Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gabriele Martinelli

  • Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

    Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

    Dopo l’ennesimo evento che in questo caso pone sotto i riflettori don Gabriele Martinelli e di rimbalzo il vescovo rettore del seminario accusato di sapere ma di non aver agito, comincia a farsi strada un principio per il quale i pesi si sbilanciano nel nome di una mera forma tautologica: il mal contento è dato dalla maggioranza delle azioni negative e non dalle eccezioni delle azioni positive, concetto per il quale il Papa forse comincerà molto probabilmente ad interrogarsi sull’attendibilità non di chi viene cooptato ma di chi è facente funzione della valutazione dei nuovi sacerdoti.

    Esisteva il segreto pontificio sui casi di pedofilia

    Con l’insediamento di papa Francesco cambiarono molte cose in diversi campi; a febbraio del 2019 il papa diede disposizione di creare “un summit sugli abusi”, incentrato proprio sui casi di pedofilia sui minori, per fare una volta per tutte una vera luce sul “mostro della pedofilia del clero”. Di lì a poco, il 4 dicembre, papa Francesco istituì “l’abolizione del segreto pontificio sulla pedofilia” proprio perché per combattere questo mostro bisognava guardarlo negli occhi ed alla luce del sole, dimostrando ai fedeli la volontà di debellare la “delicta graviora”. In pochissimo tempo, caduto il muro dell’omertà sostenuto proprio dal segreto pontificio, l’ufficio preposto a ricevere le denunce di abusi sessuali nel contesto clericale dichiarò di aver registrato in un solo anno la mostruosa cifra di di 1.000 casi in tutto il mondo, ove i casi più eclatanti sono emersi in Argentina, Messico, Cile, Polonia, Stati Uniti e Italia.

    E proprio in Italia nasce l’associazione L’ABUSO

    Nella raccolta di informazioni per poter scrivere questo articolo, mi sono imbattuto in qualcosa di davvero difficile da digerire e altrettanto inquietante da osservare: ho trovato un sito che ha tracciato una mappa, su Google, di tutti i casi di abusi nel nostro Paese, con tanto di legenda colorata a seconda della gravità dei casi. Le vicende occorse sono talmente tante che se dovessi fare una ricerca approfondita per accertarle tutte non saprei determinarne il tempo necessario, e come è spiegato nella pagina, allargando la cartina ne escono fuori tanti di più, per cui ve la riporto qui con tanto di link al sito stesso, https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp

    Aggiornata come contenuto nella pagina, all’8 di gennaio 2021, la cartina mostra un aspetto della religione cattolica in Italia del quale francamente stento a credere. E’ davvero il momento di cominciare ad avere paura di portare i propri figli all’oratorio per il catechismo perché potrebbero essere oggetto di attenzioni particolari? No, ma quanto evidenziato dall’associazione deve far riflettere.

    La realtà dell’associazione L’abuso

    Nella pagina “chi siamo“, si spiega la scelta del costituirsi in associazione e che la mappa che si propone, proviene da un database partito addirittura dal 2005, “ABUSE-TRACKERS“.

    Ho navigato nel sito alla ricerca di tutte le informazioni necessarie a comprendere le motivazioni e le attività di questa associazione e sono arrivato ad una conclusione: nel 2010 un gruppo di vittime di preti pedofili, si costituiscono in associazione determinata a combattere la pedofilia nel Vaticano e a fornire tutta l’assistenza possibile a chi li contatta per chiedere aiuto. Questa associazione non sembra presentare l’intenzione di intaccare la fede o di mostrare che la religione sia fallita, ma si prefigge l’obiettivo di combattere un cancro all’interno di un sistema che gravita intorno alla stessa ma in maniera evidente non ne condivide la missione.

    Usare la religione come strumento per i propri fini non è solo grave

    Tutti i compartecipati del clero, dal più basso al più alto dei livelli, considerano e comprendono che la più grande responsabilità è quella che si decide di prendere e tutto questo impatta enormemente sul principio stesso sul quale la chiesa si fonda: il perdono.

    Anteporre il perdono ad un errore è profondamente cristiano, ma la regola fissa la condizione per la quale l’errore non può e non deve abbattersi su chi ha subìto un errore che si trasla in un trauma per un periodo verosimilmente pari a per sempre. E qui la religione non è solo non colpevole ma non è nemmeno contemplata nell’equazione: un errore è un errore con tutto ciò che ne consegue, dal contesto sociale a quello giuridico e commettere delitti in maniera consapevole, vestendo un simbolo che rappresenta un riferimento è un’aggravante che mette a repentaglio il simbolo stesso.

