Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Francesco Zanardi – San Gallo, aperta un’indagine per abusi in una scuola evangelica

    La procura del cantone di San Gallo ha aperto un procedimento penale per presunti abusi subiti da ex alunni di una scuola evangelica privata. Secondo le informazioni dello stesso pubblico Ministero si indaga soprattutto sul reato di violenza carnale.

    Secondo la radio svizzerotedesca SRF, gli atti contro l’integrità sessuale sono al centro dell’inchiesta: la procura ha confermato oggi a Keystone-ATS il contenuto del servizio radiofonico. Quest’ultimo ha anche riferito che al centro delle indagini vi è un ex insegnante.

    Lo scorso settembre, un documentario televisivo della stessa SRF aveva rivelato abusi subiti da ex alunni tra il 1995 e il 2002. Gli ex studenti dell’istituto avevano mosso alla scuola gravi accuse, riferendo in particolare di percosse con cinture e di un generale clima violenza psicologica.

    L’indagine giornalistica era seguita alla pubblicazione nel 2022 di un rapporto esterno su questo caso commissionato dai nuovi responsabili della scuola che aveva fatto violenza sugli alunni.

    Poco dopo la diffusione del documentario, un’ex allieva ha dichiarato alla SRF di essere stata violentata negli anni Novanta, quando aveva 12 anni, da un insegnante della scuola.

    https://www.cdt.ch/


    Federica Tourn – Vescovo belga dimesso dallo stato clericale per abusi su minore

    È stato dimesso dallo stato clericale il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino.

    I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.

    Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, che rendono necessario un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

    In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

    La speranza che la dimissione dallo stato clericale del vescovo belga “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso che ha segnato così profondamente e per tutta la vita loro e i loro cari”. E’ quanto affermano in una nota i vescovi del Belgio a commento della decisione presa da Papa Francesco.
    Nella Dichiarazione i vescovi del Belgio ricordano di aver “richiesto” questa misura “più volte negli ultimi anni”. “I vescovi del nostro Paese hanno sempre ritenuto, insieme alle vittime degli abusi e a molte altre persone della nostra società, che fosse vergognoso che Roger Vangheluwe avesse potuto rimanere ufficialmente vescovo e sacerdote, nonostante le misure molto restrittive messe in atto dalle sue dimissioni forzate”. I vescovi erano quindi tornati a chiedere la riduzione allo stato laicale del vescovo nell’ottobre 2023. Hanno esortato Vangheluwe a richiederla lui stesso e hanno reintrodotto il suo dossier canonico alle autorità vaticane. Questo file include la dichiarazione di una vittima che ha recentemente testimoniato formalmente contro Vangheluwe. Da qui la decisione di Papa Francesco. I vescovi belgi “esprimono il loro grande rispetto verso le vittime. Hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore”, scrivono nella nota. “Il loro esempio ha ispirato molte altre vittime che, a loro volta, non lasceranno più impunito il loro aggressore”. La nota spiega che Roger Vangheluwe, in linea di principio, può andare dove vuole. Tuttavia, è stato concordato con l’abbazia dove attualmente risiede che potrà continuare a restarvi in ​​isolamento. “I vescovi hanno insistito affinché lo facesse davvero”.

    Fonte: Vatican News, www.fanpage.it e Agensir


    Ludovica Eugenio – Jean-Michel Merlin, nuovi testimoni accusano ex focolarino

    PARIGI-ADISTA. È stato efficace l’appello lanciato dalla polizia francese all’inizio di quest’anno affinché si facessero avanti nuovi testimoni e vittime di abusi perpetrati dal laico consacrato ex focolarino Jean-Michel Merlin, oggi 83 anni. Il quotidiano Le Parisien (25/3) ha pubblicato la testimonianza di un uomo, oggi 52enne, che si è recato a denunciare proprio dopo aver appreso dell’appello. L’uomo racconta di essere stato abusato da Merlin dai 13 ai 15 anni, e poi ancora intorno ai 16-17; Merlin cercava le sue prede tra le famiglie rurali e meno abbienti che frequentavano il movimento, conquistando la fiducia dei genitori.

    Personaggio carismatico e di spicco nel movimento, giornalista, già direttore della rivista dei focolarini Nouvelle cité, nel 2020 Merlin era stato al centro di un’inchiesta del quotidiano Les Jours, con la quale una delle sue vittime, Christophe Renaudin, ha fatto esplodere il caso, battendosi perché una commissione esterna indagasse sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento dei Focolarini. Renaudin, musicista e clown, era stato abusato da bambino da Merlin, che ha passato la vita nel movimento dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato espulso. Lo aveva denunciato già nel 1994, in sede penale (con l’esito di non luogo a procedere) e in sede civile; qui Merlin, e siamo nel 1998, era stato condannato a pagare 50mila euro di risarcimento.

