Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, ex parroco scarcerato da Sanremo per decorrenza termini

    Pedofilia, ex parroco scarcerato da Sanremo per decorrenza termini

    Sanremo. E’ stato scarcerato dalla casa circondariale di Sanremo, per decorrenza dei termini massimi di detenzione preventiva, don Riccardo Seppia, ex parroco dello Spirito Santo di Sestri Ponente a Genova condannato in primo grado e secondo grado per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti.

    L’ex sacerdote che era detenuto nell’istituto di pena di Valle Armeadovrebbe essere ospitato in una comunità. Don Seppia era stato arrestato il 14 maggio 2011 e condannato in primo grado a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, pena confermata in appello. La Corte di Cassazione, nel novembre scorso, aveva parzialmente annullato la condanna rinviando ad altra sezione della corte d’appello il processo, non ancora fissato, per il nuovo calcolo della pena.

    Il ricorso in Cassazione era stato presentato dal difensore di don Seppia, avvocato Paolo Bonanni.

    Insieme a don Seppia era stato arrestato anche l’ex seminarista Emanuele Alfano con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile poi condannato a 5 anni e tre mesi in primo grado, pena diminuita di un anno in appello. Insieme erano accusati di aver coinvolto adolescenti provenienti da situazioni di particolare disagio in rapporti sessuali e consumo di droga.

  • Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Genova – Don Riccardo Seppia, l’ex parroco del quartiere genovese di Sestri Ponente che fu arrestato per pedofilia e rinchiuso nel carcere di Sanremo, è tornato in libertà: sarà ospitato in una comunità ecclesiastica della Lombardia.

    Don Seppia era stato condannato in appello a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma lo scorso novembre la Cassazione aveva annullato la sentenza, rinviando gli atti a Genova con una nuova qualificazione del reato: tentati atti sessuali con minorenne e induzione alla prostituzione.

    Questo processo è ancora pendente, ma intanto l’ex parroco, che fu arrestato nel maggio del 2011, ha ottenuto i benefici di legge chiesti dall’avvocato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/05/13/ARMqG0QE-condannato_seppia_pedofilia.shtml

  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Al processo contro don Vito Beatrice il racconto della mamma del ragazzo

    di Fulvio Fiano

    ROMA – Era marzo anche cinque anni fa quando la signora Anna scoprì che suo figlio aveva provato a uccidersi, trascinato in un fiume da un peso che ancora oggi lo affonda. «Mi urlò: “Padre Vito mi ha violentato, non vivo più con questo schifo dentro”». Neanche davanti a un giudice la donna si dà pace. A quel religioso diventato un fratello per 10 anni ha affidato il figlio: «Non avevo capito niente…», testimonia al processo. La sentenza è vicina, ma il banco degli imputati è vuoto. L’orco con la tonaca, 70 anni, è ancora una volta contumace. «Non sapevo più chi ero, non ci potevo credere» ricorda Anna. Che oggi maledice quel pellegrinaggio a Lourdes dove tutto cominciò nel 1994.

    «Partimmo col treno bianco. Mauro (i nomi delle vittime non sono reali, ndr) aveva 4 anni e durante le preghiere si annoiava. Quel prete lo chiamò con lui, gli fece fare il chierichetto,diventammo amici». Cominciò la frequentazione fatta di inviti a pranzo e cortesie. «La prima volta da noi, nel paesino in provincia di Frosinone, fece subito una buona impressione a tutti i parenti, tornò spesso a trovarci, quasi ce lo contendevamo. Pensi – dice Anna al giudice – che mio padre è morto dicendo di salutargli Vito… All’epoca mica si sentivano tutte queste storie…».

    E siamo al 2001. Mauro ha 11 anni e don Vito si offre di prepararlo per l’esame di quinta. Può stare da me, al convento di Sant’Alessio all’Aventino, ho una cuoca, starà bene, assicura. Mauro passa qualche settimana da solo con lui e spesso ci tornerà negli anni successivi. Padre Vito è come e più di uno zio, lo porta con sé anche in Spagna in viaggio. E quando si trasferisce a Nervi, Mauro lo raggiunge per le vacanze. Nelle frequenti telefonate «per salutarlo» il precettore si raccomanda all’allievo al telefono di «non far sentire la conversazione ai tuoi». E a tutte le feste ha un regalo. Magliette, poi un cellulare, un videocamera, un pc. Lo ha comunicato e lo vorrebbe cresimare. Poi il ragazzo cresce e piano piano si allontana. Non vuole farsi vedere dagli amici in compagnia di quell’uomo. Ma forse è l’età, si dice la mamma.

