Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: giornalisti

  • I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sta iniziando a nutrire malumori contro Pietro Orlandi. Malumori causati non solo dalle accuse che Pietro sta lanciando contro la nomenclatura ecclesiastica, tacciandola di aver commesso chissà quale orribile delitto su sua sorella, ma anche contro la Procura Vaticana, definendo una farsa l’inchiesta ordinata da papa Francesco, senza sapere che la Santa Sede ha consegnato tutta la documentazione in suo possesso alla Procura di Roma già nell’aprile dell’anno scorso. Più di questo non può fare, perché Emanuela scomparve su territorio italiano. Quindi, le indagini spettano alla magistratura italica.

    Ciononostante, gli attacchi contro il Vaticano da parte del fratello di Emanuela procedono senza sosta, rilevandosi però delle polpette avvelenate. L’ultima pista, la pista inglese, è stata dimostrata falsa da Sara Cordella, docente di Grafologia, che ha fatto notare come la firma del cardinale Ugo Poletti, apposta sui documenti che proverebbero la permanenza di Emanuela Orlandi a Londra, è un copia-incolla di una firma ripresa da altri documenti firmati dallo stesso Poletti e che non c’entrano nulla con la Orlandi. Un teorema, quello della pista londinese, peraltro messo in discussione dallo stesso presidente della Commissione, De Priamo, insieme alle presunte chat sui tombaroli pagati dalla Santa Sede per far sparire il corpo di Emanuela Orlandi. Insomma, sembra proprio che questa Commissione non abbia alcuna intenzione di farsi manipolare e condizionare dal fratello della Vatican Girl.

    In questa vicenda che sta assumendo le sembianze di una vera e propria messinscena mediatica, con piste che cambiano un giorno sì e l’altro pure, c’è anche il disagio di alcuni commissari che hanno dato un’occhiata alla pagina Facebook che Pietro Orlandi ha aperto per parlare di sua sorella Emanuela, ormai ridotta a Brand Promozionale, e in cui si nota un profluvio di insulti, di calunnie e di diffamazioni lanciate dai fan di Pietro contro magistrati e giornalisti, colpevoli di non indagare nella direzione voluta dagli stessi discepoli di Pietro Orlandi: la pista vaticana.

    Per citare un esempio, uno di questi accaniti ammiratori, un certo Antonio Ballarati, che si definisce appartenente alla confessione religiosa dei testimoni di Geova, si sta lasciando andare ad accuse contro il Vaticano usando un linguaggio verbale di inaudita violenza. Uno dei suoi commenti recita: “In Vaticano sono tutti criminali, pedofili e assassini. Hanno violentato e ucciso milioni di bambini in tutto il mondo”. Alla replica pacata di un altro utente che ha domandato: “Scusa, ma che prove hai per lanciare accuse così pesanti?”. L’uomo ha replicato in modo insolente: “Da tua nonna”. Commenti, leggibili sul profilo Facebook di Pietro, così violenti che lo stesso Pietro Orlandi, primo nemico del Vaticano, ha dovuto a volte cancellare per ritegno.

    Tali accuse non sono sfuggite ai commissari parlamentari, facendo temere che quella pagina possa essere chiusa da un momento all’altro e che Pietro Orlandi possa essere querelato da non poche personalità, cosa che metterebbe in grave imbarazzo la stessa Commissione. Eventuali denunce contro Pietro Orlandi creerebbe un pericoloso cortocircuito tra Parlamento, Vaticano e magistratura italiana, con tutte le conseguenze del caso sotto il profilo politico. Le accuse più gravi di Pietro Orlandi non riguardano solo quelle lanciate contro i prelati, ma anche contro gli inquirenti, accusati di fare gli interessi del Vaticano, insinuando una loro eventuale corruzione.

    Uno di questi inquirenti è il magistrato Giancarlo Capaldo, tacciato da Pietro Orlandi di aver intavolato una trattativa  segreta con due capi della gendarmeria vaticana per la restituzione del corpo di Emanuela Orlandi. Come hanno fatto notare alcuni commissari parlamentari di professione avvocati, se davvero ci fosse stata una trattativa sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, Capaldo avrebbe dovuto far arrestare i gendarmi per omicidio e occultamento di cadavere. E se non lo avesse fatto, lui stesso sarebbe finito nei guai per complicità in un omicidio.

    Del resto, lo stesso Capaldo, interrogato dalla Commissione, ha negato qualsiasi trattativa con il Vaticano. Ha dichiarato che due capi della gendarmeria si erano recati da lui per chiedere che la tomba di Enrico De Pedis venisse spostata dal cimitero di Sant’Apollinare-cimitero per altro situato su terra sconsacrata-per porre fine a voci che volevano che un criminale, seppur morto incensurato e assolto in tutti i processi che lo hanno riguardato, fosse stato seppellito lì per aver fatto chissà quale favore al cardinale Ugo Poletti. Al che Capaldo avrebbe risposto in modo sarcastico: “E voi in cambio che mi date? Mi fate sapere la verità su Emanuela Orlandi?”. E i due gendarmi, per nulla offesi dalle insinuazioni del magistrato, avrebbero risposto in modo altrettanto sarcastico: “Si, poi vedremo”. Un semplice scambio di battute fatto passare per chissà quale oscura trattativa. Insomma, ci sono abbastanza elementi da aver sollevato il presentimento, da parte della Commissione Parlamentare, che prima o poi qualcuno perda davvero la pazienza e trascini Pietro Orlandi in tribunale, sommergendolo di querele.

