Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    Sono state segnalate molestie sessuali anche nella parrocchia di Albaro? La Curia ha per caso raggiunto un accordo economico con alcune delle vittime dell’ex parroco di Sori poi passato, appunto, a Santa Teresa d’Albaro?

    Papa Francesco ha compiuto un passo storico nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa: ha abolito il segreto pontificio. Intanto il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, ha annunciato che un fascicolo per violenza sessuale, per adesso a carico di ignoti, è stato aperto dopo le inchieste del Fatto Quotidiano e della Rete L’Abuso. Non solo: il capo della Procura ha detto che, grazie alla nuova disciplina della Chiesa, chiederà alla Curia gli atti delle indagini compiute in diocesi.

    Chissà se adesso il cardinale Angelo Bagnasco si deciderà finalmente a parlare delle accuse rivolte a don Francesco Castagneto (a lungo parroco di Sori e dal 1998 al 2019 alla guida di quella di Albaro)?

    Sarebbe il momento. E sarebbe interessante porgergli alcune domande. La Curia – come ci hanno confermato diversi ragazzi, alcuni sacerdoti e anche un vescovo – sapeva delle accuse relative a episodi degli anni Novanta: “Mi addolora non aver dato il dovuto credito alle parole di quei giovani”, ha detto il prelato al Fatto Quotidiano.

    Ma la Curia genovese ha deciso di non sporgere denuncia nonostante il vescovo al Fatto Quotidiano abbia detto: “Sì, temo che gli episodi riguardassero anche minori“. Quel silenzio, passati più di vent’anni dai primi episodi, ha portato alla prescrizione e all’impunità degli eventuali colpevoli. Perché la Curia ha taciuto?

    Non solo: le parole di un collaboratore della parrocchia di Albaro – registrate da Francesco Zanardi della Rete L’Abuso e depositate in Procura – lasciano ipotizzare che altri episodi si siano verificati anche ad Albaro. Fatti che, se davvero avvenuti, non sarebbero prescritti. E’ possibile sapere dalla Curia se ha ricevuto denunce che riguardano la parrocchia di Albaro?

    Il cronista e Zanardi hanno potuto parlare con una decina di ragazzi che hanno riferito di aver ricevuto attenzioni molto particolari dal sacerdote. Almeno un giovane era minore a quei tempi. Diversi di loro negli anni Novanta e anche in seguito si erano rivolti alla Curia, ma l’allora parroco di Sori era stato trasferito ad Albaro, a contatto con giovani e scout. Nessuno (soprattutto i genitori dei giovani) era stato informato delle polemiche che avevano accompagnato il trasferimento del sacerdote. Perché?

    E’ possibile che la Curia abbia raggiunto un accordo economico con alcuni dei ragazzi che avevano denunciato di essere stati molestati? Se fosse così, che cosa prevedeva l’accordo?

    Papa Francesco ha indicato chiaramente la linea della trasparenza per affrontare con il giusto vigore gli scandali sessuali all’interno della Chiesa e tutelare le giovani vittime. Ora tocca alla Curia di Genova seguirla. Avremo finalmente risposte?

  • Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    di Giorgio Gandola

    Manca l’ultimo metro. Ma non è un dettaglio, è l’essenza di tutto, il colpo di reni per vincere le Olimpiadi o il pezzo di fibra che serve a far funzionare un wifi. Con l’abolizione del segreto pontificio sui dossier, la rivoluzione di papa Francesco per contrastare la pedofilia in tonaca è finalmente concreta, va ben oltre l’omelia vuota del motu proprio Vos estis lux mundi. Il Pontefice passa dal puro marketing all’azione energica, ma per compiere il definitivo salto di qualità serve ancora il metro che fa la differenza: l’obbligo di denuncia.

