Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Pedofilia, inchiesta in Australia: “Rivedere il segreto confessionale”

    Pedofilia, inchiesta in Australia: “Rivedere il segreto confessionale”

    Pubblicato il report della Royal Commission, frutto di 8mila audizioni alle vittime: «Celibato volontario e i preti denuncino abusi ammessi in confessionale». I vescovi: «Sigillo inviolabile». Il Vaticano: «Vicini ai sopravvissuti per portare giustizia»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Non è un paese per bambini l’Australia. Almeno così pare osservando i risultati della corposa inchiesta sulla pedofilia della Royal Commission che, dal 2012 ad oggi, ha raccolto in ventuno volumi 15mila deposizioni e 8mila audizioni a porte chiuse di coloro che in orfanotrofi, scuole, circoli sportivi, gruppi giovanili, e soprattutto istituzioni cattoliche (si parla del 61,8% dei casi) sono stati vittime di abusi sessuali. L’Australia «è venuta meno in modo grave ai suoi doveri» di proteggere i bambini, si legge nel final report, «decine di migliaia di bambini sono stati vittime di violenza sessuale in molte istituzioni australiane e non ne sapremo mai il numero esatto».

    Lo sconcerto che ha provocato l’indagine si sintetizza nelle parole del premier australiano, Malcolm Turnbull: «Una tragedia nazionale», ha detto. E non ha mancato di ringraziare «i membri della Commissione e coloro che hanno avuto il coraggio di raccontare le loro storie».

    I sei membri della Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione Reale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori) – organismo istituito nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, che a marzo 2016 aveva torchiato il prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, il cardinale australiano George Pell per i presunti insabbiamenti di casi di pedofilia – hanno setacciato ogni angolo dei sei Stati dell’isola intimando e ottenendo il rilascio di 1,2 milioni di documenti riservati.

    Dal meticoloso lavoro sono state identificate oltre 4mila istituzioni, teatro di crimini sessuali su minori negli ultimi decenni. Non erano poche le «mele marce», spiega il documento, «alcune istituzioni hanno avuto diversi pedofili che hanno aggredito numerosi bambini»; esse hanno quindi «fallito in modo grave nei loro doveri e in molti casi queste carenze sono state aggravate da una risposta chiaramente inadeguata per le vittime».

    Circa 2600 persone sono state segnalate alla polizia e ad altre autorità che hanno avviato 230 azioni penal i. Una mossa, quest’ultima, non scontata considerando che, nel passato – come ha denunciato il presidente della Commissione, Peter McClellan – «la polizia ha spesso rifiutato di credere ai bambini e di indagare sulle loro denunce e il sistema di giustizia penale ha creato molte barriere alla riuscita di procedimenti giudiziari».

    «In molti decenni numerose istituzioni hanno tradito i nostri bambini. I sistemi di protezione dell’infanzia e di giustizia civile li hanno abbandonati», ha aggiunto lapidario McClellan. Che sul banco dei principali imputati trascina la Chiesa e tutte le sue autorità accusate di mala gestione e insabbiamenti dei casi di abusi (una delle maggiori accuse rivolte a Pell, da giugno in congedo dal Vaticano per difendersi in Tribunale in Australia ).

    Proprio ai sacerdoti è rivolta una delle 409 raccomandazioni (189 delle quali del tutto inedite) contenute nel rapporto conclusivo e indirizzate a governi e organizzazioni per evitare che il dramma possa ripetersi in futuro. Ai preti si suggerisce di rivedere il voto di castità, considerandolo all’origine di tanti cattivi “impulsi”, perché diventi «volontario», ma soprattutto si chiede di ripensare la questione del segreto durante la confessione, in modo che il sacerdote confessore – al pari di poliziotti, medici, infermieri – sia obbligato per legge a denunciare gli atti di pedofilia eventualmente ammessi nel confessionale.

    Insomma, si tratterebbe di violare il sigillo sacramentale come sancito dal Codice di Diritto Canonico e dal Catechismo della Chiesa cattolica, il quale afferma che il confessore è vincolato dal segreto assoluto non soltanto per quanto riguarda i peccati ma anche per quanto egli viene a conoscere riguardo alla vita del penitente.

    La proposta ha infatti suscitato una reazione piccata da parte dei vescovi australiani che l’hanno bollata come «inaccettabile». Il presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, intervenendo a riguardo ha dichiarato che si sentirebbe «terribilmente combattuto» se qualcuno gli confessasse di essere autore di tali crimini, perché il segreto «è inviolabile» e «non può essere spezzato». «Non riesco a immaginare che la natura sacrosanta della confessione possa mai cambiare», ha detto il pastore di Melbourne ai giornalisti, «rispetto la legge di un Paese, ma è un impegno sacro, spirituale, davanti a Dio che devo onorare e devo rispettare».

    La questione non è di poco conto: «La pena per un sacerdote che viola il segreto della confessione è la scomunica, è una questione spirituale, reale e grave» ha spiegato Hart, sottolineando tuttavia che «se qualcuno confessasse di aver abusato di bambini, lo incoraggerei ad ammettere i suoi crimini al di fuori del confessionale in modo che possano essere riferiti alla polizia».

    Il capo dell’episcopato australiano – che si è mostrato invece piuttosto possibilista sull’introduzione del celibato volontario – ha assicurato comunque che la Chiesa cattolica del paese ha preso «molto seriamente» i risultati dell’inchiesta. E, «a nome dei vescovi e dei leader religiosi cattolici», ha ribadito «le scuse incondizionate per questa sofferenza» e per «questo vergognoso passato, in cui una prevalente cultura della segretezza e dell’autoprotezione ha portato a sofferenze inutili per molte vittime e per le loro famiglie». Di qui la promessa di un maggior impegno «a garantire giustizia per le persone colpite».

    Con uguale prontezza l’arcivescovo di Sydney, Anthony Fisher, ha affermato che il rapporto non «siederà su uno scaffale» e che è pronto ad affrontare i fallimenti sistemici dietro gli abusi. Il vescovo si dice infatti «inorridito» dall’attività peccaminosa e criminale di alcuni membri del clero e si vergogna della risposta che alcuni dirigenti della Chiesa hanno dato in passato. «Riconosco e comprendo come questo abbia danneggiato la credibilità della Chiesa nella comunità e abbia scioccato molti dei nostri fedeli», ha aggiunto, «se vogliamo essere degni della fiducia delle persone, dobbiamo dimostrare che i diritti dei bambini sono sempre rispettati».

    Solo così, solo se «le storie non saranno nascoste sotto il tappeto e non ci sarà alcun insabbiamento», ha fatto eco l’arcivescovo di Perth Timothy Costelloe, tutto il lavoro della Commissione e la sofferta testimonianza delle vittime «non saranno state vane».

    Dal canto suo la Santa Sede, sottolineando che il rapporto della Commissione «merita di essere studiato approfonditamente», si dice «vicina alla Chiesa cattolica in Australia – fedeli laici, religiosi e clero – mentre ascolta e accompagna le vittime e i sopravvissuti nello sforzo di portare guarigione e giustizia». Poi ricorda le parole di Papa Francesco nel recente incontro con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, quando ha affermato che «la Chiesa è chiamata ad essere luogo di compassione, soprattutto per coloro che hanno sofferto» ed «è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili».

    Già nel febbraio 2017, la Royal Commission pubblicava un report in cui denunciava che, tra il 1950 e il 2015, oltre 4500 minori erano state vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici, il 7% dei quali erano da incasellare come abusatori seriali . L’ennesimo risultato «straziante», come ammetteva monsignor Fisher, per una Chiesa che con difficoltà riesce a rimarginare questa ferita.

    http://www.lastampa.it/2017/12/15/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-indagine-in-australia-la-chiesa-riveda-celibato-e-segreto-confessionale-Lg3dG5PCBqWepTew1CArsJ/pagina.html

  • La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    Indagine sugli abusi avvenuti nelle istituzioni statali e in quelle della Chiesa. “Un problema ancora attuale”. Le raccomandazioni per curare e prevenire

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    I bambini sono ancora vittime di abusi sessuali nelle istituzioni australiane. È la conclusione alla quale è giunta la Commissione pubblica sugli abusi sui minori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse), che oggi ha concluso cinque anni di un’indagine che hanno messo sotto la lente di ingrandimento tra l’altro i casi di pedofilia avvenuti nei decenni passati nella Chiesa cattolica ed ha avuto risonanza anche in Italia in particolare per le audizioni alle quali si è sottoposto l’anno scorso, in videocollegamento da Roma, il cardinale George Pell.

    Il prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia che ha risposto, in quell’occasione, a domanda relativa all’insabbiamento delle denunce contro i preti pedofili, si trova ora in Australia, da questa estate, per difendersi in tribunale da accuse di abusi sessuali che egli avrebbe personalmente compiuto da sacerdote, accuse che egli respinge fermamente.

    In una breve udienza conclusiva che si è svolta oggi a Sidney, il giudice Peter McClellan, che ha guidato l’indagine, ha detto che l’Australia «ringrazia i sopravvissuti» agli abusi che hanno testimoniato davanti alla commissione decenni di sistematici abusi e insabbiamenti avvenuti ai danni dei minori in istituzioni statali ed ecclesiali.

    «L’abuso dei bambini non è solo un problema del passato», ha detto il giudice. «L’abuso nelle istituzioni continua anche oggi».

    Per quanto riguarda in particolare la Chiesa cattolica, McClellan ha puntato il dito contro la scelta di porre la reputazione dell’istituzione al di sopra della sofferenza delle vittime. «Alcuni responsabili hanno ritenuto che la loro priorità fosse proteggere la reputazione delle istituzioni», ha affermato il giudice, «e presunti colpevoli hanno spesso avuto accesso ai minori anche quando i loro responsabili conoscevano il pericolo». Nel corso di quest’anno la commissione ha diffuso una stima secondo la quale tra il 1950 e il 2009 il sette per cento dei sacerdoti australiani hanno abusato di minori. I casi registrati sono 4.444. Cifre «shoccanti», secondo Francis Sullivan, che guida la commissione della Chiesa per la verità, la giustizia e la guarigione. Il presidente della Conferenza episcopale australiana, monsignor Denis Hart, ha chiesto scusa a nome della Chiesa.

    Domani, venerdì, la commissione, i cui lavori sono stati finanziati con fondi pubblici, consegnerà il suo rapporto conclusivo al governatore generale di Canberra. McClellan ha detto che il rapporto conterrà raccomandazioni tese a «sostenere e informare» il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica australiana per prevenire gli abusi e rispondere a quelli avvenuti facilitando gli indennizzi e la persecuzione penale dei casi passati.

    http://www.lastampa.it/2017/12/14/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-commissione-australiana-sulla-pedofilia-conclude-il-lavoro-dopo-anni-PUiMhXADOfDJyT8qv43oVJ/pagina.html

  • Pedofilia. Peter Saunders lascia definitivamente la Commissione vaticana

    Pedofilia. Peter Saunders lascia definitivamente la Commissione vaticana

    Peter Saunders, l’attivista inglese impegnato nella difesa dei bambini dagli abusi sessuali (dei quali lui stesso é stato vittima) ha lasciato definitivamente la Pontificia Commissione per la difesa dei minori dalla quale si era “autosospeso” su richiesta del Vaticano in seguito a una dura polemica con il cardinale George Pell, attualmente anche lui “autosospeso” dai suoi incarichi in Vaticano a seguito delle gravi accuse mossegli dalle autorità giudiziarie dell’Australia.

  • Abusi su minori in Australia, dal clero ‘un fallimento straordinario’

    Abusi su minori in Australia, dal clero ‘un fallimento straordinario’

    Il desiderio di evitare scandali e di proteggere la reputazione della chiesa cattolica ha condotto a un “fallimento straordinario” nel proteggere i minorenni vittime di abusi da parte del clero nelle diocesi di Ballarat e di Melbourne, nello stato australiano di Victoria. Lo afferma un rapporto della Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, secondo il quale le due diocesi hanno mancato di rispondere adeguatamente a denunce di abusi sessuali su minori, nel corso di almeno tre decenni. La risposta delle diocesi “ha anche rivelato una tendenza a trattare le lamentele o asserzioni in modo sprezzante e a favore del sacerdote che era l’oggetto delle asserzioni”. In seguito a lamentele, i sacerdoti venivano spesso trasferiti in altre parrocchie, dove commettevano nuovi abusi, dichiara il rapporto.

    La Commissione ha ascoltato testimonianze sia da vittime sia da trasgressori, fra i quali il vescovo di Ballarat Ronald Mulkearns, poi deceduto e dal cardinale George Pell, che serviva da sacerdote nella diocesi di Ballarat ed è ora in attesa di giudizio egli stesso per multiple accuse ’storiche’ di abusi sessuali a minori risalenti alla fine degli anni 1970. La Commissione ha anche esaminato gli abusi perpetrati da Fratelli Cristiani che gestivano sei scuole elementari e medie nella diocesi di Ballarat. Fra questi sono stati condannati per pedofilia cinque religiosi che insegnavano in due delle scuole.

    https://www.laregione.ch/articolo/abusi-su-minori-in-australia-dal-clero-un-fallimento-straordinario/58120

  • “L’immobilismo della diocesi di Melbourne ebbe conseguenze catastrofiche per i ragazzi abusati”

    “L’immobilismo della diocesi di Melbourne ebbe conseguenze catastrofiche per i ragazzi abusati”

    La Royal commission australiana parla così degli abusi sessuali che hanno coinvolto la Chiesa in Australia. Molte pagine di omissis su Pell

    La “inazione” della diocesi di Melbourne in Australia, guidata dall’arcivescovo Thomas Francis Litte, di cui l’attuale cardinale George Pell era vescovo ausiliario, ha avuto conseguenze umane “catastrofiche” per i ragazzi abusati. Lo scrive la Royal Commission australiana sulla risposta della Chiesa cattolica e di altre entità istituzionali al fenomeno della pedofilia in un rapporto pubblicato oggi.

    Il documento afferma che la Chiesa era preoccupata della sua reputazione e di mettere i suoi beni al riparo da azioni civili per danni piuttosto che della sicurezza dei bambini (450 denunce in 35 anni). Pell era stato nominato vescovo ausiliario nel maggio del 1987 come responsabile della Regione meridionale che comprendeva la parrocchia di Doveton, teatro di uno dei casi più gravi, quello di un prete pedofilo seriale, padre Peter Searson.

    Nove anni dopo, nel 1996, Pell divenne arcivescovo della città, succedendo a Litte, le cui responsabilità sono al centro del Rapporto di oggi. Litte è accusato di aver “lasciato cadere o ignorato” prove ed indizi contro i preti pedofili, lasciandoli liberi di commettere altri abusi. Ma ciò è avvenuto senza che i componenti della Curia locale o i vescovi ausiliari spingessero l’arcivescovo alle decisioni necessarie per salvaguardare i bambini.

    Nel rapporto, oltre che degli abusi veri e propri, si parla delle intimidazioni e violenze perpetrate davanti ai ragazzi costretti ad assistere a torture su animali, a vedere morti nelle bare, e che in qualche caso sono stati minacciati con delle pistole (“per gioco” si sono difesi gli accusati). Nel documento sono riportate per esteso le dichiarazioni di testimoni che hanno riferito di come Pell, avvisato personalmente, abbia girato la testa dall’altra parte. (“Mi attaccò il telefono”, ha detto uno di loro).

    I commissari sono certi che Litte conoscesse degli abusi di Pearson almeno dal 1986, eppure rimase prete della parrocchia di Doveton fino al marzo del 1997, quando fu messo in aspettativa amministrativa da parte di Pell, diventato il nuovo arcivescovo. È stato lo stesso Pell ad aver accusato di inerzia il suo predecessore (morto nel 2008) durante la sua audizione in videoconferenza da Roma nel marzo 2016.

    Il rapporto è costituito da 289 pagine, scaricabili da Internet sul sito della Commissione, e si riferisce al cosiddetto “caso 35”, relativo appunto alle denunce riguardanti la diocesi di Melbourne (dopo quelli già pubblicati sul “caso 16” sulla cosiddetta Melbourne Response – uno schema compensativo per le vittime ideato da Pell dopo il 1996 – e sul “caso 28” relativo a quanto avvenne nella città di Ballarat, la sua città natale dove Pell venne incardinato appena fatto prete). Nel documento ci sono una ventina di pagine di omissis che iniziano dal capitolo relativo al cardinale Pell, il quale è sottoposto anche a procedimento penale per presunti abusi che avrebbe personalmente commesso, secondo un’email della polizia di Victoria pubblica dal New York Times, “a Ballarat tra il 1976 e il 1980 e a Melbourne tra il 1996 e il 2001” – sempre vigorosamente negati da Pell.

    Il processo, per cui è stato incriminato il 29 giugno scorso, avrà il suo punto di svolta nelle quattro settimane di udienze fissate nel marzo 2018 e prevede la totale segretezza anche dei capi di accusa fino alla sentenza di primo grado. Il rapporto finale della Commissione, dopo cinque anni di indagini, sarà reso noto il 14 dicembre.

    Anche per questo il cardinale, Prefetto vaticano dell’Economia, rimane ancora “in congedo prolungato”, e non parteciperà neppure al cosiddetto C9 (il Consiglio della Corona dei cardinali scelti da Francesco per assisterlo nel governo della Chiesa universale), che si svolgerà in Vaticano per tre giorni, dall’11 al 13 dicembre.

    In vista della conclusione dei lavori della Royal Commission, la situazione della Chiesa in Australia è stata esaminata il 6 ottobre scorso nel corso di una visita di tutti i vescovi di “Down Under”, giunti a Roma per colloqui con il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Intanto Louise Milligan, la giornalista della tv Abc, autrice del libro “Cardinal, the raise and the fall of George Pell”, ha ricevuto nei giorni scorsi a Melbourne uno dei premi di eccellenza giornalistica.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/12/05/limmobilismo-della-diocesi-di-melbourne-ebbe-conseguenze-catastrofiche-per-i-ragazzi-abusati_a_23297888/

  • Il Vaticano nega al Canada l’estradizione del prete pedofilo della nunziatura di Washington

    Il Vaticano nega al Canada l’estradizione del prete pedofilo della nunziatura di Washington

    Monsignor Carlo Alberto Capella sarà processato nella Santa Sede. È accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico mentre era in visita in Ontario

    Processato dal Vaticano e non dalla giustizia ordinaria. La Santa Sede ha negato al Canada l’estradizione di monsignor Carlo Alberto Capella, il funzionario della Nunziatura apostolica di Washington destinatario di un ordine di arresto da parte delle autorità di Ottawa per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. il prelato è al momento in stato di restrizione in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri, lo stesso nel quale morì agli arresti domiciliari l’ex nunzio polacco Weselowski, coinvolto pure in un scandalo legato alla pedofilia.

    Il Vaticano ha negato l’estradizione per Capella, opponendo l’immunità diplomatica in quanto il prelato era un membro di alto livello della nunziatura di Washington, negli Stati Uniti.

    Il mandato di arresto emesso a suo carico da parte delle autorità canadesi si riferisce però a fatti avvenuti quando Capella era in Canada nel dicembre 2016, in visita a un luogo di culto a Windsor, in Ontario. Proprio la polizia di Windsor è titolare di un’inchiesta su un giro di pedopornografia su internet, in seguito a una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. Secondo le accuse della polizia di Windsor, Capella ha utilizzato il computer della chiesa locale per scaricare e diffondere materiale pedopornografico.

    Il nuovo scandalo sessuale emerge proprio mentre in Australia è in corso il processo contro il cardinale George Pell, la più alta carica vaticana mai coinvolta in un caso di pedofilia. In questo caso, su indicazione di papa Francesco, è stato deciso di sospendere il porporato da ogni incarico e di farlo rientrare in patria per partecipare al processo.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/10/12/news/vaticano_nega_al_canada_estradizione_prete_pedofilo-178075712/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T1

  • L’Australia di fronte alla “più grande crisi” nella storia della sua Chiesa

    L’Australia di fronte alla “più grande crisi” nella storia della sua Chiesa

    L’arcivescovo di Brisbane e le alte sfere del clero australiano discutono lo scandalo degli abusi, il ruolo dei laici e il caso del cardinale Pell durante i colloqui con i funzionari della Santa Sede

    A seguito di colloqui con alcuni alti funzionari vaticani tenutosi la scorsa settimana, un importante vescovo australiano afferma che la Chiesa, nel suo paese, sta affrontando la più grande crisi della sua breve storia.

    L’ arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, ha detto che la Chiesa è stata «scossa alle fondamenta» dallo scandalo degli abusi sessuali clericali ed è giunto il momento di adottare un nuovo approccio in cui ai laici – e in particolare alle donne – venga data maggiore responsabilità.

    Il vicepresidente della Conferenza episcopale australiana, l’arcivescovo Coleridge ha fatto parte di una delegazione riunitasi con una serie di funzionari della Santa Sede per discutere la «situazione» del cattolicesimo nel paese. Tra questi era presente agli incontri anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, l’arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati ed ex nunzio apostolico in Australia, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e l’arcivescovo Giacomo Morandi, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tra gli argomenti discussi anche il caso del cardinale George Pell, tesoriere vaticano ed ex arcivescovo di Sydney, accusato di reati sessuali storici. Il cardinale Pell si è preso un congedo dal suo incarico di prefetto della Segreteria per l’Economia per difendersi dalle accuse che ha sempre fermamente negato. L’arcivescovo Coleridge ha detto che il caso Pell è stato affrontato per capire «il clima generatosi in Australia intorno a questo caso».

    Tuttavia è la Royal Commission australiana e il modo in cui le istituzioni si occupano di abusi sessuali su minori che probabilmente ha avuto un impatto maggiore nel Paese, con i vescovi sottoposti a pesanti critiche per il modo in cui hanno gestito i sacerdoti colpevoli di aver commesso abusi.

    Parlando al settimanale The Tablet, l’arcivescovo Coleridge sostiene che sia giunto il momento per la Chiesa di mostrare «maggiore autenticità» e che questa crisi rappresenta sia una «minaccia» che «un’opportunità», spiegando che la Conferenza episcopale ha programmato per il 2020 un «Consiglio plenario» per discutere del futuro. Un altro punto all’ordine del giorno, ha aggiunto il Prelato, è come si possa dare alle donne un ruolo di governance maggiore.

    «È chiaro allora che la Chiesa australiana sta attraversando un momento di profondo, doloroso e permanente cambiamento – ed è per questo che i vescovi hanno deciso di istituire un Consiglio Plenario, argomento peraltro nel nostro incontro a Roma. Il Consiglio Plenario dovrà prendere decisioni coraggiose sul futuro, tenendo conto dei cambiamenti passati e di quelli in atto», ha detto l’Arcivescovo.

    «Significa anche che dovremo chiederci come includere i laici – specialmente le donne – non solo nella gestione della Chiesa (come già facciamo qui su larga scala) ma nel governo della Chiesa».

    Di seguito l’intervista con l’arcivescovo Coleridge.

    Una dichiarazione vaticana di sabato ha detto che la Conferenza episcopale australiana ha tenuto incontri con vari uffici della Santa Sede la settimana scorsa. Può darci maggiori informazioni in merito?

    «In questo momento, la Chiesa cattolica in Australia sta affrontando la più grande crisi della sua relativamente breve storia. Ciò non è dovuto solo alla Commissione reale, anche se quest’ultima è stata un potente catalizzatore nel processo che ha portato alla crisi. Un fatto riconosciuto da molti a Roma, non da ultimo dall’Arcivescovo Paul Gallagher, attualmente segretario per i Rapporti con gli Stati ed ex nunzio apostolico in Australia. All’ inizio di quest’anno la Segreteria di Stato ha invitato l’arcivescovo Hart e il sottoscritto a venire a Roma con delle persone di fiducia per affrontare questo argomento. Abbiamo deciso di invitare Justice Neville Owen, presidente del Consiglio per la verità, giustizia e guarigione, che ha coordinato l’impegno della Chiesa con la Commissione reale. Il punto delle discussioni è stato lo scambio di informazioni e la riflessione su come lavorare insieme in modo più efficace per affrontare la crisi, considerata allo stesso tempo un momento di minaccia e opportunità».

    Uno degli argomenti discussi è stata la Commissione reale in materia di abusi sessuali su minori. Quando prevedete che saranno pubblicati i dati e quale tipo di impatto prevede che avrà sul cattolicesimo in Australia? 

    «La Commissione reale presenterà la sua relazione finale il 15 dicembre 2017. Si tratterà di una relazione composta da più volumi che richiederà tempo per essere letta e assorbita. Conterrà molte raccomandazioni dirette agli organi governativi dell’Australia, che dovranno decidere in ultima analisi cosa fare dei consigli. La Commissione reale ha già avuto un enorme impatto sulla Chiesa in Australia, e la relazione finale è destinata ad aumentarlo ulteriormente. La Chiesa è stata scossa alle sue fondamenta, o, come ha detto una fonte ben informata, “ha spezzato il cuore della Chiesa australiana”. Eppure c’è una grazia ardente in tutto ciò, che richiama tutta la Chiesa a una maggiore autenticità. L’appello della Commissione reale e quello di papa Francesco convergono in quello che sembra essere uno degli strani sconvolgimenti dello Spirito Santo».

    Si è parlato molto male della Chiesa in Australia, nonostante la sua significativa presenza in parrocchie, scuole e ospedali. Anche l’afflusso di immigrati ha aumentato il numero di fedeli. A oggi, qual è la situazione della Chiesa australiana? 

    «È vero che la Chiesa cattolica rimane una presenza significativa in Australia attraverso le nostre organizzazioni dedicate all’istruzione, alla sanità e all’assistenza sociale (in gran parte finanziate dal governo). Ma la nostra influenza sociale e politica si è notevolmente indebolita, così come la nostra autorità morale; e ciò è avvenuto in un momento in cui l’Australia sta discutendo questioni di grande importanza sociale. I vescovi hanno molto meno peso di un tempo e sono considerati più o meno benignamente come portatori di interessi da gestire piuttosto che leader da ascoltare. È chiaro allora che la Chiesa in Australia sta attraversando un momento di profondo, doloroso e permanente cambiamento – ed è per questo che i vescovi hanno deciso di istituire un Consiglio Plenario, un tema discusso anche nel nostro incontro a Roma. Il Consiglio plenario dovrà prendere decisioni coraggiose sul futuro, tenendo conto dei cambiamenti passati e di quelli in atto. Una delle novità più evidenti è la crescente importanza delle cosiddette comunità etniche, in cui ora si trova gran parte della vera energia spirituale della Chiesa. Non sono più da considerare come “satelliti esotici”».

    Il vescovo Vincent Long Van Nguyen ha recentemente detto che il modello di «sacerdozio esaltato, distaccato ed elitario è agli sgoccioli», mentre durante i vostri incontri con i funzionari della Santa Sede è stata discussa la questione di «una maggiore partecipazione dei laici nei ruoli decisionali nella Chiesa». In che misura?

