MARCO MARZANO sociologo – Il presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, ha concesso un’importante intervista al Corriere della Sera sul tema degli abusi sessuali del clero e sulle iniziative che la chiesa italiana ha in animo di assumere per contrastarli. All’inizio dell’intervista il cardinale conferma la possibilità che anche la chiesa italiana, al pari di quelle nordamericana, francese, irlandese e tedesca, avvii «una ricognizione approfondita e seria» del fenomeno.
Si tratta di una buonissima notizia che però appare subito offuscata da quel che il cardinale dice nel seguito dell’intervista. In primo luogo, Bassetti non menziona mai l’espressione “commissione indipendente” e anzi fa intendere chiaramente che la Cei vuole determinare nel merito la metodologia dell’indagine, escludendo ogni seria valutazione quantitativa del fenomeno e privilegiando come fonte dei dati «i servizi diocesani per la tutela dei minori», ovvero degli organi interni alla chiesa quasi sempre diretti da personale ecclesiastico di nomina vescovile.
Quindi, a differenza di quanto hanno fatto quelli francesi e tedeschi, i vescovi italiani non affiderebbero l’eventuale inchiesta a un organismo composto da studiosi davvero indipendenti e autorevoli, messi in grado di agire in forma completamente autonoma dalla chiesa, di richiedere l’accesso ai dossier segretati degli archivi diocesani, di formulare appelli alle vittime sinora rimaste in silenzio affinché raccontino, con la garanzia dell’anonimato, le loro vicende e infine di produrre delle stime quantitative affidabili sulla diffusione complessiva nel fenomeno.
No, la chiesa italiana non si servirebbe di questo strumento, ma di una raccolta di dati generici che provengono dai singoli uffici diocesani, casomai filtrati dall’approvazione del vescovo e dall’imprimatur dello stesso Bassetti. Insomma, quella che quest’ultimo caldeggia è una sorta di indagine interna affidata ad alcuni sacerdoti e ai loro collaboratori. Le commissioni di inchiesta serie hanno scandagliato soprattutto il passato, da un lato portando alla luce quei crimini che non possono più, per sopravvenuta prescrizione, finire nelle aule di tribunale, dall’altro evidenziando quei nodi strutturali (come la concezione della sessualità e dell’affettività) che sono alla base dei comportamenti abusanti e che richiedono una radicale riforma della chiesa.
Bassetti al contrario sembra guardare soprattutto al futuro e pare in primo luogo preoccupato di convincerci della grande efficacia dei nuovi strumenti di prevenzione di cui sono state, per sua iniziativa, dotate le diocesi italiane. Il cardinale sembra anche preoccupato di farci capire che quella italiana è una situazione diversa, eccezionale e positiva, nella quale il problema ha una consistenza e una diffusione minori che altrove. Quel che bisogna soprattutto evitare, a suo parere, è il «giustizialismo», ovvero la tendenza a condannare il clero con troppa severità e precipitazione.
Riassumendo: niente proiezioni numeriche, niente ascolto delle vittime, niente proposte di riforma. Disorientata e messa con le spalle al muro dall’attivismo riformatore di tanti vescovi europei e dal montare dell’indignazione popolare, la chiesa italiana sta rischiando di reagire nel peggiore dei modi alla “crisi degli abusi”: con dei pannicelli caldi autoassolutori e difensivi che non convinceranno nessuno e che non la proteggeranno dal discredito e dall’impopolarità che avanzerà all’emergere di ogni nuovo scandalo, dinanzi alla scoperta dell’ennesimo prete pedofilo in questa o quella diocesi del Belpaese.
Il torrente diventerà presto un fiume in piena e a quel punto nemmeno l’ospitare sul proprio territorio l’incolpevole vescovo di Roma costituirà un elemento sufficiente ad arginarne il corso.
Dalla finestra della camera da letto invitano gli applausi di una piccola folla sottostante, radunata in una piazza in onore delle vittime della mafia. Da quello della cucina, niente altro che il silenzio e la tranquillità di un piccolo agrumeto segreto, sepolto tra i palazzi di Ponticelli, quartiere popolare alle porte di Napoli. E in mezzo all’appartamento, nonostante il viso chiuso e lo sguardo duro, è un uomo “soddisfatto”, dice, seduto al tavolo della sua sala da pranzo. Arturo Borrelli, 46 anni, ha appena vinto una battaglia importante in una crociata giudiziaria iniziata più di un decennio fa contro il suo professore di religione: l’uomo che accusa di aver abusato di lui, dai 12 ai 16 anni.
A fine ottobre il Tribunale Civile di Napoli ha infatti condannato in primo grado don Silverio Mura, ex insegnante in una scuola elementare di Ponticelli, nonché il ministero dell’Istruzione, al pagamento di 320.000 euro e interessi alla vittima. Soldi che non risolvono tutto, dice Arturo Borrelli, «ma il sentimento di giustizia sta guarendo. Fa parte del processo noto per salvare una vittima”. Da parte sua, “molto colpita” da questa decisione e proclamando nuovamente “la sua innocenza”, il sacerdote, deciso a ricorrere in appello, annuncia il suo avvocato. Ma qualunque sia l’esito delle prossime udienze, il prete napoletano lo sa che scapperà dalla prigione. A causa della prescrizione (15 anni dopo il presunto reato in Italia): impossibile adire il sistema di giustizia penale. «Ma per il risarcimento civile», spiega Carlo Grezio, avvocato di Arturo Borrelli, la prescrizione arriva quindici anni dopo che la persona ha preso consapevolezza del reato e del suo danno”.
Silenzio e negazione
Per molti anni Arturo si è murato nel silenzio e nella negazione. Fino ad accettare che il suo aggressore celebri il suo matrimonio quando ha 19 anni. Difficile, però, non vedere ribollire la rabbia negli occhi del giovane uomo, in posa accanto al prete. “All’epoca non dissi niente. avevo peccato”, dice oggi, rivedendo la foto. “Don Mura era un vicino alla famiglia, un uomo molto rispettato. Mio padre faceva 15 chilometri Sabato e domenica per assistere alla messa. “
Il doloroso segreto alla fine emergerà un giorno nel 2009 quando Arturo, colpito attraverso un travolgente disagio che crede fatale, rivela alla moglie e alla madre la ricordo della violenza sepolta. “Relazioni anali […] pompini […] Sono sempre stato passivo, non ho mai regalato niente”, oggi descrive dolorosamente il quarantenne con un potente accento napoletano. Dopo lunghe discussioni con uno psicologo, “Qui è dove abbiamo avuto la conferma che il I problemi di salute di Arturo erano dovuti a violenze sessuali subite in il passato “, spiega il suo avvocato. Profondamente segnato mentalmente e fisicamente, l’ex guardia giurata si è detto “incapace di poter lavorare nuovo”, portando a vedere un armadio pieno zeppo di droga e altri ansiolitici. “Sono pronto a incatenarmi di nuovo alle porte del Vaticano”.
Dopo anni di lotte, finalmente ricompensato, il padre non sente tuttavia non fermarti qui. “Sono pronto per tornare in griglia del Vaticano, come ho fatto nel 2018, fino a quando don Mura non è stato definitivamente espulso dalla Chiesa”, promette. Anzi, condannato davanti giustizia degli uomini, il religioso è stato assolto nel 2019 da un tribunale ecclesiastico di Milano dalle accuse che gravavano su di lui e può quindi continuare a ricoprire cariche. Un tempo dalla parte di Pavia (sotto un altro nome, questo che ora vale una nuova prova), il prete è poi scomparso radar. Non trovato. “Ma la Chiesa sa dove si trova oggi e continua per proteggerlo”, accusa Arturo Borrelli, a lungo ignorato dalle autorità religiose della sua zona. «Non voglio fare la guerra alla Chiesa», avverte però colui che, ancora oggi, si considera un «fervente cattolico». “Voglio che sia pulita, per il suo bene e per i nostri figli. Perché con questi casi, lei perde la sua credibilità, perde il suo significato “. Ciò comporterà l’estensione della prescrizione per concedere tempo, dice, alle vittime per superare il loro trauma. E per un “elettroshock”, continua Arturo, nessuna consapevolezza da parte della società dell’entità della situazione. In breve: un rapporto italiano. “Esatto, perché è molto importante farlo evidenziare il numero di preti pedofili, capire quanto questo problema è radicato nella Chiesa italiana”, martella.
Verso una Ciase made in Italy
Ma il Paese è pronto per questo? Il giorno dopo la pubblicazione del rapporto Francesi, i richiami non sono mancati. E questo anche in sfere superiori della Curia. “Ora il clero di altri paesi deve avere lo stesso coraggio della Chiesa francese. Spero anche per l’Italia”, ha dichiarato così sulle colonne di La Repubblica Hans Zollner, vicino a papa Francesco e specialista in questioni di abusi sessuali nella Chiesa. Ma dalla parte di prelati transalpini, il percorso di una commissione d’inchiesta indipendente, a Ciase (commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) fatta in Italia, non sembra entusiasmare molte persone. “È pericoloso fronteggiare la piaga della pedofilia basata sulle statistiche”, si è così accontentato di rispondere Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il cardinale sottolineando che l’istituzione era già leader,” in accordo con la Santa Sede, un’opera importantissima di prevenzione, monitoraggio nelle diocesi ed esperti che valutano tempestivamente i casi”. Nel 2019, la Cei ha così imposto, ad esempio, “l’obbligo morale” ai vescovi denunciare accuse di pedofilia – dopo istruttoria interna – alla magistratura italiana. “Una risposta vuota che ci aspettavamo”, affronta subito Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, associazione di “sopravvissuti agli abusi sessuali”. del clero”. L’immobilità transalpina già segnalata tre anni fa, ricorda, alle Nazioni Unite, preoccupate per il “debole” numero di inchieste e di procedimenti avviati dai tribunali italiani”. e ha poi esortato Roma a istituire quanto prima «una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso». sessuale”.