    La religione non è colpevole: il sistema è comunque fatto di persone

    Fra il pensiero e l’azione, come dicevano i saggi d’un tempo, dovrebbe trascorrere un lasso di tempo di sette secondi circoscritti in dei respiri profondi. Gli scenari che si profilano nei riguardi dei sacerdoti possono essere molteplici: da ragazzi invaghiti dal carisma a persone dalla accentuata timidezza che spesso si traduce in un carattere facilmente manipolabile. Qualsiasi sia il contesto, la persona alla quale è affidata una comunità dovrebbe essere addestrata a poter gestire le altrui e le proprie emozioni e così infatti è nella stragrande maggioranza dei casi; tuttavia accade anche il contrario in quanto già in partenza la profilazione dei soggetti non è garantita, evidentemente, da un personale che possa mettere in evidenza talune inclinazioni che poi esplodono successivamente trascinando la comunità stessa in un limbo di sfiducia verso chi si propone di interessarsi alla spiritualità dei fedeli e di guidarli con consigli ed esempi.

    Sarà la stessa religione a risolvere il problema

    Un chiaro esempio di come la religione rasenti una montagna per la quale ogni credente sceglie un sentiero per arrivare alla vetta ci è dato non dal Papa ma dallo stesso Dalai Lama, nella chiesa di Grossmuenster a Zurigo, nel 2016. Le sue dichiarazioni dimostrano esattamente che questa montagna rappresenta non una religione specifica ma la pura fede e che i sentieri ad essa connessi il cammino di un fedele che arrivando alla vetta si incontra con tutti gli altri che provengono da altre discipline religiose: ognuno per sé e attraverso chi li ha guidati, condividono le loro esperienze su di un terreno comune.

    “Vorrei parlare dell’importanza della religione nei tempi attuali. Tutti, per natura, abbiamo il senso di un sé e, attraverso di esso, sperimentiamo i fenomeni conoscibili come dolorosi, piacevoli o neutri. E’ un dato di fatto che non ha bisogno di ulteriori indagini. Anche gli animali provano la stessa cosa. Per natura, amiamo la felicità e cerchiamo di evitare sofferenza e dolore. E neppure questo è un fatto che ha bisogno di dimostrazioni. Detto ciò, possiamo parlare del diritto di ciascuno a di vivere un’esistenza felice e superare le sofferenze.” Se questa parte di discorso del sant’uomo recasse la firma del Papa non cambierebbe assolutamente nulla: il contenuto del discorso forgia e dimostra la forma della fede stessa che non si aspetta nulla in quanto le azioni sono dettate dall’interesse della comunione fra gli individui.

    In conclusione

    Come osserva il Dalai Lama quando afferma “Tremila anni fa vivevano circa cento mila persone. Oggi siamo 7 miliardi. E’ evidente che tra tutti noi vi siano differenti disposizioni” possiamo comprendere che oggi, con la tecnologia, con internet e con tutte le novità presenti nell’odierno rispetto all’antico, si potrebbe pensare che la dottrina non sia al passo con i tempi, mentre forse il successo della stessa consta proprio nell’aver mantenuti integri i cardini della sua stessa tradizione. I fedeli di una volta erano consapevoli della propria scelta, quelli di oggi sono consapevoli che la loro esistenza proviene da una consapevolezza millenaria e questo potrebbe essere lo spunto sul quale considerare realmente che la religione è e resta distante dalle scelte di persone che si sono introdotte al suo interno per indulgere nelle proprie intenzioni.

    Le regole poste in atto dalla Chiesa hanno dimostrato l’intenzione di distanziarsi ufficialmente da quelli che pensano che una volta individuati e stretti all’angolo chiedere scusa sia meglio di chiedere permesso. Ma non solo.

    https://www.notiziavera.it/vaticano-e-pedofilia/

  • ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    Ad anticipare la notizia è l’agenzia ANSA che annuncia l’esistenza di un processo italiano – oltre a quello mediatico Vaticano – sui presunti abusi commessi da don Gabriele Martinelli, un cittadino italiano che avrebbe commesso reati sessuali prima di essere nominato sacerdote, in forma equiparabile al “turismo sessuale”, in uno Stato estero, in questo caso non i classici c. d. paesi del terzo mondo, ma in Vaticano, all’interno di quella che per i cattolici è il cuore della cristianità, la Santa sede.

    Il procedimento italiano parallelo promosso dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare per la Rete l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, è oggi in mano ai magistrati di Piazzale Clodio, che hanno indagato due anni, fuori dal clamore mediatico, parallelamente al Vaticano, anche sull’altra presunta vittima, che il Vaticano ha sentito come semplice testimone, Kamil Jarzembowski, compagno di stanza L.

