Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    La famiglia Orlandi ha fatto arrivare in Vaticano un’istanza nella quale si chiedono una serie di informazioni su una tomba all’interno del cimitero teutonico Vaticano. Sarebbero custodite lì, secondo una lettera ricevuta dal legale della famiglia Orlandi Laura Sgrò, le risposte al mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita nel nulla nel 1983.

    Per questo il legale ha scritto al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, chiedendo, oltre all’apertura del loculo, anche una serie di informazioni su quel sepolcro. Non solo. Gli Orlandi chiedono anche una serie di audizioni delle persone coinvolte e ancora in vita: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Eduardo Martinez Somalo e il cardinale Angelo Sodano.

    Appoggiato a una parete del cimitero teutonico c’è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, “Riposa in pace”. Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX. Ma la datazione della statua è diversa da quella della lastra.

    “Alcune fonti – è scritto nella richiesta depositata dall’avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso – riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell’Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto”.

    “In ogni caso si chiede l’apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso”. Nel corso degli anni sono state tante le “piste”, poi rivelatesi false, per ritrovare Emanuela Orlandi. L’ultima risale a qualche mese fa, quando sono state ritrovate delle ossa nella sede della Nunziatura apostolica a Roma.

    “Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera”. Lo ha affermato il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

  • Relazione ONU – ITA – Comitato per i diritti dell’infanzia 2019 – 80° sessione

    Relazione ONU – ITA – Comitato per i diritti dell’infanzia 2019 – 80° sessione

    Osservazioni conclusive sulla quinta e sesta relazione combinata periodica dell’Italia – CRC oss. conclusive ITA

    1. Introduzione
    2. 1. Il Comitato ha esaminato la quinta e la sesta relazione periodica dell’Italia (CRC/C/ITA/5-6) nelle sue riunioni 2354 e 2355 (CRC/C/SR. 2354 e 2355), tenutesi il 22 e 23 gennaio 2019 e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella sua 2370a riunione, svoltasi il 1° febbraio 2019.
    3. 2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione della quinta e sesta relazione combinata dello Stato Membro2 e le risposte scritte all’elenco di preoccupazioni (CRC/C/ITA/Q/5-6/Add.1), che hanno permesso una migliore comprensione della situazione dei diritti dei bambini nello Stato Membro. Il Comitato esprime apprezzamento per il dialogo costruttivo svolto con una delegazione di alto livello e multisettoriale dello Stato Membro.
    4. Misure di follow-up adottate e progressi realizzati dallo Stato Membro
    5. 3. Il Comitato si compiace dei progressi compiuti dallo Stato Membro in vari settori, tra cui la ratifica o l’adesione agli strumenti internazionali, in particolare la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia in una procedura di comunicazione (3), nel 2016; la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (4), nel 2015; il Protocollo Opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (5), nel 2015; il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (6), nel 2013; e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) (7), nel 2013. Il Comitato prende atto con apprezzamento anche delle misure legislative, istituzionali e politiche adottate per attuare la Convenzione, in particolare l’adozione della Legge 71 del 29 maggio 2017 sulla protezione dei bambini nella prevenzione e lotta contro il cyberbullismo; la Legge n. 47 del 7 aprile 2017 sulle misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati; il Decreto legislativo n. 66 del 13 aprile 2017 sulle norme per la promozione dell’inclusione degli studenti con disabilità (8); e il Quarto piano nazionale di azione e interventi per la protezione dei diritti e lo sviluppo di bambini e adolescenti (9) del 2016.

    1* Adottato dal Comitato nella sua ottantesima sessione (14 gennaio – 1° febbraio 2019).

    2 In questo documento si fa riferimento allo Stato italiano

    3 https://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/OPICCRC.aspx
    4 https://treaties.un.org/doc/publication/ctc/ch_iv_16.pdf
    5 https://www.ohchr.org/en/professionalinterest/pages/opcescr.aspx
    6 https://www.ohchr.org/en/professionalinterest/pages/opcat.aspx
    7 https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/documenti/2013-11-18_Convenzione%20Lanzarote.pdf
    8 http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20170517/decreto-legislativo-66-del-13-aprile-2017-inclusione-scolastica-studenti-con-disabilita.pdf
    9 http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/infanzia-e-adolescenza/focus-on/Piano-di-azione/Documents/IV-Piano-%20Azione-infanzia.pdf
    1. Principali aree di preoccupazione e raccomandazioni
    2. 4. Il Comitato ricorda allo Stato Membro l’indivisibilità e l’interdipendenza di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione e sottolinea l’importanza di tutte le raccomandazioni contenute nelle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato desidera richiamare l’attenzione dello Stato Membro sulle raccomandazioni riguardanti i seguenti settori, per i quali devono essere adottate misure urgenti: assegnazione delle risorse (paragrafo 8); non discriminazione (paragrafo 15); istruzione (paragrafo 32); bambini in cerca di asilo e rifugiati (paragrafo 34); e bambini in situazioni di migrazione (paragrafo 36).
    3. 5. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro di garantire la realizzazione dei diritti dei bambini in conformità con la Convenzione e i suoi Protocolli Opzionali durante tutto il processo di attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (10). Invita inoltre lo Stato Membro a garantire la partecipazione significativa dei bambini alla progettazione e all’attuazione di politiche e programmi volti a raggiungere i 17 Obiettivi (11) per quanto riguarda i bambini.
    4. Misure generali di attuazione (articoli 4, 42 e 44 (6))

    -Coordinazione

    1. 6. Il Comitato esorta lo Stato Membro a definire un mandato chiaro e un’autorità sufficiente in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per le Politiche Familiari) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e livelli locali e rafforzare il ruolo dell’Osservatorio Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza nell’ambito di un tale organismo di coordinamento interministeriale. Lo Stato Membro dovrebbe garantire che l’Osservatorio Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza disponga delle risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie per il suo effettivo funzionamento.

    -Allocazione di risorse

    1. 7. Il Comitato apprezza gli sforzi intrapresi dallo Stato Membro dal 2012 per mitigare gli impatti negativi e in particolare gli alti livelli di disoccupazione e povertà, inclusa la povertà infantile, che sono il risultato delle misure di austerità attuate dal governo dal 2010. Tuttavia, il Comitato esprime preoccupazione per il fatto che le misure di austerità continuano a minare l’effettiva tutela dei diritti dei minori nello Stato Membro e che la preparazione, l’approvazione, l’esecuzione e il monitoraggio dei bilanci sono carenti di una prospettiva sui diritti dei minori.
    2. 8. Con riferimento al suo Commento Generale n. 19 (2016) sul bilancio pubblico per la realizzazione dei diritti dei bambini, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Condurre, con la piena partecipazione dei bambini, una valutazione completa dell’impatto delle misure di austerità sulla realizzazione dei diritti dei bambini e, sulla base dei risultati di tale valutazione, elaborare una strategia per affrontare più efficacemente tali impatti e garantire che i diritti dei bambini, in particolare dei bambini appartenenti a comunità svantaggiate ed emarginate, non vengano ulteriormente influenzati negativamente;

    10 https://www.unric.org/it/agenda-2030
    11 https://www.unric.org/it/images/2016/April/UN_DPI_SDG_presentation_ITA_PDF.pdf

    (b) Assegnare adeguate risorse umane, finanziarie e tecniche a tutti i livelli di governo per l’attuazione di tutte le politiche, i piani, i programmi e le misure legislative rivolte ai bambini, in particolare ai bambini nelle comunità svantaggiate ed emarginate;

    (c) Stabilire meccanismi appropriati e processi inclusivi attraverso i quali la società civile, il pubblico e i bambini possano partecipare a tutte le fasi del processo di bilancio, compresa la formulazione, l’implementazione e la valutazione;

     (d) Condurre valutazioni regolari dell’impatto delle dotazioni di bilancio sui minori per garantire che siano efficaci, efficienti, sostenibili e coerenti con il principio di non discriminazione;

    (e) Utilizzare un approccio volto ai diritti dei minori nel processo di bilancio, includendo indicatori specifici e un sistema di tracciamento per l’assegnazione e l’uso delle risorse per i bambini in tutto il bilancio e nei settori e agenzie pertinenti, e utilizzare questo sistema di monitoraggio per le valutazioni d’impatto su come gli investimenti in qualsiasi settore possano servire il miglior interesse del minore, garantendo che venga misurato il diverso impatto di tali investimenti su ragazze e ragazzi;

    (f) definire le linee di bilancio per tutti i bambini, con un’attenzione particolare a quelli in situazioni svantaggiate o vulnerabili che possono richiedere misure sociali costruttive e assicurarsi che tali linee di bilancio siano protetti, anche in situazioni di crisi economica, disastri naturali o altre emergenze;

    (g) Rafforzare le capacità istituzionali per individuare, indagare e perseguire penalmente la corruzione e assicurare, anche attraverso l’eradicazione della corruzione nelle procedure di appalto pubblico e il sovrapprezzo dei contratti per la fornitura di beni e servizi pubblici, che i fondi assegnati a tutti i programmi a sostegno del la realizzazione dei diritti dei bambini a livello nazionale, regionale e locale siano spesi in modo completo ed efficiente.

    Raccolta dati

    1. 9. Con riferimento al suo Commento Generale n. 5 (2003) sulle misure generali di attuazione, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di continuare a migliorare il proprio sistema di raccolta dati, in particolare il Sistema informativo dei servizi sociali, anche estendendo continuamente il proprio set di dati, per coprire tutti i settori della Convenzione e suddividere i dati per età, sesso, disabilità, ubicazione geografica, origine etnica e nazionale e background socioeconomico, al fine di facilitare l’analisi della situazione di tutti i bambini, in particolare quelli in situazioni di vulnerabilità.

