Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Forlì

  • Desio, inizia il processo per sesso con minori. Sarà battaglia tra l’ex don e le parti civili

    Desio, inizia il processo per sesso con minori. Sarà battaglia tra l’ex don e le parti civili

    Prima udienza della vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’ex sacerdote

    Ravenna, 9 marzo 2015 – Si parte. I riflettori di un’intera città questa mattina saranno puntati sull’aula 8 del Tribunale. Una stanza di pochi metri quadri, che però sarà teatro dell’udienza preliminare di un processo destinato ad avere grossa risonanza. Quello che vede Giovanni Desio, l’ex sacerdote di Casal Borsetti, alla sbarra peratti sessuali con quattro minorenni. In ballo c’è un risiko di strategie. Perché qui, al primo piano del palazzo di giustizia, la chiesa ravennate si gioca una grossa fetta di dignità e reputazione. Cosa farà? Si costituirà parte civile? Di riflesso, qualcuno chiederà conto anche alla Curia di quanto accaduto, per non essere intervenuta in tempo nonostante le voci sulle stravaganze del don (alcol, omelie sui generis) fossero ricorrenti? Molti di questi interrogativi saranno sciolti oggi.

    Di certo ci sarà battaglia. L’accordo sui risarcimenti alle vittime, che il religioso aveva annunciato tramite il suo avvocato difensore, Battista Cavassi, fino a pochi giorni fa non era ancora stato raggiunto. Oggi, davanti al gup Antonella Guidomei e al pubblico ministero Isabella Cavallari, le quattro vittime chiederanno di costituirsi parte civile. Due di queste sono tutelate dagli avvocati Giovanni Scudellari, Ermanno Cicognani e Piera Calandrini. Ma tenteranno di entrare nel processo anche organizzazioni no profit, come l’associazione ‘Dalla parte dei minori’. Mentre c’è attesa per capire cosa farà il Comune, se resterà alla finestra o si proporrà come parte in causa per il danno d’immagine.

    Sarà il giudice, oggi, a stabilire chi avrà titolo a chiedere un risarcimento. Dopo di che spetterà all’imputato giocare le proprie carte. Improbabile il patteggiamento, che presupporrebbe un accordo sui risarcimenti, il consenso della Procura, e che renderebbe la sentenza esecutiva, facendolo finire in carcere in tempi rapidi e senza possibilità di misure alternative. Altrettanto remota la possibilità del pubblico dibattimento, Desio chiederà di essere giudicato col rito abbreviato – che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena –, condizionato alla testimonianza del direttore della struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi dove da novembre l’ex prete di Casal Borsetti si trova ai domiciliari, dopo sette mesi e mezzo di carcere ‘protetto’ a Forlì, per dimostrare che è in atto un percorso di ravvedimento.

    Desio deve rispondere di atti sessuali su quattro giovani, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie. Tre episodi emersero grazie alle intercettazioni, il quarto rivelò dopo l’arresto, in sede di incidente probatorio, di avere avuto col suo ‘pastore’ una relazione di un anno. Rimosso da ogni funzione religiosa, l’ex parroco, che era anche direttore della rivista cattolica ‘Il risveglio’, uscì dal carcere con una lettera nella quale dichiarava ai giudici del riesame il proprio pentimento.

    Una condanna, nel frattempo, Desio l’ha già subìta: 65 giorni di reclusione, sostituiti con un’ammenda di 17mila euro, per la guida in stato di ebbrezza che nel febbraio 2014, due mesi prima di essere arrestato, lo portò a finire nel canale di Casal Borsetti con la sua Bmw – confiscata – e un tasso di alcol nel sangue quattro volte il limite. Per lui, oggi, è il giorno del giudizio.

    di Lorenzo Priviato

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-pedofilia-processo-1.743037

  • Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    È stato parroco nella località costierà dal 2001 al 2014 poi l’arresto. Oggi ai domiciliari in una struttura riabilitativa in Umbria. Ha ammesso i rapporti con i ragazzi affidati dalle famiglie. L’indagine partita da Facebook.

    A metà marzo le porte del tribunale di Ravenna si apriranno per don Giovanni Desio, il 53enne originario di Milano e parroco di Casalborsetti per tredici anni fino allo scorso aprile quando venne arrestato dalla polizia: davanti al giudice per l’udienza preliminare comincerà il processo con l’accusa di violenza sessuale su quattro minorenni. Il prete ha ammesso di aver avuto rapporti con loro, ragazzi che frequentavano la parrocchia anche provenendo da altre zone di Italia in occasione di periodi di vacanza con le famiglie sul litorale.

