Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ARGENTINA: l’inviato del papa, Bochatey, mente sul caso Provolo

    ARGENTINA: l’inviato del papa, Bochatey, mente sul caso Provolo

    Mendoza – Il “commissario apostolico” Alberto Bochatey, nominato da Papa Francesco per indagare sugli abusi sessuali nell’Istituto Próvolo, riferendosi al sacerdote italiano Nicola Corradi, agli arresti domiciliari dal novembre 2016, ha dichiarato: “È una bugia sistematica che i media sostengono. Presentiamo il caso di padre Corradi che in Italia non aveva, né ha cause pendenti. È agli atti con le appropriate note internazionali, che sarebbero l’equivalente del nostro casellario giudiziario, sia in Italia che nella regione di Verona“.

    Una dichiarazione spudoratamente falsa, quella di Bochatey, che si arrampica sugli specchi nell’intento di coprire le reticenze delle gerarchie con affermazioni volutamente false o imprecise, come quella che don Nicola Corradi, in Italia non è citato in procedimenti… Soprattutto a Verona. Ebbene, questo in parte non è vero come non è vero che la chiesa non sapesse: sapeva dal 1970 e, nel 2014, ne fu informato anche Bergoglio in persona.

    A lato, vediamo il documento della Procura della Repubblica proprio di Verona, a seguito delle denunce che la Rete L’ABUSO, in collaborazione con l’Associazione Sordi Provolo, ha depositato nel 2017. Nel decreto di archiviazione della sola posizione del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, la Procura, su richiesta delle nostre 3 istanze, rispondeva che la Congregazione alla quale Corradi apparteneva, è una Congregazione di Diritto Pontificio, – quindi  dipende direttamente dal Vaticano – e il vescovo di Verona, tranne probabili responsabilità morali, non ha alcuna responsabilità giuridica, che altresì la Procura attribuisce alla sola Congregazione.

    Nel documento la stessa Procura di Verona smentisce Bochatey, e afferma che la Congregazione era al corrente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, sin dal gennaio del 1970.

    Ricordiamo anche che nel 2011 ci fu una commissione d’inchiesta, voluta dal Vaticano, la curia si scusò e ammise gli abusi.

    Ma andiamo oltre. Come più volte detto, nel 2014 una delegazione di sopravvissuti dell’Istituto Provolo, ha incontrato di persona papa Francesco. In quella occasione hanno consegnato una lettera personalmente a Bergoglio, lettera già inviata prima alla C.D.F., al papa e al vescovo Zenti, nella quale, oltre al nome di Corradi, vi erano scritti a chiare lettere i nomi di altri 14 sacerdoti accusati, nei confronti dei quali, ad oggi, la chiesa non ha fatto nulla.

    Lo stesso Corradi, malgrado Bergoglio fosse informato già da due anni, al momento dell’arresto rivestiva ancora il ruolo di direttore dell’Istituto di Mendoza.

    Questi i fatti e le prove.

    Zanardi

  • I 4 “casi Viganò” italiani

    I 4 “casi Viganò” italiani

    Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

    1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

    Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

    Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

    Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

    Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

    Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

    2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

    In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

    3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

    La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

    4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

    Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

    Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

    Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    Francesco Zanardi

  • VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli (vittima di don Corradi), per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Questo è solo un passaggio della querela di tre pagine che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha depositato contro gli ex allievi dell’istituto veronese Antonio Provolo e l’Associazione Sordi Provolo in data 14 febbraio 2017.

    In un’esposizione grottesca, che deve aver fatto sorridere anche chi l’ha raccolta, il vescovo Giuseppe Zenti, nell’accusare di diffamazione quello che lui chiama “gruppo Dalla Bernardina”, racconta una sua ricostruzione dei fatti piuttosto singolare.

    Il suo racconto inizia intorno all’anno 2007 quando l’associazione degli ex allievi del Provolo (guidata da Giorgio Dalla Bernardina) si rivolge a lui chiedendo di intercedere per l’uso di alcuni locali dell’istituto nei quali gli ex allievi potessero riunirsi, richiesta nella quale i sordi avrebbero minacciato “che altrimenti li avrebbe accusati di pedofilia”. Zenti non rispose mai a quella richiesta.

    Va ricordato che intorno all’anno 2008, la lunga scia di abusi del clero cattolico partita nel 1999 dagli Stati Uniti, raggiunse anche l’Europa e si cominciò, anche sui giornali italiani, a parlare del fenomeno. Zenti infatti, dopo la richiesta degli ex allievi, è proprio nel 2008 che colloca come un complotto dei sordi – a quella sua non risposta – l’inizio delle ritorsioni, che a suo dire sarebbero consistite nel far emergere, sulla stampa, le molestie subite dagli ex allievi sordi.

    È proprio in un passaggio della querela che Zenti, riferendosi ad una conferenza stampa da lui convocata nel 2008 per difendere dalle accuse di molestie il suo predecessore – mons. Giuseppe Carraro – afferma che “Nel corso di essa spiegai anche del colloqio descritto con Dalla Bernardina. Ricordo in specie che mi fu chiesto, alla luce dei potenti fari televisivi e a bruciapelo, se considerassi quelle richieste un ricatto e risposi di si”.

    A conferma dei suoi sospetti vi è il fatto che seguirono diversi approfondimenti giornalistici sul caso. Ma un’altra prova che, secondo Zenti, smentirebbe gli abusi è il fatto che gli ex allievi sordi “riferivano di essere stati sodomizzati, parola a mio avviso difficile a riprodursi da un sordomuto” di qui l’ovvia deduzione che se non sai riprodurre una parola, non puoi neppure aver subito quello che la parola significa …

    Stesse pittoresche conclusioni anche per quanto riguarda le accuse di molestie avanzate da Gianni Bisoli nei confronti di monsignor Giuseppe Carraro: secondo Zenti, infatti, dopo la commissione d’inchiesta presieduta dal dottor Mario Sannite, le accuse di Bisoli furono qualificate – devo dire con gran eleganza – nella sentenza “come una costruzione mentale tipica di un praticante omosessuale, cioè destituita di ogni verità”.

    Per Zenti, la conclusione con la quale concorderebbe anche l’attuale Rettore dell’Istituto Provolo, don Robert Frainer, è appunto che “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli, per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Affermazione quest’ultima molto grave, per la quale, attraverso i canali diplomatici, è stata messa a conoscenza anche l’autorità amministrativa argentina sotto accusa.

