Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: germania

  • Abusi nella diocesi di Colonia: quasi quattrocento le vittime

    Abusi nella diocesi di Colonia: quasi quattrocento le vittime

    Nel rapporto pubblicato oggi  e presentato dall’avvocato Bjorn Gercke si legge che circa il 55 per cento degli abusi riguardava bambini di età inferiore ai 14 anni 

    243 molestatori e 386 vittime. Sono i numeri emersi dall’indagine indipendente condotta da uno studio legale di Monaco, in Germania, sullo scandalo di abusi sessuali denunciati  nella più grande arcidiocesi cattolica della Germania, quella di  Colonia, avvenuti tra il 1946 e il 2018.   Nel rapporto pubblicato oggi  e presentato dall’avvocato Bjorn Gercke si legge che circa il 55 per cento degli abusi riguardava bambini di età inferiore ai 14 anni e circa la metà  violenze sessuali. Il resto dei casi aveva a che fare con abusi  verbali o fisici. Quasi due terzi degli abusi sono stati compiuti da  esponenti del clero, mentre il resto da laici, si legge del rapporto,  che segnala un chiaro aumento degli abusi tra il 2004 e il 2018.        Il rapporto, di oltre 800 pagine, era stato commissionato  dall’arcivescovo di Colonia, Rainer Maria Woelki. Nel documento  vengono citati l’attuale arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse, che ha  lavorato a Bonn, vicino Colonia, negli anni ’90, e Joachim Meisner,  morto nel 2017 e predecessore di Woelki come arcivescovo di Colonia,  accusati di molteplici violazioni dei doveri “Mi vergogno profondamente” ha detto il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki, in conferenza stampa, condannando “l’occultamento” dei fatti, avvenuto in passato, relativo agli abusi sessuali nell’arcivescovado d iColonia. “Le azioni devono avere conseguenze anche per gli appartenenti al clero”, ha affermato.   L’attuale arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, che era stato vicario generale alla diocesi di Colonia, avrebbe “violato i suoi doveri” nella elaborazione del rapporto sugli abusi sessuali nell’arcivescovado di Colonia. Stando ai periti, invece, il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki non è responsabile di omissioni. È quello che emerge da una conferenza stampa di Gercke e del suo team.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/abusi-diocesi-colonia-oltre-400-vittime-0a7d0f4d-ba1e-4597-969b-0ccab802f514.html

  • Webinar ECA Global – Federico Tulli

    Webinar ECA Global – Federico Tulli

    Intervento di Federico Tulli

    Buonasera, vi ringrazio per l’invito a partecipare a questo importante appuntamento.

    Poco più un anno fa, il 17 dicembre 2019, il papa ha finalmente tolto il segreto pontificio sui casi di pedofilia trattati dal Vaticano che riguardano i sacerdoti. Le magistrature civili di tutti i Paesi colpiti da questo fenomeno criminale possono quindi ora accedere agli atti dei processi canonici e agli archivi delle diocesi. Ma non solo. Probabilmente l’eliminazione del segreto pontificio segna anche una svolta a livello di comunicazione su temi “sensibili” che riguardano gli affari interni alla Santa Sede. Penso ad es. la decisione di rendere pubblico il dossier sul cardinale MacCarrick di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi. Lo definirei un effetto collaterale dell’eliminazione segreto pontifico. Eliminazione che è senza alcun dubbio un importante segnale in direzione della trasparenza e della collaborazione della Santa sede con le istituzioni straniere e internazionali, e può avere importanti conseguenze in favore delle vittime in attesa di giustizia. Ma dal punto di vista della prevenzione dei crimini è bene dire subito che non sposta nulla. Andiamo per ordine.

    Il segreto pontificio venne codificato nel documento “Secreta continere” di Paolo VI il 4 febbraio 1974. Riguardava (cito) “taluni affari di maggiore importanza” e doveva “essere custodito con obbligo grave”. Vale a dire, che in caso di violazione c’era la scomunica. Tra questi “affari di maggiore importanza” secretati c’erano diversi reati, tra cui la violenza su minori. Questo ha comportato per esempio che la vittima di un sacerdote pedofilo sottoposto a processo canonico non venisse mai informata dell’esito del giudizio. Ma anche che i nomi dei pedofili giudicati dai giudici vaticani potessero rimanere “sconosciuti” a quelli laici. Con ovvie conseguenze, purtroppo, sull’incolumità di decine di migliaia di minori in tutto il mondo, poiché i sacerdoti pedofili, terminato il periodo di preghiera e penitenza previsto come sanzione per il loro “peccato”, tornano quasi sempre a esercitare nelle parrocchie, a insegnare nelle scuole religiose, a frequentare oratori, campi scout e così via. Come del resto è stato documentato da decine di inchieste governative e miste Stato-Chiesa nell’ultimo decennio in Irlanda, Germania, Usa, Olanda, Belgio, Auystralia etc… Insomma, la segretezza è stata per decenni – se non per secoli, dall’Inquisizione in poi – una delle matrici della diffusione della pedofilia clericale nel mondo. Ora con colpevolissimo e inaudito ritardo almeno a questo la Santa Sede ha posto rimedio.

    Un’altra matrice della diffusione della pedofilia “ecclesiastica” è stata ed è la “ragion di Stato”.

    Mi spiego meglio con un esempio veloce:

    Il 9 aprile 2010 – anno in cui le notizie su questi crimini iniziarono finalmente ad essere pubblicate con regolarità anche in Italia – il Washington Post scoprì che nel 1985 il cardinale Ratzinger (allora pref. della Cdf) aveva sconsigliato di ridurre allo stato laicale un sacerdote californiano che aveva molestato minori. La replica della Santa Sede fu immediata: l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede «non coprì il caso», ma chiese solo di studiarlo con «maggiore attenzione» per il «bene di tutte le persone coinvolte». Nella lunga inchiesta il WP ricostruisce che, in una lettera scritta in latino al vescovo John Cummins, della diocesi di Oakland, Ratzinger decise di non rimuovere il sacerdote. Una scelta che il futuro Papa motivò scrivendo testualmente «per il bene della Chiesa universale». E cosa vuol dire tradotto in termini più terreni? Per evitare lo scandalo pubblico. Di qui la “ragion di Stato”.

    Per decenni in nome della “ragion di Stato” e protetto dal segreto pontificio un crimine violentissimo nei confronti degli esseri umani più indifesi è stato sepolto sotto una gigantesca e diffusa cappa di omertà, complicità e silenzio impossibili – umanamente – da accettare. Va detto però che se il segreto pontificio è stato eliminato, non si può dire altrettanto della ragion di Stato.

    Tutto questo riguarda molto da vicino l’Italia e non solo per motivi geografici. Sul settimanale Left, e poi nel libro Giustizia divina con Emanuela Provera, per primi e finora unici giornalisti grazie alla collaborazione di rete L’Abuso abbiamo bucato la cappa di cui sopra che grava sui tribunali ecclesiastici sparsi in Italia e presenti in ciascuna delle oltre 220 diocesi. Riporto qui un brano del racconto di Giada Vitale, vittima a 13 anni di un parroco 55enne.

    «Nella stanza eravamo in tre: io, il giudice e il notaio della Curia di Termoli. Il notaio lo conoscevo già, perché prima dell’udienza mi disse che il giudice ecclesiastico voleva una copia della mia denuncia alla procura italiana. E già questo fa capire in che modo lavora la giustizia ecclesiastica nei confronti delle presunte vittime. Inoltre Giada affrontò da sola l’interrogatorio, cioè senza avvocato, perché in questi processi può essere presente solo quello scelto dalla curia, anche per il testimone. E lei lo ha giustamente rifiutato. «Il giudice cercava di farmi dire che provavo affetto per il mio violentatore ma io ho voluto solo precisare che quando sono iniziati gli abusi avevo tredici anni». Dal giorno dell’audizione sono passati circa 5 anni e Giada non ha mai saputo nulla in via ufficiale. «Non mi hanno mai comunicato l’esito del processo né so in che modo le mie dichiarazioni sono state utilizzate».

