Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pesante replica dell’Associazione Sordi Provolo di Verona al vescovo Giuseppe Zenti

    Pesante replica dell’Associazione Sordi Provolo di Verona al vescovo Giuseppe Zenti

    La replica dell’associazione arriva dopo questa intervista rilasciata dal vescovo Zenti

    “Il comportamento del Vescovo e’ quantomeno sconcertante.

    Prima negava e  ora e’ disposto a collaborare.

    Siamo  felici del suo ravvedimento e, visto che ha sempre ribadito di cercare la verita’, lo invitiamo a rendere nota la sentenza di cui parla e la lettera con la quale il Vaticano, a seguito della Commissione del 2011 sugli abusi all’Istituto Provolo voluta dalla Santa Sede, ha riconosciuto che detti abusi erano stati perpetrati, emanando peraltro pene estremamente edulcorate.

    Sempre per amore di verita’.

    Marco Lodi Rizzini

    Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    Per le vittime di abusi”

     

  • VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    Da anni seguiamo la vicenda degli ex alunni dell’Istituto Provolo di Verona, una ferita aperta che a distanza di decenni dalle molestie subite, di 9 anni dal tentativo di dialogo con la curia e di 7 anni dalle pubbliche denunce dei fatti ancora non trova risposte. Solo la tenacia delle vittime, per troppo tempo inascoltate e addirittura offese, ha consentito all’opinione pubblica di conoscere una vicenda che la Chiesa e la quasi totalità degli esponenti del mondo politico avrebbero voluto tenere nascosta e sottrarre alla memoria. Per questo, anche quest’anno, in occasione della “Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi”, ringraziamo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus per la grande battaglia di conoscenza e verità che da anni combatte. Siamo stati, siamo e saremo al vostro fianco.

    Di seguito, il comunicato dell’associazione.


    COMUNICATO DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEI RELIGIOSI DELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA

    OGGI, SI CELEBRA IL SESTO ANNIVERSARIO DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, PER TENERE VIVO IL RICORDO DEGLI ABUSI CLERICALI PERPETRATI SU BAMBINI SORDOMUTI E DELLA PEDOFILIA CLERICALE IN GENERALE.

    QUANTO E’ ACCADUTO ALL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E’ ORMAI FATTO BEN NOTO A TUTTI MA VOGLIAMO AGGIORNARVI SUGLI ULTIMI ACCADIMENTI.

    IL VESCOVO DI VERONA, MONSIGNOR GIUSEPPE ZENTI, DA NOI DENUNCIATO PER DIFFAMAZIONE, HA PUBBLICAMENTE FATTO LE PROPRIE SCUSE ALL’ASSOCIAZIONE SORDI PROVOLO E AL PRESIDENTE, GIORGIO DALLA BERNARDINA, NEL 2010.
    A DICEMBRE 2010, DIETRO RICHIESTA DEL VATICANO, LA CURIA DI VERONA E’ STATA COSTRETTA A CHIEDERE DI POTER AUDIRE LE VITTIME DEGLI ABUSI.

    E’ STATO CONCORDATO CHE CIO’ AVVENISSE NELLA SEDE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA MA ABBIAMO PRETESO CHE NON CI FOSSE LA PRESENZA DI ALCUN SACERDOTE E CHE LE DOMANDE ALLE VITTIME FOSSERO POSTE DAL DOTT. MARIO SANNITE, EX PRESIDENTE DEL TRIBUNALE PENALE DI VERONA, CON LA PRESENZA DEL CANCELLIERE DEL TRIBUNALE, DI NOSTRI MEDIATORI ALLA COMUNICAZIONE, DEL NOSTRO AVVOCATO E CON REGISTRAZIONE VIDEO: TALI NOSTRE RICHIESTE SONO STATE TOTALMENTE ESAUDITE.

    A FINE FEBBRAIO 2011 SONO FINITE LE AUDIZIONI, ALLE QUALI HANNO VOLUTO PARTECIPARE CINQUE PERSONE CHE IN PRECEDENZA NON AVEVANO DICHIARATO NULLA, E HANNO RACCONTATO PER LA PRIMA VOLTA GLI ABUSI SESSUALI E LE VIOLENZE FISICHE SUBITI.

    DURANTE L’AUDIZIONE DI BISOLI GIANNI IL QUALE HA DENUNCIATO ABUSI SESSUALI DA PARTE DEL VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, E’ STATO CHIESTO ALLO STESSO SE FOSSE STATO DISPOSTO A FARE UN SOPRALLUOGO NELL’APPARTAMENTO VESCOVILE. NONOSTANTE BISOLI ABBIA DATO LA PROPRIA DISPONIBILITA’, DETTO SOPRALLUOGO NON E’ STATO FATTO.

    IL 24 MAGGIO 2011 ALLA TRASMISSIONE DI CANALE 5 “MATRIX” IL DOTT. SANNITE, INTERPELLATO DAL GIORNALISTA, HA DICHIARATO CHE “ALMENO TRE TRA SACERDOTI E LAICI HANNO AMMESSO GLI ABUSI”.

    A TUTT’OGGI, NONOSTANTE NOSTRE REITERATE RICHIESTE RIVOLTE A DON MAZZONI, PRESIDENTE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA, NON CI SONO STATE DATE, COME ERA STATO CONCORDATO, NE’ LE REGISTRAZIONI VIDEO NE’ I VERBALI DELLE AUDIZIONI SOTTOSCRITTI DAGLI ABUSATI, TRINCERANDOSI DIETRO LA MOTIVAZIONE CHE ATTENDEVANO UNA DECISIONE DEL VATICANO, IL QUALE, A DETTA DI DON MAZZONI, AVREBBE RICHIESTO ULTERIORI AUDIZIONI DEI PRETI COINVOLTI, AUDIZIONI CHE SAREBBERO TERMINATE IL 31 LUGLIO 2011.

