Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Grosseto

  • Chiesa e abusi sessuali: 174 casi in Lombardia

    Chiesa e abusi sessuali: 174 casi in Lombardia

    “La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 174, il cui sommerso è più della metà: 101 casi mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana”. È quanto emerge da “Tolleranza zero?”, secondo “report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero“, a cura dell’osservatorio permanente della Rete L’abuso che censisce casi sollevati nell’arco temporale 2000-2025.

    Rispetto al dato lombardo, secondo l’Osservatorio, 23 casi riguardano la “provincia di Bergamo, 16 quella di Brescia, 12 quella di Como, 9 quella di Cremona, 10 quella di Lecco, 5 per Lodi, 8 per Mantova, 48 per Milano, 9 per Monza, 9 per Pavia, 8 per Sondrio e 17 per quella di Varese”.

    “Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui 10 nella provincia di Alessandria, 6 in quella di Asti, 8 in quella di Biella, 22 in quella di Cuneo, 12 per quella di Novara, 31 per Torino, 6 per Verbano Cusio Ossola e 8 per Vercelli”, sottolinea l’osservatorio.

    Tra le regioni più colpite anche la Sicilia con “un totale di 103 casi di cui, 10 nella provincia di Agrigento, 9 in quella di Caltanissetta, 14 in quella di Catania, 7 in quella di Enna, 16 per quella di Messina, 20 per Palermo, 6 per Ragusa, 10 per Siracusa e 11 per Trapani”.

  • Pedofilia e clero: nel Vco segnalati 6 casi negli ultimi 25 anni

    Pedofilia e clero: nel Vco segnalati 6 casi negli ultimi 25 anni

    “La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 174 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana”. È quanto emerge da ‘Tolleranza zero?’, secondo ‘report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto’ a cura dell’osservatorio permanente della ‘Rete L’abuso’ che censisce casi sollevati nell’arco temporale 2000-2025.

    Rispetto al dato lombardo, secondo l’Osservatorio, 23 casi riguardano la “provincia di Bergamo, 16 quella di Brescia, 12 quella di Como, 9 quella di Cremona, 10 quella di Lecco, 5 per Lodi, 8 per Mantova, 48 per Milano, 9 per Monza, 9 per Pavia, 8 per Sondrio e 17 per quella di Varese”.

    “Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui 10 nella provincia di Alessandria, 6 in quella di Asti, 8 in quella di Biella, 22 in quella di Cuneo, 12 per quella di Novara, 31 per Torino, 6 per Verbano Cusio Ossola e 8 per Vercelli”, sottolinea l’osservatorio.

    Tra le regioni più colpite anche la Sicilia che indica “un totale di 103 casi di cui, 10 nella provincia di Agrigento, 9 in quella di Caltanissetta, 14 in quella di Catania, 7 in quella di Enna, 16 per quella di Messina, 20 per Palermo, 6 per Ragusa, 10 per Siracusa e 11 per Trapani”.

    Ottantotto i casi in Veneto “di cui 5 nella provincia di Belluno, 16 in quella di Padova, 7 in quella di Rovigo, 11 in quella di Treviso, 9 per quella di Venezia, 32 per Verona e 8 per Vicenza”. Ottantuno i casi in Toscana di cui “6 nella provincia di Arezzo, 19 in quella di Firenze, 6 in quella di Grosseto, 6 in quella di Livorno, 9 per quella di Lucca, 6 per Massa, 9 per Pisa, 8 per Pistoia, 8 per Prato e 4 per Siena”.

    In Trentino Alto Adige il report registra “un totale di 80 casi di cui 71 nella provincia di Bolzano e 9 in quella di Trento”. Stesso dato per il Lazio “di cui 9 nella provincia di Frosinone, 13 in quella di Latina, 8 in quella di Rieti, 38 in quella di Roma e 12 per quella di Viterbo”.

  • E’ nei seminari che la chiesa deve fare i conti con il suo lato oscuro

    E’ nei seminari che la chiesa deve fare i conti con il suo lato oscuro

    Federica Tourn – Editoriale DOMANI – Un ragazzino di tredici anni scappa dalla finestra del Seminario vescovile di Savona, dove era entrato tre anni prima pieno di entusiasmo all’idea di diventare sacerdote.

    Siamo nel 1968, il grande istituto dove studiano i candidati al presbiterato accoglie ragazzi che vanno dalla prima media alla specializzazione in filosofia e teologia; il rettore è don Andrea Giusto, un prete gioviale e apprezzato dagli studenti. Eppure, qualcosa non va.

    Tornato a casa, Alessandro Nicolick – questo il nome del bambino – è taciturno e nervoso ma non vuole dare spiegazioni. Una volta adolescente comincia a far uso di eroina, diventa tossicodipendente e finisce in carcere, dove si ammala di Aids. «In ospedale, poco prima di morire, mi ha raccontato di essere stato abusato quando era in Seminario da un prefetto di camera, un seminarista più anziano che assisteva i piccoli, Pietro Pinetto», denuncia il fratello Roberto.

    Don Pinetto, morto l’anno scorso di Covid, nel 1972 era stato nominato vice rettore del Seminario vescovile e nel 1981 ne era diventato anche direttore spirituale. Nel 2013, quando era parroco della chiesa di San Michele a Celle Ligure (Savona), viene però denunciato da un ex altro seminarista, che dichiara di essere stato abusato da lui negli anni ’70, ma il procedimento è archiviato perché il fatto è ormai prescritto. Il sacerdote, però, querela per diffamazione e calunnia la presunta vittima, due giornalisti locali e Francesco  Zanardi, presidente della Rete l’Abuso.

    A quel punto, il colpo di scena: viene riaperta l’indagine e spuntano altre testimonianze, «comprese le segnalazioni fatte all’allora vescovo di Savona Franco Sibilla, che non intervenne, e che aprono il vaso di Pandora degli abusi sui minori nella chiesa savonese, più preoccupata di proteggere i responsabili che di evitare nuove vittime», commenta oggi Zanardi.

    La gip Fiorenza Giorgi, infatti, nelle motivazioni del decreto di archiviazione del procedimento per calunnia a don Pinetto pubblicate dal Secolo XIX, evidenzia che le indagini hanno fatto emergere elementi di prova che «confermano gli abusi» nel Seminario e rileva che «la curia si è preoccupata di salvare le apparenze invece di pensare a quei ragazzi che, tra l’altro, rappresentavano il futuro della chiesa stessa».

    Zanardi è il primo che, a partire dal 2010, porta all’attenzione della magistratura i tanti casi di pedofilia che affliggono la diocesi di Savona, a partire da quello di don Nello Giraudo, che lo riguarda in prima persona. Don Giraudo, oggi ridotto allo stato laicale, nel 2012 è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere per violenza su minore; molte altre denunce, compresa quella di Zanardi, sono invece cadute in prescrizione.

    Anche un insegnante del Seminario, don Giorgio Barbacini, si rivela un pedofilo: sempre nel 2010 viene infatti condannato in via definitiva a tre anni e sei mesi per violenza aggravata e continuata su un minorenne extracomunitario affidato alla sua custodia – latitante in Svizzera e in Marocco, sarà arrestato cinque anni dopo durante una visita a casa.

    Intanto, Roberto Nicolick non si dà pace. Per arrivare alla verità, chiede alla Procura il sequestro della documentazione scolastica e psicologica redatta dagli insegnanti del Seminario su suo fratello, scrive lettere al vescovo Vittorio Lupi (a capo della diocesi dal 2007 al 2016), lo aspetta addirittura una domenica all’uscita della messa insieme a Zanardi: tutto senza successo. Per tenerlo buono, nel 2013 la diocesi pensa bene di mandargli a casa il vicario generale, don Antonio Ferri, che in sua assenza fa firmare alla madre novantenne una dichiarazione in cui attesta l’estraneità della curia nella triste vicenda del figlio Alessandro. «Un foglio senza valore legale ma che toglieva credibilità alla mia ricerca di giustizia», commenta Nicolick.

    Non è finita qui. Don Pinetto, sempre difeso pubblicamente dalla curia, aveva ricevuto in realtà un’ammonizione dal vescovo, come attesta una lettera del 1° luglio 2016 indirizzata all’autorità giudiziaria e firmata proprio da monsignor Lupi, pubblicata dalla Rete l’Abuso, in cui si dà conto di un decreto emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 29 maggio 2015, segno che un’indagine canonica sul conto dell’ex vice rettore c’era in realtà stata. Nonostante l’ammonizione, Lupi colloca don Pinetto nella parrocchia di San Francesco da Paola, con un oratorio frequentato da oltre duecento bambini. «Allarmati dalle voci sul suo conto, le madri si rivolgono al parroco, che cerca di tranquillizzarle citando proprio il documento estorto tre anni prima alla signora Nicolick», racconta Zanardi. A quel punto, Roberto decide di presentare una denuncia per presunta circonvenzione di incapace contro il vicario, che però non avrà seguito.

    Un clima aspro, come si vede, in cui si vedono le ombre lunghe delle coperture, delle mezze verità, dei raggiri. «Anche se sono emerse soltanto dopo il duemila, le tendenze di don Pinetto in Seminario si erano manifestate sin dagli anni Settanta, quando un ragazzo aveva già detto a due preti della diocesi di aver subito abusi», dice don Giovanni Lupino, oggi rettore della chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Savona. «Anche io scrissi a Pinetto che ad accusarlo erano proprio i suoi “cocchi”, i ragazzi orfani di cui si occupava un po’ troppo – prosegue Lupino – da cappellano in carcere avevo incontrato un ex seminarista, oggi assistente sociale, che mi aveva raccontato che don Pietro lo portava nei bagni e lo toccava con la scusa di insegnargli una corretta igiene intima».

    Storie note nella diocesi ma che, all’interno del clero, soltanto don Lupino, che ha frequentato anche lui il Seminario di Savona negli anni ’60,  ha il coraggio di denunciare. «Sono del’ 52: del mio anno eravamo una quindicina di seminaristi e soltanto io sono diventato sacerdote – racconta – quasi tutti gli altri non hanno più messo un piede in chiesa».

    Cose vecchie, di un’epoca passata? «Oggi non è cambiato niente, nonostante le équipe di psicologi che dovrebbero essere di sostegno agli educatori che vivono a stretto contatto con i ragazzi – dichiara deciso Lupino – è il sistema stesso dei Seminari come luogo della formazione per il clero che non funziona, perché l’obiettivo è sempre quello di produrre sacerdoti».

    Futuri preti sempre più preziosi per la Chiesa se, come testimoniano le statistiche dell’Annuario pontificio 2021, nell’arco di mezzo secolo le nuove vocazioni sono diminuite di oltre il 60% passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019, con un crollo nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019, in cui la flessione dei seminaristi diocesani in Italia tocca il 28%. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio nazionale per la pastorale della vocazioni della Cei, sono 1.804 i seminaristi diocesani che vivono nei 120 seminari maggiori e quasi la metà ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, mentre diminuiscono i seminari minori, riservati ai ragazzi delle scuole secondarie: in Italia ne restano 72.

    Oggi il Seminario diocesano di Savona non accoglie più studenti: è diventato una casa per ferie di lusso. I problemi, in ogni caso, non hanno riguardato soltanto questa struttura, ma anche molti altri seminari nel nostro paese, dalla Sicilia al Veneto. Nati con il Concilio di Trento, sono fabbriche di preti cresciuti in ambienti totalmente maschili, scollati dalla realtà, come racconta Marco Marzano nel suo libro La casta dei casti, in cui parlare di sesso resta il più grande tabù. «L’educazione in Seminario, con la cultura del silenzio che vige nell’istituzione, produce un terreno fertile per gli abusi», commenta lapidario don Lupino.

    «In Seminario ho visto di tutto – racconta Giuseppe (nome di fantasia) – chi faceva uso di stupefacenti, chi prendeva tranquillanti per tirare avanti, chi usciva regolarmente di notte; il rettore sapeva ma non diceva nulla». Giuseppe ha frequentato sei diversi seminari – a Grosseto, Siena, Fermo, Ancona, Anagni – e dall’ultimo è uscito sei anni fa. Ricorda un clima da caserma, con umiliazioni pubbliche e storielle oscene, organizzato secondo regole ferree: «eravamo sotto pressione, con orari scanditi dagli impegni, e dovevamo chiedere permesso per ogni cosa. Giocavamo a calcio, facevamo tante attività fisiche per sfogare la tensione sessuale, però tutto girava sempre intorno alla questione dell’affettività. Qualcuno è stato scoperto con una ragazza, altri si baciavano in camera e i formatori chiudevano un occhio; poi, naturalmente, c’erano i rapporti fra seminaristi». Giuseppe testimonia che ha compilato decine di test psicologici simili a quelli proposti durante la visita militare: «gli stessi insegnanti non sono formati per capire chi hanno di fronte – continua – se facevo domande su come gestire la sessualità, mi dicevano “affidati alla preghiera”. Dovevamo sublimare. Certo, potevamo parlare con lo psicologo, che però era sotto la pressione dell’équipe, deputata a decidere se potevamo andare avanti o no. Nessuno raccontava le difficoltà, perché tutti volevano diventare preti».

    Giuseppe, alla fine, non ha indossato l’abito talare; molti altri, però, continuano a diventare sacerdoti con “un’educazione cattolica” fondata, come cinquecento anni fa, sul celibato e sull’omertà di un clan di soli maschi.

    Federica Tourn – Editoriale DOMANI

     

  • Violentò 17 bambini: tornato a dire messa e a guidare bambini nel cammino della comunione.

    Violentò 17 bambini: tornato a dire messa e a guidare bambini nel cammino della comunione.

    Ora il sacerdote maltese don Felix Cini, dopo aver scontato una pena detentiva sospesa di due anni e sei mesi, è tornato a celebrare messa.

    La curia maltese ha riferito a un sito web locale che Cini si troverebbe attualmente a Malta per assistere la madre malata, come chiesto da lui stesso alla sua diocesi di riferimento, quella di Grosseto.

    Tuttavia, è stato riferito che la congregazione vedrebbe Cini come un sacerdote a tempo pieno, e non limitato a ruoli minori.

    Il prete è stato avvistato anche in una processione per la celebrazione della Pentecoste, dove ha guidato un numero di bambini piccoli per la loro comunione.

  • «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    L’accusa aveva chiesto 3 anni per lui e 6 mesi per una donna (favoreggiamento). I fatti risalivano al 2010, i primi atti di indagine avvennero nel maggio 2013

    GROSSETO. Assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di aver molestato una ragazzina di non ancora 14 anni, di cui secondo l’accusa aveva toccato il seno. Assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver palpeggiato un’altra ragazzina, dandole anche un bacio vicino alle labbra. Assolto, ancora perché il fatto non sussiste, dall’accusa di aver abbracciato e palpeggiato il seno di una terza ragazzina, questa di poco più grande.

    «È finito un calvario durato sei anni», commenta dopo la lettura della sentenza l’avvocato Lorenzo Mascagni, codifensore con il collega Giacomo Gonzi di Siena, del sacerdote 56enne imputato di tre casi di violenza sessuale che sarebbero avvenuti nel corso del 2010. Il collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi, Beatrice Bechi) è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo circa un’ora di camera di consiglio. Brevissima l’udienza di ieri, cui il parroco era presente (come nelle altre volte): le richieste erano state formulate nell’udienza precedente, a marzo. L’accusa (il pm Giovanni De Marco che aveva ereditato il fascicolo) aveva sollecitato una condanna di tre anni e sei mesi per il sacerdote, ritenendo il dibattimento avesse chiarito le dinamiche e le responsabilità. Per lui ma anche per la donna di 53 anni imputata di favoreggiamento, che secondo l’accusa avrebbe aiutato il parroco a eludere le indagini affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza di lui e di due delle tre ragazzina, da lei stessa organizzata in seguito alle confidenze da loro ricevute in merito alla presunta violenza sessuale riferita. Per lei la richiesta era stata di sei mesi. È stata assolta anche lei, il fatto non sussiste, difesa dall’avvocato Giuseppe Nicosia. Nel processo era presente anche una delle (allora) ragazzine, costituitasi parte civile con l’avvocato Alberto Solari: questi si era associato alle richieste dell’accusa mentre tutti e tre i difensori avevano sollecitato l’assoluzione, con arringhe articolate anche in merito alle discrasie emerse in fase di dibattimento, che si è svolto a porte chiuse. L’udienza di ieri sarebbe dovuta servire alle repliche, ma il pm (in aula la dottoressa Anna Pensabene) ha rinunciato a farle e così il collegio è entrato subito in camera di consiglio per la decisione.

    Il sacerdote aveva lasciato la parrocchia e per qualche tempo si era tenuto in qualche modo lontano dal ministero. Poi è tornato ad amministrare una comunità. Non interrogato in fase di indagine, si è poi fatto esaminare in aula. L’esatto opposto dell’altra imputata.

    «Siamo molto soddisfatti per l’esito del processo», commenta l’avvocato Nicosia. «Devo leggere le motivazioni», si limita a dire l’avvocato Solari. Motivazioni che saranno depositate entro 80 giorni.

  • Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Era stato accusato di aver molestato tre ragazzine che frequentavano la sua parrocchia, ma il Tribunale di Grosseto lo ha assolto. Assolta anche una donna accusata di favoreggiamento del prete. I fatti risalivano al 2010, mentre l’indagine scattò nel 2013.

    Con il rinvio a giudizio il sacerdote era stato allontanato. Il pm aveva chiesto 3 anni e mezzo per lui, 6 mesi per lei. “In questa vicenda – il commento del vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetolini – probabilmente molti hanno sofferto, ma certamente ha sofferto il sacerdote, che per molto tempo ha subìto l’accusa di un’infamia così grave.

    Nessuno potrà restituire al sacerdote e a questa comunità ecclesiale gli anni di sofferta attesa, ma offriamo anche questo tempo doloroso, certi che la paternità di Dio ci è stata, ci è e ci sarà sempre di conforto, anche nelle prove che la vita ci riserva”.

    https://www.gonews.it/2019/07/04/prete-accusato-aver-molestato-tre-ragazzine-viene-assolto-fati-risalgono-al-2010/

  • “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    di Mirko Bellis – L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini (altro…)

  • Maltrattamenti in asilo, indagata una suora a Grosseto

    Maltrattamenti in asilo, indagata una suora a Grosseto

    “Stai attento, ti ammazzo”, “Che fai con la bocca? Te la spacco”. Queste alcune frasi rivolte ai bambini di un asilo di Grosseto da una suora di 53 anni di origine indiana, ora indagata per maltrattamenti a minori di età compresa tra i 4 e i 5 anni. I fatti sarebbero avvenuti tra il 2017 e giugno 2018 nella scuola materna di un istituto religioso della città toscana. La Procura ha notificato alla religiosa l’avviso di chiusura delle indagini.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/toscana/maltrattamenti-in-asilo-indagata-una-suora-a-grosseto_3162678-201802a.shtml

  • Prete pedofilo condannato per abusi su 17 minori: è tornato a dire messa

    Prete pedofilo condannato per abusi su 17 minori: è tornato a dire messa

    Don Felix Cini aveva avuto 2 anni e mezzo per le violenze commesse quando era a Grosseto. Rientrato nella nativa Malta è stato riammesso all’attività sacerdotale

    Ma allora è un vizio e il segno che la Chiesa, o almeno una parte della Chiesa, non sa prendere le distanze contro la pedofilia: Don Felix Cini era stato condannato a due anni e mezzo per abusi e molestie su 17 minori di Grosseto. Ora il prete torna alla ribalta perché dopo essere rientrato a Malta (suo paese natale), sarebbe tornato a celebrare la messa. E’ quanto riportato dal quotidiano online Corriere di Malta secondo il quale l’uomo avrebbe guidato anche un gruppo di bambini verso il sacramento della Comunione.
    Il prete era stato ritenuto colpevole di abusi e molestie su minori e di possesso di materiale pedopornografico. Condanna sospesa, fu mandato in una comunità di recupero e a Grosseto non ha più celebrato la messa pubblicamente. Fu lui stesso a chiedere poi al vescovo di tornare a Malta per assistere la madre malata.
    Secondo il quotidiano maltese ora don Cini celebrerebbe la messa a Cospicua e il parroco della città sarebbe a conoscenza della sua attività. La curia maltese ha  riferito al sito di notizie che è stato l’Arcivescovo a concedergli di celebrare il rito religioso, ma solo in circostanze eccezionali come i funerali di parenti e persone a lui vicine. Le cose non sembrano andare così: secondo quando riferito da alcuni membri della congregazioni di Cospicua la comunità vedrebbe il prete come un sacerdote a tempo pieno. Cini celebrerebbe di consueto la messa, avrebbe partecipato a una processione per la celebrazione della Pentecoste e avrebbe addirittura guidato un gruppo di bambini per la loro comunione.
    https://www.globalist.it/world/2018/09/02/prete-pedofilo-condannato-per-abusi-su-17-minori-e-tornato-a-dire-messa-2030140.html
  • Prete condannato per pedofilia in Italia celebra messa a Bormla

    Prete condannato per pedofilia in Italia celebra messa a Bormla

    Polemiche per l’attività di don Felix Cini

    by Giovanni Guarise

    Era stato condannato in Italia per abusi e molestie nei confronti 17 bambini di età compresa tra 10 e 14 anni e il possesso di filmati pedopornografici.

    Ora il sacerdote maltese don Felix Cini, dopo una condanna a due anni e sei mesi con la condizionale, è tornato nell’isola e in alcune occasioni straordinarie celebra messa a Bormla, suo paese di origine.

    La curia maltese ha riferito a un sito web locale che Cini si troverebbe attualmente a Malta per assistere la madre malata, come chiesto da lui stesso alla sua diocesi di riferimento, quella di Grosseto.

    Sempre la curia ha riferito che il parroco di Cospicua è informato sulla situazione e sull’attività limitata di don Cini, che può concelebrare solo la messa se gli viene concesso dall’Arcivescovo, che ha autorizzato il prete a concelebrare la Messa in circostanze eccezionali come i funerali di parenti e persone a lui vicine, o in altri momenti della vita parrocchiale.

    Tuttavia, è stato riferito che la congregazione di Bormla vedrebbe Cini come un sacerdote a tempo pieno, e non limitato a ruoli minori. Il prete è stato notato anche in una processione per la celebrazione della Pentecoste, dove ha guidato un numero di bambini per la loro comunione.