Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    ALBENGA – Papa Francesco ha accettato le dimissioni presentate da monsignor Mario Oliveri, dall’ottobre 1990 vescovo di Albenga-Imperia. Al suo posto ha nominato mons. Guglielmo Borghetti, finora coadiutore della medesima diocesi.

    Mons. Borghetti era arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015. La scelta di Papa Francesco era arrivata dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, tutti raccolti in un dossier che il nunzio apostolico Adriano Bernardini consegnò a papa Francesco dopo una ‘visita’ alla diocesi.

    Mons. Mario Oliveri aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. L’ultimo scandalo porta il nome di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Dopo quell’episodio don Piccoli si era trasferito ad Albenga come cappellano in una clinica. Ma mons. Oliveri, tradizionalista nella liturgia (ama la messa in latino), 72 anni, aveva accolto anche don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato per abusi nel 1991 a Pinerolo (Torino), e don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli.

    A monsignor Oliveri veniva rimproverato di aver accolto in seminario aspiranti sacerdoti senza aver esaminato con attenzione la reale vocazione dei giovani e questo avrebbe generato preti ‘deboli’ protagonisti di casi di pedofilia o di narcisismo, tanto da posare nudi su Facebook. Ma in diocesi ci sono stati anche preti che sono fuggiti con la cassa della parrocchia o che hanno fatto i barman in locali notturni, o che si sono fatti tatuare, o che hanno corteggiato le fedeli, o che vivevano con l’amico del cuore.

    “Non mancherò nei confronti del nuovo vescovo, al quale dico la mia cordiale vicinanza spirituale, e nei riguardi della Chiesa che ho retto e governato e che ora egli deve guidare e nei comportamenti in conformità a quanto mi è chiesto dalla Santa Sede e cioè di contribuire al rasserenamento degli animi, al mantenimento della pace nei cuori dei sacerdoti e dei fedeli”. Lo ha scritto mons. Oliveri in una lettera.

    Nelle parole del vescovo chiaro il richiamo alle contrapposizioni tra la parte del clero a lui fedele, nonostante gli scandali, e quello che ha accolto benevolmente l’arrivo del vescovo coadiutore, mons. Guglielmo Borghetti nel marzo del 2015. I fedeli saluteranno Oliveri il 15 settembre alle 18 nella cattedrale di San Michele a Albenga.

    Nella sua lettera l’ex vescovo scrive anche: “Lascio con dolore poiché ho amato tutto quello che ho fatto in questi 26 anni in diocesi e ringrazio la Misericordia Divina per la continua assistenza per non avermi mai lasciato cadere in scoraggiamenti o delusioni, anche davanti a ciò che di meno positivo c’è stato, in alcuni aspetti, negli anni del mio episcopato”.

    http://www.primocanale.it/notizie/pedofilia-e-narcisismo-tra-i-preti-il-papa-sostituisce-il-vescovo-di-albenga-175702.html

  • Don Massaferro e’ libero ma non tornera’ ad Alassio

    Don Massaferro e’ libero ma non tornera’ ad Alassio

    Sconto di pena per il sacerdote

    Alassio. Don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere quattro anni fa in Cassazione per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia del Sole è tornato libero dopo avere scontato la pena. Avrebbe dovuto restare detenuto fino al luglio 2017, ma ha usufruito di uno sconto per “buona condotta”.

    Il sacerdote, su cui pende ancora il processo canonico non tornerà ad Alassio bensì potrebbe restare ospite a Imperia nella Casa della Carità.

    http://www.rsvn.it/don-massaferro-e-libero-ma-non-tornera-ad-alassio.lits4c68340.htm

  • Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    L’ex parroco ha trascorso 3 anni in cella ed uno agli arresti domiciliari e ora si attende l’esito del processo canonico.

    Imperia. E’ un uomo libero e può assaporare la piena libertà don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia dl Sole.

