Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Il delicato argomento della pedofilia clericale sotto i diversi aspetti medico-psicologici, giuridici e di diffusione sul territorio italiano.

    Intervengono

    Francesco Zanardi
    Fondatore RETE L’ABUSO e ECA GLOBAL
    «Chiesa e pedofilia: Report dell’ONU e complicità dello Stato italiano»

    Maria Grazia Foschino
    Responsabile SSD di Psicologia – GIADA Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII»
    «Abusi sessuali in canonica. Esiti sulla salute delle vittime minorenni»

    Marilena Lanzellotto
    Coordinatrice Regionale ONDIF (Osservatorio Nazionale Diritto di Famiglia)
    «Tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificie motu proprio»

    Modera Rosy Paparella
    Formatrice ed esperta in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

    Introduce Vittorio Betti
    Coordinatore del Circolo Uaar di Bari

    https://www.uaar.it/appuntamenti/2019-06-11-bari-pedofilia-clericale-non-nascondiamola/

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • TG Tele Bari. Incontro UAAR

    TG Tele Bari. Incontro UAAR

    Questo pomeriggio nel centro polifunzionale degli studenti un convegno sul fenomeno della pedofilia clericale organizzato dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalistici di paris in chianti una conferenza dal titolo pedofilia clericale non nascondiamo la quella che questo pomeriggio si è tenuta nel centro polifunzionale degli studenti organizzata dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalisti di bari.

    Tanti gli interventi che hanno affrontato un tema di triste attualità come quello della pedofilia clericale esploso in modo vertiginoso al centro di numerosi interrogativi e indagini nel nostro paese l’italiano è stato denunciato dalla mia associazione alle nazioni unite c’è stata la seduta al 21 e 22 gennaio scorsi il 7 febbraio e l’onu ha rilasciato un report pesantissimo contro italia e attacca pesantemente innanzitutto l’autorità giudiziaria colpevole secondo le nazioni unite e anche secondo noi che l’abbiamo deportato di non fare indagini nei confronti dei sacerdoti e quando le fa purtroppo le condanne sono sempre veramente molto lievi.

    L’argomento è stato analizzato nel corso dell’incontro da più punti di vista dal report dell’onu sulla chiesa sulla pedofilia di francesco zanardi fondatore delle reti l’abuso e ca global ad un focus sulla tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificio dalla coordinatrice regionale dell’osservatorio nazionale diritto di famiglia marilena lanzellotto analisi inoltre anche sui danni subiti dalle vittime minorenni a causa delle violenze tema affrontato dalla dottoressa maria grazia foschini queste esperienze possono essere alla base delle problematiche di tipo mentale più importanti dal disturbo da stress post traumatico depressione ansia problematiche di adattamento di relazione con gli altri però dobbiamo intervenire precocemente e precocemente mettere in atto tutti i processi riparativi e la crescita può riprendere tranquillamente

  • ABUSI CIOE’ STUPRI

    ABUSI CIOE’ STUPRI

    In questi tempi di falsificazione, chiarezza e verità sono rivoluzionarie. Ma per ottenerle servono fatti empirici da analizzare, dati certi da consultare. E per quanto riguarda i casi italiani di pedofilia nella chiesa, questi due elementi mancano. Non ci sono. Nessun dato ufficiale, solo il risultato di inchieste giornalistiche fatte negli ultimi anni (in Italia, principalmente dal giornalista Federico Tulli), a cui si aggiunge l’attività della Rete L’Abuso, che dal 2010 raccoglie dati sugli abusi di minori commessi da sacerdoti.

    “Ci basiamo sulle condanne emesse dai tribunali, ma i nostri dati hanno chiaramente dei difetti. Sono parziali, non tengono conto del sommerso,” mi dice Francesco Zanardi, presidente della Rete. “In questi anni abbiamo contato più di 140 casi – mi riferisco a condanne in via definitiva per abusi su minori – e altrettanti, circa 160, attualmente in attesa di giudizio.”

