Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    CITTÀ DEL VATICANO — Domanda: «Perché un abusatore lavora ancora come prete?».

    Un documentario della Bbc affronta la questione degli abusi su minori nella Chiesa italiana, ricorda che nel nostro Paese non è stata ancora mai fatta un’indagine com’è avvenuto altrove e cita, tra i casi emersi negli ultimi anni, quello di don Jean «Gianni» Bekiaris, 60 anni, tuttora sacerdote nella diocesi di Frosinone.

    Una storia di violenze andata avanti per 16 anni e cominciata nel 1996, quand’era parroco a Ceprano e la vittima ne aveva otto.

    La vicenda riguarda anche, nota l’emittente britannica, «il macchinoso sistema legale italiano».

    Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione ma il processo è finito nel 2019 perché i reati «accertati» erano caduti in prescrizione.

    Don Bekiaris ha pagato un risarcimento alla famiglia della vittima di 112 mila euro.

    Nelle motivazioni, i giudici del Tribunale di Frosinone ne avevano riconosciuto la colpevolezza, dopo aver acquisito anche la sentenza del tribunale ecclesiastico.

    Perché nel frattempo anche la Chiesa aveva messo sotto processo e condannato il prete, ed è qui che la faccenda si complica.

    La Bbc mostra le immagini, reperibili in Rete, di Messe celebrate in pubblico da Bekiaris, anche pochi mesi fa.

    In alcune si vedono dei bambini tra i fedeli.

    Nel documentario si intervista la vittima, «sono nauseato dalla Chiesa», e viene avvicinato lo stesso don Bekiaris: «Lei è un pedofilo?». E lui: «Questo è quello che sta dicendo». «No, è quello che dice la sua vittima», ribatte il giornalista. Lui chiude la porta, «addio».

    Il vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico, dice alla Bbc di aver seguito le procedure indicate dalla Congregazione per la Dottrina della fede, «hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me».

    L’ex Sant’Uffizio ha deciso di vietargli «a vita» qualsiasi attività con minori.

    La Bbc riporta la risposta della Congregazione vaticana: il divieto aveva lo scopo di «guarire ed espiare», si potrebbe permettere di celebrare una messa pubblica con i minori «purché non siano mai lasciati soli».

    Al Corriere, il vescovo Spreafico spiega che era appena arrivato in diocesi quando fu informato del caso: «Ho saputo nel 2009 e l’ho immediatamente tolto dalla parrocchia, in attesa del processo è stato mandato in una comunità religiosa. Com’era mio dovere, ho istruito il processo canonico. Poi è la Congregazione per la Dottrina della fede che stabilisce sentenza: è stato condannato “ad vitam” a un ministero lontano dai minori. Di fatto la situazione è rimasta quella. Lui non può avere né avrà mai alcun incarico pastorale in parrocchia o altrove».

    Nelle pubblicazioni diocesane, ancora a luglio dell’anno scorso, Bekiaris viene indicato come «amministratore del Seminario di Veroli e responsabile della Casa di riposo del Clero». Ma il vescovo dice che non ha più questo incarico e comunque «il Seminario non esiste più da anni, rimane solo la denominazione dell’ente ma è una struttura vuota». Ora Bekiaris vive là, «in una stanza dell’edificio in cui gli altri locali sono in affitto». E «celebra Messa da solo». E le Messe pubbliche? «È capitato che mancasse un sacerdote e fosse chiamato per celebrare, finita la Messa rientrava a casa. D’altra parte, non è stato dimesso dallo stato clericale».

    Intanto è in corso una causa civile.

    Resta da stabilire perché sia ancora un prete.
     Le norme più severe stabilite da Benedetto XVI hanno accelerato le procedure fin dal 2010, la Congregazione non ha mai fornito dati precisi ma si è parlato di «centinaia» di sacerdoti in tutto il mondo che sono stati «ridotti allo stato laicale» in casi simili.

    «Centinaia? Possono dire quello che vogliono, in Italia ne hanno spretati ben pochi», dice Francesco Zanardi, vittima per tre anni di un prete pedofilo da quando ne aveva undici, che nel 2010 ha fondato «Rete l’abuso» e pochi giorni fa, con altre otto associazioni, ha dato vita al «Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica» per chiedere un’indagine indipendente anche in Italia, sul modello di Paesi come la Francia o la Germania. «Come Rete l’abuso abbiamo censito altri casi simili. Il problema è enorme. Non c’è controllo, zero. Un letamaio».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_18/bbc-don-jean-bekiaris-frosinone-82cd99c4-9028-11ec-990d-642ea57e6940.shtml

  • Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare?

    Sin da quando è nato Left – oggi, 17 febbraio sono esattamente 16 anni – dare una risposta a queste domande è stato uno dei nostri impegni prioritari. E lo abbiamo fatto con inchieste giornalistiche, dando voce alle vittime inascoltate e ignorate dalle istituzioni, oltre che con articoli divulgativi avvalendoci della competenza di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi. Siamo infatti convinti che uno degli errori più grandi del giornalismo in Italia consista nel raccontare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale come fosse una “semplice” somma di vicende di cronaca isolate, che accadono per caso all’interno delle parrocchie.

    Una delle conseguenze è che, soprattutto dai grandi media e dalla tv, viene restituita all’opinione pubblica un’immagine falsata, parcellizzata di un crimine violentissimo che invece purtroppo è diffuso ovunque ed è malamente affrontato sia dalle istituzioni ecclesiastiche che da quelle laiche. Come se non ci fosse nulla da fare. Come se fosse inevitabile. La pedofilia è divenuta ormai un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica. È stato accertato dalle inchieste realizzate negli ultimi 15 anni in Paesi come gli Stati Uniti, Olanda, Belgio, Irlanda, Germania, Francia, Australia. Ma è falso che non ci sia nulla da fare. Le stesse inchieste hanno dimostrato che solo affrontando la pedofilia clericale senza tare ideologiche, con l’obiettivo di mettere definitivamente la parola fine e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, solo così, dicevamo, si può iniziare a pensare di poter sradicare questo crimine da un ambiente culturale che per decenni, o meglio per secoli, ha sempre pensato a preservare l’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare, e mai si è preoccupato di tutelare i bambini dalla violenza. Una violenza omicida.

