Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Forteto. Parlano le vittime: “Ecco chi sono (e perché) i soci da allontanare”

    Forteto. Parlano le vittime: “Ecco chi sono (e perché) i soci da allontanare”

    “Solo così ci sarà vera discontinuità” – L’Associazione Vittime del Forteto (a seguito della nota nella quale il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Il Forteto rivendicava la discontinuità con il passato, clicca qui) chiede in modo esplicito alla stessa cooperativa se i ’34 soci allontanati’ di cui si parla siano quelli ritenuti responsabili (anche se a loro vantaggio è poi intervenuta la prescrizione). E, con una serie di domande, fa nomi e cognomi, nell’attesa di una risposta altrettanto franca.
    Leggiamo il comunicato della cooperativa il Forteto che rivendica la discontinuità con la comunità precisando, se ce ne fosse bisogno, che siamo estranei alla propaganda politica.

    Bacci Francesco, Bocchino Maria Angela, Consorti Mariella, Giorgi Marida, Goffredi Luigi, Montorsi Silvano, Pezzati Stefano Paolo, Sassi Elisabetta, Serpi Luigi, Tardani Daniela, Tardani Maria Francesca, Tempestini Elena Maria, Vannucchi Mauro sono stati ritenuti responsabili, di aver commesso il delitto di maltrattamenti di cui al capo v) IN CONCORSO CON RODOLFO FIESOLI coadiuvandolo stabilmente nell’attuazione e nell’osservanza delle rigide regole di vita e di comportamento da quello create e imposte nella comunità.

    I suddetti 14 soggetti con il loro comportamento hanno causato un grave danno alla cooperativa non solo d’immagine, essendo stata condannata quest’ultima a pagare provvisionali alle parti civili per un importo complessivo di euro 650.000,00 (ai quali dovrà aggiungersi l’integrale risarcimento del danno) mentre alcuni imputati sono stati condannati personalmente a pagare alle parti civili l’importo complessivo, sempre a titolo di provvisionali di euro 455.000,00. Appare evidente il danno provocato alla Cooperativa da tutti i soggetti sopra indicati.

    Sono stati tutti allontanati indipendentemente dal fatto che alcuni di essi abbiano beneficiato della prescrizione (che vuol dire esclusivamente che non sono stati condannati penalmente ma comunque ritenuti responsabili dei fatti addebitati e, di conseguenza, condannati a pagare i risarcimenti insieme alla cooperativa)?

    La cooperativa ha esperito le azioni giudiziali al fine di recuperare quanto pagato alle parti civili per conto dei suddetti soggetti?

    Questi ultimi sono stati allontanati dalle abitazioni che occupavano al Forteto?

    Ugualmente altri 2 soci Romoli Gianni e Premoli Domenico dovrebbero essere allontanati dal Forteto in quanto, pur essendo intervenuta la prescrizione a loro favore antecedentemente alla sentenza di primo grado, hanno proposto appello per ottenere l’assoluzione invece della prescrizione, richiesta respinta in quanto il testimone loro accusatore è stato definito credibile dalla Corte di Appello.

    Per completare la pretesa discontinuità la cooperativa dovrebbe allontanare quei soggetti (circa 20) che, sentiti nel corso del processo, hanno difeso strenuamente l’operato e la figura del Fiesoli rendendo testimonianze ritenute dal Tribunale reticenti ed avulse dalla realtà nel tentativo, fortunatamente mal riuscito, di magnificare il “paradiso” creato all’interno del Forteto nel corso dei 40 anni della sua storia.

    In particolare due di questi ultimi Alberto Bianco e Francesco Rotini, almeno a quanto ci risulta, fanno parte a pieno titolo e con deleghe importanti dell’attuale cda della cooperativa.

    14 + 2 + circa 20 = 36 Il numero corrisponde a quello degli “oltre 34 soci” allontanati dalla cooperativa.

    Se i soci esclusi (allontanati dalle abitazioni e perseguiti civilmente per il gravissimo danno causato) sono quelli sopra indicati allora siamo d’accordo, la cooperativa si è rinnovata ed ha reciso totalmente i legami con la comunità.

    Se invece anche uno solo dei suddetti soggetti è rimasto a qualsivoglia titolo all’interno del Forteto ribadiamo che la Cooperativa deve essere immediatamente commissariata.
    Inoltre quali azione intende intraprendere la nuova cooperativa per sanare le posizioni di tutti coloro ex soci che dovendo fuggire, da quel’inferno hanno perso salari mai ricevuti e Tfr?

