Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PROCESSO BIBBIANO: Tribunale di Reggio Emilia assolve imputati

    PROCESSO BIBBIANO: Tribunale di Reggio Emilia assolve imputati

    Oggi, 9 luglio, il Tribunale di Reggio Emilia ha sancito la fine di una leggenda mostruosa che ha distrutto la vita di decine di imputati. Il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti degli imputati tranne due risibili condanne, stabilendo l’infondatezza di tutto il cosiddetto “teorema Bibbiano”.

    «È una grande gioia» – ha commentato l’avv. Luca Bauccio, difensore di una delle principali imputate, la psicoterapeuta Nadia Bolognini – «vedere la parola fine a una grottesca gogna che ha visto uniti politicanti in cerca di voti, pseudo-giornalisti, influencer improvvisati, cacciatori di scoop e tutto uno stuolo di avvoltoi che, in questi anni, non si sono fatti scrupolo della dignità e della reputazione degli imputati, né si sono curati di comprendere, analizzare e conoscere.

    La vicenda Bibbiano ha purtroppo distrutto la credibilità di un sistema di aiuto sociale eccellente. È ora giunto il momento di ripartire, di raccontare agli italiani la verità sul caso Bibbiano e di ricostruire la reputazione delle tante persone che sono state messe alla gogna.»

    «Durante il processo abbiamo dimostrato che le prove dell’accusa si fondavano su consulenze prive di fondamento scientifico, una vera e propria stregoneria giudiziaria. Sono state diagnosticate malattie inesistenti a bambini. La psicoterapeuta Bolognini è stata accusata di aver indotto falsi ricordi, ma anche le consulenti della pubblica accusa hanno dovuto ammettere che non vi sono mai stati falsi ricordi.

    La psicoterapia del trauma è stata messa sotto accusa in modo irresponsabile e contro la scienza. Questa accusa ha offeso e minacciato il lavoro di tanti psicoterapeuti che ogni giorno operano per portare aiuto a chi ha subito un trauma. La pretesa di negare il trauma e di rendere “fuorilegge” la cura è la colpa più grave della vicenda Bibbiano.

    Sono stati criminalizzati operatori dei servizi sociali che hanno agito con generosità e professionalità. Sei lunghi anni di gogna mediatica e giudiziaria si concludono nel modo migliore: con la fine della leggenda di Bibbiano e l’affermazione della verità che, mi auguro, i media vorranno contribuire a diffondere, per risarcire quegli amministratori, operatori dei servizi sociali e psicoterapeuti che hanno agito per il bene dei minori e che sono stati immolati in una delle più tragiche e feroci cacce alle streghe degli ultimi tempi.»

    L’avvocato Bauccio, già difensore di Claudio Foti – assolto in via definitiva il 10 aprile scorso e coimputato nel medesimo procedimento – si è detto sicuro che la sentenza di assoluzione «è un punto di non ritorno. Non temiamo né appelli né vendette di quei personaggi da social network che hanno vissuto di rendita sulla pelle di presunti innocenti per sei anni».

  • Libertà di stampa, nuove tensioni Italia-Ue

    Libertà di stampa, nuove tensioni Italia-Ue

    Bruxelles – Libertà di stampa, nuove tensioni tra Italia e Commissione europea. Il rapporto sullo Stato di diritto pubblicato dall’esecutivo comunitario è già stato oggetto di critiche del governo Meloni, per l’immagine offerta del Paese. Dalle fila di Fratelli d’Italia le critiche questa volta per il rapporto pubblicato dall’Mfrr (Media Freedom Rapid Response), meccanismo co-finanziato dall’Unione europea per monitorare e reagire alle violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell’Ue. Da qui è uscito un rapporto, intitolato ‘la deriva democratica dell’Italia‘, in cui si denuncia una volta di più che che “la libertà di stampa in Italia è minacciata, con un’interferenza politica crescente“.

    Una pubblicazione che l’ europarlamentare (Fdi/Ecr) Stefano Cavedagna non gradisce. Denuncia il “contenuto pretestuoso” del rapporto, realizzato a suo giudizio sulla base di “fatti privi di alcun fondamento a danno del governo italiano”, e con “testimonianze di attori istituzionali, membri della società civile e giornalisti in netta opposizione al governo italiano”. Chiede lumi su quelli che implicitamente sono ‘sprechi’, visto che vuole sapere quanto è stato speso per realizzare uno studio molto contestato.

    Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva per la Concorrenza, risponde a nome del collegio che il sostegno al Mfrr per l’ultimo biennio (16 luglio 2023- 15 luglio 2025) ammonta complessivamente a 3,1 milioni di euro, e rientra nel programma Europa creativa. Un programma Ue, dunque, concepito con una finalità ben precisa. C’è l’intenzione ben chiara, sottolinea Vestager, di condurre “attività di accertamento dei fatti, monitoraggio, sensibilizzazione e assistenza pratica ai giornalisti oggetto di minacce negli Stati membri e nei paesi candidati, senza una dotazione di bilancio specifica per paese”.

    Nel botta e risposta tra parlamentare italiano e commissaria europea si consuma l’ultimo strappo tra Roma  Bruxelles in materia di libertà di stampa. Vestager lascia intendere che nessuno è al di sopra di regole né al di monitoraggio, e risponde alle critiche. L’attività di accertamento “è condotta in modo indipendente, senza che la Commissione intervenga su aspetti operativi, come l’assegnazione di fondi per l’elaborazione di una particolare relazione o la selezione dei contributori a una determinata relazione”.

    Libertà di stampa, nuove tensioni Italia-Ue

  • Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

    Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

    Il sacerdote Paolo Contini, 51 anni, ha deciso di rompere l’anonimato per denunciare gli abusi sessuali commessi da un altro religioso quando era adolescente e si stava formando presso il seminario minore.

    Il caso, reso pubblico lunedì scorso da Imagen Televisión , dimostra che dopo anni di silenzio e raccolta di prove, nel 2021 ha presentato formalmente il suo caso alle autorità civili ed ecclesiastiche.

    Papa Francesco lo ha sostenuto e lo ha incoraggiato a proseguire la sua denuncia. Oggi Contini chiede giustizia non solo per sé, ma per tutti coloro che sono colpiti da situazioni simili nella Chiesa.

    “All’inizio non capivo cosa stesse succedendo perché ero un bambino innocente. Quando me ne sono reso conto, ho provato una grande paura, la paura di non essere creduto perché la persona che mi aveva fatto del male era una persona molto rispettata nella comunità”, ha detto.

    Nel 2021, il suo aggressore è stato denunciato sia ai tribunali civili che a quelli ecclesiastici italiani. Tuttavia, i tribunali italiani si sono pronunciati sul caso e in Vaticano, secondo Contini, si è tentato di minimizzare la gravità dell’accusa.

    “Dopo un anno e mezzo mi hanno detto che tutto era stato archiviato e che avevano manipolato le informazioni sulla mia età al momento dei fatti, cercando di cambiare la storia a loro favore”, ha spiegato.

    “In realtà, quando il mio aggressore si è avvicinato a me, non mi sono resa conto di cosa stesse succedendo perché ero una bambina innocente e non sapevo nemmeno cosa stesse dicendo. Quando la situazione è diventata molto invasiva, è stato allora che ho capito, perché ero sopraffatta dal terrore, il terrore che nessuno mi avrebbe creduto, perché era un bravo prete, predicava bene ed era benvoluto da molte persone”, ha detto.

    Contini, ordinato sacerdote nel 2000, ha raccontato per la prima volta la sua storia sul Corriere della Sera. Ha aggiunto di essere “rimasto a lungo in silenzio perché ero un bambino e pensavo che non mi avrebbero creduto”.

    “Dopo aver finito il liceo, sono entrato nel seminario dei frati francescani a Oristano. Andavo molto male a scuola, non sapevo leggere ed ero sempre malato. Avevo 14 anni quando il ‘mostro’, che ne aveva 28, si è avvicinato a me”, ha raccontato.

    Ha precisato che il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva inizialmente deciso di chiudere il caso e di applicare una pena canonica lieve: due mesi di “penitenza” in Terra Santa, anche se al suo ritorno all’accusato abusatore è stata assegnata “una parrocchia in una cittadina dove migliaia di adolescenti trascorrono le loro estati”.

    Il caso è arrivato persino a Giuseppe Baturi , segretario della Conferenza Episcopale Italiana . “Non si tratta solo di condannare il responsabile, ma anche di denunciare tutta la rete di tutele che esiste attorno a lui. La mia denuncia non è contro la Chiesa, ma dentro la Chiesa e per la Chiesa”, ha detto.

