Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Motu proprio; Troppe PAROLE, nessuna OPERA utile alle vittime e un mare di OMISSIONI

    Motu proprio; Troppe PAROLE, nessuna OPERA utile alle vittime e un mare di OMISSIONI

    Di Francesco Zanardi – Poche righe di premessa per poter comprendere, tenendo sempre presente come chiave di lettura, che le leggi emesse da qualunque paese, compreso lo Stato della Città del Vaticano, hanno validità solamente all’interno dello Stato e nelle rispettive extraterritorialità.

    La Crimen Sollicitationis, è un documento segreto (mai abrogato) stilato nel 1962  da Alfredo Ottaviani (per conto del Vaticano).

    Quel documento, regolamentava, cioè spiegava alle gerarchie, come gestire internamente i casi di pedofilia, come redimere i sacerdoti che si macchiavano di tale crimine, che però, per la chiesa, ancora oggi non è un crimine contro la persona ma un crimine contro Dio.

    I preti pedofili sono un problema già ben noto alla chiesa nel 1962, al punto tale da richiederne già all’ora una norma interna.

    Quella norma restò segreta fino al 2001, quando dopo lo scandalo di Boston, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, che all’epoca era a capo dell’ex Santa Inquisizione, oggi ammodernata nel nome e nota come Congregazione della Dottrina della Fede, sotto il pontificato del papa polacco Giovanni Paolo II, ricordò ai vescovi di tutto il mondo – tramite un secondo documento, una lettera, la De Delictis Grvioribus – che il documento del 1962, era tutt’ora in vigore e lo inasprì, inserendovi il segreto pontificio.

    Fu proprio dietro quella lettera del 2001, che l’allora cardinale Ratzinger, nel 2005, dopo lo scandalo di Boston, fu portato alla sbarra da un avvocato di Houston, Daniel Shea. C’eravamo quasi nel 2005, ma di li a poco il cardinale Ratzinger viene eletto papa, ed immediatamente chiede al Presidente Georg Bush l’immunità, che le viene prontamente concessa.

    La chiave di lettura dei vari motu propri, è che vanno ad aggiungersi alle precedenti direttive che non sono mai state abrogate e ai medesimi riferimenti del codice canonico.

    Il Motu proprio pubblicato il 9-5-2019 dal nome “Vos estis lux mundi” è un testo eccezionalmente “criminale” sotto certi aspetti, che persevera nel non rendere alcuna giustizia alla vittima, ma solamente a Dio. Ovviamente anche la chiesa ci guadagna qualcosa oltre a non risarcire la vittima, l’immagine dell’istituzione.

    Nel documento è completamente sparita qualunque forma di collaborazione o indicazione di denuncia all’autorità civile del paese dove i crimini vengono commessi, l’unica soluzione tra le altre cose che renderebbe effettiva giustizia, oltre che a Dio, una volta tanto anche alla vittima, ma è più che evidente che quest’ultime non siano l’interesse della chiesa.

    Il Motu proprio, unito ai primi due documenti; il primo del 1962 che regolamentava la gestione dei casi e, il secondo del 2001 che sul primo inseriva l’obbligo per le gerarchie del Segreto Pontificio, non lasciano spazio che ad un’unica chiave di lettura; OMERTA’ assoluta per i tutti membri del clero.

    Sulla base di quanto premesso, analizziamo il documento partendo dalla sua natura ovvero, l’ambito di applicazione Art.1, par. a) si legge “delitti contro il sesto comandamento del Decalogo” – “Non commettere atti impuri”.

    Come detto in precedenza, l’oggetto del Motu proprio è Dio e non il minore vittima del sacerdote, anch’esso attore insieme al prete dell’atto impuro contro Dio.

    All’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati.

    • 1. Tenendo conto delle indicazioni eventualmente adottate dalle rispettive Conferenze Episcopali, dai Sinodi dei Vescovi delle Chiese Patriarcali e delle Chiese Arcivescovili Maggiori, o dai Consigli dei Gerarchi delle Chiese Metropolitane sui iuris, le Diocesi o le Eparchie, singolarmente o insieme, devono stabilire, entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico. Le Diocesi e le Eparchie informano il rappresentante Pontificio dell’istituzione dei sistemi di cui al presente paragrafo.

    Al primo paragrafo vediamo regolamentato un vero e proprio servizio di intelligence che istruisce l’acquisizione attraverso sportelli diocesani, delle segnalazioni delle sciagurate vittime che si presenteranno a quegli sportelli, regolamentandone quella che chiamano la “protezione dei dati” acquisiti dalle vittime, ma che non è in tutela delle stesse vittime, ma della chiesa.

    Sarebbe infatti importante vedere – nel caso la vittima, insoddisfatta delle procedure della chiesa decidesse di rivolgesi successivamente all’autorità civile – che uso verrebbe fatto delle informazioni fornite fino a quel momento allo sportello diocesano?

    Teniamo ben presente che la diocesi, è quella che in caso di un processo in un tribunale civile, fornirà la difesa al prete, la domanda è quindi d’obbligo.

    Nel Motu proprio, a riguardo non c’è nulla e l’articolo 2, se è pur vero che ha come titolo – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati, è anche vero che non è rivolto alla vittima, ma ai dati acquisiti dalla chiesa e alla loro protezione affinchè non fuoriescano.

    Vediamo infatti ai successivi tre paragrafi;

    • 2. Le informazioni di cui al presente articolo sono tutelate e trattate in modo da garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza ai sensi dei canoni 471, 2° CIC e 244 §2, 2 CCEO.
    • 3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.
    • 4. Agli effetti del presente titolo, alle Diocesi sono equiparate le Eparchie e all’Ordinario è equiparato il Gerarca.

    Le informazioni sono sottoposte a segretezza (verso l’esterno) , ma internamente invece, vengono inviate a più soggetti oltre al ricevente; (§3) all’ordinario  del luogo (in genere il vescovo), all’ordinario della persona segnalata, ovvero chi attualmente la ha in carico.

    Un devoto cattolico, Giulio Andreotti, diceva che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e qui, c’è davvero poco da pensare male perché da quel famoso documento del 1962 tutt’ora in vigore, la chiesa ha sempre insabbiato e nascosto – a danno delle vittime e producendone delle nuove – sempre sulla base delle informazioni acquisite da chi denunciava i preti criminali e all’Art. 2, per chi non se ne fosse ancora accorto, viene addirittura regolamentata l’intera procedura, come in passato utile ad allertare, insabbiare, fare sparire il più possibile le prove e se è il caso anche il prete, che troverà rifugio sicuro in una delle c.d. “comunità per preti pedofili” – di cui si parla approfonditamente nel libro Giustizia Divina, di Emanuela Provera e Federico Tulli (Chiarelettere).

