Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Ennesimo scandalo fra le mura del Vaticano. Un altro cardinale finisce nella bufera perché ha coperto degli abusi sessuali.

    L’opinione pubblica ormai è abituata a sentire notizie di scandali sulla chiesa di Papa Francesco. In tutte le parti del mondo, infatti, si sono verificati eventi fuori da ogni logica, abusi che riguardano minori. Strie di decine di anni fa e vicende recenti. E’ come se tutti i nodi fossero venuta al pettine, quasi all’improvviso e ci si trovasse dinanzi all’impossibilità di gestire vicende pesanti e senza fime. Papa Francesco sembrava poter imprimere una svolta sulla piaga delle pedofilia, ma l’impressione e che gli esiti siano stentati e, in qualche caso, gravemente contraddittori. il problema rimane irrisolto. E se la questione in passato riguardava sacerdoti, e lasciava intoccati o quasi i superiori ecclesiastici, ora le indagini e le condanne riguardano gli alti prelati, spesso con incarichi fondamentali nello scacchiere di Papa Francesco. Una storia infinita di scandali che in alcuni momenti sembra travolgere la Chiesa, irrimediabilmente. Perchè ora i processi non sembrano risolte all’interno dei soli Tribunali ecclesiastici, con poca o nulla notorietà. Ora i porporati sono chiamati a rispondere dinanzi ai Tribunali ordinari, civili e, per la prima volta, anche penali.

    Clamoroso è stato  il recente l’arresto e la reclusione del Cardinale Pell in Australia negli stessi giorni è scoppiato il caso del Cardinale Barbarin, condannato in Francia – questa volta un tribunale civile – per non aver denunciato alle forze dell’ordine un prete pedofilo a Lione.

    Ma i problemi sembrano provenire soprattutto dal Sud America. Lo scorso novembre il cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, si era dimesso dal C9, il consiglio di nove cardinali istituito da Papa Francesco 2013 per sostenerlo nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana. Il porporato era finito nella tempesta con la scusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali nella Chiesa cilena. Il particolare il Cardinale è stato accusato dalla giustizia ordinaria di aver occultato il caso di padre Jorge Laplagne, sacerdote di Rancagua accusato di pedofilia nel 2005. Gli scandali in Cile sono emersi  dopo il viaggio di Bergoglio. Il nome dell’arcivescovo della capitale era stato indicato da laici e sacerdoti tra coloro che nascosero al Pontefice la gravità della situazione in Cile dinanzi alla piaga della pedofilia – accusa, questa, sempre negata dal cardinale –  e di aver insabbiato per anni crimini di abusi. Tra questi quelli commessi da Fernando Karadima, abusatore seriale, ridotto da Papa Francesco allo stato laicale il 28 settembre 2018

    Tre vittime degli abusi di Karadima, Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton – avevano presentato una querela a fine ottobre dello scorso anno contro il cardinale Errazuriz per falsa testimonianza, reato previsto e sanzionato nell’articolo 209 del codice penale cileno. La richiesta venne accolta dal Tribunale con l’avvio del provvedimento che  costrinse il porporato alle dimissioni tra i cardinali fiduciari del Pontefice.

    Questa volta è il turno del Cardinale cileno Ricardo Ezzati Andrello successore di Errazuriz in qualità di arcivescovo a Santiago.  E’ accusato, anche lui come il suo predecessore, di aver coperto abusi e violenze e di aver nascosto informazioni fondamentali alla polizia. Il cardinale  avrebbe occultato abusi su minori da parte di tre preti della sua diocesi: l’ex cancelliere Oscar Munoz, che si autodenunciò nel gennaio 2018 per abusi su minorenni, tra cui alcuni parenti; il marista Jorge Laplagne, che coinvolse anche il cardinale Francisco Errazuriz – predecessore di Ezzati –  e padre Tito Rivera.

    Ricardo Ezzati Andrello, 77 anni, origini italiane, era stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996. Benedetto XVI lo ha fece arcivescovo di Santiago del Cile nel 2010 e Papa Francesco lo ha creato cardinale nel 2014. A seguito dello scandalo, Ezzati ha chiesto ed ottenuto dal Papa Francesco la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Santiago del Cile

    Ezzati era uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e membro del C9.  ormai diventato C6 dopo le dimissioni di Errazuriz di Pell e delle sue. Papa Francesco ha nominato un Amministratore Apostolico – Sede vacante et ad notum Sanctae Sedis – in poche parole, un commissariamento nella persona di Monsignor Celestino Braco, nato nel 1945 e spagnolo di origine.

    https://www.leggilo.org/2019/03/24/cardinale-abusi-sessuali/

  • Pedofilia nella Chiesa/ Prete choc: “Sono i bambini a cercare attenzione”

    Pedofilia nella Chiesa/ Prete choc: “Sono i bambini a cercare attenzione”

    Un sacerdote francese incolpa i bambini per i casi di pedofilia, lo ha detto in televisione

    Parole scioccanti quelle del sacerdote francese padre Alain de la Morandais durante una trasmissione televisiva a cui era stato invitato. Noto in Francia come “il prete dei vip” e spesso ospite in tv, si è lasciato andare a dichiarazioni che sembrano giustificare la pedofilia nella Chiesa, anzi incolpare i bambini di provocare gli adulti: “Uno ha sempre l’impressione che uno stupro sia violenza. In linea di principio, io non ci credo. Stando ai ritorni che ho avuto, alle confidenze che mi hanno fatto, un bambino cerca spontaneamente la tenerezza di un uomo o di una donna. […] E spesso sono dei piccoli affettivamente frustrati che vanno a cercare tenerezza”. Non solo. Come riporta il sito Aleteia, il prete ha detto una cosa semplicemente allucinante: “Avrete osservato tutti che un bambino viene e vi dà baci sulla bocca”. Inevitabili le proteste e i commenti furiosi.