    Grazie all’abolizione del segreto pontificio altre vittime, diversamente da Giada, potranno d’ora in poi conoscere l’esito del giudizio canonico? Stando alle dichiarazioni della Santa Sede la risposta è sì e sarebbe già qualcosa in favore delle vittime, perché certe informazioni potrebbero tornar loro utili durante il processo penale e civile italiano. Ma quello che forse più ci dovrebbe interessare è la possibilità di collaborazione delle autorità ecclesiastiche con quelle civili italiane. Da questo punto di vista la “svolta” di Bergoglio però non sposta nulla. Potrei dire, non per colpa del papa. Difatti la legge italiana – diversamente da quella francese, per esempio – per reati di questo tipo prevede l’obbligo di denuncia solo per i pubblici ufficiali, e i vescovi che pubblici ufficiali non sono continuano a fare quello che hanno sempre fatto: cioè a non denunciare all’autorità civile i preti sospettati. Questione ribadita anche dalla Conferenza episcopale italiana quando ha spiegato perché non ha inserito l’obbligo di denuncia nelle linee guida antipedofilia.

    Se a questo si aggiunge che anche il Nuovo Concordato del 1985 tra Stato italiano e Santa sede all’articolo 4 solleva i vescovi dall’obbligo di collaborare con l’autorità civile, ecco che restano irrisolti tutti i nodi che da sempre limitano fortemente nelle indagini la magistratura italiana quando ci sono di mezzo dei preti con il rischio di interferire con l’esercizio dell’azione penale nei confronti di quelli sospettati di pedofilia e dei “superiori” che trasferendoli di parrocchia in parrocchia consentono loro di rimanere in contatto con minori e di ripetere l’abuso.

    L’eliminazione dell’art. 4 dal Concordato non sarebbe cosa da poco. Lo dicono anche i casi censiti da Rete L’Abuso e le statistiche che Francesco Zanardi ha comunicato durante il suo intervento. Personalmente ho dedicato un intero libro all’Italia ricostruendo la storia della pedofilia nella Chiesa italiana dal 1870 al 2014.

    Da quando nel 2010 ho scritto il mio primo libro per L’Asino d’oro su questi temi ho avuto modo di parlare con centinaia di vittime. La vita di molte di loro prosegue in funzione dell’ottenimento di una giustizia per quanto subito. C’è chi – come i presenti – ha fondato un’associazione trasformando la propria vicenda personale in una battaglia collettiva di civiltà. Uno dei punti di forza del loro impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – secondo me sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino. Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro una persona) con il peccato. Sappiamo infatti dallo psichiatra Fagioli che la pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino, una sorta di omicidio psichico.

    Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è trattato ancora solo come un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, una violazione del sesto comandamento. Di conseguenza il peccatore deve risponderne solo a chi rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte. Ebbene di tutto questo non tengono conto i miei colleghi giornalisti italiani quando devono riportare delle notizie che riguardano presunti crimini su minori commessi in ambito ecclesiastico; e nemmeno ne tiene conto lo Stato italiano mantenendo in vita il Concordato, sebbene dal 1996 la legislazione in materia di reati a sfondo “sessuale” sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche non solo è facile  immaginarlo ma è stato – purtroppo – documentato.

    Dunque, in conclusione, bene l’abolizione del segreto pontificio – perché in qualche modo può agevolare l’azione della magistratura civile – ma non basta. Per lo meno in Italia non basta . Occorrerebbe un salto di paradigma culturale che porti il Vaticano, gli uomini di Chiesa, le istituzioni italiane e i grandi organi di stampa a “vedere” lo stupro per quel che è: un crimine violentissimo che distrugge la vita di chi lo subisce. Ma ciò significherebbe per dei credenti negare il VI Comandamento, uno dei cardini del potere religioso e politico della Chiesa cattolica e apostolica romana. Un potere temporale che lo Stato italiano e i media italiani fanno ancora fatica a disconoscere.

    Federico Tulli

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  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    NOTA; per rendere il più sintetica possibile la relazione che segue, correderò dove necessario alle mie affermazioni, il link all’approfondimento ricordando ai colleghi che partecipano al WEBINAR dai vari paesi e nelle rispettive lingue, che oltre al testo della relazione diffuso in italiano in inglese e spagnolo prima dell’incontro, vedrà tutti i link contenuti nel testo e che fanno riferimento al nostro sito, dotati di traduttore multilingua.


    WEBINAR ECA Global Justice Project

    2° relazione sul “Caso Italia”

    Savona, 27 gennaio 2021

    Relatore Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italy

    Gentili Colleghe e Colleghi buongiorno e grazie per essere qui

    Data la complessità del quadro generale ho pensato per ridurre i tempi di introduzione preliminare, di partire  da un fatto storico italiano molto significativo e risalente ad un anno non casuale per l’Europa, il 2010, quando dopo l’Irlanda, a macchia d’olio in tutta l’Unione cominciavano ad emergere casi di abusi su minori da parte del clero a fronte dei quali, i rispettivi governi intervenivano in tutela dei cittadini.

    -o-0-o-

    IL RELATORE ESPONE

    ITALIA 16 aprile 2010 dal quotidiano “Il CORRIERE”

    “Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».”

    Poche ore dopo anche la massima carica dello Sato, il Garante della Costituzione Italiana, presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si unirà al Governo esprimendo a Benedetto XVI la stessa vicinanza.

    Nessuna parola di sostegno per i cittadini italiani rimasti vittime del clero, quasi colpevoli di reclamare i propri diritti costituzionali allo Stato italiano, imbarazzando i suoi rapporti con il Vaticano.

    Pochi giorni prima però, un altro fatto inquietante precede quell’appello del Governo.

    È il 2 aprile del 2010 quando l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, manda un’ispezione nell’ufficio di un magistrato di Milano fuori dall’ordinario, Pietro Forno, il più attivo ed esperto pioniere all’epoca nella materia della pedofilia clericale, con già una decina di casi alle spalle. “LA REPUBBLICA” del 2 aprile 2010

    Queste tre azioni dettarono chiaramente la posizione dello Stato in rapporto a crimini dei sacerdoti cattolici e la poca attenzione verso le vittime. Un’indicazione che con l’ispezione al Procuratore Pietro Forno arrivò forte e chiara anche alla magistratura.

    Quello del 2010 fu il primo e unico intervento delle Istituzioni italiane sui preti pedofili .

    Se ben dal 2010 siano cambiati più Governi, con differenti ideologie politiche, nessuno si è mai più interessato a questa “pandemia”, delegando di fatto come vedremo più avanti la gestione della giustizia al clero.

    Questa mezza pagina introduttiva di storia italiana, se pur sintetica credo che focalizzi chiaramente quello che per l’Italia, a differenza degli altri Stati Membri dell’UE e non solo, sia stato il punto di partenza. Una situazione che a differenza dei vostri rispettivi paesi di appartenenza, anzichè vedere un Governo che si mobilita per difende il cittadino, vede di fatto l’Italia passiva, sottomessa e incapace di prendere posizione alcuna di fronte ai crimini e al potere di uno stato estero. Con tutte le conseguenze del caso che vanno ben oltre come vedremo.

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    • ITALIA 21 gennaio 2021

    Io oggi, sono tra i fondatori di ECA, questa elite internazionale di attivisti e professionisti specializzati nella tutela delle vittime del clero. Vittima di abusi nasco nel 2010 con la Rete L’ABUSO, 11 anni dopo illuminante il fatto che siamo ancora l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero esistente in Italia. Un dato che ancora oggi riflette il clima invariato dal 2010.