    Dalla notte scorsa il sacerdote finito in carcere prima a Sanremo, poi a La Spezia, ha finito di espiare la sua pena e potrà anche lasciare la casa di accoglienza della Caritas di Imperia di via Berio, dove era stato assegnato in affidamento in prova ai servizi sociali. “Libero dopo aver pregato il Signore per sette anni”, si è confidato il sacerdote parlando con gli amici e collaboratori più stretti che l’hanno seguito per sette anni seguendolo anche attraverso il sito web di lettere ben 99 (l’ultima è stata scritta domenica 28 febbraio) e commenti donluciano.org. Contiene gli atti processuali conclusivi, “gli unici che contengono i riscontri e le testimonianze, sui quali si fonda la salvezza o la distruzione di un uomo in una società civile,  alcuni altri documenti utili per venire a contatto con la realtà drammatica  che sta vivendo un cittadino italiano che si proclama estraneo ai fatti addebitati”, si legge. I suoi parrocchiani, negli anni scorsi, hanno organizzato anche fiaccolate e aperto anche pagine su Facebook. Lo hanno sempre difeso, anche dopo la batosta della condanna in Cassazione.

    Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia, dall’anno scorso, don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe teoricamente dovuto espiare la sua pena fino all’estate 2017, ma il sacerdote ha usufruito di ogni possibile sconto per quella che viene definita “buona condotta” ovvero 45 giorni ogni 6 mesi scontati. E così il conto finale porta proprio a ieri sera. In totale “don Lu” ha trascorso 3 anni dietro le sbarre ed uno agli arresti domiciliari, prima dell’affidamento in prova alla Casa della Carità di Imperia.

    Una storia decisamente travagliata la sua. Era stato arrestato poco dopo Natale del 2009. Era precisamente il 29 dicembre quando l’ex parroco era stato prelevato dalla sua abitazione dagli uomini della squadra mobile della questura di Savona coordinati dal vicequestore aggiunto Rosalba Garello.

    Infilato su un’auto e tradotto in carcere a Sanremo, poi trasferito presso il convento delle suore di Diano Castello, quindi a La Spezia dove in regime di semi libertà aveva anche investito un passante in scooter mentre stava ritornando in cella. E infine alla Casa della Carità di Imperia dove è probabile che resterà ancora ospite per un lungo periodo di tempo. Dalla Diocesi di Albenga, infatti, fanno sapere che certamente non potrà tornare nella sua Alassio. Tutti abbottonati su quello che sarà il futuro di questo sacerdote. “Vicenda scomoda che ha macchiato la Chiesa locale”, si è sempre detto.

    La realtà è comunque questa: San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, da poche settimane, hanno un nuovo parroco. Va poi precisato che per “Don Lu” è ancora in corso il processo canonico. “Nessun provvedimento è stato deciso nei suoi confronti anche perché il processo, a differenza di quello tradizionale, è molto più lungo”, sottolineano dalla Diocesi albenganese. In ogni caso difficilmente gli sarà affidato un incarico a breve, ed anzi pare che gli sia stato consigliato qualche mese di vacanza (e magari di riflessione) prima di cominciare a pensare al suo futuro da sacerdote.

    E il vescovo Guglielmo Borghetti su questa vicenda è categorico: “Bisognava attendere che don Massaferro terminasse di scontare la pena. Quindi valuteremo, con calma, quali decisioni da prendere”. Non sono scelte da fare con fretta, ma che devono essere ponderate e attendere appunto anche la sentenza del processo canonico. E ogni decisione, questo è scontato, saranno fatte senza clamore, ma con decisione, proprio perché la vicenda di “don Lu” è una macchia da far sparire in fretta.

    http://www.riviera24.it/2016/03/imperia-don-lu-ha-finito-di-espiare-la-sua-pena-alla-casa-della-carita-217546/

  • ALASSIO. IL VERDETTO RIMARRÀ SEGRETO, MA NEL FRATTEMPO L’EX PARROCO DOMENICA TORNERÀ LIBERO

    ALASSIO. IL VERDETTO RIMARRÀ SEGRETO, MA NEL FRATTEMPO L’EX PARROCO DOMENICA TORNERÀ LIBERO

    Processo canonico a don Lu affidato al cardinale Bagnasco Si va verso l’assoluzione. Il prete è accusato di abusi sessuali su una ragazzinadi12 anni

    GIOVANNI CIOLINA SAVONA;

