Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

    “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

    SALENTO – Un prete indagato per presunti abusi sessuali su un ragazzino consumati, secondo l’accusa, in casa del sacerdote in un paese del Nord Salento. La vicenda, riportata in anteprima assoluta, è confluita in un fascicolo d’indagine con una contestazione allo stato provvisoria in questa fase embrionale dell’inchiesta che, proprio per la materia così scottante, è oggetto di approfondimenti estremamente meticolosi da parte degli inquirenti. Al lavoro ci sono sia la Procura dei Minori (sotto il coordinamento della Procuratrice Simona Filoni) che quella ordinaria (fascicolo finito sul tavolo del pm Luigi Mastroniani). Nel frattempo il prete non indossa l’abito talare per via di un provvedimento di sospensione cautelare disposto dalla Curia in attesa di conoscere quali saranno gli esiti dell’indagine penale.

    Si parla di un solo episodio avvenuto un paio d’anni fa. È stato lo stesso ragazzino – ora 15enne – a raccontare quanto sarebbe accaduto in casa del sacerdote dove sarebbe stato costretto ad avere un rapporto intimo con il prete. Sulle modalità dell’incontro non c’è assoluta chiarezza. L’ipotesi – maggiormente valorizzata – è che il minore sia stato portato in una camera e lì, lontano da occhi indiscreti, avrebbe ricevuto le attenzioni a sfondo sessuale da parte del sacerdote. E dopo il suo racconto è scattata la denuncia presentata dai genitori del minore assistiti dall’avvocato Mario Fazzini.

    Come detto sulla vicenda si è attivata anche la Procura dei Minori per garantire al ragazzino un sostegno e un adeguato monitoraggio del percorso di crescita e un sano e sereno sviluppo della personalità alla luce dei presunti abusi e valutare, nel contempo, le capacità genitoriali. Il minore, così, ha avviato un ciclo di incontri con l’Equipe Abuso e Maltrattamento dell’Ambito Territoriale Sociale competente nell’area di residenza e in via istruttoria sono stati sentiti sia i genitori che il ragazzo stesso.

    E sempre il minore è comparso davanti al gip Marcello Rizzo nel corso dell’incidente probatorio per blindare così con la sua testimonianza il materiale probatorio sin qui acquisito da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo. Sul contenuto della testimonianza del minore, ovviamente, è stata alzata una cortina di riservatezza anche e soprattutto per tutelare le parti interessate. Sarà il pm inquirente, alla luce delle dichiarazioni fornite dal ragazzo e della relazione psicodiagnostica stilata dai consulenti, a trarre le debite conclusioni e valutare se archiviare il procedimento o chiedere il processo per il sacerdote difeso dagli avvocati Giulia e Giuseppe Bonsegna.

    “Abusi sessuali su un ragazzino”: indagato un prete

  • Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Pedofilia: prete arrestato, ordinanza ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’

    Arrestato con l’accusa di prostituzione minorile il sacerdote di San Feliciano. Si tratta di Don Vincenzo Esposito, 63 anni, originario di Caltavuturo, nel Palermitano, titolare della parrocchia di San Feliciano a Magione. Agli arresti domiciliari è finita, invece, una donna di 50 anni, la madre della vittima che di anni ne ha 17: è con questo ragazzo che il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali. Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.

    Il sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) per prostituzione minorile aggravata attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Sono le dure parole usate dal gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Spoleto il parroco, e ai domiciliari la madre del minore. In particolare il gip, come apprende l’Adnkronos, cita una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”, dice il prete al giovane. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E il prete: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, replica il ragazzino. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso.

    “Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “No no no…[incomprensibile poiché le voci sono sovrapposte]…”. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.

    Sebbene allo stato della discovery delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”. E’ quanto scrive, come apprende l’Adnkronos, il gip di Palermo Fabio Pilato nella ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il prete umbro per prostituzione minorile aggravata.

    L’intervento del Cardinale Gualtiero Bassetti – L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve prende atto con stupore e dolore della notizia circa l’arresto del Sac. Vincenzo Esposito, Parroco di San Feliciano (Pg), e assicura la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti.

    Secondo le prime informazioni raccolte dall’Archidiocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Vincenzo Esposito è accusato di prostituzione minorile.

    Al riguardo l’Archidiocesi ritiene di dover precisare che mai alcuna segnalazione è giunta all’Autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede.
    L’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Sua Eminenza Card. Gualtiero Bassetti, profondamente rattristato, esprime la propria vicinanza, umana e spirituale, alla comunità parrocchiale di San Feliciano e in particolare a tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda.

    “Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.

    • privo di poteri di autocontrollo

    Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete.

    “Padre, niente mi manda a me che sono senza una lira?…”. “No, perché non ho niente ho solo pochi soldi ormai li ho promesso a F. ed anche ad A. tu…questa sera parliamo, va bene?”. “Dieci euro che mi compro le sigarette, padre”. E’ la conversazione tra uno dei ragazzi minorenni che si prostituivano con il parroco di Perugia arrestato dai carabinieri di Termini Imerese (Palermo). Sesso virtuale in cambio di soldi. Come si evince dall’ordinanza visionata dall’Adnkronos. “Ora vediamo, poi parliamo…ok”, dice il parroco al ragazzino che chiede soldi. “Padre a me mi deve dire una parola si o no …”. “Te l’ho detto ora vediamo eh…”. “Caso mai ti mando dieci euro con A., va bene?”. E il minore risponde: “Va bene…”. Il tutto in cambio di sesso via chat e video.

    Non ha freni inibitori a desideri compulsivi nutriti
    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    Ordinanza ‘prestazioni sessuali in cambio carte prepagate o telefoniche’ (Ter/Adnkronos)

    “Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Fabio Pilato. “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”.

    “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

    “A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

    «Sono innocente». E’ quanto ha detto don Vincenzo Esposito al proprio avvocato Renato Vazzana del foro di Termini Imerese (Palermo). “Conosco bene la persona, ovviamente sono meravigliato di tutto”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Renato Vazzana, il legale del prete di Perugia, ma originario di Caltavuturo (Palermo) arrestato oggi per prostituzione minorile aggravata. Il religioso è stato arrestato vicino Perugia e orsa è detenuto a Spoleto. “Ho parlato con lui durante l’arresto – dice il legale – e l’ho trovato molto sereno seppure amareggiato. E’ molto agguerrito. Domani nell’interrogatorio andrà a contestare tutte le accuse”.

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

  • Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Rabbia e incredulità. «Mando mio figlio in oratorio. Uno pensa che sia un posto sicuro, e invece…». Di sfoghi così ne hanno raccolti parecchi, gli investigatori della Squadra Mobile che, in un mese e mezzo di indagini, hanno parlato con i genitori dei bimbi coinvolti nel caso di don Emanuele Tempesta, il 29enne sacerdote a Busto Garolfo accusato di molestie sessuali nei confronti di sette bambini, tra gli 8 e i 12 anni.

    Sgomento, tra le madri e i padri della comunità che ruota attorno alla parrocchie intitolate a Santa Geltrude e ai Santi Salvatore e Margherita. E anche preoccupazione. «Ma adesso che conseguenze psicologiche potranno esserci per mio figlio?», è l’altra domanda che i poliziotti si sono sentiti fare. Gli agenti hanno proceduto il più celermente possibile.

    Le indagini della quarta sezione della Mobile sono andare spedite, a partire dalle denunce presentate alla fine di maggio, quando le prime due mamme hanno ascoltato le confidenze dei figli: «Il don ha toccato…», dicevano, aggiungendo in fondo alla frase il nome di un amico, di un compagno che si trovava con lui nell’abitazione del prete, (un immobile incorporato al complesso parrocchiale), per fare tornei alla Playstation o i giochi di ruolo.