    Desio, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, sceglierà il rito abbreviato potendo contare sullo sconto di un terzo della pena. E prima di arrivare di fronte ai giudici tenterà di concludere un accordo con le famiglie delle vittime per un risarcimento che potrebbe rivelarsi un’attenuante capace di ridurre la pena. Oggi Desio si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Umbria dopo aver trascorso più di sette mesi in carcere a Forlì.

    L’indagine condotta dalla sezione per i reati sui minori della squadra mobile era partita a seguito dell’incidente stradale avvenuto a febbraio 2014: al volante del suo suv Bmw da 35mila euro ero finito nel canale di Casalborsetti ed era poi risultato al volante con un tasso alcolemico di 1,8 (0,5 il limite consentito per mettersi alla guida). Per difendersi dalle critiche che arrivarono al suo indirizzo cominciò a utilizzare i profili Facebook privati di alcuni ragazzi a lui vicini, quelli che chiamava amichevolmente i ragazzi di fuoco dello zio John, con cui pubblicava messaggi di sostegno al suo indirizzo e attacco ai giornalisti locali. Il padre di uno dei ragazzi si rese conto che un messaggio era stato postato mentre il figlio era a scuola e così emerse tutto il meccanismo architettato da Desio.

  • Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    L’ex parroco di Casalborsetti disposto a pagare i danni alle parti offese.

    RAVENNA. Fissato il processo per don Desio. L’ex parroco di Casalborsetti – accusato di violenza sessuale su quattro minorenni – comparirà di fronte al gup a metà marzo per l’udienza preliminare e sceglierà il rito abbreviato che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena.

    In questi giorni sono intanto partite le trattative per i risarcimenti ai quattro minorenni con i quali Desio ha ammesso – dopo una lunga detenzione – di aver avuto rapporti sessuali. Obiettivo del legale di Desio – l’avvocato Battista Cavassi – è quello di chiudere in tempi brevi il contenzioso economico per ottenere anche un’attenuante preziosa per abbassare ulteriormente la pena. Pronta anche una lettera di scuse che il prete vorrebbe rendere pubblica tra qualche settimana.

    Il processo partirà a meno di un anno dal suo clamoroso arresto, eseguito lo scorso 5 aprile dalla squadra Mobile di Ravenna al termine di un’inchiesta dai contorni sconcertanti diretta dal pubblico ministero Isabella Cavallari.

    Dopo sette mesi e mezzo di carcere, nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, e dopo due istanze di scarcerazione respinte dal gip Rossella Materia, Desio si trova ora in una struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi agli arresti domiciliari concessi lo scorso novembre.

    E’ probabile che Desio chieda di condizionare il rito abbreviato proprio alla testimonianza del responsabile della struttura. Il dirigente verrà chiamato a riferire sull’andamento del processo riabilitativo del sacerdote ora sospeso a divinis dalle autorità religiose.

    Desio dovrà rispondere di violenza sessuale su quattro minorenni, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie.

    Si tratta dei tre episodi che emersero delle intercettazioni disposte nella primavera scorsa e di quel caso scoperto, invece, solo grazie all’incidente probatorio del luglio successivo, quando un 15enne (alle prese con una situazione familiare disagiata) rivelò di aver avuto con Desio una relazione durata circa un anno.

    Un rapporto di cui il parroco non aveva fatto cenno agli inquirenti, nonostante pochi giorni prima avesse scritto al gip una lettera in cui si dichiarava «sinceramente pentito della sua condotta» per ottenere i domiciliari.

    Quelle nuove accuse lo resero poco credibile agli occhi del pm Isabella Cavallari e del giudice Rossella Materia per il quale la struttura umbra non era ritenuta sufficientemente isolata. Ma una nuova lettera Desio la presentò qualche mese dopo anche al tribunale delle Libertà. Questa volta ammise pienamente i fatti che gli erano stati contestati.

