Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gabriele Martinelli

  • Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

    Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

  • Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Francesco trasferisce il Preseminario San Pio X fuori dal Vaticano. La decisione, nell’aria da diverso tempo, arriva proprio mentre il luogo dove finora si sono formati i chierichetti del Papa è al centro di un processo penale per violenze sessuali. Gli imputati sono due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di favoreggiamento. Un processo analogo a quello che da mesi si sta svolgendo presso il Tribunale Vaticano è iniziato parallelamente anche presso il Tribunale penale di Roma. “Da tempo – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede – si stava studiando l’ipotesi di un trasferimento del Preseminario San Pio X al di fuori delle Mura Vaticane, anche per favorire la vicinanza dei giovani studenti ai luoghi dove svolgono i loro studi e praticano le loro attività ricreative. In una recente udienza, il Santo Padre Francesco ha comunicato al rettore, don Angelo Magistrelli, la decisione che il Preseminario, a partire dal prossimo mese di settembre, sposti la sua sede all’esterno della Città del Vaticano, in luogo conveniente”.

    Nella nota si precisa, inoltre, che “Sua Santità non ha mancato, nell’occasione, di esprimere viva gratitudine a don Magistrelli per l’opera compiuta in questi 75 anni dalla fondazione dell’istituzione, riconoscendo che essa conserva la sua validità educativa e chiedendo che possa continuare l’apprezzato servizio liturgico svolto dai giovani studenti nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Si tratta, dunque, di una nuova tappa della vita e dell’attività del Preseminario San Pio X, che offrirà senz’altro ad esso nuove opportunità di crescita e di sviluppo soprattutto nell’ambito della promozione delle vocazioni al sacro ministero”. Sarà interessante vedere quale sarà la futura collocazione di questa istituzione, che non dovrebbe essere comunque molto distante dal Vaticano visto che Bergoglio vuole che i suoi allievi continuino a svolgere il servizio di chierichetti del Papa a San Pietro.

    Fondato nel 1956 per volontà di Pio XII e don Giovanni Folci, il Preseminario, che dipende dalla diocesi di Como, è un istituto di orientamento vocazionale dove sono nate quasi duecento vocazioni sacerdotali e religiose e di moltissimi laici impegnati. La sua principale finalità è quella del servizio liturgico nella Basilica Vaticana accogliendo ragazzi adolescenti e giovani provenienti da tutte le diocesi d’Italia e del mondo. Negli ultimi anni, però, questa realtà è stata travolta dallo scandalo degli abusi sessuali. Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del Preseminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute fino al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del Preseminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Su queste accuse sarà il Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone a pronunciarsi nelle prossime settimane. La decisione del Papa, però, anticipa di fatto la sentenza con un giudizio non certamente positivo su ciò che è avvenuto nel Preseminario negli anni precedenti.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/25/preseminario-san-pio-x-la-scuola-dei-chierichetti-del-papa-lascia-il-vaticano-listituto-al-centro-di-un-processo-per-violenze-sessuali/6209561/

  • Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

    Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

    Città del Vaticano – Il solo sospetto che a due passi da Santa Marta possano essere stati consumati abusi sessuali sui chierichetti di San Pietro ha indotto Francesco ad intervenire pesantemente senza aspettare la conclusione del processo in corso nel tribunale vaticano e decidere la chiusura del Pre-seminario. Lo trasferirà altrove, certamente fuori dallo stato pontificio. Dall’anno prossimo – salvo cambiamenti dell’ultima ora – non vi saranno più ragazzini che vivono, studiano e dormono all’Ombra del Cupolone. Il convitto voluto dalla diocesi di Como e autorizzato da Pio XII nel lontano 1956 per dare una educazione ai bambini e, nello stesso tempo, sollecitare in loro la vocazione al sacerdozio traslocherà. Sarebbero, infatti, già stati individuate due strutture esterne. I chierichetti del Papa continueranno però ugualmente a frequentare la scuola media e il liceo in un istituto parificato e seguiteranno a fare servizio liturgico alle cerimonie papali. Tuttavia non abiteranno più tra le mura degli edifici vaticani, proprio per garantire la loro maggiore sicurezza e non esporli a eventuali situazioni ambigue o a quello spaccato di presunti plagi, violenze psicologiche, morbose attenzioni che sta emergendo dalle prime udienze del processo.

    Si tratta di una decisione drastica che il Papa ha già comunicato ai vertici del pre-seminario per azzerare ogni possibile rischio futuro, ed evitare che possano verificarsi ulteriori negligenze. Già nella seconda udienza del processo, alcuni mesi fa, la vittima, L.G. – oggi un uomo di 28 anni – ha descritto chiaramente le molestie che subiva di notte, nelle stanze dei ragazzi, all’insaputa dei responsabili. I due sacerdoti rinviati a giudizio sono don Gabriele Martinelli -29 anni – incriminato per violenze e l’ex rettore del collegio, don Enrico Radice accusato, invece, di favoreggiamento. In parallelo anche la magistratura italiana ha aperto un fascicolo  (per calunnia, falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa) dando mandato di perquisire la casa di don Martinelli, anche se pare non abbiano trovato nulla.

