Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali del clero: altro che mele marce, il problema è strutturale

    Abusi sessuali del clero: altro che mele marce, il problema è strutturale

    di Marco Marzano – La pubblicazione del Rapporto della Commissione Indipendente francese sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico (CIASE) ha fatto molto rumore, almeno per qualche giorno. A essere entrato nella comunicazione pubblica è stato tuttavia un unico dato: quello sul numero di preti abusatori sul totale dei sacerdoti cattolici. Il Rapporto contiene però molti altri elementi interessantissimi che ispirano queste prime considerazioni:

    1. Per far luce sul fenomeno la costituzione di una commissione indipendente (composta da scienziati di diverse discipline) è uno strumento indispensabile e praticamente insostituibile. È stato così ovunque: negli Stati Uniti, in Irlanda, in Australia, in Germania e ora in Francia. Solo le commissioni di inchiesta possono ottenere l’accesso agli archivi parrocchiali e diocesani e sollecitare su larga scala la deposizione delle vittime di ieri e di oggi, conseguendo un formidabile progresso nella conoscenza e nella misurazione del fenomeno. In Francia, la commissione CIASE, in poco più di un anno, ha ricevuto quasi 4000 telefonate e 2800 tra lettere ed email. I membri della commissione hanno incontrato personalmente quasi 200 vittime che hanno accettato di farsi intervistare per molte ore (in media tre per ciascuna intervista audioregistrata). Sono stati ascoltati una moltitudine di esperti e addirittura un piccolo gruppo di abusatori, che si è spontaneamente reso disponibile a raccontare la propria versione. L’inerzia assoluta della Conferenza Episcopale Italiana su questo terreno sconcerta e testimonia ancora una volta il livello di paurosa arretratezza del nostro paese, delle gerarchie ecclesiastiche così come della gran parte della stampa laica, sempre preoccupata di non disturbare le élites vaticane e nei fatti indifferente alle terribili sofferenze di tanti minori.

    2. La questione degli abusi clericali non è affatto risolta, il problema non appartiene in alcun modo al passato. La commissione CIASE ha riconosciuto che la Chiesa ha iniziato, nell’ultimo ventennio, a prendere sul serio la questione, ma lo ha fatto in misura timidissima e quasi mai di propria iniziativa, con molte differenze da diocesi a diocesi, in definitiva in una forma così debole da non impedire, a partire dagli anni Novanta e dopo un periodo di apparente declino, una decisa ripresa del fenomeno, un significativo aumento nel numero di abusi sessuali commessi da membri del clero. E tutto questo, aggiungo io, avviene malgrado il consistente declino nel numero dei sacerdoti e in quello dei frequentatori di parrocchie e oratori. Quindi ci sono meno preti e meno fedeli, ma gli abusi invece che diminuire crescono.

    3. Quello della Chiesa Cattolica si conferma l’ambiente organizzativo più pericoloso per la salute e l’integrità fisica e psichica dei minori, molto più rischioso, secondo i dati del rapporto CIase, dei campi estivi per giovani, delle scuole pubbliche, dei club sportivi, delle istituzioni culturali o artistiche.

    4. Il report francese non manca di indicare anche alcune delle probabili cause degli abusi clericali: il diritto canonico, pensato per proteggere i sacramenti e cambiare l’animo dei peccatori, ma non per riconoscere in alcun modo il dolore delle vittime e per rispettare i loro fondamentali diritti umani; il clericalismo, e cioè l’eccessiva “santificazione” della figura del prete e la sopravvalutazione del suo status di celibe e casto; l’esaltazione delle virtù dell’obbedienza e del valore della gerarchia a discapito di tutti gli altri; una falsa interpretazione delle Scritture in relazione ai temi dell’affettività e della sessualità; l’assenza di qualsiasi forma di separazione tra i poteri.

    5. Nel rapporto CIASE si trovano indicati anche alcuni rimedi suggeriti con forza alla Chiesa francese: dare più spazio ai laici e soprattutto alle donne; ascoltare le vittime; migliorare la valutazione psicologica dei candidati al sacerdozio e incrementare gli insegnamenti delle scienze umane e sociali; assumersi la responsabilità di aver protetto gli abusatori e rendersi non solo disponibile ad avviare processi di giustizia riparativa, ma anche a risarcire le vittime, tutte le vittime, anche quelle di settant’anni fa o i loro eredi. È su quest’ultimo terreno che il Report mostra le sue maggiori debolezze. Sono convinto infatti che le generiche richieste di cambiamento contenute nel rapporto siano del tutto insufficienti a risolvere il problema. L’abuso sessuale è un comportamento strutturalmente legato alla forma attuale del sacerdozio cattolico, ovviamente non nel senso che tutti i sacerdoti siano abusatori, ma che, per coloro che lo sono, siano stati decisivi la formazione seminariale, l’obbligo celibatario, il rapporto con la sessualità e l’affettività imposti dalla Chiesa Cattolica. La teoria delle “mele marce”, cioè dei pedofili che si infiltrano nella Chiesa approfittando della buona fede e delle disattenzioni di vescovi e formatori, è del tutto priva, e da tempo, di ogni solido riscontro scientifico. Se il nodo è strutturale dev’essere affrontato con riforme strutturali, prime fra tutte la chiusura dei seminari e la fine del vincolo celibatario, le uniche vie per raggiungere l’obiettivo auspicato anche dalla commissione Ciase, di “desantificare” i preti.

    Tutto il resto, l’aumento delle ore di insegnamento delle scienze umane, gli appelli a diminuire il clericalismo e ad aprire le donne, eccetera, è al più un modesto palliativo, inutile nella sostanza e adatto nella forma solo a dare l’impressione che la Chiesa Cattolica si muova mentre invece rimane completamente immobile. Il papa tuona contro il clericalismo da anni, ma gli effetti sulla struttura sono stati praticamente insignificanti. È venuto il momento di esigere di più, di non accontentarsi delle buone intenzioni e dei proclami. Lo dobbiamo alle bimbe e ai bimbi, ai ragazzi e alle ragazze di domani alle quali dobbiamo offrire un mondo diverso e migliore.

    Marco Marzano è autore de “La casta dei casti“, Bompiani, 2021.

    https://www.micromega.net/abusi-sessuali-del-clero-altro-che-mele-marce-il-problema-e-strutturale/

  • OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    Dopo l’uscita del Rapporto CIASE, sono sicuro che le cifre sbalorditive provenienti dalla Francia avranno causato onde d’urto in tutto il mondo.

    Sembrerebbe anche essere evidente la necessità di rivedere i dati prodotti in altri rapporti in Australia, Belgio, Cile, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, in quanto irrealistici, sottostimati e persino come affari incompiuti.

    La Francia ha svelato quella che è sempre stata suggerita come una scala molto più prolifica di abusi sui bambini dal clero cattolico, dove in un rapporto dopo l’altro, i numeri non sono mai stati più realistici ma hanno ancora molta strada da fare secondo alcuni esperti.

