Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Imperia

  • «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    La diocesi di Albenga finisce ancora una volta nella bufera.

    SAVONA. Il viaggio in Italia con un prete della missione uruguayana di Citta 33 doveva essere un colpo di spugna su un’adolescenza difficile. Secondo la sua denuncia, invece, l’alloggio di Albenga del prete, che era il suo tutore, si è trasformato nella casa degli orrori. Il teatro di una serie di violenze sessuali terribili, indicibili, che secondo l’accusa sarebbero state commesse su di lui dal missionario e in precedenza da almeno altri due preti sudamericani. Il giovane brasiliano, ora ventinovenne, ha raccontato ieri mattina al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro la sua vita fatta di abusi sessuali continui, che sarebbero iniziati già quando era bambino, nella missione in Uruguay in cui è cresciuto.

    Un drammatico faccia a faccia alla presenza anche del presidente dell’associazione “Rete L’ABUSO”, Francesco Zanardi, durante il quale il giovane ha raccontato fatti precisi e mosso accuse nei confronti di alcuni preti missionari. E se in molti casi, secondo la vittima, le violenze sarebbero avvenute nella missione, il giovane ha raccontato anche dell’incubo vissuto ad Albenga. E la procura ha immediatamente aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Al momento si tratta di un fascicolo non costituente notizia di reato, ma il magistrato ha incaricato gli uomini della polizia giudiziaria di approfondire il racconto della presunta vittima. In particolare il pm Ferro vuole accertare l’esatta collocazione dell’alloggio e soprattutto la tempistica delle violenze. Il nodo della vicenda è l’eventuale prescrizione dei reati. Ossia se sono già trascorsi dieci anni o meno da quella terribile esperienza. Fondamentale quindi che gli inquirenti diano una data precisa al viaggio ad Albenga del giovane e del suo prete tutore. Non avrebbe influenza invece la maggiore età della vittima: il sacerdote, che attualmente si trova in Riviera e potrebbe tornare nella missione uruguayana, avrebbe abusato approfittando del suo ruolo di tutore.

    Insomma una vicenda terribile, venuta alla luce in seguito alla pubblicazione sui social network di alcune immagini crude postate da altre giovani vittime dei preti che lavorano nella missione. Un flash-back per il ventinovenne brasiliano, che si è così deciso a parlare. E attraverso la Rete L’ABUSO ed alcuni amici è riuscito ad avere il biglietto aereo per tornare in Italia e presentarsi al pm Ferro per sporgere denuncia. «Voglio solo che non succeda ad altri ragazzini: orfani, senza difesa, senza voce. E’ per loro, che ho trovato il coraggio di denunciare», dice il ventinovenne. E la diocesi di Albenga-Imperia torna nella bufera per questioni legate a pedofilia e violenze sessuali.

    GIOVANNI CIOLINA

    SONDRA COGGIO

    Il Secolo XIX del 5-9-15 pag. 9

  • Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Monsignor Tanasini ascolta le accuse di don Lupino che potrebbe essere a sua volta punito

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Un ispettore di curia, inviato da Roma, non si può escludere da papa Francesco in persona, sta ascoltando e raccogliendo testimonianze tra i sacerdoti e i laici della diocesi di Savona. La notizia, ufficiosa, era nell’aria da mesi, anticipata dal gruppo dirigente degli scout di Lavagnola, che non aveva lesinato esternazioni pubbliche, anche durante le messe nella Parrocchia di San Dalmazio. Solo in questi giorni, però, la notizia è emersa in tutta la sua evidenza: si tratta del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, a Savona da diverse settimane,impegnato in una serie di incontri sotto traccia. In curia nessuno aveva intenzione di rendere nota la visita, che resta tutt’ora avvolta da un alone di mistero.

