 2014, lo aveva fatto cardinale (cosa che invece non aveva voluto fare Ratzinger nel suo ultimo concistoro prima della rinuncia).

    In questi anni, però, raramente le posizioni del prefetto della Dottrina hanno coinciso con lo spirito innovatore del Pontefice argentino: il contrasto si è manifestato in modo evidente soprattutto sul duplice Sinodo sulla famiglia, in cui Mueller ha sposato le tesi dei cardinali contrari alle aperture (tra cui lo stesso Pell), e sull’esortazione Amoris Laetitia, a proposito della quale il porporato tedesco non ha mai nascosto la contrarietà a che si desse la comunione ai divorziati risposati al di fuori dei canoni fissati della dottrina e dal precedente Magistero. Un contrasto che non poteva che portare a una separazione, che però Bergoglio ha aspettato a sancire fino alla scadenza del mandato quinquennale del cardinale prefetto.

    Ora nella carica che per 24 anni fu proprio di Ratzinger (e a capo anche della Commissione Ecclesia Dei e della Pontificia Commissione Biblica) siederà l’arcivescovo Ladaria, nato 73 anni fa a Manacor, sull’isola di Maiorca, gesuita come papa Bergoglio, laureatosi in giurisprudenza a Madrid nel ’66 subito prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Dopo il dottorato in teologia alla Gregoriana, nell’Università dei Gesuiti è stato docente di teologia dogmatica (oltre che a Madrid) e poi anche vice rettore dal 1986 al ’94. E’ stato membro e poi segretario generale della Commissione teologica internazionale.

    Consultore dell’ex Sant’Uffizio, ne è diventato segretario nel 2008 su nomina di Benedetto XVI. Il 2 agosto dello scorso anno, papa Francesco lo ha nominato presidente della Commissione di studio sul Diaconato delle donne: parlando a Radio Vaticana sottolineò che volontà del Papa è far sì che “il ruolo delle donne sia sempre più valorizzato” in ambito ecclesiale. La Chiesa, diceva, “deve trovare il modo di farsi sempre più presente” e qui “la presenza della donna può essere decisiva”.

    In lui Bergoglio ha visto una personalità in grado di elaborare una teologia più conforme e in linea con la sua idea di “Chiesa in uscita”, con la conversione pastorale e missionaria a cui sprona la comunità ecclesiale. Magari meno rigida sui principi e più attenta alle persone, in particolare alle esigenze specifiche di chi più è in difficoltà. Dovrà essere meno duro, meno sordo e meno intransigente di quanto non sia stato Muller. E sui p******i?

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/papa-francesco-licenzia-cardinale-muller-al-suo-posto-ladaria-espresso-copri-un-prete-pedofilo-2717742/

  • Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Due giorni fa Ladaria è stato nominato da papa Francesco prefetto della Congregazione della Fede. Al posto del tedesco Muller, considerato da Bergoglio troppo timido nella lotta alla pedofilia. Ma il nuovo capo dell’ex Sant’Uffizio nel 2012, davanti a un sacerdote maniaco appena spretato, in un decreto ordinò il silenzio «per evitare scandalo tra i fedeli». Così l’orco violentò indisturbato altri bambini. L’esclusiva Espresso-Repubblica

    DI EMILIANO FITTIPALDI E GIULIANO FOSCHIN
    Nel marzo del 2012 il cardinale Luis Ladaria Ferrer, promosso sabato da papa Francesco nuovo prefetto della Congregazione della dottrina della Fede, ha coperto, senza denunciarlo, un prete pedofilo che era stato ridotto in stato laicale per abusi sessuali. Di più. Ha ordinato, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.
    La storia di Trotta è stata raccontata da “Repubblica” lo scorso febbraio, ma solo oggi vengono alla luce le responsabilità dirette di Ladaria. È lui che il 16 marzo 2016 firma il decreto in latino, nel quale invitava i superiori del pedofilo a stare zitti e muti per non «generare scandalo tra i fedeli». Una nuova spina per papa Francesco, che – dopo l’incriminazione formale del suo (ormai ex) braccio destro George Pell per presunti abusi su alcuni adolescenti australiani – ha deciso di nominare Ladaria come successore di Gerhard Ludwig Muller, il cardinale tedesco licenziato in tronco anche perché giudicato poco incisivo nella lotta alla pedofilia. Un paradosso.