    Da allora almeno una trentina sono le vittime emerse, per ammissione dei focolarini stessi. Sempre nel 2020, sull’onda dello scandalo mediatico, i vertici francesi si erano dimessi e a dicembre dello stesso anno il Movimento incaricava la società GCPS Consulting di compiere un’indagine. Ne è derivato un rapporto di quasi un centinaio di pagine, frutto di un anno e mezzo di lavoro, basato sulla testimonianza di 26 vittime di Merlin – tutte maschili – mentre si ipotizzava l’esistenza di altre 11 vittime, nel periodo esaminato, dal 1963 al 1998, per un totale di almeno 37 vittime. Alcuni episodi di adescamento erano stati segnalati anche oltre questo periodo, fino al 2017. Lapidaria la valutazione del Rapporto: «Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Poiché i fatti erano prescritti, nel 2022 il tribunale di Nanterre ha deferito la questione alla brigata territoriale di protezione della famiglia, affinché proseguisse le indagini cercando nuovi testimoni. Ora la Prefettura di polizia di Nanterre, il 2 gennaio scorso, ha emesso un appello a eventuali altre «vittime non ancora identificate» e a chiunque potesse «fornire informazioni di interesse per l’indagine o desideri denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima in relazione a questo caso» a farsi avanti. L’inchiesta, per aggressioni sessuali su minori e maggiori di 15 anni e su maggiorenni, copre un periodo che va dal 1963 al 2005. Data la rilevanza del personaggio nel movimento e l’estensione del periodo, la questione che si pone ora è chi sapeva, nella gerarchia, e ha protetto Merlin e l’istituzione tacendo.


    Alessio Di Florio – Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare, prima firmataria Stefania Ascari, deputata Movimento 5 Stelle

    Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali del Ministero dell’Interno sul fenomeno delle organizzazioni settarie sebbene, rispetto al 1998, per esse sia diventato molto più facile reclutare soggetti sensibili per via dell’utilizzo delle nuove tecnologie e per un isolamento maggiore delle persone.

    Ne sentiamo parlare solo quando gli esiti sono i più drammatici, come nel caso della mattanza di Altavilla Milicia o di Roberta Repetto, ma le ricadute dell’azione delle organizzazioni settarie sulle persone sono molteplici e disastrose, in quanto tendono, con la propria attività, a emarginare le vittime che spesso vivono situazioni di fragilità.

    Se non abbiamo informazioni dettagliate non possiamo realizzare politiche di contrasto né conoscere pienamente il fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Lo scorso 21 marzo in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati ne hanno parlato Stefania Ascari,  e i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema

    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)

    Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. «Rinnovo l’invito al Parlamento affinché intervenga per arginare un fenomeno così pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine – ha dichiarato Ascari dopo la conferenza stampa –  Le vittime delle organizzazioni settarie abusanti e le loro famiglie non possono essere abbandonate dalle istituzioni».


    Federico Tulli – Dove si nascondono i preti pedofili

    Silenzio e preghiera. È questa la pena comminata dalla Chiesa cattolica

    agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne.

    Dal 2000, sappiamo grazie a Rete L’Abuso che sono almeno 200 i sacerdoti denunciati in Italia per pedofilia. Per molti di loro il reato di cui sono stati accusati era prescritto, ma almeno centoquaranta sono stati indagati o condannati. Alcuni in via definitiva. Indagando con Emanuela Provera per il nostro libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina” abbiamo così scoperto che molto pochi sono in carcere o sono passati per un carcere. Dove si trovano? Dove scontano le misure alternative?

    La risposta non è ovvia, e non solo perché i preti quasi mai hanno una casa di proprietà. Di loro si occupa la Chiesa. Come una «madre amorevole». «Non è vero che la Chiesa nasconde i preti pedofili, si sa benissimo dove si trovano. Spesso sono i magistrati che ce li portano ma,

    sempre, il loro vescovo è al corrente del loro “domicilio”. Altrimenti dovrebbe denunciarne la scomparsa» ci ha raccontato un diacono psicoterapeuta che ha chiesto di rimanere anonimo. Abbiamo così scoperto che in Italia esiste una efficientissima e molto discreta rete di «assistenza per ecclesiastici in difficoltà» (questa è l’espressione utilizzata dal Vaticano) creata con lo scopo di favorire il recupero dei

    rei, tramite la cura – laddove ce ne sia bisogno, come nel caso dei pedofili, – l’espiazione e la penitenza.

