Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: vescovo a processo «mentalmente abile»

    Pedofilia: vescovo a processo «mentalmente abile»

    Philip Wilson è il più alto prelato cattolico al mondo imputato di aver occultato reati di pedofilia commessi da un sacerdote

    SYDNEY – È stato dichiarato mentalmente abile a sostenere un processo, ed è comparso oggi per la prima volta davanti a un tribunale di Newcastle a nord di Sydney, l’arcivescovo di Adelaide Philip Wilson, il più alto prelato cattolico al mondo imputato di aver occultato reati di pedofilia commessi da un sacerdote.

    Il processo doveva iniziare il 28 novembre, ma i suoi avvocati avevano riferito che l’arcivescovo soffre di Alzheimer e ha difficoltà cognitive. Dopo un rinvio dell’udienza una neuropsicologa incaricata dal tribunale ha riferito di aver individuato alcune aree di deterioramento cognitivo ma che il prelato “nell’insieme è mentalmente abile a sostenere un processo”.

    In quello che è visto come un banco di prova per la potenziale incriminazione di altri religiosi accusati di non aver rivelato tali crimini di cui erano a conoscenza, Wilson, 67 anni, è passibile di una pena detentiva fino a due anni se condannato per “aver occultato un grave reato perseguibile”.

    Secondo l’accusa Wilson aveva ricevuto informazioni fra il 2004 e il 2006 che il sacerdote della zona di Newcastle James Fletcher, poi deceduto, aveva abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni nel 1971. Informazioni che avrebbero consentito di perseguire legalmente il sacerdote, ma Wilson non aveva informato la polizia.

    Lo scorso giugno la Corte d’appello del New South Wales aveva respinto un terzo tentativo di Wilson di far annullare o di far archiviare il caso. I suoi legali avevano argomentato senza successo che le prove raccolte dalla polizia stabilivano solo che egli aveva ricevuto le informazioni ma non c’erano prove che vi avesse creduto, e quindi non aveva la responsabilità legale di riferirle alla polizia.

    http://www.tio.ch/estero/cronaca/1177394/pedofilia–vescovo-a-processo–mentalmente-abile-

  • PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

    MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

    il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

    quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • “Abusi su bambini in difficoltà”, arrestato un prete a Catania

    “Abusi su bambini in difficoltà”, arrestato un prete a Catania

    A coprire le azioni del sacerdote anche alcuni genitori dei ragazzi che hanno provato a insabbiare le accuse 

    Arrestato a Catania un sacerdote accusato di pedofilia. Padre Pio Guidolin, finora responsabile della parrocchia Santa Croce al Villaggio San’Agata a Catania, secondo i carabinieri è responsabile di violenza sessuale su minori. Dalle indagini è emerso che abusava di giovanissimi e li costringeva a compiere atti sessuali, dopo averli cosparsi con l’olio santo prelevato dalla Chiesa, presentando così alle vittime i loro rapporti quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori. Guidolin che esercitava la funzione di sacerdote in periferia a Catania, avrebbe abusato di ragazzini minori di 14 anni, provati da vicende personali che li avevano turbati, approfittando della loro condizione di particolare fragilità. Quando uno dei minori aveva opposto resistenza e aveva rivelato gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di calunniare il prete. Nel corso delle indagini, inoltre, è emerso come il sacerdote, al fine di esercitare pressione psicologica nei confronti di genitori decisi a denunciare i fatti, abbia millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per indurli a desistere. Uno dei genitori delle vittime è stato denunciato per il reato di favoreggiamento personale in quanto, subito dopo che il figlio aveva reso sommarie informazioni alla magistratura, aveva contattato il sacerdote per avvertirlo delle indagini a suo carico. La Curia etnea, dopo aver avuto contezza delle indagini in corso nei confronti di padre Pio Guidolin, ha assunto nei suoi confronti alcuni provvedimenti cautelari allontanandolo dalla Parrocchia e lo ha collocato in un’altra sede, privo di funzioni ed ha dato avvio ad un processo canonico da parte del Tribunale Ecclesiastico, allo stato pendente in grado di appello dinanzi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo la condanna in primo grado alla sanzione massima della riduzione allo stato laicale.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Prete-pedofilo-catania-don-guidolin-arrestato-55750c02-0845-4d42-9603-c66db1a669c6.html

