Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    La nuova rilevazione dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, pubblicata il 1° ottobre 2025, consegna una fotografia senza precedenti della violenza sessuale commessa da appartenenti al clero e dal relativo indotto in Italia: 1.250 casi complessivi, di cui 1.106 sacerdoti; 4.625 le vittime note, 4.451 delle quali minorenni.

    Solo sui sacerdoti, l’incidenza stimata è del 3,57% (1.106 su 31.000 attivi), mentre il “sommerso” – i casi noti alla Chiesa ma mai denunciati all’autorità giudiziaria – isola 839 episodi su 1.106. Un dato che dialoga con 155 condanne definitive sul totale dei 1.250 casi mappati.

    Dentro questo quadro nazionale, l’Emilia-Romagna conta 75 casi e 192 vittime prevalentemente minorenni; 71 sono sacerdoti, poi un catechista e tre laici. Le posizioni penali registrano 53 episodi nel sommerso, con poche denunce attive e 10 condanne definitive. È in questa cornice che la Romagna spicca per numerosità relativa.

    Forlì-Cesena: il baricentro romagnolo

    La provincia di Forlì-Cesena è la più colpita della Romagna: 10 casi censiti. Il dato, pur numericamente contenuto rispetto ai grandi hub regionali del Nord, pesa nel bilancio romagnolo e segnala catene di eventi spesso rimaste senza un approdo giudiziario. Nel quadro regionale, infatti, oltre due terzi dei procedimenti risultano “sommersi” o privi di esito pubblico, una dinamica che ostacola sia la giustizia sia la prevenzione.

    Rimini e Ravenna: numeri vicini, stessa vulnerabilità

    A Rimini e Ravenna il report conta 7 casi ciascuna. Anche qui il tratto comune è l’asimmetria tra il danno registrato e l’effettiva risposta giudiziaria: poche denunce formali, scarsi approdi a sentenza e un ricorso alla giustizia canonica che, secondo la rilevazione, non si traduce quasi mai in condanne note. È un pattern che ricalca il disegno regionale – 2 procedimenti canonici avviati, 3 mai avviati e nessuna condanna nota – e che suggerisce l’urgenza di strumenti di tutela più trasparenti, coordinati con l’autorità civile.

    Il peso della Romagna nell’Emilia-Romagna

    Sommando Forlì-Cesena (10), Rimini (7) e Ravenna (7), la Romagna raggiunge 24 casi, cioè quasi un terzo del totale regionale (75). Considerando che il report attribuisce all’Emilia-Romagna 192 vittime (di cui 185 minorenni), il contributo romagnolo diventa ancor più significativo in rapporto alla densità demografica e alla capillarità delle strutture ecclesiastiche sul territorio.

    Cosa dicono i “macro-numeri” nazionali

    I dati complessivi – 1.250 casi, 4.625 vittime, 3,57% di incidenza tra i sacerdoti attivi, 839 episodi nel sommerso – descrivono un fenomeno strutturale. Nelle regioni più popolose il volume cresce (la Lombardia guida con 174 casi), ma il tasso di sommerso resta elevato ovunque, segno che la trasparenza interna e l’obbligo di segnalazione non sono ancora prassi consolidate. In assenza di una commissione d’inchiesta statale – strumento adottato in diversi paesi europei – il report evidenzia come le stime italiane possano essere per difetto sul versante delle vittime.

    Le falle del sistema: denuncia, prevenzione, risarcimenti

    Il documento rimarca che, tra le 4.621-4.625 vittime citate nelle diverse sezioni, solo una risulta risarcita spontaneamente dalla Chiesa; quando arriva un indennizzo, proviene in prevalenza dalla giustizia italiana. Nel frattempo, il sostegno medico-psicologico appare lacunoso, mentre 22 strutture terapeutiche risultano attive per i sacerdoti, nessuna specificamente per i sopravvissuti da abusi. Il divario tra strumenti per gli autori e tutela delle vittime è uno dei punti dolenti messi nero su bianco.

    Che cosa significa per la Romagna

    Per Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna i numeri non sono solo contabilità del passato. La quota di sommerso, il limitato ricorso a percorsi giudiziari e la quasi totale assenza di condanne canoniche note rendono urgente un’azione su tre livelli: obbligo effettivo di segnalazione all’autorità civile; rafforzamento dei servizi di supporto alle vittime; trasparenza degli esiti, inclusa la tracciabilità dei trasferimenti interni. La Romagna, proprio perché esprime una fetta importante del dato regionale, può diventare un laboratorio di pratiche migliori, dalla formazione nelle parrocchie alla collaborazione strutturata con centri antiviolenza e procure.