    Mi spiega però Francesco che i dati raccolti dalla Rete L’Abuso non sono affatto in linea con le proiezioni del fenomeno. “Purtroppo lo sottostimano,” precisa.

    In assenza di elementi certi, c’è chi ha stilato delle proiezioni statistiche sui possibili casi italiani di pedofilia nella chiesa, basandosi sui dati forniti dalle commissioni di inchiesta di altri paesi (Australia, Stati Uniti, Canada, Belgio, Polonia, Gran Bretagna, Germania, Irlanda), ma anche sulle dichiarazioni di Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in un’intervista, ha affermato che sarebbe stupido pensare che in Italia le cose siano andate diversamente rispetto al resto del mondo. Stando a queste proiezioni, in Italia – come negli altri paesi dove sono state istituite delle commissioni d’inchiesta – la percentuale di sacerdoti pedofili potrebbe variare dal 2 all’8%, che per l’Italia si tradurrebbe in un numero di vittime di abusi che varia da cinquantamila a un milione. “Se guardiamo a queste proiezioni statistiche,” mi dice Francesco “i dati raccolti fino ad ora dalla Rete L’Abuso non dicono niente del fenomeno reale.”

    Ma nonostante questo, La Rete continua la sua attività di raccolta. “Lo facciamo perché ci interessa offrire questo servizio alla comunità. Sul nostro sito (test.retelabuso.org/), proprio con l’obiettivo di denunciare ma anche di informare, è presente una mappa dell’Italia con segnalati tutti i casi con condanne definitive e non definitive.” Dunque basarsi solo sulle condanne emesse dai tribunali non è sufficiente per fornire un quadro completo. Anche perché, mi spiega Francesco, “molte denunce cadono nel vuoto e non portano a nessun esito. E questo succede perché nei Patti Lateranensi è scritto che la magistratura si impegna a comunicare al vescovo l’apertura di un fascicolo su un prete. E questo vuol dire che, nel momento in cui la vittima va dai carabinieri a denunciare e la denuncia arriva in procura, prima di aprire il fascicolo la procura dice al vescovo che un prete verrà indagato. E così, molto spesso, le prove spariscono.”

    Per questo la Rete L’Abuso non si limita a raccogliere dati sul fenomeno della pedofilia ecclesiastica, ma assiste le vittime di abusi nella fase di denuncia tramite una rete di ventuno avvocati, sparsi sul territorio italiano. “La Rete L’Abuso è nata inizialmente come una specie di gruppo di auto-aiuto per persone che avevano subito abusi. Dopo un primo incontro a Roma, abbiamo continuato a sentirci e da lì è nata la voglia di cercare di ottenere giustizia e di far condannare i preti che hanno abusato di noi. Ci siamo confrontati sul come: come agire, come fare. Ora ci avvaliamo di procedure che abbiamo acquisito nel tempo. Perché il problema nei casi di abusi sessuali è che, dopo la denuncia, si fa fatica a trovare le prove e la chiesa è molto brava a far cadere le accuse. Purtroppo la persona che vuole denunciare si deve preparare prima, e noi l’aiutiamo a reperire prove e testimonianze. Altrimenti, se non lo fa, ha già perso in partenza.”

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

  • Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Il presidente della Cei ha detto di non sapere nulla dell’abuso su un minore da parte di don Galli, coperto dall’arcivescovo Delpini. Una lettera lo smentisce. Caso archiviato secondo Tarquinio, direttore dell’ “Avvenire”. Ma il prete accusato è stato condannato

    di Giorgio Gandola

    “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. È sconfortante che un sacerdote si sia dimenticato del potente insegnamento di Gesù nel Vangelo di Giovanni e spenga la luce davanti alla verità. Lo è ancora di più se non si tratta di un parroco di campagna in un momento di smarrimento personale, ma di Gualtiero Bassetti, cardinale, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, in una conferenza stampa internazionale. Il contesto è l’assemblea generale della Cei, il tema è quello scottante degli abusi dei preti sui minori. E l’effetto è il solito senso di straniamento davanti alla fragilità comunicativa delle tonache e alla loro insopprimibile determinazione a nascondere la polvere sotto il tappeto.

