Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Foggia

  • Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    C’è una storia terribile a Foggia, fatta di silenzi e abusi, di un prete stupratore e pedofilo e delle giovani vite di bimbi spezzate senza pietà.

    È la vicenda che ha come orco Don Gianni.

    La storia di don Gianni
    Nel 2012, la Curia caccia in gran segreto Don Gianni Trotta per “essere colpevole di delitti con minori contro il sesto precetto del decalogo (non commettere adulterio)”, riducendolo così allo stato laicale, la pena più dura che può essere inflitta. Ma le prime denunce sono datate 2009: tre anni per arrivare a una scelta. Punito, ma non denunciato alla Procura. Un ordine del cardinale Joseph Levada, a capo della Congregazione, chiede che “la nuova condizione di sacerdote dimesso non dia candalo ai fedeli”. Quindi silenzio sulla punizione, nessuno deve sapere.

    Un ordine che è costato caro, non alla chiesa ma a dei bambini. Ora il prete si trova in carcere, condannato nell’ottobre del 2015 a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne e per produzione di materiale pedo pornografico. Con le stesse accuse si appresta a tornare davanti al giudice per reati commessi ai danni di un’altra decina di bambini. Queste violenze si sono perpetrate dopo la pena inflitta dalla Chiesa, che ha mantenuto il segreto.

    L’arresto e la condanna
    Il 15 novembre del 2014 scatta una perquisizione grazie alla giovane sostituta procuratrice di Bari, Simona Filoni. In una denuncia infatti si legge: “C’è un signore che ha chieso a mia figlia di 11anni, su internet, le sue foto nuda”. Un investigatore dopo anni rivela su La Repubblica: “La cosa più orribile che mi era mai capitata di vedere. Filmati, dvd, foto, chat a ogni ora, solo con bambini, tutto conservato “nel soppalco a casa della madre 90enne”. I bambini nelle testimonianze lo chiamano tutti Don Gianni, l’allenatore della squadra del paese. Ebbene sì, perché dopo essere stato ridotto allo stato laicale è andato a fare il mister. E nessuno gli ha impedito di non farlo.

    E come mai? Trotta non è più prete dal 2012.

    Nessuno può saperlo, la chiesa ha “ordinato il silenzio”. Tant’è che in paese tutti lo credono ancora don: “Al funerale del padre aveva il collarino ecclesiastico”. E ancora: “Frequetava la chiesa, ci aveva detto che era in attesa di una nuova destinazione”. Sorge naturale una domanda: perché gli è stato consentito di frequentare i bambini nonostante i suoi precedenti? Dal punto di vista del diritto canonico, la sentenza della Congregazione è inattaccabile: la pena massima è stata inflitta e la legge italiana non può nulla, fanno ,notare i tecnici su La Repubblica.

    Quella squadra di bambini tempestata di avances poteva essere salvata se solo il vescovo dell’epoca, monsignor Domenico Cornacchia, lo avesse denunciato, impedendogli il ruolo di allenatore. Ovviamente Cornacchia scansa le accuse: “Ma io non sapevo nulla di Trotta”. E prosegue: “Non era un presbitero diocesano, avrebbero dovuto controllare il suo superiore generale e provinciale”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/foggia-don-cacciato-gran-segreto-abusi-su-minori-diventa-1360542.html

  • “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI

    FOGGIA – Il papà: “È difficile, forse impossibile. Avrebbero dovuto evitarlo, certo che avrebbero dovuto “. La mamma: “Non ho mai frequentato troppo la parrocchia. Ma ora mi piacerebbe incontrare papa Francesco, mi dà grande fiducia. Vorrei stringergli la mano, guardarlo negli occhi e chiedergli di fare in modo che non accada più. Nostro figlio si sarebbe potuto salvare se solo il Vaticano avesse fatto l’unica cosa giusta da fare: denunciare, avvertirci di quel pericolo”.