    L.G. ha raccontato di essere stato costretto subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione su se stesso e sulla vittima da parte di don Martinelli in diversi tempi e luoghi del Vaticano, persino nella sacrestia di san Pietro. Circostanza però che, in altre deposizioni, è sembrata inverosimile perché la zona è sempre controllata e piena di telecamere. Tuttavia il quadro resta ben poco edificante, anche perchè i fatti descritti sarebbero avvenuti tra il 2007 al 2012 quando entrambi, vittima e abusatore, erano ancora minorenni.

    La vittima all’epoca aveva scritto anche al Papa: «Le scrivo per denunciarle dei fatti gravissimi che ho subito durante gli anni. Fin dal primo anno ci sono stati degli atteggiamenti di plagio psicologico da parte di Gabriele Martinelli. Durante il secondo anno ho iniziato a subire violenza fisica e psicologica da Martinelli. Questi atteggiamenti si sono protratti fino all’ultimo anno. Spesso nel corso degli anni mi svegliavo durante la notte e trovavo Gabriele sdraiato nel mio letto che mi toccava e mi proponeva insistentemente e con minacce di avere rapporti sessuali con lui (…)» E ancora. «Alcune volte trovavo la forza di ribellarmi e lo cacciavo con calci e pugni. Questo generava sempre una vendetta nei miei confronti. Subivo rimproveri o castighi (…) L’influenza di Martinelli su monsignor Radice gli permetteva di agire indisturbato».

     Don Radice all’epoca rettore della struttura avrebbe più volte avuto con Martinelli un atteggiamento indulgente. In una lettera datata 3 ottobre 2013 e indirizzata al vescovo di Como, Coletti, smontava la denuncia di L.G. contro Martinelli, parlando di “fumus persecutionis”. Descriveva un accanimento personale, forse dovuto a screzi tra ragazzi. Non solo. Avrebbe anche inviato una lettera in triplice copia (a nome del vescovo, su carta intestata della Diocesi di Como) per annunciare l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli (ordinazione poi avvenuta).

     Al di là di come finirà è un processo dai contorni sfilacciati, con testimoni che non ricordano, altri che cambiano versione tre volte tanto che il presidente del Tribunale, Pignatone, con uno dei testimoni ha persino perso le staffe («ma c’è qualcosa di oggettivo che è in grado di raccontarci?»).

    Tuttavia il Papa ha tagliato la testa al toro, mettendo in sicurezza i chierichetti. La prossima udienza del processo è fissata per lunedì 7 giugno e servirà a sentire altri 5 testimoni. Forse si terrà in una nuova aula in via di allestimento, un ex laboratorio polifunzionale dei Musei Vaticani, più larga e capiente dell’attuale dove le norme covid sono a volte complicate da rispettare.

    Tra le persone che sono state sentite dai magistrati vaticani c’è anche il vescovo di Como (titolare della diocesi dalla quale dipende giuridicamente la struttura del Pre-seminario) che ha difeso però la dignità dell’imputato, il sacerdote Martinelli. Prima di essere ordinato prete fu mandato in un monastero in Valle d’Aosta e poi in una struttura protetta a Como, per proteggerlo. Per Cantoni si trattava di «un provvedimento a sua difesa. Cantoni tuttavia  ha aggiunto che in passato le segnalazioni che gli erano arrivate su Martinelli parlavano di «una condotta sessualmente inappropriata», anche se «è pacifico – ha detto – che negli anni in questione non essendo ancora chierico, mancava il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme» (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori). E che da quando si trovava a Como “prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione su di lui. La sua era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza». Inoltre ha aggiunto Cantoni, don Gabriele Martinelli ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, «si è mai lamentato con me».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_bambini_preseminario_tribunale_vittima_vaticano_como_gabriele_martinelli-5972481.html

  • Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

    Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

    Ad otto anni dall’accadimento dei presunti abusi avvenuti all’interno del preseminario sito nella Città del Vaticano, è iniziato il processo nei confronti di Gabriele Martinelli e di Mons. Enrico Radice

    Grazie al primo servizio delle iene sulla questione, mandato in onda nel novembre del 2017, oggi, ad otto anni di distanza dal presunto compimento degli abusi, il Vaticano ha avviato l’iter processuale previsto dal loro diritto interno e volto, forse, a far luce sull’intera vicenda. Sono già state acquisiste diverse testimonianze dalle parti coinvolte.

    Ad oggi, Gabriele Martinelli risulta essere accusato di aver commesso abusi di natura sessuale, mentre Mons. Enrico Radice è stato accusato di falsificazione di documenti e false dichiarazioni.

    Tra i testimoni cruciali, svolge un ruolo fondamentale quello di Kamil, il coraggioso ragazzo polacco che, senza alcun tipo di timore, ha sempre denunciato in ogni sede gli abusi sessuali compiuti da Gabriele Martinelli (oggi sacerdote), presso il preseminario sito nella Città del Vaticano.

    Kamil dopo aver manifestato pubblico disappunto è stato prontamente allontanato dal seminario e, oggi, attende il verdetto del processo al di fuori delle mura vaticane.