    Silenzio e preghiera. Per primi, oltre ad averne verificato l’esistenza, abbiamo mappato questa rete di case di cura in tutta Italia e soprattutto siamo entrati in quelle mura intervistando chi vi ha abitato e chi le gestisce. Anche attraverso fonti documentali inedite abbiamo raccontato come sono regolamentate, da chi dipendono, che sono finanziate dalla Conferenza episcopale, che sono state “inventate” da monsignor Ghizzoni, nominato nel 2019 primo presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Inoltre, abbiamo raccontato che tipo di vita conducono i preti “reclusi” al loro interno e come sono regolate le relazioni con la società laica. Abbiamo così appurato che il diacono non ci aveva detto tutta la verità. L’atavico timore del Vaticano per lo scandalo pubblico talvolta trasforma questi luoghi in carceri parallele a quelle dello Stato. È in queste «cliniche» che vengono indirizzati con garanzia di anonimato i sacerdoti protagonisti di episodi di abusi su minori che la Chiesa italiana, sulla base delle regole che si è data, non denuncia alla magistratura laica. Finendo paradossalmente per spuntare le armi che lo stesso papa Francesco ha a disposizione per la lotta contro la pedofilia.

    Come si combina infatti tutto questo con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra» (Gv 8,7).

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa, più o meno volontariamente, tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra,

    e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    È questa un’idea di giustizia che si piega alle convenienze della

    monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile per il papa, sta qui la sua «tolleranza zero».

    Che ne pensate?

  • Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Roma Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali per monitorare questo fenomeno che è in larga parte sommerso e finisce sulle pagine di cronaca soltanto quando gli esiti sono i più drammatici. La mancanza di informazioni dettagliate sul tema costituisce un forte limite sia per realizzare politiche dedicate sia per la conoscenza stessa del fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Ne parleremo giovedì 21 marzo alle ore 14.30 in una conferenza stampa presso la Camera Dei Deputati con i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema. Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine.

    Intervengono: Stefania Ascari, Deputata del Movimento 5 Stelle, prima firmataria della proposta di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie;
    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)
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    Ufficio Stampa Parlamento
    Movimento 5 Stelle

  • Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

    Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

    Alessandro Bastianelli è stato vittima della terribile comunità del Forteto,: ha subito ogni tipo di violenza e oggi è stato ospite de I Fatti Vostri per commentare la notizia che il guru della stessa comunità, Rodolfo Fiesoli, sia stato da poco liberato dalla galera e si trova in una Rsa per motivi di salute: “Per me è un’ingiustizia totale, dovrebbe marcire in galera per tutto il male che ci ha fatto”.

    Ma come è finito Alessandro Bastianelli nelle mani di questo santone?: “Ci sono finito all’età di 13 anni e ci sono uscito all’età di 21 anni. Mamma era malata di nervi e mio padre non riusciva a mantenerci e ci hanno segnalato questa cooperativa tramite i servizi sociali. Me l’hanno proposto e io ho detto di sì”. E ancora: “I primi giorni era tutto bello, ma era tutto falso, era solo per farsi volere bene. Qualcosa non mi tornava”.

    VITTIMA COMUNITA’ FORTETO: “MI SONO DETTO, ‘QUI CI MUOIO’”

    Poi una sera: “Mi son detto che qui ci muoio – ha raccontato ancora Alessandro, vittima del Forteto – hanno cominciato che io avrei dovuto chiarire perchè ero lì dentro e perchè avrei dovuto rimanere in quella comunità. Loro mi dissero che i miei genitori mi avevano venduto a loro e che i miei mi avevano scaricato ed erano morti”. Tutto nella comunità ruotava attorno al sesso: “A loro interessava solo quello. Una volta mi hanno portato in una stanza e mi hanno molestato, mi hanno accusato di guardargli il membro e mi hanno obbligato a toccarlo”.

    Alessandro ha proseguito il suo terribile racconto: “Io ho subito tonnellate di violenze”. A salvare Alessandro è stato il padre: “Non era una comunità, era un lager per lui e per gli altri”, racconta proprio il papà in lacrime “Sono arrivati al punto da venire in casa per comprarmi il figlio”, poi le accuse forti: “Anche le assistenti social erano d’accordo”. Alessandro ha concluso: “Cancellare questa ferita è impossibile, una ferita così si rimargina per poco, non c’è verso, non posso dimenticare una violenza sessuale e psicologica subita. Sono devastato psicologicamente, ho trovato la salvezza nei miei genitori, ancora dopo 20 anni non riesco a dimenticare”. Il papà ha aggiunto: “Alcuni si sono ammazzati li dentro, alcuni li rinchiudevano per giorni nelle celle frigorifere. Oggi mio figlio, che ha 45 anni, ha ancora gli incubi di notte”.