    IL 18 LUGLIO 2011 E’ STATA INVIATA UNA LETTERA AL PAPA, AL CARDINALE BERTONE, AL CARDINALE BAGNASCO E AL VESCOVO DI VERONA CON LA QUALE SI CHIEDEVA DI SCONSACRARE LE TRE CHIESE DELL’ISTITUTO PROVOLO DOVE SONO STATI PERPETRATI GLI ABUSI (MASTURBAZIONI, SODOMIZZAZIONI, RAPPORTI ORALI, …) A DANNO DEI PICCOLI SORDOMUTI.

    IL VATICANO, DOPO IL LAVORO DELLA COMMISSIONE DI INDAGINE, HA AMMESSO GLI ABUSI.

    IL VATICANO ASSERISCE LA NON COMPLETA ATTENDIBILITÀ DI BISOLI GIANNI BASANDOSI SULLA DATA DI UNA PAGELLA CHE AVREBBE ATTESTATO LE DIMISSIONI DALL’ISTITUTO PER SORDOMUTI PROVOLO NEL 1963. BISOLI HA TROVATO TRA LE SUE CARTE L’ORIGINALE DELLA PAGELLA CHE È DATATA UN ANNO DOPO (SULLA COPIA PRESENTATA AL DOTT. SANNITE LA DATA APPARE CONTRAFFATTA) QUINDI IL TEMPO DI PERMANENZA DI BISOLI ALL’ISTITUTO È ASSOLUTAMENTE COMPATIBILE CON QUANTO DENUNCIATO.

    UN’ALTRA VITTIMA DI ABUSI ACCUSA L’EX VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, MENTRE UN TERZO ABUSATO, CHE AVEVA CONFESSATO AD UN AMICO DI ESSERE STATO SODOMIZZATO DAL VESCOVO STESSO,SI E’ TOLTO LA VITA, IMPICCANDOSI NEL GENNAIO DEL 1991.

    LE PENE COMMINATE DAL VATICANO AI PRETI RITENUTI RESPONSABILI, SONO STATE ESTREMAMENTE LIEVI, TENUTO CONTO CHE HANNO ROVINATO LA VITA A BAMBINI CHE POI HANNO AVUTO ENORMI PROBLEMI DA ADULTI.

    LA CEI, SOLLECITATA PIU’ VOLTE, NON HA ANCORA PARLATO DEL FATTO DI PROMUOVERE UNA COMMISSIONE D’INDAGINE INDIPENDENTE AL FINE DI APPURARE L’ENTITA’ DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE IN STRUTTURE E/O DA MEMBRI DEL CLERO ANCHE IN PASSATO.

    LA STESSA RICHIESTA E’ STATA RIVOLTA AL PAPA CON LETTERA 31 DICEMBRE 2013.
    L’ONU, NEL FEBBRAIO 2014, HA FATTO UNA DURISSIMA REPRIMENDA NEI CONFRONTI DEL VATICANO, ACCUSANDOLO DI AVER FATTO POCO O NULLA PER PREVENIRE O FAR CESSARE GLI EPISODI DI PEDOFILIA CLERICALE, PARAGONANDO DETTI ABUSI AL DELITTO DI TORTURA.

    IN OTTOBRE 2015 ABBIAMO AVUTO , IN VATICANO, UN COLLOQUIO DI CIRCA 10 MINUTI CON PAPA FRANCESCO, DURANTE IL QUALE, TRA LE ALTRE COSE, GLI ABBIAMO PROPOSTO DI ISTITUIRE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA INDIPENDENTE E L’APERTURA DEGLI ARCHIVI INERENTEMENTE AI CASI DI PEDOFILIA. CI E’ STATO RISPOSTO CON LETTERA A FIRMA MONS. BECCIU, DOVE VENIVAMO INFORMATI CHE SAREBBE STATA INTERESSATA LA CEI.

    STIAMO ASPETTANDO RISPOSTA.

    AD OGGI I PRETI RESPONSABILI DEGLI ABUSI VIVONO TRANQUILLAMENTE ANCORA NELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E IN ARGENTINA.
    COME ABBIAMO SEMPRE DETTO, CONTINUEREMO A CHIEDERE GIUSTIZIA AFFINCHE’ CHI HA COMMESSO DETTI CRIMINI, CHE HANNO ROVINATO LA VITA DI TANTE PERSONE SORDE, VENGANO INCHIODATI ALLE PROPRIE RESPONSABILITA’.

    SIRMIONE (BS), 01 OTTOBRE 2016
    info@associazionesordiprovolo.it

    RELIGIOSI E LAICI ANCORA IN VITA:
    – OTTO PRETI
    – DUE LAICI
    – UN EX PRETE
    – UN EX LAICO

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

  • OLTRE 60 BAMBINI SORDOMUTI VITTIME DI 25 PRETI PEDOFILI

    OLTRE 60 BAMBINI SORDOMUTI VITTIME DI 25 PRETI PEDOFILI

     Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì  Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

    Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza.

     Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

    La denuncia

    Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

    I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

    Le storie

    I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivono mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.

    Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico.

    “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici”.

    Il dramma

     Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda”. Carlo è rimasto all’istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui”. Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte “nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato”.

    Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell’istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: “La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell’Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente”. “Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente”, scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, “ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare”. Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant’anni, è rimasta “all’istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata”. Giovanna scrive che un altro prete “ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi”. E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell’istituto, sotto l’altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

    Gli esposti

    Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa. Secondo la loro associazione, “c’è già stata più di un’ammissione di colpa”. La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell’Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l’Associazione, il superiore a nome dell’Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s’inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l’allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A ‘L’espresso’ don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: “Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l’articolo”.

    La Curia

    Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.

    Il vescovo, interpellato da ‘L’espresso’, replica con una nota scritta: “Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l’opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti”. Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: “Per quanto attiene l’accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all’oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell’eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l’impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti”.

    L’Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: “Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri”.

    PAOLO TESSANDRI

    http://amedit.wordpress.com/2009/01/22/oltre-60-bambini-sordomuti-vittime-di-25-preti-pedofili/

  • Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

    Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

     Comunicato stampa: Il 9 aprile 2014, a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati alle ore 9:45 si terrà la conferenza stampa delle vittime di pedofilia clericale dell’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona nella quale saranno trattati i seguenti argomenti:

    1. Commissione d’indagine voluta dal Vaticano e provvedimenti presi dallo stesso
    2. Riunione con la Special Rapporteur dell’ONU, dott.ssa Rashida Manjoo, tenutasi a Milano presso l’Università Bicocca il 20/01/2012 su invito dell’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini
    3. Articolo de “il Fatto Quotidiano” del 14/12/2012. Accuse di un altro sordomuto al Vescovo Giuseppe Carraro.
    4. Nostra querela per diffamazione al giornale “L’Avvenire”
    5. Lettera del Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, del 14/02/2013 indirizzata ai presbiteri nella quale si raccomanda la ri-servatezza qualora si venga a conoscenza di “qualche situazione di turbolenza”
    6. Lettera dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” a Papa Francesco del 31/12/2013
    7. Riunione del 16/01/2014 presso l’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini e relative reprimende dell’ONU nei confronti del Vaticano
    8. Richiesta di risarcimento al Vaticano per le vittime di pedofilia cleri-cale
    9. Ricorso delle vittime alla Commissione Europea per i Diritti Umani
    10. Si chiede l’ apertura degli archivi vaticani inerenti i casi di pedofili-a, l’allontanamento dei preti coinvolti o sospettati di abusi come ri-chiesto dalla Commissione ONU

    Verona, 05 aprile 2014

    ASSOCIAZIONE SORDI “ANTONIO PROVOLO” – ONLUS ASSOCIATA ALLA F.I.A.D.D.A. FAMIGLIE ITALIANE ASSOCIATE PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEGLI AUDIOLESI – ONLUS Sede Legale: Via Marin Faliero, 10/C – 37138 Verona – Tel. 045/8026956 – Fax 045/591580 e.mail: info@associazionesordiprovolo.it – C.F. 03088110238

    Associazione non lucrativa che ha per scopo l’integrazione delle persone sorde nella società

  • La sconvolgente risposta dei cittadini di Ca’ degli Oppi al servizio delle iene

    La sconvolgente risposta dei cittadini di Ca’ degli Oppi al servizio delle iene

    Il paese di Ca’ degli Oppi difende il proprio parroco, don Paolo Biasi, dalle accuse di molestatore rilanciate dalle «Iene» due sere fa su Italia Uno, non con una contro-trasmissione televisiva, ma con un’altra «arma»: la preghiera.

    Infatti ieri sera la comunità cadioppina si è data appuntamento nella chiesa di San Girolamo, piena all’inverosimile, presente anche il sindaco Montagnoli con la giunta, i rappresentanti di tutte le associazioni del paese. Una folla che ha pregato per il proprio parroco, pastore della parrocchia da appena quattro mesi, dopo essere stato per tre anni a Castelletto di Brenzone e come cappellano dell’ospedale di Malcesine. Ha pregato non perché venga mandato via, ma per trattenerlo.

    Ieri mattina, tra piazza Donatori di Sangue, il bar e la tabaccheria, non si parlava d’altro. Il sentimento comune è stato quello di prendere le difese del sacerdote, che ha subito una condanna definitiva per aver molestato alcune ragazzine di 14 anni durante il suo ministero in Umbria.

    Una cosa risaputa dalla comunità, che era stata avvertita dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti tramite una lettera che spiegava la situazione prima del suo arrivo.
    Una lettera che ha fatto chiarezza tra i fedeli, che avevano saputo della questione in estate ed erano rimasti perplessi. Ma dopo il chiarimento del vescovo e la sua piena presa di responsabilità circa la scelta di inviare don Biasi a Ca’ degli Oppi, i dubbi sono stati fugati.

    Dopo averlo visto celebrare messa, averlo visto pregare, organizzare le attività pastorali e sentire le sue omelie, i cadioppini frequentanti e osservanti si sono decisamente schierati dalla parte del vescovo. Per questo ieri hanno voluto manifestare il loro disappunto circa la polemica sollevata dalle Iene, guarda caso dopo l’accusa pesante mossa dall’Onu al Vaticano sulla pedofilia. E l’hanno fatto proprio in chiesa e come una vera Chiesa. «Il paese l’ha accolto bene, dopo aver appreso della situazione direttamente dal vescovo», conferma l’assessore Luca Faustini, residente proprio a Ca’ degli Oppi, «Da noi non ci sono stati problemi».