    La mappa che vi invito a consultare via web mentre vi illustro il contenuto (è completamente interattiva, cliccando sui segnaposto si aprirà la scheda del rispettivo caso. Vai a questo link https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), raccoglie i casi degli ultimi 15 – 16 anni e solamente quelli italiani censiti dalla cronaca. Ricordo ai colleghi che qui in Italia oggi, non esiste la disponibilità di un dato ufficiale del Governo, l’unico dato esistente purtroppo è ancora quello che diamo noi di Rete L’ABUSO.

    Ma iniziamo con la mappa, anche se parziale e in palese difetto, allo stato attuale tuttavia in Italia sono noti;

    PUNTINI GIALLI – 145 tra sacerdoti indagati o di cui non si è più avuta alcuna notizia, sia di condanna che di assoluzione.

    PUNTINI ROSSI – 157 sacerdoti connati in via definitiva (3° grado di giudizio)

    PUNTINI NERI – 10, anche se premetto che questa sezione è poco curata per mancanza di notizie, questi sono sacerdoti stranieri rifugiati sotto l’ala vaticana in Italia.

    QUADRATI BLU – 22 strutture riabilitative (almeno quelle oggi a noi note) sul territorio italiano gestite autonomamente dal clero. Non mi dilungo su come la Rete L’ABUSO arrivò a scoprire le prime strutture, in questo contesto è irrilevante. Sottolineo però che la nostra iniziale inchiesta è stata riverificata integralmente dal giornalista Federico Tulli, presente in questa seduta e invitato in qualità di giornalista e redattore per fare un quadro sul livello di informazione nel paese e sulla qualità della Stampa italiana, come vedremo altro punto cardine del problema che esporrà nel suo spazio.

    Ho aperto la parentesi sul collega Federico Tulli perchè oltre ad aver prodotto tre libri sulla materia, ha revisionato e integrato la ricerca su queste strutture e prodotto il terzo libro di approfondimento, che svela una vera e propria beffa alle vittime e alla giustizia.

    Iniziai a sospettare all’incirca nel 2013 che queste strutture fungessero da escamotage, per evitare senza mezzi termini il carcere ai preti.

    Mi diedero persino del folle, quando di fronte ai riscontri risultò palese che ci fosse una sorta di tacito accordo tra Stato e Chiesa, che creasse agli occhi dell’opinione pubblica il così detto “specchietto per le allodole” – perché in realtà quei preti messi ai domiciliari in quelle strutture della chiesa, per esempio contrariamente a quello che accade a tutti cittadini italiani agli arresti domiciliari, monitorati a qualunque ora del giorno e della notte. I preti in queste strutture invece, vengono affidati direttamente dall’Autorità Giudiziaria alla chiesa, che subentra di fatto al controllo dello Stato italiano. Originale e al quanto curiosa la motivazione data questa volta ad EURONEWS da Marco Ermes Luparia, uno degli psicologi Diaconi che operano in queste strutture. Commovente la preoccupazione per la riabilitazione psicologica del prete per la quale lo stesso Luparia sottolinea l’importanza che lo Stato eviti che sacerdote vada in carcere perché oltre alla sofferenza, comprometterebbe seriamente la sua riabilitazione. Altrettanto disarmante il fatto che non venga posta almeno la stessa preoccupazione per le vittime di quei preti.

    Pene carcerarie agli occhi dell’opinione pubblica ma in realtà, una villeggiatura per il condannato, che non ha neppure più l’onere della messa, lasciato in piena libertà di movimento come conferma la storia di don Ruggero Conti. Condannato al massimo della pena (per l’Italia) 15 anni e due mesi per aver abusato sessualmente di sette bambini tra i 10 e i 12 anni, poi affidato dalla Giustizia italiana al clero, finito in una di queste strutture vicino a Roma (tra le altre cose frequentata da adolescenti) dove teoricamente avrebbe dovuto scontare gli arresti. Un luogo così poco controllato che una mattina ha deciso di lasciare Roma per tornare a Milano. A sua disposizione parecchio denaro contante da potersi permettere addirittura un taxi da Roma. Non ha dovuto fare altro che chiamarlo con il cellulare in suo possesso ed è partito in tutta tranquillità. Naturalmente la vicenda si è poi risolta come nulla fosse riportando il prete a Roma. Non si ha notizia che gli siano stati revocati i domiciliari o che siano stati perseguiti dalla Giustizia italiana, coloro che lo avevano in affido o che lo hanno aiutato nella fuga.

    L’approfondimento fatto dal collega Tulli e da Emanuela Provera, oltre ad ampliare il numero di queste strutture a 22, ha confermato la tesi con un colpo di genio dei due colleghi, che nel 2018 hanno deciso di fare la “prova del 9 interrogando” – tolte le carceri minorili e femminili – le restanti 191 strutture maschili italiane.

    Risultò su 157 casi – PUNTINI ROSSI condanne definitive sulla mappa – che nell’ottobre del 2018, ospiti nelle carceri italiane risultavano solo 5 sacerdoti, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    In assenza di dati dello Stato, sulla base di quelli raccolti nel decennio di attività della Rete L’ABUSO in Italia, emerge che circa l’80% dei procedimenti penali finiscano archiviati per improcedibilità dovuta a moltissime problematiche. Di fatto un autentico fallimento della giustizia.

    Temo in oltre cari colleghi, che i 300 casi della nostra mappa siano pressapoco il 10% della punta dell’iceberg italiano e malgrado sia pur vero che l’Italia fino ad oggi abbia volutamente omesso una quantificazione a livello nazionale, è anche vero che tuttavia Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretania, Polonia e via dicendo, abbiano quantificato con esiti molto simili tra loro il fenomeno.

    Da qui, il collega irlandese Mark Vincent Healy esperto di statistiche, ha prodotto apposta per Rete L’ABUSO, in assenza di un dato italiano, sulla base dei dati percentuali emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate negli altri paesi, una proiezione attendibile del dato italiano calcolato sulla base della popolazione cattolica, il numero dei sacerdoti (parecchio più alto in Italia 50.000) e poi rapportandolo ai dati percentuali prodotti dai paesi che hanno censito un dato. Il risultato è che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale più grande di qualsiasi paese. Può variare secondo 2 studi – quello di Richard Sipe, (frate Benedettino e psicoterapista) e quello di padre Andrew M. Greeley, (Professore di sociologia all’Università di Chicago) – da un minimo di 200.000 attuali vittime a un 1.000.000, solo in Italia.  Qui la proiezione integrale https://wp.me/p8ayDC-lBu

    I dati esposti sopra naturalmente li abbiamo in più istanze comunicati al Governo, che però non ha mai risposto, evidenziando purtroppo un altro macroscopico problema cardine, l’accesso alle istituzione da parte di cittadini o associazioni che li rappresentano. Tutto questo avviene malgrado una interrogazione parlamentare ottenuta dopo anni di proposte ai vari esponenti politici che puntualmente hanno glissato. Poi depositata da colui che di fatto fu l’unico interlocutore su 965 parlamentari (l’Onorevole Matteo Mantero) che ha dato attenzione al problema, ma che dal 27 novembre 2017 la vede giacere impolverata e priva persino di una calendarizzazione, sugli scaffali della Repubblica.

    Concludo qui il primo punto e passo al successivo

    • Prima di arrivare al report “Italia” trattato a Ginevra il 25 e 26 gennaio 2019 nell’80 sezione e alla successiva risposta che il Comitato ha dato a quell’istanza, voglio citare “l’esemplare” ratifica “all’italiana” della Convenzione di Lanzarote, in quanto ha più sfaccettature sull’applicazione del legislatore che ha favorito ancora una volta i carnefici alle vittime.