    Da presidente della Rete L’ABUSO voglio mantenere per il momento doveroso riserbo sui particolari, posso dire da quanto appreso dai parziali fascicoli di indagine conclusi, prodotti dalla Procura di Roma che ha richiesto il rinvio a giudizio di più persone, atti noti per competenza all’associazione che presiedo e che raccontano, che le indagini vanno ben oltre quelle espletate dalla Santa Sede, coinvolgono parecchie più persone (anche esterne alla chiesa) che i soli Martinelli e Radice citati nel procedimento Vaticano, in quanto, l’indagine italiana tiene conto che Radice, divenuto un po’ il capro espiatorio della vicenda vaticana, in realtà riceveva ordini dai superiori (diocesi di Como a cui fa capo l’Opera don Folci), che alla luce anche del carteggio tra il nostro assistito e la stessa, si potrebbe al massimo sostenere in modo davvero poco credibile, “di non aver compreso la gravità dei fatti”.

    Si attende ora da parte della magistratura il proseguo, il rinvio a giudizio dei due principali imputati , Martinelli e mons. Radice, uno presunto attore e l’altro all’epoca dei fatti Rettore (giuridicamente responsabile del solo seminario), oltre coloro che risultano indagati dalla procura italiana che ne chiede il rinvio a giudizio e che sono sfuggiti all’indagine vaticana.

    La Rete l’abuso annuncia da subito che si costituirà parte civile nel processo instaurato in Italia.

    il Presidente

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/11/15/don-gabriele-martinelli-e-il-prete-accusato-di-abusi-nel-seminario-minore-in-vaticano-bergoglio-sia-coerente/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/09/22/pedofilia-caso-martinelli-il-vaticano-insabbia-le-posizioni-del-cardinal-comastri-e-del-vescovo-coletti/

  • Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    (ANSA) – ROMA, 18 GEN – Rischio processo anche davanti al tribunale di Roma per don Gabriele Martinelli accusato di presunti abusi commessi al Preseminario San Pio X in territorio Vaticano. La Procura ha chiuso l’inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, per episodi di violenza sessuale su un minore (un compagno di seminario di un anno più giovane) che sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nel procedimento è coinvolto anche monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, per concorso in violenza sessuale per non avere impedito gli atti illeciti e per non averli denunciati.
    I due sono già sotto processo per gli stessi fatti in Vaticano. L’autorità italiane hanno proceduto nei confronti di Martinelli in base al principio secondo cui quando un soggetto commette un reato all’estero, in questo caso la Santa Sede, e poi si rifugia in Italia può essere perseguito dalla magistratura italiana. Nei confronti dell’ex seminarista, oggi 28enne, è pendente anche un procedimento davanti al tribunale dei minori per episodi avvenuti quando Martinelli aveva meno di 18 anni. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/01/18/abusi-in-seminario-rischio-processo-per-don-martinelli_c92d287b-ba76-42b0-a617-f315a0799f1c.html

  • Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    La vittima: “Non sono stato l’unico a subire abusi”. Il 4 febbraio la parola passerà all’atro imputato don Gabriele Martinelli

  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

     | 14 OTTOBRE 2020

    È iniziata l’udienza sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X grazie a un provvedimento del pontefice. Don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento

    Al via il processo per gli abusi sessuali tra i chierichetti del Papa. Mentre il Vaticano è scosso dalle indagini sugli scandali finanziari della Segreteria di Stato che hanno portato all’arresto di Cecilia Marogna accusata di peculato, nel tribunale della Santa Sede è iniziato il processo sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X. Imputati due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento. A denunciare per la prima volta l’accaduto, era stato, nel 2017, il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro Peccato originale a cui seguì un’inchiesta de Le Iene. Denunce che hanno convinto il Papa. Come ha precisato il Vaticano, infatti, “nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità”. La prima udienza ha segnato anche il debutto in aula di Giuseppe Pignatone come presidente del tribunale vaticano.

    Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute dal 2007 al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del pre seminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Nella prima udienza del processo è, infatti, emerso che il 3 ottobre 2013 il sacerdote ha inviato una lettera al vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da cui dipende il pre seminario vaticano, in cui smentiva la denuncia della vittima di Martinelli, definendola “fumus persecutionis”. Ma c’è di più. Sempre secondo i magistrati del Papa, don Radice ha inviato successivamente una falsa lettera a nome del presule, su carta intestata della diocesi di Como, in cui annunciava l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli. Lettera che è stata disconosciuta da monsignor Coletti. Nel 2018, durante un interrogatorio con i pm vaticani, don Radice ha anche sostenuto “con certezza assoluta” di non essere a conoscenza di atti omosessuali o di libidine nel pre seminario di cui era rettore. In questo modo, secondo i magistrati, ha intralciato le indagini insabbiando le accuse.

