Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giovanni Trotta

  • Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Giovanni Trotta, il prete a processo a Foggia per abusi sessuali su minori

    Udienza per tre adolescenti, due di 15 anni e uno di 16, che hanno raccontato in aula, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. I fatti risalgono all’epoca in cui l’uomo era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni, chiamati a testimoniare sugli abusi subiti, hanno confermato ogni particolare della vicenda agghiacciante. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno riconosciuto le foto dei nudi scattate a casa del sacerdote e gli abusi sessuali ai quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi.

    Per ore tra lacrime ed imbarazzo hanno sostenuto le testimonianze in aula dalle quali hanno voluto si tenessero fuori i genitori.

    Giovanni Trotta, da tutti conosciuto come ‘Don Gianni‘, sacerdote stimato e ben voluto. L’uomo, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a circa tre anni fa.

    Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Ma il processo porta alla luce una notizia finora taciuta: Trotta non era più sacerdote dal 2012, quando, in seguito ad un’altra inchiesta per abusi, la Chiesa lo riduce ufficialmente allo stato laicale. Ma se la Chiesa sapeva, perché ha taciuto? Perché non ha impedito che in questi anni altri bambini subissero abusi da parte del Trotta?

  • «Così Don Gianni abusò di noi»

    «Così Don Gianni abusò di noi»

    Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

    Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

    In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti pedofili. Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di pedofilia. E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

    Don Gianni

    Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

    Le vittime

    Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

    Edoardo Montolli

    frontedelblog.it 

    https://www.gqitalia.it/underground/2017/12/29/cosi-don-gianni-abuso-di-noi/

  • I preti pedofili e i loro complici

    I preti pedofili e i loro complici

    Per la prima volta in Italia è stata presentata una interrogazione parlamentare che chiede al governo in che modo si occupi dei casi di abusi e molestie nella Chiesa cattolica. E quali misure intenda adottare per prevenirli, nel rispetto delle convenzioni Onu e di Lanzarote