    Quali iniziative di pace sociale intende la cooperativa intraprendere insieme e a sostegno delle vittime?

    Rispetto all’economia del territorio Mugellano; qual’ è oggi la mole di conferimento di latte a “km 0”, e da quali produttori locali proviene?

    Infine; se non sarebbe il caso di cambiare nome, vista l’ immensa tragedia umana che questo marchio richiama e sempre di più richiamerà?

    Associazione Vittime del Forteto

     http://www.okmugello.it/mugello/forteto-parlano-le-vittime-ecco-chi-sono-e-perche-i-soci-da-allontanare?fbclid=IwAR3ZyFuSZiMPVl3MMq_Ly9XQWCNBtE6b3Fi6irmdIL1BJLnBlIhxQOBePCw
  • Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Lady Radio svela il cambio nella cooperativa. Donzelli: “Il governo deve commissariare con urgenza”

    Il Presidente del Forteto Ferdinando Palanti avrebbe affidato “deleghe pesanti” a due consiglieri del Cda che al processo in tribunale a Firenze hanno difeso la comunità. E’ quanto emerso dalla ricostruzione dell’emittente radiofonica Lady Radio, sulla quale ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Al Forteto sta succedendo ancora una volta qualcosa di inquietante“.

    “Personaggi tutt’altro che discontinui rispetto a Fiesoli, che sappiamo avere ancora un’influenza importante nella cooperativa – ha sottolineato – avrebbero ripreso in mano direttamente il potere. Lo stesso Presidente Palanti avrebbe affidato compiti pesanti al vicepresidente Francesco Rotini e al consigliere Alberto Bianco, che al processo hanno difeso la comunità e minimizzato sulle allucinanti regole che hanno reso quel luogo una setta. Se le notizie saranno confermate si tratta di fatti gravissimi che il governo ha il dovere di verificare subito per intervenire e commissariare con urgenza la struttura”.

    “Palanti, dalla sua elezione a presidente nel giugno 2015 – prosegue Donzelli – fu chiamato a portare al Forteto la ‘discontinuità‘ rispetto al passato, intenzione che ha ribadito egli stesso nel febbraio 2016 durante la visita della Commissione d’inchiesta al Forteto. Quanto apprendiamo oggi mette il sigillo definitivo sul fallimento di questo obiettivo: oggi Palanti si rifiuta persino di rispondere ai giornalisti”.

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”
    „”Su una vicenda così delicata e anche per la tutela delle persone che lavorano al Forteto è necessaria una trasparenza che oggi non c’è. Quello che sta succedendo è gravissimo: chi ancora difende questa governance della cooperativa, e quindi nega la necessità del commissariamento per una reale rottura  – conclude Donzelli –  si assuma la responsabilità di non volere alcun cambiamento rispetto a chi ha guidato il Forteto negli anni bui degli abusi“. “
    http://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-cooperativa-presidente-fiesoli.html?fbclid=IwAR0PyUPhORtoxjdXDLGNdO-3zDHIy5sRU1B69uPd3yu3ZOfI_dKV-R32kx8
  • Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

    Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

    “La nuova condanna comminata a Rodolfo Fiesoli per gli orrendi abusi perpetrati ai danni di minori collocati in affido all’interno della comunità Il Forteto del Mugello, in provincia di Firenze, non è che l’ennesima conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto anche in ordine all’esistenza di un ”sistema Forteto” e sul fatto quella comunità avesse, come ancora ha, la natura di una setta. Per questo non posso che rinnovare l’invito alla maggioranza Lega e M5S affinché consenta la rapida attivazione della commissione d’inchiesta parlamentare che io stesso ho richiesto calendarizzando la mia proposta di legge”.

    Lo afferma il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai all’indomani del riconteggio della pena per il leader della comunità Rodolfo Fiesoli da parte della Corte d’Appello di Firenze, un secondo passaggio frutto del rinvio della Cassazione disposto nel dicembre 2017.

    “Rodolfo Fiesoli all”interno del Forteto si faceva chiamare ”Il Profeta”. Già questo crea una cornice suggestiva per inquadrare il contesto”, sottolinea Mugnai che segue la vicenda Forteto fin dal 2012 quando, come consigliere regionale della Toscana, ebbe a presiedere la prima commissione regionale di inchiesta quella che portò alla luce il sistema di violenze e abusi praticato all’interno di quella che anche la magistratura avrebbe in seguito bollato come comunità-setta, esprimendo condanne fino al terzo grado di giudizio.