    PEDOFILIA NELLA CHIESA E LA DICHIARAZIONE CHOC

    Anche l’arcivescovo di Parigi mons. Michel Aupetit è intervenuto, condannando fermante quanto detto. Ovviamente, come sempre in questi casi padre de la Morandais dopo tutte le polemiche è tornato sui suoi passi e ha chiesto scusa con un comunicato ufficiale della sua casa editrice: “Ci tengo a dire chiaro e forte che la mia espressione – confusa e incompleta, lo riconosco e lo deploro – e la maniera in cui è stata percepita non riflettono in nulla il mio pensiero. Naturalmente gli aggressori sono gli adulti, mentre i bambini sono vittime innocenti”. Purtroppo il sacerdote non è la prima volta che rilascia dichiarazioni quanto meno imbarazzanti spesso in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Sarebbe davvero meglio che i preti non andassero in televisione, ogni volta che lo fanno si lasciano andare a dichiarazioni che sarebbe meglio tenessero per sé, probabilmente affascinati dall’attenzione che viene data loro. Dal canto suo il canale tv che lo ha ospitato, LCI, ha promesso che non lo inviteranno mai più.

  • Il Papa non punisce il cardinale francese che non ha denunciato alla polizia un pedofilo, la rabbia delle vittime

    Il Papa non punisce il cardinale francese che non ha denunciato alla polizia un pedofilo, la rabbia delle vittime

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco ha deciso di non accettare le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin, lasciando l’arcivescovo libero di prendere la decisione migliore per la diocesi di Lione. La diocesi francese- come si sa – è scossa nelle fondamenta per la condanna del porporato a 6 mesi di reclusione (con la condizionale) per non aver denunciato alla polizia un prete pedofilo, pur avendo informazioni sugli abusi. Una vicenda complessa per gli effetti che rischia di avere sulla Chiesa, considerando che si tratta della prima sentenza di un tribunale civile che riconosce responsabile un vescovo per l’insabbiamento.

    «Il Papa lascia libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, attuale vicario generale, di assumere la guida della diocesi» ha affermato il portavoce vaticano Gisotti. Della vicenda ne ha parlato anche il cardinale Pietro Parolin. «La Santa Sede tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso» aggiungendo che sarà Barbarin a parlare pubblicamente. «Con il Papa ha  concordato i prossimi passi ma deve essere lui che li annuncia».

    Barbarin era stato ricevuto ieri in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni, in seguito alla condanna della giustizia francese. La notizia della mancata punizione da parte del Papa sta scuotendo la Francia. Diversi siti francesi mettono in evidenza le parole delle vittime della pedofilia. «Siamo scandalizzati» per l’incapacità della Chiesa di punire i vescovi insabbiatori. Persino la conferenza episcopale d’Oltralpe si è detta stupita della situazione inedita che si è venuta a trovare, da una parte l’esigenza di rispettare il cammino della giustizia e procedere dunque alle dimissioni di Barbarin, e dall’altra la preoccupazione per il bene della diocesi di Lione.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/barbarin_pedofilia_francia_vaticano_vescovi_abusi-4372385.html

  • Barbarin: il Papa ha rifiutato le dimissioni, mi ritiro per un periodo

    Barbarin: il Papa ha rifiutato le dimissioni, mi ritiro per un periodo

    La comunicazione dell’arcivescovo di Lione dopo l’udienza da Francesco seguita alla condanna a sei mesi per non aver denunciato un prete pedofilo

    IACOPO SCARAMUZZI-CITTÀ DEL VATICANO

    Il cardinale Philippe Barbarin, che ieri ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani del Papa dopo essere stato condannato in primo grado dal tribunale correzionale della sua città a sei mesi con la condizionale per non avere denunciato un sacerdote pedofilo, annuncia oggi, tornato in Francia, che Francesco non ha accettato le dimissioni «invocando la presunzione di innocenza» e gli ha lasciato la decisione da prendere per il bene della diocesi e che egli ha pertanto deciso di prendere, a partire da oggi, un «certo periodo» di ritiro affidando la guida della diocesi al suo vicario generale.

    «Lunedì mattina ho rassegnato le dimissioni nelle mani del Santo Padre», afferma il porporato in una nota diramata nel primo pomeriggio. «Invocando la presunzione di innocenza, non ha voluto accettare queste dimissioni. Mi ha lasciato la libertà di prendere la decisione che mi sembra migliore per la vita della diocesi di Lione, oggi. Su suo suggerimento e dato che la Chiesa di Lione soffre da tre anni, ho deciso di ritirarmi per un certo periodo e di lasciare la guida della diocesi al vicario generale moderatore, padre Yves Baumgarten. Questa decisione è in vigore da oggi».

    Il direttore «ad interim» della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha confermato che «il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione. Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’Arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il Cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la Diocesi e il Cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, Vicario Generale, di assumere la guida della Diocesi. La Santa Sede tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’Arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso».

    Era stato il cardinale Pietro Parolin, in mattinata, a preannunciare, a margine di una cerimonia all’ospedale Bambino Gesù , che sarebbe stato Barbarin «che annuncerà, che pubblicherà: ieri si è visto con il Papa e credo che con il Papa hanno concordato i prossimi passi che si faranno nel futuro però deve essere lui che li annuncia alla stampa».

    Il tribunale correzionale di Lione lo scorso 7 marzo ha inaspettatamente condannato il porporato, arcivescovo della città francese dal 2002, a sei mesi, con la condizionale, per non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di numerosi scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta. Solo a settembre del 2015 la diocesi aveva vietato al sacerdote il contatto con i minorenni e solo a inizio 2016 Preynat, ancora in attesa di giudizio, è stato messo sotto sorveglianza giudiziaria. Una prima procedura a carico del cardinale Barbarin si era conclusa nell’agosto del 2016 con la decisione della procura lionese di archiviare il caso ritenendo che l’arcivescovo, che nel 2014 aveva ricevuto una esplicita denuncia contro il sacerdote dalla testimonianza personale di una vittima, Alexandre Hazez, non aveva ostacolato il corso della giustizia (mentre la Corte aveva considerate prescritte le voci che erano giunte al cardinale negli anni precedenti). Hazez e altre nove vittime di Preynat, però, non soddisfatte del verdetto, hanno chiamato nuovamente in causa Barbarin, tramite la procedure della «citazione diretta» che, nel sistema giurisdizionale francese, permette di saltare l’indagine preliminare e andare direttamente a processo. E il tribunale correzionale di Lione, presieduto dalla giudice Brigitte Vernay, ha stabilito, questa volta, che l’arcivescovo è «colpevole di mancata denuncia di maltrattamenti, privazioni o molestie sessuali».