    Un indicatore per misurare il cambiamento

    Il confronto fra numero di casi e condanne definitive (10 in Emilia-Romagna su 75) suggerisce un indicatore semplice da monitorare: quota di procedimenti che arrivano a sentenza, tempi medi di definizione e accesso a misure riparative. Portare alla luce il sommerso non è solo questione statistica: significa consentire alle vittime di Romagna – e del Paese – di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, e alle comunità di ricostruire fiducia su basi verificabili.

    Metodologia – Il report copre l’arco 2000-2025, aggrega casi trattati direttamente dall’associazione e materiale documentale pubblico, con schede regionali e provinciali di dettaglio. I numeri citati nel pezzo provengono dal report alle sezioni “Dato censito dall’Osservatorio”, “Dettaglio integrale delle schede regionali” e “Conclusioni”.

    https://lavocedicesenatico.it/romagna-la-mappa-degli-abusi-nel-clero-forli-cesena-in-testa-seguono-rimini-e-ravenna/

    2° Report Rete L’ABUSO

  • Muore don Giacomoni, il parroco condannato per abusi

    Muore don Giacomoni, il parroco condannato per abusi

    Le sue condizioni di salute erano già da tempo precarie e il contagio da Covid non gli ha lasciato scampo. E’ deceduto nella tarda serata di martedì, all’Ospedale civile di Ravenna dove era ricoverato da alcuni giorni, Don Giuseppe Giacomoni, uno dei sacerdoti più discussi nella storia di Cesenatico.

    Nato a Montescudo di Rimini il 4 giugno 1925 e ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, era il sacerdote più anziano della Diocesi. Da anni risiedeva presso l’Opera Santa Teresa di Ravenna, dopo un lungo ministero sacerdotale svolto anzitutto come membro della famiglia salesiana.

    Fu direttore del Collegio delle Scuole Salesiane di Faenza. Passò alcuni anni all’estero quale cappellano degli emigrati italiani. Negli anni Novanta fu accolto presso la parrocchia di San Giacomo, a Cesenatico. Svolse in seguito il suo ministero a Villalta e in aiuto ai sacerdoti delle comunità della zona pastorale del mare. Dal 2001 fu inserito a pieno titolo nel presbiterio diocesano di Cesena-Sarsina. Don Giacomoni, però, fece parlare di sé soprattutto nell’ottobre del 2006 quando venne arrestato a Forlì per abusi su minori. Il prete degli “immigrati”, come lo chiamava la gente, fu accusato di ricatti e violenze sessuali, assieme ad un noto ristoratore di Cesenatico. Presidente dell’associazione Arcobaleno, accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna, il sacerdote fu accusato di aver indotto alcuni ragazzi stranieri alla prostituzione e di aver lui stesso abusato di loro. Un’accusa che gli valse in Cassazione la condanna a sei anni ed otto mesi.

    La Messa esequiale, presieduta dal vescovo Douglas Regattieri, si terrà sabato 5 dicembre alle 10 in Cattedrale. La salma sarà portata al Cimitero urbano di Cesena e sepolta nel campo riservato ai sacerdoti.

    https://www.livingcesenatico.it/?p=59553

  • Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Ravenna, 15 novembre 2016 – Condanna definitiva e carcere inevitabile. In tarda serata i giudici romano della Suprema Corte hanno dichiarato «inammissibile« il ricorso presentato dall’ex sacerdote Giovanni Desio. Per lui la pena resta perciò quella a otto anni e otto mesi di carcere inflittagli in appello a Bologna per avere avuto rapporti sessuali con quattro ragazzinitra i 12 e i 15 anni a lui affidati.

    Desio – 54 anni, nato a Milano ma a lungo residente a Saronno (Varese) e per 13 anni parroco di Casal Borsetti – era stato arrestato nella canonica rivierasca dalla polizia il 5 aprile del 2014 soprattutto sulla scorta di intercettazioni dal contenuto esplicito. Le manette erano piombate quando stava facendo le prove di matrimonio con una giovane coppia.