    Nel 2017, Nuzzi aveva raccontato che quelle da lui raccolte non erano le prime “allarmanti informazioni su quanto accade all’interno di quell’istituto riservato a ragazzini in cerca di vocazione. Già nell’estate del 2013 una dettagliata lettera anonima era stata recapitata a diversi esponenti della Curia, tutti autorevoli. Tra questi spiccavano l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano, lo stesso cardinale Angelo Comastri e anche alcuni collaboratori del Segretario di Stato allora in carica Tarcisio Bertone, come l’attuale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il porporato francese Dominique Mamberti, che all’epoca era segretario per i rapporti con gli Stati”. E ha aggiunto: “Sodano, dopo aver ricevuto la lettera, chiese e fece chiedere chiarimenti a Comastri e a monsignor Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro. Il rettore del San Pio X, monsignor Enrico Radice, fu chiamato in Segreteria di Stato. Radice smentì ogni fatto indicato nel documento anonimo, sostenendo che i ragazzi erano certo vivaci ma che non era accaduto nessun episodio rilevante. Comastri distrusse il documento anonimo, che tutti alla fine considerarono figlio di quel pettegolezzo e di quelle maldicenze che come un venticello fastidioso circolavano nei corridoi dei sacri palazzi”. Ma i magistrati vaticani non la pensano così.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/14/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-a-due-preti-senza-la-querela-della-vittima-per-volonta-di-francesco/5965876/

  • Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    È durato pochi minuti la prima udienza nei confronti dei due parroci. Le accuse si riferiscono a episodi tra il 2007 e il 2012

    CITTÀ DEL VATICANO. Otto minuti. Dalle 9.37 alle 9.45. Tanto è durata la prima udienza di quello che è stato ribattezzato il «processo dei chierichetti del Papa», il procedimento giudiziario in Vaticano per accertare le accuse di abusi sessuali avvenute dal 2007 al 2012 nel Preseminario San Pio X. Un’altra brutta storia all’ombra del Cupolone, in cui gli abusi di potere si intrecciano alle violenze sessuali, avvenuta nel Palazzo San Carlo che Pio XII aprì nel 1956 per ospitare studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi del mondo desiderosi di intraprendere un cammino di discernimento verso il sacerdozio.

    Sul banco degli imputati della piccola Aula del Tribunale vaticano, presieduto dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono don Gabriele Martinelli, 28 anni, e monsignor Enrico Radice, 71 anni, entrambi incardinati nella Diocesi di Como. Il primo, secondo le accuse formulate dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, coadiuvato dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone, è accusato di abusi sessuali su un giovane ospite del Preseminario, minorenne e quasi suo coetaneo all’epoca dei fatti; il secondo, allora rettore, è invece accusato di favoreggiamento.

    Martinelli, classe 1992, residente a Como, è arrivato per primo in Tribunale. In mascherina, polo nera e maglioncino sulle spalle, scrutava chiunque entrasse in Aula dopo il controllo col termoscanner. Solo in un momento ha alzato gli occhi, con una smorfia quasi di contrizione, mentre venivano elencati i capi d’accusa. «Abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre-Seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi»m ha letto il cancelliere, Martinelli «con violenze e minacce» ha costretto la vittima «a subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione», «in diversi tempi e luoghi nello Stato della Città del Vaticano». Tutto è iniziato quando Martinelli e la vittima erano minorenni: 14 e 13 anni. Ma gli abusi si sono perpetrati finché entrambi hanno raggiunto la maggiore età: 19 il primo, 18 il secondo.

    Radice, vestito da prete, con in mano tutto il tempo un ombrello, guardava invece sul soffitto. In un momento sembrava quasi che stesse pregando. Su di lui pesa l’accusa di aver insabbiato «atti omosessuali o di libidine» avvenuti nel Preseminario quando era rettore. «In tempi e luoghi diversi, in Italia e anche all’estero, ha aiutato Martinelli ad eludere le investigazioni», è stato letto in Tribunale.

    Radice è inoltre accusato di aver contraddetto le denunce della vittima presentate al vescovo di Como, Diego Coletti, in una lettera del 3 ottobre 2013 in cui parlava di «fumus persecutionis». L’anziano monsignore ha inoltre falsificato una lettera, firmandola a nome del vescovo Coletti su carta intestata della Diocesi, per annunciare che Martinelli sarebbe diventato presto sacerdote. Un modo per accelerare l’ordinazione del suo protetto che sembrava potesse saltare viste le voci accusatorie che circolavano sul suo conto. Non solo: nel 2018, durante un interrogatorio coi pm vaticani, il monsignore ha sostenuto «con certezza assoluta» di non essere a conoscenza dei misfatti avvenuti nel San Pio X. «Ha così intralciato le indagini».

    Il 29 luglio 2019 il promotore di giustizia del Tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due sacerdoti. Nonostante i fatti denunciati risalissero ad anni in cui la legge allora in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa, da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio – sottolineava allora la Sala Stampa vaticana – «è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento» di Papa Francesco del 29 luglio scorso «che ha rimosso la causa di improcedibilità».