    È direttamente nelle mani dell’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, il futuro di don Luciano Massaferro. Il cardinale di Genova ha avocato a se stesso il processo canonico avviato nei confronti dell’ex parroco di San Vincenzo ad Alassio, condannato a sette anni e otto mesi per abusi sessuali commessi nei confronti di una parrocchiana di dodici anni. E sarà Bagnasco ad individuare eventuali responsabilità “canoniche” commesse da don Lu nel suo comportamento. Un processo canonico che non avrebbe ancora portato ad un verdetto (in ogni caso segreto) e che potrebbe portare anche allo riduzione dello stato laicale il prete. Le indiscrezioni sembrano comunque portare ad un’assoluzione di don Lu da parte del cardinal Bagnasco, recentemente in visita a monsignor Mario Oliveri in occasione della celebrazione dei 25 anni di apostolato. E dalla base ci sarebbe la considerazione di non considerare del tutto attendibile la giovane vittima. Era la primavera del 2009 quando don Lu ha convinto la ragazzina a seguirlo in un giro di benedizioni    delle case prima della Pasqua. E in quelle occasioni avrebbe palpeggiato la piccola e si sarebbe fatto toccare. Una vicenda culminata con l’arresto del prete a dicembre dello  stesso anno e che ha scatenato una bagarre sul web tra innocentistie colpevolisti. Nelle scorse settimane il vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti aveva affidato la parrocchia alassina ad un altro prete, nonostante don Lu non abbia abbandonato l’idea di tornare un giorno nella parrocchia. Al momento don Massaferro sta scontando il residuo di pena (da domenica sarà libero) svolgendo servizio    in affidamento ai servizi sociali alla casa di accoglienza della Caritas di Imperia e per lui è in programma un periodo di vacanza. «Valuterò con calma la situazione – ha detto monsignor Borghetti – dopodiché prenderò una decisione senza clamore, per il bene della nostra comunità. E dopo aver parlato con don Massa ferro»

    Giovanni Ciolina, IL SECOLO XIX Savona

  • Noi, i ragazzi dello zoo di Roma

    Noi, i ragazzi dello zoo di Roma

    Alla stazione Termini si aggirano pedofili a caccia di minorenni. Piccoli immigrati senza famiglia, costretti a vivere nei cunicoli sottoterra e a prostituirsi per mangiare. Reportage dalle viscere della Capitale

    DI FLORIANA BULFON, FOTO DI CRISTINA MASTRANDREA

    Decine di immigrati minorenni vivono nel sottosuolo o accampati in aree attorno alla stazione Termini, nel cuore di Roma. Sono ragazzini senza famiglia, che rientrano fra i seimila minorenni non accompagnati arrivati in Italia e scomparsi. E per non morire di fame si vendono e sono vittime di pedofili senza scrupoli, uno dei quali, un ingegnere americano arrivato a Roma da Chicago, arrestato nelle scorse settimane.

    Il racconto di questi ragazzi, le loro immagini, i cunicoli sporchi e maleodoranti in cui vivono, sono contenuti in un reportage che l’Espresso pubblica nel numero in edicola venerdì 19 e online su Espresso Plus , in cui si mette in evidenza il girone infernale della Capitale. Si scoprono piccoli adolescenti che da un anno vivono sotto un albero, arrotolati in coperte sporche e bucate, che ne fanno fagotti buttati tra i sacchetti della spazzatura, con i topi che ogni notte provano a infilarsi nei loro pantaloni.

    Da piazza della Repubblica alla stazione, meno di quattrocento metri tra fasti dell’antica città imperiale, gli hotel di lusso e le bancarelle degli ambulanti, percorsi in fretta ogni giorno da pendolari e turisti, vivono questi ragazzini “invisibili”, scomparsi dopo essere sbarcati sulle coste italiane e arrivati dopo un lungo viaggio dai loro paesi d’origine dove scappano per via delle guerre. Un tredicenne egiziano racconta la sua storia, di quanto gli manca la mamma e la paura che prova a stare di notte solo per strada e dice: «Sono un bambino, ed ho paura».