    «Non sono sicuro che il tipo di sacerdozio descritto da monsignor Long sia così evidente in Australia come altrove. Ma c’è stato molto parlare (soprattutto nella Royal Commission) di clericalismo, e gran parte di esso ha colto nel segno. Questo non significa che stiamo per abolire le ordinazioni sacerdotali, ma significa che dobbiamo riconsiderare il reclutamento e la formazione dei candidati per l’ordinazione e la formazione permanente di coloro che sono già stati ordinati. Significa anche che dovremo chiederci come includere i laici – soprattutto le donne – non solo nella gestione della Chiesa (come già facciamo qui su larga scala) ma anche nel governo della Chiesa. Questa sarà un’altra questione per il Consiglio plenario».

    L’Australia sta attualmente votando un referendum sul matrimonio omosessuale. Alcune voci nella Chiesa ne hanno parlato a sostegno, mentre molti sono contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella Chiesa australiana è in atto uno spostamento verso un approccio più pastorale e comprensivo per i cattolici gay?

    «Non è solo una questione di come accompagnare i cattolici gay. Certamente loro – ma anche altri che lottano per trovare il proprio posto nella comunità della Chiesa e per riconoscere la verità della propria vita nell’insegnamento della Chiesa. La grande domanda è come la Chiesa possa diventare più inclusiva senza abbandonare le verità della fede che abbiamo ricevuto piuttosto che quelle che abbiamo assemblato. Quella stessa domanda era al centro dei due Sinodi sul matrimonio e la famiglia, ed è alla base di “Amoris laetitia”. Si tratta di un lavoro in corso, e questo si vede nelle diverse risposte cattoliche al voto sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Australia. Tuttavia, a Roma non è stato affrontato questo argomento».

    http://www.lastampa.it/2017/10/10/vaticaninsider/ita/vaticano/laustralia-di-fronte-alla-pi-grande-crisi-nella-storia-della-sua-chiesa-woISHyGqVVEj1jeaGYbLUN/pagina.html

  • Pedofilia, cardinale Pell a giudizio il 5 marzo

    Pedofilia, cardinale Pell a giudizio il 5 marzo

    Il cardinale australiano George Pell dovrà affrontare un’udienza preliminare di quattro settimane con richiesta di rinvio a giudizio il prossimo 5 marzo, per le accuse di reati di pedofilia commessi quando era sacerdote.

    Il porporato, riferisce Radio Vaticana, ha affrontato oggi la seconda udienza preliminare davanti alla Corte di Melbourne, durata venti minuti e dedicata a questioni amministrative. L’esatta natura e i dettagli delle accuse non sono stati resi pubblici, ma il cardinale le respinge “fermamente”.

    La Corte ha udito che è prevista la deposizione di circa 50 testimoni nell’udienza del prossimo marzo, che determinerà se vi siano sufficienti evidenze per sottoporre il cardinale a processo. Al cardinale Pell non era richiesto se dichiararsi colpevole o non colpevole, ma il suo legale Robert Richter aveva detto nell’udienza precedente del 25 luglio che il suo assistito si sarebbe dichiarato non colpevole.

  • Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Le audizioni dureranno una settimana, a quel punto il tribunale di Melbourne deciderà se il porporato deve essere processato

    A partire dal prossimo cinque marzo, e per quattro settimane, una cinquantina di testimoni compariranno in aula a Melbourne per sostanziare l’accusa di abusi sessuali su minori indirizzata al cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia dall’estate scorsa in congedo, per volontà di Papa Francesco, per difendersi in tribunale in Australia . A quel punto la corte di Melbourne deciderà se il porporato dovrà essere giudicato.

    L’ex arcivescovo di Sidney, 76 anni, ha deciso di essere presente alla seconda udienza preliminare che si è svolta oggi (notte in Italia), pur non essendo tenuto a comparire, dopo la prima udienza di luglio scorso. Il porporato, scortato da un cordone di poliziotti, è stato accolto da una consistente folla di contestatori, giornalisti fotografi e cameramen. Presenti anche alcuni sostenitori del cardinale: «Sappiamo che è un uomo integro», ha detto Carmen Zahra, citata dall’agenzia France Presse.

    George Pell contesta ogni accusa e si dichiara innocente. Il tribunale non ha fornito dettagli sui capi di accusa, relativi, comunque, a «delitti di aggressioni sessuali antiche» che sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella città di Ballarat, stato australiano di Victoria, quando Pell era semplice sacerdote. Ad accusare il porporato, sin da subito, «numerose persone» hanno depositato denuncia.

