Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: forteto

  • Caso Forteto, slitta la convocazione della commissione bicamerale

    Caso Forteto, slitta la convocazione della commissione bicamerale

    Prevista per martedì 3 dicembre, slitta a data da destinarsi. Lo ha comunicato la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati

    Firenze, 2 dicembre 2019 –  Slitta ‘a data da destinarsi’ la prima convocazione delle commissioni di inchiesta sul Forteto e sulle Banche: lo ha comunicato all’Assemblea di Palazzo Madama la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati spiegando che la decisione è stata assunta “d’intesa con il presidente della Camera”.

    Le due commissioni erano convocate, per eleggere i rispettivi presidenti, per domani 3 dicembre. Non è la prima volta che la prima convocazione slitta, in mancanza di un accordo tra i gruppi parlamentari.

  • Caso Forteto, il 3 dicembre al via la commissione parlamentare d’inchiesta

    Caso Forteto, il 3 dicembre al via la commissione parlamentare d’inchiesta

    Firenze, 20 novembre 2019 –  Caso Forteto. Si riunirà il 3 dicembre alle 10 la commissione d’inchiesta sul caso Forteto riguardanti presunte molestie sessuali avvenute nella comunità per minori di Vicchio, in provincia di Firenze. L’ha annunciato in aula il presidente del Senato Elisabetta Casellati.

    Il capo e fondatore Rodolfo Fiesoli, detto il ‘profeta’, era stato condannato nell’ottobre del 2018 dai giudici della Corte d’appello di Firenze a 14 anni e 10 mesi per abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti. Con Fiesoli era stata condannata a 6 anni e 4 mesi anche Daniela Tardani, una delle madri affidatarie della comunità del Forteto, accusata di violenza sessuale di gruppo insieme al ‘profeta’.

    E nei giorni scorsi scorsi i giudici della IV sezione penale della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza d’appello .

  • Forteto, “processo non equo”: Fiesoli ricorre alla Corte europea

    Forteto, “processo non equo”: Fiesoli ricorre alla Corte europea

    L’ex capo della comunità a Padova perché devoto di Sant’Antonio: visita la basilica prima di costituirsi

    Rodolfo Fiesoli, ex capo della comunità “Il Forteto“, si è costituito ieri sera ai carabinieri di Padova dopo la sentenza definitiva di condanna a 14 anni e 10 mesi di carcere. Avrebbe raggiunto la città insieme alla moglie in auto.

    Oggi emergono ulteriori particolari sui motivi che l’avrebbero spinto a raggiungere la città veneta. Secondo quanto appreso, infatti, Fiesoli, sarebbe devoto di Sant’Antonio, protettore degli oppressi, ed avrebbe scelto Padova per visitare, prima di consegnarsi, la basilica del Santo.

    Lo stesso Fiesoli, inoltre, ha dato mandato ai suoi legali di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo “nella convinzione di aver subito un processo non equo“, come hanno spiegato gli avvocati in una nota.

    Il “Profeta” aveva lasciato la struttura in cui era ospitato ad Aulla nella mattinata di ieri. Non è chiaro ancora se abbia spostato la sua residenza in un luogo diverso dal Mugello, altrimenti sarà comunque trasferito presto a Firenze.

    Intanto, l’altra condannata dalla sentenza di ieri, Daniela Tardani, madre affidataria che viveva al Forteto, ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Sollicciano. Si è costituita ieri sera ai carabinieri di Borgo San Lorenzo.

    http://www.firenzetoday.it/cronaca/fiesoli-forteto-sentenza-ricorso.html?fbclid=IwAR0JT_YgLhdjMjOPaiKeSwoH5eoNi_-2u8MrvDGOzseS4Ca4MBXmBQHA15U