    Degli abusi sessuali da parte del clero sui bambini riportati nel Rapporto CIASE, l’82,8% riguardava i ragazzi, come riportato in modo simile in altre giurisdizioni. Il 17,2% riguardava abusi sessuali su ragazze.

    È necessario aumentare la consapevolezza dell’impatto specifico di genere dell’abuso sessuale di minori da parte del clero sui ragazzi, in particolare, che sono la maggior parte delle vittime a livello intergiurisdizionale.

    Pope Francis meets Mark Vincent Healy, a survivor of clerical sexual abuse, at the Vatican July 7, 2014. Also pictured is Cardinal Sean P. O’Malley of Boston, president of the Pontifical Commission for the Protection of Minors. Healy said the pope made a mistake in his judgment about a Chilean bishop, but there is now an opportunity for positive change. (CNS photo/ L’Osservatore Romano via Mark Vincent Healy) See VATICAN-LETTER-ABUSE-SURVIVORS April 26, 2018.

    Lo chiedo da quando ho incontrato Papa Francesco nel 2014.

    L’americano John Jay Report è stato uno dei primi rapporti della Chiesa cattolica a confermare che oltre l’80% degli abusi riguardava i ragazzi. Il rapporto ha continuato a registrare che: il 21,1% dei primi abusi riguardava bambini di età inferiore ai 9 anni; il 61,7% riguardava bambini di età compresa tra 10 e 13 anni; il 16,5% riguardava bambini di età compresa tra 14 e 17 anni e lo 0,7% è stato registrato tra i 18 e i 20 anni.

    È un’ammissione sbalorditiva che il numero “vivente” di sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia sia 216.000. Sono molto turbato pensando a quanti sono morti, dove il loro giorno di riconoscimento è arrivato troppo tardi.

    Tanto per chiarire, 3.000 preti pedofili dell’attuale numero di preti in Francia, 21.930 preti sarebbero oggi il 13,68% della popolazione di preti.

    Tuttavia, la cifra di 3.000 preti pedofili rivelata nel Rapporto CIASE è indicata come il 3% del numero totale stimato di preti in Francia negli ultimi 70 anni.

    Se le 216.000 vittime viventi rappresentano il 50% del numero totale di vittime di abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia, emergono due fattori.

    Uno, che circa l’8% dei preti francesi in un periodo di 70 anni erano pedofili che abusavano sessualmente di bambini.

    Tuttavia, il lavoro di Richard Sipe implicherebbe che ci sia stato qualcosa fino a un totale di 750.000 vittime per una popolazione di 3.000 preti pedofili in Francia negli ultimi 70 anni. Le cifre devono essere esaminate ulteriormente per quanto scioccanti siano. Già i sopravvissuti in Francia riferiscono che i numeri sono prudenti.

    In secondo luogo, le proiezioni di Richard Sipe sono tristemente più vicine alla realtà degli abusi sessuali su minori da parte del clero, in cui ogni pedofilo ha abusato in media di 250 bambini nel corso della sua vita.

    Anche esaminando le cifre di 3.000 preti pedofili che hanno abusato di 216.000 vittime, significa che ogni sacerdote ha abusato in media di 72 vittime, 72 bambini. Queste cifre richiedono ulteriori chiarimenti ma sono monumentali come riportato.

    Che una persona possa aver causato una tale distruzione sostenuta per la prima volta dal Rapporto CIASE è davvero terrificante quanto angosciante. Sottolinea inoltre il fatto che nessun tale livello di abuso sui bambini avrebbe potuto aver luogo se non per l’aiuto e la complicità di quegli autori con atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale, e da parte della Chiesa e dello Stato.

    Questo deve essere indagato ulteriormente.

    Un fattore essenziale nella genesi del Rapporto CIASE è dato dall’evidenziazione di vari casi da parte dei media che potrebbero aver agito da catalizzatore nella richiesta di trasparenza in questo rapporto, ma senza gli sforzi dei sopravvissuti “la nostra società sarebbe ancora vivendo nell’ignoranza, o nella negazione, di ciò che è accaduto.”

    Tuttavia, è necessario porsi delle domande sul perché i media abbiano potuto sbagliare così tanto nel riportare l’entità degli abusi quando c’erano così tante fonti affidabili che denunciavano le cifre basse riportate nei rapporti precedenti. Stavo citando le stime sottostimate fin dall’inizio nel mio dossier sugli abusi sessuali su minori da parte del clero quando mi è stata data un’udienza con Papa Francesco nel 2014.

    Di grande vergogna per il Ministero della Pubblica Istruzione in Francia, forse, è il fatto che il 30% degli abusi sessuali su minori segnalati da parte del clero sia registrato come avvenuto nelle scuole e un altro 23% come avvenuto in attività regolamentate legate all’istruzione come scout o patrocinio scolastico. Pertanto, l’ambiente educativo di un bambino era l’opportunità principale di perpetrare abusi sessuali su minori da parte del clero. L’abuso parrocchiale che ruotava intorno alla parrocchia locale è stato registrato come il 32% degli abusi sessuali su minori da parte del clero che hanno avuto luogo.

    In Irlanda, l’ingiustizia a carico dei bambini vittime di abusi sessuali nelle scuole nazionali, primarie e post-primarie, ha ricevuto il trattamento più duro da parte dello Stato irlandese, anche a seguito di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) contro l’Irlanda nel gennaio 2014 ().

    L’Irlanda ha ostacolato la giustizia nella sua incapacità di fornire un piano d’azione praticabile (http://hudoc.exec.coe.int/eng?i=DH-DD(2021)594E) con ulteriori promesse di non consegnarlo fino al 2022, otto anni dopo la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

    I sopravvissuti francesi potrebbero benissimo fare a meno di tale aggravamento e tormento. Forse quei bambini abusati nelle scuole francesi non solo simpatizzeranno con quelli abusati nelle scuole in Irlanda, ma potrebbero voler citare la sentenza della Corte EDU emessa contro l’Irlanda per chiedere un risarcimento per le loro violazioni subite nelle scuole in Francia.

    In Irlanda, non c’erano prove di abusi sessuali sistemici su minori di ragazze, ma vi erano ripetuti abusi sessuali sistemici su minori di ragazzi, come affermato nel Rapporto Ryan o nel Rapporto della Commissione per le indagini sugli abusi sui minori (CICA) nel 2009. Come l’Irlanda, forse è tempo di una rapida Visita Apostolica in Francia.

    Papa Francesco non può restare ai margini degli scandali nazionali con dimensioni internazionali di abusi sessuali su minori che si sono estesi ben oltre i confini della Francia. Perché il CEF e la CORREF hanno impiegato così tanti anni per indagare sugli abusi sessuali su minori del clero in Francia?

    Il rapporto CIASE (https://www.ciase.fr) richiederà un’analisi per esaminare l’entità degli abusi sui bambini in Francia e all’estero. Quanto velocemente la Francia impone obblighi e obblighi chiari e legalmente vincolanti ai religiosi in Francia e resta da vedere?