    La “Vos estis lux mundi”, nella sostanza riconferma come i precedenti documenti, la stessa procedura che in questi anni ha permesso ai preti pedofili di abusare di minori e sfuggire alla giustizia civile.

    Certo, con tale procedura, qualora la vittima decidesse di rivolgersi successivamente all’autorità civile, questi troverebbero solo un tale inquinamento di prove, da rendere nulla qualunque indagine e insostenibile qualunque accusa.

    Come sempre, nessun cenno di indennizzi per le vittime e le proprie famiglie, tranne la solita assistenza spirituale, l’ascolto e l’indirizzamento presso centri medici e psicologici di terze parti, (sanità pubblica o convenzionati).

    A girare il coltello nella piaga allo Stato italiano però, ci ha subito pensato Charles Scicluna che dopo il Motu proprio “beffardo”, ribadisce che a far arrivare alla magistratura le denunce, ci deve pensare lo Stato.

    E qui, il problema è enorme, perché proprio lo Stato italiano, giusto lo scorso 28 febbraio, è stato pesantemente accusato dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, che al punto 21 della Relazione conclusiva, lamenta l’inerzia dello Stato ai danni dei propri cittadini e la connivenza con la chiesa in materia di pedofilia;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    La chiesa cattolica ha un grande problema.

    No, non è la pedofilia, ma il Vaticano che anziché emettere un semplice decreto risolutivo come ordinare ai vescovi la denuncia all’autorità civile, diabolicamente persevera nell’attuare quelle politiche che da sempre hanno garantito l’ingiustizia alle vittime e l’impunità ai colpevoli.

    di Francesco Zanardi

  • SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    Il servizio sarà gestito da una neuropsichiatra infantile. Marino:«Noi siamo storicamente in difetto»

    Nel difficile rapporto tra Chiesa e pedofilia, ancor più in una diocesi come quella savonese, dove gravi episodi hanno lasciato un segno indelebile, il vescovo Calogero Marino compie un passo significativo verso le vittime. Da venerdì prossimo verrà attivato un servizio per le segnalazioni di abusi subiti in ambito clericale. Minori e soggetti adulti fragili, che ritengano di essere stati vittime di abusi fisici o psicologici, potranno trovare un punto di ascolto a cui rivolgersi, all’interno della diocesi. L’ha annunciato monsignor Marino che, per l’iniziativa, è stato citato positivamente dalla stampa cattolica nazionale, in occasione della trentatreesima giornata dei “Bambini vittime di pedofilia”, promossa da Meter Onlus in Sicilia.

    Un evento, celebrato lo scorso 5 maggio ad Avola, a cui monsignor Marino ha aderito idealmente inviando, a sua volta, un messaggio di solidarietà ribadendo l’adesione personale e della diocesi. Lo sportello savonese avrà come referente la neuropsichiatra infantile Maria José Baldizzone. Chi abbia bisogno di aiuto potrà stabilire un primo contatto tramite email scrivendo a tutelaminori@diocesisavona.it. Accanto alla Baldizzone ci saranno altri esperti, competenti in vari ambiti, di supporto per approfondire il problema. «Su questo terreno – ha detto il vescovo Marino- la Chiesa è stata storicamente in difetto. Il desiderio è quello della assoluta trasparenza e il servizio ha anche lo scopo di salvaguardare il lavoro encomiabile e generoso di quanti, inambito ecclesiale, si spendono nell’educazione dei minori». La diocesi ha precisato che lo sportello risponde a una duplice finalità: «Offrire iniziative di formazione e momenti di riflessione per gli operatori pastorali. Ma anche accogliere – garantendo ovviamente la riservatezza segnalazioni di eventuali casi di abuso, che si verifichino in ambito ecclesiale».

    Sulle modalità operative dello sportello non sono stati, ad oggi, forniti ulteriori dettagli né sulle modalità dell’assistenza al percorso legale, da intraprendere in caso di presunte violenze. Un passaggio nuovo e importante, all’interno di una diocesi, quella savonese, dilaniata da drammatici casi di pedofilia che hanno sconvolto per anni l’intero territorio.

    Era il 2012 quando la Procura della Repubblica acquisì dalla Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce che coinvolsero i sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia, e don Giorgio Barbacini. Una battaglia contro l’omertà, condotta dal savonese Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’abuso, che due anni fa,nel gennaio del 2017, incontrò monsignor Gero relazionandolo sui singoli casi verificatisi sul territorio e sulla condizione delle vittime.

  • Zanardi: ‘ho avuto un cancro al colon somatizzando l’abuso sessuale infantile’

    Zanardi: ‘ho avuto un cancro al colon somatizzando l’abuso sessuale infantile’

    Francesco Zanardi, vittima di abusi e presidente della rete Abuso de Italia, rivela di essere venuto a soffrire di cancro al colon quando ha somatizzato gli abusi commessi nella sua infanzia da un prete.

  • 5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    Da Avvenire al Faro di Roma, spopolano, almeno così dicono, le lettere di elogio e ringraziamento in vista della 33esima giornata dei “bambini vittime di pedofilia”, iniziativa promossa da Meter Onlus, fondata da don Fortunato di Noto, un prete che da 30 anni combatte la pedofilia, ma non quella dei preti, quella su internet…

    Certo la cosa fa specie, dopo 20 anni di fallimento della chiesa cattolica in materia e, soprattutto, dopo che lo scorso 7 aprile anche il pontefice ha riconfermato, nel Motu Proprio, la regola dell’omertà !

    I vescovi dovranno continuare a denunciare all’autorità ecclesiastica, non a quella civile.

    Gli accrediti citati sono quanto meno dubbi; dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, protettore di don Mauro Galli, condannato in primo grado per abuso di minore a 6 anni e 4 mesi, a mons. Giampaolo Crepaldi, subito seguita dal vescovo di Savona, Calogero Marino, che offrì alle vittime, come indennizzo, un numero verde gestito dalla chiesa e dove le vittime non avrebbero neppure potuto lavorare.

    Ma l’ipocrisia arriva da nord a sud della penisola italiana, dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, a mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Paolo Benotto… insomma la creme della creme dell’omertà cattolica italiana.

    Da vittima e da presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, mi oltraggia vedere ancora una volta la chiesa, farsi propaganda sulla pelle delle proprie vittime…

    Buona giornata dell’ipocrisia a tutti voi !