    Questi sono i genitori di uno dei bambini abusati da Gianni Trotta, l’ex prete foggiano accusato dalla procura di una dozzina di abusi sui minori. Le violenze sono avvenute quando l’uomo allenava una squadra di calcio di ragazzini: era già stato cacciato dalla Chiesa per fatti di pedofilia, ma la Curia non l’aveva denunciato. E così ha potuto colpire di nuovo. Per il figlio di questi signori, che aveva 11 anni al momento degli abusi, Trotta è stato condannato a otto anni di carcere. Una pena arrivata grazie anche alla determinazione di queste due persone che, assistite dall’avvocatessa Lina Fiorilli, non hanno avuto paura di chiedere giustizia. Si è appena celebrata l’udienza del nuovo procedimento che vede imputato l’uomo per altri nove casi. Soltanto una famiglia si è costituita parte civile. “Questo mi dispiace: non serve avere coraggio per denunciare chi ha rovinato la vita di tuo figlio. È la natura che ce lo chiede”.

    Signora, come avete conosciuto Gianni Trotta?
    “Don Gianni Trotta, perché nessuno sapeva in paese che non fosse più un prete. Io frequento poco la parrocchia, ma il nostro è un paese da 2.500 abitanti. Lui seguiva i bambini al catechismo. Soltanto i maschietti, però”.

    Trotta nel 2012 era stato cacciato dalla Chiesa per pedofilia. Nessuno vi aveva informato?
    “Assolutamente no. Ricordo che trovò una scusa per non celebrare il matrimonio di una sua cugina, ma tutti in paese, dove vivevano i suoi genitori anziani, erano convinti che fosse in attesa di una destinazione in Africa”.

    Come entrò in contatto con suo figlio?
    “Al campetto di calcio. Mio figlio è malato di pallone. Poco dopo gli propose di fare doposcuola da lui e io non ebbi niente da ridire: che male poteva fargli don Gianni? E invece… Noi non potevamo immaginare, ma la Chiesa sapeva tutto: perché non l’hanno denunciato? Perché gli hanno permesso di condannare a vita i nostri bambini?”.

    Lei si è data una risposta?
    “Ci ho provato. Ma non c’è nessuna giustificazione. Per questo vorrei parlare con questo Papa che mi piace, sta facendo piazza pulita. Deve imporre l’obbligo di denuncia”.

    Anche nel suo paese non ha denunciato nessuno.
    “È terribile. In tantissimi avrebbero potuto fermarlo, e invece non lo hanno fatto. E mi dispiace molto che oggi soltanto una famiglia abbia avuto il coraggio di metterci la faccia. Io appena ho capito, ho fatto di tutto. Mi hanno addirittura detto che lo facevo per soldi. Che poi, quali soldi, quello è un poveraccio, abbiamo pagato anche le spese legali. Ma è giusto così, non potevamo fare altrimenti. Qual era l’alternativa, il silenzio? Come avrei fatto a guardarmi allo specchio, la mattina? Io non ho avuto paura perché sono madre, semplicemente madre, e dovevo difendere mio figlio in tutte la maniere. E l’ho fatto nel processo, visto che prima purtroppo non abbiamo capito nulla di quello che stava succedendo. Siamo gente che lavora la terra, siamo semplici, ma conosciamo bene alcune regole: se la mela è marcia, va tolta”.

    Come sta suo figlio, adesso?
    “Va a scuola, è seguito da alcuni psicologi, le cicatrici immagino rimarranno, ma per fortuna ci sono i suoi sogni, le sue passioni, e quel pallone che non abbandona mai. Alle volte si sveglia e mi chiede: “Mamma, ma è vero che non torna più? Non è che don Gianni esce dalla galera?”. Di questo per lo meno sono sicura: può stare tranquillo, per un bel po’ di tempo don Gianni rimane lì”.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/02/08/news/_nostro_figlio_vittima_dell_ex_prete_per_colpa_della_chiesa_e_dei_suoi_silenzi_-157815537/

  • Foggia, la Chiesa sapeva ma non “parlò”: ex prete violenta 11 bambini

    Foggia, la Chiesa sapeva ma non “parlò”: ex prete violenta 11 bambini

    Lʼuomo era stato ridotto allo stato laicale nel 2012 per “delicta cum minoribus”, ma la Congregazione decise di mantenere segreti i motivi dellʼallontanamento

    Torna in un’aula di tribunale Giovanni Trotta, ex prete ridotto allo stato laicale, già condannato nell’ottobre 2015 a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un bambino di 11 anni e finito nuovamente in carcere a giugno 2016 con accuse analoghe per reati commessi su una decina di bambini. Polemiche sulla decisione della Chiesa di allontanarlo, già nel 2012, senza però divulgarne i motivi, permettendo di fatto che l’uomo trovasse nuove vittime.