    Il cardinale ha allora annunciato che si sarebbe recato a Roma per rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa, cosa che ha fatto ieri. Gli avvocati del cardinale, peraltro, nei giorni scorsi hanno presentato appello. «È importante dire», ha spiegato monsignor Emmanuel Gobilliard, vescovo ausiliare della città francese e portavoce del porporato, «che quello delle dimissioni è l’atto di un pastore, l’atto dell’arcivescovo di Lione, che riguarda la diocesi: pensa in coscienza di dimettersi per il bene della Chiesa di Lione. Ma è anche cittadino francese, ha dei diritti e gli avvocati pensano che (con la sentenza di condanna per non denuncia, ndr) ci siano conseguenze per il diritto, per la giurisprudenza, c’è una interpretazione nuova del diritto».

  • L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    Dall’apertura dell’inchiesta per molestie sessuali su mons. Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia, da parte della procura di Parigi, a fine gennaio, le denunce a suo carico si sono moltiplicate. Per ora a proteggerlo ci pensa l’immunità diplomatica di cui gode. Ma la procura ne ha già chiesto la revoca.
    di Ingrid Colanicchia
    È la Francia il nuovo banco di prova per quella tolleranza zero tanto millantata dal papa in materia di abusi sessuali.

    Giusto stamane infatti Bergoglio ha ricevuto in udienza privata il cardinale di Lione, Philippe Barbarin, per decidere se accettare o meno le sue dimissioni. Il prelato il 7 marzo scorso è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato le molestie sessuali commesse da p. Bernard Preynat su decine di minori dei gruppi scout che seguiva negli anni Settanta e Ottanta. Fatti occorsi prima dell’arrivo di Barbarin in diocesi (nel 2002) ma del quale il prelato era venuto a conoscenza (la giornalista di La Croix Isabelle de Gaulmyn – che frequentava proprio la parrocchia incriminata e che alla vicenda ha dedicato un libro, Histoire d’un silence – ha raccontato di aver parlato della questione con il card. Barbarin già a metà degli anni Duemila).

    Al momento non è dato sapere cosa il papa deciderà di fare, ma se dovesse accettare le dimissioni del cardinale potrebbe insorgere qualche problema nella nomina del suo successore, considerato che l’incarico di stilare una lista con i nomi dei tre candidati più adatti a ricoprire l’ufficio – e a subentrare quindi al cardinale nella guida della diocesi di Lione – spetta al nunzio apostolico mons. Luigi Ventura, prelato contro il quale da gennaio a oggi sono state depositate tre denunce per molestie e per il quale la procura ha chiesto la revoca dell’immunità diplomatica. Ad oggi Francesco ha fatto orecchie da mercante: il solenne mea culpa pronunciato il mese scorso in occasione del vertice contro gli abusi si rivelerà solo un bluff?

    In attesa di vedere come il papa affronterà questo ennesimo scandalo, ripercorriamo insieme le tappe di questa storia che imperversa sui giornali d’Oltralpe (meno su quelli italiani, che hanno dato solo parzialmente notizia della vicenda).

    Il 17 gennaio scorso, la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, riceve nel palazzo del municipio le autorità diplomatiche, civili e religiose per i tradizionali saluti. Tra costoro c’è anche il nunzio apostolico in Francia, vale a dire l’ambasciatore della Santa Sede, il 74enne mons. Luigi Ventura, che ricopre questo incarico dal 2009.

    Ad accogliere lui e gli altri ospiti c’è pure Mathieu, responsabile degli eventi internazionali per il municipio, destinato a diventare il primo accusatore del prelato. Non appena sceso dall’auto che lo ha condotto lì, stando al dettagliato racconto pubblicato il 27 febbraio scorso sul quotidiano francese Libération (che ha avuto accesso alla denuncia presentata dalla presunta vittima, oltre ad averla incontrata), mons. Ventura si rivolge a Mathieu dicendogli: «Sei molto bello». Si aggrappa quindi al suo braccio e avanza nel cortile. Pochi metri e toglie la mano dal braccio per infilarla sotto la giacca, carezzando il sedere di Mathieu mentre gli pone domande sulla sua vita, sui suoi studi, sul suo ruolo nel municipio. «Ciò che colpisce il giovane consigliere è che l’ambasciatore “parlava con voce normale, non bisbigliava”». Un minuto dopo, nell’ascensore, il nunzio passa al livello successivo. «Per tutto il tragitto ha strizzato i miei glutei», è la denuncia dell’uomo, cui poi dice: «Spero che tu non riservi questo trattamento a tutti gli ambasciatori». «Stupidamente – racconta Mathieu – gli ho detto che gli era riservato un trattamento speciale perché era il decano del corpo diplomatico».

    L’uomo accompagna quindi mons. Ventura nel Salon des Arcades, dove si sarebbe svolta la cerimonia, e racconta ai superiori quanto accaduto. Ma non finisce qui. Il prelato si piazza al suo fianco e ricomincia a tastargli il sedere. Il tutto sotto gli occhi dei colleghi di Mathieu.

    Scatta la segnalazione al pubblico ministero, sulla base dell’articolo 40 del Codice di procedura penale che obbliga in questo senso qualsiasi dipendente pubblico che sia a conoscenza di un crimine o di un reato. Il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, apre quindi un’inchiesta e appena otto giorni dopo i fatti Mathieu deposita la sua denuncia.

