Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Zenti

  • Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

    Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

    E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

    Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.

  • Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Tres expedientes y decenas de documentos que demuestran – negro sobre blanco – lo que las autoridades eclesiásticas conocían de los curas acusados de abusos al Provolo de Verona, es lo que ha sido entregado hace pocos días en la Procuradoría de la República de Verona y que, en pocos días, también lo será en las manos de los dos Fiscales argentinos que estan investigando sobre el cura Nicola Corradi.

    Tres denuncias en las que se pide a la Autoridad Judicial que sean averiguadas y, eventualmente, identificadas una serie de hipótesis de delito entre las cuales la responsabilidad por omisión de las jerarquías eclesiásticas que, sin dudas, conocían desde el 2009 la peligrosidad de aquel cura.

    El primer antecedente en Italia se ha manifestado en el 2012 en Savona cuando el juez para las investigaciones preliminares Fiorenza Giorgi identificó las pesadas responsabilidades por omision de un obispo – Dante Lafranconi -, quien, a pesar de conocer las tendencias pedofilas de uno de sus curas, nada hizo para impedir que continuara abusando de otros menores.

    El principio jurídico que en Italia ha encasillado al monsenor lo encontramos en el segundo apartado del artículo 40 del codigo penal que establece: “no impedir un evento que se tenga la obligacion juridica de impedir, es equivalente a causarlo”.

    Este principio jurídico, con una fórmula diferente y todavía poco desarrollada, la encontramos en el artículo 108 del Codigo Penal argentino que, según nos confirma también el abogado Carlos Lombardi, desde algún tiempo la jurisprudencia argentina está discutiendo en las varias formas de aplicacion y que podría costar caro a los responsables jurídicos del Provolo argentino y de las diócesis de Mendoza y La Plata.

    Quizá Bergoglio, cuando fue arzobispo de Buenos Aires, fue también informado sobre el escándalo del  Instituto Provolo de Verona y quizá sí sabía de la peligrosidad del cura Corradi.

    Pero, una vez Papa, fue informado bien tres veces, y no sólo sobre el cura Corradi sino también sobre – por lo menos – otros 14 curas acusados de abusos por los ex alumnos del Provolo, pero quizo hacer finta y hoy la Santa Sede ahonda en un vergonzoso y ensordecedor silencio típico de la iglesia, quien vive todavía de puros chismes y declaraciones a medios de prensa, pero se olvida puntualmente el paso mas importante: los hechos.

    El 9 de mayo 2014, una de los noticieros de informaciones mas cotizados en Italia, “TGcom 24 Mediaset”, ha difundido un video producido por la Rete L’ABUSO que fue retomado por todos los medios nacionales italianos y por muchos otros en todo el mundo, dirigido precisamente al Papa Francisco.

    En aquel video entregado en la Secretaria del Estado del Vaticano, figuran 17 víctimas, entre ellas también algunos ex alumnos del Instituto Provolo de Verona y un listado de nombres, entre ellos el del cura Nicola Corradi.

    Pero nunca nadie contestó a aquellas víctimas y así el 20 de octubre de 2014, l’Asociacion Sordos Provolo de Verona, ha enviado una carta recomendada al obispo de Verona Giuseppe Zenti, a la Congregacion por la Doctrina de la Fe y al Papa Francisco. En aquella carta, negro sobre blanco, otra vez más aparece el nombre de Corradi y de otros 14 curas acusados de abusos, cuatro de estos escondidos en Argentina.

    La misma carta ha sido entregada, una vez más, el 28 de octubre 2015, esta vez directamente en las manos de Papa Francisco por una de las víctimas del Provolo, Giuseppe C. (ver foto).

    Escuchar hoy al Papa Francisco declarar que “La iglesia llora por el dolor provocado por los sacerdotes”, es ultrajante para las víctimas y hacia todos los que todavía confían en la iglesia.

    El material adjunto a las denuncias y enviado a las tres autoridades judiciales es completamente inédito y tiene gran importacia bajo el aspecto de la investigación porque permite a los investigadores reconstruir importantes pasajes de este enésimo escándalo.