    Da quel momento, l’inchiesta coordinata dal pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore si è allargata presto ad altri bambini, man mano che le prime vittime raccontavano chi era presente in quegli incontri, andando a ritroso fino a febbraio dello scorso anno, appena prima del Covid e del lockdown. Richiesta e ottenuta la misura restrittiva, gli agenti, nei giorni scorsi, si sono presentati con il provvedimento in mano per arrestare il 29enne cresciuto a Cornaredo. Lo hanno raggiunto a Bardonecchia, in provincia di Torino, dove era appena arrivato per iniziare un campo estivo con alcuni ragazzi dell’oratorio di Busto Garolfo.

    Sette le vittime accertate fino a ora, in otto episodi distinti, anche se gli inquirenti avrebbero già raccolto altri elementi relativi a ulteriori casi. Le audizioni protette dei minori (che avvengono sempre alla presenza di psicologi) riprendono domani. Lo stesso giorno in cui il gip Luisa Bovitutti ha fissato l’interrogatorio di garanzia del vicario parrocchiale finito agli arresti domiciliari in una casa messa a disposizione dall’Arcidiocesi (che per trasparenza ha voluto diffondere la notizia in una dettagliata nota ufficiale, eludendo però le raccomandazioni dell’autorità giudiziaria, che chiedeva maggiore riservatezza per non turbare l’andamento delle indagini).

    Don Tempesta potrebbe avvalersi della facoltà concessagli dalla legge di restare in silenzio, oppure rispondere alle domande del magistrato, e magari facilitare il lavoro degli inquirenti. Le poche persone che lo hanno visto, parlano di un giovane uomo «disperato», che avrebbe giurato la propria estraneità alle gravissime accuse che gli vengono mosse. Ma gli elementi che, sino a questo momento, compongono il quadro accusatorio, e il numero non certo esiguo di parti offese individuate dai detective in queste settimane, non sembrano davvero giocare a suo favore.

    Altro fronte investigativo da esplorare, peraltro, sarà quello relativo all’analisi tecnica del materiale sequestrato nella canonica: un tablet, due telefoni cellulari, un computer e la consolle per i giochi, che si può collegare alla rete internet. Il lavoro della polizia, in questo scandalo di provincia, non è ancora finito.

    https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_luglio_18/don-tempesta-arrestato-abusi-minori-genitori-dell-oratorio-sotto-choc-gli-lasciavamo-nostri-figli-403256f4-e736-11eb-9bf6-eea1575c4502.shtml

  • L’arcivescovo di Ottawa si scusa per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale

    L’arcivescovo di Ottawa si scusa per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli che alcuni lettori potrebbero trovare angoscianti.

    L’arcivescovo di Ottawa-Cornwall, Marcel Damphousse, ha presentato lunedì scuse formali agli indigeni per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale.

    Ha anche invitato a scusarsi anche papa Francesco, il capo globale della chiesa di circa 1,3 miliardi di persone.

    Le scuse sono l’ultima espressione di contrizione da parte di un leader cattolico canadese da quando la Tk’emlúps te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta di quelli che si ritiene siano i luoghi di sepoltura non contrassegnati dei resti di bambini adiacenti a un’ex scuola residenziale a Kamloops, BC. scuse simili dagli arcivescovi di Vancouver e Regina .

    Abbiamo peccato contro i nostri fratelli e sorelle affidati alle nostre cure.– L’arcivescovo Marcel Damphousse

    Più di 150.000 bambini indigeni sono stati separati dalle loro famiglie e costretti a frequentare le scuole residenziali in tutto il Canada tra il 1880 e il 1996, molti dei quali hanno subito abusi fisici, sessuali e psicologici. La maggior parte delle scuole erano gestite da confessioni cattoliche per conto del governo federale.

    “Estendiamo le mie sincere scuse per il coinvolgimento della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale e prego per la guarigione mentre la chiesa in Canada percorre il sentiero della riconciliazione con gli indigeni della nostra comunità”, ha detto Damphousse in un video pubblicato sul canale YouTube dell’arcidiocesi in occasione della  Giornata nazionale dei popoli indigeni.

    “Aggiungo la mia voce a coloro che chiedono al Santo Padre scuse per i popoli indigeni”.

    Le scuse vengono dopo il processo di apprendimento, dice l’arcivescovo

    Nel video, Damphousse ha affermato che la scoperta di Kamloops lo ha spinto a leggere, ascoltare e conoscere meglio l’impatto del sistema scolastico residenziale sulle popolazioni indigene.

    “I resoconti che abbiamo ascoltato sia nel rapporto Verità e riconciliazione che più recentemente in queste ultime settimane dell’esperienza di molti studenti indigeni delle scuole residenziali erano vergognosi”, ha detto Damphousse.

    “Come chiesa, non solo non siamo riusciti ad essere autentici testimoni della bontà di Gesù Cristo, ma abbiamo peccato contro i nostri fratelli e sorelle affidati alle nostre cure”.

    Ma una sopravvissuta alla scuola residenziale locale dice di essere arrabbiata per quanto poco l’arcivescovo sapesse delle scuole residenziali.

    Evelyn Korkmaz è stata costretta ad andare alla scuola residenziale di St. Anne, gestita dalla Chiesa cattolica a Fort Albany, nell’Ont. Ha detto che Damphousse deve prima imparare di più sul sistema scolastico residenziale.

    “Come puoi scusarti sinceramente se non sai nemmeno di cosa ti stai scusando?”

    In un’intervista all’Ottawa Morning di CBC Radio   all’inizio di questo mese, Damphousse ha ammesso di sapere poco della storia o dell’eredità delle scuole residenziali, un commento che ha suscitato critiche dall’ex commissario della TRC Marie Wilson, che ha affermato che la commissione ha specificamente invitato le chiese a educare i loro membri sul loro ruolo in quel capitolo della storia canadese.

    Damphousse ha detto che da allora ha contattato il Kateri Native Ministry di Ottawa, una chiesa situata su Bronson Avenue intitolata a Saint Kateri Tekakwitha, la prima indigena nordamericana ad essere santificata.

    Damphousse ha affermato di aver “chiesto aiuto” per imparare come supportare al meglio la comunità indigena locale.

    “Ho ascoltato le richieste di azioni concrete che possiamo intraprendere, inclusa la partecipazione e la promozione di incontri di ascolto con le popolazioni indigene nella nostra arcidiocesi, lavorando con le popolazioni indigene nel fornire istruzione al nostro clero e ai parrocchiani facilitata dalle popolazioni indigene”, ha affermato Damphousse.

    Korkmaz ha detto che le scuse non andranno abbastanza lontano e vuole che Damphousse solleciti il ​​Vaticano a rilasciare documenti relativi alle scuole residenziali.

    “È un inizio per riconoscere i torti… che la chiesa ha fatto al nostro popolo oa me stesso, ma dopo le scuse, abbiamo bisogno di azioni concrete”, ha detto.

    Francesco ha chiesto la guarigione , ma ha smesso di scusarsi per il ruolo della Chiesa cattolica nella gestione delle scuole, anche dopo che il primo ministro Justin Trudeau gli ha chiesto personalmente di considerare un tale gesto durante una visita del 2018 in Vaticano. Le scuse papali erano una delle 94 raccomandazioni formulate dalla TRC.

    Nelle osservazioni pronunciate in Piazza San Pietro all’inizio di questo mese, Francis ha affermato di essere addolorato per la scoperta di Kamloops e ha chiesto il rispetto dei diritti e della cultura delle popolazioni indigene.


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/canada/ottawa/archbishop-apology-residential-schools-1.6073733

  • Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze. Il Giudice per le indagini preliminari di Enna, Dott.ssa Luisa Maria Bruno sull’indagato: “Condivideva il letto con minori in pernottamenti antelucani”. A febbraio 2021, notificato l’avviso di garanzia [QUI]. “Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità”: una presunta vittima rappresenta a Papa Francesco in una lettera accorata le sue denunce rimaste inascoltate [QUI].