    «Non ha alcun senso andare a tirar fuori una cosa vecchia di anni», prende le difese del parroco anche un altro residente della frazione, l’assessore Romolo Meneghelli, che ha una sua spiegazione per il caso mediatico che si è scatenato. «Sono state due – tre persone di qui ad andare a sollevare la questione, che per il resto della frazione era chiarita», continua Meneghelli. «Per noi, come amministratori e come residenti di Ca’ degli Oppi, è un’ottima persona, che si è già conquistata la stima di tutti, tranne di quelle poche persone, che conosciamo molto bene e che hanno cercato di mettere zizzania».

    «La gente sta molto attenta alle sue prediche e alle messe non si distrae, segno che riesce a catturare le menti e i cuori dei fedeli», fa notare Mattia Galbero, consigliere provinciale del Pdl, già consigliere comunale e anche presidente de La Magnifica Fabbriceria, una delle associazioni di volontariato più attive nella frazione.
    «Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe mettere etichette ed è sempre pronta a condannare gli altri, ma non guarda mai dentro di sè. È vero che qualcuno aveva mosso qualche perplessità prima del suo arrivo, ma dopo la lettera del vescovo abbiamo capito la situazione», evidenzia il consigliere.

    «Quando abbiamo organizzato le iniziative natalizie, la gente del paese è venuta volentieri e anche lui ha sempre partecipato attivamente», aggiunge Galbero, «La comunità ha deciso di stare con lui, tranne i soliti sputasentenze, perchè non vuole che se ne vada dal paese e l’ha espresso pregando in chiesa, perchè il parroco si faccia forza, superi questo momento e rimanga al suo posto». «Tutti vogliono che rimanga qui tra noi a Ca’ degli Oppi», fa notare anche Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi, uno dei promotori della veglia di preghiera, «il 99 per cento della parrocchia e del paese è con il don. Con la serata di preghiera abbiamo voluto fargli sentire la nostra vicinanza. Tanti discorsi che sono venuti fuori sono inutili, perchè conosciamo nomi e cognomi di chi li ha fatti». «E poi, come ci insegna il Vangelo», concludono Galbero e Vertuan, «chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

    Zeno Martini

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    La scorsa estate la commissione per i diritti del fanciullo dell’Onu aveva chiesto alla Santa Sededi presentare un dettagliato rapporto sugli abusi sessuali commessi da religiosi in tutto il mondo. Il Vaticano, invece di fornirlo, ha glissato, mentre papa Francesco annunciava l’istituzione di una commissione interna per contrastare l’endemico scandalo della pedofilia ecclesiastica. Ora è arrivata la relazione Onu. E contesta al Vaticano punto per punto una serie di violazioni della convenzione.

    La relazione della commissione

    La commissione riconosce la volontà della Santa Sede di prendere misure per contrastare il fenomeno della pedofilia e tutelare meglio i diritti dei bambini, citando le iniziative degli ultimi anni di Benedetto XVI e Francesco. Si è consapevoli che i vescovi e religiosi di spicco “non agiscano come rappresentanti o delegati del pontefice romano”, ma si ricorda che nonostante ciò questi sono “legati a vincolo di obbedienza al papa”. E che la Santa Sede, nel ratificare la convenzione, si è impegnata a implementarla non solo nel territorio di Città del Vaticano, ma anche “in qualità di potere supremo della Chiesa cattolica attraverso gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità”.

    Ci si rammarica che le raccomandazioni già fatte nel report del 1995 non sono state pienamente attuate. Manca un adeguamento del diritto canonico, che funge da legge interna, alla convenzione Onu soprattutto per la tutela dei diritti dei minori contro discriminazione, violenza e abusi sessuali. Si riconoscono le tante iniziative umanitarie a favore dei bambini nel mondo da parte di organizzazioni cattoliche, ma si aggiunge che manca un “approccio comprensibile centrato sui diritti dei bambini” e un meccanismo indipendente per la tutela dei loro diritti.

    La commissione vede positivamente la possibilità di modificare l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” usata nel canone 1139 e le dichiarazioni di Bergoglio, ma è preoccupata dalle passate affermazioni sull’omosessualità, “che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro gay, lesbiche, bisessuali, transgender e bambini cresciuti in coppie dello stesso sesso”. Invita il Vaticano a usare la propria “autorità morale” per combattere stereotipi e discriminazioni, anche modificando espressioni usate nei testi di scuola cattolici.

    Serve attenzione anche per i figli nati da sacerdoti, che non vengono in molti casi riconosciuti, e per le madri, verso cui è prassi strappare accordi che impongono riservatezza in cambio di denaro. Preoccupazione è espressa anche per la pratica, promossa da organizzazioni cattoliche, delle cosiddette “ruote degli esposti” in cui si possono abbandonare bambini: si invita a trovare alternative come le nascite “riservate” negli ospedali, a permettere ai bambini di scoprire la famiglia di provenienza e soprattutto ad arginare il fenomeno fornendo adeguato family planning e impedire gravidanze indesiderate.