    Chi legge Left sa che per noi questo è un punto cardine. Sulle nostre pagine più volte la violenza di un adulto su un bambino è stata definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico». Tanto basterebbe, a nostro avviso, per mettere in allarme le autorità laiche preposte alla prevenzione e alla repressione di questi reati. Tanto dovrebbe bastare per non tollerare nemmeno una violenza in più e fare di tutto per impedirla. Invece nulla di tutto ciò. E questa intollerabile indifferenza è una delle concause che hanno reso endemica la pedofilia negli ambienti ecclesiastici.

    Ormai l’Italia è rimasto l’unico Paese in cui la Chiesa e lo Stato non hanno mai voluto realizzare un’indagine su scala nazionale. Come leggerete nell’articolo di Marina Turi persino la “cattolicissima Spagna” si sta attivando per realizzare un’inchiesta indipendente. Una svolta storica resa possibile dall’eccellente lavoro d’inchiesta del quotidiano El Pais che nel 2018 ha preso le mosse dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito.

    Da tempo noi di Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro. Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con un nostro archivio online, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Realizzato in collaborazione con l’associazione di vittime Rete L’Abuso che da anni gestisce un proprio archivio, lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. Un numeratore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti. L’archivio è online dal 18 febbraio mostrando i primi 60 casi censiti e accertati (chiesaepedofilia.left.it). Sarà aggiornato costantemente e vi anticipiamo sin da ora che sono almeno 300 le “situazioni” documentate negli ultimi 20 anni, con centinaia e centinaia di vittime; sarà inoltre implementato da inchieste originali, interviste, analisi e riflessioni di esperti per dare un’interpretazione dei risultati ottenuti, con linguaggio chiaro e divulgativo.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime. Ci pare il minimo sindacale in un Paese civile.

    https://left.it/2022/02/17/impedire-che-altri-sacerdoti-violentino-bambini-un-impegno-di-civilta-nasce-il-database-di-left/

  • Perché un molestatore lavora ancora come prete?

    Perché un molestatore lavora ancora come prete?

    BBC – Lo chiameremo “Mario”. Si tira leggermente indietro mentre gli stringiamo la mano, ancora chiaramente a disagio con il contatto fisico. E alla mia prima domanda: “Come stai?” – che speravo lo avrebbe facilitato dolcemente nella conversazione, si rompe immediatamente.

    “Questa intervista mi sta riportando a tutto”, balbetta, a malapena in grado di tirare fuori le parole attraverso le lacrime.

    Mario non ha mai parlato prima con un giornalista di quella che chiama la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia.

    Il nostro viaggio ci porterà dall’orribile testimonianza di Mario, all’affrontare faccia a faccia il suo aguzzino – e infine alla ricerca di risposte da coloro che hanno permesso al sacerdote di continuare a celebrare la Messa fino ad oggi.

    La sua è una delle innumerevoli storie di abusi sessuali clericali in Italia, che non ha mai affrontato adeguatamente il flagello. Nonostante abbia il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi Paese e la sede della Chiesa cattolica nel suo cortile, l’Italia non mantiene statistiche ufficiali sulla questione e non c’è stata alcuna inchiesta pubblica.

    All’ombra del Vaticano, i peccati dell’Italia sono nascosti sotto un velo di tenebre.

    Breve linea grigia di presentazione

    «Certo, mi è stato detto che c’era un segreto», ricorda Mario, «tra lui, me e Gesù».

    Quel segreto erano, dice Mario, 16 anni di orribili abusi che ha subito dall’età di otto anni, perpetrati da un prete di nome padre Gianni Bekiaris.

    Una sintesi del caso dell’avvocato di Mario, che include molti dettagli troppo grafici da riportare, descrive il primo stupro del 1996 come “premeditato”. Bekiaris ha prenotato per entrambi una camera d’albergo con un letto singolo. In seguito, si legge sui giornali, Mario è rimasto “dolorante e sanguinante… piangendo in silenzio”.

    Bekiaris ha poi fatto ai genitori di Mario “un regalo” di un poster che mostrava dove si trovava l’hotel – e dove si dice sia avvenuto lo stupro – sotto il quale aveva scritto la data e l’ora di quel momento, oltre alle parole: ” In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne”.

    Sembrava una commemorazione distorta del crimine e un segno di come il prete manipolasse il bambino emotivamente vulnerabile, traendo profitto dal rapporto teso di Mario con suo padre.

    Gli atti del caso affermano che Bekiaris ha minacciato Mario di tacere, “raccontandogli quello che è successo… è stata anche colpa del bambino”.

    “Quando sono cresciuto, ha chiesto ai miei genitori se potevo andare a dormire a casa sua”, ricorda Mario. “Hanno acconsentito, anche se ho pregato che non lo facessero”.

    I suoi genitori, ignari dell’orrore che si stava svolgendo, erano ingenuamente orgogliosi che un uomo importante della stoffa avrebbe apprezzato il loro figlio. Il trauma ha portato Mario alla droga, al collasso psicologico e ai ripetuti tentativi di suicidio.

    “Ha rubato l’anima gentile che ero io”, dice Mario. “E gli incubi… i miei sogni riguardano guerre con kalashnikov e bombe a mano.”

    Alla fine, dopo essersi aperto a un terapeuta, Mario si è imbarcato in una ricerca di giustizia. Il suo primo passo fu avvicinare il superiore di Bekiaris, il vescovo Ambrogio Spreafico. Monsignor Spreafico ha avviato un processo secondo il diritto canonico, il diritto della Chiesa cattolica, che utilizza per affrontare i problemi interni.

    Il verdetto che abbiamo ottenuto da quel processo di diritto canonico mostra che i giudici hanno ritenuto Bekiaris “chiaramente colpevole delle accuse mosse contro di lui” e che, mentre contestava alcuni dettagli dell’abuso, “ha ammesso di aver commesso il crimine”. Ha anche effettuato un pagamento di € 112.000 (£ 94.000) a Mario.