    Rimandando, per forza di cose, a un altro episodio recentissimo, che ha coinvolto sempre la Liguria:l’invio dal Vaticano del nunzio Adriano Bernardini, chiamato a rimettere a posto le vicende che hanno caratterizzato una delle diocesi più chiacchierate d’Italia,quella di Albenga-Imperia. Qui l’epilogo non è ancora stato scritto: dopo il commissariamento, al vescovo Mario Oliveri, è stato affiancato il coadiutore Guglielmo Borghetti, protagonista ora di una vera rivoluzione. Sul perché tocchi ora a Savona la visita di un nunzio apostolico, si possono solo avanzare ipotesi. Due sarebbero le piste accreditate. C’è chi individuerebbe, in questa visita, un approfondimento “devisu” delle numerose segnalazioni giunte in Vaticano, sulle drammatiche vicende legate alla pedofilia.

    Non ultima, ormai più di un anno fa, Luisa Bonello, morta suicida nel settembre2014, aveva consegnato nelle mani di monsignor Angelo Becciu, della segreteria di Stato vaticana,un dossier dedicato alla vicenda pedofilia savonese, incontrando lo stesso papa Francesco. Sarebbero insistenti, però, anche le voci su una missione finalizzata a verificare e porre sotto la lente d’ingrandimento il ruolo del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, contestato da una parte degli scout perché considerato eccessivamente autoritario. Se fosse vera la seconda ipotesi, non potrebbe comunque restare fuori dal dossier, che Tanasini dovrebbe restituire, la vicenda pedofilia.

    Don Lupino è stato uno tra i sacerdoti che, più duramente, ha puntato il dito contro l’omertà con cui la curia avrebbe gestito gli episodi. Raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX, il vescovo di Chiavari non ha voluto commentare. Silenzio totale anche da parte di don Lupino. «Se necessario, le questioni verranno rese pubbliche a tempo debito – l’unica dichiarazione rilasciata da don Antonio Ferri, vicario del vescovo di Savona-. Si tratta di percorsi riservati. Spiace sapere che,alcuni, abbiano diffuso notizie che hanno aumentato la confusione». Sui motivi della presenza del nunzio, il tema pedofilia o un’analisi del ruolo di don Lupino, dal vicario Ferri una sola battuta: «Escluderei il primo argomento».

    Da il Secolo XIX Cartaceo del 17-7-2015

  • Pedofilia: se sette anni e otto mesi vi sembran tanti. E Melgrati diceva…

    Pedofilia: se sette anni e otto mesi vi sembran tanti. E Melgrati diceva…

    Condannato per pedofilia, un sacerdote di Alassio, don Luciano Massaferro, ha lasciato il carcere e distribuisce pasti ai poveri.

    A parte le fiaccolate dei fedeli, immaginando una rubrica “Memoria corta” desideriamo ricordare cosa ebbe a dichiarare l’allora sindaco di Alassio Marco Melgrati:

    PARROCO ARRESTATO:SINDACO ALASSIO,COMUNE 
    STA CON DON LUCIANO
       (ANSA) - ALASSIO (SAVONA), 18 GEN - Un 
    messaggio di solidarieta' e vicinanza a 
    don Luciano Massaferro, il parroco
    arrestato per violenza sessuale nei 
    confronti di una bimba di 11 anni, e' stato 
    pubblicato su Facebook dal sindaco di Alassio
    Marco Melgrati.
       ''Carissimi concittadini e fedeli della 
    Parrocchia di don Luciano - scrive Melgrati 
    sulla becheca 'Don Luciano libero' di Facebook -, 
    avrei voluto essere presente con voi questa 
    sera per pregare per la scarcerazione di don 
    Luciano, che tutti noi stimiamo e apprezziamo 
    per le sue doti umane, pastorali e soprattutto 
    morali, ma purtroppo un precedente impegno mi
    impedisce di essere qui ad unire la mia 
    preghiera alla vostra''.
       ''Il grave errore che ha portato in 
    carcere don Luciano - prosegue -, figlio 
    di una cul tura del sospetto di una certa
    parte della magistratura italiana, non 
    supportato da prove, prima o poi sara' 
    riconosciuto tale. Nell'attesa preghiamo
    perche' don Luciano abbia la forza di 'portare 
    questa Croce', mantenendosi saldo nelle sue 
    convinzioni e nella certezza della sua innocenza. 
    Don Luciano, l'amministrazione del Comune di
    Alassio e la citta' e' tutta con te''.(ANSA)