    Vittima del Forteto: “Mi hanno devastato”/ “Subito violenze sessuale e psicologiche”

  • Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Chissà come si sentiranno le vittime e i familiari dell’uomo accusato e condannato per abusi e molestie sessuali sui minori affidati alla sua comunità Il Forteto. Una vicenda che ha fatto da ribalta anche negariva per il Mugello anche sui media nazionali per svariati anni.

    È stato scarcerato Rodolfo Fiesoli, il “profeta” del Forteto. Fiesoli è stato scarcerato in quanto «le condizioni di salute sono incompatibili con la detenzione in carcere, sarà ospitato in una RSA del padovano.

    Il 22 dicembre scorso Fiesoli era stato portato nel carcere di Sollicciano (Firenze) dopo che la Cassazione lo aveva condannato a 15 anni per violenza sessuale e maltrattamenti avvenuti nella comunità. Tenendo conto di un periodo di arresto nel 2011, Fiesoli doveva scontare un residuo di pena di 14 anni. Ma, dopo soli 7 mesi, il fondatore del Forteto è di nuovo in libertà. Il 5 luglio scorso, infatti, la Cassazione ha accolto il ricorso dei suoi legali.

    Piccola ricostruzione. La comunità agricola nasce negli anni ’70 come esperimento di vita in comune dall’idea di Rodolfo Fiesoli. Il Forteto diventa ben presto una realtà economica e sociale molto importante in Toscana.

    Il Tribunale dei minori di Firenze affida negli anni alle coppie che vivono all’interno della comunità molti bambini con grossi problemi familiari. Ma già nel 1985 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, suo braccio destro nella comunità, vengono condannati a due anni il primo e a 10 mesi il secondo per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili. Il Tribunale dei Minori continuerà però per 30 anni a affidare bambini alla comunità.

    Il Forteto era un simbolo della sinistra in Toscana, un esempio di imprenditorialità.  “Rodolfo Fiesoli è riuscito a far passare tutto come se fosse una persecuzione da parte del giudice, che era di destra. Così nel Mugello il pregiudizio ha iniziato a fare il suo lavoro”.

    Fino a che, nel dicembre 2011, scoppia lo scandalo più grande, con nuove accuse di violenza sessuale. Vengono rinviati a giudizio non solo Rodolfo Fiesoli, ma anche il suo braccio destro Luigi Goffredi e altre 20 persone tra i vertici del Forteto. Il 22 dicembre 2017 Rodolfo Fiesoli viene arrestato e portato in carcere, mentre per Goffredi i reati sono andati in prescrizione.

    Dietro la meravigliosa realtà della cooperativa agricola con frutteti, oliveti e il caseificio, c’era una specie di setta. Tutti dovevano sottostare alle regole del profeta, il Fiesoli.

    Anche il sistema degli affidamenti all’interno della comunità sarebbe stato gestito da lui. Infatti, i bambini tolti alle famiglie d’origine venivano sì affidati a una coppia, ma sarebbero poi stati “ridistribuiti” su indicazione del Fiesoli ad altri all’interno del Forteto.

    “A questi bambini veniva fatto il lavaggio del cervello”, ha raccontato Luisa Chincarini della Commissione d’Inchiesta. “Si diceva loro che la famiglia d’origine li violentava”. I bambini sarebbero stati spinti a denunciare violenze da parte delle famiglie d’origine.

    Rodolfo Fiesoli, dopo la scarcerazione, si trova in una località segreta. “Sapere che dopo poco più di sei mesi dal suo arresto sia già stato scarcerato fa male. Fa male a me, ma non oso immaginare cosa stiano provando in questo momento le vittime dell’orco”, ha commentato Stefano Mugnai (FI), presidente della prima commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

    Altre reazioni

    “La scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, il capo della comunità ‘Il Forteto’ condannato poco più di tre anni fa a 14 anni e 10 mesi di reclusione, dimostra che c’è ancora molto da fare per la ricerca delle responsabilità su questa triste vicenda. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di conoscere le motivazioni espresse sulla decisione dal Tribunale di sorveglianza di Venezia”. Lo affermano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Francesco Michelotti e Chiara La Porta.

    “Per questi motivi – aggiungono – abbiamo già chiesto la calendarizzazione della proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per istituire una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso. Lo Stato – concludono Donzelli, Michelotti e La Porta – non può lasciare sole le vittime, da parte nostra metteremo in campo ogni sforzo”.