    Il ragazzo, oggi 27enne: “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”, afferma la presunta vittima, assistito dall’Avv. Eleanna Parasiliti [QUI]. Nel novembre del 2014 il giovane si confida con Mons. Pietro Spina: “Gli raccontai tutto ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre”. “Dissi a Monsignor Spina che non mi ero inventato nulla. Gli spiegai che sapevo di un prestito che lui aveva fatto a Rugolo, un prestito di 50mila euro. Speravo che capisse la confidenza che avevamo, tanto da sapere cose delicate”. A quanto pare Mons. Spina ha continuato a difendere Rugolo.

    Nell’aprile 2015, il giovane incontra un altro prete della diocesi, Mons. Vincenzo Murgano: “Mi chiese come mai non ero più andato in parrocchia, a San Giovanni. All’epoca, non sapevo se entrare in seminario, mi propose di iniziare un percorso spirituale per capire se fossi pronto. Al secondo incontro, gli confidai quanto mi era accaduto, non riuscivo a tenere quel peso dentro”. “Il monsignore mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto. Mi disse pure di non informare neanche il nuovo vescovo Gisana” [QUI].

    Mons. Rosario Gisana fu nominato da Papa Francesco Vescovo di Armeria il 27 febbraio 2014. Il 5 aprile 2014 ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Piazza Armerina da Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, coconsacranti Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, suo predecessore a Piazza Armerina, e il Vescovo Paolo De Nicolò, Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Durante la stessa celebrazione ha preso possesso della diocesi. Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana, assumendone direttamente la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

    24 marzo 2018. Al Duomo di Enna la Messa degli artisti. Don Giuseppe Rugolo intervistato da Rai Tgr: “Arte come ricerca del senso della vita”. Decine di cantanti, musicisti, attori e ballerine ai piedi del crocifisso ligneo della Chiesa Madre per animare in modo creativo una liturgia incentrata sulla Passione di Gesù [QUI].

    Estratto della lettera inviata dal ragazzo 27enne a Papa Francesco: “Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a Monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui”. L’incontro tra i genitori e il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è avvenuto nel 2017, ma dopo l’incontro, c’è stato un nulla di fatto [QUI]. Prosegue la lettera: “Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo”. Dell’indagine canonica “non se ne è più saputo nulla”. I genitori del ragazzo hanno dichiarato che la Diocesi di Armerina avrebbe offerto loro tramite la Caritas dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Il 27enne prosegue nella lettera a Papa Francesco: “Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che Don Rugolo veniva intervistato da TV2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua”.

    Il 21 aprile 2020 Don Rugolo viene intervistato, in collegamento esterno, nella trasmissione di TV2000 “Bel tempo si spera”, condotta da Lucia Ascione. Rugolo dal novembre 2019 è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda [QUI].

    Il 21 gennaio 2021 il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è stato sentito – per ore – presso la Procura di Enna. Il presule ha dichiarato: “Nel primo incontro che avemmo, Rugolo negò, successivamente ammise qualcosa. Confessò fatti poco gravi, solo successivamente ho capito che i fatti erano gravi. Sentito il racconto della vittima, ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato tutto”.

    La severità si tradusse solo nell’inviare gli atti della blanda inchiesta del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo (TEIS) alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, che non poté far altro che archiviare, perché formalmente il solo abuso che i giudici ecclesiastici di Palermo erano riusciti ad accertare, riguardava il periodo in cui Rugolo era seminarista. Dunque, formalmente, fuori dalla giurisdizione del dicastero della Santa Sede [QUI].

    A seguito della lettera della presunta vittima al Papa, che sarebbe stata recapitata in Vaticano, le istituzioni ecclesiastiche preposte avrebbero chiesto conto e ragione al Vescovo Gisana, il quale ha affermato che non può negare di avere avuto contatti con la Santa Sede e ha dichiarato: “Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi”. Riguardo ai presunti accordi economici extragiudiziali con la famiglia della vittima, Mons. Gisana risponde: “Noi non abbiamo offerto alcun risarcimento”. Ci vennero offerti dei soldi da un avvocato – hanno raccontato i genitori della presunta vittima – avremmo dovuto firmare una clausola di riservatezza”. Soldi mai accettati. A dicembre, Don Rugolo sperava di averla fatta franca – ha partecipato a un incontro di catechesi on line con il Vescovo Gisana – e di tornare presto in Sicilia, confidando ancora nel silenzio della Diocesi di Piazza Armerina [QUI e QUI].

    Codice di diritto canonico. LE CHIESE PARTICOLARI E L’AUTORITÀ IN ESSE COSTITUITA. CAPITOLO II – I VESCOVI – Articolo 2 I Vescovi diocesani. Can. 391 – §1. Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto [QUI].

    Nel febbraio del 2019, durante il vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Papa Francesco ha ringraziato i media per il lavoro di “smascherare questi lupi e dare voce alle vittime”, avvertendo i vescovi: “La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce oggettivamente, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana viene informato dei fatti da Don Giuseppe Fausciana nel 2016. L’incontro tra il Vescovo e i genitori della vittima è avvenuto nel 2017. Mons. Gisana solo nell’agosto 2018, come indicato dal Gip Luisa Maria Bruno, incontra la presunta vittima, “il quale lo invitava — scrive il Gip — a presentare una denuncia agli organi ecclesiastici e di lì a poco avviava un’indagine previa, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo”. Un’indagine piuttosto blanda. “L’istruttoria ecclesiastica — ricostruisce il Gip — non avrebbe dato alcun esito, anche in ragione del fatto che alcuni testimoni non avevano risposto alla convocazione, così come aveva fatto lo stesso Rugolo”. Al principale indagato bastò non presentarsi, per fare cadere nel nulla la denuncia ecclesiastica [QUI].

    Da quanto finora emerso, Mons. Gisana non ha mai segnalato il “caso Rugolo” alla magistratura. “Abbiamo appreso di questo caso solo quando la vittima ha presentato una denuncia alla polizia, nel dicembre 2020 – conferma a Repubblica il Procuratore di Enna Dott. Massimo Palmeri -. E ci siamo subito attivati” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina – pur “sapendo ogni cosa” decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchia, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici [QUI].

    “Ho appreso dalla nota stampa congiunta della Questura e Procura della Repubblica di Enna, la notizia della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo appartenente a questa Diocesi di Piazza Armerina. Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale. Esprimo la mia vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti. Per questa ragione fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti” (Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana – Comunicato Stampa della Diocesi di Piazza Armerina, 27 aprile 2021 [QUI].

    Don Giuseppe Rugolo è nato il 23 luglio 1981 ad Enna, ordinato sacerdote il 13 aprile 2013, tuttora annoverato nel clero della Diocesi di Piazza Armerina [QUI]. Ha gestito diversi gruppi giovanili ed è l’ideatore del “Progetto 360”, associazione giovanile che nasce il 31 gennaio 2015 [QUI]. Attualmente è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda. Avrebbe compiuto atti di pedofilia da quando era seminarista. Nei confronti di Don Rugolo non risulta che siano stati adottati provvedimenti disciplinari da parte dell’autorità ecclesiastiche competenti [QUI e QUI]. La Rete L’Abuso ha scritto il 24 febbraio 2021 [QUI], che il Vescovo di Ferrara-Comacchio, “come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria. Certamente ora va verificato se Mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da Mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di Don Rugolo”.

    Parlano i ragazzi di “Progetto 360”
    Solo di recente, i ragazzi di Don Rugolo hanno trovato la forza di parlare. Sette ragazzi del suo gruppo accusano il prete arrestato: “Ci toccava spesso nelle parti intime”. Il Procuratore di Enna Massimo Palmeri ritiene che tanti altri sappiano di Don Rugolo. Lo ritiene anche il Gip Luisa Maria Bruno: “Soltanto pochi giovani hanno dimostrato una maturità sufficiente per sottrarsi alla manipolazione di cui purtroppo molti altri sono rimasti vittima” [QUI]. Sono tre le presunte vittime, minorenni al tempo dei fatti, alle quali il sacerdote ennese avrebbe indirizzato attenzioni sessuali illecite. Don Rugolo è posto agli arresti domiciliari su disposizione del Gip Luisa Maria Bruno. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dalla polizia di Ferrara dove il prete era stato trasferito nel novembre del 2019 e le indagini erano state avviate a seguito della denuncia della presunta vittima 27enne, nel dicembre del 2020.

