Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: frate

  • Due fascicoli, di cui uno inedito, potrebbero far luce sul caso Emanuela Orlandi. L’annuncio del fratello Pietro

    Due fascicoli, di cui uno inedito, potrebbero far luce sul caso Emanuela Orlandi. L’annuncio del fratello Pietro

    Due fascicoli, di cui uno totalmente inedito, potrebbero far luce sulla vicenda di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa 42 anni fa proprio in questi giorni all’età di 15 anni. Lo ha rivelato il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ospite del cartellone dei talk show di villa Bertelli a Forte dei Marmi in un appuntamento che ha fatto registrare il tutto esaurito, con oltre 200 persone presenti.

    Rispondendo alle domande del giornalista Enrico Salvadori che conduce gli incontri, Pietro Orlandi ha parlato di un fascicolo intitolato “Emanuela Orlandi” che sarebbe giacente nell’archivio riservato dello Ior, la banca vaticana. “Ad averlo confidato e poi confermato – ha detto Pietro Orlandi – ci sono un prelato e un laico che non si conoscono e quindi non possono aver concordato una versione comune. Il documento è depositato in una zona zona dell’archivio a cui hanno accesso pochissimi autorizzati”.

    L’altro fascicolo, più datato ma comunque fondamentale, è quello che dal 2013 è stato per un periodo sulla scrivania dell’allora Papa Ratzinger di cui era a conoscenza anche Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI poi deceduto. “Di questo fascicolo era a conoscenza anche l’allora comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani che aveva informato anche Alessandro Diddi, promotore di Giustizia del Vaticano.

    “Giani era terrorizzato che circolassero copie di questo fascicolo e – ha spiegato ancora Pietro Orlandi – non si fidava di Paolo Gabriele pensando che lui potesse aver fatto delle fotocopie del documento. A Diddi e anche a me – ha spiegato Orlandi – Giani disse che se gli organi di informazione fossero venuti in possesso di quel documento sarebbe stata una catastrofe”.

    L’incontro di villa Bertelli si è chiuso con un appello di Pietro Orlandi: “Ho già richiesto più volte un incontro con il nuovo Papa Prevost e spero che Leone XIV mi riceva e mi ascolti perché un suo intervento potrebbe essere decisivo per arrivare alla definitiva verità e avere giustizia. Papa Francesco come il suo predecessore Ratzinger non hanno mai voluto parlare del nostro dramma e neanche dare un fondamentale contributo per svelare tutti i misteri. Io continuo a sostenere che in questa drammatica vicenda Emanuela è stata usata per ricattare qualcuno molto in alto, probabilmente del Vaticano”.

    Due fascicoli, di cui uno inedito, potrebbero far luce sul caso Emanuela Orlandi. L’annuncio del fratello Pietro

  • Shock a Palermo: prete accusato di abusi su minorenni durante le confessioni

    Shock a Palermo: prete accusato di abusi su minorenni durante le confessioni

    Vicenda horror a Palermo. Un frate di 66 anni dell’ordine dei frati minori rinnovati, originario della Colombia, ma residente nel capoluogo siciliano, è imputato in un processo per violenza sessuale nei confronti di minorenni.

    Ci sono già 5 parti offese

    Sono almeno cinque le parti offese in due procedimenti distinti che sono stati riuniti. Le vittime, che all’epoca dei avevano meno di 14 anni, si sono costituite parti civili con i loro familiari, assistiti dagli avvocati Federica Prestidonato e Marcello Drago. Sono due le associazioni che hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile: la Cotulevi, rappresentata dall’avvocata Girolama Manzella, e Insieme a Marianna, con l’avvocata Alessandra Inguaggiato. Si sono costituite parte civile anche la diocesi di Monreale e i frati minori rinnovati assistiti dall’avvocata Giulia Galati.