  • La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    MADRID: Martedì la Chiesa cattolica spagnola ha dichiarato di aver approvato un piano per risarcire le vittime di abusi sessuali su minori da parte del suo clero e ha espresso la speranza che diventi operativo entro pochi mesi.

    Il governo di sinistra spagnolo ha aumentato la pressione sulla Chiesa in merito agli abusi del clero, che solo di recente hanno preso piede in un Paese un tempo profondamente cattolico ma ora sempre più laico.

    Il documento, che delinea “le linee guida per l’azione della Chiesa in relazione agli abusi sessuali commessi su minori”, è stato approvato martedì dalla Conferenza episcopale della CEE, che raggruppa i principali vescovi spagnoli, ha affermato l’organismo in una nota.

    I vescovi hanno inoltre sostenuto la creazione di un comitato per valutare ogni caso e decidere l’entità specifica del risarcimento, che sarà “operativo il prima possibile, idealmente da settembre”, ha affermato in una conferenza stampa l’arcivescovo capo della CEE, Luis Arguello.

    “Questo è un giorno importante”, ha affermato, sottolineando che la Chiesa stava “aprendo la porta a un sistema di riparazioni globali”, e che “la maggior parte dei casi coinvolti risaliva a prima degli anni Novanta”.

    Interrogato sui casi in cui le diocesi non sono state in grado o non hanno voluto risarcire una vittima, Jesus Diaz Sariego, presidente della conferenza spagnola degli ordini religiosi, ha affermato che interverranno le autorità ecclesiastiche.

    “Se si verificasse un caso in cui una congregazione o una diocesi si rifiutasse di risarcire i danni, l’autorità ecclesiastica superiore interverrebbe per coprirli”, ha detto ai giornalisti.

    A marzo la CEE ha dichiarato di aver approvato un proprio piano completo di risarcimento per le vittime, ma non ha fornito dettagli su come o quando sarebbe stato attuato, né ha fornito cifre.

    I gruppi di vittime hanno denunciato l’opacità della Chiesa e la sua incapacità, finora, di offrire qualsiasi tipo di riparazione.

    I dati pubblicati in ottobre nel primo rapporto ufficiale sugli abusi sessuali sui minori all’interno della Chiesa stimano che più di 400.000 persone hanno subito abusi sessuali da parte del clero cattolico romano e di altri laici dal 1940.

    Si proponeva di istituire un fondo di risarcimento, ma la Chiesa ha escluso di prendervi parte se fosse stato destinato solo a risarcire le vittime di abusi pastorali e non quelle che avevano sofferto in qualsiasi altro contesto.

    Mettendo in dubbio la “dubbia affidabilità” delle cifre riportate, la CEE ha fatto riferimento a una verifica da lei commissionata, che ha rilevato che circa 2.056 minori sono stati abusati dal clero.

    Ad aprile il governo ha adottato un piano basato sulle raccomandazioni contenute nel rapporto di ottobre, redatto da esperti indipendenti che collaborano con il difensore civico spagnolo.

    Ciò includeva la creazione di un fondo statale di risarcimento per le vittime, un’idea sostenuta dal primo ministro Pedro Sanchez.–AFP

    https://www.nst.com.my/world/world/2024/07/1074441/spain-catholic-church-backs-plan-compensate-sex-abuse-victims

  • Udienza davanti al Gip del tribunale di Enna per i due giornalisti Filippo Occhino e Pierelisa Rizzo

    Udienza davanti al Gip del tribunale di Enna per i due giornalisti Filippo Occhino e Pierelisa Rizzo

    Udienza davanti al Gip del tribunale di Enna, Ornella Zelia Futura Maimone, per i due giornalisti Filippo Occhino e Pierelisa Rizzo, denunciati da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e sei mesi per violenza sessuale aggravata su minori, per diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    Oggi si decideva sull’opposizione alla richiesta di archiviazione. La denuncia, infatti, era stata ritenuta infondata dalla Procura di Enna, ma i legali del prete hanno presentato opposizione.

    Il Gip Maimone si è riservato. In aula il legale di Rugolo, assente, è stato sostituito da un avvocato del Foro di Enna, Alessandro Manno mentre i giornalisti erano rappresentati dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica e Pierelisa Rizzo anche dall’avvocato Giovanni di Giovanni, del Foro di Caltanissetta.

    Il pm Michele Benintende ha reiterato la richiesta di archiviazione alla quale si sono associati gli avvocati dei due giornalisti. La Parasiliti ha prodotto l’ordinanza di archiviazione di Savona che riguardava il presidente di Rete l’Abuso Francesco Zanardi, denunciato anche lui per diffamazione e diffusione di atti procedurali e che pone la parola fine alla vicenda che riguarda il presidente dell’unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti agli abusi sessuali clericali. Ha poi messo in evidenza come nella richiesta di opposizione siano citati alcuni nomi di persone che nulla centrano con i due articoli, per i quali è stata presentata la denuncia, pubblicati su Enna Live e Sant’Anna Today.

    L’avvocato Di Giovanni ha sottolineato come Rugolo non avesse i titoli per denunciare considerato il fatto che la vicenda che viene riportata negli articoli riguarda il vescovo Rosario Gisana e non invece il sacerdote. Oggetto della denuncia, così come si legge negli atti, sarebbe l’articolo del 12 luglio 2023, pubblicato su Enna Live dal titolo “Enna, processo Rugolo. Sentito in aula il sacerdote” .

    Il pezzo incriminato sarebbe quello riportato dal quotidiano on line relativamente ad una registrazione ,fatta sentire in aula nel corso del processo al sacerdote, che Rugolo avrebbe fatto al vescovo all’insaputa del prelato. < Tra le parti di quella registrazione fatta da Rugolo a Gisana, in aula, è stato fatto ascoltare anche un altro pezzo nel quale il vescovo avrebbe detto a Rugolo che nella diocesi c’era un altro sacerdote “che ha fatto cose molto peggiori delle tue, ma non viene fuori.

    Nessuno lo denuncia e, certo, non posso farla uscire io. Invece tu, un giovane di 38 anni stai passando tutto questo” si legge nell’articolo a firma di Pierelisa Rizzo che conclude -Rugolo, nel corso di questa conversazione invita più volte il vescovo a raccontare la sua vicenda personale, facendo intendere che tra le due vicende, quella che stava vivendo Rugolo e quella vissuta da Gisana ci sarebbero molti punti di contatto>

  • Caso Rugolo, udienza per i 2 cronisti denunciati

    Caso Rugolo, udienza per i 2 cronisti denunciati

    Compariranno domani davanti al Gup del tribunale di enna i due giornalisti Filippo Occhino e Pierelisa Rizzo destinatari di una denuncia per diffamazione e diffusione di atti procedurali. I due sono querelati dai legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso marzo a 4 anni e mezzo di carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La posizione della Procura e dei legali

    La Procura aveva chiesto l’archiviazione ritenendo infondata la denuncia ma il collegio difensivo del prelato ha presentato ricorso e spetterà adesso al Gup stabilire se chiudere definitamente la vicenda o mettere sotto processo i due giornalisti, con Pierelisa Rizzo querelata altre volte dagli avvocati del sacerdote. Nelle settimane scorse, il Gup del tribunale di Savona ha archiviato la denuncia contro Il presidente la Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    Caso Rugolo, udienza per i 2 cronisti denunciati

  • Caso Orlandi-Gregori, “Sonia De Vito nasconde un segreto e non ce lo dirà mai”: secretata la sua audizione davanti alla commissione d’inchiesta

    Caso Orlandi-Gregori, “Sonia De Vito nasconde un segreto e non ce lo dirà mai”: secretata la sua audizione davanti alla commissione d’inchiesta

    Erano quattro ragazzine come tante in quell’estate dell’83. Di un’altra epoca, certo, e non solo perché sono trascorsi 41 anni. Le donne convocate questa settimana a Palazzo San Macuto dai membri della commissione parlamentare d’inchiesta che indaga sul mistero delle scomparse di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, sono state adolescenti prima dell’avvento di Internet. Quando non ci si scriveva in chat per poi vedersi ma si pigiava il pulsante del citofono e questo, come vedremo, non era certo garanzia di maggiore sicurezza, al contrario. Ma soprattutto quando si usciva di casa senza il telefono cellulare, privando i familiari di qualsiasi legame dal momento in cui ti chiudevi la porta alle spalle. Non c’erano coordinate satellitari per ritrovarti ese poi non rientravi, restavi inghiottita dal nulla come è successo a Mirella e a Emanuela in quella tragica estate. Ma chi sono queste ragazze, donne oggi adulte, e perché sono state convocate dalla commissione? Che ruolo hanno avuto all’epoca delle sparizioni? Iniziamo da Sonia De Vito, amica e confidente di Mirella Gregori, ascoltata ieri dal gruppo di lavoro presieduto dal parlamentare Andrea De Priamo che domani riceverà invece tre amiche di Emanuela Orlandi.

    7 maggio 1983
    “Mamma, scendo, torno tra poco”. E intanto sono trascorsi 41anni: da quel 7 maggio del 1983, la 15enne Mirella Gregori non ha mai più fatto ritorno nella casa in via Nomentana, a Roma. Ma prima di andare all’appuntamento con il ragazzo che le citofonò quel giorno, un certo Alessandro – come riferì a sua madre – alla statua del bersagliere a Porta Pia, Mirella fece tappa al bar di proprietà della famiglia di Sonia, la sua migliore amica, sempre in via Nomentana ovvero a due passi da casa. Ma non fu un saluto veloce: ci rimase per 15 minuti in cui le due ragazze restarono chiuse in bagno a parlare, come ha dichiarato all’epoca anche il barista che lavorava lì. Cosa le avrà detto? Che motivo c’era di tornare al bar se si erano viste appena dieci minuti prima, quando Mirella era rientrata da scuola?

    Sonia De Vito
    La sorella di Mirella, Maria Antonietta Gregori tempo fa ci aveva dichiarato che Mirella passò al bar di Sonia quel giorno, prima di scomparire per sempre. All’epoca dei fatti, Sonia disse a Maria Antonietta che Mirella quel pomeriggio aveva un appuntamento con un amico sotto la scalinata della statua del Bersagliere, a Porta Pia e che dopo sarebbero andati a suonare la chitarra a Villa Torlonia. Ma Mirella non suonava affatto la chitarra e questo già rappresentò una prima forte incongruenza. Sonia fu persino intercettata durante le prime indagini da due agenti del Sisde (servizi segreti civili) il 26 ottobre del 1983 ai tavolini del suo stesso bar. Parlando di Mirella con un’altra ragazza, disse: “Certo, lui ci conosceva. Contrariamente a noi che non lo conoscevamo. Quindi poteva fare quello che voleva… Come ha preso Mirella poteva prendere anche me…”. A chi si riferiva Sonia, quel giorno? Dal giorno dopo la scomparsa Sonia è sparita e ha interrotto i contatti con la famiglia di Mirella ma era stata per anni una presenza fissa a casa Gregori fino a quel maledetto sabato. Lei e Mirella stavano sempre insieme. Maria Antonietta è sempre stata convinta che Sonia sappia qualcosa in più di ciò che ha detto all’epoca sia a lei che agli inquirenti da cui, negli anni a venire ha persino ricevuto un avviso di garanzia per reticenza.

