Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gualtiero Bassetti

  • Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Italy Church Too, ovvero «anche la Chiesa italiana». È questo l’hashtag – rielaborazione del Me too del movimento femminista contro le molestie sessuali – scelto dalle associazioni che ieri hanno presentato il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia.

    La Conferenza episcopale italiana continua sostanzialmente a eludere il problema e a rifiutare la proposta di costituire una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero, per esempio come quella voluta dall’arcidiocesi di Monaco di Baviera-Frisinga, che ha messo sotto accusa sia Joseph Ratzinger sia il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, ovvero colui che quella commissione ha voluto. L’unica apertura – si fa per dire – arrivata dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista al Corriere della Sera a fine gennaio, è quella di una raccolta dei dati in possesso dei Servizi diocesani per la tutela dei minori. Non una commissione indipendente quindi, ma una specie di indagine interna affidata agli stessi organismi ecclesiastici. Senza contare poi che la proposta Bassetti arriva a poco più di tre mesi da suo pensionamento: a maggio, infatti, i vescovi italiani sceglieranno il nuovo presidente della Cei. Se fosse stata seria, avrebbe potuto realizzarla nei cinque anni in cui è stato alla guida della Chiesa italiana (da maggio 2017) e non lanciarla alla vigilia del suo addio, anche perché pressato dagli organi di stampa.

    La spinta allora parte dal basso, da sette associazioni (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe) e due riviste (Adista e Left) che decidono di muoversi su tre fronti: ecclesiale, politico e dell’informazione. Alla Chiesa italiana viene chiesto di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero. Lo Stato è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi e il Parlamento sollecitato a valutare la possibilità di costituire una specifica commissione di inchiesta. E venerdì 18 febbraio verrà messo online, dal settimanale Left, un database che, anche grazie alle informazione raccolte negli anni dall’associazione di vittime “L’Abuso”, documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana.

    «Chiediamo che la Cei affidi quanto prima ad una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa – spiega Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa -. Chiediamo che a guidarla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. E chiediamo che sia un’indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale, per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime».

    «Serve adeguare le leggi», aggiunge Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo. «Sono state avanzate istanze allo Stato e all’Onu – prosegue -, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine, ma la prescrizione non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima. Si chiede al legislatore di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti, sarebbe già una svolta. Bisogna poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia, applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori. E attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime».

    A differenza di molti Paesi nel mondo – aggiunge Ludovica Eugenio, responsabile dell’agenzia di informazioni Adista – dove si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile», in Italia «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine». Il coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia «vuole essere uno strumento di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime».

    https://ilmanifesto.it/nasce-il-coordinamento-contro-gli-abusi-della-chiesa-in-italia/

  • Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    ROMA «Noi, come Rete l’Abuso, abbiamo censito 360 casi in Italia, negli ultimi quindici anni ci sono 160 preti condannati in via definitiva per abusi su minori. Ma questo è solo l’emerso, e temo sia la classica punta dell’iceberg». Francesco Zanardi aveva 11 anni quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso».

    E ora, con i responsabili di altre otto sigle – «Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne», «Donne per la Chiesa», «Noi siamo Chiesa», «Adista», «Comitato vittime e famiglie», «Voices of Faith», «Comité de la Jupe» e il settimanale «Left» – ha dato vita al Coordinamento contro l’abuso nella Chiesa cattolica, «oltre il grande silenzio», con una richiesta fondamentale «alla Cei e al governo»: che anche in Italia sia creata a una «commissione indipendente» e si aprano «gli archivi di tutte le diocesi, conventi e monasteri» per «conoscere la verità» e «risarcire le vittime», insomma «un’operazione senza ombre e senza sconti». Un’operazione lanciata in Rete attraverso l’hashtag #ItalyChurchToo.