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpgli-insabbiatori/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

  • NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    Un dossier sulla pedofilia nella Chiesa cattolica: due interviste (a Federico Tulli e Francesco Zanardi) e la posizione di «Noi siamo Chiesa»

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

    Federico Tulli, giornalista e redattore di “Left”, racconta di come la chiesa sia da sempre impegnata a coprire il fenomeno, numericamente mostruoso, delle violenze sessuali su minori commesse dai sacerdoti. Per la chiesa, e per il suo capo Jorge Mario Bergoglio, l’abuso di un bambino è un peccato di lussuria indotto dal diavolo. Non una violenza contro un essere umano. E della responsabilità individuale dei sacerdoti (e di quella collettiva della chiesa) non c’è traccia.

    Carlotta – Sei stato il primo e unico giornalista ad aver condotto un’inchiesta completa sui casi italiani di pedofilia nella chiesa. Su quest’inchiesta è uscito il libro Chiesa e pedofilia. Il caso italiano(L’asino d’oro edizioni, 2014). Ora hai firmato un nuovo libro-inchiesta che racconta cosa succede agli uomini e alle donne di chiesa che il Vaticano considera “in difficoltà”, ossia pedofili, stalker, assassini. Cosa rivela il tuo ultimo lavoro?

    Federico – Questo libro, scritto con Emanuela Provera, s’intitola Giustizia divina (Chiarelettere, 2018). Si tratta di un’inchiesta sul modo in cui la chiesa esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti che compiono reati, ma in realtà si tratta anche di un’inchiesta su come lo stato italiano esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti.

    Siamo partiti da due domande: quanti sono i sacerdoti in carcere in questo momento in Italia e che tipo di reati hanno compiuto? Queste domande ce le siamo poste nel 2015 e l’inchiesta è durata praticamente quasi tre anni. Le domande le abbiamo rivolte al DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) che è l’organo del ministero di giustizia che si occupa di monitorare, anche a livello statistico, la popolazione carceraria. Ma la cosa interessante è che il DAP non ci rispondeva, nonostante avesse l’obbligo di farlo.

    Alla fine, dopo due mesi dalla nostra richiesta, la risposta è arrivata e diceva che il dipartimento non aveva quel tipo di informazione. Come se il DAP non conoscesse la professione che svolgevano i detenuti prima di entrare in prigione. Abbiamo insistito per un anno e mezzo, perché sapevamo che il dato c’era. A un certo punto abbiamo ricevuto l’autorizzazione a rivolgerci direttamente ai 190 istituti di pena da noi individuati in Italia, e in un anno e mezzo siamo riusciti a ottenere una risposta da 125 amministrazioni carcerarie. In 70 non ci hanno mai risposto sebbene fossero obbligati a fornirci questo dato, richiesto in osservanza della privacy. Avremmo potuto insistere con una diffida ma abbiamo preferito non andare oltre.

    Cosa emergeva dai dati?

    I dati che avevamo raccolto dicevano che in carcere in Italia, tra il 2016 e il 2017, c’erano cinque sacerdoti e solo uno era rinchiuso per pedofilia. Un solo sacerdote in carcere in Italia per pedofilia ci sembrava un numero assolutamente esiguo e non rispondente alla realtà. Da fonti certe, infatti, sapevamo che ce n’erano almeno otto ed era possibile che si trovassero negli istituti che avevano preferito non risponderci. Comunque abbiamo confrontato questo dato con un altro; sapevamo che negli ultimi quindici anni in Italia sono stati denunciati per pedofilia circa trecento sacerdoti, e di questi almeno centoquaranta sono stati condannati dalla magistratura civile in via definitiva per abusi su minori. La fonte di questo dato è la Rete L’Abuso. A questo punto la domanda che ci siamo fatti è stata: dove sono tutte queste persone condannate per abusi su minori, visto che non sono in carcere? Da questo interrogativo è partita la seconda parte dell’inchiesta.

    Lo stimolo ci è venuto da un film di Pablo Larrain, Il club, che si svolge interamente in una casa molto isolata dove all’interno ci sono cinque sacerdoti, uno di questi è un pedofilo, uno ha collaborato con la dittatura di Pinochet, uno ha il vizio delle scommesse, uno è cleptomane e un altro è omosessuale. Questa struttura era utilizzata dalla chiesa cilena per far espiare le pene ai sacerdoti peccatori; questi rimanevano all’interno della struttura per un tempo non definito, lontano da occhi indiscreti, non denunciati alla magistratura civile.

    Vedendo quel film ci siamo chiesti: ma non sarà che quel tipo di struttura si trova anche in Italia ed è lì che vengono sistemati i sacerdoti che non abbiamo trovato in carcere? In estrema sintesi, la risposta è sì.

    Quindi cosa avete fatto? Vi siete messi alla ricerca delle strutture?

    Sì, con Emanuela ci siamo messi alla ricerca per tutto il paese e abbiamo realizzato il reportage che costituisce la spina dorsale del nostro libro. Anche questa, come l’inchiesta nelle carceri, è un’indagine giornalistica inedita. Abbiamo trovato diciotto strutture, ma sappiamo che ce ne sono almeno venti o ventuno. Nelle sole città di Milano e Roma ce ne sono molte.

    In questi luoghi, come nel film di Larrain, la chiesa italiana sistema quelli che il Vaticano chiama “sacerdoti in difficoltà”, è questa la dizione ufficiale.

    Si tratta di case di cura, spirituale e psicologica, in cui vengono sistemati anche i sacerdoti che hanno compiuto abusi sessuali su minori. Per quanto riguarda la pedofilia, abbiamo scoperto che in queste strutture transitano tre tipologie di sacerdoti che hanno compiuto abusi: quelli per cui la magistratura italiana autorizza misure alternative al carcere; quelli che sono lì perché la giustizia ecclesiastica li ha condannati per abusi e utilizza queste strutture per assisterli e curarli dal punto di vista spirituale – perché per la chiesa l’abuso è un peccato, un delitto contro la morale, un’offesa a dio e non un crimine violentissimo contro persone inermi – e poi dal punto di vista psichiatrico – perché la chiesa ha colto che un adulto che violenta un bambino è affetto da una grave patologia mentale; e poi ci sono quei sacerdoti che hanno compiuto abusi ma non sono stati denunciati né alla magistratura ecclesiastica né a quella italiana, perché magari hanno confessato o chiesto aiuto a un altro parroco e per questo sono stati mandati in quelle strutture, il tutto in gran segreto.

    Si tratta di veri e propri casi di insabbiamento, una pratica piuttosto diffusa in Italia; per questo una parte dell’inchiesta l’abbiamo dedicata alla ricostruzione di queste dinamiche nascoste.

    La chiesa mantiene tutto segreto perché considera l’abuso di minore un’offesa a dio e non una violenza a un essere umano, quindi ritiene di giudicarlo secondo la giustizia divina e non secondo quella terrena. Per la chiesa, la giustizia terrena viene molto dopo. Nel caso italiano non viene mai. I vescovi italiani non hanno mai collaborato e al momento continuano a non collaborare.