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

  • Il paradosso italiano mentre in Canada il papa chiede scusa per le scuole residenziali

    Il paradosso italiano mentre in Canada il papa chiede scusa per le scuole residenziali

    Proprio in questi giorni papa Francesco è in Canada per porgere le scuse ai nativi per il genocidio nelle “scuole residenziali”, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche.

    Mentre in Canada i sopravvissuti vogliono non le scuse, ma i documenti, i registri per sapere chi e dove sono sepolti i corpi delle loro famiglie e cercare di uscire in qualche modo da questo incubo, in Italia…

    Da anni stiamo sempre più affidando attraverso le amministrazioni pubbliche, in particolare quelle locali, servizi che riguardano in particolare minori. Moltissimi, gestiti dal clero o da surrogati al quale fanno riferimento. Naturalmente non c’è nulla di caritatevole, i comuni e le regioni li sovvenzionano abbondantemente, togliendo ai servizi pubblici oramai quasi azzerati nel paese.

    Ma questa è solo una triste realtà italiana, stando all’inchiesta UAAR l’Italia elargisce ogni anno alla chiesa cattolica più di sei miliardi. Una cifra che se investita nel pubblico sicuramente eviterebbe a chi va nelle scuole pubbliche, non solo di portarsi la carta igienica da casa.

    La differenza tra l’Italia e il Canada, sta nel fatto che li spesso i nativi erano costretti ad entrare nelle scuole residenziali. In Italia non c’è una coercizione, a cui supplisce però l’attuale crisi economica, che se pur in un’altra forma, di fatto costringe le tante famiglie in crisi, in assenza di una alternativa pubblica statale, ad affidare a questi servizi parastatali indicati dalle amministrazioni locali i propri figli.

    Al di la della triste facciata, ora è importante entrare nel vero problema introdotto sopra, ma qui riguarda non l’aspetto economico, più importante chi poi sarà tutore di quei bambini e con quali qualifiche.

    L’Italia (denunciata nuovamente alle Nazioni Unite nel febbraio scorso dalla Rete L’ABUSO sulla base del Protocollo OPIC che da facoltà in caso di gravi inadempienze, l’avvio di un’indagine da parte dell’organo di controllo Garante sovranazionale) è stata riconosciuta inadempiente già nel 2019 dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite e anche se ignorata dai riflettori dei media, stando ad Agenzia NOVA, pochi giorni fa – non proprio così inattesa – l’Italia ed altri 3 paesi sarebbero stati messi in mora dalla Commissione UE, proprio per inadempienze in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, di cui è titolare il Ministero delle Pari Opportunità, Ministro uscente Elena Bonetti.

    Ma mentre l’Onu, nel suo report del 2019 ha analizzato sia lo stato generale della situazione dei bambini in Italia, riservando al punto 21 le risposte specifiche all’istanza della Rete L’ABUSO sulle problematiche riguardanti l’area specifica del clero, contenute nel nostro report iniziale, la messa in mora di cui parla Agenzia NOVA è un atto di carattere più generale, cioè che non riguarda la specifica area del clero, ma la situazione di pericolo a cui ogni bambino che è sul suolo dello Stato membro o vi entra anche solo temporaneamente per una vacanza con la famiglia, è sottoposto.

    Entrando ora nella specifica area del clero andiamo a vedere quali criticità che vi accorgerete essere gravi, vanno ad aggiungersi a quelle già dette sopra.

    In Italia manca un obbligo di denuncia per tutti i cittadini oltre a vuoti di vario genere, ma uno dei nodi cruciali è quel vuoto lasciato al decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, ovvero il Certificato penale antipedofilia, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE.

    Solo in Italia (come contesta oltre al Comitato ONU anche l’Onorevole Matteo Mantero in una Interrogazione parlamentare chiesta dalla Rete L’ABUSO e inascoltata dal novembre del 2017) troverebbe applicazione in tutte le scuole o strutture per minori gestite dalla cosa pubblica o privata, ma stranamente, nel nostro paese si nota che il Legislatore ha voluto sollevare dall’obbligo di questo importante “strumento di prevenzione”, tutti coloro che non hanno un contratto continuato (esempio gli stagionali) e comunque tutto il mondo del volontariato, paradossalmente quello da sempre più a rischio nell’area civile, al quale appartiene anche il mondo del clero ed il suo indotto.

