Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gualtiero Bassetti

  • Abusi sessuali: la Chiesa italiana chiamata a svegliarsi

    Abusi sessuali: la Chiesa italiana chiamata a svegliarsi

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia (ItalyChurchToo), creato nel febbraio 2022, ha inviato una lettera in tal senso il 10 maggio al Presidente uscente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinal Gualtiero Bassetti, nonché ai funzionari vaticani legati al fascicolo abusi sessuali: “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili. »

    Francesco Zanardi, presidente del Coordinamento, giustamente si interroga su una reale volontà della Chiesa nel Paese di conoscere la vera dimensione degli abusi: «Una commissione davvero indipendente sarebbe rivoluzionaria, ma anche molto imbarazzante. Perché dimostrerebbe che l’Italia è il Paese con il più alto numero di preti pedofili al mondo. “

    Secondo lui, questa stima deriva da una semplice aritmetica: “In Francia ci sono 22.000 sacerdoti e la commissione ha individuato più di 3.000 pedofili e più di 200.000 abusati [secondo i dati rilevati dalla commissione Sauvé, ndr]. Visto che in Italia ci sono 52.000 preti, è lecito pensare che i pedofili possano essere il triplo, ovvero nove o diecimila. E gli abusi salgono a un milione. »

    La pressione sui vescovi arriva anche dalla pubblicazione, a fine maggio 2022, di un libro sugli abusi sessuali nel clero italiano. Firmata da tre noti giornalisti italiani, tra cui la vaticanista Lucetta Scaraffia, l’opera, intitolata Agnus Dei. L’abuso sessuale del clero in Italia, cerca per la prima volta di comprendere la situazione italiana in questo campo, confrontandola in particolare con quella di altri paesi. Una bomba in Italia dove, a differenza dei suoi vicini latini, la Chiesa si rifiuta per il momento di rompere l’omertà criminale.

    Infine, il 27 maggio 2022, la Conferenza Episcopale Italiana ha annunciato l’avvio di uno studio sugli abusi sessuali sui bambini e sulle persone vulnerabili all’interno dell’istituto negli ultimi 20 anni: “Sarà realizzato uno studio con la collaborazione di “istituti di ricerca indipendenti”, al fine di “ottenere una conoscenza più approfondita e obiettiva” dei presunti o accertati attentati commessi da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Primo passo falso per Matteo Zuppi.

    Questi reati richiedono un’indagine e non uno studio, peraltro, in un periodo molto limitato di vent’anni. Le associazioni delle vittime denunciano progressi troppo timidi e mantengono la pressione. Matteo Zuppi non potrà barare a lungo.

    Alessandro Ballario

    Abus sexuels : l’Eglise italienne sommée de se réveiller

  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    S. Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
    Membri tutti della CEI
    e p.c.
    S. Em. Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità
    S. Em. Card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
    S. E. Mons. Lazzaro You Heung Sik, Prefetto del Dicastero per il Clero
    S. Em. Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi

     

     

    Eminenza,
    Eminenze ed Eccellenze,

    siamo donne e uomini diversi per sensibilità e appartenenza, credenti e non credenti.

    Vi scriviamo prima di tutto come cittadine e cittadini. Perché la Chiesa è parte della società e non fuori di essa.
    Ci muove uno spirito di verità, di giustizia, di responsabilità che oggi ci fa stare davanti a voi, in piedi, in coscienza, con franchezza.
    Gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa colpiscono le persone nei loro corpi, nella loro vita, nella loro coscienza: sono violazioni dei diritti umani. Se la Chiesa non rispetta i diritti umani, non può predicare il Vangelo. Per questo l’obbedienza al Vangelo può spingere alla “disobbedienza” ogni volta che in nome della “prudenza” si rischia di diventare complici dei delitti.
    Questa lettera è rivolta a voi, ma resa pubblica perché altri e altre possano sottoscrivere la nostra richiesta e perché pubblicamente voi possiate rispondere (italychurchtoo@pec.it). Daremo conto della vostra replica nel corso della conferenza stampa che terremo il 27 maggio prossimo alle ore 11, presso la Sala stampa estera a Roma.

    CHIEDIAMO VERITÀ, GIUSTIZIA E PREVENZIONE
    Come “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo”, espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, chiediamo a voi vescovi verità e giustizia per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa, nonché misure di prevenzione perché la Chiesa riacquisti credibilità e autorevolezza.
    Consapevoli che alcuni aspetti che citeremo saranno oggetto del confronto sinodale, vogliamo focalizzarci, qui e ora, sulla realtà italiana.

    A) IN UN’OTTICA DI VERITÀ
    1) Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa.
    2) Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti. Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati.
    3) Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze.

    B) IN UN’OTTICA DI GIUSTIZIA
    4) Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa.
    5) Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità.
    6) Chiediamo che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce.
    C) IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE:
    Consapevoli che l’ambito della prevenzione degli abusi, diretta e indiretta, implica questioni di vastissima portata – tra cui la formazione al ministero ordinato, l’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa, il ripensamento delle dinamiche della cura pastorale – che richiedono tempi di riflessione molto lunghi, nel contesto di questa lettera
    7) chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche.
    Queste richieste sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.
    Come cittadine e cittadini, vittime di abusi, battezzate e battezzati, madri, padri, educatori, professionisti, abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti.

    Nella certezza della vostra attenzione
    Coordinamento #ItalyChurchToo
    Primi firmatari:

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo European Federation of Centres of Research and Information
    on Cults and Sects – FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista
    Gianluca Montaldi – International Association for Conciliar Theology / Concilium
    Associazione/Rivista Esodo
    Filippo Cecala – docente
    Ignace Berten OP – teologo (Belgio)
    don Paolo Scquizzato
    Livia Calani – Donne per la Chiesa
    Daniela Redolfi – Donne per la Chiesa
    Marzia Cattaneo – SAE e Donne per la Chiesa
    Marco Bisanti – giornalista
    Giuseppina Perrucci – Azione cattolica – Noi Siamo Chiesa
    Margherita*
    Laura*
    Elisa Nicolaci
    Davi Hill
    Stefania Manganelli
    Giovanni Belloni – presbitero
    Ida*
    Roberto*
    Nara Zanoli
    Stefania Rasetti
    Giuseppe Nicolaci
    Maria Caterina Cifatte – Gruppi donne Comunità di base
    Elisabetta Manfredi
    Maria Teresa Ferrari Lehnus – Donne per la Chiesa
    Eugenia Marzotti – OIVD
    Silvia Migliorati – OIVD
    Gilberto Squizzato – giornalista, regista e saggista
    Benedetto Simonelli
    Diana Maria Fabbroni
    Stefania*
    Robert Hochgruber – insegnante di religione in pensione
    Vito Mancuso – teologo
    Miriam Carrara
    Grazia Villa – avvocata
    Andreina Giovanna Clerici
    Rosalba Piazza
    Nino Vincenzi
    Giovanni Paolo Sparso
    Dea Santonico
    Giovanni Ambrosoni – Noi Siamo Chiesa
    Cristiana Gualtieri – insegnante di religione, Donne per la Chiesa
    Margherita*
    Serafina*
    Elena Turazza
    Doris Reisinger – teologa – Germania
    Carla Galetto
    Cristina Tabacchi – magistrata
    Margherita Bertinat – responsabile gruppo Sae Verona
    Selena Bellomo
    Andrea Tomassoni
    Manuela*
    Giulia Pelizzari
    Luigi Sandri
    Paola Morini – OIVD
    Ezio Lodetti
    Emma Bongiovanni
    Magdalena O. – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1988 al 2010
    Gian Paolo*
    Simona Collica
    Stefania Cingia – giornalista freelance
    Luisa Bruno – Comunità di base Viottoli Pinerolo (TO)
    Meno Sales . Comunità di base Viottoli
    Eric Boone – victime, France
    Angelo Bertucci
    Mauro Pesce – Università di Bologna
    Stefania Camarda
    Maria Luisa*
    Claudio Geymonat – giornalista – Riforma
    Giuseppe Ivan Undari – parroco
    Monica Coretti – OIVD
    Luciana Bonadio
    Mara*
    Giovanna*
    Isabelle Prost – catholique, Paris, France
    Lorenzo Detassis
    Rosanna Benassi – OIVD
    Claire Regnier Logerot – France, diocèse de Versailles
    Rosario Grillo
    Elena Limonta
    Luigi Bassis
    Cristina Castagnino
    Maria Grazia Depetris
    Augusto Cavadi – filosofo
    Etienne Lepicard
    Père Camille Rio – prete missionario in Thailandia
    Olivier Demarle – vittima delle Communauté des Béatitudes – Francia
    Antonella Bonini
    Marie-Christine Demourgues
    Maristella Giacomello
    Valentino*
    Sandra Letizia – teologa e docente I.R.C.
    Anne Mardon – vittima
    Josselin Tricou – lecturer in sociology – Institute of Social Sciences of Religions (ISSR) – University of Lausanne, Switzerland
    Ida Triolo
    Margherita Pepoli
    Alice Pascutti – Libera professionista, cattolica praticante
    Elisa Belotti, giornalista e conduttrice di Cristianə a chi?
    Armida*
    Bianca Casadei – cattolica, donna, sostenitrice dei valori del femminismo, Associazione Papa Giovanni XXIII
    Alessandro Mabellini – Azione Cattolica
    Chiara Neri
    Irene*
    Aurora Pace
    Maria Canella – studente di Teologia
    Michela*
    Daniela Thomas
    Irene Debeni – medico
    Livia De Carli
    Fabio Carrieri
    Marilena*
    Alessandra Sanasi – psicologa
    Marialuisa Cavallari
    Francesco Surfaro
    Valentina* – impiegata amministrativa
    Giuliano*
    Francesca* – studentessa
    Rosalia Mazzola
    Stefano*
    Elisabetta*
    Comunità s. Francesco Saverio in Trento
    Claudia Dall’Acqua
    Valeria Rapa
    Camilla*
    Eleonora*
    Emanuele Lorenzo Cavassa
    Alessandra*
    Giacomo Ghedini
    Fabio Bellentani
    Veronica Landi
    Mamma Gio e papà Robi Sacconago
    Maria Briannì
    Micol – mamma e segretaria
    Chiara*
    Francesca Demofonti – studentessa
    Daiana Lorenzini
    Claudia Bogneri
    Marcella Cannarozzo – Ingegnere, docente universitario, catechista, madre di famiglia
    Giorgia*
    Manuela*
    Francesca Massari
    Elena Pompa Pacchi – Fisica, cattolica praticante e catechista
    Roberta*
    Alessandra*
    Rosalia Mazzola – avvocato ecclesiastico
    Lucia Lo Porto
    Anna Benedetti
    Irene*
    Marco Marzano – sociologo – Ordinario all’Università di Bergamo
    Sara*
    Attilia Ferrari  – Mantova
    Paola Colombo
    Marina Perbellini
    Francesca Origlia
    Federico*
    Giuliano Minelli – portavoce gruppi “Per una Chiesa diversa” e “Il Gibbo”.
    Chiara Angelini
    Maurella Carbone
    Margherita Parrelli
    Letizia Menna
    Lucia Romanengo – Donne per la Chiesa
    Elisabetta Mazzola
    Edda Battigelli
    Laura Tonelli
    Piero Brogi
    Loretta D’Orsogna
    Stefano*
    Claudio*
    Antonina Vazzano
    Pietra Martorana
    Nicoló Paesano
    Giovanna Ballistreri
    Maria Paola Italia
    Giuseppina Ferrarelli
    Anna Carfora – storica della Chiesa
    Lilly Lancione
    silvia*
    Antonio Nuzzo
    Stefano Olcese – Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Tommaso Colombini