    La Procura della Repubblica di Verona ha archiviato la querela del vescovo Zenti nei confronti del “gruppo Dala Bernardina”. Parallelamente fu archiviata anche la sua posizione rispetto all’ipotesi di favoreggiamento riguardo al sacerdote Nicola Corradi: ipotesi che, nell’archiviazione, indica vada addebitata alla Congregazione e attesta che don Nicola Corradi “si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese (l’Argentina) nel gennaio del 1970. In quella data, quando ancora Zenti non ricopriva la carica di vescovo in Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Per quanto riguarda Zenti e la responsabilità di vigilanza nei confronti di don Nicola Corradi “è invece una condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti, e potrebbe eventualmente riguardare solo una sua responsabilità di ordine ‘morale“.

    Nella richiesta di archiviazione, smontate anche le accuse di Zenti nei confronti degli ex allievi che, secondo la Procura, “deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei ‘detrattori’ della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure (vedasi le testimonianze delle vittime, le confessioni rese da don Piccoli in un’intervista registrata, e vedasi anche le ammissioni effettuate dalla medesima curia) hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2° c cp. “.

    Francesco Zanardi

  • Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Nel gennaio 1970 “avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Questo uno dei passaggi di quanto scrive il pm, Valeria Ardito, nella richiesta di archiviazione avanzata al GIP, nella quale si chiede l’archiviazione della sola posizione del vescovo Giuseppe Zenti ma, nello stesso passaggio, ad indagini espletate, si certifica per la prima volta (da parte dell’autorità giudiziaria) che la congregazione (Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi) all’epoca era ben cosciente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, arrestato in Argentina il 28-11-2016 attualmente agli arresti domiciliari e in attesa di processo.

    Si poteva evitare quindi, ma non è stato fatto nulla, tuttavia “per quanto attiene la posizione del vescovo Zenti Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare al medesimo imputabile”. “E’ difatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano”.

    La vicenda quindi non è chiusa, si chiarificano gli indirizzi: l’interlocutore non è la Diocesi, ma la Congregazione che dipende dal Vaticano, al quale gli ex allievi dell’Istituto Provolo e l’Associazione Sordi Provolo si erano già in più occasioni rivolti.

    Anche papa Francesco fu personalmente informato dalle vittime nel 2014, durante un incontro con loro in Vaticano, quando un ex allievo – Giuseppe Consiglio (nella foto) – consegnò proprio nelle mani del papa, una lettera nella quale denunciavano non solo il nome di don Nicola Corradi, ma anche quelli di altri 14 religiosi coinvolti.

    Come nel caso cileno del vescovo Barros, anche nel caso italiano, papa Francesco non diede mai alcun seguito a quella grave denuncia, almeno fino all’arresto del sacerdote, avvenuto per mano dell’autorità civile argentina e non della chiesa.

    Nella richiesta di archiviazione si parla anche della falsificazione della pagella di un ex allievo, Giovanni Bisoli. La pagella è verosimilmente falsificata ma l’originale è sparito, tuttavia “non sono comunque emersi elementi che consentano di individuare i responsabili dell’eventuale contraffazione”.

    Dalla richiesta si apprende anche di una querela per calunnia presentata dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti, querela per la quale viene chiesta l’archiviazione.

    Si legge che Zenti “pubblicamente accusato, sugli organi di stampa, di omessa viglianza su don Corradi, malgrado che l’istituto Provolo non appartenesse alla giurisdizione della diocesi e fosse quindi questa indipendente. Sul punto deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2°c. cp”.

    Il documento, anche se chiede l’archiviazione per Zenti, è di per sé importante, rende parziale giustizia agli ex allievi dell’istituto portando, dopo 30 e passa anni, il caso dell’Istituto Provolo negli Archivi della Giustizia civile, alla quale fino ad oggi era sfuggito.

    Gli indirizzi ai quali rivolgersi oggi sono chiari. Il caso di don Corradi resta tuttavia aperto e insieme a lui anche le gravi responsabilità delle gerarchie che hanno permesso tutto ciò, e alle quali chiederemo conto dopo la condanna di Corradi: tecnicamente oggi, senza ancora una condanna, i reati omissivi non sono ipotizzabili ma non configurabili.

    Le Associazioni – Rete L’ABUSO e Associazione Sordi Provolo – rispettivamente si riservano, nel termine di 20 giorni previsto dalla legge, di valutare ed eventualmente opporsi alla richiesta del pm Valeria Ardito.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi.

  • Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Un documento inedito prova che il Vaticano e una delle più alte cariche della magistratura veronese sapevano che nell’Istituto Provolo di Verona erano stati commessi abusi sui bambini sordomuti da parte di almeno tre persone tra preti e laici: l’esclusiva di Fanpage.it.

    Nella storia del caso Provolo di Verona, lo scandalo degli abusi sessuali sui bambini sordomuti da parte di preti e religiosi, c’è un passaggio cruciale. Si tratta della commissione di indagine indipendente che il Vaticano concesse per accertare eventuali responsabilità da parte dei preti. È lo stesso delegato del vescovo di Verona, monsignor Mazzoni, a dichiarare in una lettera del 2010 che la commissione in base alle norme canoniche dovrebbe essere “condotta da organismi della Chiesa stessa”, ma che per garantirne l’imparzialità sarà affidata, invece, ad organismi laici.

    Il documento sull’istituzione della commissione vaticana sul caso Provolo

    Per la prima volta la Chiesa sembra voler andare a fondo nella questione, tanto che a presiederla venne chiamato non un religioso, ma un laico. Si tratta di Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona. Nonostante quest’operazione fu lanciata proprio come un atto di apertura della Chiesa verso le vittime, oggi, a distanza di anni qualcosa non torna. Gli atti della commissione, infatti, furono secretati, tanto che neppure le vittime hanno potuto prenderne visione. Fanpage.it, però, è entrata in possesso di alcuni di questi documenti e oggi può pubblicarli in esclusiva.

    Relazione conclusiva della Commissione indipendente sul caso Provolo

    Nella relazione che Sannite invia al Vescovo di Verona Giuseppe Zenti il 9 ottobre del 2011 (la data è importante), la tesi del giudice è molto chiara. L’Associazione dei sordomuti, “manovrata” dal presidente Giorgio Dalla Bernardina, ha denunciato gli abusi pedofili per ricattare la Compagnia di Maria (l’ente che gestisce il Provolo), quindi per un mero interesse economico. Prova ne è che le denunce sono arrivate a distanza di molti anni e che ne è stata data – scrive il giudice – pubblicità sui giornali. Insomma, il magistrato che doveva indagare gli abusatori finisce per indagare le vittime, mentre accoglie le versioni dei preti. Leggendo il suo resoconto si apprende, infatti, che “non ci sono motivi per dubitare” che Don Rino Corradi non era presso l’Istituto quando si verificarono gli abusi, Don Micheloni pure, mentre Don Danilo Corradi c’era, ma i sordomuti hanno voluto incastrarlo perché era contrario al concedergli una stanza in affitto. Solo per Don Piccoli, invece, le accuse hanno “carattere di verosimiglianza”.