    Nell’ultimo servizio delle iene sull’argomento, il supertestimone polacco ha rilasciato ulteriori dichiarazioni importanti. Intanto ha comunicato che oltre alle autorità vaticane sulla questione è stato aperto un procedimento (promosso dalla Rete L’ABUSO) anche da parte della procura di Roma e, questa, dovrebbe essere una buona notizia perché il processo, così come concepito dal diritto canonico, rappresenta legittimi dubbi di imparzialità da parte degli organi giudicanti, mentre un processo penale così come concepito dalla legislazione italiana, dovrebbe offrire maggiori garanzie sul punto.

    Infatti, Kamil, nell’esternare il proprio stupore dinanzi al fatto che alte gerarchie ecclesiastiche abbiano creduto a gente che aveva molti interessi ad insabbiare la questione ha evidenziato come, nella pratica, l’organo giudicante Vaticano non parte da una posizione di terzietà rispetto ai fatti oggetto di causa così come invece previsto dalla legge italiana.

    Nella prosecuzione dell’intervista, in coerenza con il coraggio che lo contraddistingue, ha dichiarato che “è questo quello che hanno fatto”.

    Tra i vari contenuti offerti dall’intervista, ì uno che merita una particolare riflessione: le parti accusate hanno offeso Kamil dandogli dello “psicopatico, schizzoide e paranoide” e del “bugiardo” direttamente all’udienza del processo, con tanto di verbalizzazione delle predette offese.

    Ora, che la tensione delle parti coinvolte nella vicenda sia elevata non vi è dubbio, ma che alte autorità di un organo come la chiesa, che diffonde sentimenti di amore, pace e perdono, offenda addirittura in sede di udienza processuale un ragazzo che rilascia testimonianze in ogni caso serie, è, ad avviso di scrive, un passaggio incommentabile e che deve far riflettere sull’idea di giustizia da parti di alcuni componenti del clero. Si badi bene che per poter inquadrare un individuo come persona affetta da una patologia è necessario avere preventiva prova a sostegno degli epiteti avanzati, altrimenti assumono carattere di offesa.

    In ragione delle offese verbalizzate in udienza, Kamil che pare non smetterà mai di stupirci, in ragione di quanto previsto dall’ art. 598 c.p., ha chiesto la soppressione e cancellazione delle offese contenute nel verbale e ha chiesto un risarcimento del danno non patrimoniale, che dovrà essere devoluto ad “Onlus” che tutelano i diritti e le necessità delle persone affette dalle malattie mentali di cui è stato accusato. Insomma, colpo su colpo.

    L’esito di questa vicenda, tristissima, sarà comunque destinato a fare storia perché, ad oggi, sono in diretta comparazione tra loro due modi di fare giustizia totalmente indipendenti tra loro: da una parte l’ordinamento giudiziario italiano e dall’altra lo Stato del Vaticano. Quest’ultimo, per la sufficienza con cui ha trattato la vicenda prima di ritenerla degna di approfondimento e per come, poi, si è adoperata per l’acquisizione del materiale probatorio, lascia molte perplessità a coloro che seguono da vicino la vicenda.

    D’altro canto, l’ordinamento italiano, pur avendo un sistema processuale molto più articolato e garantista, dovrà fare i conti con un rapporto antitetico ultracentenario tra Stato e Chiesa e, per questo, il finale di questa storia sarà di innegabile interesse nazionale.

    Avv. Tommaso Gioia

  • Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    C’è un’altra indagine fin’ora passata in sordina e parallela al processo in Vaticano sui presunti abusi sessuali commessi da don Gabriele Martinelli, prima della nomina a sacerdote.

    C’è un a seconda presunta vittima, Kamil Jarzembowski, ignorata in sede vaticana che la cita unicamente come testimone.

    Presunta vittima che attraverso l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri, ha avviato parallelamente un procedimento penale, questa volta però in Italia.

    Il Tribunale di Roma ha così rinviato a giudizio (per il momento) i due principali imputati, don Gabriele Martinelli e mons. Enrico Radice fissando, per il 31 di maggio, l’udienza preliminare durante la quale Rete L’ABUSO si costituirà parte civile.

    Zanardi

  • Vaticano: Preseminario; presunta vittima, ‘6 anni di abusi’

    Vaticano: Preseminario; presunta vittima, ‘6 anni di abusi’

    Nuova udienza processo per molestie ai ‘chierichetti del Papa’

  • Abusi in Vaticano, il Vescovo difende don Martinelli: “Tendenza omosessuale legata all’adolescenza”

    Abusi in Vaticano, il Vescovo difende don Martinelli: “Tendenza omosessuale legata all’adolescenza”

    Il Vescovo di Como al processo in Vaticano: “Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza”

    Città del Vaticano – Prosegue in Vaticano il processo riguardo ai presunti abusi nel Preseminario San Pio X, avvenuti dal 2007 al 2012. L’ultima udienza, quella odierna, è tutta incentrata sul vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ascoltato come teste dal Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone. Il Preseminario, infatti, dipende dalla Fondazione don Folci, a sua volta incardinata nella diocesi di Como.

    E nell’udienza ci è soffermati sulla questione della “podestà” dell’istituto. Monsignor Cantoni ha riferito di aver chiesto chiarimenti in merito al cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, da una settimana in pensione (leggi qui), che però aveva specificato di essere solo il responsabile della Sacrestia della Basilica vaticana (dall’istituto di orientamento vocazionale ospitava i cosiddetti “chierichetti del Papa”). “Non posso avere la giurisdizione sul Preseminario in quanto tale”, gli aveva detto Comastri, tra l’altro accusato ieri da uno degli ex allievi di aver saputo quello che accadeva nel Preseminario e di non aver fatto nulla.