    La riduzione allo stato laicale – Trotta, o don Gianni, come era conosciuto un tempo, era stato infatti ridotto allo stato laicale nel 2012 per “delicta cum minoribus”, ma la Chiesa allora non divulgò i motivi dell’allontanamento, permettendo di fatto che l’uomo potesse in seguito allenare una squadra di calcio di giovanissimi.

    Il silenzio per non dare “scandalo ai fedeli” – All’epoca la vicenda si “risolse” tutta internamente alla Curia. Le prime denunce arrivarono nel 2009 e, nel 2012, la Congregazione per la dottrina della fede decise la riduzione allo stato laicale. Nessuno però denunciò Trotta in procura e, in più, la Congregazione impose al vescovo di non divulgare le ragioni del suo allontanamento per non creare “scandalo ai fedeli”.

    Perché nessuno ha parlato quando don Trotta iniziò ad allenare una squadra di giovanissimi? – Ma è nella stessa decisione della Congregazione che si pone un limite alla riservatezza: ovvero nel caso in cui “se sussiste il pericolo di abuso per i minori, l’Ordinario può divulgare il fatto”, si legge infatti nel provvedimento. Ma perché allora nessuno ha fatto niente quando don Trotta ha iniziato ad allenare la squadra di giovanissimi? A far esplodere lo scandalo per altro non sarà nemmeno l’associazione sportiva, che infatti decide l’allontanamento dell’allora allenatore Trotta per “motivi etici”, ma senza denunciare nulla alla polizia. Sarà invece la denuncia di un padre a portare don Trotta al centro dell’indagine che gli costerà il carcere.

    I “non sapevo” della Curia – Nel frattempo nella Curia di Foggia è un rimpallo di responsabilità scanditi a suon di “non sapevo”. L’allora vescovo monsignor Domenico Cornacchia rilancia infatti la palla: “Non era un presbitero diocesano, avrebbe dovuto controllare il suo superiore generale e provinciale”.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/foggia-la-chiesa-sapeva-ma-non-parlo-ex-prete-violenta-11-bambini_3055599-201702a.shtml

  • Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Il 56enne Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un 11enne, rischia un nuovo processo per altri nove presunti casi di abusi nei confronti di altrettanti minorenni. L’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla pm barese Simona Filoni comincerà il prossimo 7 febbraio dinanzi al gup Roberto Oliveri Del Castillo.

    Trotta, in carcere dall’aprile 2015 per la prima vicenda e destinatario di una seconda ordinanza d’arresto nel luglio scorso per le nuove accuse, risponde di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori. I fatti contestati, tutti avvenuti in provincia di Foggia, risalgono al 2014.

    In particolare Trotta risponde dei reati di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni, affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché di loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    E’ inoltre accusato di pornografia minorile
    e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, che “distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori – si legge nell’imputazione – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”. Risponde infine di adescamento di due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/01/27/news/bari_violenza_sessuale-157008403/

  • Pedofilia, otto anni a ex sacerdote: violenze sessuali su un ragazzino nel Foggiano

    Pedofilia, otto anni a ex sacerdote: violenze sessuali su un ragazzino nel Foggiano

    di GABRIELLA DE MATTEIS

    Otto anni. E’ la condanna inflitta in tribunale a Bari all’allenatore di calcio ed ex sacerdote Giovanni Trotta, finito sotto processo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di 14 anni. Il gup Giovanni Anglana, accogliendo la tesi del pm Simona Filoni, ha inflitto una pena esemplare all’ex sacerdote della provincia di Foggia, attualmente in carcere con l’accusa di aver sottoposto ad abusi anche altri cinque ragazzi tra i 12 e i 13 anni. Trotta era stato ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012.

    Trotta, che reclutava le proprie potenziali vittime sfruttando il suo ruolo di allenatore di calcio, dovrà pagare una provvisionale alla famiglia della piccola vittima. Il giudice lo ha condannato al divieto di frequentare luoghi in cui ci sono abitualmente. L’ex sacerdote è accusato anche di aver diffuso materiale pedopornografico e di aver approfittato delle particolari condizioni psichiche del ragazzino.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/07/20/news/pedofilia_ex_sacerdote_condannato_foggia-144512243/

  • DOVE GIRO PER IL «BOSTON GLOBE»?

    DOVE GIRO PER IL «BOSTON GLOBE»?

    Preti pedofili in Italia? Centinaia a dir poco e sempre ben coperti.