    Il Gip Bruno, nell’ordinanza di 44 pagine, traccia il profilo di Don Rugolo, il quale naviga notte e giorno sui siti porno a cercare “teen”, presenta “l’agire tipico della devianza sessuale caratteristica del pedofilo” [QUI]. Gli atti di violenze e libidine sono avvenuti nella parrocchia, a scuola, in sagrestia, durante il Grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione”, afferma il magistrato. Dal fatto sarebbe derivato alla persona offesa “un grave pregiudizio morale e psicologico” che dura fino al presente. Don Rugolo all’epoca era collaboratore canonico ed educatore del gruppo Azione Cattolica e responsabile del gruppo giovanile “360” e poi sacerdote. “Abusando di tali ruoli” molestò altri due minori dal 2015 al novembre 2019.

    Quella che emerge è l’immagine di “un soggetto dal forte carisma, una ‘prima donna’ – annota il Gip Bruno -, consapevole dell’ascendente che esercitava sui giovani”. Con loro “assumeva il ruolo di amico e consigliere riuscendo così, anche grazie al senso di soggezione indotto dall’abito talare, a manipolare il pensiero e la volontà per fini anche turpi”. Grazie alla posizione di seminarista prima, e poi quella di parroco – Don Rugolo è anche docente di scuola secondaria – aveva creato il ‘progetto 360’, concepito come centro di aggregazione e orientamento per i giovani con problemi legati all’età, “divenuto di fatto platea per la selezione di soggetti particolarmente fragili con cui instaurare particolari legami”. Testimoni riferiscono dell’abitudine del Don di “organizzare incontri con pernottamento dei partecipanti in compagnia dell’indagato”. Per quelle ore antelucane, il prete si era riservato uno stanzino separato, provvisto di letto, che condivideva con una vittima. Fuori dalla porta, a mo’ di dormitorio, tutti gli altri. Il sacerdote era “riuscito a manipolare a tal punto le menti dei giovani”, che la cosa “non aveva suscitato meraviglia o disapprovazione”. Si era insomma guadagnato la loro “complicità e il silenzio”.

    Un modus operandi, quello descritto dai giovani testimoni che “ricalca l’agire tipico della devianza sessuale caratteristico del pedofilo: una volta carpita la fiducia del minore, questi veniva costretto a instaurare un rapporto sentimentale esclusivo, venendo minacciato o subendo, per ritorsione, il distacco, la denigrazione o l’isolamento dal gruppo nel caso intendesse interrompere la relazione o stringere relazioni sentimentali con altre persone”. A provare le perversioni sessuali ci sono anche supporti informatici. Dall’analisi del computer di Don Rugolo è emerso che era solito navigare “in modo sistematico e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte” (mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi) su siti pornografici. La parola che più cercava era “teen” (adolescente in inglese). Dall’esame del materiale sequestrato sul cellulare ne deriva poi “un profilo psicologico connotato da una forte dipendenza dal sesso, a sua volta contraddistinta, oltre che da note di blasfemia, da un’evidente predilezione per i giovani adolescenti”.

    In una delle intercettazioni telefoniche, l’indagato parla con un prete “amico”. Gli confida la speranza che “una volta trascorsi dieci anni dal giorno in cui la persona offesa aveva compiuto 18 anni lui non sarebbe stato più perseguibile”. Nel dicembre 2020 i piani di Don Rugolo vanno in frantumi quando un ragazzo, oggi 27enne, lo denuncia. A gennaio 2021 i social network e i giornali locali diffondono la notizia di un prete allontanato da Enna per aver abusato sessualmente di alcuni giovani del luogo. Emerge il timore del Don 39enne di veder naufragare il suo progetto di rientrare a Enna. Infine il Gip cita “la dolorosa presa d’atto” dell’avvio dell’indagine penale nei suoi confronti, “senza traccia di pentimento alcuno”.

    All’esito delle indagini condotte, il Gip ennese dispone l’arresto dell’indagato, accogliendo la richiesta del Procuratore Massimo Palmeri e dei Sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. La misura cautelare è motivata dal pericolo di reiterazione del reato, considerata “l’inclinazione dell’indagato a cedere alle pulsioni sessuali in maniera incondizionata. Condotte che pur avevano trovato una certa stigmatizzazione nell’indagine canonica aperta a suo carico e nel trasferimento ad altra diocesi.

    Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
    Comunicato del 10 febbraio 2021
    In merito al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina ospite a Ferrara

    In relazione al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina attualmente ospitato a Ferrara, si precisa che tale presenza è stata attentamente concordata con il suo Vescovo, e che al momento della sua venuta nel 2019 non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare alla Facoltà teologica di Padova il curriculum universitario. Durante il periodo trascorso in Arcidiocesi non è accaduto nulla che facesse dubitare della sua condotta sacerdotale, anzi se ne è riscontrata la grande disponibilità e il diffuso apprezzamento tra coloro che lo hanno conosciuto. Per tali ragioni l’attuale indagine ha destato sorpresa e sgomento. Nonostante ciò, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha subito provveduto a porre in atto le misure richieste in tale situazione, e si è prontamente messa a disposizione della giustizia italiana e di quella ecclesiastica, fiduciosa che l’indagine possa fare piena luce sulla vicenda, attraverso l’accertamento della verità, frutto di un cammino di ricerca autentica e della valutazione imparziale dei fatti [QUI].

    I difensori denunciano una gogna mediatica. La presunzione di innocenza disattesa. Violazione del segreto istruttorio

    “Nei confronti di don Giuseppe Rugolo si è determinata una gogna mediatica – dicono il 27 aprile 2021 gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote -, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione” [1]. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi “di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito”.
    “Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna”. Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, “ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente”. I difensori si dicono “perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative a un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione” [2] [QUI].

    Memoriale Rugolo

    “Sono entrato in seminario nel settembre del 2006 i primi ricordi che ho di xxx. risalgono al 2008, lui era uno dei tanti ragazzi che frequentavano la parrocchia”. “Purtroppo lentamente le nostre conversazioni divennero sempre più confidenziali e infantili”. “Il nostro rapporto divenne di complicità”, scrive il Don, enumerando alcuni incontri che ebbe con il giovane, non attinenti alla vocazione, avvenuti sia prima che dopo la maggiore età della vittima. “La nostra amicizia era molto infantile, io ero molto affettuoso con lui e lui era molto affettuoso con me. Quando stavamo insieme, molto raramente, si scherzava, io gli volevo veramente bene”. Dopo il 18mo compleanno della vittima, si verificano altri episodi. Nell’ottobre 2012, “improvvisamente, per ragioni pastorali fui inviato in duomo e le nostre relazioni si allentarono”. Poi Don Rugolo apprende che xxx, ha parlato anche con altri sacerdoti.
    “Nell’ottobre 2014 fui contattato urgentemente dal mio parroco per un incontro. I genitori di xxx. erano andati ad accusarmi”. Secondo il parroco “xxx mi aveva accusato durante una lite familiare”; “io ero sconvolto, il parroco mi propose un incontro con xxx”. Durante l’incontro a tre “Io prendevo appunti – riporta il Don -, lui disse che avevamo avuto dei rapporti sessuali completi, che lo avevo traviato. Io smentii, purtroppo mi chiusi a riccio… prima che andasse via gli chiesi perché aveva fatto questo e lui non rispose”. “Dopo la mia nomina a parroco nel settembre 2018 – conclude il memoriale – nel mese di ottobre 2018 xxx ha chiesto un’udienza al vescovo, ha dato la sua versione dei fatti ma al vescovo sottolineò che non avevamo avuto rapporti completi” [QUI].

    «Comitato per don Rugolo», di cui fanno parte diverse mamme, a sostegno del sacerdote Giuseppe Rugolo, prete di Enna e che è indagato per violenza sessuale su minori [QUI].

    [1] Difesa dell’indagato e affermazione del principio della presunzione di innocenza, secondo il quale un indagato o imputato in un procedimento penale, non è considerato colpevole, sino a che non sia provato il contrario nelle sedi opportune, sino al terzo grado di giudizio, con sentenza definitiva passata in giudicato.

    La presunzione di innocenza è un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    Nel titolo della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali), la presunzione di innocenza viene definito come un principio giuridico secondo il quale un imputato non è considerato colpevole sino a che non sia provato il contrario. L’articolo 4 prescrive che “fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”. Di presunzione di innocenza parlano anche, tra i testi internazionali o sovranazionali, gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea («Carta di Nizza»), l’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («CEDU»), l’articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici («ICCPR») e l’articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

    Nella dottrina giuridica italiana il principio è declinato più propriamente come presunzione di non colpevolezza, perché il processo è il mezzo mediante il quale alla presunzione di innocenza si sostituisce quella di colpevolezza. In linea di principio non spetta all’imputato dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la colpa.

    La presunzione di innocenza non è sancita nella Costituzione Italiana, nonostante alcuni autori la rinvengano nell’articolo 27, comma 2, che recita che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. In realtà questa norma non inquadra una presunzione di innocenza o di non colpevolezza, ma un divieto di presunzione di colpevolezza. L’imputato non è assimilato al colpevole sino al momento della condanna definitiva. Secondo la Corte costituzionale, questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma esclusivamente “imputato”. Questa regola è meglio precisata nell’art. 6, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

    L’indagato è la persona sottoposta alle indagini preliminari. L’imputato è la persona sottoposto a giudizio. Accertata la fondatezza della notizia di reato, il Pubblico ministero esercita l’azione penale chiedendo l’accertamento giurisdizionale attraverso formale imputazione. In seguito all’esercizio dell’azione penale, l’indagato assume la qualifica di imputato.

    [2] Codice di Procedura Penale, Art. 329 – Obbligo del segreto d’indagine (o investigativo). Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.

    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.

    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.

    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.

    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.

    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo

    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.

    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.

    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse”.

    Progetto “Repara” della Conferenza Episcopale Spagnola [QUI].

    Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili

  • Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Jorge Mario Bergoglio è stato arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al 2013 e presidente della conferenza episcopale argentina dal 2005 al 2011. Durante questi anni, quando i funzionari della chiesa negli Stati Uniti e in Europa iniziarono ad affrontare la catastrofe degli abusi sessuali su minori da parte del clero – e anche quando i papi Giovanni Paolo II e Benedetto fecero dichiarazioni pubbliche – Bergoglio rimase in silenzio sulla crisi in Argentina.

    Non ha rilasciato nessun documento, nessun nome di preti accusati, nessun conteggio di preti accusati, nessuna politica per la gestione degli abusi, nemmeno scuse alle vittime.

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni ( archiviate sul sito web dell’arcidiocesi di Buenos Aires), ha attaccato la corruzione del governo, le disparità di ricchezza e il traffico sessuale di esseri umani, ma non ha detto nulla sulla violenza sessuale da parte dei sacerdoti.

    In On Heaven and Earth (pubblicato per la prima volta in spagnolo nel 2010), un’ampia raccolta di conversazioni con il rabbino argentino Abraham Skorka, ha suggerito infatti che il problema non esisteva nella sua arcidiocesi:

    Nella mia diocesi non mi è mai capitato, ma un vescovo mi ha chiamato una volta per telefono per chiedermi cosa fare in una situazione del genere e gli ho detto di togliere le facoltà al sacerdote, di non permettergli di esercitare nuovamente il suo ministero sacerdotale, e di avviare un processo canonico.

    L’implicazione di Bergoglio, che non ha gestito preti violenti, non è plausibile. Buenos Aires è la diocesi più grande dell’Argentina e Bergoglio è stato uno dei suoi massimi dirigenti dal 1992 al 2013 , un periodo in cui decine di migliaia di vittime in tutto il mondo hanno denunciato i loro abusi alla Chiesa. Sulla base dei dati divulgati nelle diocesi negli Stati Uniti e in Europa, stimiamo prudentemente che dal 1950 al 2013 più di 100 sacerdoti dell’arcidiocesi di Buenos Aires abbiano offeso bambini e che decine di loro fossero noti ai supervisori dell’arcidiocesi, tra cui Bergoglio.

    BishopAccountability.org presenta questa panoramica del ruolo di Bergoglio e della crisi degli abusi nella Chiesa argentina nella speranza di facilitare una maggiore divulgazione e comprensione dell’approccio di Papa Francesco a questo grave e urgente problema. Evidenziamo il coinvolgimento di Bergoglio in cinque casi , l’attuale risposta agli abusi da parte di altri vescovi argentini e il ruolo insolitamente importante degli informatori . Infine, forniamo un database approfondito dei preti argentini accusati . Il nostro primo database non statunitense, questo segna il lancio della nostra copertura globale; alla fine produrremo database di preti accusati per tutti i paesi con una significativa popolazione cattolica. (Vedi anche il database in spagnolo .)

    Domande sul ruolo di Bergoglio in cinque casi di abuso

    I fattori che hanno prodotto la divulgazione da parte di vescovi e superiori religiosi in altri paesi – azioni civili delle vittime, indagini sulla chiesa da parte dei pubblici ministeri e inchieste governative – si sono verificati poco o per niente nella capitale federale di Buenos Aires, che è il territorio dell’arcidiocesi. Di conseguenza, non è emersa quasi alcuna informazione sulla gestione diretta dei preti accusati da parte del cardinale Bergoglio. Solo un sacerdote dell’arcidiocesi di Buenos Aires – Carlos Maria Gauna – è stato accusato pubblicamente. Ma nei casi di alto profilo di quattro molestatori di bambini di ordini religiosi o di altre diocesi – Grassi, Pardo, Picciochi e Sasso – ci sono prove che Bergoglio abbia consapevolmente o inconsapevolmente rallentato le vittime nella loro lotta per smascherare e perseguire i loro aggressori. Le vittime di tutti e quattro i colpevoli affermano di aver cercato l’aiuto del cardinale. Nessuno di loro l’ha ricevuto, nemmeno quelli che erano poveri, che lottavano ai margini della società – le persone che Papa Francesco ha difeso. (Secondo l’ex portavoce di Bergoglio, il cardinalerifiutato di incontrare le vittime .)

    • p. Julio César Grassi – Grassi è stato condannato nel 2009 per aver molestato un ragazzo che aveva vissuto in una casa per bambini di strada fondata da Grassi. Dopo la condanna di Grassi, Bergoglio ha commissionato uno studio segreto per convincere i giudici della Corte Suprema dell’innocenza di Grassi. Si ritiene che l’intervento di Bergoglio sia almeno in parte il motivo per cui Grassi è rimasto libero per più di quattro anni dopo la sua condanna. Alla fine è stato mandato in prigione nel settembre 2013. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Grassi con link agli articoli.

    • p. Rubén Pardo – Nel 2003, un prete malato di Aids che aveva ammesso al suo vescovo di aver aggredito sessualmente un ragazzo fu scoperto nascondersi dalle forze dell’ordine in una canonica dell’arcidiocesi di Buenos Aires, allora presieduta da Bergoglio. Secondo quanto riferito, Pardo stava anche ascoltando le confessioni dei bambini e insegnando in una scuola vicina. Uno dei vescovi ausiliari di Bergoglio, con il quale si incontrava ogni due settimane, pare abitasse in canonica nello stesso periodo. In genere, un ordinario deve dare il permesso a un sacerdote di vivere e lavorare nella sua diocesi. È improbabile che Pardo abbia vissuto e ministrato a Buenos Aires senza l’approvazione di Bergoglio. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Pardo .