    Il c.d. don Lu deve scontare una condanna definitiva a 7 anni e 8 mesi per avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio. Come riportano i quotidiani Il Secolo XIX e La Stampa, il sacerdote ha lasciato il carcere della Spezia dopo che il Tribunale ha accolto la richiesta dei legali per l’affidamento in prova ai servizi sociali di Imperia. Ha trovato ospitalita’ alla Casa della Carita’. Massaferro deve rimanere in casa nelle ore notturne, di giorno assolve ai compiti previsti dalla mansione, cioe’ fare il giro di consegna dei pasti.

    La piena liberta’, comunque, non dovrebbe tardare, visto che i giudici hanno accordato anche la liberazione anticipata, fissata per febbraio, con quasi due anni di anticipo rispetto alla scadenza originaria. Per il sacerdote e’ in arrivo pero’ il processo canonico dopo che in Vaticano sembra ormai consolidata la linea del rigore nei confronti di colpe inerenti la pedofilia. Potrebbe rischiare la riduzione allo stato laicale.

  • Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Imperia. Dalla casa della carità di via Berio, lungo la strada che porta alle Cascine e a Villa Grock, la casa museo di Imperia si domina Oneglia.

    E’ lì che dal 5 maggio scorso, lavora e vive don Luciano Massaferro, l’ex parroco di Alassio condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato una chierichetta. Serve pranzo e cena ai poveri, italiani e stranieri che non trovano lavoro, non riescono più a pagare affitti  o sono rimasti senza casa.  “Cordiale e preciso”, si limita a dire un collaboratore della struttura della Diocesi di Albenga e Imperia diretta da Augusto Armelio.

    Dalle 21 alle 6 del mattino non può lasciare la Casa della Carità. E’ quanto prevede l’affidamento in prova deciso dai giudici del tribunale di sorveglianza di Genova che hanno accolto l’istanza-proposta del suo avvocato, l’albenganese Alessandro Chirivì. Don Luciano di anni ne ha già scontati 5 più 2 mesi. Il suo legale gli ha anche fatto ottenere uno sconto della pena di 1 anno e 8 mesi. Alla fine resterà in carcere 6 anni e 2 mesi. “A febbraio sarà un uomo libero”, dice l’avvocato.

    E al di là delle cause giudiziarie ed eventualmente il processo canonico che potrebbe essere istruito Don Luciano Massaferro attende anche un’eventuale decisione della Corte per i diritti dell’uomo. “E’ così ci siamo rivolti a Strasburgo – conferma l’avvocato – Siamo ancora in attesa di un pronunciamento”. Don Luciano, che a Pasqua aveva scritto anche la sua ultima lettera dal carcere di La Spezia ai parrocchiani, sostiene di essere vittima di un’ingiustizia.

    Nel frattempo è in affidamento ai servizi sociali in prova e di giorno lo si incontra anche a Oneglia. “L’ho visto proprio qualche giorno fa – dice il parroco Mario Ruffino – passeggiava in via San Giovanni ed ho saputo che lavora per la Casa della Carità, struttura importante per la nostra Diocesi”.

    http://www.ivg.it/2015/05/don-lu-lavora-alla-casa-della-carita-e-passeggia-in-centro/

  • Don “Lu” ha lasciato il carcere, il parroco di Alassio è a Imperia

    Don “Lu” ha lasciato il carcere, il parroco di Alassio è a Imperia

    Pena di 7 anni in tutti e tre i gradi di giudizio per il prete che molestò una sua chierichetta ora ospite alla casa della carità.