    Ci deve essere anche la piena partecipazione dei sopravvissuti non solo come testimoni, ma anche come contributori nella progettazione e attuazione delle politiche, delle procedure e delle pratiche necessarie per affrontare le questioni della protezione dei bambini e quelle dei bisogni dei sopravvissuti attraverso una serie di misure compensative.

    Ciò che i vescovi e le congregazioni francesi faranno in risposta deve ancora concretizzarsi. I precedenti rapporti di compensazione sono stati riportati ai contributi. È una questione molto più complessa di una controversia da accertare. È necessario valutare le congregazioni della CORREF che senza dubbio hanno utilizzato una “politica di trasferimento” per “gestire” i loro membri pedofili che abusano criminalmente.

    Un’analisi del più grande rapporto in Irlanda, il Rapporto CICA 2009 ha mostrato che c’era un diffuso trasferimento di religiosi per evitare l’individuazione e lo scandalo. La “politica di trasferimento” è stata una chiara dimostrazione del fatto che i religiosi cattolici trattavano i bambini con disprezzo per preservare una reputazione e un interesse personale illeciti.

    Sono certo che le congregazioni della CORREF hanno impiegato la stessa aberrante “politica di trasferimento”, aiutando e favorendo gli autori in atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale.

    Spero che questo possa essere esaminato in Francia dopo la pubblicazione del Rapporto CIASE.

    A titolo personale, sono stato abusato dai 9 ai 12 anni, tra il 1969 e il 1973, nella scuola primaria e post-primaria, al St Mary’s College, Rathmines, Dublino. I miei due aguzzini provenivano dalla Congregazione francese chiamata Spiritains in Francia (https://www.spiritains.org) e Spiritans in Irlanda (https://spiritan.ie) con un Ufficio della Casa Generalizia a Roma (https://spiritanroma.org). I due abusatori erano padre Arthur Carragher CSSp e padre Henry Moloney CSSp (da quando laicizzati nel gennaio 2015), entrambi ora morti. Padre Carragher il 10 gennaio 2011 e il signor Moloney il 28 agosto 2021.

    Ho passato gli ultimi 15 anni a fare ricerche sulla congregazione. Entrambi i miei aggressori sono stati denunciati alle autorità scolastiche rispettivamente nel 1971 e nel 1973. Entrambi sono stati trasferiti in seguito a tali segnalazioni di predazione sessuale di ragazzi in Irlanda. Il primo è stato inviato in Canada dove hanno continuato a maltrattare i ragazzi, fatto scoperto nell’agosto 2018 durante la visita di Papa Francesco in Irlanda.

    Il secondo è stato inviato in Sierra Leone dove anche loro hanno continuato a maltrattare i ragazzi. Al suo ritorno in Irlanda nel 1980, quest’ultimo aggressore doveva continuare i suoi abusi criminali sui ragazzi, dove solo il mese scorso si sono fatte avanti altre vittime. Congregazioni di tale portata internazionale, in oltre 63 paesi, hanno causato un affronto alla comunità internazionale. Tutti gli ordini missionari avevano e hanno una portata simile per disperdere i loro abusatori a livello globale e dobbiamo indagare sull’entità di tale disprezzo per i bambini in tutto il mondo.

    Evidentemente, c’è ancora un’enorme assenza di voce e partecipazione dei sopravvissuti inclusa in qualsiasi processo di responsabilità tranne che nel fornire una testimonianza dolorosa. Essere parte del trattamento dei dati e delle politiche deve essere inclusivo.

    Questo deve cambiare in modo da includere vari interessi dei sopravvissuti specifici per genere, razza, religione e non, disabilità, privazione economica, bisogni educativi, salute mentale, gruppi minoritari, dipendenza, incarcerazione, autolesionismo, suicidio e considerazioni intergenerazionali.

    L’annullamento della condanna penale di Barbarin ha diminuito la fiducia nella legge e la fede nei doveri e negli obblighi di coloro che detengono l’autorità sia nella Chiesa che nello Stato in Francia. Potrebbe non essere stato criminale agli occhi dei tribunali francesi, ma è sempre stata moralmente ed eticamente responsabilità di Barbarin aver denunciato, aver agito.

    Chiaramente c’è bisogno di dimostrare i colpevoli fallimenti sia della Chiesa che dello Stato nella parodia e nello scandalo degli abusi sessuali su minori in generale e sugli abusi sessuali su minori del clero in particolare. Dopo il Rapporto CIASE è chiaramente un momento in cui c’è più bisogno di azione che di scuse. Il riconoscimento del coinvolgimento implicito ed esplicito della Chiesa e dello Stato nel modo in cui tale abuso sui bambini avrebbe potuto persistere deve essere emesso nelle dichiarazioni della Chiesa e dello Stato affinché tutti possano ascoltarlo.

    C’è bisogno di lavorare ancora più da vicino per vedere che tali questioni sono esposte nei meccanismi sistemici che non solo hanno permesso questi livelli di abuso sui minori di operare in passato, ma per imparare come interromperlo in modo più efficace nel futuro a livello globale nella nostra volontà di affrontarlo. Forse dovremmo vedere come forzare il cambiamento avviando tali indagini contemporaneamente piuttosto che consecutivamente. L’Italia sarebbe un buon inizio dove il numero delle vittime farebbe impallidire quello della Francia con una stima di un milione di vittime.

    Tabella che stima l’entità degli abusi sui minori nella Chiesa cattolica per paese esempio

    Padre Andrew M. Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, secondo cui ci sono 50 vittime per sacerdote.

    A.W. Richard Sipe era uno psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland.

    Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) ha affermato: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    Il Rapporto CIASE è un cambiamento nella giusta direzione nel riportare la portata degli abusi nella Chiesa cattolica. Tuttavia, la cifra di 216.000 sopravvissuti (vivi?) o vittime (vivi e morti?), di 3.000 sacerdoti, con una media di 72 vittime per sacerdote, mi sembra conservatrice.

    Ho difficoltà con l’utilizzo del 3% dei sacerdoti in Francia in oltre 70 anni è una percentuale che mi aspetto essere più alta, almeno due o tre volte quella. Sta sostenendo che c’erano solo pochi o una percentuale molto bassa di preti pedofili nel clero o nei religiosi francesi.

    Le fonti che sostengono la percentuale di sacerdoti religiosi pedofili è la seguente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista a Eugenio Scalfari [IT  – EN]) in sintonia con il Dr. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report atpagina 216.

    b. 4% come affermato da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report, a pagina 27, –.

    c. 6% come affermato da Spotlight () in linea con i riferimenti del Dr. Richard Sipe fatti nel film dove 90 sacerdoti sono la stima su una popolazione di 1.500

    d. 7% come affermato dall’Australian Royal Commission Report http://jrnl.ie/3224627 basato su accuse tra il 1950 e il 2010.. e.