    Da quando ha reso pubblica la sua denuncia, almeno 18 sacerdoti hanno contattato Contini per condividere esperienze simili, rivelando un problema più ampio all’interno dell’istituzione.

    Da parte sua, l’imputato continua a svolgere il suo incarico di parroco in una zona costiera della Sardegna, dove si prende cura di migliaia di bambini, situazione che ha generato preoccupazione tra i fedeli e la comunità.

    Tolleranza zero
    Il mese scorso, Leone XIV ha esortato i leader cattolici ad agire con “fermezza e determinazione nell’affrontare situazioni che possano suscitare scandalo, come pure ogni caso di abuso, soprattutto contro i minori, nel rispetto delle normative vigenti”.

    È la seconda volta in una settimana che il Papa affronta pubblicamente lo scandalo degli abusi, dopo aver inviato una lettera ai giornalisti peruviani che indagano sull’organizzazione Sodalicio de Vida Cristiana (SDV), oggi non più esistente.

    In quella lettera, sosteneva che la Chiesa non dovesse tollerare alcuna forma di abuso in nessuna circostanza. “In questo momento di profonde tensioni istituzionali e sociali, difendere un giornalismo libero ed etico non è solo un atto di giustizia, ma un dovere di tutti coloro che aspirano a una democrazia forte e partecipativa”, affermava nel documento, letto da padre Jordi Bertomeu in un teatro di Lima.

    https://www.infobae.com/peru/2025/07/08/sacerdote-victima-de-abuso-sexual-dentro-de-la-iglesia-acude-al-papa-leon-xiv-para-denunciar-toda-la-red-de-proteccion/

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Processo a don Rugolo per abusi, i legali del sacerdote contro la stampa: «Condizionati testimoni e tribunale»

    Processo a don Rugolo per abusi, i legali del sacerdote contro la stampa: «Condizionati testimoni e tribunale»

    E’un attacco frontale ai giornalisti e alla stampa rea di avere condizionato il tribunale ed i testimoni quello lanciato in aula nel processo di corte d’appello che si celebra a Caltanissetta contro don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e mezzo di carcere in primo grado dal tribunale di Enna per violenza sessuale a danno di minori, da uno dei legali del sacerdote, Dennis Lovison del foro di Ferrara.

    Secondo l’avvocato la condanna di primo grado sarebbe frutto di un attacco mediatico che avrebbe messo in cattiva luce il sacerdote fino a condizionare testimoni e financo il tribunale.

    Nel corso del processo di primo grado sono almeno 6 i giornalisti denunciati per diffamazione e diffusione di atti procedurali, tutte querele archiviate.

    E l’avvocato Antonino Lizio, altro legale del sacerdote, contesta la sentenza «a senso unico». Secondo Lizio non sarebbe stato Rugolo ad inviare nei gruppi whatsapp in cui c’erano anche adolescenti, foto ritenute oltre che oscene anche blasfeme, ma altri soggetti.La prossima udienza è fissata per giovedì 12 giugno per le repliche del pubblico ministero e delle parti.

    La sentenza è attesa per il 17 giugno.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/processo-a-don-rugolo-per-abusi-i-legali-del-sacerdote-contro-la-stampa-condizionati-testimoni-e-tribunale-2523642/

  • Diritto di cronaca a tutela della comunità, solidarietà a Pierelisa Rizzo

    Diritto di cronaca a tutela della comunità, solidarietà a Pierelisa Rizzo

    L’Ordine dei giornalisti di Sicilia ed Assostampa Sicilia esprimono solidarietà alla collega ennese Pierelisa Rizzo, cronista dell’Ansa, dopo i riferimenti fatti in aula, nel corso di due udienze di appello,  dalla difesa di Don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale a danno di minori, in merito ad un presunto condizionamento di testimoni e magistrati causato dalle cronache da lei firmate.
    L’Ordine dei giornalisti di Sicilia e il sindacato unitario dei giornalisti siciliani restano accanto alla collega già tre volte querelata dalla difesa del sacerdote e per cui sono state disposte altrettante ordinanze di archiviazione definitiva.
    Nel corso della vicenda sono stati querelati dalla difesa di Rugolo 6 giornalisti e per tutti è stata proposta l’archiviazione dalla Procura: alcune posizioni sono già definitivamente chiuse.
    Per l’Odg Sicilia e per il sindacato «il diritto di cronaca tutela le comunità, dando loro gli strumenti necessari per formare opinione sui fatti, anche quelli più complessi da raccontare e non ordisce congiure a danno di nessuno».
  • Chi l’ha visto, “il Vaticano sapeva dei festini a luci rosse al Santuario della Bozzola”: il documento inedito e l’ultimo messaggio dell’amico di Sempio prima della morte