    18 giugno 2024
    Sonia Maurizia De Vito non sembra aver cambiato atteggiamento negli anni, è rimasta molto schiva. Ieri, quando si è presentata alla commissione parlamentare ha chiesto di secretare la seduta e disattivare lo streaming interno per i giornalisti in sala stampa. Ha impedito ai fotografi di riprenderla e solo un’immagine è stata rubata al circuito televisivo interno che la ritrae in abiti e occhiali neri da vista. La De Vito, che non era mai stata fotografata in 41 anni, ha chiesto di svolgere a porte chiuse la sua audizione che tra quelle in agenda era di certo la più importante. Lo pensa anche lo scrittore di inchiesta Mauro Valentini, profondo conoscitore della vicenda di Mirella a cui ha dedicato il libro “Mirella Gregori, cronaca di una scomparsa”. “Sonia nasconde il segreto – dice a FqMagazine – perché ha raccolto le ultime confidenze di Mirella per me. Per qualche motivo ha deciso di trattenerle per sé. Non è lei il segreto di questo mistero ma lo nasconde e non riesco a immaginare che non ce lo dirà mai”. L’interrogatorio dei 40 commissari è durato due ore e – secondo quanto riportato dal Corriere Roma – sarebbe stato “molto sofferto e complesso. E sarebbero inoltre emerse parecchie contraddizioni”, come già ribadito in passato da Maria Antonietta Gregori. La superteste, “come dichiarato da più di un membro della commissione” (fonte: Il Corriere) sarebbe apparsa come “reticente e contraddittoria”. La sua deposizione sarebbe stata costellata da troppi “Non ricordo”.

    Sono previste per il 20 giugno invece le audizioni delle tre amiche di Emanuela Orlandi: Laura Casagrande e Alessandra Cannata – entrambe allieve della stessa scuola di musica frequentata da Emanuela, la Ludovico da Victoria – e di Cristina Franzè con cui la ragazza condivideva le attività parrocchiali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/19/caso-orlandi-gregori-sonia-de-vito-nasconde-un-segreto-e-non-ce-lo-dira-mai-secretata-la-sua-audizione-davanti-alla-commissione-dinchiesta/7593043

  • Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Il Gip del Tribunale di Savona, Emilio Fois, ha archiviato la querela di don Giuseppe Rugolo alla Rete L’Abuso. Il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata a danno di minori aveva denunciato per diffamazione e pubblicazione arbitraria di atti Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, costituitasi parte civile nel processo. In particolare, la vicenda ruota attorno ad alcuni articoli pubblicati da Zanardi sulla vicenda giudiziaria di Rugolo.

    Le ragioni di Rugolo

    Nel provvedimento del Gip di Savona sono indicate le ragioni del sacerdote che, “oltre ad insistere sulla sussistenza del delitto di diffamazione, evidenzia anche che negli articoli pubblicati sul sito vi è il resoconto dell’istruttoria dibattimentale ed uno stralcio di uria dichiarazione testimoniale di un processo
    svoltosi a porte chiuse”

    Le motivazioni del gip

    Secondo il gip di, “l’articolo si basa evidentemente sulla narrazione dell’abusato che è testimone del processo e costituisce la fonte principale e diretta di conoscenza sul reato contestato a Rugolo. Trattasi di narrazione che già all’epoca aveva trovato credito in provvedimenti giurisdizionali”.

    Inoltre, “con riguardo alla vicenda processuale raccontata, gli articoli, pur avendo un contenuto oggettivamente lesivo della reputazione di don Rugolo, effettivamente indicato come “pedofilo”, rispettano tutti i canoni delineati dalla giurisprudenza per la sussistenza della scriminante del diritto di cronaca, quale la verità dei fatti (o quantomeno la verità putativa basata su una seria ricerca sulle fonti primarie di conoscenza), l’interesse pubblico all’informazione e la c.d. continenza”.

    Il tema della libertà di informazione

    Secondo la tesi della difesa di Rugolo, come si evince nel provvedimento del gip di Savona, “il giornalista non avrebbe dovuto prendere posizione sulla veridicità dei fatti raccontati dal testimone prima del formarsi di un giudicato di condanna”

    “Ma tale tesi, a ben vedere implicherebbe una compressione inaccettabile della libertà di informazione perché sostanzialmente vieterebbe ai cronisti di parlare dei fatti oggetto di accertamento penale se non dopo l’irrevocabilità delle relative sentenze e sempre in linea l’accertamento processuale” prosegue il gip.

    Le denunce a Enna

    Ad Enna si attende la decisione del gip per decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla difesa di Rugolo nei confronti di Antonio Messina il giovane che ha denunciato gli abusi e la giornalista Manuela Acqua, entrambi accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    La vicenda

    La denuncia trae origine da un episodio: Messina e Acqua avrebbero condiviso sui loro profili social uno screenshot di una pagina di un giornale che riportava le intercettazioni del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che, a telefono con un altro sacerdote, parlava di certe caratteristiche degli omosessuali, facendo intendere che la denuncia di Messina altro non era che “una pura vendetta di una persona innamorata”.

    I legali di Messina e Acqua, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, hanno eccepito il fatto che in nessun modo  Rugolo avrebbe alcun titolo a presentare l’opposizione in quanto si parla del vescovo e non del prete.

    Gli altri giornalisti denunciati

    Ad essere denunciati sono stati anche 2 giornalisti ennesi, Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino che compariranno davanti al gup il 9 luglio prossimo.

