Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Luca Fazzo

    Un anno e dieci mesi al prete, don Alberto Lesmo, che pagava i ragazzini per andarci a letto, ma almeno non li costringeva; quattro anni e mezzo al regista e talent scout, Guido Milani, che rimorchiava adolescenti con il miraggio del cinema, e poi abusava di loro. La Corte d’appello, con una sentenza depositata ieri, conferma le condanne scaturite dalla denuncia di un diciassettenne, ricoverato in ospedale dopo un tentativo di suicidio e confidatosi con la psicologa. Nel corso del processo sono emersi numerosi altri nomi di ragazzi – minorenni o appena maggiorenni – rimorchiati dai due imputati. Ma sia Lesmo che Milani restano per ora a piede libero. E l’aspetto preoccupante è che il secondo è ora accusato di avere continuato sulla stessa strada: indagini a suo carico sono in corso da parte della Procura di Lecco dopo la denuncia di un giovane aspirante attore. E con la società «Ragazzi e Cinema», attiva sulla riviera romagnola, continua a lavorare a stretto contatto con gli adolescenti.

    La sentenza depositata ieri riconosce piena attendibilità al racconto del ragazzo, un adolescente problematico che aveva iniziato a prostituirsi on line dall’età di sedici anni, e che raccontava di avere incontrato don Lesmo – prete nella parrocchia milanese di Santa Marcellina – almeno venti volte, compresi diversi appuntamenti in canonica, al prezzo tra i 150 e 250 euro per volta; da Milani spiegava di avere ricevuto in pagamento anche cocaina, e soprattutto di essere stato costretto una volta a subire un rapporto passivo contro la propria volontà: «Durante questo rapporto lui mi ha girato di peso, mi ha disteso sul letto a pancia in giù tenendomi le mani avanti con le sue e io mi dimenavo perché non volevo». Da qui, anche l’accusa per Milani di violenza carnale, oltre a quella di utilizzo della prostituzione minorile mossa a entrambi gli imputati.

    Milani ha parlato di «incontri platonici consistenti perlopiù in abbracci» e ha comunque negato di sapere che il ragazzo era minorenne. I giudici ritengono che un riscontro importante alle dichiarazioni della vittima siano i controlli effettuati presso l’albergo dove nel 2010 il ragazzo diceva di essere stato portato da Milani la notte dello stupro, e che hanno confermato la presenza dei due: «E l’approccio esula da ragioni altrimenti identificabili rispetto alla sfera sessuale, considerato anche il sito internet sul quale hanno fatto conoscenza», cioè una pagina specializzata proprio in incontri hard. «Non può non rilevarsi come la persona offesa nel corso del giudizio avesse reso dichiarazioni molto dettagliate, sempre concordi nel loro nucleo essenziale e che le leggere sbavature evidenziate dalle difese non attengono a punti essenziali delle imputazioni». In ogni caso «nessuno dei due imputati ha svolto alcuna doverosa indagine per accertarsi dell’età effettiva del ragazzo, considerato il suo aspetto imberbe».

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/don-e-talent-scout-adescavano-ragazzini-1557081.html

  • Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    NEW YORK-ADISTA. «Zio Ted»: con questo nome era familiarmente chiamato, dalla famiglia di James (il nome completo della vittima non è noto), colui che poi diventerà la stella del firmamento episcopale statunitense, il card. Theodore McCarrick, oggi 88enne, il più importante prelato ad essere accusato di abusi sessuali e pedofilia, rimosso dal proprio ministero (v. Adista Notizie n. 24/18). All’inizio di luglio, dopo aver appreso delle accuse «credibili e sostanziate» contro McCarrick di un uomo abusato 50 anni fa (da chierichetto, 16enne), James, che ora ha 60 anni, ha capito di non essere solo e si è deciso a parlare, sporgendo il 16 luglio denuncia alla polizia in Virginia, dove attualmente vive. La sua storia, raccontata dal New York Times (19/7), è agghiacciante.

    “Zio Ted”

    James aveva 11 anni quando il predatore, di famiglia a casa sua (era il migliore amico dello zio, e James era stato il primo bambino ad essere battezzato da lui, fresco di ordinazione, nel 1958), si era infilato nella sua camera da letto per cambiarsi il costume da bagno e gli aveva ordinato di farsi guardare, nudo. «Vedi, siamo fatti nello stesso modo, va tutto bene », gli aveva detto, spogliandosi a sua volta. Quello fu il primo di numerosissimi altri episodi. James fu abusato per circa 20 anni. Cercò di confidarlo a suo padre, ma il prete era talmente amato nella sua famiglia e considerato talmente irreprensibile, che la semplice idea risultò non credibile. Anzi, il fatto stesso di essere stato battezzato da lui rese lo stretto rapporto, sotto gli occhi di tutti, quasi un privilegio, come conferma la sorella Karen: «Ci veniva spiegato che Jimmy era speciale per padre McCarrick per il fatto che era stato il suo primo battesimo. Ho sempre pensato a lui come allo zio Teddy. Era come gli altri zii, parte della nostra vita».