    A difendere oggi i due imputati c’erano due avvocatesse: Rita Claudia Baffioni per Martinelli, Agnese Camilli Carissimi per Radice. Parlavano tra di loro a inizio udienza e, alla fine, prima di uscire, hanno raggiunto ognuna il proprio assistito. Hanno già depositato le ammissioni di prova, ma questa mattina non hanno presentato alcuna istanza. Pignatone ha chiesto all’avvocatessa di Radice di «decifrare meglio i temi di prova entro venerdì», perché: «Questo Tribunale vuole dare il maggiore spazio possibile alla difesa». «A causa di impegni di questo Tribunale per una causa già avanzata», ha detto ancora il presidente, ha rinviato l’udienza a martedì 27 ottobre, alle 14, «per lo scioglimento della riserva delle prove e l’interrogatorio degli imputati».

    A rivelare per primo la vicenda del Preseminario era stato il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro “Peccato Originale”, riportando le confessioni di un ex alunno del San Pio X, il polacco Kamil Jarzembowski (oggi assente), che, entrato nel settembre del 2009, aveva denunciato nell’estate del 2014 alle autorità ecclesiastiche abusi su un compagno di stanza di cui era stato testimone oculare. Erano seguiti diversi servizi televisivi che rivelavano testimonianze di altri ex allievi su presunti atti sessuali compiuti nelle camere dell’Istituto, in particolare da soggetti che sui più giovani esercitavano un potere di intimidazione. Una testimonianza, in particolare, riferiva del fatto che un abusatore era poi diventato prete.

    «A seguito di notizie divulgate da organi di stampa», annunciava una nota vaticana, nel novembre 2017 erano state avviate le indagini. Pochi giorni dopo la diocesi di Como reagì alle prime notizie con un comunicato in cui precisava che «i presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013, in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalità del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda».

    Valutazione diversa da quella data dai magistrati vaticani.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2020/10/14/news/vaticano-abusi-e-violenze-ai-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-1.39415958

  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi

  • La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    Secondo la CEI, con il nuovo decreto Conte per la fase 2: «Si viola la libertà di culto». «I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale».

    Una affermazione che in altre circostanze potrebbe anche starci, ma detto da chi in sfregio alle leggi, italiane e divine, non ha mai avuto rispetto per i minori, tanto meno ha mai dimostrato intenzione di recuperare il danno fatto ai più deboli (comandamenti 5° e 6°), mentendo per sfuggire alla giustizia (comandamento 8°), violando senza mai pentirsi le più basilari regole di qualunque società civile, la cosa suona molto ipocrita e interessata.

    Ma motiviamo le affermazione fatte (comandamenti 5° e 6°) parlando di quei 150 sacerdoti pedofili condannati in Italia in via definitiva solo negli ultimi 15 anni, che stando alle proiezioni e, per rimanere super partes prendiamo pure quelle più in difetto fatte sulla base degli studi di Andrew_Greeley – un prete cattolico romano, sociologo, giornalista e romanziere popolare, professore di sociologia all’Università dell’Arizona – il numero di vittime risulterebbe 7.500 bambini.

    Se avessimo preso quelle di Richard Sipe – un monaco benedettino citato anche nel film Spotlight – il dato impennerebbe a 37.500 minori.

    Ebbene, al di la del fatto che in Italia, negli ultimi 15 anni il clero abbia prodotto 7.500 oppure 37.500 vittime, la chiesa italiana, non ne ha comunque mai risarcita una sola, quelle poche, hanno ottenuto risarcimenti solo grazie ai tribunali dello Stato italiano, e i preti criminali, quando hanno visto il carcere, appena usciti, sono quasi tutti ritornati al loro posto.

    Ben più ampia e drammatica la seconda motivazione (comandamento 8°) che vede questi stessi vescovi mentire sistematicamente, non solo ai fedeli, ma anche nelle aule di giustizia italiane.

    Prendiamo il caso del vescovo di Savona, Caloggero Marino, che in un procedimento civile tutt’ora in corso, malgrado il documento del 2004 scritto da un suo predecessore – che produciamo a lato – ha mentito spudoratamente, dichiarando riguardo a un suo prete pedofilo, don Nello Giraudo, che la diocesi non ha mai avuto certezza dei fatti.

    Emblematico, per non dire disgustoso, quanto dichiarato dal vescovo di Como Enrico Coletti, oggi in pensione, da monsignor Enrico Radice e dal numero 2 del Vaticano Angelo Comastri, che insabbiarono quello che tutti conosciamo come il caso dei chierichetti del papa, per non parlare del presunto accusato, Gabriele Martinelli, nel frattempo diventato, come nulla fosse, sacerdote.