    Gli occhi della signora ora sono umidi, il racconto riprende dopo un sorso d’acqua. «Padre Vito, anzi, “quel signore” era una serpente. “Non fategli vedere i Simpsons”, ci diceva. “Educatelo bene il mio figlioccio”. Il nostro peccato è stato volergli bene e ho bruciato tutte le sue foto e le lettere».

    Fino al 2006 padre Vito avrà rapporti completi, attivi e passivi, con il ragazzo che gli veniva affidato. Lo filmava e lo fotografava per usi che le indagini non hanno potuto chiarire. Ma dubbi non ce ne sono. Nel processo strappato dal procuratore aggiunto Maria Montelone ai tentativi di portarlo a Genova dove sarebbe andato prescritto, ha deposto anche il papà della vittima, che incastrò Don Vito registrando di nascosto la sua confessione come gli fu riportata dal suo superiore.

    I padri Somaschi, citati per danni, non si sono mai fatti avanti per scusarsi o aiutare le indagini. Vito Beatrice è ufficialmente in un convento. La difesa ha anzi ottenuto che la testimonianza di Mauro avvenisse a porte chiuse. Ma qualcosa è trapelato. «Vito mi spiegava che gli amici fanno certe cose», avrebbe detto Mauro dopo aver ripercorso gli orrori subiti. E non poteva sapere che anche da bambini la realtà può essere un brutto sogno.

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_30/pedofilia-violentato-dieci-anni-quel-prete-si-preso-nostro-figlio-96c1c94e-d6a5-11e4-a883-4c9c44a1b2f9.shtml

  • Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Il prete, condannato in appello per a 9 e anni e mezzo – sentenza rinviata parzialmente dalla Cassazione – tornerà libero in un paio di mesi per scadenza dei termini di custodia. In attesa di conoscere il suo destino giudiziario lo attende un periodo di penitenza, al termine del quale potrebbe ritrovare l’altare.

    Don Riccardo Seppia, il prete genovese condannato a 9 anni e mezzo di carcere per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti, in carcere dal 13 maggio 2011, fra un paio di mesi potrebbe tornare in libertà. E in un futuro non troppo lontano – se gli venisse revocata la sospensione a divinis che lo ha colpito dopo la condanna penale – potrebbe persino tornare a dire messa. Dopo avere scontato, tuttavia, il proprio peccato soggiornando in un centro di comunità di recupero e sostegno riservata ai religiosi.

    Don Seppia, parroco della chiesa genovese del Santo Spirito diSestri Ponente, era stato accusato di aver ceduto cocaina a minorenni in cambio di favori sessuali, nonché di aver ceduto cocaina all’ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nel corso della stessa inchiesta e accusato di induzione alla prostituzione minorile.

    Il nuovo quadro accusatorio si desume dalle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che nel novembre dell’anno scorso aveva riqualificato il reato per il quale don Seppia era stato condannato nei primi due gradi di giudizio: da tentata induzione alla prostituzione minorile a tentati atti sessuali con minorenni. La Suprema Corte aveva quindi annullato parzialmente la sentenza di appello con rinvio parziale ad un nuovo giudizio presso la Corte di appello di Genova. Che dovrà tenere conto delle indicazioni fornite dai giudici di ultima istanza. Spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocatoPaolo Bonanno, difensore del sacerdote: “La Cassazione ha accolto la nostra richiesta di considerare la continuazione fra i reati sessuali e quelli di spaccio di stupefacenti e di conseguenza la Corte d’Appello dovrà applicare una sorta di sconto sulla pena irrogata in precedenza. Inoltre i giudici di merito avevano considerato equivalenti l’aggravante della cessione di droga a minorenni e l’attenuante della modica quantità della sostanza. Ma la nuova normativa ridefinisce come un reato autonomo, punibile con una pena da 6 mesi a 4 anni, quella che era un’attenuante e come da noi richiesto i giudici di appello dovranno tenerne conto nelle determinazione della nuova pena”.

    C’è infine un ulteriore assetto in senso strettamente tecnico. La legge prevede che la detenzione in custodia preventiva non possa mai superare i quattro anni. E così si giungerebbe al 13 maggio 2015, data nella quale è escluso che il nuovo giudizio di Appello, nonché l’eventuale pronuncia della Cassazione, possano essere già stati emessi. Se l’istanza di scarcerazione del difensore sarà accolta Don Seppia potrà quindi uscire dal carcere e in attesa di conoscere la propria sorte giudiziaria sarà ammesso alla penitenza, invero non troppo pesante, della comunità di recupero. Dove lo attende una spartana ma non afflittiva disciplina. Ore 7,15 del mattino la recita delle Lodi, la sera l’Adorazione e il Vespro. Durante la giornata, il sacerdote dovrà svolgere dei lavori perché in quella comunità vige la regola di San Benedetto: Ora et labora.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/17/genova-don-seppia-vicino-scarcerazione-potrebbe-tornare-dire-messa/1514147/

  • La Curia: don Seppia non è più “don” (ma potrebbe tornare a fare il prete)

    La Curia: don Seppia non è più “don” (ma potrebbe tornare a fare il prete)

    Genova – Don Riccardo Seppia: un prete scomodo, in carcere per pedofilia, ancora in attesa di sentenza definitiva e prossimo a tornare in libertà. Anzi (per ora), un ex prete.

    Perché, precisa la Curia di Genova «la sentenza della Cassazione che riduce la pena (per l’esattezza ne ordina il ricalcolo, con un’aggravante in meno, ndr) non modifica la decisione canonica a suo tempo assunta, circa la sua dimissione dallo stato clericale. Il che comporta l’impossibilità di esercitare il ministero pastorale. Nel confermare la vicinanza a chi è stato offeso da condotte riprovevoli, si rinnova l’invito alla preghiera per tutti».

    Questa nota è stata pubblicata sul sito della Curia di Genova.

    Interpellato dal Secolo XIX, il responsabile delle comunicazioni della Curia, don Silvio Grilli, aggiunge: «La riduzione allo stato laicale di Riccardo Seppia a suo tempo non è stata resa pubblica per discrezione e rispetto della privacy».

    La Curia fa però sapere che, per ragioni di umanità e pastorali, Riccardo Seppia, non più don, non sarà lasciato solo, quando uscirà dal carcere a metà meggio di quest’anno. Da qui la decisione del cardinale Bagnasco (condivisa perché «non poteva essere mandato d’imperio, visto che non fa più parte del numero dei sacerdoti») di cercargli una sistemazione che è stata individuata a Villa Iride a Intra, frazione di Verbania, casa della Congregazione di Gesù sacerdote che si pone questi obiettivi: «Ci poniamo accanto con umiltà e fiducia ai preti che vivono particolari momenti di difficoltà, cercando di offrire un aiuto fraterno di conforto e di ripresa. Per essi allarghiamo i nostri spazi nell’accoglienza e nel dialogo offrendo anche ospitalità nelle nostre case, per quanto possibile. Ciò avviene da molti anni a Trento e a Intra ma ora anche a Roma, Zevio, Marilia e Barretos. Ad essi cerchiamo di offrire anche un aiuto appropriato in campo spirituale e psicologico, con possibilità varie di una sana combinazione di lavoro e riposo. Non ci dimentichiamo di quanti hanno lasciato il ministero e delle loro famiglie, offrendo un accompagnamento che favorisca la comprensione del loro cammino e la partecipazione in termini nuovi alla vita ecclesiale».

    Secondo il canone 290 del Codice di diritto canonico, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido. Quindi Riccardo Seppia, al termine del suo percorso a Villa Iride (periodo durante il quale sarà seguito costantemente dal cardinale Bagnasco) potrà continuare la sua vita da laico che ha terminato di espiare il suo debito con la giustizia, o da sacerdote se lo chiederà e la Chiesa (attraverso la Congregazione per il clero) accetterà di riammetterlo.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/03/18/AR2bd0qD-seppia_tornare_potrebbe.shtml

  • La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    Di pochi giorni fa la classifica sulla libertà di stampa in Italia, secondo Il Fatto Quotidiano siamo al 73° posto alla pari di Moldavia e Nicaragua.

    La Rete L’ABUSO si occupa sul territorio nazionale di pedofilia clericale ed è proprio su questo che vorremmo fare una valutazione per capire davvero se quanto viene detto dalla stampa è vero e se si fino a che punto.

    DICONO I GIORNALI

    Secondo i giornali Papa Francesco è stato rivoluzionario nella lotta alla pedofilia, tra i casi più clamorosi quello di Jozef Wesolowski, il nunzio apostolico polacco che papa Francesco ha fatto “arrestare” in Vaticano e ridotto allo stato laicale, o il caso di don Mauro Inzoli “don mercedes”anche lui condannato dal Vaticano e “esiliato” ad una vita di ritiro e di preghiera, poi ci sono i casi come quello del parroco di Napoli don Silverio Mura per il quale papa Francesco ha chiesto un supplemento di indagine, il caso di don Marino Genova, il parroco di Portocannone (CB) momentaneamente sospeso a divinis.

    Stando quindi a ciò che i giornali ci raccontano, sembrerebbe che non solo i provvedimenti del pontefice siano efficaci, ma anche che la commissione antipedofilia creata da lui sia davvero efficiente. Ma noi abbiamo voluto fare gli avvocati del diavolo e così siamo andati a vedere un po’ più a fondo sia la materia del codice canonico, sia lo stato effettivo di questi casi.

    IL CODICE CANONICO

    Per quello che riguarda i provvedimenti canonici in effetti troviamo si una vasta applicazione ma non possiamo non notare anche una infinità di limiti.

    Va detto intanto che la massima pena che un provvedimento canonico può infliggere ad un prete pedofilo è la riduzione allo stato laicale, ovvero non essere più un prete. Notiamo anche una serie infinita di carenze nel codice canonico, rispetto alla legge civile. Per esempio, la mancanza di un risarcimento per la vittima, l’assenza dell’obbligo di denuncia all’autorità civile del pedofilo, nessun arresto o provvedimento che obblighi il pedofilo ad una terapia di recupero, al massimo l’obbligo di seguire una “terapia” basata su  esercizi spirituali, cosa che di fronte ad una grave devianza come la pedofilia, lascia davvero il tempo che trova.

    I FATTI NEL CONCRETO

    Proviamo quindi a vedere nei fatti cosa è accaduto nei casi che abbiamo citato prima.

    Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato in Vaticano il 23 settembre 2014 per ordine di papa Francesco, il 28 novembre era già libero di girare indisturbato. Il suo arresto, di fatto è stato una fortuna per Wesolowski perché non solo lo ha sottratto alla giustizia dei paesi dove aveva commesso i crimini e “costretto” ad un lussuosissimo soggiorno nelle stanze Vaticane, ma gli ha anche garantito l’immunità, infatti, alla richiesta di estradizione da parte dei paesi dove Wesolowski aveva commesso i crimini, il Vaticano risponde con un secco no. Nella sostanza quindi, il nunzio Wesolowski per ora ha subito solamente la riduzione allo stato laicale, alla quale però ha chiesto di fare ricorso e tuttavia non credo importi molto se Wesolowski è prete o no, le accuse contro l’alto prelato non erano di dire male la messa, ma di violenza sessuale sui minori, quindi per quello che ci riguarda può tranquillamente continuare a dire messa.

    Don Mauro Inzoli, accusato di vari reati tra cui la violenza sessuale su minori (canone 1720), ridotto allo stato laicale dal Vaticano, condannato ad una vita di ritiro e preghiera. Ma anche per don Inzoli, il ritiro e la preghiera durano poco più di un batter d’occhio infatti, il 20 gennaio 2015 viene sorpreso al convegno sulla famiglia e sarà proprio in quella occasione che smentirà quanto dichiarato dalla chiesa, “sono libero di andare dove voglio”. Ma il caso di don Mauro Inzoli smentirà poco tempo dopo anche le dichiarazioni del Vaticano il quale aveva assicurato piena collaborazione con la giustizia civile. E’ infatti a seguito di due esposti fatti alla procura di Crema, uno dalla Rete L’ABUSO e  l’altro dall’Onorevole Franco Bordo, che il procuratore, Roberto di Martino, il 18 ottobre 2014 chiede attraverso una rogatoria al Vaticano l’acquisizione della documentazione che ha portato alla condanna canonica il potente prelato. Come da consolidata consuetudine però, al di la delle rassicuranti dichiarazioni del Vaticano, il 3 marzo 2015 il Vaticano nega i documenti alla procura di Crema garantendo così l’impunità a don Mauro Inzoli che resta tutt’ora libero.

    Don Silverio Mura, il cui caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Rete L’ABUSO nel luglio 2013 e recentemente anche dalla trasmissione Chi l’ha visto, è l’unico caso in Italia, almeno al momento, nel quale il Vaticano risponde alla vittima, un uomo di Napoli ormai 40enne. L’uomo che chiamiamo con un nome di fantasia Diego, si era prima rivolto alla diocesi, la quale aveva nascosto altrove il prete. Diego aveva successivamente sporto denuncia all’autorità civile, la quale però non era intervenuta in quanto il reato era prescritto. Diego allora, si rivolge alla Rete L’ABUSO la quale, grazie anche all’aiuto sul posto dell’avvocato Sergio Cavaliere, che collabora con la Onlus, nel giro di qualche giorno riescono a rintracciare il sacerdote. Era stato spostato dalla diocesi pochi chilometri distante da dove aveva abusato di Diego, la cosa paradossale è che continuava a lavorare con i bambini nelle scuole, insegnava religione, proprio come quando aveva adescato Diego. Poche settimane dopo però, don Silverio Mura viene nuovamente spostato e sparisce definitivamente. Diego allora scrive a papa Francesco, il quale risponde.  Oggi sappiamo che è in corso un’indagine canonica nei confronti di don Silverio Mura, un processo che se ci sarà è bene ricordare potrà avere come massima pena la riduzione allo stato laicale del sacerdote. Nei fatti don Silverio Mura se sarà ridotto allo stato laicale, resterà comunque libero, la vittima che negli anni ha dovuto sostenere costose sedute terapeutiche per superare i traumi successivi agli abusi subiti, non sarà in alcun modo risarcita dalla chiesa per il danno subito da quel prete che la stessa diocesi, malgrado le segnalazioni, ha sempre reiteratamente nascosto.

    Don Marino Genova, è un caso di cui ci stiamo occupando, anche questo seguito sotto l’aspetto legale dall’avvocato Sergio Cavaliere. La storia si svolge sempre al sud, questa volta a Portocannone, un piccolo paesino della diocesi di Termoli. La vittima, Giada Vitale, abusata dai 13 ai 16 anni, anche lei si è rivolta al papa, è riuscita a consegnare proprio nelle sue mani una lettera. Ma a lei papa Francesco non ha mai risposto. Nel caso di Giada probabilmente ci sarà un risarcimento grazie al fatto che Giada oggi ha 19 anni, quindi non è prescritta e del suo caso quindi se ne occuperà la magistratura. La chiesa per il momento si è limitata a sospendere a divinis il sacerdote, che quindi per il momento è solo sospeso dal servizio, ma resta prete e senza alcuna restrizione, può muoversi tranquillamente. Si attende a breve la pronuncia della magistratura sul caso di don Marino Genova che sta seguendo per Rete L’ABUSO l’avvocato Sergio Cavaliere.

    Alcuni altri casi nei quali al di là della condanna, cioè al fatto che la magistratura abbia accertato i reati, non sono stati presi provvedimenti dalla chiesa ai tempi della così detta “linea dura di Papa Francesco”, ne citiamo solo alcuni, i più noti.

    Don Pietro Tosi, a denunciare il fatto, suo figlio Erik concepito durante lo stupro del prete nei confronti di una ragazzina di 13 anni, la mamma di Erik. Pietro Tosi non ha mai voluto riconoscere quel figlio malgrado l’esame del DNA non lasciasse dubbi sulla paternità. La famiglia di Erik aveva chiesto a Papa Francesco che quel prete (reo confesso) fosse ridotto allo stato laicale. Grazie alla segnalazione della Rete L’ABUSO si interessarono al caso anche Le Iene ma non bastò. Tosi morirà da prete nel 2014 lasciando l’amaro in bocca alla famiglia di Erik Zattoni.

    Don Renato Giaccardi, ex parroco di Mondovì, che ha patteggiato l’accusa per prostituzione minorile, trasferito a Loano (SV), diocesi di Albenga. Il caso emerge nel giugno del 2014 e si scopre che il prete è lì già da circa 3 anni. Malgrado le lamentele dei cittadini la diocesi minimizza e difende il prete. Nessun provvedimento da parte del Vaticano.

    Don Riccardo Seppia, da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania. È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi, nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    Monsignor Dante Lafranconi, salvato nel 2012 dalla prescrizione. Il giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona lo definì «Assolutamente omissivo», si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. Malgrado il clamore della vicenda rimasta per mesi agli onori della cronaca, il Vaticano non ha mai preso alcun provvedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi, malgrado le decine di vittime abbiano più volte scritto, anche a papa Francesco, chiedendo giustizia. Il sacerdote in questione è don Nello Giraudo nei confronti del quale la chiesa non prenderà mai provvedimenti, sarà il sacerdote a seguito dello scandalo a chiedere nel 2009 la dispensa allo stato clericale. Patteggerà nel 2012 l’accusa di violenza su una sola di quelle vittime, per le altre, a causa delle negligenze del vescovo Dante Lafranconi, era intervenuta la prescrizione.

    La lista dei casi è ancora lunga, poco rassicurante l’atteggiamento della chiesa che nella maggioranza dei casi si è limitata a sospendere il sacerdote per poi trasferirlo poco dopo in una nuova parrocchia, lontano da dove erano stati commessi i crimini. La Rete L’ABUSO ha stilato un elenco di preti condannati in Italia in via definitiva dal 2000 a oggi. Quasi 150 solo in Italia in soli 15 anni, sembrano tanti ma in realtà sono solo una minima parte perché restano esclusi da quella lista tutti coloro nei confronti dei quali, causa l’intervento della prescrizione, l’autorità giudiziaria non ha mai indagato, tutti quelli ancora sottoposti ad indagine o in fase di giudizio e quelli trasferiti altrove e di cui si sono fatte perdere le tracce.

    In nessuno dei casi emersi, non solo nel nostro paese, la chiesa non ha denunciato spontaneamente un solo caso all’autorità giudiziaria. Nessuna vittima, anche ai tempi di Papa Francesco è mai stata risarcita volontariamente dalla chiesa, tranne in quei casi dove il risarcimento è stato imposto dal tribunale.

    Alla luce di quella che è la realtà è difficile dire che oggi, i provvedimenti di papa Francesco siano efficaci, si può dire solo che la chiesa ha cambiato le modalità per tutelare la propria istituzione ma non le vittime le quali vengono ancora viste dalla stessa chiesa come un problema da risolvere e non come persone da aiutare a seguito del danno subito. Difficilmente vedremo un successo nei provvedimenti di papa Francesco perché malgrado le buone intenzioni, in Italia i primi a non denunciare, neppure alla chiesa sono i vescovi, i quali continuano ad omettere le denunce.

    L’unica via per risolvere seriamente il problema sarebbe che il papa obbligasse i vescovi a denunciare questi reati direttamente all’autorità giudiziaria, ma forse questa è una via troppo semplice ed efficace, forse la chiesa non è molto motivata nel voler risolvere il problema. La stessa linea dura annunciata da papa Francesco e tanto esaltata dalla stampa, basta rifletterci è totalmente insufficiente, per non dire una farsa. Il solo fatto che la massima condanna prevista dal codice canonico sia la sola riduzione dallo stato clericale del pedofilo e non la reclusione come prevede la legge civile, è indicativo della debolezza dei provvedimenti presi dalla chiesa. A tutto ciò si aggiunge il fatto che non è minimamente previsto un risarcimento per la vittima, la quale nella maggior parte dei casi non potrà mai accedere ad una terapia, spesso molto costosa, che gli permetta di superare questo trauma indelebile.

    Io ci andrei davvero molto cauto prima di esaltare i grandi cambiamenti della chiesa in materia di pedofilia, a quanto pare dovuti solo al fatto che una certa stampa sta adottando una linea poco etica e parecchio disinformante.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

    Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

    GENOVA. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania.

    È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi,nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    I reati sessuali e legati allo stupefacente devono essere considerati parte di un unico comportamento, quindi «continuati» con sensibile abbassamento. Non solo. In un altro passaggio – accogliendo la tesi del difensore Paolo Bonanni – si esclude la contestazione di un articolo cruciale, senza il quale la custodia cautelare massima non può superare,per nessuno, i quattro anni. Ecco allora che la data fatidica è il 13 maggio prossimo quando saranno, appunto, quarantotto mesi che don Seppia è in arresto; ma sarà impossibile che il suo processo abbia allora registrato un nuovo appello e un nuovo terzo grado. Ultimo dubbio: quando sarà condannato definitivamente dopo il 13maggio, potrà tornare in cella? No, perché grazie alla buona condotta avrebbe già scontato quasi tutta la pena possibile, visto che sarà per forza ridotta. Don Seppia avrà l’occasione di reinserirsi nella società. Certo,lui è un prete sospeso a divinis.

    Ma lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, che ha sancito la sospensione, può revocarla. Di fatto, l’ex parroco dovrà superare un periodo di laica “messa alla prova”. E la Chiesa, per casi simili al suo (e anche per problemi molto diversi che spaziano dalla depressione agli abusi subiti) ha dato vita a strutture di accoglienza, sostegno e recupero. I centri in Italia sono due, gestiti dalla congregazione di Gesù Sacerdote, una quarantina di sacerdoti con succursali in Brasile. In Italia la sede storica è a Trento, ma da qualche tempo è aperto una seconda casa per 18 ospiti a Intra, frazione di Verbania sul lago Maggiore: Villa Iride. «La Curia di Genova ci ha prospettato la possibilità dell’arrivo di un sacerdote-ammette padre Paolo, superiore della comunità – non ci ha fatto alcun nomee non ha indicato una data».

    Per don Seppia il trattamento sarà lo stesso degli altri 17 ospiti. «Qui ognuno ha una sua camera,molto modesta ma con bagno privato. La giornata inizia con la recita delle lodi alle7eun quarto e si chiude la sera con l’adorazione e il vespro. Aspetto fondamentale, tutti devono guadagnarsi da vivere e lavorare». L’ex parroco dovrà riscoprire l’ora et labora, affiancato da psicologi e psichiatri religiosi e laici. Mentre il cardinale Bagnasco sarà costantemente aggiornato sul suo cammino di «recupero».

    IL SECOLO XIX Genova

     

  • Lo strano suicidio di Luisa Bonello. Border Nigts puntata del 24-2-2015

    Lo strano suicidio di Luisa Bonello. Border Nigts puntata del 24-2-2015

    Torna a Border Night il caso di Luisa Bonello, trovata suicidata lo scorso 19 settembre nella sua camera da letto.

    Un caso di cui la nota trasmissione radiofonica si era già occupata e che pare, con il passare del tempo, che invece di chiarirsi, si complichi sempre di più. Infatti quello che è stato classificato come un suicidio in questi ultimi mesi ha avuto delle notevoli evoluzioni.

    La più eclatante è l’arresto del capo della Polizia Postale di Savona, l’ispettore Alberto Bonvicini in carcere dal novembre scorso per motivi non direttamente riferiti alla morte della donna.

    La magistratura sta anche indagando sulla pista della massoneria deviata e a ben 5 mesi, non ha ancora tolto i sigilli all’appartamento di via Genova. Dalla cronaca emergono anche collegamenti tra la chiesa e l’ispettore, Infatti fu proprio il vescovo di Savona a far conoscere Luisa Bonello all’ispettore Bonvicini.

    Lo stesso presule, sentendosi minacciato da Luisa Bonello sembrerebbe aver chiesto aiuto addirittura ai servizi segreti.

    Di questo e altro ne parleremo martedì 24 alle 22,45 circa a Border Night, condotto da Fabio Frabetti, ospiti in diretta Paolo Franceschetti e Francesco Zanardi.