    Si notano anche variazioni sulla percentuale in cui NSAC afferma che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici sono pedofili Infine, ho scritto a un amico in Italia, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, per incoraggiarlo e fargli sapere che dovremmo sostenere un appello per un’indagine simile sulla Chiesa cattolica in Italia.

    Francesco non si è mai arreso, come non dovevamo lui.

    Se il problema in Italia è l’inerzia politica, basata su qualche falsa nozione di orgoglio o reputazione, allora c’è bisogno di cambiare ciò di cui essere orgogliosi in Italia.

    Le persone sono fondamentalmente orgogliose di ciò che è buono. Facciamo del fare bene ai bambini qualcosa che sia sinonimo di tutto ciò che c’è di meglio nell’essere italiani, di tutto ciò che c’è di meglio in tutte le nazioni.

    Come si potrebbe dire, “vieni nel nostro Paese dove i bambini sono amati, protetti e amati”. Ci sono anche altre iniziative da considerare, come quella proposta al Simposio di Berna dove usciamo dai nostri confini nazionali per cercare sostegno e assistenza dall’UE o dal Consiglio d’Europa.

    Ci sono anche opportunità da considerare che potrebbero aiutare a incoraggiare il clero e i politici ad abbracciare la necessità di rivedere il passato ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, in cui tutti i firmatari dovrebbero dimostrare la conformità come firmatari di tali convenzioni e l’adesione delle stimate Nazioni Unite.

    L’orgoglio, la dignità e la decenza possono essere utili segni d’onore per ricordare a tutti i paesi l’importanza dei diritti umani della sua gente, dei suoi figli. Il rapporto CIASE è chiaramente un punto di partenza nella segnalazione di abusi sessuali su minori da parte del clero, che finalmente si avvicina a dichiarare la sua reale portata degli abusi inflitti ai bambini in tutto il mondo.

    Mark-Vincent Healy                      211006-CIASE-REPORT-OBSERVATION-Mark-Vincent-Healy-1 © 2021

  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Il “turismo dell’esperienza” combina le rovine romane al mattino, un discorso sugli abusi della chiesa nel pomeriggio

    Il “turismo dell’esperienza” combina le rovine romane al mattino, un discorso sugli abusi della chiesa nel pomeriggio

    Dal Washington Post / Di Stefano Pitrelli – ROMA — Nel primo giorno di viaggio, i turisti americani sono saliti in cima alla cupola di San Pietro, ammirando la meraviglia architettonica di Michelangelo e la sua vista panoramica.

    Il secondo giorno, si sono incontrati con il loro gruppo di turisti per visitare gli antichi acquedotti romani e gustare un tradizionale pranzo a base di pasta. E nel pomeriggio hanno ascoltato un uomo che era stato abusato da un prete cattolico parlare loro del suo inferno personale.

    “Siamo venuti qui per San Pietro e il Colosseo, ma quando ci hanno offerto questa esperienza, volevo solo andare”, ha detto Joseph Purdy, 72 anni, un pensionato di Rehoboth Beach, Del.

    La giustapposizione di scenografico e tragico non è affatto nuova per il turismo europeo. Come ha osservato Purdy: “Puoi andare in Germania per la birra e i castelli, ma l’Olocausto è successo lì, Hitler è successo, quindi non capiresti la storia tedesca se non prendessi in considerazione anche i campi di concentramento”.

    Ma poiché le persone iniziano a viaggiare di nuovo per il mondo per la prima volta dall’inizio della pandemia, potrebbe esserci un aumento della domanda per il tipo di turismo che coinvolge più che siti meravigliosi.

    “Questo è ciò in cui il turismo di massa si è gradualmente trasformato”, ha affermato Vincenzo Nocifora, professore di Sociologia del Turismo all’Università La Sapienza di Roma. “Non me ne vado più solo per ‘vedere’ le cose. Sto cercando un’esperienza. Voglio tornare a casa arricchito da qualcosa di significativo”.

    Gli Stati Uniti hanno visto quell’istinto evidente nelle persone che si recavano in pellegrinaggio lungo il nuovo Civil Rights Trail .

    Il tour operator statunitense Overseas Adventure Travel ha incluso per molti anni quelli che definisce “argomenti controversi” nei suoi programmi. La novità di quest’anno, tuttavia, è stata l’ora dedicata a “come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi”.

    Per questo, la compagnia turistica ha portato Francesco Zanardi, uno dei più accesi sostenitori italiani dei sopravvissuti agli abusi clericali.

    Zanardi, 51 anni, vive a Savona, una città nel nord-ovest dell’Italia. A partire da quando era un chierichetto di 11 anni, racconta, è stato violentato da un prete almeno una volta alla settimana per cinque anni.

    Un ritratto incorniciato e sorridente di Zanardi di quel periodo era esposto nello studio dell’artista dove ha incontrato gli americani in visita alla periferia di Roma.

    Gli è stato offerto un posto dove sedersi, ma è rimasto in piedi, muovendosi costantemente, mentre chiedeva se qualcuno sapeva perché le persone come lui scelgono di chiamarsi sopravvissuti.

    I turisti hanno detto tutti di no.

    Ha parlato di come troppe giovani vittime tentano il suicidio, di quanto spesso sviluppano dipendenze da droghe o alcol.

    “Anch’io avevo problemi con la droga e ho cercato di uccidermi quattro volte“, ha detto Zanardi. “Ma a differenza di me, tanti altri amici non ce l’hanno fatta. Quelli che rimangono, sono i sopravvissuti“.

    Quindi, con una consegna concreta, ha raccontato al pubblico come sua madre si fosse tolta la vita una volta che si era resa conto di quello che era successo a suo figlio. I turisti rimasero a bocca aperta.

    Bette Robbins, 74 anni, ha continuato a sussultare e scuotere la testa in segno di solidarietà, mentre assorbiva i dettagli più dolorosi della storia della vita di Zanardi.

    Robbins, che ha trascorso la maggior parte della sua vita a Seattle come funzionario comunale, ha detto in seguito che questa era la sua quinta o sesta volta in vacanza in Italia, ma la prima volta che incontrava un sopravvissuto agli abusi.

    “Questo lo so”, ha aggiunto.

    Ha detto di essere arrabbiata per gli abusi subiti da Zanardi, e ancora più arrabbiata per il fatto che né il Vaticano né i pubblici ministeri italiani sembravano prendere abbastanza sul serio il problema.

    “Il pubblico deve essere indignato“, ha detto.

    L’esperienza della sessione pomeridiana sarebbe rimasta con lei, ha detto. “Non se ne andrà per molto tempo. Non lo dimenticherò“.

    Non tutti i turisti del gruppo si sono uniti alla sessione: due avevano rinunciato, secondo i rappresentanti del tour operator.

    “Non potevano sopportarlo“, ha detto Simona Salvatori, vicepresidente senior della filiale italiana di Grand Circle Corporation, la società madre.