    Dopo sette mesi in carcere a Forlì, Desio aveva ottenuto i domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali di varia natura. Ma a causa di frizioni interne, quest’anno aveva ottenuto il trasferimento sempre ai domiciliari in una struttura di Barza d’Ispra, in provincia di Varese, che si occupa di anziani. E il suo compito era per lo più di leggere loro il giornale. Il 54enne è ora in attesa che gli notifichino la carcerazione visto che il tipo di reato a lui addebitato non prevede sospensioni all’esecuzione pena.

    Confermate dunque tutte le provvisionali per 420 mila euro assegnate alle parti civili: tre minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’ attiva a Ravenna dal 2003. Ai quattro giovani – oltre che di Ravenna sono delle province di Bergamo e di Treviso – l’ex sacerdote, per il quale il Vaticano da tempo ha provveduto alla dispensa dallo stato clericale, aveva dato in totale 100 mila euro di risarcimenti.

    Desio per la prima volta era salito alla ribalta delle cronache quando nel febbraio 2014 con la sua Bmw X1-18 nuova da 35 mila euro era finito in un canale ed era stato salvato in extremis da due fedeli. Secondo le analisi guidava completamente ebbro d’alcol. E l’inchiesta sul sesso in canonica è figlia di quell’episodio: perché l’allora don aveva usato uno dei profili Facebook dei minori per attaccare i giornalisti con parole di fuoco. Ma le perplessità del padre del ragazzo per quei post erano giunte sui tavoli della polizia. Le intercettazioni avevano fatto il resto. E l’allora don era finito in carcere poco prima di Pasqua, periodo nel quale avrebbe dovuto incontrarsi con uno dei giovani per trascorrere assieme un periodo di vacanza.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/giovanni-desio-1.2682643?wt_mc=fbuser

  • Ravenna, data in sposa a 12 anni: condannati i genitori e l’ex “marito”

    Ravenna, data in sposa a 12 anni: condannati i genitori e l’ex “marito”

    Le nozze imposte per ripianare un debito della famiglia. La piccola subì botte e maltrattamenti tanto dal padre quanto dal compagno.

    BOLOGNA – Quando arrivò il matrimonio a 12 anni, per ripianare un debito di 30mila euro contratto dalla famiglia, per una ragazzina originaria del Bangladesh fu solo il punto più basso di un’esistenza fatta di botte e maltrattamenti subìti dal padre e della matrigna. E dopo le nozze con quell’uomo di 16 anni più grande, le violenze continuarono per mano di un consorte manesco e alcolista. Il racconto che fece una ragazzina originaria del Bangladesh e che all’epoca abitava a Ravenna, è costato la condanna per il padre e la matrigna, commercianti 46enni residenti in provincia di Rovigo, a tre anni per maltrattamenti in famiglia.

    Il collegio penale ha inoltre inflitto otto anni di carcere all’ex marito, un 37enne connazionale che doveva rispondere degli abusi sessuali e che al tempo abitava a Forlì. Il matrimonio, non registrato, era stato celebrato a Ravenna nel 2006. La ragazzina era riuscita a denunciare tutto alla polizia nel 2011.

  • Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Ravenna, 27 novembre 2015 – Ha ottenuto uno sconto di pena di due anni rispetto alla condanna che aveva rimediato in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. Nel pomeriggio a Bologna è finito con una condanna a otto anni e otto mesidi carcere il processo d’appello contro Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di avere avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati di età tra i 12 e i 15 anni.

    Cinquantatrè anni, anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno, in provincia di Varese, e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia in canonica a Casal Borsetti, Desio dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali che possono andare da turbe della sfera sessuale a depressioni. Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale dispensandolo di conseguenza dal celibato.

    Confermate tutte le provvisionali assegnate alle parti civili: due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.Finora ai quattro minorenni Desio ha dato 100 mila euro, somma ritenuta non congrua ai danni subiti.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-condanna-appello-1.1525162

  • Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Otto anni e otto mesi, ovvero due anni in meno rispetto a quelli inflittigli in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. E’ questa la sentenza pronunciata a Bologna nel pomeriggio di venerdì per il processo d’appello nei confronti di Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati, di età tra i 12 e i 15 anni (oltre che di quella di Ravenna, originari anche delle province di Treviso e Bergamo).