    Incontro per caso un paio di giornalist*, insomma di collegh* (dovrei dire ex, ormai io sono un pensionato) e non resisto: «Scusate se cammino dritto fino a che mi fanno male i piedi arrivo a Boston o a un certo punto devo girare?». Mi guardano straniti, del resto fa caldo. Chiarisco: «Avete visto Spotlight, il film? Ecco si lavora più o meno così. Dunque se voi faceste giornalismo in Italia invece che a Boston potreste andare a Foggia, a Brindisi oppure in molte altre parti d’Italia. Se non avete una cartina per orientarvi vi consiglio quella della rete L’Abuso…

    Chiarisco?

    Il 20 giugno da Foggia arriva la notizia dell’arresto di Giovanni Trotta, ex sacerdote, per abusi sessuali e reati “connessi”. Invece da Brindisi, il 15 giugno si apprende che il parroco Francesco Caramia finisce in manette per atti sessuali continuati e pluriaggravati su un bambino di 10 anni; è il terzo prete brindisino in carcere per abusi su minori, un quarto resta indagato.

    Ma potreste anche andare a Roma o in Sardegna. Sì, adesso – dopo anni di oscuramento quasi totale – le notizie dei preti pedofili italiani arrivano sui media del “Bel Paese” ma durano poco, non vengono approfondite e soprattutto nessuno tenta di vedere quante sono. Perché è evidente – ecco cosa insegna il film «Spotlight» – che se molti casi vengono coperti c’è un”sistema”. Quello bisogna scoperchiare.

    SE NON SAPETE CHE CI SONO IN ITALIA PRETI PEDOFILI, magari toglietevi la sabbia da occhi, bocca e testa. Perfino la regina delle notizie “di corsa” cioè Wikipedia ha una “voce” … seppure confusa. Si parla di don Ruggero Conti, di Giorgio Govoni, di don Lelio Cantini, di don Pierangelo Bertagna – 38 bambini abusati – e di Gualtiero Bassetti, ma anche di don Bruno Puleo cioè di una storiaccia che viene resa nota dall’agenzia Adista ma poi finisce a «Mi manda Raitre» e così per una volta… “Boston” è qui, dietro il primo angolo. Poche notizie e con un plin-plon: «questa voce o sezione sull’argomento religione è ritenuta da controllare». Beh, controlliamola.

    SE NON SAPETE COS’E’ «SPOTLIGHT» partite magari dalla “bottega”: qui Spotlight (Il caso Spotlight) – Tom McCarthy. E se non trovate in giro il film magari comprate il libro.

    Il 17 marzo in “bottega” ho scritto questo post: Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati” che iniziava così: «Se Spotlight ci riguarda: una mappa – della rete L’abuso – per una riflessione e per indagini quasi tutte da fare». Dopo tre mesi potrei ripubblicarlo pari-pari. Qualcosa non va… Lei, sì lei signore e anche lei signora: sapete mica se c’è una scorciatoia per Boston? Di qua, dite che vado bene o devo prendere quella lì, la strada più dritta?

    Daniele Barbieri

    Dove giro per il «Boston Globe»?

  • Foggia, ex prete arrestato per pedofilia: “Sequestrato materiale agghiacciante”

    Foggia, ex prete arrestato per pedofilia: “Sequestrato materiale agghiacciante”

    È stato definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con i ragazzini il materiale acquisito dalla Polizia Postale nel corso della perquisizione disposta dalla Procura di Bari nei confronti di Giovanni Trotta, 56 anni, ex sacerdote ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012.

    L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque ragazzini tra i dodici anni e i tredici anni per fatti che sarebbero stati commessi nel 2014 nel foggiano.

    L’uomo, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia.

    Trotta, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

    L’uomo deve rispondere anche di pornografia minorile ai danni dei cinque minori e di divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale dei ragazzini.

    A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/06/21/foggia_ex_prete_arrestato_per_pedofilia_sequestrato_materiale_agg-68-507976.html

  • Bambini costretti a far sesso e a filmarsi con lo smartphone: arrestato “Don Gianni”

    Bambini costretti a far sesso e a filmarsi con lo smartphone: arrestato “Don Gianni”

    FOGGIA – Abusi sessuali su minori, rapporti di gruppo filmati con gli smartphone e foto scabrose scambiate in chat: sono alcune delle accuse da cui dovrà difendersi Giovanni Trotta, ex sacerdote di 56 anni ed ex allenatore di una squadra di giovanissimi in provincia di Foggia. “Don Gianni”, come lo conoscevano tutti (l’uomo era stato ridotto allo stato laicale, ma si presentava ancora come “sacerdote”), è stato arrestato questa mattina con un’ordinanza di custodia cautelare convalidata dal gip di Bari su richiesta del pm Simona Filoni.