  • Visita psichiatrica per l’alto prelato a processo

    Visita psichiatrica per l’alto prelato a processo

    ADELAIDE – Un neuropsicologo visiterà l’arcivescovo di Adelaide (Australia) Philip Wilson, il più alto prelato cattolico al mondo imputato di aver occultato reati di pedofilia commessi da un sacerdote. Wilson, 67 anni, non ha dovuto comparire oggi davanti al tribunale di Newcastle avendo subito l’impianto di un pacemaker 10 giorni fa e sarà esaminato ad Adelaide martedì prossimo per accertare se sia in grado di comprendere il procedimento a suo carico.

    In quello che è visto come un banco di prova per la potenziale incriminazione di altri religiosi accusati di non aver rivelato tali crimini di cui erano a conoscenza, Wilson è passibile di una pena detentiva fino a due anni se condannato per “aver occultato un grave reato perseguibile”.

    Il processo doveva iniziare martedì scorso, ma i suoi avvocati hanno riferito che l’arcivescovo soffre di Alzheimer e ha difficoltà cognitive. Il tribunale ha quindi ordinato oggi che la causa torni in aula mercoledì prossimo per dare al prelato il tempo di viaggiare da Adelaide a Newcastle, se sarà certificato capace di affrontare il processo. In caso contrario, si prevede che il processo sia rinviato fino al prossimo anno.

    Secondo l’accusa Wilson aveva ricevuto informazioni fra il 2004 e il 2006 che il sacerdote della zona di Newcastle James Fletcher, poi deceduto, aveva abusato sessualmente di un ragazzino di 10 anni nel 1971. Informazioni che avrebbero consentito di perseguire legalmente il sacerdote: Wilson però non ne aveva fatto parola con la polizia.

    http://www.tio.ch/estero/cronaca/1176596/visita-psichiatrica-per-l-alto-prelato-a-processo

  • Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    di Francesco Oliva
    LECCE – E’ una torbida storia di presunte violenze, di rapporti extraconiugali e di legami burrascosi all’interno della stessa famiglia l’inchiesta con al centro la figura di un prete accusato di pedofilia su una ragazzina di neppure 14 anni. Nomi degli indagati e accuse vengono sdoganati per la prima volta con la richiesta di incidente probatorio avanzata dal sostituto procuratore Stefania Mininni e notificata nelle scorse ore dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Lecce. Gli indagati sono tre. Non solo il prete e la madre ma anche la nonna della ragazzina. Risponde di false informazioni fornite al pubblico ministero.

    Secondo investigatori e inquirenti, la donna non avrebbe raccontato la verità su una sospetta relazione tra la mamma della ragazzina e il sacerdote.
    Nella richiesta di incidente probatorio vengono messe nero su bianco anche le accuse contestate alla madre della giovane: false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento per non aver denunciato i presunti abusi sessuali sulla figlia pur essendone a conoscenza. E poi c’è il principale indagato: un giovane sacerdote travolto da un’inchiesta che ha calamitato, inevitabilmente, l’attenzione dei media locali e nazionali.

    L’accusa è di violenza sessuale continuata aggravata. L’indagine è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare?

    Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dallo scorso anno fino a giugno. Poi la denuncia e l’allontanamento della minore. Sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite.