    Monitoraggio indipendente

    1. 10. Il Comitato ricorda la sua precedente raccomandazione (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 13) e raccomanda allo Stato Membro di:

     (a) Fornire piena indipendenza e autonomia all’Autorità Italiana per l’Infanzia e l’Adolescenza;

     (b) aumentare le risorse umane, tecniche e finanziarie dell’Autorità;

     (c) Istituire un’Istituzione Nazionale per i Diritti Umani in conformità con i Principi di Parigi (12).

    12 http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Principi-relativi-allo-status-delle-istituzioni-nazionali-per-i-diritti-umani-1993/73

    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    1. 11. Riconoscendo gli sforzi dello Stato Membro, includendo la compilazione di alcuni documenti ufficiali accessibili in ETR (Easy To Read- Facile da leggere), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

     (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli Opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, al più ampio pubblico e ai bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e nei processi giudiziari;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini con un approccio volto alla formazione del formatore.

    Società civile

    1. 12. Il Comitato è profondamente preoccupato dalle continue campagne diffamatorie contro alcune organizzazioni della società civile impegnate in operazioni di ricerca e soccorso per migranti, compresi i bambini, nel Mediterraneo. Il Comitato esorta lo Stato membro a garantire i diritti e la libertà di azione della società civile e ad assicurare che il salvataggio dei migranti non sia considerato un crimine.
    2. Definizione di bambino (articolo 1)

    Età minima per il matrimonio

    1. 13. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro di modificare il Codice Civile per rimuovere tutte le eccezioni che consentono il matrimonio al di sotto dei 18 anni.
    2. Principi generali (articoli 2, 3, 6 e 12)

    Non discriminazione

    (CRC/C/ITA/CO/3-4, para. 24), in particolare:

    1. 14. Il Comitato ribadisce le sue precedenti preoccupazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 24), in particolare:
    2. a) disparità tra le regioni nell’accesso ai servizi di assistenza sanitaria, il tenore minimo di vita e l’istruzione per tutti i bambini in tutto il paese;

    (b) La prevalenza di atteggiamenti negativi nei confronti dei minori in base al loro status, origine, orientamento sessuale o identità di genere.

    1. 15. Prendendo atto degli Obiettivi 5.1 e 10.3 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda che lo Stato Membro garantisca piena protezione contro tutte le forme di discriminazione, inclusa la prevenzione dell’odio nazionale, razziale o religioso:
    2. a) Adottando misure urgenti per affrontare le disparità tra le regioni all’accesso ai servizi sanitari, il tenore di vita minimo, l’alloggio adeguato, compresa la prevenzione degli sfratti forzati, lo sviluppo sostenibile e l’istruzione di tutti i bambini in tutto il paese;

    (b) Rafforzare le misure per combattere gli atteggiamenti negativi tra i rappresentanti dello Stato e il pubblico;

    (c) Rafforzare altre attività preventive contro la discriminazione e, se necessario, intraprendere azioni positive a beneficio dei bambini e in particolare dei bambini in situazioni marginali e svantaggiate, come i richiedenti asilo, i rifugiati e i bambini migranti; i bambini apolidi; i bambini appartenenti a minoranze, compresi i bambini Rom, Sinti e Caminanti; i bambini nati da genitori non sposati; i bambini LBGT e i bambini che vivono in famiglie LGBT; i bambini intersessuali; i bambini con disabilità; e i bambini che vivono per strada.

    Il miglior interesse del bambino

    1. 16. Riconoscendo gli sforzi compiuti dallo Stato Membro per integrare il principio dell’interesse superiore del minore nella sua legislazione e in riferimento al Commento Generale n. 1413 (2013) del Comitato sul diritto del minore a far valere i suoi interessi migliori come considerazione primaria, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:
    2. a) Rafforzare i suoi sforzi per garantire che il principio dell’interesse superiore del minore sia adeguatamente integrato e interpretato coerentemente e applicato in tutte le regioni del paese in tutti i procedimenti e le decisioni legislative, amministrative e giudiziarie e in tutte le politiche, i programmi e i progetti che sono rilevanti e hanno un impatto sui bambini, in particolare in relazione ai minori non accompagnati o separati;

    (b) Sviluppare procedure e criteri per fornire indicazioni a tutti i professionisti competenti per determinare l’interesse superiore del minore in ogni area e per dare al miglior interesse del bambino il giusto peso in quanto considerazione primaria, in particolare in relazione ai minori non accompagnati o separati arrivati nello Stato;

    (c) Diffondere tra i professionisti che lavorano con e per i bambini e al pubblico in generale, in particolare ai bambini in una modalità adatta ai bambini, il Commento Generale n. 14 (2013) del Comitato sul diritto del minore di avere il proprio interesse preso in considerazione come considerazione primaria.

    Rispetto per le opinioni del bambino

    1. 17. Accogliendo con favore l’introduzione nella legislazione sul diritto del bambino di essere ascoltato in contesti selezionati, e ribadendo le sue precedenti raccomandazioni (CRC/C/ITA/CO/3-4, paragrafo 27), con riferimento al suo Commento Generale n. 12 (2009) sul diritto del bambino di essere ascoltato, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Introdurre una disposizione legislativa completa che stabilisca il diritto del bambino di essere ascoltato senza alcuna discriminazione dovuta all’età, invalidità o qualsiasi altra circostanza, sia nell’ambiente familiare che in qualsiasi procedura amministrativa, giudiziaria o di mediazione in cui il minore sia coinvolto e di garantire che l’opinione del minore sia presa in considerazione in base all’età e alla maturità del bambino e di adottare di conseguenza norme e regolamenti di applicazione uniformi nazionali, in particolare in relazione a tutte le decisioni concernenti minori non accompagnati o separati arrivati nello Stato Membro;

    13 http://gruppocrc.net/il-comitato-onu-sui-diritti-dell/

    (b) Condurre ricerche per identificare le questioni più importanti per i bambini e il modo in cui le loro voci siano ascoltate nelle decisioni familiari che riguardano la loro vita, nelle comunità e nelle scuole, e i canali attraverso i quali attualmente e potenzialmente abbiano la maggiore influenza sul processo decisionale nazionale e locale;

    (c) Promuovere la partecipazione significativa e autorizzata di tutti i bambini all’interno della famiglia, delle comunità e delle scuole e includere i bambini nel processo decisionale in tutte le questioni relative ai bambini, anche in materia ambientale;

    (d) Sviluppare kit di strumenti per la consultazione pubblica sullo sviluppo della politica nazionale per standardizzare tale consultazione ad un livello elevato di inclusività e partecipazione, compresa la consultazione con i minori su questioni che li riguardano;

    (e) Istituzionalizzare i “Consigli Comunitari per i Minori” (14) come evento regolare, e garantire che essi ricevano un mandato significativo e risorse umane, tecniche e finanziarie adeguate, al fine di facilitare l’effettivo impegno dei bambini nei processi legislativi nazionali su questioni che li riguardano.

    1. Diritti civili e libertà (articoli 7, 8 e 13-17)

    Registrazione delle nascite/nome e nazionalità

    1. 18. In vista dell’Obiettivo 16.9 per lo Sviluppo Sostenibile e in riferimento alle precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 29), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Adottare misure per prevenire l’apolidia e assicurare l’effettiva attuazione della legge che regola l’acquisizione della cittadinanza italiana alla nascita per i bambini altrimenti apolidi;

    (b) Adottare una legislazione per migliorare le procedure di determinazione dell’apolidia in linea con gli standard internazionali;

    (c) riprendere le riunioni del gruppo di lavoro sullo status giuridico di Rom, Sinti e Caminanti e adottare misure per migliorare la situazione dei bambini privi di documenti o apolidi appartenenti a queste comunità;

    (d) Prendere in considerazione la ratifica della Convenzione europea sulla nazionalità del 1997.

    1. Violenza contro i bambini (articoli 19, 24 (3), 28 (2), 34, 37 (a) e 39)

    Violenza contro i bambini, compreso l’abuso e il trascurare i bambini

    1. 19. Pur rilevando iniziative positive, tra cui la sensibilizzazione sulla violenza di genere e sessuale nei confronti dei minori, il Comitato si rammarica che un sistema nazionale di raccolta, analisi e diffusione dei dati e un’agenda di ricerca sulla violenza e i maltrattamenti dei bambini non siano stati istituiti. Prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile e con riferimento al Commento Generale n. 13 (2011) sul diritto del minore alla libertà da ogni forma di violenza e alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 44), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:
    14 https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CRC%2fC%2fITA%2f5-6&Lang=en Relazione congiunta quinta e sesta relazione periodica presentata dall’Italia ai sensi dell’articolo 44 della Convenzione, previsto per il 2017 – 73. La partecipazione delle giovani generazioni ad attività legislative e politiche è promossa a scuola, nelle associazioni e nei partiti politici, offrendo il diritto di votare Ai rappresentanti a scuola, nel consiglio dei bambini e così via. I Consigli degli adolescenti sono organismi istituiti dalle autorità locali e dai comuni per sostenere il processo decisionale. Sono presenti anche a livello regionale, con l’assistenza e il coordinamento del difensore civico regionale (ad esempio il progetto “Partecipare, Infinito Presente” realizzato dalla rete PIDIDA, dal NACA e da diverse Regioni). Esempio a Trento https://www.vivoscuola.it/Schede-informative/Consulta-Provinciale-degli-Studenti

    (a) Utilizzando l’indagine nazionale 2015 sui maltrattamenti dei bambini come punto di partenza, creare un sistema nazionale per monitorare e raccogliere dati sulla violenza contro i bambini, in particolare su tutti i casi di violenza domestica contro i bambini e sulla violenza contro i bambini in situazioni emarginate e svantaggiate, e intraprendere una valutazione globale della portata, delle cause e della natura di tale violenza;

    (b) Rafforzare ulteriormente i programmi di sensibilizzazione e di educazione – comprese campagne – con il coinvolgimento dei bambini, al fine di formulare una strategia globale per prevenire e combattere la violenza contro i bambini, compresi l’abuso e l’abbandono dei minori;

    (c) Introdurre una definizione completa e precisa di violenza contro i bambini nella legislazione;

    (d) Incoraggiare programmi basati sulla comunità volti a prevenire e contrastare la violenza domestica, l’abuso e l’abbandono dei minori, anche coinvolgendo vittime, volontari e membri della comunità e fornendo loro supporto formativo;

    (e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.