    In sostanza non ci sono colpevoli (se non Don Piccoli), e su tutta la vicenda grava il pesante “sospetto” che i sordomuti stiano agendo in cattiva fede. Eppure solo pochi mesi prima il dottor Sannite, intervistato nel corso della puntata di Matrix del 24 maggio 2011, aveva dichiarato che “almeno tre persone, tra sacerdoti e religiosi avevano ammesso di aver commesso delle violenze sui minori”. Nel giro di 4 mesi, quindi, queste testimonianze scompaiono, sembrano non essere mai esistite. Nella lettera che manda al vescovo, alla fine delle indagini, non c’è traccia di confessioni. Anzi, i preti hanno un alibi perfetto, del quale non c’è motivo di diffidare.

    L’incongruenza è tale che ne abbiamo chiesto conto direttamente al giudice, che ci ha risposto così: “Sì, qualcuno ha confessato, ma non mi ricordo chi”. Anche consultando più volte il suo archivio, Sannite non ha trovato più traccia di queste tre confessioni. “Io sono sicuro – aggiunge – che alcuni di coloro che venivano accusati durante la nostra inchiesta abbiano ammesso, tant’è che erano stati oggetti di provvedimenti sanzionatori e per questo erano stati allontanati dall’Istituto e trasferiti ad altro incarico”.

    Quindi durante le indagini di una commissione istituita per appurare proprio le responsabilità dei sacerdoti, alcuni preti ammisero di aver abusato dei bambini sordomuti, ma le loro testimonianze non furono tenute in considerazione. Ma il punto più oscuro di questa vicenda riguarda proprio i preti trasferiti all’estero di cui parla Sannite. È il caso per esempio di Nicola Corradi, arrestato nel novembre 2016 in Argentina perché accusato di abusi da parte di altri bambini sordomuti nell’istituto sudamericano del Provolo. Abbiamo chiesto al giudice come mai nel 2011 non avesse investigato anche su di lui, visto che il suo nome era stato fatto dalla vittima Gianni Bisoli.

    Il giudice, forse pensando di dirci delle cose già note, su questo argomento fa delle rivelazioni molto importanti. “Don Nicola Corradi – spiega – è sicuramente uno di quelli nei confronti del quale erano stati emessi dei provvedimenti sanzionatori di questo tipo. Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”.

    Stando a quanto dice il Presidente della commissione, quindi, negli ambienti ecclesiastici si sapeva che Don Nicola Corradi era stato trasferito perché sul suo conto pendevano accuse di abusi. Lo sapeva il monsignor vicario e lo sapeva il vescovo. E allora perché la Curia non lo fermò? Perché è intervenuta prima la magistratura arrestandolo 5 anni dopo?

    È un aspetto che andrà chiarito visto che proprio la Curia di Verona potrebbe essere tirata in ballo per responsabilità omissive nell’affaire Corradi. Di questi trasferimenti, però, non c’è traccia nelle carte della commissione in nostro possesso.

    Le incongruenze sul lavoro di questa commissione, però, sono molte. I sordomuti accusanti erano 67, la commissione ne ascoltò soltanto 17. I preti accusati erano 29, nel documento in nostro possesso si parla solo di 4 preti interrogati. Non solo. La parte principale della ricostruzione dell’accaduto si basa sul caso di Gianni Bisoli, una delle vittime di abusi, la cui testimonianza viene completamente screditata come inverosimile, salvo poi scoprire a distanza di anni che uno dei documenti su cui il teste non era ritenuto attendibile fu falsificato. Lo stesso Sannite ammetterà l’esistenza di questo falso in un’intervista di Andrea Tornago su Il Fatto Quotidiano.

    Infine un dettaglio piuttosto indicativo: uno dei religiosi su cui si espresse la sentenza, Fratel Lino Gugole, nell’agosto del 2011, risulta morto mentre nel novembre 2012 viene dato per vivo proprio dalla commissione, in una lettera che il vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, scrive alle vittime di abusi per informarli dei provvedimenti che la Santa Sede ha preso contro i preti pedofili.

    Il documento della commissione vaticana del caso Provolo

    È qui che possiamo leggere il verdetto di questo lavoro durato anni. A pagare le spese di tutte le accuse è un prete solo: Don Eligio Piccoli, l’unico a ricevere un precetto penale dal Vaticano per i fatti del Provolo. Don Piccoli viene condannato ad una vita completamente dedita alla preghiera e alla penitenza, al divieto di contatti con minori e all’assidua sorveglianza da parte di uomini indicati dal Vescovo di Verona. Altri preti, invece, ricevono provvedimenti più blandi come allontanamenti e ammonizioni.

    Perché proprio Don Piccoli riceve questo precetto penale? Di quale colpa maggiore si era macchiato rispetto agli altri sacerdoti accusati? È una domanda alla quale sarebbe facile rispondere, ma anche il suo interrogatorio è coperto dal segreto.

    Atti della commissione di indagine sul caso Provolo

    Le vittime che da quasi 30 anni aspettano verità e giustizia si sono rivolte più volte a questo organismo “indipendente” per conoscere i nomi dei rei confessi e la natura di queste confessioni. “Questi atti sono stati raccolti da una commissione conoscitiva laica, anche se è stata istituita dalla Chiesa, ma è stata volutamente affidata ad organismi laici proprio per garantirne l’obiettività e la trasparenza, – ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso – non possono invocare ora il segreto pontificio su queste indagini, le vittime di abusi sessuali dei preti pedofili hanno il diritto di conoscere la verità”.

    http://www.fanpage.it/istituto-provolo-abusi-sui-bimbi-sordomuti-in-esclusiva-i-documenti-secretati-dal-vaticano/

  • Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    di Daniel Satur – Giovanni Granuzzo con Gustavo Chamorro (attuale direttore del Provolo de La Plata)

    “Da oggi padre John sarà il legale rappresentante del nostro istituto. Per noi è molto importante perchè, mentre diciamo addio al caro padre Nicola (Nicola Corradi), che sarà il responsabile del nostro nuovo istituto di Mendoza, dove porterà tutta la sua esperienza e l’amore per i bambini sordi”.

    Con questa breve presentazione, gli insegnanti e i docenti dell’istituto Provolo di La Plata annunciarono, un pomeriggio dei primi mesi del 1998 alcuni cambiamenti nel collegio e nella scuola. E ‘stato uno dei momenti di maggior splendore ed espansione dell’Istituto, fondato nella capitale Buenos Aires nel 1914. Quasi nel ventesimo secolo, il trattamento preferenziale ricevuto dal Arcivescovo di La Plata si aggiungeva il prestigio come educatori dei bambini e i giovani con disabilità uditive.