    L’indagine su Desio era cominciata, grazie all’intuito di un padre, nei giorni successivi all’incidente stradale di cui il prete era stato protagonista. Il sacerdote era infatti finito dentro il canale di Casalborsetti con il suo suv Bmw. Gli esami alcolemici rivelarono che quella sera aveva bevuto. Per ricreare una forma di consenso attorno alla sua immagine Desio utilizzò i profili Facebook di alcuni dei ragazzi. In incognito si lasciò così andare a frasi di incoraggiamento nei suoi confronti e commenti pesanti per i giornalisti locali. Ma uno di quei post venne scritto in orario di scuola.

    Particolare che mise in allarme un padre il quale prima chiese spiegazioni al proprio figlio e poi allertò la polizia. Le intercettazioni fecero emergere quelle strane relazioni tra il prete e i “ragazzi del don” che si stava dando da fare proprio per organizzare un incontro con un ragazzo durante le vacanze di Pasqua. I suoi piani vennero però interrotti dall’arrivo in canonica della squadra mobile. «Desio ora è un uomo pentito dei suoi comportamenti che sta cercando di ritrovare la sua serenità nella struttura umbra – conferma l’avvocato Cavassi – Sarà un processo riabilitativo lungo, ma ha bisogno di aiuto perché da solo non può farcela. Passa le giornate alternando la preghiera al lavoro nei campi e negli allevamenti». (c.d.)

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/10309/Don-Desio–processo-a-marzo.html

  • Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Dovrà scontare gli arresti domiciliari nella struttura diocesana villa Sacro Cuore don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti nel Ravennate, ora sospeso a divinis, che si trova da sette mesi nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori della parrocchia. Martedì scorso, il tribunale della Libertà di Bologna gli ha concesso gli arresti domiciliari e venerdì l’ex sacerdote è partito alla volta della struttura altotiberina. Nelle sei pagine di ordinanza, emessa dal tribunale in composizione collegiale, si ritiene ormai esaurito il rischio di un inquinamento delle prove da parte del religioso. Don Desio ha in pratica ammesso le sue colpe e ha indirizzato al tribunale una lettera in cui si è dichiarato “sinceramente pentito della sua condotta”. Nella struttura, situata sulle colline a circa due chilometri dal centro città, l’uomo sarà costantemente seguito da una équipe di aiuto psicologico e non potrà avere contatti con il mondo esterno. Tre anni fa villa Sacro Cuore, da tempo inutilizzata, ottenuto il parere favorevole del Collegio dei Consultori e del Consiglio presbiteriale, è diventata casa d’accoglienza. L’edificio, dotato di cinquantasei posti letto, accoglie preti malati o in difficoltà ed è gestita da due sacerdoti dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Cei.

  • Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    L’ex parroco di Casalborsetti è detenuto da cinque mesi, Gip e Riesame hanno già rifiutato le richieste di domiciliari.

    RAVENNA. Basta carcere, don Desio non ce la fa più e chiede di parlare col magistrato: «Niente reticenze, ora racconto tutto». Intanto, il Vaticano apre il processo canonico. L’ex parroco di Casal Borsetti è già stato sospeso “a divinis”: al momento, non può dir messa né confessare. Ma sarà la congregazione per la dottrina della fede, quella guidata fino al 2005 da Papa Ratzinger, a decidere che ne sarà del suo abito talare. Intanto la Procura continua a guardare nei pc del prete arrestato per sesso con minorenni.

    Cinque mesi di carcere. Don Giovanni Desio, 52 anni, fino al 5 aprile scorso era parroco di Casal Borsetti. Foto ammiccanti e in “borghese” sulla sua pagina Facebook, sigaretta in bocca e versi audaci: un profilo “chiacchierato”, quello del parroco che sapeva poco di prete, e le cui sciagure iniziarono quando venne ripescato dal canale dove era finito, ubriaco, alla guida del suo Suv: proprio da quella vicenda partì l’indagine che pochi mesi dopo lo travolse in pieno. I poliziotti, ad aprile, lo arrestarono con accuse pesantissime: adescamento e atti sessuali con minorenni, e ad incastrarlo erano state le sue relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Ma tutto iniziò proprio con quell’incidente nel porto canale. Per difendersi da chi lo accusava, don Desio si buttò a capofitto nei social network arrivando ad usare i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    «Fatemi uscire». L’ex parroco, sospeso da subito dai ministeri divini, ha resistito un paio di mesi in carcere (in quello di Forlì dove venne trasferito per motivi di sicurezza) prima di mostrare i primi segni di cedimento. A giugno, attraverso il suo legale Battista Cavassi, uscì allo scoperto con una parziale assunzione di responsabilità: nella sua istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione, ammise di aver tenuto una «condotta inappropriata». Nulla più. Ma non bastò questo per convincere il Riesame, e nemmeno il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che giudicò inadeguata la struttura indicata dalla difesa come dimora per gli eventuali arresti domiciliari. E così, ad oggi, pende un ricorso in Cassazione. L’avvocato Cavassi l’ha presentato ad agosto e la Corte Suprema ha, da quando giungono gli atti, 30 giorni per decidere sull’istanza. Intanto, l’inchiesta prosegue: la Procura ha nominato il perito per spulciare altri pc del don, alla ricerca delle sue relazioni.