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

  • Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    È passato più di un anno da quando, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata dall”Adnkronos’ la notizia sull’apertura delle indagini su Emanuela Orlandi da parte delle autorità del Vaticano: nel giugno 2024, mentre si approssima la data nella quale rintoccheranno i 41 anni dalla scomparsa della 15enne, il fratello Pietro Orlandi fa un suo bilancio sull’inchiesta.

    Un bilancio tutt’altro che positivo, con una conclusione che arriva rimembrando quel colloquio di ben 8 ore avuto all’interno delle mura leonine insieme al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Chiunque, soprattutto lo stesso Pietro, si sarebbe aspettato sviluppi interessanti da parte della Santa Sede, ma ciò non è stato. Pietro Orlandi lo sottolinea durante l’evento ‘Emanuela e Giulia’ che si è tenuto il 4 giugno presso il Teatro Manzoni di Milano per ricordare Emanuela Orlandi e Giulia Cecchettin.

    Nel suo intervento, consistito in un dialogo con don Patrizio Coppola, Pietro Orlandi ha tirato le somme sull’inchiesta aperta in Vaticano: “La commissione d’inchiesta Vaticana, che è stata richiesta da papa Francesco e ha richiesto il Promotore di Giustizia Diddi mi entusiasmava, ma purtroppo ho capito che per me è una farsa“. Il motivo? “Non stanno facendo nulla”, precisa il fratello di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983 mentre usciva da una lezione di musica.

    Orlandi ha continuato spiegando di aver chiesto a persone vicine a Papa Francesco di domandargli “se sia al corrente di ciò che sta facendo la persona che lui ha incaricato di fare le indagini, perché sta facendo il contrario di quello che dovrebbe fare“. Nel frattempo continuano i lavori della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che fino ad oggi ha accolto le testimonianze dei familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due giornalisti e i cugini delle ragazze scomparse.

  • Chiesa svizzera: i passi compiuti nella lotta agli abusi e le sfide future a otto mesi dal rapporto di Zurigo

    Chiesa svizzera: i passi compiuti nella lotta agli abusi e le sfide future a otto mesi dal rapporto di Zurigo

    Erano seduti in quattro, lunedì scorso a Zurigo, alla tavola dei relatori per fare il punto della situazione a poco più di otto mesi dalla presentazione del rapporto sugli abusi nella Chiesa svizzera: mons. Joseph Bonnemain, vescovo di Coira e responsabile del dossier abusi in seno alla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), l’abate Peter von Sury, delegato della Conferenza dell’Unione degli ordini e di altre comunità di vita consacrata («KOVOS»), Roland Loos, presidente della Conferenza centrale cattolica romana in Svizzera (RKZ) e Stefan Loopacher, che da responsabile della prevenzione per la diocesi di Coira è passato proprio in questi giorni al ruolo di direttore del nuovo ufficio nazionale «Abusi nel contesto ecclesiastico». Di fronte a loro giornalisti provenienti un po’ da tutte le testate della Svizzera, sia laiche che religiose.

    L’attesa era grande. La Chiesa cattolica era infatti chiamata a condividere con giornalisti e opinione pubblica quello che è accaduto al suo interno dal12 settembre dello scorso anno e a che punto sono le proposte fatte in quell’occasione, per cercare di arginare il fenomeno degli abusi e tutelare meglio le persone che ne erano state vittime.

    Il primo a prendere la parola è stato mons. Bonnemain che ha detto di dover purtroppo riconoscere che il cambiamento sta procedendo ad un ritmo più lento di quello che si erano augurati e che sarebbe necessario. Il motivo? Principalmente la decisione della Chiesa in Svizzera di procedere unita, vincendo la tentazione che ogni diocesi vada avanti per conto proprio e secondo la propria velocità. Un’unità difficile da portare avanti in una Svizzera caratterizzata da lingue, mentalità e sensibiltà profondamente diverse e abituata a muoversi, anche in campo religioso, secondo una mentalità federalista. I primi passi in questa direzione sarebbero già stati compiuti, ma per la loro messa in opera ci vorrà un po’ più tempo, per cui alcune delle misure annunciate, hanno dovuto essere procrastinate di un anno. Non ricapitolerò qui le singole misure di cui si è parlato. Da qualche giorno sono state pubblicate sul sito catt.ch. Ma mi soffermerò a raccontarvi di un clima che cambia. Di una Svizzera che ha deciso di procedere unita nella lotta agli abusi, proponendo su tutto il territorio nazionale le medesime stutture legali, le stesse modalità per l’assunzione del personale che andrà a ricoprire incarichi pastorali e gli stessi criteri per i giovani che desiderano entrare in seminario. Alcune strutture, invece, verranno centralizzate – il tribunale nazionale ecclesiastico penale e disciplinare per esempio – , per evitare che, come può accadere oggi nei tribunali diocesani ecclesiastici, siedano le une di fronte alle altre, persone che si conoscono, generando conflitti di lealtà che si possono facilmente immaginare.

    Per quanto riguarda la diocesi di Lugano, che all’indomani del 12 settembre si è scoperta l’unica diocesi a non avere un gruppo di auto-aiuto per le vittime che hanno subito abusi all’interno della Chiesa, ma sembra che anche qui le cose stanno per cambiare e che un gruppo di una decina di persone sia al lavoro, insieme alla dottoressa Myriam Caranzano, per dare vita ad uno di questi gruppi indipendenti per sostenere e accompagnare chi si porta dentro una storia di abusi: sessuali e spirituali. Perché come ha detto nel corso dell’incontro di Zurigo Vreni Peterer, presidente di uno di questi gruppi nella Svizzera tedesca e a sua volta vittima di un abuso, occorre sottolineare in ogni occasione anche l’esistenza della violenza spirituale: molto difficile da mettere a fuoco (dalle vittime per prime) ma che procede strettamente intrecciata con l’abuso di natura sessuale. Insomma, la Chiesa si è mossa e dolorosamente si è messa in cammino perché quanto accaduto non abbia a ripetersi mai più.

    https://www.catt.ch/newsi/chiesa-svizzera-i-passi-compiuti-nella-lotta-agli-abusi-e-le-sfide-future-a-otto-mesi-dal-rapporto-di-zurigo/

  • La santa disinformazione

    La santa disinformazione

    Due o tre cose da tenere a mente quando si legge una notizia di cronaca  che riguarda membri della Chiesa o della Santa Sede sui principali giornali del nostro Paese, oppure quando viene data su uno dei Tg della Rai. In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa.

    Quasi tutte le notizie più importanti che passano attraverso i media generalisti arrivano direttamente dalla sala stampa della Santa Sede o sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè formati e accreditati presso la Sala Stampa vaticana. E che rischiano di perdere l’accredito in caso di articoli non graditi da Casa Madre. A parte rare eccezioni, le inchieste o gli approfondimenti sui lati oscuri della Chiesa quasi mai vengono approcciati con una visione realmente laica, indipendente e deontologicamente ineccepibile. Al contrario, si raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista della Chiesa, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine.

    Un altro elemento fortemente indicativo è rappresentato dal numero di testate giornalistiche riconducibili alla Chiesa che usufruiscono dei fondi pubblici all’editoria. Come ho ricostruito in un’inchiesta sulla rivista Nessun Dogma, su 117 giornali e periodici che si spartiscono i contributi, ben 55 (il 47%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica, se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 224 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa. Poiché tre indizi fanno una prova, ne cito un altro. Mi riferisco al solido accordo, di recente rinnovato, tra la Rai e la Conferenza episcopale per la trasmissione di contenuti religiosi nella televisione pubblica. Un’intesa che ha rafforzato il numero di trasmissioni a contenuto religioso e di religiosi nelle trasmissioni della tv pubblica, in un palinsesto zeppo di fiction a sfondo religioso e dove già la Chiesa cattolica sfiora il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali, e dove nei tre Tg nazionali, ma anche nei principali Tg privati, il papa è più presente del presidente Mattarella.

    E poi ci sono i giubilei e le beatificazioni. Veri e propri strumenti di auto promozione a spese del contribuente italiano che oramai vengono utilizzati con scadenze sempre più ravvicinate. Come ricordano diversi studiosi, dato che per quattro secoli in età moderna e contemporanea i papi sono stati quasi tutti italiani, il nostro Paese è divenuto una terra “privilegiata” di destinazione del messaggio e di formazione di una mentalità religiosa collettiva. E abbiamo i principali quotidiani che quando scrivono del papa usano l’epiteto “sua santità” o analoghi, accettando acriticamente la dimensione clericale che è insita in questa terminologia, contribuendo a far attecchire questa mentalità.

    E così a poco a poco l’opinione pubblica perde di vista alcune cose fondamentali per sviluppare il proprio senso critico. Per esempio? Per esempio è bene ricordare che la Santa Sede è una monarchia assoluta governata da una casta maschile celibe di circa 200 cardinali. Il papa detiene il potere assoluto nella chiesa cattolica e nella dimensione politica riassume i tre poteri nella sua persona esercitati generalmente tramite delega (legislativo, esecutivo e giudiziario). Tutti gli devono obbedienza attraverso le vie gerarchiche. Il pontefice è colui che insieme a quella casta decide le regole morali a cui si devono attenere loro stessi, il clero e soprattutto l’enorme numero di fedeli nel mondo. La prima conseguenza di una struttura organizzata in questo modo è la mancanza di trasparenza che nell’informazione e nell’attività giudiziaria della Santa Sede raggiunge i livelli più elevati. Perché a monte c’è l’idea che il papa, cioè la chiesa cattolica, non deve giustificarsi con nessuno di ciò che fa e dice. Delle proprie azioni e decisioni il pontefice risponde solo a Dio e a se stesso al di là della coerenza con le cosiddette sacre scritture, la tradizione e il magistero della chiesa.

    Pensiamo a quanto accaduto in Irlanda il 20 luglio 2011. Ecco cosa affermò il premier irlandese, Enda Kenny, in un drammatico discorso in Parlamento davanti alla Camera Bassa, dopo la conclusione di un’indagine governativa sulla pedofilia nella Chiesa: «Il rapporto della commissione Cloyne ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, non più tardi di tre anni fa, non trent’anni fa». Per poi aggiungere: «Il Rapporto Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’élitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione». Quanto descritto fin qui è accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Con papa Francesco poco o nulla è cambiato anche se nel 2019 è stato eliminato il segreto pontificio.

    Nel 2014, quando il segreto ancora era in vigore, gli ambasciatori di papa Francesco presso le Nazioni Unite opposero un netto rifiuto a due diversi Comitati Onu (per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e Contro la tortura) che chiedevano la lista con i nomi dei circa 900 sacerdoti pedofili ridotti allo stato laicale nel decennio precedente dopo essere stati condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede, ed espulsi dalla Chiesa. Ad oggi, quei nomi risultano ancora ignoti e 900 pedofili circolano liberamente nella più totale inconsapevolezza di chi li frequenta. E nessun giornalista ha mai chiesto di questo al pluripresente e celebratissimo in tv e sui media italiani papa Francesco.

  • Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    CNN —  Come molte vittime di abusi sessuali, ci sono voluti anni perché Santiago ammettesse di essere stato violentato da adolescente.

    “Si entra in una sorta di confusione mentale, c’è qualcosa che non va, ma non è chiaro in quel momento”, ha detto Santiago, che viene identificato solo con uno pseudonimo per proteggere la sua privacy, in un’intervista esclusiva alla CNN.

    Quattro decenni dopo, sta ancora aspettando una misura di giustizia per affrontare le sue rivendicazioni contro Sodalitium Christianae Vitae (SCV), una società segreta cattolica romana fondata in Perù che è stata impantanata nello scandalo dal suo fondatore laico Luis Fernando Figari e altri membri anziani sono stati accusati di aver abusato sessualmente di numerose reclute adulte e minorenni.

    Santiago dice di aver subito abusi sessuali da Figari almeno tre volte negli anni ’70, quando aveva 17 anni. Ricordava che Figari lo portò in una stanza e lo violentò, dicendo che era “l’unico modo per vedere correttamente la sua aura”.

    Non ricorda chiaramente altri incidenti. “È difficile contare perché il tuo cervello inizia a bloccare le cose, ci ho provato, ma ci sono alcuni ricordi che sono bloccati”, ha detto.

    La CNN ha contattato il team legale di Figari e SCV per un commento. Figari ha negato tutte le accuse contro di lui.

    Santiago è tra le decine di vittime denunciate che aspettavano con impazienza che il Vaticano rivelasse le sue scoperte sulle accuse dell’SCV, dopo un’indagine durata mesi.

    L’SCV ha già ammesso che si sono verificati abusi sessuali, fisici e psicologici. Nel 2017, ha rimosso Figari dal gruppo e ha pubblicato un  rapporto in due parti redatto  da esperti internazionali che ha rilevato che più di una dozzina di uomini e tre donne hanno denunciato di aver subito abusi sessuali da parte di membri dell’SCV quando erano giovani adulti.

    Nella prefazione del rapporto, SCV ha chiesto “il perdono a ogni persona che è stata ferita da un membro o da un ex membro del Sodalitium” e ha affermato che l’organizzazione è “impegnata in un processo di autoesame e di cambiamento”.

    Ora il caso è passato nelle mani delle autorità ecclesiastiche della Città del Vaticano , che le vittime sperano possano prendere misure serie, incluso lo scioglimento dell’intera organizzazione.

    Nell’ambito dell’indagine in corso, a febbraio il Vaticano ha inviato lettere a diversi membri dell’SCV concedendo loro 45 giorni per rispondere alle accuse di abuso, secondo una fonte vicina all’indagine. I massimi investigatori vaticani sugli abusi, l’arcivescovo Charles Scicluna e monsignor Jordi Bertomeu, hanno fatto una visita a sorpresa a Lima nel luglio 2023, intervistando le vittime tra cui Santiago e rappresentanti dell’SCV, tra gli altri.

    SCV ha detto alla CNN via e-mail che l’organizzazione ha ricevuto indicazioni specifiche dalla missione del Vaticano a marzo per aprire indagini contro ex membri, ma le informazioni sono riservate.

    Per ora non è chiaro quando verranno consegnati i risultati dell’indagine, né in quale forma. Ma nell’agosto dello scorso anno, Papa Francesco ha confermato ai giornalisti: “Stiamo lavorando su questo. Stiamo cercando di portare alla luce la situazione”.

    SCV è stata fondata nel 1971 in Perù e ha filiali in tutta l’America Latina. In Perù, l’organizzazione laica, sotto la guida di Figari, reclutava per lo più giovani ragazzi bianchi provenienti da scuole cattoliche d’élite e famiglie della classe media e alta con legami politici o d’affari, ha detto alla CNN il giornalista e vittima di SCV Pedro Salinas. Molti di loro provenivano da famiglie con genitori divorziati o single, secondo gli ex membri.

    Un libro esplosivo del 2015 dei giornalisti Salinas e Paola Ugaz ha rivelato 30 testimonianze anonime di vittime di SCV, inclusa quella di Santiago, scioccando la società peruviana conservatrice, ma con il risultato solo di fallite riforme della leadership e di un procedimento giudiziario in corso contro il gruppo che in gran parte non è andato da nessuna parte.

    Nel libro, intitolato “ Metà monaci, metà soldati ”, gli ex membri dell’SCV spiegano che una volta raggiunta l’età legale, 18 anni, le reclute venivano incoraggiate a lasciare la casa e a tagliare i legami con la famiglia e gli amici.

    Agli adolescenti reclutati veniva fatto il lavaggio del cervello “per diventare una specie di zombie, un robot, un fanatico, dove c’è un sincretismo che mescola la religione cattolica con idee fasciste – il fascismo spagnolo”, secondo Salinas, che dice di essere stato lui stesso fisicamente e psicologicamente abusato al Sodalitium quando era adolescente.

    Figari era visto come una figura carismatica, ma è stato anche descritto dai membri precedenti e attuali come “volgare, vendicativo, manipolatore, razzista, sessista, elitario e ossessionato dalle questioni sessuali e dall’orientamento sessuale dei membri dell’SCV”, nel rapporto SCV del 2017. trovato.

    Ha aggiunto che Figari ha commesso “molti atti di sodomia nei confronti di un maschio minorenne e di un giovane maschio adulto”, ha filmato le giovani reclute “in biancheria intima o in costume da bagno” e ha ordinato loro di compiere atti sessuali tra loro e su se stesso, il tutto con la giustificazione di far parte della loro formazione spirituale.

    Figari ha negato pubblicamente tutte le accuse per la prima volta nel 2016. “Sono innocente, totalmente innocente. Sono venuto qui per dire la verità perché le autorità non mi hanno permesso di parlare”,  ha detto Figari ai giornalisti a Roma .

    La CNN ha chiesto un colloquio con l’avvocato di Figari ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si ritiene che risieda ancora in Italia.

    Addestramento militare e presunti abusi sessuali

    Quando Santiago si unì al gruppo per la prima volta come studente curioso, desiderava imparare non solo la religione ma anche il misticismo e il potere della mente, ha detto alla CNN.

    All’età di 15 anni, Figari gli disse che aveva grandi poteri mentali e si offrì di addestrarlo nelle tecniche antiche, ha detto Santiago. Parte di questo allenamento prevedeva che Santiago indossasse solo la biancheria intima e si sedesse sulla gamba di Figari, ha detto. In un’altra occasione, Figari ha fatto sedere Santiago e un altro minorenne nella posizione del loto e ha chiesto loro di toccarsi a vicenda, compresi i loro genitali, ha detto Santiago.

    Anni dopo, Santiago ha denunciato per la prima volta i suoi abusi ai membri dell’SCV e ha presentato una denuncia contro Figari al Tribunale arcidiocesano di Lima nel 2011. Non ha ricevuto una risposta ufficiale o un seguito, ha detto.

    Secondo il rapporto SCV del 2017, Figari ha imposto alle giovani reclute anche un addestramento militare, ricavato dai film guardati: ai ragazzi veniva ordinato di nuotare “nelle fredde acque oceaniche per diverse ore alla volta” a tarda notte o molto presto al mattino. mattina, correre lunghe distanze in condizioni climatiche avverse e dormire sui pavimenti o sulle scale.

    Un’altra vittima, Oscar Osterling, ora 51enne, ha detto alla CNN che quando aveva 18 anni lui e altre tre reclute furono costretti a formare una fila nudi e furono filmati.

    Alla fine si è unito al team di SCV come leader della comunità 10 anni dopo, ma ha detto di pentirsi di aver potenzialmente avuto un ruolo nell’abuso psicologico di altre giovani reclute. “Dopo aver presentato la mia denuncia ho pensato: “Quante persone ho colpito anche io?”, ha detto, aggiungendo che da allora “ha chiamato molte persone per chiedere perdono”.

    SCV ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo, affermando che sta collaborando pienamente con l’inchiesta del Vaticano e ha sottolineato un’udienza privata tra il suo superiore generale Jose David Correa e Papa Francesco il 1° dicembre, quando hanno condiviso “informazioni aggiornate sull’organizzazione”.

    La ricerca della giustizia

    Secondo Salinas e altre vittime, i passi avanti compiuti finora da SCV verso la responsabilità non sono sufficienti. Vogliono vedere i colpevoli puniti formalmente e lo scioglimento dell’organizzazione.

    Il sistema legale peruviano finora non ha portato ad alcuna soluzione. Un procedimento penale in Perù contro Figari e altri membri dell’SCV è stato archiviato dall’ufficio della procura del Perù nel 2017, con i pubblici ministeri  che hanno affermato che  nessuna delle presunte  vittime di abusi sessuali  si era fatta avanti e che i presunti crimini non rientravano nei termini di prescrizione. Un caso separato, con accuse di rapimento, gravi lesioni psicologiche e associazione illecita a commettere un crimine, è ancora all’esame del sistema giudiziario.

    “Dopo così tanti anni, questa causa legale riguarda la giustizia per le vittime e non una questione di denaro, e ciò significa anche che non ci sarà impunità per coloro che hanno commesso questi crimini”, ha affermato il dottor Jose Ugaz, ex procuratore statale ad hoc che rappresenta sette dei le vittime, ha detto alla CNN.

    I suoi clienti chiedono che “questa organizzazione venga fermata e che (che) il danno non continui a essere causato ai nuovi bambini, adolescenti o giovani in Perù e in altri numerosi paesi in cui si è espansa”, ha detto. “Il sodalizio è ancora attivo.”

    Salinas, che ha scritto a Papa Francesco sul caso, ripone le sue speranze di giustizia nelle indagini del Vaticano.

    Il Vaticano ha il potere di sciogliere la SCV, una misura già richiesta dal cardinale peruviano Pedro Barreto. Papa Francesco potrebbe anche ordinare riforme radicali del gruppo, compresa l’espulsione dei membri e misure speciali a cui dovranno essere seguite.

    E il Papa ha recentemente modificato il Codice di diritto canonico della Chiesa nel 2021 per rendere responsabili di abusi i laici che ricoprono un ufficio nella Chiesa, cosa che sembrerebbe applicarsi a Figari, che non è un chierico. Le sanzioni della Chiesa per lui potrebbero includere multe, rimozione da tutti gli incarichi e espulsione dalla SCV.

    Per le vittime si tratta di essere ascoltate e riconosciute dopo tanti anni.

    “Mi sono sentito privilegiato, mi sono sentito ascoltato… (con) quella telefonata”, ha detto Santiago alla CNN di quando ha saputo per la prima volta che gli inviati del Papa volevano incontrarlo.

    Il corrispondente vaticano della CNN Chris Lamb ha contribuito a questo rapporto.

    NOTA DEL REDATATORE: chiunque sia stato vittima di violenza sessuale può contattare la hotline nazionale per le aggressioni sessuali al numero 800-656-HOPE (4673) o visitare online.rainn.org per ricevere supporto tramite chat online riservata.

    https://edition.cnn.com/2024/05/31/americas/vatican-sodalitium-christianae-vitae-peru-investigation-in/index.html