    È un gesto semplice, quasi banale: chiedere ai vescovi o ai sacerdoti che vengono a conoscenza di casi di pedofilia di denunciare i reati alla magistratura. Un piccolo passo per lui, ma ci sono duemila anni di consuetudini a impedirlo. Ci si avvicina, si appoggia la mano alla maniglia ma quella porta rimane chiusa. Con l’abolizione del segreto pontificio è crollato un muro, da domani gli atti delle indagini previe (obbligatorie per il diritto canonica a carico di preti accusati di violenza sessuale) non saranno più coperti da sigilli di ceralacca e le famiglie delle vittime sapranno almeno quali sono stati i provvedimenti presi a carico dei responsabili. Una decisione storica che va incontro alle richieste delle associazioni mondiali delle vittime degli abusi del clero. Il problema è che, se nessun carabiniere o nessun pm viene a conoscenza di quelle inchieste, le preziose carte non servono a nulla. Di conseguenza, il metro mancante riguarda anche il Parlamento italiano che dovrà far sua la materia (fin qui lasciata completamente alla Chiesa) e legiferare, adeguandosi all’ordinamento di numerosi Paesi europei. Cioè studiare una legge che obblighi a sua volta il sacerdote, come cittadino italiano, a denunciare il colpevole strappando il sipario dell’omertà scambiata per carità cristiana. Basterebbe copiare Svizzera e Francia, ma l’iter potrebbe essere lungo e accidentato. E presupporre perfino una revisione del Concordato. Campa cavallo.

    IL CASO DON GALLI

    Un’obiezione legittima a questa sottolineatura ce la facciamo da soli: ma non è la famiglia della vittima a dover denunciare il prete pedofilo? Vero, però questo non accade spesso, soprattutto se quella famiglia è molto cattolica, crede profondamente negli insegnamenti della Chiesa e si affida alla gerarchia ecclesiastica per avere giustizia lontano dai procedimenti penali, che sempre costituiscono un trauma psicologico ulteriore per le vittime. Un esempio illuminante è quello di Alessandro Battaglia, giovane abusato da un sacerdote (don Mauro Galli) a Rozzano, in provincia di Milano. Il fatto accadde nel 2011, per anni la famiglia bussò all’arcidiocesi chiedendo giustizia ma si trovò di fronte al classico muro di gomma fatto di lettere consolatorie, di dilazioni con benedizione incorporata, di ipocrisie curiali.

    Solo nel 2014, in assenza di fatti concreti, i genitori si decisero a denunciare ai carabinieri lo scandalo e qualche mese fa don Galli è stato condannato a oltre sei anni di carcere in primo grado. La vicenda non ha impedito che Mario Delpini – allora vicario episcopale che invece di aprire l’indagine previa si limitò a spostare il chiacchierato sacerdote a Legnano, sempre in mezzo agli adolescenti – diventasse arcivescovo di Milano. Con queste nuove norme non solo non sarebbe successo, ma il monsignore sarebbe stato messo sotto inchiesta per omissione d’atti d’ufficio. A questo proposito, la famiglia della vittima è la prima a muoversi dopo la decisione del Papa e chiederà ufficialmente alla Congregazione per la dottrina della fede gli atti del processo canonico a carico di don Galli e il fascicolo riguardante la gestione di Delpini. Un modo concreto per sapere se alle linee di principio seguiranno i fatti.

    ANCHE GENOVA SI MUOVE

    Anche il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, vuole subito “approfittare dell’abolizione del segreto pontificio” per ottenere i dossier relativo a un parroco del quartiere Albaro accusato di abusi su minori e già indagato dalla diocesi nel 1998. L’obbligo di denuncia aiuterebbe inoltre nella realizzazione di un certificato antipedofilia per il sacerdote che viene trasferito in una parrocchia. Sarebbe equiparabile al casellario giudiziario, se ci sono pendenze è giusto saperlo. Ma se l’obbligo non esiste, il certificato risulterebbe forzatamente lacunoso o inattendibile. Senza contare che la Chiesa, per sua natura, si occupa con maggiore profondità dei peccati morali più che dei reati.

    Ecco perché manca l’ultimo metro, nella rivoluzione di Francesco. E manca anche qualcosa di molto cristiano: l’impegno a prendersi cura delle vittime concretamente. “Significa intervenire presto con indennizzi adeguati” spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso. “Parliamo di persone che vivono vite sfasciate a causa delle violenze subite, soffrono di gravi problemi psicosomatici, hanno la necessità di sottoporsi a lunghi percorsi di riabilitazione. E spesso non riescono a reinserirsi, avere un lavoro e relazioni normali, perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere”. L’ultimo metro significa tutto.