Ma l’apatia andrebbe ben oltre le campate delle sole chiese, dichiara Francesco Zanardi, coinvolge anche i banchi dei politici. “I governi che si sono succeduti si sono sempre rifiutati di affrontare la situazione”, considera il boss della Rete. Da la colpa a una “Chiesa il cui peso pesa ancora molto sulla vita politica “del bel paese, per non parlare” della vicinanza del Vaticano”, aggiunge. Bisogna quindi tornare al 2017 per trovare le tracce di un’interrogazione parlamentare sul tema, prosegue Zanardi: l’ex deputato di Il Movimento 5 Stelle Matteo Mantero ha cercato di conoscere la portata statistica delle violenze sessuali e le risposte previste dal governo di Paolo Gentiloni. Quattro anni dopo, il democratico ha fatto le valigie per Bruxelles e la domanda è ancora in attesa di una risposta ufficiale. Il silenzio della stampa Su questo doloroso tema, anche la stampa italiana non è risparmiata. Più di un mese fa, quando l’esplosione dell’accusa feroce di Jean-Marc Sauvé, i giornalisti della penisola non ha mancato di trasmettere e commentare il tuono nella Chiesa . “L’onda d’urto”, “Il peso della vergogna” o “La schiena che fa tremare la Francia” ha così sverniciato i titolo della stampa italiana. Più rari, invece, sono i media ad aver messo in dubbio la sorte vittime della pedofilia d’oltralpe. “Siamo l’unica associazione di vittime di preti pedofili e quasi nessun giornalista italiano è venuto a intervistarci quando è uscita la relazione Sauvè”, una piaga spiega Francesco Zanardi. Tuttavia, nella penisola, non mancano casi di abusi sessuali noti. Prova ne è la meticolosa cartografia degli abusi costruita in quindici anni dalla Rete “che contava almeno 362 sacerdoti condannati in via definitiva e 160 che sono sotto inchiesta o sono scomparsi “, spiega il suo presidente.
Per l’avvocato di Arturo Borrelli, difensore abituale delle vittime di abusi sessuali da religiosi, però, l’Italia non è pronta a voltare pagina. Il Paese è ancora “troppo legato moralmente al clero” e pochi sono ancora quelli che hanno “il coraggio di opporsi a un prete”, ha detto il signor Grezio. ” Ho avuto clienti che mi hanno detto di essere stati picchiati dai genitori per aver detto dal male di una persona santa […] altri hanno perso il lavoro”, rivela. Una forma di impunità che significa che «mai uno scandalo come abbiamo visto in Francia o un caso Spotlight (un vasto affare di pedofilia nella Chiesa americana) non potrebbero esplodere qui. E questo, anche se abbiamo più di 52.000 sacerdoti nel paese, più che in qualsiasi altra parte del mondo”, afferma l’avvocato. e ironicamente: “Così tutto sarebbe virtuoso. Siamo davvero fortunati, tu non trovi? “
Articolo tratto da korazym.org – di Ivo Pincara – Giovedì 18 novembre 2021. Bollettino N. 758 della Sala Stampa della Sana Sede, a mezzogiorno: «Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza S.E. Mons. Rosario Gisana [*], Vescovo di Piazza Armerina (Italia)» [QUI]. Buona giornata Eccellenza Reverendissima. Bye. Bye.
Sei giorni prima dell’Udienza con il Papa, il 12 novembre 2021 Ragusa News[QUI] ha fatto un aggiornamento sul Caso Rugolo, il processo penale a Don Giuseppe Rugolo, il prete di Piazza Armerina accusato di abusi sessuali. Poi, il carteggio con la Santa Sede: d’accordo con la Congregazione per il Clero, nel 2019 il trasferimento del sacerdote in Emilia, perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali – tra cui le conversazioni telefoniche – emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante. Dice il Vescovo Rosario Gisana [foto in copertina] all’imputato: «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio, che è una spiegazione ma non una giustificazione.
Ragusa News ha pubblicato anche alcuni documenti (che riportiamo di seguito), dal faldone penale di cui sopra, che fanno da cornice al processo in corso a porte chiuse al Tribunale penale di Enna, con la terza udienza fissato per il 23 dicembre 2021 (la prima udienza si è svolta il 7 ottobre e la seconda il 21 ottobre 2021).
Trascrizione della conversazione telefonica tra il Vescovo Rosario Gisana e Don Giuseppe Rugolo del 18 gennaio 2021. “La conversazione, che si riporta integralmente, non necessita di particolari interpretazioni”.
Il Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra a Mons. Gisana, 16 marzo 2020 – RISERVATA: “(…) Vostra Eccellenza non è tenuta a dar seguito all’istanza del legale (…) la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica”.
CONGREGAZIONE CLERO A GISANA La Congregazione per il Clero a Mons. Gisana, 19 dicembre 2020 – RISERVATA-PERSONALE: “(…) questa Congregazione è a conoscenza che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato la sua non competenza, in quanto i possibili “abusi su minori” sarebbero stati commessi quando il sacerdote in parola era ancora un seminarista e l’accusatore un minorenne, dunque una fattispecie non giudicabile nel foro canonico. Tuttavia, a detto del [omissis] il comportamento non adeguato del Rev. Rugolo si sarebbe protratto dopo aver ricevuto gli Ordini Sacri, periodo in cui il denunciante era già divenuto maggiorenne. (…) Come Vostra Eccellenza certamente comprenderà, questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali. (…)”.
Poi, Ragusa News fa seguire un breve riassunto del Caso Rugolo, il 40enne sacerdote di Enna, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, che è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” da Monsignor Gisana, dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo in Italia, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico. Nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa.
Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese a processo e attualmente agli arresti domiciliari in Emilia per violenza sessuale e atti sessuali con minori
Piazza Armerina, 12 maggio 2021
CASO RUGOLO CHIARIMENTI DA PARTE DELLA DIOCESI DI PIAZZA ARMERINA E DEI LEGALI DI MONS. ROSARIO GISANA
A seguito della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo e delle numerose ricostruzioni giornalistiche e d’opinione diffuse in questi giorni, nella maggior parte dei casi distorte da elementi non rispondenti al vero riguardanti il ruolo e la condotta del Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, è la stessa Diocesi a voler fornire elementi di chiarezza all’opinione pubblica, dopo averli già forniti alla Magistratura: elementi che, in un contesto di così profondo turbamento collettivo per una vicenda tanto dolorosa, sono necessari non solo a evitare rappresentazioni mediatiche dei fatti pericolosamente distorte, ma innanzitutto a ribadire che la ricerca della verità e della giustizia, la tutela delle vittime di ogni eventuale reato e la custodia della comunità dei credenti che ne stanno condividendo la sofferenza sono sempre state e restano le priorità di Mons. Gisana, animato dal desiderio che la Chiesa assicuri sempre la massima trasparenza sul proprio operato.Nel ricordare che Mons. Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’Autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi, decisione che – è bene precisarlo – apparteneva insindacabilmente solo al diretto interessato, i legali del Vescovo – avvocati Maria Teresa Montalbano e Gabriele Cantaro – precisano che per quanto di sua competenza il Vescovo stesso ha compiuto tempestivamente ognuno dei passi che le circostanze di volta in volta hanno reso necessario. «Sin dalla prima richiesta di colloquio da parte della famiglia, fatta pervenire al Vescovo da parte di un sacerdote della Diocesi nell’agosto 2016, Mons. Gisana si è immediatamente dichiarato disponibile ad ogni forma di ascolto e valutazione», spiegano i legali: «È bene ricordare che solo due anni dopo, nell’ottobre 2018, il giovane interessato, già maggiorenne, ha effettivamente deciso di raccontare al Vescovo la delicata vicenda che aveva vissuto, consentendo a Mons. Gisana di dare immediato avvio all’Investigatio Praevia, secondo le regole del diritto canonico. Essa è stata condotta da Giudici Rotali esterni alla Diocesi, in assoluta indipendenza e con l’audizione dei testi indicati dalle parti. Nonostante la decisione di archiviazione presa dai Giudici in quella sede, Mons. Gisana ha ritenuto comunque di operare un provvedimento di allontanamento nei confronti di Rugolo, con apposito decreto, contenente precise prescrizioni sottoposte alla vigilanza delle autorità ecclesiastiche preposte al suo caso». Gli avvocati Montalbano e Cantaro ribadiscono inoltre con fermezza che «nessuna offerta di denaro è stata effettuata dal Vescovo al giovane coinvolto, così come ancora falsamente si continua ad insinuare, mentre numerose sono state al contrario le pressioni ricevute da Mons. Gisana da parte dell’avvocato della famiglia per ottenere del denaro. Ovviamente, l’unica disponibilità ad assicurare un sostegno economico da parte della Diocesi sarebbe stata collegata all’eventuale necessità, inizialmente fatta presente dai genitori, di assicurare al giovane il proseguimento di un percorso terapeutico, non certo con carattere risarcitorio e soprattutto con modalità assolutamente trasparenti». «Mons. Gisana – concludono gli avvocati – ha operato sempre in modo chiaro e per il bene delle persone coinvolte, prima rispettando l’espressa richiesta di massima riservatezza della famiglia per la tutela del giovane e poi, una volta avviata l’indagine della magistratura ordinaria, consegnando immediatamente tutti i documenti alla Procura della Repubblica di Enna, nel cui operato il Vescovo continua a confidare, esprimendo la propria massima fiducia nei percorsi della giustizia».
Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].
Il 24 maggio 2021, lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto Caso Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana».
«Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».