    Le violenze

    Le violenze si sarebbero verificate durante le confessioni delle giovani. Nei confronti di un ragazzino la violenza sarebbe avvenuta durante un ritiro spirituale. Le indagini della squadra mobile della Questura di Palermo sono state coordinate dai pm Maria Bambino e Mario Calabres. padre bernardino

    https://qds.it/palermo-prete-accuse-abusi-minorenni-confessioni/

  • Frate a processo a Palermo per abusi su cinque minorenni

    Frate a processo a Palermo per abusi su cinque minorenni

    (ANSA) – PALERMO, 30 GIU – Un frate di 66 anni dell’ordine dei frati minori rinnovati, originario della Colombia, ma residente a Palermo, è imputato in un processo per violenza sessuale nei confronti di minorenni. Sono almeno cinque le parti offese in due procedimenti distinti che sono stati riuniti.

    Le vittime, che all’epoca dei avevano meno di 14 anni, si sono costituite parti civili con i loro familiari, assistiti dagli avvocati Federica Prestidonato e Marcello Drago.

    Sono due le associazioni che hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile: la Cotulevi, rappresentata dall’avvocata Girolama Manzella, e Insieme a Marianna, con l’avvocata Alessandra Inguaggiato. Si sono costituite parte civile anche la diocesi di Monreale e i frati minori rinnovati assistiti dall’avvocata Giulia Galati. Gli episodi di violenza si sarebbero verificati durante le confessioni delle giovani. Nei confronti di un ragazzino la violenza sarebbe avvenuta durante un ritiro spirituale.

    Le indagini della squadra mobile della Questura di Palermo sono state coordinate dai pm Maria Bambino e Mario Calabrese. (ANSA).

    https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/cronaca/2025/06/30/frate-a-processo-a-palermo-per-abusi-su-cinque-minorenni_3aaf36ea-bfe1-4a0f-82f7-8992d27d8735.html

  • SUL CASO ORLANDI VERITÀ INDICIBILI DESTINATE A NON POTER AFFIORARE

    SUL CASO ORLANDI VERITÀ INDICIBILI DESTINATE A NON POTER AFFIORARE

    A quarantadue anni esatti dalla misteriosa sparizione, torna ancora una volta alla ribalta mediatica il caso irrisolto di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa a Roma, all’età di quindici anni, il 22 giugno 1983. A riaccendere i riflettori sulla controversa vicenda, questa volta, sono state le inattese dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore da una vecchia amica di Emanuela, che ha deciso, dopo più di quattro decenni di non detti, di vuotare finalmente il sacco e rivelare quanto avvenuto nei giorni che precedettero la sparizione della Orlandi. Nel corso della trasmissione televisiva Rai Far West, condotta da Salvo Sottile, la donna, rompendo un quarantennale e, fino a ora, inscalfibile silenzio, ha infatti dichiarato: “Era un periodo in cui eravamo molto unite. Passeggiavamo, per Roma, anche all’interno del Vaticano, dove c’era uno spazio in cui si poteva stare tranquille. Durante una di queste passeggiate, ho notato delle persone che avevano delle attenzioni particolari. Mi ricordo che un giorno, in quei giardini, un prelato ha fatto degli apprezzamenti su Emanuela. Lei è andata verso di lui. Lui l’ha abbracciata e le ha detto: Come sei bella. Lei aveva un fascino particolare. Come l’ho visto io, potrebbero averlo visto anche altri”.

    Un racconto, quello fatto dalla donna, che, per molti versi, sembra richiamare alcune dichiarazioni fatte a suo tempo da un’altra amica di Emanuela Orlandi, apparsa anche in una delle puntate della serie Netflix Vatican Girl, che era arrivata, anche grazie alle presunte confessioni della ragazza scomparsa, a tracciare un vero e proprio identikit del prelato in questione; a primo impatto, lo stesso a cui fa riferimento oggi la nuova testimone: “Io credo che sia lo stesso prete di cui Emanuela aveva parlato a quest’altra ragazza. Era magro, alto e con gli occhi chiari”, ha rivelato la donna, la quale, sottoposta a un confronto con una serie di foto di prelati che in quegli anni avrebbero potuto tranquillamente frequentare i giardini vaticani, si è fermata di colpo dinanzi ad un’istantanea: “Potrebbe essere lui”, senza tuttavia palesare molta certezza nell’affermazione.