    Federico Tulli

    Lui aveva 72 anni ed era l’amministratore parrocchiale della chiesa a Sant’Antonio di Valli del Pasubio, le due sorelle, che frequentavano la parrocchia nel vicentino, rispettivamente 13 e 15 anni. Con l’accusa di averle molestate ripetutamente dieci anni fa, don Giovanni Baccega è ora a processo a Vicenza. Il prete ha sempre negato tutto ma il 2 dicembre una perizia calligrafica avrebbe provato che è lui l’autore di una lettera di scuse scritta a mano, alle sue vittime, figlie di un amico di vecchia data. Staremo a vedere se la missiva sarà considerata una confessione. Prima li violentava e poi li cospargeva di olio “santo” per purificarli. Con questa accusa padre Pio Guidolin è stato arrestato a Catania il primo dicembre. Le sue presunte vittime sono tutte minori di 14 anni. Il 29 novembre è stato condannato in appello a due anni don Ilario Rolle, ex parroco della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria (To), per molestie su un 12enne. Don Rolle è noto anche per aver ideato davide.it, un “filtro” per prevenire la pedofilia su internet. Dopo essere stato condannato un anno fa in primo grado a otto anni di carcere per abusi “sessuali” su un 11enne compiuti tra il 2013 e il 2014, Giovanni Trotta, dal 28 novembre è di nuovo a processo. Avrebbe violentato nello stesso periodo nove ragazzini di 12 e 13 anni affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dalle vittime, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli abusi. Fino al 2012 Trotta era un sacerdote della diocesi di Foggia. Poi è intervenuta la Congregazione per la dottrina della fede che lo ha processato e ritenuto colpevole per ragioni correlate ad abusi su minori. Dopo di che Trotta è stato ridotto allo stato laicale con decreto pontificio. Nonostante ciò, come si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicate nel marzo scorso, le autorità religiose gli hanno consentito «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori». Stando alla condanna e alle nuove accuse ne avrebbe violentati almeno dieci. Per quanto riguarda il fenomeno degli abusi su minori compiuti o attribuiti a sacerdoti cattolici questa è la cronaca di un’ordinaria settimana “italiana”. Certamente, leggendo le notizie una dopo l’altro, fanno impressione. Tuttavia per ricostruire questa sorta di mappa dell’orrore abbiamo dovuto scandagliare la cronaca locale, dove rimangono di norma relegate in trafiletti tappabuchi. Il “viaggio”potrebbe continuare sconfinando in territorio vaticano e facendo il punto sullo scandalo al preseminario San Pio X di cui abbiamo parlato su Left del 18 novembre. «Falsità sui chierichetti in Vaticano: il papa non ha mai ricevuto presunta vittima né alcun testimone» aveva scritto in un tweet il portavoce della Santa Sede, Greg Burke smentendo parzialmente Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop nel suo libro Peccato originale (Chiarelettere). Ma nei giorni seguenti – almeno su questo caso – i riflettori della stampa sono rimasti accesi e oltre ad essere emerse nuove accuse nei confronti dell’ex studente autore indisturbato delle presunte violenze sui chierichetti che assistono il papa in San Pietro, il Vaticano ha dichiarato di aver svolto indagini nei suoi confronti già nel 2013. Fatto sta che costui è stato successivamente ordinato sacerdote e che ora, come ha scritto Burke in una nota, «è in corso una nuova indagine». Fin qui le bad news e la dimostrazione di quanto sia tutt’altro che efficace la «tolleranza zero» annunciata e invocata da papa Francesco decine di volte in quasi cinque anni di pontificato. La convinzione scellerata che – in virtù del VI comandamento – lo stupro o la molestia di un bambino sia un’offesa al loro dio, cioè un peccato e un delitto contro la morale, e non una violenza (indicibile) contro una persona, spunta in partenza qualsiasi arma ideata per prevenire o arginare il fenomeno all’interno della Chiesa cattolica. È questa considerazione uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». Come i nostri lettori sanno (v. Left del 18 novembre 2017), in quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni. Eppure qualcosa si muove (sempre nel silenzio mediatico, sia chiaro). La good news è che per la prima volta sia stata depositata in Parlamento una interrogazione sulla pedofilia nella Chiesa italiana e sull’atteggiamento – quanto meno discutibile – delle nostre istituzioni di fronte a questo specifico crimine. L’interrogazione a risposta scritta n. 4/18626 è stata presentata il 27 novembre dal deputato savonese Matteo Mantero (M5s) ed è rivolta a: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Giustizia, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Si basa principalmente sulle conclusioni dell’inchiesta svolta nel 2014 dal Comitato Onu e, considerando che l’Italia ha ratificato sia la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sia la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori, in essa si chiede «quali iniziative il governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali»; si chiede inoltre, «se e quali iniziative il governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». Anche se non esplicito è chiaro il riferimento alle linee guida della Conferenza episcopale italiana – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal papa – nelle quali è stato stabilito che i vescovi non hanno alcun obbligo di informare la magistratura nel momento in cui ricevono denunce o segnalazioni di abusi compiuti da sacerdoti. Tra le altre informazioni richieste nell’interrogazione, spicca quella relativa al cosiddetto “certificato anti pedofilia”. Mantero chiede se il governo «intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere tale certificato a tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato». Giova ricordare che il “certificato” è stato introdotto nel 2014 e che, come spiega a Left il presidente di Rete l’Abuso onlus, Francesco Zanardi, «sono paradossalmente esentate dall’esibire il documento le categorie professionali che da sempre sono tra quelle più a rischio: scout, allenatori, sacerdoti etc…». E questo è quanto, non ci resta che attendere la risposta del Palazzo.