    Alassio. Da La Spezia a Imperia. Don Luciano Massaferro ha lasciato il carcere dopo essere stato condannato anche in Cassazione a 7 anni e 8 mesi di reclusione per avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio.

    Il sacerdote ha raggiunto la Riviera, dopo che il Tribunale ha accolto la richiesta dei suoi legali con l’affidamento in prova ai servizi sociali di Imperia. Ora distribuisce pasti ed ha trovato ospitalità alla Casa della Carità. Rispetto all’ultimo periodo della detenzione spezzina non si tratta solo di un avvicinamento a casa, visto che adesso Massaferro non ha più alcun vincolo formale, se non quello di rimanere in casa nelle ore notturne, dalle 21 alle 6.

    Di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. La piena libertà, comunque, non dovrebbe tardare, visto che i giudici gli hanno accordato anche la liberazione anticipata, fissata per febbraio, con quasi due anni di anticipo rispetto alla scadenza originaria. A conti fatti dei 7 anni e 8 mesi di condanna, Massaferro ne ha scontati 6, equamente divisi tra il carcere e gli arresti domiciliari.

    Ma per don Lu all’orizzonte c’è il processo canonico. In Vaticano sembra ormai consolidata la linea del rigore nei confronti di colpe inerenti la pedofilia e c’è chi dice che don Lù potrebbe rischiare addirittura la riduzione allo stato laicale.

    http://www.ivg.it/2015/05/don-lu-ha-lasciato-il-carcere-il-parroco-di-alassio-e-a-imperia/

  • Monsignor Oliveri convocato in Vaticano dal cardinal Ouellet

    Monsignor Oliveri convocato in Vaticano dal cardinal Ouellet

    Toccata e fuga a Roma per il vescovo ingauno, che giovedì incontrerà il prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    Albenga. Viaggio in Vaticano andata e ritorno, una toccata e fuga per il vescovo Mario Oliveri. Quello in programma giovedì sarà un viaggio di lavoro già fissato in agenda da qualche giorno. Il numero uno della Diocesi di Albenga e Imperia incontrerà il cardinale Marc Ouellet, una figura importante per la Chiesa mondiale. E’ il prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

    Impossibile sapere dalle “segrete stanze” vaticane il motivo di quella convocazione, ma è lecito ipotizzare che cardinal Ouellet voglia dare le ultime indicazioni al vescovo di Albenga prima dell’arrivo  del coadiutore, il vescovo Guglielmo Borghetti previsto per il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione e giorno del suo compleanno. Come non è da escludere che il vescovo di Albenga chieda di poter incontrare Papa Bergoglio.

    Borghetti, come noto, affiancherà ed aiuterà Oliveri durante il suo percorso supportandolo nei momenti e negli impegni quotidiani da assolvere. Alloggerà nel seminario mentre ad Oliveri rimarranno gli alloggi vescovili che già impegna.

    Nel frattempo è entrato in vigore anche il nuovo Collegio dei consultori, costituito da alcuni sacerdoti nominati liberamente dal vescovo Oliveri tra i membri del consiglio presbiterale, e per i prossimi cinque anni composto da don Ettore Barbieri, Mons. Giorgio Brancaleoni, don Gabriele M. Corini, don Alessandro Ferrua, don Tiziano Gubetta, Mons. Mario Ruffino e don Bruno Scarpino. Il collegio dei consultori è un gruppo più ristretto di sacerdoti scelti dal vescovo tra i membri del consiglio presbiterale, che il vescovo è tenuto a consultare negli eventi straordinari della vita diocesana e nel caso si debba procedere per morte o per trasferimento alla nomina dell’amministratore diocesano”.