    “Questo nuovo pronunciamento da parte della Corte d”Appello fiorentina – commenta Mugnai – cristallizza proprio il ”sistema” laddove qualifica il reato di violenza sessuale di gruppo. Al Forteto esisteva attorno a Fiesoli una sorta di ”cerchio magico” di chi se non abusava favoriva il perpetrarsi degli abusi, o taceva, o girava il capo. Una setta su cui ancora dovremo tanto scavare anche a livello parlamentare. Chiedo che ci si affretti”.

    Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

  • Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Firenze, il caso degli abusi sessuali all’interno della comunità mugellana. La difesa: “Faremo ricorso in Cassazione”

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 14 anni e 10 mesi per i casi di abusi sessuali nella struttura mugellana del Forteto. Lo ha deciso la Corte d’appello di Firenze. Si è trattato del “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioè quello più grave.

    Il procuratore generale Bocciolini aveva chiesto 17 anni, con il ripristino della pena inflitta in primo grado. L’avvocato difensore di Fiesoli, ricordando la sua età, 77 anni, aveva chiesto una pena “che non lo condannasse di fatto all’ergastolo“.

    L’altra imputata, Daniela Tardani, è stata condannata a 6 anni e 4 mesi. La Corte d’appello ha inoltre accolto quattro concordati a due anni di pena di altrettanti imputati di maltrattamenti, persone appartenuta alla comunità del Forteto. Altri 4 imputati, membri della comunità mugellana, hanno patteggiato una pena di due anni.

    Rodolfo Fiesoli, al centro di varie inchieste e condanne per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato l’8 luglio scorso a seguito di una decisione della Cassazione del precedente 5 luglio, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. «Attenderemo le motivazioni e presenteremo ricorso per Cassazione», ha detto il legale di Fiesoli dopo la lettura della sentenza. Le motivazioni saranno depositate fra trenta giorni.

    Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi, ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni.

  • Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Si celebra il nuovo processo processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Il procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto 17 anni e mezzo per Rodolfo Fiesoli, il “profeta” della comunita’ del Forteto accusato di abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti sugli ospiti della comunità di Vicchio (Firenze) di cui era il capo.

    Si sta infatti celebrando il “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioe’ quello piu’ grave.

    L’accusa ha chiesto anche 6 anni e 10 mesi per l’altra imputata, Daniela Tardani, accusata di violenza sessuale di gruppo con Fiesoli. In pratica, il pg Bocciolini ha chiesto di ripristinare la pena inflitta in primo grado ai due imputati, togliendo due mesi a Tardani per un episodio nel frattempo prescritto.

    Altri imputati minori, membri della comunità mugellana capeggiata da Rodolfo Fiesoli, hanno avanzato istanza di concordato, ‘patteggiando’ una pena di due anni. Non è presente nessuno degli imputati mentre sono in aula, tra il pubblico, alcune vittime. Il processo prosegue nel pomeriggio con le arringhe dei difensori. In apertura di processo, è stata sollevata un’eccezione, rigettata dalla Corte d’appello, su un difetto di notifica dell’udienza all’imputato Fiesoli.

  • Violenza su minore: Fiesoli condannato a otto anni

    Violenza su minore: Fiesoli condannato a otto anni

    Il fondatore della comunità “Il Forteto” è stato processato con rito abbreviato

    Firenze, 25 settembre 2018 – Otto anni di carcere: questa la condanna inflitta a Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità di recupero Il Forteto in Mugello, nel processo con rito abbreviato che lo ha visto imputato a Firenze con l’accusa di violenza sessuale nei riguardi di un minore ospite della comunità.

    Il procedimento ha riguardato lo stralcio relativo alle accuse di un giovane teste, presunta vittima di violenze emerse nel corso del processo principale sul Forteto, che ha portato alla condanna di Fiesoli per maltrattamenti e violenza sessuale.

  • Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Approvato all’unanimità il disegno di legge

    Firenze, 11 settembre 2018 – Il Senato dice sì all’unanimità alla commissione d’inchiesta bicamerale sui fatti del Forteto, la comunità in provincia di Firenze nella quale furono commessi abusi sessuali su minori. Il disegno di legge passa a Roma con 266 sì e nessun voto contrario. “Sono convinto e lo auspico di tutto cuore che la costituenda Commissione d’inchiesta parlamentare riuscirà a chiarire le tante vicende tuttora colpevolmente oscure, legate alla sconvolgente vicenda della comunità mugellana”, dice Jacopo Alberti, consigliere regionale della Lega, già membro della Commissione d’indagine sul Forteto dell’Assemblea della Toscana.

    “Dopo anni di silenzio, il caso del Forteto è ancora una ferita aperta. È necessario accertare tutte quelle responsabilità rimaste nell’ombra attraverso l’istituzione di un’apposita commissione parlamentare di inchiesta che consentirebbe di far luce sulla terribile vicenda legata alla comunità del Forteto. Un luogo dove per 30 anni sono stati accolti minori in affidamento da famiglie con gravi problemi e dove sono stati commessi gravi abusi sessuali e violenze su minori”, dice il senatore di Fratelli d’Italia Filippo La Pietra.

    Per il caso del Forteto uno degli esponenti di spicco, Rdolfo Fiesoli, era stato condannato a quindici anni e dieci mesi.

  • Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

    Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

    La struttura in provincia di Firenze accoglieva ragazzi in affidamento dal tribunale dei minori ed era guidata dal “Profeta” Rodolfo Fiesoli (condannato a oltre 15 anni di pena). Da qui sono passati numerosi dirigenti del centrosinistra. Ma era con sindaci e dirigenti locali, hanno dimostrato le commissioni d’inchiesta, che Fiesoli e i suoi assistenti sono riusciti a intessere rapporti

    L’immagine della comunità del Forteto alla fine è stata oscurata da una condanna esemplare: i 15 anni e 10 mesi che la Cassazione, nel dicembre 2017, ha inflitto a Rodolfo Fiesoli,che si faceva chiamare il Profeta e che è stato ritenuto responsabile degli abusi psicologici e sessuali avvenuti nella struttura nei confronti di minori e disabili dati loro in affidamento dal tribunale dei minori. Ma per anni la comunità, tra Vicchio e Dicomano, è stata un fiore all’occhiello della sinistra, un’esperienza economica e sociale all’avanguardia.

    Basti il fatto che sul Forteto il consiglio regionale toscano ha dovuto dedicare addirittura due commissioni di inchiesta per capire quali e quanti fossero i rapporti della comunità con la politica. La prima ha lavorato dal 2012 al 2013 per verificare le numerose storie di abusi. “Uscì fuori un vaso di Pandora”, ricorda il presidente della commissione Stefano Mugnai, Forza Italia. Prima di iniziare il lavoro, il presidente del consiglio regionale Alberto Monaci (ex Dc e poi Pd) gli raccomandò prudenza e cautela. La commissione andava infatti a toccare i fili di un’inchiesta scottante e il rischio di bruciarsi e di non portare a termine con efficacia i lavori poteva essere alto. Dal 2015 al 2016 è entrata in azione invece la seconda commissione, stavolta presieduta dal democratico Paolo Bambagioni per capire quali connessioni politiche abbiano consentito uno scandalo come quello del Forteto.

    Chi ad esempio si candidava nel Mugello veniva portato dai dirigenti locali del centrosinistra a visitare il Forteto. Come ad esempio l’ex pm Antonio Di Pietro e l’ex senatrice Vittoria Franco. Ma non solo loro. Dal Forteto sono passati, tra gli altri, anche Piero Fassino, Rosi Bindi, Susanna Camusso e  Livia Turco. Sindaci e dirigenti locali del centrosinistra invitavano i big per mostrare loro il Forteto e i suoi prodotti agricoli. Nella relazione conclusiva della seconda commissione si parla di “turisti per caso”: politici che venivano portati a visitare “un’esperienza comunitaria e cooperativistica di valore”, ma senza conoscerla o avere legami.

    Tuttavia la lunga processione di politici, dirigenti regionali e sindacalisti della sinistra al Forteto, che si trova tra Vicchio e Dicomano, in provincia di Firenze, rende l’idea della capacità gelatinosa di Fiesoli e dei suoi compari nello stabilire relazionieccellenti. “Politica e Forteto hanno interagito lungo due binari distinti – si legge nella relazione della commissioneconsiliare -: un primo, più superficiale, che vede protagonistipolitici nazionali e qualcuno di livello regionale come i vertici della Regione; un secondo più profondo e articolato che riguarda quanti hanno esercitato ruoli politici e nelle istituzioni a livello locale, comunale o metropolitano”.