    41 e 42 LEFT 9 dicembre 2017

  • Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Filmava i bambini mentre li violentava: prete a processo in provincia di Foggia

    Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato ieri in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Nel processo che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale di Foggia, il prete è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. I tre minorenni sono stati chiamati a testimoniare sugli abusi subiti. Replicando alle domande dei pubblici ministeri baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, i tre hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa del sacerdote agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori potessero restare fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote inoltre è accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    https://www.fanpage.it/filmava-i-bambini-mentre-li-violentava-prete-a-processo-in-provincia-di-foggia/

  • L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    L’ex prete e il sesso con i minorenni le vittime in lacrime confermano

    Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    La deposizione

    Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Il prcedente

    Trotta, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. È inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/cronaca/17_novembre_28/ex-prete-sesso-minorenni-vittime-lacrime-confermano-805ef0da-d460-11e7-8ba8-e02be708d9ca.shtml

  • Abusi su minorenni  di ex prete: vittime  confermano tutto

    Abusi su minorenni di ex prete: vittime confermano tutto

    FOGGIA – Tre minorenni, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato oggi in aula, dinanzi ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne che all’epoca dei fatti era allenatore di quei ragazzi in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia. Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Foggia, Trotta è imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori.

    I tre adolescenti sono stati chiamati a testimoniare sulle violenze subite. Rispondendo alle domande dei pm baresi, competenti su Foggia per il reato di pedopornografia, che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi, hanno confermato ogni particolare, dalle foto nudi scattate a casa dell’uomo agli atti sessuali a quali erano sottoposti, mimando gesti e raccontando episodi. Hanno chiesto che i loro genitori restassero fuori dall’aula e, per ore, tra lacrime e imbarazzo, hanno ricordato quei momenti.

    Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di carcere per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo processo di altri nove presunti casi di abuso nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono al 2014. Trotta avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ inoltre accusato di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Il processo proseguirà il 18 dicembre con le testimonianze in aula di altri minorenni vittime dell’ex sacerdote, il quale continuava a farsi chiamare ‘don Giannì nonostante fosse stato ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio per ragioni legate agli abusi su minori.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/955521/abusi-su-minorenni-di-ex-prete-vittime-confermano-tutto.html

  • Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

    di Daniel Satur @saturnetroc

    Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

    Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

    Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

    Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

    L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

    In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

    Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

    Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

    La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

    Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

    L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

    La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

    Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

    Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

    Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

    Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

    Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

    Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

    http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos

  • Ex sacerdote abusò di un 11enne. Il giudice accusa: “La Chiesa foggiana fu superficiale”

    Ex sacerdote abusò di un 11enne. Il giudice accusa: “La Chiesa foggiana fu superficiale”

    Le parole del giudice nelle motivazioni della sentenza che a Bari ha condannato a otto anni Giovanni Trotta, il quale sarà processato a Foggia per abusi su altri nove minorenni

    Parla di “atteggiamento quantomeno superficiale delle locali autorità religiose” il gup barese Giovanni Anglana nelle motivazioni della sentenza con cui nei mesi scorsi ha condannato Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia, a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne. Trotta sarà inoltre processato a partire dal prossimo 5 giugno dinanzi al tribunale di Foggia per abusi su altri nove minorenni.

    “Appare quantomeno superficiale – scrive il gup nelle motivazioni della sentenza relativa alla prima vicenda – l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo”. Gli hanno consentito “addirittura – si legge inoltre – di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni”.

    Nelle motivazioni della sentenza il giudice ricostruisce le presunte violenze commesse fra il 2013 il 2014 nei confronti dell’11enne, del quale avrebbe abusato sessualmente “millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto dal 2012 allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana”. Il giudice definisce poi l’imputato “abituale adescatore di minori via Internet”, parla di “inquietante background di pederastia di cui è portatore” e di “atavica dimestichezza all’utilizzazione perversa degli strumenti informatici”.

    Il gup rimarca “la serialità patologica delle condotte” e “l’estrema pericolosità sociale” di Trotta. E nella quantificazione della pena non risparmia valutazioni sui “traumi psicologici” causati alla vittima “potenzialmente devastanti tenuto conto dell’età del ragazzino”. Le indagini coordinate dalla pm Simona Filoni hanno poi accertato abusi commessi nel 2014 da Trotta su altri nove minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori, il gup barese Roberto Oliveri del Castillo ha rinviato a giudizio Trotta dinanzi al tribunale di Foggia.

    Contro di lui si è costituito parte civile uno dei nove minori presunte vittime degli abusi, tutti affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/03/15/news/ex_sacerdote_abuso_di_un_11enne_il_gup_accusa_le_autorita_religiose_foggiane_furono_superficiali_-160627559/?ref=fbplba

  • Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Mentre vanno avanti le indagini condotte dal pm Clelia Mancuso della sezione Fasce deboli della procura di Napoli sui festini gay organizzati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, con acquisizioni di documenti negli uffici delle curie di Napoli e Pozzuoli, gli avvocati che assistono Diego Esposito (nome di fantasia) stanno aprendo i fronti della giustizia penale e civile (con un’azione di risarcimento danni di oltre un milione di euro indirizzata anche nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe e della curia di Napoli) per fare emergere la verità su quattro anni di violenze subite da Esposito quando era minorenne da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione.
    Sulla questione della pedofilia dei sacerdoti, che vede impegnato a fondo papa Francesco, e in particolare sul ruolo che svolgono i tribunali ecclesiastici Iustitia pubblica un intervento di Francesco Zanardi presidente della Rete l’Abuso, l’associazione costituita nel 2009 dalle vittime dei preti pedolfili

    HO LETTO l’articolo sul cardinale di Napoli con il quale si sostiene che Crescenzio Sepe avrebbe ‘esaurito’ il suo mandato e sarebbe opportuno che si dimettesse. A integrazione di quanto scritto vorrei accendere i riflettori sui tribunali ecclesiastici che dovrebbero costituire un passaggio decisivo per la chiesa nella lotta alla pedofilia dei sacerdoti.
    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non viene detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di là dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo. Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, mentre,

    paradossalmente, con il consenso della vittima è presente l’avvocato dell’imputato, come è accaduto ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.
    Durante questi processi, quando è presente la vittima,
    Crescenzio Sepe e Francesco Zanardi
    non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente a un interrogatorio durante il quale vengono acquisite le varie informazioni che riguardano il caso specifico. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli e nei casi da noi documentati non è mai accaduto. Alla vittima non viene rilasciato nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.
    Ma su quali basi si sviluppa il processo canonico? Esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali civili. Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, ‘non è un reato’ che vede la vittima la parte lesa, bensì ‘un’offesa morale a Dio’. Ne viene da sé che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate se non ostracizzate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come la parte lesa.
    Esiste ancora un’altra differenza tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi: il sacerdote in quanto uomo di chiesa è valutato a un livello superiore di quello della vittima, la quale invece è vista come un qualunque fedele, ovvero un peccatore, per giunta conclamato perché ha permesso al sacerdote di cadere in tentazione. È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre con ‘amore paterno’ il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene rigenerato nella sua parte morale ‘sbagliata’, con la preghiera, il pentimento e l’isolamento. Per questi motivi la Rete l’Abuso, la fondazione costituita nel 2009 da un gruppo di vittime dei preti pedofili, sconsiglia ai propri assistiti di prestarsi ai processi canonici, almeno fino a quando sono in atto dei giudizi nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo ma è necessario essere molto attenti perché si rischia di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.
    Il problema nasce dal fatto che durante le audizioni, che come detto prima avvengono in assenza del proprio avvocato di fiducia, ed in alcuni casi in presenza dell’avvocato del sacerdote, la vittima rievoca il racconto narrativo dell’accaduto dando così modo al sacerdote e alla chiesa di trovare punti deboli del racconto sui quali si potrà poi fare forza durante il processo civile. Alla vittima viene inoltre chiesta documentazione probatoria come ad esempio lettere, messaggi, sms, perizie mediche ed eventuali querele depositate, che spesso la vittima concede. Tutto ciò dà un vantaggio enorme al sacerdote e al proprio difensore mettendo la vittima in una situazione di netta inferiorità.
    In ogni caso la massima pena che i tribunali ecclesiastici possono infliggere a un sacerdote è la scomunica. Viene da sé che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili, a meno che non sia la vittima a farlo. Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché per la chiesa la vittima è la causa che ha portato lo sventurato sacerdote in
    tentazione.
    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa pagasse, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perche la vittima non denunci alle autorità civili. In
    Aldo Nuvola e Giovanni Trotta
    questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.
    Anche nel caso che il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa (vedi il caso di don Giovanni Trotta) in quanto qualora l’autorità giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa a un processo penale o a un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.
    È comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che non diventi un pericolo per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa. Troviamo infatti ancora preti come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben tre volte.
    In conclusione bisogna aspettare che terminino gli eventuali giudizi civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile, la chiesa non vorrà più fare in quanto l’obiettivo di nascondere la vicenda è ormai saltato.
    Francesco Zanardi,
    presidente della fondazione la Rete l’Abuso

  • Pedofilia, processo al sacerdote  La prima grana per mons. Giuliani

    Pedofilia, processo al sacerdote La prima grana per mons. Giuliani

    Il neo-vescovo alle prese con il processo al sacerdote accusato di pedofilia

    LELLO VECCHIARINO

    luceraL’ultima volta che gli hanno preso a fischiare le orecchie, è stato per un caso di omonimia. Quand’era sacerdote in quel di Nola, un prete col suo stesso nome e cognome – don Giuseppe Giuliano – fu arrestato: per usura ed estorsione. Il reprobo si trovava in un paesino in provincia di Benevento, ad abitare una villa con arredi lussuosi, evidentemente acquistati con i proventi illeciti – così accertò la Guardia di Finanza – derivanti dalle estorsioni perpetrate ai danni di extracomunitari cui dava in locazione alcuni dei suoi numerosi appartamenti. Una squallida vicenda che dovette turbare non poco l’animo di quel mite sacerdote che di lì a qualche anno sarebbe diventato vescovo della diocesi Lucera-Troia. Soltanto un caso di omonimia. Nient’altro.

    E mai avrebbe potuto immaginare il nuovo presule (che ha da subito destato simpatia nella gente, tanto che non è mancato chi ha esclamato, confuso tra la folla: «Somiglia a papa Roncalli!») insediatosi a Lucera il 4 febbraio scorso, che altro squallore si sarebbe presentato ai suoi occhi, quando la telefonata di un giornalista gli ha svelato i capitoli di un brutto episodio verificatosi nella sua nuova diocesi quando a dirigerla era il suo predecessore, Domenico Cornacchia, poi trasferito a Molfetta, presso la stessa diocesi che fu di quel sant’uomo di don Tonino Bello. Al nuovo vescovo Giuseppe Giuliano hanno raccontato che in due paesini del Monti dauni – Pietra Montecorvino e Casalnuovo Monterotaro – qualche anno fa di inenarrabili turpitudini si era macchiato tale don Gianni Trotta, sacerdote della diocesi Lucera-Troia. Una storia che ora è tornata alla ribalta della cronaca perché nei giorni scorsi un’udienza del processo, che vede imputato Trotta, si è tenuta davanti a Gup di Bari.

    E’ la storia dell’Orco in clergyman, che si aggirava per quei paesini. Sacerdote di Santa Romana Chiesa, poi ridotto allo stato laicale perché macchiatosi di reati commessi altrove: insomma, svestito dell’abito talare, perché la magistratura lo aveva accusato di aver abusato di bambini tra i dieci e undici anni di età. In quei giorni maledetti Pietra Montecorvino – un paese di 2500 anime – era avvolta da una foschia di rumori, voci, sospetti e silenzi. Tanto silenzio.

    Il silenzio che si fa buio e paura, perché soltanto il pensare all’Orco fa tremare. Il silenzio di un perbenismo che non ha certezze, se non il timore dello scandalo pubblico, in questi paesi tascabili che hanno generato il villaggio globale, dove tutti sanno tutto di tutti. E in quei giorni maledetti tutti tacevano, forse per la mitezza di non voler credere, forse perché avere l’Orco in casa, incontrarlo al bar, vederlo sul campetto di calcio fa paura. Ma l’Orco è Orco, e non è come quello delle favole; mentre in quella favola paesana non c’era e non poteva esserci un lieto fine. Anche se anni prima avevano visto don Gianni (appartenente all’Ordine degli Orionini) dire messa in quelle stesse chiese dove anni prima avevano celebrato più che degni sacerdoti come don Paolo Stizzi e don Peppino Di Ruberto: parroci custoditi nella memoria non soltanto paesana. Eppure, in quei giorni maledetti, i giorni di don Gianni, quasi un nuovo microcosmo si era sovrapposto alla tranquillità del paese; un minimondo crudele e primordiale, ma viscido e fragile, come fragile era l’innocenza di quei bambini che l’Orco con la tonaca aveva violato.

    Orrore. Il materiale pedopornografico trovato in casa Trotta dagli agenti della Polizia di Stato e dai carabinieri ha turbato finanche gli animi di chi stava eseguendo la perquisizione; eppure, è gente abituata a vedere certe cose. Ma quei filmati, quelle immagini raccontavano una storia che a volerla leggere nell’ordinanza di custodia cautelare fa accapponare la pelle. L’ex sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Episodi che risalgono al 2014 e ancor prima. Dopo essere stato ridotto allo stato laicale, continuava a spacciarsi per sacerdote e si faceva chiamare dai bambini e dai genitori ancora “don Gianni”. Nell’udienza preliminare, tenuta in questi giorni davanti al al Gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo,  l’imputato, che oggi ha 56 anni, ha chiesto ed ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. E si comincerà il 14 marzo prossimo. Giovanni Trotta, che era già stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un bambino di undici anni, è ora accusato di altri nove casi di abusi su altrettanti minorenni tra i 12 e i 13 anni che facevano parte dello stesso gruppo di giovani calciatori del primo ragazzino. E sì, perché, dopo essere stato spretato Trotta diceva in giro di essere in attesa di trasferimento ad altra destinazione, magari in una Missione in Africa, e intanto aveva ricoperto il ruolo di allenatore della locale squadra giovanile di calcio. Anche da lì fu allontanato per «Comportamenti contrari all’etica». Cosa era accaduto, di preciso? Nessuno dice di sapere, ma intanto il muro del silenzio aveva mostrato le prime crepe: i genitori di un bambino di undici anni avevano saputo e denunciato. Ora puntano il dito contro chi dirigeva la Chiesa locale: «Se avessero denunciato, loro, le malefatte dell’ex prete, altri abusi si sarebbero evitati». Il vescovo dell’epoca, Domenico Cornacchia, non vuol parlare con i giornalisti, ma si sa che dall’ex Sant’Uffizio aveva ricevuto l’ordine di non divulgare notizie sul «caso Trotta» per evitare uno scandalo. E poi fa sapere che di quel presbitero non era responsabile e che avrebbero dovuto pensarci i suoi superiori della congregazione di Don Orione.

    Benvenuti all’Inferno, e proprio nell’anno giubilare della Misericordia.

    Al nuovo vescovo, monsignor Giuseppe Giuliano, toccherà anche ricucire gli strappi prodotti nella Chiesa locale, come se non bastasse il cahier de doleance dove sono appuntati il «caso Telecattolica e i tre processi che coinvolgono anche un sacerdote», i conti economici delle Congreghe e l’abusata pratica delle lettere anonime consolidatasi sotto la gestione di Cornacchia. Il nuovo vescovo, che per la gente ha stampato in faccia la bonomia di Papa Giovanni XXIII si mostra rattristato per la vicenda del prete pedofilo, e chissà, forse gli sarà affiorato alla mente un passo del “discorso alla luna” di Papa Roncalli, pronunciato quando il futuro parroco di Nola aveva undici anni: «Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza».

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/foggia/859177/pedofilia-processo-al-sacerdote-la-prima-grana-per-mons-giuliani.html