    Oltre al danno va rilevato anche l’effetto collaterale, in quanto il legislatore per passare l’approvazione costituzionale, non potendo escludere solo il clero – contestabile privilegio – ha escluso l’intera categoria alla quale il clero appartiene e, ancor più grave il fatto che questa, nel contesto laico sia quella del volontariato, storicamente la più a rischio. Di fatto la norma così applicata non solo è snaturata in quanto fallisce la sua funzione principale preventiva. La stessa norma così applicata suggerisce paradossalmente al predatore il terreno di caccia “il volontariato”.

    Il secondo aspetto è l’introduzione della audizione protetta della vittima, che nell’applicazione italiana della Convenzione di Lanzarote crea un doppio problema, il primo direttamente relativo alla Convenzione, il secondo invece alle garanzie costituzionali della vittima.

    Come tutti sapete bene, l’ultimo Motu proprio Vos Estis lux Mundi ufficializza e introduce i famosi sportelli diocesani per le vittime. Non so nei vostri rispettivi paesi ma in Italia presenti oramai in tutte le diocesi. Ogni sportello ha poi al suo interno una commissione laica, composta da ex professionisti in pensione, Medici psicologi ecc. accreditati in quanto ex professionisti, oggi svincolati da obblighi d’ufficio come quello della denuncia quando si viene a conoscenza di una violenza sessuale su un minore.

    E qui emergono chiaramente due quadri inquietanti:

    Il primo riguarda il Lanzarote, in quanto le audizioni delle vittime che si presentano alle diocesi, sono effettuate da volontari, non si sa bene con quali qualifiche, quali procedure e garanzie per l’utente, che agiscono di fatto sopra le regole di tutela del cittadino, in assenza di audizione protetta anche durante l’ istruttoria canonica, nella quale gli viene negata persino l’assistenza del proprio difensore di fiducia.

    Come abbiamo detto pocanzi, queste commissioni diocesane hanno al loro interno anche un consulente avvocato, colui che nel caso la vittima delusa dal risultato canonico decidesse di rivolgersi alla magistratura, probabilmente difenderà direttamente o meno, in quest’altra sede, non più la vittima, ma prete e diocesi.

    Ora a prescindere dal fatto che sia lui in prima persona a sentire la vittima o un altro componente della commissione diocesana, sta di fatto che in queste audizioni NON PROTETTE si acquisiscano i particolari strategici, come per esempio la narrazione dell’evento da parte della vittima, che viene anche redatta dall’operatore e fatta poi sottoscrivere. Dichiarazione che successivamente, in quanto membro o consulente della commissione, l’avvocato della diocesi non solo ha nella sua disponibilità, ma potrebbe addirittura usarla in un processo italiano, in quanto non esiste in quella sede una regolamentazione che garantisca allo sventurato cittadino che vi si presenta, quale sia il limite o quale uso possa o non possa essere fatto di quei dati.

    Dichiarazione che per esempio, in una successiva citazione in sede civile potrebbe addirittura determinare il momento in cui la vittima ha raggiunto consapevolezza del danno, quindi far decadere a suo danno i termini prescrittivi (che in Italia sono tra l’altro davvero molto ridotti) entro i quali la vittima può reclamare giustizia in un tribunale italiano. Di fatto basta far perdere tempo alla vittima nell’attesa di un giudizio ecclesiastico e questa non potrà più reclamare alcun diritto.

    A riprova della più totale drammaticità della situazione dovuta unicamente alle inadempienze di uno Stato complice della pedofilia dei preti da ben 11 anni, l’ultimo caso italiano che risale a poche settimane fa, del quale Rete L’ABUSO si sta occupando, quello di ENNA (Sicilia) che solo nei titoli si sintetizza da se;

    “Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia”. La presunta vittima denunciava da anni alle autorità ecclesiastiche “Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima”.

    E grazie al salvagente dell’articolo 4, punto 4 dei Patti Lateranensi, il vescovo che lo ha spostato, oltre a non essere tenuto a rilasciare dichiarazioni alla magistratura, semplicemente dichiarando che quelle informazioni sono riservate in quanto appartenenti al proprio ministero, ed ecco qui che l’ecclesiastico non è neppure coimputato, ma un semplice testimone col privilegio di poter tacere al magistrato.

    Vi chiedo ancora un attimo di pazienza e concludo con l’ultimo capitolo

    3)  Il comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite;

    a seguito dell’istanza della Rete L’ABUSO, nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia raccomandazioni che tranne il primo punto “Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile”  apparentemente positivo, devo fare un mea culpa in quanto nel report che presentai nel 2019 all’ONU dimenticai di articolare le gravi problematiche anche dentro l’osservatorio dello Stato italiano, il quale tra le altre cose vede al suo interno come consulente (presumibilmente anche retribuito) un prete cattolico che non ha mai denunciato un collega pedofilo, perché ancora oggi in base anche all’ultimo motu proprio del papa non può. Osservatorio quasi virtuale, privo di iniziative concrete a livello nazionale, privo di dialogo con le realtà locali e praticamente inutile in quanto complici alcuni miei colleghi, abbiamo chiesto i dati, che l’osservatorio non è stato in grado di produrre.

    Qui le evidenze emerse dalla mia indagine del 2016 sull’osservatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G

    Chiusa parentesi, prima di proseguire con le raccomandazioni emanate del C.R.C. all’Italia, che faccio notare ha in comune con il Vaticano non solo la spiccata passione per i preti pedofili, ma anche il vizio sottoscrivere accordi di cui poi non se ne assume l’onere, come nel caso della Convenzione di Lanzarote e quella per i diritti dell’infanzia, che dal Vaticano attende risposta dal maggio 2018 e dall’Italia dal febbraio 2019.

    Situazioni sulle quali colleghi voglio stimolare una riflessione sul fatto che forse il Comitato dovrebbe prendere una posizione forte in quanto, come ampliamente dimostra il caso italiano, sono state sottoscritte quasi in malafede e sembrerebbe come unico fine quello del solo accredito.

    Con questo puntualizzo a scanso di equivoci in particolare ai colleghi delle Nazioni Unite presenti, che la mia non è affatto una critica alla Convenzione, tutt’altro, voglio sottolineare in questo particolare caso italiano la sua importanza, in quanto nella più totale latitanza delle Istituzioni, la Convenzione è l’unica realtà alla quale fortunatamente ci possiamo appoggiare.

    Per questo sollevavo la riflessione colleghi, per sottolineare soprattutto in questo oramai lungo momento di “stallo italiano” che dura da 11 anni e, che già da due o tre, l’associazione che presiedo di fatto sta assistendo – oltre ai sopravvissuti rimasti vittime decenni addietro – anche vittime abusate dopo il 2010 dai preti e dall’inerzia dello Stato italiano che non solo restando inerme lo ha permesso, ma che ancora oggi non rende loro nemmeno giustizia.

    Lampante e con molte più sfaccettature di quelle che citerò, è il caso del nostro assistito Alessandro Battaglia (caso don Mauro Galli condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado e assolto dalla chiesa), dove si, è vero che la vittima è stata risarcita (fortunatamente), ma soli 100.00€ (contro i 450.000€ previsti dalle tabelle) e in più, risarcita non per danno subito, ma per non farla costituire parte civile nel processo, e lasciare fuori dai guai e dalla stampa, diocesi e vescovo. Un accordo tra le parti talmente angoscioso che lo stesso Pubblico Ministero Lucia Minutella, contesta nella palese insufficienza persino in sede processuale.