    Chi l’ha visto, “il Vaticano sapeva dei festini a luci rosse al Santuario della Bozzola”: il documento inedito e l’ultimo messaggio dell’amico di Sempio prima della morte

    Le ombre del Santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco entrano ufficialmente nell’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. La puntata di “Chi l’ha visto?” in onda il 4 giugno riprende il discorso dove si era interrotto 7 giorni fa: dal contenuto della chiavetta USB della giovane uccisa nell’agosto di 18 anni fa che sarebbe in qualche modo legato allo scandalo dei ricatti hard. Ricatti di cui “a leggere gli atti dell’inchiesta – spiega l’inviato Vittorio Romano – si scopre che erano al corrente in tanti: le forze dell’ordine, il sindaco, eppure nessuno ha presentato denuncia.

    È stato un informatore dei carabinieri di un altro comune che ha fatto una soffiata”. Come mai le due questioni vengono messe in relazione tra loro sebbene appartengano ad anni diversi? Perché l’avvocato di Andrea Sempio – nuovo indagato nell’omicidio Poggi – ha ventilato l’ipotesi che Chiara sarebbe diventata una testimone scomoda, e per questo sarebbe stata uccisa. Su quella chiavetta, lo ricordiamo, la ragazza aveva salvato articoli sugli abusi dei preti e sulla pedofilia.

    Spunti ritenuti interessanti anche dagli investigatori, al punto che “i carabinieri di Milano hanno acquisito gli atti del processo che si è concluso nel 2014 con la condanna di due rumeni per estorsione ai danni di don Gregorio Vitali, direttore del Santuario che ogni mercoledì notte celebrava la Messa di Liberazione. Un esorcismo in pubblico”. I due uomini hanno ricattato il religioso pretendendo 250.000€ per non pubblicare le telefonate hot con il rettore e presunti video di festini a luci rosse all’ombra del Santuario.

    Una telefonata intercorsa tra uno dei due rumeni, oggi latitante, e l’inviato del programma Vittorio Romano ci mette al corrente del fatto che secondo il bandito l’omicidio di Garlasco e lo scandalo della Bozzola sarebbero collegati. Chiara avrebbe scoperto il giro di abusi e prostituzione all’ombra del Santuario e aveva deciso di parlare. Motivo per cui sarebbe stata eliminata per mano di un sicario.

    La testimonianza di don Cervio – Tornando invece a dati certi, le carte del processo dicono che indagando sul caso dei ricatti hard i carabinieri hanno sentito un parroco, don Cervio, che svela di essere al corrente di uno scandalo a sfondo sessuale alla Bozzola già dal 2006. Queste le parole del prete morto nel 2016: “Mi riferirono di particolari sconcertanti in merito alle condotte immorali di don Gregorio. Successivamente giunse presso la mia parrocchia un ragazzo e mi disse che un suo amico maggiorenne si recava presso il santuario della Bozzola e riceveva delle cospicue somme di denaro in cambio di una prestazione sessuale con don Gregorio”.

    Il parroco non sporge denuncia alla polizia ma informa la Curia, la quale – stando alle parole dello stesso don Cervio – non risulta abbia attivato alcun tipo di accertamento. Di certo il Vaticano invia un promotore di giustizia ad indagare su don Gregorio ben prima che vengano alla luce i ricatti hot, “segno che qualche voce di festini a luci rosse all’ombra del Santuario è già arrivata fino a Roma. Non sono tutte illazioni” spiega Romano. Anche Massimo Lovati, avvocato di Sempio, sostiene – come il latitante – che Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da un sicario in quanto personaggio scomodo. Probabilmente aveva scoperto qualcosa, come suggerirebbero quegli articoli salvati da lei stessa fino a pochi giorni prima della sua morte.

    La misteriosa impiccagione di Michele B. – La trasmissione di Federica Sciarelli si chiede chi, tra le persone che gravitavano intorno a Chiara, frequentava ai tempi il Santuario. A quanto pare nessuno: né Alberto Stasi, né le gemelle Cappa, e nemmeno Sempio. Seguendo le tracce lasciate sul web il programma ha però trovato la foto di tale Michele B. – un ragazzo di Garlasco che Sempio frequentava da adolescente – in posa proprio all’interno del Santuario. Il giovane ha tatuaggi un po’ ovunque. Alcuni di questi sono immagini demoniache sul petto, e il nome scelto come nickname su Facebook sono 3 lettere dell’alfabeto ebraico che indicano il quinto nome di Dio. “Il loro significato” continua ancora Vittorio Romano, “è associato nella kabala alla liberazione da energie negative”. Nel gennaio 2016 Michele scrive un post citando una canzone dei Club Dogo: “La verità sta nelle cose che nessuno sa”. Si tratta di uno dei suoi ultimi messaggi, perché poco dopo si toglie la vita.

    La soluzione del delitto di Chiara è nelle paradesive? – Intanto si avvicina il 17 giugno, quando inizierà l’incidente probatorio. Ciò vuol dire che i genetisti e i consulenti di parte analizzeranno non solo il dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi per confrontarlo con quello di Sempio (già valutato dal giudice nel 2017) ma anche le paradesive, fascette finite tra i faldoni dell’inchiesta e che all’epoca catturarono impronte digitali mai analizzate. Su di esse potrebbe essere impressa un’eventuale traccia del dna del colpevole. La domanda, dunque, è una: il dna di chi sarà nelle 60 paradesive che verranno aperte dal 17 giugno?

    La reazione della famiglia Poggi – Da quando è stata riaperta l’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi sono state sollevate tante questioni, come visto. I genitori hanno rotto il silenzio per ribadire che la vita della figlia era limpida e priva di segreti. “Nostra figlia era una ragazza semplice, non aveva misteri, segreti, amanti” ha spiegato la madre ai giornalisti sperando di mettere un punto a certe voci. “Non aveva 2 telefoni e quello che è grave è che si fanno insinuazioni su una ragazza che non si può difendere. Adesso è giunto il momento di dire basta. Noi non tollereremo più che si infanghi la memoria di nostra figlia”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/05/omicidio-chiara-poggi-nuove-rivelazioni-santuario-garlasco-news/8014834/

  • Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Un nuovo documentario che esamina lo scandalo delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans , basato in parte sul giornalismo del Guardian e del suo partner locale WWL Louisiana, verrà presentato in anteprima mondiale al Raindance Film Festival di Londra a giugno.

    Secondo il regista del film, Lindsay Quinn Pitre, God As My Witness è stato candidato anche come miglior lungometraggio documentario alla 33a edizione del grande festival cinematografico.

    Il produttore del film di 82 minuti è Michael Brandner Sr., che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore, Scot, da un prete cattolico di nome Brian Highfill. Scot – che era adolescente quando ricevette le lettere – non ne parlò mai a nessuno e morì suicida a 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due uomini, Aymond disse a Brandner che le lettere contenevano probabilmente materiale di adescamento, ma “non erano abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in una lista pubblicata dall’arcidiocesi che identificava i chierici accusati di gravi molestie su minori.

  • La versione di Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

    La versione di Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

    Perù, 27 aprile 2025 – Dalla metà del 2018, seguiamo da vicino gli abusi sessuali commessi da leader religiosi cattolici in Perù, in seguito al caso Sodalicio, denunciato dai giornalisti Pedro Salinas e Paola Ugaz attraverso la pubblicazione Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015).

    Da allora, abbiamo osservato che la reazione della ormai defunta Società di vita apostolica di diritto pontificio, soppressa da papa Francesco, è stata quella di stigmatizzare e screditare i suoi denuncianti. Questo comportamento continua ancora oggi da parte di alcuni dei suoi ex membri, che aspirano a essere reintegrati o rifondati sotto un nome diverso da un futuro papa.

    Queste campagne diffamatorie non sono più limitate ai giornalisti, alle vittime o alle istituzioni attiviste, ma sono ora dirette contro le autorità ecclesiastiche che hanno partecipato alle indagini o al processo decisionale precedente alla sua liquidazione.

    Ad esempio, negli ultimi anni alcune persone hanno subito attacchi informatici e sono state vittime di sistematiche campagne ostili da parte di persone vicine al Sodalitium, attraverso gli stessi organi di informazione che ora “accusano” il cardinale Robert Prevost. Ciò è ampiamente documentato nel libro Sin noticias de dios (2022) di Pedro Salinas, legato alla nostra associazione.

    A questo proposito, non possiamo trattenerci dal denunciare quello che consideriamo parte di un assedio deliberato basato su narrazioni inventate, volte a demonizzare i “nemici” del Sodalicio. Ci dispiace quindi che un’organizzazione che rispettiamo e ammiriamo, la SNAP, fondata da Barbara Blaine, sia inconsapevolmente caduta in un simile gioco.

    Il ruolo svolto dal cardinale Prevost nella storia della caduta del Sodalicio è stato cruciale ed è narrato dettagliatamente nell’ultimo libro di Salinas, La verdad nos hizo libres (Dibattito, 2025), dove svela quella che è stata una vendetta contro una delle persone che hanno contribuito attivamente allo scioglimento del Sodalicio, mettendo al centro le vittime.

    Nel caso di Padre James Ray, non fu Robert Prevost a consentirgli di risiedere nel convento agostiniano di St. John Stone, a Hyde Park, Chicago. Ad accoglierlo è stato il superiore locale, che tra l’altro aveva molta esperienza nel campo specifico delle persone con problemi psicologici, compresi i casi di abusatori sessuali.

    È vero che la comunità non era informata della presenza di Padre Ray, ma egli fu sottoposto a un regime rigido per tutto il tempo (non ebbe mai accesso o contatto con i bambini durante il suo soggiorno lì) e a quel tempo, nel 1999, la pratica stabilita dalla Carta di Dallas del 2002 non era ancora in vigore.

    Per quanto riguarda i casi accaduti in Perù, sono stati scoperti innumerevoli volte dai giornalisti che hanno seguito da vicino la vicenda. Si tratta di una vecchia denuncia, risalente alla fine del 2023, che accusava gravemente due sacerdoti predatori nell’arcidiocesi di Chiclayo. È stato dimostrato che la partecipazione di Prevost a questo caso è stata forzata per rovinare la sua immagine. Secondo informazioni comprovate, Prevost ha depositato le denunce nell’aprile 2022 e, in seguito a un’indagine della diocesi, Prevost stesso ha inviato il fascicolo al Dicastero per la Dottrina della Fede il 21 luglio dello stesso anno. Il caso è ancora lì e rimane aperto.

    Ciò è dimostrato anche nel libro The Truth Set Us Free, pubblicato di recente. Le “accuse” contro Prevost sono state motivate da terze parti vicine al Sodalitium, e in particolare dall’ex Sodalita espulso dal Papa, Alejandro Bermúdez, oltre, ad esempio, a The Pillar, Infovaticana e, tra gli altri, Damian Thompson. La versione opposta, che si è rivelata quella vera, può essere trovata su media più specializzati, come il portale spagnolo Religión Digital (18/09/24) o il nordamericano Crux (20/09/24), tra molti altri.

    Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

  • Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    “Le accuse contro Prevost sono nate tra le fila del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, a seguito degli eventi che stavano già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.”

    “Robert Prevost ha sempre preso posizione e si è schierato dalla parte delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso sopravvissuti e vittime dagli attacchi del Sodalicio.”

    “I settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti per screditare i potenziali candidati papali, che potrebbero seguire l’esempio di Papa Francesco.”

    “Prevost verrebbe celebrato praticamente come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi.


    Il giornalista peruviano Pedro Salinas , insieme alla sua compagna Paola Ugaz, è stato colui che ha scoperto e indagato a fondo sul Sodalicio de Vida Cristiana, un movimento che Papa Francesco ha soppresso prima della sua morte, a seguito del processo portato avanti dalla commissione Scicluna-Bertomeu. Ha trascorso anni a denunciare questa setta cattolica e, di conseguenza, ha subito ogni genere di persecuzione, compresa quella giudiziaria. Per tutti questi motivi, egli è un’autorità riconosciuta in materia di abusi clericali ed è pienamente consapevole delle azioni di tutti i vescovi del suo Paese di fronte a questa vergognosa piaga.

    In un’intervista esclusiva con Religion Digital, Salinas afferma che “le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false” e che provengono dai ranghi del Sodalicio, “con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica”.

    Inoltre, riconosce che Prevost “si è sempre lasciato coinvolgere nella controversia e si è messo nei panni delle vittime” e che queste false accuse provengono dal Sodalitium e da “settori di estrema destra della Chiesa” per screditarlo.

    Quali conclusioni ha tratto dall’indagine sulla risposta di Prevost agli abusi di Chiclayo? 

    La mia conclusione principale riguardo alle accuse di insabbiamento a Chiclayo, a cui, secondo i rigoristi, Robert Prevost avrebbe partecipato come principale artefice dell’insabbiamento, è che esse sono nate dalle viscere del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, come conseguenza di quanto stava già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.

    Le accuse di insabbiamento contro monsignor Prevost sono false? 

    Le “accuse” contro Robert Prevost sono assolutamente false. Così è stato verificato, confermato, corroborato e provato che non avevano alcun fondamento nella realtà.

    Francesco lo ha nominato prefetto dei vescovi quando si è reso conto che queste accuse di insabbiamento erano false? 

    Chiaramente, e per di più, tra i prefetti dei Dicasteri, Robert Prevost è stato il prefetto o uno dei prefetti in cui Papa Francesco ha riposto maggiore fiducia. Questo è qualcosa che è stato più o meno dimostrato anche dal livello di vicinanza e fiducia tra Papa Francesco e Prevost. Questa è una cosa che noi giornalisti che abbiamo indagato sul caso Sodalicio sappiamo. Sappiamo che coloro tra noi hanno fatto causa ai leader del Sodalicio presso i tribunali peruviani. E noi, che siamo sopravvissuti all’organizzazione, lo sappiamo. Robert Prevost accettava sempre la causa e si metteva nei panni delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso i sopravvissuti e le vittime dagli attacchi del Sodalicio.

    Perché alcune vittime continuano ad accusarlo? 

    Il fatto che le accuse contro Prevost siano state riprese in questo momento (quando si tratta di accuse che, come diciamo a Lima, vengono riproposte e non hanno mai avuto alcun fondamento nella realtà) è dovuto al contesto in cui stiamo vivendo, un conclave, un momento di elezione del prossimo Papa. E, quindi, un momento in cui i settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi, attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti, per screditare i potenziali candidati papali che potrebbero seguire la linea di Papa Francesco. Uno di questi è chiaramente il caso di Robert Prevost.

    Secondo lei, Prevost è un candidato in grado di proseguire l’opera di pulizia di Francesco? 

    Sebbene non conosca approfonditamente i cardinali votanti ed eletti, ma solo superficialmente, nel caso di Prevost, che conosco per la sua carriera in Perù e in Vaticano, mi sembra che sia qualcuno che potrebbe proseguire la linea d’azione di Papa Francesco. Senza sminuire i meriti di altri candidati papali che potrebbero proseguire sulla stessa linea di Papa Francesco, credo che Robert Prevost corrisponda al profilo di un candidato che potrebbe succedere a Francesco.

    Cosa significherebbe la sua elezione a papa per il Perù e le Americhe, se dovesse concretizzarsi? 

    Se il cardinale Prevost venisse eletto Papa, nonostante sia di origine nordamericana, sarebbe molto benvoluto in Perù. Sarebbe celebrato quasi come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi. Avendo seguito molto da vicino il caso Sodalicio, so che è uno dei cinque vescovi che, quando ricopriva un ruolo di leadership nella Conferenza episcopale peruviana, si è adoperato per sostenere le vittime, insieme al cardinale e arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, al cardinale Pedro Barreto, all’ex vescovo di Sodalicio Kay Martín Schmalhausen e all’ex vescovo di Caravelí, Reinaldo Nann. Il quinto era chiaramente Robert Prevost. Speriamo che sia uno dei candidati papali con le maggiori possibilità in questo conclave! Sarebbe una grande notizia per i cattolici se il nuovo papa fosse qualcuno come Robert Prevost, nel quale Francesco riponeva tanta fiducia. Ma questa è l’opinione di un estraneo, di un agnostico che è rimasto impressionato da Padre Jorge o dal pontificato di Papa Bergoglio.

    https://www.religiondigital.org/america/Pedro-Salinas-encubrimiento-Robert-Prevost-Peru-Sodalicio-Papables_0_2776522347.html