    La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, la Procura intende blindare le dichiarazioni della persona offesa da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo con un incidente probatorio su cui un gip dovrà ora fissare la data. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

  • PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

    Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

    Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

    Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

    L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

    Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

    Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

    Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi


    TESTO INTEGRALE;

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

       MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

       il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

        «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

        i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

        a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

        denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

        Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

       quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

       se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

       se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

       se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

       se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Presunti abusi in preseminario, le indagini dell’allora vescovo Coletti

    Presunti abusi in preseminario, le indagini dell’allora vescovo Coletti

    “C’erano cinquanta persone pronte a difendere il giovane sacerdote”

    Colorina (Sondrio), 25 novembre 2017 – Caso sui presunti abusi nel preseminario Pio X in Vaticano: e se il sacerdote sotto accusa, che fino a due settimane fa prestava la sua opera presso la struttura intitolata a Don Folci, a Valle di Colorina, fosse stato solo calunniato? E se la Diocesi di Como e il Vaticano non avessero tentato di insabbiare le molestie, ma avessero invece accertato che si trattava di altro? Domande legittime, che in questi giorni difficili per la Chiesa in tanti si stanno facendo, anche in provincia di Sondrio, decisamente toccata dalla vicenda portata alla luce dalla trasmissione televisiva «Le Iene» e dal libro del giornalista Gianluigi Nuzzi «Peccato originale».

    Il cardinale Angelo Comastri, accusato da alcuni protagonisti di aver voluto nascondere quello che succedeva nel presimario dove vivono e studiano i chierichetti del Papa, ha raccontato la sua verità al quotidiano «Il Messaggero», una verità molto diversa da quella narrata invece dalle due presunte vittime del prete 25enne e dal testimone polacco delle presunte molestie, Kamil. Parla di lettere anonime, portate all’attenzione dell’alloravescovo di Como, Diego Coletti, giuridicamente responsabile dello staff del preseminario, che nelle sue relazioni racconta di un ex alunno del preseminario che si esercitò due anni prima in una abbondante e devastante esercizio di lettere anonime con firme false, anche di cardinali, per accusare molti ecclesiastici. E di lettere anonime scritte per screditare, gettare fango, insinuare dubbi: venne anche individuato come autore un sacerdote abruzzese che puntava ad entrare nella struttura del preseminario. Il Vaticano lo allontanò, ma le lettere anonime continuarono. Poi le accuse al giovane sacerdote, che dopo l’ordinazione è stato mandato a Colorina.

    «In merito ai fatti, ho constatato personalmente la loro infondatezza – scrisse Coletti -. Le informazioni raccolte depongono in quella linea. Ci sono più di 50 persone disponibili a difendere il giovane mostrando la pretestuosità delle accuse, come pure la macchinazione ordita da XX (il sacerdote abruzzese, ndr.). Ritengo dunque non sussistere fumus alcuno della gravità dei fatti di cui accusano le persone nelle lettere, ritengo dunque in coscienza non sia necessario procedere ad ulteriora». E anche in Valtellina c’è chi è intenzionato a difendere non tanto il giovane sacerdote, che in pochi conoscono davvero, quanto l’operato della Diocesi e non solo. Tra di loro il sindaco di Castione Andevenno, Massimiliano Franchetti, che ha affidato a Facebook il suo pensiero: «Dal 1979 al 1982 sono stato in collegio all’Opera Don Folci di Valle di Colorina e ho fatto anche un mese d’estate al preseminario in Vaticano – racconta -. Il vicerettore era quel don Enrico Radice che ho visto messo alla gogna come un mostro da «Le Iene» ed al quale, per quanto mi riguarda, mi legano solo ricordi positivi ed un’amicizia che dopo più di trent’anni ancora ci lega. Ho sofferto a vedere quello che ho visto. E non ho dubbi sulla sua buonafede di fronte al caso».

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/abusi-seminario-1.3560035

  • Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, ancora mistero. Ancora silenzi. Ancora denunce. La famiglia Orlandi, che in oltre 30 anni di scomparsa di Emanuela, non si è mai arresa, è tornata a presentare alla Gendarmeria Vaticana la denuncia di scomparsa della donna, sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. «Al momento nessuna indagine è in corso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, né in Italia, né nella Città del Vaticano. Per questo abbiamo deciso di presentare una nuova denuncia», ha spiegato l’avvocato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi.