    Punizione corporale

    1. 20. Prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato, con riferimento al suo Commento Generale n. 8 (2006) sul diritto del minore alla protezione dalle punizioni corporali e da altre forme di punizione crudeli o degradanti, ribadisce le sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 35) e sollecita lo Stato Membro a:

    (a) Proibire esplicitamente le punizioni corporali, per quanto lievi, per legge in tutti i contesti;

    (b) Sensibilizzare i genitori e il pubblico in generale sugli effetti nocivi delle punizioni corporali per il benessere dei bambini;

    (c) Promuovere forme alternative positive di educazione dei figli e disciplinari, non violente e partecipative.

    Sfruttamento e abuso sessuale

    1. 21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere

    1. 22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato Membro sull’Obiettivo 5.2 per lo Sviluppo Sostenibile e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, polizia e altri gruppi professionali competenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte del sistema giudiziario influiscano negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    (c) Garantire la riabilitazione dei minori vittime di violenze di genere.

    1. 23. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Sviluppare e attuare un protocollo di assistenza sanitaria basato sui diritti dell’infanzia per i bambini intersessuali, stabilendo le procedure e le misure che i gruppi sanitari devono seguire, assicurando che nessuno sia sottoposto a cure mediche o chirurgiche non necessarie durante l’infanzia o la fanciullezza, garantire l’integrità, autonomia e autodeterminazione dei bambini interessati, e fornire alle famiglie con bambini intersessuali un’adeguata consulenza e sostegno;

    (b) Educare e formare professionisti medici e psicologici sulla gamma delle diversità sessuali e biologiche e fisiche, sulla diversità e sulle conseguenze di interventi chirurgici e di altro tipo non necessari per i bambini intersessuali.

    1. Ambiente familiare e assistenza alternativa

    (articoli 5, 9-11, 18 (1) e (2), 20-21, 25 e 27 (4))

    1. 24. Il Comitato accoglie con favore l’adozione della Legge n. 173/2015, che modifica la Legge 184/1983 sul diritto del minore ad una famiglia e relativa al diritto del minore in affidamento di mantenere un rapporto affettivo con il genitore affidatario anche dopo la fine dell’affidamento, e di varie linee guida nazionali in questo settore, e per le indagini condotte su bambini privati di un ambiente familiare. Ricordando le sue raccomandazioni precedenti (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 40) e richiamando l’attenzione dello Stato Membro sulle Linee guida per la Cura Alternativa dei Bambini (15) (Risoluzione 64/142 dell’Assemblea Generale, allegato), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Continuare a rivedere le sue politiche sull’assistenza alternativa per i bambini privati di un ambiente familiare per ridurre l’affidamento alle organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni religiose, al fine di sviluppare un sistema più integrato, basato sui diritti dei minori e responsabile, che integri l’assistenza tradizionale fornita dalla famiglia allargata con particolare attenzione all’interesse superiore del minore;

    (b) Garantire che gli orientamenti nazionali siano applicati in modo efficace e appropriato su base di parità e nella stessa misura in diverse regioni del paese, tenendo conto del fatto che esistono diverse forme di collocamento familiare di tipo familiare in diverse regioni;

    (c) Garantire che la rimozione di bambini dalla famiglia, compresi quelli con disabilità, sia consentita in ogni singolo caso solo dopo un’attenta valutazione del migliore interesse, e che sia efficacemente monitorata; (

    (d) Adottare misure per ampliare il sistema di affido per i bambini che non possono stare con le loro famiglie, al fine di andare oltre l’istituzionalizzazione dei bambini;

    (e) Istituire un registro nazionale dei minori privati di un ambiente familiare, sulla base di criteri uniformi e chiari su tutto il territorio dello Stato Membro

    1. 25. In riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 42), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Raccogliere, in modo sistematico e continuo, dati statistici disaggregati e informazioni pertinenti sulle adozioni nazionali e internazionali, al fine di comprendere meglio e affrontare il fenomeno;

    (b) Creare una base dati nazionale dei bambini, compresi i bambini con disabilità, idonei per l’adozione e le famiglie dichiarate idonee all’adozione pienamente operative;

    (c) Garantire nella pratica che le opinioni del bambino siano ascoltate nei processi di adozione in conformità con le capacità in evoluzione del bambino. Illicit transfer and non-return Trasferimento illecito e mancata restituzione

    1. 26. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro, al fine di garantire il diritto del minore a mantenere relazioni personali con entrambi i genitori e alla luce della Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori e il ritorno dei bambini rapiti allo Stato, di considerare la possibilità di rivedere le disposizioni del codice penale che criminalizzano il rapimento internazionale di minori, al fine di rendere più facile per un genitore che ha rapito un figlio il ritorno nello Stato Membro insieme al bambino rapito.
    2. Disabilità, salute e benessere di base (articoli 6, 18 (3), 23, 24, 26, 27 (1) – (3) e 33)

    Bambini con disabilità

    15
    1. 27. Pur accogliendo con favore i progressi compiuti in merito all’attuazione dei diritti dei bambini con disabilità e con riferimento al Commento Generale n. 9 (2006) sui diritti dei minori con disabilità, il Comitato raccomanda che lo Stato membro istituisca una strategia globale per l’inclusione dei bambini con disabilità e:

    (a) Migliorare la raccolta di dati sui bambini con disabilità, in particolare bambini molto piccoli e bambini con disabilità intellettive e psicosociali, e sviluppare un sistema efficiente per diagnosticare la disabilità, che è necessario per mettere in atto politiche e programmi appropriati, in consultazione con i bambini con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative;

    (b) Adottare standard minimi nazionali in materia di servizi di qualità per l’educazione della prima infanzia e qualifiche e formazione del personale educativo adeguate ai bisogni educativi speciali dei bambini con disabilità, nonché l’uso di metodi adattati sin dalla prima infanzia;

    (c) Formare insegnanti e professionisti specializzati aggiuntivi in classi inclusive per fornire supporto individuale e tutta la dovuta attenzione ai bambini con difficoltà di apprendimento;

    (d) intraprendere campagne di sensibilizzazione al fine di combattere la stigmatizzazione e il pregiudizio contro i bambini con disabilità e promuovere un’immagine positiva di tali bambini;

    (e) Affrontare le esigenze specifiche dei bambini con disturbi dello spettro autistico e in particolare garantire che siano pienamente integrati in tutti gli ambiti della vita sociale, comprese le attività ricreative e culturali, assicurare che l’educazione inclusiva sia adeguata alle loro esigenze, istituire meccanismi di individuazione, fornire una formazione adeguata ai professionisti e assicurare che questi bambini traggano efficacemente beneficio dai programmi di sviluppo della prima infanzia basati sulla conoscenza scientifica. Health and health services Salute e servizi sanitari

    1. 28. Il Comitato accoglie con favore i significativi progressi nella riduzione della mortalità infantile e una serie di iniziative in materia di salute dei bambini, compresa la definizione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria (LEA) e la fornitura di fondi adeguati per uno Screening Esteso obbligatorio dei Neonati (SNE) che fa parte dei LEA. Con riferimento al suo Commento Generale n. 15 (2013) sul diritto del bambino al godimento del più alto standard di salute raggiungibile e prendendo atto del target 3.8 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:
    2. a) Sensibilizzare sull’importanza delle vaccinazioni e assicurare una copertura immunitaria completa contro le malattie infantili;

    (b) Prendere misure per migliorare la pratica dell’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di età dei bambini attraverso misure di sensibilizzazione.

    Salute mentale

    1. 29. Rilevando la continua assenza di un sistema completo per monitorare lo stato di salute mentale dei bambini, l’accesso limitato a un’adeguata assistenza sanitaria mentale per i bambini con disturbi neuropsichiatrici, l’aumento del numero di bambini con problemi comportamentali e bambini con diagnosi di ADD/ADHD, e l’aumento della prescrizione di psicotropi o psicostimolanti e antidepressivi, e prendendo nota del target 3.4 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Garantire un sistema uniforme e integrato di servizi di assistenza neuropsichiatrica infantile e adolescenziale in tutto lo Stato Membro, dotati di sufficienti risorse umane, tecniche e finanziarie;

    (b) Istituire un efficace sistema di monitoraggio per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti e condurre uno studio sulle cause profonde dell’aumento delle diagnosi di ADD/ADHD e delle prescrizioni di farmaci;

    (c) Assicurare che le diagnosi di bambini con ADD/ADHD siano attentamente esaminate e che la prescrizione di farmaci sia utilizzata come misura di ultima istanza e solo dopo una valutazione individualizzata dell’interesse superiore di quel bambino;

    (d) Assicurarsi che i bambini e i loro genitori siano adeguatamente informati sui possibili effetti collaterali della prescrizione di farmaci e sulle alternative non mediche.