    In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 che 330 mila persone sono state vittime di atti di pedofilia nella Chiesa francese, 216 mila a opera del clero. Nel 2018 un rapporto in Germania ha calcolato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. In Italia mancano statistiche, la Cei ha rimandato per anni. Se ne parlerà all’assemblea generale che a maggio voterà il nuovo presidente. I vescovi sono divisi, e in genere diffidano del modello di commissione «indipendente» come quelle francesi o tedesche. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente uscente, ha spiegato al Corriere che un’indagine si farà, ma in modo differente: «L’obiettivo è non ripetere errori e omissioni del passato e rendere giustizia agli abusati. Ma giustizia non è giustizialismo». Così la Cei pensa a «una ricognizione approfondita e seria» con «numeri reali», senza «proiezioni o statistiche» ma partendo «dal basso», dai dati delle diocesi.

    Ma questo non potrebbe bastare, avverte Zanardi: «I vescovi italiani dovrebbero rendersi conto che una ricerca fatta all’interno della Chiesa, se anche fosse fatta benissimo, lascerebbe sempre un margine di dubbio, anzitutto tra le vittime ma in generale nell’opinione pubblica. Non è che in questi anni la Chiesa si sia guadagnata molto credito. Perciò è anche nel loro interesse che si compia una ricerca indipendente». Ma non basta, spiega al Corriere: «Ci vorrebbe una commissione governativa. Ci siamo rivolti anche al governo perché in Italia, a differenza di Paesi come la Francia o la Germania, c’è un vuoto normativo da colmare: non esiste l’obbligo di denuncia di un pedofilo, se si viene a conoscenza di un crimine. Ed è un problema che riguarda non solo la pedofilia nel clero, ma tutti i crimini pedofili, ne parlavo tempo fa con don Di Noto: la denuncia è possibile solo se arriva dalla vittima o da chi lo rappresenta. Se anche un vescovo decidesse di andare alla polizia per denunciare un prete, non potrebbe farlo, serve la querela di parte».

    Tra le testimonianze che hanno accompagnato la presentazione del nuovo Comitato, è in particolare significativa quella di Erik Zattoni, che oggi ha quarant’anni: «Sono figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi, mia madre ha subito un abuso sessuale a 14 anni, la prima volta che si rivolse a un vescovo per denunciare le fu risposto: “Non dire a nessuno quello che è successo altrimenti sarebbe uno scandalo per tutta la Chiesa”, poi venne minacciata di sfratto, cosa che avvenne per tutta la famiglia alcuni anni dopo». Tutto questo è accaduto pochi anni fa. Don Tosi è morto nel 2014, in una casa di riposo, da sacerdote, senza che mai sia stato spretato. Di più, racconta al Corriere Erik Zattoni: «Il reato penale era prescritto, chiesi la prova del Dna e ci fu una causa civile a Ferrara. La sentenza riconobbe l’abuso nel 2011. E don Tosi rimase parroco in provincia per un altro anno e mezzo. Del resto, lo era stato per trent’anni senza che nessuno, né la diocesi né il Vaticano, facesse nulla». Ora Erik Zattoni vive la sua vita, «non ho voluto permettere che me la rovinasse», è sposato e ha un bimbo e una bimba. Ma non può dimenticare il trattamento che ha ricevuto: «Mia madre ed io ci siamo trovati davanti a un muro. Mi sono sentito chiedere da un personaggio della Curia: ma tua madre era attraente? Dal Vaticano mi è stato detto: “È prete e morirà da prete, si metta l’animo in pace”. Un muro invalicabile, una cosa incredibile».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_15/nasce-coordinamento-anti-abusi-chiesa-ci-sia-un-indagine-indipendente-anche-italia-9b9b1a72-8e88-11ec-a91e-e98defcaa657.shtml

  • #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    ROMA — I sostenitori delle vittime di abusi sessuali da parte del clero italiano hanno lanciato martedì una campagna per chiedere un’indagine di insabbiamento, lamentando che la deferenza ha mostrato che la gerarchia della Chiesa cattolica in Italia ha condizionato tutto, dai procedimenti penali alla copertura mediatica del problema.

    Un consorzio di gruppi ha affermato di sperare che le recenti inchieste nazionali in Germania e Francia, e quelle pianificate in Spagna e Portogallo, facciano pressione sulla Chiesa cattolica italiana affinché apra i suoi archivi a investigatori indipendenti per accertare la portata del problema, assegnare responsabilità agli autori e portare il risarcimento alle vittime.

    Ma hanno riconosciuto che il contesto è molto più complicato in Italia che in altri paesi europei, dato il peso politico, economico e sociale smisurato che la chiesa porta nel cortile di casa del papa.

    L’influenza della chiesa ha provocato una riluttanza da parte dei pubblici ministeri a indagare sui casi di abusi del clero, un rifiuto da parte dei legislatori di sostenere le indagini parlamentari e il disinteresse del pubblico italiano, hanno affermato gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo.

    “Qui c’è una situazione di stallo”, ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi e fondatore del gruppo di advocacy Rete L’Abuso che da anni lavora per sensibilizzare sugli abusi sessuali del clero in Italia.

    Zanardi, che sta guidando la nuova iniziativa, pensa che le dimensioni della chiesa italiana – attualmente conta circa 55.000 sacerdoti – e una cultura clericale che ha messo a lungo i sacerdoti su un piedistallo porterebbero probabilmente a un numero di casi che farebbe impallidire quelli trovati durante le indagini su altri paesi a maggioranza cattolici.

    Percependo una crescente richiesta di resa dei conti, la Conferenza episcopale italiana ha iniziato a discutere una sorta di inchiesta. Ma il presidente uscente della conferenza, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha abbassato le aspettative, insistendo più su un’indagine “qualitativa” che su quella quantitativa e sottolineando che la conferenza nel suo insieme deve essere d’accordo.

    La Chiesa italiana vuole chiaramente evitare il tipo di risultato visto in Francia, dove un gruppo di esperti indipendenti ha stimato che 330.000 bambini hanno subito abusi sessuali in 70 anni nel Paese da circa 3.000 sacerdoti e personale ecclesiastico, e che i crimini sono stati coperti su “sistematicamente” dalla gerarchia ecclesiastica.

    Gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo hanno affermato di dubitare che qualsiasi indagine intrapresa dalla chiesa italiana avrebbe prodotto numeri veri. L’attuale proposta baserebbe i dati su un nuovo programma diocesano per ascoltare le vittime; il programma è curato da vescovi e superiori religiosi italiani.

    “Poiché non sono indipendenti, questa non può essere una fonte di dati”, ha affermato Paola Lazzarini di Donne per la Chiesa, una delle organizzatrici della campagna. “Ci auguriamo che con un cambio di presidenza (della Conferenza episcopale) si arrivi a una proposta diversa”.

    https://www.washingtonpost.com/world/italychurchtoo-abuse-survivors-demand-italy-church-inquiry/2022/02/15/6da4a25a-8e5b-11ec-8ddd-52136988d263_story.html

  • «Sono figlio di un prete pedofilo che abusò di mia madre 14enne», la storia choc di Eric Zattoni

    «Sono figlio di un prete pedofilo che abusò di mia madre 14enne», la storia choc di Eric Zattoni

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Si collega via Zoom e racconta la sua choccante storia di figlio di un prete pedofilo e di una mamma abusata quando aveva appena 14 anni. Una vita trascorsa in una zona grigia, sotto una cappa di omertà e vergogna e tanto dolore. È il volto di una Chiesa feroce quella che descrive Eric Zattoni quando inizia a parlare al seminario delle vittime italiane organizzato da diverse associazioni. Appare dal salotto di casa sua, ha la voce calma ma a tratti si intuisce che deve prendere fiato e fare un bel respiro: «Ho 40 anni, vivo in provincia di Ferrara, sono figlio del prete pedofilo Pietro Tosi. Mia madre fu abusata nel 1981. Mi è stato detto dalla mia famiglia che naturalmente cercarono di denunciare l’episodio al vescovo dell’epoca, monsignor Franceschi, il quale suggerì subito di non dire nulla a nessuno. Allora mia madre e suo fratello andarono da un avvocato per fare causa al prete ma la risposta della diocesi fu una minaccia. All’epoca vivevano in una casa di proprietà della curia. La minaccia era lo sfratto, cosa che poi avvenne. Buttarono fuori casa mia mamma e anche me».

    Eric Zattoni, una storia di violenza

    Solo molto tempo dopo la famiglia Zattoni si rivolse al tribunale. Era il 2010. In quegli anni anche in Italia si cominciava a parlare apertamente di abusi grazie all’onda delle inchieste americane, al film Spotlight e agli articoli della stampa. Il reato del 1981 era però prescritto e non c’era più niente da fare. «Mi sono sottoposto all’esame del DNA, lo stesso dovette fare il prete al quale seguì la sua confessione. Nonostante questo ha continuato a fare il prete, non è mai stato sospeso da nessun vescovo, anche se tutti ovviamente sapevano. Solo dopo altre insistenze da parte mia, quando ero già adulto e potevo difendermi, venne allontanato. Nel frattempo sono passati tre Papi, 5 vescovi di Ferrara, diversi cardinali alla Congregazione della Fede, compreso Ratzinger che ovviamente sapeva benissimo che era accaduto a Ferrara. Nessuno ha mai fatto nulla per sanare questo crimine. Sono stato cresciuto dalla mia mamma, una madre bravissima nella quale leggo ancora il trauma, la condizione di vittima, di persona abbandonata a se stessa. Era solo una ragazzina».

    Alla testimonianza di quest’uomo segue quella di Francesco Zanardi, fondatore della Rete l’Abuso, quella di una altra vittima di un prete di Enna (del quale è in corso un processo civile). Il settimanale Left annuncia che metterà a breve on line il primo database dei casi di pedofilia accertati in Italia. Si basa sui dati incrociati provenienti dalla stampa e dalle procure.

    Al momento il fenomeno da parte della Chiesa italiana è quasi sconosciuto perchè la Cei non ha mai voluto fornire una fotografia reale e complessiva e, tuttora, si rifiuta di aprire gli archivi diocesani (come hanno fatto altre conferenze episcopali in Europa) per conoscere a fondo e misurare storicamente il fenomeno.

    Le vittime, durante il collegamento Zoom, hanno definito irricevibile la proposta avanzata di recente dal cardinale Gualtiero Bassetti di avviare una commissione di inchiesta. A loro parere la commissione di inchiesta proposta non è imparziale e realmente indipendente, visto che si basa solo sui dati (recenti) dei centri di ascolto diocesani. «Sarebbero troppo di parte e non obiettivi. Questi centri non hanno il carattere della terzietà. Per questo motivo la proposta di Bassetti è irricevibile».

    Mentre la Cei continua a rimandare una analisi (anche storica) del fenomeno della pedofilia su tutto il territorio nazionale, frenando ogni possibile ricerca all’interno dei propri archivi diocesani, un gruppo di associazioni si è così mosso  per mappare la piaga degli abusi, raccogliendo, catalogando, classificando tutto il materiale finora disponibile. Un lavoro incrociato immenso che ha dato vita al primo database realizzato dal settimanale Left in collaborazione con Rete L’Abuso.

    L’archivio sarà messo on line venerdì 18 febbraio su mostrando – per ora – i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Man mano che la mole enorme di carte verrà lavorata il sito sarà aggiornato in tempo reale. Al momento sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Nel database figurerà il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) specificando se è stato condannato o è ancora sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. A questo aspetto viene collegata anche l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico (sanzione che non sempre è stata fatta dalla Chiesa).

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo. La prima mappatura del genere è stata fatta da Francesco Zanardi nel 2010, una ex vittima di un prete pedofilo di Savona. Da vittima  ripete che «la violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti un omicidio psichico».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/fioglio_prete_pedofilo_mamma_abusata_eric_zattoni_storia_cosa_e_successo-6505465.html

  • La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    ROMA, 11 feb (Reuters) – Di Filippo Pullella e Angelo Amante – Al processo in corso in Sicilia, un italiano di 28 anni chiede giustizia contro un uomo che accusa di averlo costretto a compiere atti sessuali prima di diventare sacerdote.

    La vittima afferma che i presunti abusi, commessi più di un decennio fa quando era minorenne e l’accusato era un seminarista alla guida di gruppi giovanili, includevano la masturbazione forzata e il sesso orale nelle sacrestie e nelle aule scolastiche. L’imputato nega le accuse.

    La vittima si è rivolta alla polizia solo dopo che la Chiesa non ha dato seguito alle sue accuse, che ha esplicitato a due sacerdoti e durante un incontro con un vescovo che ha coinvolto i suoi genitori.

    I gruppi di vittime affermano che ci sono migliaia di casi simili nascosti negli archivi della Chiesa e stanno aumentando la pressione affinché un’indagine indipendente in Italia rispecchi le recenti mosse in Francia e Germania.

    Nove gruppi italiani hanno formato un consorzio e martedì annunceranno una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e sveleranno un hashtag #ItalyChurchToo.

    Mira a esercitare pressioni pubbliche sul governo italiano affinché indaghi sugli abusi passati e presenti nella Chiesa o affinché la Chiesa commissiona un’indagine imparziale da parte di estranei.

    La campagna è l’ultima mossa mondiale per costringere la Chiesa cattolica a stabilire l’intera portata degli abusi sessuali da parte del clero che le sono costati milioni di dollari come risarcimento alle vittime.

    “Lo Stato e il governo devono prendere l’iniziativa in merito”, ha detto a Reuters Francesco Zanardi, il capo di uno dei gruppi, Rete l’Abuso (The Abuse Network), che traccia gli abusi dei clericali in Italia.

    “Se la Chiesa indaga su se stessa, il suo primo obiettivo sarà proteggersi”, ha detto Zanardi, vittima di abusi sessuali da parte del clero.

    ‘UNA POLVERIERA’

    Gli attivisti non hanno detto quanti reati di abuso sessuale sospettano siano stati commessi in Italia, ma Rete l’Abuso ha documentato centinaia di tali casi, la maggior parte dei quali attuali o recenti.

    Lo studio tedesco , pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’ indagine francese pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare i casi di abusi sessuali e ha affermato che la Chiesa deve rendersi una “casa sicura per tutti”. L’ex papa Benedetto ha riconosciuto che si sono verificati errori nella gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco e ha chiesto perdono.

    I risultati di un’indagine indipendente che risale a decenni fa potrebbero essere devastanti in Italia, dove circa il 74% della popolazione è cattolica.

    “La Chiesa non lo vuole perché sarebbe una polveriera”, ha detto Zanardi.

    I vescovi in ​​Italia sono divisi sul tipo di indagine da fare.

    Alcuni dicono che la Chiesa ha le risorse, come i comitati diocesani contro gli abusi, per fare il lavoro da sola.

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, favorevole a un’indagine interna, ha spiegato la sua posizione in un’intervista al giornale. Paola Lazzarini, responsabile di Women in the Church, che fa parte del consorzio, ha detto a Reuters che la posizione di Bassetti “non ci soddisfa per niente”.

    Altri vescovi, tra cui Erio Castellucci di Modena e Paolo Lojudice di Siena, hanno segnalato il sostegno alla commissione di un’indagine esterna.

    Gruppi di vittime e alcuni esperti di abusi all’interno della Chiesa hanno avvertito che un’indagine interna non sarà convincente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto a Reuters padre Hans Zollner, che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso l’Università Gregoriana di Roma.

    A maggio in plenaria dovrebbe essere presa la decisione di eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana perché qualsiasi indagine sarà svolta durante il suo mandato quinquennale.

    https://www.reuters.com/world/italys-catholic-church-faces-pressure-independent-abuse-inquiry-2022-02-11/

  • Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Cresce la pressione sulla Chiesa cattolica italiana per affrontare una resa dei conti sugli abusi sessuali su minori tra le stime non ufficiali secondo cui il Paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo.

    Indagini schiaccianti sulla portata degli abusi sessuali e delle accuse di insabbiamento hanno inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, in Cile, in Francia e, più recentemente, in Germania. Ma in Italia la questione è stata per lo più sepolta.

    Un gruppo di associazioni religiose e laiche si sono ora riunite per spingere per un’indagine indipendente e per sollecitare lo stato italiano ad emanare leggi più severe per assicurare alla giustizia sacerdoti pedofili e elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero. Il gruppo ha lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo e il 15 febbraio illustrerà i propri obiettivi durante un evento online.

    “Il problema in Italia è enorme ma è stato nascosto”, ha detto Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie. “Ad esempio, due dei sacerdoti che hanno celebrato il mio matrimonio si sono rivelati pedofili. Poi c’era il prete che… ha violentato mio figlio. Quindi sono tre preti pedofili, proprio nel mio piccolo mondo“.

    Il loro appello è stato dato impulso dalla pubblicazione di rapporti indipendenti in Francia e Germania, dove l’ ex papa Benedetto è stato criticato per non aver preso provvedimenti contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982. Benedetto questa settimana si è scusato per “gravi colpe” nella gestione di quei casi di abuso sessuale, ma il suo team legale ha negato qualsiasi illecito personale, provocando la furia delle vittime.

    Hans Zollner, sacerdote tedesco su incarico di papa Francesco per la tutela dei minori, ha più volte chiesto in questi mesi di puntare i riflettori sull’Italia. “Abbiamo bisogno che queste indagini siano fatte e pubblicate in modo obiettivo“, ha detto a La Stampa. “E ne abbiamo bisogno anche in Italia, così possiamo guardare in faccia la realtà e non continuare a negare qualcosa che viene continuamente negato“.

    Nonostante la questione sia discussa dalla Chiesa italiana, i vescovi sono divisi sulla questione se l’indagine debba essere commissionata in modo indipendente. Gualtiero Bassetti, che a maggio sarà dimesso da presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso a favore di un’indagine, così come due dei suoi potenziali successori, anche se interna.

    “Il motivo per cui ora dicono ‘oh, stiamo pensando di fare qualcosa’ è perché vogliono controllare la vicenda“, ha affermato Robert Mickens, editore con sede a Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix . “L’iniziativa delle associazioni li sta spaventando a morte, e stanno pensando ‘facciamo qualcosa che possiamo contenere’, perché sanno che se lo aprono al mondo esterno, sono fregati“.

    Non ci sono dati ufficiali sul numero delle vittime di abusi del clero in Italia, ma la principale associazione delle vittime, Rete L’Abuso, ha registrato 360 casi di sacerdoti accusati o condannati negli ultimi 15 anni. Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia sono condotte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere allontanata o incarcerata. E se giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono effettivamente incarcerati.

    L’indagine della Francia ha rilevato che 216.000 bambini sono stati maltrattati dal clero in sette decenni. Confrontando il numero dei sacerdoti in Francia, circa 21.000, con i 52.000 italiani, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, ha affermato che il numero delle vittime in Italia potrebbe essere tre volte quello della Francia.

    «È ovvio che l’Italia è il Paese dove lo scandalo potrebbe essere peggiore, perché è uno dei Paesi con il più alto numero di sacerdoti al mondo», ha detto Zanardi, che racconta di essere stato maltrattato da un parroco dagli 11 anni fino a 15. “Ci sono anche molti sacerdoti stranieri accusati di pedofilia che hanno trovato rifugio in Italia. Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente; se la Chiesa ne fa uno interno, non sarà credibile».

    Nel frattempo, il governo italiano deve ancora soddisfare la richiesta di una commissione delle Nazioni Unite, che nel 2019 lo accusava di essere complice nella protezione dei preti pedofili dalle accuse penali, di ideare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini. Gli attivisti chiedono al governo di emanare una legge, simile a quella francese, che obbliga i cittadini a denunciare la conoscenza di abusi da parte del clero.

    Sebbene il numero dei fedeli in Italia sia in costante calo, la Chiesa cattolica esercita ancora una notevole influenza nella società. Il tema degli abusi sessuali da parte degli impiegati, almeno quando si parla di Italia, è raramente trattato dalla stampa. Un talk show televisivo italiano è stato criticato per non aver interrogato papa Francesco sulla questione durante la prima intervista del pontefice alla tv italiana la scorsa settimana.

    “Penso che gli italiani potrebbero accettare un’inchiesta, ma i media avrebbero più difficoltà perché c’è questo tipo di timore reverenziale, soprattutto nella tv di stato, sul Vaticano e in generale sul pontificato”, ha affermato Emiliano Fittipaldi, giornalista il cui libro del 2017, Lussuria, ha accusato papa Francesco di non fare “quasi nulla” per fermare gli abusi sessuali del clero in Italia. “L’unico modo per un’indagine sarebbe se Francesco lo ordinasse“.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2022/feb/11/pressure-on-italy-catholic-church-face-child-sexual-abuse-reckoning

  • Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Titolo originale: Vatikan-Ethiker Paglia gegen unabhängige Missbrauchskommission

    ROMA, 11/02/2022 (KAP) Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, si è espresso contro una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa italiana. Bisogna stare attenti a non credere che ci sia un terzo potere al di fuori della chiesa che può giudicare dall’interno, ha detto Paglia giovedì a Radio 24.

    Il Presidente dell’Accademia ha invece sottolineato l’importanza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna diocesi è autosufficiente, ma ne è direttamente controllata. L’indipendenza si basa sulla responsabilità e sulla separazione dei poteri, e questo esiste anche nella chiesa, secondo il 76enne. “I tribunali nella Chiesa hanno funzionato fin dal Medioevo”.

    Paglia ha aggiunto che ci sono da tempo luoghi in Italia a cui le persone colpite potrebbero rivolgersi. Tuttavia, ha ammesso che la velocità con cui vengono risolti i casi di abuso varia da diocesi a diocesi. Questo deve essere cambiato e accelerato.

    Dopo le indagini sugli abusi in Germania e Francia, si sono levate voci anche in Italia chiedendo un’indagine indipendente sui casi di abusi nella chiesa italiana. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha recentemente affermato che gli sforzi in questa direzione vanno avanti da tempo.

    Le associazioni delle persone colpite in Italia intanto ampliano la propria rete. Martedì prossimo numerose iniziative costituiranno un centro di coordinamento congiunto sotto l’hashtag #ItalyChurchToo.

    (traduzione con Google)

    https://www.kathpress.at/goto/meldung/2111576/vatikan-ethiker-paglia-gegen-unabhaengige-missbrauchskommission

  • La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis.  Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volte le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa. Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti.

    “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adotatre un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

    I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

    Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

    Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollner “servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas – noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

    https://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

  • Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    CITTA’ DEL VATICANO – Una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dai preti per fare luce sugli ultimi settant’anni. L’ipotesi scuote la Chiesa italiana, divisa sia sull’opportunità di farla sia sul come farla. Tutto è rimandato a dopo l’elezione di maggio del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti. La realtà ecclesiale italiana, insieme a quella spagnola, è quella che maggiormente resiste all’inchiesta. Il tutto nonostante Francesco, chiamando due anni fa le vittime a parlare in Vaticano davanti ai vescovi del mondo, abbia dato un chiaro segnale su quale direzione prendere. Secondo dati non ufficiali, ma che girano Oltretevere, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti.

    Fra i vescovi che sembrano essere più aperti sull’ipotesi di un’inchiesta ci sono il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”. “Non ci sono divieti, né muri, né impedimenti alla realizzazione di un’indagine interna sul dramma della pedofilia nella Chiesa”. Così Castellucci: “I tempi sono maturi, via libera a maggio”.

    Dichiarazioni a parte una cosa è certa: se non sarà la Chiesa a muoversi lo faranno gli Stati. In Spagna questa prospettiva è già una realtà: l’organo di gestione della Camera dei deputati spagnola (la cosiddetta “Mesa del Congreso”) ha ammesso la richiesta da parte di tre partiti di creare una commissione d’inchiesta su casi di abusi su minori commessi nell’ambito della Chiesa cattolica. Ma già in questi giorni il cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto capire che la sua idea è di una commissione che cominci a lavorare dall’interno, e dunque dal basso, raccogliendo le informazioni che arrivano dai servizi diocesani per la tutela dei minori. Contro questa ipotesi, però, si sono espressi autorevoli esperti. Su tutti il gesuita Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della prevenzione degli abusi sessuali, che recentemente al País ha spiegato come sia necessario un lavoro esterno: a Monaco hanno lavorato “avvocati indipendenti che non hanno mostrato il loro lavoro al cardinale, all’arcivescovo o al vicario generale prima della pubblicazione”. E ancora: “Indipendenza significa nessuna interferenza. E se ciò è garantito, i risultati possono essere gli stessi”.

    In Italia molti fedeli laici non sembrano più intenzionati a fare sconti alle gerarchie su questo tema. Il 15 febbraio nasce non a caso il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Sigle importanti si riuniscono per andare “Oltre il grande silenzio” e lanciano l’hashtag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. In queste ore è Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, associazione delle vittime di abusi sessuali da parte dei preti, a dare voce alla delusione dopo la lettera di Ratzinger. “Questa lettera – dice – mi lascia malissimo. E ha tanto il sapore di una cosa pilotata. I fatti di Monaco non li conosco ma conosco purtroppo benissimo quelli di Savona perché io ero la vittima. Malgrado i media italiani avessero scritto che nel 2013 l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger fosse al corrente dei fatti, poi è scesa una cappa”. Nel Coordinamento italiano ci saranno una decina di associazioni, tutte cattoliche “perché anche i cattolici si sono scocciati di tutto questo silenzio”.

    Dice invece Paola Lazzarini, sociologa e promotrice del network cattolico Donne per la Chiesa, che ha raccolto circa 2 mila firme per chiedere un dossier sul modello francese: “Serpeggia nell’episcopato, da un lato, l’idea sempre più infondata che l’Italia sia al riparo dal problema, grazie a un’identità cattolica del Paese, per la verità ormai solo di facciata, e, dall’altro, si avverte il timore per le possibili conseguenze derivanti dal portare a galla gli abusi. Far emergere i casi non solo crea difficoltà sul piano dei rapporti con la magistratura civile, anche se oggi i chierici hanno l’obbligo morale di denuncia, ma riaccende interrogativi sulla formazione, il celibato e la sessualità dei preti”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/09/news/vaticano_i_casi_di_pedofilia_e_ora_indaghiamo_anche_in_italia_ma_i_vescovi_sono_divisi-337016408/

  • Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Roma, 31 gen. (askanews) – E’ dibattito nella Chiesa italiana in merito all’ipotesi di un’indagine indipendente sugli abusi sessuali del clero sui minorenni.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrettanto hanno fatto singole diocesi, come negli ultimi giorni Monaco di Baviera, e i governi di altri paesi (Irlanda, Australia), ne hanno svolte, indagini che, in ogni caso, hanno registrato, su un arco temporale pluriennale, numeri di abusi (dal 4% al 7% del numero totale di sacerdoti) che hanno colpito l’opinione pubblica. Una prospettiva che ha indotto già negli anni scorsi diversi giornalisti ad interpellare la Conferenza episcopale italiana sui dati statistici effettivi degli abusi in Italia e ultimamente ha portato alcune associazioni, come “Donne per la Chiesa” di Paola Lazzarini, a chiedere alla Cei di fare altrettanto.

    Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari, tanto più in vista dell’elezione del nuovo presidente a maggio. “La giustizia non è giustizialismo”, ha detto al Corriere della Sera l’attuale presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, “e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”. La Cei ha avviato nei mesi scorsi una rete di “centri di ascolto” diocesani.

    “La gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e oggettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà”, ha detto padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, intervistato alla trasmissione “La finestra su San Pietro” (Radio Rai1). “O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi. Secondo me l’alternativa è che o cominciamo noi a fare una vera luce in questi fatti o saranno altri a ordinare e gestire questa vicenda”. I centri di ascolto? “Certamente è un inizio ma non penso che basti perché molte vittime non si fidano più di un centro di ascolto della Chiesa e devono essere ascoltate”.

    Il 15 febbraio intanto nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, con una conferenza stampa intitolata “Oltre il grande silenzio” e l’hastag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso di Francesco Zanardi, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. Previsto l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    https://www.askanews.it/politica/2022/01/31/abusi-lipotesi-di-una-inchiesta-interroga-la-chiesa-italiana-pn_20220131_00021/