    Dal momento che “si viveva in ambiguità”, Cantoni ha anche raccontato di essersi rivolto al Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, il quale gli aveva precisato che “non c’era un patto tra il Vaticano e Como”. “Ho potuto chiarire che la responsabilità ultima è della diocesi di Como”, ha concluso monsignor Cantoni.

    “Mi dissero che Martinelli era idoneo al sacerdozio”
    Cantoni ha poi ricordato di aver ordinato lui stesso don Gabriele Martinelli sacerdote, l’imputato del processo per i presunti abusi: “Quando ho saputo che era prossima l’ordinazione sono venuto a Roma e ho convocato il rettore don Radice e il rettore del Seminario francese. Entrambi – ha raccontato il vescovo di Como in Aula – mi hanno detto che il giovane (Martinelli) aveva fatto un percorso positivo. Tutte le persone a cui avevo chiesto un giudizio su Martinelli, che avevano avuto a che fare con lui dopo il diaconato, mi avevano rassicurato che non ci fosse stato nessun comportamento equivoco, si era comportato con dignità. Il rettore del Francese ha visto una maturazione, sono passati anni, ha detto: ‘Ok, diamo il via’”.

    Il vescovo Cantoni ha poi detto di aver ricevuto una buona collaborazione durante le indagini dall’Opera Don Folci, che attualmente risulta commissariata: “Ho ordinato un’inchiesta per far luce su aspetti economici e pedagogici. Sono molto preoccupati“. L’indagine è ancora in corso, sospesa però a causa del Covid.

    Nella sua nota il presule scriveva di aver “maturato il sospetto che qualche sacerdote all’epoca educatore nel Preseminario sia venuto meno al suo compito di vigilanza”. Interrogato però ha detto di non essersi riferito a qualcuno in particolare ma in generale. E stata quindi citata la lettera falsa firmata da don Radice a nome del vescovo Coletti per confermare l’idoneità al sacerdozio e chiedere anche di accelerarla in occasione del 90° anniversario del fondatore dell’Opera Don Folci.

    Mons. Cantoni in proposito ha detto di “non aver avuto notizia di questa lettera” ma di averne appresa l’esistenza durante l’indagine, quando era stata già stracciata. Nel corso del processo, sta emergendo via via sempre di più la figura dell’ex vicario giudiziale della diocesi di Como, don Andrea Stabellini, ora residente a Lugano dove insegna Teologia, al quale viene imputato da alcuni avvocati della difesa di aver violato il Codice di Diritto Canonico che prevede la riservatezza delle indagini.

    Stabellini avrebbe raccontato alcuni particolari ad ex seminaristi suoi amici (in un’occasione nel bar della Pontificia Università Lateranense) e protratto il suo mandato di indagare sulla vicenda oltre il tempo previsto. Probabilmente verrà interrogato dal Tribunale vaticano. Stabellini, inoltre, dice di aver dichiarato alle Iene di “non aver condiviso il giudizio di infondatezza dato da Coletti e Comastri”. Mons. Cantoni però ha detto che nei documenti il vicario giudiziale non ha mai espresso un parere simile e che, parlando a voce, aveva solo detto di essere stato “destabilizzato” dalla situazione.

    Risarcimento per la vittima
    La diocesi di Como, al termine di una indagine sul Preseminario San Pio X avviata dopo le lettere di denuncia presentate da don Marco Granoli e don Ambrogio Marinoni, sacerdoti che facevano parte dell’equipe educativa e che l’ex rettore don Enrico Radice aveva emarginato dalla gestione, aveva disposto un risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima, come ha confermato il vescovo di Como.

    La diocesi quindi aveva chiesto ai due imputati (l’ex rettore Radice, accusato di favoreggiamento e a don Gabriele Martinelli, accusato di abusi e violenze) il risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima più 5 mila euro per le spese effettuate per le indagini. Indagini che si erano concluse con un “votum episcopi”. Questa “condanna” (non lo è in senso proprio perché il processo canonico non c’è stato) è alla base del rinvio a giudizio del processo penale in corso è stata notificata solo a don Martinelli e non a don Radice.

    Il vescovo di Como ha detto che hanno “cercato di proteggere la persona la cui fama è stata lesa” dai servizi giornalistici. Il vescovo ha parlato delle accuse come risalenti ad un passato di Martinelli che ora è cambiato, confermando che tra settembre 2006 e giugno 2012, le segnalazioni dei sacerdoti parlano di “una condotta sessualmente inappropriata” ma “è pacifico che negli anni in questione non fosse chierico, manca il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme“. (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori).

    Quindi il vescovo di Como, parlando di don Martinelli, ha scandito: “Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza“. Inoltre, ha aggiunto, don Gabriele ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, “si è mai lamentato con me”.