    Dove vivono questi minorenni è un tappeto di melma, l’odore stordisce. Fathi è uno di loro, abbassa la testa e scende giù nel buco. «Meglio dormire fuori». Abdul risale la scaletta e si stringe nella felpa per il freddo. «Io sto qui, sotto l’albero». La sua vita è in un metro quadrato fatto di un cartone, una coperta marrone e due sacchetti di plastica blu. «Fuori è meglio, perché tira vento e non c’è quella puzza», dice. Ma quella puzza, anche se tira vento, rimane impressa nelle narici. E non se ne vuole andare. Fathi ha 14 anni, vive qui da due anni ed è arrivato da solo da Gharbia, in Egitto. Abdul ne ha 16. Come lui Ibrahim e gli altri. Venti, trenta ragazzini che dormono per terra, rubano, si prostituiscono. Sono gli invisibili.

    Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, interpellato da l’Espresso , annuncia che per salvare questi ragazzini è stata avviata «un’unità di strada sperimentale dedicata proprio ad intercettarne il disagio, monitorando i loro luoghi di ritrovo e stazionamento, informandoli sui servizi di accoglienza ed individuando eventuali soggetti adulti che potrebbero sfruttarli in attività illecite. L’unità sarà attiva all’interno della stazione Termini e nelle aree limitrofe 6 giorni su 7, dalla mattina sino a tarda sera, avvalendosi di educatori e mediatori linguistico culturali esperti nell’approccio a utenti in situazioni di disagio».

    Per assonanza viene in mente Christiane F., il suo libro di fine Anni 70, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, dove “Zoo” è il nome della stazione ferroviaria, luogo di disperazione e di prostituzione per minorenni a caccia di soldi per comprare l’eroina. All’epoca lo stupore fu un sentimento forte almeno quanto la commozione. C’erano i minorenni che si vendevano per procurarsi l’eroina, la droga del disagio nel già opulento Occidente. E c’erano adulti che ne approfittavano per sfruttarli sessualmente.

    In un ideale giro d’Europa su rotaia, negli anni Novanta, il testimone passò a Bucarest, alla Romania del dopo Ceausescu. La “Gara de Nord”, la stazione, era il terreno di caccia per pedofili provenienti da ogni dove, richiamati dal sesso facile, impunito e a basso costo che offrivano bambini orfani del comunismo e di famiglie che se ne sbarazzavano perché non in grado di mantenerli nella nuova stagione del liberismo spinto dopo quella di un welfare straccione ma pur sempre welfare. Le autorità vedevano e tacevano: non potevano ammettere il precoce fallimento sociale del governo che aveva sostituito la dittatura.

    Fu grazie a Miloud Oukili, un clown franco-algerino capitato per caso in Romania, che lo scandalo venne alla luce. Letteralmente. Scoprì che quegli adolescenti, talvolta persino bambini, maschi e femmine, vivevano nelle fogne della capitale. Si vendevano per non morire di fame, e poi dalle botole attorno alla stazione si inabissavano nelle viscere del sottosuolo.

    Intanto questi ragazzi “dannati” di Roma continuano ad avere paura, ad essere oggetto di pedofili e a vivere sotto gli alberi o nel sottosuolo.

    L’inchiesta esclusiva sull’Espresso in edicola da venerdì 19 e già online su E+

    http://espresso.repubblica.it/archivio/2016/02/18/news/noi-i-ragazzi-dello-zoo-di-roma-1.250863
  • Il tramonto di Oliveri vescovo senza poteri che non vuole ritirarsi

    Il tramonto di Oliveri vescovo senza poteri che non vuole ritirarsi

    ALBENGA. Riceve nel suo ufficio nel palazzo vescovile chiunque gli chieda conforto, alle 17 dice messa nella cappella privata insieme al fratello e poi si trasferisce nella sua abitazione. Dall’arrivo del vescovo coadiutore Borghetti, inviato dal Santo Pontefice, monsignor Mario Oliveri, 71 anni, pastore della diocesi ingauna da 25 anni (sabato alle 10 in Cattedrale la solenne messa per l’anniversario dell’ordinazione episcopale) si è ritirato ad una sorta di vita privata obbligata dall’arrivo del nuovo prelato. Ma Oliveri di dare le dimissioni dall’incarico non sembra averne nessuna intenzione. Il vescovo nominato il 4novembre 1990, sembra avere tutta l’intenzione di rimanere ancora tre anni a palazzo vescovile nonostante i messaggi arrivatigli dal Vaticano sulla necessità di un suo passo indietro per evitare imposizioni. La conferma indiretta è arrivata domenica dalle pagine dell’Avvenire.