  • Forteto, ora la sentenza è definitiva Fiesoli condannato a 14 anni e 10 mesi

    Forteto, ora la sentenza è definitiva Fiesoli condannato a 14 anni e 10 mesi

    È definitiva la condanna per Rodolfo Fiesoli, 78 anni, il «profeta» e fondatore della comunità Il Forteto per minori disagiati a Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze, al centro di una vicenda di maltrattamenti e abusi.
    La quarta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso di Fiesoli, contro la condanna nell’appello bis a Firenze, il 26 ottobre dello scorso anno, a 14 anni e dieci mesi. Definitiva anche la condanna a 6 anni e quattro mesi per Daniela Tardani, una delle madri affidatarie.
    Il caso era approdato in Cassazione il 22 dicembre 2017, in quella occasione la Suprema Corte aveva confermato la responsabilità penale di Fiesoli, rinviando ad un appello bis per la rivalutazione di un singolo capo di imputazione. Dopo quella sentenza, il «guru» venne arrestato, ma poi rilasciato perché la condanna non era ancora definitiva.
    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_novembre_06/forteto-ora-sentenza-definitiva-fiesoli-condannato-14-anni-10-mesi-f295a588-00c1-11ea-8732-be7de5ed3bbc.shtml
  • FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    Il castello degli orrori: così viene chiamato “Il Forteto”. A parlarne oggi a La Vita in Diretta una vittima: Sergio Pietracito a 18 anni è entrato nella cooperativa per lavorare all’interno dell’azienda agricola. «Tutti i giorni erano uguali. Si lavorava dalla mattina alla sera. C’era una netta separazione tra uomini e donne, non ci si poteva guardare. E i rapporti dovevano essere solo omosessuali». E i proventi del lavoro andavano alla cooperativa. C’è poi un aspetto molto delicato, quello degli affidi. Il Tribunale dei minori li affidava all’azienda agricola. E su questo c’è una commissione d’inchiesta parlamentare. «Al Forteto sono entrati molti minori, circa 86, e alcuni anche dopo la condanna a Rodolfo Fiesoli». Sul “profeta” dice con rammarico: «È libero grazie ad un cavillo in attesa della Cassazione». Sergio Pietracito, presidente dell’associazione Vittime di Forteto, parla anche di famiglie che vendevano i propri figli inventando reati. Le violenze non venivano risparmiate a nessuno: «Ribellarsi voleva dire scappare, come ho fatto io». (agg. di Silvana Palazzo)

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ

    Per circa un trentennio all’interno della cooperativa “Il Forteto” furono commessi abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili. Quelle persone che il Tribunale dei minori aveva affidato alla comunità, associata ad un’azienda agricola, sono diventate vittime di un caso che oggi torna d’attualità. Una commissione parlamentare dovrà capire perché quella comunità sia stata accreditata come interlocutore istituzionale, nonostante provvedimenti giudiziari per abusi sessuali commessi al suo interno. «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia», aveva dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede annunciando la svolta in conferenza stampa. Lo stesso Guardasigilli ha affrontato personalmente la questione: appena entrato in parlamento presentò una mozione, poi respinta dal governo nel 2015. Ma non è questo l’aspetto più incredibile di questa vicenda. E lo sa bene Bonafede: «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto».

    COMMISSIONE PARLAMENTARE SU ABUSI FORTETO

    Un aspetto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiega con una metafora: «Lo Stato accompagnava le vittime sulla soglia del cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse». Per il Guardasigilli però c’è ancora molto da fare per fare piena luce sulla vicenda. A lavoro il commissario della struttura, l’avvocato Jacopo Marzetti, e la commissione d’inchiesta. Fondata negli anni ’70, la cooperativa “Il Forteto” era una delle principali comunità di recupero per minori provenienti da famiglie disagiate. Con gli anni è finita al centro di vicende giudiziarie, anche con condanne. Nonostante ciò ha proseguito la sua attività. Dopo una prima condanna del fondatore Rodolfo Fiesoli nel 1985, l’attività continuò e sulla vicenda si divise anche la magistratura. La “protezione” di Fiesoli cadde nel 2011 quando fu arrestato di nuovo per violenza sessuale su minori. La Procura di Firenze riprese a scavare negli orrori della comunità, del resto erano coinvolti anche collaboratori. Ma a seguito di una sentenza della Cassazione del 5 luglio scorso ci fu la scarcerazione di Rodolfo Fiesoli. Ora le vittime tornano a chiedere nuovamente giustizia.

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html

  • Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il guardasigilli in visita alla cooperativa commissariata dal governo e legata alla comunità per minori che per anni è stata teatro di violenze psicologiche e sessuali: «Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare: mai più»

    «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dà così il senso della sua visita al Forteto, la cooperativa agricola commissariata dal governo legata alla comunità per minori teatro di atroci violenze sessuali e psicologiche.