    Al termine dell’udienza è stato deciso che il 17 e il 18 marzo il Tribunale del Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone sentirà la presunta vittima. Sarà anche effettuato un sopralluogo al Preseminario. Il 14 aprile, poi, una nuova udienza.

    https://www.ilfaroonline.it/2021/02/25/abusi-in-vaticano-il-vescovo-difende-don-martinelli-tendenza-omosessuale-legata-alladolescenza/396779/?fbclid=IwAR34-CAyjvbApcF0xP6nZH26bsLrXloyj1IzPOalvTKaqs-MJOOOLrqplFQ

  • “Omosessualità sì ma transitoria”: il vescovo di Como parla al processo sugli abusi

    “Omosessualità sì ma transitoria”: il vescovo di Como parla al processo sugli abusi

    Como, 26 febbraio 2021 – È stata e lunga e dettagliata la deposizione fornita dal vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ascoltato ieri in Vaticano come testimone al processo per le presunte violenze ai chierichetti del Papa, consumate all’interno del Preseminario San Pio X gestito dall’Opera don Folci che dipende proprio dalla diocesi. Una brutta storia di abusi, silenzi e complicità iniziata a settembre 2006 e proseguita fino al giugno nel 2012, quando a reggere la diocesi di Como c’era monsignor Diego Coletti, ma venuto alla luce solo più tardi grazie alla denuncia di una delle vittime e all’inchiesta compiuta dalla trasmissione tv “Le Iene”.

    Tra i tanti aspetti ancora da chiarire i 20mila euro chiesti dal vescovo di Como a don Gabriele Martinelli, imputato per i presunti abusi, da corrispondere a titolo di risarcimento al ragazzo che ha denunciato le violenze. “Non una condanna perché il processo canonico non è mai iniziato – ha risposto monsignor Cantoni al collegio giudicante diretto dal magistrato Giuseppe Pignatone – Si tratta di una decisione presa al termine di un’indagine “votum episcopi” che diventerà esecutiva solo all’esito di questo processo”. Il vescovo ha proseguito confermando che c’erano state segnalazioni su don Martinelli “per la sua condotta sessualmente inappropriata”. “Una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza – ha spiegato – Don Martinelli da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote, ha tenuto una condotta ineccepibile”. Da chiarire anche la posizione di don Enrico Radice, rettore del collegio e anche lui imputato per aver coperto l’operato di don Martinelli. Una sorta di terra di nessuno il Preseminario, nel cuore stesso del Vaticano, ma fuori dalla giurisdizione della Santa Sede come ha avuto modo di chiarire il vescovo con il vicario generale monsignor Angelo Comastri e il Segretario di Stato, il cardinale Parolin. Per anni sotto l’esclusivo controllo di don Radice e dell’Opera don Folci ora commissariata. “La diocesi è responsabile non solo delle questioni economiche ma anche di quelle pedagogiche – ha concluso monsignor Cantoni – sono molto preoccupato”.

  • Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Quinta udienza del processo per gli abusi nel San Pio X. Chiamati quattro testimoni: «Il cardinale Comastri informato ma bollò tutto come falsità». Domani convocato il vescovo di Como

    CITTA’ DEL VATICANO. «Un ambiente malsano» dove rivalità e divisioni, tra gli allievi e tra gli stessi superiori, si intrecciano a palpeggiamenti, avances, pressioni psicologiche, battutine pesanti sull’aspetto fisico o a sfondo omosessuale, sfociati pure in presunti abusi di potere e aggressioni sessuali. I quattro testimoni chiamati questa mattina nell’aula del Tribunale vaticano per il cosiddetto “Processo dei chierichetti” sono tutti concordi nel descrivere il caos all’interno al Preseminario San Pio X, tanto da spingere ad una seria riflessione sull’esistenza stessa di questa istituzione voluta da Pio XII nel 1956 ma che oggi appare anacronistica e problematica.

    Tre ex allievi e un sacerdote della Basilica di San Pietro sono stati chiamati dal Promotore di Giustizia a testimoniare in questa quinta udienza, durata oltre tre ore e mezza e presieduta dal presidente Giuseppe Pignatone, che vede al banco degli imputati il giovane sacerdote Gabriele Martinelli, accusato di abusi, e l’ex rettore don Enrico Radice, accusato di mancata vigilanza e negligenza. Domani toccherà testimoniare al vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, diocesi in cui risiede l’Opera Don Folci, alla cui gestione è affidato il Preseminario. Mentre il vescovo emerito, Diego Coletti, convocato anche lui come testimone, non sarà presente per gravi problemi di salute («decadimento cognitivo e diabete alto») per i quali ha presentato un certificato medico.

    Il primo ad essere ascoltato oggi è stato Andrea Spinato, ex allievo del Preseminario dal 2000 al 2008. Molto sicuro nell’atteggiamento ma debole nell’interrogatorio, ha parlato di un «ruolo dominante» di Gabriele Martinelli che esplicava soprattutto nel coordinamento delle attività come i turni alle liturgie in Basilica. Un «premio» per i tanti ragazzini che vivevano questo periodo di discernimento. Martinelli andava con un foglio e diceva: «Tu fai questo, tu fai quello». Il suo non era un incarico istituzionalizzato ma un ruolo che il ragazzo, allora 16enne, svolgeva in virtù dell’enorme «fiducia» accordatagli dal rettore Radice.