    Anthony Pontorno, 66 anni, marito di Purdy, di Rehoboth Beach, ha detto che inizialmente era riluttante ad andare.

    Ma ha apprezzato che Zanardi abbia “dato un volto” allo scandalo degli abusi in chiesa.

    “Non che avessimo mai pensato che non fosse successo“, ha continuato Pontorno. “Ma qui c’era questo essere umano, non era più un articolo di cronaca“.

    I turisti hanno tempestato Zanardi di domande: “Cosa dice il papa?” “Ci sono paesi che stanno facendo un lavoro migliore?” “Vai in chiesa oggi?” “Come vanno le tue giornate adesso?“

    Ha risposto che papa Francesco aveva fatto poco per risarcire le vittime, che l’Italia era un decennio indietro rispetto agli Stati Uniti nell’affrontare la questione, che non andava più in chiesa ma che le sue giornate erano “abbastanza normali“.

    “Le vittime sono soggette a privazione psicologica, emotiva e sociale“, ha detto. “Se imparano come affrontarli, la vita può andare avanti”.

    Al termine della seduta, i turisti hanno applaudito Zanardi.

    Non c’era tempo per i follow-up, poiché un secondo gruppo era già fuori, in attesa del proprio turno.

    “Divertiti a visitare Roma!” Zanardi disse seriamente.

    I turisti sono tornati al loro albergo.

    Altri giorni del loro viaggio includerebbero visite alle scogliere di Sorrento, alle tracce di Pompei e al vulcano dell’Etna. Discutevano anche della mafia italiana in Sicilia e dell’omicidio di un giornalista investigativo a Malta.

    Ma quella notte, secondo il loro programma, c’era “tempo per un altro gelato prima di andare a letto”.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/italy-travel-church-abuse/2021/08/17/933010cc-faa9-11eb-911c-524bc8b68f17_story.html

    A01_SU_EZ_DAILY_20210818

  • Diocesi americana in bancarotta, deve risarcire le vittime della pedofilia con 100 milioni di dollari

    Diocesi americana in bancarotta, deve risarcire le vittime della pedofilia con 100 milioni di dollari

    Città del Vaticano – Una delle prime diocesi americane costrette a far fronte alla bancarotta per la valanga di richieste di risarcimenti da parte delle vittime della pedofilia era nello stato dell’Oregon, una ventina di anni fa. L’ultima diocesi che ha dovuto dichiarare bancarotta è nel Connecticut. In questi giorni ha chiesto al governo federale di adottare questa procedura per risolvere le decine di cause legali promosse da ex studenti di una scuola cattolica. Storie di abusi, di richieste inevase, di dolore.

    I documenti depositati dalla diocesi di Norwich indicano che le richieste ammontano dai 50 a 100 milioni di dollari. Chi ha promosso le azioni legali è un numero impreciso che va dai 50 ai 99 creditori. Ad oggi, quasi 60 ex residenti della scuola hanno citato la diocesi e un ex vescovo per danni, superando l’attuale capacità finanziaria della diocesi di pagare.

    Da qui la via della bancarotta per la struttura diocesana. L’attuale vescovo Michael Cote ha spiegato che dal punto di vista tecnico se la diocesi non avesse presentato istanza di fallimento, non sarebbe in grado di garantire che tutte le persone siano equamente e abbiano accesso ai fondi disponibili.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_bancarotta_diocesi_usa_vaticano_vittime_risarcimenti_papa_francesco_germania-6091721.html

  • Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Vittorio Bellavite

    La prima Corte D’Appello penale della magistratura milanese ha confermato (con una riduzione da sei anni e quattro mesi a cinque e sei mesi) la condanna di don Mauro Galli per abuso sessuale. Si tratta di un episodio del dicembre 2011, una brutta vicenda di cui si occuparono i media a suo tempo. Essa si caratterizzò da una parte per una lunga serie di scorrettezze e di “coperture” da parte dei vertici ecclesiastici, dall’altra per la tenacia e perseveranza della famiglia della vittima, un giovane allora di 15 anni. L’iter giudiziario non è finito e c’è il rischio concreto della prescrizione. Nel frattempo la cosiddetta “Indagine previa” promossa dalla curia di Milano, che iniziò con incomprensibili tre anni di ritardo (dopo che la vittima si rivolse alla Procura della Repubblica!), portò a un giudizio del Tribunale Ecclesiastico Regionale che emise una sentenza di sostanziale assoluzione del Galli ma senza che se ne conoscano il testo e le motivazioni. Ora il processo è davanti alla Congregazione per la dottrina della fede. La contraddizione tra ordinamento civile e procedure ecclesiastiche è clamoroso e bisognerà affrontarlo ancora una volta.

    Fatti come questi, con altri conosciuti e con altri nascosti, intaccano la credibilità un po’ di tutto il clero agli occhi dell’opinione pubblica, anzitutto di quella cattolica che partecipa alla vita della Chiesa. Si dirà che non bisogna generalizzare, che ci sono tante situazioni virtuose e via di questo passo. Ma il fenomeno dell’abuso non è poi così ridotto se gli addetti ai lavori informano che in Italia e negli altri paesi ci sarebbe una presenza costante di preti che abusano intorno al 4-5%, quindi un numero grande. Mi chiedo perché, per stare alla nostra diocesi, non ci sia una reazione da parte del clero nei confronti della situazione che faccia chiarezza e che quindi non appaia o non sia una qualche forma di protezione del sistema, o di tolleranza o di questione che riguarda solo i vescovi che in questo modo sarebbero al riparo da contestazioni. Forse si pensa che tutto, in fondo, rientri nell’ordinaria amministrazione, “siamo tutti peccatori”, ci sono anche i peccati degli uomini di Chiesa. Sorprende che non si capisca in questo modo che si trascurano del tutto le vittime, cattolici di serie B, che, tra l’altro, proprio perché subiscono una violenza da persona che interviene sulle loro coscienze, patiscono danni psicologici ben più gravi di quelli altri tipi di violenza. Nel caso della nostra diocesi mi domando se non conta e molto, per una sorta di rispetto e per non voler creare un forte turbamento nel tranquillo vivere delle attività di Chiesa, il fatto che i due principali responsabili della Chiesa in Lombardia, l’arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini e il vescovo di Brescia Mons. Pierantonio Tremolada, siano stati coinvolti direttamente in questa storia prima di essere nominati vescovi quando i fatti erano già ben noti. In aree sensibili e preoccupate dei problemi di gestione della Chiesa furono sollevati a suo tempo forti dubbi sull’opportunità di queste due nomine da parte di papa Francesco.