    Padre John non era altri che Giovanni Granuzzo, sessantenne italiano che tornava a La Plata per la seconda volta (la prima è stata negli anni ’80). Sempre sobrio, molto colto, Granuzzo era stato chiamato per sostituire, in qualità di rappresentante legale dell’istituto, suo connazionale Nicola Corradi, che a sua volta era stato chiamato a “espandere l’opera” in altre terre. La sua nuova destinazione era Lujan de Cuyo, dove avrebbe avuto un intero Istituto nelle sue mani.

    Corretto e seduttore

    Tutto il personale dell’istituto aveva un grande rispetto verso di lui. E sebbene non avesse contatto quotidiano con gli studenti, era solito dimostrare che sapeva quasi tutto ciò che succedeva. Sempre un caloroso benvenuto ai professori e insegnanti. Oltre hai suoi doveri amministrativi, Don Granuzzo diceva regolarmente messa nella scuola.

    Alcune delle persone che hanno lavorato vicino lui sono d’accordo sul fatto che una delle sue passioni era quello di “formare i novizi”. Granuzzo guidato in modo eccellente da un gruppo di giovani che vivevano in un’ala esterna dell’istituto, che si trova proprio di fronte alla scuola (quasi all’angolo tra 25 e 47). Non insegnava presso la scuola, ma i novizi li aveva sotto il suo comando.

    “Molti di questi ragazzi venivano dal Paraguay e dall’interno del paese,” ricordano le fonti. E c’è chi assicura che uno di quei novizi è diventato un prete, il suo braccio destro e ora vive in Italia. Probabilmente con lui.

    Da quasi tre anni Granuzzo è tornato nella sua nativa Italia. Nessuno dubita che si sia trattato di un trasferimento obbligato, ma ci sono divergenze sui motivi. Alcuni assicurano che volevano come vice direttore della sede di Verona. Ma ci sono anche quelli che pensano (in particolare tra il personale meno compromesso “nell’opera”) che probabilmente vedevano avvicinarsi il pericolo che esplodesse la situazione degli abusi a Mendoza e quindi la decisione di rimpatriarlo.

    Sulla vicenda parecchi sospetti. Perché, all’inizio degli anni 80 e avevdo preso la cittadinanza argentina (DNI 18.212.849) è dovuto rientrare in Italia abbandondo la sua nuova patria?

    Nessuna delle fonti che ha parlato con questo giornale sa rispondere a questa domanda. Nessuno può credere che padre Giovanni habbia deciso, senza un motivo valido, di lasciare suoi novizi, con i quali aveva un rapporto più che speciale ( si dice di “complicità e molta intesa”).

    “Perché Don Granuzzo doveva cambiare la sua vita così tranquilla facendo un passo così carico di molte altre responsabilità?” Si domanda un’ insegnante che ha trascorso molti anni nella scuola superiore e conosce molte storie.

    Una risposta possibile sarebbe, forse, che la tranquillità non sarebbe durata a lungo. Soprattutto se alcune delle vittime di Granuzzo avessero iniziato a parlare. Così sarebbe stato meglio fuggire in tempo . Anche con 80 anni.

    Oggi “Padre Giovanni” vive a Verona, presso lo stesso istituto che lo ha visto “consacrare” e vale la pena ricordare, è il più sicuro della sua congregazione. Non è noto se il suo ex novizio di La Plata è con lui. Non gli manca di certo la compagnia che lo aiutino a superare nei suoi ultimi anni di vita e la nostalgia per l’Argentina.

    Tuttavia, ogni due per tre si sveglia di soprassalto ed è solito passare giornate intere con un fastidioso timore. Sa che il suo attaccamento a La Plata non era solo sentimentale ma anche una protezione.

    80s: Granuzzo (in alto al centro), Spinelli (lato destro), Primati (in alto a destra) e Corradi (in basso a sinistra) nel Provolo di La Plata

    “Io avevo 12 anni e lui 26”

    Granuzzo non condivide con Nicola Corradi, Giuseppe Spinelli e Eliseo Primati solo nazionalità e religione. I quattro fanno parte di una legione di abusatori sessuali dell’istituto Provolo di Verona che, dopo aver commesso innumerevoli crimini tra gli anni ’50 e ’80, sono stati “trasferiti” ad altre latitudini.

    “Ho subito abusi sessuali da Don Granuzzo e ho assistito alle sue molestie su altri compagni. Mi ha molestato per circa tre anni. Sono stato un allievo dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, tra i 9 ei 16 anni. Io avevo 12 o 13 anni e lui circa 26  “, dice Gianni Bisoli a L’Izquierda ufficiale dall’Italia.

    Oggi ha 69 anni e da quasi dieci, insieme ad altri sopravvissuti, si batte per la verità sui crimini sessuali nel Provolo veronese. E nonostante sappia che è molto difficile da Granuzzo e altri preti abusatori vadano in prigione nel suo paese, ritiene importante che in Argentina si sappia la sua storia.

     Ho subito abusi sessuali da parte molti sacerdoti. Da Granuzzo, don Nicola Corradi e monsignor Giuseppe Carraro, che fu Vescovo di Verona 1958-1978.

    Che tipo di abuso?

     Palpamenti e masturbazioni violente. E ‘stato terribile. Mi hanno devastato. Sono arrivato a scappare dall’istituto e correre 40 chilometri fino a casa mia. Ma quando sono tornato al Provolo gli abusi sono continuati.

    Bisoli è uno dei più determinati denuncianti di Verona. Ha saputo abbattere la barriera della vergogna, del terrore e del silenzio. Egli non è solo, ma sa che non tutte le vittime hanno lo stesso coraggio. In molte persone riesce ad avere successo il piano di intimidazione attuato dalla gerarchia ecclesiastica in questi casi.

    Quando ha parlato per la prima volta?

     I miei genitori sapevano degli abusi e violenze subite all’istituto. Ma tacquero, condizionati da una certa mentalità di quell’epoca. Non era come oggi.

    Nel 2009 ho contattato l’Associazione Sordi Antonio Provolo [ un’organizzazione esterna all’Istituto ], che sono gli unici a sostenermi. Poi raccontai la mia storia al giornalista Paolo Tessadri del settimanale L’Espresso , che ha pubblicato le note su questi abusi e violenze, arrivando a raccogliere le testimonianze di 70 ex studenti.

    La curia da quanto sa di questi casi?

     Le autorità ecclesiastiche hanno saputo da noi degli abusi nell’istituto Provolo nel 2006, quando abbiamo avuto un primo incontro con monsignor Franco Fiorio, segretario del vescovo di Verona. Tra il 2006 e il 2008 è stato informato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e il Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Verona, Giuseppe Mazzoni, sia personalmente che per lettera.

