Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    di Federico Tulli

    Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010. Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti. Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media. Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito. In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino. Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte. E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi). Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco. Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale. Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone. Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna. Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/19/biografia-di-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • “Almeno 3.000 bambini vittime di abusi a opera di sacerdoti”: l’inchiesta shock“

    “Almeno 3.000 bambini vittime di abusi a opera di sacerdoti”: l’inchiesta shock“

    Una commissione indipendente istituita dall’episcopato di Francia ha analizzato le denunce custodite negli archivi scoprendo almeno 3000 vittime di abusi sessuali condotti da sacerdoti della chiesa cattolica dal 1950 a oggi

    Almeno tremila bambini sarebbero stati vittime di abusi sessuali ad opera di sacerdoti della chiesa cattolica francese dal 1950. È il risultato pubblicato dal Ciase, la commissione d’indagine sulle denunce di abusi sui minori presenti negli archivi delle diocesi e delle congregazioni religiose istituito dall’episcopato transalpino nel 2018.

    “Il numero reale di vittime potrebbe essere molto più alto”.

    Il presidente della commissione indipendente Jean-Marc Sauve ha detto all’agenzia France Press che in base ai dati preliminari i sacerdoti e altri religiosi autori degli abusi dovrebbero essere circa 1.500.

    La commissione è stata istituita su richiesta dei vescovi francesi dopo una serie di scandali di pedofilia che hanno fatto tremare la Chiesa d’oltralpe. Una hotline dedicata alle vittime ha ricevuto 5.300 chiamate in un anno, ha detto Sauve ai giornalisti in videoconferenza. Il numero di vittime stimate comporta una media di 40 denunce l’anno per 70 anni.

    “Sono profondamente convinto che ci siano molte più vittime” ha detto Sauve che ha fatto appello a chiunque possa fornire testimonianze. La commissione guidata da Sauve, vicepresidente onorario del consiglio di Stato, comprende legali, esperti, medici, storici e teologi e produrrà un rapporto finale il prossimo anno, con indicazioni su come prevenire gli abusi.
    https://www.today.it/rassegna/pedofilia-chiesa-francia.html

     

  • La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    di Federico Tulli – Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010.

    Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti.

    Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media.

    Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito.

    In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino.

    Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi.

    Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi).

    Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco.

    Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale.

    Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi».

    Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone.

    Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna.

    Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/19/biografia-di-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • Biografia di FRANCESCO ZANARDI  – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Biografia di FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Non perché gli stimoli non ci fossero, ma ho impiegato dieci anni prima di scrivere questa biografia, che oggi, diversamente da allora ha un contributo decisamente maggiore nei suoi contenuti, un po’ come accade per le cose che con la stagionatura acquistano maggiore qualità.

    Il ritardo in realtà è dovuto al fatto che non volevo scrivere di me, volevo che fosse qualcun altro a scrivere ciò che vedeva di me e l’attesa ha portato a mio avviso un ulteriore valore aggiunto, perché a scrivere la biografia di un ateo che combatte da dieci anni la pedofilia nel clero, è una donna cattolica, madre di una vittima.

    Il libro infatti è scritto a quattro mani, da Cristina Balestrini (già autrice del libro “Chiesa: perché mi fai male?”) che racconta molte delle tappe e delle difficoltà che la mia vita ha avuto dopo le violenze sessuali, anche alla luce della sua consapevolezza che, purtroppo, con l’esperienza del figlio, pur restando cattolica, ha toccato concretamente prendendo atto di quella che ancora oggi è la triste realtà.

    Più tecniche le parti che io ho editato, frutto non solo della decennale esperienza in materia, ma mi permetto di vantarne le più di 900 vittime, passate in questi dieci anni per l’associazione che ho fondato, l’unica in Italia, la Rete L’ABUSO, che in qualche modo mi hanno aiutato a farmi un’idea molto precisa, purtroppo, di come sia, al di la dei proclami del Pontefice di turno, la reale posizione del Vaticano rispetto alle sue vittime e ai suoi criminali, che preferisce ancora oggi chiamare peccatori.

    La prefazione è di Federico Tulli, caro amico col quale da anni collaboro e che nella sua umiltà si dichiara un giornalista, ma a mio avviso non gli rende onore in quanto ritengo uno dei rari giornalisti di inchiesta sopravvissuti nel nostro paese.

    Agli albori del mio impegno civile in questa battaglia, Federico usciva col suo primo libro in materia, “Chiesa e pedofilia”, pochi anni dopo con un altro testo, più specifico del nostro paese, “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” e nel 2019, con la giornalista Emanuela Provera, già autrice del testo “Dentro l’Opus dei”, questa volta anche con una mia testimonianza diretta, partendo proprio dal bagaglio documentale maturato negli anni, con il libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina”.