    Questa situazione propone, come in altri casi pesanti, il problema di come i vescovi affrontano il problema della pedofilia del clero nella nostra Chiesa. Negli altri paesi a noi vicini, Spagna, Francia, Germania e ora Polonia (prima in USA, Irlanda…) in questi mesi il mondo cattolico è profondamente scosso da gli scandali del clero pedofilo e i vescovi cercano di affrontare là le situazioni con un certo coraggio e parresia. In Italia niente di tutto questo. Si crede di fare il dovuto con l’istituzione di Commissioni diocesane che si occupino dei minori con iniziative di formazione e di prevenzione. Abbiamo già scritto ampiamente e con tenacia che non è questo che serve ora. Ripetiamo i quattro punti sine qua non per riprendere credibilità: istituire una Commissione di indagine indipendente per accertare la quantità e le caratteristiche degli abusi nel nostro paese, fare un solenne atto collettivo di penitenza di tutta la chiesa, rinunciare in ogni modo ai canali interni di tipo ecclesiastico e ricorrere subito alla magistratura, occuparsi delle vittime.

    Il Card. Reinhard Marx ha innovato, con coraggio e forte coinvolgimento personale, la pesantezza delle tradizionali “liturgie” degli apparati ecclesiastici, che si manifestano nei loro aspetti peggiori quando ci sono di mezzo rapporti personali ed interpersonali nel clero, conflitti di competenze, rapporti con le gerarchie interne, rapporti con l’autorità civile e via di questo passo. Il card. Marx si è dimesso contro il “sistema” di cui sta discutendo la Chiesa in Germania. Sarebbe buona cosa se nella Chiesa italiana si guardasse al suo esempio in particolare quando a un giudizio critico sul “sistema” si aggiungessero responsabilità personali per fatti specifici. Si avvierebbe col tempo un circolo virtuoso, usando di questa occasione, un sistema nuovo in cui nel funzionamento della chiesa progressivamente assumano responsabilità donne e uomini, più liberi dai vincoli gerarchici e non prigionieri dei silenzi e delle ipocrisie.

    (Vittorio Bellavite è coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa)

    https://www.micromega.net/pedofilia-del-clero-il-caso-don-galli-e-il-silenzio-dei-vescovi/

  • Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Qualcuno rassicuri il Vaticano, vada a suonare al loro citofono spiegando che il ddl Zan – che loro vedono come fumo negli occhi – non aggrava le pene per il reato di atti sessuali con minorenni, che continuerà a essere punito dal Codice penale, come loro sanno bene.

    Qualcuno dica al Vaticano anche che ci vuole un bel coraggio nel ritenersi degni di giudicare la libertà sessuale degli altri provenendo da un club che ha una sessualità taciuta e castrata per dogma, tra l’altro con evidenti mancanze di rispetto delle regole.

    Qualcuno dica al Vaticano che ogni volta che si sentono voci provenire da lì che dicono qualcosa sui bambini, sulla pedofilia e sull’omosessualità non si riesce proprio a prenderli sul serio, senza pensare per un momento a questi ultimi 20 anni in cui i casi (e stiamo parlando solo di quelli che sono venuti a galla) si sono moltiplicati e hanno disegnato perfettamente la poca etica e la poca credibilità di chi oggi vorrebbe fare la parte del moralizzatore.

    Si ricordi la bancarotta delle arcidiocesi di Portland, di Tucson e di Spokane dovuta alle richieste di risarcimenti. Ricordategli il vescovo John Magee e monsignor James Moriarty, vescovo di Kildare e Leighlin, che si dimisero dopo i numeri spaventosi di abusi in Irlanda.

    E poi la Germania, con gli abusi nel coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona. Oppure le stime dell’arcivescovo Silvano Tommasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, che in una dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dichiarò che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Solo per citare alcuni episodi.

    Ci vuole credibilità per affrontare certi temi e il Vaticano, peggio per loro, proprio non ne ha. Se domani davvero volessero fare sul serio “contro l’omosessualità” da quelle parti ci sarebbero parecchi posti vacanti. Altro che Concordato.

    https://www.tpi.it/opinioni/vaticano-contro-ddl-zan-ma-dimentica-reati-sessuali-preti-20210622799253/

  • Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Papa Francesco ha respinto le dimissioni presentategli dal cardinale di Monaco Reinhard Marx. “Questa è la mia risposta, caro fratello – gli ha scritto stamane in una lettera -.

    Continua come tu proponi ma come Arcivescovo di Monaco e Frisinga. E se sei tentato di pensare che, nel confermare la tua missione e nel non accettare la tua rinuncia, questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama) non ti capisca, pensa quello che ha provato Pietro davanti al Signore quando, a suo modo, gli presentò la sua rinuncia: ‘Stammi lontano che sono un peccatore’, e ascolta la risposta: ‘Pasci le mie pecore’. Con affetto fraterno”.

     Nella lettera scritta in spagnolo, il Papa ringrazia dapprima Marx per il suo “coraggio”. “Mi dici che stai attraversando un momento di crisi – afferma poi -, e non solo tu ma anche la Chiesa in Germania lo sta vivendo. Tutta la Chiesa è in crisi per il problema degli abusi; di più ancora, la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza farsi carico di questa crisi”. Secondo il Pontefice, “la politica dello struzzo no, non porta a nulla, e la crisi va assunta dalla nostra fede pasquale”. “I sociologismi, gli psicologismi sono inutili – prosegue -.  Assumere che la crisi, personalmente e come comunità, sia l’unico modo fruttuoso perché da una crisi non esce da soli ma in comunità e dobbiamo anche tenere conto che da una crisi si esce migliori o peggiori, ma mai uguali”.

     “Sono d’accordo con te nel definire una catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarla che la Chiesa ha preso fino a poco tempo fa”, aggiunge Francesco.  “Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non si può restare indifferenti di fronte a questo crimine – aggiunge -. Assumerlo significa mettersi in crisi. Non tutti vogliono accettare questa realtà, ma è l’unico modo, perché fare ‘risoluzioni’ di cambiare vita senza ‘mettere la carne alla brace’ non porta a nulla”.

    “Pertanto, a mio avviso – spiega il Papa -, ogni Vescovo della Chiesa deve assumerlo e chiedersi: ‘cosa devo fare davanti a questa catastrofe?’. Il ‘mea culpa’ di fronte a tanti errori storici del passato lo abbiamo fatto più di una volta di fronte a molte situazioni, anche se personalmente non abbiamo partecipato a quel frangente storico. E questo stesso atteggiamento è quello che ci viene chiesto oggi. Ci viene chiesto di riformare, cosa che – in questo caso – non consiste di parole ma di atteggiamenti che abbiano il coraggio di mettersi in crisi, di assumere la realtà qualunque ne sia la conseguenza”.

