Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Verità sulla setta Forteto, basta silenzio

    Verità sulla setta Forteto, basta silenzio

    Non fabbricava solo formaggi, ma era teatro di abusi sessuali su minori. La cooperativa Forteto dopo tutti gli orrori commessi è ancora viva e vegeta e fattura milioni. Mentre i politici dormono, il Papa riceve in udienza le vittime della setta. Verità sul Forteto, basta silenzio.

    Il Senato a maggio ha dato il via libera all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti avvenuti nella setta, ma ora il voto passa alla Camera. Le vittime sono in attesa inoltre di sapere la data della discussione alla Cassazione. Nel frattempo il Forteto continua indisturbato a produrre e ad esportare i propri formaggi in tutto il mondo.

    Insomma, l’incredibile vicenda della cooperativa agricola Il Forteto continua a infliggere dolore anche oggi. Sono moltissime le vittime che non hanno ricevuto nemmeno un euro di risarcimento e Roberto Fiesoli, detto “il profeta”, capo della setta, nonostante la condanna a sedici anni di galera, è a piede libero.

    Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione vittime del Forteto

    Notizia di questi giorni è l’incontro di Papa Francesco previsto per il 30 agosto con le vittime del Forteto, un passo avanti in questo mare di silenzio, o quanto meno un primo segnale di riconoscimento ufficiale della tragedia. Sputnik Italia per fare il punto sulla situazione ha raggiunto Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione Vittime del Forteto.

    — Il Papa incontrerà le vittime del Forteto. Sergio, avete chiesto voi l’udienza, com’è andata?

    — La notizia per noi è meravigliosa, è il frutto di un percorso che abbiamo iniziato un paio di anni fa con una lettera al Papa, poi con un incontro con il Cardinale Betori e poi con la recente visita di Bergoglio nel Mugello a Barbiana dove ha fatto scuola Don Lorenzo Milani.

    In quell’occasione avevamo scritto al Cardinale di ricordarsi di noi per farci partecipare alla visita del Santo Padre. Ci hanno risposto che il Papa non avrebbe avuto in quel caso abbastanza tempo da dedicarci, poi ci hanno scritto che si sarebbero impegnati ad organizzare una visita privata. Noi volevamo molto far sapere al Papa che anche Don Lorenzo Milani e quel luogo erano stati contaminati dal Forteto, basta pensare ai libri scritti al Forteto dove si parla di continuazione dalla scuola di Barbiana al Forteto stesso.

    La scuola di Barbiana, dai lavori elettrici al giardinaggio, per un certo periodo era stata gestita dal Forteto. Rodolfo Fiesoli, detto il profeta, era presente nell’istituzione Don Milani nel Cda. Ci sembrava opportuno un segnale di condanna e di distanza, questa storia la racconteremo direttamente a Roma.

    — È comunque un segnale positivo che il Papa parli con voi?

    — È molto importante perché si tratta di un riconoscimento. Se il Papa ci vuole vedere, vuol dire che la Chiesa riconosce la nostra denuncia. Io spero che poi ci sia un movimento anche sul fronte politico. La benedizione spirituale è importante per le persone che hanno subito i drammi del Forteto, dall’altro canto spero che i politici, i quali hanno dormito finora, si sveglino e facciano qualcosa.

    — Sul fronte politico che cosa si è fatto?

    — C’è stata una sentenza di primo grado con condanna a 17 anni e mezzo per Rodolfo Fiesoli. In secondo grado i condannati sono diventati dieci, la condanna al Fiesoli è diventata più corta di un anno, la sostanza è stata comunque consolidata. Un anno fa è uscita la seconda commissione regionale che ricondanna la vicenda e si pone l’obiettivo di individuare le responsabilità politiche e istituzionali a causa delle quali per 40 anni non è successo niente nonostante le denunce, la sentenza europea del 2000 dei diritti dell’Uomo, la sentenza dell’85 contro il Fiesoli per abusi specifici su minori. Fra i reati del Fiesoli: masturbava disabile alla presenza di minorenni. È scritto nero su bianco nei reati al primo processo. Dopo la sentenza a questo signore sono stati mandati quasi 100 bambini dalle istituzioni. Questa è una vergogna incredibile e nessuno riesce a spiegarsi il perché.