     

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    lettera Cei

    Letter to bishops

    Lettre aux eveques

    Letra a los obispos

  • Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Città del Vaticano, 18 mag. (askanews) – La Conferenza episcopale italiana deciderà il proprio presidente, nel corso dell’assemblea generale in programma a Roma da lunedì a venerdì prossimi, 23-27 maggio, che succederà al cardinale Gualtiero Bassetti e dovrà affrontare, quale primo impegno, la questione di un’indagine storica sugli abusi sessuali su minori avvenuti nella Chiesa italiana.

    A restringere il novero dei candidati più probabili è stato papa Francesco, che in un recente colloquio con il Corriere della sera, ha affermato: ‘Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona’.

    Sono solo cinque, attualmente, i cardinali italiani con meno di 75 anni: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori (75 anni), l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi (73 anni), il vicario per la diocesi di Roma, Angelo De Donatis (68 anni), l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi (66 anni), e l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Paolo Lojudice (57 anni).

    Questi ultimi due, in particolare, entrambi ex vescovi ausiliari di Roma, entrambi ‘preti di strada’, molto impegnato nella pastorale con rom e migranti Lojudice, un passato nella comunità di Sant’Egidio e una spiccata sensibilità per i temi della pace, dell’ecumenismo e della giustizia sociale Zuppi, sembrano particolarmente in sintonia con Bergoglio, oltre ad aver dato buona prova di governo nelle loro diocesi.

    Qualità particolarmente indicate per quel ‘rinnovamento della Chiesa italiana’ che, auspicato già da tempo da Francesco, il cardinal Bassetti, evidentemente, non ha realizzato.

    ‘Spesso ho trovato una mentalità preconciliare che si travestiva da conciliare’, ha detto Bergoglio sempre nell’intervista al Corriere. ‘In continenti come l’America latina e l’Africa è stato più facile. In Italia forse è più difficile. Ma ci sono bravi preti, bravi parroci, brave suore, bravi laici. Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi. Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana’.

    L’indicazione del papa, peraltro, corregge, almeno parzialmente, la dinamica, avviata dallo stesso Bergoglio, di responsabilizzare i vescovi italiani. Tradizionalmente, infatti, quella italiana era l’unica conferenza episcopale nazionale che non eleggeva il proprio presidente, come avviene in tutti gli altri paesi, perché era il papa, che è anche primate d’Italia, che lo sceglieva. Anni fa Jorge Mario Bergoglio ha chiesto all’episcopato italiano di eleggersi il presidente, ma i vescovi hanno fatto resistenza, e alla fine è stato sancito un compromesso: l’assemblea dei vescovi elegge una terna – ciò che dovrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana – e tra i tre nomi prescelti il papa sceglie, liberamente, il presidente.

    Così è avvenuta, cinque anni fa, l’elezione del cardinale Gualtiero Bassetti, verso il quale già nel febbraio 2014 Francesco aveva mostrato una predilizione elevandolo, lui pastore di diocesi secondaria, a dignità cardinalizia: eletto dall’assemblea dei vescovi in una terna, assieme a Franco Giulio Brambilla e al cardinale Francesco Montenegro, fu nominato dal pontefice presidente della Cei il 24 maggio 2017.

    Scelta che rispecchiava un iniziale sintonia tra il vescovo di Roma e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al Conclave del 2013, di certo, fu percepito da molti vescovi italiani come unadoccia fredda. Per errore, subito corretto, la Cei, peraltro, aveva diramato, pochi minuti dopo la fumata bianca, un messaggio di congratulazioni per l’elezione al soglio pontificio di… Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, un radicato passato in Comunione e liberazione, e candidato ideale di diversi porporati conservatori. L’incontro decennale dei vescovi a Firenze, nel 2015, quando presidente della Cei era ancora il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ufficializzò una notevole distonia tra il pontefice argentino e l’episcopato italiano: ‘Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro’, tuonò a Firenze Bergoglio. Su quello sfondo, l’arrivo di Bassetti alla guida della Cei, due anni dopo, si immaginava segnasse una correzione di rotta verso una maggiore sintonia col papa. Cosa effettivamente avvenuta – se si pensa, in particolare, alla distanza dai toni battaglieri dell’era del cardinale Camillo Ruini sui cosiddetti ‘valori non negoziabili’ – ma solo parzialmente.

    Nel corso degli anni, infatti, il rapporto tra Bergoglio e Bassetti si è raffreddato, e non per motivi personali. Più volte, proprio facendo riferimento all’incontro di Firenze, il papa ha lamentato la mancanza di reazioni dell’episcopato italiano alle proprie indicazioni, in particolare a quelle esposte nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il pontefice ha dovuto insistere ripetutamente, privatamente e pubblicamente, perché finalmente la Cei decidesse, come le Chiese di altri paesi, di lanciare un percorso sinodale nazionale.

    Quando è arrivata la pandemia, poi, i toni aspri adottati dalla Conferenza episcopale italiana nei confronti del governo Conte in merito alle restrizioni sanitarie sono state pubblicamente sconfessate dal papa, preoccupato sì di tenere le chiese aprte, ma d’accordo a limitare la partecipazione alle funzioni religiose, e soprattutto attento a non guastare la collaborazione tra Chiesa e Stato.

    L’ultimo incidente è avvenuto nuovamente a Firenze: lungamente preparato, lo scorso febbraio la Cei ha organizzato, insieme al comune di Firenze, un incontro sul Mediterraneo nel nome di Giorgio La Pira. Il papa avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato pochi giorni prima: un male al ginocchio, ha spiegato la sala stampa vaticana. Ma, a quanto si è appreso, c’era anche dell’altro. In particolare, la presenza di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno all’epoca degli accordi con la Libia, criticata anche all’interno della stessa curia fiorentina, avrebbe indotto il pontefice non solo a dare forfait ma a non citare neppure, durante i saluti all’Angelus di quella domenica, il convengo di Firenze. Un’assenza vissuta in Cei come uno schiaffo in faccia.

    Ora il prossimo presidente della Cei dovrà ‘fare un bel cambiamento’, nelle parole di papa Francesco. A partire dalla questione degli abusi sui minori. I vescovi ‘intendono promuovere una migliore conoscenza del fenomeno per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione’, recitava il comunicato dell’ultimo consiglio permanente, a marzo, nel quale, peraltro, la Cei rivendicava i servizi diocesani per la tutela dei minori e i 140 centri d’ascolto già costituiti.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo, Svizzera e Spagna) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrattanto hanno fatto singole diocesi, come Monaco di Baviera, e in altri paesi sono stati i governi (Irlanda, Australia) a svolgerne, per indagare sugli abusi sessuali su minori avvenuti negli ultimi decenni nella Chiesa. Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari. ‘La giustizia non è giustizialismo’, ha avuto a dire il cardinale Bassetti, ‘e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri’. Ma ‘la gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e ogettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà’, ha detto da parte sua padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, grande esperto vaticano della materia: ‘O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi’.