    Scusate se mi sono dilungato ma era necessario e concludo dicendo che se pur perfettamente cosciente che l’ONU in questo caso non ha un potere coercitivo nei confronti dell’Italia, date le gravissime evidenze emerse che al di la dei trattati stipulati, disegnano soprattutto nella loro applicazione una situazione drammatica sulla quale ritengo, quanto meno ci sia la pretesa che quanto già applicato e ratificato, sia rivisto e riapplicato in modo efficace che possa essere realmente preventivo.

    Fine del report, grazie a tutti per l’attenzione – Zanardi

    -o-0-o-

    Di seguito le raccomandazione all’Italia del febbraio 2019 nelle conclusioni appurate dalle Nazioni Unite e sulle quali l’Italia oggi ancora non è intervenuta.

    1. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Raccomandazioni ONU report completo QUI

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-francesco-zanardi/

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  • Abusi sessuali dei preti, le vittime chiedono al Parlamento tedesco una commissione di inchiesta

    Abusi sessuali dei preti, le vittime chiedono al Parlamento tedesco una commissione di inchiesta

    Città del Vaticano – In Germania le vittime dei preti pedofli hanno chiesto al Bundstag, la Camera bassa, di aprire una inchiesta parlamentare per capire a fondo il fenomeno, arrivare alle radici e mettere a fuoco l’estensione del fallimento delle Chiese. In pratica la richiesta che inizialmente si era rivolta alle istituzioni religiose di fare luce al proprio interno sta prendendo una piega diversa, coinvolgendo la politica.

    A farsi portavoce di questa sorta di class action sono stati Patrick Bauer e Karl Haucke, già membri del comitato consultivo delle vittime dell’arcidiocesi di Colonia ma che per protesta si sono dimessi assieme a Matthias Katsch, il portavoce dell’associazione delle vittime “Eckiger Tisch”. In una lettera aperta pubblicata sul Die Zeit hanno lanciato un appello bipartisan alle forze che siedono in Parlamento per istituire una commissione di inchiesta capace di «affrontare il sistematico fallimento istituzionale nelle Chiese nel corso di questi ultimi decenni».

    Hanno anche aggiunto che la Chiesa è praticamente incapace di avviare un percorso di verità e trasparenza: «non può farlo da sola». Hanno anche proposto la creazione di un «organismo che si faccia carico del recupero delle vittime» finanziato dalle chiese ma dotato di una gestione operativa totalmente autonoma e indipendente. Infine hanno toccato il tema spinoso dei risarcimenti che dovrebbero essere «adeguati».

    Secondo diverse associazioni di vittime finora la risposta fornita dalla politica è stata insufficiente: i politici avrebbero finora dato l’impressione di mantenere un ruolo neutrale perché la Chiesa e lo Stato sono partner in molti settori. «Di conseguenza l’argomento addotto della separazione tra Chiesa e Stato potrebbe essere diventato un pretesto».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_preti_pedofili_germania_inchiesta_papa_francesco_ultima_ora_19_febbraio_2021-5777364.html

  • Pedofilia, anche la Chiesa in Lussemburgo pubblica rapporto annuale sugli abusi e sui preti pedofili, «onestà e trasparenza»

    Pedofilia, anche la Chiesa in Lussemburgo pubblica rapporto annuale sugli abusi e sui preti pedofili, «onestà e trasparenza»

    Città del Vaticano – Mentre in Italia il numero degli abusi resta avvolto nel mistero visto che la Cei ancora non prevede alcun rapporto annuale che renda conto all’opinione pubblica di quanti sono i sacerdoti che nel corso dell’anno (e degli anni) sono stati denunciati e allontanati dai tribunali della Chiesa o denunciati alle autorità civili, in Europa si allunga la lista delle conferenze episcopali che – al contrario-  hanno avviato al proprio interno un sano percorso di trasparenza.

    Per il secondo anno consecutivo, anche la piccola Chiesa lussemburghese ha pubblicato il rapporto annuale. Nel 2020 sono emerse altre tre vittime di violenze.

    Per quanto riguarda le aggressioni sessuali, l’arcidiocesi afferma che si tratta di due casi relativi ad un periodo relativo agli anni Sessanta. I reati in oggetto, in base alle leggi civili, sono cadute in prescrizione. In entrambi i casi, al momento dei fatti, le vittime (due uomini) erano ragazzini e minorenni. I responsabili sono tre sacerdoti e un laico.

    Il caso di abuso fisico e psicologico, invece, riguarda una suora. Il rapporto 2020 non fornisce maggiori informazioni sulla vittima, probabilmente per proteggere la sua privacy.

    Il vicario generale, Patrick Muller, ha spiegato che con questo ulteriore passaggio si dimostra la volontà della Chiesa di ripulire il proprio passato, fare più attenzione alle vittime, e mettere in sicurezza i giovani che frequentano le strutture. Ha anche reso noto che a un sacerdote dell’arcidiocesi è stato «proibito di esercitare il servizio sacerdotale in pubblico e di rimanere solo in presenza di minori». Un provvedimento preso dalla Dottrina della Fede.

    La Chiesa in Lussemburgo, inoltre, ha avviato nel 2017 un percorso di formazione per prevenire gli abusi nelle parrocchie, nelle scuole, negli oratori. Ha finanziato corsi obbligatori per tutti i religiosi e gli impiegati dell’arcidiocesi. Il covid non ha fermato questa attività: la diocesi ha attivato un numero di telefono per ricevere segnalazioni. Uno strumento per aiutare le vittime a mettersi in contatto in modo anonimo, prevedere la fase di ascolto e la presa in carico ed accompagnarle nei passi successivi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofiia_papa_francesco_abusi_vittime_trasparenza_cei_vescovi_italiani_lussemburgo_germania-5768063.html

  • Fondazione Pontificia nella bufera: «Ha occultato gli abusi del fondatore». Vittima risarcita con 16.000 euro

    Fondazione Pontificia nella bufera: «Ha occultato gli abusi del fondatore». Vittima risarcita con 16.000 euro

    Città del Vaticano – L’ennesima rivelazione choc travolge il fondatore dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre, la ricchissima fondazione pontificia che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati in Iraq e nei paesi islamici: padre Werenfried van Straaten (1913-2003) noto tutto il mondo come Padre Lardo – un buffo soprannome che gli deriva dal periodo post bellico quando distribuiva ai tedeschi sfollati cibo, abiti, pane e speck (da qui il soprannome) alle persone sfollate che non avevano più niente – avrebbe aggredito sessualmente una giovane nel 1973. Gli abusi secondo quanto ha rivelato il supplemento Christ und Welt del settimanale tedesco Die Zeit, erano ben noti sia in Vaticano che ai vertici della Fondazione pontificia già da dieci anni, anche se finora non erano mai affiorati perchè in Vaticano era stato dato l’ordine di tenere tutto sotto il tappeto e tacere.

    La vittima che all’epoca delle violenze aveva 20 anni è stata risarcita con 16 mila euro. «L’accusa è stata ritenuta credibile, anche se a causa della morte di Padre Werenfried non sono stati possibili ulteriori accertamenti – si legge in una nota esplicativa di ACN International – I responsabili di ACN si sono attenuti alla prassi suggerita in casi di abuso sessuale dalle norme ecclesiali in Germania. E’ stato pertanto accordato un risarcimento di 16 mila euro alla persona interessata in segno di riconoscimento del dolore patito. I responsabili di ACN hanno informato immediatamente le autorità ecclesiali competenti». La vittima ha manifestato desiderio di «mantenere i fatti riservati».

    Ad indagare sulla associazione pontificia posta sotto la guida del cardinale presidente Mauro Piacenza sarebbe stato il vescovo ausiliario di Paderborn, Manfred Grothe che ha promosso accertamenti sull’associazione tra il 2009 e il 2011 per conto di Benedetto XVI. Subito dopo avrebbe informato la Congregazione per il clero nel 2010 vi erano diverse accuse contro van Straaten. Esse includevano una tentata violenza sessuale così come “immoderatezza nello stile di vita, notevoli deficit nella gestione del personale così come certe idee fascistoidi”.