    L’uomo ritratto nella foto era l’arcivescovo statunitense Paul Casimir Marcinkus, all’epoca dei fatti narrati discusso presidente dell’Istituto per le opere di religione (Ior). Una rivelazione, questa, che tuttavia non sembrerebbe convincere molto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, che l’ex presidente della Banca Vaticana lo conosceva bene per averci lavorato insieme proprio allo Ior: “Marcinkus non era affatto magro, non credo potesse essere lui. Questa testimonianza non può assolutamente rappresentare una certezza”, aggiunge inoltre il fratello di Emanuela, come a voler ridimensionare le dichiarazioni recentemente rilasciate dalla testimone e far cadere così le accuse rivolte all’indirizzo di Marcinkus. Sentito dalla stessa trasmissione Far West, Pietro Orlandi ha altresì voluto precisare: “In questa vicenda c’è un ricattato e un ricattatore. E se la pista sessuale ha avuto un ruolo, lo ha avuto per creare un oggetto del ricatto”.

    Infine, nel corso del sit-in organizzato in ricordo di Emanuela in Piazza Risorgimento, a pochi passi dal Vaticano, Pietro Orlandi ha rivelato: “Esiste un fascicoletto sul caso nell’archivio dello Ior, nessuno vi ha potuto avere accesso, nemmeno l’ex comandante della Gendarmeria, Domenico Giani quando era incaricato di fare ricerche. Io quando dico che ci sono delle cose – ha aggiunto il fratello della ragazza scomparsa quarantadue anni fa – le dico perché lo so, come nel caso del fascicolo su Emanuela sulla scrivania di monsignor Georg Gänswein scoperto da Paolo Gabriele che poi, infatti, è stato confermato anche dal promotore di giustizia, Alessandro Diddi. A Giani fu impedito di andare allo Ior a recuperarlo – ha concluso Orlandi, aggiungendo: lo Ior è l’unico luogo dove il capo della polizia vaticana non può mettere piede”.

    Insomma, nonostante le recenti testimonianze emerse inspiegabilmente dopo quattro decenni di assordante silenzio, Pietro Orlandi sembra credere poco a un coinvolgimento diretto di monsignor Marcinkus e rilancia la pista del fascicolo deliberatamente secretato dal Vaticano unitamente a quella del ricatto, prevalente, almeno a suo modo di vedere, su quella sessuale. A questo punto, se così effettivamente dovesse essere, bisognerebbe comprendere, come giustamente ha sottolineato lo stesso Pietro Orlandi, chi in questa vicenda assumerebbe il ruolo del ricattato e chi, invece, quello del ricattatore. Un interrogativo più che mai lecito, ma, evidentemente, inestirpabile, che presuppone l’inevitabile presenza di segreti inconfessabili e verità indicibili a oggi non ancora emersi (nonostante le molteplici dichiarazioni di soggetti presumibilmente informati sui fatti), o, comunque, emersi soltanto in maniera disarticolata e marginale. Dietro il caso mai risolto di Emanuela Orlandi c’è infatti ben altro, qualcosa rispetto a cui nessuno dei tre pontefici susseguitisi in questi ultimi quarant’anni ha avuto la possibilità di fare chiarezza. Non lo fece per ovvie ragioni Karol Wojtyła, ma non lo hanno fatto, negli anni seguenti, neppure Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, e ciò, nonostante i continui inviti rivolti dalla famiglia Orlandi a fare luce sulle ambigue vicende che videro protagonista, suo malgrado, la povera Emanuela. Come, del resto, assai difficilmente potrà farlo nel prossimo futuro Papa Leone XIV, a cui, proprio nelle scorse ore, Pietro Orlandi ha voluto rivolgere un altro accorato appello: “Mi auguro che Papa Leone, se crede che questa storia abbia un senso, vada approfondita, convochi il promotore di giustizia vaticana Diddi per chiedergli informazioni”.