    Il nodo sarà capire se un’indagine verrà avviata o meno, chi sarà a svolgerla (se un’istanza terza e indipendente o la stessa Conferenza episcopale) e quale sarà l’oggetto di studio (se i soli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa o la pedofilia nella società più ampia). L’ormai ex segretario della Cei, mons. Stefano Russo, da poco nominato dal papa vescovo di Civitavecchia, ha partecipato all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile che si è svolto a inizio maggio alla presenza della ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

    Negli ultimi mesi, intanto, è nato un Coordinamento italiano contro gli abusi nella chiesa cattolica, con hastag #ItalyChurchToo, che sta monitorando, in accordo con l’associazione Rete l’abuso, i casi noti in Italia, e fa pressione sulla Cei in vista dell’assemblea della prossima settimana. L’associazione chiederà, in una lettera ai vescovi pubblicata lunedì prossimo, ‘precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia’. Per il prossimo presidente, chinunque egli sarà, sarà il primo banco di prova.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/05/18/cei-zuppi-e-lojudice-favoriti-dopo-bassetti-pedofilia-primo-test-pn_20220518_00176/

  • La pedofilia dei preti italiani che i vescovi vogliono tenere nascosta

    La pedofilia dei preti italiani che i vescovi vogliono tenere nascosta

    Lo chiamavano don Mercedes. A Crema era un pezzo grosso di Comunione e Liberazione il parroco Mauro Inzoli; gli piacevano il lusso e le belle macchine, lo si vedeva spesso nei ristoranti alla moda, un sigaro cubano all’angolo della bocca.

    Aveva amicizie politiche importanti e poco senso del pudore: nel gennaio 2015 applaudiva insieme a Roberto Formigoni al convegno sulla famiglia tradizionale organizzato dalla Regione Lombardia, eppure già da anni molestava i ragazzini, come conferma la condanna definitiva per pedofilia del 2018. Li toccava persino durante la confessione, per rinnovare l’alleanza fra Abramo e Isacco descritta nell’Antico Testamento, diceva. La più piccola delle sue vittime aveva 12 anni.

    Una storia non certo unica. Secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, che monitora i casi di violenza sessuale nella Chiesa cattolica, nel nostro paese negli ultimi 15 anni si contano 325 sacerdoti denunciati per pedofilia, di cui 161 condannati in via definitiva.

    Questi numeri rappresentano solo piccola parte di un fenomeno sommerso e pervasivo, eppure non sembrano scuotere le istituzioni e la stampa. Ed è questa la ragione per cui chiediamo ai lettori di sostenere la grande inchiesta su “La violenza nella Chiesa italiana”.

    Nel paese che ospita il Vaticano, infatti, né il Parlamento né la Chiesa prendono iniziative per andare a fondo del problema. Il presidente della Conferenza episcopale Gualtiero Bassetti butta acqua sul fuoco assicurando che in Italia gli strumenti messi in campo a tutela dei minori funzionano bene e che presto sugli abusi sarà condotta un’indagine ma, sia chiaro, «gestita dall’interno della Chiesa».

    La società civile, però, non ha più voglia di aspettare: di fronte al silenzio ecclesiastico si è costituito Italy Church Too, un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa, che chiede subito una commissione d’inchiesta indipendente, come quelle che si sono appena formate in Spagna e in Portogallo.

    L’iniziativa nasce da donne impegnate in ambito cattolico e laico, determinate a rompere anche nel nostro paese il muro di omertà e a ottenere giustizia e risarcimenti per le vittime: sono scesi in campo l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, le Comunità cristiane di base e i periodici Adista, Tempi di Fraternità e Left. Tra loro anche Erik Zattoni, figlio di un prete (anche) pedofilo mai ridotto allo stato laicale nonostante l’esame del dna e le sue ammissioni.

    GLI SCANDALI DEGLI ULTIMI ANNI

    L’idea ha preso vigore dallo scandalo che all’inizio dell’anno ha coinvolto persino il papa emerito Benedetto XVI: un report dalla Baviera ha infatti rivelato che nella sola diocesi di Monaco e Frisinga, nell’arco di 74 anni sarebbero stati abusati 500 bambini e bambine fra gli 8 e i 14 anni e che Joseph Ratzinger, da cardinale, ne sarebbe stato al corrente.

    I dati di Monaco seguono quelli, talmente eclatanti da suscitare dubbi, del rapporto della commissione indipendente sugli abusi nella chiesa francese: dal 1950 si conterebbero 216 mila minori vittime di tremila preti, a cui si aggiungono altri 114 mila abusati da laici all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. In Nuova Zelanda la pedofilia riguarderebbe addirittura il 14 per cento del clero.

    Dallo scoop del Boston Globe, celebrato nel 2015 dal film Il caso Spotlight, che nel 2002 ha inchiodato la chiesa americana alle sue responsabilità, fino al Rapporto Ryan in Irlanda, che ha individuato ben 30 mila minori abusati negli oltre cento istituti cattolici nel paese, sono almeno vent’anni che la pentola è stata scoperchiata. L’Italia però rimane un buco nero. Le denunce vengono ignorate dalla Chiesa e le vittime finiscono inghiottite dal silenzio.

    Una storia simbolo è quella dell’Istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona: nel 2010 67 ex ospiti accusano numerosi sacerdoti della congregazione di averli sottoposti a molestie e violenze quando erano bambini, a partire dagli anni ’50.

    Tra i fatti denunciati c’è la dichiarazione di Gianni Bisoli, che afferma di essere stato abusato tra i 9 e i 15 anni da ben 16 fra preti e fratelli laici; sostiene anche di essere stato lasciato “a disposizione” di monsignor Giuseppe Carraro, all’epoca vescovo di Verona, e per il quale, a 32 anni dalla morte, è in corso il processo di beatificazione, dopo che nel 2015 è stato dichiarato “venerabile per l’eroicità della sua virtù” dalla Congregazione per le cause dei santi.

    Una commissione conoscitiva promossa dal Vaticano nello stesso 2010 non rileva (quasi) nulla dei reati denunciati, ormai comunque prescritti. Ma il responsabile dell’Istituto, don Nicola Corradi, trasferito nella sede argentina del Provolo, nel 2019 verrà condannato laggiù a 42 anni «per gravi e ripetuti abusi» di minori.

    MELE MARCE O SISTEMA CHE COPRE GLI ABUSI?

    I pedofili nella chiesa non sono “mele marce” come dicono le gerarchie ecclesiastiche. Quando si mettono insieme i tasselli del mosaico, dispersi nelle cronache locali e poi dimenticati, emerge un quadro di violenza endemica che riguarda ogni ambito della vita della Chiesa.

    Troviamo preti che approfittano del loro potere per allungare le mani sui ragazzini in sacrestia, durante le lezioni di catechismo o le prove del coro, in campeggio o nei centri estivi; alcuni sono guru di comunità di recupero e centri di ascolto, altri guidano scuole cattoliche.

    Molti sono i molestatori seriali in attesa di giudizio per induzione alla prostituzione minorile e violenza privata: sacerdoti che promettono cocaina in cambio di prestazioni sessuali e offrono pochi spiccioli e una ricarica del telefono in cambio di una marchetta o di un video hard. Con i cassetti o i pc pieni di materiale pedopornografico, circuiscono ragazzini non ancora adolescenti, meglio se con problemi psichici o provenienti da famiglie disagiate perché più indifesi: fanno loro credere che la mano che li fruga è una mano benedetta, che l’amore di Dio si esprime con lo spirito e con il corpo, che sono dei privilegiati.

    Gli stupri non di rado si protraggono per anni, a volte anche per decenni, lasciando segni indelebili nelle vittime, costrette spesso a fare i conti con le conseguenze fisiche e psicologiche delle violenza per il resto della vita.

    E la Chiesa istituzionale come reagisce? Cura, sostiene, protegge. Non le vittime ma i preti. La prassi consolidata quando viene segnalato un caso di pedofilia è sempre la stessa: non denunciare alle autorità ma evitare lo scandalo spostando il prete in un’altra parrocchia o ricoverandolo per un periodo in una delle inavvicinabili strutture per la riabilitazione dei preti sparse per l’Italia. Le autorità ecclesiastiche non hanno l’obbligo giuridico di denunciare gli abusi, tantomeno devono rendere conto degli esiti dei processi interni, così si trincerano dietro al silenzio.

    C’è addirittura chi, dopo una denuncia per pedofilia, riprende a fare il parroco sotto falso nome in un altro posto, come don Silverio Mura, prete della diocesi di Napoli, diventato don Saverio Aversano a Montù Beccaria, in provincia di Pavia.