    Si capisce, dunque, perché il Vaticano non abbia mai voluto aprire l’iter per arrivare alla beatificazione di van Straaten, a lungo richiesta da diverse voci nella Chiesa. La Congregazione per il Clero avrebbe raccomandato, in un documento interno, di tenere il caso segreto e di non fare uscire questa notizia. Il giornale tedesco ha rilevato anche che Aiuto alla Chiesa che Soffre ultimamente ha però preso le distanze dal suo fondatore.

    La commemorazione annuale dell’anniversario della morte di van Straaten, il 31 gennaio, che si tiene nella cattedrale di Colonia, è stata cancellata quest’anno senza una ragione.

    Nel 2019, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha raccolto più di 111 milioni di euro in donazioni disponibili per progetti di aiuto in 140 paesi. L’ente di beneficenza fornisce sostegno per la formazione dei sacerdoti, la costruzione di centri di formazione e chiese, la pubblicazione della Bibbia e della letteratura religiosa e la trasmissione di programmi radiofonici religiosi. Dal 2011, Aiuto alla Chiesa che Soffre è una fondazione di diritto pontificio.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_sessuali_padre_lardo_germania_violenza_aiuto_alla_chiesa_che_soffre_straaten-5758086.html

  • Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Buongiorno a tutti

    Introduco qui il webinar di sabato prossimo sul “Caso Italia”, perchè qui viviamo una situazione davvero preoccupante e che va oltre i preti pedofili e purtroppo, a differenza dei vostri paesi qui coinvolge politica, magistratura e le stesse Istituzioni italiane. Un problema a monte dei preti pedofili perché nei fatti in Italia come vedrete il Vaticano spadroneggia di fronte allo Stato che gli lascia fare quello che vuole.

    Il nostro è una sorta di HELP too ITALY in quanto la situazione italiana è davvero è disastrosa e vede non solo le vittime da più di 10 anni ignorate completamente dallo Stato italiano che non si è mai voluto fare onere del problema producendo altre vittime. L’unico impegno che ha portato avanti in questi 10 anni il Governo italiano, è stato quello di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia.

    Persino il legislatore ha applicato in Italia trattati e Convenzioni come quella per i diritti dell’infanzia o di Lanzarote in modo così criminale da screditare le stesse, di fatto applicate in modo tale da non creare danno alla chiesa, ma dall’altro lato inutili nelle loro finalità che sono state abilmente aggirate.

    Faccio un esempio pratico in modo che la mia affermazione non diventi una semplice illazione. La Convenzione di Lanzarote, ratificata dall’Italia nell’ottobre 2012, introduceva tra le altre cose il così detto “certificato anti pedofilia”, indubbiamente uno strumento importantissimo in quanto parliamo in questo caso di prevenzione. Strumento che in Italia ha lasciato fuori dall’esibizione non solo l’intero clero, ma anche la categoria alla quale il clero appartiene, il mondo del volontariato. Quell’ambiente che da sempre è il terreno di caccia favorito dai pedofili. Una applicazione del certificato che paradossalmente, anziché fare prevenzione, indica al pedofilo il terreno di caccia più sicuro !!!

    L’immunità dal carcere per chi si macchia di questi crimini, sia per i pedofili laici che per i preti con la differenza che i laici finiscono ai domiciliari e la detenzione è costantemente controllata dalla polizia. I preti invece vengono affidati dalla stessa giustizia a una delle 23 strutture per “sacerdoti in difficoltà”  dove di fatto, sono sotto la totale responsabilità della chiesa e dove la polizia non controlla. Un vero e proprio escamotage che da ai cittadini l’idea di una giusta condanna, mentre invece è una sorta di villeggiatura per i preti, che fa sorridere perché paradossalmente in termini democratici discrimina i pedofili laici…

    Questa è l’Italia di oggi ! Quell’Italia che per far stare zitta l’Onu, ha realizzato l’osservatorio nazionale per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, con un decreto “di ferragosto” ha visto il Ministro Maria Elena Boschi dimettere un Funzionario (Maurizio Palma del Ministero Pari Opportunità) per inserire come consulente un prete.

    Un’Italia che tranne l’onorevole Maurizio Turco che nel 2010 tentò la proposta di una commissione di inchiesta, immediatamente affossata dal governo – ma qui vedremo meglio sabato 20 – oggi, in Italia non esiste una sola forza politica che voglia fare da interlocutore in questa causa. Lo stesso Governo non risponde alle vittime, quasi peggio del Vaticano, che qualche volta almeno risponde. Il Governo ha invece chiuso qualunque possibilità per cittadini e associazioni di poter interloquire. Non risponde neppure alle diffide degli avvocati delle vittime, alle raccomandazioni delle Nazioni Unite, impolverate dal febbraio 2019 su qualche scaffale dei palazzi, una sorta di regime assoluto fatto di accrediti per i diritti umani, che però nessuno ha mai applicato in quanto non graditi alla chiesa.

    Poi noi a differenza vostra abbiamo al centro di Roma il Vaticano, un autentico parassita che non stupra solo i figli degli italiani, ma costa all’Italia 7 miliardi l’anno. Per non parlare delle ingerenze che ha nel Parlamento Europeo, al quale riesce ad arrivare grazie ai politici italiani.

    Ultimo e forse maggiore dei problemi l’informazione italiana, dopo alcuni paesi del terzo mondo al 77° per posto per la libertà di informazione.

    E si vede!

    Dal deserto italiano creato intorno alle vittime, normalmente sostenute dall’opinione pubblica, in Italia quando sono fortunate ignorate, quando va male attaccate dalla stessa comunità cattolica che si fa forza sul bigottismo creato dal vuoto dell’informazione e dal suo monopolio. Un’informazione che ci ha nauseati con tutte le cose buone che secondo la stampa avrebbe fatto papa Francesco, con il pericolo del default Vaticano, con il caso McCarricK, quello Viganò. Una stampa che ci ha parlato degli archivi recentemente aperti in Spagna e dei 120 casi emersi, ma omette il contraddittorio e l’obbiettività dimenticando di dire che anche in Spagna, la posizione del governo ha spinto la chiesa a muoversi, come in Germania, Irlanda, Svizzera ecc., magari facendo notare non solo che in Italia ci sono più di 300 casi, almeno quelli noti, ma a differenza della Spagna che ha contato 120 preti dal 1927 al 2020, i 300 italiani, li contiamo solo negli ultimi 15 anni…

    Non perché si voglia avere a tutti i costi il merito di essere lo stato più pedofilo al mondo, certo ci si domanda come mai il Governo italiano abbia introdotto per esempio l’uso obbligatorio del seggiolino intelligente per auto a fronte di 8 morti in 20 anni, ma non si è accorto dei 300 casi italiani con un potenziale di vittime tra i più alti al mondo, secondo le proiezioni un milione di vittime solo in Italia.

    Conto molto nel webinar di sabato sulla possibilità di un intervento dell’Onu, unico interlocutore rimasto il quale in virtù della Convenzione per i diritti dell’infanzia, pur consapevole che l’Ufficio non possa avere un potere coercitivo sullo Stato Membro, quanto meno, pressi il Governo italiano affinché, almeno per quanto riguarda le ratifiche già fatte dall’Italia, pretenda la loro corretta applicazione, che qualora fosse fatta, costituirebbe un buon punto di partenza per affrontare il problema di un paese industrializzato, che nella sua compiacenza verso il Vaticano e ai danni dei propri figli, ha reso la penisola italiana una “free zone”, potenziale ricettacolo per preti che nei vostri paesi rischiano con la giustizia e che in Italia trovano l’impunità del bel paese.