    Un tentativo, l’ennesimo compiuto dal fratello di Emanuela Orlandi, di fare emergere una volta per tutte una verità assai scomoda, e pertanto rimasta nascosta, destinata a non poter affiorare.

    https://opinione.it/societa/2025/06/24/salvatore-di-bartolo-caso-emanuela-orlandi-nuove-rivelazioni-marcinkus/

  • Padre Zanotti assolto dall’accusa di violenza sessuale: nessun abuso sul ragazzo che lo denunciò

    Padre Zanotti assolto dall’accusa di violenza sessuale: nessun abuso sul ragazzo che lo denunciò

    Gli atti sessuali ci furono. Ma per il collegio dei giudici Patrizia Ingrascì, Laura Garufi e Francesca Mazza, padre Antonio Zanotti non esercitò alcun abuso nei confronti del ragazzo, ospite della sua comunità di Antegnate, che lo denunciò nell’estate 2018. Il frate cappuccino, 77 anni, mercoledì 21 maggio 2025  è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» dall’accusa di violenza sessuale e da quella di maltrattamenti ritenuti inesistenti. Non era in aula, così come il giovane, parte civile in un processo che ha sempre disertato. Il suo avvocato Francesca Longhi, nel chiedere 300 mila euro di risarcimento, ha spiegato che ora vive a Rogoredo, tra le principali piazze di spaccio milanesi, a conferma della deriva imboccata, incontrovertibile. Un aspetto toccato sia dalla pm Maria Esposito sia dall’avvocato Romana Giobbi, per la difesa, con visioni opposte.

    Secondo Esposito, padre Zanotti avrebbe meritato 6 anni di carcere senza sconti, considerato che, presentandosi come religioso caritatevole, approfittò «smaccatamente» di un ventenne fragile, senza famiglia e senza casa, tossicodipendente e alcolizzato, bisognoso sia dal punto di vista materiale sia da quello emotivo. La sua è una versione «risibile, illogica e inverosimile», resa durante «un esame surreale» e finalizzato solo a screditare la persona offesa. La pm ha anche chiesto la trasmissione degli atti in procura, per falsa testimonianza, della deposizione di Anna Maria Preceruti, l’ex braccio destro di padre Zanotti, che con lui finì per un periodo ai domiciliari, nel 2020, per la truffa sui rimborsi legata alla gestione dei migranti (patteggiarono entrambi).

    L’avvocato Giobbi ribalta la prospettiva e, nel chiedere l’assoluzione piena del frate, parla di «un ingiusto processo a chi ha dedicato la propria vita agli altri» e di «un’indagine che gridava archiviazione fin dall’inizio». Dal suo punto di vista, è Zanotti la vittima, costretta a vivere nella paura di quel ragazzo dalla personalità «ribelle, prepotente e aggressiva». Un ragazzo «ossessionato» dal religioso e dal sesso. E allora anche i video che filmano gli atti sessuali, sulla carta una prova a favore dell’accusa, prendono tutt’altra tinta. L’avvocato evidenzia come mostrino «due toccamenti avvenuti in maniera repentina» e un altro «strusciamento» quando il frate accettò di procurare del Viagra al giovane. È quest’ultimo ad assumere «una posizione dominante e a dirigere “le operazioni” — nota il legale —. Non urla, non si ribella, non scappa, mentre Zanotti appare timido e intimorito». Nei suoi gesti non c’è «la minima libido». In attesa delle motivazioni (90 giorni), per Giobbi «giustizia è fatta».

    https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_22/padre-zanotti-dai-due-volti-ma-per-i-giudici-non-ci-furono-abusi-sessuali-236aa123-a01e-46ab-910d-55f85b7d8xlk.shtml

  • Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, 1 maggio 2025 – A 75 anni, padre Antonio Zanotti è imputato di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di un ospite che dal 2015 al 2018 era stato nella comunità Oasi 7 di Antegnate fondata dal frate. E dalla denuncia (e non solo da quella) del giovane, straniero adottato che ha bazzicato diversi centri prima di arrivare a Antegnate, è scattata l’indagine nei confronti del frate (che ha già scontato i 4 anni patteggiati per la truffa dell’accoglienza dei profughi). 