    Il 15 febbraio Le Monde rivela la notizia. Incalzato dagli eventi, il direttore della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si limita a dire che la Santa Sede rimane in attesa del risultato delle indagini. Ma la pubblicazione della notizia è l’inizio di un effetto domino che porta in poche settimane al moltiplicarsi delle denunce a carico del prelato.

    Il 18 febbraio è la volta di Benjamin G., 39 anni, che racconta di essere stato vittima di analoghe molestie da parte di mons. Ventura in occasione della stessa cerimonia, ma un anno prima, nel 2018. «All’epoca lavoravo per il Comune di Parigi – spiega a Le Monde(18/2) – e avevo incarichi precisi per la cerimonia di saluto alle autorità civili, diplomatiche e religiose. Ero in prima fila, a due metri dalla sindaca, quando una persona si piazza alla mia sinistra. Occupato com’ero a lavorare non mi giro a guardare. L’uomo posa una mano sulla mia spalla e con l’altra mi inizia a tastare il sedere: un gesto da esperto, che trasudava sicurezza, al quale era anche associato un grande sorriso sul volto, come se si trattasse di qualcosa di normale. Ho capito solo qualche giorno fa che erano i gesti abituali di un predatore».

    L’11 marzo viene depositata una terza denuncia contro Ventura. I fatti, in questo caso, si sarebbero svolti nel corso di un incontro con la comunità italiana a Parigi, nel 2018.

    Ma non è solo dalla Francia che piovono problemi per il prelato. Il 22 febbraio scorso, secondo quanto riporta il quotidiano cattolico francese La Croix, una denuncia per molestie – che risalirebbero al 2008 – è stata depositata presso la nunziatura di Ottawa, in Canada, dove mons. Ventura è stato rappresentante della Santa Sede dal 2001 al 2009. La presunta vittima aveva 32 anni al momento dei fatti denunciati, che avrebbero avuto luogo presso il santuario Sainte-Anne de Beaupré in occasione della festa liturgica di Sant’Anna e San Gioacchino.

    Nel momento in cui è stata resa nota la prima denuncia, inoltre, il quotidiano La Croix ha fatto sapere di aver raccolto una serie di testimonianze analoghe da parte di giovani uomini che non hanno sporto denuncia per diversi motivi. Qualcuno ha detto che il prelato «non si rende conto di quello che fa», qualcun altro, disilluso, ha spiegato che comunque «ha l’immunità diplomatica», qualcun altro ancora ha raccontato che una volta gli fu risposto da un buon conoscitore dei circoli della Chiesa: «Oh, quello è il nunzio, lo sanno tutti…» (La Croix, 15/2).

    Le presunte vittime sembrano però avere dalla loro il governo, considerato che la ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, interpellata in merito a inizio mese, ha detto di aspettarsi che la Santa Sede si assuma le proprie responsabilità: «Attualmente – ha dichiarato – il nunzio gode dell’immunità diplomatica ma la Santa Sede è ovviamente al corrente delle gravi accuse contro di lui e sono più che certa che prenderà la decisione giusta» (CNEWS, 1/3).

    E il cerchio sembra stringersi sempre più. È notizia di pochi giorni fa che la procura di Parigi ha chiesto ufficialmente la revoca dell’immunità diplomatica che, al momento, impedisce l’audizione del prelato. La procedura prenderà del tempo poiché, prima di essere inoltrata alla Santa Sede, dovrà passare per il Ministero di Giustizia e per il Ministero degli Esteri, ma la notizia è stata ovviamente accolta con soddisfazione dai querelanti. «È un primo passo. Speriamo vada in porto in modo da poter avanzare nelle indagini», ha commentato Edmond-Claude Fréty, avvocato di due delle presunte vittime (Afp, 15/3). «Vogliamo che il Vaticano dia l’esempio – ha proseguito – che vada fino in fondo nel suo percorso in materia di lotta all’impunità dei reati sessuali commessi da membri del clero. Mostrerebbe così che il cambiamento non è solo a parole». «I nostri assistiti aspettano un gesto politico forte – gli ha fatto eco Jade Dousselin, avvocato del terzo querelante – affinché la giustizia possa fare il suo corso e l’immunità non si traduca in impunità».

    La Santa Sede si trova ancora una volta di fronte a un bivio: usare tutti i mezzi a disposizione per coprire, insabbiare, far cadere nel dimenticatoio il caso oppure privare il prelato dell’immunità diplomatica e fare in modo che la giustizia possa fare il suo corso? Certo è che non ci sarebbe niente di peggio che dimostrare ancora una volta il profondo scarto esistente tra le parole e i fatti.

  • A rapporto dal Papa il cardinale condannato in Francia per aver coperto prete pedofilo

    A rapporto dal Papa il cardinale condannato in Francia per aver coperto prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cardinale di Lione, Philippe Barbarin, condannato da un tribunale in Francia a 6 mesi per non avere denunciato alla polizia un prete pedofilo nonostante le informazioni sul suo conto, è stato ricevuto stamattina da Papa Francesco. Nei giorni scorsi aveva annunciato le sue dimissioni anche se non si sa se il Papa le abbia accettate o meno, come del resto prevede la prassi canonica in vigore.

    In ogni caso il caso dell’arcivescovo di Lione scuote la Chiesa nel profondo perchè si tratta della prima sentenza europea contro le coperture garantite da un vescovo a un pedofilo.

    Nel caso che il Papa accettasse immediatamente le dimissioni di Barbarin (cosa che a molti in Vaticano appare qualcosa di improbabile, visto che in genere si attende la sentenza di appello) dovrebbe nominare un amministratore apostolico per la sede di Lione. Il bollettino della sala stampa non fa menzione ad alcun provvedimento, se non dell’avvenuta riunione a Santa Marta tra il cardinale francese e il pontefice.