    A voi colleghi l’invito a far assistere nei vostri rispettivi paesi la stampa, in modo di poter accendere un faro sull’Italia. Help too Italy !

    Grazie per la vostra attenzione

    Zanardi

  • Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    I rapporti giornalistici rivelano solo la punta dell’iceberg degli abusi: mezzo migliaio di vittime in Spagna, mentre l’ufficio che si occupa di queste questioni è “sopraffatto” dal numero di denunce.

    I religiosi spagnoli sono impegnati a risarcire le vittime di abusi nella Chiesa, mentre la Conferenza Episcopale, il massimo organo di controllo per i vescovi del nostro Paese, chiude la strada a qualsiasi possibilità di aiuto finanziario ai sopravvissuti Indagine interna che rivela, a livello diocesano o globale, il numero di persone vittime di abusi da parte di chierici o religiosi, come è stato fatto, ad esempio, dalla Compagnia di Gesù. Una decisione che contrasta con la politica di trasparenza delle chiese nell’ambiente europeo (Germania, Irlanda, Francia, Polonia …), e che impedisce alla società di conoscere la reale portata del dramma della pedofilia clericale. Finora, e grazie in gran parte alle indagini giornalistiche, conosciamo solo la punta dell’iceberg:

    Per il momento, prendendo le distanze dalle tesi dei vescovi, la Conferenza dei religiosi spagnola sostiene che “se si rende necessario dare un risarcimento perché lo sviluppo della causa lo richiede, si faccia. Dobbiamo aiutare le vittime, non solo per il fatto di dare loro dei soldi “. Lo assume il segretario generale del Confer, Jesús Miguel Zamora, il quale conferma che le congregazioni stanno già alzando detto risarcimento, che sarà dato caso per caso e sempre seguendo i desideri delle vittime.

    “Da CONFER abbiamo sempre detto che la verità risplende e quello che dobbiamo fare è occuparci delle vittime. Non ha senso nascondere nulla, purtroppo dobbiamo prendere coscienza che ci sono state situazioni che non sono state fraterne a tutti e dobbiamo chiedere un grande perdono per ciò che è stato fatto di sbagliato, e mettere i mezzi in modo che la verità sia conosciuta, per svolgere questo studio in ogni congregazione “, dice in dichiarazioni a Ep Zamora, in riferimento al recente pubblicazione, a cura della Compañía de Jesús, da un rapporto che include tutti i casi raccolti tra i gesuiti spagnoli dal 1927, e che ha confermato l’esistenza di 81 casi di abuso su minori da parte di 65 religiosi.

    L’indagine dei gesuiti è doppiamente rilevante, perché è la più grande congregazione religiosa del mondo (e in Spagna), e perché non si nasconde in sotterfugi ammettendo la necessità di accompagnare, anche finanziariamente, i sopravvissuti. “Vogliamo imparare a chiedere scusa alle vittime e alla società, per gli abusi, per la cultura del silenzio, per non affrontare i fatti in modo diretto ed equo. Vogliamo tenere a mente le persone che subiscono questo danno e cercare di non raddoppiare il loro dolore “, ha sottolineato il provinciale dei gesuiti, Antonio Spagna.

    Un “sistema di riparazione”

    “In nessun caso comprendiamo che il risarcimento cancellerà la sofferenza, ma vogliamo fornire una risposta laddove possibile”, afferma José María Rodríguez Olaizola, responsabile della comunicazione della società. La Compagnia di Gesù ha deciso di trattare le riparazioni caso per caso e il suo obiettivo è “compensazione morale e assistenza nella guarigione e nel trattamento nei casi in cui è necessario”.

    “Stiamo lavorando a come stabilire un sistema di riparazione, che speriamo di avere presto pronto, per offrire un risarcimento finanziario. Ci sono persone i cui casi hanno prescritto e non possono rivolgersi alla giustizia civile, e in quel caso studieremo caso per caso come per farlo, con una gamma di opzioni che si adattano al risarcimento della giustizia civile “, aggiunge. In sette casi, i gesuiti hanno già fornito “aiuti finanziari” alle vittime, che variano tra il risarcimento dei danni e il costo delle terapie psicologiche o cliniche derivate dal dolore causato.

    Quello dei gesuiti è l’ultimo, ma non l’unico caso. Ed è che, a differenza di quanto accade nella Conferenza Episcopale, dove non esiste ancora una commissione specifica anti-abuso, che opera regolarmente, e non c’è un’indagine approfondita, né a livello diocesano né a livello globale degli anni ’70 Diocesi spagnole, molte congregazioni hanno optato per la trasparenza dei dati e l’apertura al risarcimento. Ancora una volta, la vita religiosa continua a dare l’esempio ai vescovi su come affrontare gli scandali.

    “Siamo sopraffatti”

    Diverse indagini, come quella condotta da El País (e che comprende molti dei casi raccolti, negli anni, da altri media e giornalisti, i maggiori ‘scopritori’ della pedofilia clericale in Spagna), portano a più della metà migliaia di casi noti di abusi nella Chiesa spagnola.

    Le cifre, giornalistiche e per lo più ufficiose, sono “un piccolissimo campione di quanto è realmente accaduto in Spagna negli ultimi ottant’anni”, dall’inizio della dittatura, un funzionario vaticano che lavora nell’Ufficio che la Congregazione per la Dottrina di la Fede deve affrontare questi processi, e cioè “assolutamente sopraffatta” dall’arrivo di casi e dalla mancanza di personale ad esso dedicato. A due anni dal “Vertice anti-Pederastia” convocato da Papa Francesco, i cambiamenti, in pratica, sembrano più cosmetici che reali. Sebbene sia vero che tutte le diocesi spagnole (come dichiarato sul suo sito web dalla CEE)Hanno già uffici di cura e protocolli per segnalare che, in pochissimi casi, sono utili, confermano dalla Stolen Childhood Association.

    Insieme ai gesuiti, l’altro grande movimento che ha svolto un’indagine approfondita sono stati i Legionari di Cristo, che hanno ammesso centinaia di abusi in tutto il mondo – molti dei quali a spese del loro fondatore, il predatore Marcial Maciel – e hanno risarcito diversi sopravvissuti . In Spagna i Salesiani riconoscono 28 casi, 15 per gli scolopi, 9 per i clarettiani o due per i marianisti. I maristi, che hanno in corso un’indagine, sono stati i primi a risarcire le vittime di abusi alla scuola Sants di Barcellona. Marianisti, Salesiani, Scolopi, Clarettiani o Corazonisti hanno incluso nei loro protocolli il risarcimento delle vittime. L’Opus Dei, da parte sua, continua con la sua strategia del silenzio, anche quando ci sono abusi confermati dalla Corte Suprema, comeil caso della scuola Gaztelueta .

    https://www.eldiario.es/sociedad/ordenes-religiosas-espanolas-si-indemnizaran-victimas-pederastia-obispos-plantean_1_7186237.html

  • Spagna, Compagnia di Gesù apre gli archivi, abusati 81 bambini da 96 gesuiti dal 1927 al 2020

    Spagna, Compagnia di Gesù apre gli archivi, abusati 81 bambini da 96 gesuiti dal 1927 al 2020

    Città del Vaticano – Anche in Spagna, come in Germania, è stata avviata una importante azione di trasparenza sul fronte degli abusi. Ad aprire i propri archivi stavolta è stata la Compagnia di Gesù spagnola che due settimane fa ha reso noto un corposo rapporto su tutte le violenze commesse dai gesuiti in Spagna – paese che ha dato i natali al fondatore Sant’Ignazio da Loyola – in un arco di tempo compreso dalla fine degli anni Venti ad oggi: in tutto sono stati predati 81 bambini o ragazzini minorenni e 37 adulti. I responsabili che si sono macchiati di queste violenze sono 96 gesuiti.