    Desio, 53 anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno (Varese) e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia nella canonica della parrocchia di Casal Borsetti, dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura in provincia di Perugia che accoglie preti segnati da problematiche personali.
    Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale. Confermate dai giudici tutte le provvisionali assegnate alle parti civili (fin qui Desio ha dato 100 mila euro ai quattro minorenni, somma però ritenuta non congrua ai danni subiti): due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2015/11/28/condannato-a-8-anni-e-8-mesi-in-appello-per-pedofilia-giovanni-desio-ex-parroco-di-casal-borsetti.html

  • Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    L’accusa aveva chiesto 9 anni. Il 53enne a Casalborsetti dal 2001 al 2014 ora a Perugia in un centro di recupero dopo 7 mesi di carcere

    La sentenza del giudice è stata più pesante della richiesta dell’accusa: il 53enne Giovanni Desio, ex parroco a Casalborsetti dal 2001 al 2014, è stato condannato a dieci anni e otto mesi (18 mesi in più della richiesta del pm) per violenza sessuale su minori. Un anno dopo l’arresto nella canonica di Casalborsetti è arrivata quindi la condanna in primo grado per Desio che da lunedì scorso non è più un sacerdote: il Vaticano aveva trasmesso alla diocesi di Ravenna il decreto con cui lo ha dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

     Desio, originario di Milano, è accusato di avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Ma è accusato anche di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare un paio di giovani. L’ex prelato, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, dopo sette mesi di carcere a Forlì, si trova da mesi in un apposito centro di recupero della provincia di Perugia.

    L’indagine condotta dalla squadra mobile di Ravenna era partita un paio di mesi prima dell’arresto avvenuto ad aprile 2014, dalla denuncia di un genitore di un bambino della località rivierasca che aveva confessato al padre di aver dato le credenziali di accesso al proprio profilo Facebook al prete che lo aveva poi utilizzato per rilanciare la propria immagine dopo un volo nel canale del paese con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte i limiti.

  • Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Il 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati, ha chiesto scusa con una lettera e ha offerto 100mila euro di risarcimento in totale alle famiglie delle quattro parti civili che si sono costituite.

    È di 9 anni di reclusione la richiesta avanzata dal pm alla seconda udienza del rito abbreviato contro don Giovanni Desio, 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati. L’udienza, avvenuta al Palazzo di Giustizia di Ravenna di fronte al gup Antonella Guidomei, segue quella del 9 marzo scorso, in cui si erano costituite quattro parti civili: due minorenni con i genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio dal 2003. Non si erano costituiti, invece, il Comune di Ravenna e altri due ragazzini molestati.

    Il prete, sospeso a divinis, dopo aver trascorso oltre sette mesi nella sezione ‘protetti’ del carcere di Forlì, si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura religiosa di Città di Castello. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere, a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra i 12 e i 15 anni a lui affidati. Il parroco, su indicazione del suo avvocato, era presente in aula ma, al termine dell’udienza, non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi giornalisti e fotografi assiepati nel corridoio. Solo pochi giorni fa, però, con una lunga lettera recapitata alle testate locali, il prete che per tredici anni ha prestato servizio nella località rivierasca, aveva fatto mea culpa, chiedendo perdono alle giovani vittime, alle famiglie, alla Chiesa, all’Arcivescovo e alla comunità intera per “avere praticato e diffuso il male, facendo vacillare la fede di molti”. Un riferimento, quello alla comunità intera, addotto anche tra le motivazioni dellaDiocesi nella sua decisione di costituirsi parte civile, sottolineando la volontà di prendere le distanze dal parroco di Casalborsetti non solo per il danno d’immagine subito dall’operato dei sacerdoti, ma anche per il danno alla morale collettiva.

    “Ha scritto e riscritto diverse volte le sue memorie in questi mesi di detenzione a Città di Castello – ha commentato l’avvocato difensore di don Giovanni Desio, Battista Cavassi –, mesi in cui ha anche pensato al suicidio”. Il parroco, ripercorrendo la vicenda e mettendo nero su bianco il proprio stato d’animo, ha confessato di avere commesso “quei fatti che sono nei capi d’imputazione” e del cui ricordo ha “profonda vergogna”. Ha inoltre invocato il perdono, seppur conscio di “non meritarlo per l’enormità dei peccati commessi”. Desio non si è definito pedofilo, ma ha fatto riferimento a una “pericolosa e ripugnante deriva efebofila” alla quale è stato “strappato dall’arresto”, specificando però di non aver “mai fatto uso né di violenze né di minacce” . In carcere, scrive ancora Desio, “ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo”. Infine, il parroco ha definito il pentimento come una condizione che deve essere “permanente”, un “cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la costrizione e la volontà di riparare”.