    «Sto vivendo uno dei momenti più emozionanti da quando sono ministro della Giustizia — ha aggiunto Bonafede — È una vicenda che ho conosciuto sei anni fa al momento del mio ingresso in Parlamento». Bonafede ha ripercorso le tappe del suo impegno sulla vicenda quando presentò una mozione, poi respinta, dal governo nel 2015. «La cosa bella — ha continuato — è che quella mozione non era firmata soltanto dal M5S ma da tutte le forze politiche esclusa quella che, al momento, governava. Una mozione senza colori politici perché su questa vicenda che riguarda abusi fisici e mentali su bambini che venivano accompagnati dallo Stato dentro il Forteto, non ci può essere colore politico». Quando la mozione venne respinta «ho scoperto in tutta la sua mostruosità quanto può essere cinica la politica quando decide di proteggere quanto non può essere protetto secondo un comune senso di umanità».

    «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto — ha continuato Bonafede — Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse, il mio impegno è perché cose come queste non avvengano più». Bonafede ha poi ricordato la recente istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto: «C’è ancora da lavorare per fare piena luce».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_aprile_01/ministro-bonafede-forteto-lo-stato-chiede-scusa-vittime-2c58e196-549b-11e9-9655-924d4f9553a6.shtml

  • Forteto, la Camera dice sì alla commissione d’inchiesta

    Forteto, la Camera dice sì alla commissione d’inchiesta

    Con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori

    Firenze, 27 febbraio 2019 – Via libera definitivo da parte dell’Aula della Camera all’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti della comunità Il Forteto con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori, anche al fine di prospettare l’adozione di misure organizzative e strumentali per il corretto funzionamento della struttura. La Commissione completa i suoi lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione. Entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine, la Commissione presenta alle Camere una relazione sulle sue attività di indagine. Possono essere presentate relazioni di minoranza.

    COMPITI DELLA COMMISSIONE – La Commissione procede, nell’espletamento dei suoi compiti, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. La Commissione esamina la gestione della comunità ‘Il Forteto’ dalla sua istituzione ad oggi, con particolare riguardo: all’accertamento dei fatti e delle ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità ‘Il Forteto’, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all’interno della comunità; verifica dei presupposti per la nomina di un commissario per la parte produttiva della struttura ‘Il Forteto’ inerente alla cooperativa agricola, ai fini di una gestione dissociata dalla comunità di recupero dei minori in affidamento nonché allo scopo di pervenire al più presto al pagamento delle provvisionali in favore delle vittime; al fine di impedire il riprodursi del fenomeno di inadempimenti dei principi di tutela delle vittime di illegalità nonché di evitare che quanto accaduto possa ripetersi, la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte sull’adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale; sul potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell’affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo ad essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.

    MUGNAI – ”Lavoro sul caso Forteto dal 2012 e per tutti questi anni sono sempre stato persuaso che solo una Commissione parlamentare d’inchiesta avrebbe potuto andare a fondo su questa orribile vicenda dipanatasi lungo trent’anni con abusi indicibili, ma che purtroppo abbiamo avuto il dovere di dire e raccontare, ai danni di minori affidati all’interno di quella comunità setta”. Lo afferma il vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai. “Per questo oggi – ha continuato Mugnai – con l’ultimo via libera alla Camera all’istituzione dell’organismo che io stesso avevo chiesto con apposita proposta di legge, la mia prima pdl dal mio insediamento, si raggiunge un traguardo fondamentale e si coronano anni di lavoro e di fatica anche emotiva da parte delle vittime che nel frattempo hanno affrontato un processo che ha dato loro ragione, e ora attendevano questo passaggio d’aula a Montecitorio”. Mugnai che nel Consiglio regionale della Toscana, nel 2012 fu presidente della prima commissione regionale di inchiesta, quella che portò alla luce il sistema di violenze e abusi su minori praticato all’interno di quella che anche la magistratura avrebbe in seguito bollato come comunità-setta, esprimendo condanne fino al terzo grado di giudizio.

  • Forteto, negli abusi Fiesoli fu “spregiudicato e senza scrupoli”

    Forteto, negli abusi Fiesoli fu “spregiudicato e senza scrupoli”

    I giudici motivano gli otto anni per il filone “bis” del processo: “Spudorato, non si è mai pentito”

    Un “predatore senza scrupoli”. E’ definito così Rodolfo Fiesoli, il “Profeta” del Forteto nell’altro filone del processo “bis” sugli abusi denunciati da un giovane fuoriuscito in un secondo momento dalla comunità, quello che gli è costato una condanna di otto anni, ai quali vanno aggiunti i 14 anni e 10 mesi del primo filone (sentenza che dopo il nuovo ritorno in Cassazione diverrà definitiva). Eppure Fiesoli non è in carcere.