    La deposizione 

    E ieri davanti al tribunale collegiale avrebbe dovuto deporre proprio la vittima, qui parte civile (assistito dall’avvocato Sgrò, e rappresentata dalla collega Longhi), con accompagnamento coatto. Ma non si è presentato e il tribunale ha deciso di acquisire la denuncia e le dichiarazioni in sit (sommarie informazioni testimoniali) in fascicolo. A quel punto è toccato a padre Zanotti, difeso dall’avvocato Giobbi. Ad accusare il frate ci sono filmati del giovane che lo riprendono con l’imputato. Sono due episodi. 

    Le spiegazioni 

    “Aveva un attaccamento morboso. Era attaccato a me, mi chiamava “papi”, voleva l’esclusiva, stare solo lui con me. Ma ne ha combinate di tutti i colori – continua il padre, rispondendo alle domande, prima del pubblico ministero e poi del suo avvocato per l’esame – ha dormito con me due volte. Mi diceva, altrimenti mi ammazzo. Mi ricordo che una volta mi sono svegliato nel cuore della notte e lui non c’era. Mi sono accorto che mi aveva ripulito l’ufficio. Mi aveva portato via anche un piccolo lingotto che avevo preso in India (dove Zanotti aveva portato anche la vittima). In India avevamo due comunità. Lui (il giovane) ogni tanto prendeva e spariva per qualche mese. Aveva anche problemi di droga”. 

    https://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/bergamo-padre-zanotti-processo-violenza-sessuale-az00xa62

  • Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Da IL FATTO QUOTIDIANO un pò smemore, il mea culpa dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini sul caso Marelli, uno dei tanti mea culpa che vogliamo ripercorrere compresi i tanti mai fatti.

    Partiamo dal caso di don Mauro Galli, dove Delpini pur avendo sollecita denuncia da parte dei familiari della vittima, malgrado la garanzia data agli stessi di averlo sospeso da Rozzano riapparve poco tempo dopo, prima a Legnano e poi come cappellano dell’ospedale San Giuseppe.

    Ci fu poi il caso di don Alberto Lucchina, accusato di abusi ai danni di una minore e anche qui garantì che il don Alberto era stato sospeso e sanzionato, fino a che la Rete L’ABUSO lo ritrovò in una parrocchia sempre nel milanese, quella di Santa Maria alla Fontana dove con il fratello don Maurizio Lucchina, denunciato anch’esso per violenza sessuale ai danni di una donna disabile, gestiva la parrocchia.

    Poco dopo, durante un campeggio con minori l’arresto di don Emanuele Tempesta, oggi condannato in 1° grado.

    Poi il caso di Leonardo Gualdoni, il seminarista che ha patteggiato una condanna a due anni.

    Fino ad arrivare al caso di don Samuele Marelli, caso sul quale oggi l’arcivescovo fa mezzo e sfacciato mea culpa.

    Siamo ad un totale, al momento di ben sei casi e un solo misero e tardivo mea culpa.

    Parrebbe un po’ poco tuttavia ne mancano soltanto sei prima di arrivare a dodici e speriamo in quel caso che la diocesi Ambrosiana ne faccia un bel calendario e doni i suoi proventi alle sue vittime.

    Buona Pasqua

  • I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    BishopAccountability.org ha identificato 82 sacerdoti e religiosi con legami con le Filippine che sono stati pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori.

    Questo database include: sacerdoti filippini accusati di abusi sessuali su minori nelle Filippine; sacerdoti filippini che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine ma che sono accusati di abusi sessuali su minori mentre lavoravano negli Stati Uniti; e sacerdoti accusati provenienti da altri paesi, in particolare Stati Uniti, Irlanda e Australia, che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine.