    L’importanza di questo testo, per me, non è quella di raccontare il triste destino di chi ha la sfortuna di subire degli abusi, quello è un dato di fatto, in questo caso vissuto anche nel personale che ho voluto rendere pubblico, non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grande problema sociale, ma per fare comprendere al tempo stesso, quelle che sono e sono state le gravi responsabilità, anche dei Governi, che in Italia si sono succeduti dal 2000.

    L’atteggiamento della chiesa, nel nostro paese, trova la sponda di uno Stato, che a differenza degli altri, in venti anni non ha preso ancora oggi una posizione forte in tutela dei cittadini minorenni e la chiesa si è semplicemente adeguata.

    Mentre nel mondo vediamo i vari Governi prendere provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia ricordiamo un unico intervento delle Istituzioni, nel 2010, quando la massima carica istituzionale, Giorgio Napolitano, all’epoca Presidente della Repubblica, a suo seguito il Parlamento, di fronte allo scandalo che proprio nel 2010 investiva l’Europa, diedero sostegno all’allora papa, Joseph Ratzinger, accusando di “complotto ai danni del papa” la stampa, al tempo stesso, senza fare alcun cenno ai cittadini vittime di cui erano responsabili.

    Un lavoro immenso in tutela dei minori che trova conferma dalla pesantissima ammonizione del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale la Rete L’ABUSO nel gennaio del 2019 – dopo una serie di diffide al Governo – denunciò le gravi inadempienze del Governo con un report , il “Report Giustizia sul “Caso Italia“, al quale le Nazioni Unite, il 28 febbraio del 2019, rispondevano (punto 21 del documento) confermando in toto le inadempienze contestate al Governo che tutt’ora resta latitante.

    In ultimo, come da dieci anni cerco di fare, vorrei che questa storia sia un valore per tutte quelle vittime che oggi vivono e subiscono ancora nell’ombra, la scintilla per fare sì che escano come tanti in questi anni, dal ruolo di vittime e inizino per quanto possibile, a ricostruire come ho fatto io, una loro vita.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/22/la-prefazione-di-federico-tulli-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    Di Francesco Zanardi

    Il caso dei ‘Discepoli dell’Annunciazione’, esploso in esclusiva ieri sulle pagine de LA NAZIONE, la cui direttrice, questa mattina in diretta come me su Rai1 a STORIE ITALIANE, ha ribadito essere frutto di informazioni raccolte dai suoi giornalisti, lascia parecchi dubbi su quelle che sono le affermazioni della diocesi di Prato.

    Inutile chiedere la fonte della notizia, perché ci si appellerebbe immediatamente al diritto giornalistico sulla tutela delle fonti. Certo, la curiosità su dove siano state prese certe informazione, direi ben selezionate e fin troppo precise, resterà per noi mortali un mistero. Quello che è certo, dal momento che siamo, anzi, eravamo proprio nel pieno di iniziative investigative sollecitamente promosse dalla Procura, sulle quali vige un assoluto segreto istruttorio, escludiamo che sia stata la stessa Procura, violando paradossalmente il segreto, a fornire tali informazioni.

    Stupisce anche l’immediatezza con la quale la diocesi di Prato se ne esce, con un comunicato stampa e conferenza annessa, totalmente autoreferenziale, dove, di fronte all’ennesimo scandalo vanterebbe, a suo dire, l’efficienza, l’immediatezza di intervento e la trasparenza avuta.

    E’ la stessa direttrice de LA NAZIONE che congratulandosi per l’operato della curia commenta a STORIE ITALIANE; “non mi è mai successo che un vescovo convocasse una conferenza stampa a due ore dall’uscita di una notizia su queste vicende”

    Poi c’è anche quella voce che gira insistentemente da ieri e secondo la quale, sarebbe addirittura stato il vescovo Franco Agostinelli, a denunciare il tutto personalmente alla Procura della Repubblica.

    A ribadirla questa mattina in studio è don Bruno Fasani, piuttosto risentito dalle mie osservazioni critiche al quale dico, senza voler mettere in dubbio la sua buona fede, che chi gli ha passato quella notizia, gli ha dato – come dicono a Roma – una bella “sola”.

    Lei è un uomo di chiesa e certe cose è ammissibile che le ignori, tuttavia, è giusto che lei sappia che, secondo la legge italiana, né un vescovo né altri (tranne naturalmente i pubblici ufficiali), neppure la mia Associazione, che specificatamente nello Statuto indica queste finalità, può autonomamente sporgere una querela. La legge italiana, soprattutto in questo caso dove le presunte vittime sono maggiorenni, prevede obbligatoriamente una querela di parte. Nessun valore in questo specifico caso, avrebbe avuto nemmeno la denuncia dei genitori delle due presunte vittime. Su questo la invito a tirare le orecchie a chi le ha fatto fare non solo la figuraccia, ma ha tentato di farle divulgare, a sua insaputa, informazioni false e tendenziose.

