Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ragazzo abusato dal prete, il presidente della Cei: “Amarezza”. La famiglia: “Ora deve denunciare”

    Ragazzo abusato dal prete, il presidente della Cei: “Amarezza”. La famiglia: “Ora deve denunciare”

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera alla famiglia di Alessandro, ragazzo che all’età di 15 anni venne abusato da un prete a Rozzano (Milano), manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”.

    Sono rimasti “attoniti e increduli” di fronte a una lettera banale che non risponde alle loro domande, a quel desiderio di giustizia che, già soddisfatto in primo grado dalla magistratura ordinaria, cerca delle risposte anche dalle autorità ecclesiastiche. I famigliari di Alessandro, il ragazzo che nel dicembre del 2011, all’età di 15 anni, subì abusi sessuali da parte di don Mauro Galli a Rozzano, nel Milanese, hanno ricevuto una lettera firmata dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana e datata 5 giugno. Potrebbe essere considerata un piccolo passo in avanti nella vicenda in quanto il cardinale, che solo pochi giorni fa aveva detto di non essere al corrente dell’accaduto, ammette finalmente di aver “letto con attenzione” tutti i documenti relativi “alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia”. Non solo: il cardinale si dice sconcertato e amareggiato per quanto accaduto.

    La famiglia: Il cardinale ora ha il dovere di intervenire
    Ma le parole dell’alto prelato sono suonate “di circostanza” ai famigliari di Alessandro che nella loro replica al presidente della Cei, datata 6 giugno, lo inchiodano alle sue responsabilità: adesso che è al corrente della vicenda ha “il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio ‘Vos estis lux mundi’, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”. Delpini e Tremolada, che all’epoca dei fatti accaduti ad Alessandro non ricoprivano ancora le attuali cariche, dopo la denuncia da parte dei famigliari del ragazzo si limitarono a spostare don Mauro Galli da Rozzano a Legnano, lasciandolo sempre a contatto con i ragazzi. Una decisione incomprensibile agli occhi di una famiglia di cattolici come quella di Alessandro e che è stato anche il motivo che ha spinto i parenti del ragazzo ad andare a fondo nella loro battaglia contro gli abusi nella Chiesa e anche contro chi, con il proprio comportamento, copre questi abusi.

     

    Le domande al cardinale Bassetti

    La famiglia del ragazzo negli scorsi giorni aveva chiesto con una lettera aperta le dimissioni dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, non reputandolo idoneo al compito – la segnalazione e la prevenzione di episodi di pedofilia all’interno della Chiesa – assegnato da Papa Francesco ai vescovi metropoliti con il Motu proprio “Vos estis lux mundi”. Adesso, anche sulla base di quanto scritto dal cardinale Bassetti, i famigliari di Alessandro hanno rivolto delle precise domande al presidente della Cei: “Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un ‘suo’ Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?”. Domande precise alle quali Bassetti non potrà più sottrarsi dicendo di non essere a conoscenza dei fatti: i documenti relativi alla vicenda (su cui la magistratura ordinaria italiana si è già pronunciata condannando in primo grado don Mauro Galli a sei anni e quattro mesi di reclusione) li ha ricevuti e li ha letti, come da lui stesso scritto. E adesso i famigliari di Alessandro si aspettano che il cardinale agisca di conseguenza.

    La lettera del cardinale Gualtiero Bassetti

    Gentile signora Balestrini, ho letto con attenzione la documentazione che mi ha inoltrato, relativa alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia. Ho, quindi, appreso che del caso è stata interessata la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha disposto un procedimento giudiziario. Davanti a ogni forma di abuso non si può non provare sconcerto e amarezza. Come uomo e come ministro della Chiesa, Le assicuro la vicinanza solidale nella preghiera. Come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’esercizio delle mie responsabilità, ho accompagnato l’iter di predisposizione delle Linee guida per la tutela dei minori; altresì, ho sostenuto la costituzione del Servizio Nazionale e sto promuovendo in ogni Regione ecclesiastica e in ogni Diocesi — con il coinvolgimento di laici disponibili e competenti — strutture e iniziative di prevenzione, formazione e contrasto agli abusi: abusi di potere, di coscienza e sessuali. Confido che questo impegno mio e delle comunità cristiane possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti, a partire dai minori e dalle persone vulnerabili.

    La risposta della famiglia
    Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, leggendo la sua risposta del 5 giugno 2019 non possiamo che rimanere attoniti e increduli. Forse il silenzio le avrebbe restituito una maggiore dignità ai nostri occhi. Lei sostiene di aver letto con attenzione la documentazione che le abbiamo inviato. Se così fosse avrebbe il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio “Vos estis lux mundi”, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada. Infatti, la nostra articolata e ben documentata segnalazione, da Lei stesso letta con attenzione, denuncia con tanto di prove inconfutabili, rilasciate dallo stesso mons. Delpini sotto giuramento alla Polizia di Stato, che lo stesso Vescovo Delpini in concorso con il Vescovo Tremolada, consapevoli e consci del fatto certo che don Galli avesse portato a letto nostro figlio/nipote, evento segnalatogli dall’allora parroco don Carlo Mantegazza e confessatogli dallo stesso don Mauro Galli (come testimoniano le registrazioni audio di entrambi i Vescovi!), si precipitarono a insabbiare il caso spostando immediatamente il prete dalla nostra parrocchia di Rozzano (MI) a quella di Legnano sempre nel milanese e sempre nella pastorale giovanile, come nulla fosse, senza avviare alcuna indagine canonica.

    Ora Voi siete la luce del mondo, Lei ha le prove di tutto ciò, ha ricevuto la segnalazione e la documentazione e il Papa impone a qualsiasi Chierico di procedere obbligatoriamente e tempestivamente alla segnalazione, secondo le modalità previste e descritte dallo stesso Motu Proprio. La luce del mondo… non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio! Ricevere da Lei una lettera così banale ci ha profondamente feriti. Feriti non come famiglia di una vittima di un prete, ma come CRISTIANI CATTOLICI. Solo questo è riuscito a dirci come Pastore? Cosa potremmo farcene delle sue parole? Quale insegnamento? Quale sostegno? Siamo troppo duri? Può darsi, ma in OTTO anni non abbiamo ancora trovato nessuno, nella gerarchia, che fosse in grado di esprimersi con reale vicinanza… Nessun contenuto di spessore, nessun contenuto di Fede vera. Tante frasi di circostanza.