    Di Martinelli, ha detto Spinato, era «una cosa percepita e manifesta» che avesse «atteggiamenti omosessuali», tanto da fargli valere il soprannome de «la Madre», una sorta di badessa di tutti i preseminaristi (mentre in Basilica veniva appellato il «comandino» per il suo modo di organizzare tutto, anche le candele da utilizzare a messa). Frecciatine del genere erano all’ordine del giorno nel Palazzo San Carlo: «Le battute a sfondo omosessuale erano frequenti, come pure i nomignoli declinati al femminile», anche riferiti a cardinali e vescovi di Curia per alludere al loro orientamento sessuale, ha spiegato Alessandro Flaminio Ottaviani, entrato da universitario a 23 anni nel San Pio X e autore per propria iniziativa della prima lettera anonima sui fatti del Preseminario, inviata anche al Papa.

    Ognuno dei ragazzi aveva un soprannome e riceveva sfottò per l’aspetto fisico, la provenienza o addirittura il lavoro dei genitori. Qualcuno la prendeva sul ridere, molti vivevano la situazione con angoscia. Come Christian Gilles Donghi, uno dei testimoni di oggi, che ha vissuto un solo mese (dal 17 giugno a fine luglio 2009) nel Preseminario ma che ne parla come di un’«esperienza logorante». «Il pettegolezzo era molto acceso. Sono stato schernito anch’io… Mio papà è andato via di casa quando avevo 9 anni, mi ha cresciuto mia mamma, ho atteggiamenti effeminati ma non sono omosessuale».

    Al di là delle bravate e di una certa licenziosità verbale, pesanti ma comunque tipiche dell’età adolescenziale, il problema nel San Pio X sono gli abusi sessuali per cui è in corso il processo in Vaticano. Sembra infatti che Martinelli fosse solito palpare nelle parti intime alcuni ragazzi: «toccamenti», li hanno definiti in aula i testimoni, nessuno dei quali afferma di aver assistito a rapporti sessuali ma solo di averne sentito parlare. Uno su tre ammette di aver visto con i suoi occhi l’allora “tutor” afferrare i genitali di un altro ex allievo, Andrea Garzola, chiamato oggi a testimoniare ma assente. Verso di lui pare che Martinelli provasse forte attrazione: «Era una nuova preda». Ottaviani racconta di aver sentito un pomeriggio schiamazzi dalla stanza di Garzola e, affacciandosi, ha visto Martinelli rincorrere il ragazzo e altri due: «Alla fine del gioco ha afferrato Garzola nelle parti intime». Una «richiesta implicita di rapporto sessuale» che Garzola avrebbe rifiutato. «Da allora è caduto in disgrazia, emarginato, pressato psicologicamente» al punto da abbandonare il San Pio X.

    Ma Gabriele Martinelli aveva tutto questo potere? «Sì», è stato il responso unanime: «Aveva un ruolo di vertice», tanto da bypassare anche l’allora vice rettore don Ambrogio Marinoni e don Marco Granoli, il padre spirituale deceduto nel 2020. Entrambi erano «messi un po’ da parte» dal rettore Radice, il quale era «sfuggente»: «Difficile parlare con lui se non tramite battute, faceva comunque orecchie da mercante. Denunciare a lui Martinelli sarebbe stato un autogol, era il suo protetto».

    Nel corso dei colloqui più volte è stato nominato il cardinale Angelo Comastri, recentemente pensionato, che come vicario per la Città del Vaticano aveva una responsabilità diretta sul Preseminario. I testi hanno assicurato che Comastri fosse stato avvertito di alcune «voci» che circolavano all’interno del San Pio X, anzitutto da Kamil Jarzembowski, il giovane polacco entrato nel 2009 nel Preseminario e dallo stesso allontanato (dopo essere fuggito in Veneto da Garzola). «Ho visto uscire Kamil dallo studio di Comastri», ha confermato Ottaviani. Sembra che però il cardinale abbia bollato queste voci come «falsità» e si sia opposto anche alla decisione di rimuovere Radice come rettore presa dall’allora vescovo di Como Coletti e dal vicario giudiziale don Andrea Stabellini, al quale era stata affidata un’indagine dopo che in diocesi erano pervenute lettere per segnalare «fatti gravi».

    A rivelare quest’ultimo dettaglio è stato Donghi spiegando, tra contraddizioni e vuoti di memoria, che il vicario Stabellini lo aveva informato di un viaggio a Roma per approfondire l’indagine. Cosa che ha suscitato le proteste di alcuni avvocati che hanno definito ingiustificabile che un seminarista fosse a conoscenza dei particolari di un’inchiesta. Lo stesso Donghi, che affermava di non aver mai contattato Martinelli dopo l’uscita dal Preseminario, è stato contraddetto dall’avvocato Rita Laura Baffioni che ha mostrato un messaggio del 2017 inviato su Messenger in cui dava sostegno a Martinelli: «Sono vicino nella preghiera per quanti calunniati dalla istituzione», scriveva. Lo screen shot è stato acquisito agli atti.