    — A che punto sta la Commissione Parlamentare a la Cassazione?

    — Dopo la sentenza di secondo grado di luglio 2016 siamo ancora in attesa di sapere la data della discussione alla Cassazione. Stanno dormendo e so che il Forteto si è preso i migliori cassazionisti d’Italia da un punto di vista di parcelle, che verranno pagati con il sangue di chi è stato privato di ogni diritto in quella vicenda. Siamo in attesa e speriamo si muova qualcosa dopo la pausa estiva. Non abbiamo nemmeno la data della discussione.

    Sul fronte politico c’è stato un risultato positivo di recente al Senato, dopo il diniego del 2015 della mozione Bergamini che chiedeva il Commissariamento, appoggiato fra l’altro da tutte le forze dell’opposizione. A maggio al Senato dopo un faticoso percorso è stato votato a favore, penso al lavoro del questore M5S Bottici che ha fatto una sorta di pressing a Grasso. È arrivato l’ok unanime del Senato e ora manca la Camera, speriamo il Papa porti fortuna.

    — Il Forteto è tuttora vivo e vegeto, l’azienda continua a produrre formaggi e a venderli in giro per il mondo. Chi compra questi formaggi non può nemmeno immaginare in che luogo siano stati prodotti, una setta dove venivano fatti abusi sessuali su minori. È paradossale, no?

    — È un paradosso. I mercati internazionali che prendono i prodotti dal Forteto, dall’Oceania, Stati Uniti, gli Emirati penso non siano a conoscenza della genesi dell’azienda, che è andata avanti nonostante gli orrori emersi nella sentenza. Non sappiamo con esattezza che cosa avviene ora in quel luogo, sappiamo che i minori non vengono più affidati. Sappiamo che non si può scindere la realtà cooperativa dalla comunità-setta, questo lo dice la sentenza.

    Non mi risulta che mai sia uscita da parte della Lega delle Cooperative una presa di distanza netta sugli orrori pregressi, mi risulta che i condannati e i falsi testimoni vivano ancora nella Cooperativa, non so a che titolo. Il movimento delle cooperative sia esso Lega che Confederazione non ha mai chiesto un incontro con l’associazione vittime del Forteto.

    So che all’interno della Cooperativa è nato qualche bambino, cosa che seconda la filosofia del Forteto era proibita. Lì le donne e gli uomini non si potevano guardare, perché la donna era considerata il male del mondo, i rapporti potevano essere solo omosessuali. Non è mai nato un bambino (salvo un paio d’incidenti di percorso tra giovani sfuggiti al controllo), venivano presi dall’esterno. Va detto, parliamo di un branco di malati di mente socialmente pericolosi ed è la politica che, leggendo le sentenze, deve far sì che la comunità venga sciolta.

    — Il Fiesoli è sotto arresto o è in libertà?

    — Non si sa esattamente perché, non siamo super esperti di diritto, ma Fiesoli non è in prigione. Nonostante la condanna a 16 anni e 10 mesi hanno ritenuto che Fiesoli potesse essere libero. Lui può fare e vedere chi vuole fino alla sentenza definitiva. Si è stabilito in un paesino vicino al Forteto, si sta accreditando molte persone, le capacità manipolatorie certo non gli mancano, recentemente ha aiutato un parroco a prendere le offerte in una chiesa, anche questo andrà detto al Papa.

    — Qual è il messaggio che vorresti lanciare da parte delle vittime del Forteto? Qual è la vostra speranza?

    — Noi speriamo in un riconoscimento pubblico da parte delle istituzioni. Vogliamo le scuse da parte delle istituzioni. Bisogna che i media nazionali ne parlino, molta gente ancora non sa se queste storie sono vere o meno, non vanno a leggersi le sentenze. Le istituzioni devono farsi carico delle persone che hanno vissuto quest’esperienza e che sono state messe lì dalle istituzioni, un luogo dove non dovevano stare.

    Dopo la sentenza definitiva dell’85 al Forteto non dovevano mandare neanche un bambino. I bambini che hanno vissuto al Forteto oltre ad avere una vita distrutta, hanno problemi nell’autodeterminarsi ed organizzarsi una vita futura. C’è bisogno di aiutarli da un punto di vista psicologico. Il Forteto ha rovinato la vita a cento bambini e in totale a più di mille persone.