    • Fra Fernando Enrique Picciochi, SM– Dopo che una vittima ha scoperto che il suo aggressore era fuggito dall’Argentina negli Stati Uniti, eludendo le forze dell’ordine, la vittima ha chiesto l’aiuto di Bergoglio per essere liberata dall’ordine di riservatezza imposto dall’ordine religioso del religioso. Ha veicolato la sua richiesta negli incontri con il segretario particolare di Bergoglio e con il vescovo ausiliare, l’attuale arcivescovo Mario Poli. L’arcidiocesi non aiuterebbe. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Picciochi .

    • Rev. Mario Napoleone Sasso– Nel 2001, a seguito di una diagnosi di pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa, Sasso è stato nominato parroco di una parrocchia molto povera con mensa comunitaria nella diocesi di Zárate-Campana. Nel 2002-2003, ha aggredito sessualmente almeno cinque bambine nella sua camera da letto fuori dalla mensa dei poveri. Nel 2006, con Sasso in carcere ma non ancora condannato, i genitori delle bambine avrebbero cercato l’aiuto di Bergoglio. Bergoglio era allora presidente della conferenza episcopale argentina e la mensa dei poveri era a sole 25 miglia dall’arcidiocesi di Buenos Aires. Bergoglio non li avrebbe incontrati. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Sasso .

    • Rev. Carlos Maria Gauna– Gauna era un sacerdote arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio. Nel 2001, due ragazze in una scuola hanno presentato una denuncia penale dicendo che Gauna le aveva toccate in modo inappropriato. Secondo quanto riferito, Bergoglio avrebbe indagato. Gauna lavora ancora nell’arcidiocesi di Buenos Aires. In particolare, ora è diacono e cappellano di un ospedale, possibili indicatori del fatto che Bergoglio considerasse credibili le accuse ma abbia deciso di degradarlo piuttosto che rimuoverlo dal ministero. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Gauna .

    Gestione dei chierici accusati da parte di altri vescovi e superiori religiosi argentini

    La strategia di Bergoglio per sopprimere la crisi di Buenos Aires – il suo rifiuto dietro le quinte di aiutare le vittime combinato con una totale mancanza di trasparenza – continua ad essere l’approccio di molti vescovi e superiori religiosi argentini.

    A partire  dall’11 marzo 2014 , un anno dopo che il suo più potente prelato è stato eletto papa, la conferenza episcopale argentina non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica significativa sugli abusi sessuali del clero. Né ha pubblicato la politica di risposta agli abusi che avrebbe  dovuto finalizzare  e presentare al Vaticano entro maggio 2012. Tali politiche sono state pubblicate dalle conferenze episcopali in  Brasile ,  Cile e  Colombia , nonché da quelle negli Stati Uniti, in Canada , Australia e gran parte dell’Europa.

    Invece, come rivela il database, vari vescovi e superiori religiosi argentini si sono schierati pubblicamente con i condannati per reati sessuali. Hanno usato minacce e ordini di silenzio per mettere a tacere le vittime. Continuano a mantenere sacerdoti accusati nel ministero. Sfruttano la debole legge sulle denunce sia dell’Argentina che del Vaticano – non sono legalmente tenuti a denunciare alle autorità civili la maggior parte degli episodi di abusi sessuali su minori da parte di preti. Hanno permesso agli abusatori di fuggire in altre diocesi, in altri paesi ea Roma. Hanno sostenuto in tribunale che i genitori sono da biasimare per le aggressioni sessuali dei loro figli da parte di preti. La cosa più allarmante è che hanno applicato queste pratiche di recente. Vedere gli esempi di seguito.

    L’importanza unica degli informatori in Argentina

    Se non fosse per la determinazione di Sebastián Cuattromo a consegnare alla giustizia il suo aggressore, Fernando Picciochi , il religioso potrebbe ancora vivere liberamente negli Stati Uniti oggi. Grazie al coraggio di Gabriel Ferrini e di sua madre Beatriz Varela, abbiamo appreso dell’occultamento da parte del vescovo Luis Stöckler dei crimini di padre Rubén Pardo . L’accusa di padre Grassi è il risultato di una trasmissione dell’ottobre 2002 di Telenoche Investiga e del lavoro della giornalista Miriam Lewin e dei suoi colleghi. L’arcivescovo Storni sarebbe sfuggito all’accusa se non fosse stato per il libro della giornalista Olga Wornat, Nuestra Santa Madre.  Padre Napoleone Mario Sassopotrebbe ancora aggredire le bambine se non fosse per la determinazione di tre informatori, Lia López, suor Martha Pelloni e padre Luiz Guzmán. Un’inchiesta del giornalista Daniel Enz pubblicata sulla rivista Analisis ha rivelato i crimini di padre Justo José Ilarraz e la sua protezione da parte degli arcivescovi del Paraná Karlic, Marlion e Puiggari.

    Appunti:

    1. Numero di sacerdoti accusati nelle diocesi cattoliche dove c’è stata una divulgazione significativa
    • Nella diocesi di Manchester, New Hampshire, USA, con meno della metà dei sacerdoti di Buenos Aires, l’ufficio del procuratore generale ha documentato presunti abusi da parte di 98 religiosi cattolici provenienti da Dal 1950 al 2009.
    • Nella diocesi di Providence, Rhode Island, USA, che ha avuto in media la metà del numero di sacerdoti rispetto a Buenos Aires, un vescovo ha ammesso 125 preti accusati dal 1971.
    • Nell’arcidiocesi di Los Angeles CA, circa 1,5 volte più grande di Buenos Aires (in base al numero di sacerdoti), 265 chierici [cliccare su Los Angeles] sono stati accusati pubblicamente.

    2. Risposte di vescovi e superiori religiosi argentini a casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti
    • Nel settembre 2013, il vescovo di Rio Negro, monsignor Marcelo Cuenca Revuelta, ha dichiarato pubblicamente che padre Julio César Grassi , un sacerdote condannato la cui colpevolezza era stata confermata da due corti d’appello, era “completamente innocente”. Ha detto che il sacerdote è stato incastrato da parti anonime che vogliono punire Grassi e ostacolare il coinvolgimento della chiesa nei confronti dei bambini poveri.
    • Nell’agosto 2013, accuse di molestie contro padre Justo José Ilarrazfurono licenziati. Tuttavia, i funzionari della chiesa non contestano di aver saputo dall’inizio degli anni ’90 degli abusi sessuali di Illaraz su molti ragazzi, di età compresa tra 12 e 14 anni. Il sacerdote ha persino ammesso l’abuso in un processo segreto della chiesa nel 1995. Esteban Karlic del Paraná, aveva giurato alle vittime di Ilarraz di mantenere il segreto, i crimini non sono stati denunciati alle forze dell’ordine fino al 2012, poco dopo la scadenza del periodo di segnalazione di 20 anni. Anche i successori di Karlic, gli arcivescovi Mario Luis Bautista Maulión (2003-2010) e Juan Alberto Puiggari (2010-), hanno tenuto segreti i crimini di Ilarraz, permettendogli di rimanere nel ministero in un’altra diocesi fino al 2012. Nell’agosto 2013, l’avvocato del cardinale Karlic ha applauditol’archiviazione del caso contro Ilarraz e ha difeso l’insabbiamento del cardinale: “Questo è stato un reato di azione privata. I genitori avrebbero dovuto sporgere denuncia”.
    • Nell’aprile 2013, gli avvocati del vescovo Luis Stöckler della diocesi di Quilmes hanno sostenuto in tribunale che Beatriz Varela era parzialmente responsabile dell’aggressione sessuale di suo figlio da parte di padre Rubén Pardo perché aveva permesso al ragazzo di pernottare con il sacerdote. Il tribunale si è pronunciato a favore della signora Varela e di suo figlio.
    • Nel 2004, le autorità hanno considerato di sporgere denuncia penale contro il vescovo Rafael Rey di Zárate-Campana per aver consentito l’aggressione sessuale di bambine di appena cinque anni da parte di padre Mario Napoleón Sasso. Rey aveva incaricato Sasso di gestire una parrocchia e una mensa per i poveri in un quartiere povero nel 2001 nonostante sapesse che Sasso era stato recentemente curato per pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa. Nel 2002 e nel 2003 Sasso ha molestato almeno cinque ragazzine che frequentavano la mensa dei poveri. I pubblici ministeri hanno risparmiato Rey e hanno invece accusato due sacerdoti di rango inferiore della diocesi di aver consentito a Sasso di eludere l’arresto.

    https://www.bishop-accountability.org/Argentina/?fbclid=IwAR1v0qyLZVC-yWUbZ4OPq4yrLyN7KNAS0DG48VV_-BNEgSwOKNtXz4SxsUE#database

  • Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Ha appena 12 anni, Anna  Amorosi quando la violenza la inghiotte. Come uno di quei deliziosi bocconcini di mozzarella che escono dalla piccola fabbrica in Cilento dei  nonni materni, dove lavora suo padre che lei qualche volta aiuta.