    Come si spiega, secondo te, l’altissima incidenza di casi di pedofilia nella chiesa, un’incidenza che sappiamo essere maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile? È possibile che sia legata anche al modo in cui la chiesa cattolica concepisce i bambini e la violenza su di loro, ossia – come hai detto prima – un peccato commesso nei confronti di dio e non un atto violento contro degli esseri umani?

    La pedofilia ovviamente è un tipo di violenza che esiste anche nella società civile e spesso avviene in ambito famigliare. Consiste nell’annullamento della realtà umana del bambino e si fonda sull’idea che il bambino abbia una sessualità.

    I pedofili credono che l’abbraccio o l’effusione di un bambino sia un’espressione di desiderio o una richiesta di atto sessuale. Ma noi sappiamo bene che nel periodo prepubere, in cui gli organi genitali non sono ancora completamente formati, anche l’identità sessuale non è completamente formata; per questo motivo, fino a quando questo non avviene, l’adulto che si avvicina a un bambino in un certo modo, compie una violenza di carattere psicologico e fisico.

    Nel primo libro Chiesa e pedofilia (L’asino d’oro edizioni, 2010) ho parlato delle conseguenze sulla vittima di abusi sessuali, e per farlo mi sono rivolto a degli psichiatri. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la spiegazione che ha dato uno di loro: ciò che subisce un bambino vittima di violenza sessuale è un omicidio psichico, perché il pedofilo attacca la possibilità di realizzare la propria identità sessuale durante la pubertà e gliela distrugge. E siccome l’identità sessuale è una delle caratteristiche dell’essere umano, quando una persona se la sente distrutta, può anche arrivare al suicidio. Quindi la pedofilia, oltre ad essere omicidio psichico, può diventare anche omicidio in tutti i sensi. È come se il bambino non esistesse La pedofilia di matrice ecclesiastica ha delle sue peculiarità. Per la chiesa, infatti, l’abuso è un peccato. È un delitto contro la morale, è un’offesa a dio, è la violazione del sesto comandamento “Non commettere atti impuri”. Per cui, in sostanza, la vera vittima in un caso di abuso di minore è dio, non la persona violentata; se la violenza avviene durante la confessione, come spesso succede, è il sacramento ad essere stato violato, non l’essere umano, non il bambino. Molte violenze avvengono durante la confessione proprio perché c’è il vincolo di segretezza e tutto quello che avviene durante la confessione è sottoposto al segreto pontificio, e anche le violenze, anche gli stupri, non possono essere rivelati se non al vescovo che poi parlerà col papa. Nelle leggi vaticane e nella mentalità della chiesa è come se il bambino non esistesse. Voi l’avete scritto in uno degli scorsi numeri di “A”, che in Italia la violenza sessuale contro la donna e contro un bambino è stata considerata un delitto contro la morale fino al 1996, e quella era chiaramente una legge che veniva dal codice Rocco, che era fascista e grondava di mentalità cattolica.

    Questa mentalità la riscontriamo ancora nei tribunali, dove in caso di violenza sulla donna c’è sempre l’idea che sia la donna ad aver istigato in qualche modo la violenza dell’uomo che non ha potuto trattenersi, e questo succede anche con i bambini.

    Questa cosa però viene detta troppo poco. In ambito clericale, nei casi di stupro di minori, c’è l’idea che sia il bambino ad aver istigato il sant’uomo; c’è l’idea che in quell’atto sia subentrata l’azione del diavolo, una cosa che ha detto anche Bergoglio durante il sinodo sulla pedofilia.

    Questo famoso papa progressista è convinto, come lo era Paolo VI, che il diavolo sia una persona che agisce per distruggere la chiesa, e che la pedofilia sia uno dei modi in cui la chiesa viene attaccata.

    In questo modo di ragionare scompare completamente la lesione subita dalla vittima. Ma soprattutto c’è la giustificazione di chi ha violentato, perché ha agito spinto dall’influenza del diavolo, da una forza esterna. Così si nega ogni responsabilità personale.

    Una deresponsabilizzazione che ritroviamo in varie dichiarazioni di Bergoglio. Ad esempio, in seguito al summit sulla pedofilia, tenutosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019, il papa ha dichiarato che è giusto approfondire i casi di pedofilia, ma al contempo ha sottolineato che la pedofilia non appartiene soltanto alla chiesa. Per il momento in cui è stata fatta e per il contenuto, la dichiarazione è suonata come un tentativo della chiesa di non farsi carico di un fatto oggettivo, cioè che l’incidenza della pedofilia nella chiesa è maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile.

    È assolutamente così. Ad agosto scorso, Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che esiste dal 2014, ha rilasciato un’intervista all’agenzia dei vescovi (SIR) in cui dichiarava che negli Stati Uniti, dal 1950 al 2002, tra il 4 e il 6% della popolazione ecclesiastica ha compiuto almeno un abuso su minori.

    E si è rivolto poi alla chiesa italiana dicendo di non pensare che da noi la situazione sia diversa, quindi è bene correre ai ripari. Questo significa che nella santa sede, a certi livelli, si ha un’idea di quale sia la diffusione del fenomeno in Italia.

    Il 4-6% è una percentuale mostruosa. Nel libro abbiamo fatto un confronto e siamo andati a contare le persone che sono in carcere per reati di natura sessuale contro minori; si tratta di circa 1200 persone; 1200 su una popolazione adulta di circa 47 milioni significa circa lo 0,025%. Dallo 0,025% della società civile al 4-6% della chiesa cattolica significa circa 200 volte in più, uno scarto gigantesco. Comunque in Italia non esistono dati ufficiali sulla diffusione del fenomeno della pedofilia, anche nella società civile, e quindi ci si chiede come si possa fare prevenzione se non si ha nemmeno la percezione corretta del fenomeno. E questo vale per la società laica e per quella ecclesiastica. Quello che ha dichiarato Zollner mi è sembrato d’importanza fondamentale.

    Prima hai accennato alla questione del diavolo. Hai detto che con Bergoglio c’è stato un ritorno al passato, un ritorno all’antropomorfizzazione della figura del diavolo, che si incarna per rovinare la chiesa. Voi come avete affrontato la questione del ritorno del diavolo, un argomento che sembra essere utile alla chiesa per risolvere e spiegare tutta una serie di problemi?