    Ultimo a testimoniare è stato padre Pierre Paul, maestro del coro della Cappella Giulia e sacerdote della Basilica di San Pietro. Il religioso canadese 63enne ha riferito di aver ricevuto in passato le confidenze di L.G., anche se il giovane «non ha mai detto esplicitamente cosa non andasse. Si capiva però che erano problemi della sfera affettivo-sessuale». Anche monsignor Vittorio Lanzani, vice di Comastri alla Fabbrica di San Pietro, «sapeva di L.G. e di Kamil». Lo stesso Lanzani che, quando padre Paul aveva coinvolto L.G. nel coro per assicurargli un piccolo guadagno visto che aveva problemi economici (era previsto un gettone di presenza di 20 euro), chiamò il sacerdote per dirgli che L.G. non doveva più partecipare: «Lo sai come sono quelli del Preseminario, per ora fai così», disse.

    Padre Pierre Paul ha detto che si sarebbe voluto recare alla Congregazione della Dottrina della Fede per denunciare, ma lo aveva frenato lo stesso L.G. dicendo di voler «mettere una pietra sopra» a tutta la storia. Il religioso, tuttavia, nel 2017 ha fatto una segnalazione alla Commissione per la Tutela dei minori: «L’ho fatto lo stesso perché penso che un sacerdote che sa qualcosa e non parla diventa complice».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2021/02/24/news/vaticano-parlano-tre-ex-chierichetti-il-preseminario-ambiente-malsano-continue-le-avance-e-le-battute-a-sfondo-sessuale-1.39949326

  • UDIENZA PROCESSO PRESEMINARIO 10 febbraio 2021

    UDIENZA PROCESSO PRESEMINARIO 10 febbraio 2021

    Cominciata alle 11.20 – Terminata alla 13.30

    Interrogatorio a don Gabriele Martinelli

    In estreme sostanza: ha negato ogni accusa affermando «parlando di abusi hanno colpito me ma volevano colpire soprattutto il Preseminario». Le accuse sono «frutto di divisioni della equipe educativa che poi si riflettevano anche sugli allievi». «Stavo sulle balle a molti per il mio carattere» e «perché cerco di fare ogni cosa il meglio che posso». Le divisioni riguardavano il rito della Messa (preconciliare e postconciliare) e l’idea, poi non andata in porto, di aprire il Preseminario anche agli universitari. I ragazzi si erano divisi in base alla vicinanza con i sacerdoti che sostenevano l’una o l’latra cosa. Martinelli sostiene di non aver sporto denuncia, contro chi lo accusava secondo lui ingiustamente, «perché dai superiori mi è stato chiesto di aspettare». Riferisce anche che gli è stato chiesto, sotto il vincolo di obbedienza, di vivere isolato e di «non rispondere ai giornalisti. Posso parlare solo con i miei genitori e con i miei superiori», cioè il vescovo e il suo vicario.

    Durante l’udienza, sono state citate le lettere inviate dalla presunta vittima L.G. con le accuse contro Martinelli, tra queste una lettera a Papa Francesco datata

    Prossime udienze dedicate ai teste

    24 FEB ore 9.30: verranno ascoltati (se confermeranno la disponibilità) Spinato, Borghetto, Flaminio Ottaviano, padre Pierpaul, Christian Gilles Donghi, Andrea Garzola.

    25 FEB ore 10 mons. Diego Coletti e mons. Oscar Cantone (diocesi di Como)

    Nelle successive udienze (17 marzo mattina e 18 marzo mattina) verrà sentita la parte lesa L. G.

    Il 18 marzo mattina previsto un sopralluogo nei locali del Preseminario.

    Presenti

    Gabriele Martinelli, imputato

    la sua legale Rita Claudia Baffoni

    l’avvocato dell’ex rettore Enrico Radice, Agnese Camilli Carissimi

    l’avvocato dell’Opera Don Folci, Emanuela Bellardini

    l’avvocato della presunta vittima, L.G., Dario Imparato

    Assente L.G., in questi giorni all’estero, e assente monsignor Radice


    A Martinelli, durante l’udienza presieduta dal presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone, sono stati riletti i due interrogatori resi al Promotore di Giustizia vaticano il 23 ottobre 2018 e al delegato per l’investigatio previa della diocesi di Como il 24 febbraio 2018. In entrambi, l’imputato ha negato qualsiasi accusa che gli è stata rivolta in questi anni dalla presunta vittima L.G. che ha inviato lettere, anonime e firmate, all’ex rettore Radice, al cardinale Angelo Comastri, al vescovo di Como Diego Coletti e anche a Papa Francesco il 9 giugno 2017.

    Martinelli negava anche le accuse ricevute da altri ragazzi ospiti del Preseminario. Anche oggi, nelle circa due ore di interrogatorio, ha rigettato gli addebito nei suoi confronti («Sono accuse infondate») e ha argomentato la sua difesa. Ha affermato che ogni accusa è frutto di gelosie nei suoi confronti, quindi un tentativo di bloccare la sua ordinazione sacerdotale; soprattutto, l’intera vicenda è il risultato di profonde divisioni interne tra superiori (da una parte, il rettore Radice e, dall’altra, il vice don Ambrogio Marinoni e l’assistente spirituale don Marco Granoli, morto l’anno scorso) che si riflettevano tra gli allievi che, nonostante la giovane età, erano arrivati a spaccarsi in due per questioni liturgiche, come la preferenza per la messa in rito tridentino e quella post conciliare.