    Ma la giuria non ha svincolato il sacerdote, come aveva chiesto Mario, scegliendo invece di vietargli a vita di “amministrare i suoi doveri con i minori”.

    Delusi, Mario e il suo avvocato hanno sporto denuncia penale alla polizia italiana.

    I documenti che abbiamo visto di questo secondo processo rivelano che i giudici “non avevano dubbi sulla veridicità delle accuse”, lasciando “nessuno spazio per l’assoluzione dell’imputato”.

    Ma sotto l’ingombrante sistema legale italiano, il caso era andato oltre i termini di prescrizione, il che significa che Bekiaris non poteva essere condannato. Il caso illustra il pantano di ostacoli legali che ha irretito i casi di abusi sessuali in Italia, privando i sopravvissuti – un termine che la maggior parte preferisce a “vittime” – di giustizia.

    La prescrizione italiana – che inizia quando un reato viene commesso, piuttosto che denunciato – è attualmente in fase di riforma per impedirne l’uso per ostacolare o imporre un procedimento giudiziario, ma la riforma non è retroattiva.

    L’avvocato di Mario, Carla Corsetti, ci ha detto che il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine. Ma, aggiunge, il problema è più profondo: alla costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929 firmato dall’allora dittatore Benito Mussolini, che conferiva al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Ciò dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendoli in effetti potenzialmente dalla giustizia italiana.

    “Preservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata”, afferma la Corsetti. “Paghiamo per questo ogni giorno e quelli che pagano per primi sono le vittime di abusi sessuali”.

    Il Vaticano sotto papa Francesco ha lentamente intensificato i suoi tentativi di affrontare il reato, vietando, ad esempio, l’uso di un codice del silenzio chiamato “segreto pontificio”. Di recente, la Conferenza episcopale italiana ha istituito la prima giornata nazionale di preghiera in Italia per i sopravvissuti agli abusi.

    Ma per i critici, queste mosse sono nel migliore dei casi tardive e nel peggiore tristemente inadeguate.

    Nel 2019 le Nazioni Unite hanno chiesto all’Italia di avviare un’indagine indipendente e imparziale sugli abusi sessuali da parte dei clericali. Le loro chiamate finora sono cadute nel vuoto.

    In altre parti del mondo si stanno facendo progressi per togliere il mantello della segretezza. Un rapporto in Francia lo scorso anno ha rilevato che dal 1950 almeno 216.000 bambini sono stati maltrattati lì da circa 3.200 sacerdoti. L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti della Francia, ma nessun conteggio ufficiale dei casi di abuso.

    Anche all’interno delle mura vaticane, alcuni hanno espresso costernazione per l’inerzia dell’Italia.

    Padre Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Salvaguardia della Pontificia Università di Roma e membro della Commissione vaticana per la protezione dei minori, ha esortato l’Italia a seguire l’esempio della Francia e di altri Paesi che hanno indagato su questi crimini.

    “In Gran Bretagna, in Australia, negli Stati Uniti, in Germania, la società è arrivata a un punto per confrontarsi con questo problema e poi anche la Chiesa ha dovuto affrontarlo – ma questa consapevolezza e questa urgenza di affrontarlo non si è verificata in questo Paese ancora”, dice.

    Nei luoghi che hanno affrontato gli abusi del clero, padre Zollner afferma che in media il 4-5% dei sacerdoti è stato accusato o condannato, aggiungendo che “con ogni probabilità, in Italia ci sarebbe un numero simile”. Ma in assenza di un conteggio ufficiale e con un impegno minimo da parte dello stato italiano, è stato lasciato all’unico gruppo di campagna del paese che lavorava sulla questione di compilare ciò che poteva.

    Francesco Zanardi – lui stesso sopravvissuto – gestisce un’associazione chiamata The Abuse Network dal suo minuscolo appartamento nel nord Italia. “Quando abbiamo iniziato a cercare supporto e supporto legale”, dice, “abbiamo colpito un muro di mattoni”. Combinando informazioni riservate e resoconti dei media, ha mappato i sacerdoti del paese che sono stati sospettati, indagati o condannati per abusi. E ha creato un gruppo di avvocati pronti a lavorare con i sopravvissuti.

    Zanardi ha calcolato 163 condanne di preti in Italia negli ultimi 15 anni, ma è certo che si tratta di una grave sottostima.

    “L’Italia è come un altro pianeta lontano dall’Europa”, dice. “C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato di interferire con la Chiesa, a spese dei bambini”.

    Parte del problema qui è culturale. L’Italia è spesso più conservatrice su alcune questioni sociali rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. In un Paese in cui oltre l’80% delle persone si identifica come cattolico, la Chiesa è, per molti italiani, al centro della loro identità quanto la famiglia – e spesso può sembrare un’autorità incontestabile.

    Breve linea grigia di presentazione

    Quella nozione di silenzio e intoccabilità della Chiesa in Italia, come la descrive padre Zollner, ha permesso di inserire alcuni sacerdoti accusati di abusi in una rete di centri di riabilitazione gestiti dalla Chiesa.

    Molti di questi centri esistono in tutto il paese ma si sa poco di loro. Uno vicino a Roma, a cui abbiamo ottenuto un accesso raro, è isolato su una strada non segnalata, dietro il filo spinato. Attraverso il cancello si trova una statua bianca di Cristo.

    All’interno ci sono camere da letto per i sacerdoti residenti, un soggiorno e una piccola cappella. Sulla parete ci sono le foto di una recente visita di Papa Francesco, che è rimasto per un’ora e mezza e, secondo quanto riferito, ha elogiato la cura pastorale dell’istituzione.

    I sacerdoti inviati ai centri hanno una serie di problemi, tra cui il gioco d’azzardo e la tossicodipendenza. Ma alcuni sono anche accusati, sotto inchiesta o sotto processo per abusi sessuali.

    Marco Ermes Luparia, il fondatore, nega strenuamente che la sua comunità sia “un rifugio per i fuggiaschi”, insistendo sul fatto che sia invece un luogo di cura dei sacerdoti per prevenire la recidiva. I molestatori seguono quello che lui definisce “un ciclo individuale, molto intenso, di due o tre sedute di psicoterapia a settimana, seguito da una totale limitazione dei movimenti. Non possono nemmeno pranzare all’aperto”.