    Andiamo con ordine. Sappiamo che Don Trotta viene messo sotto processo in Vaticano nel 2009. Sappiamo anche che della vicenda non trapelò nulla e che Ladaria, segretario della Congregazione dal 2008 fino alla promozione di queste ore, e il suo superiore di allora, il prefetto William Levada, firmarono il decreto che condannò don Trotta alla pena massima, cioè la messa in stato laicale, per abusi sessuali su minori. Il documento venne inviato, presumibilmente, ai superiori dell’orco, che apparteneva alla congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, e risiedeva nel vescovato di Lucera, vicino Foggia.

    Per il Vaticano Trotta è ufficialmente un pedofilo, ma nessuno si prende la briga di denunciarlo alle autorità italiane. I cardinali Ladaria e Levada scelgono un’altra strada. Nel documento, dopo aver comunicato che «Don Gianni Trotta è colpevole di delitti con minori contro il sesto comandamento» e che «Il Sommo Pontefice papa Benedetto XVI ha deciso con suprema e inappellabile sentenza che per il bene della Chiesa sia da irrogare la dimissione dallo stato clericale e dalla Piccola Opera della Divina Provvidenza», aggiungono che «ordinario faccia in modo per quanto possa, che la nuova condizione del sacerdote dimesso non dia scandalo ai fedeli». Un invito, in pratica, all’omertà.

    Vero che nella missiva l’attuale prefetto Ladaria e il suo ex capo aggiungono che «l’ordinario», ossia coloro che avevano potestà diretta su don Trotta, avrebbe potuto rompere il patto dell’acquiescenza solo davanti a un nuovo «pericolo di abusi su minori», e che in quel caso si poteva «divulgare la notizia della dimissione, nonché il motivo canonico sotteso». Ma si tratta di una postilla pilatesta: invece di denunciare il pedofilo alla magistratura, il nuovo capo della Congregazione per la Dottrina della Fede spostava infatti ogni responsabilità di vigilanza sull’istituto di appartenenza del maniaco. Un controsenso, visto che il vescovo, il parroco e il superiore dell’Ordine non hanno più alcuna influenza su un sacerdote ormai spretato. Trotta decice di restare nel paesino, riciclandosi come allenatore di piccoli calciatori. Nessuno delle famiglie sa della sentenza, perché la curia e l’istututo tacciono.

    Dal 2012 al 2014 oltraggia così (almeno secondo le accuse) una decina di ragazzini, tra pulcini delle giovanili e bimbe perseguitate in chat. Gianni distrugge in pratica la vita di un’intera generazione del borgo. Solo nell’aprile del 2015, grazie alla denuncia dei genitori di un bimbo di prima media che aveva trovato finalmente il coraggio di parlare, l’ex don viene arrestato per ordine di un pm di Bari, Simona Filoni. A luglio del 2016 Trotta è stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per la violenza sul dodicenne, e tra qualche giorno inizierà un nuovo processo per gli abusi sugli altri bambini. «Se la Congregazione e la curia locale avessero denunciato alle autorità il sacerdote invece di scegliere la strada del silenzio, i piccoli sarebbero stati salvati dall’orrore: noi l’avremmo fermato», chiosa un investigatore che segue il caso.

    Una scelta, quella di Ladaria e Levada, che è discutibile sotto il profilo etico, ma che resta impeccabile sotto il profilo canonico. La decisione inoltre è permessa dalla legge: grazie ai Trattati lateranensi in Italia gli ecclesiastici non hanno l’obbligo di denunciare le condotte dei loro sottoposti, anche se queste hanno rilevanza penale. L’opzione del silenzio, infine, permette oggi il solito scaricabarile. «Io non sapevo nulla di Trotta» ha spiegato il vescovo dell’epoca Domenico Cornacchia. Di certo c’è il dolore dei sopravvissuti, e il fatto che il nuovo prefetto voluto da Francesco forse avrebbe potuto salvare qualche bimbo, se solo avesse anteposto gli interessi dei più deboli a quelli della Chiesa.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/03/news/vaticano-cosi-il-cardinale-promosso-copri-un-prete-pedofilo-1.305411
  • Ex sacerdote abusò di un 11enne. Il giudice accusa: “La Chiesa foggiana fu superficiale”

    Ex sacerdote abusò di un 11enne. Il giudice accusa: “La Chiesa foggiana fu superficiale”

    Le parole del giudice nelle motivazioni della sentenza che a Bari ha condannato a otto anni Giovanni Trotta, il quale sarà processato a Foggia per abusi su altri nove minorenni

    Parla di “atteggiamento quantomeno superficiale delle locali autorità religiose” il gup barese Giovanni Anglana nelle motivazioni della sentenza con cui nei mesi scorsi ha condannato Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia, a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne. Trotta sarà inoltre processato a partire dal prossimo 5 giugno dinanzi al tribunale di Foggia per abusi su altri nove minorenni.