    — Che cosa vorreste esattamente?

    — Servono risorse per aiutarli. La straordinarietà della vicenda Forteto, la sua pervasività, il maltrattamento istituzionale ormai appurato, rendono necessario un altrettanto straordinario rimedio istituzionale, ad oggi l’assessore alla sanità Saccardi ha per due anni aperto un bando per la riparazione e il sostegno alle vittime. Solo che siamo alla fine del secondo anno che scade ad ottobre, le risorse sono sempre poche ed a oggi non abbiamo certezza se continuerà.

    Questa cosa ci fa riflettere e ci chiediamo perché il Presidente Rossi così come gli enti locali hanno scelto di non chiamare come responsabile civile la cooperativa. Eppure la corte ha condannato in solido anche l’azienda, perché come scritto in sentenza, erano la faccia della stessa medaglia.

    Le poche parti civili che l’hanno fatto sono state risarcite, ma si sa se non si chiede non si può ottenere. Forse con quelle risorse la Regione Toscana avrebbe potuto aiutare le vittime per il tempo necessario, ed anche sciogliere la comunità. Moltissimi non hanno nemmeno avuto il diritto ad un euro di risarcimento per sopraggiunta prescrizione. Lo Stato a mio avviso dovrebbe farsene carico, dovrebbe chiedere scusa e dovrebbe pagare per gli errori fatti dai suoi rappresentanti o far pagar quest’ultimi, invece si fanno le carriere.

  • Abusi e maltrattamenti al Forteto: sì del Senato alla commissione d’inchiesta

    Abusi e maltrattamenti al Forteto: sì del Senato alla commissione d’inchiesta

    Ok con unanimità per l’indagine parlamentare per fare luce sui fatti avvenuti nella comunità fiorentina. Il testo ora passa alla Camera

    Con 165 sì l’Aula del Senato ha dato il via libera all’unanimità all’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti accaduti nella comunità del Forteto di Vicchio (Firenze), dove per più di 30 anni sono stati accolti bambini e adolescenti e dove – secondo due sentenze di primo grado e di appello – sono stati commessi abusi e maltrattamenti. Trattandosi di una commissione bicamerale, composta da venti senatori e venti deputati, il testo passa alla Camera.

    Fortemente voluta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Laura Bottici, la Commissione sarà dotata di specifici poteri ispettivi e dovrebbe, come si legge nella relazione, “accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all’interno della comunità”.

    Il disegno di legge 2093 che proponeva l’istituzione della commissione di inchiesta è stato presentato quasi due anni fa, il 9 ottobre 2015, ma solo di recente è stata superata l’opposizione del Pd. La relatrice in aula è stata la senatrice democratica Rosaria Capacchione. La commissione dovrebbe avere la durata di un anno e questo rende abbastanza precario il suo destino, dato il possibile scioglimento anticipato delle Camere.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/05/31/news/forteto_si_del_senato_per_la_commissione_d_inchiesta_sul_forteto-166915470/

  • Forteto, la lettera di protesta delle vittime

    Forteto, la lettera di protesta delle vittime

    “Setta di Stato” escluso dal salone del libro di Torino. Giornalisti e vittime protestano

    Setta di Stato. Il caso Forteto (Ab edizioni, 2015) è stato escluso dallo spazio riservato alla Toscana al Salone del libro di Torino (18-22 maggio). Lo stop era arrivato dal consiglio regionale ad aprile: dove una proposta di risoluzione, a firma dei sei componenti della seconda commissione d’inchiesta, era stata bocciata da tutta la maggioranza (Pd).

    Questa mattina, a Firenze, durante la conferenza stampa di presentazione dello stand torinese, gli autori Francesco Pini e Duccio Tronci – in un gesto di contestazione davanti ai colleghi presenti –  hanno regalato una copia del volume alla vicepresidente regionale, Monica Barni. Proprio la Barni, infatti, aveva giustificato la scelta affermando che il Forteto è «fuori tema». E dunque fuori dai canoni individuati per la selezione dei testi. A margine della mattinata ha poi ribaditio che si è «cercato di evitare di mettere insieme un’accozzaglia di presentazioni che non avesse un filo conduttore. Non ci sono censure né altro, semplicemente abbiamo dovuto dire di no a molte richieste». I due giornalisti, però, hanno consegnato anche una lettera firmata dall’associazione vittime del Forteto. Si denuncia, con parole forti, la mancanza di «un riconoscimento netto e chiaro» di un blackout istituzionale durato quasi 40 anni. Affari Italiani la pubblica integralmente.