    “E’ provato che l’imputato, costringendo e inducendo il giovane a subire gli atti sessuali per un lungo lasso di tempo, con abuso di autorità e della condizione di inferiorità psichica del medesimo, ha agito in modo predatorio, soggiogato da irrefrenabili impulsi sessuali ed inflitto ferite profonde alla personalità e alla psiche della vittima, con dolorosi effetti destinati a durare nel tempo”, si legge ancora nelle motivazioni del collegio presieduto dal giudice Francesco Gratteri.

    “Rodolfo Fiesoli – si scrive ancora nella sentenza – ha agito con sprezzante spudoratezza, privo di scrupolo alcuno verso il valore sacro della vita e della dignità del minore che a lui si era affidato; inoltre l’imputato, rimasto assente nel processo, non ha mai manifestato alcuno segno di pentimento o di resipiscenza”.

    Le motivazioni parlano di “estrema gravità della condotta, fortemente abusante e invasiva, protratta per un lungo lasso temporale all’interno di una comunità deputata ad accogliere minori fragili e bisognosi di protezione” e “dell’elevato grado di libertà sessuale violata, dell’intensità del dolo, della gravità del danno cagionato alla persona offesa, ridotta a mero oggetto di soddisfazione sessuale del Fiesoli”.

    http://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-bis-fiesoli-sentenza-abusi.html

  • «Al Forteto condotte aberranti». Così i giudici inchiodano Fiesoli

    «Al Forteto condotte aberranti». Così i giudici inchiodano Fiesoli

    Le motivazione alla sentenza d’Appello che ha condannato il Profeta

    di AMADORE AGOSTINI

    Firenze, 18 novembre 2018 – Ci sono aspetti della vicenda del Forteto che non potranno mai essere dimenticati. Ci sono domande che la gente si fa e si farebbe ancor di più se leggesse ogni riga delle migliaia di carte processuali di questa dolorosissima storia.

    Intanto, con un certo anticipo rispetto alla scadenza dei 30 giorni richiesti, la terza sezione penale della Corte d’Appello, ha depositato l’ultima sentenza sulla vicenda, quella voluta dalla Corte di Cassazione. La relatrice e presidente del collegio, la giudice Paola Masi, ha messo una pietra tombale sulla sorte di Fiesoli e sodali. Sessantuno pagine per spiegare, accogliendo le istanze della Suprema Corte, i 14 anni e 10 mesi infilitti al guru Fiesoli, i 6 anni e 4 mesi per Daniela Tardani. Il collegio infine ha accolto il concordato raggiunto da Luigi Serpi, Maria Francesca Tardani, Elena Tempestini e Mariella Consorti a 2 anni.

    Non senza fatica con la sospensione condizionale della pena.

    Scrive infatti la giudice Masi: «La lunga durata del reato commesso, la palese intensità del dolo, la gravità di aver agito con abuso di autorità, la mancanza di gesti di resipiscenza nonchè il fatto che simili condotte siano state tenute anche nei confronti di altre vittime, anche se i relativi reati sono stati dichiarati prescritti, sono parametri che dimostrano una rilevante inclinazione a delinquere… però la comunità del Fiesoli è venuta meno e le inchieste hanno dimostrato in modo indiscutibile il carattere aberrante delle teorie e delle condotte che venivano tenute all’interno di essa». Ma, spiega il giudice, si può fondatamente ritenere che gli imputati ammessi al concordato abbiano commesso reati solo perché inseriti in quel contesto e che abbiano compreso, cessato il rapporto con Fiesoli, la natura dei loro reati. Che non ripeteranno.

    Dunque la vicenda, depurata da tutte le prescrizioni possibili, applicate con cura e scrupolo tutte le pene scevre da aggravanti, accolte le doglianze della difesa di Fiesoli, è finita. Restano comunque, a un lettore della strada, al di là degli artifici legali, una domanda e una sensazione orrida. La domanda è: come hanno fatto a finire nelle mani dell’orco bambini di 5 e 7- 8 anni? La sensazione invece pervade di tristezza: in quella setta il pensiero fisso era l’omosessualità, non come scelta libera, ma nel suo aspetto più putrido. Le donne, Fiesoli, le definiva «impure» e «puttane». E questo è in sentenza.