    IL MOTU PROPRIO DEL PAPA

    Al termine dell’assemblea è consuetudine dei vertici spiegare in un incontro con i giornalisti le linee guida che hanno ispirato l’augusto consesso e le decisioni prese. In questo caso l’occasione è molto importante perché la Cei ha deciso di applicare concretamente il motu proprio di papa Francesco Vos Estis lux mundi, che prevede  tra l’altro la messa in stato d’accusa degli alti prelati che insabbiano gli atti di pedofilia nelle diocesi. Per dare un perimetro al fenomeno i vescovi italiani hanno introdotto un protocollo che rappresenta (in teoria) una svolta: l’obbligo morale di fare un esposto alle autorità civili. Morale, non giuridico, quindi esiste sempre un margine di discrezionalità nel quale muoversi “secondo coscienza”, come se la coscienza di un prete non coincidesse automaticamente con le sensibilità dell’istituzione da difendere. Si sa che la coscienza – come cantava Giorgio Gaber – qualche volta è un salvagente, qualche altra un canotto.

    In ogni caso, se la denuncia è verosimile dopo l’indagine previa (prevista dal diritto Canonico) e la famiglia del minore non si oppone per ragioni sue, il fascicolo è bene che finisca sulla scrivania dei carabinieri o della polizia. Con trasparenza e rispetto per la verità dei fatti, come accade già in numerosi paesi del mondo ma non in Italia senza prima una modifica del Concordato. “È un passo avanti importante”, lo definisce il cardinal Bassetti davanti ai giornalisti. Qualche minuto dopo però lui stesso compie due passi indietro. Accade quando la vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati, prende il microfono e fa una domanda del tutto legittima sul caso di Mario Delpini, l’arcivescovo di Milano accusato dalla famiglia di un ragazzo abusato di avere coperto don Mauro Galli, semplicemente spostandolo da una parrocchia all’altra della stessa diocesi, sempre a contatto con adolescenti. Il quesito riguarda in pieno il tema dibattuto. Chi controlla i controllori?

    Il presidente della Cei si innervosisce, risponde di non sapere nulla della vicenda, di non essere al corrente e che “di questo caso non si è parlato, non spetta a noi”. Tutto questo davanti ad accuse precise e a una richiesta scandita dalla mamma del giovane: “Delpini  ha insabbiato, adesso si dimetta”. È del tutto inverosimile che il cardinal Bassetti non sia a conoscenza dell’imbarazzante situazione perché i giornali ne hanno parlato (non tutti). Ma anche se fosse stato incline all’ascetica meditazione, egli stesso – su carta intestata della Conferenza episcopale italiana e a sua firma – il 20 febbraio scorso ha risposto al presidente dell’associazione Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che per conto della famiglia aveva esposto al suo ufficio la vicenda e altre simili in un j’accuse che facilmente si può lettere sul web.

    Il carteggio si è sviluppato dopo che i genitori del ragazzo avevano scritto più volte al Vaticano, prima agli uffici della Congregazione per la dottrina della fede, poi alla Segreteria del Papa. Documenti protocollati con risposte in genere evasive ma con benedicenti formule finali. La lettera di Bassetti comincia con una frase che, letta oggi, suona imbarazzante: “La questione degli abusi costituisce un gravissimo reato, che è anche un gravissimo peccato”.

    GIORNALISTA REDARGUITA 

    Però non è al corrente. Gelo in sala alla Cei, con la giornalista che si ritrova avvolta dal silenzio dei colleghi. Tutto ciò in un clima surreale perché è relativamente semplice condannare gli abusi in astratto, meno quando bisogna fare i conti con il volto di un ragazzo distrutto e con alle spalle tentativi di suicidio, di una mamma coraggiosa e di un arcivescovo avvolto dal proprio inattaccabile potere. Alla fine dell’incontro, mentre le telecamere si accalcano attorno al cardinal Bassetti, la giornalista viene affrontata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e intellettuale di indubbia sensibilità, che con aria da reprimenda le spiega: “Ti devi informare meglio perché la vicenda è stata archiviata”. Così archiviata che don Galli è stato condannato in primo grado per abuso sessuale a 6 anni e 4 mesi di carcere, come ha scritto anche il suo giornale. Purtroppo l’istinto manzoniano del troncare e sopire non passa mai di moda sul pianeta della fede. “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. Per qualcun altro, dopo 2000 anni, serve la pila.