    Bugie, insabbiamenti, ritorsioni che nella chiesa sono la prassi abituale, come testimonia un nostro assistito, ricordando il suicidio di don Diego Pirovano,  avvenuto pochi giorni fa a Cologno.

    Ecco perché troviamo davvero così di cattivo gusto il reclamo dei vescovi italiani, che spiace tanto per i fedeli, ma prima di riaprire le chiese, farebbero bene a fare tanta pulizia, sopratutto tra le gerarchie, perché come è giusto che ci sia il diritto di culto, è ancor più giusto e doveroso che i minori abbiano il diritto alla tutela e alla salute !

    Francesco Zanardi

  • Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    di Gian Guido Vecchi – «Come vittima e sopravvissuto, ringrazio il Papa per il suo coraggio. Io so che nella Curia e in tutto il mondo ci sono cardinali e vescovi contro di lui, gente che finora si è nascosta dietro il segreto pontificio — leggi l’approfondimento su che cos’è — per coprire il terrore e insabbiare. È caduta una muraglia oscura». Al telefono con il Corriere, la voce di Juan Carlos Cruz, 56 anni, suona sollevata prima che felice, come si fosse tolto un peso. Era ancora un adolescente quando subì abusi dal sacerdote pedofilo seriale Fernando Karadima, spretato da Francesco l’anno scorso. Potente e temuto fin dagli anni di Pinochet, nella parrocchia di El Bosque a Santiago, Karadima è all’origine degli scandali che hanno devastato la Chiesa cilena, una delle prove più difficili del pontificato. Con altre due vittime di Karadima, un anno e mezzo fa, Cruz era stato ricevuto da Francesco a Santa Marta, «voglio che nessuna vittima si senta più sola». Le denunce erano rimaste inascoltate per anni, vescovi e cardinali cileni gli davano del calunniatore. «Ne avevamo parlato al Papa, certo. Ma come noi, tante vittime non hanno smesso di chiedere l’abolizione del segreto pontificio. Così si fa giustizia e trasparenza».

    Considerazioni che si ripetono, in chi ha patito violenze e incredulità. Alessandro Battaglia, 22 anni, vorrebbe non pensarci più. «Si figuri che neanche lo sapevo. Però sono contento, chiaro. Lo chiedevamo da anni. Certo i vescovi non hanno più scuse, ora: non potranno insabbiare con la scusa che rischiano la scomunica». Alessandro era un ragazzino legato alla sua parrocchia, a Rozzano, diocesi di Milano. «Andavo in oratorio ogni giorno, ero uno scout, cantavo nel coro, i miei amici erano lì: a quindici anni, per me, l’oratorio era tutta la vita», raccontava nei giorni dell’incontro in Vaticano per la protezione dei minori. Lo ha ripetuto fin da quella notte: «Sono stato abusato alla fine del 2011 da don Mauro Galli». Don Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Ma intanto sono passati anni di inerzia, coperture. «La Chiesa è così, una macchina lentissima, però bisogna apprezzare le cose positive, e questa decisione lo è». Una decisione che ha fatto il giro del mondo.
    La signora Marie Collins, irlandese di Dublino, aveva tredici anni quando fu abusata da un sacerdote negli anni Sessanta. Nel 2014 fu nominata da Francesco nella prima Commissione antipedofilia, tre anni più tardi si dimise contro le resistenze vaticane. Ora commenta, asciutta: «Una notizia eccellente. Lo avevamo raccomandato durante il primo mandato della commissione, è bello vedere che è stato applicato. Finalmente un cambiamento reale e positivo».
    Anche Miguel Hurtado, 36 anni, ha l’aria sollevata: «Una buona notizia, una richiesta storica delle organizzazioni di vittime dei preti pedofili». La sua storia riguarda il monastero di Montserrat, in Catalogna. «Avevo sedici anni, fui abusato da un monaco benedettino, Andreu Soler, che guidava il nostro gruppo scout». Anche qui denunce ignorate, silenzi.
    Ora sospira: «Mai più casi trattati in segreto. I vescovi devono collaborare con la giustizia e consegnare i documenti interni». Si vedrà. Francesco Zanardi, fondatore di «Rete l’Abuso», osserva: «La Procura di Roma ha mandato una rogatoria per acquisire gli atti del fascicolo di don Gabriele Martinelli sugli abusi nel preseminario San Pio X, il collegio dei chierichetti del Papa. Ora vedremo l’efficienza della norma». Zanardi ha 48 anni, ne aveva undici quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, andò avanti tre anni». Resta la faccenda dell’obbligo di denuncia alle autorità civili, che in Italia non c’è per i preti: «Ma questa è una vergogna italiana: è il nostro Stato a doverlo disporre, almeno per i vescovi».
    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-voci-chi-ha-subito-abusi-tanti-vescovi-contro-papa-425eb360-210c-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml
  • Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Gli abusi sessuali ai danni di minori sconvolgono pure la Chiesa italiana. I dati choc riportati dall’associazione Rete l’Abuso

    Duecentonovantotto consacrati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. Centoquarantaquattro sono quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

    Vale la pena sottolineare sin da subito come la fattispecie degli abusi possa essere estesa o considerata riferibile anche a quelli commessi – in circostanze che sembrano però essere davvero minoritarie – ai danni di quelli che la Santa Sede chiama “adulti vulnerabili”.

    In Vaticano si è parlato anche di quel genere di abusi. In specie durante l’incontro straordinario sulla protezione dei minori voluto dal vescovo di Roma, ossia il summit straordinario che si è tenuto nel febbraio del 2019. Ma il discorso, che riguarda per lo più quanto subito dai minori, non cambia: i dati, che sono stati diffusi dalla Rete l’Abuso, sono drammatici. Le stime ipotizzabili presentate dalla medesima associazione fanno riflettere con una facilità persino maggiore di quella espressa per la prima casistica: la forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito della realtà indicata, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito di netto.

    Il Belpaese non è stato sconvolto dal “collasso morale” – così come lo chiama Benedetto XVI – della Chiesa cattolica. Il Cile, gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia e la Germania: sono queste le nazioni di cui abbiamo raccontato con costanza in questi anni in relazione agli abusi commessi da ecclesiastici. Per dirne una: alcune diocesi statunitensi sono fallite o quasi a causa dei risarcimenti dovuti alle vittime. Da noi non è ancora accaduto. Ma sembra appunto che l’Italia possa entrare a far parte di questo elenco: quello delle nazioni in cui la Chiesa cattolica deve affrontare, e con urgenza, la questione. Il Vaticano, anche dopo la serie di scandali che ha sollevato più di una bufera attorno a qualche alto ecclesiastico (si veda, per esempio, il caso dell’ormai ex cardinal Theodore McCarrick), non tollera più i comportamenti delittuosi degli appartenenti al clero: quando non si tratta di fumus persecutionis o di voci non confermate dalle indagini interne, ormai si tende a procedere nell’immediato con quanto previsto dal diritto canonico. Sempre che le norme siano considerate sufficienti. Ma ogni tanto si scopre di qualche sacerdote che viene “spostato” di diocesi o di parrocchia.

    La “linea della tolleranza zero” di Joseph Ratzinger, che rimane il Papa recordman per numero di consacrati “spretati”, ha avuto i suoi effetti. E Papa Francesco non è tornato indietro, anzi. Per quanto durante questo pontificato le accuse di pedofilia siano arrivate ad interessare persino il prefetto della Segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, che ora si trova in carcere in Australia, ma che potrebbe essere giudicato in modo diverso rispetto al primo grado per il tramite dell’appello.

    Non deve stupire più di tanto, comunque sia, che l’Italia non possa definirsi estranea al “collasso morale”. Il caso del San Pio X – sul quale la Santa Sede ha indagato almeno nel corso degli ultimi due anni e per il quale è stato rinviato a processo anche Don Gabriele Martinelli, è abbastanza emblematico. Prima i libri di Gianluigi Nuzzi, poco dopo le Iene: come direbbe Jorge Mario Bergoglio, “la pentola” sembra essere stata “scoperchiata”, ma in questo caso soprattutto da fuori le mura leonine. I racconti delle presunte vittime e dei presunti testimoni sono stati fondamentali. Per quanto si debba comunque attendere gli esiti processuali. All’interno di un pre-seminario del Vaticano potrebbero essere accaduti fatti di questa tipologia e di questa gravità. Cosa potrebbe accadere, con continuità, nelle periferie, che possono non essere sottoposte a un controllo troppo serrato? Papa Francesco, in questi sei anni e mezzo di pontificato, ha ribadito qual è l’avversario da abbattere: il clericalismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ritiene che siano le distorsioni dei rapporti tra i membri del clero a contribuire agli abusi sessuali.

    Il papa emerito Benedetto XVI, dal suo canto, è invece tornato sull’argomento, centrando la sua riflessione scritta sulle conseguenze dovute all’innesto dell’ideologia sessantottina all’interno della Ecclesia. Una posizione – quella del teologo tedesco – che è stata stigmatizzata dal fronte progressista. Il papa emerito ha fatto intendere come la liberalizzazione dei costumi, che ha fatto la sua comparsa in contemporanea con il 68′, abbia sconvolto l’assetto ecclesiastico. Poi c’è il cosiddetto “fronte tradizionale”, che associa il dramma della pedofilia a quella che i tradizionalisti chiamano “agenda omosessualista”. La disamina sulle cause, dinanzi certe rilevazioni numeriche, possono passare in secondo piano.