    E il Vaticano?

     Il Vaticano lo ha saputo dalle nostre lettere raccomandate e un video che gli abbiamo inviato. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha creato a Verona, nel 2010, una commissione di ricerca esterna alla Chiesa.

    Che cosa ha fatto questa commissione?

     E ‘durata quasi due anni. Nel 2012, il Vaticano ha inviato un rapporto con i risultati delle indagini. Ma anche se alcuni abusi sono stati riconosciuti, il rapporto è molto incompleto. La maggior parte dei preti pedofili denunciati alla Commissione sono scomparsi dalla relazione finale. Infatti Granuzzo e Corradi non sono elencati, nonostante io abbia personalmente dichiarato contro di loro. Il Presidente della Commissione, Mario Samnite, si è recentemente giustificato dicendo che non era stato affrontato il caso Corradi perché era in Argentina.

    Gianni Bisoli 

    Vedi anche Francisco conosceva la stupratori Provolo rifugio e non ha mai fatto nulla

    Gli insabbiatori

    Una delle cose che hanno fatto rabbia a Gianni Bisoli e agli altri sopravvissuti del Provolo di Verona è stato l’agire della gerarchia Veronese e del Vaticano, dopo che le accuse sono state rese pubbliche. Un’agire che supera il semplice disinteresse e comprende, per esempio, la falsificazione di documenti nell’intento distorcere la storia.

     Durante i lavori della Commissione ho chiesto di partecipare alle ispezioni nella Curia di Verona, tra cui la stanza del Vescovo per dimoestrare che io conosco molto bene l’ambiente a tutti inaccessibile. Ma non è stato autorizzato. Nonostante le richieste delle vittime che hanno inviato ben due lettere, il Vaticano si è rifiutato di fornire le copie dei verbali e delle registrazioni audio e video della commissione d’inchiesta.

    Come è avvenuta la falsificazione?

     Durante i lavori della Commissione ho potuto ottenere una copia del mio registro di quando ero studente al Provolo. Era una copia ufficiale dell’Istituto autenticato. Li figura che io vengo promosso come studente nel 1963. E siccome io ho dichiarato di essere stato abusato dal Vescovo di Verona fino al 1964, la Commissione ha ritenuto “inammissibile” la mia testimonianza. Ma recentemente ho trovato la mia pagella originale di quando mi sono diplomato alla scuola superiore. Si dice, in modo inequivocabile, che si è conclusa nel 1964. Così ho presentato una denuncia presso la Procura di Verona per verificarne la contraffazione e individuare i responsabili.

    Bisoli aggiunge, se fosse necessario, che fino ad oggi né l’Istituto Provolo di Verona, né la Curia e il Vaticano hanno dato a lui e al resto dei denuncianti assistenza minima, sia materiale che psicologica. Perché si sente in dovere di dare la sua testimonianza, che, oltre a raccontare le aberrazioni del passato smaschera atrocità del presente.

    Il “trasferimento” come strategia

    Nel 1964, quando aveva 16 anni e stava terminando il suo periodo al Provolo, Bisoli e i suoi compagni hanno ascoltato con attenzione Don Eligio Piccoli annunciare che padre Granuzzo e altri sacerdoti e fratelli laici avrebbero lasciato per l’Argentina. A quei tempi non si è dato alcuna spiegazione del motivo per cui la legione di preti lasciava Verona. Nessuno chiese troppo.

    Nel febbraio di quest’anno, 53 anni dopo le denunce, Bisoli ha visto in un video di don Piccoli dove lui stesso riconoscere che tali trasferimenti sono stati pianificati per scongiurare alcuni degli abusatori di Verona (forse il più compromessi), inviandoli in America. E ‘stato quando il vecchio Don Eligio, oggi in un ospedale cattolico perché pedofilo, ha confessato a un giornalista italiano (che portava una telecamera nascosta), questo ed altri segreti.

    Ci sono zone d’ombra in questa storia. Da un lato, non si sa che cosa hanno fatto Granuzzo, Corradi e il resto di quelli “trasferiti” tra il 1964 e l’80, poiché la maggior parte memorie di La Plata assicura che negli anni ’70 arrivarono presso la sede dell’Istituto. D’altra parte, finora nessun altro caso di abusi da parte di  Granuzzo su studenti sordi o novizi nel Provolo di La Plata è a noi noto.

    Ovviamente, nessuna di queste zone d’ombra impedisce di anticipare alcune risposte. Possono essere stati trasferiti nel 1964 in Argentina ed alloggiati in qualsiasi dipendenza ecclesiastica fino che assumevano ruoli nel Provolo? Sì, certo. E può Granuzzo aver commesso violenze e abusi su minori sotto la loro responsabilità? Sì, è probabile.

    Di fatto, oggi, Nicola Corradi (italiano che condivide con padre Giovanni religione, nazionalità, età e “tentazioni”) è in carcere a Mendoza per le denunce di decine di vittime di abusi avvenute negli ultimi anni. Non ci sono accuse contro di lui per presunti abusi da parte delle vittime di La Plata , dove ha diretto la Provolo per due decenni.

    sede Provolo Institute di La Plata. Jorge “Francisco” Bergoglio e Héctor Aguer

    Leggi anche Le 27 azioni di Francisco per coprire i sacerdoti abusatori

    I favori di Dio

    Con l’impunità garantita dall’intricato istituto, protetto e rispettato dal Vaticano verso i loro stupratori sacerdoti e con la convinzione che molte vittime non possono superare il terrore imposto dalla tonaca, è molto probabile che Granuzzo, Corradi (ora in carcere) Horacio Corbacho (ora prigioniero con Don Nicola), Giuseppe Spinelli (probabilmente morto) ed Eliseo Primati (ancora rinchiuso nella sede di La Plata) abbiano commesso decine o centinaia di abusi senza preoccupare troppo o per niente.

    “Non c’è da stupirsi se mi domandi di Don Granuzzo e nemmeno mi sorprende che sia scoppiato lo scandalo al Provolo in Argentina”, dice Gianni Bisoli. E aggiunge, con un pizzico di ironia, che “la Chiesa dovrebbe vergognarsi: sapevano tutto, questo è innegabile.”

    L’uomo 69enne, non non ha molta speranza che Granuzzo venga toccato dalla magistratura italiana. Ma non mostra rassegnazione. Anche se assicura che la sua vita è stata rovinata dagli abusi ( “Non ho mai potuto avere relazioni sane con le donne o anche baciare sulla bocca una persona”) dice che non si darà pace fino a quando tutti conosceranno la vera storia del Provolo.

    Una storia che Jorge Bergoglio e i suoi vescovi, tra cui Zenti di Verona e Aguer di La Plata, sanno meglio dei sopravvissuti.