    Più nel dettaglio, Martinelli ha raccontato la vita del seminario scandita da studio, servizio nella Basilica di San Pietro, momenti di gioco e di preghiera con la comunità del San Pio X, senza nessuna possibilità di uscire. Ha ricordato che la sera, intorno alle 22.30/ 23 i ragazzi dovevano trovarsi nelle loro stanze: un’ex camerata suddivisa in 7-8 stanze più piccole, collocate tutte su un unico corridoio e chiuse con porte in legno e la parte superiore in vetro. «Così don Enrico (Radice) vedeva ad esempio se c’era qualcuno che ancora stava al cellulare e diceva di andare a dormire». Le porte non venivano mai chiuse, non esistevano chiavi e il rettore entrava in ogni stanza a spegnere la luce.

    Per Martinelli – che ha condiviso per un anno la stanza con il suo accusatore L.G. e con un altro ragazzo oggi sacerdote – questo sistema impediva che si compissero abusi senza che nessuno se ne accorgesse. Come pure, ha assicurato che era impossibile avere rapporti sessuali (come affermato da L.G. in diverse lettere) nel piccolo bagno sotto l’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. Oltre che per le dimensioni del bagno anche e soprattutto per il fatto che alle messe feriali, secondo un sistema di turnazione basato anche sull’età dei seminaristi, serviva un solo chierichetto. Nelle celebrazioni della domenica, invece, erano circa nove o dieci in base alle esigenze: «Tutti si sarebbero accorti se fosse successo qualcosa».

    Martinelli ha negato di essere il pupillo di Radice e ha detto pure di non aver avuto alcun ruolo di potere all’interno del San Pio X, seppur lo stesso Radice abbia dichiarato che il ragazzo svolgeva mansioni di tutoraggio con i più giovani. Il sacerdote ha affermato che lui ha solo seguito indicazioni dei suoi superiori, che collaborava con il rettore e con i cerimonieri pontifici per la scelta dei chierichetti che servivano alle messe e che ha sempre fatto «molto bene» tutto quello che gli veniva richiesto. Nessuna sopraffazione o abuso di potere, a suo dire: «Stavo sulle balle a molti, probabilmente anche per il mio carattere. Ognuno ha il suo».

    Nel corso dell’udienza sono stati letti diversi messaggi inviati su Messenger o WhatsApp tra L.G. e Martinelli, risalenti al periodo in cui entrambi avevano già lasciato il Preseminario. La presunta vittima accusava il sacerdote di avere una «perversione sessuale», di «essere interessato solo al pene delle persone», di avergli fatto sempre del male e di averlo messo in cattiva luce con gente, inclusi superiori, ai quali non aveva fatto niente.

    L.G. chiedeva di essere lasciato in pace e di non essere tempestato di telefonate. Martinelli si è difeso dicendo che il linguaggio, seppur volgare, era quello corrente tra ragazzi; poi ha spiegato che mai L.G. gli ha rivolto per iscritto o verbalmente le accuse contenute nelle lettere anonime inviate al cardinale Comastri, al rettore Radice e anche al Papa nel 2017. Anzi, a dimostrazione dei buoni rapporti, ha citato una serie di messaggi del 2012 con cui L.G. chiedeva aiuto a Martinelli per trovare una casa in affitto visto che si sarebbe iscritto all’Università La Sapienza.

    L’avvocato di L.G. ha parlato di tre sanzioni disciplinari notificate tra il 2017 e il 2018 dalla Diocesi di Como a Martinelli dopo l’esplosione dello scandalo, a seguito anche della trasmissione “Le Iene”. Queste notificazioni prevedevano che Martinelli vivesse in isolamento, senza rispondere al telefono se non ai genitori e al vescovo. Il sacerdote ha raccontato di essere stato mandato in un paesino della Val d’Aosta, in un monastero con tre monaci, a meno 17 gradi sotto zero. Il padre ha protestato e, dopo varie insistenze, ha incontrato il vescovo Cantoni che gli ha permesso di risiedere in una struttura con delle monache benedettine. Martinelli ha detto pure di aver voluto inizialmente intraprendere azioni legali, soprattutto contro la troupe delle “Iene” dalla quale si è sentito aggredito. Il vescovo gli avrebbe però suggerito che era meglio «non contattare nessuno», «aspettare» e «non avere colloqui coi giornalisti». Martinelli ha spiegato che quello del vescovo è stato solo un suggerimento: «Non mi ha impedito di denunciare, a me è stata insegnata l’obbedienza al vescovo che vedo come padre e punto di riferimento e ho obbedito. In quei momenti mi sentivo molto confuso».

    Martinelli ha insistito sul fatto che tutte le accuse sono un modo per screditare il Preseminario, nate in un passaggio cruciale che era il marzo 2013 quando è naufragato definitivamente il progetto, sostenuto da Marinoni e Granoli, di ampliare il Preseminario anche agli universitari. «Alla fine ci sono andato di mezzo io». «Una congiura nei suoi confronti?», gli ha chiesto il promotore di Giustizia Giampietro Milano, chiedendo il nesso tra queste divisioni interne e le accuse di abusi.

    Tutti i presenti erano in mascherina, sono stati rispettati i dispositivi di sicurezza.

    Manuela Tulli e Salvatore Cernuzio