    Esemplare l’audizione di Di Pietro che racconta come nel 1997, quando era candidato nel Mugello per l’Ulivo, fu il comitato elettorale locale a pianificargli l’incontro con Fiesoli e sodali. Di Pietro in seguito scriverà la prefazione al libro di Lucio Caselli, Il Forteto. Storie e realtà raccontate dal medico di famiglia, edito proprio dal Forteto. E grazie ai buoni uffici dell’allora senatrice Vittoria Franco i responsabili del Forteto ottennero di presentare nella sala Spadolini di Palazzo Madama un proprio libro, Una scuola per l’integrazione.

    Ma non solo la politica è stato il terreno di accreditamento della banda di Fiesoli. Anche il mondo sindacale, soprattutto di sinistra, e persino il mondo cattolico. Molti i personaggi contattati dal Fiesoli che coltivava rapporti ossequiosi con una certa sinistra cattolica. Così sfruttando i rapporti con nomi altisonanti, il Forteto ha potuto mettere in scena, dentro le sue stanze e le sue mura, gli abusi più osceni. In nome di Dio(cattolicissimi Fiesoli e i suoi amici) e contro Dio.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/21/forteto-la-comunita-degli-abusi-e-le-amicizie-sinistra-tra-pellegrinaggi-dei-candidati-e-le-relazioni-eccellenti/4483507/

  • Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Rodolfo Fiesoli torna libero. Il fondatore della comunità per minori maltrattati Il Forteto di Vicchio (Firenze), al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il 23 dicembre scorso venne accompagnato dai carabinieri nel carcere di Sollicciano.

    Fiesoli, 77 anni, è stato scarcerato perché la sentenza della Cassazione del 22 dicembre 2017, che pure lo condannava a scontare la pena residua, non è da considerarsi definitiva: ci sono annullamenti di alcune parti che fanno di Fiesoli ancora un imputato e non un condannato ‘per sempre’, quindi può aspettare ‘fuorì i futuri giudizi.

    La decisione è del 5 luglio ed è stata presa dalla prima sezione su un ricorso fatto dai difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Lorenzo Zilletti. Ricorso discusso e respinto in corte di appello a gennaio, quindi, quasi dimenticato dall’opinione pubblica, portato davanti alla Suprema Corte che, tre giorni fa, appunto, ha deciso. «Dal tenore della decisione, di cui non sono ora note le motivazioni – affermano i difensori – è facilmente arguibile come sia stata accolta in pieno la tesi della difesa circa l’impossibilità di eseguire una pena che non abbia i caratteri di certezza e irrevocabilità.

    Va ricordato, infatti, che la vicenda processuale di Fiesoli non è ancora conclusa perché dovrà celebrarsi un giudizio di rinvio a seguito di alcuni annullamenti pronunciati dalla Corte Suprema il 22 dicembre 2017». Annullamenti con rinvio che riguardano un caso di violenza sessuale su un giovane (è da stabilire se fu violenza semplice o ‘di gruppò) e altri per l’inadeguatezza della motivazione dei giudice della corte di appello riguardo alla determinazione della pena in continuazione di reato su tutte le accuse diverse dalla pena base. La procura generale ha notificato la revoca della carcerazione a Fiesoli il 6 luglio.

    Ora il ‘gurù, che dagli adepti si faceva chiamare ‘profetà, – e che da sei mesi e mezzo (23 dicembre 2017) era nel carcere di Sollicciano, a Firenze -, si trova in una località segreta. Al Forteto non è più tornato dal 2011, quando venne arrestato era in una casa a Pelago (Firenze). Non emergono commenti dalla procura di Firenze, mentre per il deputato Stefano Mugnai (Fi), che da consigliere regionale aveva guidato la commissione di inchiesta dell’Assemblea toscana, «fa male sapere che sia stato scarcerato». Per l’onorevole Giovanni Donzelli (FdI), anche lui impegnato a denunciare la vicenda quando era in Regione, osserva che solo per le vittime di questa storia vale il «fine pena mai» e annuncia che lavorerà per istituire una commissione parlamentare.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/forteto_fiesoli_scarcerato_violenze_minori_comunita-3844344.html

  • Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

    Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

    Stefano Mugnai, deputato di Forza Italia, chiede una commissione di inchiesta bicamerale per far luce sulle responsabilità delle istituzioni che avrebbero taciuto per anni le gravi violenze consumate nella comunità fiorentina del “Forteto”

    “Sono tanti i poteri e le funzioni dello Stato che hanno avuto enormi responsabilità nel caso della setta del Forteto. In quel luogo si sono consumate violenze e abusi per anni. Tutti sapevano. Nella casa dell’orco, per 40 anni, lo Stato ha continuato a portare bambini”.