    Cito uno dei casi recentissimi, senza entrare nel merito per rispetto alle indagini. Nell’esperienze sessuali che ogni undicenne fa, questo viene sorpreso con un amico dai genitori, che dopo diverse vicissitudini, preoccupati si rivolgono per un consulto ad una struttura terapeutica per minori alla quale spesso vengono affidati anche dal tribunale, gestita da un sacerdote, tra le tante come dicevamo all’inizio, caritatevolmente finanziate dal pubblico. La chiesa sapeva dei problemi del prete, già trasferito da un’altra diocesi anni prima per via delle sue tendenze pedofile. Di come sia finito il consulto credo non sia il caso di spendere parole.

    Questo è uno degli aspetti, che forse essendo il sacerdote già stato denunciato anni prima alla magistratura, il Certificato penale antipedofilia avrebbe quasi certamente evitato.

    Ma questo è l’aspetto più superficiale del vuoto lasciato dalla disapplicazione del certificato, ce n’è uno ben più subdolo e basta provare a mettersi pochi secondi nei panni di un pedofilo per comprenderlo.

    Non a caso chiamati predatori, si muovono con attenzione e lucidità, studiano preda e l’ambiente e sanno (soprattutto se pregiudicati per questi reati) che non possono inserirsi in nessuno degli ambienti dove esige il certificato. Sanno però di avere tutto l’ambiente del volontariato, generalmente popolato da molti minori, anche se però è spesso un pò rischioso, magari qualcuno si accorge e facilmente denuncia.

    Sempre nell’ambito del volontariato però sanno di avere anche quello legato al circuito del clero, tradizionalmente e notoriamente omertoso e che mette in primo piano il buon nome dell’istituzione, lasciando come secondaria la salute psicofisica dell’eventuale minore rimasto vittima. Una ulteriore tutela per un predatore che sa che se verrà scoperto, difficilmente sarà denunciato, in quanto l’istituzione tende ad auto tutelarsi e al massimo, lo allontanerà.

    Certo non siamo alla drammatica situazione canadese che tuttavia, con altre modalità ha vissuto anche l’Italia – vedi il caso dell’istituto per Sordi Antonio Provolo di Verona le cui vittime non hanno mai ricevuto giustizia o quello delle comunità CARITAS di don Lucio Gatti , il Forteto, Bibbiano ecc. ecc. – ma paradossalmente, mentre in Canada come in tutti gli altri paesi dell’Eurozona c’è stato un allontanamento responsabile dal dare in gestione la cosa pubblica a chi non aveva garanzie e trasparenza per farlo, la tendenza italiana va esattamente all’opposto, con tutti i rischi di un ambiente già di suo compromesso anche dove è maggiormente tutelato, con tutti i vuoti che a questo si vanno ad aggiungere quando si entra in quella enorme area incontrollata (nelle garanzie) che è il volontariato, oggi collettore dei tanti rifugiati che accogliamo nel paese, spesso violati già solo nella loro cultura religiosa, alla quale palesemente ne imponiamo un’altra.

    L’Italia deve intervenire in questo o probabilmente tra qualche anno, quando l’oggi verrà preso in considerazione qualcuno chiederà ancora scusa, questa volta però per qualcosa di annunciato e di volutamente ignorato.

    Zanardi

  • Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Sono 16 le vittime del Forteto (quelle che, per sopraggiunta prescrizione, non hanno potuto ricevere nessun rimborso) che hanno deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con l’accusa precisa nei confronti dello Stato Italiano per aver permesso, con la sua negligenza, il protrarsi di queste violenze. Un Natale amaro, nel ricordo di tanti Natali negati all’interno della comunità setta…

    Il video, diffuso sia sui social che agli organi di stampa, inizia con un testo in cui sintetizza le motivazioni che hanno spinto queste 16 vittime a rivolgersi alla Corte di Strasburgo, poiché ritengono che nonostante le istituzioni abbiano riconosciuto le loro responsabilità, si siano dimenticate del risarcimento completo alle vittime, cosa che è stata effettuata solo in parte.

    Tutto questo – spiega Marchese – dopo che al Forteto sono stati affidati negli anni circa 90 minori o anche ragazzi appena maggiorenni. Che – aggiunge l’avvocato – hanno lavorato per anni, festivi compresi, senza ricevere né retribuzioni né contributi. Il tutto nonostante Fiesoli e Goffredi fossero già stati condannati nel 1985 per gravi reati in danno di minori e disabili”.

    Di chi è la colpa di tutto questo? Chiede Marchese: del Forteto, ma anche delle istituzioni italiane. E per risanare tutto ciò non basta istituire commissioni regionali o nazionali. Si tratta infatti di minori o ragazzi appena maggiorenni che sono anche stati maltrattati o abusati; e che non potevano incontrare i propri familiari. Il tutto dopo che, per anni, sono state ignorate le prime condanne a Fiesoli e Goffredi.