    Caso Orlandi, la famiglia presenta denuncia in Vaticano

    «Innanzitutto una denuncia di scomparsa, perché nel 1983, quando Emanuela Orlandi è sparita, la denuncia fu fatta alle autorità italiane, precisamente presso l’ispettorato competente per il territorio italiano, ma mai in Vaticano. Emanuela è una cittadina vaticana e la nostra speranza è quindi che il Vaticano apra un fascicolo». Non solo: stando alle ultime indiscrezioni e acquisizioni, fa sapere la famiglia annunciando tramite il suo legale la nuova decisione, «denunciamo poi anche un’altra cosa, un fatto che rispetto all’archiviazione dell’indagine, aggiunge elementi nuovi: la trattativa intercorsa tra la magistratura italiana e la Segreteria di Stato Vaticana volta a risolvere il problema mediatico della sepoltura di De Pedisin cambio di informazioni su Emanuela».

    Nessuna indagine in corso, ma nuovi elementi che…

    Di più: «Di questa trattativa si parla da anni, ma ora sono emersi – secondo l’avvocato Sgrò – dei dati circostanziati, nomi e luoghi. In primis – ha dichiarato il legale di Pietro Orlandi – il coinvolgimento di esponenti della Segreteria di Stato. Ci risulta inoltre che una parte di trattativa sia avvenuta sul territorio della Città del Vaticano. Chiediamo pertanto al Vaticano di indagare. Abbiamo evidenziato una serie di criticità che rendono urgente un’indagine nello Stato Vaticano». E ora si aspettano le risposte…

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

  • Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    CITTA’ DEL VATICANO – «A me non risulta che ci siano stati abusi». Pausa. «Feci fare due indagini immediatamente dopo aver ricevuto le lettere anonime». Pausa. «Non ho mai saputo di ragazzi molestati». Il cardinale Angelo Comastri si difende. In questi giorni ha tranquillizzato diversi genitori che hanno mandato i figli a studiare al pre-seminario in Vaticano, una specie di collegio prestigioso nato negli anni Cinquanta grazie ad un lascito della diocesi di Como per coltivare future vocazioni. Sulla sua scrivania c’è un corposo fascicolo. «Si prenda il tempo necessario e guardi le carte per favore». La vicenda dei chierichetti del Papa è al centro di un caso scabroso, dai contorni sfilacciati. Si trascina sulla base delle rivelazioni di un ex allievo polacco, Kamil Jarzembowski, che ha raccontato in tv e nel libro di Gianluigi Nuzzi di essere stato testimone di giochi erotici tra due compagni all’interno del convitto. Quando la sera le porte delle stanze si chiudevano, avrebbe visto in azione per 140 volte il molestatore, un ragazzo di qualche anno più grande, in seguito ordinato prete. Le rivelazioni di Kamil hanno portato il Vaticano ad aprire a gennaio scorso un supplemento di indagine. Comastri ha trasmesso agli inquirenti il fascicolo contenente tutti i documenti dell’epoca.

    LETTERE ANONIME La prima lettera anonima venne imbucata a Torino il 22 agosto 2012. La firma è illeggibile, uno scarabocchio. Chi scrive dice di essere la mamma di un bambino di 11 anni che ha frequentato per 20 giorni la colonia estiva. Non fornisce nomi, né recapiti per potersi mettere in contatto con chi accusa. «Mio figlio mi ha raccontato che don Enrico ha compiuto gesti nei suoi confronti poco morali ed etici». Don Enrico Radice è il superiore del convitto incaricato di fare da tutor ai bambini. La signora chiede che venga spostato ad un altro incarico, altrimenti, scrive, sarò «costretta ad andare in tv e a rivolgermi alle autorità giudiziarie competenti; ho moltissimi amici che mi intervisterebbero subito su un argomento come questo». Ricevuta la lettera,  Comastri ordinò all’allora vescovo di Como, Diego Coletti – giuridicamente responsabile dello staff del pre seminario – di attivarsi immediatamente per verificare le accuse. Il 27 agosto Coletti informò di avere convocato don Enrico Radice e il suo superiore don Angelo Magistrelli. Entrambi sotto giuramento riferirono di non avere mai sentito di disagi o situazioni morbose.  Coletti fa notare che «la calligrafia della firma è diversa da quella dell’indirizzo sulla busta e sorprendentemente uguale a quella usata da un ex alunno del pre seminario che si esercitò due anni or sono in una abbondante e devastante esercizio di lettere anonime con firme false anche di cardinali per accusare molti ecclesiastici». Per Coletti sembra sufficiente per archiviare il caso. Comastri però insiste e richiede altre misure di precauzione, tra cui il ricambio dello staff al pre seminario. In quel periodo,  di lettere anonime ne circolavano parecchie, per screditare, gettare fango, insinuare dubbi. Venne anche individuato come autore un sacerdote abruzzese che puntava ad entrare nella struttura del pre-seminario. Il Vaticano provvede ad allontanarlo, ma le lettere anonime continuano.