    “Appare quantomeno superficiale – scrive il gup nelle motivazioni della sentenza relativa alla prima vicenda – l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo”. Gli hanno consentito “addirittura – si legge inoltre – di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni”.

    Nelle motivazioni della sentenza il giudice ricostruisce le presunte violenze commesse fra il 2013 il 2014 nei confronti dell’11enne, del quale avrebbe abusato sessualmente “millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto dal 2012 allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana”. Il giudice definisce poi l’imputato “abituale adescatore di minori via Internet”, parla di “inquietante background di pederastia di cui è portatore” e di “atavica dimestichezza all’utilizzazione perversa degli strumenti informatici”.

    Il gup rimarca “la serialità patologica delle condotte” e “l’estrema pericolosità sociale” di Trotta. E nella quantificazione della pena non risparmia valutazioni sui “traumi psicologici” causati alla vittima “potenzialmente devastanti tenuto conto dell’età del ragazzino”. Le indagini coordinate dalla pm Simona Filoni hanno poi accertato abusi commessi nel 2014 da Trotta su altri nove minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori, il gup barese Roberto Oliveri del Castillo ha rinviato a giudizio Trotta dinanzi al tribunale di Foggia.

    Contro di lui si è costituito parte civile uno dei nove minori presunte vittime degli abusi, tutti affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/03/15/news/ex_sacerdote_abuso_di_un_11enne_il_gup_accusa_le_autorita_religiose_foggiane_furono_superficiali_-160627559/?ref=fbplba

  • Abusi sessuali del clero, papa Francesco deve riorganizzare la Cei

    Abusi sessuali del clero, papa Francesco deve riorganizzare la Cei

    Papa Francesco è a un bivio. O lascia la Chiesa italiana nella sua anarchia di gestione degli abusi sessuali del clero oppure prende in mano la situazione imponendo regole di comportamento efficaci.

    Recenti fatti di cronaca hanno riportato all’attenzione generale una situazione che contraddice clamorosamente la linea di rigore predicata già da Benedetto XVI e ulteriormente ribadita con forza da papa Bergoglio. Permane in Italia un modo di comportarsi della gerarchia ecclesiastica che oscilla tra superficialità, trascuratezza e in ultima analisi sottovalutazione di ciò che lo stupro in età minore rappresenta per la vita intera di una vittima.

    A Napoli una vittima denuncia nel 2010 al cardinale Sepe un abuso subito a tredici anni e soltanto nel 2014 su intimazione della Congregazione per la Dottrina della fede l’arcidiocesi apre un’inchiesta formale, che avrebbe dovuto iniziare subito. A Foggia il prete Gianni Trotta viene dismesso nel 2012 dallo stato clericale, ma la Congregazione per la Dottrina della fede raccomanda di “non divulgare i motivi del suo allontanamento per evitare scandalo”. Grave è il risultato di questo silenzio: Trotta, già condannato per abusi, è ora nuovamente sotto processo per reati commessi nei confronti di un’altra decina di bambini.

    Emiliano Fittipaldi nel suo libro “Lussuria” (ed. Feltrinelli) elenca altri casi, che mai avrebbero dovuto verificarsi. Il prete Franco Legrottaglie di Ostuni, condannato nel 2000 per libidine violenta su due ragazze, è nominato nel 2010 cappellano dell’ospedale e assegnato a una parrocchia come se niente fosse. Il prete Francesco Rutigliano, sospeso per quattro anni dalle sue funzioni nel 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della fede per “abuso di minore” reiterato nel periodo 2006-2008: nel 2015 viene tranquillamente trasferito dalla diocesi di Locri ad una parrocchia di Civitavecchia.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/20/abusi-sessuali-del-clero-papa-francesco-deve-riorganizzare-la-cei/3402901/

  • Pedofilia, processo al sacerdote  La prima grana per mons. Giuliani

    Pedofilia, processo al sacerdote La prima grana per mons. Giuliani

    Il neo-vescovo alle prese con il processo al sacerdote accusato di pedofilia

    LELLO VECCHIARINO

    luceraL’ultima volta che gli hanno preso a fischiare le orecchie, è stato per un caso di omonimia. Quand’era sacerdote in quel di Nola, un prete col suo stesso nome e cognome – don Giuseppe Giuliano – fu arrestato: per usura ed estorsione. Il reprobo si trovava in un paesino in provincia di Benevento, ad abitare una villa con arredi lussuosi, evidentemente acquistati con i proventi illeciti – così accertò la Guardia di Finanza – derivanti dalle estorsioni perpetrate ai danni di extracomunitari cui dava in locazione alcuni dei suoi numerosi appartamenti. Una squallida vicenda che dovette turbare non poco l’animo di quel mite sacerdote che di lì a qualche anno sarebbe diventato vescovo della diocesi Lucera-Troia. Soltanto un caso di omonimia. Nient’altro.