    I meccanismi esterni che altrove hanno imposto ai vescovi cattolici di assumersi le proprie responsabilità – contenziosi da parte delle vittime, indagini su enti ecclesiastici da parte dei pubblici ministeri, inchieste da parte di commissioni governative e indagini sostanziali da parte dei media locali – si sono verificati poco o per niente nel  terzo paese cattolico più grande del mondo .

    Il database rivela gli aspetti distintivi della crisi degli abusi cattolici nelle Filippine e il grado in cui molto rimane nascosto. La maggior parte dei casi dettagliati di seguito riguardano abusi verificatisi dal 2000 e segnalati alle forze dell’ordine rapidamente, nel giro di pochi anni dall’accaduto. Sappiamo dai dati sugli abusi cattolici pubblicati altrove che tali casi costituiscono una piccola parte della portata totale del problema.

    Questa lista di 82 chierici, quindi, è solo la punta dell’iceberg. È una frazione del numero totale di chierici accusati che sarebbero noti se i leader della chiesa filippina fossero tenuti a denunciare gli abusi sessuali su minori alle forze dell’ordine, se il suo sistema legale rendesse più facile per le vittime presentare denunce civili contro i leader della chiesa complici, se le vittime di abusi sessuali da parte del clero fossero più ampiamente supportate o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dai pubblici ministeri o dalle commissioni statali.

    Un esempio dell’impunità della Chiesa filippina: in un Paese con oltre 80 milioni di cattolici,  nessun sacerdote è stato condannato penalmente  per abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili, secondo il vescovo filippino Buenaventura Famadico.

    Si tratta del quinto database pubblicato da BishopAccountability: dal 2005 gestiamo un database di membri del clero accusati negli Stati Uniti e abbiamo pubblicato database di membri del clero pubblicamente accusati in Argentina, Cile e Irlanda.

    Nota: questi dati si basano generalmente su resoconti pubblicati da fonti di notizie affidabili nei media, documenti giudiziari depositati pubblicamente, annunci della chiesa e altre fonti pubbliche. A meno che una fonte non segnali espressamente che un individuo è stato condannato per un reato penale o ritenuto responsabile di una richiesta civile, i resoconti contenuti nel database sono semplici accuse e questo database non afferma o implica che gli individui che affrontano accuse siano colpevoli di un crimine o responsabili di una richiesta civile. BishopAccountability.org si impegna a garantire verità, accuratezza e correttezza. Correzioni e commenti sulle informazioni presenti nel database sono incoraggiati e possono essere inviati a staff@bishop-accountability.org . Se BishopAccountability.org scopre fatti che stabiliscono che qualsiasi informazione presente nel database è inaccurata, adotteremo tempestivamente le misure appropriate, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la revisione, la correzione o il ritiro delle informazioni. Per maggiori informazioni sul nostro approccio, consulta la politica di pubblicazione per il nostro database statunitense.

    Accusato di abusi sessuali su minori nelle Filippine

    Rev. Pio Cultura Aclon | Rev. Baltazar Acompanado , Jr. | Rev. Macario Apuya , SVD | Rev. Efren Avenido | Vescovo Filomeno Gonzales Bactol | Rev. Roberto Batoon | Rev. Daniel A. Baul | Rev. José Belciña | Rev. Pietro Berina | Rev. Aron Buenacosa | Rev. Raúl Cabonce | Rev. Eleuterio Carton | Rev. Agustin Cuenca , OFM | Rev. William J. Duffy , SJ | Rev. Benedicto Ejares | Rev. Mark A. Falvey , SJ . | Rev. Joseph “Joe” Fertal , SVD | Fratello Stephen Michael Greinke , MBPH | Rev. Kenneth B. Hendricks | Rev. A. Leo Hofstee , OP | Rev. Oreste M. Huerta | Rev. Karole Ricompensa Israele | Rev. Arnel Lagarejos | Rev. Gabriel Madangeng, Jr. | Rev. Rex Mansmann , CP | Rev. Conrad Ursua Mantac | Rev. Denis McAlinden | Rev. Apolinario Mejorada , OSA | Rev. Mercurio Montenegro | Rev. Martin O’Loghlen , SS.CC | Rev. Prudencio Operaiano | Rev. Theodore “Ted” Podson , SP | Sacerdote senza nome #2 | Rev. Serlito Villar