    ACCUSE Un altro ex seminarista nel luglio di quell’anno fece al vescovo di Como il nome di un allievo più grande, divenuto in seguito sacerdote. Lo stesso seminarista accusato anche da Kamil. Coletti ritorna a Roma per raccogliere altre deposizioni sotto giuramento, incontra gli insegnanti, gli inservienti del convitto, i sacerdoti. Il rapporto finale porta la data del 17 gennaio 2014. Coletti scrive: «In merito ai fatti, ho costatato personalmente la loro infondatezza. Le informazioni raccolte depongono in quella linea. Ci sono più di 50 persone disponibili a difendere Gabriele Martinelli mostrando la pretestuosità delle accuse, come pure la macchinazione ordita da XX (il sacerdote abruzzese ndr). Ritengo dunque non sussistere fumus alcuno della gravità dei fatti di cui accusano le persone nelle lettere, ritengo dunque in coscienza non sia necessario procedere ad ulteriora». I genitori sono sconcertati. Le voci all’interno del collegio varcano i confini. Stavolta è una mamma polacca a farsi viva per difendere il collegio. «Noi tutti sappiamo da mio figlio che non sono mai successi in pro seminario casi di pedofilia (…) Voglio dire questa verità perché ci sono persone che vogliono calunniare don Enrico solo per vendicarsi, visto che e’ stato costretto per motivi importanti a mandare via Kamil». I motivi importanti li spiega il cardinale Comastri:  «Kamil scappò per qualche giorno dal collegio per inseguire un ragazzo in una città del Nord Italia».  Il figlio della signora, Michal Brywczinski, descrive i suoi otto anni nel convitto «positivamente. Mai sentito di storie di abusi o molestie quando c’ero io. Mai ascoltato voci nemmeno dopo. Siamo tutti perplessi per quello che sta accadendo. E’ sconcertante». E Kamil? «Quando lui è arrivato per frequentare la prima media io ero già all’ultimo anno di liceo. Ho parlato tanto con lui. Non mi ha mai riferito nulla. Il clima era buono».  Cosa c’è di vero? Cosa è accaduto in quelle stanze? E’ forse venuta a mancare una vigilanza appropriata da parte dello staff interno alla struttura? Dal quadro che emerge sembra che la struttura sia finita nella trama di inconfessabili vendette trasversali interne. Macigni, insinuazioni  terrificanti, ormai difficili da togliere di mezzo anche se ogni passaggio in questi ultimi anni, nel pre seminario, è stato passato sotto la lente d’ingrandimento attraverso due differenti fasi di indagini e una terza aperta da otto mesi. Il cardinale Comastri, sgomento, pensa anche a  Kamil. «Quando venne allontanato, sapevo che aveva difficoltà per poter continuare gli studi, e lo ho aiutato. Lo ho fatto più volte e lo rifarei ancora».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