    Ma gli abusi ormai erano cominciati e si sarebbero ripetuti moltissime volte nel corso degli anni, senza mai peraltro arrivare a rapporti sessuali completi ma fermandosi alla masturbazione: nessun gesto di affetto, nessun bacio, pura meccanica. James aveva vissuto con difficoltà il trasferimento della sua famiglia sulla West Coast e McCarrick, che andava a trovarli spesso, era sempre molto vicino al ragazzo, aiutandolo a inserirsi nella nuova scuola. A 13 anni, questi fu toccato dal prete, e la cosa continuò in parcheggi e luoghi appartati; a 15 James venne ubriacato con vodka in un ristorante di San Francisco e poi fu portato nell’hotel dove McCarrick soggiornava. «Ero assolutamente disgustato e terrorizzato – ricorda James –, avevo paura, che cosa avevo fatto?». A 16-17 anni, in un campeggio con altri ragazzi nello Stato di New York (descritto anche da altre vittime, che vissero la stessa esperienza), nuovamente venne abusato, costretto a dormirgli nudo accanto. Gli incontri proseguirono anche quando il ragazzo si arruolò in Marina e venne mandato prima a Chicago, poi in California: McCarrick andava a trovarlo e lo presentava al jet set come suo “nipote”.

    Una carriera inarrestabile

    Quando James lasciò l’esercito e tornò nella East Coast, nel 1980, nel frattempo McCarrick aveva cominciato la sua inarrestabile carriera sotto il pontificato wojtyiliano, prima come ausiliare di New York (1977- 81), poi come ordinario a Metuchen, New Jersey (1981-86), prima di diventare arcivescovo della importante diocesi di Newark (con più di un milione di abitanti, 1986-2000) e infine di Washington (2000- 2006), quando poi fu fatto cardinale e diventò uno dei porporati più potenti a livello globale. Nel 1986 fece un viaggio in Polonia e fu eletto presidente della commissione dei vescovi Usa per l’aiuto alle Chiese dell’Europa centro-orientale, per la migrazione e la politica internazionale; nel 1988 incontrò Fidel Castro. È proprio nei primi anni ’80 che James comincia a crollare: beve e si droga, anche se, nel 1985, tenta di staccarsi dal vescovo sposandosi. Nel 1989, quando va a chiedere a McCarrick del denaro e questi glielo rifiuta, ponendo fine alla relazione, James, invece di provare sollievo, sprofonda: «È finita, mi ha buttato via», si dice. Il suo matrimonio fallisce e nel 1991 tenta il suicidio. La disintossicazione che intraprende, per fortuna, ha successo. Comincia a parlare con qualcuno (anche con alcuni terapisti) di quanto ha subìto, ma in famiglia nessuno è disposto a credergli: lo zio amico di McCarrick gli consiglia di portarsi il segreto nella tomba. Ora, però, James è deciso ad andare avanti nella denuncia anche per aiutare altre vittime. Il rapporto che ha consegnato alla polizia, ha spiegato il suo avvocato, sarà inoltrato al dipartimento che si occupa di reati sessuali a San Francisco, nel New Jersey e a New York.

    Non solo bambini

    Ancora una volta, la Chiesa era, almeno in parte, al corrente di quanto avveniva. Interviste e documenti ottenuti dal New York Times dimostrano infatti come la gerarchia della Chiesa fosse da decenni a conoscenza almeno degli abusi sessuali perpetrati da McCarrick contro seminaristi adulti. Tra il 1994 e il 2008, alcuni seminaristi si rivolsero ai vescovi statunitensi, al nunzio pontificio e anche a papa Benedetto XVI per denunciare abusi di cui McCarrick si era reso responsabile. Sono stati anche pagati segretamente, dalle due diocesi del New Jersey in cui il vescovo aveva esercitato il suo ministero, risarcimenti a un ex prete, Robert Ciolek, nel 2005 (80mila dollari, senza ammissione di colpa né possibilità di parlare all’esterno), che ha denunciato molestie risalenti agli anni ’80, quando McCarrick era già vescovo, e a un altro ex seminarista, che nel 2007, in seguito ad analoghe denunce, ricevette dalla Chiesa 100mila dollari. Ciolek, allora ventenne, aveva già vissuto un abuso sessuale a scuola e si era confidato con McCarrick: «Avevo fiducia in lui, lo ammiravo. Non potevo immaginare che avesse altro in mente se non il mio bene». Nel frattempo McCarrick si segnalava come uno tra i prelati più fermi nel sostenere la nuova politica episcopale di tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Secondo quanto ha raccontato Ciolek, McCarrick portava alcuni seminaristi e giovani preti a trascorrere il weekend in una piccola casa al mare a Sea Girt, nel New Jersey, che aveva fatto comprare alla diocesi nel 1984. Dopo cene e fiumi di birra, ne sceglieva uno, che avrebbe trascorso la notte con lui. I seminaristi erano lusingati dal fatto di ricevere queste attenzioni, ma allo stesso tempo disgustati: nessuno ambiva a essere scelto, ricorda Ciolek, oggi 57enne. Con lui, McCarrick non si spinse mai a carezze «al di sotto della vita». Anche qui, nessun gesto di affetto.

    Ciolek, oggi avvocato, nel 2004, dopo aver fatto un percorso di counselling, si decise a sporgere denuncia. Nel 2005 ottenne il risarcimento dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

    La prima denuncia documentata, però, arrivò al nuovo vescovo di Metuchen, mons. Edward T. Hughes, al più tardi nel 1994. Il prete che la presentò si autodenunciava: gli abusi subiti per mano di McCarrick negli anni ’80, con il trauma sessuale ed emotivo connesso, lo avevano portato a sua volta a comportamenti inappropriati nei confronti di due quindicenni. Il prete venne mandato in terapia in un’altra diocesi, ma nessuna misura venne presa contro McCarrick, che anzi nel 1995 ospitò a Newark papa Woytyla e celebrò con lui una messa. Il prete abusato da McCarrick, invece, nel 2004, fu costretto – in base alle nuove linee di tolleranza zero nel frattempo entrate in vigore e a causa di quella confessione di anni prima prima – a rinunciare al proprio ministero. Nel 2007 riceverà un risarcimento di 100mila dollari.