    Venerdì santo, due giorni prima di Pasqua, la ragazzina va a confessarsi nella  parrocchia, secondo il programma previsto per tutti i bambini e le bambine che ne fanno parte. La chiesa è vuota. Dietro la griglia del confessionale, don Luca studia la preda, ignara di quanto accadrà. La trappola sta per scattare con un invito a seguirlo in sagrestia.

    Anna  esprime il suo smarrimento in un interrogativo cui il parroco risponde con l’inganno. Tirandola per le braccia e portandola davanti all’altare dove si svolge quello che lui chiama atto di purificazione.

    Perversione e stupro si uniscono nel grido disperato per un’innocenza violata da un insospettabile “guardiano” del cattolicesimo. Tanto irreprensibile che nessuno  può dubitare della sua onestà: quando l’adolescente torna a casa e si rifugia tra le braccia della zia, accusandolo dell’ orrendo abuso, riceve un vigoroso ceffone per aver tentato di disonorare un prete così buono e devoto alla comunità.

     Signora disinibita, libera e volitiva, Anna Amorosi, assetata di tenerezza. Il ritratto prende forma da un fatto di cronaca nera romana inciso nella memoria nazionale il 30 agosto 1970 che moltiplicò  le vendite del quotidiano Il Messaggero: Jean-Noël Schifano ne fa materia di romanzo appassionato, intenso, nostalgico, legandolo alla sua città dell’anima, Napoli, e cambiando nome e cognome alla signora (di origini campane) che lo ispira.

    Il libro parte da un’immagine potente, di un presente calato nello scenario napoletano, tra Sant’Elmo e Castel dell’Ovo: una vergine nera nuda in cima all’albero di corallo (Erythrina crista-galli) tra fiori simili a lingue di fuoco, al centro di piazza Vittoria.

    Vergine nera, simbolo di una femminilità drammatica, disperata, misteriosa, che intreccia la vita con la morte. Preludio della storia rievocata da Giannatale, alter ego letterario dell’autore, perso nei sentimenti dei ricordi ancora vividi.

    Anna è la contessa più ricca d’Italia: dopo un primo matrimonio e speranze archiviate d’attrice a Cinecittà, ha sposato il conte Roberto Clerici Venosa che ama esibire la moglie.

    Prima notte di nozze, all’Excelsior di Napoli, lussuoso albergo internazionale sul lungomare: qui comincia il viaggio d’amore spericolato della coppia. Con Paolo, giovane cameriere che porta in camera una bottiglia di Dom Perignon e si fa trascinare in un focoso amplesso, pagato dall’aristocratico, avido spettatore d’erotismo.

    Le evoluzioni di un matrimonio affollato di  incontri con amanti occasionali attirati dal denaro si rincorrono nelle confessioni di Anna, trasformate in letteratura flessuosa, avvincente, implacabile contro ipocrita moralismo: Giannatale è il suo amico, il suo complice, il suo amore disinteressato (agapè). L’angelo custode incontrato nell’isola di Vivara, che rende le reminiscenze affettuose, fulgide, malinconiche.

    L’amante di Anna ha profilo partenopeo, nella versione romanzesca di un delirio  carnale culminante nel duplice assassinio: il venticinquenne Gennaro Annunziata irrompe come un dio marino nella loro villa di Zannone per quei giochi sessuali che fanno impazzire di godimento Roberto. Ma accade quello che il nobile capitolino non ha previsto: la fiamma della passione li travolge. Sto per lasciarlo, annuncia la “signora degli scandali”  a Giannatale.

    Si vorrebbe che l’epilogo fosse diverso da quello che il rapporto di polizia dell’epoca ha lasciato. Chi legge, sarebbe felice di scoprire che quell’amicizia intima e profonda sia stata capace di  invertire la rotta di un’esistenza lanciata a tutta velocità verso la fine.

    Tuttavia, si assapora la ricostruzione fedele e allo stesso tempo poetica dei fatti, con curiosità e desiderio di conoscenza, sulle tracce di un passato attraversato da una scia di sangue, mistero, soldi e potere.

    Dalla Loggia massonica P2 all’Opus Dei e alla strage di piazza Fontana del 1969, con l’esplosione terroristica di una  bomba nei pressi della banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Su questa oscurità italiana, galleggia l’immortalità femminile. Divina e inattaccabile.
    ©Riproduzione riservata

    Il LIBRO
    Anna Amorosi è uscito in Francia nel maggio 2020 presso la casa editrice parigina Gallimard. In Italia è stato pubblicato da Colonnese (pagg.118, euro 15): la copertina offre  il dipinto “Eva futura” di una grande pittrice partenopea,  Maria Palliggiano,  inquieta e infelice, dalla creatività rivoluzionaria, allieva e moglie di Emilio Notte, maestro dell’accademia di Belle arti di Napoli.

    L’AUTORE
    Cittadino onorario di Napoli dagli anni novanta dove ha diretto l’istituto francese, Schifano, padre siciliano e madre lionese, traduttore dei romanzi di Umberto Eco in Francia, trae linfa e ispirazione dalla città in cui ha vissuto sedici anni.
    LA CRONACA

     Il 30 agosto 1970 nella sua abitazione romana, Camillo II Casati Stampa di Soncini uccise la moglie Anna Fallarino (nata in un piccolo centro del Beneventano)  e il suo giovane amante Massimo Minorenti e poi si suicidò. Una coppia scandalosa, la loro. Il marchese pagava uomini per fare sesso con la moglie allo scopo di appagare il proprio desiderio di guardarli.
    In foto, l’autore e la copertina del libro

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

  • La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    Non è passato inosservato uno degli ultimi incontri organizzati dalla Semina, prestigiosa associazione nata a Merate da un gruppo di appassionati di cultura e del sapere in generale, che ha all’attivo diverse decine di conferenze e incontri con personaggi di spicco, anche di rilievo internazionale.

    Una decina di giorni fa, infatti, ospite di una serata via zoom, è stato l’intellettuale don Domenico Pezzini che ha offerto una riflessione pacata e profonda su Giuliana di Norwich, una mistica inglese vissuta tra la metà del 1300 e gli inizi del 1400. Un “personaggio” da raccontare non alla portata di tutti e che don Pezzini ha sviscerato seguendo una traccia in più punti e con filo conduttore “La luce sulla croce”.
    La serata, al solito apprezzata per la lucidità dell’esposizione e la sua chiarezza, ha attirato però l’attenzione di qualche lettore che ha chiesto spiegazioni sulla scelta del relatore.
    Don Pezzini, infatti, dalle cronache facilmente riscontrabili in rete, risulta essere stato implicato in una storia di pedofilia, conclusasi con una condanna in Cassazione.
    Una vicenda per la quale il sacerdote (noto anche per le sue aperture verso gli omosessuali) ha già saldato il conto con la giustizia e che La Semina, da noi interpellata, ha deciso di lasciarsi alle spalle per poter avere con sé l’intellettuale e il suo contributo sulla mistica inglese.