  • Madre Teresa e il conto allo Ior.Nel libro di Nuzzi abusi su chierichetti e…

    Madre Teresa e il conto allo Ior.Nel libro di Nuzzi abusi su chierichetti e…

    Vaticano: Nuzzi, madre Teresa aveva un maxi-conto allo Ior

    Madre Teresa di Calcutta aveva un conto corrente allo Ior talmente grande che, si dice, se lo avesse chiuso l’istituto avrebbe rischiato il default. Gianluigi Nuzzi spiega cosi’, conversando con l’Agi prima della conferenza stampa ufficiale, uno dei temi principali del suo libro, ‘Peccato originale’ in uscita per Chiarelettere. “In Vaticano c’e’ un blocco di potere che ostacola l’azione riformatrice di Francesco cosi’ come ha fatto con Benedetto XVI – spiega il giornalista – esisteva con Marcinkus e la sua gestione parallela dello Ior ed esiste ancora oggi”. Cosa c’entra questo ‘blocco’ con la santa di Calcutta? “Il suo conto nella banca del Vaticano e’ la prova che questi signori erano e sono tuttora all’interno della curia e di loro ci si fida. Lo ha fatto anche madre Teresa che, si racconta, entrava allo Ior da una porta secondaria ed era accolta da monsignor De Bonis, il braccio destro di Marcinkus”. Nel libro, Nuzzi scrive che quando Paolo VI nomino’ il prelato americano presidente dell’istituto di credito vaticano nel 1970, questi volle al suo fianco monsignor De Bonis. “Da quel momento l’asse di potere si rafforzo’ giorno dopo giorno – si legge nel libro – De Bonis era un fine conoscitore di ogni meandro segreto della banca. E si muoveva con destrezza nei sacri palazzi, mostrando piu’ familiarita’ con il jet set del cinema che con le anime bisognose di conforto dei fedeli, piu’ affinita’ con gli uomini dei palazzi romani che con i poveri di madre Teresa”.

    Vaticano: Nuzzi,abusi sui chierichetti del Papa nei sacri palazzi

    “Credo che ci sia una storia di abusi in Vaticano su cui non e’ stata ancora fatta luce e sulla quale in troppi in questi hanno hanno taciuto”. Gianluigi Nuzzi e’ convinto che quella che forse e’ la rivelazione piu’ importante di ‘Peccato originale’, il suo ultimo lavoro in libreria da oggi per Chiarelettere, potrebbe dare il via a una clamorosa indagine all’interno del Vaticano. La storia raccontata da Nuzzi, grazie alla testimonianza di un ex ragazzino polacco che sognava di servire messa accanto al Papa e che oggi ha 19 anni, Kamil Tadeusz Jarzembowski, parla di abusi su adolescenti (in particolare su uno, il suo compagno di stanza Paolo, nel 2014 “almeno 140 volte”) da parte di un seminarista piu’ grande “pupillo del rettore”, oggi ordinato prete, nel preseminario San Pio X, che ha sede a palazzo San Carlo all’interno della citta’ del Vaticano (nell’altra ala c’e’ l’attico dell’ex segretario di Stato Bertone). Nuzzi parla anche di una serie lunghissima di denunce fatte dall’ex studente polacco, allontanato dal collegio dopo aver rivelato gli abusi, che non hanno avuto alcuna risposta da parte del clero. “Si tratta di una vicenda di abusi sessuali, clima di violenze e atti di prevaricazione nell’unica comunita’ di ragazzi all’interno delle mura leonine – racconta Nuzzi -. In questa struttura le diocesi mandano i bambini della scuola media e del liceo che hanno la vocazione: vivono nel collegio vaticano frequentando una scuola privata parificata nel centro di Roma e il loro sogno e’ di partecipare come chierichetti alle funzioni religiose nella basilica di San Pietro alla messa del Papa”. In una lunga intervista, Kamil spiega di aver denunciato i fatti a alti prelati – nel libro fa il nome del vicario del Papa per il Vaticano – e di essersi rivolto anche alla segreteria di Stato e alla Congregazione per la dottrina della fede. “Unico risultato ottenuto da Kamil – racconta Nuzzi – e’ stato di essere allontanato al preseminario. Da tutti, invece, ha ricevuto lettere in cui veniva invitato a ritrovare la serenita’ e la pace senza che ci fosse una smentita dei fatti da lui denunciati da parte degli organi della Santa Sede”. Gianluigi Nuzzi, che racconta di avere anche altre testimonianze della situazione incresciosa che si vive(va) nel prseminario, annuncia che “una copia del libro sara’ consegnata questa mattina al promotore di giustizia vaticano, Gian Pietro Milano, dall’avvocato Caterina Malavenda, con allegata una mia breve lettera, perche’ faccia le sue valutazioni dei fatti”. Intanto, scrive ne libro, “Jarzembowski e’ stato sentito dai carabinieri di Trastevere a Roma, mentre Paolo, la presunta vittima, accompagnato dal proprio legale, ha avuto un incontro con gli avvocati della possibile controparte. A loro – scrive Nuzzi – avrebbe di fatto ribadito le accuse e il racconto dell’amico polacco. Se questa vicenda dovesse essere accertata – conclude – sarebbe clamorosa: per la prima volta, infatti, si scoprirebbero abusi sessuali compiuti all’interno dei sacri palazzi e, ancora piu’ grave, in un preseminario che protegge e accudisce giovani desiderosi di servire messa nella basilica di San Pietro e magari di avviarsi lungo la strada del sacerdozio”.