    Nel 1999 Ciolek fu convocato da colui che era stato il segretario di McCarrick a Metuchen per sapere se intendeva fare una denuncia formale contro la diocesi; rispose di no e l’uomo espresse sollievo. Qualche mese dopo McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington e ricevette la porpora cardinalizia.

    Un altro Maciel?

    Ma la cosa più grave è che il Vaticano fu informato del comportamento di McCarrick, e non fece nulla. P. Boniface Ramsey, docente risultaal Seminario della Seton Hall University di Newark dal 1986 al 1996, che aveva raccolto le confidenze dei seminaristi sui weekend di abusi al mare con McCarrick, ne parlò infatti con il nunzio papale mons. Gabriel Montalvo e, su incoraggiamento di questi, inviò una lettera in Vaticano. Non ricevette mai risposta. L’astro di McCarrick raggiungeva il suo massimo fulgore nella Chiesa wojtyliana: come fund-raiser, da presidente della Papal Foundation – organismo nato nel 1988 come grande collettore di denaro che la Chiesa Usa voleva destinare al papa – versò nelle casse vaticane milioni di dollari. Ma Wojtyla, pur consapevole delle denunce contro il prelato, si comportò con lui esattamente come con l’altro grande finanziatore vaticano e suo grande amico, il fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo Marcial Maciel Degollado: ignorando le accuse di cui era oggetto. Nel 2006, McCarrick andò in pensione, proprio al compimento dei 75 anni.

    Ma Ramsey continuò a allertare il Vaticano. Nel 2008 tornò alla carica con l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, che però lo liquidò rapidamente. E nel 2015 parlò con il card. Sean O’Malley, della Commissione pontificia per la Tutela dei minori. Anche in questo caso, nessun risultato: «Ho lanciato allarmi per 30 anni e non sono arrivato da nessuna parte», ha detto.

    Anche un ex prete, Richard Sipe, esperto nel campo degli abusi sessuali, si rivolse al Vaticano. Nel 2008 scrisse a papa Ratzinger, riferendo delle “gite” di McCarrick con i seminaristi al mare, «ampiamente note da decenni». E se è vero, come è stato notato da alcuni, che molestie a un adulto da parte di un superiore non sono considerate esplicitamente come un crimine dal Diritto canonico, vi è però un canone che punisce l’abuso di potere ecclesiastico: ma non è mai stato applicato a McCarrick.

    Di certo, la denuncia di abusi perpetrati su adulti – ulteriore risvolto della stessa piaga – è in crescita, forse in conseguenza del movimento #Metoo, secondo quanto riferisce p. Hans Zollner, a capo della Task Force contro gli abusi su minori della Pontificia Università Gregoriana e uno dei massimi esperti sulla questione (New York Times, 16/7). La rete di preti e religiosi Catholic Whistleblowers ha chiesto di recente ai vescovi statunitensi di estendere la categoria delle vittime agli adulti, anch’essi vittime di quello stesso abuso di potere che è all’origine del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa. Nel frattempo, se non altro, Ciolek ha ricevuto le scuse del card. Joe Tobin di Newark e del vescovo di Metuchen mons. James F. Checchio. Ed è stato esonerato dall’obbligo di non parlare.

    https://www.adista.it/articolo/59269

  • Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 luglio  ore 21,15  Lungomare Colombo – Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale.

    Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco” (Chiarelettere)

    Interviene il portavoce della Rete l’Abuso FRANCESCO ZANARDI Introduce Renata Barberis

    Nell’ambito del Festival Parole ubikate in mare Ingresso gratuito

    In caso di pioggia incontri al coperto nell’adiacente Galleria Crocetta

    Dopo i tre libri “Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”, inchieste che ci hanno introdotto nelle stanze e nei segreti più profondi del Vaticano, in questo nuovo libro Gianluigi Nuzzi (giornalista e conduttore su Rete4 di “Quarto grado”) ricompone, attraverso documenti inediti, carte riservate dall’archivio Ior e testimonianze sorprendenti, i tre fili rossi (quello del sangue, dei soldi e del sesso) che collegano e spiegano la fitta trama di scandali, dal pontificato di Paolo VI fino a oggi. Una ragnatela di storie dagli effetti devastanti: un blocco di potere per certi aspetti criminale, ramificato, che continua ad agire impunito, tra violenze e pressioni perpetrate nei sacri palazzi e qui per la prima volta documentate, che hanno suscitato nel tempo interrogativi sempre rimasti senza risposta e che paralizzano ogni riforma di Papa Francesco.

  • RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Vincenzo Ruggiero, fatto a pezzi e occultato all’interno di un garage nelrione “Lotto 10” di Ponticelli, quartiere in cui l’omicida Ciro Guarente era nato ed ha vissuto per molti anni, molte persone avevano riferito proprio al nostro giornale dei dettagli che, nel corso della sua recente testimonianza, l’assassino reo confesso avrebbe confermato.

    Dettagli riferiti da molti ponticellesi che raccontarono di ricordare che Guarente, in età adolescenziale, avesse avuto una lunga relazione con una ragazza del quartiere. Una relazione che l’uomo avrebbe interrotto quando ha dovuto fare i conti con la sua vera identità sessuale: in tanti, all’indomani del feroce omicidio, raccontano che quel ragazzo, gracile ed apparentemente innocuo, ha lasciato la sua ragazza dell’epoca per fuggire con un uomo.