    Alla vicepresidente,

    assessore alla cultura

    della Regione Toscana

    Gentile vicepresidente,

    abbiamo letto sugli organi di informazione le sue parole circa la motivazione che vi ha portato ad escludere il libro “Setta di Stato” fra quelli ammessi allo stand che la Regione Toscana allestirà il prossimo fine settimana al Salone del libro di Torino. Non sappiamo quanto lei conosca di una vicenda che, oltre a raccontare di pesantissimi abusi, parla di persone annullate, coscienze plasmate, vite umane distrutte. In caso contrario la invitiamo a leggere quantomeno le relazioni delle due commissioni d’inchiesta istituite dallo stesso Consiglio regionale della Toscana.

    La cosa che ci addolora maggiormente è che tutto ciò è stato possibile e perpetrato per decenni a causa di un muro costruito dalle complicità, ma anche dai silenzi, degli attori in campo: dalla politica, alla magistratura, passando per i funzionari che hanno avuto fra le mani le carte e il destino di decine di uomini e donne che sono stati costretti a subire senza avere possibilità di difendersi. Un oscurantismo che osserviamo ripetersi di tanto in tanto, e verificatosi anche nella scelta di escludere il libro “Setta di Stato”. Neanche ci pare il caso di intervenire sulle motivazioni tecniche addotte, relative all’attinenza al tema che porterà la Regione al salone: invocate la libertà, la battaglia contro l’omologazione, parlate di muri da distruggere senza seguire coi fatti le parole. La funzione principale della cultura, in fondo, dovrebbe essere proprio questo: educare alla conoscenza.

    Aver impedito ciò è un’offesa a chi ha avuto la forza di denunciare, un colpo a tutti coloro che sono stati segnati pesantemente, da quella che è stata una vera e propria setta. Riteniamo questa scelta, come altre che si sono verificate in passato e alle quali speravamo di non assistere più, l’ennesima mancanza di rispetto per tutti coloro i quali si sono battuti e si stanno battendo per ottenere giustizia e per far sì che fatti del genere non accadano mai più. Manca ancora un riconoscimento netto e chiaro nei confronti delle vittime; un vuoto che solo con la conoscenza e l’approfondimento può essere colmato. Della verità non si deve avere paura, solo con la verità si può costruire la giustizia: noi continueremo a lottare per rivendicare i nostri diritti.

    Sergio Pietracito

    Presidente Associazione vittime del Forteto

    http://www.affaritaliani.it/cronache/forteto-la-lettera-di-protesta-delle-vittime-479153.html?refresh_ce

  • Il caso Fiesoli: due donne avvisarono il Vescovo, “Aiuta il prete durante la Messa”

    Il caso Fiesoli: due donne avvisarono il Vescovo, “Aiuta il prete durante la Messa”

    L’ex gestore del Forteto, condannato per molestie sessuali, si è avvicinato alla Chiesa 

    Firenze, 5 maggio 2017 – «Era il novembre del 2015 quando andammo dal vescovo Mario Meini a riferire cosa stava facendo il Fiesoli. Se ci avesse ascoltato avremmo evitato questo scandalo. E glielo dice una cristiana che crede profondamente». A raccontarlo è Augusta Gaiarin, che è stata un’insegnante, anche dei ragazzi ospiti del Forteto. Assieme a Lisa Santoni, entrambe di Dicomano, si presero la briga di informare il vescovo di Fiesoleperché il profeta si era avvicinato «pesantemente» alla chiesa, facendo anche il «ministrante», ovvero l’aiuto del prete durante la funzione.

    Prima, Rodolfo Fiesoli ha frequentato la parrocchia di Pelago. Poi, successivamente, quella più piccola e isolata del Diacceto. Potrebbe non essere casuale, questo percorso, in qualche modo studiato per evitare che il suo tentativo di ricostruirsi una verginità a cominciare dalla fede potesse diventare un boomerang. Come in effetti è stato. Ma non lo è stato soltanto per lui.