    Ma come è andata nei fatti la vicenda? Cerchiamo di ricostruirla con un ordine cronologico chiaro e sopratutto completo.

    Premetto che nel rispetto di quel poco di segreto istruttorio rimasto, non accrescerò di una sola virgola con quanto sono a conoscenza dei fatti, mi limiterò ad analizzare quelli oramai pubblici.

    I ‘Discepoli dell’Annunciazione’ nascono nel 2010 e già nel 2013, il Vaticano attenziona la Compagnia e avvia un accertamento. Di certo non si può dire che sia stato molto sollecito, in quanto ci vogliono ben sei anni prima che il Vaticano intervenga e, anche qui, la tempistica è notevolmente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, come si poteva osservare sul sito dei ‘Discepoli dell’Annunciazione, il 18 dicembre 2018 la situazione era talmente serena, che l’ex vescovo di Prato, ordinava ancora un frate. Casualmente il sito è stato recentemente cancellato come potete ben vedere tuttavia, lo avevamo preventivamente scaricato ed è ancora presente in Google la sua cache .

    Ma cosa è accaduto a dicembre del 2019 ?

    Anche se questo LA NAZIONE non lo ha scritto, il 5 di dicembre 2019, la presunta vittima che aveva denunciato alla diocesi il 13 giugno 2019, insoddisfatta dell’inerzia della stessa diocesi, insieme ai genitori e al fratello (seconda presunta vittima) denunciano formalmente, con querela di parte, le presunte violenze, anche di gruppo, all’Autorità Giudiziaria, questa volta quella italiana.

    La Procura della Repubblica apre immediatamente un fascicolo, ma trattandosi di clero dovrà attenersi al protocollo addizionale, paragrafo b), dei Patti lateranensi, il quale recita; “b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.”

    Ed ecco qui la “sola” nella quale è cascato questa mattina anche don Bruno Fasani, tuttavia smentito dallo stesso comunicato stampa della diocesi, nel quale nessuno ha mai detto che il vescovo ha denunciato alla Procura, ma si dice che il vescovo è andato autonomamente in Procura e questa prassi, è verosimilmente accaduta solo perché, come previsto dai Patti Lateranensi, la procura doveva comunicare l’apertura del fascicolo.

    Ed è qui che deflagra nelle mani della curia pratense una vera e propria bomba, con nove indagati e in un battibaleno,  La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione. E’ il 22 dicembre del 2019.

    Forse adesso, esposti gli eventi in ordine cronologico, la vicenda vi apparirà più chiara e molto meno eclatante di quanto raccontato in quel comunicato autoreferenziale della diocesi diffuso ieri.

    Ma parliamo di quel comunicato, ci si domanda a che titolo, soprattutto in una fase così delicata come quella istruttoria di un processo italiano, viene rilasciato dalla diocesi ieri e, non come sarebbe stato coerente fare nel giugno scorso, cioè quando la prima presunta vittima si presentò in curia.

    Invece esce ieri e durante un’indagine della magistratura nella quale c’è attualmente un rigoroso segreto istruttorio, dietro al quale la Procura aveva già ordinato delle perquisizioni, ed è verosimile pensare che avesse in corso anche intercettazioni telefoniche, da ieri inutili, in quanto con la notizia su tutti i giornali, gli eventuali intercettati se ne guarderanno bene di parlare di certe cose al telefono .

    Ma parliamo anche delle due presunte vittime e delle loro famiglie, forse più importanti dell’immagine della chiesa, che dopo tanto silenzio da parte della curia pratense, si trovano in un momento di grossa difficoltà, sia per la recente querela che ha costretto le presunte vittime a ripercorrere quegli episodi di fronte ai magistrati, sia per il fatto che i genitori si sono trovati di fronte ad una situazione che nessun genitore vorrebbe mai provare nella vita. Ieri si sono trovati gravemente violati, non solo dall’inopportuna fuga di notizie, ma nella loro più profonda intimità perché, al di là delle notizie incomplete e dei comunicati autoreferenziali, ricordando che questo è un reato, qualcuno ha avuto il pessimo gusto di diffondere anche le generalità delle presunte vittime, che si sono trovate costrette a respingere i giornalisti dalla loro abitazione.

    L’Associazione ritiene questo episodio di una gravità estrema, oltre che violento nei confronti di coloro che in questo momento hanno il diritto di decidere in quanto presunte vittime, i limiti della propria privacy, che invece è stata indebitamente invasa, e si riserva – a meno che l’Autorità giudiziaria, data la gravità dei fatti non decida di procedere autonomamente – di valutare eventuali iniziative utili ad accertare eventuali reati punibili secondo Articolo 379 bis Codice penale.