    Nella messa mattutina a Santa Marta, però, il Papa stamattina è tornato a parlare della misericordia di Dio, quella forza capace di perdonare le azioni più «brutte» concludendo che non bisogno giudicare gli altri, nè condannarli ma perdonare: in questo modo, ha detto, si imita la misericordia del Padre. «La misericordia di Dio è una cosa tanto grande, tanto grande. Non dimentichiamo questo – ha detto il Pontefice -. Quanta gente dice: ‘Io ho fatto delle cose tanto brutte. Io ho comprato il mio posto nell’inferno, non potrò tornare indietrò. Ma pensa alla misericordia di Dio?»

    Per mettersi nel solco della misericordia, Gesù indica tre consigli pratici. Anzitutto non «giudicare»: una «brutta abitudine» da cui astenersi, soprattutto in questo tempo di Quaresima. «È un’abitudine che si immischia nella nostra vita anche senza che noi ci accorgiamo. Sempre! – ha sottolineato Francesco – Anche per iniziare un colloquio: ‘Hai visto quello cosa ha fatto?’. Il giudizio sull’altro. Pensiamo quante volte al giorno noi giudichiamo. Ma per favore! Sembriamo giudici mancati tutti, no! Tutti».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cardinale_abusi_barbarin_francia-4369602.html?refresh_ce

  • «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa  La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    Il gesuita Zollner, esperto anti-pedofilia del Vaticano: dopo l’incontro voluto dal Papa c’è maggiore consapevolezza nelle conferenze episcopali

    di Gian Guido Vecchi – CITTÀ DEL VATICANO Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell . Una settimana fa un altro cardinale, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di un abuso commesso da un sacerdote. C’è chi parla di Chiesa sotto attacco, che ne dice padre?

    «Ma no, le vicende si accumulano, sono casi che arrivano nello stesso momento ma dalla Francia all’Australia sono in ballo da anni, non ha senso sostenere che questo sia un attacco concertato». Padre Hans Zollner, gesuita tedesco, preside dell’istituto di Psicologia e presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana, è forse il massimo esperto della Chiesa in tema di lotta agli abusi. Fa parte della commissione vaticana per la protezione dei minori e del comitato organizzatore dell’incontro voluto dal Papa, il mese scorso, tra presidenti e rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

    C’è il rischio che queste reazioni, anche nella Chiesa, frenino le riforme volute da Francesco?

    «Considerazioni del genere c’erano prima e adesso si sentono più giustificate, ma insomma, non credo abbiano affetto. Non c’è un attacco alla Chiesa, ci sono accuse rivolte alle persone. Se un giudice, il sistema legale di un Paese dice che c’ è stato reato, allora il colpevole deve scontare la pena. Nel caso dei cardinali Pell e Barbarin bisogna tenere presente che non abbiamo una sentenza definitiva ma, per ora, delle condanne in primo grado. Staremo a vedere».

    L’anno scorso diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo. Nel frattempo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha annunciato una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili…

    «Le parole di Francesco, l’accento particolare che il Papa ha posto sulla questione ha avuto effetto in molti Paesi, prima e dopo l’incontro in Vaticano. Non dico che anche in Italia sia direttamente legato, ma di certo l’attenzione del Papa ha accelerato e sta accelerando i processi. Bene così, bisogna cercare la verità».

    Come va il cosiddetto «follow up» dopo l’incontro in Vaticano? Che cosa ci si deve attendere ora?

    «Il lavoro prosegue, alcune cose sono pronte e stanno per essere pubblicate, per altre ci vorrà ancora qualche mese. Ma si avranno conseguenze concrete solo se le conseguenze concrete avverranno nei vari Paesi, nella conferenze episcopali. Io seguo le notizie che arrivano dalle varie chiese locali, e vedo che si stanno definendo gruppi di lavoro, commissioni di ascolto delle vittime, revisioni delle linee guida contro gli abusi… Si è creato l’effetto nel quale speravo prima dell’incontro: che tutti tornassero con maggiore consapevolezza ed energia per cambiare le cose nel loro territorio».

    https://roma.corriere.it/cronisti-metropolitani/notizie/pedofilia-non-c-attacco-chiesa-2875d6f0-45ba-11e9-84eb-0118ce37142a.shtml

  • Abusi sessuali da parte di sacerdoti

    Abusi sessuali da parte di sacerdoti

    Se mi prendo la libertà di scrivere, è con la convinzione che le rivelazioni riguardanti i numerosi casi particolarmente disgustosi di abusi sessuali commessi da un considerevole numero di ecclesiastici in tutto il mondo vi abbiano sconvolti tanto quanto me.

    Perché la cosa che più mi indigna in questo mondo è la pedofilia. E quando i predatori sono uomini di chiesa, la mia indignazione è al culmine.

    Già minata da numerosi casi di abusi nascosti, la credibilità della Chiesa cattolica è stata gravemente contaminata nel 2018 da nuovi scandali di grande portata, in Cile, negli Stati Uniti o in Germania. Recentemente, la stampa ha riferito che il nunzio papale (ambasciatore papale) in Francia, Luigi Ventura, era oggetto di un’inchiesta per violenza sessuale su minori aperta il 24 gennaio dalla procura di Parigi.

    Non ho trovato nulla di rassicurante nelle recenti osservazioni di Papa Francesco durante i quattro giorni del Vertice Vaticano dedicati a questo argomento. Piuttosto che prendere il toro per le corna, il capo della Chiesa cattolica non ha annunciato nulla di tangibile, limitandosi a cercare un rafforzamento delle istruzioni che le conferenze episcopali sono chiamate ad attuare. Lontano dalle misure concrete attese, il papa si è limitato ad alcune dichiarazioni di intenti che non sono nemmeno state registrate in un documento finale.

    Come capo della Chiesa cattolica romana, il Papa ha il dovere di assicurare che coloro che sono gerarchicamente subordinati a lui non solo rispettino lo spirito dei Vangeli che predicano, ma anche la legge e la morale in vigore nella società civile. Pertanto, spetta a lui prendere le misure radicali necessarie per porre rimedio alla situazione malsana in cui il Vaticano si è smarrito.

    Una delle misure (scomunica e definitiva esclusione della Chiesa) che, a mio avviso, Papa Francesco dovrebbe adottare senza indugio è l’oggetto della petizione che ho appena inviato al suo indirizzo e lanciato sui social network. Mi permetto di presentare questa petizione sperando che vi sentirete chiamati a sostenerla firmando e invitando i vostri amici e conoscenti a fare lo stesso (possiamo contribuire alla sua diffusione condividendola su Facebook e Twitter, ad esempio).

    Per accedere al testo della petizione, cliccate qui
    Mario Jelmini, Giurista
    CH-1345 Le Lieu VD

    Abusi sessuali da parte di sacerdoti

  • Abusi nella Chiesa: vittima libanese chiama in causa papa Francesco. E attende risposta

    Abusi nella Chiesa: vittima libanese chiama in causa papa Francesco. E attende risposta

    ROMA-ADISTA. È stato nei giorni in cui si svolgeva in Vaticano il summit antipedofia (21-23/2) che Marilène Ghanem, nata libanese, cattolica maronita, da anni residente in Italia, si è imbattuta in una foto fra quelle che più potevano arrecarle dolore: papa Francesco sta dedicando una copia del suo libro Dio è giovane ad un sacerdote; e scrive: «al padre Mansour Labaki con la mia benedizione. Francesco» (v. la foto: https://bit.ly/2TmEwC2). Mansour Labaki è il prete libanese, incardinato nella diocesi di Beirut, che ha abusato di Marilène e di altre ragazze, allora tutte appena adolescenti. Labaki è stato già condannato per abusi su ragazze minori dalla sezione disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf) il 23 aprile 2012 – giudizio confermato il 19 giugno 2013 – a una vita di preghiera, silenzio e penitenza, pena la scomunica e la dimissione dallo stato clericale (v. Adista Notizie n. 34/13). A fine aprile 2016, la Procura di Caen (nel Calvados, in Normandia) ha emesso un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti nel corso di un processo per una denuncia presentata negli anni ’90. Perché il p. Labaky, che ha creato nel 1991 un orfanotrofio per bambini libanesi a Douvres-la-Délivrande (Calvados), mantenendone la direzione fino alla chiusura della struttura nel 1998, avrebbe abusato di una giovane francese a lui affidata quando la ragazza aveva 13 anni (due altre vittime hanno presentato denuncia, senza costituirsi parte civile).

    Il papa forse non potrà ricordare tutti i nomi degli abusatori di cui è venuto a sapere, ma è sicuro che su Labaki sia stato più che informato. Addirittura dal patriarca di Antiochia dei Maroniti, card. Béchara Raï. Questi si è sempre esposto in difesa del sacerdote fino ad affermare in pubblico, nel collegio Saint-Joseph d’Antoura (Beirut) il 18 marzo 2018, che è in atto una «campagna mirata contro monsignor Labaki con molte accuse false e menzognere». Una dura contestazione alla condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede, poco tollerabile dal Vaticano. Tanto che il Patriarcato ha “dovuto” emettere un comunicato di «chiarimenti»: «Il giudizio di chi ha condannato Labaki è intangibile e non può essere cambiato se non dalla parte che l’ha emesso»; «il patriarca non è mai stato e mai sarà tollerante, in nessun modo, in materia di molestie sessuali» e infine, «dopo la condanna di monsignor Labaki, Sua Beatitudine [il patriarca] ha ricevuto alcuni documenti importanti sulla questione. Nella sua qualità di padre e di capo, ha giudicato suo dovere portare questi documenti a conoscenza del Santo Padre, né più, né meno» (v. Adista Notizie n. 17/16).

    Quello appena descritto è il contesto che ha fatto saltar su Marilène alla visione della fotografia e nelle circostanze del dichiaratissimo impegno di papa Francesco contro i predatori di fanciulli e fanciulle. E allora Marilène ci ha fatto giungere una sua dichiarazione, in cui si rivolge direttamente a Francesco. Di seguito, il testo. (eletta cucuzza)

                              Può il Papa “tolleranzero” benedire un “predofilo”?

                                                     (di Marilène Ghanem)

    Con tanto di dedica e benedizione, Bergoglio ha consegnato una copia autografata del suo libro intervista “Dio è giovane” a un prete che ama le giovanissime. Fa un certo effetto, no?

    La foto è stata scattata a marzo 2018, in presenza di Antonio Raymond Andary, ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, insediato il 5 gennaio dello stesso anno. Il sacerdote in questione è Mansour Labaky, prete libanese maronita di 79 anni, condannato dallo stesso Bergoglio senza possibilità d’appello il 19 giugno 2013. Sono in possesso del decreto emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF). Consta di 10 pagine dove, oltre ai provvedimenti disciplinari, vengono enumerate alcune oscenità che il prete ha perpetrato durante la sua lunga carriera di predatore sessuale in cui ha abusato di giovani donne, violentato adolescenti e stuprato bambine. In Libano come in Francia, negli orfanotrofi inaugurati dal medesimo al fine di essere sempre fornito di ‘carne fresca’ senza mai preoccuparsi di rendere conto a nessuno. Comodo, no?

    Quando una società grida all’orrore di fronte ai filmati di mattatoi che girano sui social, non intendo io seguire la linea del politically correct mentre descrivo il vissuto delle vittime di pedofilia: sono i loro stessi corpi la scena permanente del crimine e gli spettatori complici degli aguzzini perché osservano schermandosi di indifferenza e fingendo l’impotenza. Non quella sessuale, magari!, che sarebbe stata molto auspicabile in questo caso. Non si tratta di un comportamento inappropriato come spesso viene definito nel ger go ecclesiastico. Non si tratta nemmeno di una semplice penetrazione, come il cardinal Pell ha riferito al suo avvocato difensore. Il moralismo ipocrita impedisce la pronuncia del nome: si chiama STUPRO e viene definito dalla legge come un CRIMINE.

    Scusate se infrango il codice del bon ton, ma trattandosi del crimine di pedofilia, noblesse n’oblige plus!

    Mansour Labaky nulla ha da invidiare al sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado, sia per la somiglianza delle scelleratezze compiute, sia per l’ingente disponibilità economica che gli ha consentito di corrompere le gerarchie ecclesiastiche. Qualche indagine a riguardo per smontare la copertura delle autorità locali come promesso dallo stesso Bergoglio nel 2017? Ad oggi, nessun cenno all’ormai inflazionata accountability.

    Risalendo al 2016, troviamo altre foto che ritraggono il patriarca di Antiochia Béchara Raï – primo responsabile di Mansour Labaky – mentre consegna a Bergoglio una risma piratata che riguarda il carteggio tra le sopravvissute e alcuni alti prelati della Curia Romana; risma destinata, secondo Raï e i sostenitori di Labaky, a sventare definitivamente il presunto complotto di matrice massonico-sionista tramato in seno alla stessa Curia e discolpare così il prete dalle false accuse. Da sottolineare i toni intimidatori contro le vittime propugnati da sua eminenza il cardinal patriarca al fine di impedire ogni prossima confessione di stupro ad opera di qualsiasi altro prelato. Conferenza videoregistrata, tradotta e spedita a suo tempo in Vaticano. Nel frattempo una delle vittime, sposata e madre di famiglia, è stata minacciata, ha perso il lavoro di insegnante in una scuola cattolica perché ha osato rompere la barriera del silenzio. Tipica mossa di una gang del Bronx, non di una Chiesa.

    A questa perversa macchinazione è seguito un vis-à-vis nella bella Lisieux, tra una decina di vittime di nazionalità libanese e francese e il patriarca, in presenza del vescovo Jean-Claude Boulanger, per confrontarsi con Raï che fino allora aveva finto di non sapere. In certi contesti passare da stupidi ripaga e ripara! Si è trattato di uno smacco, tutto sommato positivo perché ha comprovato il radicamento del sistema in un terreno omertoso, turpe e autistico. Lo scenario dipinge tutt’altro che Una Chiesa Universale; anzi, ne definisce i tratti faziosi e settari, identici a quelli di una qualsiasi Mafia insomma. È ormai appurato: siamo obbligati a cambiare interlocutore dal momento che la gerarchia rimanda di se stessa l’immagine delle Tre Scimmie Stolte: non vede il male, non sente il male, non parla del male. Preferisce addossare al povero Sat?n la colpa dei propri misfatti piuttosto di assumersi fino in fondo le conseguenze delle proprie azioni.

    A nulla era servita, nel 2013, la mia chiacchierata di due orette con Ladaria, allora vice della CDF, per informarlo dell’impossibilità della gerarchia libanese troppo corrotta, lavativa e avida di danaro, a tutelare l’applicazione delle sanzioni disciplinari contro Labaky; a nulla sono valse le traduzioni delle varie trasmissioni (televisive e radiofoniche) pro Labaky inviate al segretario di Stato Parolin per denunciare il potere manipolativo vigente del prete pedofilo; a nulla è servita la lettera scritta a Bergoglio, avvalorata da documenti pubblici contro le vittime e dagli atti che li citano in tribunale; a nulla hanno giovato le foto del prete a passeggio con la macchina dell’arcidiocesi di Beirut, degli spartiti di inni liturgici in cui si identifica con il Cristo crocifisso mentre assimila i suoi accusatori a Giuda Iscariota. La psicosi si esprime in tante forme, il delirio mistico ne è l’espressione più pericolosa.

    Spendo due parole in onore della verità: ma senza il tumulto mediatico di cui è stata foriera la stampa, la Chiesa avrebbe avuto il coraggio dell’autodenuncia? Ne dubito proprio, e prova ne è la sparizione di molteplici documenti di accusa che attestavano la gravità dei fatti, l’adozione del trasferimento, di parrocchia e spesso geografico, dei preti come soluzione al problema delle aggressioni sessuali, il versamento di ingenti somme di denaro per insabbiare i casi e comprare il silenzio delle vittime, la copertura di preti pedofili sotto falso nome, sparsi nelle varie diocesi del mondo. Per cui… …Cospargersi il capo di ceneri e chinare la testa, lavare i piedi e chiedere perdono, per quanto possano essere mediatizzati, sono ormai gesti muti perché non supportati da iniziative congruenti. Quale piano concreto e riparativo Bergoglio intende mettere in atto a favore dei sopravvissuti al crimine della pedofilia? «Verba volant, scripta manent» ma ora è giunto il tempo di compiere un ulteriore passaggio: actibus loqui. Il game degli inshallah è over. Urge passare all’azione e seguire una linea standardizzata: non si capisce perché Mansour Labaky non sia stato ridotto allo sta to laicale mentre altri pedofili hanno subìto questa sorte. C’è forse una differenza valoriale tra uno stupratore e l’altro oppure una scala di classificazione degli abusi?

    Bergoglio, sono troppi ormai i tuoi scivoloni per non credere che anche tu appartenga a quel sistema che denunci! Stai ripetendo ostinatamente gli stessi identici errori. La sincerità della tua intenzione è molto dubbiosa. Alle vittime di Mansour Labaky e a tutti quelli che ancora credono nella sincerità della tua lotta contro la piaga della pedofilia e affermano che “el papa lo quiere pero no puede hacerlo, está solo” ti chiedo di giustificare pubblicamente questa foto perché pubblica è la benedizione del prete pedofilo. Ce lo devi. Per la sicurezza dei bambini e la salvaguardia della tua credibilità ti invito a stilare un elenco digitale dei preti pedofili nel mondo, consultabile da tutti, così eviti di autografare e benedire pubblicamente sacerdoti che tu stesso avevi condannato.

    Ora che Labaky gode della tua benedizione sei tu a sederti sul banco degli imputati per omertà, silenzio e copertura. Ma non eri diventato famoso grazie al tuo motto “Tolleranza zero”? Se facciamo Tolleranza zero meno uno i conti non tornano.