    Nuovo interrogatorio. Ma un altro mese, don Desio non sembra reggere. «Fisicamente sta bene, ma è molto prostrato – rende noto il suo legale -. Abbiamo appena inoltrato la richiesta al magistrato. Il mio cliente vuole essere ascoltato: le reticenze della prima ora, mantenute per garantire il riserbo su alcune sue relazioni, dovrebbero cadere. Insomma, i suoi peccati vuole raccontarli tutti».

  • Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    CASALBORSETTI – A rappresentarlo c’era il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi. Lui, Don Giovanni Desio, parroco 52enne originario di Milano ma per 13 anni alla guida della comunità spirituale di Casalborsetti, non si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Riesame di Bologna, quei giudici che ieri mattina erano chiamati ad esaminare il ricorso presentato contro il provvedimento del gip Rossella Materia che il 17 luglio scorso aveva negato al sacerdote la possibilità dei domiciliari.

    Il don se ne è rimasto dietro le sbarre, nel carcere di Forlì, quel carcere nel quale si trova ormai da quattro mesi, per l’esattezza dalla mattinata del 5 aprile scorso, quando era stato arrestato in canonica dalla squadra Mobile per  adescamento e atti sessuali con ragazzini A di 14 e 15 anni.Due quelli ai quali si fa riferimento nell’ordinanza dello stesso gip Materia che lo aveva portato dentro, sulla base di intercettazioni più che esplicite, per pericolo di reiterazione del reato.

    Ma gli inquirenti – coordinati dal pm Isabella Cavallari (assente ieri in udienza) – da quel giorno hanno continuato a sentire persone, famiglie preoccupate ma anche adolescenti che avevano avuto a che fare con il don, alcuni dei quali avrebbero confermato le ‘esplicite attenzioni’ del sacerdote.

    L’inchiesta sul parroco era partita dopo che l’uomo, usando l’identità di un ragazzino, sui social network si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo il volo in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti consentiti. Ieri l’avvocato del don ha richiesto nuovamente la scarcerazione del suo assistito con trasferimento in un centro privato, una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre, clinica che si sarebbe detta di- sponibile a prendere in cura il don.

    All’istanza depositata ieri, il legale ha infatti allegato la relazione che il centro aveva stilato dopo avere esaminato tutte le carte fornite dalla difesa, individuando per Desio un percorso specifico della durata di alcuni anni con un’assistenza mirata. Il 17 giugno scorso il gip si era espressa contro tale ipotesi in quanto – secondo il giudice – non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione, tesi condivisa informalmente anche dal pm Cavallari. Ora la palla è passata al Riesame. Dopo la discussione, il Tribunale si è riservato la decisione, prendendo qualche giorno di tempo.

  • Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    E ai giudici ammette: «Ho avuto condotte inappropriate»

     RAVENNA. Finora aveva sempre scelto la via del silenzio limitandosi a far sapere al suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che sul suo conto «non c’era altro da scoprire». Frase pronunciata nel clou dell’indagine che aveva portato al suo arresto, il 5 aprile scorso. Ma ora don Giovanni Desio è uscito allo scoperto. Non con una confessione, ma con una ammissione che, pur prestandosi a diverse letture, rappresenta comunque in qualche modo un’assunzione di responsabilità. Il parroco di Casalborsetti, accusato di atti sessuali con minori, ha infatti messo nero su bianco di aver tenuto «una condotta inappropriata».

    Una dichiarazione contenuta in una lettera allegata all’istanza inviata al Tribunale del Riesame con cui don Desio ha rinnovato la richiesta per la concessione dei domiciliari nella stessa struttura umbra gestita da personale religioso indicata in occasione della prima domanda.