    Il capo dell’Associazione internazionale esorcisti, ad un certo punto, ha dichiarato che mai nessuno come papa Francesco ha nominato il diavolo nel corso del suo magistero. E in effetti, andando a rivedere i documenti ufficiali, già dalla prima settimana, Bergoglio ha cominciato a riportare, nel linguaggio comune delle sue omelie, allusioni continue all’esistenza del diavolo come persona. L’ha nominato decine e decine di volte. Quello che ci ha colpito, lo raccontiamo nel terzo capitolo del libro-inchiesta – e anche questa è un’indagine mai fatta prima da qualcuno e che abbiamo svolto sul “campo” a viso aperto, senza cioè nascondere la nostra identità e le nostre intenzioni – è che lui non l’ha fatto solo in quanto capo della chiesa cattolica; ad Assisi, davanti a una platea di cinquecento capi di stato e di presidenti del consiglio di tutto il mondo, ha parlato del diavolo come responsabile di guerre e carestie. In quell’occasione parlava nella veste di capo di stato, quindi anche da capo politico Bergoglio ha introdotto questo tipo di discorso. Questo è il modo in cui lui decifra certe questioni, che all’interno della chiesa sono molto critiche.

    È stato sempre Bergoglio a riconoscere e dare un bollino di qualità all’Associazione internazionale degli esorcisti, e questo è un altro segnale molto interessante.

    Nel 2014 l’ha riconosciuta come organo ufficiale all’interno della chiesa. Quest’associazione, a livello mondiale, si compone di circa 300-400 esorcisti, di cui 240 si trovano in Italia. In Spagna ce ne sono circa 12, in Lombardia circa 20. E in Lombardia c’è anche un numero verde per posseduti, con un call center che risponde dal lunedì al venerdì.

    Per scrivere la terza parte della nostra inchiesta, dedicata appunto al diavolo, siamo andati a frequentare un master di esorcismo che si tiene a Roma ogni primavera. Nel frattempo, da quando è uscito il libro, il MIUR ha proposto agli insegnanti un corso di esorcismo dal costo di 400 euro, per individuare e distinguere eventuali ragazzini problematici dai ragazzini posseduti.

    Qual è il senso, secondo te, di far frequentare un corso di esorcismo agli insegnanti?

    La partecipazione degli insegnanti al corso di esorcismo fa il paio con un’altra cosa inquietante che riguarda i cosiddetti bambini iperattivi. Se un bambino è particolarmente vivace, adesso si tende ad inquadrarlo all’interno di una fantomatica sindrome di iperattività che può anche comportare una cura a livello farmacologico. Il corso di esorcismo vuole mettere l’insegnante in condizione di distinguere quando c’è un sintomo di disagio psichico e quando c’è la presenza del demonio. La chiesa infatti, molto abilmente, fa una distinzione. Non parla sempre di possessione demoniaca. Fino a un certo punto parla di disagio psichico, poi se la persona presenta determinate caratteristiche, allora parla di possessione demoniaca.

    Le caratteristiche della possessione demoniaca secondo la chiesa sono proprio quelle dei film: il posseduto parla una lingua a lui sconosciuta, è in possesso di una forza sovrumana e riesce a fare cose, a livello fisico, che normalmente non potrebbe fare.

    “I bambini abusati sono strumento del demonio”

    Perché avete seguito il master di esorcismo?

    Perché tra i docenti di quel corso ci sono magistrati, docenti universitari, avvocati, anche una poliziotta della squadra anti-sette sataniche. Siamo andati a quel corso proprio per capire come mai tra i docenti ci fossero magistrati, avvocati e poliziotti, e più di tutti ci hanno colpito due persone. Uno è un magistrato, che un paio di mesi fa è stato arrestato per corruzione, e che al corso ha esordito dicendo di sentirsi uno strumento della giustizia nelle mani di dio. La sua presenza al master, ha dichiarato, aveva lo scopo di aiutare i futuri esorcisti a evitare denunce da parte delle persone esorcizzate. Lo stesso faceva un’avvocatessa che aveva preparato una manleva per gli esorcisti da far firmare alla persona posseduta prima dell’esorcismo, praticamente per sollevare da qualunque responsabilità l’esorcista e i suoi aiutanti in caso di denunce per violenze e costrizioni fisiche.

    Nella nostra inchiesta ci siamo occupati di esorcismo anche per un altro motivo, per l’idea e la mentalità della chiesa di ritenere il bambino abusato come strumento del demonio; quindi, se il sacerdote compie quello che per la chiesa è un atto sessuale e non una violenza, quella violenza viene considerata un peccato di lussuria determinato dall’azione del demonio attraverso il bambino.

    Frequentando il master di esorcismo abbiamo anche scoperto che la stragrande maggioranza delle persone esorcizzate sono donne. Un dato scontato se si considera che tipo di società sia quella ecclesiastica.

    La ripresa del diavolo serve chiaramente a sollevare i sacerdoti da ogni responsabilità. Inoltre, da quello che racconti – cioè dal fatto che siano le donne ad essere maggiormente vittime di esorcismi e dal fatto che, per la chiesa, i bambini necessitino di essere controllati perché è possibile che siano posseduti – si capisce come il diavolo venga utilizzato anche come mezzo di repressione e punizione.

    Nel documentario Liberami c’è una scena in cui due genitori portano il figlio dall’esorcista perché a scuola fa casino, è troppo agitato e non è bravo. Il sacerdote mette la mano sulla testa del bambino, poi si gira di scatto verso la madre e dice: è colpa tua, non sei una donna di fede e in chiesa non ci vai. In un secondo il sacerdote ha distrutto al bambino l’immagine della madre e ha detto alla donna che il diavolo è dentro di lei. E questa è proprio l’idea che la chiesa ha della donna.

    La stampa e lo stato sono complici

    Alla luce di tutto questo, com’è possibile che Bergoglio riesca comunque a essere considerato un papa progressista?

    La stampa italiana riporta in maniera assolutamente acritica quello che esce dai bollettini Vaticani.

    Non c’è mai una verifica di quello che dice il papa. E così non si scoprirà mai che Bergoglio parla di “tolleranza zero” per i pedofili, ma in realtà ritiene che il sacerdote pedofilo abbia solo compiuto un peccato; che se il peccato è grave e non c’è possibilità di espiazione, allora quel sacerdote viene espulso dalla chiesa, ma siccome tutto avviene in gran segreto, la chiesa espelle dal proprio organismo una metastasi che viene immessa nella società civile senza che si sappia che quel signore lì è un pedofilo. La chiesa lo sa, ma non lo dice a nessuno. E quel signore lì, che ora non è più sacerdote, rimane comunque pedofilo anche dopo essere uscito dalla chiesa e ora si aggira per la società.