    «Sarei disposto ad affrontare altri 25 anni di episcopato» ha ribadito nell’intervista rilasciata al giornale cattolico a voler ribadire un’intenzione capace di irretire i suoi superiori. Una lunga chiacchierata nella quale monsignor Mario Oliveri sembra volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe di fronte agli ultimi accadimenti. Sottola sua gestione,la diocesi di Albenga e Imperia ha vissuto uno dei periodi più delicati e costellato da scandali e inchieste. La condanna per pedofilia di don Luciano Massaferro, con la presa di posizione di Oliveri a favore del parroco alassino, è stata la più eclatante. Ma non l’unica.

    A Pietra, da don Luigi Fusta (condannato per favoreggiamento della pedofilia e che ora ha ricorso in Appello) è stato ospitato un prete fuggito dalla Svizzera per aver tentato violenze su una ragazzina. Senza dimenticare don Lucciardello e don Zappella, gli ultimi scandali vissuti dalla sua gestione, e ospitate come pecorelle smarrite nella chiesa di monsignor Oliveri. Ed a loro si rivolge, sempre dalle pagine dell’Avvenire, ringraziando «quei sacerdoti, non pochi, che mi hanno dato prova di credere che il loro ministero è essenzialmente di natura sovrannaturale e come tale l’hanno esercitato in sincera comunione con il vescovo ed in gioiosa obbedienza a lui». Ma nel suo spirito di buon pastore Oliveri aggiunge «di aver voluto bene» mostrando comprensione e cura «a quelli di loro che mi parevano averne più bisogno». «Ma non sempre e non da tutti sono stato capito» è la graffiata di Oliveri a coloro che hanno scritto a Roma sulla sua discutibile gestione della diocesi.

    G. C. Il Secolo XIX

  • Il vescovo coadiutore incontra in procura l’inquisitore dei preti pedofili

    Il vescovo coadiutore incontra in procura l’inquisitore dei preti pedofili

    Faccia a faccia in segreto fra Borghetti e Ferro

    GIOVANNI CIOLINA – SAVONA

    È arrivato nella diocesi di Albenga Imperia un anno fa, mandato da Papa Francesco per rimettere un po’ di ordine in una fetta della chiesa savonese chiacchierata e spaccata dagli scandali dei preti pedofili. Abituato a raffrontarsi nel precedente incarico con i colleghi alle prese con problematiche di omosessualità e pedofilia, l’emissario del Pontefice si è subito calato nella parte. E senza paura di pestare i piedi a qualcuno ha cominciato a lavorare per ridare dignità al clero e fiducia a tutta quella fetta di credenti che il susseguirsi degli scandali potrebbe allontanare.

    La sua presenza ieri mattina al sesto piano del palazzo di giustizia sta lì a dimostrare la fermezza della sua volontà a rendere la chiesa un pochino meno sbandierata sui giornali per gli scandali e sicuramente più attenta ai problemi della gente. Cosa si sia detto nel lungo faccia a faccia con il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro non è dato sapere, ma sicuramente rappresenta un segnale positivo di collaborazione e soprattutto di pulizia. «La mia porta è sempre aperta. Il mio compito è di creare una diocesi trasparente, alla luce del sole e per questo mi batterò» è il credo di Gugliemo Borghetti.

    I casi di don Zappella e don Licciardello sono gli ultimi in ordine di tempo a preoccupare il pastore della chiesa ingauna chiamato a coadiuvare Mario Oliveri con ampi poteri.

    http://www.lastampa.it/2015/10/27/edizioni/savona/il-vescovo-coadiutore-incontra-in-procura-linquisitore-dei-preti-pedofili-1VNOjHlyTXnnjPaSPGGoZI/pagina.html

  • Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Espulso a Pinerolo, entrò nel seminario ingauno