    Lo denuncia la Rete L’Abuso nell’esposto in cui spiega che il sacerdote viene trasferito dopo una querela per pedofilia e che, grazie alla complicità della curia, continua a occuparsi di bambini e a ricevere la posta al nuovo indirizzo.

    La stessa associazione sottolinea che sono almeno 29 i vescovi coinvolti nell’occultamento dei reati: nel caso di don Giuseppe Rugolo, per esempio, dalle intercettazioni emerge che il vescovo di piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe provato a comprare il silenzio della famiglia della vittima con i soldi della Caritas. Ancora: monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, informato delle attenzioni che uno dei suoi parroci, don Mauro Galli, riserva a un ragazzo di 15 anni, ammette in interrogatorio di essersi limitato a spostarlo di sede per ben due volte.

    Il prete di Rozzano è stato condannato l’anno scorso dalla Corte d’Appello di Milano a cinque anni e sei mesi; il suo caso è stato anche posto all’esame della Congregazione per la dottrina della fede, dopo che il processo di primo grado al Tribunale ecclesiastico regionale si era risolto con un nulla di fatto per insufficienza di prove ma a oggi nulla si sa dell’esito. Scontato il debito con la giustizia dello Stato, don Galli potrebbe quindi tornare in parrocchia.

    NON SOLO PEDOFILIA

    Non ci sono soltanto gli abusi sui minori ma anche quelli sulle religiose. Già a metà degli anni Novanta due suore di ritorno dall’Africa inviano al Vaticano rapporti in cui sostengono che molte suore vengono stuprate da sacerdoti timorosi di prendere l’Aids dalle donne indigene; e se restano incinte vengono costrette ad abortire.

    Raccontano anche di un prete che officia il funerale di una donna morta in seguito all’aborto che lui stesso le ha procurato. Nel documento si sottolinea che la violenza sulle religiose non è soltanto una questione africana ma riguarda ben 23 paesi, fra cui l’Italia.

    In anni più recenti, la teologa Doris Wagner ha accusato il capo ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede padre Hermann Geissler (poi assolto dal Tribunale della Segnatura apostolica, il supremo tribunale di diritto canonico della Santa Sede) di averla violentata quando era suora dell’Opus Spiritualis Familia a Roma: «Ero giovane, credente e idealista: ero la vittima ideale per un prete», ricorda oggi. Dipendenti economicamente dalla congregazione a cui appartengono, costrette a tagliare i ponti con la famiglia, le suore sono schiacciate da un sistema clericale fondato sull’omertà; in Italia, chi prova a denunciare non ottiene nulla se non di essere discriminata o addirittura allontanata dalla comunità. Ancora una volta, in caso di una segnalazione di abuso, a venire protetto è il prete.

    La Chiesa italiana, che è riuscita fino ad oggi a non reagire alla crisi che la minaccia dall’interno, rimanendo fedele a una casta maschile sorda ai richiami sulle discriminazioni di genere e restia a cedere parte del suo potere, come risponderà alla richiesta di istituire finalmente un’indagine indipendente sugli abusi?

    A fine maggio si terrà l’assemblea generale della Cei per il rinnovo dei vertici, e il cardinale Bassetti pare avere tutte le intenzioni di passare la patata bollente al suo successore.

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    https://www.editorialedomani.it/fatti/inchieste-sostenute-dai-lettori-domani-violenza-chiesa-italiana-puntata-1-mu55ttaa

  • “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    Francesco Zanardi è come un fiume in piena. Forse deve esserlo per forza, visto il silenzio che lo circonda. In molte parti del mondo, il tema degli “abusi sessuali da parte del clero” domina la cronaca della Chiesa cattolica. Non così in Italia. Se non fosse per la Rete l’abuso, si potrebbe pensare che in Italia questi reati non esistano. “Rete L’Abuso” è il nome dell’associazione fondata da Zanardi una decina di anni fa con sede a Savona, in Liguria. È l’unica organizzazione nel Paese a rappresentare le vittime del clero.

    “C’è un silenzio assoluto su questo argomento in Italia”, dice Zanardi, 51 anni. È stato violentato per la prima volta da un prete all’età di undici anni, per un totale di quattro anni. Zanardi ha detto al telefono di aver avuto consapevolezza del suo trauma solo all’età di 40 anni. “Poi ho iniziato a prendermi cura di me stesso e a cercare giustizia”.

    Ha denunciato il suo carnefice, che gli aveva fatto violenza nel gruppo di giovani cattolici nella località balneare ligure di Spotorno e durante le trasferte al campeggio. Ma quando Zanardi ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica, i reati erano prescritti. “In quel momento ho capito che dovevo attivarmi e contribuire a garantire che cose del genere non si ripetessero più”.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno documentato i casi di 360 sacerdoti

    La Rete l’abuso esiste dunque ormai da oltre dieci anni. Il successo dell’organizzazione è notevole. Tuttavia, l’elaborazione in Italia è ancora agli inizi.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno finora documentato i casi di 360 sacerdoti che sono stati condannati per abusi o che sono stati oggetto di procedimenti penali negli ultimi 15 anni. Sul sito web dell’organizzazione sono elencati su una mappa dell’Italia alla voce “diocesi non sicure“. I contrassegni rossi stanno per gli autori condannati in via definitiva, gialli per procedimenti in corso o insabbiati. I luoghi in cui i molestatori sono stati trasferiti in Italia dall’estero sono contrassegnati in nero; il blu segna le 21 strutture della Chiesa di terapia per i preti perpetratori. La pratica del trasferimento dei colpevoli condannati e la speranza che la terapia possa porre fine alle loro tendenze pedofile hanno caratterizzato l’azione della Chiesa in Italia fino ad oggi.

    Zanardi spiega perché la questione viene affrontata con il disinteresse della stampa locale. Tra l’altro va aggiunto anche il groviglio di Chiesa, Stato e società in Italia, che è profondamente cattolica. Quando Francesco, a febbraio, è stato ospite di un talk show televisivo italiano, prima volta per un papa, il conduttore gli ha reso omaggio, ma non ha posto una sola domanda sulla più urgente di tutte le questioni ecclesiali, gli abusi. “I maggiori media italiani sono un porto sicuro per il Vaticano”, ha scritto il New York Times.

    Nessuna diocesi italiana ha ancora commissionato rapporti investigativi

    La Chiesa gode anche di alcuni privilegi giuridici. Ad esempio, con i Patti Lateranensi, che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, si è convenuto che la Procura della Repubblica informasse le diocesi delle indagini sui preti. “Quindi si devono presentare tutte le prove quando si denuncia, dice Zanardi, altrimenti viene tutto insabbiato.

    Nessuna diocesi italiana ha commissionato rapporti investigativi come quelli recentemente realizzati in Germania. I risultati sarebbero probabilmente drammatici: Zanardi presume che dal 1950 ci siano state fino a un milione di vittime di abusi. Questa stima si basa su un confronto: in Francia, secondo il rapporto di una commissione incaricata dalla stessa Chiesa, si contano 330.000 minori abusati, di cui 216.000 vittime di sacerdoti e 114.000 di laici. Mentre in Francia ci sono 21.000 sacerdoti, in Italia ce ne sono circa due volte e mezzo, con circa 52.000 sacerdoti.

    La vittima Zanardi chiede una commissione parlamentare d’inchiesta

    Secondo una ricerca, circa il 4 per cento di tutti i sacerdoti sono abusatori. “Si riflette in tutto il mondo, con una certa oscillazione, il fatto che negli ultimi 80 anni ci sono state denunce di abusi contro il 3-5% dei sacerdoti diocesani”, afferma padre Hans Zollner, gesuita nato a Ratisbona, a capo dell’Istituto di Antropologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Se si prendono come base le cifre della Francia e le si moltiplicano per un fattore pari a 2,5, si ottengono 825.000 vittime. “Un numero preoccupante”, dice Zanardi.

    Zanardi chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta perché ha poche speranze nell’attività dei vescovi italiani. Nemmeno la metà di tutte le diocesi ha centri di ascolto per le vittime, che comprensibilmente diffidano del clero.

    Il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha escluso rapporti investigativi come quelli di Germania, Francia o Stati Uniti. “Non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”, ha detto.

    https://www.augsburger-allgemeine.de/

  • Gioco di specchi

    Gioco di specchi

    di Federico Tulli – “Eccellenza, mi riferisco al caso del rev. Nello Giraudo, del clero della sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al vicario generale la propria tendenza pedofila. Il suo predecessore, S.E. mons. Calcagno, nel 2003 segnalava il caso a questa Congregazione. Il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali: in caso contrario, avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo… nei confronti del sacerdote. Essendo ormai trascorsi quattro anni La invito a voler cortesemente informa[1]re questo Dicastero sull’evoluzione del caso».

    Quello che avete appena letto è il testo di una lettera inviata al vescovo Lupi il 29 marzo 2010 da monsignor Ladaria, all’epoca segretario della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf, la procura generale della Santa sede, conosciuta anche come ex Sant’uffizio). Lupi in quel tempo era capo della diocesi ligure di Savona-Noli.

    Come si insabbia un caso di pedofilia nella Chiesa

    Come si insabbia un caso di pedofilia nella Chiesa Queste poche ma emblematiche righe (l’originale della lettera è a pag. 8) sono lo specchio di un collaudato sistema di insabbiamento, quello utilizzato dalla Chiesa italiana e dal Vaticano per gestire i casi di crimini pedofili segnalati ai capi delle diocesi da sacerdoti che non intendono volgere lo sguardo altrove o da vittime che ritengono possibile ottenere giustizia dalle autorità ecclesiastiche. Converrete con noi che già scorrendo le date riportate nella missiva ci si accorge che c’è qualcosa che non torna. In pratica, nel 2010 il braccio destro del procurato[1]re generale della Santa Sede chiede conto al capo di una diocesi circa i 4 anni di totale silenzio da parte sua su un caso di pedofilia segnalato presso la stessa diocesi sin dal 1980, ammesso dallo stesso sacerdote nel 2002 e trasmesso alla Cdf, cioè alla procura della Santa Sede, nel 2003. Emerge inoltre che, sebbene nel 2002 la «tendenza pedofila» di Giraudo fosse “ufficialmente” nota, devono passare 4 anni prima che la diocesi lo richiami alle sue responsabilità.

    Un timidissimo richiamo: “Se non ti dimetti dall’abito talare spontaneamente, ti processiamo”. E il sacerdote reo confesso cosa fa? Evidentemente nulla, così come nulla fa la diocesi nei suoi confronti se 4 anni dopo Ladaria chiede informazioni al suo vescovo sull’evoluzione del caso. In tutto questo, in 30 anni non una parola trapela all’esterno. Giraudo che negli anni viene spostato da una parrocchia all’altra del savonese e – almeno fino al 2003 – è autorizzato a partecipare ai campi scout, sa benissimo che l’obiettivo primario del “sistema”, di cui lui è solo uno dei tanti ingranaggi, consiste nell’evitare scandali e preservare l’immagine pubblica dell’istituzione ecclesiastica. Se questo casualmente coincide con l’incolumità di nuove potenziali vittime tanto meglio, ma la salute psicofisica dei bambini per tutti gli attori di queste storie è irrilevante. Tanto è vero che nel 2012 Giraudo patteggia un anno e mezzo davanti al Gip di Savona per l’unico reato che i giudici sono riusciti a salvare dalla prescrizione, la violenza ai danni di minore compiuta (in un campo scout) nel 2005, cioè quando sia la Diocesi che la Congregazione per la dottrina della fede erano a conoscenza da tempo della sua «tendenza». Vale la pena a questo punto ricostruire brevemente l’intera vicenda criminale.

    Lasciarono che i bambini andassero a lui

    «Assolutamente omissivo»: così sentenzia il 14 maggio del 2012 il Gip di Savona, Fiorenza Giorgi, nel riferirsi all’atteggiamento tenuto da monsignor Dante Lafranconi nei confronti dei crimini commessi da don Nello Giraudo.

    L’attuale vescovo emerito di Cremona, alla guida della diocesi di Savona fra il 1992 e il 2001, predecessore quindi del monsignor Calcagno citato nella lettera di Ladaria, era stato posto sotto indagine dalla Procura in seguito alle denunce di Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso e una delle 5 vittime “cadute” in prescrizione. Prescrizione di cui oltre a Giraudo ha beneficiato anche Lafranconi.

    Il reato, si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica affatto l’innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. In pratica è stato lo stesso don Giraudo ad informare gli inquirenti di aver messo al corrente dei propri problemi sia Lanfranconi che i vescovi succedutisi negli anni alla guida della diocesi, anche se «soltanto in confessione». Quest’ultima circostanza, scrive il Gip Giorgi, «avrebbe impedito al Lafranconi di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, ma non di assumere i provvedimenti più opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia». È di[1]fatti lui a consentire a Giraudo di «aprire la comunità di Orco Feglino” (dove venivano ospita[1]ti minori con difficoltà familiari)».

    Così si legge nella “scheda” personale relativa al sacerdote, datata 22 agosto 2003, firmata dal vicario generale della diocesi mons. Giusto, e rinvenuta dagli inquirenti nella cassaforte della diocesi savonese. Si tratta della cosiddetta pistola fumante. È il documento chiave che ricostruisce i dettagli del comportamento omissivo del vescovo.

    “Nulla è trapelato sui giornali”

    Tutto ciò appare ancora più sconcertante se si pensa che la «tendenza pedofila» di Giraudo era nota sin dai primi anni Ottanta, da quando cioè – come da annotazione di monsignor Giusto, citata nell’ordinanza di archiviazione per prescrizione – «era stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei confronti del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato)».

    L’ordinanza si conclude così: «La disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini… dall’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”».

    Come si evince dalla missiva del 2010 di monsignor Ladaria, praticamente tutti, negli anni, ai vertici della curia savonese sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si girarono dall’altra parte.

    Anche Joseph Ratzinger sapeva

    E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il Gip Giorgi, solo per convenienza. È il caso del successore di Lafranconi, monsignor Calcagno: «Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la Congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal successore di Lanfranconi, monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori».

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice chiama in causa il papa emerito Joseph Ratzinger. L’8 settembre 2003 il vescovo Calcagno scrive all’allora prefetto della Cdf per informarlo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare «un impegno pastorale». Calcagno informa quindi il cardinale Ratzinger che, «per quanto possibile», intende «evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti». Per quanto possibile!

    Otto giorni dopo la condanna di Giraudo, il 22 maggio 2012, la Conferenza episcopale italiana presenterà le Linee guida per la gestione dei casi di pedofilia clericale, emanate definitivamente nel 2014. In esse, come è noto ai nostri abituali lettori, non è previsto, incredibilmente, l’obbligo per i vescovi di inoltrare alla magistratura le segnalazioni di violenze e molestie a carico di loro sacerdoti, simili a quella che arrivò alla diocesi di Savona nel 1980 riguardo don Giraudo. Inoltre, nelle Linee guida antipedofilia della Cei, a differenza di quanto stabilito da numerose conferenze episcopali nel mondo, non è prevista l’istituzione di alcuna autorità indipendente che faccia da primo punto di riferimento per le vittime, né tanto meno che indaghi sul fenomeno criminale della pedofilia all’interno delle 227 diocesi italiane. E qui veniamo ai giorni nostri.

    Le cose oggi sono cambiate?

    La risposta a questa domanda è no. La Cei, tramite i vescovi a capo delle diocesi, continua a gestire le segnalazioni di nuovi casi in totale autonomia senza collaborare con l’autorità giudiziaria e non ha incaricato alcuna autorità indipendente di fare da punto di riferimento per le vittime. Anzi, e qui c’è una novità che è bene evidenziare, è stato dato incarico alle stesse diocesi di creare dei centri d’ascolto per le vittime.

    Avete letto bene. La diocesi a cui appartiene un sacerdote presunto responsabile di una violenza mette a disposizione della vittima alcuni volontari incaricati dal capo di quel sacerdote, affinché possa raccontare quello che ha subito e iniziare a elaborare il trauma devastante. Lo ha spiegato con estrema nonchalance il 29 gennaio scorso in un’intervista al Corriere della sera il presidente della Conferenza episcopale, Gualtiero Bassetti. Questi centri d’ascolto diocesani e interdiocesani, «sono presenti in circa il 40% delle diocesi, in attesa, nel minor tempo possibile, di essere istituiti in ogni comunità diocesana» ha detto Bassetti.

    E come funzionano gli ha chiesto il vaticanista Gian Guido Vecchi? «Ricordiamo che i Centri di ascolto non sono sportelli, perché non si tratta di uffici burocratici ma di strutture predisposte che si avvalgono di volontari formati all’ascolto e all’accoglienza di persone che portano con sé le ferite di traumi psicologici e non solo. Sono laici, sacerdoti, religiosi e religiose; uomini e donne che sanno andare incontro al dolore delle vittime e dei sopravvissuti accogliendoli con competenza e delicatezza. I responsabili degli sportelli di prima accoglienza, inoltre, non sono sostitutivi né dell’azione della magistratura né dell’eventuale accompagnamento psicologico».

    I centri d’ascolto non sono sostitutivi dell’azione della magistratura ma viene da chiedersi in che modo una diocesi utilizzi le informazioni raccolte dalla vittima quando il prete violentatore viene rinviato a giudizio dalla magistratura “laica”.

    Difatti, stando a quello che scrive il 29 luglio 2021 l’Avvenire, organo di riferimento dei vescovi, questi centri hanno «il compito di raccogliere segnalazioni di abusi commessi da sacerdoti e da persone nell’ambito ecclesiale… offrendo poi un supporto psicologico, tecnico e giuridico» alle vittime. Tutte le segnalazioni, scrive ancora l’Avvenire, «saranno poi presentate al vescovo che deciderà per l’avvio un’indagine previa (preliminare, ndr) sul piano canonico, invitando allo stesso tempo la persona coinvolta a rivolgersi, quando è il caso, all’autorità giudiziaria». Quando è il caso…

    La Chiesa italiana indaga a modo suo

    Oltre ai Centri d’ascolto per le vittime, presenti in circa 90 delle 227 diocesi italiane, la Conferenza episcopale ha costituito in tutte le diocesi un Servizio per la tutela dei minori centrato sulla prevenzione. Uno dei primi è quello che opera nella Diocesi di Trento. Qui, attraverso il Centro di ascolto, tra aprile 2020 e dicembre 2021 il Servizio tutela minori ha raccolto tre segnalazioni di presunti abusi. In due di queste sarebbero stati interessati dei religiosi, nella terza un sacerdote della Diocesi di Trento. I primi due casi sono stati trasmessi al competente superiore dell’Ordine religioso di appartenenza, per la relativa presa in carico. Circa il sacerdote diocesano, pur trattandosi di fatti lontani nel tempo, l’Ordinario diocesano – assicura la Diocesi di Trento secondo quanto riporta un’Ansa del 3 febbraio scorso – ha prontamente provveduto agli approfondimenti del caso, come previsto dalle norme canoniche.

    Al momento non risultano segnalazioni alla Procura di Trento sui casi citati. Sappiamo che la stessa diocesi nei 12 anni precedenti ha ricevuto almeno altre 11 segnalazioni di abusi. Come sempre accade in questi casi il vescovo ha indagato in via preliminare in maniera autonoma: due segnalazioni sono state ritenute manifestamente infondate, due si riferivano a sacerdoti ormai defunti, una riguardava un religioso (per cui è stata inoltrata apposita segnalazione all’ordine di appartenenza) e una riguardava un prete straniero per dei fatti avvenuti all’estero. Dei cinque casi rimanenti, due sono stati archiviati per infondatezza dopo avvenute indagini, uno si è risolto con condanna canonica e due procedimenti risultavano ancora in corso a metà del 2019. Anche in questi casi le segnalazioni pervenute alla diocesi non sono state riferite direttamente all’autorità giudiziaria italiana.

    Lo stesso vale per la vicina diocesi di Bolzano dove i casi di violenza segnalati dal 2010, ha scritto di recente Franca Giansoldati sul Messaggero, sono stati circa 100. Dai Servizi per la tutela dei minori grazie alla sinergia con i Centri d’ascolto, come ha precisato Bassetti al Corriere, la Chiesa italiana intende ricavare le informazioni necessarie «per avere un quadro che non fa leva su proiezioni o statistiche, ma sul vissuto delle Chiese locali. Il nostro intento, nel segno della presa di coscienza e della trasparenza, è infatti quello di arrivare ai numeri reali».

    Il riferimento critico di Bassetti è alle inchieste indipendenti che in Francia e Germania nei mesi scorsi hanno scoperchiato in tre soli anni delle realtà mostruose sia quantitativamente che qualitativamente, con migliaia di preti responsabili di violenze, decine di migliaia di vittime e vescovi che hanno sistematicamente insabbiato i casi per decenni. «È pericoloso affrontare la piaga della pedofilia in base a statistiche. La conoscenza del fenomeno, a mio avviso, va fatta scientificamente, non per indagini» aveva detto Bassetti in ottobre. E lo ha ribadito al vaticanista del Corriere due settimane fa: «Noi vorremmo arrivare a fornire dati ed elementi effettivi e, soprattutto, far emergere la consapevolezza di un cambiamento autentico che ci renda credibili nella nostra vicinanza rispettosa alle vittime, nella loro accoglienza. L’obiettivo è non ripetere errori e omissioni del passato e rendere giustizia agli abusati. Ma giustizia non è giustizialismo, e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri». Riformuliamo qui le stesse due domande che abbiamo idealmente posto a Bassetti su Left del 10 dicembre scorso: Per chi è pericoloso «affrontare la piaga della pedofilia in base a statistiche»?

    La statistica non è una scienza? Prendiamo atto che la Chiesa italiana, pur ammettendo tra le righe l’esistenza di un problema grave e diffuso, diversamente da tante altre Chiese nel mondo (Stati Uniti, Germania, Francia, Olanda, Belgio, Australia, Irlanda solo per citarne al[1]cune) non intende incaricare nessun organismo indipendente di fare luce sulle dimensioni del fenomeno criminale della pedofilia al suo interno, tanto meno di renderne pubblica la portata. Ma la vera domanda è: perché mai deve essere la Chiesa a indagare? In tutto questo, lo Stato italiano che fa?

    Il database di Left

    Aggiungiamo un’altra domanda. Perché la Conferenza episcopale italiana non vuole un’inchiesta indipendente? Una risposta possibile ci riporta agli atti del processo contro Nello Giraudo e monsignor Dante Lafranconi. «So che sul documento ufficiale di nomina di don Nello a parroco di Magnone, risalente al 2003, c’è l’espresso divieto di occuparsi di bambini e ragazzi. Questo documento è in Curia nel fascicolo personale di don Nello, custodito dal cancelliere don Giovanni Margara. Su ciascuno di noi, infatti, c’è un fascicolo personale che raccoglie tutta la documentazione rilevante. So che esistono anche fascicoli segreti sui sacerdoti della diocesi custoditi in un armadio di cui solo il vescovo ha la chiave».

    È questo un passaggio delle dichiarazioni rilasciate l’1 aprile 2010 al Pm da don Carlo Rebagliati, un sacerdote che per lungo tempo lavorò insieme a Giraudo. In questa dichiarazione c’è da un lato la con[1]ferma che oltre a Lafranconi anche il suo successore Calcagno era a conoscenza della «tendenza pedofila» di Giraudo, e dall’altro un’informazione preziosissima: negli archivi delle diocesi italiane ci sono tutte le informazioni necessarie per fare un quadro molto preciso della situazione sia «qualitativamente» che «quantitativamente», per usare parole di monsignor Bassetti. Del resto, solo per fare un esempio, nel 2012 monsignor Mariano Crociata, allora segretario generale della Conferenza episcopale, ammise l’esistenza di almeno 135 casi di pedofilia emersi dal 2000 in poi e trattati dalle diocesi italiane.

    Entrare in questi archivi significherebbe arrivare dove nessun investigatore laico è mai arrivato, salvo rarissimi casi come quello di Savona. Rendere pubblici i contenuti dei «fascicoli» contribuirebbe a restituire giustizia alle vittime, a dare coraggio e fiducia a chi ancora non è riuscito a denunciare, a togliere sicurezza ai pedofili che scelgono lucidamente di indossare l’abito talare per lavorare a contatto con i bambini sapendo che difficilmente incorreranno in sanzioni penali. Nel nostro piccolo vogliamo dare il nostro apporto a questa battaglia di verità, giustizia e civiltà inaugurando sul sito di Left il database che documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica (per approfondire vedi editoriale a pag. 5). Chiediamo una Commissione parlamentare d’inchiesta L’archivio documenta in questi giorni i primi 60 casi censiti e accertati. Sarà aggiornato costantemente e vi anticipiamo sin da ora che sono almeno 300 le “situazioni” documentate negli ultimi 20 anni, con centinaia e centinaia di vittime. Scrivendo a chiesaepedofilia@left.it si possono segnalare nuovi casi oppure aggiungere informazioni a quelli pubblicati. La mail è attiva da alcuni giorni e stiamo già verificando diverse segnalazioni. Con questo nostro lavoro vogliamo fornire un quadro d’insieme della situazione italiana affinché l’opinione pubblica, adeguatamente informata, faccia pressione sulla politica e le istituzioni perché siano attivate tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un cri[1]mine seriale – e per garantire tutta l’indispensabile assistenza psicologica alle vittime. Da tempo su Left chiediamo che sia istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio (v. il nr. 49 dell’11 dicembre 2021). Ma il nostro appello fino a oggi non ha avuto riscontro.

    Il nostro database vuole essere una risposta a questa grave mancanza di informazioni. Oltre ai dati statistici sui casi censiti, l’archivio sarà corredato di documenti (tra cui molti di quelli citati in questo articolo sul “caso Giraudo”), inchieste originali, interviste, analisi e riflessioni con il contributo di esperti di va[1]rie discipline. Riteniamo sia necessario spiegare con linguaggio chiaro e divulgativo cosa è la pedofilia, in particolare quella di matrice ecclesiastica, chi è il pedofilo, quali sono le conseguenze per la vittima, cosa fare nel caso in cui si venga a conoscenza di una presunta violenza subita da un bambino, a chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare.

    Il database è implementato con la collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei soprav[1]vissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso. È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che praticamente in tutte e 227 si è verificato alme[1]no un caso negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

    Titoli di coda – Nello Giraudo è stato dimesso dallo stato clericale nel 2010; monsignor Lanfranconi è vescovo emerito a Cremona; mons. Lupi dal 20 ottobre 2016 è vescovo emerito di Savona-Noli; monsignor Calcagno il 26 giugno 2018 è stato nominato da papa Francesco presidente emerito dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa); monsignor Ladaria l’1 luglio 2017 è stato nominato da papa Francesco prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf); il “suo” capo dei Pm di allora, monsignor Scicluna, il 13 novembre 2018 è stato nominato da papa Francesco segretario aggiunto della Cdf. A Scicluna si rivolse Calcagno il 22 febbraio 2006 per intercedere per conto di Giraudo che chiedeva di non essere dimesso dallo stato clericale. Un anno prima Giraudo aveva compiuto gli abusi per cui sarà condannato nel 2012. Secondo Rete L’Abuso tra il 1980 e il 2005 le sue vittime potrebbero essere state circa 50.

    18 febbraio 2022 LEFT

  • LA PEDOFILIA NELLA CHIESA

    LA PEDOFILIA NELLA CHIESA

    di Francesco Benigno Vincenzo Lavenia

    Il 6 gennaio del 2002 «The Boston Globe» usciva con un titolo sparato in prima pagina a caratteri cubitali: «La Chiesa ha permesso per anni abusi da parte dei preti». Lo scandalo che sorse allora non si è più fermato. In questi vent’anni la Chiesa è stata profondamente travagliata dalla pedofilia, sorta di male incurabile diffuso tra le file dei chierici, un fenomeno che ha assunto, dapprima negli Stati Uniti e poi in Europa e nel mondo, le dimensioni di una vera epidemia.

    Resisi conto della gravità dell’accaduto, i vescovi statunitensi avevano prontamente reagito convocando a giugno una Conferenza episcopale a Dallas, che si pronunciò per una vigorosa azione di risanamento, affidando a un importante studio di criminologia, il John Jay College of Criminal Justice della New York City University, la stesura di un rapporto sugli abusi sessuali i cui risultati furono resi noti nel febbraio del 2004. La linea di fermezza promossa dalla Conferenza episcopale statunitense si esaurì per le resistenze dell’ala tradizionalista e conservatrice del clero, ma da allora la richiesta di delineare un quadro dettagliato dell’abuso clericale sui minori ha sempre accompagnato la progressiva emersione del problema su scala globale.

    Se infatti al tempo di Giovanni Paolo II la Curia poteva ancora sostenere che gli abusi sui minori fossero un fenomeno essenzialmente statunitense, Benedetto XVI da subito (2005) dovette confrontarsi con l’esplosione del caso irlandese. Una serie di inchieste governative, confluite nei rapporti Ferns, Ryan e Murphy, produssero nell’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici del mondo uno shock enorme, che causò una vistosa diminuzione del numero dei sacerdoti e cattolici praticanti.

    Il problema però, come si vide bene nel 2010, non era solo irlandese. In quell’anno, che può essere considerato un vero e proprio momento buio della storia della Chiesa, si registrò la più grande serie di scandali del cattolicesimo moderno, capaci di coinvolgere numerosi cardinali, decine di vescovi e migliaia di preti e religiosi. La progressione dei casi rivelati di pedofilia si fece incalzante: dalla Svizzera al Belgio, dal Regno Unito ai Paesi Bassi, dall’Austria alla Germania, dappertutto si verificò un’esplosione di segnalazioni, che segnarono duramente la fase terminale del pontificato di Ratzinger e contribuirono forse a spingerlo alle dimissioni.

    Il 2010 può essere considerato un vero e proprio momento buio della storia della Chiesa: la progressione di casi rivelati di pedofilia si fece incalzante e furono coinvolti cardinali, vescovi, preti e religiosi

    Il nuovo papa, Francesco, per fronteggiare la situazione, e le accuse provenienti dalla Commissione per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite che continuava a chiedere alla Santa Sede di rispettare la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, modificando opportunamente il Codice di diritto canonico, ha tentato varie mosse – la nascita di una commissione per la tutela dei minori aperta alla partecipazione dei laici, riforme della normativa ecclesiastica e vari interventi morali e teologici, tra cui la lettera apostolica in forma di motu proprio Come una madre amorevole, del 2016 – caratterizzate da un notevole rigore.

    Ma intanto il tema della pedofilia aveva varcato i confini europei. Se nel caso australiano una commissione governativa dimostrava la consistenza, ampiezza e durata del fenomeno (di recente si è mossa anche la Nuova Zelanda), lo scandalo della pedofilia ecclesiastica si è propagato in tutta l’America Latina, trasmettendosi come un’onda sismica avvertita negli episcopati cileno, brasiliano, colombiano, argentino, ecuadoregno, costaricano, peruviano, e perfino in quello del piccolo San Salvador.

    Da allora taluni episcopati europei hanno preso l’iniziativa di promuovere indagini: è stato il caso della Polonia e poi della Chiesa francese. Quest’ultima, nel 2018, ha deciso di avviare un’inchiesta, diretta da un alto funzionario statale cattolico, Jean Marc Sauvé, che nel dicembre scorso ha consegnato il suo rapporto, suscitando enorme clamore per aver rivelato un fenomeno di grande ampiezza (300 mila vittime). Nel gennaio di quest’anno, poi, anche la Chiesa portoghese si è mossa in questa direzione, avviando un’indagine che è in corso. Negli stessi giorni, in Germania, vi è stato l’annuncio dei risultati dell’inchiesta promossa nelle sedi di Frisinga e di Monaco (centinaia di abusi perpetrati dal 1945 al 2019; dozzine di chierici coinvolti), con l’accusa mossa a Ratzinger di avere insabbiato alcuni casi al tempo in cui era arcivescovo della diocesi bavarese. Il papa emerito si è difeso in modo assai confuso, senza fugare i gravi sospetti di negligenza o di complicità.

    In altri contesti però gli episcopati sono riluttanti a mappare la questione: nel caso spagnolo, malgrado un’inchiesta condotta da «El País», la Chiesa locale non appare intenzionata a promuovere un’indagine, che – taluni vescovi temono – potrebbe travolgerla. Similmente, nel caso italiano, si osserva una forte resistenza all’apertura di un’inchiesta per valutare ampiezza e gravità di un fenomeno che potrebbe avere dimensioni ancora maggiori di quelle di altri paesi. Certo, è passato del tempo dal 2010, anno in cui il segretario della Cei, Giuseppe Betori, poteva dichiarare impunemente che la pedofilia tra le fila del clero è un «fenomeno estremamente limitato»: grazie soprattutto all’azione di papa Francesco, l’orientamento culturale è significativamente mutato. Ora anche nella Cei v’è chi si ripromette di lanciare un’indagine conoscitiva interna, ma tutto è stato rimandato a maggio, quando chi sostituirà Gualtiero Bassetti dovrà decidere il da farsi.

    A sollecitare un’inchiesta indipendente, pubblica e non condizionata dalle cautele dell’episcopato italiano, affidata a una commissione autorevole, è adesso un coordinamento di associazioni, in gran parte cattoliche, alcune delle quali, fin qui non troppo visibili, riuniscono le vittime degli abusi che hanno rotto il silenzio (Rete l?Abuso, Comitato Vittime e Famiglie).  Del coordinamento, che ha ricevuto l’appoggio di «Left» e dell’agenzia di stampa Adista – punto di riferimento dei fedeli più progressisti – fanno parte l’Osservatorio interreligioso dulle violenze contro le donne e Donne per la Chiesa. In modo significativo, il comunicato che ha chiesto a gran voce di avviare l’inchiesta, emanato il 12 febbraio di quest’anno, tre giorni prima della presentazione pubblica dell’iniziativa, si è avvalso dell’hashtag #ItalyChurchToo, con riferimento alla campagna mondiale contro la violenza sulle donne (#MeToo) che ha riscosso successo partendo dagli Stati Uniti. I promotori ricordano che ad avere diritto a conoscere l’entità del fenomeno non sono solo le vittime e le loro famiglie, ma anche tutti i sinceri cristiani, le cittadine e i cittadini della nostra Repubblica.

    Ad avere diritto a conoscere l’entità del fenomeno della pedofilia non sono solo le vittime e le loro famiglie, ma anche tutti i sinceri cristiani, le cittadine e i cittadini della nostra Repubblica

    Negli stessi giorni è stata resa nota su «Domani» una lettera del 2015, vergata dall’allora segretario e ora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, che ha contribuito a suscitare indignazione, nonostante la distrazione di una parte della stampa italiana intorno a questo tema. Nella missiva, infatti, si suggeriva all’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin di intervenire nel caso di don Bernard Preynart, che avrebbe travolto i vertici della diocesi francese, ma senza suscitare scandalo.

    «Scandalo» è la parola che torna in documenti analoghi che l’ex Sant’Uffizio – investito da secoli delle materie di adescamento sessuale del clero, e dunque anche dei peccati e delitti di pedofilia – ha indirizzato ai pastori d’anime di tutto il mondo, Italia compresa. Essa ci ricorda che il diritto canonico continua a mettere al riparo le colpe occulte, dei laici e del clero, tentando di risolverle e di riconciliarle senza clamore (e senza imporre la denuncia al magistrato civile). È una lunga storia, quella del segreto e della prassi penitenziale dei tribunali della Chiesa, che abbiamo provato a raccontare in un libro (Peccato o crimine. La Chiesa di fronte alla pedofilia, Laterza, 2021), cercando di mettere in luce come oggi l’opinione pubblica non sia più disposta a comprendere e a tollerare le norme canoniche, che appaiono come astute regole di tutela corporativa che coprono diffuse abitudini sessuali del clero in spregio alle vittime (le vittime fragili e non consenzienti di un abuso sentito come particolarmente grave perché tocca l’infanzia e l’adolescenza).

    Eppure, come si legge nel Vangelo (Mt 18,7; Lc 17,1), occorre che lo scandalo accada, che venga alla luce; e guai a chi lo provoca. Guai a chi tenta di tenerlo lontano dai riflettori, lasciando le vittime da sole. Perciò l’iniziativa di questa rete di associazioni ci sembra importante, e non deve essere lasciata cadere nel silenzio né stravolta con un’inchiesta interna della Cei. Perché anche in Italia, nel giardino di casa dei papi, si faccia piena chiarezza sull’entità di comportamenti che per troppo tempo la Chiesa ha faticato ad avvertire come criminosi.

    https://www.rivistailmulino.it/a/pedofilia-nella-chiesa

  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Sofia Barbarani – Quando Antonio Messina ha trovato il coraggio di dire alla sua chiesa locale in Sicilia che un prete in formazione lo aveva abusato sessualmente per diversi anni mentre era un adolescente, il giovane si aspettava di essere creduto e sostenuto.

    Invece, Messina fu licenziato come bugiardo e il seminarista cattolico fu rapidamente trasferito a Ferrara, nel nord Italia, dove fu ordinato sacerdote. Il sacerdote in questione – Giuseppe Rugolo – avrebbe continuato ad abusare di altri tre bambini.

    Rugolo è stato arrestato l’anno scorso e accusato di aver abusato dei bambini affidati alle sue cure. Ha negato le accuse a suo carico.
    Più di sette anni dopo la sua prima affermazione, Messina, che ora ha 28 anni, parla di nuovo, questa volta come parte di un movimento.

    Martedì si è unito alla presentazione online dell’hashtag #ItalyChurchToo e al lancio di ‘Beyond the Great Silence’, un’iniziativa di nove organizzazioni cattoliche e laiche che mira a fare ciò che nessuno ha fatto prima in Italia: convincere la Chiesa cattolica a avviare un’indagine indipendente sugli abusi sessuali su minori.
    Messina è una delle almeno 360 persone in Italia che sono state abusate sessualmente da un prete cattolico negli ultimi 15 anni, secondo Rete l’Abuso (The Abuse Network) senza scopo di lucro, secondo cui è probabile che il numero reale sia molto più alto .

    “Se possiamo, in un modo o nell’altro, evitare che ciò accada ad altri, allora queste storie orribili possono almeno servire a cambiare qualcosa”, ha detto Messina dopo aver raccontato la sua storia durante l’evento di lancio.
    Altri paesi europei, tra cui Francia, Germania, Belgio, Irlanda e Portogallo, hanno in corso indagini sui presunti crimini e sono riusciti in una certa misura a portare alla luce i predatori all’interno delle loro chiese.

    La scorsa settimana, una commissione in Portogallo – finanziata principalmente dalla Chiesa cattolica – ha affermato che oltre 200 presunte vittime nate tra il 1933 e il 2006 si erano fatte avanti dal suo lancio un mese fa.
    Ma in Italia, un paese in cui la chiesa continua a detenere un potere immenso e dove le istituzioni, così come i privati, hanno talvolta ignorato o coperto le malefatte del clero, il cambiamento tangibile sembra per alcuni una possibilità lontana.

    “La situazione in Italia è drammatica”, ha affermato Francesco Zanardi di Rete l’Abuso, un’organizzazione che ha monitorato e sensibilizzato sugli abusi dei clericali e uno dei gruppi dietro “Oltre il grande silenzio”.
    Zanardi è stato violentato da Nello Giraudo, sacerdote a Savona, quando aveva 13 anni.
    Il sacerdote ha perseguitato le sue vittime durante il periodo cardinalizio di Joseph Ratzinger, e poi come papa Benedetto XVI, e ha scontato poco più di un anno di carcere nel 2012 per abusi su un minore. Giraduo lasciò il sacerdozio dopo la sua scarcerazione.

    Dopo anni di abusi Zanardi si è dedicato alla droga, la sua relazione è andata in pezzi e si è ritrovato solo. Fino al 2010, quando fonda Rete l’Abuso.
    Da allora ha sostenuto che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) avvii un’indagine simile a quella di altri paesi europei, approfondita e completamente indipendente dalla Chiesa.
    “Non interno, come scandalosamente suggerito dall’Italia”, ha detto.

    Gualtiero Bassetti, dimessosi a maggio da capo della Cei, si è recentemente espresso a favore di un’indagine interna.
    La Cei – cui spetta tra l’altro decidere se chiedere alla chiesa di aprire un’indagine – è stata contattata da The Independent ma non si è resa disponibile per un colloquio entro la scadenza.

    Un portavoce ha affermato che la conferenza non ha seguito il lancio della campagna dei sopravvissuti poiché era incentrata sul possibile referendum sulla depenalizzazione del suicidio assistito, bloccato martedì dalla Corte costituzionale italiana.

    Alcune vittime ripongono la loro speranza di cambiamento nel successore di Bassetti, anche se molte altre affermano che non si fiderebbero mai di un’indagine interna della conferenza.
    Ma il controllo e le richieste di giustizia devono estendersi oltre la chiesa, ha detto Zanardi.
    “Mi chiedo dove siano i politici, dove siano il parlamento, lo stato e il sistema giudiziario, dove sia il ministero dell’Interno, dove sia il garante per la protezione dei bambini”, ha detto a The Independent.
    Forse ancora più importante, il 50enne sopravvissuto incolpa fermamente i media italiani per aver chiuso un occhio e non aver trattato l’argomento.

    “In particolare punto il dito contro di loro”, ha aggiunto. “Il governo può essere negligente, ma se la stampa informa i cittadini, allora possono mobilitarsi, purtroppo non ci sono informazioni”.
    Oltre alla necessità di un’indagine indipendente e di una maggiore copertura mediatica, c’è la necessità di una nuova legislazione. La legge italiana ha a volte ostacolato, anziché aiutato, la battaglia contro gli abusi sessuali sui minori.

    L’uso della legge sulla prescrizione in Italia significa che le autorità non possono perseguire un reato se viene denunciato dopo un certo numero di anni, e lo faranno solo se una nuova vittima entro il termine prescritto denuncia lo stesso reato. Questo a sua volta aiuta a spianare la strada ai pedofili per continuare a depredare i bambini, secondo i gruppi della campagna.
    In Italia, 160 dei 52.000 sacerdoti del Paese sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali negli ultimi 15 anni. Tuttavia, si stima che circa 170 sacerdoti accusati siano scomparsi, secondo una ricerca condotta da The Abuse Network.

    In un’intervista al Times questa settimana, padre Hans Zollner, un alto funzionario vaticano e il principale esperto di abusi del papa, ha definito l’Italia un “vaso di Pandora” di abusi sessuali nascosti da parte di sacerdoti.

    Ma mentre il Vaticano è notoriamente lento quando si tratta di riparare i propri torti, alcuni membri della chiesa sentono che si sta dirigendo nella giusta direzione.
    “La realtà è ovviamente triste, se si guarda al passato, ovviamente è un record di innumerevoli vite distrutte”, ha detto un ex sacerdote luterano, che ora si prepara a diventare un prete cattolico.
    “Sono moderatamente positivo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione”, ha detto il seminarista con sede a Roma, che ha chiesto di rimanere anonimo. “La Chiesa ha una responsabilità particolare nel prendersi cura dei deboli e quando queste cose accadono è orrendo, dovrebbe essere presa il più seriamente possibile”.
    La Chiesa cattolica ha affrontato una tempesta il mese scorso quando un rapporto indipendente di avvocati tedeschi ha scoperto che Benedetto non aveva preso provvedimenti contro i chierici in quattro casi di presunti abusi quando era il suo arcivescovo tra il 1977 e il 1982

    “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma determinazione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi commessi dai suoi membri”, ha detto papa Francesco il giorno dopo la pubblicazione del rapporto a fine gennaio.
    Nonostante le sue parole rassicuranti, già troppe vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa cattolica.
    Una di queste persone è Erik Zattoni, un giovane la cui madre rimase incinta di lui a 14 anni quando fu violentata da un prete locale nel 1980.

    L’autore del reato, Pietro Tosi, ha continuato a far parte del clero fino alla sua morte nel 2014 all’età di 87 anni, il che significa che la famiglia Zattoni non è mai stata in grado di ottenere giustizia.
    “Mia madre mi ha cresciuto ed è una madre meravigliosa”, ha detto Zattoni durante il lancio di “Beyond the Great Silence”.

    “Ma posso vedere nei suoi occhi che è una vittima, che è diversa – sfortunatamente questo è il problema, queste persone sono completamente abbandonate a se stesse”.
    “Cosa dobbiamo fare affinché questi preti, queste persone, questi criminali siano condannati?” ha aggiunto Zattoni.

    https://www.independent.co.uk/independentpremium/world/italy-catholic-church-child-sex-abuse-b2016552.html