    Le accuse sono pesantissime: l’indagato è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di ragazzini di età compresa tra i dodici anni ed i tredici anni, che gli erano stati ‘affidati’ in quanto allenatore di una squadra di calcio, nonché di loro docente di lezioni private. I reati sarebbero stati commessi a Pietramontecorvino e Casalnuovo Monterotaro nel 2014. 

    I REATI COMMESSI A CASA SUA – L’arrestato consumava gli abusi sessuali all’interno della sua abitazione, luogo in cui i minori si recavano per il doposcuola; qui l’uomo, abusando delle loro condizioni di inferiorità fisica e psichica e forte dell’ascendente che aveva sui  bambini, li induceva a compiere e subire atti sessuali, consumati singolarmente o in gruppo; induzione che rafforzava millantando la sua qualità di sacerdote, facendosi chiamare Don Gianni, nonché con la promessa di farli giocare computer e a vari giochi, oppure sfruttando il social network Facebook, sul quale si accreditava come “amico degli amici”, inviando loro migliaia di chat, quasi tutte dal contenuto erotico e  pedopornografico.

    I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI – A volte l’ex sacerdote costringeva le vittime a filmare i loro “incontri” con un telefonino o con una videocamera. I video, realizzati su un soppalco a casa dell’ex prete, venivano distribuiti e divulgati da Giovanni Trotta sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, oppure ad altri soggetti, tutti minorenni.

    LE FOTO SHOCK SUL PC – Don Gianni era attivo anche in Rete, terreno adatto per adescare minori: nelle sue chat gli inquirenti hanno trovato dialoghi dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

    IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA – Eppure i genitori delle vittime si fidavano di “Don Gianni”: lui, d’altra parte, non rivelava mai di essere stato ridotto allo stato laicale con un provvedimento del 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus; l’uomo in poche parole era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali.

    L’ALLONTANAMENTO DELLA SOCIETA’ DI CALCIO – L’11 novembre 2014 la stessa società di calcio dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira”, senza però sporgere alcuna denuncia.
    Dal 4 aprile 2015 ‘Don Gianni’ si trova in stadio di custodia cautelare per analoghi crimini ai danni di un altro minore. Nell’ambito del primo processo, Giovanni Trotta sarà giudicato con rito abbreviato il prossimo 14 luglio.

    http://www.today.it/citta/giovanni-trotta-ex-prete-arrestato-foggia-pedofilia.html

  • Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Una donna che lavorava nel monastero del Santo di Pietrelcina denuncia: «I frati hanno abusato di me». E produce registrazioni e sms pornografici. La procura avvia un’inchiesta

    DI LIRIO ABBATE

    Il sesso si mischia alla violenza e alle ritorsioni nel convento più famoso nel mondo religioso, quello in cui ha vissuto padre Pio a San Giovanni Rotondo. Centinaia di conversazioni telefoniche tracciano la triste storia di alcuni religiosi accusati di avere abusato e molestato una ragazza che lavorava nel convento, come raccontiamo sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno.

    Sono telefonate registrate ed sms a luci rosse scritti dai frati che svelano il lato oscuro di un mondo in cui vivono alcuni di loro, tenuto segreto e nascosto ai fedeli. È il modo con il quale viene sottomessa una povera ragazza attraverso tentativi di violenza sessuale e molestie, pena il licenziamento in caso di rifiuto.

    ESPRESSO+ LEGGI L’INCHIESTA INTREGRALE

    Fatti che si sono svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. Storie incise sui nastri audio o scritte nei messaggi di cui “l’Espresso” ha preso visione. La vittima degli abusi è Anna Verde, oggi ha 40 anni. Ha avuto il coraggio di dire basta ai soprusi e alle molestie, denunciando prima alla polizia di Foggia e poi ai carabinieri della sezione della procura della Repubblica. Le sue accuse, oltre alle registrazioni, non sembrano campate in aria perché sono state confermate davanti agli investigatori anche da tre frati che hanno vissuto, in periodi diversi, nel convento di San Giovanni Rotondo, ed hanno visto e sentito ciò che Anna Verde ha denunciato. Per i tre frati, però, solo per aver parlato delle molestie e difeso Anna, accusando alcuni confratelli, è arrivata la punizione “religiosa”. Sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari da parte dei loro superiori dell’ordine dei frati minori cappuccini. E per questo allontanati dalla sede in cui si trovavano e trasferiti in altre province per un periodo che a loro non è stato comunicato.