    Nel testo all’interno del video troviamo anche un messaggio che dovrebbe far riflettere:

    “… le vittime sono state costrette a sottoporre la questione alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che verrà così a conoscere la miseria umana di chi, per rievere gratuitamente una forma di pecorino, ha inviato all’inferno minori e disabili. Le vittime del Forteto ringraziano le istituzioni per questo ennessimo Natale Amaro.”

    Il ricorso è stato presentato dall’Avvocato Giovanni Marchese in collaborazione con lo Studio Legale CNTTV di Firenze.

    https://www.okmugello.it/news/cronaca/999866/vicchio-il-natale-amaro-delle-vittime-del-forteto-presentati-i-ricorsi-a-strasburgo

  • Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Condanna invariata a 14 anni e 10 mesi per l’ex guru del Forteto, la comunità di affidi di minori vicina a Firenze: i giudici spiegano perché non hanno praticato sconti di pena

    Reati troppo gravi per concedere qualunque sconto di pena. È questa in sintesi la motivazione con cui la Corte di Cassazione ha legittimato la pena di 14 anni e 10 mesi inflitta a Rodolfo Fiesoli, l’ex “guru” della comunità del Forteto di Vicchio, nel Mugello. Fiesoli, si legge nel verdetto di 48 pagine depositato oggi, giovedì 25 giugno, non avrebbe mai mostrato “resipiscenza” né pentimento per le azioni commesse dagli anni Settanta al 2010, a danno di ragazzini e adolescenti in condizioni di disagio affidati alla struttura. Questo il motivo per cui gli ermellini, con decisione dello scorso 6 novembre, hanno confermato la condanna per violenza sessuale di gruppo e altri reati emessa dalla corte d’appello di Firenze il 26 ottobre 2018.
    Una pena rimasta invariata per via della “lunga durata dei maltrattamenti – si legge nelle motivazioni – e della pluralità delle condotte illecite di soggezione psicologica e morale perpetrate dal Fiesoli che, per la sua posizione di ‘capo spirituale’ della comunità, ha dettato le regole comportamentali”. “Inducendo – proseguono i supremi giudici– gli altri membri adulti della stessa ad uniformarvisi, pena l’allontanamento, e a concorrere con lui nella consumazione di tali delitti”.

    Violenze e abusi nella comunità del Forteto, in altre parole, “erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate” da Fiesoli, continuano i magistrati della IV sezione penale della Cassazione. “Nel dichiarare l’infondatezza delle impugnazioni degli imputati – si legge ancora – la Suprema Corte ha richiamato la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito da cui risulta che l’episodio di violenza sessuale (nei confronti di una delle vittime, ndr) è “ampiamente provato”. Violenze “sostenute dalla condotta abusiva ed induttiva dell’agente”, e conseguenza diretta della “dottrina” predicata dal guru.
    Nei giorni scorsi, sul caso Forteto era stata sentita in commissione parlamentare d’inchiesta il sostituto procuratore di Firenze Ornella Galeotti, che ha seguito in veste di pubblico ministero il processo a Fiesoli iniziato nel 2013, su fatti di oltre trent’anni prima. “In Toscana – ha detto in un passaggio della sua audizione – per 30 anni si è assistito a una sospensione di tutte le regole e le leggi sul tema” dell’affidamento dei minori. Una vicenda cominciata nel 1975, quando Fiesoli fondò la comunità che negli anni seguenti accolse decine di bambini con disagio fisico e psichico. Vittime, secondo quanto accertato nei decenni successivi dai tribunali, di abusi e violenze di ogni genere, portate avanti da Fiesoli e da altri membri del gruppo, tra cui Daniela Tardani (condannata a 6 anni e 4 mesi di reclusione). All’interno della comunità vigeva una severa disciplina di separazione dei sessi, i rapporti omosessuali erano promossi mentre i legami affettivi e familiari osteggiati in ogni modo.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/06/25/news/cassazione_sul_forteto_fiesoli-260185537/?fbclid=IwAR2PzGzzth2Hc2mt5Qm9MbvhwT-qoqF9cGQkliG3Ac8TTrns5piBybw1bco

  • Caso Forteto. Lettera di una ‘vittima dimenticata’

    Caso Forteto. Lettera di una ‘vittima dimenticata’

    Una toccante lettera in redazione: Mi chiamo Emanuele Bimonte, sono una delle vittime dimenticate del sistema Forteto. Ho denunciato alla fine del 2016 la mia vita di 20 anni all’interno del Forteto, e “grazie” alle promesse della consigliera regionale Stefania Saccardi, sono uscito, entrando a far parte di quel progetto chiamato “Oltre”, gestito da Artemisia e Sds Mugello.