    Francesco Zanardi

  • Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Nei giorni scorsi una straordinaria euforia ancora più avvincente e globalizzata di quella che può far sentire l’avvento del Natale ha inondato tutte le agenzie di stampa, dopo che la santa sede decide di rendere nota casualmente nella commovente data dell’ ottantatreesimo compleanno di Papa Francesco la cancellazione del famoso Segreto Pontificio ( Secreta continere), nelle cause che coinvolgono la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Non vi era altra notizia che potesse sovrastare questa, ovunque si potevano visionare video, interviste di testate giornalistiche con titoloni a caratteri cubitali pari alla scritta Hollywood sulle colline statunitensi, dichiarando così che una nuova storia fosse stata finalmente scritta. Si, perché in effetti per l’ennesima volta possiamo confermare che l’ufficio stampa del Vaticano ci ha saputo fare anche questa volta.

    Segnaliamo inoltre una news dell’ ultima ora in cui si dichiara da richiesta effettuata da Papa Francesco l’allontanamento dalla santa sede di un cardinale di rilievo, Angelo Sodano a causa dei suoi trascorsi di abusi su minori.

    Imponenti e devastanti sopra questa notizia, arrivano poche ore dopo l’annuncio come un fulmine a ciel sereno le parole di monsignor John Kennedy, membro della commissione disciplinare della Santa Sede, dichiarando infatti che solo nel 2019 salgono a 1.000 le denunce arrivate da svariate parti del mondo nel coinvolgimento chiesa e pedofilia, asserendo inoltre la possibilità di vedersi triplicare le denunce nell’arco del 2020. “So che la clonazione è contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti” afferma monsignor John Kennedy, capo della congregazione sezione disciplinare. “Al momento stiamo assistendo effettivamente a uno tsunami di casi.” Asserisce monsignor Kennedy, riferendosi alle accuse di abuso denunciate oggi ma che fanno riferimento anche a decenni fa. Denunce che pervengono soprattutto da Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia che si sono uniti agli Stati Uniti tra i paesi con il maggior numero di casi che arrivano alla congregazione, nota come CDF. Kennedy in questi giorni ha addirittura permesso l’ ingresso con conseguente video riprese ad un fotografo di AP e giornalisti da varie parti del mondo nelle camere interne del CDF , un evento mai accaduto prima all’ interno del tribunale ecclesiastico. Vien da pensare quindi che ad oggi anche l’istituzione più segreta del Vaticano senta il bisogno di mostrare un po’ di trasparenza, mentre la gerarchia della chiesa cerca di ricostruire la fiducia con i cattolici di fila oramai disillusi da decenni per gli abusi perpetrati dal clero con conseguenti insabbiamenti.

    La verità sulla cancellazione del Segreto Pontificio

    E’ bene precisare che per comprendere ciò che sta realmente accadendo in questi giorni non bastino una competenza giornalistica o legale penale, bensì qualcuno di grado superiore, quindi un legale specializzato in diritto canonico, nel mondo sono infatti ordinati tra gli avvocati più competenti e preparati in assoluto ma soprattutto, gli unici a comprendere realmente quali siano le differenze tra stato italiano e Vaticano. Ringraziamo dunque l’Avvocato Federica Metta esperta di diritto canonico, per averci concesso una breve intervista che troverete a fine articolo.

    Le chiedo quale sia in realtà il cambiamento che avverrà da ora in poi grazie alla cancellazione del segreto pontificio, essendo rimasti invariati il segreto d’ ufficio e quello della confessione?

    Per noi legali non cambia sostanzialmente nulla, nel processo canonico come nei casi di annullamento nella Sacra Rota, per permettere che le persone come ad esempio nell’annullamento dei matrimoni siano coperte da segreto e da tutela non vi è la possibilità di accesso agli atti. Più specificatamente c’ è addirittura impedimento anche nel fotocopiare gli atti, azione limitata altresì ad una autorità civile. Questo avviene per questioni limitate al foro interno, importante distinguere infatti per comprendere meglio la situazione, quale sia la differenza tra foro interno e foro esterno. Il foro interno è quello della coscienza e dell’anima, questo è il motivo per cui la confessione e determinati reati penali vengano gestiti solo da loro, quindi all’ interno dello stato del Vaticano. Mentre nel foro esterno vi è un rischio maggiore di pubblicità mediatica e conseguente inquinamento delle prove.

    La santa sede ha infatti tenuto a sottolineare che questi atti non verranno mai resi pubblici, cosa significa?

    Questa è una prerogativa che serve appunto alla tutela delle anime, la Legge Suprema che tutela tutto il diritto canonico è la salus animarum cioè la salvezza delle anime, quindi è importante capire come tutto il diritto canonico si fondi su questo concetto. Occupandomi di entrambe le giurisdizioni mi rendo conto di quanto questo pensiero sia complesso visto dall’ esterno, a differenza del civile, parliamo di un processo inquisitorio, quindi gestito spesso da un prelato.