    Forse anche le autorità ecclesiastiche hanno sottovalutato le capacità relazionali di Fiesoli. Forse non pensavano che fosse capace di inserirsi così rapidamente in una nuova comunità. Che fosse in grado di conquistare la fiducia del tranquillo don Emmanuel, il parroco originario del Congo a cui il profeta fa il chierichetto. Il nostro giornale ha documentato la funzione di sabato scorso, ha cristallizzato quella stridente vicinanza con i bambini della piccola frazione dell’alta Valdisieve presenti nella chiesa per la prima Comunione.

    Lui, Fiesoli, il padre padrone del Forteto condannato definitivamente a due anni nel 1985 per molestie sessuali ai danni di un minorato psichico, una condanna in Appello a quindici anni e dieci mesi, un processo con accuse fotocopia tutt’ora in corso: è giusto che, anche se non ha alcuna restrizione da parte della magistratura, sia «libero» di frequentare ogni luogo, specie dove ci sono bambini?

    C’è imbarazzo, per questa smaccata contraddizione. Nel colloquio con la massima autorità ecclesiastica della Curia fiesolana, le due fedeli hanno inoltre «denunciato» una circostanza che era già emersa in altre parrocchie frequentate dal Fiesoli: e cioè il fatto che un suo figlio adottivo, portatore di handicap, venga accompagnato a far la Comunione nonostante non fosse battezzato. Già perché stando anche ai racconti contenuti nelle carte processuali, i membri della comunità del Forteto non hanno mai praticato. Nonostante le origini di parrocchia, si narra di un Fiesoli provocatorio e blasfemo nei confronti dei riti e delle figure cattoliche. In netto contrasto con l’immagine odierna.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/fiesoli-chiesa-1.3088219

  • Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

    Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

    Forteto, Rodolfo Fiesoli fa il “chierichetto” in chiesa

    Firenze, 3 maggio 2017 – Aiuta il sacerdote nella funzione della messa e raccoglie le offerte, di fronte ai ragazzini che quel giorno ricevono il sacramento della Comunione. La chiesa è una delle tante del territorio di Pelago, l’obiettivo è quello del nostro fotografo, Riccardo Germogli, la storia è quella, tristemente nota, del ‘profeta’ della comunità del Forteto condannato in Appello a quindici anni e dieci mesi di reclusione. E le contraddizioni sono tutte di un personaggio, Rodolfo Fiesoli, 76 anni, ma anche della nostra giustizia.

    Una prima condanna diventata definitiva nel 1985, due pesanti sentenze di colpevolezza – l’ultima nel luglio dell’anno scorso, dopo i diciassette anni e mezzo di primo grado –, un processo fotocopia tuttora in corso. Ma lui, il guru del Forteto, è libero, liberissimo anche di frequentare la chiesa, per di più non da semplice devoto, ma da semiprotagonista, impegnato nell’attività di parrocchia.

    La nuova vita di Rodolfo Fiesoli è anche questa, dunque. Riparato, ma non troppo, nel piccolo comune della Valdisieve, il padre padrone del Forteto è tornato anche agli albori. La chiesa, infatti, non rappresenta certo una folgorazione sul percorso del ’profeta’. Solo che la spiritualità, il fondatore della comunità già condannato per gli abusi sui ragazzi affidati dal tribunale dei minori, l’ha sempre plasmata a seconda delle situazioni. Secondo una liturgia tipica del Forteto: per questo il profeta, Fiesoli appunto, si muoveva in quelle che nella comunità venivano chiamate le “sacre stanze”, e proprio questi locali sono stati teatro, secondo le sentenze non ancora definitive, degli abusi contestati nel maxi processo che ha visto la condanna anche di tanti fedelissimi che non lo hanno mai abbandonato.

    Un legame, quello con gli adepti della comunità-setta, che affonda le radici negli anni ’70. Riecco la chiesa: erano un gruppo di giovani che bazzicavano la parrocchia della Querce, a Prato, coloro che costituiranno poi lo zoccolo duro della comunità. Fiesoli era il più anziano, ma anche il più istrionico e sboccato. Dicono che la parrocchia lo cacciò, ma lui si portò dietro i fedelissimi e pure davanti al pubblico di Palazzo Vecchio, in una convention, Ted-X, reperibile sul web, si è sempre vantato di amicizie illustri, tra il clero.