    Al tempo stesso sono stati anche nominati i nuovi parroci in alcune chiese locali. Don Matteo Boschetti andrà parroco a Pontedassio oltre che essere amministratore parrocchiale di Villa Guardia a Villaviani; don Gabriel Tirla, a Pietrabruna; Don Giuseppe Scandurra, a Verzi; don Alberto Casella, a Oliveto; e, ancora, amministratori parrocchiali, don Arockiasamy Joseph, a Castelvecchio S. M. Maggiore; don Stefano Mautone, a Chiusavecchia e Borgoratto; don Enrico Giovannini, a Rezzo; don Benedetto Durante, a Aquila d’arroscia e don Pierdamiani Esposito a Gevenola.

    In diocesi è attivo anche il nuovo Consiglio presbiterale diocesano, ovvero un gruppo di sacerdoti che consigliano il pastore diocesano nei casi di maggiore importanza che richiedano un confronto. Durerà cinque anni e vede al suo interno anche membri di diritto come Mons. Giorgio Brancaleoni, don Giancarlo Cuneo, Mons. Giovanni Battista Gandolfo, e Mons. Mario Ruffino, Vicario Episcopale per la Pastorale Scolastica. I membri, invece, nominati dal Vescovo sono don Stefano Caprile, don Alessandro Ferrua, don Danilo Galliani e don Tiziano Gubetta. Infine, i membri eletti sono don Ettore Barbieri, don Edmondo Bianco, don Gabriele M. Corini, don Lucio Fabbris, don Luciano Pizzo, don Ivo Raimondo e don Bruno Scarpino. A rappresentare i religiosi è padre Giuliano Gherardi Ocd.

    http://www.ivg.it/2015/03/monsignor-oliveri-convocato-vaticano-dal-cardinal-quellet/

  • Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    la Repubblica, giovedì 23 ottobre 2014
    «Liberaci dal male», mormora monsignor Mario Oliveri dall’altare della cattedrale di San Michele Arcangelo. E sulla fronte gli s’allunga una ruga profonda: dolore, inquietudine. Amen, signor vescovo: ma è proprio vero che con tutti questi preti peccatori, Papa Francesco ha deciso di “commissariare” la sua diocesi? «Non voglio parlarne. Non è il momento», taglia corto.
    Dopo un quarto di secolo da indisturbato padrone di casa, Oliveri tra pochi giorni dovrà condividere il palazzo vescovile di Albenga con un altro prelato. Un “amministratore apostolico” scelto da Bergoglio per aiutarlo a reggere il peso dei troppi scandali delle sue parrocchie: sacerdoti condannati o indagati per pedofilia, altri che in processione corteggiano le fedeli più carine, parroci che posano nudi su Facebook o per siti gay, che svuotano le cassette delle elemosine e se la danno a gambe, che palpeggiano turiste adolescenti sul lungomare. Per non parlare di quelli che sfoggiano tatuaggi, fanno i barman nei locali notturni, organizzano giri di prostituzione.
    No, non è una barzelletta. È un rosario di nefandezze che fa due volte impressione, anche perché la diocesi di Albenga-Imperia è piuttosto modesta. Negli ultimi anni le procure hanno aperto decine di indagini e davvero ci deve essere qualcosa di orribile, se anche il nunzio apostolico Adriano Bernardini è tornato in Vaticano scuotendo la testa, dopo aver indagato per alcuni giorni.
    Dicono che l’«inquisitore» Bernardini sia stato mandato da Papa Francesco all’inizio dell’autunno proprio quando il vescovo ha avuto un malore celebrando la messa -, ma è possibile che le cose siano ancora più delicate. Perché il nunzio apostolico di solito si muove quando un tribunale comunica alla Santa Sede l’intenzione di aprire un fascicolo su di un vescovo. Monsignor Oliveri indagato? La procura di Savona, che è capoluogo della provincia, smentisce. Però non esclude che possa essere stata presentata una denuncia nei suoi confronti altrove. Brutta storia.
    «Bugie. Cattiverie della gente. Il vescovo nessuno lo manderà via. Se ne andrà lui da solo, vedrete. Gli manca poco alla pensione», spiega un parrocchiano. Settantuno anni, Oliveri da giovane sacerdote aveva intrapreso una carriera “diplomatica” tra Parigi e Londra. Ma qualcosa è andato storto, perché nel ’90 lo hanno nominato vescovo ad Albenga e da lì non si è più mosso. Era stato compagno di studi di Bernardini, che pare non sia in buonissime relazioni con Bergoglio (si erano incrociati a Buenos Aires nel 2003: sparlano che il nunzio giocasse a tennis con l’ex presidente Menem, poi condannato per traffico d’armi). Però la relazione di Bernardini al termine della visita non deve essere stata lusinghiera, se adesso arriva un “ausiliario” che presto sarà nominato vicario generale. Cosa ha scoperto? Intanto, gli è bastato leggere sui giornali i resoconti di indagini e processi. Don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta, difeso strenuamente dal vescovo durante l’indagine. Silvano De Matteis, parroco a Diano San Pietro, accusato da un capitano di porto di averne corteggiato la moglie durante una processione. Don Cesare Donati, parroco di Bastia d’Albenga, che prima viene destituito con l’accusa di avere una compagna – il suo posto è preso da un prete che si è fatto fotografare nudo su di un sito gay -, poi dice che officerà nelle frazioni ma finisce a fare il barman. Padre Alfonso Maria Parente, già protagonista al festival di Sanremo, che fugge con la cassa della parrocchia di Pairolo. E fa spazio a don Juan Pablo Esquivel, che vive con un amico e raccontano appassionato di culturismo, già ricoverato per mononucleosi («Chi lo avrà baciato?», era il tormentone dei fedeli), famoso per le sue invettive contro le “arpie insoddisfatte”. Un link che rimanda a don Juan è presente anche sulla pagina facebook del vescovo Oliveri. E su Facebook c’è finito puree don Gabriel Viorel Irla, parroco di Poggi di Imperia: nudo, naturalmente. Alcune delle tante storie di cui Bernardini ha preso nota. Ma il resto?
    Fervente tradizionalista liturgico, monsignor Mario Oliveri nel 2008 ha celebrato in cattedrale una messa in latino, tre ore e mezza di cerimonia. Nei suoi post sui social network evoca spesso e volentieri il Pontefice “Benedictus XVI”. Cui era molto legato anche il cardinale Domenico Calcagno, che Bergoglio ha allontanato di recente dallo Ior. Calcagno è stato accusato di aver coperto diversi casi di pedofilia nella Curia di Savona. Dove era stato per 5 anni vescovo, prendendo il posto nel 2003 di quel monsignor Dante Lanfranconi a sua volta indagato due anni fa dalla procura savonese per aver coperto casi di pedofilia e abusi sessuali nella diocesi. Che confina con quella di Albenga. Oliveri e Lanfranconi si erano insediati insieme, un quarto di secolo fa. Luisa Bonello, medico savonese, a febbraio aveva consegnato a Papa Francesco un dettagliato rapporto sulle violenze commesse dai sacerdoti della zona, denunciando la “connivenza” dei vertici. «Liberaci dal male», gli aveva chiesto. Si è uccisa il mese scorso. La magistratura ha aperto un’inchiesta per “istigazione al suicidio”.

    Massimo Calandri
    Vedi anche Lo scandalo dei preti pedofili
  • Loano (SV), Prete condannato per prostituzione minorile, ma i parrocchiani non lo vogliono: è rivolta

    Loano (SV), Prete condannato per prostituzione minorile, ma i parrocchiani non lo vogliono: è rivolta

     Loano. E’ un vero e proprio caso quello scoppiato a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto (detta della Madonnetta), situata nelle vicinanze del porto, con i fedeli e le stesse famiglie della zona in rivolta per la presenza nel piccolo Santuario loanese del prete Renato Giaccardi, parroco della diocesi di Albenga-Imperia e condannato a quattro mesi di reclusione per il reato di induzione alla prostituzione minorile. Giaccardi è stato condannato in via definitiva quando all’epoca dei fatti era parroco di Mondovì, nel 2005.

