Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Abusi sessuali, Chiesa Usa nel mirino dei “federali”

    Abusi sessuali, Chiesa Usa nel mirino dei “federali”

    Una lettera del Dipartimento di giustizia Usa sarebbe arrivata al presidente della Conferenza episcopale Daniel Di Nardo, prefigurando una inchiesta federale riguardo agli abusi sessuali. Lo rivela Church Militant. Se l’inchiesta andasse avanti, ci sarebbero conseguenze gravissime per la Chiesa americana e non solo.

    Marco Tosatti

    Church Militant, un sito cattolico americano di informazione e inchieste molto seguito e molto attivo, ha dato notizia ieri di una lettera che il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il cardinale Daniel Di Nardo, ha ricevuto agli inizi di ottobre dal Dipartimento della Giustizia statunitense. Sarebbe una lettera di estremo interesse e gravità, in cui si prefigura un’inchiesta a livello nazionale in tema di abusi. Potrebbe essere il primo passo verso un’indagine di tipo “RICO”, (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations) che cioè presuppone una sistema organizzato di crimine a livello nazionale.

    Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi statunitensi, di assicurarsi che ogni vescovo di ogni diocesi in America sappia che il Dipartimento di Giustizia sta “indagando su possibili violazioni della legge federale”. Nella lettera si incarica Di Nardo di comunicare immediatamente ad ogni diocesi e vescovo in America che nessun documento deve essere distrutto o alterato. Ciò dimostra che l’indagine sulla Chiesa è diventata molto più ampia di quanto si sia mai pensato seriamente. Il commento di un esperto è stato: “Ogni diocesi in America dovrebbe ora considerarsi sotto inchiesta federale”.

    Ai vescovi è stato ordinato dai “federali” di conservare tutti i loro file su una vasta gamma di argomenti, in particolare le indagini sugli abusi sessuali e in particolare il trasferimento di sacerdoti attraverso i confini statali o internazionali – e persino il loro invio ai centri di cura. Ed è evidente che i federali siano al corrente che i vescovi hanno giocato questo gioco per decenni. Infatti nella lettera di sette pagine si fa specifico riferimento agli “archivi segreti”, cioè ai dossier confidenziali che ogni diocesi conserva sui casi più delicati. Anch’essi devono rimanere in custodia, e non essere toccati o alterati…

    Secondo le fonti di Church Militant “Il Dipartimento di Giustizia è molto concentrato nello scoprire le violazioni criminali specifiche che consentano loro di aprire formalmente un’indagine RICO. La lettera di richiesta del procuratore degli Stati Uniti al USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) sta specificatamente tentando di far conservare tutti i documenti in modo che possano essere esaminati per quelle violazioni”.

    È più che probabile che – visto quello che è già emerso, e che sta venendo alla luce relativo a diversi decenni indietro – i federali troveranno una quantità di prove che indicano crimini. E forse anche di crimini che sono così collegati l’uno all’altro attraverso i confini dei diversi Stati che gli statuti “RICO” saranno attivati. La lettera stessa inviata a Di Nardo farebbe riferimento – in forma di richiesta – a informazioni specifiche sui confini statali e internazionali che sono stati attraversati.

    Secondo Church Militant è molto probabile che si arrivi a una vera e propria inchiesta del Dipartimento di Giustizia, per attività criminali e copertura di abusi; questo porterebbe all’incriminazione di numerosi vescovi statunitensi in base alle leggi federali sulle attività criminose che oltrepassano i limiti dei singoli Stati, e si troverebbero in una situazione estremamente grave.

    È una situazione che avrebbe ricadute molto pesanti, e sviluppi difficili da prevedere anche per il Vaticano. Finora non ci sono reazioni; ma è evidente che vescovi e cardinali statunitensi non avrebbero, di fronte alla magistratura USA, la possibilità di rispondere “Non dirò una parola”, come ha fatto il Pontefice riguardo alla testimonianza dell’arcivescovo Viganò. E le loro deposizioni potrebbero anche coinvolgere Roma; con la possibile chiamata in causa di alti prelati.