    Intorno alla conoscenza, vera o presunta, tra don Milani e il Profeta è nato un vero e proprio scontro. Di sicuro, quando scoppio la bufera dell’arresto – era il dicembre del 2011 – Fiesoli siedeva nel consiglio d’amministrazione dell’Istituzione che Vicchio ha dedicato al prete di Barbiana ed era una presenza fissa alle marce annuali. Non solo. In quel suo intervento a Palazzo Vecchio, davanti a Renzi sindaco, sbalordiva i presenti narrando di incontri con La Pira, il sindaco santo, e don Bensi.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-fiesoli-chiesa-1.3083859

  • Forteto, nuovo processo a Fiesoli. ‘Mi portava nella sua camera e mi toccava’

    Forteto, nuovo processo a Fiesoli. ‘Mi portava nella sua camera e mi toccava’

    Un testimone, oggi 24enne, ospite della struttura all’età di 12 anni, racconta violenze sessuali e psicologiche dal guru

    Firenze, 13 marzo 2017 – Dura deposizione, stamani a Firenze, in un nuovo processo sulle vicende del Forteto dove si procede per una violenza sessuale su minore: l’imputato è ancora una volta Rodolfo Fiesoli, il patron della comunità a cui il tribunale dei Minori di Firenze affida da un trentennio giovani provenienti da famiglie disagiate.

    Stamani è stato sentito in videoconferenza un giovane, oggi 24enne, che fu ospite del Forteto tra i 12 e i 16 anni di età e che ha riferito degli abusi sessuali subiti da Fiesoli. «Rodolfo Fiesoli mi sottoponeva ai ‘chiarimenti’ e denigrava con cose false la mia famiglia – ha riferito in udienza la vittima parlando degli interrogatori che il ‘gurù faceva a chi viveva al Forteto -. A me, che ero bambino, fece credere che mio padre mi avesse violentato e poi offendeva mia madre», «in realtà mi faceva il lavaggio del cervello», «mi portò a disprezzare la mia famiglia vera dopo che mi aveva inculcato cose false», «si atteggiava perfino a babbo, mi portava nella sua camera, mi abbracciava, mi palpeggiava, mi baciava ma io non volevo, mi ribellavo quando potevo», «mi diceva che dovevo togliermi la materialità, che lui era puro». Il teste, come risulta dalle indagini, veniva violentato sessualmenteda Fiesoli ma oggi quando la pm Ornella Galeotti ha chiesto di precisare questi aspetti, l’ex bambino del Forteto ha pianto e non è riuscito a proseguire il racconto, perciò l’udienza è stata interrotta più volte dal giudice presidente Francesco Gratteri. Una psicologa, accanto a lui, è intervenuta e lo ha assistito.

    «Quando noi bambini al Forteto facevamo qualche bravata – ha anche detto il testimone del nuovo processo sulla comunità del Mugello – il Fiesoli con gli altri adulti ci sottoponeva ai ‘chiarimenti’ e, gira o rigira, qualsiasi ragazzata, bravata avessimo fatto, ci dicevano che agivamo in quel modo per colpa delle molestie sessuali subite dai nostri genitori. Anche se non era vero, dovevamo ammetterlo perché ci tenevano ore in piedi in un angolo della sala mensa e per giorni nessuno ci parlava più». «Tra noi bambini – ha proseguito – c’era vergogna, non ne parlavamo, ti fai schifo, provi rabbia». Il teste ha pure raccontato che al Forteto i bambini venivano fatti lavorare nella stalla, nel caseificio, nei campi a togliere i sassi, a raccogliere mele, in falegnameria, nelle cucine «e chi si ribellava subiva botte dagli adulti. Per una botta di Fiesoli al forno mi tagliai un dito». Nel processo principale sul Forteto Rodolfo Fiesoli è stato condannato in appello, a 15 anni e 10 mesi, per maltrattamenti e violenze sessuali; condanne importanti hanno riguardato in primo e in secondo grado i suoi collaboratori, per maltrattamenti.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-fiesoli-processoi-1.2963779