    Secondo quanto riferito da diverse persone, si sarebbe trattato di un prete che avrebbe svestito l’abito talare per vivere quella relazione e, proprio per mettere a tacere quella che in questi contesti viene definita “una doppia vergogna”, la famiglia avrebbe cercato di nascondere la vera identità sessuale di Ciro. Sembrava una leggenda metropolitana, seppure in molti riferissero che la relazione tra Guarente e quel prete era un fatto noto che all’epoca destò non poco scalpore.

    Un segreto di Pulcinella, in sostanza, conosciuto e chiacchierato da tutte le persone che vivono in quel rione, il Lotto 10, in cui abitano anche i genitori del 35enne che ha scelto di nascondere proprio lì i resti del cadavere del giovane attivista LGBT.

    Assassino reo confesso, ma anche presunta vittima di un prete pedofilo e, non di un prete qualunque, ma di Don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli sul cui capo già pendono reiterate accuse di pedofilia: questo è quanto emerso dalle ultime confessioni di Guarente.

    Sulla costruzione di questo profilo psicologico si basa la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio del 25enne attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa, nell’appartamento della compagna di Guarente, e proseguito nel garage di Ponticelli.

    Guarente ha ucciso Ruggiero sparandogli diversi colpi, mentre il giovane era inginocchiato davanti a lui, probabilmente lo implorava di non ammazzarlo e poi ha fatto a pezzi il corpo, nascondendone delle parti nel garage che aveva preso in affitto nel rione di Ponticelli dove vivono i suoi genitori poche ore prima di compiere l’omicidio, a riprova della premeditazione che ha segnato il cinico piano criminale, studiato nei minimi dettagli. I resti del cadavere erano stati occultati sotto un massetto di cemento, ricavato all’interno del garage.

    Il 36enne, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere Ruggiero.

    Secondo quanto trapelato dalle indagini difensive di Cuomo, Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente.

    Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente che non ha mai denunciato gli abusi subiti, ma quel trauma se lo sarebbe portato dentro negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, dopo aver studiato il piano omicida nei minimi dettagli, attese che Ruggiero tornasse nell’appartamento in cui viveva da qualche tempo insieme alla transessuale Heven Grimaldi, nonchè compagna di Guarente, per poi ucciderlo.

    Proprio in quella coabitazione va ricercato il movente dell’omicidio, in quanto Guarente era ossessionato dalla gelosia ed era convinto che tra i due vi fosse una relazione.

    Guarente avrebbe descritto un modus operandi molto simile a quello ricostruito dalle altre vittime di Don Mura.
    Gli incontri che si consumavano presso l’abitazione del sacerdote, 2 o 3 volte a settimana, i regali costosi che Don Silverio avrebbe fatto a Guarente, proprio come riferiscono anche le altre presunte vittime: molte, in sostanza, le analogie tra il racconto del presunto assassino di Ruggiero e gli altri suoi coetanei che denunciano di aver subito abusi da parte del sacerdote di Ponticelli quando erano ancora bambini.

    Un trauma subito in giovanissima età da Guarente e che, secondo la difesa, spiegherebbe come e perchè un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage dello stesso quartiere dove avrebbe subito abusi in tenera età.

    Tuttavia, in tanti, in queste ore, a Ponticelli, ribadiscono che la relazione che intercorreva tra il giovane Guarente e “un prete” era un fatto noto e vissuto alla luce del sole. Il nome di Don Silverio Mura resta, però, un tabù. Una verità che concorre ad infittire il mistero intorno alla figura di uno dei sacerdoti più chiacchierati d’Italia.

    Rivelazione-choc di Guarente: abusato da bambino da un sacerdote di Ponticelli

  • Suore abusate. Da preti. Il bubbone sta esplodendo

    Suore abusate. Da preti. Il bubbone sta esplodendo

    PARIGI-ADISTA. È ancora in gran parte sotterraneo, parlarne è ancora un enorme tabù. Forse l’ultimo. Ma esiste, e lentamente, caso dopo caso, le vittime cominciano a superare le resistenze e a liberarsi da questo fardello pesantissimo. È il fenomeno degli abusi sessuali sulle religiose, versante ancora poco noto di una piaga che sembra senza fondo, in gran parte nascosto per le dinamiche di controllo e di potere che causano omertà e senso di colpa. Sono abusi sessuali perpetrati spesso su donne fragili e vulnerabili da uomini in posizione di superiorità gerarchica, ma non di rado anche da consorelle o superiore, e che restano sepolti nella coscienza per decenni; spesso, se una vittima riesce a parlarne, lo fa dopo aver abbandonato la vita consacrata, dopo aver trovato la forza di ricominciare un’altra esistenza. In questi ultimi anni, tuttavia, sempre più frequenti sono le denunce, anche se spesso si tratta di casi ormai prescritti.

    Si tratta comunque della punta di un iceberg dalle dimensioni ancora sconosciute, diffuso in tutto il mondo e che si è iniziato a intravedere nel lontano 2001, quando grazie al settimanale statunitense National Catholic Reporter furono pubblicati quattro documenti strettamente confidenziali; tra questi, uno del 1998 a firma di suor Marie Mc Donald e l’altro del 1995, di suor Maria O’ Donohue – all’epoca coordinatrice dei programmi sull’Aids per conto della Caritas Internationalis e dell’agenzia Cafod (Fondo cattolico per lo sviluppo oltremare) (v. Adista nn. 24, 26, 27, 30, 36, 37 e 42/01) – consegnato al card. Martinez Somalo, allora prefetto della Congregazione vaticana per la Vita Consacrata. Erano rapporti in cui si parlava di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari in quanto considerate «sicure» dal punto di vista sanitario. Sul problema è poi tornata in tempi più recenti, nel 2015, la teologa congolese suor Rita Mboshu Kongo, docente alla Pontificia Università Urbaniana, in un seminario internazionale dal titolo “La Chiesa di fronte alla condizione delle donne oggi”, promosso dal mensile Donna Chiesa Mondo, supplemento dell’Osservatore Romano (v. Adista Notizie n. 22/15). In Africa, denunciò con forza suor Rita, ci sono suore costrette a “vendersi”, abusate da ecclesiastici e poi abbandonate dalle loro stesse congregazioni.