    Di fatto sono in esilio, e non possono parlare con estranei. Insomma, i loro superiori li hanno messi in punizione solo perché hanno collaborato e denunciato fatti orribili che si sarebbero verificati fra le mura del convento di padre Pio.

    I frati accusati da Anna, fra le tante telefonate e la valanga di messaggi le scrivevano: «Vorrei essere un neo per trovarmi nei posti più insensati, vorrei essere una crema di bellezza, per massaggiarti, vorrei essere un indumento per stare sempre addosso a te, ma ora vivo solo nell’immaginario e per questo mi accontento!». Ma c’era pure chi si sbilanciava su temi più caldi: «Anna vorrei leccarti (…) per me non è un problema la notte mi (…) pensando la tua (…)».

    La donna per questi fatti ha denunciato un laico che lavora nel convento e alcuni frati, che adesso sono stati trasferiti dalla struttura religiosa. Per il laico, accusato di molestie e violenza sessuale, c’è già un processo che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Foggia, e Anna Verde è costituita parte civile con l’avvocatessa Alessandra Guarini. Per i frati, dopo diverse sollecitazioni fatte dalla difesa della donna alla procura a svolgere indagini, è stato aperto un fascicolo dopo oltre ventiquattro mesi dalla denuncia e in questo caso i pm di Foggia non hanno contestato alcun reato di abuso sessuale, ma solo “maltrattamenti sul luogo di lavoro”. Le molestie denunciate non sono state prese in considerazione.

    Secondo la difesa non sarebbe stato fatto su questo punto alcun approfondimento investigativo. Per i magistrati non ci sono questi reati. Non solo, per i maltrattamenti per i quali i frati sono ancora indagati, la procura chiede l’archiviazione, perché la notizia di reato è infondata. A questa richiesta Anna Verde si è opposta e il gip del tribunale dovrà fissare una nuova udienza per discutere questa scelta della procura.

    Leggi l’inchiesta integrale sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno e online su Espresso+

  • Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    È morto Giorgio Mazzoccato, ex parrocco di Arpi Nova e Castelluccio dei Sauri condannato a 6 anni e mezzo per molestie sessuali (il pm chiese 7 anni, ndr) nei confronti di alcuni ragazzini che all’epoca dei fatti (tra il 1989 e il 1996) avevano dai 7 ai 12 anni. Mazzoccato scontò la condanna in un convento di Deliceto. Domani pomeriggio, 22 marzo 2016, si terranno i funerali nella Cattedrale di Foggia. Negli ultimi mesi la Chiesa ha aperto spiragli interessanti riguardo alle questioni legate allapedofilia.

    Lo dimostra il funerale di Jozef Wesolowski, morto ad agosto 2015, mentre era ancora in corso un processo contro di lui per presunti abusi su minorenni e pedopornografia. Il funerale è avvenuto nella cappella del Governatorato vaticano, con rituale laico, senza omelia ma con un lungo momento di silenzio durato una decina di minuti. Un segno di rispetto per le vittime innocenti. La salma di Wesolowski ha poi lasciato il Vaticano per fare ritorno a Cracovia, città d’origine dell’ex vescovo. “Preghiamo per il nostro fratello Jozef, perché il Signore lo liberi dalle tenebre”, si era limitato a dire il celebrante, monsignor Krajewsi, elemosiniere diPapa Francesco. Ma, come detto, nessuna omelia, solo un silenzio imbarazzato. Che la Chiesa stia tentando un nuovo approccio al tema ce lo conferma anche un sacerdote: “Il funerale non va mai negato, ma serve rispetto verso le vittime”. Discorso simile per i suicidi: “La psicologia ci viene incontro. Nessuno può sapere cosa c’era nella mente di quella persona poco prima di togliersi la vita e i parroci non dovrebbero rifiutarsi di celebrare un funerale a chi decide di farla finita”.