    Per i sopravvissuti, le strutture oscure che tengono gli abusatori lontani da occhi indiscreti illustrano ancora una volta una catena di complicità che seppellisce il crimine.

    Il sig. Luparia respinge categoricamente tale affermazione. “I vescovi devono avvisare le autorità competenti che il sacerdote sta venendo da noi”, dice, respingendo le affermazioni che la comunità consente alla Chiesa di proteggere i maltrattatori. “Oggi un vescovo che lo facesse – per lui sarebbe la fine”, dice.

    Non esiste un’assistenza così dignitosa per gli innumerevoli sopravvissuti agli abusi, incluso Mario, per il quale continua l’insabbiamento.

    Il suo aguzzino, Gianni Bekiaris, rimane un sacerdote attivo ancora nella stessa diocesi in cui si presume siano iniziati i crimini – e ancora sotto la guida del vescovo Ambrogio Spreafico.

    Passiamo settimane a rintracciare Bekiaris online, scoprendo come si presenta per celebrare la messa in varie chiese in più di una città, prima di sembrare di nuovo sdraiato. È ancora indicato come sacerdote nella diocesi in cui sono avvenuti gli abusi. Abbiamo anche portato alla luce fotografie di lui che celebra la Messa con i bambini presenti.

    Infine, in un luogo vicino a Roma, lo troviamo e ci avviciniamo. Gli mostro le carte del processo che avevamo ottenuto e le foto dei bambini presenti alla sua messa.

    “Lavoro qui”, risponde, indicando il palazzo dove abita, “e non ci sono bambini”.

    Poi produco le sue fotografie in chiesa con minorenni.

    “Quelle sono persone, non minorenni”, insiste.

    Comincia a ritirarsi al chiuso.

    “Sei un pedofilo?” Chiedo.

    “Questo è quello che stai dicendo”, risponde.

    “No, è quello che sta dicendo la tua vittima”, azzardo, prima che chiuda la porta, con un semplice “arrivederci”.

    Breve linea grigia di presentazione

    Chiedo a padre Hans Zollner, dell’Istituto di salvaguardia, cosa dovrebbe in teoria accadere a un sacerdote la cui colpa è stata riconosciuta in un processo di diritto canonico, che ha ammesso l’abuso e ha pagato i danni.

    Mi dice che, pur non conoscendo il caso specifico: “Se la procedura stabilisce che ha commesso il reato, va ovviamente licenziato. E se c’è un qualsiasi tipo di attività che lo porti a contatto con minori, questo va ovviamente contro il verdetto”.

    Eppure, quando sfidiamo il superiore di Bekiaris, monsignor Ambrogio Spreafico, sul perché non avesse svogliato il sacerdote, nonostante una diretta supplica di Mario, nega ogni illecito.

    Mons. Spreafico insiste sul fatto che è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede – il potente dipartimento vaticano che si occupa di tali questioni e ha guidato il processo di diritto canonico – a prendere la decisione.

    “Ho seguito le procedure”, dice, “e hanno deciso in questo modo. Non dipendeva da me”.

    Ma perché, chiedo, non ha consigliato al Vaticano di intraprendere una diversa linea di condotta, vista la sua conoscenza di tutti i dettagli, il fatto che Mario si era confidato con lui e che il processo di diritto canonico ha ritenuto colpevole Bekiaris?

    “Il senso di colpa può essere basato su fatti diversi”, risponde. “Potrebbero rivelarsi di una scala diversa, di un lasso di tempo diverso, di una realtà diversa”.

    Quando gli mostro le fotografie di Bekiaris in chiesa con minori, inizialmente suggerisce di aver verificato con il Vaticano e che la celebrazione occasionale della messa non fosse contraria alla sentenza, prima di assicurarmi: «Chiederò alla Congregazione [la Dottrina della Faith] se questo è incluso nel divieto. Ma di per sé non è specificato nel decreto”.

    Anche se, come sostiene, non è contro la legge, chiedo, non è contro la moralità fondamentale che un uomo con un tale passato continui a fare il prete?

    “Prenderò in considerazione la tua osservazione”, dice, “e darò un’occhiata, non preoccuparti.”

    Lo esaminiamo noi stessi, chiedendo una risposta alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ci dicono che il divieto a vita di amministrare i doveri con i minori imposto a Gianni Bekiaris aveva lo scopo di “guarire ed espiare” e che potrebbe consentire a un sacerdote di celebrare la messa pubblica con i minori, “purché non siano mai lasciati soli”.

    Tecnici giuridici, scappatoie procedurali e interpretazioni personali dei giudizi: sono ciò che ha permesso a Gianni Bekiaris di continuare a predicare la parola di Dio; ha privato Mario della giustizia – e potrebbe portarlo un giorno potenzialmente a entrare in una chiesa della sua diocesi con suo figlio e guardare la messa celebrata dall’uomo accusato di averlo violentato ripetutamente.

    Questo è il costo dell’incapacità dell’Italia di affrontare la maledizione degli abusi – e della sua mancanza di responsabilità per i sopravvissuti la cui fede e infanzia sono state derubate così crudelmente.

    “L’impatto è devastante”, dice Mario, la sua anima spezzata è evidente. “Verso tutta la Chiesa, dal Papa fino all’ultimo sacerdote, mi sento nauseato da loro. Sono malato da morire”.

    Ulteriore segnalazione di Julian Miglierini

    https://www.bbc.com/news/world-europe-60325191

  • Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Sofia Barbarani – Quando Antonio Messina ha trovato il coraggio di dire alla sua chiesa locale in Sicilia che un prete in formazione lo aveva abusato sessualmente per diversi anni mentre era un adolescente, il giovane si aspettava di essere creduto e sostenuto.

    Invece, Messina fu licenziato come bugiardo e il seminarista cattolico fu rapidamente trasferito a Ferrara, nel nord Italia, dove fu ordinato sacerdote. Il sacerdote in questione – Giuseppe Rugolo – avrebbe continuato ad abusare di altri tre bambini.