    E mai avrebbe potuto immaginare il nuovo presule (che ha da subito destato simpatia nella gente, tanto che non è mancato chi ha esclamato, confuso tra la folla: «Somiglia a papa Roncalli!») insediatosi a Lucera il 4 febbraio scorso, che altro squallore si sarebbe presentato ai suoi occhi, quando la telefonata di un giornalista gli ha svelato i capitoli di un brutto episodio verificatosi nella sua nuova diocesi quando a dirigerla era il suo predecessore, Domenico Cornacchia, poi trasferito a Molfetta, presso la stessa diocesi che fu di quel sant’uomo di don Tonino Bello. Al nuovo vescovo Giuseppe Giuliano hanno raccontato che in due paesini del Monti dauni – Pietra Montecorvino e Casalnuovo Monterotaro – qualche anno fa di inenarrabili turpitudini si era macchiato tale don Gianni Trotta, sacerdote della diocesi Lucera-Troia. Una storia che ora è tornata alla ribalta della cronaca perché nei giorni scorsi un’udienza del processo, che vede imputato Trotta, si è tenuta davanti a Gup di Bari.

    E’ la storia dell’Orco in clergyman, che si aggirava per quei paesini. Sacerdote di Santa Romana Chiesa, poi ridotto allo stato laicale perché macchiatosi di reati commessi altrove: insomma, svestito dell’abito talare, perché la magistratura lo aveva accusato di aver abusato di bambini tra i dieci e undici anni di età. In quei giorni maledetti Pietra Montecorvino – un paese di 2500 anime – era avvolta da una foschia di rumori, voci, sospetti e silenzi. Tanto silenzio.

    Il silenzio che si fa buio e paura, perché soltanto il pensare all’Orco fa tremare. Il silenzio di un perbenismo che non ha certezze, se non il timore dello scandalo pubblico, in questi paesi tascabili che hanno generato il villaggio globale, dove tutti sanno tutto di tutti. E in quei giorni maledetti tutti tacevano, forse per la mitezza di non voler credere, forse perché avere l’Orco in casa, incontrarlo al bar, vederlo sul campetto di calcio fa paura. Ma l’Orco è Orco, e non è come quello delle favole; mentre in quella favola paesana non c’era e non poteva esserci un lieto fine. Anche se anni prima avevano visto don Gianni (appartenente all’Ordine degli Orionini) dire messa in quelle stesse chiese dove anni prima avevano celebrato più che degni sacerdoti come don Paolo Stizzi e don Peppino Di Ruberto: parroci custoditi nella memoria non soltanto paesana. Eppure, in quei giorni maledetti, i giorni di don Gianni, quasi un nuovo microcosmo si era sovrapposto alla tranquillità del paese; un minimondo crudele e primordiale, ma viscido e fragile, come fragile era l’innocenza di quei bambini che l’Orco con la tonaca aveva violato.

    Orrore. Il materiale pedopornografico trovato in casa Trotta dagli agenti della Polizia di Stato e dai carabinieri ha turbato finanche gli animi di chi stava eseguendo la perquisizione; eppure, è gente abituata a vedere certe cose. Ma quei filmati, quelle immagini raccontavano una storia che a volerla leggere nell’ordinanza di custodia cautelare fa accapponare la pelle. L’ex sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Episodi che risalgono al 2014 e ancor prima. Dopo essere stato ridotto allo stato laicale, continuava a spacciarsi per sacerdote e si faceva chiamare dai bambini e dai genitori ancora “don Gianni”. Nell’udienza preliminare, tenuta in questi giorni davanti al al Gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo,  l’imputato, che oggi ha 56 anni, ha chiesto ed ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. E si comincerà il 14 marzo prossimo. Giovanni Trotta, che era già stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un bambino di undici anni, è ora accusato di altri nove casi di abusi su altrettanti minorenni tra i 12 e i 13 anni che facevano parte dello stesso gruppo di giovani calciatori del primo ragazzino. E sì, perché, dopo essere stato spretato Trotta diceva in giro di essere in attesa di trasferimento ad altra destinazione, magari in una Missione in Africa, e intanto aveva ricoperto il ruolo di allenatore della locale squadra giovanile di calcio. Anche da lì fu allontanato per «Comportamenti contrari all’etica». Cosa era accaduto, di preciso? Nessuno dice di sapere, ma intanto il muro del silenzio aveva mostrato le prime crepe: i genitori di un bambino di undici anni avevano saputo e denunciato. Ora puntano il dito contro chi dirigeva la Chiesa locale: «Se avessero denunciato, loro, le malefatte dell’ex prete, altri abusi si sarebbero evitati». Il vescovo dell’epoca, Domenico Cornacchia, non vuol parlare con i giornalisti, ma si sa che dall’ex Sant’Uffizio aveva ricevuto l’ordine di non divulgare notizie sul «caso Trotta» per evitare uno scandalo. E poi fa sapere che di quel presbitero non era responsabile e che avrebbero dovuto pensarci i suoi superiori della congregazione di Don Orione.