    SAVONA. Il caso di don Francesco Zappella rischia di travolgere l’intera diocesi di Albenga e Imperia. In particolare lo scandalo potrebbe coinvolgere i vertici della curia e del seminario ingauno nell’era di Mario Oliveri, ilvescovo che il prossimo quattro novembre festeggerà il venticinquesimo anniversario di ordinazione nella diocesi di Albenga. Il nodo della questione è semplice: don Francesco Zappella è stato ammesso nel seminario vescovile ingauno nel settembre del 1991, ossia a pochi mesi dalla condanna a quattordici mesi per abusi sessuali su minore pronunciata dal tribunale di Pinerolo, località dove il giovane Zappella si era trasferito dalla bergamasca per frequentare il seminario salesiano. Le indiscrezioni dicono che Zappella sia stato estromesso dall’istituto piemontese ed accolto nella diocesi di Albenga passata da neppure un anno nelle mani di monsignor Oliveri. «Non ho niente da dire» è il laconico commento di don Luciano Pizzo, l’allora rettore del seminario, che preferisce il silenzio di fronte alla situazione creatasi. Non è un caso però che proprio don Luciano, insieme a don Fabrizio Fabbris (padre spirituale del seminario alla fine degli annio ‘90) e don Rinaldo Bertonasco sia stato uno dei sostenitori della crociata a Roma per mettere fine agli scandali nella curia albenganese.

    Resta infatti difficile da capire come un giovane condannato per abusi sessuali su minori possa essere stato ammesso in seminario e soprattutto ordinato prete il 17 maggio 1997. Il vescovo Oliveri sapeva di quella pesantissima macchia nel passato di Francesco? E se si, perché ha taciuto? In casi di trasferimento tra seminari, i vescovi delle due diocesi si scambiano informazioni e in quel capitolo avrebbe dovuto esserci anche il riferimento a quella condanna. Monsignor Guglielmo Borghetti si trova quindi tra le mani un caso scottante e dalle soluzioni che rischiano di essere pesantissime. E questo potrebbe giustificare la necessità di un’istruttoria non frettolosa sul caso Zappella. Perché se il parroco di Borghetto potrebbe essere sospeso per il caso di pedofilia, nei guai potrebbero finirci anche coloro che quel giovane bergamasco (pronto sempre a prostrarsi di fronte ai simboli della religione) lo hanno fatto pastore della chiesa. Qualcuno sapeva di quella condanna? Qualcuno ha taciuto o qualcuno ha provato a sollevare il caso ed è stato zittito? Il condizionale sugli sviluppi “canonici” ovviamente è doveroso di fronte ad uno scandalo in itineree che ancora una volta porta la diocesi di Albenga all’attenzione del Pontefice Bergoglio. Ma i casi di pedofilia e altri reati cominciano ad essere un po’ troppi per essere sottovalutati. Monsignor Borghetti è pronto ad usare il pugno di ferro con chi ha sbagliato. Il mandato di Papa Francesco è stato chiaro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Nell’unica diocesi al mondo commissariata da Papa Francesco qualcuno comincia a rimpiangere monsignor Mario Olivieri, chi invece no, fatica a vedere “la grande rivoluzione” messa in atto da monsignor Guglielmo Borghetti, una rivoluzione presunta ma che nei fatti pare solo “tanto fumo ma niente arrosto”.

    A quanto pare il commissario inviato da Papa Francesco per fare pulizia nella diocesi più chiacchierata d’Italia sembra che stia solo facendo silenzio e non pulizia, a dirlo non sono solo molti sacerdoti della diocesi ingauna, ma anche i fatti.

    L’ultimo dei casi che ha lasciato perplessi è quello di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito accusato di molestie e indagato formalmente dalla Procura di Savona per l’ipotesi di reato di violenza sessuale, che paradossalmente, anziché essere sospeso, proprio nei giorni in cui veniva aperto nei suoi confronti un fascicolo, viene promosso da Borghetti come collaboratore della Caritas Diocesana.

    E ancora il caso di Giacomo Pisano, cappellano dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure che a seguito di un tentativo di furto nella sua abitazione, aveva attirato l’attenzione di don Filippo Bardini, il quale aveva avvisato la vigilanza. Una successiva visita dei NAS aveva accertato una situazione a dir poco imbarazzante, il pavimento dell’abitazione era cosparso di rifiuti, escrementi e avanzi di cibo, e in mezzo a oggetti e paramenti sacri, anche materiale pornografico. Questa vicenda pare non abbia turbato molto la diocesi che lo ha “riciclato” e adesso presta servizio nel fine settimana come vice parroco di Balestrino, mentre in settimana presta servizio a Loano, nella chiesa di S. Pio 10°. In questo caso ad allontanare il sacerdote dall’ospedale non è stata la diocesi, ma la Regione che ha provveduto a “licenziarlo” tramite i vertici dell’ASL .