    Rugolo è stato arrestato l’anno scorso e accusato di aver abusato dei bambini affidati alle sue cure. Ha negato le accuse a suo carico.
    Più di sette anni dopo la sua prima affermazione, Messina, che ora ha 28 anni, parla di nuovo, questa volta come parte di un movimento.

    Martedì si è unito alla presentazione online dell’hashtag #ItalyChurchToo e al lancio di ‘Beyond the Great Silence’, un’iniziativa di nove organizzazioni cattoliche e laiche che mira a fare ciò che nessuno ha fatto prima in Italia: convincere la Chiesa cattolica a avviare un’indagine indipendente sugli abusi sessuali su minori.
    Messina è una delle almeno 360 persone in Italia che sono state abusate sessualmente da un prete cattolico negli ultimi 15 anni, secondo Rete l’Abuso (The Abuse Network) senza scopo di lucro, secondo cui è probabile che il numero reale sia molto più alto .

    “Se possiamo, in un modo o nell’altro, evitare che ciò accada ad altri, allora queste storie orribili possono almeno servire a cambiare qualcosa”, ha detto Messina dopo aver raccontato la sua storia durante l’evento di lancio.
    Altri paesi europei, tra cui Francia, Germania, Belgio, Irlanda e Portogallo, hanno in corso indagini sui presunti crimini e sono riusciti in una certa misura a portare alla luce i predatori all’interno delle loro chiese.

    La scorsa settimana, una commissione in Portogallo – finanziata principalmente dalla Chiesa cattolica – ha affermato che oltre 200 presunte vittime nate tra il 1933 e il 2006 si erano fatte avanti dal suo lancio un mese fa.
    Ma in Italia, un paese in cui la chiesa continua a detenere un potere immenso e dove le istituzioni, così come i privati, hanno talvolta ignorato o coperto le malefatte del clero, il cambiamento tangibile sembra per alcuni una possibilità lontana.

    “La situazione in Italia è drammatica”, ha affermato Francesco Zanardi di Rete l’Abuso, un’organizzazione che ha monitorato e sensibilizzato sugli abusi dei clericali e uno dei gruppi dietro “Oltre il grande silenzio”.
    Zanardi è stato violentato da Nello Giraudo, sacerdote a Savona, quando aveva 13 anni.
    Il sacerdote ha perseguitato le sue vittime durante il periodo cardinalizio di Joseph Ratzinger, e poi come papa Benedetto XVI, e ha scontato poco più di un anno di carcere nel 2012 per abusi su un minore. Giraduo lasciò il sacerdozio dopo la sua scarcerazione.

    Dopo anni di abusi Zanardi si è dedicato alla droga, la sua relazione è andata in pezzi e si è ritrovato solo. Fino al 2010, quando fonda Rete l’Abuso.
    Da allora ha sostenuto che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) avvii un’indagine simile a quella di altri paesi europei, approfondita e completamente indipendente dalla Chiesa.
    “Non interno, come scandalosamente suggerito dall’Italia”, ha detto.

    Gualtiero Bassetti, dimessosi a maggio da capo della Cei, si è recentemente espresso a favore di un’indagine interna.
    La Cei – cui spetta tra l’altro decidere se chiedere alla chiesa di aprire un’indagine – è stata contattata da The Independent ma non si è resa disponibile per un colloquio entro la scadenza.

    Un portavoce ha affermato che la conferenza non ha seguito il lancio della campagna dei sopravvissuti poiché era incentrata sul possibile referendum sulla depenalizzazione del suicidio assistito, bloccato martedì dalla Corte costituzionale italiana.

    Alcune vittime ripongono la loro speranza di cambiamento nel successore di Bassetti, anche se molte altre affermano che non si fiderebbero mai di un’indagine interna della conferenza.
    Ma il controllo e le richieste di giustizia devono estendersi oltre la chiesa, ha detto Zanardi.
    “Mi chiedo dove siano i politici, dove siano il parlamento, lo stato e il sistema giudiziario, dove sia il ministero dell’Interno, dove sia il garante per la protezione dei bambini”, ha detto a The Independent.
    Forse ancora più importante, il 50enne sopravvissuto incolpa fermamente i media italiani per aver chiuso un occhio e non aver trattato l’argomento.

    “In particolare punto il dito contro di loro”, ha aggiunto. “Il governo può essere negligente, ma se la stampa informa i cittadini, allora possono mobilitarsi, purtroppo non ci sono informazioni”.
    Oltre alla necessità di un’indagine indipendente e di una maggiore copertura mediatica, c’è la necessità di una nuova legislazione. La legge italiana ha a volte ostacolato, anziché aiutato, la battaglia contro gli abusi sessuali sui minori.

    L’uso della legge sulla prescrizione in Italia significa che le autorità non possono perseguire un reato se viene denunciato dopo un certo numero di anni, e lo faranno solo se una nuova vittima entro il termine prescritto denuncia lo stesso reato. Questo a sua volta aiuta a spianare la strada ai pedofili per continuare a depredare i bambini, secondo i gruppi della campagna.
    In Italia, 160 dei 52.000 sacerdoti del Paese sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali negli ultimi 15 anni. Tuttavia, si stima che circa 170 sacerdoti accusati siano scomparsi, secondo una ricerca condotta da The Abuse Network.

    In un’intervista al Times questa settimana, padre Hans Zollner, un alto funzionario vaticano e il principale esperto di abusi del papa, ha definito l’Italia un “vaso di Pandora” di abusi sessuali nascosti da parte di sacerdoti.

    Ma mentre il Vaticano è notoriamente lento quando si tratta di riparare i propri torti, alcuni membri della chiesa sentono che si sta dirigendo nella giusta direzione.
    “La realtà è ovviamente triste, se si guarda al passato, ovviamente è un record di innumerevoli vite distrutte”, ha detto un ex sacerdote luterano, che ora si prepara a diventare un prete cattolico.
    “Sono moderatamente positivo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione”, ha detto il seminarista con sede a Roma, che ha chiesto di rimanere anonimo. “La Chiesa ha una responsabilità particolare nel prendersi cura dei deboli e quando queste cose accadono è orrendo, dovrebbe essere presa il più seriamente possibile”.
    La Chiesa cattolica ha affrontato una tempesta il mese scorso quando un rapporto indipendente di avvocati tedeschi ha scoperto che Benedetto non aveva preso provvedimenti contro i chierici in quattro casi di presunti abusi quando era il suo arcivescovo tra il 1977 e il 1982

    “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma determinazione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi commessi dai suoi membri”, ha detto papa Francesco il giorno dopo la pubblicazione del rapporto a fine gennaio.
    Nonostante le sue parole rassicuranti, già troppe vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa cattolica.
    Una di queste persone è Erik Zattoni, un giovane la cui madre rimase incinta di lui a 14 anni quando fu violentata da un prete locale nel 1980.