    In questo c’è proprio la complicità dello stato, perché il Concordato tutela tutto questo, questa modalità di agire. L’articolo 4 del Concordato dice che l’autorità ecclesiastica non è tenuta a informare quella civile quando viene a sapere di eventuali reati compiuti da sacerdoti.

    Quindi lo stato è complice della chiesa. Idem la stampa italiana, che si accontenta di sentir dire da Bergoglio “tolleranza zero” senza farsi domande e presentandolo come paladino della lotta contro la pedofilia. Ma per essere paladini, si deve anche fare qualcosa e Bergoglio non lo sta facendo.

    Federico Tulli è redattore del settimanale “Left”. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, con “Critica liberale” e con “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: Chiesa e pedofilia (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015). Nel 2018 per Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato Giustizia divina.

    Di Federico Tulli abbiamo pubblicato un’intervista fatta da Francesca Palazzi Arduini (“A” 409, estate 2016) e un articolo sulla comunicazione vaticana (“A” 416, maggio 2017).

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/05/31/abusi-cioe-stupri/

  • Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Hanno consegnato una lettera in cui richiedono la nullità del Concordato pontificio. Qual è questo trattato con l’Argentina che risale al 1966.

    Sostengono che la lotta contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa non deve rimanere nelle intenzioni. La questione è critica e mette in discussione un vasto mondo di usi e costumi. Contro quella struttura, le associazioni in difesa delle vittime di questi abusi cercano di essere ascoltate, come è successo lunedì quando membri dell’Ending Clergy Abuse (ECA) hanno consegnato una lettera in Vaticano sostenendo “tolleranza zero” contro i casi di abusi da parte di sacerdoti argentini. Hanno indirizzato la loro lettera al rappresentante locale presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter, con il quale avevano in programma di incontrarsi. Ma, come la burocrazia a volte agisce, hanno dovuto rassegnarsi a un incontro di seconda linea, con due collaboratori dell’ambasciatore.

    “Comunque, la lettera potrebbe essere consegnata”, ha detto Peter Isely, membro fondatore di ECA. Spiegando a Clarin che “non è chiaro perché Pfirter non ha partecipato all’incontro”, ha detto che, così era stato organizzato da rappresentanti da ECA in Italia, potrebbe esserci stato un malinteso. “Non penso che non avrebbe partecipato” ha detto, ottimista.

    L’incontro anticipa una serie di proteste che si svolgeranno questa settimana a Buenos Aires e Mendoza, nel contesto della visita che 106 vescovi argentini stanno facendo a Papa Francesco, in quello che è inteso come un “rinnovamento” della loro relazione con la Santa Sede.

    Va notato che i vescovi e le associazioni contro gli abusi nella Chiesa sono uniti da uno stendardo: chiedere a Francesco di visitare l’Argentina, cosa che non ha fatto nei sei anni in cui è stato Papa.

    Julieta Anazco, fondatrice dell’associazione civile Iglesia sin Abuso, ha spiegato che ciò che viene richiesto è “porre fine al segreto pontificio e all’insabbiamento: che la tolleranza zero venga instaurata da Papa Francesco e una chiara politica per porre fine agli abusi. Da quando la causa del prete Grassi è esplosa e fino a due anni fa, c’erano 62 denunce registrate. In questi due anni sappiamo che ce ne sono stati molti di più.”

    Nella lettera che ECA e altre associazioni collegate potrebbero consegnare questo lunedì, sono state sollevate una serie di misure concrete. La più rilevante – e quella che offre maggior resistenza – è la richiesta di nullità del trattato internazionale noto come “Pontificio Concordato”.

    Qual è il Concordato pontificio? Secondo l’avvocato Juan Manuel Lavado (un membro di Xumek, una ONG che rappresenta i sopravvissuti abusi sessuali all’Istituto Próvolo di Mendoza), “durante la dittatura di Onganía, nel 1966, l’Argentina ha firmato un Concordato con la Santa Sede, che si trova nella legge nazionale 17.032. Lì, la Chiesa cattolica ha la propria giurisdizione, cioè possono giudicare e investigare se stessi”.

    “La Chiesa ha fatto storicamente affidamento sul Concordato per non fornire informazioni. Quando vengono indagati, la procedura che eseguono è “segreta”, in base all’articolo 1.717 del Codice di Diritto Canonico, che non ha nulla a che fare con l’Argentina “, ha detto, e ha continuato:” Ora, il Concordato, in particolare, non dice nulla sul non dare informazioni; è un’interpretazione che fa la Chiesa. La verità è che si basano su un trattato internazionale, quindi ha una gerarchia più alta delle leggi e quindi non forniscono informazioni “.

    Secondo Lavado, “sostengono che la Chiesa è una persona pubblica, ma non statale, e che quindi non ha alcun obbligo di informare, come lo farebbe lo stato. Ignorando tutte le regole stabilite da trattati sui diritti umani che hanno anche una gerarchia costituzionale”.

    Poi, in ECA, chiedono di “sollevare” quel trattato contro i casi di abusi sessuali. “Crediamo che il Papa dovrebbe escludere l’uso del Concordato quando si tratta di casi di abusi sessuali e le denunce alle autorità aprono inchieste per procedimenti penali o civili o le azioni dei sopravvissuti durante la ricerca di documenti e file”, ha spiegato Isely.

    Un altro dei presenti al breve incontro con i collaboratori dell’ambasciatore Pfirter è stato Francesco Zanardi, anch’egli membro fondatore di ECA. Da Roma, in dialogo con Clarín, ha evidenziato alcuni punti della sua affermazione: “È essenziale che vengano presentate denunce nei paesi in cui vengono commessi i crimini. Secondo, che gli archivi del Vaticano e le Conferenze episcopali siano aperti nei diversi paesi, in modo che la giustizia locale abbia accesso a tali informazioni e possa indagare. Terzo, che la Chiesa smetta di coprire i vescovi accusati di abuso: che li denunciano dinanzi alle autorità competenti di ciascun paese “.

    Isely ha chiarito meglio il motivo per cui hanno indicato Pfirter: “Il suo ruolo è di aiutare ad affrontare e risolvere il problema degli abusi nel clero in Argentina. Vogliamo che sia coinvolto con i sopravvissuti, che li incontri e che ascolti le loro storie ed esperienze. L’ambasciatore deve rappresentare le legittime preoccupazioni delle vittime argentine davanti alla Santa Sede perché sono tutti cittadini argentini i cui diritti umani sono stati violati dalle azioni, dalle politiche e dalle pratiche della Chiesa “.

