Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Borghetto, lettera al vescovo: non allontanate il prete pedofilo

    Borghetto, lettera al vescovo: non allontanate il prete pedofilo

    Genova – Forti polemiche, a Borghetto Santo Spirito, per la lettera aperta con cui il consigliere comunale Pier Paolo Villa (Lega Nord) ha chiesto al vescovo, Guglielmo Borghetti, che don Francesco Zappella resti parroco della cittadina.

    Come ricordato sul sito dell’associazione Rete L’Abuso, don Zappella è stato condannato nel 1991 a Pinerolo per atti di libidine violenta ai danni di due minorenni (sotto i 14 anni) e nei mesi scorsi è finito nuovamente sotto indagine per reati analoghi . Da qui la decisione di rimuoverlo dal suo incarico.

    Sino alla lettera di Villa al vescovo: «Vi chiediamo di lasciare don Zappella al suo posto per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Mi sono permesso di scrivervi perché ho un peso sul cuore che devo liberare. Lo faccio a nome di decine e decine di parrocchiani che hanno conosciuto in questi 6 anni una persona che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha saputo avere la forza di dare nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie. Anche Voi, durante le visite in occasione di diverse ricorrenze, avete sottolineato quello che noi, comunque, già conoscevamo.

    Avete scelto don Francesco come Vostro collaboratore, e avete chiesto ai suoi parrocchiani di tenerlo stretto. E tenerlo stretto è proprio quello che vogliamo fare. Noi non abbiamo diritto di giudicare, però possiamo parlare fermamente per ciò che abbiamo visto e apprezzato grazie a lui. E i fatti parlano di un uomo forte ed umile, che ha dedicato pienamente la sua acciaccata vita al servizio di chi ha bisogno, come parroco e come volontario nella locale pubblica assistenza, senza mai tirarsi indietro. Vi chiediamo di lasciarlo al suo posto, per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Ve lo chiediamo con il massimo rispetto, ma con la convinzione di chi sente di perdere qualcosa di essenziale».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/12/08/AS69Lih-borghetto_allontanate_pedofilo.shtml

  • MONSIGNOR DELGADO SOSPESO ‘A DIVINIS’: STUPRÒ BIMBA DI 9 ANNI

    MONSIGNOR DELGADO SOSPESO ‘A DIVINIS’: STUPRÒ BIMBA DI 9 ANNI

    Un altro caso di pedofilia scuote la chiesa cattolica. Il 77enne Joseph Delgado, ex segretario del beato arcivescovo Oscar Romero, è stato sospeso ‘ a divinis’ perché avrebbe abusato di una ragazzina per molti anni.

    Delgado, lo ricordiamo, ha anche scritto un’interessante biografia di Oscar Romero, religioso trucidato da un cecchino degli ‘squadroni della morte’ mentre officiava una funzione religiosa. Il 77enne è accusato dalla chiesa cattolica salvadoregna di aver violentato continuamente una bimba di 9 anni. La piccola vittima ha dovuto subire gli abusi fino all’età di 17 anni. Oggi quella bimba ha 42 anni ed ha trovato il coraggio per denunciare Delgado, sacerdote che occupa una posizione di rilievo nella chiesa locale. La notizia ha sconcertato non poco la comunità di fedeli salvadoregna.

    Monsignor Rafael Urrutia, cancelliere dell’arcidiocesi, ha asserito:

    “Non intendiamo coprire alcun caso di abuso sui minori”.

    I reati commessi da Delgado sono prescritti, quindi l’uomo non potrà essere giudicato dalla magistratura salvadoregna. E’ inammissibile, comunque, tutto ciò. Un soggetto del genere deve pagare il suo conto. Per certi reati è inaccettabile la prescrizione!

    Rafael Urrutia, riferendosi a Delgado, ha detto:

    “Ha ammesso l’abuso e desidera incontrare la vittima per chiederle perdono“.

    I cattolici di El Salvador sono sconvolti, visto che hanno sempre considerato Delgado un religioso corretto e integerrimo. Un parrocchiano ha detto:

    “Non ci posso credere, era un buon uomo, un buon prete”.

    C’è chi, comunque, vuole che sia fatta subito giustizia:

    “Se davvero si è macchiato di abusi, Delgado dovrebbe finire in prigione“.

    La segretaria di inclusione sociale, Vanda Pignato, ha affermato nel corso della trasmissione radiofonica Pencho y Aida: “Al sacerdote piace fare messe per i bambini ma è un pedofilo”.

    Delgado, dunque, non potrà più esercitare la sua funzione pastorale, sacerdotale e amministrativa. Urrutia ha dichiarato nel corso di una recente conferenza stampa:

    “Mi sento male per queste situazioni, ci scusiamo con la vittima… è importante restare uniti nella preghiera”.

    Questo è l’ennesimo scandalo che travolge la chiesa cattolica e che, certamente, non fa onore a chi porta l’abito talare. Delgado, come detto, è pronto a chiedere scusa alla vittima degli abusi. Il religioso deve sapere che non bastano semplici scuse per far dimenticare a una persona violenze subite per 9 anni e in tenera età. Forse Delgado farebbe meglio a tacere, riflettendo sulle sue squallide e agghiaccianti azioni.

    Urrutia ha precisato, comunque, che lo scandalo non influenzerà il processo di canonizzazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero e il processo di beatificazione di Rutilio Grande.

    Attualmente Joseph Delgado si trova in una casa religiosa. Quella dei preti pedofili è una vera spina per la chiesa cattolica, anche perché la maggior parte delle violenze non vengono allo scoperto e non sono denunciate dalle vittime; inoltre, spesso, i religiosi vengono coperti dai confratelli.

    Hanno destato scalpore, ad esempio, le parole proferite recentemente da don Paolo Farinella, sacerdote della diocesi di Genova, durante un’intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’:

    “Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia non vado dal giudice. Se una persona, un prete pedofilo o una vittima viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento… I preti pedofili saranno il 3/4% del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”.

    http://www.bloguominiedonne.info/monsignor-delgado-sospeso-a-divinis-stupro-bimba-di-9-anni/

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni.

    E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, a Savona. Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare.

    Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali. Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre. Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure. La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno» Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo.

    Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

  • Parroco affida una bimba a un pedofilo

    Parroco affida una bimba a un pedofilo

    Genova – Una famiglia di persone semplici e lavoratrici è in crisi, perché la figlia adolescente ha bisogno di un aiuto per studiare e fare i compiti ma nessuno, in casa, ha i numeri per poterla aiutare. La mamma, che oggi lavora ma in passato ha ricevuto tanto aiuto dal parroco di zona per l’affitto e le bollette, torna a bussare in canonica.

    «Don, conosce qualcuno che possa aiutare mia figlia a studiare?». Il prete una persona da proporre ce l’ha, la conosce da poco ma si fida: è un uomo di 44 anni che, perso il lavoro, chiede di poter prestare servizio in parrocchia, magari come educatore. Quel che il prete non sa è che la persona, in passato, era finita nei guai per reati di pedofilia.

    Un ragazzino, di cui era proprio educatore, aveva denunciato di essere stato (anche pesantemente) molestato. L’uomo, indagato dalla squadra mobile, era finito poi anche in carcere, a Savona. Il prete, dunque, ignaro, lo presenta alla famiglia che, rassicurata dalle referenze della chiesa, gli affida la bambina. Il “maestro” la va a prendere a scuola diversi giorni alla settimana per alcuni mesi e dopo la porta nella canonica, di cui ha le chiavi, per fare i compiti e studiare. Finché un giorno, davanti a scuola, una mamma addentro agli ambienti di giustizia riconosce il volto dell’uomo e trema al ricordo della sua storia.

    Corre dalle insegnanti per chiedere conto di quella presenza inquietante davanti all’istituto all’orario dell’uscita di tanti ragazzini, bambini e adolescenti, possibili prede. E in questo modo mette in guardia la famiglia che interrompe immediatamente i contatti con l’uomo. La scuola, poi, al corrente di tutto fa scattare la macchina degli accertamenti da parte del Tribunale dei minorenni e dei servizi sociali.

    La bambina finisce immediatamente sotto osservazione degli psicologi dei servizi per capire se sia stata molestata o, peggio, abusata dall’uomo che le faceva fare i compiti. E, di conseguenza, finisce “sotto esame” anche il nucleo familiare che in attesa dell’esito degli accertamenti, riceve regolari visite dei servizi. Eppure, loro si erano rivolti alla chiesaproprio per trovare una persona dalle referenze insindacabili. Adesso, invece, si ritrovano a dover spiegare come mai ha lasciato nelle mani di una già coinvolta in casi di pedofilia.

    Dal canto suo don Silvio Grilli, portavoce della Curia, si dice sicuro della buona fede del suo parroco: «Non si dica che la chiesa ha favorito la pedofilia, non sappiamo ancora se sia accaduto qualcosa. Se fosse così, sono assolutamente certo dell’incolpevolezza del parroco che, sicuramente, ha conosciuto la storia di sofferenza di quest’uomo ma non questa terribile debolezza. Non c’è dubbio che se avesse avuto anche il minimo sospetto di trovarsi di fronte una persona con questo tipo di debolezza, non gli avrebbe affidato una bambina».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/28/AS3dMME-parroco_affida_pedofilo.shtml

  • Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Il docufilm realizzato dalla Rete L’ABUSO che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.
    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo…

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.
    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.
    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.
    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento, noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.

    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

  • Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    È polemica dopo le frasi di don Paolo Farinella sul tema scottante dei preti pedofili. “Se uno invoca il segreto della confessione, non posso denunciarlo”, ha spiegato Farinella, intervistato da “La Zanzara”

    I preti pedofili saranno il tre, quattro per cento del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”. A dirlo durante la trasmissione “La Zanzara” su Radio 24 don Paolo Farinella, prete della diocesi di Genova e collaboratore della rivista Micromega, molto noto ai media per le sue posizioni all’interno della chiesa riforsmista.

    Don Farinella ha poi aggiunto: “Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento”.

    Non si tratta solo di questioni teoriche, ammette il religioso. “Mi è successo, certo – ha detto infatti don Farinella – e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto”.

    Alla domanda se non sia un dovere del sacerdote, comunque, denunciare un crimine grave come la pedofilia don Farinella ha risposto: “No, no. Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli“

    http://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-confessione-denuncia.html

  • Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Genova – «Non ho denunciato casi di pedofilia. Preti pedofili? Non li denuncio, se le vittime non vogliono. Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia, non vado dal giudice.

    Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto, io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento»: lo ha detto don Paolo Farinella, sacerdote della Diocesi di Genova, alla trasmissione “La Zanzara”, in onda su Radio24.

    Don Farinella ha ammesso che «sì, mi è successo,e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto. Denunciare? Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli».

    Poi ha aggiunto che a suo parere «i preti pedofilisaranno il 3-4% del totale: Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/09/ARqUFsFG-pedofili_farinella_confessano.shtml

  • Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    LARINO. Atti sessuali con una minore: è stato rinviato a giudizio con questa accusa Don Marino Genova, fino a 2 anni fa parroco di Portocannone. Per il giudice la ricostruzione della pubblica accusa è sussistente al punto di celebrare un processo.

    Don Marino, che da quando è stato allontanato da Portocannone si trova in clausura in una residenza alle porte di Roma, avrebbe fatto sesso con Giada Vitale, allora appena 13enne. La ragazzina suonava in chiesa e avrebbe più volte subito le avances del prete. Per l’accusa quindi avrebbe approfittato di lei, perché per la legge a 13 anni non si può essere consenzienti. Si sgretola comunque per il parroco l’accusa di violenza sessuale.

    Il prossimo 26 gennaio sarà celebrata la prima udienza. Don Marino Genova è stato sospeso “a divinis”, resta un sacerdote ma in sostanza senza funzioni.

  • In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    Sabato 19 settembre  ore 16: “In ricordo di Luisa Bonello”

    incontro con il Portavoce della Rete l’abuso

    FRANCESCO ZANARDI

    A cura della Rete l’Abuso

    Alle ore 18 messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S.Dalmazio a Lavagnola 

    Era circa l’una della notte del 19 Settembre 2014 quando un colpo di pistola metteva fine alla vita di Luisa Bonello.

    Un suicidio ‘strano’. Nel palazzo dove Luisa abitava, quel colpo, non lo ha sentito nessuno. Quella sera Luisa era stata parecchio al telefono; chi l’ha sentita dice che era serena e felice per il suo viaggio, aveva anche comprato dei regali per i bambini che curava in Romania.
    Cosa sia successo quella notte resta un mistero, e tra i suoi conoscenti sono in pochi a credere che Luisa si sia suicidata. A un anno dalla sua morte, l’appartamento di via Genova ha ancora i sigilli, perché?

    Ma al di là di questo, è bastato questo ‘strano’ suicidio per scoperchiare tanti fatti oscuri (soldi, coperture, minacce, ecc) in qualche modo collegati al mondo ecclesiastico savonese.

    Luisa, una donna che è sempre stata vicino ai più poveri, agli indifesi, ai più deboli, ai bambini. Una donna che voleva una Chiesa caritatevole, e che denunciasse tutti i casi di pedofilia e malaffare. Lei stessa ha provato a denunciare alcuni casi direttamente in Vaticano a Roma, senza successo.

    Una donna che forse per questo è stata lasciata sola.

    Sabato alle ore 16 ricorderemo Luisa Bonello, alla Libreria UBIK di Savona dove pochi giorni prima aveva fatto il suo ultimo discorso pubblico. 
    Alle ore 18 chi vorrà potrà assistere ad una messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S. Dalmazio a Lavagnola.

  • Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

    Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

    A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

    La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

    Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

    La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=20287#.VfhZZII9tms.facebook