    Standard di vita

    1. 30. Il Comitato prende atto delle riforme del sistema di protezione sociale, in particolare della sostituzione del “reddito da inclusione” (REI) con il “reddito di cittadinanza”, che può tuttavia escludere progressivamente le persone maggiormente a rischio di povertà, come quelle in posti di lavoro temporanei e a bassa retribuzione, così come le minoranze, le donne e i bambini, attraverso un’ulteriore disuguaglianza del mercato del lavoro. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro di adottare una risposta globale alla povertà infantile che garantisca l’accesso dei bambini a risorse adeguate attraverso il sostegno alla partecipazione dei genitori al mercato del lavoro, garantisca l’accesso dei bambini a servizi di qualità a prezzi accessibili e garantisca la partecipazione dei bambini.
    2. Istruzione, tempo libero e attività culturali (articoli 28, 29, 30 e 31)

    Istruzione, compresa la formazione professionale e l’orientamento

    1. 31. Il Comitato apprezza gli sforzi dello Stato Membro per assicurare che tutte le ragazze e i ragazzi completino un’istruzione primaria e secondaria gratuita, equa e di qualità che porti a risultati di apprendimento pertinenti ed efficaci. Il Comitato è, tuttavia, preoccupato per:

    (a) Alti tassi di abbandono scolastico, anche dalla scuola dell’obbligo, di bambini Rom, Sinti e Caminanti, anche in conseguenza di sgomberi forzati;

    (b) Lo stato fatiscente di numerosi edifici scolastici che hanno portato, ad esempio, al crollo dei soffitti in 112 occasioni tra il 2014 e il 2016, e alla mancanza di forniture di base per le scuole;

    (c) Il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, che si verifica principalmente nell’ambiente scolastico;

    (d) Il basso tasso di assistenza e istruzione per la prima infanzia nella parte meridionale dello Stato Membro.

    1. 32. Prendendo atto dell’Obiettivo 4.A per lo Sviluppo Sostenibile, e in riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 61), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:
    2. a) Accelerare l’integrazione del registro nazionale degli studenti e dei registri regionali per identificare tutti i bambini in età scolare obbligatoria che non vanno a scuola, che non frequentano attività di formazione professionale e non fanno nessun apprendistato, e di sviluppare e promuovere una formazione professionale di qualità per migliorare le capacità dei bambini e dei giovani, specialmente di quelli che abbandonano la scuola; attuare un approccio ai diritti umani all’intero sistema educativo che sia più inclusivo nei confronti dei bambini appartenenti a gruppi di minoranza e dei bambini migranti e sostenga le loro aspirazioni; e attuare efficacemente la strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti 2012-2020;

    (b) Accelerare la creazione di un registro degli edifici scolastici, garantire che i cittadini abbiano accesso al registro e che gli ambienti scolastici siano accoglienti e sicuri, e realizzare ristrutturazioni sistematiche degli edifici scolastici fatiscenti;

    (c) Rafforzare la sensibilizzazione sugli effetti negativi del bullismo e del cyberbullismo e applicare le linee guida contenute nel Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola 2016/2017 e adottare e attuare un piano d’azione integrato come previsto dalla Legge n. 71/2017 (16);

    (d) Creare un organismo di coordinamento presso il Ministero dell’Istruzione per la collaborazione con le regioni e le amministrazioni locali e introdurre standard strutturali, organizzativi e qualitativi uniformi per i servizi di assistenza e istruzione per l’infanzia basati su una politica globale e olistica di cura e sviluppo della prima infanzia in tutte le regioni.

    1. Misure speciali di protezione (articoli 22, 30, 32-33, 35-36, 37 (b) – (d), 38, 39 e 40)

    Bambini in cerca di asilo e rifugiati

    1. 33. Il Comitato accoglie con favore l’adozione della Legge 47/2017 sulle misure di protezione per i minori stranieri non accompagnati che rafforzano la protezione dei minori non accompagnati per quanto riguarda l’accesso ai servizi, le garanzie contro l’espulsione, il divieto di ritorno dei minori non accompagnati alla frontiera, delle procedure più appropriate di valutazione dell’età medica e l’accesso accelerato alle procedure di asilo. Il Comitato, tuttavia, deplora profondamente il ritardo nell’adozione dei decreti attuativi per la loro effettiva applicazione. Il Comitato è inoltre preoccupato per:

    (a) La Legge n. 132/2018 sulle misure urgenti in materia di protezione internazionale, migrazione e sicurezza pubblica, che include misure per sospendere il processo di asilo per le persone, compresi i bambini, considerati “socialmente pericolosi” o condannati per un crimine, per abolire la protezione umanitaria a favore di un sistema di permessi speciali in circostanze strettamente prescritte e per l’aumento dei periodi di detenzione degli immigrati da 90 a 180 giorni e per il ridimensionamento del sistema dell’accoglienza e dell’integrazione locali ai solo rifugiati riconosciuti e alle persone vulnerabili, compresi i minori non accompagnati;

    (b) Le carenze nei centri di accoglienza, di primo e di secondo livello per i minori non accompagnati concernenti la procedura di valutazione dell’età, la mancanza di informazioni e di attività sociali adeguate per i bambini, la durata del soggiorno dei bambini nei centri di emergenza o di primo livello, le nomine in ritardo dei tutori;

    16 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/06/03/17G00085/sg

    (c) La mancanza di opzioni permanenti e adeguate di reinsediamento per i rifugiati, in particolare i bambini e le loro famiglie.

    1. 34. Con riferimento al Commento Generale n. 6 (2005) sul trattamento dei minori non accompagnati e separati al di fuori del loro paese di origine, il Comitato esorta lo Stato Membro a:

    (a) Attuare misure specifiche di salvaguardia affinché i minori siano esentati dalle misure previste dalla Legge n. 132/2018;

    (b) Facilitare l’accesso al sistema di asilo per i bambini bisognosi di protezione internazionale;

    (c) Stabilire adeguati meccanismi di accoglienza e protezione per i minori non accompagnati e separati, compresi quelli che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale, assicurando adeguate capacità di accoglienza per loro nello Stato Membro secondo un approccio basato sui bisogni, e assicurando che i sistemi di accoglienza siano fatti su misura per rispondere alle mutevoli tendenze degli arrivi, soprattutto via mare;

    (d) Implementare un protocollo uniforme sui metodi di determinazione dell’età che sia multidisciplinare, basato sulla scienza, rispettoso dei diritti dei bambini e utilizzato solo in caso di seri dubbi sull’età dichiarata e in considerazione di prove documentate o di altro tipo disponibili, e di garantire l’accesso a meccanismi di ricorso efficaci;

    (e) Implementare efficacemente la fornitura di tutori volontari per minori non accompagnati e separati, assicurando la nomina tempestiva di un tutore competente che abbia le competenze e la disponibilità necessarie e sia libero da qualsiasi potenziale conflitto di interessi;

    (f) Trattare i casi che coinvolgono minori non accompagnati e separati in modo positivo, umano e rapido al fine di individuare soluzioni durature;

    (g) Dare priorità al trasferimento immediato dei bambini in cerca di asilo e delle loro famiglie fuori dai centri di trattamento regionali e adottare opzioni permanenti e sostenibili di reinsediamento per i rifugiati, in particolare i bambini e le loro famiglie, per garantire loro un soggiorno legale e un accesso ragionevole all’occupazione e altre opportunità;

    (h) Migliorare l’attuale sistema di dati per i minori non accompagnati o separati armonizzando le banche dati attualmente esistenti e assicurando che siano incluse tutte le informazioni relative a ciascun bambino.

    Bambini in situazioni di migrazione

    1. 35. Il Comitato è profondamente preoccupato per la situazione dei bambini migranti nello Stato Membro e che la Legge 47/2017 non sia stata ancora attuata.
    2. 36. Con riferimento ai Commenti Generali Congiunti n. 3 e n. 4 (2017) del Comitato per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie / n. 22 e n. 23 (2017) del Comitato sui Diritti dell’Infanzia sui diritti umani dei bambini nel contesto della migrazione internazionale, il Comitato esorta lo Stato Membro a:

    (a) Sostenere il miglior interesse del bambino in ogni momento, come considerazione primaria in tutte le situazioni riguardanti i bambini nel contesto della migrazione internazionale, compresi i minori non accompagnati e separati;

    (b) Rendere disponibili informazioni e guida legale sui loro diritti e doveri ai bambini migranti, inclusi i diritti umani e libertà fondamentali, protezione e assistenza appropriate, opzioni e percorsi per la migrazione regolare e possibilità di rimpatrio, in una lingua che comprendono;

    (c) Rafforzare le misure per ridurre l’apolidia dei bambini migranti;

    (d) Sviluppare o basarsi su pratiche nazionali e regionali esistenti per l’ammissione e il soggiorno della durata appropriata sulla base di considerazioni compassionevoli e umanitarie per i bambini migranti costretti a lasciare i loro paesi di origine, compreso l’accesso all’istruzione;

    (e) Facilitare l’accesso alle procedure per il ricongiungimento dei bambini migranti con le loro famiglie;