    Benvenuti all’Inferno, e proprio nell’anno giubilare della Misericordia.

    Al nuovo vescovo, monsignor Giuseppe Giuliano, toccherà anche ricucire gli strappi prodotti nella Chiesa locale, come se non bastasse il cahier de doleance dove sono appuntati il «caso Telecattolica e i tre processi che coinvolgono anche un sacerdote», i conti economici delle Congreghe e l’abusata pratica delle lettere anonime consolidatasi sotto la gestione di Cornacchia. Il nuovo vescovo, che per la gente ha stampato in faccia la bonomia di Papa Giovanni XXIII si mostra rattristato per la vicenda del prete pedofilo, e chissà, forse gli sarà affiorato alla mente un passo del “discorso alla luna” di Papa Roncalli, pronunciato quando il futuro parroco di Nola aveva undici anni: «Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza».

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/foggia/859177/pedofilia-processo-al-sacerdote-la-prima-grana-per-mons-giuliani.html

  • Scandalo prete pedofilo a Foggia, le telecamere della D’Urso alla ricerca di Mons. Cornacchia

    Scandalo prete pedofilo a Foggia, le telecamere della D’Urso alla ricerca di Mons. Cornacchia

    Il Vescovo non riceve la giornalista ma fa sapere che la vicenda non è di sua competenza

    Le telecamere di Pomeriggio 5, programma pomeridiano condotto da Barbara D’Urso, sono giunte a Molfetta alla ricerca di Mons. Domenico Cornacchia, cercando di raccogliere sue dichiarazioni in merito alla vicenda dell’ex prete foggiano accusato dalla Procura di aver abusato sessualmente di 11 minori.

    I fatti risalirebbero al 2012, anche se la Curia ne era da tempo a conoscenza; in quegli anni proprio Monsignor Cornacchia era a capo della Diocesi di Lucera.

    Attraverso la denuncia del bambino di soli 11 anni, l’atrocità degli abusi era stata scoperta, ma il prete, l’ormai ex “don Gianni”, non era stato mai denunciato alle autorità; l’unica misura disciplinare inflitta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede era stata quella di ridurlo allo stato laicale e di abbandonare l’abito talare.

    Così, seppur degradato, Gianni avrebbe, secondo quanto le cronache hanno reso noto, continuato sostanzialmente a comportarsi da prete, tant’è che molti parrocchiani, come riportano alcune testate nazionali, non sembravano essere a conoscenza dell’accaduto o non hanno dato peso alla vicenda, ignari dei veri motivi dell’allontanamento dell’uomo che così avrebbe continuato a stare in stretto contatto con molti bambini. L’ex sacerdote, infatti, divenne allenatore di una squadra di calcio giovanile ed è in quel momento, siamo nel 2014, ed avrebbe, sempre secondo alcune ricostruzioni, continuato imperterrito a rubare l’innocenza di almeno altri 10 bambini.

    Finalmente, dopo la denuncia di un genitore, scattarono le perquisizioni e contro di lui vennero ritrovati filmati, dvd, foto e chat rigorosamente con bambini; tutto conservato nel soppalco a casa della madre novantenne.

    L’uomo attualmente si trova in carcere, poiché condannato dell’ottobre del 2015 a otto anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di un bambino di soli 11 anni, oltre alla produzione di materiale pedopornografico, le stesse accuse che lo porteranno a processo per reati perpetrati nei confronti di una decina di bambini, tutti tra gli 11 e i 12 anni.

    Monsignor Cornacchia ha affermato di non sapere nulla di don Gianni e, in occasione del servizio giornalistico realizzato da Videonews, non si è concesso alle telecamere; al telefono un addetto stampa ha riferito alla giornalista la sua intenzione di non rilasciare dichiarazioni anche perché il pedofilo non era più un religioso.

    http://www.giovinazzoviva.it/notizie/scandalo-prete-pedofilo-a-foggia-le-telecamere-della-d-urso-alla-ricerca-di-mons-cornacchia/