    También es triste ver que, a pesar de la pronunciación que la Comisión ONU sobre los derechos de la infancia y de la adolescencia hizo al Vaticano en el 2014, la iglesia sigue protegiendo su imagen a cualquier costo, importándole un bledo las victimas y las asociaciones que las tutelan, con las cuales siempre ha rehusado cualquier forma de diálogo.

    El control de los curas pedófilos no puede más quedar en las manos de las jerarquías eclesiásticas y si el Papa Francisco quiere de verdad enfrentar seriamente el problema tiene una única manera: la de imponer a los obispos la obligacion de denunciar y confiar estos casos a la autoridad judicial de los países donde los crímenes son cometidos.

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia, esposto a pm di Verona su eventuali omissioni del vescovo. Tre denunce tra Italia e Argentina

    Pedofilia, esposto a pm di Verona su eventuali omissioni del vescovo. Tre denunce tra Italia e Argentina

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa veronese, dilagato anche in Argentina in seguito all’arresto di un sacerdote italiano accusato di abusi sui minori, è finito sul tavolo del procuratore facente funzioni di Verona, Angela Barbaglio. Con un esposto e numerosi allegati, la rete nazionale L’Abuso ha chiesto alla magistratura di accertare eventuali “responsabilità omissive” del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, nelle vicende che hanno riguardato i sacerdoti della sua diocesi. Secondo la denuncia firmata dal presidente dell’associazione Francesco Zanardi, nei confronti del vescovo di Verona potrebbero emergere gravi responsabilità se venisse stabilito che don Nicola Corradi, arrestato il 26 novembre scorso in Argentina, ricade sotto la sua giurisdizione essendo stato ordinato sacerdote a Verona. “L’abuso” chiede anche di indagare sulla presunta contraffazione dei documenti consegnati alla Commissione d’inchiesta del Vaticano, denunciata a ilfattoquotidiano.it dall’ex allievo del Provolo, Gianni Bisoli.

    Due analoghe denunce sono state inviate anche ai pm argentini Fabricio Sidoti e Fernando Cartasegna, che indagano sulle violenze commesse nelle sedi argentine dell’Istituto Provolo, a Mendoza e La Plata, dov’è stato trasferito da Verona ancora negli anni Sessanta. Qui don Corradi è accusato di violenze su minori sordomuti avvenute a partire dal 2007. Il nome del sacerdote era noto da tempo alle gerarchie ecclesiastiche. Come ricordato anche nell’esposto, il ruolo di Corradi compariva già nelle denunce firmate nel 2009 dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona insieme a quello di altri due sacerdoti veronesi residenti in Argentina. E su quei nomi forniti dagli ex allievi dell’istituto religioso, il vescovo Zenti aveva assicurato di aver condotto un’indagine “rigorosissima”, passando al setaccio “ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo”. Per ammissione dello stesso presidente della Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano, l’ex giudice Mario Sannite, la figura di Corradi però non fu approfondita – ha dichiarato il magistrato al Corriere di Verona – perché ormai il prete “risultava già fuori dall’Italia”.

    Questa posizione però sarebbe ampiamente superata nell’ipotesi in cui anche i sacerdoti veronesi residenti in Sudamerica ricadano sotto la giurisdizione della diocesi di Verona. Una tesi supportata dal fatto che persino diversi sacerdoti argentini del Provolo, che dipenderebbe dalla “casa madre” di Verona, sono stati ordinati sacerdoti nella città scaligera proprio dal vescovo Zenti. Per la Rete “L’Abuso”, secondo cui spesso i sacerdoti inviati in trasferta all’estero anche per molti anni restano incardinati nella diocesi di appartenenza, esiste la concreta possibilità che la Chiesa di Verona fosse a conoscenza da anni delle perversioni dei preti poi denunciati in Italia e in Argentina. E che non abbia fatto nulla per impedire che nuovi abusi sui bimbi sordomuti venissero commessi in Sudamerica, dove già si contano almeno altre 60 vittime dell’Istituto Provolo.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/11/pedofilia-esposto-ai-pm-di-verona-su-eventuali-omissioni-del-vescovo-tre-denunce-tra-italia-e-argentina/3309281/

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Tre fascicoli e decine di documenti che dimostrano nero su bianco quello che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona, questo è quanto è stato depositato pochi giorni fa presso la Procura della Repubblica di Verona e che tra pochi giorni sarà anche nella disponibilità dei due PM argentini che stanno indagando su don Nicola Corradi.