    (f) Riesaminare le politiche e le pratiche rilevanti per garantire che non creino, aggravino o aumentino involontariamente le vulnerabilità dei bambini migranti, anche applicando una risposta sensibile ai diritti umani, di genere e disabilità, nonché un approccio sensibile all’età e ai minori, stabilire politiche globali e sviluppare partenariati che si occupino dei bambini migranti in una situazione di vulnerabilità, a prescindere dal loro status migratorio, con il supporto necessario in tutte le fasi della migrazione e tengano conto dei bambini migranti nei sistemi nazionali di protezione dei minori;

    (g) Sviluppare le pratiche esistenti per facilitare l’accesso per i bambini migranti in uno stato irregolare a una valutazione individuale che possa portare a uno status regolare, caso per caso e con criteri chiari e trasparenti;

    (h) Garantire che le autorità per la protezione dei minori siano tempestivamente informate e incaricate di partecipare alle procedure per la determinazione dell’interesse superiore del minore una volta che un minore non accompagnato o separato attraversa una frontiera internazionale, conformemente al diritto internazionale, anche formando funzionari di frontiera sui diritti del bambino e sulle procedure sensibili ai minori, come quelle che impediscono la separazione familiare e riuniscono le famiglie quando si verifica la separazione familiare;

    (i) Rafforzare i meccanismi di riferimento sensibili al genere e sensibili ai minori, comprese migliori misure di screening e valutazioni individuali alle frontiere e nei luoghi di primo arrivo;

    (j) Garantire che i bambini migranti siano prontamente identificati nei luoghi di primo arrivo nello Stato Membro e, se non accompagnati o separati, siano tempestivamente indirizzati alle autorità di protezione dei minori e ad altri servizi pertinenti e venga nominato un tutore legale competente e imparziale, che l’unità della famiglia sia protetta e chiunque sostenga legittimamente di essere un minore venga trattato come tale, a meno che non sia diversamente stabilito attraverso una valutazione completa e a misura di bambino;

    (k) Rafforzare le misure per fornire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa ai bambini migranti, nonché facilitare l’accesso alle opportunità di apprendimento permanente, anche rafforzando le capacità dei sistemi di istruzione e facilitando l’accesso non discriminatorio allo sviluppo e all’assistenza nella prima infanzia, a programmi educativi non formali di istruzione formale per i bambini per i quali il sistema formale è inaccessibile, alla formazione sul posto di lavoro e professionale, all’istruzione tecnica e alla formazione linguistica, nonché promuovendo partnership con tutte le parti interessate che possano sostenere questo sforzo;

    (l) Prendere in considerazione la firma del Global Compact delle Nazioni Unite per la migrazione sicura, ordinata e regolare.

    Seguito delle precedenti osservazioni conclusive del Comitato sul protocollo facoltativo sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile

    1. 37. Il Comitato accoglie con favore le informazioni fornite sull’attuazione delle sue osservazioni conclusive del 21 giugno 2006 nella relazione iniziale dello Stato Membro nell’ambito del Protocollo Opzionale alla Convenzione sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile (CRC / C / OPSC / ITA / CO / 1), e con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 71) raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Proseguire gli sforzi per armonizzare pienamente la propria legislazione nazionale con il protocollo facoltativo sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile;

    (b) Rafforzare le campagne di sensibilizzazione con l’industria del turismo e il pubblico in generale sulla prevenzione dello sfruttamento sessuale dei bambini nel contesto dei viaggi e del turism,o e diffondere ampiamente il codice etico globale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo per il turismo tra gli agenti di viaggio e l’industria del turismo;

    (c) Rafforzare la sua cooperazione internazionale contro lo sfruttamento sessuale dei bambini nel contesto dei viaggi e del turismo attraverso accordi multilaterali, regionali e bilaterali per la sua prevenzione ed eliminazione.

    Seguito delle precedenti osservazioni conclusive del Comitato sul protocollo opzionale sui bambini nei conflitti armati

    1. 38. Il Comitato accoglie con favore il divieto e la criminalizzazione della vendita di armi leggere e di piccolo calibro nei paesi in cui i bambini sono coinvolti in conflitti armati e la ratifica della Convenzione sulle munizioni a grappolo del dicembre 2011 e la sua attuazione con la Legge n. 95/2011. Tuttavia, si rammarica che lo Stato Membro non abbia modificato la sua dichiarazione ai sensi del Protocollo Opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, e in particolare non abbia incluso il reclutamento e l’uso di bambini nei conflitti armati come motivo per lo status di rifugiato nella legislazione nazionale. Ricordando le precedenti osservazioni conclusive (CRC / C / ITA / CO / 3-4, paragrafo 72 e CRC / C / OPAC / ITA / CO / 1), il Comitato raccomanda allo Stato Membro di:

    (a) Modificare la sua dichiarazione ai sensi del Protocollo Opzionale sull’età minima per il reclutamento al fine di conformarsi alla legislazione nazionale di un’età minima di 18 anni;

    (b) Includere specificamente il reclutamento e l’uso di bambini nei conflitti armati come motivo per lo status di rifugiato nella legislazione nazionale;

    (c) Garantire che i principi e le disposizioni della Convenzione e il Protocollo Opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati siano ben presenti nel programma per studenti delle scuole militari, coscritti e persone in servizio militare attivo;

    (d) Estendere il mandato dell’Autorità italiana per l’infanzia e l’adolescenza per monitorare le scuole militari, anche al fine di poter ricevere e occuparsi di reclami da parte di bambini ammessi nelle scuole militari.

    1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
    2. 39. Il Comitato raccomanda che lo Stato Membro, al fine di rafforzare ulteriormente l’adempimento dei diritti dei bambini, valuti la ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
    3. Implementazione e reporting
    4. Follow-up e diffusione
    5. 40. Il Comitato raccomanda allo Stato Membro di prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le raccomandazioni contenute nelle presenti osservazioni conclusive siano pienamente attuate. Il Comitato raccomanda inoltre che il quinto e il sesto rapporto periodico combinato, le risposte scritte all’elenco delle questioni e le presenti osservazioni conclusive siano rese ampiamente disponibili nelle lingue del paese.
    6. Meccanismo nazionale per la segnalazione e il follow-up
    7. 41. Il Comitato accoglie con favore l’istituzione e il relativo mandato del Comitato interministeriale per i diritti umani17 guidato dal Ministero degli affari esteri e raccomanda allo Stato Membro di stanziare le risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie affinché il Comitato interministeriale per i diritti umani18 funzioni come struttura governativa permanente incaricata di coordinare e preparare relazioni e di impegnarsi con i meccanismi internazionali e regionali in materia di diritti umani, nonché di coordinare e tener traccia delle azioni di follow-up nazionale e di attuare gli obblighi derivanti dal trattato e le raccomandazioni e le decisioni emanate da tali meccanismi . Il Comitato sottolinea che il Comitato interministeriale per i diritti umani dovrebbe avere la capacità di consultarsi sistematicamente con la società civile e con l’istituto nazionale per i diritti umani una volta costituito. C. Next report C. Prossimo Rapporto
    8. 42. Il Comitato invita lo Stato Membro a presentare il suo settimo rapporto periodico entro il 4 ottobre 2023 e ad includere in esso informazioni sul follow-up delle presenti osservazioni conclusive. La relazione deve essere conforme alle specifiche linee guida armonizzate di rendicontazione del trattato adottate dal Comitato il 31 gennaio 2014 (CRC / C / 58 / Rev.3) e non deve superare le 21.200 parole (cfr. Risoluzione 68/268 dell’Assemblea Generale, paragrafo 16). . Nel caso in cui venisse presentato un rapporto che supera il limite di parole stabilito, allo Stato Membro verrà chiesto di abbreviare la relazione in conformità con la risoluzione sopra menzionata. Se lo Stato Membro non è in grado di esaminare e ripresentare il rapporto, la traduzione dello stesso ai fini della considerazione da parte dell’organismo del trattato non può essere garantita.
    9. 43. Il Comitato invita inoltre lo Stato Membro a presentare un documento di base aggiornato, non superiore a 42.400 parole, in conformità con i requisiti sul documento di base comune contenuti nelle linee guida armonizzate sulla rendicontazione ai sensi dei trattati internazionali sui diritti umani, comprese le linee guida sul documento di base comune e sui documenti specifici del trattato (vedi HRI / GEN / 2 / Rev.6, cap. I) e paragrafo 16 della Risoluzione 68/268 dell’Assemblea Generale.
    17 https://cidu.esteri.it/comitatodirittiumani/it
    18 https://cidu.esteri.it/comitatodirittiumani/it/ambasciata/contatti

    Traduzione amatoriale

    CRC oss. conclusive ITA
    Di seguito il report italiano prodotto dalla Rete L’ABUSO che ha portato il comitato alle conclusioni del capitolo 21 Report Rete L’ABUSO EN FR
    Versione in italiano Report Rete L’ABUSO IT
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/01/24/esamina-dellitalia-alle-nazioni-unite-crc-sedute-integrali-del-22-e-23-gennaio-2019-audio-ita/

  • Pedofilia, arcivescovo indagato per copertura

    Pedofilia, arcivescovo indagato per copertura

    (ANSA) – SYDNEY (AUSTRALIA), 26 FEB – L’arcivescovo cattolico di Brisbane, Mark Coleridge, è sotto indagine per il suo trattamento di una donna che aveva offerto informazioni su abusi a minori entro la sua diocesi oltre un decennio fa. Coleridge ha appena partecipato all’incontro di quattro giorni in Vaticano sulla protezione dei minori, dove ha parlato in termini di condanna della risposta della Chiesa alle denunce di abusi sessuali a minori. La denuncia contro il prelato riguarda un incontro nel 2006 con una donna di Canberra che aveva offerto informazioni su abusi sessuali a minori, entro quella che era allora la sua arcidiocesi di Canberra e Goulburn. Secondo la donna il prelato l’ha chiamata “una pettegola” e ha agito aggressivamente verso di lei. Asserzioni che Coleridge respinge fermamente. L’annuncio del viaggio di Coleridge in Vaticano ha indotto la donna, che ha detto ai media di non voler essere identificata, a scrivere all’arcivescovo il 20 dicembre scora, esortandolo a non andare.

    https://voce.com.ve/2019/02/26/392759/pedofilia-arcivescovo-indagato-per-copertura/
     

  • Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Il 27 febbraio l’udienza di comparizione nel tribunale di Victoria, i legali annunciano ricorso alla sentenza che vede il cardinale «colpevole» di cinque capi d’accusa. L’arcivescovo Coleridge sotto indagine per presunti insabbiamenti 

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    C’è già chi, da Roma a Melbourne, sull’onda dell’emozione del summit del Papa con i vescovi del mondo appena concluso sul tema degli abusi, invoca un provvedimento come quello di McCarrick per il cardinale George Pell, 77 anni, condannato in primo grado per pedofilia da un tribunale australiano. E cioè che il Papa tolga la porpora al “ministro dell’economia” della Santa Sede e, in futuro, lo dimetta pure dallo stato clericale.