    Per ragioni legali i dettagli di questa ultima udienza non possono essere riferiti dalla stampa ma la giudice Blinda Wallington ha annunciato che tutti i testimoni sono stati ammessi tranne cinque, il che significa che una cinquantina di persone possono essere ascoltate, tra i quali adulti che all’epoca dei fatti contestati erano bambini che cantavano nel coro della cattedrale. L’avvocato di Pell, Robert Richter, ha detto che è «impossibile» che la cattedrale di Melbourne possa essere stata teatro di simili reati.

    La vicenda è distinta dall’inchiesta condotta per quattro anni dalla Royal commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, che ha visto Pell comparire in video-collegamento da Roma per rispondere a febbraio del 2016 , questa volta, ad accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti.

    http://www.lastampa.it/2017/10/06/vaticaninsider/ita/news/da-marzo-cinquanta-testimoni-al-processo-a-pell-in-australia-per-abusi-iyEtLSa5NeKfeFhsw5kPGM/pagina.html

  • Pedofilia, udienza preliminare a marzo per il cardinale George Pell

    Pedofilia, udienza preliminare a marzo per il cardinale George Pell

    George Pell, il Cardinale di recente accusato di pedofilia, dovrà apparire a marzo 2018 per l’udienza preliminare. Le violenza sarebbero state commesse decenni fa.

    Marzo sarà un mese importante e decisivo per il Cardinale australiano George Pell(76 anni). Per quel mese è infatti fissata l’udienza preliminare di 4 settimane per i reati di pedofilia attribuiti a lui. C’è anche la richiesta di rinvio a giudizio. Le violenze commesse dal Cardinale George Pell avrebbero avuto luogo diversi anni fa, negli anni settanta, ottanta e fine anni novanta primi anni duemila. Ci saranno ben 50 testimoni per chiarire la situazione. Dal 2014, l’uomo è prefetto della Segreteria per l’economia.

    Cardinale Pell accusato

    George Pell è il più importante esponente della Chiesa processato per pedofilia. L’uomo era stato nominato da papa Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia nel 2014, ma è tornato in Australia per sottoporsi al giudizio delle autorità civili e difendersi da queste accuse di pedofilia. L’accusa è partita a giugno scorso, e ha sconvolto tutti, papa Francesco compreso. Certo, almeno fino alla fine, George Pell è da considerare innocente.

    Ma l’aria che tire non è buona per lui.

    ll 6 ottobre, il cardinale è comparso di fronte al tribunale di Melbourne, in Australia durante una breve udienza per difendersi alle accuse di molestie e stupro su minori quando era sacerdote a Ballarat, tra il 1976 e il 1980, e arcivescovo a Melbourne, ossia tra il 1996 e il 2001. Sono quindi reati ‘storici’, e sono stati commessi su iù vittime. La corte ha stabilito che George Pell dovrà presentarsi il 5 marzo 2018 per un’udienza preliminare dalla durata, almeno di quattro settimane. Cinquanta testimoni sono stati chiamati all’udienza, al fine di stabilire se ci sono prove sufficientemente decisive per portare George Pell sotto processo.

    Difesa e accusa

    Il Cardinale George Pell ha sempre negato le accuse e proclamato la propria assoluta innocenza. Il suo legale, l’avvocato Robert Richter, ha dichiarato alla corte come fosse “impossibile” che sul soglio di San Patrizio, quello dell’arcivescovo di Melbourne, potesse sedere qualcuno che avesse commesso questi gravissimi crimini.

    Ma secondo l’accusa, Pell avrebbe omesso di collaborare con le forze dell’ordine, insabbiando i casi di violenze sessuali perpetrati nei confronti dei minori da parte di religiosi cattolici della sua diocesi. Inoltre, il Cardinale avrebbe messo in atto il cosiddetto “Melbourne Response”, uno schema di risarcimenti piuttosto bassi per le vittime volto a disincentivare onerose cause giudiziarie contro la diocesi.

    Pedofilia e Chiesa

    Questa è un’altra storia che ci scandalizza, anche se a volte il binomio clero-pedofilia è diventato un po’ un cliché. Non tutti i preti sono pedofili, e nemmeno tutti i pedofili sono preti. Tuttavia papa Francesco ha ammesso le carenze della Chiesa in quest’ambito, dicendo di negare la grazia, il perdono, agli uomini del clero che si macchiano di questo grave reato. Anche la Cei di recente ha deciso di avere un ruolo attivo nella repressione degli abusi sessuali commessi dal clero.

    http://www.notizie.it/udienza-preliminare-george-pell/