    Nello studio comprensivo di dati, numeri, tabelle, indici di riferimento vi sono riflessioni importanti che spiegano come la Compagnia di Gesù sia arrivata a questo passaggio, mentre altri importanti ordini religiosi sono ancora lungi dal voler aprire gli archivi e fare opera di pulizia e trasparenza, ammettendo che al loro interno per anni ha prevalso la volontà di coprire e fare finta di nulla per non creare scandalo pubblico e danneggiare l’immagine della Chiesa.

    «Lo studio è limitato, ma è un tentativo di camminare verso la verità (…) Non affermiamo – si legge – che quanto scritto è tutto quello che è successo, ma è tutto quello che abbiamo saputo finora. Non pretendiamo che il presente possa cancellare il passato. Il passato, disgraziatamente non si può cambiare (..) Per quello che ci riguarda chiediamo perdono. Come Compagnia di Gesù in Spagna vogliamo esprimere in forma inequivocabile la nostra determinazione di contribuire alla lotta contro la tragedia degli abusi. È l’intera società che deve prendere consapevolezza. È l’insieme della cultura che si è mostrata insufficiente per proteggere quanti, in determinati momenti, erano in situazione di vulnerabilità. Non ci spetta pretendere responsabilità da altri senza chiederla a noi stessi. Dobbiamo guardare in faccia quello che è successo. Non dobbiamo minimizzarlo né accontentarci se i dati sono più o meno rilevanti. Non sono comunque tollerabili. E non sono cifre. Sono vite e storie reali».

    La prassi che fino a qualche anno va veniva seguita nella Chiesa davanti ad un prete orco era di tacitare tutto, cambiando sede, invitando al silenzio. Una prassi che, purtroppo ancora oggi, anche in diverse diocesi italiane, sembra prevalere, almeno restando a certi fatti di cronaca emersi ultimamente.

    Il testo dei gesuiti spagnoli è stato elaborato in base agli archivi della Compagnia, alle memorie dei provinciali, all’ascolto delle vittime che si sono presentate, e attraverso i giornali. 

    Le vittime sono 81 minori e 37 adulti in un periodo di 93 anni. Per gli abusi sui minori, 17 riguardano gesuiti viventi (6 ragazze e 11 ragazzi) e 47 gesuiti già morti (12 ragazze e 35 ragazzi). Per gli abusi sugli adulti, 8 riguardano gesuiti ancora viventi e 23 gesuiti morti. Per quanto riguarda le denunce pubbliche: fra il 1967 e il 2012 sono 17: 3 riguardano gli anni ’60, 2 i ’70, 3 gli anni ’80, 3 quelli ’90 e 6 successivamente. In corso vi è un processo civile e un processo canonico. Le denunce riguardanti gesuiti defunti, sempre sui minori, sono 48.

    Per quanto riguarda le denunce di abusi sugli adulti, i religiosi responsabili che sono ancora vivi sono 8, quelli che sono nel frattempo deceduti sono 23. In 19 casi sono state prese in considerazione anche accuse non circostanziate per un totale di 15 religiosi. Nello studio è stata inclusa anche la testimonianza di una presunta vittima che ha trascinato in tribunale 9 gesuiti ma che è stata poi condannata per falso.

    La rivista cattolica Settimana ha dedicato un ampio spazio alla ricerca condotta dai Gesuiti e interpreta i numeri. I 96 gesuiti accusati fra il 1927 e il 2020 vanno collocati dentro gli 8.782 religiosi della Compagnia attivi negli stessi anni. Gli accusati rappresentano l’1,08%. Un altro studio comparativo su un caso statunitense (John Jay College) offre cifre più allarmanti, con una percentuale di aggressori che sale al 4,2%. «I dati vanno comunque presi con cautela perché ci possono essere casi di abusi non ancora censiti» scrive Settimana.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/spagna_abusi_pedofilia_chiesa_gesuiti_compagnia_gesu_papa_francesco_vaticano_studio_vittime-5742687.html

  • Orrore in convento, 40 suore sotto accusa: vendevano i bambini per le orge dei pedofili

    Orrore in convento, 40 suore sotto accusa: vendevano i bambini per le orge dei pedofili

    Orrore in convento, 40 suore sotto accusa in Germania: in cambio di denaro, costringevano i bambini a subire abusi nelle orge dei pedofili. Un orrore senza confini, quello che arriva da una cittadina tedesca. E che, di ora in ora, aggiorna il suo tragico bollettino di abusi inferti e vittime. Lo scandalo, in questo caso, coinvolge la Chiesa locale. In particolare un convento di Speyer, sulle rive del Reno. Un luogo gestito da una quarantina di suore che, tra i loro compiti, avevano assunto anche quello di fornire ragazzini fragili a preti predatori e politici pedofili. In cambio, le religiose ricevevano denaro. Soldi sporchi di sangue e guadagnati con inquietante sprezzo della vita. Una vita rovinata, nel caso delle piccole vittime degli abusi. Violenze reiterate, nel decennio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

    Un orrore perpetrato senza pietà dalle suore del convento che, stando alla testimonianza di un uomo, resa anche in tribunale, avrebbe subito nel corso del tempo oltre mille violenze. Addirittura, il testimone che ha contribuito a portare a galla il sommerso di abusi e ricatti, ha raccontato che negli anni in cui ha vissuto nel collegio, le religiose lo trascinavano di peso nell’appartamento di uno dei sacerdoti. Un dramma che si ripeteva almeno una o due volte al mese. Una testimonianza tra le più sconvolgenti, la sua, andata ad aggiungersi a un rapporto sugli abusi che ha profondamente turbato la Germania – e non solo – che ha scoperchiato un vaso di Pandora, da cui sono fuoriusciti anche dettagli scabrosi e episodi da brivido che hanno provocato uno shock generale. E non solo in ambito ecclesiastico o in ambienti relativi ai fedeli della zona.

    La testimonianza di una vittima: ha subito negli anni oltre 1000 violenze

    Tra i tanti, allora, dal Messaggero apprendiamo per esempio che l’attuale vescovo della cittadina, dopo avere reso noto personalmente l’esito di questo studio – inizialmente tenuto riservato – «ha annunciato di sentire il bisogno di un mese sabbatico per riprendersi. “Anche io ho energie limitate per i pesi che devo portare”, ha detto monsignor Wiesemann alla agenzia cattolica Kna». Un disegno criminale scioccante, insomma, quello emerso dai dettagli sul caso. Realizzato nell’ombra e nel silenzio. E all’interno del quale, l’aguzzino spietato, accusato numero uno, è risultato essere l’allora vicario generale della diocesi, ora defunto. Una figura rimasta nell’ombra, di cui oggi emergono responsabilità agghiaccianti.

    Dalle testimonianze fin qui raccolte, infatti, emerge l’incubo vissuto dalle piccole vittime, abusate anche nel corso di orge a cui partecipavano diversi membri del clero e politici locali. tutto organizzato e gestito con la complicità operosa della suore che, a quanto denunciato dai sopravvissuti a quell’orrore, avrebbero persino servito bevande agli ospiti di questi festini. In questi giorni, la Deutsche Welle ha riferito che una delle vittime del convento degli orrori, il 63enne K. Haucke, ha denunciato gli abusi e chiesto un maxi risarcimento alla Chiesa e all’Ordine delle Suore del Divino Redentore (Suore di Niederbronn). E con lui, al momento, le vittime di violenze fisiche e psicologiche sarebbero almeno 15. Ma si pensa che il conto sia destinato ad aumentare nel giro di breve...

    Orrore in convento, 40 suore sotto accusa: vendevano i bambini per le orge dei pedofili