    LEGGI ANCHE – Condannato per pedofilia il cardinale Pell, ministro delle finanze vaticane

    Il processo a Pell, tuttavia, può dirsi tutt’altro che concluso. I legali del cardinale hanno fatto sapere che all’udienza di comparizione di domani 27 febbraio in cui verrà comunicata la sentenza presenteranno ricorso. L’ago della bilancia è, a questo punto, in mano al giudice che dovrà decidere se la vicenda andrà avanti con un nuovo processo o condannare definitivamente il porporato che, quindi, potrebbe incorrere in un processo canonico – magari abbreviato – e, forse, consegnare le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, come desidererebbero numerosi media del piccolo continente che da circa tre anni hanno avviato un’accesa campagna mediatica intorno al caso.

    Più nel dettaglio – come riferito a Vatican Insider da fonti australiane – il giudice dovrà prima valutare i motivi del ricorso e poi decidere se procedere ad un’udienza plenaria, per cui non è stata ancora fissata una data. Se il giudice lo consentirà, l’udienza naturalmente proseguirà. In caso di rifiuto, Pell potrà anche presentare ricorso. La Corte d’appello si troverà quindi ad un nuovo bivio se assolvere il cardinale oppure ordinare un altro processo.

    Potrebbero, dunque, passare mesi prima di un verdetto definitivo. Intanto il Vaticano si mantiene cauto. In una dichiarazione di oggi del direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si afferma che la Santa Sede «prende atto» della condanna in primo grado nei confronti del cardinale definita «una notizia dolorosa» che «ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia».

    «Come già affermato in altre occasioni», la Santa Sede ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane». E proprio «in nome di questo rispetto», ha sottolineato Gisotti, «attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado».

    In attesa del giudizio conclusivo, e «per garantire il corso della giustizia il Papa «ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia», mai comunicate in precedenza. Ossia che «in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    In ogni caso la Santa Sede, ha poi assicurato il portavoce ad interim, «si unisce ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

    La condanna della Victorian County Court contro Pell risale all’11 dicembre 2018. Era stata formulata da una giuria, contrariamente a quanto avviene negli altri Stati australiani dove il giudizio per una figura di alto profilo sotto accusa e sottoposto ad un’ampia copertura mediatica viene affidato ad un unico giudice. Dopo tre giorni di deliberazione, il collegio giudicante si era trovato concorde nel ritenere «colpevole» il porporato di cinque capi d’accusa, tra cui quello di abusi sessuali nel 1996 su due coristi di 12 e 13 anni, dopo aver servito messa nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne. Pell all’epoca aveva 55 anni ed era stato da poco insediato come arcivescovo. Delle due vittime, uno solo è ancora in vita, l’altro è morte per overdose. Gli altri quattro capi d’accusa riguardano atti osceni «con o in presenza di bambini». Per ogni reato, secondo il sistema giuridico australiano, il prelato rischia dieci anni di galera che, sommati, arrivano a cinquanta.

    A dicembre era stato emesso un «suppression order» sulla sentenza, un ordine che impediva qualsiasi tipo di informazione sul processo da parte dei media dell’Australia, perseguibili anche a livello penale in caso di violazione. La notizia, seppur “trattenuta”, era comunque trapelata nelle testate che non avevano corrispondenti in Australia oppure tramite stratagemmi come la pubblicazione della news sulla carta stampata e non sui siti web. La decisione, raccomandata dai pubblici ministeri, era mirata a non influenzare la sentenza del secondo procedimento che il cardinale Pell avrebbe dovuto affrontare dal prossimo 11 marzo, per presunti abusi compiuti quando era sacerdote a Ballarat. Dunque luoghi e tempi diversi per cui si era deciso di svolgerlo separatamente; le stesse vittime avevano avanzato tale richiesta al giudice.

    Ieri, 26 febbraio, tuttavia è stato deciso di ritirare questa seconda serie di accuse contro il cardinale e, dunque, che il relativo processo non sarebbe proseguito.

    Il «suppression order» è stato perciò rimosso e nei media è deflagrata in nottata la notizia della condanna, che giunge – come detto – in un momento di vulnerabilità della Chiesa dopo il grande e pubblico “mea culpa” per i casi di pedofilia del clero che è stato il summit dei vescovi e in vista del Concilio plenario particolare che la Chiesa australiana vivrà nel 2020, dove il tema abusi sarà tra i primi in agenda.

    Le accuse contro Pell si rincorrono da circa quindici anni e si erano rinfocolate con il passaggio a Roma del cardinale, dove Papa Francesco lo aveva posto nel 2014 a capo della Segreteria per l’Economia, il potente Dicastero la cui “missio” era mettere in ordine bilanci e finanze della Città del Vaticano, inserendolo anche tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali istituito per riformare la Curia romana, dal quale lo aveva estromesso alla fine di ottobre (ma la notizia era stata resa nota il 12 dicembre).

    A parere dei detrattori il ruolo di responsabilità tra le mura leonine – dove Pell era stato soprannominato il “ranger” australiano per i modi spicci e il piglio decisionista – era da interpretare come una “fuga” del cardinale dalle accuse nel suo Paese: non solo per violenze sessuali, ma anche per insabbiamenti.

    La permanenza di Pell tra le sacre mura non è stata tuttavia semplice: dalle prime critiche per le spese eccessive compiute all’interno della Segreteria (dagli arredi pregiati ai viaggi in prima classe), ai bilanci presentati in ritardo o parzialmente, alle diatribe con l’Apsa e la Segreteria di Stato, il “ministro dell’economia” è finito più volte nell’occhio del ciclone.

    Dal giugno 2017 è stato sospeso dall’incarico in accordo con il Papa che gli ha concesso di volare in Australia per difendersi dal procedimento che lo vede come imputato, ribattezzato il «cathedral trial» sia per l’importanza del personaggio, sia perché, per i contorni assunti, sembra essere diventato il processo punitivo contro l’intera Chiesa australiana, macchiatasi per anni di casi di pedofilia su minori e occultamenti. Tanto che alcune persone molto vicine a Pell, consultate da Vatican Insider, parlano di «massacro mediatico», di «odio verso la Chiesa cattolica» e di un cardinale preso come «capro espiatorio».

    Nel primo procedimento contro il porporato, avviato nell’agosto 2018 dopo il rinvio a giudizio del 1° maggio da parte del giudice Belinda Wallington, la giuria non era stata in grado di raggiungere un verdetto e si era quindi dimessa. Il caso è stato nuovamente discusso a novembre con una nuova giuria che alla fine ha dichiarato il cardinale colpevole nel dicembre scorso.

    È difficile pensare che George Pell possa fare ritorno dall’Australia, anche nel caso in cui venisse accolto l’appello e fosse dichiarato innocente. Presto si dovrà dunque procedere alla nomina del nuovo prefetto della Segreteria per l’Economia, avendo peraltro Pell superato l’età canonica per il pensionamento. Da circa due anni il Dicastero viene guidato da monsignor Luigi Mistò, sacerdote ambrosiano, in qualità di “coordinatore ad interim”.

    Quanto all’Australia, a gettare benzina sul fuoco sulla già incendiaria bagarre per gli abusi è giunta oggi la notizia che l’arcivescovo cattolico di Brisbane, Mark Coleridge, è sotto indagine per aver insabbiato una decina di anni fa le informazioni ricevute da una donna di Canberra che riferiva di abusi su minori compiuti da sacerdoti della diocesi.

    Come riporta l’emittente nazionale australiana ABC, la donna – che non vuole essere identificata – sarebbe stata “maltrattata” da Coleridge che l’aveva additata come «pettegola». Il tutto avveniva nel 2006 e, da allora, non si aveva avuto notizia della vicenda. Sembra che l’invito all’arcivescovo a partecipare al summit in Vaticano, dove ha pronunciato una intensa omelia nella messa finale in Sala Regia tuonando contro la piaga degli abusi, abbia indotto la signora a scrivere a Coleridge, il 20 dicembre scorso, per esortarlo a non andare.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Canberra e Goulburn ha confermato di aver avviato indagini sulla denuncia, ma queste sono stata ritardate perché la stessa donna ha rifiutato di testimoniare. «L’arcivescovo Coleridge – si legge nella nota – ha collaborato con le indagini e respinge con decisione le asserzioni. Quando la denunciante è stata invitata a cooperare con l’indagine indipendente, ha scelto di non coinvolgersi e ha preferito riferire le sue asserzioni ai media». Il che, a detta della chiesa di Canberra, «è profondamente deludente».

  • Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    “Illlustrissimo cardinale Sepe, mi chiamo Diego, ho trentacinque anni, una moglie e un figlio. Le scrivo per raccontarle una storia, quella di un bambino abusato da un prete”. Si apre con queste parole la storia di Diego Esposito, ricostruita in questa inchiesta di Servizio Pubblico firmata da Micaela Farrocco.

    GUARDA ANCHE > Summit pedofilia, le vittime dei preti: “Cacciarli non basta. Giustizia nei tribunali”
    Diego ha denunciato di aver subito abusi nel 1989, quando era solo 13 enne, da un prete della diocesi di Napoli e racconta di aver tenuto per sé questa storia di presunti abusi per anni. “Era il 2010: un giorno all’improvviso  svenni, pensavo di morire. Confessai a mia moglie e mia madre il mio ultimo desiderio, confessai di essere stato abusato”. “Don Silverio era il mio insegnante, il mio professore di religione alle scuole medie” racconta Diego “e alla fine dell’anno  scolastico mi invitò a casa sua. Ero contento. Subito, già dal primo incontro, mi diede un bacio. Non me lo posso dimenticare: fu un bacio violento. Rimasi choccato. Lui se ne accorse e mi disse ti voglio bene. Ai ragazzi dava dei soldi, 20 mila lire per comprarne il silenzio, e mandava dei ragazzi a minacciarti se parlavi di lui”.

    Pedofilia, l’inchiesta

    La giornalista di Servizio Pubblico va a caccia di informazioni sul conto di Don Silverio Mura, e si imbatte in un un uomo che vuole rimanere anonimo ma racconta una storia molto simile a quella di Diego. “Non faceva il parroco” racconta “era una vergogna per tutti i cristiani. Ne ho viste di tutti i colori, sono passati più di 20 anni, e nessuno mi credette. Feci delle segnalazioni e l’unico a credermi fu mio padre. So di almeno 5 bambini abusati. Non bisogna avere paura, bisogna denunciare, sennò il mondo finisce in mano loro e la gente continua a mandare i figli in chiesa”.

    GUARDA LA PRIMA PARTE > Papa Francesco parla bene, ma niente cambia

    “Per me lui era una figura forte” spiega “lui ha cominciato a invitarmi a casa sua. A toccarmi, prendermi in dei modi squallidi. Cercava di fare sesso, di penetrarmi. Mi buttava il suo liquido seminale addosso, diceva che faceva bene alla pelle. Mi diceva che ero il numero uno e io con quelle parole stavo bene”.

    L’uomo dopo 18 anni torna insieme alla nostra giornalista in quella che era la vecchia casa di Don Silverio e trova ancora nel cortile, abbandonato, il suo pallone: “Mi viene l’ansia, voglio andare via da qua” dice, mentre una vicina di casa dipinge un ritratto del sacerdote molto differente: “Don Silverio ha voluto bene a tutti. Ha cresciuto i figli nostri. Non credo a nulla”.

    Diego ha cercato di portare la sua storia all’attenzione delle più alte gerarchie ecclesiastiche per anni, arrivando a scrivere a Papa Francesco, che girò la segnalazione alla congregazione per la dottrina della fede. Per molto tempo tuttavia, denuncia Diego, la sua voce è rimasta inascoltata: “Voglio scritto a un risarcimento dei danni per tutto quello che ho subito. Lavoravo come guardia giurata, e in una lettera ho minacciato di ammazzarmi con la pistola di ordinanza se non fossi stato ascoltato. La lettera  è stata girata alla questura e mi hanno revocato il porto d’armi, così ho perso il lavoro”.

    La storia di Diego

    Diego Esposito è uscito allo scoperto rivelando il suo vero nome, Arturo Borrelli, e ha dato vita a una protesta plateale incatenandosi al Vaticano per avere notizie del processo a Don Silverio, facendo appello al Pontefice. Papa Francesco ha ascoltato la sua voce ha deciso di riceverlo in Vaticano il 14 febbraio, dove gli è stato assicurato che il processo nei confronti del sacerdote si concluderà entro giugno e ha ottenuto dalla chiesa un supporto economico. Don Silverio, nel frattempo, dopo essersi trasferito in provincia di Pavia, ha fatto perdere le tracce di sé

  • L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia

    di Roberto Antonini, giornalista Rsi

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia, un po’ eufemisticamente denominata ‘La Protezione dei Minori nella Chiesa’.

    Trentacinque anni dopo il primo scandalo scoppiato in Canada, la Chiesa cattolica ha riunito 190 tra presidenti delle conferenze episcopali, e superiori di ordini religiosi per riflettere sugli errori e definire una strategia, che sarà poi riassunta in un vademecum destinato ai vescovi.

    Papa Bergoglio, messo sotto pressione dalle associazioni delle vittime, ha voluto giocare la carta della trasparenza. Deve tuttavia fare i conti con tre questioni centrali. La prima è l’aperta ostilità delle correnti più conservatrici, che gli rimproverano più o meno apertamente l’orientamento politico e le aperture ideologiche, dalla Cina alla questione omosessuale. La seconda è la diffusa omertà, forse il male peggiore della Chiesa cattolica, con una gerarchia che si è spesso fatta complice dei preti pedofili.

    Proprio sabato la giornalista messicana Valentina Alazraki, invitata quale relatrice, ha riesumato il maggior scandalo avvenuto nel suo Paese, quello che ha avuto quale protagonista Marcial Maciel, fondatore della ‘Legione di Cristo’, molto vicino a Papa Woytila, che ha abusato per anni di seminaristi e bimbi, tra cui anche i figli avuti da diverse donne.

    A rincarare la dose sono giunte le rivelazioni, sconcertanti se non sconvolgenti per molti fedeli, fatte da una delle personalità più vicine a Papa Francesco, l’arcivescovo di Monaco di Baviera e membro del C9, il ristretto consiglio che con il Pontefice governa la Chiesa. In Germania ma anche altrove – ha denunciato Reinhard Marx – la Chiesa ha distrutto dossier sui preti pedofili, cancellando così ogni traccia di abusi. Un fatto di gravità estrema. Di fronte al quale ci si può chiedere, come fa il Washington Post, per quale ragione la Chiesa, nonostante le promesse di trasparenza, non voglia ancora oggi pubblicare nomi e numeri, statistiche relative ai reati di pedofilia.

    Quanto è diffusa la pedofilia? “Sappiate che più nasconderete, più farete gli struzzi, più lo scandalo crescerà” ha ammonito la stessa Alazraki di fronte alla gerarchia ecclesiale.

    Alcune informazioni, come quelle di Vatileaks del 2012 o quelle dell’ambasciatore del Vaticano all’Onu nel 2014 (che ha segnalato 3’420 casi in dieci anni), oltre ai ripetuti scandali (ultimo quello dell’arcivescovo emerito di Washington cardinale McCarrick) fanno facilmente capire che il male è estremamente diffuso.

    La terza questione a cui il Papa deve inevitabilmente far fronte è quella dottrinale, che si trascina da tempo immemore, per certi versi da quando Paolo di Tarso, San Paolo, ha cominciato a evangelizzare i pagani, e che i vari concili, da quelli lateranensi del XII secolo fino al Concilio Vaticano II, hanno man mano definito. Riguarda in particolare il celibato dei preti e il sacerdozio delle donne, vero e proprio tabù.

    “Non c’entrano con gli abusi ai minori”, ha esclamato padre Federico Lombardi, moderatore del summit. Come dire “non si cambia”, anche se le ragioni dottrinali sono tutto fuorché convincenti. Il no categorico a ogni cambiamento, ufficializzato con particolare forza nel 1994 da Giovanni Paolo II, non è stato mai messo in discussione dalla gerarchia ecclesiale. Ma il dissenso tra i credenti cresce così come il loro scollamento da una Chiesa giunta a un vero e proprio punto di svolta storico.

    https://www.laregione.ch/opinioni/l-analisi/1354486/l-omerta-condanna-la-chiesa-cattolica

  • Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Città del Vaticano – Ci voleva il coraggio di una donna per scuotere in modo tanto franco cardinali e vescovi: «Chiedetevi: siete nemici di quanti commettono abusi o li coprono tanto quanto lo siamo noi giornalisti? Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole?».

    A parlare a nome di tutti i giornalisti è la decana dei vaticanisti, la messicana Valentina Alazraki, corrispondente della tv Televisa che offre una alleanza tra prelati e stampa. «Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici».

    Alazraki lamenta che troppo spesso, in questi anni, si sono sentiti cardinali e vescovi che dicevano che lo scandalo degli abusi è «colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione».

    L’appello è di comunicare le notizie sui preti pedofili «perché, se non lo fate – ha detto Alazraki – diventate automaticamente complici di quanti commettono abusi. Non fornendo le informazioni che potrebbero evitare che queste persone commettano altri abusi, non state dando ai bambini, ai giovani, alle loro famiglie gli strumenti per difendersi da nuovi crimini».

    Per la prima volta dall’inizio del summit sugli abusi nella sala vaticana affiora così la storia più mostruosa e sproporzionata di abusi della Chiesa in epoca moderna: il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel Macial Degollado.