    A metà mese, dopo una ricerca prolungata, il suo difensore era riuscito ad individuare una clinica disposta ad accoglierlo, un luogo che era stato ritenuto idoneo dal legale che lo assiste sotto diversi aspetti, primo tra tutti la distanza da Ravenna e dai ragazzi che è accusato di aver molestato.

    Di diverso avviso è invece stato il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia. Il magistrato, lo stesso che aveva firmato il provvedimento restrittivo, ha infatti giudicato la struttura inadeguata in quanto non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione.

    Il sacerdote lombardo è al momento detenuto nel carcere di Forlì, dove si trova rinchiuso da quasi tre mesi nell’ambito dell’indagine condotta dalla Squadra mobile che ha portato a galla relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Un’inchiesta partita dopo l’incidente stradale che lo aveva visto protagonista quando, a febbraio, era finito in stato di ebbrezza col suv nel porto canale ed era stato salvato da alcuni compaesani.

    Un fatto di cronaca che divise il paese e i giudizi. Alcuni dei quali non erano andati a genio al parroco. Per questo il prete, all’epoca ancora direttore del settimanale della Diocesi, sfruttò i social network per difendere la sua immagine e attaccare chi lo criticava. Lo fece utilizzando i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/5265/-Don-Desio-ci-riprova-e.html

  • Per Don Desio chiesti i ‘domiciliari’ in una struttura ospedaliera umbra

    Per Don Desio chiesti i ‘domiciliari’ in una struttura ospedaliera umbra

  • Don Desio, nuovi testimoni in questura

    Don Desio, nuovi testimoni in questura

    La sorella del sacerdote lo visita in carcere. L’indagine mira a ricostruire possibili rapporti avuti in 12 anni con i ragazzi che frequentavano la parrocchia.

     RAVENNA. Passata la Pasqua, riprendono le audizioni di ragazzi e genitori da parte degli uomini della Squadra mobile che stanno indagando sui rapporti tra don Giovanni Desio e gli adolescenti che negli anni hanno frequentato in modo più o meno assiduo la parrocchia di Casalborsetti.

    Nuovi colloqui sono in programma in questi giorni per fare luce su altre relazioni inopportune che il sacerdote potrebbe aver avuto con minorenni dopo i casi che hanno portato il gip Rossella Materia a emettere nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per atti sessuali con minori e adescamento.

    Finora è stato percorso a ritroso un periodo temporale fino al 2005, seppur in modo parziale; gli incontri calendarizzati serviranno proprio a cercare di completare il quadro, riavvolgendo il nastro del tempo fino ai giorni del suo insediamento in paese.

    La lista già lunga di persone da sentire (si tratta infatti di vagliare quanto accaduto in dodici anni) si è poi allungata, perché dopo l’arresto del sacerdote da parte dei poliziotti della seconda sezione alcuni genitori si sono fatti avanti.

    Mamme e papà di giovani che negli anni hanno fatto parte o sono comunque stati vicini al gruppo di “ragazzi del don” e che, alla luce di quanto emerso finora, stanno rivedendo ciò che i loro figli avevano manifestato in passato. Atteggiamenti, umori e indizi che col senno di poi vengono interpretati come possibili segnali di disagio non capiti e che hanno spinto qualche familiare a rivolgersi agli investigatori che seguono il caso con il coordinamento del sostituto procuratore Isabella Cavallari.

    Nel frattempo l’ex parroco di Casalborsetti è ancora rinchiuso nel carcere di Forlì dove è stato trasferito pochi giorni dopo il suo arresto, avvenuto il 5 aprile scorso. Ospite della struttura penitenziaria dotata di una sezione ad hoc per i detenuti accusati di reati sessuali nei confronti dei minori, trascorre le sue giornate immerso nelle letture.

    Chi lo ha visto lo ha descritto come un uomo in buone condizioni di salute ma provato dalla detenzione e dal carico di accuse mosse nei suoi confronti. In occasione delle festività, don Desio ha ricevuto la visita di una sorella che ha ottenuto il permesso di incontrarlo. Anche il cappellano del carcere, don Enzo Zannoni, ha avuto modo di scambiare con lui qualche parola, così come il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che nei prossimi giorni tornerà a fargli visita.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3896/-Don-Desio–nuovi-testimoni.html

  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594