    E’ chiaro che la presenza del prete ha destato allarme e preoccupazione tra i frequentatori della chiesa: molti i fedeli che non vanno più a messa o che rifiutano di dare le consueti offerte alla causa parrocchiale ed è già stata fatta richiesta al vescovo di rimuovere Giaccardi dalla chiesa loanese per trasferirlo altrove: il prete non può più condurre la messa ed era stato trasferito dalla Curia nella chiesetta loanese.

    Nonostante alcune rassicurazioni l’apprensione resta, considerato che la chiesa è in una zona centrale, nei pressi della passeggiata sul porto, molto frequentata da donne e bambini. Insomma, un caso che non sarà di facile soluzione per la Diocesi che dovrà coniugare le esigenze dei parrocchiani loanesi con quelle di un parroco in “cura” e “redenzione” dopo una così grave condanna.

    L’arresto di don Renato Giaccardi nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Il sacerdote, addetto alle congregazioni religiose femminili della diocesi di Imperia-Albenga, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali tramite la creazione di una apposita associazione. In seguito il lungo iter processuale con la condanna definitiva del prete.

    http://www.ivg.it/2014/06/loano-prete-condannato-per-prostituzione-minorile-e-rivolta-dei-parrocchiani/

  • Massaferro, prete pedofilo ai lavori socialmente utili

    Massaferro, prete pedofilo ai lavori socialmente utili

    Genova – Quale prete conosciuto aveva approfittato di una ragazzina e ora, condannato, potrebbe lavorare per i bisognosi. Don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio condannato per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta a una pena definitiva a 7 anni e 8 mesi potrebbe scontare il residuo pena con lavori socialmente utili.

    Dopo esser stato nelle carceri di Sanremo, Alassio e Spezia e dopo alcuni mesi ospite del convento dellesuore Clarisse di Diano Castello, don Massaferro sarà impiegato nella casa diocesana `Della carita´ di Imperia fino a fine pena.

    La casa diocesana assicura posti letto e pasti caldi ai bisognosi, oltre a distribuire vestiario e viveri.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/01/17/AQI9cAYB-massaferro_socialmente_pedofilo.shtml

  • Diciannovenne lo accusò di averla palpeggiata: Don Fabio Bonifazio patteggia un anno

    Diciannovenne lo accusò di averla palpeggiata: Don Fabio Bonifazio patteggia un anno

    Loano. Un patteggiamento ad anno di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Così Don Fabio Bonifazio, il parroco che era stato arrestato il 24 febbraio del 2012 (e poi subito scarcerato) con l’accusa di violenza sessuale per aver palpeggiato in mezzo alla strada una diciannovenne loanese, ha chiuso la sua vicenda giudiziaria. Il patteggiamento è stato definito davanti al gip Emilio Fois in accordo con il pm Chiara Maria Paolucci ed i difensori del sacerdote, gli avvocati Alessandro Vignola e Giancarlo Salomone.

    L’arresto dell’allora vice parroco della chiesa di Cristo Re di Imperia aveva preso le mosse dalla denuncia di una diciannovenne loanese: la ragazza aveva raccontato di essere stata palpeggiata sul fondoschiena da don Fabio Bonifazio. “Mi ha pedinato a lungo, con il passo sempre più veloce, non ne voleva sapere di lasciarmi perdere” aveva spiegato la diciannovenne ai carabinieri.

    Il sacerdote, secondo la ricostruzione fornita dalla giovane ai militari, l’aveva seguita per diversi minuti mentre stava passeggiando nel centro di Loano prima di toccarla. Al momento Don Fabio, dopo un periodo trascorso in una missione in Perù, è tornato in servizio presso una parrocchia di Oneglia.

    https://www.ivg.it/2013/02/diciannovenne-lo-accuso-di-averla-palpeggiata-don-fabio-bonifazio-patteggia-un-anno/