  • Comunità-setta il Forteto. Le rivelazioni choc di un testimone. Minacciato e costretto a mentire nel corso del processo a favore degli imputati. E la Procura fiorentina apre nuovo fascicolo

    Comunità-setta il Forteto. Le rivelazioni choc di un testimone. Minacciato e costretto a mentire nel corso del processo a favore degli imputati. E la Procura fiorentina apre nuovo fascicolo

    “Fui costretto a mentire”: Forteto senza fine, c’è una nuova inchiesta
    11enne dichiara: “Subii umiliazioni e soprusi”. Le indagini in corso, e la politica che fa?

    di Arturo Bandiera

    In aula al processo di primo grado nei confronti delle persone sotto accusa per gli abusi descrisse il Forteto come un ambiente sereno. Oggi confessa di essere stato costretto a mentire dai suoi stessi genitori affidatari e degli altri imputati. Dopo le dure sentenze – due, di primo e secondo grado – nei confronti di coloro che furono i leader della comunità, sembrano non essersi concluse le rivelazioni su ciò che fu la comunità-cooperativa di Vicchio. La procura di Firenze ha aperto così un nuovo fascicolo, ipotizzando il reato di subornazione di testimone.

    Il nuovo filone è scaturito dalla denuncia di un 11enne che arrivò al Forteto e riportata dal Corriere Fiorentino: “Minacciarono di farmi passare per pazzo e di allontanarmi per sempre da mia figlia”, “così ho ceduto alle pressioni degli imputati e ho nascosto ai giudici l’inferno vissuto per 20 anni“, ha detto. Al processo, secondo quanto appreso, il teste non avrebbe voluto deporre: “Ma – dice – subii un’angosciosa pressione dai genitori affidatari e dagli altri imputati perché andassi in udienza”. “Ho subito umiliazioni e soprusi, anche se non gli abusi denunciati dagli altri miei compagni” e “sono stato costretto ad accusare mia madre di violenze che in realtà non ha mai compiuto”, ha aggiunto. Oggi ritratta, a costo di essere messo sotto accusa per falsa testimonianza.

    Riprenderà invece a marzo il processo bis sugli abusi commessi al Forteto, che vede coinvolto ancora una volta il “profeta” Rodolfo Fiesoli, con l’accusa di aver costretto un ragazzino a subire atti sessuali dall’età di 11 anni. I fatti risalgono al 2003-2007. In questo secondo processo la cooperativa Il Forteto, non più guidata dai soci fondatori, si è costituita parte civile. Si attende inoltre che il pm Ornella Galeotti chieda, come annunciato al recente processo d’appello, il rinvio a giudizio per altre 13 persone accusate di falsa testimonianza, accusate di aver mentito al processo di primo grado. Testi che per lo più hanno testimoniato a favore della difesa, tirate in ballo dalle stesse motiviazioni della sentenza di primo grado. Fra di essi ci sarebbero anche due assistenti sociali.

    E il pentolone bolle anche sul fronte politico. E’ stata bocciata dall’aula del Senato la richiesta di calendarizzazione della discussione sulla commissione d’inchiesta parlamentare richiesta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Laura Bottici. Durante la votazione ha suscitato stupore e indignazione l’errore del presidente Pietro Grasso, che al momento della votazione non ha saputo pronunciare correttamente la parola “Forteto“. Eppure poche settimane prima aveva incontrato i componenti della commissione regionale d’inchiesta che avevano sottolineato di averlo trovato “preparato” sulla vicenda e pronto a garantire “il suo impegno ad agire”.

    FONTE: FIRENZE TODAY

    http://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-inchiesta-abusi-maltrattamenti-testimoni.html

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Su richiesta del Movimento Cinque Stelle dopo che il Pd aveva detto ‘no’ a una commissione d’inchiesta 

    Firenze, 24 novembre 2016 – Da Roma si riaccendono le luci sul Forteto.Dopo che il Pd, dalla capitale, aveva detto ‘no‘ a una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso della comunità toscana che ospita ragazzi in difficoltà i cui vertici sono stati condannati per abusi e violenze su minori, dall’aula di Palazzo Madama è scattato il via libera all’iter per istituire d’urgenza per una commissione d’inchiesta d’urgenza.