    ¿Qué pasa Francisco Jorge Bergoglio? Comportamento schizofrenico, demenza senile oppure semplicemente un po’ naïf? Qualunque sia la risposta, il discredito delle vittime è nel tuo mirino a tal punto da autosabotarti a sfavore di decreti di condanna da te firmati. Sintomo di una Chiesa che ormai combatte la sua propria ombra, incapace di trovare una via di uscita perché intrappolata nel clericalismo e nella salvaguardia della propria immagine.

    Quante cose si possono nascondere dietro a una semplice foto…

    Attendo smentita!

    https://www.adista.it/articolo/60908?fbclid=IwAR1D_9HlWnoHSyN4SgS3uEWoVHcjCXI8Rt_DP6oeaBmfeFbkuPJvVpw7dFY

  • “Grazie a Dio”, un film necessario

    “Grazie a Dio”, un film necessario

    In Francia, malgrado i tentativi di censura, è uscita l’opera di Ozon che denuncia la pedofilia e i silenzi della chiesa

    “Grâce à Dieu” è il titolo di un film che riprende una frase del cardinale Philippe Barbarin. L’arcivescovo di Lione, e come tale primate delle Gallie, è finito in tribunale con l’accusa di non avere denunciato un prete pedofilo della sua diocesi. Il pubblico ministero ha dissipato i sospetti che pesavano su di lui ed è assai probabile che il verdetto (previsto tra pochi giorni) assolva il prelato, numero uno nella gerarchia della Chiesa francese.Ma quella frase, “Grazie a Dio”, usata dal regista François Ozon come titolo del suo film, è rivelatrice di un atteggiamento che se non sconfina nel reato di omissione rivela il comportamento a lungo seguito dalla Chiesa, o da gran parte dei suoi più autorevoli rappresentanti. Interrogato sul fatto che un suo sacerdote pedofilo l’avesse fatta franca per tanto tempo, il cardinale Barbarin si è lasciato sfuggire che «Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione». Come se quest’ultima, prevista dalla giustizia laica, equivalesse anche a un’assoluzione della Chiesa. Ed esentasse dunque quest’ultima dal prendere decisioni per fermare e punire l’azione del prete. Il cardinale ha riconosciuto il lapsus. François Ozon non l’ha perdonato. Il titolo del suo film è come uno schiaffo. Ozon è garbato nella narrazione e nelle immagini. “Grâce à Dieu” è uscito in 307 sale, in tutta la Francia, al momento giusto: mentre a Roma si riuniva l’eccezionale assemblea di vescovi per trattare il problema della gli abusi sessuali su minori. Fino all’ultimo la proiezione del film, che ha ricevuto il Gran Premio della giuria al festival di Berlino, ha rischiato di non essere autorizzata.Bernard Preynat è il prete della diocesi lionese accusato di avere abusato di ragazzi sotto i quindici anni. Lui stesso l’ha riconosciuto. E questo è accaduto per decenni senza che i suoi superiori gli vietassero di occuparsi dei boy scout, in particolare quelli di Sainte-Foy-lès-Lyon, dei quali era l’inamovibile cappellano. I legali del vecchio sacerdote avevano chiesto che nell’attesa del processo, previsto nei prossimi mesi e suscettibile di rinvii, il film non venisse proiettato nelle sale pubbliche per non violare il principio della presunzione d’innocenza. Anche perché l’attore che interpreta il prete pedofilo porta il suo nome e cognome, Bernard Preynat. Come del resto quello che interpreta il cardinale si chiama Barbarin. Il giudice parigino ha respinto la richiesta dei legali perché l’attesa del processo a Bernard Preynat potrebbe prolungarsi, e un ritardo della diffusione infliggerebbe ai produttori gravi danni e non rispetterebbe la libertà d’espressione e di creazione. In quanto all’uso dei nomi del cardinale e del prete tutti riconoscerebbero ugualmente i personaggi sotto finte identità.François Ozon conosceva ben inteso “Spotlight”, l’eccellente film di Tom McCarthy sullo scandalo della pedofilia nel clero del Massachusetts negli anni Ottanta. Ma si è proposto di non seguire la stessa strada. Anche l’idea di un documentario gli è apparsa irrealizzabile, perché le vittime di Bernard Preynat non potevano accettare di raccontare pubblicamente gli abusi subiti decenni fa. Per le loro famiglie, mogli, figli e figlie, sarebbe stato un trauma insopportabile. Dunque François Ozon ha optato per una finzione che in effetti ricalca la realtà, poiché esibisce nomi autentici (soltanto quelli delle vittime non lo sono per rispetto alle famiglie) e molti interrogatori delle vittime e degli accusati sono quelli dei verbali giudiziari.Alexandre, un borghese di mezza età, padre di famiglia, immerso in una lineare attività professionale, scopre per caso la fotografia di padre Bernard Preynat circondato da adolescenti. Quel sacerdote che ha abusato di lui ragazzo non è dunque stato rimosso dal suo compito di educatore, come avevano promesso le autorità ecclesiastiche. Scandalizzato, ma anche turbato, dal vedere quel prete ancora circondato da sue inevitabili giovani prede, Alexandre si rivolge alle autorità della diocesi. Allo stesso cardinale Barbarin. A lui si uniscono François, un impiegato, e Emmanuel, un operaio, e via via tanti altri che da ragazzi hanno subito la stessa sorte. Cercano invano di avere una reazione dalla Chiesa, ma delusi finiscono col rivolgersi alla giustizia. Il film si occupa del dolore delle vittime, ma mette soprattutto in rilievo la volontaria, lunga cecità della gerarchia ecclesiastica. È un atto d’ accusa espresso con educata ma intransigente severità.

    http://espresso.repubblica.it/opinioni/dentro-e-fuori/2019/02/27/news/grazie-a-dio-un-film-necessario-1.332092?fbclid=IwAR2li4-t-VgZ-f7oKUVpVi3Ui1A-qaKLnHs0Lu7wwVEGS3MY3q1Wrgo0t4k