    In questi mesi ci siamo lamentati perché all’interno del progetto ci sono 7 soci fondatori del forteto che di fatto, dopo essere stati 35 anni i nostri aguzzini, ci ritroviamo loro come “vittime” nel progetto. Non sono solo dei semplici utenti. Sono anche parte attiva che mette in difficoltà i ragazzi che ne fanno parte.

    Ci sono persone che al Forteto non hanno mai subíto nulla..se non favorì e privilegi. Altri ragazzi come me invece si trovano da quattro mesi nella difficoltà di abbandono totale. Il progetto ha una funzione precisa. Aiutare chi ne era entrato da minore, aiutarlo a fare il suo percorso. Prevede un aiuto su casa, utenze, lavoro e supporto psicologico. Attualmente mi trovo con in ordine di sfratto.

    Perché il progetto non fa nulla di questo da più di un anno? Siamo stati ingannati, dimenticati, sfruttati un’altra volta. È brutto ciò che sto per dire ma, se fossi rimasto al Forteto forse sarebbe stato meglio. Avrei rischiato meno. Noi non abbiamo mai scelto nulla della nostra vita. Siamo stati sempre merce di scambio per fondi.. progetti, dove vi era occasione di soldi pubblici.. ci hanno praticamente spremuto.

    È un incubo che si ripete. Noi abbiamo una vita sempre più rovinata. E altri invece privilegiati, da sempre. La dignità non è più un pilastro dì vita ma un optional.. Sono mesi che il progetto è sotto i riflettori anche per altre questioni (come quella della psicologa che aveva già effettuato una perizia prima dell’esplosione del caso). Adesso mi ritrovo quasi fuori casa senza nulla. Questa è l’Italia, questo è ciò che hanno fatto. Nulla di positivo. Anzi. Fino a che sarà così non cambieranno mai le cose. E noi rimaniamo sempre vittime. Di tutto e di tutti.

    https://www.okmugello.it/news/attualita/939469/mugello-caso-forteto-lettera-di-una-vittima-dimenticata?fbclid=IwAR3r2gU2oCJT6nTZJXbUOIGqrCoBO7Y5y3RI8HnGWBd8796CiBn8FK7N4-Q

  • Forteto, bufera sulla Commissione: le vittime contro la Presidente

    Forteto, bufera sulla Commissione: le vittime contro la Presidente

    La Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto parte col piede sbagliato. A criticare la scelta del Presidente, Angela Piarulli del Movimento 5 Stelle, è l’Associazione Vittime del Forteto con il suo Presidente Sergio Pietracito.

  • Forteto: commissione parlamentare finalmente al via

    Forteto: commissione parlamentare finalmente al via

    Organismo insediato, Piarulli (M5S) eletta presidente. Donzelli (FdI) perde al ballottaggio

    Dopo ben cinque rinvii si è finalmente insediata stamani la Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto. Alla Presidenza, con 16 voti, è stata eletta Angela Anna Bruna Piarulli del Movimento 5 Stelle, votata dalla maggioranza, che ha prevalso sul deputato fiorentino di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, sostenuto da tutto il centrodestra, che ne ha ottenuti 12.

    Nell’ufficio di presidenza della commissione sono stati eletti due parlamentari toscani. I vicepresidenti sono infatti il senatore Manuel Vescovi (eletto in Toscana per Lega) e la deputato Lucia Ciampi (Pd). Segretari sono la senatrice Caterina Biti (fiorentina del Pd) e Fiammetta Modena (Forza Italia).

    La votazione è avvenuta dopo una lunga notte di trattative, dopo che ieri i presidenti delle camere, Fico e Casellati, si erano rifiutati di rinviare nuovamente la convocazione dell’organismo in seguito al mancato accordo fra Partito democratico e Movimento 5 Stelle sulla presidenza.

    Sulle presidenze delle commissioni (stamani si è votato anche quella sulle banche, che sarà presieduta da Carla Ruocco, anch’essa del Movimento 5 Stelle) si è consumato anche un piccolo strappo nella maggioranza: secondo quanto si è appreso, infatti, i parlamentari di Italia Viva non hanno partecipato al voto.

    https://www.firenzetoday.it/politica/forteto-commissione-inchiesta-parlamentare.html?fbclid=IwAR2edMLAhwm0MKYd9A1DQEVGYR1xXKO18XXXIh_lzW8tkvY0reOr0GdDpf4