    Quasi un incesto

    Ora la questione è stata sollevata dal quotidiano Le Parisien (11/6) al quale alcune vittime, fuoriuscite dalla propria congregazione religiosa, hanno affidato la propria storia, per un’inchiesta sul tema firmata da Vincent Mongaillard. «È la prova che si tratta di un fenomeno molto più ampio. Se le religiose liberano totalmente la parola, può emergere uno scandalo enorme», osserva François Devaux, presidente dell’associazione di vittime di abusi nella Chiesa “La parole libérée”, nata per dare sostegno alle vittime del prete pedofilo p. Preynat di Lione (v. Adista Notizie nn. 8, 12, 13, 15, 29/16). E l’11 giugno scorso, a Parigi, la Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia (Corref) ha dedicato una giornata proprio al tema degli abusi sessuali: «Quando un religioso aggredisce una religiosa, oltre a una violenza fisica e psichica estrema c’è una violenza spirituale. L’aggressore spezza il corpo, spezza il nucleo più intimo della fede di una persona nel suo rapporto con Dio», è la denuncia della presidente della Corref, suor Véronique Margron, che invita le vittime a parlare e a «far risalire la parola dal fondo della tomba». Si tratta, per l’abuso consumato in questo contesto, di una sorta di «incesto», come lo ha definito la psichiatra Muriel Salmona, presidente dell’associazione “Mémoire traumatique”: «Là dove le suore dovrebbero essere più al sicuro, sono esposte». Soprattutto le più vulnerabili, ad esempio quelle che hanno già subìto un abuso in passato e hanno una immagine di sé del tutto negativa. Perché la scelta delle vittime non è certo casuale, e maggiore è l’influenza esercitata sulla religiosa, meno la parola si libera e i predatori sono “al sicuro”, spiega Devaux. Grave responsabilità, poi, è quella della struttura organizzativa delle comunità religiose: «Ognuno degli istituti è autonomo nel suo governo ed è legato al diritto pontificio, a Roma», per cui l’indipendenza dalle diocesi è un altro elemento che favorisce la legge del silenzio.

    La storia di “Christelle”

    Tra i casi cui Le Parisien fa riferimento c’è quello di “Christelle”, ex religiosa, oggi insegnante, che non riesce più ad avvicinarsi a un prete, a confessarsi, persino a partecipare alla messa domenicale. Lo scorso autunno ha presentato una denuncia per violenza e aggressioni sessuali avvenute nel 2010-2011. La sua è una storia “da manuale”, fatta di vulnerabilità, manipolazione, dipendenza emotiva e spirituale, ricatto, sensi di colpa. All ’epoca, racconta, subiva «l’influenza» di “Jean”, prete della sua congregazione conosciuto nel 2004. «Ci era stato raccomandato come un grande e santo predicatore», e diviene una sorta di «fratello spirituale» e di confidente, in un contesto nel quale il suo rapporto con le consorelle, tutte molto più anziane di lei, è molto teso. Nel 2007 la relazione prende un’altra piega: «Al momento di salutarsi in parlatorio ha cercato di baciarmi. Di fronte al mio sguardo sconvolto, mi ha chiesto scusa». Il prete prende le distanze: «Sono crollata, era il mio unico sostegno». Nel 2010, in un periodo in cui sente di aver smarrito la propria direzione spirituale, si ha un riavvicinamento: «Era l’ultima persona che mi restava, aveva un’aura e un’autorevolezza, poteva aiutarmi a trovare il mio posto nella Chiesa», era ciò che si raccontava al tempo. Ma negli incontri i gesti dell’uomo si sono fatti «sempre più inappropriati »: «Ogni volta gli dicevo di no, ma lui continuava. A ogni sbandamento si mostrava pentito. Fino al giorno in cui mi ha violentata. Non era capace di controllarsi, sopraffatto dalle sue pulsioni». L’ex religiosa assiste a una sorta di «sdoppiamento della personalità»: «È perverso. Mi colpevolizzava sempre. Per esempio, quando aveva cercato di baciarmi, mi aveva rinfacciato: “Non mi hai dato uno schiaffo, quindi ne avevi voglia”. Altre volte si comportava bene e pensavo: “Vedi, le mie preghiere servono a qualcosa”». In ogni caso, conferma l’avvocato di “Christelle”, si è sentita manipolata in un momento di vulnerabilità. Quando poi, nel 2011, “Jean” ha ricevuto un incarico all’estero, la religiosa è riuscita a sottrarsi al meccanismo di dipendenza, pur distrutta: «Ero uno straccio, ho pensato di suicidarmi».

    La sua rinascita, ricostruisce Le Parisien, passa attraverso l’allontanamento dalla vita religiosa e la giustizia. Dopo aver saputo che il suo aggressore era stato promosso nonostante ne avesse segnalato le azioni alla gerarchia ecclesiastica, nel 2017 ha deciso di rivolgersi al procuratore della Repubblica. Il religioso – che nega tutte le accuse – è stato sottoposto a una procedura canonica che gli ha vietato di svolgere attività esterne alla comunità. «Ho avuto legami affettivi ma nulla di sessuale. È una storia d’amore casta. Io l’ho interrotta e lei ne è rimasta ferita», è la sua difesa. Il suo superiore lo sostiene: «Penso che vi sia una relazione tra due adulti consenzienti», ha detto. Però, quando ha saputo che era stata sporta una denuncia, quest’ultimo ha contattato “Christelle” telefonicamente per «vedere se c’era modo di accordarsi diversamente »: «Se posso fare qualcosa per te…», le ha detto. La telefonata è stata registrata.