    Tre denunce nelle quali si chiede all’Autorità Giudiziaria che vengano verificate ed eventualmente ravvisate una serie di ipotesi di reato tra cui le responsabilità omissive delle gerarchie ecclesiastiche che senza dubbio sapevano dal 2009 della pericolosità di quel prete.

    Il primo precedente in Italia si creò nel 2012 a Savona quando il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ravvisò le pesanti responsabilità omissive di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur sapendo delle tendenze pedofile di uno dei suoi sacerdoti nulla fece per impedire che questi continuasse ad abusare di altri minori.

    Il principio giuridico che in Italia incastrò il monsignore lo troviamo nel secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che sia ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    Questo principio giuridico, anche se in una formula differente e ancora poco sviluppata, lo troviamo nell’articolo 108 del codice penale argentino che a quanto ci conferma anche l’avvocato Carlos Lombardi da un po’ di tempo la giurisprudenza argentina sta discutendo nelle varie forme di applicazione e che potrebbe costare caro ai responsabili giuridici del Provolo argentino e delle diocesi di Mendoza e La Plata.

    Chissà se Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires fu anche lui informato sullo scandalo dell’Istituto Provolo di Verona e chissà se sapeva della pericolosità di don Corradi.

    Ma diventato Papa fu informato, ben tre volte e non solo su don Corradi ma anche su almeno altri 14 preti accusati di abusi dagli ex allievi del Provolo, ma volle far finta di niente e oggi la Santa Sede sprofonda in un vergognoso e assordante silenzio tipico della chiesa che vive ancora di sole chiacchere e proclami a mezzo stampa ma si dimentica puntualmente il passo più importante, i fatti.

    Il 9 maggio 2014 una delle testate di informazione più quotate d’Italia “TGcom 24 Mediaset” divulgò un video prodotto dalla Rete L’ABUSO che fu ripreso da tutte le testate nazionali italiane e da molte altre in tutto il mondo, indirizzato proprio a Papa Francesco.

    In quel video recapitato alla Segreteria di Stato del Vaticano, 17 vittime tra cui anche alcuni ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona ed un elenco di nomi tra cui quello di don Nicola Corradi.

    Ma nessuno rispose mai a quelle vittime e così il 20 ottobre dello stesso anno l’Associazione Sordi Provolo di Verona inviò una lettera raccomandata al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco. In quella lettera nero su bianco ancora una volta il nome di Corradi e di altri 14 preti accusati di abusi, quattro di questi nascosti in Argentina.

    La stessa lettera fu consegnata ancora una volta, il 28 ottobre 2015, questa volta direttamente nelle mani di Papa Francesco da una delle vittime del Provolo, Giuseppe C. (foto a destra).

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è oltraggioso, verso le vittime e verso tutti coloro che ancora si fidano della chiesa.

    Il materiale allegato alle denunce e inviato alle tre autorità giudiziarie è tutto inedito e assume una grande importanza sotto l’aspetto investigativo perché permette agli inquirenti di ricostruire importanti passaggi di questo ennesimo scandalo.

    E’ anche triste vedere che malgrado la pesantissima pronuncia che la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fece nei confronti del Vaticano nel 2014, la chiesa continui a tutelare la sua immagine a qualunque costo fregandosene delle vittime e delle associazioni che le tutelano con le quali ha sempre rifiutato qualunque tipo di dialogo.

    La gestione dei preti pedofili non può più rimanere nelle mani delle gerarchie ecclesiastiche e se Papa Francesco vuole davvero affrontare seriamente il problema ha un’unica via, quella di inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia e affidare questi casi all’autorità giudiziaria dei paesi dove i crimini vengono commessi.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi nei confronti dei bambini sordomuti all’Istituto Antonio Provolo di Verona sarebbero stati prodotti “documenti falsi” per chiudere il caso. Lo denuncia a ilfattoquotidiano.it l’ex allievo del Provolo Gianni Bisoli, uno dei testimoni chiave che ha reso note le violenze commesse da numerosi sacerdoti e laici nella scuola religiosa tra gli anni ’60 e il 1984, facendo esplodere uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Diventato un caso internazionale dopo l’arresto in Argentina, lo scorso 26 novembre, del sacerdote veronese Nicola Corradi, inviato nelle sedi dell’istituto Provolo in Sudamerica negli anni ’60.

    Nel 2009, in una dichiarazione sottoscritta insieme ad altri ex studenti, Bisoli aveva rivelato di aver subìto abusi sessuali anche da monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona dal 1958 al 1978: “Dall’età di 11 anni fino ai 13 anni sono stato più volte accompagnato nell’appartamento del vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro – scriveva Bisoli nella sua denuncia – dove il vescovo stesso mi ha sodomizzato e ha preteso altri giochi sessuali”.

    La Commissione del Vaticano che l’ha ascoltato nel 2010 però l’ha dichiarato “inattendibile”, contestando le date di ammissione e di dimissione dalla scuola da lui indicate per datare gli episodi di violenza. Bisoli aveva sostenuto di essere uscito dal Provolo nel giugno del 1964, mentre un documento proveniente dagli archivi della scuola riportava che la sua dimissione sarebbe avvenuta un anno prima, il 20 giugno 1963: il testimone dunque, secondo i giudici, non avrebbe potuto subire dal vescovo le violenze denunciate in quanto non sarebbe stato più alunno della scuola religiosa. Ora il caso si riapre: “Ho trovato la pagella originale tra le carte di mia madre – spiega Bisoli – e la data di uscita è quella che avevo dichiarato: 27 giugno 1964”. Bisoli aveva denunciato nel 2009 anche il prete veronese Nicola Corradi, arrestato il 30 novembre scorso per abusi sessuali sui minori in Argentina, dove era stato inviato negli anni ’60 dalla sede del Provolo di Verona: ma la posizione di Corradi non è stata mai esaminata dalla Commissione.

    I due documenti a confronto.

     

    Nonostante nella sentenza conclusiva venga attribuita una grande importanza alle date dichiarate da Bisoli per valutare la sua attendibilità, le carte in questione sono state prodotte nel corso dell’ultima audizione. Secondo la ricostruzione del legale dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, che ha assistito gli ex allievi che hanno denunciato gli abusi, il presidente della Commissione ha mostrato a Bisoli “la fotocopia di un documento” proveniente dagli archivi dell’Istituto Provolo in cui era riportata la data di dimissione del 20 giugno 1963. “Bisoli rimase molto sorpreso e spiazzato da quella carta – racconta l’avvocato Paolo Tacchi Venturi – non seppe dare una spiegazione e non fu mai risentito sul punto”.

    Il ritrovamento della pagella originale ora potrebbe cambiare il giudizio sulle dichiarazioni di Bisoli. Contattato da ilfattoquotidiano.it, il presidente della Commissione d’inchiesta del Vaticano, l’ex giudice del Tribunale di Verona Mario Sannite, commenta così i due documenti a confronto: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”. Tuttavia Sannite difende l’operato della Commissione da lui presieduta: “Ci sono altri elementi che hanno portato a dichiarare l’inattendibilità di Bisoli e questo fatto non può quindi sconvolgere le conclusioni della Commissione, che sono da ritenere completamente scisse”.

    Per l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” quanto accaduto in Commissione è “gravissimo e questa prova rende pienamente attendibili le sue dichiarazioni – ha sottolineato il presidente, Giorgio Dalla Bernardina – mentre inficia indelebilmente l’operato della Commissione”. Tra i sacerdoti denunciati da Bisoli figurava anche don Corradi, arrestato dalla polizia argentina per pedofilia, ma la posizione del sacerdote non è mai stata esaminata dalla Commissione. Nel frattempo, l’ex vescovo di Verona Carraro (morto nel 1980) è stato dichiarato “servo di Dio” dalla Congregazione della cause dei santi il 17 luglio 2015 dopo il via libera di Papa Francesco.

    Decisiva per riprendere il processo di beatificazione dell’alto prelato è stata proprio l’archiviazione delle accuse nei suoi confronti, grazie all’“attitudine alla mendacia” attribuita a Bisoli dalla Commissione. Ricevendo le conclusioni dell’inchiesta, il Vaticano aveva scritto: “Non ritenendo fondate le predette accuse, questa Congregazione [della dottrina della fede, ndr] invita codesto Dicastero [per le cause dei santi, ndr] a procedere al completamento della Positio in questione”.

    Da anni i legali delle vittime e dei testimoni sentiti dalla Commissione chiedono alla Curia di Verona i verbali delle audizioni e gli atti del fascicolo senza riuscire ad ottenerli. Ma sul caso degli abusi la Curia veronese sembra rispettare la consegna del silenzio. “La Provvidenza ha fatto sì che attraverso un riesame accurato e competente si sia arrivati alla sua completa riabilitazione [di mons. Carraro, ndr]”, scrive il vescovo di Verona Giuseppe Zenti riferendosi al suo predecessore, in un documento del 2013 di cui ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare il contenuto. Poi un’indicazione precisa sul comportamento da tenere: “Ognuno sostiene l’altro nel momento della difficoltà e del pericolo – continua monsignor Zenti rivolgendosi ai suoi sacerdoti – evitando anzitutto ogni possibile pettegolezzo nel caso in cui si venga a conoscere qualche situazione di turbolenza. Quando anche uno solo è investito da uno tsunami, tutti dobbiamo soccorrerlo, impegnandoci tutti alla riservatezza”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/27/pedofilia-commissione-del-vaticano-scagiono-religiosi-con-prove-false/3280935/

  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

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  • Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

    Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

    Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

    Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

    Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

    Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

    Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

    Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

    Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

    Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

    In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

    Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    «Pronti a collaborare con le autorità argentine, nel caso ci arrivasse una richiesta». Il vescovo Giuseppe Zenti commenta così il caso don Nicola Corradi, il sacerdote veronese, membro della Congregazione don Antonio Provolo, arrestato in Argentina con l’accusa di aver abusato di due minori. Un episodio che, anche se avviene oltreoceano, riapre in città la ferita delle accuse che hanno riguardato l’omonimo istituto per sordomuti. Secondo le associazioni delle vittime, che hanno fatto aprire un’indagine nel 2009, gli abusi sarebbero stati perpetrati per una trentina d’anni: fino al 1984. «Siamo informati di quanto sta accadendo in Argentina – dice ora il vescovo – e auspichiamo che il caso don Corradi, sacerdote che si trova in quel Paese da decenni, sia risolto con il buon senso e positivamente. Se possiamo aiutare in qualche maniera, con documenti e testimonianze, siamo a disposizione delle autorità».

    Nessuna intenzione di ignorare il fatto, dunque, ma rimane la linea seguita in questi anni dalla diocesi: quella di evitare il conflitto, ritornando su di un caso che la Chiesa veronese considera «chiuso». «Siamo in possesso – prosegue monsignor Zenti – di una sentenza della magistratura che non è stata pubblicizzata e che conoscono in pochi. Purtroppo, perché questa pronuncia diminuisce di molto la consistenza dei fatti, almeno come sono stati presentati in certe versioni. Abbiamo deciso di non diffonderla per evitare ulteriori reazioni violente. Naturalmente, ci sono stati episodi da condannare nel modo più assoluto, ma non diffusi come è stato fatto credere».

    Intanto in Argentina il caso guadagna più spazio giorno dopo giorno sui giornali e televisioni. A finire nel carcere Boulogne sur Mer, un quartiere di Buenos Aires sono stati in due: oltre a don Corradi, che ora ha 82 anni, un suo confratello di 56, don Horacio Corbacho. Ci sarebbero ventidue denunce: tutte si riferiscono a casi accaduti tra il 2007 e il 2009. La confraternita don Antonio Provolo ha due sedi nel Paese sudamericano: a Mendoza, dov’erano attivi i sacerdoti e a La Plata: anche qui ci sarebbero state delle vittime.

    Il vescovo C’è una sentenza italiana che diminuisce la portata delle accuse

    https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20161211/281492160949447