    Oggii il Senato ha approvato la richiesta del questore Laura Bottici (M5S). Alla dichiarazione d’urgenza del M5S si sono associati, tra gli altri, anche Riccardo Mazzoni (Ala) e Sinistra Italiana. “Entro Natale – spiega Bottici – la commissione Giustizia dovrebbe avviare l’esame che avrà tempi dimezzati. Si deve ridare serenità a vittime”.

    “Con il voto odierno finalmente l’Aula del Senato – prosegue la senatrice del M5s Laura Bottici – ha accolto l’appello del M5s per dare il via a una commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto che prosegua, con più poteri e più forza, il lavoro di ben due commissioni di indagine della regione Toscana che hanno accertato fatti gravissimi di maltrattamento verso i minori”.  “Abbiamo gia’ perso troppo tempo – continuaa Bottici – ma credo che il segnale dato oggi da tutti gli schieramenti politici in Parlamento sia incoraggiante per ben avviare una inchiesta parlamentare che possa finalmente fare luce sulla scandalosa vicenda del Forteto”. “È dalla fine degli anni Settanta che il fondatore e l’ideologo di questa strana cooperativa sull’Appennino toscano sono sotto osservazione per il loro comportamento verso i minori che i servizi sociali gli hanno affidato – ricorda la senatrice -. Nel 1985 c’e’ stata la loro prima condanna per atti di libidine violenta e maltrattamenti. Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha addirittura condannato l’Italia, per l’affidamento alla comunità di due bambini, a pagare alle famiglie una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali”.

    “Quello del Forteto è uno scandalo nazionale che, grazie ad un sistema di potere ben radicato, ha goduto di coperture e omertà. Per quasi 40 anni ci si è trovati dinanzi ad un muro di gomma che è giunta l’ora di spazzare via». Così il senatore Riccardo Mazzoni, vicepresidente vicario di Alleanza Liberalpopolare – Autonomia, dichiarando il voto favorevole del gruppo alla dichiarazione d’urgenza per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità ‘Il Forteto’. «L’istituzione di una Commissione d’inchiesta – ha aggiunto – è un atto dovuto, un impegno politico e morale che il Parlamento non può eludere.

    Bisogna arrivare a quella verità alla quale fino ad ora non si è potuto o voluto arrivare, squarciando quel vergognoso velo di omertà che ha consentito ad un gruppo di pedofili di abusare di ragazzi disagiati, privandoli dei più elementari diritti umani». «Benché la richiesta sia giunta dal Consiglio Regionale della Toscana, si tratta di uno scandalo che investe l’intero Paese, sul quale anche la magistratura è arrivata con un certo ritardo. Oggi il Parlamento è chiamato a fare la sua parte per mettere fine a questo scandalo, per fare finalmente giustizia», ha concluso Mazzoni.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-commissione-inchiesta-1.2702202

  • Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Forteto, Fiesoli condannato in appello a 15 anni e 10 mesi

    Sei anni a Luigi Goffredi. La sentenza

    Firenze, 15 luglio 2016 – Condannato a 15 anni e 10 mesi, Rodolfo Fiesoli, il ‘guru’ e fondatore della comunità Il Fortetomentre Luigi Goffredi, “l’ideologo” della comunità è stato condannato a 6 anni. Questa la sentenza del processo di appello sugli abusi perpetrati nella comunità del Mugello dove venivano accolti minori in difficoltà (Trent’anni di misteri e abusi, leggi l’articolo).

    L’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Adolfo Sgambaro e dal pm Ornella Galeotti, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado in cui, il 17 giugno 2015, Fiesoli, fu condannato a 17 anni e 6 mesi per violenza sessuale, maltrattamenti e violenza di gruppo (la sentenza di primo grado, leggi l’articolo).

    La richiesta di conferma riguardava anche la condanna a 8 anni per Luigi Goffredi, e quelle per gli altri ‘fedelissimi’ di Fiesoli che ebbero condanne per maltrattamenti non inferiori a un anno (la maggior parte tra 3 e 7 anni). Su 23 imputati, i condannati in primo grado, furono 16.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-sentenza-1.2349343