    “Dici bene nella tua lettera – riconosce Francesco – che seppellire il passato non ci porta a nulla. I silenzi, le omissioni, il dare troppo peso al prestigio delle Istituzioni porta solo al fallimento personale e storico, e ci porta a convivere con il peso di ‘avere scheletri nell’armadio’, come si suol dire”. “È urgente ‘dare aria’ a questa realtà degli abusi e di come la Chiesa ha proceduto – avverte -, e lasciare che lo Spirito ci conduca al deserto della desolazione, alla croce e alla risurrezione”. “È la via dello Spirito che dobbiamo seguire – continua -, e il punto di partenza è l’umile confessione: abbiamo sbagliato, abbiamo peccato. I sondaggi e il potere delle istituzioni non ci salveranno. Non ci salverà il prestigio della nostra Chiesa che tende a nascondere i suoi peccati; non ci salverà né il potere del denaro né l’opinione dei media (spesso ne dipendiamo troppo)”.
    “Come Chiesa dobbiamo chiedere la grazia della vergogna, e che il Signore ci salvi dall’essere la spudorata prostituta di Ezechiele 16”, afferma il Pontefice che conclude: “Mi piace come finisci la lettera: ‘Continuerò con piacere ad essere sacerdote e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale finché lo riterrò sensato e opportuno. Vorrei dedicare più intensamente alla cura pastorale i prossimi anni del mio servizio e adoperarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, come instancabilmente chiedi’”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/06/10/il-papa-respinge-le-dimissioni-del-cardinale-marx-_e85df902-2afb-4953-8b15-60613ca03b27.html

  • Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli angoscianti.


    Quando papa Francesco si è fermato sul suo balcone che si affaccia su Piazza San Pietro domenica, ha espresso “vicinanza ai canadesi traumatizzati” per la scoperta di quelli che si ritiene siano i resti di circa 215 bambini sepolti sul terreno di un ex residenziale a conduzione cattolica scuola a Kamloops, BC

    Eppure molti canadesi hanno reagito con rabbia e delusione che tra le frasi pronunciate dal Papa non fosse inclusa la parola “scusa”.

    Gli osservatori vaticani, tuttavia, erano tutt’altro che sorpresi. Dicono che la mancanza di scuse formali sia dal Papa che dai vescovi canadesi come gruppo riflette una paralisi in corso all’interno della gerarchia vaticana su come affrontare la questione degli abusi, insieme a una Conferenza dei vescovi cattolici canadese che un osservatore ha chiamato ” tragicamente inadeguato” e preoccupazioni sulla responsabilità.

    “[Le gerarchie vaticane] stanno cercando di convincersi di aver fatto ciò che dovevano fare… e spendono il 90 per cento del loro capitale in termini di autorità e media per cercare di fermare l’emorragia [di credibilità]”, ha detto Massimo Faggioli, osservatore vaticano e professore di teologia storica alla Villanova University in Pennsylvania.

    “Ma non capiscono che ogni singolo caso nazionale o locale vuole avere un proprio riconoscimento e che la tipologia [di abusi] scoperta negli ultimi anni, dall’abuso delle suore a Kamloops, è molto più complicata del prete pedofilo. “

    Questa mancanza di comprensione, dicono gli osservatori, ha portato a risposte sorde.

    GUARDA | L’ex capo nazionale dell’AFN si scusa completamente, registra la trasparenza necessaria:

    Dopo i commenti del Papa domenica, il cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, ha detto alla CBC che più importante di una visita papale in Canada e delle scuse era “il lavoro quotidiano, in silenzio, con delicatezza” che ha detto che la Chiesa cattolica svolge a fianco degli indigeni da quando l’ordine cattolico incaricato del maggior numero di scuole residenziali, i Missionari Oblati di Maria Immacolata, si è scusato nel 1991.

    È un’interpretazione di eventi con cui molti indigeni, ancora in attesa di condividere tutti gli archivi della scuola, contestano.

    Il cardinale Michael Czerny, insieme all’altro cardinale canadese che vive a Roma, Marc Ouellet, ha incontrato il Papa separatamente sabato, probabilmente per discutere della scoperta presso l’ex scuola residenziale indiana di Kamloops, affermano gli osservatori.

    Nonostante una rinnovata spinta per scuse formali dopo che la Tk’emlups te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta , Czerny ha affermato che la priorità di Francis era quella di rispondere al “dolore, sgomento e dolore” in Canada ora.

    Ulteriori scuse non escluse

    Sebbene Czerny non abbia escluso ulteriori scuse, il cardinale ha affermato che spettava ai vescovi canadesi affrontare prima la questione e ha insistito sul fatto che le scuse generali di Francesco ai popoli indigeni delle Americhe fatte durante un viaggio in Bolivia nel 2015 coprissero il Canada.

    Tuttavia, gli osservatori vaticani affermano che le scuse del Papa domenica in Piazza San Pietro, senza la presenza di indigeni del Canada, avrebbero rischiato di suonare a braccio. E, dicono, credono che Francesco, che ha invocato un “sano decentramento” della Chiesa globale, stia spingendo la Chiesa cattolica in Canada ad affrontare adeguatamente la situazione che la riguarda principalmente.

    “Penso che voglia che i vescovi canadesi si assumano la responsabilità, siano responsabili”, ha detto Iacopo Scaramuzzi, esperto del Vaticano e autore di un libro di prossima uscita su sesso e abusi di potere in Vaticano.

    “Solo 20 anni fa, la Santa Sede stava cercando di convincere i politici cattolici in Irlanda a chiudere questo tipo di archivi. Ora c’è un Papa che preme sulla chiesa locale per aprire effettivamente gli archivi, il che è un enorme cambiamento di atteggiamento, e nel mio opinione, la cosa più importante. Fai sapere al pubblico cosa è successo.”

    GUARDA | Il ministro per le relazioni corona-indigeni invita la Chiesa cattolica a “fare meglio”:

    Ma dietro la riluttanza della conferenza episcopale canadese a chiedere scusa potrebbero esserci anche preoccupazioni di responsabilità, opinione espressa dall’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la Commissione verità e riconciliazione, e condivisa da esperti vaticani.

    “La mia paura è che stiano ascoltando gli avvocati. E gli avvocati stanno dicendo loro, se [mi scusi], aprirai una marea di cause perché stai insinuando che sei responsabile”, ha detto Faggioli.

    “Nella mia esperienza, ogni volta che un impiegato in Nord America deve prendere una decisione importante, il primo passo è chiedere agli avvocati. Questo è ciò che penso stia accadendo”.

    E l’accesso agli archivi?

    Gli esperti dicono che una cosa è intraprendere un’azione legale contro la Chiesa cattolica in Canada per ottenere l’accesso agli archivi, cosa che il primo ministro Justin Trudeau ha suggerito la scorsa settimana, prima di ritirarsi dal suggerimento. Ma è tutta un’altra cosa cercare di costringere il Vaticano a rilasciare documenti relativi agli archivi.

    Mario Caligiuri, avvocato con sede a Roma per Rete Abuso, l’associazione italiana delle vittime di abusi sessuali sui sacerdoti, ha affermato di non essere a conoscenza di casi in cui il Vaticano fosse legalmente obbligato a rilasciare archivi.