    Di che giudice stiamo parlando, di un ufficiale giudicante eletto dallo stato del Vaticano?

    Esatto, sono giudici ecclesiastici, quindi nominati dall’autorità ecclesiastica, i vescovi sono i principali, ma in genere delegano… personalmente non ho mai visto un vescovo tenere un processo. Ultimamente vi è stata anche la riforma con il motu proprio ( di propria iniziativa) richiesto personalmente da Papa Francesco che esigeva la possibilità che fossero direttamente i vescovi a gestire tutti i processi, nel penale, quindi nelle cause di abusi invece vi sono dei prelati dediti solo a questo con delle commissioni ad hoc. Vi è inoltre la penitenzieria che si trova sempre all’ interno del tribunale della Rota che si occupa esclusivamente di gestire le cause del foro interno, dove vi sono infatti le prigioni, con fascicoli segretissimi a cui sarà impossibile accedere.

    Mettiamo caso io sia una persona che ha subito abusi, qual’ è l’ iter che devo seguire per poter accedere ai fascicoli?

    Assolutamente no, parlando di diritto canonico lei non potrà accedere a questi fascicoli. Se lei volesse accedere ad un fascicolo riguardante un sacerdote che è stato processato dalla chiesa, lei se volesse accedere a questi atti non ha possibilità alcuna di poterlo fare.

    Anche dopo la cancellazione del segreto pontificio?

    No, potrebbero esserci delle eccezioni, normalmente ai laici possono dare solo l’ eventuale possibilità di gestire gli spostamenti di parrocchia ed eventuali trasferimenti in relazione a dei reati, mai la gestione di un processo sullo stesso reato. Il criterio rimane questo, se riflettiamo infatti il loro pensiero è corretto, chiedono solo che ciascuna giurisdizione nomini i propri magistrati, applicando le proprie pene ai propri cittadini, quindi il loro messaggio è semplicemente quello di gestire la legge a livello interno come qualsiasi altro stato.

    Molti tendono infatti a dimenticare che il Vaticano sia comunque uno stato a parte, giusto?

    Esattamente, quindi dal loro punto di vista è corretto perché non intervengono nei processi come ad esempio politici, ogni stato ha i propri strumenti per mantenere l’ ordine, loro fanno lo stesso.

    Le faccio un esempio: se un avvocato inglese chiedesse l’accesso agli atti per un penale allo stato italiano, il nostro stato consegnerebbe l’ intera documentazione?

    Probabilmente non tutto, ad esempio le indagini preliminari resterebbero secretate. Importante sapere che anche prima della cancellazione del segreto pontificio, la sentenza è sempre stata comunicata, il procedimento assolutamente no. Questi sono provvedimenti che hanno poi una risonanza anche all’ interno del foro esterno come ad esempio la conseguente richiesta di un trasferimento.

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

  • Juan Carlos Cruz: “Francesco coraggioso e controcorrente. Per noi vittime cade un muro di omertà”

    Juan Carlos Cruz: “Francesco coraggioso e controcorrente. Per noi vittime cade un muro di omertà”

    Parla uno dei sopravvissuti che per primo denunciò gli abusi di Fernando Karadima, spretato dal Papa. «Tanti vescovi e cardinali contro il provvedimento: temono emerga il sommerso»

    SALVATORE CERNUZIO

    ROMA. «Finalmente una buona notizia! È terminato il carnevale dell’oscurità in cui si sono rifugiati per anni abusatori e insabbiatori». Sono quasi un sospiro le parole di Juan Carlos Cruz che tuttavia rivelano la soddisfazione per il provvedimento del Papa di abolire il segreto pontificio sui casi di abusi dei chierici a danno di minori. Cruz è nome noto nei Sacri Palazzi per esser stato una delle vittime che ha scoperchiato il vaso di Pandora sui crimini di Fernando Karadima, il potente sacerdote amico delle élites cilene, abusatore seriale di giovani e seminaristi, spretato da Francesco nel 2017.

    Nella sua casa negli Stati Uniti, dove risiede da quando ha lasciato quel Cile che gli ricorda gli orrori subiti, Juan Carlos è stato tirato giù dal letto alle cinque del mattino. Erano le vittime di tutto il mondo con cui è costantemente in contatto che, tramite sms e messaggi via social, volevano condividere la gioia per questo «passo avanti del Papa» che va ad abbattere un muro di omertà durato troppo a lungo nella Chiesa.

    Come sopravvissuti cosa pensate del gesto di Francesco nel giorno del suo compleanno?

    «Il compleanno era il suo ma il regalo lo ha fatto a noi vittime. Da tanto tempo chiedevamo al Papa che prendesse una decisione del genere e lui lo ha fatto, con coraggio, andando controcorrente, a costo di risultare impopolare».

    Perché controcorrente? 