    Accusato di abusi sessuali su minori fuori dalle Filippine, ma ha svolto parte del suo sacerdozio nelle Filippine

    Rev. Rubin Abaya | Rev. Honesto Agustin | Rev. Edito D. Amora | Rev. Romannilo “Nilo” S. Apura | Rev. Sofronio A.(Pon) Aranda | Rev. Victor Balbin | Rev. Carmelo Melchior “Mel” Baltazar | Rev. Polienato Bernabe | Rev. Ysrael Bien | Rev. Honesto Bayranta Bismonte | Rev. Wilfred (Wilfrid) F. Bombardier, SSS | Rev. Eamon Byrne , SSC | Rev. Honorato (Henry) Cabaong | Rev. Hermy Dave O. Ceniza | Rev. Andres S. Corral | Rev. Angel[o] Cruces | Rev. Nelson Damasco | Rev. Crescente DeRivera , SVD | Rev. Arwyn N. Diesta | Rev. Lowe B. Dongor | Fratello Dennis Duffy , OFM | Rev. John F. Dwyer | Rev. Alexander Francisco | Rev. Benjamin Gabriel | Rev. Cristobal Garcia , OP | Rev. Ernie Garcia , CSsR | Vescovo Dinualdo Destajo Gutierrez | Rev. Peter Andrew Hansen | Rev. Henry H. Herrera , CMF | Rev. Sylvio Lacar | Rev. Clint Landry | Rev. John W. Lennon | Rev. Rosario Lopez , OSB | Rev. Perry Malacaman | Rev. Manuel Perez “Benildo” Maramba, OSB | Rev. Leonardo Mateo | Rev. James P. McSorley , OMI | Rev. Juan Naldoza Nacauili | Rev. Emmanuel O. Omemaga | Rev. Edmundo Paredes | Rev. John Steven Rabideau , OMV | Rev. Ponciano M. Ramos , SVD | Rev. Antero A. Sarmiento | Rev. Fernando Sayasaya | Rev. Joseph Skelton , Jr. | Rev. José Superiaso | Rev. Santiago (Henry) L. Tamayo | Rev. Albert Tanghal Rimando | Rev. Timothy Sugrue , SM | Rev. Gerardo Jarencio Tanilong | Rev. Valentino Tugade

    Clerics with Ties to the Philippines Publicly Accused of Child Sexual Abuse

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro a Papa Francesco: “Scriva adesso la verità sulla sua scomparsa”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro a Papa Francesco: “Scriva adesso la verità sulla sua scomparsa”

    “Scriva una lettera con la verità, che tutti aspettiamo”. Il fratello di Emanuela Orlandi Pietro, domenica scorsa 2 marzo ha scritto su Facebook un post rivolto a Papa Francesco. Un messaggio per chiedere ancora una volta giustizia e verità sul caso della sorella, scomparsa in circostanze misteriose a quindici anni il 22 giugno del 1983 a Roma.

    Il messaggio di Pietro Orlandi a Papa Francesco

    “Papa Francesco ha scritto il testo dell’Angelus ed è andato anche a messa – scrive Pietro Orlandi su Fabook – Gli auguro di guarire quanto prima, nonostante la gravità del quadro clinico, ma se così non fosse spero possa trovare anche la forza, oltre a scrivere il testo dell’Angelus, di scrivere una lettera, se non a me a mia madre, con quella verità che tutti aspettiamo. Un gesto che farebbe la storia del suo pontificato, differenziandosi dalle scelte di chi l’ha preceduto”.