    A parlare è Stefano Mugnai, già presidente della prima commissione regionale, ora deputato di Forza Italia, che insieme a Laura Bottici, questore del Senato del M5S e Giovanni Donzelli commissario regionale, ora deputato di Fratelli d’Italia, si sono adoperati per fare luce sulle responsabilità istituzionali riguardanti il caso del Forteto, la comunità nel Mugello, in Toscana, nella quale, minori, adulti e disabili sono stati vittima di violenze sessuali, psicologiche e di aberrazioni per decine di anni.

    “Il mio intento è quello di dar vita a una commissione di inchiesta bicamerale per stabilire una volta per tutte le responsabilità dello Stato. Le commissioni d’inchiesta del consiglio regionale hanno già evidenziato la verità sui fatti, ma il potere di una commissione parlamentare non è paragonabile a quello regionale, ed è quello che serve per condannare i diversi livelli istituzionali coinvolti”, spiega Mugnai.

    “Gli abusi e le violenze sui minori nel mondo purtroppo sono sempre esistite, ma il Forteto non era una casa privata. Che fosse la tana dell’orco lo sapevano tutti e da tempo: le sentenze risalivano agli anni Ottanta”, prosegue il deputato FI.

    “Nonostante questo, il tribunale dei minori, i servizi sociali, le amministrazioni locali, il mondo dei media e quello accademico, la politica, erano tutti uniti nel dire quanto fosse meravigliosa quella realtà e continuavano a mandarci i bambini”.

    Tutti coinvolti, quindi, secondo Mugnai in un sistema nel quale tutti sapevano e nessuno parlava.

    Che interessi c’erano e ci sono dietro il Forteto? Perché i governi (sia Letta che Renzi) non hanno commissariato la struttura nonostante negli anni siano arrivate le mozioni delle opposizioni? In tutto questo tempo il governo ha mostrato sempre una grandissima ambiguità.

    All’epoca del governo Renzi gli ispettori tornarono al Forteto e stilarono una relazione nella quale smentivano gli ispettori precedenti. Un commissariamento sarebbe stato molto utile per separare la cooperativa dalla comunità, e garantire la prosecuzione della produzione senza i legami però con quelli che sono i responsabili dei gravi fatti emersi. Ma così non è stato.

    “Il Forteto è una setta, sono dei pazzi e dei criminali, se un adulto consenziente decide di vivere con delle regole che per me sono assurde e folli è liberissimo di farlo. Ma non si potevano inviare i bambini, non si potevano affidare minori, figli di genitori deboli che sono stati accusati spesso di reati terribili che non avevano mai commesso”, prosegue Mugnai.

    Per il deputato di FI, “Sul tribunale dei minori di Firenze pendono delle responsabilità gigantesche. Per il resto, posso anche comprendere come alcuni politici, anche big, fossero all’oscuro di tutto, portati al Forteto solo di passaggio e per campagne elettorali. Come Antonio Di Pietro, ad esempio. Ma la politica locale sapeva: il Forteto era un fortino di voti, di preferenze o di pacchetti di tessere”.

    Secondo Mugnai una nuova commissione bicamerale potrebbe fare tanto: “Capire che il futuro di quella realtà economica, ossia quello della cooperativa, lo si garantisce slegandolo da quello della setta. Setta che prende forma giuridica come associazione, ma sempre di setta si sta parlando”.

    “I numeri emersi dai voti delle ultime votazioni”, conclude Mugnai, “ci dicono che nella prossima legislatura, anche se il Pd dovesse continuare a fare opposizione e a porre veti sulle indagini, le commissioni potranno essere ugualmente istituite e potranno portare avanti questo importante compito”.

    https://www.tpi.it/2018/05/02/setta-forteto-abusi-stato-colpevole/