    Le stime sulle vittime: forse un milione solo in Italia

    Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cirfra che non può essere verificata in maniera certosina. Se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione.Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da Rete l’Abuso. Qualche Stato, come quello australiano, pensa che un modo utile a far cadere qualche muro di silenzio sia quello di legiferare sul segreto confessionale, che per certi progressisti dovrebbe venire meno. I sacerdoti, dal canto loro, segnalano come la confessione sia, in realtà, uno dei pochi strumenti tramite cui si può giungere ad avere contezza degli abusi. Quello – dicono – è il luogo in cui si trova il coraggio di parlare. Guardando bene, però, il limite vero deriva dalla mancanza di denunce, provengano queste dai sacri palazzi, dalle parrocchie, dalle vittime o dalle famiglie. Pure per questo, il Santo Padre ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi. Il Papa ha stilato Motu proprio ad hoc: Vox estis lucis mundi. Ma il sistema di prevenzione italiano funziona?

    Le zone italiane coinvolte dagli scandali legati agli abusi

    Il lavoro di Rete l’Abuso è tanto meticoloso da proporre ai lettori una vera e propria configurazione, con tanto di connotazioni e specifiche geografiche, ritraente tutti i casi per cui è corretto annotare delle certezze giudiziarie o quantomeno delle accuse in fase di accertamento. Distinguendo solo per religiosi condannati o rei confessi e per religiosi che per ora risultano essere solo indagati, si ottiene in ogni caso una conclusione choccante: tranne alcune zone, come buona parte della Basilicata, il nord della Sardegna, la striscia settentrionale dell’Emilia Romagna e una fascia consistente della Toscana, del Veneto e del Friuli, nessuna macrozona ecclesiastica italiana – su base regionale e non diocesana – può dirsi estranea a casi, presunti o no, di pedofilia. E questo, considerando quanto poco si parli degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Italia rispetto ad altre nazioni del mondo, raffigura già di per sé un fattore di rilievo. Un grande assembramento di sacerdoti condannati o autori di confessioni sulla pedofilia perpetrata è riconducibile al Nord Ovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria si conta quasi un terzo degli episodi totali. Come non far notare, poi, come la mappa si addensi proprio in prossimità del Vaticano? Uno delle ultime condanne emesse nei confronti di un sacerdote è inerente a quanto commesso da padre Pio Guidolin, che è stato condannato a 12anni di carcere. Una storia in cui c’entrerebbe pure l’utilizzo improprio dell’olio santo. Eppure, nonostante il lavoro degli inquirenti, alcune di queste storie vengono rivelate dopo anni. Francesco Zanardo, che è il presidente della Rete l’Abuso, ha reso noto come uno degli ostacoli possa derivare dai rapporti intercorrenti tra i principali enti istituzionali: “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Come se i cosiddetti poteri forti fossero troppo legati tra di loro per poter squarciare il velo di Maya.

    L’intervento della Chiesa cattolica per la protezione dei minori

    “Dietro l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto preti spretati, teologi eretici come Hans Küng, lotte interne dei modernisti contro il papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice, che vogliono far pagare alla chiesa le sue posizioni in materia etica”. A scriverlo è stato il professor Francesco Agnoli in “Chiesa e pedofilia”, un libro edito da Cantagalli e pubblicato nel 2011. La disamina di fondo è questa: la pedofilia non è affatto un unicum ecclesiastico. Una parte consistente dei cattolici non nega che la Chiesa stia attraversando un “collasso morale”, ma non accetta che “pedofilo” e “sacerdote” vengano accomunati senza pensarci troppo. I cattolici-conservatori ritengono che la distorsione della dottrina cattolica perpetrata attraverso le svolte progressiste – distorsione che avrebbe attecchito in delle correnti teologiche statunitensi durante il boom delle avanguardie degli anni 60′ e degli anni 80′ – abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo di atteggiamenti non conformi alla dottrina e, persino, della pedofilia. Sembra giusto, dopo aver rimarcato pure come gli ultimi due pontefici abbiano riformato la prassi – Ratzinger ha anche inasprito le norme – evidenziare come la Chiesa cattolica stessa metta in campo degli strumenti in grado di recuperare le vittime. E non solo quelle che hanno subito abusi perpetrati dagli ecclesiastici. L’esperienza guidata da Don Fortunato Di Noto, cioè la Meter Onlus, è la dimostrazione pratica di come le istituzioni ecclesiastiche siano impegnate nella protezione, ma anche nella rinascita spirituale e psicologica, delle persone abusate.

    http://www.ilgiornale.it/news/abusi-dei-preti-ecco-tutti-i-dati-choc-che-riguardano-1794416.html