    L’autore del reato, Pietro Tosi, ha continuato a far parte del clero fino alla sua morte nel 2014 all’età di 87 anni, il che significa che la famiglia Zattoni non è mai stata in grado di ottenere giustizia.
    “Mia madre mi ha cresciuto ed è una madre meravigliosa”, ha detto Zattoni durante il lancio di “Beyond the Great Silence”.

    “Ma posso vedere nei suoi occhi che è una vittima, che è diversa – sfortunatamente questo è il problema, queste persone sono completamente abbandonate a se stesse”.
    “Cosa dobbiamo fare affinché questi preti, queste persone, questi criminali siano condannati?” ha aggiunto Zattoni.

    https://www.independent.co.uk/independentpremium/world/italy-catholic-church-child-sex-abuse-b2016552.html

  • Prete in Germania sotto processo per 118 abusi, violenza anche su una bambina di 11 anni

    Prete in Germania sotto processo per 118 abusi, violenza anche su una bambina di 11 anni

    Città del Vaticano – La Germania è letteralmente sotto choc, alle prese con uno dei casi più eclatanti di pedofilia, dopo che l’ufficio del Procuratore di Colonia ha formalmente accusato un ex prete di ben 118 abusi sessuali. Le accuse si riferiscono ad un periodo compreso tra il 1993 e il 2018.

    La lunga lista di crimini

    L’uomo, 70 anni, chiamato solo U., avrebbe violentato nove ragazzine quando avevano meno di 14 anni. Secondo l’accusa avrebbe commesso anche 31 atti di abuso contro le sue tre nipotine, all’epoca minorenni, nella cittadina di Gummersbach tra il 1993 e il 1999. Alla lunga lista di crimini che sono stati letti in aula, anche l’avere approfittato di una bambina di appena 11 anni che aveva incontrato attraverso una famiglia di fedeli che seguiva in qualità di sacerdote e padre spirituale dei genitori. Nessuno avrebbe mai sospettato una condotta talmente obbrobriosa.

    Il processo di U. è in corso da qualche tempo ed è considerato, tra tutti, il più grave da quando è esploso in Germania lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, sollevando dubbi su come le autorità ecclesiastiche finora hanno gestito tante informazioni riservate sui sacerdoti. Generalmente la regola che veniva seguita dai vertici, su indicazione di Roma, era di tutelare l’immagine della istituzione cattolica a scapito delle vittime, solitamente ignorate o messe a tacere.

    L’ex cappellano dell’ospedale U. è sotto processo da novembre. Il sacerdote ha confessato molti abusi e il verdetto è atteso intorno al 24 febbraio. Rappresentanti di spicco della Chiesa, come l’arcivescovo di Amburgo e l’ex capo del personale di Colonia, monsignor Stefan Hesse, e il canonista Guenter Assenmacher hanno testimoniato nel processo.

    https://www.ilgazzettino.it/esteri/prete_germania_abusi_sessuali_bambina_pedofilia_cosa_e_successo-6508319.html

  • Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    ROMA «Noi, come Rete l’Abuso, abbiamo censito 360 casi in Italia, negli ultimi quindici anni ci sono 160 preti condannati in via definitiva per abusi su minori. Ma questo è solo l’emerso, e temo sia la classica punta dell’iceberg». Francesco Zanardi aveva 11 anni quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso».

    E ora, con i responsabili di altre otto sigle – «Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne», «Donne per la Chiesa», «Noi siamo Chiesa», «Adista», «Comitato vittime e famiglie», «Voices of Faith», «Comité de la Jupe» e il settimanale «Left» – ha dato vita al Coordinamento contro l’abuso nella Chiesa cattolica, «oltre il grande silenzio», con una richiesta fondamentale «alla Cei e al governo»: che anche in Italia sia creata a una «commissione indipendente» e si aprano «gli archivi di tutte le diocesi, conventi e monasteri» per «conoscere la verità» e «risarcire le vittime», insomma «un’operazione senza ombre e senza sconti». Un’operazione lanciata in Rete attraverso l’hashtag #ItalyChurchToo.

    In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 che 330 mila persone sono state vittime di atti di pedofilia nella Chiesa francese, 216 mila a opera del clero. Nel 2018 un rapporto in Germania ha calcolato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. In Italia mancano statistiche, la Cei ha rimandato per anni. Se ne parlerà all’assemblea generale che a maggio voterà il nuovo presidente. I vescovi sono divisi, e in genere diffidano del modello di commissione «indipendente» come quelle francesi o tedesche. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente uscente, ha spiegato al Corriere che un’indagine si farà, ma in modo differente: «L’obiettivo è non ripetere errori e omissioni del passato e rendere giustizia agli abusati. Ma giustizia non è giustizialismo». Così la Cei pensa a «una ricognizione approfondita e seria» con «numeri reali», senza «proiezioni o statistiche» ma partendo «dal basso», dai dati delle diocesi.

    Ma questo non potrebbe bastare, avverte Zanardi: «I vescovi italiani dovrebbero rendersi conto che una ricerca fatta all’interno della Chiesa, se anche fosse fatta benissimo, lascerebbe sempre un margine di dubbio, anzitutto tra le vittime ma in generale nell’opinione pubblica. Non è che in questi anni la Chiesa si sia guadagnata molto credito. Perciò è anche nel loro interesse che si compia una ricerca indipendente». Ma non basta, spiega al Corriere: «Ci vorrebbe una commissione governativa. Ci siamo rivolti anche al governo perché in Italia, a differenza di Paesi come la Francia o la Germania, c’è un vuoto normativo da colmare: non esiste l’obbligo di denuncia di un pedofilo, se si viene a conoscenza di un crimine. Ed è un problema che riguarda non solo la pedofilia nel clero, ma tutti i crimini pedofili, ne parlavo tempo fa con don Di Noto: la denuncia è possibile solo se arriva dalla vittima o da chi lo rappresenta. Se anche un vescovo decidesse di andare alla polizia per denunciare un prete, non potrebbe farlo, serve la querela di parte».