    “Il passato di don Domenico Pezzini è noto, e certo non nascosto in alcun modo. Ed in effetti Don Domenico ha anche abbondantemente pagato il suo debito con la giustizia.La Semina ha sempre apprezzato il valore dello studioso, dello scrittore e del conferenziere. Don Domenico è un intellettuale molto stimato, anche a livello internazionale, come dimostrato dalle numerose e qualificate partecipazioni ai suoi incontri.Le questioni giudiziarie, ormai passate, non rientrano nelle competenze della nostra associazione e non ci arroghiamo il diritto di giudicare in un ambito che non è di nostra competenza.”Tutto qua. Non ci sembra ci sia altro da aggiungere.

    Pierangelo Marucco e Stefano Covino (Presidente)
  • Prete costringe ragazzino a praticargli sesso orale: l’arcivescovo sa, ma tace per 5 anni

    Prete costringe ragazzino a praticargli sesso orale: l’arcivescovo sa, ma tace per 5 anni

    Un nuovo scandalo pedofilia rischia di investire la Chiesa: Braulio Rodríguez, ex arcivescovo di Toledo, in Spagna, ha per almeno cinque anni ignorato gli abusi sessuali commessi da un sacerdote nella chiesa di San Tomás Villanueva di La Mancha ai danni di un ragazzo di 15 anni che ha sporto denuncia una volta diventato maggiorenne. A raccontare il caso è il quotidiano spagnolo El Pais. Stando a quanto accertato la giovane vittima nel 2009 confidò a un altro prete le violenze subite, quindi l’informazione arrivò anche all’arcivescovo alcuni mesi più tardi. Malgrado ciò Rodríguez non intervenne nei confronti del parroco accusato di abusi sessuali, che è potuto rimanere indisturbato a contatto con altri minori fino al 2015. L’Arcivescovado di Toledo si è limitato a dichiarare di aver voluto rispettare la presunzione d’innocenza del prete non intervenendo nei suoi confronti e non rimuovendolo dal suo incarico.

    Sul caso ora è stato aperto un processo canonico ed è stato informato anche il Vaticano. La causa però è anche pendente al tribunale di Leon: è in questa provincia infatti che il giovane ha subito uno degli abusi, ed è qui che ha sporto denuncia nel 2016, una volta diventato maggiorenne. Cinque perizie psicologiche, una delle quali condotta da un team forense del tribunale, hanno confermato che il ragazzo ha subito ripetutamente violenze sessuali dopo essere entrato in seminario nel 2003. A partire dal 2004, quando si rivolse al prete indagato denunciando episodi di bullismo, il giovane sarebbe stato ripetutamente abusato. Secondo il Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta, “da quando ha incontrato la vittima il parroco è diventato il suo confidente spirituale. Gli incontri si svolgevano regolarmente. Nel febbraio nel 2006 lo baciò per la prima volta sulla bocca. I due dormivano nella stessa stanza e quando il prete lo baciava gli diceva che lo faceva come fosse suo padre, perciò non si trattava di un peccato”. Gli incontri sono proseguiti per anni. Secondo il pm una volta il sacerdote portò l’adolescente nella sua stanza, lo costrinse a praticargli sesso orale e a masturbarsi davanti a lui. Episodi simili si sarebbero verificati fino a quando la vittima non riferì al religioso di essersi innamorato di una ragazza.

    Secondo la Procura di Leon il sacerdote era “un amico, quasi un membro della famiglia del ragazzo”. Nel 2009 il giovane ebbe uno scambio di sms con il prete recriminando per le violenze subite. “Io davvero non merito di vivere”, fu la risposta del sacerdote, finita agli atti e indicata come una delle prove della sua colpevolezza. Una confessione, di fatto: il sacerdote rischia ora dagli 8 ai 12 anni di carcere.

    https://www.fanpage.it/esteri/prete-costringe-ragazzino-a-praticargli-sesso-orale-larcivescovo-sa-ma-tace-per-5-anni/

  • Vittima (ora maggiorenne) scrive al Papa: sono stato abusato e il prete trasferito a Ferrara

    Vittima (ora maggiorenne) scrive al Papa: sono stato abusato e il prete trasferito a Ferrara

    Città del Vaticano – «Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità». Era il 20 ottobre 2020 e Alessandro (il nome è di fantasia), firmandosi con nome e cognome, scriveva una lettera terribile a Papa Francesco per riferire degli abusi subiti per anni, quando era minorenne, da parte di un prete di Enna (all’epoca seminarista). Era l’ultima possibilità che concedeva a se stesso prima di andare dritto in Questura. Voleva metterlo a conoscenza che il vescovo di Piazza Armerina, la diocesi siciliana dove si sono svolti i fatti risalenti a dieci anni fa – monsignor Rosario Gisana – pur «sapendo ogni cosa» decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, a Ferrara, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici. Nel frattempo visto che la giustizia ecclesiale si impantanava, e non vedendo nemmeno arrivare una risposta dal Papa, la vittima si è rivolta ai magistrati italiani. Ora la Procura di Enna sta indagando e il vescovo Gisana è stato ascoltato per ore dai magistrati il 21 gennaio.

    Alessandro, 27 anni, nella lettera al pontefice descrive con dovizia di particolari il calvario burocratico al quale è stato sottoposto dalla Chiesa: «Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui». La madre e il padre di Alessandro, infatti, ebbero un lungo incontro con il vescovo di Piazza Armerina l’anno prima, ma anche in quella occasione non successe nulla. Come spesso accade invece che tutelare le vittime, tante diocesi sono ancora orientate a fare quadrato sull’istituzione. Le conseguenze psicologiche per le vittime però sono devastanti.

    «Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo». Di quella indagine canonica però «non se ne è più saputo nulla» e, allo stato attuale, sembrano risultati vani tutti i tentativi della vittima, della sua famiglia e dei suoi legali di avere informazioni. Insomma, il solito muro di gomma.

    Intanto il presunto prete abusatore, don Giuseppe Rugolo, dopo essere stato ordinato sacerdote – e continuando a gestire una associazione di ragazzini da lui creata – nell’ottobre 2019 per tacitare la bufera fu spedito per due anni «in un luogo adatto, e affidato alle cure da chi avrebbe potuto aiutarlo ad emendarsi». La meta prescelta era Ferrara, dove arrivò con la benedizione del vescovo locale, monsignor Perego. Il sacerdote (che ha continuato a presenziare a cerimonie religiose anche perchè, come ha fatto sapere la diocesi di Ferrara «al momento della sua venuta – nel 2019 – non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare a Padova il curriculum universitario».

    I genitori del ragazzo hanno fatto sapere che intanto venivano contattati dalla diocesi siciliana, attraverso la Caritas che ha offerto loro dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Cosa che è stata subito scartata perchè quello che vuole la presunta vittima è il riconoscimento degli abusi.

    Alessandro al Papa manifesta solo sgomento: «Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che don Rugolo veniva intervistato da Tv2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua, durante il lockdown dell’anno scorso per raccontare la realtà di aggregazione giovanile di Enna». Mesi dopo il sacerdote ha fatto anche rientro a Enna «come se nulla fosse», partecipando persino alle processioni. La vittima implora il Papa di prendersi carico di questo caso «e per il bene della Chiesa che si ponga rimedio al comportamento negligente e rischioso per i giovani». Visto che don Rugolo continua a frequentare i giovani.

    La Procura di Enna va avanti con gli interrogatori e le indagini ed è decisa, secondo quanto afferma l’Ansa, a non lasciare correre. La associazione nazionale delle vittime della pedofilia, l’Abuso ha denunciato per reato omissivo i due vescovi – quello di Enna e quello di Ferrara – anche se al momento non risultano iscritti al registro degli indagati perché la denuncia è stata inserita dai magistrati nella indagine principale. Dalle indagini condotte risulterebbe che il tribunale ecclesiastico avrebbe archiviato il caso del parroco autore di abusi presunti sul minorenne per difetto di competenza tecnico giuridica visto che all’epoca dei fatti il prete era ancora seminarista.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_lettera_papa_vittima_enna_inchiesta_procura_gisana_vescovo_ferrara_perego-5887697.html