    (trascrizione da La Verità del 19 dicembre 2019)

  • «Quel parroco è molestatore». Il pm chiede atti alla Diocesi: grazie al Papa

    «Quel parroco è molestatore». Il pm chiede atti alla Diocesi: grazie al Papa

    Dopo l’abolizione del segreto pontificio la procura di Genova acquisirà gli atti su un sacerdote denunciato per violenza sessuale. Il procuratore Cozzi: approfittiamo della decisione di Papa Francesco.

    di Andrea Pasqualetto

    Papa Francesco toglie il segreto pontificio sugli abusi sessuali e la procura di Genova coglie la palla al balzo per chiedere alla Diocesi la documentazione su un parroco del capoluogo ligure. Il sacerdote è stato denunciato per violenza sessuale su minori dalla rete L’Abuso. La Diocesi genovese aveva già indagato il parroco nel 1998, disponendo il suo trasferimento in un quartiere chic di Genova. L’estate scorsa era stato allontanato anche da quella parrocchia senza alcun avviso.

    Il procuratore

    Nell’esposto si cita una lettera che riferiva dell’allontanamento del sacerdote per presunti abusi su minori. «Abbiamo aperto un’inchiesta – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – e con ogni probabilità approfitteremo dell’abolizione del segreto pontificio per acquisire gli atti della inchiesta precedente per fare luce sulla vicenda. Ma attenzione, il sacerdote non è indagato, al momento c’è solo questo esposto sul quale indaghiamo».

    La lettera

    Francesco Zanardi, presidente della rete L’Abuso, ha dichiarato che l’esposto nasce da una segnalazione anonima. «In questi giorni, nel caldo dell’estate e del silenzio, un prete molto vicino a…” omissis “ – scrive l’anonimo – è stato sollevato dall’incarico di parroco per abuso su giovani, “ omissis “, ha distrutto tante famiglie e giovani nella loro crescita…». Zanardi ha spiegato all’agenzia Adnkronos di aver fatto un’indagine sul quartiere in questione: «Abbiamo scoperto che il sacerdote era stato anche a Sori e abbiamo trovato testimonianze di presunte vittime. Abbiamo mandato tutto in procura chiedendo alla magistratura a titolo preventivo di fare una verifica».

    I testimoni

    Ci sono testimonianze di presunte vittime di molestia in altre località, dove il parroco si trovava sul finire degli anni ‘90. «Se c’è stata un’indagine nel ‘98 da parte della Chiesa, l’acquisizione quel fascicolo potrebbe essere di notevole importanza – ha precisato Zanardi -. Avevamo già chiesto il fascicolo, non c’era ancora la legge uscita con il nuovo decreto di Papa Francesco che fornisce accesso alla documentazione delle Diocesi».

    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_18/quel-parroco-molestatore-pm-chiede-atti-diocesi-grazie-papa-d72e3de6-21cd-11ea-bb3d-b320cfbfe3f2.shtml?fbclid=IwAR0cnm6mAZyblxmgv0v1umaPcYVYzD_LxYM03wMYcmx7FDzS2eeSyEHqZaY

  • Genova: presunti abusi in parrocchia, indagine procura dopo esposto rete L’Abuso

    Genova: presunti abusi in parrocchia, indagine procura dopo esposto rete L’Abuso

    “Abbiamo fatto un esposto nato da una segnalazione anonima, abbiamo espletato un’indagine che riguardava il quartiere di Genova Albaro, abbiamo scoperto che il sacerdote era stato anche a Sori e abbiamo trovato testimonianze di presunte vittime. Abbiamo mandato tutto in procura chiedendo alla magistratura a titolo preventivo di fare una verifica”.

    Lo spiega all’Adnkronos il presidente della rete L’Abuso Francesco Zanardi parlando dell’esposto dal quale è nata un’indagine della procura di Genova con l’ipotesi di violenza sessuale per alcuni presunti casi di abuso compiuti da un sacerdote ex parroco di una chiesa del quartiere genovese di Albaro.
    Testimonianze riporterebbero di alcune presunte vittime di molestia a Sori, dove si trovava in precedenza il parroco sul finire degli anni ’90.

    “Se c’è stata un’indagine nel ’98 da parte della Chiesa, l’acquisizione quel fascicolo – sottolinea Zanardi -potrebbe essere di importanza notevole.

    Avevamo già chiesto il fascicolo, non c’era ancora la legge uscita ieri con il nuovo decreto di Papa Francesco che fornisce accesso alla documentazione delle Diocesi. Nella denuncia c’era già espressamente la volontà acquisire il fascicolo”.
    (Vca).

  • Presunte molestie su minori da parte dell’ex parroco di Albaro, la Procura apre un’inchiesta

    Presunte molestie su minori da parte dell’ex parroco di Albaro, la Procura apre un’inchiesta

    Genova. La procura di Genova ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi nei confronti dell’ex parroco della chiesa di Santa Teresa di Albaro Francesco Castagneto.

    In base all’esposto il sacerdote si sarebbe reso responsabile di presunti abusi su minori cominciati già negli anni Novanta nella parrocchia di Sori. La denuncia, depositata una decina di giorni fa, allega fra l’altro l’audio di un sagrestano con cui Zanardi, con una telecamera nascosta, ha parlato ma di cui non conosce le generalità e l’inchiesta del giornalista del Fatto quotidiano Ferruccio Sansa che ha raccolto le testimonianze di alcune presunte vittime.

    L’esposto accusa inoltre i vertici della Curia che avrebbero saputo fin dalla fine degli anni Novanta quanto stava accadendo ma al di là di aver trasferito il parroco avrebbero mantenuto il fascicolo segreto non impedendo in questo modo il ripetersi degli abusi.

    Occorre precisare che nessuna denuncia nei confronti del parroco è mai stata depositata in Procura e lui, interpellato dal collega del Fatto quotidiano, ha fermamente negato ogni addebito. La Procura di Genova tuttavia ha deciso di vederci chiaro. Il fascicolo aperto è al momento contro ignoti in attesa degli approfondimenti.

    https://www.genova24.it/2019/12/presunte-molestie-su-minori-da-parte-dellex-parroco-di-albaro-la-procura-apre-uninchiesta-228058/?fbclid=IwAR0mJXUuCC3r7L7SBPd0pHUHuILaU4x4kFe_74Z9PvdQxyBxc-aDMQx_WTI

  • Abolizione del segreto pontificio – Tutta la città ne parla

    Abolizione del segreto pontificio – Tutta la città ne parla

    Il Papa apre l’archivio dei processi per pedofilia, la magistratura potrà accedere agli atti dei processi canonici. Svolta storica in Vaticano. Il Papa apre l’archivio dei processi per pedofilia, la magistratura potrà così accedere agli atti dei processi canonici.

    Continua la lotta di Francesco contro la pedofilia e la sua opera in generale di trasformazione profonda. Cosa cambia con questa novità, cosa comporta per i rapporti Stato-Chiesa?

    Gli Ospiti del 18 Dicembre 2019 Francesco Zanardi, presidente della ‘Rete nazionale l’ABUSO’ che dà voce alle vittime di pedofilia Gaetano Azzariti, insegna Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma Federico Tulli, giornalista di Left, settimanale sul quale aveva firmato a inizio anno l’editoriale “Chiesa e pedofilia, tolleranza zero contro il Concordato”.

    Ha scritto diversi libri sul tema; l’ultimo, da poco pubblicato da Chiarelettere con Emanuela Provera, Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori Lucetta Scaraffia, storica della Sapienza ed editorialista. Tra i suoi libri ricordiamo l’ultimo Storia della liberazione sessuale: Il corpo delle donne tra eros e pudore (Marsilio, 2019)

  • Appello al Governo Conte dall’associazione vittime abusi: serve una commissione di inchiesta

    Appello al Governo Conte dall’associazione vittime abusi: serve una commissione di inchiesta

    Città del Vaticano  –  «E’ un passo importante, concreto. L’abolizione del segreto pontificio sui processi canonici permette ai magistrati di ottenere i dossier in possesso della Chiesa, cosa che prima spesso malgrado le rogatorie non era concessa» commenta Francesco Zanardi, vittima di un prete quando era adolescente e ora motore di una associazione italiana di vittime. Zanardi invita l’Italia e il governo ad affrontare un tema finora ignorato aprendo una commissione di inchiesta.

    «In Italia non ci sono statistiche, nemmeno la Cei le ha mai diffuse. Negli altri stati variano dal 5 al 7% del clero. Le proiezioni fatte dalla Rete l’Abuso parlano di circa 4mila preti abusatori e di un milione di vittime. Se il governo scegliesse di fare una commissione d’inchiesta usufruendo della decisione del Papa avremmo molto rapidamente una stima. E’ impossibile che la Chiesa non abbia un conto delle denunce fatte» ha affermato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_cei_pedofilia_abusi_papa_francesco_zanardi_governo_italia_commissione-4934681.html

  • Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Ferruccio Sansa
    Abolito. Il Papa ha eliminato il segreto pontificio nelle cause canoniche di abusi sessuali sui minori. ‘L’Istruzione sulla riservatezza delle cause’ segna la nuova linea del Vaticano: “Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni”.

    L’articolo 2 spazza il campo: “L’esclusione del segreto pontificio sussiste anche quando tali delitti siano stati commessi in concorso con altri delitti”. Non solo: “A chi effettua la segnalazione – è scritto nel documento – alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.

    Resta il segreto d’ufficio, come nel diritto degli altri stati: “Le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza… al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. Ma la riservatezza delle indagini non potrà più, come in passato, essere opposto alle autorità giudiziarie, per esempio italiane, che si trovavano di fronte a difficoltà spesso insormontabili. L’Istruttoria voluta da Francesco in questo non lascia dubbi:  “Il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”.

    Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un secondo rescritto che raccoglie altre istanze avanzate dalle vittime di abusi: si stabilisce che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede anche “l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”. Finora il limite era fissato a quattordici anni.

    Per questi delitti più gravi si aprono le porte ai laici: “Funge da avvocato e procuratore un fedele, provvisto di dottorato in diritto canonico, che viene approvato dal Presidente del collegio”. Viene ribadito, ma è un discorso ovviamente diverso, il segreto confessionale.

    “Una novità storica”, tenevano a sottolineare ieri in Vaticano. Ma anche le associazioni delle vittime, pur con le dovute cautele, hanno saluto con soddisfazione la novità: “È un grande elemento positivo”, spiega Francesco Zanardi, un passato da vittima e un presente come presidente della Rete L’Abuso, in prima linea nella battaglia contro gli abusi compiute da sacerdoti. Zanardi mesi fa era stato finalmente ricevuto in Vaticano dove aveva avuto un lungo colloquio con Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede. “Avevamo parlato per due ore – racconta Zanardi – e gli avevamo domandato proprio l’abolizione del segreto.

    È un passo notevole, ma non tutti i problemi sono risolti. Sarebbe importante che le nuove norme avessero effetto retroattivo”. Non solo: “Ora le autorità ecclesiastiche dovranno consegnare la documentazione delle proprie indagini alle autorità giudiziarie (comprese quelle italiane, ndr), ma anche alle vittime. Però sarebbe importante che fosse previsto anche un obbligo di denuncia, quello che in Francia ci ha permesso di arrivare all’incriminazione del cardinale di Lione, Philippe Barbarin che è stato condannato in primo grado per aver coperto abusi. Ma è una questione che riguarda soprattutto la legislazione italiana, perché in Francia è prevista la denuncia obbligatoria, mentre in Italia no”.

    Zanardi punta il dito proprio verso il nostro Stato: “Finora ha lasciato che a gestire la situazione fosse la Chiesa. Non ha fatto niente. Non è un caso se soltanto in Italia le vittime per avere giustizia si rivolgono proprio alle autorità ecclesiastiche”. Un giudizio positivo, che dovrà essere confermato alla prova dei fatti: “Vedremo se la scelta del Papa sarà davvero seguita dalle Curie locali. Lo capiremo subito nell’indagine romana sui chierichetti del Papa e con la denuncia che abbiamo presentato (dopo gli articoli del Fatto) su abusi compiuti da un sacerdote della diocesi di Genova”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/18/preti-pedofili-il-papa-cancella-il-segreto-pontificio-sui-processi/5623900/

  • Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    di Gian Guido Vecchi – «Come vittima e sopravvissuto, ringrazio il Papa per il suo coraggio. Io so che nella Curia e in tutto il mondo ci sono cardinali e vescovi contro di lui, gente che finora si è nascosta dietro il segreto pontificio — leggi l’approfondimento su che cos’è — per coprire il terrore e insabbiare. È caduta una muraglia oscura». Al telefono con il Corriere, la voce di Juan Carlos Cruz, 56 anni, suona sollevata prima che felice, come si fosse tolto un peso. Era ancora un adolescente quando subì abusi dal sacerdote pedofilo seriale Fernando Karadima, spretato da Francesco l’anno scorso. Potente e temuto fin dagli anni di Pinochet, nella parrocchia di El Bosque a Santiago, Karadima è all’origine degli scandali che hanno devastato la Chiesa cilena, una delle prove più difficili del pontificato. Con altre due vittime di Karadima, un anno e mezzo fa, Cruz era stato ricevuto da Francesco a Santa Marta, «voglio che nessuna vittima si senta più sola». Le denunce erano rimaste inascoltate per anni, vescovi e cardinali cileni gli davano del calunniatore. «Ne avevamo parlato al Papa, certo. Ma come noi, tante vittime non hanno smesso di chiedere l’abolizione del segreto pontificio. Così si fa giustizia e trasparenza».

    Considerazioni che si ripetono, in chi ha patito violenze e incredulità. Alessandro Battaglia, 22 anni, vorrebbe non pensarci più. «Si figuri che neanche lo sapevo. Però sono contento, chiaro. Lo chiedevamo da anni. Certo i vescovi non hanno più scuse, ora: non potranno insabbiare con la scusa che rischiano la scomunica». Alessandro era un ragazzino legato alla sua parrocchia, a Rozzano, diocesi di Milano. «Andavo in oratorio ogni giorno, ero uno scout, cantavo nel coro, i miei amici erano lì: a quindici anni, per me, l’oratorio era tutta la vita», raccontava nei giorni dell’incontro in Vaticano per la protezione dei minori. Lo ha ripetuto fin da quella notte: «Sono stato abusato alla fine del 2011 da don Mauro Galli». Don Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Ma intanto sono passati anni di inerzia, coperture. «La Chiesa è così, una macchina lentissima, però bisogna apprezzare le cose positive, e questa decisione lo è». Una decisione che ha fatto il giro del mondo.
    La signora Marie Collins, irlandese di Dublino, aveva tredici anni quando fu abusata da un sacerdote negli anni Sessanta. Nel 2014 fu nominata da Francesco nella prima Commissione antipedofilia, tre anni più tardi si dimise contro le resistenze vaticane. Ora commenta, asciutta: «Una notizia eccellente. Lo avevamo raccomandato durante il primo mandato della commissione, è bello vedere che è stato applicato. Finalmente un cambiamento reale e positivo».
    Anche Miguel Hurtado, 36 anni, ha l’aria sollevata: «Una buona notizia, una richiesta storica delle organizzazioni di vittime dei preti pedofili». La sua storia riguarda il monastero di Montserrat, in Catalogna. «Avevo sedici anni, fui abusato da un monaco benedettino, Andreu Soler, che guidava il nostro gruppo scout». Anche qui denunce ignorate, silenzi.
    Ora sospira: «Mai più casi trattati in segreto. I vescovi devono collaborare con la giustizia e consegnare i documenti interni». Si vedrà. Francesco Zanardi, fondatore di «Rete l’Abuso», osserva: «La Procura di Roma ha mandato una rogatoria per acquisire gli atti del fascicolo di don Gabriele Martinelli sugli abusi nel preseminario San Pio X, il collegio dei chierichetti del Papa. Ora vedremo l’efficienza della norma». Zanardi ha 48 anni, ne aveva undici quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, andò avanti tre anni». Resta la faccenda dell’obbligo di denuncia alle autorità civili, che in Italia non c’è per i preti: «Ma questa è una vergogna italiana: è il nostro Stato a doverlo disporre, almeno per i vescovi».
    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-voci-chi-ha-subito-abusi-tanti-vescovi-contro-papa-425eb360-210c-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml
  • «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    “il manifesto” – Luca Kocci

    «Si tratta di un primo passo concreto. È ancora insufficiente, ma un buon punto di partenza tangibile».

    È il commento alla decisione di papa Francesco di abolire il segreto pontificio sui casi di violenza, abuso sessuale sui minori e pedopornografia di Francesco Zanardi, presidente della rete l’Abuso (la più importante associazione italiana di vittime di preti pedofili) ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo, giudicato colpevole ma diversi reati sono caduti in prescrizione, grazie alle complici omissioni del proprio vescovo che lo ha protetto per anni.

    «Quando a maggio uscì l’ultimo documento pontificio sulla pedofilia del clero, il motu proprio “Vos estis lux mundi” – spiega al manifesto Zanardi –, io fui molto critico nei confronti di papa Francesco, perché si faceva ancora riferimento al segreto pontificio, e quindi nessun documento poteva essere trasmesso ai magistrati che lo richiedevano».

    Ed ora?

    «Ora questo ostacolo effettivamente è stato superato, quindi lo consideriamo un fatto positivo. Del resto l’abolizione del segreto pontificio è una delle cose che avevamo chiesto espressamente alla Santa sede, insieme alle altre associazioni internazionali delle vittime».

    Resta il fatto che il Vaticano e le diocesi consegnano i documenti solo se qualche magistrato glieli chiede, ma non sono obbligati a farlo…

    «È vero. Questo è ancora un passaggio mancante. Ma di chi è la mancanza? Non solo della Santa sede, ma anche dello Stato italiano, che non si è mai preoccupato del problema, lasciando l’intera gestione alla Chiesa. In Svizzera e in Francia, per esempio, l’obbligo della denuncia lo ha inserito lo Stato. In Italia no. E questa è una grave lacuna».

    Quali misure mancano ancora per un efficace contrasto alla pedofilia del clero?

    «Appunto innanzitutto l’obbligo della denuncia dei preti pedofili alla magistratura. Ovvero che un vescovo o un superiore religioso, appena abbia notizia di un prete pedofilo nella sua diocesi o nella sua congregazione, non lo protegga, ma sia obbligato a denunciarlo immediatamente. E poi l’impegno a prendersi cura delle vittime in maniera concreta».

    Cosa significa prendersi cura delle vittime?

    «Significa per esempio intervenire presto con degli indennizzi adeguati. Voglio ricordare che stiamo parlando di uomini e donne che vivono delle vite sfasciate a causa delle violenze subite, che soffrono di gravi problematiche psico-somatiche, che hanno la necessità di fare lunghissimi percorsi di cura e riabilitazione, che non riescono a trovare un lavoro perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere».

    Si tratta tuttavia di misure che intervengono dopo che abusi e violenze sono state commesse e agiscono poco sulla prevenzione…

    «È vero. Ma l’obbligo di denuncia potrebbe avere anche una funzione preventiva. Mi spiego. Noi chiediamo, e lo abbiamo fatto anche in Parlamento, un certificato antipedofilia anche per i preti, per esempio per un nuovo parroco che arriva o viene trasferito in una parrocchia. Il certificato antipedofilia si produce al casellario giudiziario. Ma se non vi è denuncia, perché non è obbligatoria, il certificato viene rilasciato tranquillamente, perché nulla risulta agli atti. Con l’obbligo di denuncia, invece, questo non sarebbe più possibile. Sarebbe la chiusura del cerchio. La chiusura del cerchio della giustizia, che non può essere amministrata solo dalla Chiesa. La Chiesa può occuparsi del peccato morale, non dei reati».

    https://ilmanifesto.it/e-un-primo-passo-ora-serve-lobbligo-di-denuncia/