    “Il nostro compito mira a rafforzare le capacità di comunicazione e formazione al lavoro (…) in modo che i ragazzi abbiano le stesse opportunità”, ha detto Giovanni Granuzzo in un’intervista con il quotidiano El Dia de La Plata nel maggio 2010. Erano tempi più tranquilli, quando non gli passava per la testa che un giorno sarebbero dovuti tornare, quasi in fuga senza che nessuno sappia molto a la Plata, all’Italia, che li aveva visti partire decenni fa.

    http://www.laizquierdadiario.com/Don-Granuzzo-el-violador-de-ninos-sordos-que-se-fugo-a-tiempo-de-Argentina

  • Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Nel messaggio inviato anche a Papa Francesco si leggono i nomi dei religiosi accusati degli abusi al Provolo di Verona. Tra questi figura quello di don Nicola Corradi, poi arrestato per il caso scoppiato a Mendoza.

    Un lettera datata 20 ottobre 2014 e inviata dall’Associazione Sordi Antonio Provolo al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione della Fede e a Papa Francesco. Su questo documento si sta concentrando la stampa argentina e in particolare La Izquierda Diario nel racconto dello scandalo che riguarda gli abusi sessuali subiti dai bambini sordomuti dell’istituto Provolo di Mendoza, scandalo che ha portato all’arresto e all’incriminazione di sei persone, tra cui il religioso veronese don Nicola Corradi.

    Proprio il nome di don Corradi figura nella lettera con cui l’associazione informava il Vaticano di 14 uomini di chiesa che si sarebbero macchiati di violenze su minori. Uomini che non sono stati fermati, dato che Corradi è ora in carcere in Argentina per gli abusi al Provolo di Mendoza. Ed è questo ad alimentare l’indignazione, il sospetto che le autorità cattoliche non abbiano fatto abbastanza per fermare gli abusi. Tra gli altri nomi presenti sulla lettere, ci sono anche quelli di Giovanni Granuzzo, rimpatriato in Italia, Giuseppe Spinelli, morto a Mendoza, ed Eliseo Primati, rifugiato nel Provolo di La Plata.

    Questa lettera è stata consegnata alla magistratura argentina, ai media ed è stata pubblicata anche da la Rete L’Abuso Onlus.

    Altro dettaglio su cui si concentrano le critiche del giornale La Izquierda Diario sono le indagini parallele condotte dei due religiosi incaricati da Papa Francesco. Pare che i due, non solo abbiano collaborato solo in parte con gli inquirenti, ma abbiano anche vantato privilegi per visionare parte del fascicolo d’indagine. Il sospetto del giornale argentino è che le reali intenzioni dei due inviati del Papa non siano scoprire la verita per rendere giustizia alle vittime, ma aiutare i preti accusati.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-lettera-papa-francesco-25-maggio-2017.html

  • PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    Rafael Ramon Amarilla, 30 anni, di Puerto Rico (Argentina), della Compagnia di Maria (don Provolo) Fu consacrato a Verona il 24 maggio del 2014 dal vescovo Giuseppe Zenti. Sostituì circa sei mesi fa, dopo l’arresto, l’allora direttore Nicola Corradi e oggi è anche lui accusato di abusi su minori.

    Le amanti di un prete del Provolo

    Ramon Amarilla è il responsabile dell’istituto dall’arresto di Corradi e Corbacho, è anche sospettato di abusi e violenza di genere.

    Sono passati quasi sei mesi dalle prime denunce di abusi sui bambini sordi nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo. Una scabrosa trama tra pedofilia complicità e occultamenti durati decenni è venuta alla luce. Il caso Provolo che è distante dall’essere un caso isolato, è un impressionante esempio delle atrocità che spesso accadono e quasi mai vengono alla luce in questo tipo di istituti, ed è tuttavia evidente che quella che oggi sta emergendo è solo una piccola parte.

    Ora, una trama di amanti, denunce e violenza di genere coinvolge un altro sacerdote del Provolo. Si tratta di Ramon Amarilla alla direzione dell’istituto argentino dall’arresto di Nicola Corradi e Horacio Corbacho. C’è un’indagine canonica in corso parallela al caso giudiziario del Provolo di cui il sacerdote è oggetto. Il religioso oriundo di Misiones è arrivato dalla congregazione alla sede di Luján de Cuyo nell’aprile del 2015, proveniva da Mar della Plata.

    Tuttavia il superiore locale del Provolo non è esente da accuse di vessazione simili a quelli commessi da Corradi Corbacho e gli altri quattro detenuti.

    Alle denunce per abuso di minori fatte dai genitori, si aggiunge la rottura sistematica dell’impegno di celibato.

    Secondo un’indagine di questo quotidiano, il sacerdote Ramon Amarilla dal suo arrivo a Mendoza ha avuto ripetute relazioni sessuali, almeno con due donne che lavoravano nel Provolo. Entrambe le donne erano inservienti dell’istituto e tra le altre cose il loro compito era quello di prendersi cura proprio di quei bambini i cui genitori, oggi, vogliono denunciare gli abusi. Una delle donne che chiameremo N. è stata la custode dell’istituto per vari anni e ha conosciuto Amarilla quando arrivò a Mendoza. Entrambi hanno avuto una relazione sentimentale che si presume sia durata fino ad oggi. Secondo fonti gli incontri si svolgevano nell’istituto e la donna passava i finesettimana con Amarilla nel convitto.

    Una presunta vittima di abusi sessuali ha riconosciuto N. come una delle persone vista avere rapporti con il religioso. La seconda C. è sposata e insieme al marito erano una“coppia modello” nella parrocchia di San Eugenio dove Amarilla celebrava messa. La donna e il marito erano catechisti nel quartiere 21e si avvicinarono al Provolo per collaborare, facendo anche donazioni ai bambini dell’istituto.

    A metà del 2013 C. è entrata a lavorare al Provolo come custode nel turno di notte e da allora Amarilla e lei hanno intrapreso la loro relazione, parallelamente a quella che il religioso aveva con N.

    L’infedeltà di C. è stata scoperta dal marito ma tanto il prete come l’amante hanno negato la relazione. Nell’aprile del 2016, dopo che il marito di C. ha presentato prove inconfutabili che dimostravano la relazione, i due amanti la hanno ammessa e ora la coppia ha chiesto il divorzio.

    La commissione del Vaticano che indaga, rappresentata dal Vicario Giudiziale Dante Simon e il notaio Juan Martìnez sta esaminando il caso di Amarilla parallelamente all’indagine della magistratura sul Provolo, nonostante pubblicamente abbiano dichiarato il contrario. Le prove presentate sarebbero già sufficienti perche Amarilla venga condannato dalla giustizia Canonica con l’espulsione dalla chiesa.