    Lei non ha risposto ad alcuna delle nostre domande. Afferma che, come presidente della CEI, sta promuovendo in ogni Diocesi strutture di contrasto agli abusi di potere, coscienza e sessuali per la tutela dei minori, con il coinvolgimento di laici competenti e disponibili. Ebbene noi le abbiamo segnalato nelle diverse precedenti che mons. Delpini ha già provveduto a creare la struttura da lei auspicata dedicata all’ascolto delle vittime e delle loro denunce, esistono gli atti ufficiali di costituzione protocollati e disponibili on line. Ha nominato anche un laico competente, l’avvocato Zanchetti, da oltre quindici anni impegnato con la Diocesi di Milano nella tutela Civile e Penale dei preti pedofili, pagato per scagionare a tutti i costi i preti colpevoli, anche con il tentativo di convincere o “comprare” il silenzio delle vittime, anche minacciandole formalmente di chiedere i danni se non mettono a tacere la stampa, come è capitato a noi. Questo sarebbe il suo auspicato e rimarcato impegno come ci ha esplicitamente scritto? Questa sarebbe la sua responsabilità attiva, concreta e di vigilanza, quale presidente della Conferenza Episcopale Italiana di cui mons. Delpini fa parte? Nella precedente lettera ci annunciava che si sarebbe fatto promotore affinché la Commissione Diocesana, di cui fa parte appunto l’avvocato Zanchetti difensore di don Mauro Galli (in primo grado condannato a sei anni e quattro mesi di carcere per aver violentato nostro figlio/nipote), ci ricevesse per apprendere la nostra denuncia… Ma non si vergogna? L’avvocato Zanchetti già conosce bene tutti gli atti processuali e tutte le nostre denunce, dispone di tutto il materiale, registrazioni, intercettazioni, interrogatori, incluso quello di mons. Delpini. È lo stesso mons. Delpini che gli segnala il caso e gli presenta il prete da difendere con tanto di scritto per altro ancora prima della notifica dell’avviso di garanzia. Dispone dell’interrogatorio di mons. Delpini che già ha ammesso candidamente, e impunemente, alla Polizia, la sua responsabilità, probabilmente convinto di essere comunque protetto dalle autorità ecclesiastiche corresponsabili nella copertura, esattamente come Lei.

    Invece di riceverci – nonostante glielo abbiamo chiesto in tutte le salse – invece di essere indignato e scandalizzato, invece di informarci circa la denuncia dei due Vescovi, Lei ci parla del procedimento Canonico di don Mauro, senza tuttavia informarci sull’esito del processo, nonostante la nostra esplicita richiesta. Voi siete la luce del mondo. Lei confida, nel suo scritto, che il suo personale impegno possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti. Ma quale impegno? L’impegno di lasciare al loro posto i Vescovi che insabbiano? Lasciare che nominino gli avvocati (difensori dei pedofili contro i minori, contro le vittime) nelle commissioni che dovrebbero accogliere e ascoltare in anteprima le denunce, magari e possibilmente ancor prima che si rivolgano ai Carabinieri o alla Procura della Repubblica? E’ questo il suo segno concreto? Come lo definisce Lei, per essere segno e luce del mondo nella lotta agli abusi di potere e sessuale ai danni dei minori? E’ vergognoso. Oltre che esplicitamente contro il volere del Papa. Altro che trasparenza. Altro che accoglienza. Altro che Tolleranza Zero. Le chiediamo ancora una volta, alla luce di tutta la documentazione che sostiene di aver letto con attenzione:

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile, che un prete si porti a letto un bambino?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che il Vescovo si limiti semplicemente a spostare da una parrocchia all’altra, da un oratorio all’altro, da un gruppo di bambini all’altro il prete con il vizio di portarsi a letto i minori?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che non si avvii alcuna indagine?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che i vescovi che insabbiano possano continuare a svolgere il loro ministero senza essere rimossi?

    Non ci risponda che non è sua competenza. Se legge attentamente come sostiene, è perfettamente in grado di comprendere le domande, non le stiamo chiedendo di sostituirsi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina Della Fede (che, tuttavia, dal 2015 a oggi, proprio nell’ottica della medesima “trasparenza”, nel medesimo “sistema di coperture”, nella stessa capacità di essere la “luce del mondo”, ha pensato bene di non risponderci mai!). Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un “suo” Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?

    A questo ci deve rispondere, non può più sottrarsi o temporeggiare come è avvenuto per le precedenti innumerevoli raccomandate. Essendo ormai appurato che Lei è perfettamente a conoscenza degli eventi descritti relativi al caso don Mauro Galli e alla maldestra gestione dei Vescovi Delpini e Tremolada, ci deve illuminare e dire al mondo – “voi siete la luce del mondo” – se è tollerabile, rendendo false e vane tutte le azioni, i documenti, le linee guida, i summit, la tolleranza zero, la coerenza, che i preti possono tranquillamente portarsi a letto i bambini in modo che noi, i genitori, il mondo ne possiamo essere consapevoli. Attendiamo una sua risposta, e la attendiamo anche celermente, perché una sua non risposta equivale a sottoscrivere la Tolleranza degli Abusi che siano di potere, di coscienza o sessuali, sancendo la fine della Tolleranza Zero voluta dal Pontefice.

    https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-dal-prete-il-presidente-della-cei-amarezza-la-famiglia-ora-deve-denunciare/

  • Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Dopo la lettera aperta in cui hanno chiesto le dimissioni di monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, i famigliari di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato sessualmente da un prete a Rozzano, si sono rivolti anche al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che recentemente ha detto di non sapere nulla della vicenda: “Le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video. Non può affermare che non è a conoscenza della vicenda!”

    di Francesco Loiacono

    Continua la battaglia della famiglia di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato da un prete a Rozzano, nel Milanese, contro l’omertà che negli ambienti ecclesiastici, milanesi e non, continua a circondare la vicenda che ha visto come vittima il loro famigliare. Una vicenda, che risale al dicembre 2011, sulla quale la giustizia italiana ha già espresso il suo primo verdetto: il sacerdote in questione, don Mauro Galli, è stato condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. Lui, ex parroco dell’oratorio di Rozzano poi trasferito in un’altra parrocchia della diocesi, a Legnano, ma sempre a contatto con minori, ha respinto ogni accusa, sostenendo di aver semplicemente dormito nello stesso letto matrimoniale col ragazzo, senza però averne abusato. Alla famiglia, che non si è costituita parte civile al processo, il sacerdote ha versato in via extragiudiziale 100mila euro. Soldi che per l’accusa, che in sede di requisitoria aveva chiesto dieci anni per il prete, costituiscono una “discrasia evidente”: non si capisce infatti a che titolo sia stata versata questa somma se il sacerdote, come sostiene, si ritiene innocente.

    I silenzi e i presunti insabbiamenti da parte della Diocesi ambrosiana

    Al di là dell’aspetto giudiziario della vicenda, che probabilmente proseguirà negli altri gradi di giudizio, da anni la famiglia di Alessandro, molto cattolica, porta avanti una battaglia contro la Chiesa, in particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano, colpevoli di aver gestito male la vicenda che riguarda il loro famigliare. I famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada (che all’epoca dei fatti non ricoprivano gli attuali incarichi). Il loro comportamento è stato però ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come era previsto dalle direttive della Cei (Conferenza episcopale italiana), si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo.

    La richiesta di dimissioni per monsignor Delpini

    L’atteggiamento della Chiesa, e in particolare dell’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini sulla vicenda di Alessandro ha portato negli scorsi giorni la famiglia a scrivere una lettera aperta a monsignor Delpini chiedendogli di dimettersi dal suo incarico. L’occasione è stata il recente incontro della Conferenza episcopale italiana durante il quale, tra le altre cose, sono state approvate le nuove Linee guida contro gli abusi ai danni dei minori che avvengono all’interno della Chiesa. Nelle nuove direttive per contrastare la pedofilia nel clero è spuntato l’obbligo morale, ma non giuridico, di presentare un esposto alle autorità civili in casi di abusi, quando ritenuti verosimili e previo consenso della vittima e dei suoi famigliari. Il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha ritenuto l’approvazione di queste linee guida un “passo in avanti”. Eppure lo stesso cardinale ha eluso le domande che alcuni giornalisti gli hanno rivolto sul caso di don Mauro Galli e sull’atteggiamento dell’arcivescovo di Milano, Delpini, dicendo di non sapere nulla della vicenda.