    «Sono messicana – ha detto – e non posso non menzionare il caso forse più terribile che sia accaduto all’interno della Chiesa, quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano della Legione di Cristo. Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine (…) Non bisogna dimenticare che nella Legione c’era un quarto voto secondo il quale se un legionario vedeva qualcosa che non lo convinceva di un superiore, non poteva né criticarlo né tanto meno commentarlo. Senza questa censura, senza questo occultamento totale, se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_summit_vaticano-4319733.html

  • Pedofilia, reso noto il verdetto di condanna del cardinale Pell

    Pedofilia, reso noto il verdetto di condanna del cardinale Pell

    Il cardinale George Pell è colpevole di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni. Il verdetto arrivato da un tribunale Australiano è stato raggiunto già a dicembre ma la notizia è stata resa nota soltanto in queste ore…

    ALTRE INFORMAZIONI : https://it.euronews.com/2019/02/26/pe…

  • Abusi, la proposta Cupich: i vescovi rendano conto al metropolita

    Abusi, la proposta Cupich: i vescovi rendano conto al metropolita

    Al summit il Cardinale Arcivescovo di Chicago ribadisce la necessità di organismi intermedi responsabili tra Papa e pastori, in cui vanno «coinvolti anche laici esperti»

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ.DEL VATICANO

    I vescovi dovranno «rendere conto» delle proprie azioni, o non azioni, sul tema abusi. In teoria già sarebbe così, perché dipendono dal Papa, ma al lato pratico la situazione si complica, perché il Pontefice non può realisticamente supervisionare tutto e tutti in tempi ragionevoli. Dunque, alla Chiesa servono organismi intermedi responsabili. A partire magari dal rafforzamento del «metropolita», vescovo che presiede una circoscrizione di più diocesi. E poi coinvolgendo laici esperti. Lo ha affermato il cardinale Blaise Cupich nel secondo giorno del summit vaticano sulla pedofilia. Cupich, arcivescovo di Chicago, è presidente della commissione per la protezione dei minori della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Dunque la sua voce rappresenta un grande paese segnato da vari scandali, come quelli emersi dal «rapporto Pennsylvania» o dall’inchiesta del The Boston Globe, “Il caso Spotlight”.

    Tre sono i cardini della sua proposta: «Stabilire degli standard per le indagini dei vescovi; segnalare le accuse; passi procedurali concreti».

    Innanzitutto, le Conferenze episcopali «dovrebbero consultare esperti laici» e fare riferimento al «Metropolita», che per ora non ha quel tipo di giurisdizione. E se fosse lui l’accusato, o se la sede fosse «vacante», il sostituto «potrebbe essere il Metropolita più vicino, o uno della lista creata a priori».

    Poi, tutti i meccanismi «per presentare denuncia di abusi nei confronti di un vescovo dovrebbero essere ben noti ai fedeli». Andrebbero creati percorsi di segnalazione indipendenti, come «una linea telefonica dedicata e un servizio di portale web per ricevere e trasmettere le accuse direttamente al Nunzio Apostolico (ambasciatore della Santa Sede, ndr), o al Metropolita».

    Secondo Cupich servono inoltre «norme speciali», tra le quali: la segnalazione di un reato non dovrebbe essere ostacolata dalle regole «di segretezza o riservatezza»; la Conferenza episcopale può «informare i fedeli delle accuse contro il vescovo».

    Ieri al briefing è intervenuto, un po’ a sorpresa, anche il cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, risanatore della diocesi messa in ginocchio dal “caso Spotlight”. La sua presenza sul palco vaticano non è passata inosservata, perché correvano voci di un rapporto teso con Bergoglio. Sul controverso tema dell’obbligo di denuncia il Porporato ha sottolineato che «negli Usa ci siamo impegnati a denunciare sempre. Abbiamo 50 Stati e 50 leggi diverse, ma abbiamo anche l’obbligo morale a condividere le nostre informazioni con le autorità civili». «D’altronde – dice O’Malley – la crisi terribile c’è stata perché si è omesso di denunciare i casi di abusi sessuali sui minori da parte del clero».

    Walter Robinson, il capo del team Spotlight che portò alla luce gli abusi sui minori e le coperture di cui godettero i sacerdoti, ha commentato all’Adnkronos l’iniziativa del vertice: il Pontefice «vuole affrontare il mostro della pedofilia», sebbene possa essere indotto a esitare «dinanzi alle resistenze di vescovi e cardinali a farsi giudicare dal “mondo secolare”».

  • Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    di Franca Giansoldati

    CITTÀ DEL VATICANO Ieri mattina a ridosso del colonnato, fuori dal cancello di un edificio, Peter Saunders, vittima di un prete pedofilo e attivista nella causa contro gli abusi, protestava garbatamente chiedendo spiegazioni sul perché il Vaticano gli avesse sbattuto ancora una volta la porta in faccia impedendogli l’ingresso. Dentro, una dozzina di vittime precedentemente selezionate con cura, venivano ascoltate dal comitato organizzatore del summit sugli abusi (che si apre stamattina con un discorso del Papa).

    Prima o poi qualcuno dovrà chiarire a Saunders i motivi per cui è stato escluso da quel protocollo, proprio lui che aveva fatto parte della Pontificia Commissione sulla protezione dei minori, e che, tre anni fa, aveva dovuto lasciare pagando il suo coraggio nel criticare il cardinale Pell, all’epoca potentissimo, oggi imputato in due processi e condannato in Australia per una vicenda di pedofilia. Saunders disapprovava l’atteggiamento, a suo avviso sfuggente, di tante strutture vaticane accusandole di dimostrarsi forti con i deboli, ma deboli con i forti.

    DEMONIO
    La stessa sensazione che non abbandona Alberto Athiè, messicano, ex sacerdote, una delle centinaia di vittime di Maciel Marcial Degollado, il fondatore pedofilo dei Legionari di Cristo, paragonato da molti a un demonio. Fu punito solo nel 2006 da Benedetto XVI nonostante le parecchie denunce esistenti, alcune insabbiate da decenni. Per ottenere questa impunità Maciel avrebbe sfruttato amicizie potenti: con San Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislao Dziwisz, il cardinale Angelo Sodano che lo avrebbero messo a riparo da ogni possibile inchiesta. Sta di fatto che Ratzinger per aprire una inchiesta su di lui dovette aspettare di diventare Papa e anche in questa veste, per poter prendere provvedimenti contro Maciel, dovette scontrarsi con Sodano e Dziwisz.

    Maciel morì in una clinica, in Florida, nel 2008 senza essere ridotto allo stato laicale. Il suo caso resta un tabù. Ancora oggi la Chiesa non ha fatto un pubblico mea culpa per le centinaia di vittime, le violenze psicologiche, gli abusi sui figli naturali, la menzogna elevata a sistema. Il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna. Alberto Athiè in questi giorni è a Roma. Non vuole mancare all’appuntamento di un summit che considera storico. La speranza è che la miopia del passato possa fare posto ad una nuova era. Ricorda con dolore che anche Papa Francesco quando andò in Messico, tre anni fa, evitò di ricevere le vittime di Maciel, nonostante avessero insistito per una udienza con lui a risarcimento di un capitolo mostruoso. I dubbi sono tutt’ora intatti, sostiene Athiè, e quello di Maciel resta un capitolo aperto.

    Non a caso nei giorni scorsi l’arcivescovo Charles Scicluna il prelato mandato nel 2005 da Ratzinger a raccogliere le testimonianze contro il Fondatore dei Legionari di Cristo con una battuta ha fatto allusione a questo sfasamento. «In genere in Vaticano vengono fatte leggi da applicare altrove». Aggiungendo: «In questa battaglia per la tolleranza zero io non mollerò mai. L’omertà è un meccanismo che va rimosso». Due settimane fa il Papa aveva riferito della battaglia dell’allora cardinale Ratzinger contro una certa mentalità curiale portata ad insabbiare. L’allusione al caso Maciel era inequivocabile. «C’erano tutte le carte, i documenti su una certa organizzazione religiosa che aveva al suo interno corruzione economica e sessuale. Ma c’erano dei filtri per cui doveva arrivare al dunque. Il Papa di allora (Giovanni Paolo II ndr) fece una riunione con la voglia di vedere. Ratzinger andò con le sue carte. Quando tornò indietro disse al suo segretario: metti la cartella in archivio, ha vinto l’altro partito».

    Quell’insabbiamento, come si sa, durò fino a che Ratzinger non divenne Papa e spedì Scicluna a raccogliere testimonianze. Ancora oggi quel capitolo rimane materia esplosiva tanto che Dziwisz, grande amico di Maciel, dalla Polonia ha polemizzato direttamente con Bergoglio. «Non penso che Giovanni Paolo II con spensieratezza non credesse alle prove dei reati presentategli. Non era il suo stile. Inoltre non aveva né filtri, né blocco delle informazioni. I problemi della Chiesa il Papa polacco li discuteva con delle persone di competenza e non con i privati segretari». Dziwisz omette però di ricordare che durante l’ultimo periodo della malattia di Giovanni Paolo II il pontefice decideva ormai ben poco. In ogni caso in Vaticano permane ancora una certa indulgenza nel trattare il tema degli abusi. Ieri l’agenzia di Propaganda Fide, intervistando un teologo, filtrava il seguente pensiero: «bisogna essere misericordiosi con i preti pedofili, anche loro sono percorelle smarrite». E gli oppositori del Papa (vedi Burke e Brandmuller) sostengono che il male della Chiesa non sono solo gli abusi: «La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_summit_maciel-4313741.html