    «Perché tanti vescovi e cardinali della Curia e del mondo si sono opposti a questo provvedimento. Lo posso affermare con certezza: lo so e l’ho vissuto sulla mia pelle. Molti temono che quanto hanno nascosto finora possa venire alla luce, hanno paura dei risarcimenti, delle sanzioni o di perdere il posto. Penso in particolare all’episcopato del mio Paese, il Cile, che con grande arroganza si sente al di sopra di tutto. C’è, infatti, la paura che adesso le indicazioni del Papa non trovino una implementazione pratica».

    Coinvolgendo laici nei ruoli di avvocati e procuratori e collaborando con i magistrati civili diventa difficile «sfuggire» a tali norme…

    «Infatti ora dovranno fare tutti i conti con la giustizia. Doveva essere così da tempo. Per anni molti vescovi hanno visto soffrire le vittime e sono rimasti immobili, anzi sono arrivati pure a colpevolizzarle. E quando hanno insabbiato sono rimasti impuniti. Adesso è il momento di dire basta, esca fuori la verità».

    Lei era a Roma nei giorni del Summit sugli abusi in Vaticano e con gli altri sopravvissuti si è detto deluso per i risultati finali del vertice. Adesso, dopo dieci mesi, vede che qualcosa si è mosso?

    «Si può sempre fare di più, però riconosco che siamo avanzati rispetto a come stavamo prima. Questo grazie a Papa Francesco, ma anche a monsignor Charles Scicluna (segretario aggiunto della Dottrina della Fede ed ex pm vaticano, ndr), ai sopravvissuti che hanno avuto la forza di parlare e ai giornalisti che li hanno sostenuti».

    Quale dovrebbe essere il prossimo passo da fare, secondo lei?

    «Anzitutto l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Poi sanzioni forti per chi viola le leggi stabilite dal Papa: vescovi, preti, cardinali. Chi non collabora dovrebbe essere dimesso dallo stato clericale o andare in carcere, immediatamente».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/12/18/news/juan-carlos-cruz-francesco-coraggioso-e-controcorrente-per-noi-vittime-cade-un-muro-di-omerta-1.38228657?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook
  • Pedofilia, via il segreto sui processi: ma in Italia per i vescovi non c’è obbligo di denuncia

    Pedofilia, via il segreto sui processi: ma in Italia per i vescovi non c’è obbligo di denuncia

    CITTÀ DEL VATICANO Trasparenza e collaborazione: sono le due chiavi per capire il nucleo della decisione storica del Papa. Si tratta di una mossa che va a modificare l’ordinamento canonico sul segreto pontificio per rendere più efficace la lotta alla pedofilia e alla violenza. Il che significa che se la legge civile di uno Stato prevede l’obbligo di denuncia da parte del vescovo, nessuno potrà trincerarsi più dietro il segreto pontificio e non potrà più insabbiare i casi negando a chi la chiede la lettura di documenti contenuti negli archivi necessari a fare luce sul caso di molestie.

    PROSPETTIVA
    È come se il Papa avesse predisposto una sorta di cinghia di trasmissione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche per abbattere i muri di gomma del passato, facendo salvo solo il segreto della confessione, che resta inalterato. I canonisti spiegano che il Papa ha voluto sostituire l’atteggiamento di diffidenza e di difesa nei confronti degli ordinamenti statali con un atteggiamento nuovo, di sana collaborazione. Ma riguardo a queste inchieste cosa accade oggi in Italia? Se in tanti Paesi esiste l’obbligo di denuncia da parte dei vescovi degli abusi commessi da ecclesiastici, in Italia i vescovi sono solo moralmente impegnati a collaborare.
    Ancora nel 2012 la Cei in un vecchio documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» affermava di essere esonerata dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto di vista strettamente giuridico si basa sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, e sugli articoli 200, 25 e 331 del Codice di Procedura Penale italiano: di fatto ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero. Sul tema della pedofilia, a parte rari interventi da parte del mondo politico, nessun partito si è mai fatto seriamente carico di cambiare le disposizioni in materia e avviare un percorso in grado di portare ad una revisione pattizia dell’articolo 4. In Italia, due anni fa, il deputato grillino Matteo Mantero aveva presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali fossero gli elementi statistici «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto».

    PATTI LATERANENSI
    Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo dell’epoca «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». La Cei, che tra tutte le conferenze episcopali italiane in materia di lotta agli abusi è sempre stata il fanalino di coda dell’Europa, non ha mai pubblicato nessuna statistica e, ancora oggi, alle conferenze stampa, ai giornalisti risponde infastidita che i numeri sono bassi, i più bassi d’Europa. Quanto siano bassi, però, non è dato sapere, così come è impossibile conoscere che fine abbiano fatto i preti pedofili processati dai tribunali ecclesiastici. A questo si aggiunge che ci sono diocesi come Milano, Napoli, Genova, Lecce, Savona sulle quali pendono pesanti sospetti di insabbiamenti e gestioni poco trasparenti di casi di abusi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_preti_pedofili_segreto_processi_abolito_vaticano_news-4933088.html

  • “Preti pedofili e omertà. A 17 anni da Spotlight tutta la Chiesa ha fallito”

    “Preti pedofili e omertà. A 17 anni da Spotlight tutta la Chiesa ha fallito”

    L’INTERVISTA Parla Michael Rezendes del team del “Boston Globe” che ispirò il famoso film

    di Sabrina Provenzani

    Michael Rezendes è uno dei reporter di “Spotlight”, il team di giornalisti investigativi del Boston Globe guidato da Marty Baron che, nel 2002, dopo mesi di lavoro, scoperchiò lo scandalo degli abusi sessuali nella diocesi di Boston. Una storia che è valsa al Globe il premio Pulitzer e ha fatto – anche grazie al film premio Oscar che ne venne tratto – il giro del mondo. Da ottobre, Rezendes è senior investigative reporter alla Associated Press a New York. Lavora a “The Reckoning”, un nuovo progetto con l’obiettivo di “esplorare la più grande crisi di credibilità della Chiesa dai tempi della Riforma”.

    Il nuovo progetto investigativo si chiama “La resa dei conti”: quale?

    La Chiesa cattolica statunitense aveva promesso di sradicare abusi e molestie sessuali. Ma, vent’anni dopo Spolight, Papa Francesco e i suoi vescovi stanno ancora facendo i conti con violenze e insabbiamenti. Nel riconoscere le responsabilità dei vertici ecclesiastici, hanno fallito.

    A così tanti anni di distanza, cosa è stato Spotlight?

    Più di tutto, la nostra inchiesta ha cambiato la percezione dell’opinione pubblica sul tema: si è creato una rete a livello mondiale di “survivor”. E la Chiesa è stata costretta a prenderne atto.

    Tutto è partito da una città dove il potere ecclesiastico, e l’omertà che lo proteggeva, sembravano inscalfibili.

    Ero un giovane cronista del Boston Globe. Cominciai a lavorare su presunti abusi del clero. All’inizio indagavo su un solo rete, ma molto rapidamente l’inchiesta si allargò a 7, poi a 70. Lavorai a lungo sul caso di padre John Geoghan, un pedofilo seriale: avevo intervistato le sue vittime. Sapevo che sia l’allora cardinal Bernard Law che il suo predecessore, il cardinale Humberto Medeiros, erano al corrente che Geoghan avesse molestato bambini per 30 anni, in sei diverse parrocchie. Quando ho scoperto che nell’ultima parrocchia in cui lo avevano spostato si occupava dei chierichetti, ricordo di aver pensato: se dopo 30 anni di molestie gli affidano i chierichetti, questa è davvero una grossa storia.

    Uno scandalo che ha avuto eco ed impatto globali. Internet era agli esordi…

    L’inchiesta si allargò rapidamente, scoprii nuovi casi prima a New York, poi a Tucson, in Arizona. Poi in tutto il mondo. E continua ancora oggi, 17 anni dopo. Credo sia questo l’impatto più profondo e duraturo del nostro lavoro: l’aver rivelato per primi il sistematico insabbiamento degli abusi, un sistema di connivenze e coperture che abbiamo visto ripetersi uguale in tutto il mondo. Così decine di migliaia di vittime hanno avuto il coraggio di venire allo scoperto senza più paura né vergogna.

    Cosa è successo ai sopravvissuti?

    Per lo più hanno fatto causa, avuto giustizia e compensazioni economiche.

    E agli abusatori?

    Ogni caso è diverso. Alcuni sono finiti in carcere, altri sono stati spogliati dalla toga e si sono “integrati” nella società. A volte in contesti a contatto con bambini. Ma sarei sorpreso – non scioccato – se a Boston emergessero altri casi di abusi. Perché la diocesi ha introdotto nuove misure di protezione nei confronti dei minori. E perché i genitori ora sono più consapevoli, e sanno di poter denunciare.

    Grazie al vostro lavoro, la gente non è più costretta al silenzio. Resta ancora molto da fare, secondo lei?

    Assolutamente. La Chiesa è una sorta di società segreta composta solo da uomini. Impregnata da una cultura in cui abusi e molestie sono peccati da perdonare, e non crimini da denunciare alle autorità. Molti pensano sia venuto il momento per il Vaticano di adottare precisi protocolli per la protezione dei minori. Hanno attivato dei corsi di formazione per i vescovi, ma questo non basta.

    L’ultimo caso è quello del vescovo di Buffalo Richard Malone, costretto alle dimissioni pochi giorni fa per aver tenuto in un cassetto il fascicolo in cui un prete rivelava di aver abusato, fra gli anni ’60 e ’80, di dozzine di bambini.

    Il caso Buffalo dimostra come i vescovi, ancora una volta, non realizzino l’importanza del problema. È incredibile che, a 17 anni da Spotlight, siano così tanti che faticano a comprendere il danno profondo provocato da una violenza sessuale.

    Lo scandalo degli abusi può portare la Chiesa Usa, per i risarcimenti, al collasso economico?

    Penso che ci sarà un aumento delle cause, in particolare negli stati dove sono cambiati i termini della prescrizione. Ma parliamo di una delle istituzioni più antiche, e ricche, al mondo. Non scomparirà per questo.

    DI COSA STIAMO PARLANDO

    Sherlock ha messo la sua lente, in questo nuovo ciclo di inchieste speciali, su un clamoroso caso di pedofilia nella Chiesa. Ferruccio Sansa da Genova ci ha raccontato la storia di don Franco Castagneto, i presunti abusi grazie alle parole delle vittime e le coperture che avrebbe avuto il sacerdote che, ad oggi, risulta scomparso, dopo essere stato trasferito diverse volte. Chi sapeva?

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/06/vaticano-la-parrocchia-degli-abusi-preti-pedofili-e-omerta-a-17-anni-da-spotlight-tutta-la-chiesa-ha-fallito-leggi-linchiesta-di-sherlock/5597938/

  • Abusi in Chiesa, la denuncia di Schoenborn: Sodano non mi credette

    di Askanews

    Roma, 28 nov. (askanews) – Il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, ha raccontato dello scontro verbale che ebbe con l’ex Segretario di Stato vaticano, Angelo Sodano, oggi decano del collegio cardinalizio, in merito agli abusi sessuali sui minori.L’episodio è noto ma era sempre stata circondata da un alone di riservatezza. E invece in una lectio alla università di Vienna, il porporato ha svelato i dettagli di quella vicenda.Schoenborn venne in contatto con le vittime di pedofilia nel 1995 dopo che il suo predecessore, il cardinale Hans Hermann Groer, venne accusato di abusi. Nei tre anni seguiti alla sua nomina, ha ricordato, ascoltò le loro testimonianze, ed è stato “traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero è legato con il sacramento della Riconciiazione e scoprire che spesso inizia nel confessionale”. Alla fine, giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero. A marzo del 1998, Schoenborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla “certezza morale” che le accuse contro Groer erano “sostanzialmente” corrette. Pochi mesi dopo, nel corso della periodica visita “ad limina” a Roma, i vescovi austriaci criticarono il modo in cui la Chiesa aveva (male) accolto le denunce contro Groer, nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer, attaccò i suoi confratelli vescovi di mentire e di avere preparato una trappola.”Ho sperimentato la stessa cosa nella mia controversia con il cardinale Sodano, che mi ha letteralmente detto in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!”.Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger. Sodano, in occasione delle cerimonie di Pasqua, prese la parola in piazza San Pietro per affermare che le informazioni sugli abusi sessuali su minori perpetrati da preti pedofili erano solo “un chiacchiericcio”. In un colloquio riservato con alcuni giornalisti, poi pubblicato, Schoenborn espresso il proprio sconcerto per quella che definì una “pesante offesa per le vittime”. A giugno Schoenborn fu convocato da Bendetto XVI, suo mentore in passato, e dovette esprimere al Pontefice il proprio “dispiacere” per le interpretazioni date ad alcune sue affermazioni sul conto di Sodano, in un’udienza a porte chiuse alla quale poi si unirono anche lo stesso Sodano e il suo successore quale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.”Alcune persone in Vaticano mentirono”, ha detto ora Schoenborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, “ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi’”.In una lectio di 50 minuti, raccontata sul Tablet da Christa Pongratz-Lippitt, l’arcivescovo di Vienna ha detto che dopo aver ascoltato per oltre venti anni le vittime dei preti abusatori è giunto alla conclusione che l’abuso sessuale e spirituale – “ma soprattutto l’abuso di potere clericale” – è “una realtà enorme” nella Chiesa cattolica.Quanto a Benedetto XVI, egli ha approntato “una diagnosi che non voglio criticare ma voglio solo correggere citando alcune cifre. Benedetto è dell’opinione che l’abuso sessuale clericale ha le sue origini nel movimento del 1968. Le cifre per l’Austria mostrano un immagine totalmente differente”. In particolare, in Austria il 60 per cento dei casi è stato commesso tra il 1940 e il 1969. Il numero è sceso al 29 per cento tra il 1970 e il 1979 e al mero 0,9 per cento dal 2000. Il fatto che la maggior parte degli abusi sia avvenuto prima del Concilio vaticano II fa pensare, ha sottolineato Schoenborn, che ha puntato il dito contro il sistema chiuso che vigeva nella Chiesa prima del Concilio: “Nei sistemi chiusi l’abuso avviene molto più frequentemente che in quelli aperti”.