    Orlandi: Nuzzi, una trattativa riservata tra i pm e il Vaticano

    Cosa ci faceva il procuratore aggiunto della Repubblica, Giancarlo Capaldo, in Vaticano in un pomeriggio di febbraio 2012? In una scena del film di Roberto Faenza, “La verita’ sta in cielo” stava facendo un accordo per ottenere informazioni su Emanuela Orlandi in cambio di un aiuto per risolvere l’imbarazzante caso della sepoltura di Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, a Sant’Apollinare. Gianluigi Nuzzi traspone la scena dalla finzione cinematografica al suo libro ‘Peccato originale’ in uscita oggi per Chiarelettere. “Secondo i testimoni che ho sentito, quell’incontro avvenne realmente – sostiene il giornalista – tra Capaldo e uno dei monsignori piu’ influenti della curia, che aveva la fiducia del segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell’influente Georg Ganswein, assistente personale di papa Benedetto XVI. E’ la prova che avvenne una trattativa riservatissima tra Vaticano e Procura di Roma per chiudere definitivamente il caso Emanuela Orlandi”. La vicenda della cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia scomparsa il 22 giugno 1983 a 15 anni, racconta Nuzzi, “preoccupava anche Benedetto XVI tanto da spingere la Santa Sede ad aprire, negli ultimi due anni del suo pontificato, un dialogo segreto, una ‘trattativa’ con la procura di Roma. Un caso che ha visto l’interesse anche di papa Francesco, con la richiesta di approfondimenti affidata al suo primo collaboratore, il segretario di Stato Pietro Parolin. Quest’ultimo – spiega – ha anche incontrato il fratello di Emanuela Orlandi”. Come scrive ancora il giornalista, quella trattativa era a buon punto quando arrivo’ come procuratore capo a Roma Gianluca Pignatone che avoco’ a se’ l’inchiesta e decise di aprire la tomba di De Pedis. “Non so dire cosa si sappia in Vaticano di questa vicenda – dice ancora Nuzzi – di certo molte intercettazioni lasciano numerosi interrogativi, come quella che pubblico sul libro del capo della Gendarmeria e un suo sottoposto chiamato a testimoniare nel ’93 sul caso Orlandi. Perche’ – si chiede Nuzzi – gli deve dire in tono perentorio: che cosa sappiamo noi della Orlandi? Niente, noi non sappiamo niente!”. (AGI) Cau 091333 NOV 17 NNNN

    http://www.affaritaliani.it/cronache/madre-teresa-conto-allo-iornel-libro-di-nuzzi-abusi-su-chierichetti-e-508989.html