    L’abbreviato, che garantisce al parroco lo sconto di un terzo della pena (rischiava fino a 14 anni), sarà condizionato dalla testimonianza del direttore della struttura di Città di Castello, dove l’ex sacerdote sta scontando i domiciliari dallo scorso novembre; per i risarcimenti, Desio ha avanzato la proposta di 100mila euro totali per le quattro famiglie. La sentenza è prevista per il 15 maggio.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/18/preti-pedofili-chiesti-9-anni-per-don-giovanni-desio-provo-profonda-vergogna/1602973/

  • Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    «Se fossi morto nel canale sarei andato all’inferno, Dio mi ha voluto bene»

    RAVENNA. Per la prima volta dal giorno del suo arresto Don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti, arrestato un anno fa per atti sessuali con minorenni e violenza sessuale, ha deciso di parlare. Il prete – ora sospeso a divinis e recluso ai domiciliari in una struttura religiosa umbra – affida le sue memorie a una lunga lettera. «L’ha scritta e riscritta più volte in questi mesi – fa sapere il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi – e sono stati mesi duri in cui ha anche pensato di farla finita». Ora eccola la lettera, che arriva a pochi giorni dalla prossima udienza di fronte al gup Antonella Guidomei che entro la fine di maggio dovrà emettere la sentenza del processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Sono quattro pagine scritte a mano nella sua “cella” della struttura dove, sempre a detta del suo legale, «alterna preghiera e lavoro nei campi». Desio ora chiede scusa pubblicamente. Chiede perdono a quei ragazzini, alle loro famiglie, alla Chiesa e alla comunità di Casalborsetti. Definisce i suoi peccati «infami e infamanti». «Mi vergogno di quello che ho fatto» scrive l’ex parroco che aggiunge: «Se fossi morto annegato nel canale sarei finito all’inferno. Dio mi ha voluto salvare facendomi arrestare e fermando quello che facevo».

    Sono Giovanni Desio, sacerdote cattolico, già parroco di Casalborsetti, sospeso a divinis. (…) Mi preme dire, perché è vero, che non ho mai fatto uso né di violenza, né di minacce. Fui arrestato all’inizio dell’aprile 2014 e, dopo qualche trascorso nelle prigioni di Ravenna fui trasferito a Forlì nella rocca che fu di Caterina Sforza e poi espugnata da Cesare Borgia. Dopo circa otto mesi trascorsi in quel luogo di sinistre memorie di un remoto passato e di sofferenze attuali, sono stato ammesso agli arresti domiciliari in una struttura ecclesiastica rigorosamente segregata. Il mio difensore mi ha detto che sulla stampa, in un articolo intitolato “l’esilio di Don Desio” (neanche fossi il re Umberto a Cascais) si dava conto dell’ubicazione e della consistenza dell’immobile e dell’impossibilità di accedervi. (…) Il tempo, in carcere, è incredibilmente lungo ed agevola, entro certi limiti, la riflessione. (…) Nel carcere ho conosciuto un’umanità dolente, persone sempre povere, molte volte sole. Giovani, adulti, vecchi quelli erano il mio prossimo in senso fisico e metafisico. Pur essendo “vinti” dalla vita erano per lo più gentili e rispettosi, avrei desiderato fare di più per loro. E’ stato lì che ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo. In fondo era pur vero che, agli angoscianti misteri sulla mia nascita ed all’avvolgente tristezza dei miei dieci anni di orfanotrofio, la Provvidenza aveva rimediato mettendomi in una famiglia che per me ha fatto tutto quello che ha potuto e certo è grazie a loro se non sono un relitto umano come quegli infelici compagni di detenzione. Nel carcere sono stato costretto ad un doloroso censimento degli amici. Posso, però, ben capire che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano avere indotto molti che mi onoravano della loro amicizia a prendere le distanze da me. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro che mi hanno mandato e mi mandano a salutare. Amicus certus in hora incerta cernitur (l’amico sicuro si distingue nei momenti difficili) mi ha detto il mio difensore che non mi ha mai fatto mancare la sua visita settimanale in carcere. (…) Ai lettori voglio fare conoscere, per quello che a loro può interessare, il mio stato d’animo attuale, alla stesso modo in cui nella Chiesa antica ci si accusava pubblicamente dei peccati. Ho desiderato scrivere la presente già da molto tempo, l’ho cominciata e finita molte volte ed ogni volta ho fatto dolorosa memoria di quei peccati. Per un certo tempo della mia vita ho chiuso l’anima alla Grazia e voltato le spalle a Dio, commettendo quei fatti che sono nei capi di imputazione e del cui ricordo ho profonda vergogna. Nonostante i miei peccati, Dio ha continuato a volermi bene, impedendomi di affogare nel porto canale grazie al provvidenziale salvataggio dalle acque e così risparmiando la mia anima dalla dannazione. Poiché, obnubilato dai sensi, non avendo allontanato da me il desiderio di quegli infami, infamanti e lubrichi peccati, sono poi scivolato su una buccia di banana e, a seguito di quei fatti accertati, sono stato, anche questa volta provvidenzialmente arrestato. L’arresto mi ha strappato da una pericolosa, ed oggi ripugnante, deriva efebofila alla quale non avevo saputo sottrarmi con le mie sole forze, pur pensando di essere sempre in tempo a farlo. La fallace illusione di Faust! Non so ben dire come io sia entrato in una condizione come quella; confido di poterlo capire nella comunità di disciplina, preghiera e recupero psicologico per sacerdoti in difficoltà, nella quale mi trovo. Il direttore è persona di retta dottrina, severo ed autorevole e fautore di un modello “alto ed amorevole” di sacerdozio. Se lo avessi conosciuto qualche anno fa, forse le cose sarebbero andate così…