Si aperto il 7 ottobre 2021 dinanzi al Tribunale di Enna presieduto da Francesco Pittaresi il processo con il rito ordinario a carico di Don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori [Caso Don Rugolo, iniziato il processo penale con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minorenni. «Eccellenza questi sono fatti gravi». «Non è scontato che ci si interessi delle vittime» – 13 ottobre 2021]. È la prima udienza di un processo che si celebra a porte chiuse, dedicata all’ammissione di testi e prove, costituzioni di parti civili, eccezioni preliminari. È iniziata con la richiesta di rinvio, avanzata dai difensori di Rugolo, Avvocati Denis Lovison e Antonino Lizio, che hanno presentato un certificato medico per il loro assistito. Il tribunale ha rigettato la richiesta. Oltre alla richiesta di rinvio dell’udienza, il tribunale ha rigettato tutte le eccezioni preliminari dei legali di Rugolo mentre sono state ammesse come parte civile, oltre alla vittima difesa dall’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del giovane assistiti dall’Avvocato Giovanni Di Giovanni, l’Associazione Co. Tu. Le. VI con l’Avvocato Prima Cammarata e “Rete l’abuso” con l’Avvocato Mario Caligiuri. Non si è costituito parte civile il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, che figurava tra le parti lese individuate nel corso delle indagini. Il legale del giovane che per anni avrebbe subito le morbose attenzioni del sacerdote ha chiesto la chiamata come responsabile civile della diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia dove il prete celebrava.
Nella seconda udienza del 21 ottobre 2021, il Tribunale di Enna ha autorizzato la citazione alla responsabilità civile della Diocesi di Piazza Armerina e della Parrocchia di San Giovanni Battista nel Processo a Don Giuseppe Rugolo. La richiesta era stata avanzata dagli avvocati delle parti civili, l’Avvocato Eleana Parasiliti Molica per la vittima degli abusi, minore all’epoca dei fatti; l’Avvocato Giovanni Di Giovanni per la famiglia del giovane abusato; l’Avvocato Mario Caligiuri per l’Associazione Rete l’Abuso; e l’Avvocato Irina Mendolia per l’Associazione Co.Tu.Le.Vi. La prossima udienza è stata fissata al 23 dicembre 2021.
Mentre si svolge il procedimento penale del Caso Rugolo – ormai diventato Caso Rugolo-Gisana (non dimenticando chi scrive al Vescovo Gisana dalla Congregazione per il Clero, che “questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali” (una frase che sembra uscita da raccomandazioni di tempi antichi, non ancora passati, pare – andiamo subito al sodo per quanto riguarda la Conferenza Episcopale Italiana, senza tanti giri di (belle) parole, che in questi giorni abbiamo sentito nuovamente, in quantità industriali.
Dove sono i dati riguardo gli abusi sessuali sui minori e adulti vulnerabili perpetrati dal clero in Italia? La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza.
Il Vescovo Mariano Crociata con Papa Francesco.
Mons. Mariano Crociata, Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, già Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, dal 25 settembre 2008 al 19 novembre 2013: “In Italia 100 processi canonici in 10 anni”.
Il Vescovo Lorenzo Ghizzoni con Papa Francesco.
Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori: “I dati degli abusi sono il vero problema non c’è nessun organismo che li abbia”.
Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente.
Il Vescovo Ghizzoni, nell’intervista del 18 novembre 2021 a Vatican News[QUI], in occasione della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, affronta molti aspetti della questione. Non c’è una sola parola sui dati degli abusi sessuali, perpetrati da preti predatori, di nazionalità italiani o straniera, incardinati in diocesi sul territorio nazionale italiano. Prendiamo atto che sul delicato punto, al prelato, non viene fatta alcuna domanda da parte dell’house organ della comunicazione ufficiale della Santa Sede. Il Vescovo Ghizzoni dovrebbe riferire quello che è a sua conoscenza in merito ai dati italiani. Se esistono e soprattutto se vengono cercati e catalogati, e come. Alla luce delle affermazioni fatte dallo stesso Vescovo Ghizzoni il 23 gennaio 2020, al SIR, l’agenzia stampa della Conferenza Episcopale Italiana: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].
Questo alla luce degli scandali sessuali sia livello globale che europeo, vedi i casi critici tra gli altri di Francia, Germania e Spagna, con i risultati inquietanti delle relative inchieste indipendenti. Nell’attesa dell’autorizzazione delle superiori autorità della gerarchia italiana all’avvio di un’inchiesta indipendente sul territorio nazionale italiano, dovrebbero essere fatte domande su questo delicato punto alle autorità competenti della Conferenza Episcopale Italiana.
Dispiace, ma dobbiamo purtroppo constatare – ancora una volta – una informazione incompleta riguardo alla delicata e discussa questione degli abusi sessuali compiuti dal clero incardinato nelle diocesi italiane, sul territorio di uno stato sovrano, l’Italia.
Gli unici dati che Mons. Ghizzoni finora ha fornito sono i dati dei Coordinatori regionali del Servizio CEI per la tutela dei minori. Ghizzoni ha reso noto che si tratta di 11 presbiteri e 5 donne, distribuite nelle 16 regioni ecclesiastiche italiane [QUI].
Valentina Alazraki, corrispondente a Roma dell’emittente messicana Televisia: “Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole? Se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché saremo i vostri peggiori nemici” [QUI].
Il 25 maggio 2010 in un’intervista al Corriere della Sera, il Vescovo Crociata sul tema della pedofilia ha comunicato le cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI]. Sono passati ben dieci anni e il 23 gennaio 2020 il Vescovo Ghizzoni afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].
Padre Hans Zollner, S.I.
Padre Hans Zollner, S.I., Professore presso la Pontificia Università Gregoriana, Preside dell’Istituto di Antropologia (Studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili), uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali, dopo la pubblicazione del Rapporto francese, il 5 ottobre 2021 in un’intervista alla Repubblica esorta: “Ora tocca ai vescovi italiani indagare sulla pedofilia” [QUI]. “Rinforziamo la prevenzione”, ha detto Zollner il 16 settembre 2021 a Vatican News[QUI] alla vigilia della Conferenza internazionale sulla salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili per le Chiese dell’Europa centrorientale, organizzata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori e dalla Conferenza Episcopale Polacca dal 19 al 22 settembre a Varsavia, che ha visto la partecipazione di rappresentanti degli episcopati, ordini religiosi e professionisti laici da 20 Paesi. Zollner ha spiegato: “Abbiamo in mente di chiedere a tutte le Chiese locali, romano-cattoliche, ma anche le greco-cattoliche e le cosiddette uniate, di produrre ogni anno un rapporto sullo stato del lavoro di prevenzione, sul numero di accuse ed anche, per quanto possibile, sulle condanne eventualmente pronunciate. Quindi – aggiunge – vogliamo chiedere una collaborazione anche a medio-lungo termine affinché sappiamo come si presenta la situazione e così accompagnare attivamente questo lavoro”.
In occasione della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal Consiglio d’Europa – sul tema dell’edizione di quest’anno: “Making the circle of trust truly safe for children” (Rendere il cerchio della fiducia veramente sicuro per i bambini) – del 18 novembre 2021, esperti nazionali ed internazionali sono stati chiamati a confrontarsi, nell’ambito di incontri finalizzati ad elaborare azioni concrete, linee guida e protocolli, per la tutela di bambini e adolescenti vulnerabili. A Roma in particolare il Convegno internazionale organizzato da Telefono Azzurro sul tema “Il diritto di fidarsi” [QUI].
Il Cardinale Seán Patrick O’Malley.
Il Cardinale Seán Patrick O’Malley, Presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, si è rivolto con un messaggio a quanti hanno preso parte alla Giornata europea, incoraggiando la Chiesa Cattolica Romana a conoscere a fondo il sistema degli abusi sessuali, attraverso un esame indipendente e un’azione informata, aperta ad imparare dai progressi della società e del mondo accademico. Solo con delle indagini oneste, la protezione dei minori sarà prioritaria e potrà essere ripristinata la fiducia infranta [QUI].
Rispondendo alla sollecitazione di Papa Francesco – che già nel 2016 aveva rivolto alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo – la Conferenza Episcopale Italiana, in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ha indetto la sua prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. I vescovi italiani, in occasione di questa Giornata diffusa su tutto il territorio nazionale e diocesano per sostenere le vittime di abusi, per sollecitare un cammino di cambiamento profondo nelle comunità dove il tema non può più essere sottaciuto e dove deve crescere la consapevolezza e l’impegno a tutti i livelli, hanno espresso il loro impegno ad ascoltare, proteggere e curare. L’obiettivo prioritario è la prevenzione degli abusi, oltre che la formazione, e molto si sta già facendo, ha spiegato il Vescovo Ghizzoni il 18 novembre 2021 in un’intervista a Vatican News: “Non contrasteremo mai la questione se non interverremo prima che l’abuso sia commesso” [QUI].
L’annuncio della Conferenza Episcopale Italiana di adesione alla Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, con la Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi di domani, domenica 21 novembre, non è stato accolto con favore dall’Associazione Rete L’Abuso, che ha diffidato la Diocesi di Savona dal farlo con un Pec: “Con la presente comunicazione, l’Associazione, a nome degli allora minori, rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto nonché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate». Le vittime savonese citano un passo del Vangelo, osservando che “dimenticano però che la fede senza le opere è morta” e ripetono la richiesta a Papa Francesco e alla Santa Sede di fare pressioni affinché anche in Italia i vescovi scelgano di aprire una indagine a livello nazionale sul fenomeno degli abusi e affidarlo ad una commissione indipendente, come ha fatto la Francia e come si appresta a fare il Portogallo.
Poi, è seguito anche una lettera aperta alla CEI che riportiamo, insieme alla diffida alla Diocesi di Savona.
Non pregate per noi!
Atto di diffida a diocesi e parrocchie savonesi dell’Associazione Rete L’Abuso
18 novembre 2021
Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.
Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.
Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.
Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18,6).
Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.
Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.
Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.
Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.
Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.
P.Q.S.
DIFFIDA
rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.
Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.
Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora. Il Presidente Francesco Zanardi
Pregare costa meno e cinque minuti ti lavi il crimine di dosso
Lettera aperta dell’Associazione Rete L’Abuso al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
20 novembre 2021
Eccellenza Reverendissima,
3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.
Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.
Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.
Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio?
Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).
Qui non serve pregare Eccellenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.
Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati (naturalmente tra i soli noti in Italia, oltre ai Vescovi insabbiatori) non Le nascondiamo che avremmo preferito la proposta di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi. Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.
Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, Ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana.
Con ossequio Il Portavoce
Francesco Zanardi
A margine della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa e della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi della Conferenza Episcopale Italiana, ribadiamo che gli abusi sessuali sono reati, con rilevanza penale, per i quali i responsabili dovrebbero essere denunciati all’autorità civile e se imputati, processati. Quindi, se giudicati colpevoli dal tribunale di competenza, condannati ad una pena adeguata al reato commesso. Purtroppo, appare che la linea della responsabilità del clero debba transitare per una corsia preferenziale “più morbida”, rispetto a dove transitano tutti i responsabili di tali crimini efferati che vengono assicurati alla giustizia.
Ricordiamo che il rispetto e la cura per la guarigione delle vittime passa soprattutto per la giustizia. Affiché le vittime siano realmente rispettate nella verità e nella trasparenza, i preti abusatori, responsabili di tali crimini, devono essere assicurati alla giustizia, scontando la pena detentiva nei luoghi opportuni. I preti abusatori riconosciuti tali dalle competenti autorità, devono essere considerati criminali e come tali devono essere assicurati alla giustizia. Senza corsie preferenziali, scudi penali o scappatoie clericali d’altri tempi.
Ci sorprende a riguardo quanto suggerito da Padre Hans Zollner, S.I. in tema di detenzione dei religiosi responsabili penalmente di reati sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Nelle dichiarazioni rilasciate a The Tablet del 10 agosto 2021, Zollner sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa” 2021 [QUI]: “Secondo Padre Hans Zollner, S.I., Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia (PCC) presso l’Università Gregoriana, la detenzione volontaria a vita nelle case gestite dalla chiesa potrebbe essere il modo migliore per trattare con i preti abusatori”.
A nostro modo di vedere, tutto ciò è in contraddizione con un comportamento dell’istituzione ecclesiastica che tiene alla tutela delle vittime.
Il 20 settembre 2021, in conclusione della sua premessa a braccio alla Conferenza che si è svolta con i rappresentanti delle Chiese dell’Europa centrorientale a Varsavia – in spiritu humilitatis et in animo contrito (suonano molto bene in latino, queste parole da Daniel 3, 39-40 dell’Antifona dal Messale Vetus Ordo, che non si può più usare per celebrare, ma citare in latino sembra ancora permesso [“Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è confusione per coloro che confidano in te”]) – per riflettere e studiare linee d’azione contro “una delle ferite più dolorose della Chiesa” (di riflessione e di studio si è fatto tanto negli ultimi anni ed è ora che dalle parole si arrivi ai fatti: res non verba) – il Cardinal O’Malley ha detto: “Tutto il dolore che abbiamo sofferto è una grande fonte di guarigione. Ci sta portando ad affrontare il problema degli abusi sessuali, e a mettere i bambini e gli adulti vulnerabili come priorità nella nostra Chiesa. Così come dovrebbe essere” [QUI]. Se dalle parole, vogliamo passare ai fatti, dobbiamo necessariamente concretizzare le parole del Cardinal O’Malley. Se davvero i bambini e gli adulti vulnerabili devono essere priorità nella nostra Chiesa, il modo migliore di considerare le responsabilità dei preti abusatori è assicurare la detenzione degli stessi in istituti di pena adeguati.
Non condividiamo la linea della “detenzione morbida” suggerita da Padre Hans Zollner, S.I.. Questa linea è una “linea vecchia” e che la gerarchia (clericale) della nostra Santa Romana Chiesa ha già adottato in passato. Se dobbiamo imparare dagli sbagli del passato, non possiamo prendere in seria considerazione questa linea.
In merito a questo tema, abbiamo già affrontato l’argomento dei preti abusatori (riconosciuti tali anche dalla gerarchia della nostra Chiesa Cattolica Romana), che vivono tranquillamente la loro “detenzione morbida” in posizioni di privilegio anche con vista Colosseo [QUI]. Se nel frattempo non è cambiato niente – non ne abbiamo contezza – Padre John Baptist Ormechea, C.P. sfugge alla giustizia nella Curia generalizia della Congregazione dei passionisti a Roma. Padre Joseph Moons, C.P., superiore della Provincia dei passionisti di Park Ridge, Chicago, ha detto che Ormechea è a Roma per un “piano di sicurezza”. Secondo quanto affermato dal reporter investigativo Robert Herguth sul Chicago Sun Times del 26 marzo 2021 (“Si ritiene che abbia molestato bambini nella parrocchia di NW Side, quindi perché non è nelle liste ecclesiastiche dei preti predatori?”) [QUI] il sacerdote pedofilo John Baptist Ormechea, C.P., detto Padre B.J., non è mai stato dimesso dallo stato clericale. Da sempre rimasto impunito, per i crimini commessi, si gode la grande bellezza della città eterna, all’interno della curia generalizia dei padri passionisti. Il “quartier generale” della Congregatio Passionis Iesu Christi.
Il Vescovo Ghizzoni non risponde a nessuna domanda sui dati italiani. Anche perché tale quesito non viene fatto da nessuno. Tutto ciò è davvero singolare. Come andare al mare senza domandarsi se l’acqua dove ci facciamo il bagno è pulita o no e se ci sono dati sullo stato delle acque.
Ci soffermiamo sui termini utilizzati, perché i termini utilizzati sono importanti (pensando alla “newspeak”, la neolingua descritta da George Orwell, per indicare il linguaggio eufemistico ambiguo usato principalmente nella propaganda politica, ma non solo, come osserviamo). Stranamente la parola “sessuali” non viene quasi mai affiancata alla parola “abusi”, che riguardano il clero et simili. A noi la questione è chiarissima: un “abuso” può anche non essere di rilevanza penale, ma un “abuso sessuale” è un reato. Punto.
Abbiamo spesso affrontato questo argomento delicato, e negli ultimi anni abbiamo costatato l’inspiegabile contraddizione dei dati che riguardano il clero italiano in merito agli abusi sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Il Vescovo Ghizzoni affronta molti argomenti nell’intervista a Vatican News, ma all’appello manca una risposta sui data mancanti degli abusi sessuali commessi in Italia da parte del clero.
“Creare un ambiente nuovo, capace di denunciare”, afferma il Vescovo Ghizzoni nell’intervista all’agenzia SIR del 18 novembre 2021 [QUI]. Come si possa creare questo “ambiente” se alla base non vengono poste le statistiche del crimine atroce? Dove sono i dati italiani sugli abusi sessuali del clero perpetrati sui bambini e gli adulti vulnerabili? Eccellenza Reverendissima, dove sono i dati? Per favore, non prova di insultare la nostra intelligenza, continuando a dire che non esistono. Non è possibile che non esistono. Quindi, i dati devono emergere e devono essere di pubblico dominio, come lo sono da molti anni in molti altri Nazioni. Australia e Usa su tutti, ma non solo.
Nella nostra esperienza investigativa-comunicativa a livello globale, quando un Paese non comunica i dati su reati specifici come i crimini sessuali sui bambini (che non sono commessi dalla “Chiesa” o dal “Popolo di Dio” per cui chiedere collettivamente perdono e fare penitenza, ma sono e continuano ad essere commessi da persone concrete, per essere chiaro), non significa che il reato in quel Paese non viene perpetrato e quindi non esiste. Significa che “per qualche strano motivo” non viene considerato, ma soprattutto non viene fatto emergere e comunicato. Sembra di vedere lo specchio della comunicazione sui reati mafiosi: non è che la Verità non si può conoscere, ma non va resa nota).
In Europa stanno emergendo dati inquietanti in riferimenti agli abusi sessuali in ambiente ecclesiastico (non è che non vengono commessi in altri ambienti, in primo luogo in ambiento domestico, ma stiamo guardano a casa nostra, la Santa Romana Chiesa). Però, l’Italia pare essere esclusa da questa vergogna ai livelli europei e occidentali. Di certo questo è un fatto. E di certo è un fatto che va analizzato e approfondito.
Ovvero, la Conferenza Episcopale Italiana chiarisca e comunica. Visto che il tempo è scaduto, pure in tempi abbastanza brevi e non ad kalendas græcas.
Lo dico con l’espressione attribuita all’Imperatore Augusto, quindi in latino, una lingua che ai vescovi della Chiesa latina non piace, ma che certamente comprendono meglio dell’italiano.
[*] Rosario Gisana (Modica, 14 aprile 1959), Vescovo di Piazza Armerina dal 27 febbraio 2014.
Dopo aver ricevuto l’istruzione primaria, nell’ottobre 1970 è entrato nel seminario minore di Noto per frequentare la scuola media ed in seguito il liceo classico. Ottenuto il diploma è entrato nel seminario maggiore di Acireale ed ha seguito il biennio di studi in filosofia allo Studio teologico “San Paolo” di Catania. Nel 1980, su invito del suo vescovo, si è trasferito a Roma come studente dell’Almo collegio Capranica, per proseguire gli studi in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il baccellierato nel 1983. In seguito ha cominciato a frequentare il Pontificio Istituto Biblico e l’Istituto Patristico Augustinianum. Il 20 febbraio 1986 ha conseguito la licenza in scienze bibliche all’Istituto Biblico
Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 4 ottobre 1986, incardinato ventisettenne, come presbitero della Diocesi di Noto. Il giorno seguente è stato nominato canonico del Capitolo della cattedrale.
Nel giugno 1987 ha conseguito anche la licenza in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Durante il periodo di studi la domenica si recava nella comunità delle Missionarie della carità per il servizio alla mensa dei poveri e per animare la liturgia. Il 13 giugno 1988 è stato nominato Vice assistente dell’Azione Cattolica diocesana nel settore giovani e responsabile del servizio per la pastorale giovanile, mentre il 1º ottobre successivo ha ricevuto anche l’incarico di animatore degli alunni del seminario maggiore residenti a Catania e docente invitato di scienze patristiche presso lo Studio teologico “San Paolo” di Catania e di scienze bibliche all’Istituto di scienze religiose “G. Blandini” di Noto. Nel maggio 1990 è divenuto assistente ecclesiastico dell’Istituto secolare delle Missionarie della regalità di Cristo, incarico mantenuto fino al 2008, mentre il 1º ottobre seguente è stato nominato Rettore del seminario vescovile di Noto, svolgendo tale ufficio fino al giugno 2009, e membro del Consiglio presbiterale. Nel febbraio 1999 è stato nominato anche membro del Collegio dei consultori e della Commissione per il clero. In dicembre 2010 ha conseguito il dottorato in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Poco prima, in ottobre 2010 era stato nominato Vicario episcopale per la pastorale e Direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Noto, nonché Vicerettore della cattedrale. Lo stesso anno è divenuto anche docente incaricato di esegesi biblica e patristica allo Studio teologico “San Paolo” di Catania, di cui nel 2012 è divenuto poi Vicepreside, e docente di Sacra scrittura alla Scuola teologica di base della Diocesi di Noto.
Il 27 febbraio 2014 Papa Francesco lo ha nominato Vescovo di Piazza Armerina. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 aprile seguente, nella basilica cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie di Piazza Armerina, per imposizione delle mani di Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, assistito dai co-consacranti Mons. Michele Pennisi, suo predecessore e Mons. Paolo De Nicolò, Vescovo titolare di Mariana e Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Ha preso possesso della Diocesi durante la stessa cerimonia. Come suo motto episcopale ha scelto Mitis humilis corde (Mite e umile di cuore).
Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana assumendone la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.
3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto prodotto dall’omertà intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.
Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.
Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.
Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio ?
Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).
Qui non serve pregare Eminenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.
Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati non Le nascondiamo che avremmo preferito dalla CEI, la proposta di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi.
Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.
Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo, proveniente da un sano e sincero pentimento e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che per la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana, ad oggi decisamente non alla portata dei bambini.
È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.
L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…
A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.
All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;
don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;
l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;
don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.
C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.
Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.
Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.
Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.
Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.
Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.
Ve lo diciamo noi !
Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.
C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.
Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.
Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.
Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !
Pedofilia: prete arrestato, ordinanza ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’
Arrestato con l’accusa di prostituzione minorile il sacerdote di San Feliciano. Si tratta di Don Vincenzo Esposito, 63 anni, originario di Caltavuturo, nel Palermitano, titolare della parrocchia di San Feliciano a Magione. Agli arresti domiciliari è finita, invece, una donna di 50 anni, la madre della vittima che di anni ne ha 17: è con questo ragazzo che il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali. Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.
Il sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) per prostituzione minorile aggravata attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Sono le dure parole usate dal gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Spoleto il parroco, e ai domiciliari la madre del minore. In particolare il gip, come apprende l’Adnkronos, cita una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”, dice il prete al giovane. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.
Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E il prete: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, replica il ragazzino. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso.
“Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “No no no…[incomprensibile poiché le voci sono sovrapposte]…”. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.
Sebbene allo stato della discovery delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”. E’ quanto scrive, come apprende l’Adnkronos, il gip di Palermo Fabio Pilato nella ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il prete umbro per prostituzione minorile aggravata.
L’intervento del Cardinale Gualtiero Bassetti – L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve prende atto con stupore e dolore della notizia circa l’arresto del Sac. Vincenzo Esposito, Parroco di San Feliciano (Pg), e assicura la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti.
Secondo le prime informazioni raccolte dall’Archidiocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Vincenzo Esposito è accusato di prostituzione minorile.
Al riguardo l’Archidiocesi ritiene di dover precisare che mai alcuna segnalazione è giunta all’Autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede.
L’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Sua Eminenza Card. Gualtiero Bassetti, profondamente rattristato, esprime la propria vicinanza, umana e spirituale, alla comunità parrocchiale di San Feliciano e in particolare a tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda.
“Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.
privo di poteri di autocontrollo
Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete.
“Padre, niente mi manda a me che sono senza una lira?…”. “No, perché non ho niente ho solo pochi soldi ormai li ho promesso a F. ed anche ad A. tu…questa sera parliamo, va bene?”. “Dieci euro che mi compro le sigarette, padre”. E’ la conversazione tra uno dei ragazzi minorenni che si prostituivano con il parroco di Perugia arrestato dai carabinieri di Termini Imerese (Palermo). Sesso virtuale in cambio di soldi. Come si evince dall’ordinanza visionata dall’Adnkronos. “Ora vediamo, poi parliamo…ok”, dice il parroco al ragazzino che chiede soldi. “Padre a me mi deve dire una parola si o no …”. “Te l’ho detto ora vediamo eh…”. “Caso mai ti mando dieci euro con A., va bene?”. E il minore risponde: “Va bene…”. Il tutto in cambio di sesso via chat e video.
Non ha freni inibitori a desideri compulsivi nutriti
Caccia ai precedenti
Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.
Ordinanza ‘prestazioni sessuali in cambio carte prepagate o telefoniche’ (Ter/Adnkronos)
“Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Fabio Pilato. “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”.
“In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.
“A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.
«Sono innocente». E’ quanto ha detto don Vincenzo Esposito al proprio avvocato Renato Vazzana del foro di Termini Imerese (Palermo). “Conosco bene la persona, ovviamente sono meravigliato di tutto”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Renato Vazzana, il legale del prete di Perugia, ma originario di Caltavuturo (Palermo) arrestato oggi per prostituzione minorile aggravata. Il religioso è stato arrestato vicino Perugia e orsa è detenuto a Spoleto. “Ho parlato con lui durante l’arresto – dice il legale – e l’ho trovato molto sereno seppure amareggiato. E’ molto agguerrito. Domani nell’interrogatorio andrà a contestare tutte le accuse”.
Alessandro Battaglia: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” Parla la vittima sopravvissuta nel video [QUI]. Alessandro ha frequentato gli ambienti parrocchiali sin da piccolo, ad 8 anni era nel gruppo dei boy scout, nel periodo in cui era animatore conosce Don Mauro Galli. Alessandro ha subito le violenze del sacerdote ed il primo sentimento provato è stato sentirsi in colpa per quello che aveva subito. Dopo quella notte, per tre anni, Alessandro ha continuato a cantare nel coro parrocchiale, a frequentare l’oratorio come animatore, cercando di dimenticare le violenze subite. Ma Alessandro è stato pesantemente segnato. Gli incubi erano ricorrenti, il dolore è diventato una costante nella sua vita, un dolore che non si può spegnere e non si può dimenticare. Alessandro afferma: “E siccome non riesco a spegnerlo l’unico modo è spegnere me, ho cercato di farmi fuori”. “Non credo in questa chiesa, perché mi ha tradito, perché le ho dedicato tutta la mia vita, le ho dedicato tutto il mio servizio, e in qualche modo sono stato messo dall’altra parte, sono stato messo sotto accusa”.
Alessandro Battaglia.
“Ho dormito assieme a lui ma non l’ho mai toccato”, dichiara Don Mauro Galli nel 2018, ascoltato nel processo. “Non ho compiuto nessun atto sessuale, mi sono accorto di aver compiuto un errore una leggerezza”. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di Don Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro la presunta vittima [QUI]. “[Alessandro] Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato Don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Alessandro a nominare Don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di Don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, Don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”. In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a Don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo Don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato, all’inizio di gennaio 2012, Mons. Mario Delpini, oggi Arcivescovo metropolita di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del suo Predecessore, il Cardinale Scola. Delpini decise di spostare Don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato Don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.
Don Mauro Galli.
10 giugno 2011 – Don Mauro Galli, nato il 6 dicembre 1979 a Cislago (VA). Laureato in chimica farmaceutica, viene ordinato sacerdote il 10 giugno 2011 nel Duomo di Milano dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Da prete novello viene nominato Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Ambrogio in Rozzano e dei Santi Chiara e Francesco a Ponte Sesto di Rozzano, nell’hinterland di Milano.
Notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 – Don Mauro Galli, reo confesso, ha dormito nello stesso letto con il minore Alessandro Battaglia, 15enne al tempo dei fatti, giovane vittima sopravvissuta, che frequentava l’oratorio sin da bambino.
Inizio gennaio 2012 – Don Mauro Galli viene denunciato alla Curia arcivescovile.
1° marzo 2012 – Don Mauro Galli viene spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori, nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Pietro in Legnano e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambin Gesù, dei Santi Magi in Legnano ed i SS. Redentore in Legnanello di Legnano.
31 ottobre 2012 – Don Mauro Galli viene destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda.
10 luglio 2013 – Don Mauro Galli viene trasferito a Roma – a completare il suo percorso di studi – con residenza effettiva nella capitale dal settembre 2013 presso un istituto religioso non meglio indicato dalla diocesi ambrosiana, che tiene invece a specificare che l’istituto è abitato solo da adulti. Da una istantanea del sito web della parrocchia San Pietro di Legnano (ora non più consultabile) emerge la sede romana di studi, la Pontificia Università Lateranense [QUI] https://laici.forumcommunity.net/?t=60065065.
Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano dal 2007 al 2017, Vicario generale di Milano dal 2012 al 2017, Arcivescovo metropolita di Milano dal 2017.
24 ottobre 2014 – A seguito della denuncia querela presentata nel luglio 2014 della famiglia Battaglia, Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare, in qualità di Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano viene convocato e ascoltato presso la Questura di Milano. In quella circostanza Delpini afferma che Don Carlo Mantegazza gli disse dei presunti abusi compiuti da Don Mauro Galli. Invece, Delpini, dati alla mano, non ha avviato alcuna indagine nei confronti del prete e come provvedimento ha disposto solo il trasferimento da Rozzano a Legnano, sempre nel contesto di una parrocchia con l’oratorio, nel quale Don Galli avrebbe potuto perpetrare ulteriori violenze sui minori. È difficile credere che Delpini non avesse ben compreso la gravità della situazione. Sapeva degli abusi di Don Mauro Galli poiché venne informato personalmente da Don Alberto Rivolta. Delpini afferma “in concreto la gestione e soprattutto la decisione di andare via da Rozzano è stata mia, la destinazione di Legnano è stata scelta da me” [QUI]https://www.youtube.com/watch?v=mt0hh8oGdlk&t=42s.
21 gennaio 2015 – A seguito della denuncia querela presentata dai genitori di Alessandro Battaglia nel luglio 2014, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede.
18 maggio 2015 – Don Mauro Galli è raggiunto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale e di ogni attività pastorale, ma a quanto pare, è mai stato sospeso a divinis.
All’interno del processo penale la famiglia della vittima ha revocato la propria costituzione di parte civile a seguito di un accordo transattivo conseguito con l’imputato. Don Galli, a titolo personale, ha versato alla famiglia della vittima la somma di 100mila euro [QUI].
4 aprile 2017 – Lettera inviata dai genitori di Alessandro Battaglia all’Arcivescovo metropolita di Milano, Cardinale Angelo Scola [QUI].
10 maggio 2017 – Lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai genitori di Alessandro Battaglia [QUI].
21 dicembre 2017 – Comunicato dell’Arcidiocesi di Milano
«Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze: la narrazione degli avvenimenti consentiva di escludere che fosse avvenuto un episodio di abuso. Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato. Va infatti sottolineato che il ragazzo esporrà solo anni dopo, nel 2014, una versione dei fatti penalmente rilevante, contrariamente a quella raccontata immediatamente dopo l’accaduto. Per quanto attiene alle assegnazioni di don Mauro, nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo del sacerdote dal ragazzo era intercorso ben prima. Questo primo trasferimento era motivato dall’inopportunità di lasciare a Rozzano don Mauro dopo l’episodio in oggetto, nel frattempo divenuto notorio. Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale.
Dopo ulteriore riflessione l’Autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili a monsignor Mario Delpini dopo l’assunzione formale da parte di quest’ultimo, nel luglio 2012, del ruolo di Vicario Generale della Diocesi di Milano. Nel dettaglio, il 31 ottobre 2012 don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori – e con provvedimento del 10 luglio 2013 inviato a completare il suo percorso di studi a Roma, con residenza (effettiva dal settembre 2013) in un istituto religioso abitato solo da adulti. A metà del 2014 la famiglia del ragazzo racconta una nuova versione del fatto del 2011, parlando di abusi e nel luglio 2014 viene presentata la denuncia querela dai loro legali. Il 21 gennaio 2015 viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Il 18 maggio 2015 il sacerdote viene fatto oggetto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale. Queste decisioni mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso né da parte del cardinale Scola, né da monsignor Delpini o da monsignor Tremolada o da altro esponente della Curia milanese.
Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché. È infatti emerso chiaramente nel corso della scorsa udienza celebrata dinnanzi al Tribunale di Milano che la famiglia del ragazzo ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014, quando il sacerdote era già stato trasferito a Roma da un anno. È evidente dunque che la Diocesi ha agito in modo tempestivo ed efficace, ancor prima che fossero emersi fatti di rilievo penale. Ne sono prova, come già specificato:
1 – la presa in carico della situazione con l’affidamento allo psicologo
2 – i diversi trasferimenti di don Mauro: prima il cambio di parrocchia, poi l’allontanamento dal contatto con i ragazzi
3 – la costante disponibilità al dialogo (di persona e per lettera) con la famiglia da parte di diversi esponenti della Curia di Milano e dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.
Allo stesso modo l’Autorità diocesana interveniva secondo protocollo dopo la denuncia querela del 2014.
Intercorsa nel frattempo la nuova versione dei fatti e la denuncia querela del 2014, l’Autorità diocesana – dimostrando così atteggiamento trasparente – ha agito ulteriormente. Ne sono prova:
1 – la sospensione cautelativa di don Mauro dal ministero e da ogni attività pastorale
2 – l’apertura dell’indagine previa e la trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede della Santa Sede
3 – l’affidamento della causa da parte della Congregazione della Dottrina della Fede al Tribunale Ecclesiastico Lombardo con l’apertura della causa canonica penale
4 – la collaborazione alle indagini.
L’Arcidiocesi di Milano che – lo si ripete – non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie, ribadisce la volontà – se necessario – di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame [QUI].
24 marzo 2018 (ultima modifica 4 luglio 2019) – Su Vatican Insider, Andrea Tornielli (di cui allora era il coordinatore) prende la difesa di Delpini: “Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte. Il prete milanese accusato di tentata violenza su un ragazzo: alcuni media e siti web cercano di attribuire responsabilità all’arcivescovo di Milano. Documenti e testimonianze li smentiscono. (…) Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali. (…) Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale. (…) Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza” [QUI].
20 settembre 2018 – La Quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ritenuto colpevole per aver abusato sessualmente di Alessandro Battaglia [QUI]. Cristina Balestrini alla condanna di Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi: “Ma non abbiamo più notizie sul processo canonico”. Sapete se il religioso esercita ancora? “Noi abbiamo una lettera dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia” [QUI].
11 febbraio 2019 – È Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale di Milano, il Referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’Arcivescovo metropolita di Milano per il triennio 2019-2022. La nomina fa parte di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio da Mons. Mario Delpini [QUI e QUI]. Il Referente diocesano è «da considerarsi membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e che si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». «Il Referente disporrà di adeguate figure di collaborazione operativa – si legge nel Decreto di nomina – potrà avvalersi di un’équipe di esperti che, con la Nostra approvazione, risulta essere composta dalla prof.ssa Nicoletta Pirovano (psicologa) e dal dr. mons. Desiderio Vajani (canonista). Singoli esperti potranno essere di volta in volta coinvolti, con l’approvazione dell’Ordinario, per il migliore adempimento dei compiti del Referente. Il compito di portavoce è affidato al portavoce ufficiale della Diocesi di Milano. Nello svolgimento dei suoi compiti il Referente diocesano per la Tutela dei minori terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019, che comprende anche alcune delle competenze previste dalle indicazioni nazionali in materia di tutela minori».
9 maggio 2019 – Viene promulgato il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco, che è entrato in vigore il 1° giugno 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che vescovi e superiori religiosi siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Stabilisce norme universali, che si applicano a tutta la Chiesa [QUI].
Maggio 2019 – I famigliari di Alessandro Battaglia scrivono una lettera aperta all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini: «Dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di on Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi. Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi. Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano» [QUI].
5 giugno 2019 – Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana invia una lettera alla famiglia di Alessandro Battaglia, manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada” [QUI].
24 giugno 2019 – Don Mauro Galli viene assolto nel processo penale canonico. I medesimi fatti criminali, sottoposti a giudizio in due distinte sedi processuali, civile e canonica, hanno prodotto esiti contradditori: una condanna (anche se solo in primo grado) e una assoluzione penale canonica, in prima istanza e per gli stessi fatti. E nonostante Papa Francesco abbia tolto il segreto pontificio sui reati di pedofilia clericale, la famiglia non ha potuto accedere ai fascicoli processuali potendosi limitare solo a conoscere l’esito striminzito del giudizio canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico lombardo: “Sentenza dimissoria”, Don Mauro Galli – è la motivazione – assolto per insufficienza di prove. Se le ragioni del diniego sono ineccepibili sul piano formale (la disposizione normativa del papa, non retroattiva, è successiva al processo canonico) restano difficili da comprendere sul piano etico e morale [QUI].
15 gennaio 2021 – L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Don Mauro Galli è stato ritenuto parzialmente non colpevole dei fatti. «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste», si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo, che viene sinteticamente aggiornato: Don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per una ulteriore verifica [QUI]. «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera porta la firma di Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale. Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina Balestrini, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini. Cristina Balestrini annota con dolore che quando Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?».
Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro Battaglia, scrivono anche a Papa Francesco: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.
Inizia così la missiva dei genitori di Alessandro Battaglia, che proseguono: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltare: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”
E concludono: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore” [QUI].
Nel comunicato dopo la sentenza l’Arcidiocesi esprime vicinanza al ragazzo e alla famiglia. Invece, Alessandro afferma “la chiesa ci ha proprio allontanati, ci ha trattati da reietti”. “Voglio mettermi in gioco perché le cose cambino, nel weekend scorso ho incontrato più di 250 vittime, su una parete c’erano scritti una cinquantina di nomi, sono tutte persone che hanno subito questo e non hanno trovato la forza di andare avanti, quella parete non deve più avere altri nomi”. “Io non dico che voglio risolvere il problema però voglio dare una mano perché non devono più accadere queste cose, sono la persona che sono anche in funzione di quello che mi è successo, però si può avere una bella vita lo stesso”.
1° giugno 2021 – Sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 348, viene pubblicato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che entrerà in vigore l’8 dicembre 2021. “Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali” [QUI].
22 giugno 2021 – Don Mauro Galli sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della Prima sezione penale della Corte d’appello di Milano [QUI]. La madre di Alessandro Battaglia a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione”. Il sacerdote non ha mai ammesso gli abusi [QUI].
Mons. Pierantonio Tremolado, Vescovo ausiliare di Milano dal 2014 al 2017, Vescovo di Brescia dal 2017.
Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa Cattolica Romana: sono Mons, Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. In particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano sono colpevoli di aver gestito male la vicenda e quindi i famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini e l’attuale Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada (che all’epoca dei fatti erano Vescovi ausiliari di Milano e Delpini inoltre Vicario Generale). Il loro comportamento è stato ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna, come era previsto dalle direttive della Conferenza Episcopale Italiana, si limitarono a spostare Don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 l’allora Vescovo ausiliare di Milano, Mons. Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo [QUI].
Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dalla Santa Sede per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure, proprio Papa Francesco ha designato ambedue alle nuove cariche: Delpini il 7 luglio 2017 [QUI] e Tremolada il 12 luglio 2017.
Dopo il presunto abuso Don Galli venne trasferito all’oratorio di Legnano, sempre a contatto con i bambini: una decisione presa da Mons. Mario Delpini e da Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovi ausiliari di Milano, futuri ordinari di Milano e Brescia.
Mons. Tremolada: “È vero. Lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio. Siamo stati imprudenti, lo diremo se ci verrà detto perché l’avete fatto?” [QUI].
Cristina Balestrini, la mamma di Alessandro Battaglia: “A giugno 2017 il processo entra in una fase calda, e a luglio sia Mons. Tremolada che Mons. Delpini sono stati promossi”. “Negli ultimi due anni (2015-2017) abbiamo mandato lettere e email alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco ricevendo anche risposte. Sono arrivate email di risposta quando ancora il Cardinale Gerhard Ludwig Müller era Prefetto della congregazione, c’è stato risposto che tutta la nostra documentazione era giunta loro e che, lui in persona, avrebbe preso in considerazione la nostra vicenda”.
Degli audio dei primi incontri con Mons. Tremolada e Mons. Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Alessandro, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Mons. Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare Don Galli nuovamente a contatto con minori fosse stata sbagliata. Nell’audio successivo è presente anche Don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo metropolita di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare Don Galli [QUI].
Cristina Balestrini: “Non è facile conservare la fede quando si è costretti ad affrontare un’esperienza come la nostra quando si vede il proprio figlio devastato al punto tale da tentare il suicidio per ben quattro volte. Ma noi siamo convinti che Dio non c’entri, e che a sbagliare siano le persone. Lo stesso non si può pretendere da Alessandro: lui, che è cresciuto in parrocchia, dov’era attivissimo, ora non vuole più saperne e dice spesso che i suoi figli non vedranno mai l’interno di una chiesa. Fortunatamente, seppure con moltissima fatica, sta cercando di provare a vivere una vita ‘normale’. In questi anni è sempre stato affiancato da psichiatri, le sue condizioni sono finalmente migliorate quando ci siamo affidati a un terapeuta specializzato nella gestione dei disturbi post-traumatici” [QUI].
È severamente VIETATO agli operatori pastorali:
1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].
Difesa dell’imputato e principio giuridico di presunzione di innocenza
Il principio di presunzione di innocenza è un fondamento del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.
Postilla
«Non è scontato che ci si interessi delle vittime»
«Chiesa, perché mi fai male?»
«Vorrei ringraziare l’autore di questo articolo per la capacità di sintesi, e allo stesso tempo la completezza. Non è scontato che ci si interessi delle vittime. Attendiamo martedì l’udienza in Appello. Grazie» (Cristina Balestrini, madre di Alessandro Battaglia – 19 giugno 2021).
Lo Staff del Blog dell’Editore ha profuso molto impegno, innanzitutto nel ricercare il materiale per il dossier del “caso Don Galli”. Poi, questo ha portato lo Staff del Blog dell’Editore a fare un grande lavoro di sintesi come dice la Sig.ra Balestrini, poiché il materiale sul quale si è lavorato è davvero tanto, soprattutto quello prodotto da Fanpage.it, testata che ha seguito tutta la vicenda. Il lavoro di sintesi estratto dal materiale generale lavorato, e il lavoro di editing risultato nell’articolo a firma di Ivo Pincara, non è stato semplice. Lo Staff del Blog dell’Editore – come per il “caso Lupacchini” [*] – nel “caso Don Galli”, ha anche “sbobinato” il testo dell’intervista di Alessandro Battaglia. Le parole della vittima, oltre a poter essere ascoltate nel video di Fanpage.it ora possono anche essere lette – nero su bianco – grazie a questo lavoro, che finora nessuno aveva fatto.
Ringrazio la Sig. ra Balestrini, la madre della vittima sopravvissuta per il suo commento, con cui ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento, sia per la sintesi ma anche per la completezza del lavoro svolto.
Va evidenziato che la Sig.ra Balestrini sottolinea un altro aspetto non di poco conto del dossier, cioè: «Non è scontato che ci si interessi delle vittime». Infatti, questo aspetto, troppo spesso, passa in secondo piano, sia da parti di alcuni commentatori, sia da parte delle istituzioni ecclesiastiche (come si può evincere dal dossier, anche questa volta). Questo è un aspetto che invece dovrebbe essere posto in primo piano, sempre.
20 giugno 2021
V.v.B.
“Chiesa: perché mi fai male?: Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato” di Cristina Balestrini (2019). Testimonianza di una vicenda realmente accaduta in Italia, raccontata in prima persona. Un abuso sessuale di un minore da parte di un sacerdote. Come la Chiesa interviene e quale attenzione ha realmente nei confronti delle vittime dei preti pedofili, vittime cattoliche. Storia ricca di documenti con descrizione accurata del Processo in Tribunale, della gestione della vicenda da parte della Diocesi, fino ad arrivare al coinvolgimento della Santa Sede. Qual è il ruolo di Papa Francesco? Proclami, Parole o Fatti? Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.
VENEZIA Un docente universitario di filosofia originario di Treviso, Gianbruno Cecchin, 48 anni, già assessore a Padova, ha deciso di denunciare pubblicamente abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile della diocesi della Marca. Le vicende – raccontate da Cecchin ai quotidiani locali – risalirebbero a circa 30 anni fa, e su di esse il docente ha depositato tramite i propri legali una querela contro due sacerdoti, all’epoca dei fatti responsabile della Comunità vocazionale e il suo assistente, ora parroci. Una lettera in cui il docente descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza a Papa Francesco, al presidente della Cei card. Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamino Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani. A spingerlo alla denuncia il recente summit in Vaticano sul tema della pedofilia. Tra gli episodi ricordati nella lettera, una fuga dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia, nel marzo 1991, poi rapporti sessuali, costrizioni, vessazioni psicologiche e minacce. Cecchin fa anche i nomiLa Diocesi di Treviso conferma la circostanza, e di aver fissato un appuntamento a Cecchin con monsignor Tomasi la prossima settimana, che però l’ex seminarista ha declinato.
La lettera
Nella lettera, indirizzata in prima persona al vescovo di Treviso, Cecchin scrive frasi molto circostanziate: «Ho trovato anch’io la forza dopo più di 28 anni di denunciare gli abusi sessuali, le umiliazioni e le gravi vessazioni che ho subito durante l’anno di seminario che ho frequentato negli anni 1990-91 (in Comunità Vocazionale). La mia vicenda è simile a quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo. All’età di 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 anni l’animatore nella mia parrocchia di Galliera Veneta e a frequentare i gruppi di AC in patronato. A 18 anni ho iniziato a frequentare il Gruppo Diaspora (il gruppo di orientamento vocazionale per giovani) perché sentivo in me una sorta di chiamata a diventare prete e l’anno successivo, finita la maturità, sono entrato in comunità vocazionale dove ho conosciuto molti preti, sia della comunità vocazionale, del seminario minore e maggiore. Ero un ragazzo normale, pieno di vita e di sogni, come tutti i ragazzi di quell’età. Volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione»
L’incontro con il vescovo
«Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno intero non ho avuto la forza di andarmene e di denunciare quello che mi era successo, anche perché erano anni in cui ancora non si potevano denunciare e parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti. Una sera, addirittura, stanco e sfinito di essere maltrattato e abusato sessualmente e non solo, sono letteralmente fuggito dal seminario vagando per la città di Treviso tutto solo e in balia dei miei dolori, delle mie angosce e delle mie atroci sofferenze e pregno delle mie ferite lancinanti che sanguinavano. Ricordo, dopo aver camminato per un’ora piangendo, di essermi seduto sfinito in una panchina e poi di aver deciso (quasi come un flash) di suonare alla porta dell’episcopio: volevo parlare con l’allora vicario generale, con il quale avevo una grande confidenza ed era stato per anni il mio padre spirituale. Ricordo sempre quella sera di marzo, venne ad aprire la porta il vescovo il quale stupefatto e con quello sguardo sicuro e schivo che sempre lo ha caratterizzato, mi chiese cosa volessi. Io non gli risposi nemmeno, lo scansai e salì in fretta quelle scale cercando di parlare con don Angelo, il quale mi accolse da padre con un abbraccio e mi chiese che cosa avessi e per quale motivo lo stessi cercando e per quale motivo stessi piangendo in modo così copioso. Nonostante avessi gli occhi gonfi di lacrime non ebbi il coraggio di raccontargli la verità. Gli dissi una bugia, che ero stanco, che volevo uscire dal seminario. Lui cercò di capire, ma io non gli detti il tempo di farlo».
Il ricordo
«Per più di 28 anni ho cercato di andare avanti, di dimenticare, di guardare oltre a quello che mi era successo, mi sono subito iscritto alla facoltà di filosofia a Padova dove dopo cinque anni mi sono brillantemente laureato. Ma nulla è mai stato come prima dopo quell’ anno vissuto in quel terrificante posto. Mai potrò dimenticare quei terribili e nefandi pomeriggi a fare “direzione spirituale” all’interno della camera del verme strisciante: ma Eccellenza – chiedo a lei- si può fare direzione spirituale in camera? E perché non in uno studio come tutti gli altri preti? Il trauma esce ancora oggi, mi attanaglia con qualsiasi cosa che può essere un ricordo, un sogno, una parola. Quando venivo e vengo a Treviso sto tutt’oggi ancora male, evito di passare per quelle vie e guardare quegli edifici, troppo grande è il dolore. Nulla, ripeto, dopo quello che mi è successo è più come prima e in questi giorni, mi creda, non ho più lacrime pensando a quei terribili momenti vissuti. Ho pensato più volte anche di farla finita per porre fine ai ricordi dolorosi, poi per fortuna la svolta e la rinascita».
Le minacce di morte
«Io sono stato spesso (e continuo ancor oggi nonostante siano passati più 28 anni) ad essere minacciato di morte da questi preti infami che hanno abusato sessualmente di me e che ancora oggi mi scrivono o mi fanno arrivare dei messaggi da altri preti o uomini di curia “Se parli, sei morto”. I reati e i crimini che hanno commesso questi criminali sono andati ovviamente in prescrizione, ma in prescrizione non andranno mai il mio dolore, le mie lacrime, i miei traumi subiti. E se Papi, Cardinali, Vescovi archiviano (o meglio insabbiano ), Dio non archivia!! L’anno scorso ho chiesto lo sbattezzo che mi è stato concesso perché io non credo più nell’esistenza di Dio. Dio è solamente un’invenzione dell’uomo e della gerarchia ecclesiastica per compiere questi abominevoli crimini. Perché, Vescovo Tomasi, se Dio esistesse non avrebbe permesso a me e ad altre decine di migliaia di minorenni e giovani di vivere un dolore simile e continuare fino ad oggi a perpetuare crimini così efferati permettendo che altri ragazzi innocenti in tutto il mondo provassero e provino quello che ho provato io».
«Infami», «vermi», «approfittatori», per arrivare fino a «criminali». Un atto d’accusa durissimo, quello di Gianbruno Cecchin, 48enne docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia filosofica oltreché libero professionista nell’ambito della comunicazione e delle risorse umane, che ha deciso di denunciare pubblicamente gli abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile di Treviso. Sono passati quasi 30 anni da quelle violenze, quasi sei lustri fatti di silenzi e sofferenze. «Dio non archivia» scrive il professore, dando mandato ai suoi legali di depositare in Procura a Treviso una querela contro i suoi due aguzzini: all’epoca dei fatti erano il responsabile della Comunità Vocazionale e il suo assistente, ora sono entrambi parroci, uno nel veneziano e l’altro nel padovano.
Il fascicolo sarà nelle mani degli inquirenti lunedì, quando gli avvocati saliranno al terzo piano del palazzo di giustizia di via Verdi. Ma una lettera in cui il 48enne descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è già stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza anche a Papa Francesco, al presidente della Cei e arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamo Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani.
LO SFOGO
A spingere il docente a trovare il coraggio di denunciare le vessazioni di cui dice di essere stato vittima nell’anno del seminario, è stato per sua ammissione il summit che si è svolto in Vaticano (che definisce «il luogo dove alberga Satana») sul tema della pedofilia. «La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione – continua -. Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti».
Il 48enne racconta della notte passata a dormire in macchina dopo essere fuggito dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia. Non riuscì a dire nulla. Era marzo, anno 1991. Cecchin ha lasciato il seminario a luglio: in quei quattro mesi avrebbe subito altre violenze. Molte dice di averle rimosse, ma più di una decina le ricorda meticolosamente. «Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare “direzione spirituale” all’interno di quella camera da letto».
Il professore parla di rapporti sessuali, di costrizioni, di vessazioni psicologiche. e anche di minacce: «Ancora oggi – afferma – vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia: “Se parli sei morto”».
L’INCONTRO
La Diocesi di Treviso conferma: «La persona aveva un appuntamento già fissato con il vescovo Michele Tomasi la prossima settimana – fa sapere il vicario generale, monsignor Adriano Cevolotto – L’incontro era stato concordato per poter ascoltare con massima disponibilità la persona che, evidentemente, ha però scelto di agire diversamente». La lettera di Cecchin è stata recapitata il 16 dicembre scorso, ma allora l’uomo non ha avuto risposta. Il vescovo Michele Tomasi gli ha telefonato dopo aver ricevuto una seconda missiva a fine gennaio. Un incontro era stato fissato il 10 febbraio, poi rinviato dal monsignore per un impegno improvviso. Si sarebbe dovuto tenere venerdì prossimo, il 21 febbraio, ma Cecchin ha declinato l’invito: «Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli – dichiara -. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta».
La svolta è arrivata nel 2010. Dopo aver pensato più volte al suicidio, il professore ha conosciuto il suo attuale compagno, un medico francese, durante l’anno di volontariato assieme a Medici senza Frontiere passato ad Haiti dopo il terremoto. «Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato lui a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Ecco perché ha deciso di denunciare».
ho letto con un pizzico stupore della sua indignazione sulle pagine AVVENIRE e non posso che dedurre due cose: o lei è maldestro, o è completamente disinformato.
Partendo dalla critica che lei fa a IL FATTO QUOTIDIANO (articoli di Ferruccio Sansa), le faccio notare che per una corretta informazione e una critica accettabile, avrebbe dovuto almeno indicare di quale caso stesse parlando.
Lo farò io per lei, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale tutela minori della Cei, parlava di don Franco Castagneto, la cui diocesi di Genova, è indubbiamente informata dal 1998 (lo conferma persino mons. Alberto Tanasini che gestì personalmente il caso all’epoca dei fatti di SORI).
Poi don Franco fu trasferito a ALBARO e, nell’agosto del 2019, appena è riemerso il caso, questa volta la chiesa non lo ha più spostato, lo ha fatto scomparire direttamente.
Tra le altre cose, stando a quanto dichiara la stessa diocesi di Genova, attraverso la Cancelleria in data 25-11-2019, a Genova, “non esiste al momento alcuna equipe della commissione minori e persone vulnerabili“. Lo sapeva ?
Riguardo ai fatti riportati dal giornale di Marco Travaglio, a firma di Ferruccio Sansa, che lei impropriamente dichiara scandalistici, sappia che quanto scritto fino ad ora, era solo la punta dell’iceberg, sul resto daremo tutte le delucidazioni del caso, non tema. Non ci celeremo, come il cardinal Angelo Bagnasco, dietro un muro di silenzio.
Riguardo invece le proiezioni sulla situazione italiana, sulle pagine di AVVENIRE afferma; “In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora – è il caso di ripeterlo – nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati nei giorni scorsi dal Fatto, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure”, è del tutto inaccettabile”.
Tuttavia, trovo molto scorretto dar a credere ai lettori di AVVENIRE che quella cartina con i puntini sia frutto delle proiezioni, che son tutta altra cosa, e lei questo lo dovrebbe sapere bene.
Le proiezioni del collega Mark Vincent Healy, sono calcolate (in assenza di un dato governativo italiano) sulla base di dati veritieri e frutto di commissioni d’inchiesta governative che riguardano unicamente i sacerdoti, non come avete fatto su AVVENIRE, dove citate dati generici sugli abusi in generale: come ben capirà, le due cose non sono paragonabili.
I dati delle proiezioni riguardano le commissioni governative di: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, USA.
Ebbene, il collega Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione cattolica, sulla base dei sacerdoti di quelle nazioni e sulla base delle percentuali restituite dalle commissioni di inchiesta governative, ha fatto una semplice proiezione dell’Italia.
Nell’articolo pubblicato da AVVENIRE, per evitare figure come questa – rischiando oltretutto di screditare ancor più quello che secondo lei starebbe facendo la chiesa in materia di abusi – avrebbe dovuto ricordare che ben cinque anni fa, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, dato il dilagante fenomeno di abusi sessuali di minori per mano di preti cattolici e i continui insabbiamenti che emergevano in tutto il pianeta, questi ultimi per mano della stessa chiesa, tra le tante cose, chiese alla Santa sede di quantificare l’entità del fenomeno e, caro Ghizzoni, sarebbe stato davvero onesto da parte sua, dire ai lettori di AVVENIRE, che la Santa Sede neppure rispose a quelle raccomandazioni. Ecco perché non avete i dati. Ma lo dica questo ai lettori di AVVENIRE, è importante, non crede?
E magari, lo dica anche al Governo italiano, son sicuro che qualche amico a cui rivolgersi lo avrà.
Si rivolga quindi al Vaticano e al Governo italiano per questa atroce negligenza, anche noi da anni chiediamo una commissione governativa, non accolli così squallidamente la mancanza di dati ad una associazione di vittime di preti pedofili, non è carino e neppure onesto le pare?
Riguardo al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei, l’associazione, già prima del summit di febbraio, si era immediatamente attivata per farsi ricevere, ci ha persino risposto, peccato che però poi, dopo la valanga mediatica, sia sparito pure lui.
Che dire? Che la chiesa italiana sia determinata può essere, il dubbio che resta è: su cosa? Noi vittime sono anni che chiediamo giustizia alla chiesa, ma tranne i pochi di noi che la hanno ottenuta dai tribunali civili e non dalla chiesa, per tutti gli altri, al momento non credo si possa sperare di trovare grandi entusiasmi.
Vedere campagne mediatiche fatte di bugie, come quella di cui lei è il rappresentante per l’Italia, campagne che puntano solo a disinformare la comunità, spalando fango su noi vittime, che vengono tirate in ballo dalla chiesa solo in queste occasioni, dà ben poca credibilità alle sue affermazioni.
Con ossequio Francesco Zanardi
Presidente della RETE L’ABUSO
Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.