    La risposta del cardinale Bassetti ha provocato l’immediata reazione della famiglia di Alessandro, che in una lunga lettera aperta rivolta al presidente della Cei si è detta stupita dalla sua risposta elencando puntualmente tutte le tappe della vicenda relativa ad Alessandro e tutti i documenti inviati dalla famiglia del ragazzo al cardinale, nonché le risposte inviate dall’alto prelato alla famiglia su carta intestata della Cei: “Sua Eminenza – scrivono i famigliari in un passaggio della missiva, che qui sotto pubblichiamo integralmente – le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda”. In un altro passaggio i famigliari si chiedono: “Ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati (gli abusi sui minori, ndr) non è altrettanto gravemente corresponsabile? Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?”. Chissà se adesso il grido di giustizia dei famigliari di Alessandro troverà una risposta, oltre che nella magistratura che fin qui ha dato loro ragione, anche in quella Chiesa in cui – e lo dimostra la perseveranza con cui continuano a combattere – nonostante tutto continuano a credere.

    La lettera dei famigliari al cardinale Bassetti

    Sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, siamo rimasti stupiti nell’apprendere che, durante la conferenza stampa di giovedì 23 maggio, al termine dell’assemblea della conferenza episcopale italiana che lei presiede, in cui sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, alla precisa domanda di un giornalista che le chiedeva conto della vicenda del Vescovo di Milano mons. Mario Delpini, da noi più volte denunciato in questi anni per aver coperto l’abuso di don Mauro Galli, Lei abbia dichiarato che non sapeva nulla. Questa affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due Vescovi coinvolti, mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio).

    Lei ha risposto personalmente, in data 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato, e ci invitava quindi a rivolgerci alle commissioni diocesane. Nel nostro caso, come Le abbiamo puntualmente risposto, significava incontrare la commissione istituita da mons. Delpini in data 11 febbraio 2019 nella quale ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi di Milano e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio/nipote, don Mauro Galli, condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di carcere, è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’Arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte).

    Ci ha scritto che Lei personalmente avrebbe agevolato tale incontro “Ora che è stato costituito il Servizio Nazionale per la Tutela dei minori, chiederò che Lei o una rappresentanza delle vittime e delle famiglie del vostro Comitato, siate accolti e ascoltati, come saranno ascoltate altre vittime nelle sedi dei Servizi Regionali”. Le abbiamo risposto che saremmo andati anche da questa “meravigliosa” commissione a ribadire ancora una volta la nostra denuncia, paradossalmente facilitati dal fatto che, nel nostro caso, il difensore del prete, membro della commissione diocesana nominato appunto da mons. Delpini, ha già tutti i documenti del tribunale di Milano, delle indagini che coinvolgono esplicitamente l’Arcivescovo Delpini rispetto alla gestione della vicenda. Dispone del suo interrogatorio dove lo stesso mons. Delpini giura alla Polizia di essere stato subito allertato dell’allora “presunto” abuso sessuale dalla telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo la notte dell’abuso.

    Dispone della dichiarazione giurata e controfirmata dal monsignore che afferma di aver subito incontrato il prete raccogliendo la sua diretta confessione in cui confidava di aver dormito nel suo lettone con il minore, e quindi rivendica la sua decisione di aver spostato rapidamente il prete in un altro oratorio senza avviare alcuna indagine. Dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote.

    Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale? Il Sommo Pontefice esorta a denunciare: con il nuovo Motu Proprio “Vos estis lux mundi” introduce l’obbligo di denunciare alla chiesa regolamentando anche con precisione come e dove denunciare un vescovo che sposta i preti sospettati di abuso senza segnalarli, cioè al Vescovo Metropolita come mons. Delpini e specifica anche il caso in cui si intende denunciare lo stesso Metropolita…

    Voi membri della CEI introducete l’obbligo morale di esposto alle autorità civili. Il Papa ha affermato ancora una volta, dopo il Summit di febbraio, che anche un solo caso di abuso è mostruoso e inaccettabile, lei afferma che oltre ad essere un grave peccato è anche un grave reato, il Papa afferma che anche coprire questi gravi reati è altrettanto grave (Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”). Ci chiediamo quindi ora: “ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati non è altrettanto gravemente corresponsabile?” Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?

    Noi in questi anni abbiamo denunciato innumerevoli volte il caso e quindi mons. Delpini e Mons. Tremolada a tutte le cariche istituzionali della Chiesa: partendo dall’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola, al tribunale ecclesiastico Regionale, ai prefetti della Congregazione per la Dottrina Della Fede che si sono susseguiti (Cardinale Müller e Cardinale Ladaria), al Presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei Minori (Cardinale O’Malley), al Prefetto della Congregazione dei Vescovi (Cardinale Ouellet), al supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ai nunzi apostolici che si sono susseguiti, ai segretari di Stato, all’Arcivescovo Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi della Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede consegnando brevi mano il dossier completo del caso Delpini, al Papa Emerito Benedetto XVI, al Santo Padre Papa Francesco….. ricevendo di volta in volta diverse benedizioni e risposte a partire da quelle del Cardinale Scola che definiva maldestri i suoi collaboratori, dal Cardinale Müller che ci riferiva che se ne sarebbe occupato ma, poco dopo, venne licenziato dall’incarico, alla Pontificia Commissione che ci riferiva che non era suo compito occuparsene (loro si dovevano limitare a dare suggerimenti per il bene universale dei minori e che avrebbero inviato tutto il fascicolo alla Congregazione per la Dottrina della Fede), ai Nunzi Apostolici che ci riferivano che era tutto nelle mani del Santo Padre…

    Pare che tutte queste regole, obblighi morali, tolleranza zero, indichino esattamente come e dove denunciare: ma nella realtà non è affatto possibile denunciare o meglio è assolutamente inutile. Tutti sanno, molti fanno finta di non sapere… e comunque o non è compito di nessuno o nessuno se ne occupa! gli unici che rispondono sono quelli che rimandano al mittente o ad altri dicasteri… il risultato è sempre il medesimo: IL NULLA! Per quanto tempo ancora potrà reggere questa farsa? a quale impietoso teatrino il mondo deve ancora assistere? Tutti sanno ma nessuno ammette di sapere, paradossalmente solo Mons Delpini ha ammesso di sapere (o meglio è stato costretto a rispondere alla Polizia quando è stato interrogato), e persino mons. Tremolada che saccentemente senza nessun pudore ammetteva l’errore “va bene, abbiamo sbagliato, lo diremo se ci verrà chiesto…”, sapendo perfettamente che nessuno gli avrebbe mai chiesto nulla. Per aver obbedito a questi “obblighi morali” di cui voi oggi vi dotate, per aver obbedito alle esortazioni del Papa che anni fa ringraziava chi aveva il coraggio di denunciare con nomi e cognomi, noi familiari siamo stati definiti “IPOCRITI perché sputiamo nel piatto in cui mangiamo”, così come ci ha prontamente accolto il nostro nuovo parroco don Roberto Soffientini.

    Ma dove dimora l’ipocrisia in tutta questa vicenda? noi vogliamo solo poter continuare a credere in questa chiesa! Vogliamo poter continuare a credere in una chiesa che non violenta i bambini, in una chiesa che non copre chi violenta i bambini, in una chiesa che non protegge chi copre chi violenta i bambini, in una gerarchia che non mente facendo finta di non sapere, che non si nasconde dietro al fatto che tocca sempre a qualcun altro…. Perché, nel nostro caso, sono finiti “tutti gli altri”, tutti i vertici della gerarchia, non ci sono “altri” a cui poter denunciare, lo sanno ormai tutti, tutti gli uffici, dicasteri, congregazioni… Vogliamo poter credere ad una chiesa che coerentemente da seguito ai propri stessi proclami, obblighi morali, una chiesa autentica e meno ipocrita che si assume la responsabilità degli errori che alcuni suoi ministri compiono, ma anche la responsabilità delle conseguenze!