    Pietro Orlandi ha chiesto a Bergoglio di rivelare ciò che lo Stato pontificio sa sulla scomparsa di Emanuela. Una delle varie ipotesi sulla sua sparizione è la pista vaticana, che ne vedrebbe il coinvolgimento nella vicenda. Le diverse piste formulate a distanza di quarant’anni dalla sua scomparsa sono tuttavia rimaste nell’ambito delle ipotesi e non hanno mai condotto gli investigatori a nulla di concreto.

    Il messaggio di Pietro ha riscosso tantissimi commenti di stima, solidarietà e affetto: “Ammiro la tua compostezza e la tua signorilità – scrive un utente – Stai dando un grande esempio a tutti noi e tutti noi ti supportiamo”. Emanuela Orlandi è diventata simbolicamente la “sorella” e “figlia” degli italiani che seguono il caso della sua sparizione e che da sempre sono rimasti accanto al fratello Pietro nella sua ricerca della verità.

    L’incontro tra Pietro Orlandi e Papa Francesco
    Pietro Orlandi e Bergoglio si sono incontrati di persona subito dopo l’inizio del suo pontificato. Un incontro che non è andato come Pietro sperava, è stato lui stesso a rivelare il dialogo su Emanuela intercorso tra loro: “Lei sta in cielo” avrebbe detto il Bergoglio. Non ci sono stati altri incontri tra Papa Francesco e la famiglia Orlandi, la Santa Sede, ha spiegato in varie occasioni Pietro, avrebbe respinto tutte le richieste ufficiali di appuntamento inviate.

    continua su: https://www.fanpage.it/roma/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-a-papa-francesco-scriva-adesso-la-verita-sulla-sua-scomparsa/

  • COMUNICATO STAMPA – AL SENATO ITALIANO LA PRESENTAZIONE DI “SHAME – EUROPEAN STORIES”

    COMUNICATO STAMPA – AL SENATO ITALIANO LA PRESENTAZIONE DI “SHAME – EUROPEAN STORIES”

    📅 27 febbraio 2025 | Ore 16:00
    📍 Sala Nassirya, Senato della Repubblica, Roma

    Roma ospiterà un evento di rilevanza europea sulla lotta contro gli abusi sui minori: la presentazione del volume “Shame – European Stories”, realizzato da Simone Padovani, promosso dalla Svizzera Guido Fluri Foundation, con il patrocinio del Consiglio d’Europa, e parte del progetto Europeo Justice Initiative.

    L’opera raccoglie le testimonianze di vittime di abusi minorili in tutta Europa e ha dato vita a un’omonima mostra fotografica, esposta nelle principali capitali europee, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di riforme concrete.

    L’incontro, promosso dal Senatore Francesco Verducci, offrirà un’analisi approfondita sulla situazione italiana ed europea, mettendo in evidenza la necessità di una maggiore tutela per le vittime e un rafforzamento delle politiche di prevenzione.

    Interverranno:

    • Guido Fluri– Fondatore della Fluri Foundation
    • Pierre-Alain Fridez– Eurodeputato per la Svizzera, promotore della mozione del Consiglio d’Europa su prevenzione e risarcimento delle vittime di abuso
    • Francesco Verducci– Senatore della Repubblica Italiana
    • Francesco Zanardi– ECA Global, Rete L’Abuso, vittima di abuso minorile
    • Yasmin Abo Loha– Direttrice di Ecpat Italia
    • Irene Cane e Andrea Giacoletto– Vittima di abuso e fratello di Alessandro Giacoletto
    • Hans Zollner– Direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana
    • Simone Padovani– ECA Global, Justice Initiative, autore di Shame

    Giornalisti e operatori dell’informazione sono invitati a partecipare per approfondire una tematica di cruciale importanza per l’Europa e raccogliere le testimonianze dirette dei protagonisti.

    Per accrediti stampa: giuseppe.ceglia@senato.it

    L’evento sarà trasmesso in diretta streaming su webtv.senato.it e sul canale YouTube del Senato Italiano.