    (trascrizione da La Verità del 25 maggio 2019)

  • Tengono alla vita se si parla di aborto… ma quando è pedofilia, sulla vita calano le tenebre

    Tengono alla vita se si parla di aborto… ma quando è pedofilia, sulla vita calano le tenebre

    Si legge su LA STAMPA che “Centinaia di sacerdoti, suore, militanti cattolici e politici sono scesi in piazza a Roma sabato 18 maggio per chiedere al governo l’abrogazione della legge 194 e il no alle interruzioni di gravidanza anche in caso di stupro.”

    Il valore per la vita umana, un valore immenso al quale santa romana chiesa e il suo gregge sembrano tenere molto e difendono a spada tratta. Ed è proprio in virtù di questo valore, che la chiesa legittima come in questo caso, la sua invadenza nelle scelte personali.

    Un valore molto forte sul quale però, calano le tenebre, quando a violare la vita tanto difesa in precedenza, è un sacerdote che stupra un ragazzino, uccidendolo nell’anima.

    Qui spariscono dalla scena le “centinaia di sacerdoti, suore, militanti cattolici e politici”, le piazze sono vuote, nessuno vede, sente e parla.

    Una chiesa che si piange addosso e si irrita quando gli si fa notare l’ipocrisia di questa doppia “morale”. E qui miracolosamente la situazione si capovolge, il valore per la vita del ragazzino vittima scompare e lo trasforma in un nemico della chiesa, la cui vita in questo caso non ha più valore tanto da non doverle neppure rendere giustizia.

    Neppure di fronte all’orrendum Motu proprio di papa Francesco “VOS ESTIS LUX MUNDI”, (di cui riportiamo nella foto un passaggio e il link all’articolo di Stefano Sodaro), che obbliga l’intero gregge all’omertà su questi reati, non abbiamo visto scendere in piazza indignati “centinaia di sacerdoti, suore, militanti cattolici e politici”…che di fatto tacitamente accettano questo Motu proprio contro la vita e la giustizia e un domani, magari ci accuseranno di voler fare di tutta l’erba un fascio…

    Fine del valore per la vita.

    Francesco Zanardi

  • ARCI Atea; incontro con Federico Tulli e Francesco Zanardi

    ARCI Atea; incontro con Federico Tulli e Francesco Zanardi

    sabato 18 maggio 2019, presso la libreria Zivago a Milano, con Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso e Federico Tulli giornalista di Left e coautore di Giustizia divina

  • Sabato 18 maggio Milano; “Abusi sessuali (e di potere)”

    Sabato 18 maggio Milano; “Abusi sessuali (e di potere)”

    Gli abusi sessuali provocano danni psichici e socio-comportamentali gravissimi sui bambini e sulle bambine.

    Gli abusi sessuali commessi dal clero sono molto diffusi, anche perché incrociano un loro alto livello di isolamento (obbligo al celibato), un alto livello di potere e autorità (educatori, mentori, custodi), e molte opportunità di contatto con adolescenti, bambini, disabili (frequentazione in chiese, oratori, ecc.).

    La pedofilia nella chiesa è un problema sistemico.

    Ne discutiamo sabato 18 maggio insieme a Federico Tulli, giornalista di Left e autore di tre libri sulla pedofilia nella chiesa;

    Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso.

  • Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Quando Giada Vitale ha denunciato il parroco di Portocannone (oggi condannato a 4 anni in appello) per abusi sessuali, il paese si è schierato con lui. “Nonostante le sue ammissioni mi accusavano di aver inventato o di essere stata consenziente, mi hanno aggredita, insultata, giudicata. “Una volta un gruppo di ragazzini ha cominciato a prendermi in giro davanti alla scuola, gli insegnanti sono rimasti a guardare”.

    Aggredita, insultata, isolata. Così è stata trattata dai suoi compaesani Giada Vitale, la ragazza di 23 anni che ha denunciato i presunti abusi subiti da don Marino Genova, oggi condannato in appello a 4 anni di carcere. Lo scenario è il comune di Portocannone, duemila anime a un’ora da Campobasso, in Molise, una piccola comunità che conserva ancora una forte dimensione di tradizione e folklore, una comunità chiusa che nutre per il sacerdote una inossidabile e cieca reverenza, così assoluta da vedere di lui solo l’abito e non l’uomo.

    È in questo contesto che Giada Vitale, che ha denunciato il suo presunto abusatore all’età di 17 anni, è stata isolata, giudicata, insultata, tacciata di essere una calunniatrice. “La maggior parte dei miei compaesani mi accusava di aver inventato tutto – dice Giada a Fanpage.it – nonostante ci fossero le ammissioni di don Marino, mentre una parte di loro, quella che credeva realmente a quanto si diceva, mi incolpava di aver voluto quei contatti sessuali, di averli cercati, di aver condiviso quello che stava accadendo”. “Hanno perfino tentato di organizzare una fiaccolata di solidarietà, ma per lui”.

    “Una volta – continua – sono stata aggredita da una parrocchiana mentre mi trovavo in compagnia di Francesco Zanardi, dell’associazione ‘L’abuso’, in quell’occasione sono stata costretta a chiamare i carabinieri. In un’altra occasione sono stata anche bullizzata da alcuni ragazzi davanti a una scuola. Io mi trovavo da quelle parti perché ero appena uscita dallo studio del medico, appena mi hanno visto hanno cominciato a insultarmi e prendermi in giro, addirittura in presenza dei loro insegnanti, che sono rimasti a guardare senza intervenire”.

    All’epoca Giada era solo un’adolescente ed era all’inizio del percorso di denuncia, tuttavia, anche oggi che è una adulta e che le sue accuse hanno trovato conferme in due gradi di giudizio, le persone continuano a insultarla. “La maggior parte mi critica per non essermi ribellata, mi accusa di essere consenziente, so che queste persone non conoscono i meccanismi dell’abuso e ignorano totalmente le dinamiche”.


    https://www.fanpage.it/abusi-in-chiesa-giada-denuncia-insulti-e-bullismo-contro-di-me-ma-la-vittima-sono-io/

  • Pedofilia. Motu proprio del Papa Tutto fumo e niente arrosto

    Pedofilia. Motu proprio del Papa Tutto fumo e niente arrosto

    Nel documento non è stato tenuto conto del dovere morale di denuncia all’autorità civile del paese dove i crimini vengono commessi. Il pretesto per questa grave omissione è stato addotto dall’arcivescovo Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la Dottrina della fede: «Non possiamo imporre un obbligo non previsto dalle leggi civili, sarebbe un’ingerenza». Ora, a parte il fatto che la Chiesa non si è mai preoccupata molto del principio di non ingerenza, ma che cosa c’entra l’ingerenza in questo caso? Le leggi civili non prevedono l’obbligo di denunciare il crimine, ma neppure lo vietano. E per gli uomini della Chiesa la legge morale non dovrebbe essere al di sopra della legge civile? Bergoglio scrive: «Desidero rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano, maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto». E quali sarebbero le Autorità competenti? Il promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

    Francesco Zanardi della Rete L’Abuso, osserva che “il Vaticano anziché emettere un semplice decreto risolutivo come ordinare ai vescovi la denuncia all’autorità civile, diabolicamente persevera nell’attuare quelle politiche che da sempre hanno garantito l’ingiustizia alle vittime e l’impunità ai colpevoli”.

    Renato Pierri