    Tra le testimonianze che hanno accompagnato la presentazione del nuovo Comitato, è in particolare significativa quella di Erik Zattoni, che oggi ha quarant’anni: «Sono figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi, mia madre ha subito un abuso sessuale a 14 anni, la prima volta che si rivolse a un vescovo per denunciare le fu risposto: “Non dire a nessuno quello che è successo altrimenti sarebbe uno scandalo per tutta la Chiesa”, poi venne minacciata di sfratto, cosa che avvenne per tutta la famiglia alcuni anni dopo». Tutto questo è accaduto pochi anni fa. Don Tosi è morto nel 2014, in una casa di riposo, da sacerdote, senza che mai sia stato spretato. Di più, racconta al Corriere Erik Zattoni: «Il reato penale era prescritto, chiesi la prova del Dna e ci fu una causa civile a Ferrara. La sentenza riconobbe l’abuso nel 2011. E don Tosi rimase parroco in provincia per un altro anno e mezzo. Del resto, lo era stato per trent’anni senza che nessuno, né la diocesi né il Vaticano, facesse nulla». Ora Erik Zattoni vive la sua vita, «non ho voluto permettere che me la rovinasse», è sposato e ha un bimbo e una bimba. Ma non può dimenticare il trattamento che ha ricevuto: «Mia madre ed io ci siamo trovati davanti a un muro. Mi sono sentito chiedere da un personaggio della Curia: ma tua madre era attraente? Dal Vaticano mi è stato detto: “È prete e morirà da prete, si metta l’animo in pace”. Un muro invalicabile, una cosa incredibile».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_15/nasce-coordinamento-anti-abusi-chiesa-ci-sia-un-indagine-indipendente-anche-italia-9b9b1a72-8e88-11ec-a91e-e98defcaa657.shtml

  • #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    ROMA — I sostenitori delle vittime di abusi sessuali da parte del clero italiano hanno lanciato martedì una campagna per chiedere un’indagine di insabbiamento, lamentando che la deferenza ha mostrato che la gerarchia della Chiesa cattolica in Italia ha condizionato tutto, dai procedimenti penali alla copertura mediatica del problema.

    Un consorzio di gruppi ha affermato di sperare che le recenti inchieste nazionali in Germania e Francia, e quelle pianificate in Spagna e Portogallo, facciano pressione sulla Chiesa cattolica italiana affinché apra i suoi archivi a investigatori indipendenti per accertare la portata del problema, assegnare responsabilità agli autori e portare il risarcimento alle vittime.

    Ma hanno riconosciuto che il contesto è molto più complicato in Italia che in altri paesi europei, dato il peso politico, economico e sociale smisurato che la chiesa porta nel cortile di casa del papa.

    L’influenza della chiesa ha provocato una riluttanza da parte dei pubblici ministeri a indagare sui casi di abusi del clero, un rifiuto da parte dei legislatori di sostenere le indagini parlamentari e il disinteresse del pubblico italiano, hanno affermato gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo.

    “Qui c’è una situazione di stallo”, ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi e fondatore del gruppo di advocacy Rete L’Abuso che da anni lavora per sensibilizzare sugli abusi sessuali del clero in Italia.

    Zanardi, che sta guidando la nuova iniziativa, pensa che le dimensioni della chiesa italiana – attualmente conta circa 55.000 sacerdoti – e una cultura clericale che ha messo a lungo i sacerdoti su un piedistallo porterebbero probabilmente a un numero di casi che farebbe impallidire quelli trovati durante le indagini su altri paesi a maggioranza cattolici.

    Percependo una crescente richiesta di resa dei conti, la Conferenza episcopale italiana ha iniziato a discutere una sorta di inchiesta. Ma il presidente uscente della conferenza, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha abbassato le aspettative, insistendo più su un’indagine “qualitativa” che su quella quantitativa e sottolineando che la conferenza nel suo insieme deve essere d’accordo.

    La Chiesa italiana vuole chiaramente evitare il tipo di risultato visto in Francia, dove un gruppo di esperti indipendenti ha stimato che 330.000 bambini hanno subito abusi sessuali in 70 anni nel Paese da circa 3.000 sacerdoti e personale ecclesiastico, e che i crimini sono stati coperti su “sistematicamente” dalla gerarchia ecclesiastica.

    Gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo hanno affermato di dubitare che qualsiasi indagine intrapresa dalla chiesa italiana avrebbe prodotto numeri veri. L’attuale proposta baserebbe i dati su un nuovo programma diocesano per ascoltare le vittime; il programma è curato da vescovi e superiori religiosi italiani.

    “Poiché non sono indipendenti, questa non può essere una fonte di dati”, ha affermato Paola Lazzarini di Donne per la Chiesa, una delle organizzatrici della campagna. “Ci auguriamo che con un cambio di presidenza (della Conferenza episcopale) si arrivi a una proposta diversa”.

    https://www.washingtonpost.com/world/italychurchtoo-abuse-survivors-demand-italy-church-inquiry/2022/02/15/6da4a25a-8e5b-11ec-8ddd-52136988d263_story.html

  • Abusi nella chiesa, Cei frena sulle commissioni d’inchiesta ma le vittime si organizzano: on-line il primo archivio  dei pedofili italiani

    Abusi nella chiesa, Cei frena sulle commissioni d’inchiesta ma le vittime si organizzano: on-line il primo archivio dei pedofili italiani

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Mentre la Cei continua a rimandare (da anni) una analisi (anche storica) del fenomeno della pedofilia su tutto il territorio nazionale, frenando ogni possibile ricerca all’interno dei propri archivi diocesani, un gruppo di associazioni si sta muovendo per mappare la piaga degli abusi, raccogliendo, catalogando, classificando tutto il materiale finora disponibile proveniente dalle procure e dagli archivi dei mass media. Un lavoro incrociato immenso che ha dato vita al primo database realizzato dal settimanale Left in collaborazione con Rete L’Abuso.

    L’archivio sarà messo on line venerdì 18 febbraio su https://chiesaepedofilia.left.it/ mostrando – per ora – i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Man mano che la mole enorme di carte verrà lavorata il sito sarà aggiornato in tempo reale. Al momento sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Nel database figurerà il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) specificando se è stato condannato o è ancora sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. A questo aspetto viene collegata anche l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico (sanzione che non sempre è stata fatta dalla Chiesa).

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo. La prima mappatura del genere è stata fatta da Francesco Zanardi nel 2010, una ex vittima di un prete pedofilo di Savona. Da vittima  ripete che «la violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti un omicidio psichico».

    Contrariamente a quanto fatto da altre nazioni europee – per esempio la Francia – in Italia sia la Chiesa che le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) finora non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta strutturata su scala nazionale per far luce su un fenomeno purtroppo diffuso in tutta la Penisola.

    Intanto il 15 febbraio si terrà un evento on line intitolato Oltre il Grande Silenzio al quale prenderanno parte diverse associazioni cattoliche: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    L’idea di una Commissione indipendente all’interno della Cei è sostenuta solo da una minoranza di vescovi. Secondo Zanardi la soluzione del problema degli abusi nella Chiesa non po’ che arrivare dall’esterno. «Purtroppo la Chiesa in questi anni ha dimostrato – anche davanti a casi eclatanti – di voler insabbiare. In Italia, inoltre, la denuncia di un prete pedofilo può avvenire solo su querela di parte a differenza di quanto accade in Francia, Spagna, Germania. In Italia la denuncia la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Sarebbe importante che il legislatore dia la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe questo per determinare una svolta. Inoltre occorrerebbe abolire la prescrizione».

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, «mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ci si accorge che altri problemi, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio lontano nel tempo».

    Intanto una lettera inedita sta sollevando un polverone anche in Vaticano. Nei giorni scorsi il Domani e Piazza Pulita di Corrado Formigli hanno diffuso il contenuto di una missiva riservatissima, datata febbraio 2015, nella quale l’attuale prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale Luis Ladaria, gesuita e grande alleato di Papa Francesco, ha inviato al cardinale Philippe Barbarin, allora vescovo di Lione, il quale chiedeva al Vaticano come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia (e successivamente condannato). «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici».

    Ladaria suggeriva di gestire il brutto caso facendo poco clamore, sottolineando implicitamente che l’attenzione andava posta alla buona fama della istituzione cattolica. Insomma, un problema reputazionale per una Chiesa sempre più bersagliata dalla stampa. La linea che i panni sporchi si lavano in casa non si discosta tanto da quello che è sempre accaduto e che Papa Ratzinger ha sottolineato drammaticamente nella sua lettera-testamento confessando che davanti agli abusi e al grido delle vittime i cattolici (tutti) hanno dormito. Proprio come hanno fatto anche i discepoli quando Cristo era nell’Orto degli Ulivi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/chiesa_pedofilia_papa_francesco_cei_database_pedofili_italiani_ratzinger_news-6501454.html

  • Gruppi pressano per chiedere che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    Gruppi pressano per chiedere che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    By Philip Pullella

    CITTÀ DEL VATICANO, 15 feb. (Reuters) – Gruppi cattolici martedì hanno accusato la Chiesa italiana di un “fallimento istituzionale” nell’affrontare gli abusi sessuali del clero e hanno chiesto un’indagine nazionale indipendente che rispecchi quella condotta in Francia e Germania.

    Un collettivo di nove gruppi – sette capitanati da donne – ha lanciato la richiesta durante il lancio di una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e un hashtag, #ItalyChurchToo, ispirato al movimento internazionale #MeToo contro le molestie sessuali.

    In una conferenza stampa online, Paola Lazzarini, responsabile Donne nella Chiesa, ha chiesto l’apertura degli archivi di “tutte le diocesi, conventi e monasteri”, i danni per le vittime e la scoperta della verità, “per quanto dolorosa”.

    Nel mondo, le rivelazioni di abusi sessuali da parte del clero sono finora costate alla Chiesa centinaia di milioni di dollari di risarcimento.

    La campagna italiana mira ad aumentare la pressione pubblica sulla Chiesa e sul governo per un’indagine nazionale che risalga a decenni fa e respinge le affermazioni di alcuni leader cattolici italiani secondo cui la Chiesa ha le risorse per svolgere il lavoro da sola.

    “Solo indagini indipendenti (altrove) hanno superato la resistenza della Chiesa a riconoscere il proprio fallimento istituzionale”, ha affermato Ludovica Eugenio, sostenitrice della Rete l’Abuso.

    Qualsiasi indagine italiana “deve essere assolutamente imparziale”, ha aggiunto Francesco Zanardi, responsabile di Rete l’Abuso.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare casi di abusi sessuali e ha affermato che deve rendersi una “casa sicura per tutti”.

    Martedì il Vaticano non ha commentato.

    I vescovi italiani dovrebbero decidere a maggio quale tipo di indagine sugli abusi, se del caso, terrà il Paese.

    Antonio Messina, 28 anni, una delle vittime che hanno partecipato alla conferenza stampa, racconta di essere stato ripetutamente maltrattato quando era minorenne da un seminarista adulto che è poi diventato sacerdote.

    Senza fornire dettagli, ha affermato che le autorità ecclesiastiche locali nella sua città natale hanno cercato di comprare il suo silenzio. “La Chiesa non è in grado di gestire questo (indagine)”, ha detto.

    Lo studio tedesco, pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’indagine francese, pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Zanardi ha detto che le cifre sarebbero più alte nell’Italia prevalentemente cattolica perché il paese ha tradizionalmente molti più sacerdoti.

    https://www.reuters.com/world/europe/pressure-groups-demand-church-italy-submit-external-sexual-abuse-inquiry-2022-02-15/