    GUARDA | Il cardinale afferma che la richiesta di Trudeau alla chiesa di pubblicare i documenti è “disinformata”:

    Dato che il Vaticano è uno stato sovrano separato, una possibile causa per accedere alla documentazione sarebbe tutt’altro che semplice.

    “Se il Vaticano ha documenti relativi alle scuole, dovrebbe condividerli con coloro che chiedono di vederli”, ha detto Caligiuri. “Ma non sono a conoscenza di alcun principio legale che dia il diritto a un altro stato di accedervi”.

    Il Vaticano probabilmente ha la corrispondenza tra i vescovi canadesi, i nunzi apostolici (diplomatici vaticani) e il Vaticano nel suo archivio, ma Scaramuzzi ha detto che gli archivi principali per le scuole saranno in Canada, come lo erano in Irlanda per gli ospizi penitenziari gestiti dalla chiesa. dove si verificavano abusi sistematici contro le donne.

    La condanna dell’alleato papale

    Mentre cresce la pressione dal Canada affinché il Papa si scusi e la Chiesa canadese collabori pienamente, la scorsa settimana, la condanna più forte dall’interno della Chiesa cattolica per la sua cattiva gestione della crisi degli abusi è arrivata dai suoi più alti ranghi. Una lettera di dimissioni è stata inviata al Papa dal cardinale Reinhard Marx, figura di spicco della Chiesa cattolica tedesca e uno dei più forti alleati di Francesco.

    Marx, che non è accusato di abusi, ha scritto che si stava dimettendo come un modo per assumersi la responsabilità personale e istituzionale “per la catastrofe degli abusi sessuali da parte dei funzionari della chiesa” e il “vicolo cieco” in cui si trova la Chiesa cattolica per la loro gestione della questione.

    Mentre la lettera di Marx affrontava la crisi degli abusi sessuali in Germania, gli osservatori affermano che getta una luce dura su una gerarchia vaticana che rimane tristemente inadeguata nella sua risposta alla crisi che l’ha afflitta per decenni in molti paesi, paralizzata dalla paura che le richieste di le scuse per i loro crimini e abusi passati non finiranno mai.

    La scioccante scoperta a Kamloops, ha detto Faggioli, è l’ultima.

    “Non sanno cos’altro fare perché l’unica cosa che potrebbe placare la rabbia sarebbe che il Papa andasse in Canada e si scusasse”, ha detto.

    “E sai cosa succede il giorno dopo che l’hanno annunciato? Anche l’Australia e l’Africa e ogni altro posto vogliono delle scuse. Allora quando ti fermi? Il problema è, per come la vedono loro, non è mai abbastanza.”


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/world/pope-residential-schools-vatican-observers-1.6057873?fbclid=IwAR0ZMIWrot0ywIbNjo9jMmk-wFVQwTp1-Wf0fgQPDKzbVIR75G6_dcE0iR0

  • Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx

    Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx

    Di Riccardo Cristiano

    C’è ancora qualcuno che ama la Chiesa e può contribuire a cambiarne il cammino. È il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga. La lettera con cui  ha chiesto a Francesco di accogliere le sue dimissioni dalla guida di quell’importantissima diocesi, è molto importante oltre che toccante. Bisogna dunque partire dalle sue parole, o almeno dai punti decisivi che contiene, per capire il senso della missiva e soprattutto le sue possibili conseguenze.

    Il cardinale Marx parte dal disastro degli abusi sessuali: “Per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”.

    Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale. Io la vedo decisamente in modo diverso.”

    Per fronteggiare un simile fallimento vede la necessità di un sinodo, che non sembra proprio analogo a quello in corso, visto che non si legge di rilevanti autocritiche da parte delle attuali gerarchie. Ecco come lo dice: “Non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”.

    Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione […] La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato. A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali”.

    Questo è l’approccio che molte vittime avrebbero voluto, in tutto il mondo. È prevalso invece uno stile diverso, attento alla “gloria dell’Istituzione”. L’approccio sinodale di cui parla il cardinale Marx rende le vittime degli abusi parti concrete della Chiesa. Questo  nodo è emerso chiaramente nella polemica di tempo fa tra l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e una componente della commissione pontificia per la tutela dell’infanzia che chiedeva alla Congregazione di ascoltare anche le vittime.

    Le fu risposto, ineccepibilmente, che i processi canonici della Congregazione riguardano i sacerdoti coinvolti, delle vittime dovrebbero occuparsi le diocesi. È così. Ma può funzionare davanti a un’emergenza del genere? Rendere la Chiesa di tutto il Popolo di Dio comporta che gli abusi sono stati commessi sulla carne della Chiesa… L’Istituzione ferita comprende i feriti. Quelle ferite sono ferite che fanno sanguinare la sua carne. In una lettera al popolo di Dio che vive in Cile, dopo aver convocato tutti i vescovi cileni proprio per lo scandalo degli abusi, Francesco disse che gli unti del Signore sono tutti i battezzati. E chiunque abbia partecipato a un battesimo lo sa che è così.

    La questione posta dal cardinale Marx non riguarda solo la Germania. Lo scandalo, esploso anni fa negli Stati Uniti, riguarda anche gli Stati Uniti, dove i tetragoni depositari dell’ortodossia vorrebbero negare la comunione al secondo Presidente cattolico della storia americana, Joe Biden, perché pur essendo personalmente contrario all’aborto ha votato la legge che consente la scelta, ma poco hanno fatto  per curare la ferita degli abusi. Quegli abusi non hanno danneggiato la fede più degli orientamenti di Biden?

    Nel caso Mc Carrick, il cardinale rimosso dal sacro collegio e poi dallo stato clericale da Francesco, sono emerse tendenze a  delegittimare il Papa per legittimare se stessi. Il cambio di paradigma non riguarda, ovviamente, soltanto tedeschi e americani, riguarda tantissime Chiese particolari. Ma Germania e Stati Uniti sono i due pomi dell’oggi. La gerarchia tedesca, che cerca di recuperare il terreno perduto andando molto avanti su temi forti come il celibato e il sacerdozio femminile, cosa dirà sugli abusi? E quei vescovi americani pronti a un tutto nuovo “assalto” alla Casa Bianca non percepiranno che l’asticella si alza per tutti? Si può chiedere senza chiedersi?

    La lettera del cardinale Marx è stata pubblicata integralmente sul sito della diocesi di Monaco, con il benestare di Francesco. Se lui accetterà o meno le dimissioni nessuno lo sa, ma quello che è chiaro è che da oggi più che di scisma di tedesco si comincerà a parlare dei veri problemi della Chiesa in Germania, e allora anche quelli che esistono altrove potrebbero trovare una diversa rappresentazione. Forse la scelta di fare della Chiesa un partito sarà salda in alcuni: ma in quanti?

    Da Colonia sembra cominciata una stagione nuova, quella che potrebbe dimostrare cosa sia davvero una “Chiesa sinodale”, non clericale. Potrebbe non essere così, ma difficilmente il coraggio  del cardinale Marx potrà rimanere nei confini diocesani.

    Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx