Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali”. È la richiesta rivolta alla Conferenza episcopale italiana (Cei) dal Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo, nato a febbraio scorso per chiedere “una Spotlight italiana” a nome delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili. L’appello è contenuto in una lettera consegnata il 10 maggio scorso al presidente uscente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, a tutto l’episcopato italiano, al segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, al prefetto della Congregazione per il clero, Lazzaro You Heung-sik, e al segretario generale del Sinodo dei vescovi, il cardinale Mario Grech.

    Le esperienze in Europa – Il documento viene reso pubblico nel giorno in cui si apre l’assemblea generale della Cei, chiamata a scegliere il nuovo presidente dell’episcopato italiano. Ma durante i lavori – che come ormai tradizione saranno aperti dal Papa – è prevista anche una comunicazione sulle attività e sulle proposte di contrasto agli abusi promosse dal Servizio nazionale per la tutela dei minori. Da mesi, infatti, la Cei discute sulla possibilità di avviare una commissione indipendente sulla pedofilia del clero anche in Italia, sulla scia delle esperienze analoghe realizzate all’estero. Per esempio la commissione Sauvè in Francia, che a ottobre 2021 ha consegnato un rapporto in cui stima 216mila vittime di abusi da parte di 3.200 sacerdoti a partire dal 1950. O il rapporto tedesco choc sull’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, retta dal papa emerito Benedetto XVI tra il 1977 e il 1981: almeno 497 vittime e 235 abusatori nel periodo 1945-2019. O ancora la commissione governativa che sarà istituita in Spagna dopo la maxi-inchiesta di El Paìs, che da sola ha svelato oltre trecento casi di abusi negli ultimi cinquant’anni. In questo senso da ItalyChurchToo mettono le cose in chiaro: “Rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa”.

    “Fino a un milione di potenziali vittime” – “Una vera commissione indipendente sarebbe rivoluzionaria, ma anche molto scomoda. Perché dimostrerebbe che l’Italia è il Paese col più alto numero di preti pedofili al mondo”, dice al fattoquotidiano.it Francesco Zanardi, 51 anni, sopravvissuto agli abusi di don Nello Giraudo – il parroco savonese condannato per violenze su minori – e presidente della Rete l’Abuso, l’associazione delle vittime del clero italiano. “Basta usare la statistica”, spiega: “In Francia i preti sono 22mila e la commissione ha individuato più di tremila pedofili e più di duecentomila abusi. Poiché in Italia i preti sono 52mila, in base a studi indipendenti è ragionevole pensare che i pedofili potrebbero essere il triplo, nove o diecimila. E gli abusati fino a un milione“. Domenica, sul sito di Rete l’Abuso, Zanardi ha criticato la recente partecipazione della Cei all’Osservatorio ministeriale per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia, definita “un lifting generosamente offerto dal governo italiano al clero”: “La pedofilia ecclesiastica non si può paragonare a quella delle persone comuni, perché è coperta da una gerarchia potente. Per questo l’Osservatorio non basta, ma serve una commissione d’indagine ad hoc composta da esperti qualificati, a cui partecipino anche rappresentanti delle vittime. E che sia seguita da una commissione parlamentare in grado di predisporre strumenti legislativi di prevenzione, ad esempio l’obbligo di denuncia per chiunque assista a un abuso, che già esiste in Francia, Germania e Svizzera”, afferma.

    Aprire gli archivi – Le richieste del Coordinamento ai vescovi italiani sono in totale sette. “Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti”, si legge nella lettera. “Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati”.

    L’obbligo di denuncia – E ancora: “Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze. Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa. Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da Papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità”.

    La prescrizione – Infine, il Comitato chiede ai vescovi di farsi “promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce”. Per Zanardi, l’estinzione di questi reati “è in contraddizione con la Convenzione Onu del sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza, ratificata dall’Italia: in media le vittime hanno tempi di reazione lunghissimi prima di denunciare, anche venti o trent’anni. Così le gerarchie ecclesiastiche sono incoraggiate a tenere nascosti i casi più a lungo possibile, e quando vengono alla luce i magistrati sono costretti a chiedere l’archiviazione”. Infine, la lettera chiede “di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/23/una-commissione-indipendente-sugli-abusi-lappello-ai-vescovi-dal-comitato-anti-pedofilia-aprite-gli-archivi-e-aiutate-verita-e-giustizia/6600770/
  • Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    S. Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
    Membri tutti della CEI
    e p.c.
    S. Em. Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità
    S. Em. Card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
    S. E. Mons. Lazzaro You Heung Sik, Prefetto del Dicastero per il Clero
    S. Em. Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi

     

     

    Eminenza,
    Eminenze ed Eccellenze,

    siamo donne e uomini diversi per sensibilità e appartenenza, credenti e non credenti.

    Vi scriviamo prima di tutto come cittadine e cittadini. Perché la Chiesa è parte della società e non fuori di essa.
    Ci muove uno spirito di verità, di giustizia, di responsabilità che oggi ci fa stare davanti a voi, in piedi, in coscienza, con franchezza.
    Gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa colpiscono le persone nei loro corpi, nella loro vita, nella loro coscienza: sono violazioni dei diritti umani. Se la Chiesa non rispetta i diritti umani, non può predicare il Vangelo. Per questo l’obbedienza al Vangelo può spingere alla “disobbedienza” ogni volta che in nome della “prudenza” si rischia di diventare complici dei delitti.
    Questa lettera è rivolta a voi, ma resa pubblica perché altri e altre possano sottoscrivere la nostra richiesta e perché pubblicamente voi possiate rispondere (italychurchtoo@pec.it). Daremo conto della vostra replica nel corso della conferenza stampa che terremo il 27 maggio prossimo alle ore 11, presso la Sala stampa estera a Roma.

    CHIEDIAMO VERITÀ, GIUSTIZIA E PREVENZIONE
    Come “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo”, espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, chiediamo a voi vescovi verità e giustizia per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa, nonché misure di prevenzione perché la Chiesa riacquisti credibilità e autorevolezza.
    Consapevoli che alcuni aspetti che citeremo saranno oggetto del confronto sinodale, vogliamo focalizzarci, qui e ora, sulla realtà italiana.

    A) IN UN’OTTICA DI VERITÀ
    1) Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa.
    2) Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti. Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati.
    3) Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze.

    B) IN UN’OTTICA DI GIUSTIZIA
    4) Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa.
    5) Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità.
    6) Chiediamo che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce.
    C) IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE:
    Consapevoli che l’ambito della prevenzione degli abusi, diretta e indiretta, implica questioni di vastissima portata – tra cui la formazione al ministero ordinato, l’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa, il ripensamento delle dinamiche della cura pastorale – che richiedono tempi di riflessione molto lunghi, nel contesto di questa lettera
    7) chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche.
    Queste richieste sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.
    Come cittadine e cittadini, vittime di abusi, battezzate e battezzati, madri, padri, educatori, professionisti, abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti.

    Nella certezza della vostra attenzione
    Coordinamento #ItalyChurchToo
    Primi firmatari:

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo European Federation of Centres of Research and Information
    on Cults and Sects – FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista
    Gianluca Montaldi – International Association for Conciliar Theology / Concilium
    Associazione/Rivista Esodo
    Filippo Cecala – docente
    Ignace Berten OP – teologo (Belgio)
    don Paolo Scquizzato
    Livia Calani – Donne per la Chiesa
    Daniela Redolfi – Donne per la Chiesa
    Marzia Cattaneo – SAE e Donne per la Chiesa
    Marco Bisanti – giornalista
    Giuseppina Perrucci – Azione cattolica – Noi Siamo Chiesa
    Margherita*
    Laura*
    Elisa Nicolaci
    Davi Hill
    Stefania Manganelli
    Giovanni Belloni – presbitero
    Ida*
    Roberto*
    Nara Zanoli
    Stefania Rasetti
    Giuseppe Nicolaci
    Maria Caterina Cifatte – Gruppi donne Comunità di base
    Elisabetta Manfredi
    Maria Teresa Ferrari Lehnus – Donne per la Chiesa
    Eugenia Marzotti – OIVD
    Silvia Migliorati – OIVD
    Gilberto Squizzato – giornalista, regista e saggista
    Benedetto Simonelli
    Diana Maria Fabbroni
    Stefania*
    Robert Hochgruber – insegnante di religione in pensione
    Vito Mancuso – teologo
    Miriam Carrara
    Grazia Villa – avvocata
    Andreina Giovanna Clerici
    Rosalba Piazza
    Nino Vincenzi
    Giovanni Paolo Sparso
    Dea Santonico
    Giovanni Ambrosoni – Noi Siamo Chiesa
    Cristiana Gualtieri – insegnante di religione, Donne per la Chiesa
    Margherita*
    Serafina*
    Elena Turazza
    Doris Reisinger – teologa – Germania
    Carla Galetto
    Cristina Tabacchi – magistrata
    Margherita Bertinat – responsabile gruppo Sae Verona
    Selena Bellomo
    Andrea Tomassoni
    Manuela*
    Giulia Pelizzari
    Luigi Sandri
    Paola Morini – OIVD
    Ezio Lodetti
    Emma Bongiovanni
    Magdalena O. – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1988 al 2010
    Gian Paolo*
    Simona Collica
    Stefania Cingia – giornalista freelance
    Luisa Bruno – Comunità di base Viottoli Pinerolo (TO)
    Meno Sales . Comunità di base Viottoli
    Eric Boone – victime, France
    Angelo Bertucci
    Mauro Pesce – Università di Bologna
    Stefania Camarda
    Maria Luisa*
    Claudio Geymonat – giornalista – Riforma
    Giuseppe Ivan Undari – parroco
    Monica Coretti – OIVD
    Luciana Bonadio
    Mara*
    Giovanna*
    Isabelle Prost – catholique, Paris, France
    Lorenzo Detassis
    Rosanna Benassi – OIVD
    Claire Regnier Logerot – France, diocèse de Versailles
    Rosario Grillo
    Elena Limonta
    Luigi Bassis
    Cristina Castagnino
    Maria Grazia Depetris
    Augusto Cavadi – filosofo
    Etienne Lepicard
    Père Camille Rio – prete missionario in Thailandia
    Olivier Demarle – vittima delle Communauté des Béatitudes – Francia
    Antonella Bonini
    Marie-Christine Demourgues
    Maristella Giacomello
    Valentino*
    Sandra Letizia – teologa e docente I.R.C.
    Anne Mardon – vittima
    Josselin Tricou – lecturer in sociology – Institute of Social Sciences of Religions (ISSR) – University of Lausanne, Switzerland
    Ida Triolo
    Margherita Pepoli
    Alice Pascutti – Libera professionista, cattolica praticante
    Elisa Belotti, giornalista e conduttrice di Cristianə a chi?
    Armida*
    Bianca Casadei – cattolica, donna, sostenitrice dei valori del femminismo, Associazione Papa Giovanni XXIII
    Alessandro Mabellini – Azione Cattolica
    Chiara Neri
    Irene*
    Aurora Pace
    Maria Canella – studente di Teologia
    Michela*
    Daniela Thomas
    Irene Debeni – medico
    Livia De Carli
    Fabio Carrieri
    Marilena*
    Alessandra Sanasi – psicologa
    Marialuisa Cavallari
    Francesco Surfaro
    Valentina* – impiegata amministrativa
    Giuliano*
    Francesca* – studentessa
    Rosalia Mazzola
    Stefano*
    Elisabetta*
    Comunità s. Francesco Saverio in Trento
    Claudia Dall’Acqua
    Valeria Rapa
    Camilla*
    Eleonora*
    Emanuele Lorenzo Cavassa
    Alessandra*
    Giacomo Ghedini
    Fabio Bellentani
    Veronica Landi
    Mamma Gio e papà Robi Sacconago
    Maria Briannì
    Micol – mamma e segretaria
    Chiara*
    Francesca Demofonti – studentessa
    Daiana Lorenzini
    Claudia Bogneri
    Marcella Cannarozzo – Ingegnere, docente universitario, catechista, madre di famiglia
    Giorgia*
    Manuela*
    Francesca Massari
    Elena Pompa Pacchi – Fisica, cattolica praticante e catechista
    Roberta*
    Alessandra*
    Rosalia Mazzola – avvocato ecclesiastico
    Lucia Lo Porto
    Anna Benedetti
    Irene*
    Marco Marzano – sociologo – Ordinario all’Università di Bergamo
    Sara*
    Attilia Ferrari  – Mantova
    Paola Colombo
    Marina Perbellini
    Francesca Origlia
    Federico*
    Giuliano Minelli – portavoce gruppi “Per una Chiesa diversa” e “Il Gibbo”.
    Chiara Angelini
    Maurella Carbone
    Margherita Parrelli
    Letizia Menna
    Lucia Romanengo – Donne per la Chiesa
    Elisabetta Mazzola
    Edda Battigelli
    Laura Tonelli
    Piero Brogi
    Loretta D’Orsogna
    Stefano*
    Claudio*
    Antonina Vazzano
    Pietra Martorana
    Nicoló Paesano
    Giovanna Ballistreri
    Maria Paola Italia
    Giuseppina Ferrarelli
    Anna Carfora – storica della Chiesa
    Lilly Lancione
    silvia*
    Antonio Nuzzo
    Stefano Olcese – Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Tommaso Colombini

     

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    lettera Cei

    Letter to bishops

    Lettre aux eveques

    Letra a los obispos

  • La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    Di  – SAVONA, 19 mag. (Reuters) – Francesco Zanardi ha passato gli ultimi 12 anni a documentare abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici in Italia, colmando un vuoto che secondo lui è causato dal rifiuto della Chiesa del Paese finora di avviare un’indagine importante .

    Quando i vescovi italiani si incontreranno la prossima settimana per eleggere un nuovo presidente, Zanardi spera di vedere l’inizio di una resa dei conti attesa da tempo per la Chiesa, i cui leader discuteranno se commissionare un’indagine indipendente sugli abusi simili a quelli condotti in Francia e Germania. leggi di più

    Dal suo appartamento nel centro di Savona, nel nord Italia, Zanardi, 51 anni, gestisce Rete l’Abuso, che possiede uno dei più grandi archivi digitali sugli abusi sessuali d’ufficio nel Paese.

    Trascorre gran parte del suo tempo a cercare documenti giudiziari, rintracciare dove si trovano i sospetti abusatori, parlare con avvocati che lo aiutano con i casi e controllare i suggerimenti delle vittime.

    “Il filo conduttore che ho trovato tra le vittime è che non vogliono che succeda ad altri perché solo una vittima sa cosa ti fa dentro, anche se fuori sorride e sembra normale”, ha detto Zanardi.

    A febbraio, Zanardi e altri otto gruppi hanno formato un consorzio chiamato “Oltre il grande silenzio” e hanno lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo per fare pressione sulla Chiesa italiana affinché accettasse un’indagine imparziale.

    La scelta del suo prossimo presidente per un mandato di cinque anni è cruciale perché i vescovi sono divisi sul fatto che un’eventuale indagine su vasta scala debba essere interna, utilizzando risorse esistenti come i comitati diocesani contro gli abusi, o da un gruppo esterno, potenzialmente composto da accademici , avvocati ed esperti di abusi.

    Sono anche divisi sul fatto che debba essere limitato al recente passato o tornare indietro di decenni.

    Un portavoce della Conferenza episcopale italiana ha detto che discuteranno su come procedere quando si incontreranno.

    La crisi mondiale degli abusi sessuali ha causato alla Chiesa cattolica romana un danno enorme alla sua credibilità ed è costata centinaia di milioni di dollari in insediamenti, con alcune diocesi che hanno dichiarato bancarotta.

    La Chiesa italiana, come gruppo, non ha emesso scuse formali e radicali per gli abusi, sebbene i singoli vescovi lo abbiano fatto.

    GIOVANI IN DIFFICOLTÀ

    I gruppi di vittime affermano che per decenni la Chiesa italiana ha affrontato abusi come la maggior parte delle altre Chiese nazionali, trasportando preti predatori da una parrocchia all’altra, riponendo fiducia in una terapia psicologica di dubbi effetti, screditando la vittima e usando il suo potere con le autorità civili per mettere a tacere le cose.

    In un caso, circa 20 anni fa, un vescovo inviò al Vaticano una lettera e un dossier su Nello Giraudo, allora sacerdote accusato di aver molestato adolescenti in un campo e in una casa per minori in difficoltà. Lui e il suo avvocato hanno negato tutte le accuse contro di lui.

    Nella lettera, vista dalla Reuters insieme ad altra corrispondenza e atti processuali, il vescovo ha detto che cercherà “per quanto possibile” di assicurarsi che il sacerdote non abbia più contatti con bambini e adolescenti.

    Ma circa due mesi dopo, il vescovo nominò Giraudo a dirigere una parrocchia in un’altra zona. Gli furono affidati i compiti di celebrare la Messa, visitare i malati, visitare le famiglie e insegnare la religione agli adulti. Ma la lettera di incarico non menzionava il fatto di stare lontano dai bambini.

    Una nota interna diocesana scritta più o meno nello stesso periodo diceva che c’erano sospetti che Giraudo risalisse a più di due decenni fa.

    Il sacerdote è stato sottoposto a terapia psicologica. Un’altra lettera rivelava di aver confidato le sue “tendenze pedofile” a un confratello. Nonostante tutti gli avvertimenti non è stato svincolato.

    Ha lasciato il sacerdozio nel 2010 e nel 2012 un tribunale lo ha condannato a un anno con la sospensione della pena in un patteggiamento per l’accusa di aver molestato un ragazzo di 17 anni in un campo nel 2005.

    Giraudo ha rifiutato di parlare con un giornalista della Reuters che si è avvicinato a lui fuori dalla sua casa di Savona per discutere le accuse contro di lui.

    Zanardi ha detto di essere stato abusato da Giraudo quando aveva 12 anni e in seguito è caduto in anni di depressione e abuso di droghe.

    MIGLIORI INTENZIONI

    Vittime come Zanardi affermano che ci sono centinaia di casi in cui le autorità della Chiesa non sono intervenute, hanno insabbiato o hanno agito troppo tardi per impedire che gli abusi si ripetessero.

    Dicono che un’indagine completa sarebbe un atto di purificazione per la Chiesa in Italia, che storicamente ha avuto un grande potere sulla vita ed è stata considerata intoccabile.

    Padre Hans Zollner, tedesco che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, da anni sollecita la Chiesa italiana ad accettare un rapporto indipendente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto Zollner.

    I fautori di un’indagine interna affermano che la Chiesa ha le risorse, rilevando che circa il 62% delle 226 diocesi italiane ha istituito “centri di ascolto” dove le vittime e altri possono registrare denunce di abusi, passati o presenti.

    I vescovi, riuniti per cinque giorni a porte chiuse in un albergo fuori Roma, voteranno tre candidati alla presidenza della conferenza e li proporranno a papa Francesco di sceglierne uno tra di loro.

    Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa cattolica mondiale di affrontare casi di abusi sessuali e ha affermato che deve rendersi una “casa sicura per tutti”.

    Il mese scorso, ha chiesto un audit annuale per valutare come le Chiese cattoliche nazionali stessero attuando misure per proteggere i bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Nel 2019 Francesco ha emesso una direttiva papale che ordina a ciascuna diocesi del mondo di istituire “sistemi pubblici, stabili e facilmente accessibili per la presentazione” delle denunce di abusi sessuali.

    Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, hanno stabilito procedure anche prima della direttiva, ma altri sono stati lenti a conformarsi.

    Zanardi dice che non gli importa chi viene eletto presidente della conferenza episcopale “purché faccia un minimo di quanto fatto all’estero”.

    https://www.reuters.com/world/europe/italys-catholic-church-crossroads-over-sexual-abuse-investigation-2022-05-19/

  • Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Città del Vaticano, 18 mag. (askanews) – La Conferenza episcopale italiana deciderà il proprio presidente, nel corso dell’assemblea generale in programma a Roma da lunedì a venerdì prossimi, 23-27 maggio, che succederà al cardinale Gualtiero Bassetti e dovrà affrontare, quale primo impegno, la questione di un’indagine storica sugli abusi sessuali su minori avvenuti nella Chiesa italiana.

    A restringere il novero dei candidati più probabili è stato papa Francesco, che in un recente colloquio con il Corriere della sera, ha affermato: ‘Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona’.

    Sono solo cinque, attualmente, i cardinali italiani con meno di 75 anni: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori (75 anni), l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi (73 anni), il vicario per la diocesi di Roma, Angelo De Donatis (68 anni), l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi (66 anni), e l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Paolo Lojudice (57 anni).

    Questi ultimi due, in particolare, entrambi ex vescovi ausiliari di Roma, entrambi ‘preti di strada’, molto impegnato nella pastorale con rom e migranti Lojudice, un passato nella comunità di Sant’Egidio e una spiccata sensibilità per i temi della pace, dell’ecumenismo e della giustizia sociale Zuppi, sembrano particolarmente in sintonia con Bergoglio, oltre ad aver dato buona prova di governo nelle loro diocesi.

    Qualità particolarmente indicate per quel ‘rinnovamento della Chiesa italiana’ che, auspicato già da tempo da Francesco, il cardinal Bassetti, evidentemente, non ha realizzato.

    ‘Spesso ho trovato una mentalità preconciliare che si travestiva da conciliare’, ha detto Bergoglio sempre nell’intervista al Corriere. ‘In continenti come l’America latina e l’Africa è stato più facile. In Italia forse è più difficile. Ma ci sono bravi preti, bravi parroci, brave suore, bravi laici. Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi. Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana’.

    L’indicazione del papa, peraltro, corregge, almeno parzialmente, la dinamica, avviata dallo stesso Bergoglio, di responsabilizzare i vescovi italiani. Tradizionalmente, infatti, quella italiana era l’unica conferenza episcopale nazionale che non eleggeva il proprio presidente, come avviene in tutti gli altri paesi, perché era il papa, che è anche primate d’Italia, che lo sceglieva. Anni fa Jorge Mario Bergoglio ha chiesto all’episcopato italiano di eleggersi il presidente, ma i vescovi hanno fatto resistenza, e alla fine è stato sancito un compromesso: l’assemblea dei vescovi elegge una terna – ciò che dovrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana – e tra i tre nomi prescelti il papa sceglie, liberamente, il presidente.

    Così è avvenuta, cinque anni fa, l’elezione del cardinale Gualtiero Bassetti, verso il quale già nel febbraio 2014 Francesco aveva mostrato una predilizione elevandolo, lui pastore di diocesi secondaria, a dignità cardinalizia: eletto dall’assemblea dei vescovi in una terna, assieme a Franco Giulio Brambilla e al cardinale Francesco Montenegro, fu nominato dal pontefice presidente della Cei il 24 maggio 2017.

    Scelta che rispecchiava un iniziale sintonia tra il vescovo di Roma e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al Conclave del 2013, di certo, fu percepito da molti vescovi italiani come unadoccia fredda. Per errore, subito corretto, la Cei, peraltro, aveva diramato, pochi minuti dopo la fumata bianca, un messaggio di congratulazioni per l’elezione al soglio pontificio di… Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, un radicato passato in Comunione e liberazione, e candidato ideale di diversi porporati conservatori. L’incontro decennale dei vescovi a Firenze, nel 2015, quando presidente della Cei era ancora il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ufficializzò una notevole distonia tra il pontefice argentino e l’episcopato italiano: ‘Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro’, tuonò a Firenze Bergoglio. Su quello sfondo, l’arrivo di Bassetti alla guida della Cei, due anni dopo, si immaginava segnasse una correzione di rotta verso una maggiore sintonia col papa. Cosa effettivamente avvenuta – se si pensa, in particolare, alla distanza dai toni battaglieri dell’era del cardinale Camillo Ruini sui cosiddetti ‘valori non negoziabili’ – ma solo parzialmente.

    Nel corso degli anni, infatti, il rapporto tra Bergoglio e Bassetti si è raffreddato, e non per motivi personali. Più volte, proprio facendo riferimento all’incontro di Firenze, il papa ha lamentato la mancanza di reazioni dell’episcopato italiano alle proprie indicazioni, in particolare a quelle esposte nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il pontefice ha dovuto insistere ripetutamente, privatamente e pubblicamente, perché finalmente la Cei decidesse, come le Chiese di altri paesi, di lanciare un percorso sinodale nazionale.

    Quando è arrivata la pandemia, poi, i toni aspri adottati dalla Conferenza episcopale italiana nei confronti del governo Conte in merito alle restrizioni sanitarie sono state pubblicamente sconfessate dal papa, preoccupato sì di tenere le chiese aprte, ma d’accordo a limitare la partecipazione alle funzioni religiose, e soprattutto attento a non guastare la collaborazione tra Chiesa e Stato.

    L’ultimo incidente è avvenuto nuovamente a Firenze: lungamente preparato, lo scorso febbraio la Cei ha organizzato, insieme al comune di Firenze, un incontro sul Mediterraneo nel nome di Giorgio La Pira. Il papa avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato pochi giorni prima: un male al ginocchio, ha spiegato la sala stampa vaticana. Ma, a quanto si è appreso, c’era anche dell’altro. In particolare, la presenza di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno all’epoca degli accordi con la Libia, criticata anche all’interno della stessa curia fiorentina, avrebbe indotto il pontefice non solo a dare forfait ma a non citare neppure, durante i saluti all’Angelus di quella domenica, il convengo di Firenze. Un’assenza vissuta in Cei come uno schiaffo in faccia.

    Ora il prossimo presidente della Cei dovrà ‘fare un bel cambiamento’, nelle parole di papa Francesco. A partire dalla questione degli abusi sui minori. I vescovi ‘intendono promuovere una migliore conoscenza del fenomeno per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione’, recitava il comunicato dell’ultimo consiglio permanente, a marzo, nel quale, peraltro, la Cei rivendicava i servizi diocesani per la tutela dei minori e i 140 centri d’ascolto già costituiti.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo, Svizzera e Spagna) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrattanto hanno fatto singole diocesi, come Monaco di Baviera, e in altri paesi sono stati i governi (Irlanda, Australia) a svolgerne, per indagare sugli abusi sessuali su minori avvenuti negli ultimi decenni nella Chiesa. Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari. ‘La giustizia non è giustizialismo’, ha avuto a dire il cardinale Bassetti, ‘e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri’. Ma ‘la gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e ogettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà’, ha detto da parte sua padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, grande esperto vaticano della materia: ‘O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi’.

    Il nodo sarà capire se un’indagine verrà avviata o meno, chi sarà a svolgerla (se un’istanza terza e indipendente o la stessa Conferenza episcopale) e quale sarà l’oggetto di studio (se i soli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa o la pedofilia nella società più ampia). L’ormai ex segretario della Cei, mons. Stefano Russo, da poco nominato dal papa vescovo di Civitavecchia, ha partecipato all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile che si è svolto a inizio maggio alla presenza della ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

    Negli ultimi mesi, intanto, è nato un Coordinamento italiano contro gli abusi nella chiesa cattolica, con hastag #ItalyChurchToo, che sta monitorando, in accordo con l’associazione Rete l’abuso, i casi noti in Italia, e fa pressione sulla Cei in vista dell’assemblea della prossima settimana. L’associazione chiederà, in una lettera ai vescovi pubblicata lunedì prossimo, ‘precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia’. Per il prossimo presidente, chinunque egli sarà, sarà il primo banco di prova.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/05/18/cei-zuppi-e-lojudice-favoriti-dopo-bassetti-pedofilia-primo-test-pn_20220518_00176/

  • Le vittime di abusi in Italia vogliono essere processate

    Le vittime di abusi in Italia vogliono essere processate

    Negli ultimi anni e decenni, commissioni d’inchiesta indipendenti in paesi dal Cile all’Australia, dall’Irlanda alla Germania, hanno chiarito la portata degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Ma proprio nel Paese che è inevitabilmente il vicino a tutto tondo del Vaticano – l’Italia – finora non c’è stata alcuna indagine indipendente sugli abusi nella Chiesa cattolica.

    https://tvthek.orf.at/profile/Orientierung/1366/Orientierung/14135522/Missbrauchsopfer-in-Italien-wollen-endlich-Aufarbeitung/15164929

  • Disattese le prescrizioni del papa contro la pedofilia. Con qualche eccezione

    Disattese le prescrizioni del papa contro la pedofilia. Con qualche eccezione

    41075 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Il protocollo per la gestione degli abusi sessuali nella Chiesa, sancito dal motu proprio di papa Francesco Vos estis lux mundi a maggio 2019, e stabilito ad experimentum per tre anni, è arrivato al capolinea e il bilancio non sembra positivo. Il protocollo richiede ai metropoliti di tutto il mondo di creare, nelle diocesi o eparchie, singolarmente o insieme, «entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico». Si applica anche alle «azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso» accusato di abusi, e prescrive l’obbligo, per il prete o il religioso che abbia notizia o fondati motivi» per sospettare di un abuso, di denunciare al vescovo. Quest’ultimo chiede tempestivamente al Dicastero competente l’incarico per avviare l’indagine e il Dicastero, al massimo entro 30 giorni dal ricevimento della segnalazione, provvede a fornire indicazioni su come procedere.

    Mons. Scicluna: “Non abbiamo dati”

    In questi tre anni, però le cose non sono andate proprio così. Lo testimonia, in un’intervista al quotidiano francese La Croix (10/5), il sottosegretario del Dicastero per la Dottrina della Fede, incaricato della lotta alla pedocriminalità, mons. Charles Scicluna. Che mette le mani avanti, cercando di trasmettere una valutazione positiva, ma lasciando trapelare l’inefficacia, almeno relativa, del documento: «Oggi non disponiamo di un’indagine globale o di dati esaurienti. Ma quello che sappiamo è che questa legge di papa Francesco è stata ampiamente applicata, e che molte diocesi e giurisdizioni hanno ora creato uffici dove si possono denunciare casi di abusi sessuali su minori». Se rallentamenti ci sono stati, dice, vanno imputati alla pandemia; «tocca ora ai nunzi, che rappresentano il papa nei Paesi, ricordare ai vescovi gli obblighi derivanti da Vos estis lux mundi, compreso il fatto di creare questo luogo dove le vittime possano essere ascoltate e a cui hanno diritto». Luogo che non è così diffuso: «La creazione di un ufficio per la segnalazione in ogni diocesi è un obbligo non negoziabile che deve essere rispettato. Non dipende dalla volontà personale di ciascun vescovo». E poi, anche i fedeli «si aspettano che la Chiesa si assuma le sue responsabilità a livello locale», e «le stesse comunità si aspettano che le richieste del Papa vengano messe in pratica d’ora in poi». D’ora in poi.

    La realtà è che diversi vescovi non hanno ancora «la consapevolezza dell’importanza di questo argomento», ammette Scicluna: «In ogni caso, i vescovi non hanno scuse per non attuare questo motu proprio. Posso capire che in alcuni Paesi di missione, specialmente quelli che attraversano crisi, carestie, guerre o disastri naturali, questo è difficile. Ma penso che a livello nazionale sia sempre possibile costruire competenze, nell’ambito della Conferenza episcopale. È anche un’area in cui possono aver luogo scambi tra i vescovi di diversi Paesi» (già, ma il problema è che il documento non è stato tradotto in tutte le lingue). Per quanto riguarda il futuro del protocollo, e il rinnovo o meno, dopo i tre anni ad experimentum, «la decisione finale spetta al papa. Da parte mia, spero che sarà così. Sono convinto che queste misure siano irreversibili e soprattutto non dovrebbero esserci segni di arretramento. Diverse sono le opzioni aperte al papa, tra cui quella di un rinnovo dell’esperimento per tre anni, o la sua estensione alle comunità religiose».

    Una serie infinita di colli di bottiglia

    Se Scicluna afferma che un bilancio ancora non è disponibile, un’idea chiara è possibile farsela grazie all’inchiesta condotta da La Croix (9/5) su tutte le Conferenze episcopali del mondo, con una decina di domande rispetto all’applicazione di quanto prescritto dal motu proprio. Che, nella povertà delle risposte – già di per sé un segnale – evidenzia un’interminabile serie di ostacoli e di carenze.

    Infatti, solo 26 Conferenze episcopali hanno accettato di rispondere alle domande, un quinto degli episcopati, tra cui Francia, Polonia, Madagascar, Taiwan, Giappone e Russia. La Germania ha replicato che avrebbero risposto solo alla Santa Sede.

    Cosa emerge dalle risposte? In primo luogo che il documento è stato ampiamente diffuso: oltre che in francese, inglese, italiano e spagnolo, è stato tradotto dalle Conferenze episcopali in russo, ungherese, giapponese, indonesiano, tamil e mandarino. Detto questo, solo la metà degli episcopati che hanno risposto indica che il documento è disponibile sul loro sito web; l’edizione cartacea esiste solo in un Paese su quattro.

    Riguardo all’ufficio dedicato alle segnalazioni di abusi da attivare presso le diocesi entro un anno, dunque entro il 1 giugno 2020, un quarto delle Conferenze episcopali che hanno risposto non l’ha ancora creato. Alcuni Paesi, come la Repubblica Centrafricana o il Guatemala, hanno tuttavia assicurato che questi uffici saranno creati entro la fine dell’anno.

    I fedeli che vogliano contattare questi uffici, devono informarsi su internet, dal momento che raramente si trovano informazioni nelle parrocchie. In due Paesi africani che hanno risposto, «la modalità è a dir poco sorprendente», commenta La Croix: «Chiunque voglia accedere a questo ufficio deve chiedere al proprio parroco i mezzi per contattare l’ente segnalante. Tale provvedimento non sembra poter consentire la libera segnalazione, il che mette in discussione la rilevanza di questi uffici».

    La segnalazione il più delle volte può avvenire telefonicamente o via Internet. In alcuni Paesi, come Austria e Polonia, è prevista anche la possibilità di un incontro di persona, mentre in altri, come Papua Nuova Guinea o Burundi, gli incontri “faccia a faccia” sono l’unica possibilità: anche in questo caso, una modalità che non favorisce la denuncia.

    Riguardo ai dati effettivamente raccolti finora, molte Conferenze episcopali non hanno risposto. «Non abbiamo informazioni su questo argomento perché il sistema opera a livello diocesano», ha spiegato la Conferenza episcopale ungherese. Stessa risposta da parte della CEI: «La Conferenza episcopale non è a conoscenza di questi elementi perché rientrano nella competenza dell’Ordinario diocesano».

    «L’indagine mette così in luce un altro punto cieco nella prevenzione degli abusi: il predominio del vescovo», commenta il quotidiano francese. «Pertanto, gli uffici di segnalazione, le risorse stanziate e il trattamento riservato ai fatti denunciati dipendono in gran parte dal vescovo locale. Egli è così padrone nella sua diocesi del luogo concesso alla prevenzione e alla lotta agli abusi».

    Alcune Conferenze episcopali, tra cui la Francia, dichiarano di non disporre di un dato complessivo per il numero delle vittime identificate. Altri sì, come la Bulgaria, dove non è stato individuato nessun caso. Nella Repubblica Centrafricana e in Guatemala, meno di cinque file sono stati trasmessi al Dicastero per la Dottrina della Fede, mentre in Polonia, tra il 1 luglio 2018 e il 31 dicembre 2020 sono state fatte ben 368 denunce.

    Un altro collo di bottiglia è la risposta da Roma ai casi segnalati. Molti dei Paesi che hanno inviato rapporti dichiarano di non aver ancora ricevuto feedback dalla Santa Sede, o almeno non su tutti i casi; i vescovi polacchi hanno ricevuto una risposta solo per 186 casi su 368. Scarsità di risorse nella seconda sezione del Dicastero della Dottrina della Fede? Se ogni anno arrivassero 500 fascicoli, secondo l’agenzia specializzata I.Media, «i tempi di elaborazione potrebbero durare mesi, in certi casi anche anni».

    https://www.adista.it/articolo/68046

  • Clericalismo e abusi, i precedenti della Commissione francese. Un articolo

    Clericalismo e abusi, i precedenti della Commissione francese. Un articolo

    Ludovica Eugenio – Una “eccessiva sacralizzazione della persona del sacerdote” e una “perversione dell’obbedienza” sono elementi messi in luce sia dal Rapporto Sauvé sugli abusi nella Chiesa in Francia, sia da un altro Rapporto francese, che ne costituisce in qualche modo il precedente: quello  – siamo nel 1992 – commissionato dall’allora arcivescovo di Lione card. Albert Decourtray allo storico René Rémond sull’”affare Touvier”, il miliziano lionese antisemita che, durante la Seconda guerra mondiale, represse la resistenza e perseguitò gli ebrei insieme ai tedeschi e che, condannato a morte durante la Liberazione, sfuggì alla giustizia grazie alla complicità all’interno della Chiesa.

    Su questo tema e sulla attuale crisi degli abusi sessuali come elemento che mina profondamente «un’organizzazione basata su una casta specializzata», verte un interessante articolo dello storico dell’Università di Reims Frédéric Gugelot, docente di Storia contemporanea, pubblicato il 14 aprile sulla rivista accademica internazionale online The Conversation.

    Riportiamo l’articolo in una nostra traduzione dal francese.

    Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: una lunga storia

    All’inizio di aprile, la Commissione per il riconoscimento e le riparazioni ha annunciato una scala da 1 a 7 per i risarcimenti fissata per le persone che hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica in Francia. Gli importi varieranno da 5.000 a 60.000 a seconda di criteri diversi.

    Queste decisioni fanno seguito a diverse indagini intraprese dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE). Al di là dell’eco ricevuta dalla stampa e dall’opinione pubblica, questa Commissione ha voluto conciliare l’ascolto delle vittime, l’accertamento dei fatti nel corso di 70 anni e il controllo delle risposte fornite dall’istituzione. I contributi dell’indagine Sauvé coincidono con altri lavori già realizzati all’estero.

    Le relazioni del Gran Giurì in Pennsylvania (USA) e in Germania nel 2018, nonché le dimissioni dei 34 vescovi cileni nel 2019 avevano già messo in luce l’entità dei crimini commessi all’interno della Chiesa cattolica e il numero considerevole di vittime.

    Una cronologia degli atteggiamenti

    Al di là delle spaventose cifre che riguardano vittime, abusatori e testimoni, emerge l’ aspetto “massiccio” e “sistemico” della violenza sessuale all’interno della Chiesa. Qui si stabilisce una cronologia degli atteggiamenti: così negli anni Cinquanta e Sessanta si trattava di preservare la Chiesa allontanando i criminali e mettendo a tacere le vittime, poi la questione è scomparsa e, negli anni Novanta, timidamente, comincia ad emergere l’attenzione alle vittime seguita da un riconoscimento parziale a partire dagli anni 2010.

    Mentre una delle principali associazioni di vittime, quella degli abusi di padre Preynat, fondata a Lione nel 2015, si chiama “La Parole Liberée”, la pubblicazione parallela di una raccolta, intitolata “Da vittime a testimoni” , segna il cambiamento di prospettiva avviato.

    Per la prima volta, si riconoscono e rendono pubbliche le parole delle vittime, che contrastano con il lungo silenzio e la lunga cecità rispetto alla portata degli abusi. Mentre cresce la preoccupazione per la questione degli abusi sessuali, l’istituzione si è mostrata per lungo tempo favorevole a una risoluzione interna degli abusi, opponendosi spesso alla magistratura e promuovendo su larga scala una politica di trasferimento dei religiosi colpevoli. Inoltre si è dedicata più ai preti colpevoli che alle vittime, laddove la Chiesa risulta essere al secondo posto in Francia per violenza sessuale sui bambini, dopo la famiglia.

    Un’altra commissione pionieristica

    L’appello a una commissione che affrontasse un profondo divorzio tra l’opinione e l’immagine della Chiesa non è una novità. La scelta della CIASE, commissione voluta dai vescovi e diretta da un cattolico riconosciuto, è ispirata dal successo di un’altra identica commissione diretta dallo storico René Rémond.

    Nel 1992, fortemente contestato dai media, il primate francese mons. Decourtray decise di dar vita a una commissione d’inchiesta “indipendente” sull’“affare Touvier”. Paul Touvier, capo miliziano a Lione, represse la resistenza e perseguitò gli ebrei insieme ai tedeschi. Partecipò all’arresto dei coniugi Victor e Hélène Basch, uccisi poco dopo, e scelse personalmente gli ebrei giustiziati a Rillieux-la-Pape nel giugno 1944.

    Condannato a morte durante la Liberazione, sfuggì alla giustizia grazie alla complicità all’interno della Chiesa. Una somma di iniziative individuali più che una politica volontaria e uno sgradito miscuglio di misericordia, ignoranza delle questioni politiche e, talvolta, vicinanza ideologica controrivoluzionaria, favorirono la sua fuga. Lo storico René Rémond ha aggiunto che una concezione eccessivamente clericale aveva bloccato i religiosi in un supporto criminale che dimenticava le vittime.

    Tuttavia, il fatto che le autorità ecclesiastiche siano prigionieri di logiche interne che, dimenticando la vittima, privilegiano l’attenzione sui chierici colpevoli opera anche negli abusi sessuali e favorisce l’ampiezza della portata dei delitti. Svelando la storia delle protezioni concesse al miliziano Touvier, il Rapporto Touvier ha permesso alla Chiesa di porre fine allo scandalo.

    La presentazione di una relazione del genere nel contesto di uno scandalo che mette in discussione l’istituzione permette di creare un anno zero, un prima e un dopo. I vescovi speravano di rinnovare il successo del rapporto Touvier con la CIASE?

    Una relazione che produce uno shock, e dopo?

    Se è troppo presto per identificare appieno l’impatto del rapporto CIASE sui fedeli, al di là della sofferenza di essere associati a una comunità macchiata da questi crimini e tradita da chierici che dovrebbero guidarla verso la salvezza, sembrano però emergere tre atteggiamenti: reale resistenza da parte di alcuni credenti, che si rammaricano per l’istituzione della commissione, mentre altri si interrogano sul posto e sul ruolo del clero. Emergono quindi dei “cristiani senza Chiesa” . Senza rompere con la fede, questi credenti, per obiezione di coscienza, si distaccano dai riti e dall’istituzione. Non si tratta necessariamente di una contestazione della fede, ma di un rifiuto di iscriversi in una certa forma di organizzazione della fede.

    Questa terza via darà alla luce un “terzo uomo”? Con questo termine, il gesuita François Roustang evocava nel 1966 l’emergere di credenti che avevano adottato un “disinteresse” istituzionale per vivere meglio la loro fede in modo più spirituale.

    Se il riconoscimento delle vittime non sembra più in discussione, queste posizioni riflettono interpretazioni divergenti. Se i preti abusivi sono casi isolati, basta escluderli. Le mele marce non mettono in discussione né la santità della Chiesa né la sua organizzazione e dottrina. Se gli abusi sono “sistemici”, come dimostra la CIASE, sorgono almeno interrogativi sull’autorità e sul suo esercizio all’interno dell’organizzazione. La sfida, al di là del Rapporto Sauvé, è discutere una certa idea di Chiesa.

    Una concezione clericale della Chiesa

    Quest’ultima ha già subito un gran numero di riforme per quanto riguarda il clero. La più importante è forse quella avvenuta al Concilio di Trento (1545-1563) in risposta alla Riforma protestante, che aveva, tra l’altro, denunciato l’indegnità di alcuni chierici. Il papato scelse quindi di affidarsi al clero per realizzare la riforma cattolica e la riconquista spirituale dell’Europa.

    Questa scelta rifiuta la concezione protestante del sacerdozio – il sacerdozio universale dato a tutti mediante il battesimo – ed esalta l’esemplarità del sacerdote.

    Se il rapporto della Ciase non mette in discussione il cattolicesimo come fede, il fallimento della Chiesa docente mina una certa concezione della Chiesa stessa. Tra le spiegazioni avanzate, la commissione Sauvé, come il rapporto Rémond, fa emergere infatti una “eccessiva sacralizzazione della persona del sacerdote” e una “perversione dell’obbedienza”. La crisi degli abusi sessuali segna una possibile messa in discussione di un’organizzazione basata su una casta specializzata senza che sia possibile determinare fino a che punto si spingerà la “svalutazione del sacerdozio”.

    Quale reputazione per la Chiesa?

    La Chiesa è una delle fonti morali riconosciute della società. A causa del suo diritto di primogenitura, che è un diritto di anzianità storica, il cattolicesimo continua ad affermare la sua superiorità numerica e storica e pretende di ispirare la vita sociale.

    La posta in gioco di questo “riconoscimento” è la ricomposizione dei rapporti tra le espressioni religiose nel Paese e il loro posto nelle istituzioni pubbliche (esercito, scuola, ospedali, carceri). Quando il cappellano si rivela un abusatore, si può mantenere la fiducia nel suo datore di lavoro?

    I cattolici pretendono di partecipare allo sviluppo delle norme e dei valori della convivenza. Ma questa affermazione socio-etica al centro delle battaglie guidate dalla Chiesa cattolica negli ultimi anni – i movimenti per la vita e il rifiuto dell’aborto, il rifiuto del matrimonio omosessuale, l’opposizione alla procreazione medicalmente assistita e all’adozione da parte delle coppie omosessuali – è messa in discussione dal rapporto della Ciase. In Francia, il Manif pour Tous nel 2012-2013 ha incarnato questa esigenza. La sua difesa della famiglia, illustrata dallo slogan “Papà, mamma e figli, è naturale”, va in pezzi di fronte allo svelamento dei crimini “familiari” e al silenzio che li ha circondati.

    https://www.adista.it/articolo/67964

  • Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Bella che anticipata la prossima azione mediatica della conferenza episcopale italiana, certificata anche sulle pagine di EDITORIALE DOMANI dalla diretta fonte giornalistica, firma Lorenzo Prezzi – SETTIMANANEWS.

    Un’anticipazione che attende solo l’elezione del nuovo Presidente della CEI per il vero e proprio lancio mediatico.

    Un’ipotesi che rigettiamo con forza  e che l’Associazione rimanda al mittente in quanto indecente.

    Si legge; “Dietro le cifre si sta elaborando la via italiana per affrontare la questione. La bufera che ha messo in seria difficoltà la Chiesa universale (dal Cile alla Germania, dall’Australia all’Irlanda) verrà affrontata dai vescovi del nostro paese che, nel prossimo mese di maggio, dovranno discutere e votare l’ipotesi di lavoro prevista.

    L’impegno non sarà solo interno alla Chiesa, né ci si affiderà a commissioni esterne o ad iniziative parlamentari. La scelta si orienta su un doppio binario. La Chiesa fornirà tutti i dati relativi ai casi esaminati ai vari livelli di giudizio. Dal versante del governo, in maniera del tutto autonoma, partirà un’inchiesta nazionale sul problema della violenza ai minori su tutto lo spettro sociale: scuola, sport, Chiesa, famiglia ecc.

    Il lavoro ecclesiale si gioverà di tutti gli archivi diocesani, religiosi, vaticani (per quanto riguarda l’Italia) e chiederà aiuto ai tribunali civili per le sentenze che hanno interessato preti, religiosi/e, laici attivi in spazi ecclesiali.

    Dal versante governativo ci si attende un impegno corposo e si garantisce una collaborazione piena.”

    “Dietro le cifre” si legge all’inizio del testo, certo queste spaventano il clero italiano che ha quasi il triplo dei sacerdoti francesi, dato che se come è verosimile essere si presentasse anche in Italia, proporzionalmente parleremo di almeno 500.000 vittime e di 7500 preti pedofili circa, d’altra parte siamo il paese al mondo con il più alto numero di sacerdoti.

    La linea annunciata è quella non di una commissione indipendente e neppure parlamentare, invece indispensabile in Italia in quanto ci sono enormi vuoti legislativi da colmare e la chiesa di certo non può legiferare in materia.

    Bizzarro il doppio canale, che non è certo competenza della CEI alla quale le vittime chiedono riparazione ed i dati del clero, mica quelli del paese, già prodotti da Telefono Azzurro e Dall’Osservatorio Governativo.

    Un doppio binario che pare quasi voler andare a diluire le cifre della pedofilia clericale in Italia, paragonando 52.000 sacerdoti ad una popolazione di 56.000.000, il tutto con dati forniti (non si sa se integralmente o meno) da chi in realtà è al centro dell’inchiesta ma che paradossalmente vorrebbe dirigere la commissione di indagine su se stesso.

    Secondo Prezzi “L’indagine ecclesiale dovrebbe riguardare gli ultimi due decenni (dal 2001 in poi), così come dovrebbe essere sul versante politico” quindi anche una riduzione nell’arco temporale nella ricerca che si limiterà a soli venti anni contro i 50 – 70 delle altre commissioni e che escluderà i casi prescritti lasciando fuori molti sopravvissuti, come lo scrivente ad esempio, che a 50 anni si vedrebbe negare questo diritto. Un segnale chiaro che l’obbiettivo della CEI non è rendere giustizia alle vittime, ma solo fingere un improbabile mea culpa.

    Non si legge nel concreto, al di la di mille contorte tesi e auto assoluzioni, cosa sarà fatto per i sopravvissuti, come verranno indennizzati e che destino avranno i sacerdoti ritenuti responsabili. Soprattutto manca la parte preventiva in quanto gli sportelli diocesani, al di la della loro reale o meno utilità non fanno prevenzione, ci si reca li quando oramai il danno è subito.

    Si preannuncia una commissione che non farà pulizia, ma toglierà solo un poco di polvere da se stessa.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2022/05/03/litalia-denunciata-per-la-seconda-volta-allalto-commissariato-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

  • Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Diversi media italiani hanno riportato l’arresto, lo scorso Venerdì Santo, di un sacerdote colombiano identificato come Carlos Arcos Pérez , accusato di pedofilia dai familiari di due minori, che sarebbero le vittime. Dovrebbe essere ascoltato dal giudice per definire la tua situazione.

    L’episodio è avvenuto nella città natale di papa Leone XIII, Carpineto Romano , un comune di circa 4.000 abitanti della provincia di Roma della Sierra Lepini, dove tre anni fa era arrivato il sacerdote Arcos Pérez.

    Il quotidiano locale Il Corriere della Città ha assicurato che venerdì scorso i carabinieri sono giunti alla casa parrocchiale e hanno portato in carcere il parroco, per metterlo a disposizione delle autorità, mentre la sua situazione giudiziaria si risolveva.

    Il mandato di cattura è stato emesso dalla Procura di Velletri , ha aggiunto il quotidiano La Repubblica , a causa di una denuncia di due famiglie, che lo hanno accusato lo scorso dicembre di molestie sessuali su due minori. Li avrebbe contattati fuori dalla chiesa.

    Secondo i media italiani, alcuni abitanti del villaggio non sono rimasti sorpresi dalla cattura, perché le voci si erano già sparse in tutta la città. Tuttavia, le opinioni sono divise su ciò che potrebbe essere accaduto e sul fatto che la giustizia debba finire.

    In un primo momento, secondo membri della parrocchia sul quotidiano Il Messaggero , il sacerdote aiutava con alcune messe e funerali, ma non era il padre principale. Ma siccome le indagini erano note, doveva rimanere chiuso in casa per quattro mesi, non avrebbe praticato nessuna attività ecclesiale e non avrebbe avuto contatti con nessuno. Alcuni lo hanno descritto come una persona molto tranquilla che non attira l’attenzione.

    Le congregazioni non si sono ancora parlate, secondo i giornali locali, ad eccezione del vescovo della diocesi di Anagni-Alatri, a cui appartiene la parrocchia di Carpineto Romano, Lorenzo Loppa.

    Ora si prevede che venga definito cosa accadrà al sacerdote e che il processo continui, mentre la sua versione viene ascoltata davanti a un giudice e se è accusato di pedofilia.

    Francesco Zanardi , vittima di abusi da parte di un sacerdote e presidente dell’associazione L’Abuso in Italia, ha detto ai media di RFI che l’Italia è uno dei Paesi in ritardo nelle indagini sugli abusi sessuali e sulla pedofilia da parte dei sacerdoti, così come spesso i media ignorano alcuni informazioni dovute alla presenza del Vaticano in quel paese.

    La rete L’Abuso, la principale associazione di vittime in Italia, con 1.300 membri, ha individuato negli ultimi 15 anni più di 300 sacerdoti coinvolti o condannati dei 50.000 che risiedono nella penisola.

    Tuttavia, è impossibile ottenere “cifre precise” per l’assenza di “un rapporto indipendente”, come è successo in Francia, con le rivelazioni sconvolgenti della Commissione Jean-Marc Sauvé, o in Germania, con il recente rapporto che va così fino a interrogare il papa emerito Benedetto XVI per aver gestito quattro casi di preti pedofili quando era arcivescovo di Monaco.

    https://www.infobae.com/en/2022/04/17/colombian-priest-was-captured-in-italy-for-pedophilia-at-easter/

  • ITALIA – Nelle stime è il primo paese in Europa per gli abusi del clero su minori, doppia la Polonia, al secondo posto

    ITALIA – Nelle stime è il primo paese in Europa per gli abusi del clero su minori, doppia la Polonia, al secondo posto

    I seguenti dati riflettono i livelli stimati dell’UE di abusi sui minori cattolici negli stati dell’UE utilizzando fonti pubbliche, come Papa Francesco ai rapporti di esperti, per qualificare tali cifre.

    1. Varie fonti hanno affermato che la percentuale di sacerdoti religiosi che sono pedofili è approssimativamente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista con Eugenio Scalfari –  [IT], [EN]) in linea con il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report pagina 216.

    b. 4% come sostenuto da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report su pagina 27.

    c. Il 6% come rivendicato da Spotlight in linea con le referenze di Dr. Richard Sipe fatte nel film in cui 90 sacerdoti sono la stima di una popolazione di 1.500

    d. 7% secondo quanto affermato dalla Australian Royal Commission http://jrnl.ie/3224627 Rapporto basato su accuse tra il 1950 e il 2010.

    e. Variazioni sulla percentuale sono anche note dove NSAC sostiene che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici pedofili

    Ciò che è chiaramente mostrato da queste cifre stimate sugli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero segnalato di vittime di abusi sessuali su minori da parte di religiosi rispetto a quello di qualsiasi altro paese dell’Unione europea. In effetti, questo vale per l’Italia nel mondo. Un’indagine dell’UE è essenziale per arrivare alla verità, fornendo percorsi verso la giustizia e il sostegno ai sopravvissuti a questo scandalo esteso all’UE.

    La portata degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici nell’Unione europea non è stata evidenziata fino ad oggi. La seguente analisi dei dati si basa sulla seguente ricerca basata sulle statistiche attuali sulla popolazione dei sacerdoti cattolici nell’Unione Europea e in ogni stato membro. A seconda della percentuale di preti considerati pedofili, 2%, 4%, 6%, ecc, sono stato in grado di stimare il numero di preti pedofili in ogni Stato dell’UE in base a quella percentuale. Ho quindi moltiplicato il numero di preti pedofili per il numero stimato di vittime per prete pedofilo per stimare il numero di sopravvissuti non denunciati.

    Se solo il 10% dei sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero si facesse avanti nell’UE, dove il 7% dei sacerdoti cattolici dell’UE erano pedofili, la stessa proporzione dell’Australia, ci sarebbero da 75.200 a 376.000 sopravvissuti “non denunciati” ad abusi sessuali su minori. Rispetto al numero totale di sopravvissuti “denunciati” in Francia a 216.000, in Irlanda a 18.500 o in Germania con 3.677, c’è un enorme divario tra “segnalati” e “non denunciati”. La portata dei sopravvissuti denunciati sta aumentando man mano che più persone trovano la forza e il coraggio di farsi avanti.

    I seguenti dati forniscono stime da tassi percentuali variabili di sacerdoti che potrebbero essere pedofili in questo momento. Le cifre risultanti che rappresentano il numero stimato di preti pedofili in tutti i paesi membri dell’Unione Europea vengono quindi moltiplicate per il numero stimato di vittime per prete pedofilo. Da questo possiamo stimare il numero totale di vittime dell’UE non denunciate. Alcuni esperti ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti.

    C’è chiaramente la necessità che l’Unione Europea affronti questo problema dove un tasso del 2% per i sacerdoti cattolici pedofili, rilevato da Papa Francesco, mostra che ci sono 3.760 sacerdoti che hanno abusato sessualmente ovunque da 188.000 a 940.000 bambini dell’UE, che è la più bassa stima conservativa.

    Padre Andrew M. Greeley, Professore di sociologia all’Università di Chicago, che crede che ci siano 50 vittime per sacerdote.

    A. W. Richard Sipe era assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland. Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    Mark Vincent Healy’ per Rete L’ABUSO 220220-EU-IT-Percentage-paedophile-priests-in-EU