    Basta che invece che introdurre gli “obblighi morali” ci diciate e diciate apertamente al mondo che è moralmente accettabile che un prete si porti a letto un bambino! Quindi il suo vescovo non avrà più nemmeno la necessità di far sparire il sacerdote spostandolo da una parrocchia all’altra sperando che, così, i genitori non denuncino l’accaduto ai carabinieri…. e noi a quel punto smetteremo di chiedere conto di questa “negligenza” perché rientrerebbe quindi nella normalità… “normale tolleranza” al posto di “tolleranza zero”. Non sareste nemmeno costretti a mentire ad invadenti domande in una qualsiasi conferenza stampa, tanto nessuno chiederà mai conto.

    Noi saremmo gli ipocriti perché ci siamo illusi che era una cosa buona ubbidire al Papa che esortava a denunciare questi orribili reati, da lui definiti “equivalenti ad una messa nera”, azione del demonio che si insidia in questa orribile catena di omertà??? Ma se lei, che è il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non è in grado nemmeno di rispondere a chi gli ha chiesto lumi su questa vicenda, se non ha nemmeno avuto il coraggio di ammettere, almeno, che era al corrente della vicenda, nemmeno appena un minuto dopo aver approvato le nuove linee guida che dovrebbero garantire trasparenza in una maggiore tutela dei minori….!

    Cosa si deve aspettare la gente? e le vittime? o i familiari come noi? Che brutta pagina della chiesa cattolica! La preghiamo, almeno per pietà cristiana, di risponderci, di risponderci nel merito. Se fino ad ora non sapeva nulla, ora sa! Chiediamo anche a lei l’esito del processo canonico relativo a don Mauro Galli (Immaginiamo che almeno a lei risponderanno, se osa chiedere) oppure anche lei si nasconderà come altri dietro al “non è mio compito”…??? Ma di chi è compito? vuole ancora rimandarci alla Commissione Diocesana dall’avvocato professore Zanchetti? L’unico che, dietro lauto compenso, si offre per conto “vostro” di fare il lavoro sporco (in Tribunale però) senza tuttavia voler far sapere chi paga, questo no! Deve rimanere rigorosamente segreto, forse il povero prete nullatenente, l’unico sacrificabile ormai scaricato!?!

    Sua Eminenza Cardinale Bassetti, la preghiamo di avere la pietà evangelica di volersi documentare finalmente! Quantomeno per poter rispondere la prossima volta con un minimo di cognizione di causa se per caso un comune mortale dovesse nuovamente osare porle una domanda pertinente. Ciò che le chiediamo è solo coerenza, oppure anche questa è coperta dal Segreto Pontificio a discapito della proclamata trasparenza? Non si preoccupi della nostra privacy, argomento strategicamente richiamato nell’ultimo Motu Proprio: se ci risponde e vuole rispondere apertamente, noi le diamo anticipatamente il nostro consenso perché ci sono tanti altri cattolici che, come noi, desiderano poter ancora credere ad una chiesa, ai suoi insegnamenti, ad una chiesa meno ipocrita e più credibile. Il garante della privacy se ne farà una ragione.

    https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-da-un-prete-la-famiglia-al-presidente-della-cei-chi-spezzera-catena-di-omerta/

  • Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

    Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Cristina Battaglia è una leonessa ferita. E’ la mamma del ragazzino abusato da un prete milanese, condannato dal tribunale (civile) a 6 anni e 4 mesi, il cui caso era stato coperto dall’arcivescovo di Milano, Delpini. Ha scritto una lettera aperta al cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti per accusarlo: «Ma come fa si fa a mentire così dicendo che non conosceva il caso di nostro figlio?» Tre giorni fa, alla conferenza stampa dei vescovi, una giornalista aveva chiesto a Bassetti un commento su questa vicenda grottesca, sentendosi rispondere in malo modo dal cardinale che di fatto non ne sapeva nulla, che non se ne era parlato e che non spettava a lui affrontare il caso. La mamma del ragazzo, Cristina Battaglia, per nulla intimidita, da cattolica praticante quale è, non si arrende e vuole dalle autorità ecclesiastiche risposte esaustive proprio mentre sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori.

    «La sua affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due vescovi coinvolti, monsignor Mario Delpini e monsignor Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio)».

    Il cardinale Bassetti di fatto ha risposto alle vittime italiane il 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato.

    Cristina Battaglia, nella lettera, riassume la via crucis della sua famiglia, le umiliazioni ricevute, le difficoltà economiche a portare avanti la causa, fino alla decisione di ricorrere al tribunale civile (che poi ha condannato il prete). La famiglia della vittima ha dovuto fare fronte alle spese degli avvocati e, soprattutto si è trovata di fronte a principi del foro ingaggiati dalla diocesi di MIlano. «Delpini ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio, don Mauro Galli ed è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte».

    La famiglia forte del Vangelo non si arrende e soprattutto non ci capacita di tante menzogne. «Lei dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote».

    La signora Cristina è desolata. «Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale?». La risposta per ora non ha repliche.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/bambino_abusi_prete_milano_cristina_battaglia_lettera_vaticano-4516749.html

  • Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Il presidente della Cei ha detto di non sapere nulla dell’abuso su un minore da parte di don Galli, coperto dall’arcivescovo Delpini. Una lettera lo smentisce. Caso archiviato secondo Tarquinio, direttore dell’ “Avvenire”. Ma il prete accusato è stato condannato

    di Giorgio Gandola

    “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. È sconfortante che un sacerdote si sia dimenticato del potente insegnamento di Gesù nel Vangelo di Giovanni e spenga la luce davanti alla verità. Lo è ancora di più se non si tratta di un parroco di campagna in un momento di smarrimento personale, ma di Gualtiero Bassetti, cardinale, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, in una conferenza stampa internazionale. Il contesto è l’assemblea generale della Cei, il tema è quello scottante degli abusi dei preti sui minori. E l’effetto è il solito senso di straniamento davanti alla fragilità comunicativa delle tonache e alla loro insopprimibile determinazione a nascondere la polvere sotto il tappeto.

    IL MOTU PROPRIO DEL PAPA

    Al termine dell’assemblea è consuetudine dei vertici spiegare in un incontro con i giornalisti le linee guida che hanno ispirato l’augusto consesso e le decisioni prese. In questo caso l’occasione è molto importante perché la Cei ha deciso di applicare concretamente il motu proprio di papa Francesco Vos Estis lux mundi, che prevede  tra l’altro la messa in stato d’accusa degli alti prelati che insabbiano gli atti di pedofilia nelle diocesi. Per dare un perimetro al fenomeno i vescovi italiani hanno introdotto un protocollo che rappresenta (in teoria) una svolta: l’obbligo morale di fare un esposto alle autorità civili. Morale, non giuridico, quindi esiste sempre un margine di discrezionalità nel quale muoversi “secondo coscienza”, come se la coscienza di un prete non coincidesse automaticamente con le sensibilità dell’istituzione da difendere. Si sa che la coscienza – come cantava Giorgio Gaber – qualche volta è un salvagente, qualche altra un canotto.

    In ogni caso, se la denuncia è verosimile dopo l’indagine previa (prevista dal diritto Canonico) e la famiglia del minore non si oppone per ragioni sue, il fascicolo è bene che finisca sulla scrivania dei carabinieri o della polizia. Con trasparenza e rispetto per la verità dei fatti, come accade già in numerosi paesi del mondo ma non in Italia senza prima una modifica del Concordato. “È un passo avanti importante”, lo definisce il cardinal Bassetti davanti ai giornalisti. Qualche minuto dopo però lui stesso compie due passi indietro. Accade quando la vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati, prende il microfono e fa una domanda del tutto legittima sul caso di Mario Delpini, l’arcivescovo di Milano accusato dalla famiglia di un ragazzo abusato di avere coperto don Mauro Galli, semplicemente spostandolo da una parrocchia all’altra della stessa diocesi, sempre a contatto con adolescenti. Il quesito riguarda in pieno il tema dibattuto. Chi controlla i controllori?

    Il presidente della Cei si innervosisce, risponde di non sapere nulla della vicenda, di non essere al corrente e che “di questo caso non si è parlato, non spetta a noi”. Tutto questo davanti ad accuse precise e a una richiesta scandita dalla mamma del giovane: “Delpini  ha insabbiato, adesso si dimetta”. È del tutto inverosimile che il cardinal Bassetti non sia a conoscenza dell’imbarazzante situazione perché i giornali ne hanno parlato (non tutti). Ma anche se fosse stato incline all’ascetica meditazione, egli stesso – su carta intestata della Conferenza episcopale italiana e a sua firma – il 20 febbraio scorso ha risposto al presidente dell’associazione Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che per conto della famiglia aveva esposto al suo ufficio la vicenda e altre simili in un j’accuse che facilmente si può lettere sul web.

    Il carteggio si è sviluppato dopo che i genitori del ragazzo avevano scritto più volte al Vaticano, prima agli uffici della Congregazione per la dottrina della fede, poi alla Segreteria del Papa. Documenti protocollati con risposte in genere evasive ma con benedicenti formule finali. La lettera di Bassetti comincia con una frase che, letta oggi, suona imbarazzante: “La questione degli abusi costituisce un gravissimo reato, che è anche un gravissimo peccato”.

    GIORNALISTA REDARGUITA 

    Però non è al corrente. Gelo in sala alla Cei, con la giornalista che si ritrova avvolta dal silenzio dei colleghi. Tutto ciò in un clima surreale perché è relativamente semplice condannare gli abusi in astratto, meno quando bisogna fare i conti con il volto di un ragazzo distrutto e con alle spalle tentativi di suicidio, di una mamma coraggiosa e di un arcivescovo avvolto dal proprio inattaccabile potere. Alla fine dell’incontro, mentre le telecamere si accalcano attorno al cardinal Bassetti, la giornalista viene affrontata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e intellettuale di indubbia sensibilità, che con aria da reprimenda le spiega: “Ti devi informare meglio perché la vicenda è stata archiviata”. Così archiviata che don Galli è stato condannato in primo grado per abuso sessuale a 6 anni e 4 mesi di carcere, come ha scritto anche il suo giornale. Purtroppo l’istinto manzoniano del troncare e sopire non passa mai di moda sul pianeta della fede. “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. Per qualcun altro, dopo 2000 anni, serve la pila.

    (trascrizione da La Verità del 25 maggio 2019)

  • Vescovi italiani obbligati moralmente (ma non giuridicamente) a denunciare casi di abuso

    Vescovi italiani obbligati moralmente (ma non giuridicamente) a denunciare casi di abuso

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano  – La Conferenza episcopale italiana fa un passo in avanti per risolvere la questione della pedofilia approvando le Linee Guida contro gli abusi in cui spunta l’obbligo morale (non giudirico) di fare un esposto alle autorità civili davanti a casi di abusi. La condizione è che la denuncia della vittima risulti, dopo l’indagine previa, verosimile, e che la vittima o la sua famiglia in caso di minori non si opponga a tale decisione. «Un passo avanti importante», lo ha definito il presidente Cei, cardinale Gualtiero Bassetti anche se poi, durante la conferenza stampa, gli è stato chiesto un commento sul clamoroso caso dell’arcivescovo di Milano, Delpini accusato dai familiari di un ragazzo abusato (il prete è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi) di avere coperto questo sacerdote, spostandolo da una parrocchia ad un’altra. Il presidente dei vescovi italiani ha detto di non saperne nulla, di non essere al corrente e che di questo caso non se ne è parlato. «Non spetta a noi». Peccato che la mamma del ragazzo abusato – che oggi è maggiorenne – Cristina Battaglia, per nulla indimidita dal muro di gomma delle istituzioni ecclesiastiche, fa sapere di avere inviato personalmente due lettere al cardinale, l’ultima prima di Natale proprio a Bassetti. «E’ impossibile che non conoscesse il caso».

    I vescovi hanno inviato un questionario a tutte le diocesi per avere contezza del fenomeno della pedofilia in Italia, a proposito dell’entità numerica, al tipo di condanne che finora sono state comminate ai preti orchi dai tribunali diocesani.

    Il vescovo Lorenzo Ghizzoni, responsabile della Commissione Cei per la tutela dei minori, ha spiegato che l’obbligo a denunciare per ora è solo morale visto che l’ordinamento italiano esenta i vescovi a denunciare i casi alle autorità di polizia e alla magistratura. Tecnicamente si tratta di «un esposto» in quanto «la denuncia può essere fatta solo dalle vittime» ma quasi sempre nei casi di pedofilia si può procedere d’ufficio, e dunque anche dopo un esposto. Il vescovo si fermerà solo di fronte alla esplicita volontà di una vittima o della sua famiglia di non fare denuncia. «Ma chiederemo che questa opposizione alla denuncia sia scritta e che sia ragionevolmente giustificata. Se vedremo interessi non corretti, per esempio da parte di genitori di vittime, procederemo lo stesso con l’esposto».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_abusi_pedofilia_papa_francesco_oggi_ultime_notizie_23_maggio_2019-4511089.html

  • LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

    e p.c.

    Sua Santità Papa Francesco,

    Sua eminenza Cardinale Ladaria Ferrer

    e sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti,

    dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.

    Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.

    Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.

    Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano.

    Lo chiediamo in coerenza con quanto affermato da Papa Francesco in questi anni e in particolare in virtù del recentissimo Motu Proprio: “Vos Estis Lux Mundi”.

    Il pontificato di Papa Francesco è stato per buona parte caratterizzato dalla sua proclamata “Tolleranza Zero” nei confronti della piaga degli abusi sessuali da parte del clero ai danni permanenti di minori ed adulti vulnerabili. Altrettanta “Tolleranza Zero” viene costantemente proclamata anche nei confronti dei Vescovi, come Lei, che in diverse modalità hanno nascosto ed insabbiato tali crimini spostando i sacerdoti da una parrocchia all’altra, senza avviare alcuna Indagine Previa nonostante avessero contezza e fosse stato a loro esplicitamente segnalato un “presunto” abuso sessuale.

    Potremmo citare innumerevoli dichiarazioni pubbliche di Papa Francesco disponibili anche in video su internet dove condanna, senza “se” e senza “ma”, l’antica pratica di spostare i sacerdoti (sue testuali parole). Così come anche ha affermato più volte che i Vescovi risponderanno delle loro responsabilità o, ancora, le precisazioni circa la gravità delle omissioni di questo tipo nel Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”, come altrettanto previsto dalle specifiche linee guida emanate dalla CEI.

    Non occorre ripercorrere quanto già previsto, normato ed ulteriormente rafforzato dal Pontefice come anche è superfluo circostanziare gli avvenimenti che la riguardano personalmente rispetto alle sue specifiche responsabilità, le scelte da Lei fatte e le precise azioni, in quanto Lei stesso ha giurato alla Polizia di Stato e controfirmato il suo interrogatorio affermando che era a conoscenza del presunto abuso sessuale ai danni di nostro figlio/nipote ad opera del prete, segnalazione che Lei asserisce essergli arrivata puntualmente già della telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo l’accaduto.

    Riferiva alla Polizia di aver ricevuto immediatamente la segnalazione dell’allora “presunto abuso sessuale” (testuali parole da Lei dichiarate e sottoscritte oltre che acquisite in Tribunale nel processo pubblico, senza alcuna rettifica ma, anzi, confermate da tutte le testimonianze, inclusa quella del Galli stesso). Riferiva addirittura che si era recato a Rozzano personalmente per raccogliere la testimonianza diretta di don Mauro Galli prima di decidere del suo trasferimento, il quale Galli, Lei ha giurato, Le ha subito confessato che si era portato a letto il minore (ben più che un semplice sospetto o indizio o ancora una inverosimile segnalazione anonima).

    Ciò nonostante ha deciso personalmente, assumendosene tutta la responsabilità, come dichiarato alla Polizia, di non avviare alcuna Indagine Previa (prevista dal diritto canonico, indagine canonica poi avviata ben QUATTRO anni dopo, e solo successivamente alle nostre innumerevoli segnalazioni al Cardinale Scola e poi al Cardinale Muller – allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede – e solo dopo l’avvio delle indagini della polizia a seguito della denuncia alla procura della Repubblica).

    Ha deciso personalmente di spostare immediatamente don Galli dalla parrocchia di Rozzano, dove è avvenuto l’abuso, alla vicina parrocchia di Legnano ancora nel contesto della pastorale giovanile come affermato da Lei sempre alla Polizia di Stato.

    Inoltre ha allertato lo studio legale Zanchetti, oltre che don Mauro, per mettersi in contatto per gestire la seccatura, ancora prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia come hanno svelato le indagini nel corso del Processo e ancora prima che fosse interrogato. Lei stesso, pur mentendo alla Polizia, ha affermato di non aver avuto fino ad allora alcun contato con lo studio legale (avvenimento palesemente smentito appunto dalle intercettazioni telefoniche) come si può facilmente riscontrare anche sugli innumerevoli articoli pubblicati sul caso.

    Alla luce del delicatissimo incarico che recentemente il Santo Padre ha riservato ai Vescovi Metropoliti come Lei – preposti per accogliere le segnalazioni di eventuali insabbiamenti da parte di altri vescovi in relazione a presunti abusi sessuali ad opera di clerici, incarico delicato proprio perché riguarda il primo discernimento, la valutazione della verosimiglianza delle segnalazioni e quindi la decisione se avviare le indagini il cui esito deve essere avviato a Roma – risulta evidente che non può ricoprire tale incarico chi ritiene tollerabile portarsi a letto un minore.

    E’ un dato di fatto che Lei ha ritenuto tollerabile tale comportamento tanto da non ritenere necessario avviare alcuna indagine e nemmeno allontanare cautelativamente il prete dai minori, dagli oratori, dalle gite estive con tanto di pernottamento… E’ un dato di fatto che anche oggi lo ritiene tollerabile altrimenti, per coerenza e rispetto della Chiesa, si sarebbe già da tempo messo da parte.

    Altrettanto evidente è la palese incompatibilità della Sua nomina per questo ruolo riservato dal Pontefice ai Vescovi Metropoliti. Si evidenzia, senza ombra di dubbio, l’inequivocabile conflitto di interesse, ma anche la contrapposizione con quanto fermamente promulgato dal Santo Padre.

    Lei si è posto chiaramente in una condizione perenne di ricattabilità: qualunque Vescovo che, in futuro o per vicende del passato che verranno a Lei segnalate, si comporterà maldestramente insabbiando, o  semplicemente sposterà un sacerdote sospettato di abusi sessuali o sacerdote che si è portato a letto un minore, (e ancora qualunque vescovo che in tali casi non avvi o non abbia avviato alcuna indagine previa) – Vescovi  sui quali lei dovrebbe indagare e decidere se procedere – le potrà sempre rinfacciare che Lei stesso si è comportato nel medesimo modo.

    Come potrebbe dunque essere credibile? Come potrebbe, solo per citare già un primo esempio concreto, giudicare ed indagare sul comportamento del Vescovo Pierantonio Tremolada che, insieme a Lei, non ha segnalato il caso di don Mauro Galli ma, viceversa, lo ha coperto spostandolo a Legnano ancora in oratorio solo con i bambini?

    O il Santo Padre decide di rinunciare pubblicamente alla “Tolleranza Zero”, stabilendo pubblicamente che portarsi a letto un minore è ritenuto ammissibile e tollerabile e quindi i Vescovi possono tranquillamente e semplicemente spostare tale sacerdoti da una parrocchia all’altra liberi di continuare a portarsi a letto altri bambini senza allertare nessuno (tanto meno i genitori come esattamente avvenuto a Legnano), oppure è evidente che Lei non potrà più ricoprire la carica di Arcivescovo.

    Oltre ad auto-sospendersi dovrebbe auto-denunciarsi alla Congregazione per la dottrina Della Fede, rimettendo quindi immediatamente il suo mandato al Santo Padre, per evitargli almeno di doversi esporre personalmente nel prendere, o non prendere Lui stesso, tale provvedimento.

    Certi che per il bene della Chiesa, la quale speriamo non vorrà già ipocritamente creare una prima eccezione a pochi giorni dall’emanazione del Motu Proprio, rendendo esplicita e pubblica in tal caso la non Tolleranza Zero a favore di una inaccettabile “discreta tolleranza” in materia di abusi (per altro in questo caso ai massimi livelli della gerarchia), oltre che la non credibilità e autorevolezza del Sommo Pontefice, Lei stesso, anche se estremamente tardivamente, possa porre fine a questa tristissima ipocrisia.

    La ringraziamo per il suo atto dovuto.

    I familiari della vittima di don Mauro Galli

  • Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Cara mamma che leggi, ti auguriamo che mai e poi mai il tuo bambino sia abusato da un prete. Ma se dovesse accadergli una cosa così orrenda, sai a chi rivolgerti per avere un aiuto serio e competente?

    Ebbene, questo articolo è dedicato a te, per metterti in guardia, per imparare a notare eventuali strani e improvvisi cambiamenti d’umore del tuo bambino, paure e brutti sogni a causa di un terribile segreto che nasconde nel suo piccolo cuore spaurito perché teme che ciò che gli sta succedendo è colpa sua…

    E allora sappi che in Italia abbiamo un’associazione molto speciale che si chiama Rete l’Abuso, fondata da un sopravvissuto agli abusi subiti da ragazzino da un depravato prete, uno dei tanti che devastano la vita di bambini innocenti e che poi a volte, da grandi, questa invivibile vita gli innocenti se la tolgono …

    Si chiama Francesco Zanardi e lui la sua vita ha deciso di dedicarla ai bambini abusati circondandosi di centinaia di volontari che lavorano al suo fianco per aiutare le vittime a superare il trauma profondo con i suoi tanti psicologi e a difenderle nei processi con i suoi tanti avvocati che hanno abbracciato questa splendida Causa. Per non parlare della risonanza mediatica con cui noi giornalisti/e affettuosamente la sostieniamo con articoli, inchieste, interviste e perfino dei libri (come lo scrittore Federico Tulli).

    E’ l’unica associazione del genere esistente nel nostro paese e, al contrario degli impuniti carnefici stupratori di bambini che conducono una vita agiata e godono della protezione dei vescovi, la Rete l’Abuso vive di tesseramenti e piccole donazioni ma riesce a fare cose straordinarie. Qualche esempio.

    Soltanto nei pochi mesi di quest’anno ha fatto e ottenuto quanto segue:

    Gennaio: per merito suo, a Ginevra, nei giorni 22 e 23, l’Italia è stata interrogata dall’Onu sul tema della pedofilia clericale, i(e successivamente indagata e condannata per complicità con la Chiesa cattolica)n seguito alla presentazione di report sul fenomeno da parte di Rete L’Abuso. Presenti il presidente Zanardi, gli avvocati Mario Caligiuri e Simone Padovani. L’Onu ha emesso raccomandazioni.

    Febbraio: a Roma March To Zero, ritrovo di vittime e attivisti da tutto il mondo, durante il summit indetto da Papa Francesco. Numerosissimi gli articoli per questo evento senza precedenti storici. Praticamente per la prima volta la stampa di tutto il mondo ha preso atto che le vittime sono rappresentate da numerose associazioni riunite sotto l’egida dall’Eca della quale fa parte anche la Rete l’Abuso.

    Febbraio: a Roma conferenza stampa presso il Parlamento italiano. Presente anche il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi.

    Marzo: Il cardinale Gualtiero Bassetti scrive alla Rete L’Abuso, in risposta alle numerose missive inviategli dal 20 dicembre 2018

    Marzo: Rete L’Abuso propone un Protocollo di garanzia per le vittime che si rivolgono ai Consultori Diocesani

    Marzo: Il presidente Francesco Zanardi è invitato al TV 7 dell’1 marzo

    Marzo: Savona, giorno 15. Presso la Libreria Ubik ha luogo l’evento culturale “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Presente il Presidente Zanardi.

    Ecc….

    L’anno scorso si è costituito anche un gruppo di Mamme e vittime che opera attraverso il mutuo auto-aiuto, riconoscendo che solo chi ci è passato può capire fino in fondo cosa significa essere vittima di stupro o essere familiare di una vittima. Ricordiamo che Rete L’Abuso è presente anche su Facebook con una pagina e due gruppi attraverso i quali è possibile mettersi in contatto, inviare segnalazioni, condividere le informazioni e collaborare a creare e diffondere una cultura di consapevolezza.  L’Associazione è composta da vittime, familiari e attivisti che condividono la causa; non ha una connotazione politica e non si configura nemmeno come entità anticlericale, tant’è che molti sacerdoti collaborano “silenziosamente” fornendo segnalazioni e incoraggiamenti.

    di Raffaella Mauceri
  • PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    “Mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Queste non sono parole mie, ma alcuni passaggi contenuti nella querela che Fabio (nome di fantasia) , una delle presunte vittime di don Lucio Gatti, racconta.

    Le stesse parole che ci racconta anche Matteo, lui invece è stato sottratto con l’inganno alla madre analfabeta. Aveva 12 anni.

    Don Lucio Gatti, che ha già patteggiato 2 anni con sospensione condizionale della pena nel 2014 per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione, oggi non è più un prete. Dopo averlo coperto per tanti anni, forse anche per togliere dall’imbarazzo di altri guai giudiziari che nuovamente rincorrono don Lucio,  uno dei suoi protettori, il cardinale Gualtiero Bassetti, diventato oggi Presidente della Cei, la chiesa ha deciso di fare a meno del suo business men, l’uomo della CARITAS perugina, don Lucio Gatti.

    La chiesa ha scaricato l’ingombrante fardello. Non mi riferisco solo a don Lucio, ma a quei ragazzi tolti a famiglie disagiate e mandati nelle sue Case per essere aiutati dove, invece, si sono ritrovati senza alcun diritto, tranne essere dei bancomat e, all’evenienza, oggetti sessuali da usare a piacimento.

    Il business e l’eredità insanguinata di don Lucio.

    In quelle Case “tutti i diritti umani erano congelati”, gli ospiti spaziavano dai minori sottratti alle famiglie, agli psichiatrici, a chi scontava i domiciliari. Tutti insieme nella stessa struttura, non importava a nessuno la loro qualità di vita. Un altro “caso Forteto” ?

    La biancheria intima era in comune e se eri fortunato e veloce ti assegnavi i capi migliori. La giornata iniziava alle 6, si pregava tutti e per forza, neppure l’orientamento religioso degli ospiti era contemplato. Un pò di colazione e poi a lavorare, tutti indistintamente, poco importava se avevi 12 anni o 25, se eri uno psichiatrico oppure un detenuto, l’azienda doveva produrre.

    Si lavorava per 12, 13 ore al giorno, naturalmente senza abbigliamento o attrezzatura adeguata. Chi faceva il muratore e ristrutturava le costruzioni pericolanti, oggi strutture della comunità; chi raccoglieva le olive, chi andava nei campi ecc. Dopo il lavoro c’era il letto e, se nessuno ti molestava, riuscivi persino a dormire.

    Tutto ciò avveniva in uno stato di sottomissione, con la scusa della riabilitazione, ma che riabilitazione può mai essere questa per dei ragazzini ?

    Certo oggi don Lucio lascia una bella eredità: una serie di strutture ottenute grazie al sangue di tanti innocenti, persone che mentre venivano impropriamente sfruttate come forza lavoro, parallelamente lo Stato provvedeva a retribuire una profumata retta per quegli ospiti. Retta che restava nelle casse del don, che negava non qualunque tipo di lusso, ma la semplice possibilità, per quei ragazzi, di crescere, di avere una vita normale, di continuare gli studi.

    E mentre la diocesi, la Caritas e tutto l’indotto che girava intorno a quelle case oggi si sente irritato da quegli ex ospiti che chiedono giustizia, quegli ex ospiti, oggi appena ventenni, con più problemi di prima, lottano per riprendere in mano la propria vita nell’indifferenza dei carnefici che neppure provano a porre rimedio.

    Il 31 maggio prossimo – difesi dagli avvocati della Rete L’ABUSO Cristiano Baroni e Leonardo Francesconi – si discuterà l’archiviazione per don Lucio che, grazie all’indifferenza e alle negligenze di molti, è quasi riuscito a raggiungere i termini prescrittivi, sia per Matteo che per Fabio.

    Francesco Zanardi

  • IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    IL PARADOSSO: «LE RIPOSTE CONCRETE DEL DOPO SUMMIT»

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta pubblicata su diversi quotidiani on-line (ilmessaggero.it, ilgiorno.it, ilmattino.it, secoloditalia.it, adnkronos.com, farodiroma.it, solo per citarne alcuni) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Le prime risposte arrivano dal Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ma il contenuto lascia incredibilmente basiti.

    I familiari della vittima di don Galli, scandalizzati dalle risposte, si sono quindi sentiti in dovere di scrivere una terza lettera aperta (LEGGI QUI), questa volta indirizzata sia al Pontefice Papa Francesco, sia al Cardinale Bassetti.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «IL PARADOSSO DELLE PRIME RISPOSTE»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si analizza la risposta alla lettera del comitato Vittime&Famiglie Rete L’ABUSO da parte del Cardinale Gualtiero Bassetti presidente della CEI.

    In particolare si evidenzia come si traduce la paradossale proposta concreta, contenuta nella risposta in relazione al caso specifico, risposta emblematica che ha lasciato incredule le vittime, ma che al tempo stesso svela la poca serietà con cui la chiesa intende affrontare questa piaga, celando contestualmente e pericolosamente una strategia surreale incredibilmente contro le stesse vittime.

    Spunti di riflessione:

    • Le prime risposte ufficiali e concrete dei vertici della chiesa rappresentano “la cartina di tornasole” che misura quanto in realtà non vi è nessuna reale intenzione di cambiare la prassi consolidata che tutela i preti pedofili al posto delle vittime.
    • Quando a seguito di incredibili evidenze del reiterato comportamento maldestro di alcuni Vescovi come mons. Delpini, il Santo Padre con fermezza agirà realmente in linea con la “Tolleranza Zero”?
    • Quando la priorità sarà l’ascolto delle vittime e non la difesa dei pedofili?
    • Quando le risposte e le azioni concrete saranno coerenti con i proclami del Papa?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI presieduto dal Cardinale Bassetti, sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile con azioni coerenti?
    • Perché la Chiesa invece di assoldare costosi professionisti avvocati per difendere i preti pedofili non si prende cura delle vittime, magari pagano loro le cure derivanti dai danni permanenti che gli procurano i “seminatori di morte” come li definisce il Cardinale Bassetti?
    • Quando i soldi dei fedeli saranno spesi per il bene e non per mantenere i seminatori di morte?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco e le considerazioni già proposte de “il dopo summit”. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ

    IL DOPO SUMMIT: ORA LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

  • BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    Decisione beffa della Cei dopo i propositi del summit vaticano anti pedofilia. Rete l’Abuso chiede di punire l’arcivescovo per il caso don Galli. La Chiesa li farà ricevere dal comitato in cui c’è pure il legale della diocesi

    di Giorgio Gandola

    A pochi giorni dai buoni propositi usciti dal summit vaticano anti pedofilia, per le vittime è già arrivata la beffa. La Rete l’Abuso, che chiede provvedimenti contro l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, per la gestione del caso del prete molestatore don Galli ha ricevuto una risposta dalla Cei. L’associazione dovrà rivolgersi alla commissione istituita dallo stesso Delpini e nella quale c’è anche l’avvocato che difese il sacerdote condannato.

    L’appello: “Chiediamo soltanto giustizia”. La risposta: “Avete diritto alla giustizia”. In teoria c’è unità d’intenti, anzi una consonanza totale fra vittime dei preti pedofili e l’istituzione ecclesiastica incarnata dal suo rappresentante più alto, l’uomo più vicino a Dio, vale a dire il Papa. E questo connubio finalmente saldato dall’abbraccio cercato e voluto dalla Chiesa dovrebbe essere ancora più forte dopo il summit mondiale tenutosi in Vaticano la scorsa settimana (titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”), presieduto dal Pontefice in persona e organizzato per dare un segnale concreto contro la piaga che più imbarazza il cattolicesimo del terzo millennio.

    Rompere il codice del silenzio, illuminare penombre purtroppo abituali: ecco le priorità indicate dal Pontefice e dai suoi fedelissimi per “far sì che i crimini non si ripetano e i luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”, come ha sottolineato con sincera enfasi Francesco nel discorso finale, annunciando un altro motu proprio dopo quello dal titolo “Come una madre amorevole”, per codificare meglio la prevenzione e il contrasto agli abusi. Questo in linea di principio, ma per comprendere che la realtà rimane altra cosa rispetto alle buone intenzioni e che (parafrasando un motto di Anton Cechov) “Mosca è lontana”, basta leggere una lettera.

    Ha l’intestazione della Conferenza episcopale italiana, è firmata dal presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, ed è datata 21 febbraio, giorno d’inizio del summit mondiale antipedofilia a Roma. Con la missiva, il numero uno dei vescovi risponde alla richiesta di ascolto delle vittime da parte dell’associazione Rete l’Abuso, che riporta come esempio di omertà e di cattiva applicazione dei dettami papali (già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI stigmatizzarono l’insabbiamento e l’omissione) il comportamento dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, nella gestione del caso di abuso sessuale sul giovane Alessandro Battaglia.

    Il ragazzo, che al tempo dei fatti aveva 15 anni, nel dicembre 2011 fu invitato a “dormire nel lettone” da un sacerdote, don Mauro Galli, condannato per ciò che accadde quella notte a 6 anni e 8 mesi in primo grado dal tribunale di Milano. E i due alti prelati (allora vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti) si limitarono a trasferirlo dall’oratorio di Rozzano a quello di Legnano, sempre a contatto con adolescenti. Non aprirono l’indagine previa (prevista dal diritto canonico) fino a quando la famiglia, scossa dagli scompensi psicologici del ragazzo e dalle melliflue risposte dell’arcidiocesi alla quale da ferventi cattolici si erano affidati, non decise di varcare la soglia di una stazione dei carabinieri per la denuncia penale.

    Ebbene, cosa risponde il cardinal Bassetti alle vittime degli abusi, quindi anche a questi genitori che chiedono giustizia con l’apertura di un procedimento che chiarisca quei fatti, con il coinvolgimento del massimo rappresentante della Chiesa meneghina? “Abbiamo proposto a tutti i vescovi italiani di ascoltare le vittime che si presentassero, con calma ed empatia, per rendersi conto della profondità delle ferite, dell’umiliazione, della vergogna, del senso di colpa, della repulsione verso la vita”.

    Il presidente dei vescovi rimanda dunque alla commissione di esperti diocesana per la tutela dei minori. A Milano c’è, è stata istituita proprio dall’arcivescovo Delpini all’inizio di febbraio con presidente il vicario generale, monsignor Franco Maria Agnesi, ed è composta da dodici membri come gli apostoli, nove sacerdoti e tre laici. Il paradosso sta nell’indirizzare le vittime verso un consesso di persone incaricate da colui che non applicando la “tolleranza zero” si attirò le critiche del suo predecessore, Angelo Scola. E, come sottolinea Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “dovrebbe per questo essere rimosso”.

    Ma c’è un ulteriore motivo di imbarazzo. Nella commissione siede il professor Mario Zanchetti, principe del foro di Milano, da 15 anni legale ufficiale dell’arcidiocesi, che nel recente processo per abusi difendeva don Galli. C’è qualcosa di surreale in tutto questo, un corto circuito che lascia esterrefatti. E come puntualizza un parente della vittima: “Dovremmo chiedere all’avvocato Zanchetti, che nel processo rappresenta la controparte e difendeva un prete pedofilo, di impegnarsi a far avere la verità al Papa sul coinvolgimento di Delpini e Tremolada affinché applichi la tolleranza zero ribadita nel summit a Roma e rimuova Delpini, cioè un cliente di Zanchetti stesso? La pare normale? È questo l’esito del summit?”.

    La decisione di istituire una commissione con il compito di “suggerire quanto è necessario e opportuno introdurre in diocesi per la più efficace prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione e che possono essere compiuti da quanti rivestono compiti educativi nelle realtà diocesane”, è certamente un passo avanti rispetto alla polvere sotto il tappeto e a quel “silenzio e preghiera” che talvolta nasconde inquietanti penombre. Ma in questo caso la mossa del cardinal Bassetti è improvvida: pare come minimo inopportuno rimandare le vittime davanti a chi fece muro contro di loro. In un’aula di tribunale la legittima suspicione sarebbe automatica, qui sembra tutto normale. Nonostante le buone intenzioni e il marketing curiale, la via della trasparenza sembra ancora lunga.

    (trascrizione da La Verità del 2 marzo 2019)