    Ora io non desidero altro che essere perdonato, anche se mi rendo conto di non meritarlo per l’enormità dei miei peccati, che, come detto nei vecchi catechismi, e come mi ricorda il mio avvocato “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Chiedo scusa ai ragazzi, avrei dovuto additare loro le vie della virtù ed invece li ho portati con me sulla via del peccato, li ho amati nel modo più sbagliato che potesse capitare; spero davvero che possano ritrovare la strada del bene. (…)

    Chiedo scusa alle loro famiglie che consentivano loro la frequentazione della parrocchia, forse in ricordo della loro infanzia e convinti dei riparo dai pericoli. Chiedo scusa alla Chiesa, al mio Arcivescovo ed ai miei confratelli nel sacerdozio (…). Chiedo scusa alla Comunità per aver praticato e diffuso male, facendo, temo, vacillare la fede di molti: spero che nessuno abbia perso la fede per causa mia. So bene quanto la Chiesa nel tempo abbia fatto, fin dai suoi primi secoli, per estirpare dal comportamento sociale i peccati che mi sono attribuiti e che io ho commesso che erano largamente diffusi nelle civiltà precedenti. Forse ha proprio ragione il mio difensore quando mi dice che i miei peccati sono principalmente contro la Chiesa che, assimilando l’etica ebraica, combatte da venti secoli quelle ed altre trasgressioni. Capisco, quindi, il senso della costituzione di parte civile dell’Arcidiocesi.

    Quanto al pentimento so bene che è una condizione umanamente non accertabile, né in positivo, né in negativo. Non si deve avere l’ingenerosità di negarlo nel prossimo (come si è fatto con me) né la superbia di affermarlo per sé stessi, poiché il pentimento deve essere una condizione permanente, un cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la contrizione e la volontà di riparare. Solo Dio conosce l’anima degli uomini. Il peccatore non può mai pensare di essersi pentito “a sufficienza”: il pentimento non ha misura! Per quel che mi riguarda mi sento nella condizione di Miserere “poiché conosco la mia iniquità ed il mio peccato mi sta sempre davanti”. Mi premeva fare conoscere, per quel poco che vale, il mio pensiero sulle vicende delle quali sono stato, ahimè, colpevole protagonista. So che per i fatti che mi sono stati attribuiti il sentimento popolare è molto severo: una volta il mio difensore, celiando, mi ha detto che, per molti, in questi casi, tutto ciò che è meno della forca è sempre troppo poco. Ora sono nelle mani della giustizia umana, anch’essa fa parte dei meritati “castighi di Dio” di cui si dice nell’atto di dolore. Vittorio Mathieu, filosofo cattolico kantiano e, quindi, rigoroso retribuzionista, dice che il giudice deve resistere alla tentazione di essere buono. Su un palazzo di giustizia dell’Italia settentrionale una volta lessi il motto “ars boni et equi” ossia che la giustizia è l’arte del bene e dell’equità. Non desidero altro. Solo spero che il mio futuro non sia una dantesca, dolente città di Dite alle cui porte lasciare ogni speranza.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/11323/Don-Desio-chiede-scusa–Ora.html

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml