Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Imperia

  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • Il vescovo di Albenga-Imperia: «Don Lu? Non mi sembra un mostro»

    Il vescovo di Albenga-Imperia: «Don Lu? Non mi sembra un mostro»

    Genova – «Non lo conosco bene, ma a prima vista vedendolo, a tu per tu, non mi sembra un mostro». Lo afferma il vescovo di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti, intervistato a La Zanzara su Radio 24, commentando la vicenda di Don Luciano Massaferro , il prete condannato in via definitiva a sette anni e nove mesi per pedofilia per aver abusato di una chierichetta ma scagionato dal tribunale ecclesiastico. «Per la giustizia italiana ha pagato. Punto e a capo».

    Per lei è un pedofilo?: «A questa domanda non rispondo. Prendo atto di tutte e due le sentenze. Non metto in discussione la sentenza italiana ma nemmeno quella della Chiesa. Sono entrambi tribunali seri». «Come faccio a contestare una sentenza della Chiesa?», ribatte mons. Borghetti agli intervistatori che insistevano sulla contraddizione fra le due sentenze.

    «Non posso dire se la chierichetta è stata molestata. Non lo posso dire», aggiunge il prelato . «Ci sarà un reintegro misurato – dice il vescovo – che non sia offensivo. Ma certamente potrà dire Messa. È una persona libera che certamente potrà entrare in contatto con minori. Non sarà mai un’insegnante, perché così dice la sentenza civile».

    Fosse per lei gli affiderebbe dei ragazzini?: «Ma se per la giustizia ecclesiastica non ha commesso il fatto? Vediamo, con calma».

    Gli affiderebbe sua nipote?: «Perché no? Non potrei non farlo, dopo la sentenza della Chiesa».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/03/01/ACkwRohB-albenga_vescovo_imperia.shtml

  • Prete a metà = anche vittima a metà?

    Prete a metà = anche vittima a metà?

    In questi giorni si rincorrono le notizie rispetto alla vicenda di Don Lu, ovvero di Don Luciano Massaferro.

    In ambito cattolico lo sconcerto è tanto, è una notizia che non si riesce a comprendere: condannato e nello stesso tempo assolto. Se ne parla, ci si confronta, si prende posizione.

    Un reato, una vicenda … ma due Tribunali e due sentenze opposte.

    Sorge quasi scontata la riflessione: qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato. Non è concepibile una schizofrenia così amplificata ed estrema. Come si può essere colpevoli e innocenti per la stessa cosa sulla quale si viene giudicati?

    Un articolo in particolare ha stimolato la mia riflessione: “Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare”.

    Condannato in Cassazione, quindi dopo ben tre gradi di giudizio, e assolto e riabilitato dalla Chiesa che, tuttavia, dovrà attenersi alle disposizioni e limitazioni imposte da Tribunale Penale, e dunque non potrà esercitare quelle “pratiche” che hanno un “valore legale” sul suolo italiano.

    Dunque la Chiesa riconosce queste limitazioni perché deve attenersi alla legge dello Stato, non perché riconosce che il sacerdote è stato condannato.

    Come cittadina, e come cattolica, esprimo delle fortissime perplessità su tutto questo. Legalmente sarà tutto corretto e ineccepibile, ma i dubbi che scatena sono davvero tanti.

    Si legge poi che sicuramente il Card. Bagnasco (Arcivescovo metropolita di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa) non ha incontrato la famiglia, ma nemmeno si è informato se la Diocesi di Albenga-Imperia lo abbia fatto, pur dichiarando che è stato fatto tutto per bene.

    Ma qualcuno si è domandato come si sarà sentita la vittima in tutto questo?

    Che ruolo ha la vittima nel Tribunale Ecclesiastico?

    Ci sono due possibilità.

    La prima è quella che il Tribunale Ecclesiastico la ignori completamente o la vittima si rifiuti/scelga di non essere sentita: viene celebrato comunque il Processo “sentendo solo una campana”, quella del sacerdote.

    La seconda è che la vittima sia chiamata in udienza, ma non può presentarsi con il suo avvocato e non viene affiancata da personale che la supporti psicologicamente. E nemmeno ha poi notizie rispetto all’andamento del Processo poiché non è rappresentata da nessuno, nessun avvocato che segua il procedimento. La vittima è sola, dall’inizio alla fine.

    Dunque un Tribunale un po’ “sbilanciato”, e non a favore della vittima. Un Tribunale che mantiene poi tutto “riservato”, le parti non hanno a disposizione gli atti, nulla. Un Tribunale al quale non si può fare ricorso. Ma un Tribunale che emette una sentenza: Don Luciano Massaferro è innocente.

    E la vittima?

    Per lo Stato Italiano la vittima è un minore che ha subito un abuso ed è stato stabilito un risarcimento (lo avrà mai?).

    Per la Chiesa la vittima è una persona che evidentemente ha mentito, perché il fatto non è avvenuto, il sacerdote è innocente.

    Dunque un “prete a metà” e anche una “vittima a metà”.

    Semplice.

    Ma qualcuno del Tribunale Ecclesiastico si rende conto, anche solo in minimissima parte, di cosa tutto questo possa significare per la vittima?

    Qualcuno prova ad immedesimarsi?

    Qualcuno tra i Vescovi superiori del Don Lu, ha mai guardato negli occhi la vittima?

    Evidentemente no.

    E la Parrocchia del Don Lu? Cosa faranno i parrocchiani?

    Ci saranno quelli schierati “senza se e senza ma” a favore del sacerdote, convinti della sua piena innocenza (senza ovviamente aver seguito il Processo, senza aver sentito la vittima…), magari pensando ad un “errore giudiziario” a un “complotto contro la Chiesa”, credendosi dei “buoni cattolici” perché difendono la Chiesa. Sì, ci saranno questi parrocchiani. Come ci sono stati per la fiaccolata, in difesa del prete, prima della sentenza.

    E non si renderanno conto che, in questo modo, anziché fare il bene della Chiesa contribuiranno a renderla ancora meno credibile … quando non si approfondisce non ci si può permettere di prendere posizione per partito preso, questo atteggiamento fa solo del male.

    Ma questi parrocchiani non saranno disponibili a mettersi in gioco, perché questo vorrebbe dire riconoscere una realtà che fa male, vorrebbe dire prendere coscienza che certi problemi vanno affrontati e non negati.

    Certo, fa male, perché non ci si aspetta che un sacerdote possa diventare un orco, colui che dovrebbe avvicinarti a Dio, brutalmente ti rovina la vita. Fa male pensare che tutto questo possa essere una realtà. E dunque si preferisce non approfondire, per loro va bene così.

    E della vittima cosa si può pensare? Fate finta che non esista, e dormite tranquilli.

    Ci saranno poi dei parrocchiani (forse) che delle domande se le faranno.

    Ma a chi potranno farle? Al Parroco? Al Vescovo? Al Papa?

    La Chiesa, nonostante il verdetto dei tre gradi di giudizio penale, si è espressa: il sacerdote è innocente.

    Dunque basta così?

    A me non basta. La vittima esiste, e il suo grido di dolore io me lo immagino.

    Una mamma cattolica

    Lettera firmata

    Per non far dimenticare anche ai parrocchiani, la vittima ricorda e ricorderà 

  • Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Genova – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiasticodopo quattro anni di processo penale canonico.

    Era impossibile non fare una domanda sulla vicenda al cardinale Angelo Bagnasco, questa mattina alla presentazione della turbina Montebianco ad Ansaldo: «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste».

    Quindi ricapitolando: per la giustizia ordinaria è colpevole di pedofilia nei confronti di una chierichetta di dodici anni e condannato a 7 anni e 8 mesi, pena passata in giudicato e ridotta a sei anni. Episodi avvenuti nel 2009 ad Alassio. Ma per la giustizia della Chiesa, invece, don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico è stato ufficializzato ieri dopo quattro anni di «processo accurato e meticoloso» ha puntualizzato monsignor Guglielmo Borghetti che in seguito alla condanna penale aveva sospeso il prete alassino dai sacramenti. «Con la sentenza canonica di assoluzione il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana – si legge in un comunicato diramato nel tardo pomeriggio di ieri -. Il Vescovo diocesano, Monsignor Guglielmo Borghetti, ha prospettato, in pieno accordo con il sacerdote, un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana».

    Decisamente meno entusiasta la replica dell’avvocato che ha assistito la vittima (ora maggiorenne) e la sua famiglia. «Con estrema serenità e non potendo rivelare i contenuti del processo di primo grado svoltosi a porte chiuse – ha detto – posso dire che la verità religiosa cozza, senza rimedio, contro la verità emersa all’interno del processo».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico affidato nel 2013 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al Cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, in qualità di giudice delegato, coadiuvato da due assessori, Officiali del tribunale ecclesiastico regionale ligure, rischia di scatenare reazioni piccate. Già nel 2009 quando don Lu venne arrestato (era il 29 dicembre) la popolazione alassina si spaccò tra colpevolisti ed innocentisti, con tanto di fiaccolate pro don Lu.

    La piccola vittima del prete fu addirittura costretta a lasciare Alassio per sfuggire agli “attacchi” di chi l’accusava di essersi inventata tutto. E al proposito, alla luce della giudizio della chiesa, «il Vescovo diocesano auspica che la sentenza canonica sia accolta con animo sereno dai fedeli che in questi anni hanno seguito l’intera vicenda». Un’inchiesta che era scattata alla metà del 2009 quando la ragazzina raccontò delle particolari attenzioni sessuali ricevute dal prete durante il giro delle benedizioni delle case prima della Pasqua.

    Accuse che don Lu rigettò fin dal primo momento che venne arrestato: il 29 dicembre 2009. Da quel giorno il sacerdote venne rinchiuso nel carcere di Chiavari e il 17 febbraio 2011 venne condannato in primo grado alla pena di sette anni e otto mesi. Condanna confermata fino in Cassazione (2012) quando a difesa del prete alassino è arrivato il notissimo avvocato Franco Coppi.

    Alla luce del verdetto del tribunale ecclesiastico don Massaferro potrà tornare a recitare messa in pubblico, ministero che gli era stato vietato, ma rimarrà interdetto in perpetuo dai pubblici uffic i e neppure potrà più insegnare nelle scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado.

    Don Luciano Massaferro, invece, al momento non ha ancora effettuato il risarcimento di 220mila euro a cui è stato condannato dal tribunale savonese (giudice Zerilli, a latere De Dominicis e Rossi), nonostante i recenti solleciti della difesa della vittima. «Abbiamo avuto poche migliaia di euro chiedendo il pignoramento del quinto dello stipendio che l’istituto sostentamento del clero assegnava al prete – conclude l’avvocato Vanucci – Siamo andati avanti un anno a 200 euro al mese, poi lo hanno cancellato dalle liste e non abbiamo più avuto nulla». Ieri, per la vittima della pedofilia, l’ultimo affronto.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/02/23/ACeyVTWB-pedofilia_bagnasco_procedure.shtml

  • Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Don Massaferro potrà tornare a celebrare messa

    Don Luciano Massaferro, sacerdote di Alassio condannato in via definitiva per pedofilia a sette anni e otto mesi, “deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”.

    E’ quanto ha stabilito la sentenza del tribunale regionale ecclesiastico  “dopo più di quattro anni di meticoloso e puntuale processo penale canonico” nei confronti del sacerdote arrestato nel 2009 e condannato per molestie sessuali nei confronti di una chierichetta.
    Con la sentenza canonica di assoluzione devono cessare le pene

    cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia e il sacerdote può tornare a celebrare pubblicamente messa e i sacramenti della vita cristiana.

    Il vescovo diocesano di Albenga Imperia Guglielmo Borghetti ha prospettato un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana. Il comunicato della diocesi precisa che “resta immutata la posizione del sacerdote come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2018/02/22/news/prete_condannato_per_pedofilia_assolto_da_tribunale_religioso-189521984/

  • “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    Savona – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiastico dopo quattro anni di processo penale canonico .

    Don Luciano Massaferro, detto “Don Lu”, è l’ex parroco di Alassio che era stato condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere in Cassazione per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta. A comunicare la decisione del tribunale ecclesiastico, nel corso dell’Assemblea del Clero, è stato monsignor Guglielmo Borghetti.

    Resta immutata la posizione del sacerdote Luciano Massaferro come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana. È stato invece «assolto» dai giudici ecclesiastici e così il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana.

    «Don Lu» era stato arrestato il 29 dicembre 2009 e dall’anno scorso era stato affidato in prova alla Casa della Carità di Imperia. Prima ancora era stato detenuto nelle carceri di Sanremo e La Spezia e ai domiciliari nel convento di Diano Castello. «Sono libero dopo aver pregato il Signore per sette anni» aveva confidato il sacerdote agli amici e collaboratori più stretti una volta scontata la sua pena. Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe dovuto espiare la pena fino all’estate 2017 ma ha usufruito di uno sconto per «buona condotta», 45 giorni ogni 6 mesi scontati. Alla fine è tornato libero nel marzo 2016.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/02/22/ACVtj6UB-cassazione_riabilitato_condannato.shtml

  • Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Dalla storia di Don Andrea Contin a quella di Don Alessio Baggetto. Le “vite nascoste” dei sacerdoti italiani nei casi più eclatanti degli ultimi mesi

    Nadia Francalacci

    L’ultima condanna è arrivata ieri: due mesi di carcere per aver fratturato in canonica un dito a quella che era stata per cinque mesi la sua perpetua e amante.

    Si è chiuso così il processo con rito abbreviato a carico di don Alessio Baggetto, 43 anni, che nel 2013 era parroco di Punta Marina Terme, un piccolo paese sul litorale di Ravenna. Per lui la Procura aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione.

    Don Alessio e la sua amante, una ragazza dell’Est di 26 anni, si erano conosciuti in una chat e subito era iniziata la loro storia. Lei, addirittura, dopo pochi incontri, si era trasferita direttamente in canonica dove era rimasta per alcuni mesi tra lo sconcerto e lo stupore dei fedeli. Poi, l’idillio tra i due si era rotto e la loro storia finita in tribunale.

    Ma la vicenda di don Alessio, non è davvero nulla rispetto a quella di don Andrea Contin che in questi giorni sta emergendo, lentamente, dalle stanze “oscure” della canonica di San Lazzaro, vicino a Padova.

    Orge e prostituzione

    Lo scandalo che avrebbe travolto la parrocchia padovana inizia il 6 dicembre scorso quando una donna si presenta nella caserma dei Carabinieri per denunciare il parroco con il quale per anni avrebbe avuto una relazione e che adesso la costringerebbe ad avere rapporti sessuali anche con altri uomini, o meglio, altri sacerdoti.

    Le sue sconcertati rivelazioni accompagnate da prove, foto e documenti abbastanza evidenti, non rendevano comunque bene l’idea di chi fosse realmente Don Andrea, il parroco tanto amato della comunità religiosa di San Lazzaro.

    Il “bello”, infatti, doveva ancora saltare fuori e, sarebber poi emerso proprio durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri su ordine della Procura, quattro giorni prima di Natale.

    Un set porno e video hard con i nomi dei Papi

    Quello che trovano i militari è sconcertante. Ovviamente per il luogo e le circostanze.
    Don Andrea custodiva in una stanza della canonica, che teneva rigorosamente chiusa a chiave, un vero e proprio set pornografico, peraltro molto attrezzato, con catene, manette, fruste, collari, stivali vertiginosi e persino una collezione di falli. Di tutte le dimensioni ordinati dal più piccolo al più grande. Non solo, perchè questo non bastava.

    Sempre nella canonica, il prete conservava dvd e vecchi vhs con film pornografici e riprese hard che lui aveva archiviato con i nomi dei Papi. Ma “l’altra faccia” di Don Andrea non si limitava a questo. Secondo quanto ha dichiarato la sua ex amante, il prete amava viaggi e soggiorni in località esclusive ed in hotel extra lusso che si concedeva proprio con lei.

    Le ultime rivelazioni e sviluppi di questa vicenda, sono destinati ad aggravare non solo la posizione di Don Andrea Contin ma anche quella di molti altri sacerdoti che per avere rapporti sessuali con le donne nella canonica di san Lazzaro avrebbero addirittura pagato.

    Un scia di abusi su minori

    Dalle orge alla pedofilia. A Brindisi, a giugno 2016, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciarlo. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I primi abusi risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze.

    Altro scandalo, altro abuso. È il marzo dello scorso anno quando la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco aveva adescato il minore su una chat. Il sacerdote pagava dai 150 ai 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile.

    In provincia di Roma, invece, viene arrestato un anziano prete per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. La denuncia ai carabinieri arriva da un altro sacerdote che si era accorto di quanto stava accadendo in canonica. Il prete invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salterà fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi.

    L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    Ad agosto 2016, a Siracusa, un sacerdote avvicina un adolescente che frequentava la sua parrocchia e puntandogli un coltello alla gola lo costringe ad avere rapporti sessuali con lui. Il prete non era nuovo ad intratterere rapporti “perversi” in chat con giovani vittime.

    Stesso periodo ma questa volta lo scandalo si abbatte su un prete di una parrocchia in provincia di Arezzo. Il sacerdote viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confesserà di aver abusato di 38 adolescenti in 12 anni.

    Sesso e alcol

    Abusi su minori, orge e alcol. Èsuccesso ad Albenga, in Liguria. Un prete viene trovato dai soccorritori, allertati da un immigrato rimasto chiuso fuori dalla canonica, ubriaco e in mutande. il sacerdote aveva trascorso la notte facendo sesso e ubriacandosi con due immigrati. E questo diventerà solo l’ultimo di una serie di scandali nella diocesi di Albenga Imperia.

    http://www.panorama.it/autore/nadia-francalacci/

  • Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Non stiamo parlando della recensione di un nuovo libro di Marcello Simoni, dal titolo “La diocesi dei cento peccati”, ma di quell’oscuro mondo che si cela a volte dietro la veste di un prelato. La diocesi di Albenga è stata spesso passata al setaccio per alcuni fatti di cronaca nel corso degli anni. Infatti si registrano casi di pedofilia, sacerdoti indagati per abusi sessuali nei confronti di donne, aspiranti sacerdoti con fede debole ammessi in seminario, preti indagati per circonvenzione d’incapace, religiosi fuggiti con i soldi delle parrocchie, alcuni preti sorpresi in locali notturni malfamati e molto altro.

    L’argomento preti, abusi sessuali e pedofilia rappresenta un tema difficile e delicato da trattare perché pone sotto i riflettori una categoria di persone cui vengono affidati i minori perché se ne occupino, perché li formino e non soltanto dal punto di vista dell’educazione. E’ emerso però dall’incrocio di diverse testimonianze che in alcuni casi alcune persone in difficoltà economiche avrebbero acconsentito ad attenzioni sessuali in cambio di denaro.

    Stiamo parlando di un sottobosco diffuso, seppellito e nascosto, di atteggiamenti morbosi, di esplicite attenzioni sessuali e violenze su minori e persone indigenti. Si ha paura di parlarne perché si ha paura di incappare nell’accusa di pregiudizio, nell’avversità e nei confronti del clero.

    Non solo di fronte alle inchieste giudiziarie, ma anche al moltiplicarsi di voci, anche se non sempre controllate, il sentire comune contro la pedofilia è sempre più d’attualità. Vale non soltanto per le diocesi savonesi (Albenga-Imperia e Noli-Savona), ma per tutti quegli ambienti dove prevalga la promiscuità, il contatto, non controllato tra adulti e bambini e tra personaggi abbienti di chiesa e persone indebolite dall’indigenza, che vendono il proprio corpo al costo di sopravvivere.

    Grazie alla sensibilità contemporanea i riflettori si stanno accendendo sulle “volpi del pollaio”, affinché vengano alla luce i casi gravi e condannabili di abuso o di molestie verso i più deboli, quelli che sino a qualche anno fa venivano nascosti o taciuti. A vigilare anche la Rete L’Abuso con Francesco Zanardi, da anni impegnato a tutela delle vittime della pedofilia. Abbiamo raccolto la sua opinione sul passaggio di consegne alla guida della diocesi di Albenga-Imperia.

    Cos’è cambiato dopo l’avvicendamento tra il Vescovo Oliveri ed il nuovo Vescovo Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albenga?

    “L’ambiente ecclesiastico della Diocesi di Albenga è sempre stato un luogo limaccioso, contornato di segreti invisibili che negli anni sono stati cementati tra le mura di questa struttura religiosa. Dopo l’insediamento del nuovo vescovo tutto è finito per il momento sotto il tappeto, se ne parla pochissimo quasi come se fossimo in un territorio dove regni l’omertà. Sembra sempre che io ce l’abbia con la chiesa, ma non ce l’ho affatto con la chiesa, comunque con l’arrivo di Borghetti non è cambiato nulla, la chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili e Papa Francesco non sta davvero cambiando le cose. Monsignor Borghetti è arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015, su scelta di Bergoglio, dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, però nulla purtroppo è cambiato. La diocesi di Albenga è da sempre stata un rifugio pecatorum per diversi preti già condannati per pedofilia in altre regioni e poi trasferiti e lì accolti. E’ sempre stata la diocesi degli scandali per tanti anni. Io stesso, da bambino, fui abusato da un sacerdote proprio in questa diocesi, a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Vicenda che si è ultimata con la condanna del prete nel 2012. A causa di questa esperienza con l’associazione abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione e siamo partiti dal fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, ad innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”. 

    E cosa dice di Monsignor Mario Oliveri?

    “Il predecessore di Borghetti, il presule Mario Oliveri, aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. Tra i vari nomi degli scandali possiamo annoverare: quello di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Poi, quello di don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato a quattordici mesi per abusi sessuali su minore nel 1992 a Pinerolo (Torino), quello di don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli. E infine c’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi. Lo stesso Oliveri ha attirato voci pesanti, ma tutto è passato nel dimenticatoio”.

    Ad Albenga si è appena concluso il Giubileo straordinario della Misericordia che ha concesso a migliaia di fedeli tra cui anche sacerdoti, due vescovi e seminaristi, la possibilità di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione dei propri peccati. Un modo semplice per potersi rinnovare agli occhi di Dio, partecipando alle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Lei pensa che questo vuole essere il segno di una pacificazione? 

    “Il vescovo Borghetti ha dichiarato che in quest’anno Giubilare c’è stato ‘un risveglio di passione per Gesù Cristo volto della Misericordia del Padre e che si è trattato di un anno di grazia davvero terapeutico per la nostra diocesi e sono convinto per tutta la Chiesa’. ‘Terapeutico’ è un termine forte, però non penso che un anno Giubilare consenta di cancellare quanto sia accaduto in precedenza. Inoltre, come ci si può sentire di fronte a simili argomentazioni quando secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla nostra rete L’Abuso, esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari. Sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni e ben 5 solo nella diocesi di Albenga”. 

    Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei, non si è mai occupato in modo approfondito del problema. Cosa pensa sulla posizione di Papa Bergoglio nei confronti delle sue “pecorelle smarrite”?

    “Non c’è peccato che Dio non possa perdonare, ha così dichiarato il Pontefice Francesco. Infatti ha chiarito che ‘l’unica condizione è quella di sentirsi peccatori, perché la misericordia di Dio non cancella l’esistenza del peccato. La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio’. Bisognerebbe andarlo a dire alle vittime di abuso, che il perdono serva per raggiungere la serenità del cuore e che rappresenti la condizione necessaria per vivere felici. Ma gli abusi di cui si sono macchiati certe persone e che passando attraverso la Porta Santa si siano potute anche redimere, resteranno comunque impuniti. I peccati commessi oltre a rimanere un’impronta negativa, nella vita degli abusati, potranno pur sempre essere perdonati dalla chiesa, ma non da chi li ha subiti”. 

    Maurizio Losorgio

    http://www.savonanews.it/2016/11/15/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/sacerdoti-e-pedofilia-zanardi-con-il-nuovo-vescovo-di-albenga-nulla-e-cambiato.html

  • Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    “Accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente”

    Albenga/Imperia. La risposta arriva alle 20,30 della sera dopo che tutta Italia aveva puntato gli occhi su un caso che ha sollevato un polverone sulla Diocesi di Albenga e Imperia già finita al tempo nell’occhio del ciclone.

    L’ha scritta di suo pugno il vescovo Guglielmo Borghetti: “In riferimento a quanto apparso quest’oggi sul quotidiano Il Fatto Quotidiano relativamente ad infamanti affermazioni riguardanti il Vescovo emerito di Albenga – Imperia S.E. Mons Mario Oliveri ed altre autorevoli personalità ecclesiastiche del Ponente Ligure, comunico che una volta appurato che le affermazioni in virgolettato riportate in apertura di articolo siano veramente state prodotte dal sacerdote della Diocesi di Albenga-Imperia citato nell’articolo stesso, il Vescovo Oliveri, mio predecessore, ha ferma volontà di procedere in ogni sede civile e penale ritenuta opportuna contro il sacerdote in questione, sentendo gravemente lesa la sua buona fama. Esprimo peraltro sentimenti di amarezza e profondo dolore nell’apprendere che un prete della Nostra Diocesi abbia potuto esprimere accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente. La Chiesa di Albenga-Imperia soffre, ma con essa la Chiesa tutta di cui è parte viva”.

    http://www.riviera24.it/2016/10/caso-oliveri-la-diocesi-di-albenga-e-imperia-pronta-ad-agire-contro-chi-lo-ha-diffamato-238057/

  • Rimosso vescovo di Albenga. “Ma gli abusi ci sono ancora”

    Rimosso vescovo di Albenga. “Ma gli abusi ci sono ancora”

    di Alessandro Principe

    Il vescovo della diocesi di Imperia e Albenga Mario Oliveri è stato rimosso dal suo incarico dal papa. Formalmente, Bergoglio ha accettato oggi, con una bolla papale, le dimissioni presentate dallo stesso Oliveri. Ma si tratta di una procedura che, nella sostanza, prende atto e ratifica le accuse rivolte al monsignore. In particolare, quella di aver coperto, accogliendoli nella propria diocesi, preti accusati e, in alcuni casi, condannati, per pedofilia. La scelta di papa Francesco era arrivata dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, tutti raccolti in un dossier che il nunzio apostolico Adriano Bernardini consegnò a papa Francesco dopo una visita alla diocesi di Imperia e Albenga, guidata da Oliveri dal 1990.

    “Una buona notizia, ma la Chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili. E Bergoglio non sta davvero cambiando le cose”: questa l’accusa lanciata da Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’Abuso, che denuncia casi di pedofilia nella Chiesa e assiste le vittime. Lo stesso Zanardi, da bambino, venne abusato da un sacerdote, proprio in quella diocesi.

    “La diocesi di Albenga – racconta Zanardi – in questi anni è diventata un rifugio pecatorum di diversi preti già condannati per pedofilia in altri paesi e poi trasferiti e lì accolti. Ma non solo casi di pedofilia. Addirittura con il caso di don Paolo Piccoli, qualche giorno fa rinviato a giudizio per omicidio. E’ stata la diocesi degli scandali per tanti anni”.

    Il vescovo Oliveri che ruolo ha avuto in tutto questo?

    “Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. L’ultimo caso di pedofilia che abbiamo denunciato è quello di don Francesco Zappella, condannato nel 1992 a Pinerolo per abuso di minori e poi accolto nella diocesi di Albenga. C’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi”.

    Ma il ricollocamento di preti accusati o condannati per pedofilia in diocesi diverse da quelle di provenienza è una pratica diffusa?

    “Purtroppo sì, i casi sono molti, e per questo noi diciamo di non denunciare all’autorità ecclesiastica ma alla magistratura. C’è un caso, quello di don Francesco Rutigliano, condannato dall’autorità ecclesiastica per abuso di minori nella Locride, mai denunciato all’autorità giudiziaria e trasferito a Civitavecchia. Lo abbiamo scoperto l’anno scorso”.

    Perché succede questo?

    “Innanzitutto perché se le condanne restano solo a livello canonico – e non giudiziario – vengono spesso taciute. C’è anche una grossa lacuna che non riguarda solo la Chiesa ma la pedofilia in generale: in Italia non abbiamo un database nazionale dei condannati per pedofilia, come avviene in molti Paesi. Noi come Rete l’Abuso abbiamo fatto una mappa che trovate sul nostro sito intitolata ‘Diocesi non sicure’: abbiamo raccolto i casi che conosciamo riferiti agli ultimi 15 anni in Italia. E siamo arrivati a 230 casi di sarcerdoti tra i condannati e gli indagati per pedofilia: molti di questi li ritroviamo in altre parrocchie”.

    Anche a contatto con i bambini?

    “Assolutamente sì. Nel caso che citavo prima, quello di don Renato Giacardi, condannato a Cuneo e spostato a Loano, sono insorti anche i parrocchiani. Ma questo non è bastato a rimuoverlo dalla parrocchia, dove si presume, ci siano anche attività con minori”.

    Questo suo impegno nasce da un’esperienza personale: lei da bambino è stato vittima di un prete pedofilo.

    “Sì, io sono stato abusato da un sacerdote a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Che poi siamo riusciti a far condannare nel 2012. Abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione. E siamo partiti da fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, a innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”.

    Il prete che abusò di lei aveva dei precedenti?

    “Certo. Nel 1980, lo stesso anno in cui prese i voti, abusò di un ragazzino. Venne spostato a Spotorno, dove vivevo anch’io, è lì continuò ad abusare di ragazzi, tanti miei coetanei, me compreso. Malgrado nel paese si chiacchierasse molto di quello che faceva il sacerdote, il vescovo ebbe la brillante idea di fargli aprire una comunità per minori in difficoltà. Una pratica che abbiamo riscontrato in altri casi: i preti pedofili spesso vengono messi a contatto con minori che si presume siano più deboli, più in difficoltà, e quindi molto meno propensi a denunciare”.

    Quando ha denunciato per la prima volta pubblicamente quello che le era successo?

    “Molto tardi, nel 2009. E’ una questione di consapevolezza. Perché si denuncia dopo tanti anni? A un certo punto della tua vita ti rendi conto che le problematiche che hai da adulto sono causate da quello che ti è successo da piccolo”.

    La Chiesa di papa Bergoglio sta facendo di più per combattere la pedofilia?

    “Purtroppo sono costretto a dire di no. Nonostante tutti gli appelli, i provvedimenti presi sono sempre a tutela della Chiesa stessa. Noi abbiamo più di 500 vittime in associazione: non vediamo nessun aiuto alle vittime, nessun risarcimento, nessun atto concreto. Ci sono solo delle promesse: ‘Non succederà più’. Ma queste promesse le sentiamo dai tempi di papa Wojtyla. Gli spostamenti dei preti pedofili da una parrocchia all’altra continuano ad esserci. Restando sempre ad Albenga, c’è un altro caso clamoroso, quello di don Luciano Massaferro. Anche lui ha scontato il carcere, condannato a 7 anni e 8 mesi per molestie sessuali su una bambina, è tornato a casa, fa ancora il sacerdote. Insomma, i buoni propositi andrebbero applicati, ma ancora non è così”.

    http://www.radiopopolare.it/2016/09/preti-pedofili-rimosso-vescovo-di-albenga-ma-gli-abusi-ci-sono-ancora/