    Ancora ottimista, ha aggiunto: “Supponiamo che questo sia anche il suo desiderio: incontrare, comprendere e difendere il Papa a nome dei sopravvissuti, e articolare e guidare lo sforzo per apportare i necessari cambiamenti e riforme nella chiesa in Argentina”.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/victimas-abusos-curas-argentinos-piden-tolerancia-cero-embajador-vaticano_0_KD-dvXBoS.html

  • Incontro ECA all’Ambasciata Argentina presso la Santa Sede.

    Incontro ECA all’Ambasciata Argentina presso la Santa Sede.

    Ieri mattina alle 11, due rappresentanti di ECA Global, hanno incontrato il Corpo Diplomatico Argentino, per consegnare una lettera di intenti, in supporto delle vittime.

    Durante l’incontro durato poco più di mezzora, Simone Padovani ha illustrato la lettera di intenti consegnata poi ai Diplomatici.

    Francesco Zanardi, anche lui come Padovani tra i fondatori di ECA global e Presidente della Rete L’ABUSO, che ha seguito e partecipato attivamente nella vicenda italo-argentina, che vede coinvolti alcuni sacerdoti veronesi, tra cui don Nicola Corradi, ha voluto congratularsi per il lavoro che l’Autorità Giudiziaria argentina ha portato avanti in questi anni.

    Zanardi, ha anche voluto ricordare, in quella sede, quali sono i ruoli della Santa Sede e quali i limiti legislativi del Vaticano che, nel rispetto della sovranità degli Stati, non possono andare oltre la propria territorialità e che, fuori di lì, il compito resta dei rispettivi Stati.

    È importante che lo Stato argentino continui con forza sulla linea intrapresa, con l’obbiettivo di abbattere tutti gli ostacoli ancora in essere che permettono alla chiesa il segreto sulle indagini e il conseguente insabbiamento dei casi; che permettono ai vescovi, di non denunciare alla giustizia ordinaria questi reati.

    Concludendo, Zanardi ha auspicato che presto anche il Governo italiano metta mano seriamente al fenomeno, ed intervenga introducendo le raccomandazioni avanzate lo scorso febbraio, dal Comitato ONU per i diritti del fanciullo.

  • Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    DI FRANCESCA  LAGATTA

    Il protagonista di questa storia si chiama Roberto ma è un nome di fantasia, perché la sua storia è un racconto di paura e dolore che lo scorrere del tempo non è riuscito ad alleviare. Dai 12 ai 15 anni, Roberto è stato abusato ripetutamente da un orco in abiti talari che all’epoca dei fatti, accaduti nella città di Verona, non è riuscito a denunciare perché intrappolato nella sindrome di Stoccolma, una forma di dipendenza psicologica che sviluppano in genere le vittime di violenza. Successivamente è entrato nel tunnel della depressione dal quale non è più uscito. Il sesso per lui è diventato qualcosa di sporco, tanto da averlo indotto a manifestare delle fobie sociali, come ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle. Il suo disagio è testimoniato da una fitta documentazione medica, che non esita a mostrarci. Ma oggi, che è un uomo adulto e ha preso coscienza di ciò che accadde, ha finalmente trovato la forza di chiedere aiuto. Nei giorni scorsi è rivolto a LaC News24 per cercare eventuali altre vittime calabresi del prete, il quale ha frequentato per anni la costa tirrenica cosentina, in particolare Praia a Mare, dove ha esercitato il suo sacerdozio. La pedofilia, ci dicono gli studiosi, è la conseguenza di un impulso irrefrenabile nei confronti di bambini e adolescenti o comunque in soggetti non consenzienti, che implica sofferenza e umiliazione e raramente può essere represso. In altre parole, la pedofilia è una condizione dalla quale non si guarisce.

    Quel flash che gli ha fatto riaffiorare i ricordi

    «La mia vita è finita a 15 anni, il resto è sopravvivenza», dice Roberto. Quelle attenzioni violente e perverse hanno lasciato all’uomo problemi relazionali e sessuali che gli hanno rovinato l’esistenza. Ma la sua mente, come accade a volte a chi subisce gravi traumi, aveva rimosso ogni cosa. Poi però finisce dallo psicologo per risalire all’origine dei suoi disturbi, un‘introspezione lo riporta indietro nel tempo e quei dolorosissimi ricordi, seppelliti in un angolo buio della memoria, riaffiorano prepotentemente. D’improvviso tutto è più chiaro e Roberto decide finalmente di affrontare i fantasmi del passato. Per prima cosa denuncia l’accaduto alle autorità giudiziarie, ma è passato troppo tempo e il reato penale è già prescritto. Parallelamente, intenta un’altra causa, stavolta civile, che, a differenza di quella penale non ha limiti temporali. Contemporaneamente si imbatte in Rete l’Abuso, l’osservatorio italiano di carattere internazionale sui crimini commessi in ambito clericale, trovando nel presidente Francesco Zanardi un aiuto psicologico che gli dà la forza di continuare a lottare.

    L’appello: «Se siete rimasti vittime di abusi, segnalatelo»

    Il sito di Rete l’Abuso rende subito noti i dettagli della storia di Roberto, sottolineando come il pedofilo si stesse godendo la vecchiaia, senza aver fatto mai un giorno di carcere, dopo essersi ritirato a vita privata. Ma, per uno strano scherzo del destino, soltanto qualche settimana più tardi il sacerdote muore a seguito degli acciacchi sopraggiunti per l’età avanzata. Un ulteriore tormento per la vittima, che però non ha frenato la sua ritrovata voglia di giustizia. «Non mi importa che l’abbia fatta franca con la giustizia – dice alla nostra redazione -, ma ho la necessità di fare pace con me stesso, di sapere a quante altre persone ha fatto del male, voglio conoscere quanti hanno subito le mie stesse violenze e convincermi una volta per tutte che non sono stato io a provocare le sue voglie malate, che non è mai stata colpa mia».

    Il servizio sacerdotale a Praia a Mare

    Come impone la prassi clericale, il prete in questione ha girovagato in lungo e in largo nelle parrocchie di tutta Italia, stabilendosi solo temporaneamente nei luoghi a cui era stato destinato. Tra i tanti c’è anche Praia a Mare. «Fu negli anni ’70, non posso dire di quale chiesa si tratta né gli anni precisi, perché il prete essendo ormai morto non può più difendersi e se svelassi pubblicamente la sua identità io cadrei nel torto, ma posso dire che ha esercitato le sue funzioni anche lì e io voglio sapere se all’epoca qualche ragazzino è rimasto vittima della stessa persona». Mentre racconta quei fatti Roberto urla, piange, si dispera, per lui è come se fossero accaduti ieri. Trova a stento la forza di rivolgere un appello ai cittadini praiesi: «Vi supplico, se qualcuno conosce una storia simile alla mia e può collegarla a uno dei sacerdoti di quegli anni, la segnali a info@retelabuso.org». Poi continua. «In tenera età, quando frequentavo il catechismo per la preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo, anche altrove, al di fuori della parrocchia, ad esempio nella sua camera da letto».