    Cosa combinò Mazzoccato: i fatti

    Mazzoccato, in una recente mappa sui preti pedofili tracciata in Italia, risulta essere uno dei tre sacerdoti condannati in provincia di Foggia. Con lui ci sono don Nicolangelo Rossi (Foggia) e don Manfredi Salvatore (Siponto, Manfredonia), entrambi condannati a circa due anni di reclusione con sentenza definitiva. Il caso più grave, però, è proprio quello con protagonista don Mazzoccato, deceduto nelle ultime ore.

    A tre settimane dall’omicidio di Nadia Roccia, a fine anni ’90 Castelluccio dei Sauri tornò sotto i riflettori per le molestie in confessionale avvenute tra il 1989 e il 1996 ad Arpi Nova. Il parroco disse “facciamo in fretta che ho da celebrare messa”, quando vide la funzionaria e l’ispettrice di polizia davanti alla sua abitazione. Pensò che volessero fargli ancora domande su Nadia e sulle due amiche che la uccisero (Annamaria Botticelli e Mariena Sica), notizia della quale preferiva non parlare, tanto da non concedere nemmeno un’omelia al funerale. Davano fastidio quelle due poliziotte a don Giorgio Mazzoccato, parroco dai lunghi capelli grigi che gli scendevano sulle spalle, l’anello al mignolo e la fiammante moto con la quale si faceva notare in giro.

    Ma le due agenti erano lì per un’altra inchiesta: violenza sessuale su bambini. Il parroco era accusato di aver abusato di una decina di ragazzini che andavano da lui in chiesa, che si inginocchiavano nel confessionale o lo seguivano in sagrestia, o magari andavano entusiasti alle gite che il prete organizzava spesso, come pure le partite di pallone. Al momento dell’arresto si rivolse a uno dei tre ragazzi albanesi che ospitava in casa e si raccomandò: “Ricordati di dar da mangiare alle papere. E non dimenticarti di innaffiare l’orto”. Poi alle agenti disse: “Andiamo pure”:

    Quel giorno fu accompagnato in questura, poi lo portarono in carcere. I fatti avvennero ad Arpinova, borgata vicino Foggia, dove lui fu parroco fino al ’96. Gli inquirenti iniziarono ad indagare quando da una procura della Lombardia, dove era in corso un’ampia indagine su violenze ai danni di minorenni, fu inviato un fascicolo dedicato al sacerdote. Il suo nome era venuto fuori lì. La polizia lavorò senza partire da una denuncia, ma poi di ragazzini che riferirono dei loro rapporti con don Giorgio ne sono venuti fuori dieci, e la testimonianza di ognuno sarebbe andata ad incastrarsi perfettamente con quelle degli altri, fino a mettere insieme un quadro di accuse che gli investigatori definirono molto solido. Il prete approfittò spesso dei bambini che frequentavano la parrocchia di Arpinova. In confessionale li avrebbe spinti a parlare di masturbazione o comunque di sesso, e poi ne avrebbe abusato: in sagrestia, nella sua casa, una volta anche senza uscire dal confessionale.

    “E’ un avvenimento doloroso che turba la nostra comunità cristiana, ma siamo sempre fiduciosi nell’operato della magistratura”. Così parlò l’allora arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Giuseppe Casale. “Siamo tutti profondamente addolorati. È un sacerdote che ha sempre svolto il suo ministero con zelo e carità, in modo che definirei ineccepibile”.

    Ai giornali dell’epoca, una donna che preferì non rivelare il suo nome, disse che la casa di Mazzoccato eraun viavai di bambini della parrocchia che andavano lì a giocare perchè c’erano flipper e biliardini. Ma quando il tempo era bello, sacerdote e bambini andavano in campagna, per il ritiro spirituale. Un’abitudine che il parroco aveva anche ad Arpinova, dove sarebbero avvenute le violenze sessuali.

    La condanna

    Nel gennaio del 2000 don Giorgio Mazzocato (classe ’37), originario della provincia di Treviso ed ex-parroco di Castelluccio dei Sauri, venne condannato a sei anni e mezzo di reclusione per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni di sesso maschile che all’epoca dei fatti avevano dai 7 ai 12 anni. Scontò interamente la sua pena in un convento di Deliceto, fino al 2007. Nel sito web della diocesi Foggia-Bovino risulta tuttora incaricato nella Casa del Clero di via De Prospero a Foggia.

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo