Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    Il sacerdote: “Finalmente scagionato. Ma il pm Ferro lo indaga per aver calunniato il suo grande accusatore.

    NEL GIORNO IN CUI LA CHIESA SAVONESE PROCLAMA L’INNOCENZA DEL PRETE, CARTE SCOTTANTI DALLA PROCURA.

    SAVONA. Don Giuseppe Pinetto, attuale parroco di San Michele a Celle, è indagato per calunnia nei confronti di Sandro P., 51 anni, nel 1974 seminarista a Savona Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro dopo quasi un anno di indagini ha chiuso l’inchiesta inviando al prete e al suo legale (Marco Altamura) l’avviso di conclusione delle indagini e chiedendo al gip il rinvio a giudizio.

    L’accusa è circostanziata. Don Pinetto è accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P: «pur sapendolo innocente visto che dalle indagini compiute sono risultate fon-date le accusa di abusi sessuali su minore perpetrate agli inizi degli anni’ settanta in seminario» ..

    Abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato) per i quali il prelato è stato iscritto nel registro degli indagati ed ha già incassato la pronuncia del giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi di non doversi procedere per prescrizione del reato.

    Restano invece ancora aperti i fascicoli nei confronti di Francesco Zanardi e di Silvia Campese che avevano raccolto la drammatica intervista di Sandra P. sulle terribili esperienze vissute nel 1974 all’interno del seminario vescovile, e denunciati da don Pinetto. Vicende che la difesa ha cercato di smontare con una serie di attività investigative che alla luce dei risultati della magistratura non sembra aver dato i frutti sperati.

    Il quadro giudiziario che risulta dagli atti appare infatti totalmente opposto ai toni espressi nel comuni-cato diramato ieri mattina dall’ufficio stampa della Diocesi per il quale «a seguito delle note vicende riguardanti le accuse a don Pinetto, sono state condotte indagini sia da parte della difesa sia dalla magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati”. E proprio di fronte a queste conclusio¬ni “il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote».

    Sandro P., ma anche altri due compagni di seminario dell’ epoca, infatti avrebbe ribadito davanti al giudice i toccamenti nelle parti intime («Ma io gli insegnavo a lavarsi» si sarebbe giustificato il prete) subiti dall’ ex direttore spirituale del Seminario per i quali nella remissione di querela don Pinetto ammette possa essere stato frainteso, senza scusarsi però.

    Una scelta concordata tra accusa e difesa per un tentativo di ammorbidire i toni della vicenda e con il lavoro

    di convincimento nei confronti della vittima a chiudere la storia dopo 38 anni accogliendo la remissione.

    Ma è proprio da quella querela che nasce la necessità della procura di andare a fondo sugli articoli di giornale e sulle quelle accuse che a molti sono parse invenzioni. Una posizione,che si è trasformata in un autentico boomerang per don Pinetto, per il quale la curia aveva preannunciato il processo canonico «per cui il reato non viene estinto dal tempo come accade per la giustizia italiana».

    Invece il lavoro della squadra mobile ha portato a ben altri risultati. E così sono iniziate le deposizioni delle vittime, la ricerca di conferme, di prove. E’ comparsa una lettera scritta nel 1974 alla madre in cui Sandro P. segnalava quegli atteggiamenti notturni a cui lui non voleva più sottostare. Una missiva rimasta fino a pochi mesi fa chiusa in un cassetto della casa della donna, in un paesino della Sardegna, dove il sostituto procuratore Ferro si è recato la scorsa estate insieme ad un agente della polizia giudiziaria per raccoglierne la testimonianza. Parole ed accuse nei confronti di quello che avrebbe dovuto essere il suo educatore e che hanno fruttato botte, tante botte all’ ex seminarista da parte del padre «che pensava non fossero vere». Una vicenda che ha quindi segnato profondamente la famiglia e in particolare la madre che ha raccontato con estrema dignità quei terribili anni al pm Ferro: «Sandro doveva essere ascoltato, invece nessuno gli ha creduto. Mio marito in primis, ma noi pensavamo che il seminario fosse un posto sicuro. Aveva fatto quella scelta per studiare ed invece il suo sogno gli è stato rubato» sono state in sostanza le parole pronunciate dalla donna.

    Ma se Sandro P. non è stato creduto dai genitori, la stessa sorte ha avuto la missione dell’intera famiglia dal . vescovo di allora, Franco Sibilla, appena insediato e che non ha adottato alcun provvedimento nei confronti di quel prelato accusato di abusi sessuali su un dodicenne. Fatti del quale sarebbe stato a conoscenza anche un altro prete Eugenio I. che contattato dalla madre di Sandro, avrebbe sostenuto che «sono cose che possono accadere».

    «Ma la nostra vita è stata rovinata» ha ammesso la mamma dell’ex seminarista agli inquirenti.

    G. Ciolina IL SECOLO XIX

     

  • La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote E’ ormai una consuetudine nella diocesi di Savona. Ogni volta che esce un comunicato stampa, non passano 24 ore che viene smentito.

    Ieri il vescovo diceva “A seguito delle indagini condotte dalla Magistratura non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.”

    Peccato che fosse una BUFALA.

    La Procura della Repubblica di Savona ha concluso dopo dieci mesi le indagini che vedevano accusato di molestie il sacerdote Pietro Pinetto, per fatti avvenuti nel Seminario Vescovile di Savona.

    I fatti erano già stati segnalati dalla Rete L’ABUSO, sia alla Procura della Repubblica che al vescovo di Savona nel 2010, ma non erano stati presi in considerazione dalla giustizia, in quanto vi era una sola vittima, peraltro prescritta.

    Dal momento che non vi era apparentemente il rischio di ripercussioni in sede penale, il vescovo di Savona pensò bene di far finta di nulla e non intervenne.

    Ma come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non fa il coperchio, e nel marzo del 2013 spuntò un’altra vittima, anche lei per abusi commessi nel seminario e anche lei accusò il sacerdote, rivolgendosi alla Rete L’ABUSO. Come da procedura fu inviata la documentazione alla Procura e fu invitata la vittima a presentarsi spontaneamente alle autorità e denunciare.La vittima denunciò, ma purtroppo anche gli abusi nei suoi confronti sono prescritti; il fascicolo era apparentemente destinato all’archiviazione.

    Ma c’è un colpo di scena, il sacerdote querelò la vittima che lo ha denunciato, Francesco Zanardi portavoce della Rete L’ABUSO e la giornalista Silvia Campese per diffamazione.

    Grazie a questa denuncia, la Procura fu stata costretta ad indagare. Sono emerse altre testimonianze, comprese le denunce fatte all’allora vescovo di Savona Franco Sibilla, che non intervenne. Al momento è stata ritirata la querela nei confronti della vittima Sandro P. ma la Procura della Repubblica di Savona ha rinviato a giudizio il sacerdote. Stavolta l’accusa sarebbe quella di calunnia nei confronti della vittima.

    Resta invece pendente la posizione del portavoce della Rete L’abuso Francesco Zanardi e della giornalista del Secolo XIX Silvia Campese, entrambi querelati dal sacerdote per diffamazione. Ora resta da capire la posizione della diocesi nei confronti del sacerdote, il quale è stato salvato dalla prescrizione, questo per quello che riguarda la legge civile, per quello che riguarda invece la legge canonica il sacerdote può essere giudicato. In un comunicato stampa diramato dalla Diocesi di Savona lo scorso marzo il vescovo aveva dichiarato che se i fatti si fossero rivelati fondati sarebbe intervenuto con fermezza.

    La notizia aveva fatto il giro d’Italia, la promessa solenne fu fatta durante la festa Patronale di Savona proprio dal vescovo, acclamato persino dalle autorità presenti. Bisogna prendere atto che le dichiarazioni della curia sono parecchio divergenti da quello che invece dice la Procura della Repubblica. E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di una vittima che lo accusava.

    A leggere il comunicato divulgato ieri dalla stessa diocesi, sembrerebbe che le intenzioni del vescovo siano cambiate adesso, malgrado la Procura la pensi diversamente. E sembrerebbe che la diocesi sia disposta a chiudere anche tutti e due gli occhi nei confronti del sacerdote, dando per scontata una innocenza che la Procura smentisce. Per questo chiediamo al vescovo Lupi di essere coerente; inizi un processo canonico a carico di don Pietro Pinetto.

  • Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Di poche ore fa la notizia battuta dalla Sala Stampa Vaticana nella quale si dice che papa Francesco vorrebbe istituire una commissione per la protezione dei bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Questa decisione è la palese dimostrazione del fallimento di tutte le mirabolanti direttive per reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nel clero. Abbiamo assistito a vergognose campagne di stampa sul preteso impegno dei vari pontefici e dei vescovi nel combattere il fenomeno. Ricordiamo tutti le direttive di Benedetto XVI del luglio 2010 che si sono rivelate un completo fallimento.  Campagne a cui corrispondono comportamenti omissivi e conniventi coi preti pedofili e criminali.

    Anzitutto ridurre il problema degli abusi sessuali ai bambini è una assurdità, dato che gli abusi sessuali di cui parla la cronaca riguardano spesso anche adolescenti e adulti. Non si capisce quindi se il problema sono i bambini o i preti criminali.

    In secondo luogo vorremmo capire chi farà parte della Commissione, ossia se sarà lo stesso clero che in questi decenni ha sistematicamente ingannato l’opinione pubblica e insabbiato i crimini dei propri membri. In poche parole vorremmo sapere se avranno un ruolo le vittime, non quelle addomesticate e scelte con cura per le passerelle mediatiche che siamo usi vedere in TV. Che credibilità hanno oggi questi monsignori?

    In terzo luogo vorremmo sapere se, in attesa dei tempi biblici delle commissioni, che stileranno dei comunicati da sottoporre al pontefice che, forse, emanerà delle direttive, cambierà la prassi applicativa che registriamo da decenni. Per esempio, nel frattempo le Conferenze Episcopali stileranno un elenco pubblico dei sacerdoti condannati con processo civile e canonico per abusi sessuali? I vescovi nel frattempo denunceranno alla magistratura i preti criminali? Sarà interdetto il reclutamento dei minori a fini del sacerdozio, ossia elimineranno la figura dei seminaristi minori? Saranno aperti gli archivi diocesani e pontifici e rese pubbliche le accuse mosse contro i sacerdoti? Saranno dimessi automaticamente dallo stato clericale i preti responsabili di abusi? Sapremo dove sono nascosti i preti accusati di abusi sessuali? Saranno risarcite dalle diocesi e del Vaticano le vittime, visto che i preti sono quasi sempre nullatenenti? Le vittime saranno aiutate nel recupero psicologico e nell’inserimento lavorativo, visto che hanno visto danneggiata per sempre la loro vita?

    Mentre la stampa si sofferma su questo comunicato stampa del Vaticano, piuttosto contraddittorio perchè arriva all’indomani del rifiuto, di consegare all’ONU proprio la documentazione riguardante gli abusi sui minori, nessuno si interessa della stretta attualità. Per esempio nessuno ci spiega come mai il Nunzio apostolico a Santo Domingo arcivescovo Josef Wesolowski, fatto fuggire precipitosamente dai Caraibi e nascosto a Roma, perché sorpreso in luoghi di prostituzione minorile, non è stato fatto rientrare d’autorità nell’isola per sottoporsi alla giustizia civile. Nessuno si preoccupa di informarci sui fatti di Belcastro (CZ –  diocesi di Crotone), su come mai una inchiesta durata 3 anni, che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio per don Roberto Mastro per abusi su 17 minori di 14 anni sia passata sotto silenzio della diocesi e della stampa. Nessuno ci spiega cosa c’è che non va nella formazione di un sacerdote come don Giuseppe Canavese (diocesi di Mondovì), sorpreso a denudarsi davanti a delle ragazzine a Savona.

    Che fine hanno fatto le richieste di giustizia di Erik Zattoni, figlio dl prete pedofilo don Pietro Tosi, che ha violentato la madre 14enne, e la cui famiglia sfrattata dalla diocesi di Ferrara per aver denunciato il caso?

    Siamo onesti, che credibilità hanno questi signori che dovrebbero proteggere i bambini se nel frattempo assistiamo a queste terribili vicende? Noi ci aspettiamo interventi concreti, efficaci e rapidi. Di commissioni dai tempi biblici, ad uso di propaganda mediatica, non abbiamo nessun bisogno.

    Rete l’Abuso 05 dicembre 2013

    Francesco Zanardi

    Sergio Cavaliere

  • Belcastro (CZ) LA STRAGE DI BAMBINI.

    Belcastro (CZ) LA STRAGE DI BAMBINI.

    Una vera e propria strage quella di Belcastro paesino del catanzarese, dove si è abusato di 17 bambini in soli 3 anni. La quantità ha dell’incredibile se si considera che nel paese vivono un migliaio di anime.  Quel che più fa inorridire è che questi bambini, tutti sotto i 14 anni, secondo l’accusa, sono stati abusati dal parroco di un paesino, Belcastro che conta meno di 1000 abitanti. Quanti bambini al di sotto dei 14 anni possono esserci mediamente in una comunità che conta meno di 1000 abitanti?

    Forse dire che quella comunità ha subito una strage, non è affatto esagerato.

    La notizia è passata sotto silenzio, quasi come se nulla fosse accaduto. Pochi giorni fa la Procura di Catanzaro dopo niente meno che tre anni ha finalmente chiuso le indagini, aperte nel 2010 dopo la denuncia di alcuni genitori e durante le quali le segnalazioni purtroppo si sono moltiplicate. Nel frattempo don Roberto Mastro non essendo vincolato da particolari restrizioni o controlli si è ovviamente dato alla macchia.

    La Diocesi di Crotone – Santa Severina,  come da manuale, si è chiusa nel consueto riserbo, senza fornire traccia su dove sia don Roberto. Da indiscrezioni sembrerebbe che si trovi in una località del centro Italia, ma questo poco importa: una persona con accuse così gravi non può restare nascosta senza che nessuno sappia le accuse mosse contro di lui.

    Il profilo che emerge dalle testimonianze dei 17 minori sentiti dalla Procura e da quello che il sacerdote è di fatto riuscito a produrre in tre anni è quello di un uomo pericoloso con un vizio seriale – quindi una reiterazione del reato – che difficilmente si fermerà di fronte alla paura del carcere. A rafforzare il suo ego la sicurezza chi fino ad ora lo sta sottraendo alla giustizia ordinaria.

    Nel frattempo le vittime e le loro famiglie assistono incredule a ciò che è accaduto e sta accadendo, nel quasi totale silenzio di una società e di una diocesi che oramai sta raccogliendo i pochi cocci di civiltà rimasti.

    Francesco Zanardi

  • Intervista di Emanuele Melfi a Francesco Zanardi Portavoce della Rete L’ABUSO

    Intervista di Emanuele Melfi a Francesco Zanardi Portavoce della Rete L’ABUSO

    Intervista di Emanuele Melfi a Francesco Zanardi Portavoce della Rete L’ABUSO

  • RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    Di pochi giorni fa l’articolo di Andrea Tornielli dove si cerca di far credere in una velocizzazione dei processi Canonici nei confronti di preti pedofili. Tornielli loda in positivo anche la disastrosa ed omissiva linea di Benedetto XVI, svelata dalla stampa e dalle denunce in tutto il mondo che nel 2010 hanno portato la chiesa all’apice dello scandalo, nonché della trasparenza forzata, poco gradita al Vaticano.

    Oggi la situazione è molto più grave di quello che si vuol far credere e che si sta omettendo di dire. Sembra nessuno si accorga che la chiesa non solo continua non concretizzare come promette a mezzo stampa, risarcimenti alle vittime, prevenzione, denuncia alle autorità civili, l’apertura alla magistratura degli archivi che il Cardinale Ratzinger fece recapitare da tutto il mondo in Vaticano nel 2002, oggi sottoposti al Segreto Pontificio. Le misure di Bergoglio pare ostacolano pesantemente il lavoro della Magistratura italiana, già sufficientemente handicappata a causa del vuoto legislativo in materia, unico in Europa, di cui l’Italia è vittima.

    Dal 2010 a oggi ricordiamo le linee guida anti pedofilia della CEI divulgate nel maggio 2012, modificate in tutto il resto di Europa, rimaste sostanzialmente invariate a quelle del 1962, solo in Italia, nei fatti nessun obbligo di denuncia per i vescovi alle autorità civili, nessun aiuto alle vittime, nessuna prevenzione. Criticò pesantemente quelle linee guida anche la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Dall’arrivo di Papa Francesco i provvedimenti ci sono stati, purtroppo tanti, tutti omissivi e a salvaguardia della chiesa.  Francesco ha reso illegale la denuncia, criminalizzando la fuga di notizie, un deterrente per i membri del clero e non,  ora di fatto, definitivamente scoraggiati e intimiditi a collaborare con le autorità civili. Si aggiunge anche l’idea di istituire tribunali ecclesiastici Regionali/nazionali (gestiti da uno stato estero sul territorio italiano) che si può rivelare devastante oltre che di intralcio per la giustizia civile.

    Leggendo l’articolo di Andrea Tornielli ci si riempie la bocca di parole, ma non vi è nulla di concreto tranne il rischio che questi tribunali, imitazione dei famosi sportelli che la CEI nel 2011 voleva istituire nelle diocesi italiane, fortunatamente fallita, diventi un’ulteriore strumento di insabbiamento.

    Va tenuto conto che generalmente le vittime sono per la maggior parte cattolici o persone che frequentano la chiesa. Persone che in questi casi si rivolgono al clero, non alla magistratura, perché subiscono una certa influenza legata alla religione o per semplice cultura. Forse ci sarà un risarcimento alla vittima, come previsto dal Codice Canonico, un risarcimento insignificante (come lo stesso codice prevede) rispetto ai traumi che una persona subisce, oltre che rispetto al costo di un dignitoso percorso di analisi che la vittima dovrà affrontare.

    Questo crea una nuova situazione di omertà, che permette di poter continuare a gestire questi casi a livello interno, un’altra occasione per la chiesa di poter nascondere, spostare far sparire il pedofilo al fine di salvaguardare come ha fatto fino a oggi la propria immagine,  non la salute psicofisica dei minori affidati alle cure dei suoi sacerdoti. La vittima anche se potrà avviare una procedura in sede civile (a patto che non si impegni a non farlo in sede canonica) comunicherà di fatto, prima il caso alla curia e non alle autorità civili, senza avere quindi alcuna garanzia su che fine farà il pedofilo, sottraendolo di fatto alla giustizia e senza avere la minima garanzia che costui non continui ad abusare.

    La chiesa cattolica, anche dopo Ratzinger, quella di Francesco al momento è fatta di dichiarazioni mediatiche gonfiate dalla stampa, ma di nessun intervento concreto ma solo omissioni, come ha fatto nei confronti dell’arcivescovo polacco Josef Wesolowski, sottraendolo di fatto alla giustizia del paese che lo accusava e dandole asilo in Italia.  O come nel caso di padre Reverberi, ricercato dall’INTERPOL  e nascosto a Parma, o don Siro Invernizzi il prete pedofilo che ha patteggiato due a anni perché sorpreso con un minore mentre faceva sesso dietro un cimitero a Cugliate Fabiasco, Varese, trasferito da poco in un’altra parrocchia. Oppure il caso dell’insegnante di religione della Diocesi di Nola Napoli, caso seguito dalla nostra rete e uscito anche su Le INCHIESTE di Repubblica, dopo l’articolo si sono perse le tracce.

    Questi solo alcuni dei casi più recenti e gravi, ma basta cercate negli archivi del nostro portale, selezionando solo l’anno 2013 scoprirete mese per mese, che i casi sono decine.

    Difficile credere alle promesse di Bergoglio e alla falsa linea di positività che la stampa gli attribuisce a tutti i costi. Basta un briciolo di buonsenso, già leggendo quanto sopra che al momento non esiste un solo gesto concreto, ne a tutela delle vittime e neppure a sostegno. Esistono una marea di dichiarazioni in questi sette mesi di pontificato, un autentico pugno di mosche, unico riscontro, le mosche.

    Decine di vittime hanno scritto al Papa, lo abbiamo fatto anche noi come associazione, mesi fa, migliaia di italiani hanno firmato anche una petizioneindirizzata a lui. Non ha risposto a nessuno.

    Veramente troppo poco per non dire nulla.

    Per il momento l’invito che facciamo alle vittime resta quello di continuare a rivolgersi alla magistratura, non al clero. Con i sistemi attualmente in uso il rischio è di diventare ignari complici di ciò che voi stessi avete subito.

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • Zanardi: «C’è un’altra vittima di pedofilia a Ferrara»

    Zanardi: «C’è un’altra vittima di pedofilia a Ferrara»

    La rivelazione di Francesco Zanardi, della ‘Rete nazionale l’ABUSO’, che aveva aiutato Erik: «È una donna di 40 anni»

    Ferrara, 29 ottobre 2013 – Dopo il caso di Erik Zattoni cominciano ad emergere altre vittime di sacerdoti pedofili del nostro territorio. Ce lo racconta Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione Rete Nazionale L’abuso. È stato lui che ha fatto sì che la storia di Cornacervina arrivasse ai media e sempre lui che sostiene tanti ragazzi e ragazze abusate.

    Ci sono nuovi casi di persone violentate?

    “Sì già qualche tempo fa una donna ferrarese di circa quarant’anni, spinta e forse incoraggiata dal caso di Erik, si è rivolta a me per denunciare la sua situazione”.

    Che situazione?
    “Quando era ancora minorenne anche lei è stata abusata da un prete di Ferrara”.

    Perché non ha ancora denunciato il fatto?
    “È possibile che la donna stia vivendo un momento di grossa difficoltà, probabilmente le manca il coraggio. Ho provato a contattarla di recente. Parlare è difficile”.

    Perché ha consigliato a Erik Zattoni di rivolgersi ad un programma televisivo?
    “In realtà è stato lui a raccontarmi la sua storia. Aveva mandato una lettera alle Iene, senza ottenere risultato, io ho molti contatti e l’ho aiutato. Il suo grande rammarico era di non essere riuscito a far sì che don Pietro fosse ridotto allo stato laicale”.

    Ma con queste accuse gridate dalle tv non si fa del male a tanti bravi sacerdoti?
    “Il fatto è che la vittima deve liberarsi da un peso del genere. Anche Erik oggi sta meglio. E nello stesso tempo è giusto che il prete si assuma le sue responsabilità. La verità è che di casi come quello di questi giorni ce ne sono a migliaia”.

    Non c’è il rischio di una generalizzazione ingiustificata per cui la gente crede che tutti i preti coprano gli abusi?
    “È ovvio che non sono tutti colpevoli i preti, né a Ferrara, né altrove. Ma sono tutti molto silenziosi. La Chiesa ha paura dello scandalo sessuale”.

    Monsignor Rabitti, ex vescovo di Ferrara-Comacchio, ha obiettato che nessuno denuncerebbe ‘un proprio parente se cominciasse a percorrere brutte strade’.
    “Sì, non denuncerei un parente che si prostituisce o si droga, forse. Ma il paragone non è azzeccato: qui non parliamo di persone che fanno male a se stesse, ma ad altri. A bambini”.

    Ma le autorità civili non indagano su casi di preti pedofili?
    “Ovviamente sì, il fatto è però che secondo il protocollo addizionale, punto 2, articolo 4, paragrafo b, dei Patti Lateranensi, un magistrato che apre un fascicolo su un chierico deve avvisare il vescovo. Ma così poter fare indagini diventa molto difficile”.

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/10/29/973479-pedofilia-chiesa-zattoni-preti.shtml

  • “Tutti insieme con Erik: ora Papa Francesco faccia giustizia”

    “Tutti insieme con Erik: ora Papa Francesco faccia giustizia”

    Dopo la denuncia choc del ragazzo figlio del prete, scatta la gara di solidarietà: “Il don torni allo stato laico”

    Ferrara, 18 ottobre 2013 – CENTINAIA di braccia tese verso il cielo ad invocare giustizia per un fatto accaduto più di trent’anni fa che ha sconvolto la vita di una ragazza e della sua famiglia. Erik Zattoni è il frutto di quell’abuso perpetrato da don Pietro Tosi, fino al 2012 parroco di Cornacervina, su una giovane 14enne.

    L’evento, che ha portato davanti al Duomo tanti ragazzi(anche se molti erano gli affezionati del mercoledì sera) è stato organizzato dall’associazione Ferrara by Night. A guardare dall’alto quella moltitudine di facce sorridenti, che come tante piccole statue della libertà tendevano i cellulari illuminati, lo stesso Erik si è commosso: «Non credevo venisse così tanta gente — ha commentato — ma l’intenzione non era di avere un quarto d’ora di celebrità». Anche perché il flash mob è durato una manciata di minuti. Poi la serata è proseguita senza novità, come un normale mercoledì (a parte la rissa scoppiata in via Cairoli tra ragazzi ubriachi, che però non ha avuto conseguenze). E ora il rischio è che tutto cada nel dimenticatoio.

    Intorno alle 23.30, il puntino rosso di un laser, simile a quello dei cecchini, trapassava con intenti provocatori le finestre curiali, dove ogni tanto alcuni ragazzi buttavano lo sguardo nella speranza che le tende si aprissero e rivelassero il volto dell’arcivescovo Negri. Il senso dell’evento era «di voler fare luce sulla vicenda di Erik, esprimendo la nostra vicinanza alla famiglia e mandare la foto di tante lucine direttamente all’attenzione di Papa Francesco». Questa la motivazione degli organizzatori. Ma il rischio della strumentalizzazione era dietro l’angolo. «Dopo un’intera estate a fare la morale sulle abitudini giovanili— ha tuonato Michele, 27enne presidente dell’associazione organizzatrice — la Curia ora risponde con indifferenza a questa storia spaventosa. Il nostro vescovo tenga per sé le sue prediche». Parole forti, che vanno oltre il caso di Erik, anche se prendono le mosse da questo. In ogni caso l’iniziativa è perfettamente riuscita, il colpo d’occhio sulla piazza lo dimostra.

    Anche se qualcuno alla domanda Perché tieni il cellulare puntato in alto? non ha saputo rispondere: «Sinceramente non so», ha confessato Antonio, uno studente pugliese che accompagnava tre giovani londinesi in un viaggio di piacere. I camion di Hera al mattino hanno ripulito i segni della movida: bottiglie di vetro rotte o abbandonate sul sagrato, la solita pipì davanti all’edicola della Madonna che fiancheggia la Cattedrale.

    Sul flash mob si è espresso favorevolmente Francesco Zanardi, fondatore della Rete nazionale L’ABUSO e a sua volta vittima di violenze ricevute da un prete di Savona quando aveva undici anni: «Erik si era rivolto a noi — ha detto — e abbiamo cercato di aiutarlo. Ora stiamo raccogliendo le firme, già diecimila, e le porteremo in Vaticano. Chiediamo che i fascicoli sugli abusi da parte di sacerdoti vengano consegnati ai magistrati e che i colpevoli vengano ridotti allo stato laicale».

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/10/18/967703-solidarieta-erik-zattoni.shtml

  • Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Comunicato stampa della Rete Nazionale L’ABUSO

    Ieri sera a LE IENE è andato in onda uno dei casi che Rete L’ABUSO ha seguito, protagonista questa volta un ragazzo di Ferrara, non è lui la vittima, lui è figlio di uno stupro.

    Un caso come decine di altri in Italia (sic), un altro caso che non vorremmo morisse impunito col calare degli onori della cronaca, un altro caso venuto alla luce solo grazie al grande coraggio di un’altra vittima, malgrado l’ostruzionismo della chiesa e di chi ancora nega. Ce ne vuole di coraggio credetemi, anche lo scrivente è una vittima, non solo degli abusi, ma delle conseguenze dell’indifferenza, dei soprusi, delle ritorsioni che le vittime devono subire nel momento in cui chiedono una legittima giustizia.

    Quelle che sono le dichiarazioni di Papa Francesco e come contrariamente a quelle parole reagiscono le autorità ecclesiastiche si è visto chiaramente, anche ieri sera, un muro di gomma, si fa a gara passando le responsabilità a chiunque ma nessuno se le assume.

    .Quello che noi vittime abbiamo passato, quello che abbiamo subito oramai non è rimediabile.

    È invece rimediabile dare giustizia, impegnarsi concretamente per interrompere questo labirinto di omertà partendo proprio da chi continuando ad essere omertoso permette che la giostra della pedofilia non finisca mai di girare.

    Oggi abbiamo scritto a Papa Francesco, abbiamo mandato anche la richiesta di giustizia di Erik, di sua mamma, tutti vogliamo vedere chiari provvedimenti, veri come la rimozione di coloro che per anni e ancora oggi impediscano una civile giustizia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Nazionale Rete L’ABUSO

    P.S. In allegato copia delle richieste inviate direttamente al Papa. Lo stesso testo è stato pubblicato per essere sottoscritto su Change.org

    Short link  www.change.org/bastaabusi

    www.change.org/francesco

     

  • Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Di questi giorni la notizia che il Parroco di Pietra Ligure don Luigi Fusta è stato rinviato a giudizio, data fissata 6 dicembre. L’accusa è di aver indotto la madre di una vittima di abusi a non denunciare il fatto, sottolineo perché lo ritengo importante, che in questo caso il pedofilo non è un sacerdote, ma un laico.

    Giuridicamente questo è un precedente storico importantissimo, prodotto dalla Procura della Repubblica di Savona che negli ultimi anni ha fatto un eccellente lavoro, malgrado l’enorme vuoto legislativo in materia di cui l’Italia è vittima.

    Voglio fare notare quanto sia basilare per la chiesa, il buon nome, quindi “mentire” per tutelare l’immagine pubblica. Questo caso però non è l’unico in cui troviamo coinvolto don Luigi Fusta e l’ambiente ecclesiastico. Nei primi mesi del 2012 Rete l’ABUSO a seguito di una informativa inviata dal Canton Ticino era alla ricerca di un sacerdote pedofilo don Italo Casiraghi. Un caso credo unico al mondo perchè colto in fragranza di reato da una poliziotta che si era nascosta nell’armadio della vittima, condannato in Svizzera, successivamente nascosto in Italia. Pochi giorni dopo l’informativa lo rintracciamo, lo pediniamo e scopriamo che il sacerdote fa il “pensionato” proprio a Pietra Ligure, nella parrocchia di don Luigi Fusta. Riusciamo addirittura a filmarli mentre celebrano insieme la messa.

    Come da iter Rete L’ABUSO provvede a segnalare immediatamente alle autorità civili e a quelle ecclesiastiche.  In questo caso la risposta della chiesa è stata “simpatica”, ci cascò persino un noto programma nazionale. La chiesa a noi, come a loro, rispose che erano al corrente dei trascorsi del sacerdote ma che l’uomo non era pericoloso, anziano, non camminava più, diceva messa raramente e solo alle suore. Non ci crediamo, andiamo a cercarlo, questo è il filmato del sacerdote, parecchio arzillo aggiungerei. Al momento Italo Casiraghi è ancora a Pietra Ligure, ignoriamo se dica messa o meno, ci auguriamo di si perché in caso contrario non vorremmo che la noia lo spingesse a reiterare quello per cui è già stato giudicato.

    Francesco Zanardi