    Rompere il silenzio

    «Un predatore procede in tre tappe: fascinazione, occupazione progressiva di terreno spingendo oltre i limiti; riprogrammazione»: p. Pierre Vignon, prete della diocesi di Valence, giudice del tribunale ecclesiastico di Lione, spiega su Le Parisien le dinamiche della manipolazione e del silenzio che creano il contesto per l’abuso delle religiose. Quando una suora è “riprogrammata”, si ritrova incastrata nel meccanismo che l’aggressore ha messo a punto per convincerla della colpevolezza, ritorta contro di lei. La “deprogrammazione” richiede «una personalità forte», che si sottragga al meccanismo, per arrivare alla denuncia. Ma i primi a sottrarsi alla denuncia sono i vescovi, interrogati sul fenomeno: «Quelli che consideravo coraggiosi si sono tutti defilati con un artificio ecclesiastico consumato: “Non posso dire niente perché non so niente”», spiega p. Vignon, traendone la conclusione che la Chiesa non si è ancora presa carico di queste storie. Per evitare questi drammi devastanti, «bisogna parlare. E per farlo, bisogna uscire da un difetto che ricorre negli ambienti religiosi. Esiste talvolta un infantilismo psicologico che consiste nel non chiamare il male per nome. Si confonde il male con l’idea del male. Mi spiego: dei genitori devono mettere in guardia una figlia preadolescente, e anche prima, dei pericoli che corre. Se è stata messa in guardia, saprà riconoscere il male quando si presenterà e saprà difendersi. Se non si parla mai “di quelle cose”, la ragazza è sprovveduta e può diventare una vittima. Lo stesso vale per la vita religiosa. Una superiora e delle religiose intelligenti pregheranno il predatore di tenersi a distanza e lo denunceranno se tenta di superare i limiti».

    In ogni caso, è molto importante che questo ennesimo vaso di Pandora si stia scoperchiando. «Ma si è solo all’inizio. Se una religiosa arriva a capire che non è lei la colpevole, non è lei ad aver sbagliato, ma il religioso perverso che ha abusato della situazione, sarà più coraggiosa nel denunciarlo. I carnefici avranno la vita molto più difficile se le vittime non solo parlano, ma si uniscono tra loro per difendersi». Una campagna #metoo per le religiose è alle porte?

    http://www.adista.it/articolo/59055

  • Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

    Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

    Città del Vaticano – Il cardinale Angelo Sodano – già Segretario di Stato e attuale Decano del Collegio Cardinalizio – non solo era molto vicino a padre Fernando Karadima, il pedofilo seriale cileno attualmente in pensione, ma i tre vescovi in Cile che hanno insabbiato il caso, ignorando le reiterate denunce delle vittime, diventarono tutti vescovi grazie ai buoni uffici di Karadima che ne consigliò la promozione all’allora nunzio apostolico Sodano. Un sistema marcio alle radici. A descrivere questa catena di omertà e omissioni è Oscar Karadima, 77 anni, uno dei fratelli minori del prete pedofilo, reduce da un incontro in Vaticano con Papa Francesco la scorsa settimana.

    La Tercera, un importante giornale cileno, lo ha intervistato raccogliendo il senso di quell’incontro e lo scambio di impressioni avute con Bergoglio. «Per me è stato un onore assistere alla messa del Papa. La celebrazione è iniziata di pomeriggio e c’erano anche i cinque sacerdoti che sono stati vittime nella parrocchia dove mio fratello faceva il parroco. Il Vaticano nel 2011, ha condannato padre Fernando Karadima anche se lui continua a dirsi innocente e da parte sua non c’è mai stata una sola parola di pentimento».

    Il fratello parla poi delle cattive relazioni che suo fratello ha con tutti i membri della famiglia, tanto che nessuno ha mai avuto il suo cellulare. «Ci considerava poco. Ora siamo distrutti dal dolore e indignati per quello che ha fatto, per la manipolazione continua, per lo strazio che ha dato a mia madre. Era uno che tendeva a dividere le persone piuttosto che a unirle. Io penso che sia colpevole. Mi costa dire questo, visto che è mio fratello, ma è terribile».

    Oscar Karadima spiega anche di avere avuto incontri con le vittime. James Hamilton, José Andrés Murillo, Juan Carlos Cruz. Quanto ai vescovi insabbiatori, Juan Barros, Tomislav Koljatic, Horacio Valenzuela e Andrés Arteaga, ha pochi dubbi: «sono persone ben conosciute, che si vedevano sempre nella parrocchia di mio fratello e sono stati formati proprio da lui. Quando il Papa mi ha chiesto di parlargli di Barros io gli ho riferito che Barros ha mentito. Egli era amico di mio fratello e faceva parte della sua stretta cerchia. Barros, ma anche Koljatic, Valenzuela e Arteaga sono stati fatti vescovi grazie a mio fratello che era molto vicino all’allora nunzio in Cile, il cardinale Angelo Sodano che poi è diventato Segretario di Stato vaticano. Lo sanno tutti qui in Cile che sono diventati vescovi grazie a lui».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cile_karadima_sodano_vaticano_vescovi_chiesa-3803214.html

  • Abusi, Papa accetta dimissioni dei primi tre vescovi cileni

    Abusi, Papa accetta dimissioni dei primi tre vescovi cileni

    Via Barros a centro scandalo, in arrivo a Osorno inviati del Papa

    Città del Vaticano, 11 giu. (askanews) – Saltano le prime tre teste nell’episcopato cileno, a partire dal vescovo all’origine dello scandalo abusi sessuali che sta scuotendo la Chiesa del paese, il vescovo Juan Barros di Osorno, dove sono in arrivo gli inviati del Papa.