    Violenza, tortura, pedofilia

    Sul fronte della violenza e la tortura, il commitee lamenta la mancanza di misure necessarie per la difesa dei diritti delle ragazze rinchiuse in strutture come le lavanderie Magdalene in Irlanda, gestite da quattro congregazioni di suore fino al 1996. Luoghi dove le giovani erano “obbligate a forme di lavoro in condizioni simili alla schiavitù”, subivano “trattamento inumano, crudele e degradante” e anche abusi sessuali, erano private della propria identità e segregate, eventuali figli venivano allontanati. Nonostante ciò la Chiesa non ha preso iniziative per investigare e rintracciare le responsabilità (come tristemente raccontato anche nel toccante film Philomenadi Stephen Frears, la cui protagonista è stata ricevuta proprio ieri dal papa), cosa ora auspicata sulla base delle raccomandazioni rivolte nel 2011 dal Committee against Torture all’Irlanda. Analogamente si chiede che venga esplicitamente bandita la punizione corporale su bambini, in modo che le linee guida di scuole e istituzioni cattoliche siano chiare e in linea con la convenzione. Viene contestata anche la posizione secondo cui le autorità civili debbano intervenire solo in caso di “abusi provati”, per non interferire nelle famiglie: ciò “mina seriamente gli sforzi e le misure per prevenire gli abusi e l’abbandono di bambini”

    Lo scandalo pedofilia clericale ha colpito “decine di migliaia di bambini in tutto il mondo” e il comitato è “seriamente preoccupato” per il lassismo della Santa Sede. Non solo, ma anche per aver coperto preti noti per gli abusi, trasferendoli di parrocchia in parrocchia o in altri paesi, una “pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta” che ha consentito loro di rimanere a contatto con bambini, permettendo così ulteriori violenze. Fenomeno tutt’altro che archiviato, se si considera che qualche giorno fa Le Iene hanno portato alla ribalta l’ennesimo caso di prete condannato per abuso su minori, ma che è tuttora catechista, nonostante la presunta rivoluzione di papa Bergoglio. Perché il vescovo di Verona don Giuseppe Zenti e il Vaticano — “dopo approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede”, come si perita di chiarire lo stesso vescovo in una lettera affissa nelle parrocchie — hanno giudicato che potesse ancora stare a contatto con bambini e ragazzi, limitandosi a spostarlo in un’altra parrocchia. Un modo tutt’altro che trasparente e rispettoso delle leggi e della dignità delle vittime di gestire questi casi, che conferma come il Vaticano sia portato a conoscenza di questi episodi e abbia potere decisionale in merito, ma tenda tuttavia a insabbiare, arrivando a rispondere alle recenti richieste dell’Onu che la Chiesa è entità “distinta e separata” e la responsabilità è dei singoli ordinamenti degli stati dove avvengono gli abusi.

    Anche se il Vaticano ha la piena giurisdizione sugli abusi sessuali almeno dal 1962 e questi casi siano gestiti dalla Congregazione per la dottrina della fede dal 2001, non sono stati forniti alla commissione i dati richiesti. Le misure disciplinarie interne hanno permesso alla “maggior parte” dei preti coinvolti di sfuggire ai tribunali. Il “codice del silenzio” imposto a tutto il clero “sotto pena di scomunica” ha permesso di insabbiare i casi, con suore e preti scomunicati per aver violato il segreto, cui faceva da contraltare l’incoraggiamento a mantenere il silenzio (come la lettera del 2001, resa pubblica solo nel 2010, del cardinale Castrillon Hoyos che si congratulava con il vescovo Pierre Pican, rifiutatosi di denunciare un prete poi condannato a 18 anni di carcere per stupri vari). Per lungo tempo la Chiesa ha negato collaborazione o ha posto ostacoli alle autorità civili e alle commissioni istituite per scoprire gli abusi.

    Si chiede quindi che la commissione istituita nel dicembre del 2013 da Francesco investighi e che vengano rimossi tutti i religiosi coinvolti, nonché trasparenza nella condivisione degli archivi. Si propone che il Codice canonico consideri gli abusi sessuali su minori non semplici “delitti contro la morale”, ma crimini. Durante la discussione della bozza finale della Commission on the Status of Women del 2013 la Santa Sede, di concerto con la Conferenza delle organizzazioni islamiche, caldeggiava che religione, costumi e tradizioni fornissero agli stati la base per aggirare i propri obblighi nella difesa della dignità femminile e contro la violenza.

    Discriminazione delle famiglie

    Preoccupazione viene espressa anche per le disposizioni canoniche che non riconoscono le “diverse forme di famiglia” e “spesso discriminano i bambini sulla base della loro situazione familiare”. Anche se il Vaticano con enfasi promuove l’importanza di uno sviluppo armonioso della personalità del bambino, come riconosciuto positivamente dalla commissione, suscitano dubbi situazioni come quelle dei Legionari di Cristo, in cui ragazzi vengono “progressivamente separati dalle loro famiglie e isolati dal mondo esterno”. Si ricorda che persino il presidente della conferenza episcopale francese, monsignor George Pontier, ha ammesso lo scorso novembre la manipolazione delle coscienze individuali in alcune congregazioni e istituzioni cattoliche.

    L’accesso all’aborto in caso di pericolo di vita è un tema caldo evidenziato in sede Onu. Si cita il caso avvenuto nel 2009 in Brasile di una bambina di nove anni stuprata e messa incinta dal patrigno, in cui l’arcivescovo di Pernambuco e la conferenza episcopale hanno condannato la madre e il dottore che aveva effettuato l’interruzione di gravidanza. Per questo l’ente Onu chiede al Vaticano di “rivedere la sua posizione sull’aborto che pone rischi evidenti per la vita e la salute delle ragazze incinte”, nonché di emendare il canone 1398 in modo da “identificare circostanze in base alle quali possa essere consentito l’accesso ai servizi di aborto”. La posizione chiusa della Chiesa sulla contraccezione ha “conseguenze negative” per la diffusione di malattie e la mancanza di adeguata informazione sessuale: per questo si ricordano i pericoli delle gravidanze “precoci e indesiderate” e dell’aborto clandestino, con picchi di malattie e mortalità tra le adolescenti incinte e ragazzi. Anche le scuole cattoliche dovrebbero assicurare una educazione sessuale e riproduttiva adeguata per prevenire la diffusione dell’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate, viene suggerito.

    Altra questione è la separazione di migliaia di bambini dalle madri, specialmente in strutture gestite da congregazioni cattoliche di Spagna e Irlanda. Questi bambini furono mandati in orfanotrofi o assegnati a famiglie adottive all’estero e il Vaticano non ha agito. In generale, di fronte ad abusi su bambini, la Santa Sede “ha sistematicamente messo al primo posto la reputazione della Chiesa e del presunto reo rispetto alla protezione delle piccole vittime”, nonché osteggiato le famiglie e “imposto la riservatezza” come “precondizione per una compensazione finanziaria”. Dopo aver snocciolato i punti critici e le violazioni vaticane, riconoscendo quanto intanto fatto e incoraggiandone sforzi ulteriori, la commissione raccomanda alla Santa Sede di ratificare altri documenti che ancora non ha sottoscritto, sempre sul tema della tutela dei bambini. Quindi si annuncia il prossimo appuntamento al primo settembre 2017, per il prossimo report.

    Confessione religiosa o stato sovrano?

    Il Vaticano si è detto sorpreso dalle osservazioni della commissione. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa, in una nota ha contraccato parlando di attentato alla libertà religiosa, di “intrusione” in “posizioni dottrinali e morali”, nonché influenza di lobby gay e laiche “pregiudizialmente contrarie alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede” e mancanza di attenzione “alle posizioni della Santa Sede stessa”.

    Ma è difficile sostenere che quella dell’Onu sia un’ingerenza arbitraria su affari unicamente spirituali. Il Vaticano infatti è prima di tutto uno stato (e a tutti gli effetti: grazie, vale la pena di ricordarlo, al concordato con il regime fascista nel 1929), la Santa Sede fa parte delle Nazioni Unite in qualità di osservatore e ha voluto di propria iniziativa sottoscrivere, seppure con vistose riserve motivate dalla dottrina, la convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

    Invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice

    La Commissione per i diritti dell’infanzia non fa altro che monitorare periodicamente i sottoscrittori di questa convenzione affinché la applichino in concreto, li avverte se vi sono violazioni, li invita a sanarle. Quindi, visto che il Vaticano è uno stato sovrano e si è dotato di un corpus di leggi (il codice di diritto canonico), la commissione è legittimata e ha anzi il dovere (come tutte le altre commissioni Onu incaricate di far applicare le convenzioni internazionali) di evidenziare, come fa anche con altri stati, i punti della legislazione che cozzano con la convenzione. Ed è proprio ciò che ha fatto la commissione nelle considerazioni finali al suo secondo rapporto sulla Santa Sede: ha elencato le varie violazioni della convenzione e invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice. Questa è una prassi normale se si pretende di far parte dell’Onu e di sottoscriverne le convenzioni.

    Durante la 65esima sessione della commissione a Ginevra, conclusasi il 31 gennaio, anche altri paesi sono stati oggetto di monitoraggio. Ma il Vaticano chiede un trattamento speciale, contando sul fatto di poter mettere il piede in due staffe: considerandosi un ente spirituale per rivendicare la propria libertà religiosa e non essere toccato dalle contestazioni di natura legale, ma tornando ad essere stato sovrano e istituzione quando si tratta di rivendicare una posizione nel consesso internazionale ed esercitare la sua ingerenza a livello politico. Se vuole evitare di essere messo sotto osservazione, non ha che una strada: rinunciare a ogni pretesa temporale, quantomeno in sede Onu. Nessuno lo obbliga a farne parte.

    La redazione

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

  • Una folla in preghiera per il parroco

    Una folla in preghiera per il parroco

    L’assessore Meneghelli: «Si è conquistato la stima di tutti; a mettere zizzania sono state poche persone»

    Il paese di Ca’ degli Oppi difende il proprio parroco, don Paolo Biasi, dalle accuse di molestatore rilanciate dalle «Iene» due sere fa su Italia Uno, non con una contro-trasmissione televisiva, ma con un’altra «arma»: la preghiera.
    Infatti ieri sera la comunità cadioppina si è data appuntamento nella chiesa di San Girolamo, piena all’inverosimile, presente anche il sindaco Montagnoli con la giunta, i rappresentanti di tutte le associazioni del paese. Una folla che ha pregato per il proprio parroco, pastore della parrocchia da appena quattro mesi, dopo essere stato per tre anni a Castelletto di Brenzone e come cappellano dell’ospedale di Malcesine. Ha pregato non perché venga mandato via, ma per trattenerlo.
    Ieri mattina, tra piazza Donatori di Sangue, il bar e la tabaccheria, non si parlava d’altro. Il sentimento comune è stato quello di prendere le difese del sacerdote, che ha subito una condanna definitiva per aver molestato alcune ragazzine di 14 anni durante il suo ministero in Umbria.
    Una cosa risaputa dalla comunità, che era stata avvertita dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti tramite una lettera che spiegava la situazione prima del suo arrivo.
    Una lettera che ha fatto chiarezza tra i fedeli, che avevano saputo della questione in estate ed erano rimasti perplessi. Ma dopo il chiarimento del vescovo e la sua piena presa di responsabilità circa la scelta di inviare don Biasi a Ca’ degli Oppi, i dubbi sono stati fugati.
    Dopo averlo visto celebrare messa, averlo visto pregare, organizzare le attività pastorali e sentire le sue omelie, i cadioppini frequentanti e osservanti si sono decisamente schierati dalla parte del vescovo. Per questo ieri hanno voluto manifestare il loro disappunto circa la polemica sollevata dalle Iene, guarda caso dopo l’accusa pesante mossa dall’Onu al Vaticano sulla pedofilia. E l’hanno fatto proprio in chiesa e come una vera Chiesa. «Il paese l’ha accolto bene, dopo aver appreso della situazione direttamente dal vescovo», conferma l’assessore Luca Faustini, residente proprio a Ca’ degli Oppi, «Da noi non ci sono stati problemi».
    «Non ha alcun senso andare a tirar fuori una cosa vecchia di anni», prende le difese del parroco anche un altro residente della frazione, l’assessore Romolo Meneghelli, che ha una sua spiegazione per il caso mediatico che si è scatenato. «Sono state due – tre persone di qui ad andare a sollevare la questione, che per il resto della frazione era chiarita», continua Meneghelli. «Per noi, come amministratori e come residenti di Ca’ degli Oppi, è un’ottima persona, che si è già conquistata la stima di tutti, tranne di quelle poche persone, che conosciamo molto bene e che hanno cercato di mettere zizzania».
    «La gente sta molto attenta alle sue prediche e alle messe non si distrae, segno che riesce a catturare le menti e i cuori dei fedeli», fa notare Mattia Galbero, consigliere provinciale del Pdl, già consigliere comunale e anche presidente de La Magnifica Fabbriceria, una delle associazioni di volontariato più attive nella frazione.
    «Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe mettere etichette ed è sempre pronta a condannare gli altri, ma non guarda mai dentro di sè. È vero che qualcuno aveva mosso qualche perplessità prima del suo arrivo, ma dopo la lettera del vescovo abbiamo capito la situazione», evidenzia il consigliere.
    «Quando abbiamo organizzato le iniziative natalizie, la gente del paese è venuta volentieri e anche lui ha sempre partecipato attivamente», aggiunge Galbero, «La comunità ha deciso di stare con lui, tranne i soliti sputasentenze, perchè non vuole che se ne vada dal paese e l’ha espresso pregando in chiesa, perchè il parroco si faccia forza, superi questo momento e rimanga al suo posto». «Tutti vogliono che rimanga qui tra noi a Ca’ degli Oppi», fa notare anche Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi, uno dei promotori della veglia di preghiera, «il 99 per cento della parrocchia e del paese è con il don. Con la serata di preghiera abbiamo voluto fargli sentire la nostra vicinanza. Tanti discorsi che sono venuti fuori sono inutili, perchè conosciamo nomi e cognomi di chi li ha fatti». «E poi, come ci insegna il Vangelo», concludono Galbero e Vertuan, «chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

    Zeno Martini

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Gli ex allievi dell’istituto Provolo per sordomuti: «Chiediamo giustizia, ma curia e Vaticano tacciono»

     Cartelloni, volantini, striscioni e corteo per la terza Giornata della memoria delle vittime di reati di pedofilia commessi da religiosi. A organizzare l’iniziativa sono stati gli ex allievi dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo, assieme al deputato radicale Maurizio Turco, che hanno voluto ricordare lo scandalo dei 67 presunti casi di abusi sessuali su ragazzini da parte di sacerdoti e laici, che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni ’50 e il 1984. «Su quegli episodi», denuncia Turco, «non si è ancora fatta luce. La Conferenza episcopale italiana ha la facoltà di aprire gli archivi diocesani, dove sono nascoste importanti verità: alcune Conferenze
    episcopali lo hanno fatto, non capiamo perché quella italiana no», commenta il deputato dei Radicali. «Il vescovo Giuseppe Zenti si era impegnato a portare avanti un’inchiesta interna alla Curia per far luce su quanto avvenuto, ma dopo tre anni non sappiamo ancora nulla. Ci avevano rassicurato che avrebbero reso disponibili le registrazioni degli interrogatori, ma così non è stato». Turco lancia un appello a don Guido Todeschini, fondatore e direttore di Telepace: «Chiediamo a lui un contributo importante, perché si possa finalmente capire cos’è successo tra gli anni ’70 e ’80 e perché ciò venga reso pubblico». Ad affiancarlo è il portavoce dell’associazione Provolo, Marco Lodi Rizzini, che spiega il significato di questa giornata. «L’obiettivo è ricordare quanto è successo, nella speranza che non accada più», dice Rizzini. «L’anno scorso il Vaticano ha imposto alla Curia di sentire le presunte vittime degli abusi, nominando una commissione presieduta da Mario Sannite, ex presidente del Tribunale: stando a quanto da lui dichiarato a Matrix, tre preti e fratelli laici avrebbero ammesso gli abusi, ma su tutto questo è calato un imbarazzante silenzio». L’iniziativa, iniziata ieri mattina sulla scalinata della Gran Guardia, è proseguita nel pomeriggio con un corteo che si è snodato dallo stradone Provolo fino a piazza Erbe e poi di ritorno fino in piazza Bra. «Ricordiamo che dopo quasi un anno e mezzo dalla fine dei lavori della commissione d’inchiesta della curia di Verona, il Vaticano non si è a tutt’oggi espresso sui provvedimenti da adottare», ripetevano i manifestanti, camminando per le vie del centro. «Come abbiamo sempre detto, continueremo a chiedere giustizia affinché chi ha commesso quei crimini venga inchiodato alle proprie responsabilità».M.TR.
  • Verona, marcia per non dimenticare gli abusi dei preti pedofili “Vescovo si dimetta”

    Verona, marcia per non dimenticare gli abusi dei preti pedofili “Vescovo si dimetta”