    Poi c’è il caso di don Renato Giaccardi, arrestato a Mondovì nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali. Condannato successivamente in via definitiva a 4 mesi di reclusione, fu trasferito nella diocesi di Albenga dove ora fa il parroco a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto nella zona del porto ed è cappellano presso il santuario delle Suore della Visitazione di Loano, adiacente ad un asilo.

    Ancora in circolazione per la diocesi ingauna don Italo Casiraghi, condannato a 6 mesi nel Canton Ticino per atti sessuali con fanciulli, trasferito anche lui dopo la condanna nella diocesi di Albenga. Lo avevamo scoperto noi della Rete L’ABUSO qualche anno fa mentre celebrava come se niente fosse messa a Pietra Ligure, dove vive tuttora.

    Infine il caso più famoso, quello di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi. Attualmente ai domiciliari e affidato ai servizi sociali di Imperia, di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. Anche se per il momento non dice messa, non è mai stato ridotto allo stato laicale.

    La Rete L’ABUSO ovviamente, occupandosi di tematiche sessuali, si è limitata ad elencare solo questi aspetti. In realtà le recenti vicende ed esternazioni del clero ingauno, nell’ultimo periodo non hanno mancato di guadagnarsi gli onori della cronaca, ma malgrado ciò pare che anche in quei contesti non sia stato preso provvedimento alcuno.

    La domanda che alla fine ci poniamo noi comuni mortali è molto semplice, ma “la grande rivoluzione di Guglielmo Borghetti” in che cosa consiste?

    Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

  • Presunto caso di pedofilia. Borghetti: Attendo di capire

    Presunto caso di pedofilia. Borghetti: Attendo di capire

    Il vescovo-coadiutore della diocesi di Albenga interviene sulla vicenda e sulla nomina di don Francesco Zappella alla Caritas.

    GIOVANNI CIOLINA
    ALBENGA

    La bufera del caso «don Zappella» si abbatte sulla diocesi di Albenga e Imperia, all’indomani delle nomine delle varie pastorali, ma il vescovo Guglielmo Borghetti mantiene la consueta calma e sincerità nell’affrontare il discorso.

    «Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come peraltro tutte le altre, sono state fatte sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi».

    Il monsignore va subito al nocciolo del problema letto sui giornali «anche se personalmente non sono stato informato di nulla. Ho letto di un prete denunciato per fatti molto gravi, ma notizie ufficiali non ne ho avute. E sono sincero quando dico di non sapere nulla». Il responsabile della chiesa ingauna attende quindi notizie dalla procura («Come mi era accaduto in altre realtà») anche se non essendoci indagati il passaggio tecnico non è automatico.

    Ma è stato lo stesso Zappella ieri mattina, come rivelato dallo stesso prete, ad annunciare al suo vescovo la storia e presentare le dimissioni dall’incarico.

    «Al momento sono sereno – ha dichiarato il pastore mandato da papa Francesco – e attendo di conoscere sviluppi. Se le accuse trovassero conferma sarei addolorato e dovrei prendere provvedimenti, ma fino a che la situazione non è chiara aspetto».

    Indubbiamente la nomina di don Zappella alla Caritas ha suonato strano alla luce della denuncia del giovane sud americano nei confronti del prete di Borghetto. «Ribadisco che per come lo conosco io don Zappella è una persona buona – ribadisce monsignor Borghetti – e i nomi che ho piazzato nei vari “ministeri” della chiesa locale sono persone di mia fiducia. Questo non vuol dire che le altre siano di mia sfiducia, ma ritengo che un turn over sia normalissimo. Se uno è appiccato al ruolo non da il massimo».

    La Stampa Savona

    http://www.lastampa.it/2015/09/08/edizioni/savona/presunto-caso-di-pedofilia-borghetti-attendo-di-capire-cxMe6i3nH4QMV0v6sHsrJJ/pagina.html