    A maggio, infatti, i vescovi cileni (27 ordinari e 7 ausiliari), convocati a Roma dal Papa per un vertice straordinario, avevano rassegnato in blocco le dimissioni nelle mani di Francesco. E oggi il Pontefice argentino ha accettato la rinuncia dei primi tre. Il Papa, rende noto la sala stampa vaticana, ha infatti accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Puerto Montt presentata dall’arcivescovo Cristián Caro Cordero, nominando amministratore apostolico padre Ricardo Basilio Morales Galindo, ha accettato la rinuncia di Gonzalo Duarte García de Cortázar a Valparaiso, nominando amministratore apostolico mons. Pedro Mario Ossandón Buljevic, attualmente ausiliare di Santiago de Chile, ed ha accettato la rinuncia del noto Vescovo di Osorno, Juan de la Cruz Barros Madrid, nominando amministratore apostolico un altro ausiliare di Santiago, Jorge Enrique Conchua Cayuqueo.

    Lo scandalo nella Chiesa cilena era esploso attorno alla figura di padre Fernando Karadima, oggi ottuagenario, carismatico prete dell’alta società della capitale cilena all’epoca della dittatura di Augusto Pinochet con buoni rapporti in Vaticano nella cerchia wojtyliana. Nel 2011 è stato condannato dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede per abusi sessuali sui minori. Alcune vittime hanno accusato di aver coperto le loro denunce diversi maggiorenti della Chiesa cilena, e in particolare presuli come Juan Barros, attuale vescovo di Osorno, che da giovani sono stati allievi di Karadima. Dopo aver nominato monsignor Barros ad Osorno ed averlo difeso, da ultimo nel suo recente viaggio in Cile a gennaio scorso, il Papa, in seguito alle critiche che le sue parole hanno suscitato, ha cambiato idea, inviando un suo inviato in Cile per indagare, mons. Charles Scicluna, accompagnato da mons. Jordi Bartomeu del Vaticano, scrivendo una lettera ai vescovi cileni, lo scorso otto aprile. Nella missiva, Francesco riconosceva “gravi errori di valutazione e percezione”, annunciava che avrebbe ricevuto a Roma tre note vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton (che ha lungamente incontrato a fine aprile), per chiedere loro perdono, e convocava la conferenza episcopale cilena a Roma per “dialogare sulle conclusioni” dell’indagine di Scicluna. Nel frattempo Francesco ha incontrato due gruppi di vittime di preti pedofili cileni ed ha deciso di mandare proprio a Osorno Scicluna e Bartomeu in una seconda missione. A maggio i vescovi cileni, dopo tre giorni di incontri col Papa, hanno rassegnato le dimissioni nelle sue mani. Oggi il Papa ha accettato la rinuncia dei primi tre. Gli altri rimangono dimissionari in attesa delle decisioni di Jorge Mario Bergoglio.

    http://www.askanews.it/cronaca/2018/06/11/abusi-papa-accetta-dimissioni-dei-primi-tre-vescovi-cileni-pn_20180611_00112/
  • VALLE ROVETO: SACERDOTE ACCUSATO DI MOLESTIE A MINORI, FU SOSPESO E POI PROSCIOLTO DALLA CURIA

    VALLE ROVETO: SACERDOTE ACCUSATO DI MOLESTIE A MINORI, FU SOSPESO E POI PROSCIOLTO DALLA CURIA

    AVEZZANO – Molestie sessuali nei confronti di ragazze minorenni da parte di un sacerdote. E’ un macigno l’accusa rivolta ad un prete sudamericano che ha esercitao per anni a San Vincenzo Valle Roveto (L’Aquila). Una storia venuta fuori in circostanze misteriose, dato che non sono ancora state rese note le dinamiche che hanno portato a far scattare l’inchiesta per un fatto che, se confermato, risalirebbe al 2000.

    L’incidente probatorio si è tenuto pochi giorni fa al Tribunale di Avezzano, davanti al gip Carla Mastelli e al pm Lara Saccacini. Una ragazza, oggi maggiorenne, ha denunciato di essere stata molestata dal sacerdote quando era ancora minorenne.

    L’indagato si è difeso respingendo ogni addebito parlando di “calunnie” e ha sporto denuncia contro gli accusatori, tra cui un altro sacerdote, considerato l’artefice delle diffamazioni.

    Una vicenda dai contorni ancora poco chiari. L’ipotesi è che una delle ragazze, confidandosi con l’altro sacerdote, sia stata convinta a rivolgersi agli inquirenti. Alla sua si sarebbero aggiunte le testimonianze di altre ragazze che hanno raccontato di aver subito molestie durante gli incontri con il sacerdote. Il prete non esercita più da anni nei centri dove si sarebbero verificati gli episodi.

    Del caso si era occupata anche la Curia Vescovile, svolgendo accurate indagini e sospendendo il sacerdote. Una volta svolte accurate indagini e chiarita la sua posizione era tornato alla sua attività.

  • Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Serena Sartini

    L’operazione tolleranza zero nella lotta alla pedofilia all’interno del clero continua senza tregua. L’ultima mossa di Papa Francesco riguarda il commissariamento dell’arcidiocesi di Adelaide, con la nomina di monsignor Gregory O’Kelly come amministratore apostolico. L’annuncio è avvenuto tramite un insolito bollettino domenicale e tre semplici righe che indicano la nomina del commissario, a due settimane dalla condanna dell’arcivescovo Philip Wilson, accusato di aver coperto casi di abusi sessuali di un sacerdote su alcuni minori.

    La diocesi di Adelaide era stata infatti travolta dallo scandalo con la condanna, lo scorso 22 maggio, di monsignor Wilson, 67 anni, che continua a dichiararsi innocente, ma che rischia fino a due anni di carcere. La sentenza verrà resa nota il 19 giugno e al momento il vescovo resta libero su cauzione. Ma si tratta del più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto una condanna del genere. L’accusa è di insabbiamento e copertura di casi di pedofilia commessi da sacerdoti della sua diocesi: Wilson sarebbe stato a conoscenza senza comunicarlo alla polizia di crimini commessi negli anni ’70 nella regione di Hunter da parte di padre Jim Fletcher, abusatore seriale morto in carcere nel 2006.

    All’indomani della decisione del tribunale contro Wilson, il vescovo aveva annunciato di autosospendersi temporaneamente dai suoi compiti, mentre il 25 maggio aveva assunto la guida della diocesi di Adelaide il suo vicario, padre Philip Marshall. Ieri la decisione del Papa con la nomina di un commissario. Sintetico il commento della Conferenza episcopale australiana, alle prese da decenni con lo scandalo pedofilia: «La Conferenza apprezza sia la sollecitudine pastorale del Santo Padre per l’arcidiocesi sia la generosità del vescovo O’Kelly nell’accettare l’incarico».

    In Australia pende anche la vicenda del rinvio a giudizio del cardinale George Pell, ex braccio destro di Bergoglio per le questioni economiche, autosospesosi dall’incarico in Curia e tornato in Australia per subire il processo che lo vede imputato con l’accusa di abusi su minori.

    Sabato si sono conclusi gli incontri del Papa con i sacerdoti cileni per discutere della piaga della pedofilia in Cile. A giorni partiranno per una nuova missione nel Paese sudamericano gli inviati di Bergoglio, monsignor Charles Scicluna e il reverendo Jordi Bertomeu. Si attende, infine, la decisione di Francesco sulle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/preti-pedofili-commissariata-diocesi-adelaide-1536196.html

  • Preti pedofili, maxi risarcimento per le vittime

    Preti pedofili, maxi risarcimento per le vittime

    Nel Minnesota la diocesi dovrà effettuare raccolte di fondi e vendere immobili della Chiesa: 210 milioni di dollari per 450 vittime di abusi sessuali del clero

    MINNEAPOLIS – Un maxi-risarcimento alle vittime di pedofilia del clero è stato deciso da una diocesi americana: 210 milioni di dollari, il secondo più alto nella storia, che porterà non solo a dover effettuare raccolte di fondi nelle parrocchie ma soprattutto costringerà alla vendita di immobili della Chiesa. Accade nel Minnesota, nella diocesi di St. Paul e Minneapolis.

    Intanto il Papa oggi ha cominciato, a Casa Santa Marta, i previsti nuovi incontri con le vittime di pedofilia del Cile, questa volta un gruppo di sacerdoti, dopo aver scritto ieri sera una lettera al popolo cileno in cui ha ringraziato le vittime che hanno perseverato per fare venire alla luce la verità e ha ribadito l’impegno della Chiesa a non ammettere più abusi né coperture.

    Sempre dal Cile arriva la notizia di una proposta per togliere la cittadinanza cilena al cardinale Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago, di origine italiana ma da anni naturalizzato nel Paese latinoamericano. È accusato dalle vittime di aver coperto gli abusi del rev. Fernando Karadima e dunque la sua cittadinanza non risponderebbe più, secondo le senatrici che hanno fatto la proposta, a quei criteri di merito per i quali si può concedere.

    Tornando invece al caso americano, l’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis ha annunciato un accordo di 210 milioni di dollari con 450 vittime di abusi sessuali del clero. L’avvocato delle vittime, Jeff Anderson, ha detto che i soldi, per un totale preciso di 210.290.724 dollari, andranno in un fondo per pagare i sopravvissuti agli abusi che sono stati perpetrati contro minori da diversi sacerdoti nei decenni passati.

    L’arcivescovo, mons. Bernard Hebda, ha detto di essere grato alle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare: «Riconosco che l’abuso ha rubato così tanto a voi, alla vostra infanzia, innocenza, sicurezza, fiducia e, in molti casi, alla vostra fede», ha detto rivolgendosi alle vittime che hanno denunciato e che ora stanno per ottenere giustizia.

    «Abbiamo lavorato con loro con molta attenzione per cercare di formulare l’accordo in modo che possa beneficiarli al massimo». Secondo il sito web BishopAccountability.org, che registra i casi di abusi sessuali da parte del clero, questo è il secondo più grande pagamento totale tra le diocesi cattoliche che hanno presentato istanza di protezione dalla bancarotta. Il più grande esborso alle vittime di pedofilia c’era stato nel 2007, quando l’arcidiocesi di Los Angeles aveva chiuso il dossier degli abusi con 508 vittime per 660 milioni di dollari.

    Sempre sulla piaga della pedofilia, arriva un documento dei vescovi dell’Ecuador: gli abusi sono «un grave crimine» ed «esprimiamo il nostro profondo dolore per quanto riguarda i fatti denunciati, già sanzionati o che sono in corso di indagine», dichiara la Conferenza episcopale.

    https://www.tio.ch/estero/attualita/1262509/preti-pedofili–maxi-risarcimento-per-le-vittime