    Lo strano casi dei volantini

    Agli inizi di aprile scorso, qualcuno di notte ha affisso dei volantini nei pressi di una parrocchia di Verona. Nel testo della lettera si chiede di fare luce su una storia di pedofilia che, secondo il documento, coinvolgerebbe un prete. L’episodio non è passato inosservato al nostro testimone, che parla di caso analogo, lasciando intendere che i fatti da lui denunciati si siano svolti proprio lì. «Secondo me si tratta dello stesso prete, perché da quel che ne so ha prestato servizio anche in quella chiesa. Non credo sia un caso che l’abbiano affissi proprio di fronte a quella parrocchia».

    Il caso di Padre Dino

    La città dell’isola Dino, purtroppo, in passato ha già dovuto fare i conti con la presenza di un prete scomodo. A maggio del 2015, Padre Dino, all’anagrafe Placido Greco, che per molti anni fu insegnante di religione alle scuole medie, sacerdote della chiesa Sacro Cuore e rettore del santuario della Madonna della Grotta, è stato arrestato nell’ambito di una operazione con la quale la magistratura ha messo fine a un vasto giro di prostituzione minorile.

    Dagli atti si è scoperto che il suo alter ego era Gabriele Doni, il nome con cui firmava i suoi numerosi romanzi pornografici, oppure Santo Gabriele, come il protettore dei bambini. Due personalità, le sue, impossibilitate a coesistere per sempre in un solo corpo senza che nessuno se ne accorgesse. Il suo computer, hanno detto gli inquirenti, al momento dell’arresto conteneva circa 1700 immagini pedopornografiche che ritraevano ragazzini, rigorosamente di età compresa tra i 13 e i 17 anni, in atteggiamenti inequivocabili con lo sciagurato uomo di chiesa.

    Per Praia a Mare fu uno shock. L’uomo era stato uno dei parroci più amati e apprezzati dai fedeli, un po’ per il suo modo di fare scherzoso e un po’ sopra le righe, un po’ per quella sua capacità innata di attirare a sé i soprattutto i giovani, circostanze che però nella maggior parte della popolazione non avevano destato alcun sospetto. In realtà, nei giorni successivi all’operazione giudiziaria, si scoprì che tra i motivi che lo costrinsero una quindicina d’anni prima a lasciare il centro balneare del Tirreno cosentino, potrebbero esserci anche le gravissime accuse mosse nei suoi confronti, che fino a quel momento erano rimaste riservate.

    https://m.lacnews24.it/85233/cronaca/praia-a-mare-vittima-di-prete-pedofilo-cerca-altri-casi.html
  • “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    A cura di UAAR Brescia, contributi di Alessandro Cirelli – laicità nel diritto penale – Francesco Zanardi – Presidente di Rete L’Abuso (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , Rete L’ABUSO Human Rights Connect (avvocatura specializzata in diritti umani) , membro fondatore di ECA Global, presente in 18 paesi e 4 continenti

  • Vittime di abuso da parte del clero si incontrano lunedì a Roma con l’Ambasciatore Argentino Rogelio Francisco Emilio Pfirter presso la Santa Sede

    Vittime di abuso da parte del clero si incontrano lunedì a Roma con l’Ambasciatore Argentino Rogelio Francisco Emilio Pfirter presso la Santa Sede

    L’ Incontro anticipa le azioni e proteste che si terranno questa settimana a Buenos Aires e a Mendoza in Argentina

    I gruppi chiedono che Papa Francesco visiti il suo paese d’origine e risolva la crescente crisi di abusi da parte del clero in Argentina, e promuova la “vera” Tolleranza Zero dichiarata.

    I gruppi concordano che il Concordato pontificio con l’Argentina deve essere modificato per quel che riguarda i casi di crimini sessuali su minori.

    — All’Onorevole Rogelio Francisco Emilio Pfirter

    — Link to full text of ECA’s letter to Ambassador Pfirter

    — Link to schedule of media events and protests in Argentina, May 2-6

    29 APRILE, ROMA, ITALIA – Francesco Zanardi e Simone Padovani, rappresentanti di Ending Clergy Abuse (ECA), una rete globale di vittime di abusi da parte del clero, attivisti e organizzazioni, si incontrano lunedì mattina con l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter. L’incontro si svolge a Roma. Si svolge in anticipo di una settimana rispetto alle azioni e proteste che si svolgeranno in Argentina con lo scopo di invitare Papa Francesco a visitare il suo paese d’origine e affrontare la crescente crisi di abusi sessuali. I sopravvissuti vogliono che il Papa promuova la “vera tolleranza zero” in Argentina per gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti e l’insabbiamento dei vescovi.

    I vescovi argentini, che saranno a Roma nelle prossime tre settimane di incontro con il Papa, hanno anche chiesto che Francesco vada in Argentina. Papa Francesco non è mai tornato in patria durante i sei anni del suo pontificato.

    I rappresentanti della Corte che parteciperanno all’incontro saranno guidati da Francesco Zanardi, presidente della più antica e più grande organizzazione italiana di sopravvissuti, Rete L’ABUSO, e da Simone Padovani. Consegneranno una lettera da parte della rete globale invitando l’Ambasciatore Pfifter a:

    – Guidare immediatamente i vescovi e i superiori religiosi argentini per attuare la vera tolleranza zero nelle politiche e nelle pratiche;

    – Avviare indagini su vescovi argentini in attività che hanno protetto i preti predatori;

    – Modificare il Concordato del 1966 tra la Santa Sede e l’Argentina in modo che i vescovi non possano più invocarlo per non divulgare informazioni sui reati sessuali su minori da parte da parte delle autorità civili.

    La lettera è co-firmata da un eminente leader dei sopravvissuti in Argentina, Julieta Anazco (Iglesia sin Abuso)

    CONTATTI:
    Peter Isely, membro fondatore della ECA
    Email: peterisely@gmail.com
    Tel: +1414.429.7259
    Tim Law, Presidente ECA USA / ECA Board Member
    Email: timalaw@aol.com
    Tel: +1206.412.0165
    Julieta Anazco, fondatrice di Iglesia sin Abuso
    Email: almadediamante1972@hotmail.com
    Tel: +54 9 221 6743793 (Argentina)
    Francesco Zanardi, membro fondatore della ECA
    Email: portavoce@retelabuso.org
    Tel: +39 3927030000 (Italia)
    Simone Padovani, membro fondatore della ECA
    Email: simon.padovani@gmail.com
    Tel: +39 3921454211 (Italia)