    I tempi di questa operazione non sono ancora prevedibili; e questo dipende anche dal fatto che potrebbe trattarsi di una delle indagini a più ampio raggio mai compiute nella storia giudiziaria degli Stati Uniti, vista la distribuzione capillare della Chiesa cattolica. Certamente, anche se per ora solo da un punto di vista ipotetico, si tratterebbe della crisi più massiccia mai vissuta dalla Chiesa negli Stati Uniti, con persino la possibilità che vescovi e cardinali vadano in prigione. Imprevedibili anche le conseguenze da un punto di vista finanziario e fiscale, con la possibile perdita di esenzioni fiscali, e la bancarotta di diocesi e arcidiocesi.

    http://lanuovabq.it/it/abusi-sessuali-chiesa-usa-nel-mirino-dei-federali

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • Pedofilia, in Usa avviata un’indagine federale

    Pedofilia, in Usa avviata un’indagine federale

    Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi per decenni dal clero cattolico nello stato della Pennsylvania su oltre un migliaio di bambini

    Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi per decenni dal clero cattolico nello stato della Pennsylvania su oltre un migliaio di bambini e rivelati lo scorso agosto da un rapporto della procura. È la prima volta che negli Usa viene avviata un’indagine federale con l’accusa di abusi sessuali commessi da sacerdoti cattolici e coperti delle autorità episcopali.

    Tutte e otto le diocesi dello Stato – Philadelphia, Erie, Harrisburg, Scranton, Pittsburgh, Greensburg e Allentown – hanno riferito di essere state chiamate a comparire e presentare i documenti. Mentre nessun commento è stato rilasciato dal Dipartimento di Giustizia.

    In un rapporto di 884 pagine, risultante da due anni di indagini e investigazioni, il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha descritto in dettaglio gli abusi commessi da circa 300 uomini di chiesa per un periodo di settant’anni.

    Il fascicolo si basa sugli archivi custoditi dalle diocesi, comprese le confessioni manoscritte, ha spiegato il procuratore generale, secondo il quale mentre le diocesi in Pennsylvania negavano sistematicamente le accuse, in realtà hanno segretamente documentato tutti i casi e hanno spesso inviato le informazioni al Vaticano.

    http://www.lastampa.it/2018/10/19/vaticaninsider/pedofilia-in-usa-avviata-unindagine-federale-nYVBGuJ9FXMiydH6l1SNdJ/pagina.html

  • Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    La proposta dell’arcivescovo di Chicago, in vista dell’incontro di novembre dei vescovi Usa sulla pedofilia: creare un nuovo organo investigativo nazionale

    JOSHUA J. MCELWEE – HEIDI SCHLUMPF
    CITTÀ DEL VATICANO

    I vescovi cattolici degli Stati Uniti devono rinunciare ad alcuni dei propri poteri nelle diocesi per consentire la creazione di un nuovo organismo nazionale che possa indagare sulle accuse di cattiva condotta di membri dell’episcopato. È quanto afferma il cardinale Blase Joseph Cupich di Chicago, in un’intervista esclusiva del 13 ottobre con il National Catholic Reporter, in cui spiega che sarà questa la sua proposta all’incontro dei presuli statunitensi che si terrà a Baltimora dal 12 al 14 novembre per rispondere alla dilagante crisi sollevata dalle rivelazioni sugli abusi compiuti dall’ex cardinale Theodore McCarrick.

    Secondo l’arcivescovo di Chicago, quando si riuniranno a novembre per discutere della piaga della pedofilia del clero i presuli «dovranno essere molto chiari in merito alla procedura di responsabilità per le accuse sui vescovi».«Cediamo i nostri diritti come vescovi per far subentrare qualcun altro e indagare su di noi»: a giudizio del cardinale è questo ciò che si dovrebbero stabilire. «Ognuno dovrebbe essere disposto a dire: “Lascerò che un gruppo indipendente indaghi la mia persona qualora ci fosse un’accusa contro di me”».

    Il cardinale, che sta partecipando al Sinodo dei Vescovi sui giovani del 3-28 ottobre, parla anche della propria esperienza con i sopravvissuti agli abusi, del cambio di mentalità che i vescovi devono adottare in merito alla propria responsabilità, e di come spesso i sacerdoti di orientamento omosessuale siano considerati «un capro espiatorio».

    Per la prima volta Cupich commenta anche le dimissioni di Donald Wuerl, il cardinale di Washington che venerdì 12 ottobre – sulla scia dei risultati del rapporto del Grand Jury della Pennsylvania e le polemiche per la gestione di alcuni casi di preti predatori all’inizio degli anni Novanta – ha concluso la sua lunga carriera lunga. «Non mi ha sorpreso la sua decisione di farsi da parte perché ha sempre messo il bene della Chiesa prima di tutto il resto… fino al punto di dire: “Ho commesso degli errori”», dice Cupich, «Questo è l’uomo che conosco: un uomo onesto che ha sempre cercato di fare del suo meglio per amore della Chiesa, al punto da ammettere di aver commesso quegli errori».

    Nell’intervista a margine dei lavori sinodali, il porporato sottolinea come le dimissioni di Wuerl daranno «l’opportunità alle persone di fare un passo indietro e guardare anche a tutti i modi in cui ha contribuito alla vita della Chiesa». «Se davvero vogliamo dire la verità, dobbiamo fare in modo di dirla tutta fino in fondo e approfittare di questo momento per apprezzare il suo contributo» che è «enorme».

    Sulla questione dei sacerdoti omosessuali, invece, Cupich spiega che: «Dobbiamo fare in modo che tutti all’interno della Chiesa vivano una vita autentica e casta. Questo è fuori discussione»; tuttavia «è stato dimostrato che la crisi degli abusi, le violenze sui minori, in realtà siano imputabili ad altri fattori, non solo al fatto che qualcuno fosse gay». «Questo è chiaro. Le ricerche lo hanno dimostrato. Non si tratta di una mia opinione personale», afferma il cardinale, «Penso che stiamo andando fuori strada se non ci occupiamo di ciò che ruota attorno alla cultura del clericalismo, e ai privilegi, i poteri e la protezione che offre. Questi tre elementi devono essere eliminati dalla vita della Chiesa. Tutto il resto è secondario se prima non affrontiamo questo».

    Per Cupich, inoltre, è necessario che ogni singolo prelato cattolico ceda una parte della propria autorità per consentire la creazione di un nuovo organo investigativo nazionale; la Conferenza episcopale nazionale non ha tuttavia il potere di istituire tale organo da sola: «Non può farlo, l’iniziativa deve provenire da Roma o dal singolo vescovo». L’organismo in questione dovrebbe essere «una sorta di commissione laica di supervisione che ha il compito di ricevere le denunce di abuso, le accuse sui vescovi, o accuse sulla cattiva gestione da parte dei vescovi di questi casi», ha spiegato Cupich. Un organo del genere a livello nazionale sarebbe necessario per ricostruire la fiducia tra laici e vescovi e «per assicurarsi che non ci sia il minimo dubbio di favoritismo» quando si indaga per un’accusa su un prelato.

    Le rivelazioni di quest’estate su McCarrick, uno dei leader più influenti della Chiesa statunitense dell’ultimo quarto di secolo, hanno portato infatti molti cattolici a domandarsi come mai non sia stato denunciato prima e quindi a chiedere un processo indipendente per valutare le future accuse contro i vescovi. Il comitato amministrativo dei vescovi statunitensi ha intanto annunciato a settembre di aver approvato la creazione di un «sistema di segnalazione da parte di terzi» per le accuse contro i prelati, ma non ha fornito informazioni specifiche che, probabilmente, saranno argomento di discussione all’incontro di novembre. Cupich ha detto di non aver ancora ricevuto alcun materiale preparatorio per la riunione: «Sono sicuro che ci stanno lavorando, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nulla».

    «Il nostro popolo non è contro di noi: vogliono che la Chiesa abbia successo. Vogliono che i vescovi abbiano successo, ma vogliono anche aiutarci e non dovremmo averne paura», ha affermato il cardinale. «Questa non è scienza missilistica», ha aggiunto. «Possiamo essere trasparenti. Possiamo avere un modo per determinare le responsabilità. Possiamo farcela. Non dovrebbe essere qualcosa di faticoso per noi».

    La spinta del porporato ad affrontare gli abusi sessuali del clero «nel modo più onesto, trasparente e responsabile possibile» è nata dai suoi incontri con i sopravvissuti. In particolare il primo incontro quando era vescovo di Rapid City, South Dakota, dal 1998-2010, con un uomo di 50 anni abusato da un sacerdote decenni prima. «Mentre parlava ho capito che stavo ascoltando un bambino di nove anni», ha detto «Era straziante il modo in cui raccontava la storia perché raccontava i dettagli in modo molto grafico, molto reale».

    Secondo Cupich, «le nostre parole di scuse non significano nulla se non entriamo in contatto concreto, e ci sediamo di fronte alle vittime e permettiamo davvero di essere investiti dal trauma, dal dolore, che hanno sofferto». La sua prima reazione nel sentire la storia di quell’uomo è stata «rabbia, profonda rabbia», ma questa rabbia «si è trasformata in determinazione affinché le vittime vengano sempre prima di tutto, affinché si trovi un modo per far sì che la Chiesa faccia la cosa giusta» assicura l’arcivescovo, attivo nel Comitato episcopale statunitense che si occupa di proteggere i bambini dagli abusi, in passato ne è stato pure presidente.

    Dopo aver ascoltato la storia del sopravvissuto, Cupich si è anche recato nella parrocchia dove il sacerdote aveva servito, ha preso una sua foto, e ha inviato lettere a tutte le altre parrocchie dove aveva lavorato, rendendo pubblica la questione. «Volevo divulgare questa storia in tutte le parrocchie, in modo che altre vittime si sentissero libere di farsi avanti», ha raccontato il cardinale, aggiungendo che spera che la recente pressione mediatica permetta anche ad altre vittime di denunciare gli abusi. «Mi chiedono sempre: “Non sei stanco di queste notizie? Continuano a riemergere”. No, rispondo, perché questa pubblicità, questa notizia, quell’altra notizia, ha una funzione quasi liberatrice e permette alle vittime di farsi avanti». Certo tutto ciò provoca «dolore» alla Chiesa, ma «è un piccolo prezzo da pagare per la liberazione di persone come quest’uomo che si è fatto avanti».

    Oltre alla questione di un organismo nazionale per indagare le accuse contro i prelati, Cupich è convinto che nella riunione di novembre, i vescovi americani debbano anche affrontare le rivelazioni contenute nel rapporto del Grand Jury della Pennsylvania. Pubblicato il 14 agosto, il documento mette sotto esame la gestione della Chiesa in merito ai casi di pedofilia in sei diocesi dello Stato, identificando almeno mille vittime minorenni nel corso di settant’anni.

    «Sappiamo se tutte queste vittime hanno ricevuto cura e attenzione pastorale?» si domanda Cupich in riferimento alle vittime, ricordando che la stessa Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dopo lo scandalo degli abusi a Boston, ordina che i prelati «dovrebbero essere trasparenti con le persone e raggiungere le vittime».

    E i sacerdoti? «Quei sacerdoti sono stati rimossi? Sono stati segnalati a Roma, come avrebbero dovuto essere, anche se si trattava di casi storici?», prosegue il porporato. Sempre la Carta del 2002 non prevede che i vescovi debbano elencare pubblicamente nella loro diocesi i sacerdoti che sono stati credibilmente accusati di abusi, ma il cardinale di Chicago afferma lo stesso: «Avrebbero dovuto essere resi pubblici per permettere ad altre vittime di farsi avanti». «Penso – ha aggiunto – che sia importante che le persone coinvolte in casi del genere comprovati, con accuse credibili, debbano essere nominate pubblicamente in modo che le vittime si facciano avanti. Io l’ho sempre fatto, ma non è così in tutte le diocesi».

    Ciò che serve è anzitutto un cambio di mentalità da parte dei vescovi in merito alla propria responsabilità, per questo Cupich ritiene importante che i prelati si rivolgano costantemente al popolo della loro diocesi e imparino dai sacerdoti ciò che vivono i loro parrocchiani. «Bisogna essere responsabili dei propri sacerdoti, perché sono loro in prima linea con il popolo. Ti dicono quello che dice la gente, forse prima che lo faccia la gente».

    Quando incontra gruppi di sacerdoti diocesani, il cardinale cerca sempre infatti di mettere a disposizione almeno mezz’ora per una sessione di domande e risposte.  «Dico loro che possiamo parlare di tutto, e che nulla può offendermi. Comunicare è parte fondamentale del senso di responsabilità». E anche se qualcuno si lamenta della Chiesa, lo fa per il desiderio di migliorarla. «Dietro tutta quella rabbia c’è anche la tristezza nel cuore di tutte quelle persone che sanno che possiamo fare di meglio», sostiene Cupich. «Dobbiamo essere maturi abbastanza per non reagire alla rabbia, ma per entrare in contatto con il dolore. Non possiamo stare sulla difensiva, questo non funziona… Non si arriva da nessuna parte. La leadership esige che facciamo un passo avanti, ed essere disposti ad assorbire la rabbia della gente, ma anche a guardare dietro, a quello che sta accadendo».

    Infine commentando il Sinodo sulle esigenze dei giovani di oggi – il secondo a cui il cardinale partecipa, dopo quello del 2015 sulla famiglia – Cupich afferma: «È qualcosa di arricchente e, allo stesso tempo, inquietante. Per noi del mondo occidentale, soprattutto degli Stati Uniti, è scioccante venire a contatto con i traumi, le difficoltà, le lotte, le sfide dei giovani di tutto il mondo». In particolare il cardinale è rimasto profondamente colpito dal discorso di un giovane iracheno che ha parlato della sua vita vissuta nella violenza costante. «Mi ritrovo a cedere nella trappola del concentrarmi sulla mia zona, sulle questioni e le preoccupazioni che abbiamo negli Stati Uniti».

    Alla domanda su come il Sinodo stia bilanciando le preoccupazioni dei giovani provenienti sia dalle aree sviluppate sia da quelle in via di sviluppo, Cupich ha risposto che un punto di convergenza tra i giovani di tutto il mondo è la loro ricerca di autenticità: «Non stanno cercando una Chiesa perfetta, sono alla ricerca di una Chiesa autentica. Possono tollerare gli errori, ma non possono tollerare l’inautenticità o la mancanza di onestà sui difficili problemi di oggi».

    http://www.lastampa.it/2018/10/16/vaticaninsider/cupich-i-vescovi-permettano-ai-laici-di-vigilare-sui-casi-di-abusi-rYvtDXqxx6qn9PtMt5ZPUN/pagina.html

  • Pedofilia, il Papa incontra i vescovi americani

    Pedofilia, il Papa incontra i vescovi americani

    In base alla nota nota del Vaticano di sabato, il dossier degli abusi è fra le questioni in discussione, dopo l’indagine dell’arcidiocesi.

    Papa Francesco ha incontrato oggi una delegazione di vescovi americani. L’udienza – riferisce la stampa cattolica americana – era in programma da tempo. La Santa Sede non ha reso noto il contenuto dell’incontro di oggi.

    Ma è evidente che il dossier degli abusi resta tra le questioni centrali, anche alla luce della nota del Vaticano di sabato, nella quale si annunciava che, dopo l’indagine dell’arcidiocesi di New York, il Papa ha disposto di integrare le informazioni raccolte con un ulteriore accurato studio dell’intera documentazione presente negli Archivi dei Dicasteri e Uffici della Santa Sede riguardanti il caso dell’allora cardinale Theodore McCarrick.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1328621/pedofilia–il-papa-incontra-i-vescovi-americani

  • Abusi su minori, Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Abusi su minori, Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Wuerl avrebbe avuto informazioni essenziali sugli abusi su minori che riguardavano almeno 32 preti. Tra le accuse a lui rivolte ci sono state anche quelle di avere riassegnato e reintegrato alcuni dei preti “predatori”

    Matteo Orlando

    Il prelato, che era stato fortemente criticato dal “dossier Viganò”, è implicato in questioni poco chiare relative ad episodi di abusi sessuali, casi gestiti male dal settantasettenne alto prelato della Chiesa americana.

    Il Vaticano ha reso nota la notizia nella tarda mattinata del 12 ottobre confermando che il pontefice ha accettato le dimissioni di Wuerl che erano state presentate il 21 settembre. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo e tutti i principali giornali internazionali l’hanno rilanciata in pochissimi minuti.

    Wuerl, che ha guidato la diocesi di Pittsburgh per 18 anni, è stato coinvolto recentemente dal Grand Jury della Pennsylvania che lo ha tirato in ballo attraverso un dossier che riporta le testimonianze di abusi su minori avvenute nel celebre stato federale degli Stati Uniti negli ultimi settant’anni. Dopo la pubblicazione del report il cardinale era stato invitato da più parti a dimettersi, per meglio difendersi dalle accuse di aver coperto i cosiddetti “preti predatori”.

    Papa Francesco ha chiesto a Wuerl di “rimanere come Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi” di Washington fino alla nomina del suo successore. Ai sacerdoti della sua arcidiocesi, attraverso una lettera all’inizio del mese di ottobre, Wuerl aveva scritto che aveva l’intenzione di incontrare il Papa per discutere del suo futuro. Nella lettera Wuerl scriveva che la decisione sul suo futuro era “essenziale” in modo che la sua Arcidiocesi potesse “andare avanti”.

    Il Grand Jury della Pennsylvania ha scoperto più 300 sacerdoti cattolici accusati di avere abusato sessualmente di più di mille bambini dal 1947 in poi. E Wuerl, durante il suo episcopato presso la diocesi di Pittsburgh, avrebbe avuto informazioni essenziali sugli abusi su minori che riguardavano almeno 32 preti della sua ex diocesi. Tra le accuse rivolte a Wuerl ci sono state quelle di avere riassegnato e/o reintegrato alcuni dei preti coinvolti in vicende legate agli abusi su minori.

    Patrick Hornbeck, presidente del dipartimento di teologia alla Fordham University di New York, ha detto alla Cbs che Papa Francesco avrebbe chiesto “a molte persone della Chiesa americana di mostrare un certo grado di leadership su questa materia degli abusi, leadership che non hanno ancora dimostrato”. Per Hornbeck la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta vivendo una crisi “che non ha mai vissuto”.

    Wuerl, era stato nominato arcivescovo di Washington nel 2006, dopo la rinuncia di Theodore McCarrick, il cardinale al quale, recentemente, Papa Francesco ha tolto la dignità cardinalizia, alto prelato accusato di avere molestato seminaristi delle sue diocesi.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-francesco-accetta-dimissioni-cardinale-wuerl-1587270.html?mobile_detect=false

  • Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

    Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

    Pedofilia, si apre un nuovo fronte anche in Florida. Oltre 15 vittime di abusi sessuali che sarebbero stati commessi da preti cattolici hanno infatti presentato denunce alle autorità di Miami: una cifra che è aumentata dopo l’apertura di un sito web in cui le persone confidenzialmente forniscono informazioni sui casi. Il procuratore generale della Florida, Pam Bondi, ha dichiarato di non poter divulgare i dettagli dell’indagine condotta insieme alle forze dell’ordine, ma ha detto di essere molto soddisfatta della risposta del pubblico “e del crescente numero di segnalazioni di vittime“. Bondi diede istruzioni per avviare le indagini dopo il rapporto del grand jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in quello Stato. Il caso della Florida non è isolato. La diocesi cattolica di San Bernardino, in California ha deciso di pubblicare on line una lista di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori dal 1978. L’elenco comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti. Cinque sono stati banditi dal sacerdozio e altri 14 sono stati definitivamente allontanati dalla diocesi di San Bernardino. La   lista è basata su ciò che la stessa diocesi definisce “accuse credibili” tratte dai propri registri nei quali sono annotate le deposizioni delle vittime al personale diocesano. Una decisione forte per segnare una presa di distanza da chi si è macchiato di tali delitti.

    Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

  • Diocesi pubblica l’elenco dei preti pedofili

    Diocesi pubblica l’elenco dei preti pedofili

    La lista comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti. 15 denunce in Florida

    SAN BERNARDINO – La diocesi cattolica di San Bernardino, negli Stati Uniti, ha deciso di pubblicare una lista di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori dal 1978. L’elenco comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti.

    Cinque sono stati banditi dal sacerdozio e altri 14 sono stati definitivamente allontanati dalla diocesi di San Bernardino. La lista è basata su ciò che la stessa diocesi definisce «accuse credibili» tratte dai propri registri nei quali sono annotate le deposizioni delle vittime al personale diocesano.

    Intanto nella diocesi di Lansing, sempre negli Stati Uniti, un sacerdote anziano ha visto revocate le sue autorizzazioni sacerdotali a causa di una «accusa credibile» di aggressione sessuale; l’accusa risale a fatti che si sono verificati decenni fa, quando l’uomo che oggi accusa il sacerdote era minore.

    15 denunce in Florida – Oltre 15 vittime di abusi sessuali perpetrate da preti cattolici hanno presentato denunce contro le autorità in Florida: una cifra che è aumentata dopo l’apertura di un sito web in cui le persone confidenzialmente forniscono informazioni sui casi. Lo riporta la stampa locale.

    Il Procuratore Generale della Florida, Pam Bondi, ha dichiarato di non poter divulgare i dettagli dell’indagine condotta insieme alle forze dell’ordine, ma ha detto di essere molto soddisfatta della risposta del pubblico «e del crescente numero di segnalazioni di vittime». Bondi diede istruzioni per avviare le indagini dopo il rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania sugli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in quello Stato.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1328839/diocesi-pubblica-l-elenco-dei-preti-pedofili

  • Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Meglio tardi che mai, ora però si vada fino in fondo

    di Maurizio Belpietro

    “Non dirò una sola parola”. Così il Papa aveva commentato il memoriale di Carlo Maria Viganò, con cui l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti lo accusava di aver saputo da tempo delle molestie sessuali del cardinale Theodore Edgar McCarrick. Invece, dopo aver taciuto per un mese e mezzo e invitato i giornalisti a farsi da soli un’idea sulla vicenda, il Pontefice ha deciso di parlare e di rispondere alle accuse dell’arcivescovo, pur senza nominarlo mai. La replica è affidata a una nota della Santa sede in cui, nella sostanza, si riconosce di aver saputo della condotta dell’uomo che guidò la diocesi di Washington prima delle rivelazioni del New York Times. Secondo il comunicato le segnalazioni giunsero nel settembre del 2017. Fu l’arcidiocesi di New York a rendere noto che un uomo accusava McCarrick di avere abusato di lui negli anni Settanta. Bergoglio, a questo punto, avrebbe ordinato un’indagine interna. “Nel frattempo”, si legge nel documento diffuso ieri, “sono emersi gravi indizi e il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo”. I gravi indizi, in realtà, sono costituiti dall’articolo del New York Times, pubblicato nell’edizione del 16 luglio di quest’anno. Undici giorni dopo, papa Francesco “accettava” le dimissioni.

    A scorrere le date e rileggere il comunicato della Santa Sede, le domande vengono spontanee. Ma che cosa è stato fatto dal settembre del 2017 al luglio 2018? Perché, di fronte alle segnalazioni, il Pontefice ha atteso quasi un anno prima di sospendere McCarrick  togliendogli la berretta cardinalizia? Se il 16 luglio non fosse stato pubblicato un articolo sul New York Times, Bergoglio il 27 avrebbe “accettato” le dimissioni dell’arcivescovo o lo avrebbe lasciato al suo posto per altro tempo?

    Domande legittime, anche perché su questa vicenda lo stesso comunicato di ieri ammette che non è ancora detta la parola fine. Nella nota si fa riferimento ad altre accuse portate contro McCarrick, al punto che il Santo Padre avrebbe disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione con un ulteriore, accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi vaticani. In pratica, Bergoglio dice di voler aprire gli armadi per scoprire se – come ha sostenuto Viganò nel memoriale pubblicato in esclusiva mondiale dalla Verità – ci sono scheletri. L’ex nunzio, nel documento, accusava molti prelati di essere a conoscenza dei fatti che riguardavano McCarrick, denunciando l’esistenza di un dossier fatto preparare da Benedetto XVI, il quale avrebbe anche disposto la destituzione di McCarrick.

    Che fine hanno fatto quei documenti? Perché il cardinale, nonostante in molti fossero a conoscenza delle molestie ai danni di giovani seminaristi, è stato lasciato libero di agire e di continuare la sua opera di predatore sessuale? Dopo aver cercato di minimizzare le accuse e di screditare lo stesso Viganò, descrivendolo come un uomo avido e rancoroso, con la nota diffusa in rete la Santa Sede fa marcia indietro e si dichiara “consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni”. Tradotto, significa che in Vaticano temono altre sgradevoli sorprese a proposito dell’affaire McCarrick, per esempio sulle coperture di cui il cardinale ha goduto a lungo, coperture che avrebbero consentito per anni l’insabbiamento delle accuse rivolte contro di lui.

    Insomma, dopo aver liquidato il dossier dell’ex nunzio come una “comunicazione”, evitando di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dare alcuna risposta, scosso dalle reazioni nel mondo cattolico, papa Francesco ha deciso di cambiare linea, annunciando guerra senza quartiere “alla grave piaga degli abusi dentro e fuori la Chiesa”. Tuttavia, se da un lato il Pontefice si è deciso a parlare con una nota, dall’altro tace su due passaggi fondamentali del memoriale di Viganò. Bergoglio, pur riconoscendo che nel settembre di un anno fa il Vaticano ricevette segnalazioni sul comportamento di McCarrick, nulla dice a proposito della testimonianza dell’ex nunzio, il quale asserisce di avergli rivelato su sua richiesta non solo il passato di predatore sessuale di giovani seminaristi, ma anche l’esistenza di un fascicolo a carico del cardinale. L’ex nunzio, dunque, non punta il dito solo contro l’arcivescovo di Washington, ma anche contro lo stesso Pontefice. Viganò, poi, non parla solo di pedofilia, ma sostiene che in Vaticano ci sia una lobby gay che ha consentito a McCarrick e ad altri di operare senza che nessuno intervenisse. Ecco, noi apprezziamo che il Santo Padre abbia deciso di non ignorare il dossier che abbiamo pubblicato, ma ora deve rispondere sul nocciolo della questione sollevata dall’ex nunzio: sapeva o no degli abusi commessi dal cardinale? E in caso affermativo, perché non agì?

    (trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)