    A Trento quattro uomini hanno trovato la forza dopo trent’anni di raccontare gli abusi che sono stati costretti a subire nell’Istituto per sordi “de Tschiderer” da parte degli uomini di chiesa che li avevano in custodia. Mentre nel capoluogo veneto, decine di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del responsabile della diocesi cittadina, che non ha mai fatto nulla contro i sacerdoti molestatori

    Un’altra pagina nera della pedofilia nella Chiesa. Il nuovo caso emerge dal passato di quattro trentini, ora cinquantenni, che hanno denunciato gli abusi sessuali all’Istituto per sordi de Tschiderer di Trento, fra gli anni Sessanta e Settanta. Le loro storie riemergono dai cupi tormenti di quegli anni e l’accusa è stata sottoscritta con nomi e cognomi. I reati sono cancellati dal tempo, tuttavia si portano dentro il dramma di quegli anni. In quell’istituto che avrebbe dovuto rappresentare il loro inserimento nella vita sociale e il loro futuro, intitolato al beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer.

    Che qualcosa di strano succedesse in quell’istituto dietro la Curia trentina lo sapevano in molti. “C’era un andirivieni di soldati dall’ufficio del direttore, don L.D., a volte anche cinque o sei per volta e stavano dentro per ore”. Non sono solo i ragazzi che ricordano quegli episodi, pure le persone che lavoravano lì lo confermano. La caserma era poco distante e i militari, tutti ventenni, venivano in divisa e prima di uscire dall’istituto ricevevano un compenso. Sarebbe stata anche presentata una denuncia al Tribunale di Trento per i comportamenti del direttore, forse da un militare, ricorda un sordo, che ha preso visione del fascicolo processuale. La Procura di Trento avrebbe infatti condotto le indagini, ma non avrebbe riscontrato reati e la denuncia fu poi archiviata. Ma non era solo il direttore che molestava i ragazzini. Flavio ricorda: “Ho frequentato l’istituto sordomuti di Trento dal 1966 al 1973. Il pomeriggio, durante la scuola, don A.S. mi toccava il culo, tutto il corpo a me e al mio compagno. Quasi tutti i giorni, io avevo sei anni”. I racconti sono abbastanza simili: abusi e violenze di vario genere da tre preti su circa cinque presenti in quegli anni, tra il ’60 e ’70. Allora l’istituto trentino era frequentato da circa 40 ragazzi, c’erano poi quattro assistenti, cinque preti, un maestro e una maestra. I ragazzini erano spesso figli di gente povera e per loro avere un figlio sordo era un ulteriore aggravio di una vita già difficile. L’istituto rappresentava per queste famiglie la speranza che il loro figlio riuscisse a imparare a farsi capire e a trovare un lavoro. Era quello che desiderava la famiglia di Sergio, diventato sordo a tre anni: “Io avevo quattro anni la prima volta che entrai all’istituto. Le difficoltà erano enormi e fra noi bambini cercavamo di farci capire con le mani, con i segni”. Ma anche per lui arriva l’orco: “In prima elementare don A.S. mi toccava il pisello. Tutti i giorni, anche quando facevo la doccia, ogni sabato, don G.B. veniva da me e da altri bambini. Questo è successo fino agli otto anni. Ho visto spesso i militari andare nell’ufficio del direttore. Sono uscito dall’istituto nel 1979 e ho avuto problemi psicologici e difficoltà di rapporti con le donne. Il mio primo rapporto è stato a 23 anni con una prostituta”.

    I ragazzini dormivano nell’istituto e nelle loro camere arrivavano di notte alcuni preti, che s’infilavano fra le lenzuola. Anche nel letto di Renzo: “Don L.D. è venuto nel mio letto, mi sono spaventato e non sono più riuscito a dormire”. Tolta la tonaca, i preti a volte accontentavano le loro perverse voglie con palpeggiamenti, ma a volte non si fermavano. Non c’erano luoghi sacri da rispettare. Paolo racconta quello che gli succedeva durante la confessione. “Dopo tre o quattro anni ho preso la Prima Comunione e sono andato a confessarmi da don A.S., mi sono inginocchiato e lui è venuto quasi sopra di me. Io recitavo le preghiere e lui mi toccava e pretendeva che lo toccassi e gli facessi altre cose. È successo ogni settimana, quando andavo a confessarmi, per tre anni”. Uomini che ora, a distanza di molti anni e dopo lunghe sofferenze, hanno trovato il coraggio di ritrovarsi e raccontare gli abusi subiti in un istituto che pensavano fosse la loro speranza e la loro salvezza. E a Verona ieri hanno marciato in centinaia contro gli abusi sessuali su ragazzini sordi all’istituto Provolo, accaduti circa trent’anni fa. Slogan e manifesti, soprattutto contro il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che finora non ha fatto nulla contro i preti colpevoli degli abusi, benché la commissione presieduta dall’ex magistrato Mario Sannite abbia accertato le violenze e i preti abbiano confessato. Nel corteo anche gli onorevoli Maurizio Turco e Maria Antonietta Coscioni che presenteranno due iniziative: la richiesta al Parlamento di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi nella Chiesa e alla Cei di promuovere una commissione indipendente per l’apertura degli archivi diocesani, com’è accaduto negli Stati Uniti, in Irlanda e in Belgio.

    di Paolo Tessadri

    Da Il Fatto quotidiano del 1 luglio 2012

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/01/verona-marcia-per-non-dimenticare-abusi-dei-preti-pedofili-vescovo-si-dimetta/280521/

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175