    La comunità in qui vive Amarilla è confusa e il sospetto che i suoi comportamenti presto sarebbero divenuti di pubblico dominio, malgrado le minacce e il disperato tentativo da parte delle persone coinvolte di insabbiare tutto.

    Violenza di genere

    Secondo quanto è trapelato, nel maggio del 2016 ci fu una chiamata al 911 nella quale si denunciava un caso di violenza di genere a Carrodilla. Le persone coinvolte risultano essere Amarilla e N.

    Il religioso e la sua amante hanno sporto denuncia al commissariato 47 ma il caso non è giunto ad una istanza giudiziaria.

    Abusi

    Amarilla è stato segnalato da almeno quattro minori come autore di vessazioni nell’istituto Provolo. Ancora non ci sono denunce in sede giudiziaria perché le vittime, fino all’arrivo della magistratura non sapevano parlare il linguaggio dei segni e quindi non in grado di fare una deposizione. Attualmente i familiari delle presunte vittime stanno lavorando affiancati da insegnanti specializzati affinché i loro figli possano deporre le loro dichiarazioni e quindi avviare le denunce penali.

    Una minorenne ha raccontato ai familiari di essere stata obbligata insieme ad altri due compagni ad assistere a rapporti tra Amarila, N. e una terza persona che non è stata identificata. Inoltre i familiari dei minori denunciano che Amarilla e altri dipendenti del Provolo organizzavano escursioni dall’istituto senza autorizzazione ne avviso preventivo ai genitori dei bambini. Alcune di queste escursioni sono state scoperte successivamente grazie a pubblicazioni fatte sui social network.

    Dalla pubblicazione di questo articolo, tutti i tentativi di comunicare con padre Ramon Amarilla sono stati vani. Da parte sua l’Istituto Antonio Provolo rimane chiuso per disposizione della DGE fino alla sentenza della causa per abusi attualmente in corso.

    http://www.mendozapost.com/nota/63066-investigan-a-un-empresario-por-lavado-de-dinero/

  • PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    Come abbiamo raccontato ieri, uno dei due 007 inviati da Papa Francesco per fare luce sugli abusi avvenuti presso l’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, il Vicario Giudiziale padre Dante Simeon, è stato convocato per essere interrogato dal Pubblico Ministero Flavio D’Amore davanti al quale però, nell’intento di sottrarsi all’audizione, ha invocato il segreto pontificio.

    Secca la risposta del pm che ha voluto mettere subito le cose in chiaro ricordando al sacerdote che la chiesa non è al di sopra della legge.

    Affronto costato caro perchè la procura ha anche formalmente intimato allo 007 vaticano di consegnare entro venerdì tutta la documentazione in suo possesso, corredata da una relazione scritta. Pena l’incriminazione per falsa testimonianza come secondo l’articolo 275 cp, punibile con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Con l’audizione da parte della procura degli 007 inviati da papa Francesco lo sorso aprile, si apre la seconda fase dell’indagine. Nella prima la priorità era quella di raccogliere tutto il materiale probatorio che dimostrasse i reati contestati agli imputati, quantificandoli.

    Adesso invece si interroga la chiesa. Cosa sapeva e perché – malgrado decine di denunce –  non è mai intervenuta?

    Nei mesi scorsi, come avevamo già annunciato, parallelamente al deposito di più fascicoli presso la Procura della Repubblica di Verona alla quale si chiedeva sostanzialmente di ravvisare eventuali responsabilità omissive commesse dai responsabili giuridici delle due succursali Provolo coinvolte, la documentazione, minuziosamente e pazientemente prodotta negli anni dall’Associazione Sordi Provolo che tutela gli ex allievi, è stata recapitata (in alcuni casi con postilla AIA) e illustrata nel dettaglio anche oltre oceano, all’avvocato Carlos Lombardi, nostro Procuratore a Mendoza il quale nel pomeriggio di ieri, coordinandosi con gli altri colleghi del pool, Sergio Salinas Giordano e  Juan Qantiacq ha depositato (vedi foto) il primo dei documenti che provengono dall’Italia e che tira in ballo direttamente oltre a Papa Francesco e la Congregazione per la Dottrina della Fede, anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, principale destinatario di una lunga serie di missive.

    In quel documento che nei mesi scorsi avevamo già reso pubblico, c’è la prova che dimostra che non solo che le gerarchie veronesi erano informate, ma che li erano anche i massimi vertici della Santa Sede, compreso Papa Francesco.

    Il documento è datato 20 ottobre 2014 e anche se per il momento si è deciso per strategia – almeno fino all’audizione di venerdì – di depositare quello e poco altro, in realtà la documentazione va parecchio a ritroso, basti ricordare che dopo anni di accuse da parte degli ex allievi dell’istituto, già nel 2009 il vescovo di Verona Giuseppe Zenti dichiarava pubblicamente su L’Arena di Verona la sua consapevolezza su quanto accaduto nell’istituto veronese ammettendo che “ci furono abusi”.

    Nel 2010 ci fu poi la commissione d’Inchiesta indipendente voluta dal Vaticano e presieduta da un laico, il dott. Mario Sannite. Una indagine che il vescovo Zenti definì approfondita e nella quale vennero ascoltate solo una quindicina delle quasi settanta vittime che si erano proposte. Una commissione da subito molto chiacchierata, non solo per il fatto della presunta falsificazione della scheda personale di Gianni Bisoli (oggi oggetto di denuncia) che avrebbe scagionato uno degli accusati illustri, il vescovo Giuseppe Carraro, ma anche per il fatto che da quella commissione scomparvero praticamente tutti i nominativi dei sacerdoti denunciati e ancora in vita tra cui Nicola Corradi. Ne furono di fatto sanzionati con pene irrisorie soltanto 3 dei 27 denunciati.

    L’associazione Sordi Provolo lamenta inoltre da anni che malgrado gli accordi presi con la diocesi di Verona, malgrado le molteplici richieste scritte, non gli sia mai stata concessa visione del carteggio prodotto da quella commissione, un carteggio importante perchè oltre alla documentazione cartacea contiene anche gli audio visivi delle audizioni, sia degli ex alunni, sia dei preti accusati e sentiti da quella commissione.

    Nella serata di ieri (primo pomeriggio in Argentina) si è tenuta una lunga consultazione via Skype con l’avvocato Carlos Lombardi per valutare le strategie da attuare nei prossimi giorni che potrebbero riservare anche qualche colpo di scena.

  • Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    L’Associazione Sordi e onlus Rete L’Abuso.org vogliono riaprire il caso delle violenze sessuali subite da 67 ex studenti della scuola di Verona tra gli anni ’50 e il 1985

    Dopo le prime denunce arrivate nel 2009, gli ex alunni dell’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, tornano a chiedere giustizia per gli abusi che avrebbero subito nel medesimo istituto tra gli anni ’50 e il 1985, anche se, secondo Rete L’Abuso Onlus, nuovi episodi si sarebbero verificati in tempi più recenti.
    Accuse che vengono lanciate da 67 ex studenti della scuola veronese del Provolo e che riguardano 26 religiosi da loro nominalmente identificati, tra i quali è presente anche Don Nicola Corradi, direttore della sede argentina di Mendoza, arrestato in Sudamerica alla fine del mese di novembre 2016 proprio per aver abusato sessualmente di alcuni bambini sordomuti.

    Alla conferenza stampa indetta lunedì mattina nella sede dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus di via Marin Faliero, erano presenti il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina, il figlio e portavoce Davide, l’avvocato Marco Lodi Rizzini e da Savona è arrivato anche Francesco Zanardi, della onlus Rete L’Abuso.org. E proprio gli esposti presentati da quest’ultimo da gennaio ad oggi hanno consentito di far ripartire l’indagine della Procura di Verona, in precedenza chiusa per la caduta in prescrizione dei fatti contestati e ora riaperta con l’ipotesi di favoreggiamento.

    LA VICENDA – Tutto prende il via nel 2009, quando i 67 ex allievi affidano le loro denunce al settimanale L’Espresso, dove indicavano i nomi dei 26 preti ritenuti gli autori degli abusi sessuali da loro subiti, tra i quali anche era presente anche il nome di Monsignor Giusepper Carraro, oltre a quello già citato di Don Corradi. In seguito all’articolo firmato da Paolo Tessadri, scattò il botta e risposta tra il Vescovo Zenti e il presidente dell’associazione Giorgio Dalla Bernardina, con tanto di querela per diffamazione presentata dal secondo nei confronti del primo.
    Il 19 maggio 2009 un nuovo articolo di Tessadri, apparso sempre su L’Espresso, dal titolo “Io frate pedofilo” getta nuova benzina sul fuoco, riportando le dichiarazioni di un religioso che ammette di essere stato un pedofilo e di esserlo stato anche all’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, mentre il 25 maggio dello stesso anno su L’Arena la Curia ammette gli abusi avvenuti nella scuola, emersi nella “rigorosissima” indagine interna condotta “perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare”.
    Nel luglio 2010 il Vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, si riappacifica con Giorgio Dalla Bernardina, che ritira la querela per diffamazione dopo aver raggiunto un accordo a nome dell’Associazione Sordi Antonio Provolo, con lo stesso religioso e la curia, per la realizzazione di una commissione indipendente, terza ed imperziale, che la stessa cancelleria vescovile si è impegnata a formare, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex-allievi dell’Istituto, nata poi nel dicembre 2010 e presieduta da Mario Sannite, ex giudice del tribunale di Verona.

    Come raccontato anche nella conferenza stampa di lunedì, la commissione ha ascoltato anche Gianni Bisoli, il quale ha dichiarato di aver subito abusi da Don Nicola Corradi e da Monsignor Giuseppe Carraro. Su quest’ultimo, Bisoli ha affermato di averli subiti anche nel 1964, nel corso del suo ultimo anno di permanenza nell’istituto.
    Le sue parole però vengono ritenute inattendibili per un’incongruenza sulle date circa la sua permaneza nella scuola: Bisoli infatti ha indicato il 27 giugno 1964 come data di dimissioni, mentre la commissione era in possesso di una copia dichiarata autentica (nell’aprile 2009) di un documento che invece riporta il 20 giugno 1963 come data di dimissioni, sconfessando così la sua deposizione.
    Nel 2011 la commissione d’indagine termina il proprio lavoro, ma gli ex allievi lamentano che i risultati arrivano nelle loro mani solo il 24 novembre 2012. Non solo, l’associazione evidenzia la presenza di alcune anomalie, come l’assenza dei nomi di numerosi sacerdoti accusati, tra i quali proprio Don Corradi, e la sanzione inflitta ad un “Fratello” affetto da una grave forma di alzheimer, risultato poi deceduto da più di un anno, mentre la figura di Monsignor Carraro viene riabilitata.

    LA PAGELLA – Poco tempo fa però arriva una nuova svolta, con Bisoli che ritrova la sua ultima pagella la quale attesta la sua presenza dell’istituo fino al 27 giugno 1964. Data sulla quale l’ex allievo non si è mai contraddetto, denunciando anzi la presunta irregolarità del documento nelle mani della commissione che smentiva le sue parole.
    Così il 27 dicembre 2016 arriva un nuovo articolo, stavolta su Il Fatto Quotidiano e firmato da Andrea Tornago, dove Mario Sannite, presidente di quella commissione ha dichiarato: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”.

    Nel mese di febbraio 2017 quindi l’Assocazione Sordi Antonio Provolo e Gianni Bisoli presentano querela presso la Procura di Verona affinché si verifichi la manomissione del documento presentato dalla commissione ai fini dell’accertamento di eventuali ipotesi di reato, con conseguente ricerca degli autori anche in relazione a condotte di utilizzo di atto falso. In riferimento poi all’arresto di Don Corradi, avvenuto a Mendoza (Argentina) nel novembre 2016, la onlus e l’ex allievo, hanno chesto anche l’accertamento di eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”.

    Gli esposti, sia dell’associazione che della Rete L’Abuso Onlus, sono stati presentati a Verona in quanto la sede legale dell’istituto Mendoza risulta essere proprio in Stradone Provolo 20. La magistratura fino ad ora non è potuta intervenire in quanto i fatti denunciati sono andati da tempo un prescrizione, ma Francesco Zanardi vuole appurare eventuali responsabilità omissive nella diocesi scaligera: “Com’è possibile che don Corradi non sia stato rimosso dai suoi incarichi, nonostante le accuse? Abbiamo chiesto di verificare eventuali omissioni, dal momento che il suo nome era già stato fatto dalle vittime, senza che venisse preso alcun provvedimento. Il nostro obiettivo è riaprire il caso anche in Italia per restituire un po’ di giustizia alle vittime. Queste cose non devono più accadere“.

    Presente alla conferenza anche Gianni Bisoli, che ha offerto la sua testimonianza: “Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, tra in quali don Nicola. Lo ricordo bene: prima era chierico, poi diventò prete“.
    Anche un altro ex allievo, Alessandro Vantini, ha raccontato quei terribili giorni: “Quando arrivai sembrava tutto bello e grande ma durò poco. Mi violentarono dai 6 ai 12 anni. Non potevo dirlo a casa perché mi minacciavano e non avevo la forza per ribellarmi. Ora chiedo giustizia“.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-preti-pedofili-giustizia-allievi-documenti-falsificati-29-marzo-2017.html