Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, in Australia la commissione d’inchiesta dice no al segreto della confessione

    Pedofilia, in Australia la commissione d’inchiesta dice no al segreto della confessione

    I vescovi australiani rispondono: non violarlo

    I sacerdoti non potranno più usare il segreto del confessionale per evitare di denunciare alla polizia informazioni rivelate su abusi sessuali a minori. È una delle 85 raccomandazioni della commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, dopo quattro anni di udienze, nel rapporto inteso a rafforzare il sistema penale per assicurare un trattamento più giusto delle vittime di abusi sessuali.

    Se le raccomandazioni saranno adottate dai governi federale e statali, la mancata denuncia diverrebbe un reato penale. «Si raccomanda che non vi siano esenzioni, scuse, protezione o privilegi, accordate al clero che manchi di riferire informazioni apprese in connessione con una confessione religiosa», recita il rapporto. «Il diritto a praticare credenze religiose si deve adeguare agli obblighi della società civile di assicurare la sicurezza di tutti, e in particolare dei minori dagli abusi sessuali. Riferire alla polizia informazioni sull’abuso sessuale di minori è cruciale per assicurarne la protezione», aggiunge.

    Immediate le reazioni delle gerarchie cattoliche e anglicane, che invocano l’obiezione di coscienza. L’arcivescovo cattolico di Melbourne, Denis Hart, si dice pronto a subire il carcere piuttosto che rivelare contenuti delle confessioni, affermando che la sacralità delle comunicazioni con Dio durante la confessione deve essere al di sopra della legge. Gli ha fatto eco l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, secondo cui la relazione fra sacerdote e penitente è diversa da ogni altra, poiché il penitente «parla non al prete ma a Dio e il prete è solo un mediatore».

    La commissione assicura di voler rispettare il significato della confessione religiosa, in particolare l’inviolabilità del segreto confessionale. «Tuttavia abbiamo avuto numerose testimonianze in cui sono stati rivelati in confessione casi di abusi sessuali a minori, e prove che i perpetratori che si erano confessati hanno continuato a commettere abusi per poi chiedere nuovamente il perdono», sostiene. Il documento raccomanda inoltre che siano applicate le leggi nazionali per prevenire che i perpetratori siano trasferiti fra diversi luoghi come parrocchie e scuole operate dalla stessa istituzione dove possono continuare a commettere abusi.

    Si è trattato dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia dell’Australia, che ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi scout, club sportivi e sulla polizia.

    I dati conclusivi delle udienze indicano che il 7% dei preti cattolici d’Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi. L’età media delle vittime era di 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini. In tutto, fra il 1980 e il 2015, 4.444 persone hanno denunciato abusi sessuali su minori commessi da preti o religiosi di 93 entità della Chiesa cattolica australiana.

    http://www.lastampa.it/2017/08/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-in-australia-la-commissione-dinchiesta-dice-no-al-segreto-della-confessione-ZlSwzq4RS10e6BaMQRq96O/pagina.html

  • Abusi: vescovi Australia, “no” alla proposta della Royal Commission di rompere il “sigillo sacramentale della confessione”

    Abusi: vescovi Australia, “no” alla proposta della Royal Commission di rompere il “sigillo sacramentale della confessione”

    I vescovi australiani ribadiscono il loro impegno “assoluto” a combattere lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa e la piena collaborazione con le autorità ma dicono no, in nome della libertà di religione, alla “Raccomandazione” proposta dalla Royal Commission di non rispettare il “sigillo della confessione” (ovvero il segreto in confessionale) e di presentare denuncia alle autorità qualora un prete si trovi di fronte a un’ammissione di abuso durante la confessione.

    “La Confessione nella Chiesa cattolica – scrive in un comunicato l’arcivescovo di Melbourne, Denis J Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il prete. È una parte fondamentale della libertà di religione ed è riconosciuta dalla Legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a fare questo”.

    La presa di posizione della Conferenza episcopale giunge in seguito alla presentazione da parte della Royal Commission – istituita in Australia per fare luce e rispondere in maniera istituzionale alla piaga degli abusi sessuali contro i bambini – di 85 Raccomandazioni volte a riformare il sistema penale australiano per favorire le vittime di abuso.

    Nel Report presentato il 14 agosto, la Royal Commission scrive – alla Raccomandazione n. 35 – che non ci debbano essere “alcune scuse, protezione o privilegio” riguardo alla divulgazione di informazioni ricevute anche nel corso di una confessione religiosa. “Capiamo – scrive la Commissione – il significato della confessione religiosa, in particolare, l’inviolabilità del sigillo confessionale alle persone di alcune fedi, in particolare alla fede cattolica. Tuttavia, abbiamo la prova di un numero di casi in cui le rivelazioni di abusi sessuali su minori sono state fatte nella confessione religiosa, da parte sia delle vittime sia dei responsabili. Siamo consapevoli del fatto che la confessione è un luogo in cui i bambini cattolici svelano di aver subito abuso sessuale e in cui il clero ammette un comportamento abusivo per affrontare la propria colpa. Abbiamo anche la prova che i responsabili che hanno confessato di aver abusato sessualmente, hanno continuato a fare del male e hanno cercato poi di essere nuovamente perdonati”.

    Riguardo poi alla libertà di religione, la Commissione scrive che “il diritto non è assoluto” e che la stessa Convenzione internazionale, all’articolo 18, afferma che la libertà di religione può essere soggetta a limitazioni previste dalla legge qualora siano necessarie per proteggere la libertà altrui, la pubblica sicurezza, l’ordine e la salute.

    Non è la prima volta che in Australia si discute sull’inviolabilità del segreto in confessionale. La questione fu sollevata anche nel 2012, quando la Commissione Reale di inchiesta fu istituita. Ora la proposta è messa nero su bianco. Le Raccomandazioni sono il frutto di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di pedofilia commessi, tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti (il 7% dei preti australiani) risultano coinvolti. È la stessa inchiesta che ha chiamato da Roma anche il cardinale George Pell.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/8/16/abusi-vescovi-australia-no-alla-proposta-della-royal-commission-di-rompere-il-sigillo-sacramentale-della-confessione/

  • ADDIO AL SEGRETO CONFESSIONALE?/ La Confessione non sarà più “inviolabile” per alcuni tipi di reato

    ADDIO AL SEGRETO CONFESSIONALE?/ La Confessione non sarà più “inviolabile” per alcuni tipi di reato

    Addio al segreto confessonale? Il caso in Australia: la Commissione Real contro gli abusi chiede che i preti possano essere condannati per silenzi su atti pedofili uditi in confessione

    Nel 2014 era stata la Chiesa Anglicana d’Australia ad abolire il segreto confessionale per reati gravi, ora è invece la Chiesa Cattolica ad essere messa nel mirino dopo i gravi casi di abusi sui minori per cui molti preti e vescovi sono accusati di aver effettuato/tenuto nascosto tra gli anni Ottanta e il Duemila. La novità clamorosa arriva dalla Commissione Reale Istituzionale per gli abusi sessuali sui minori, istituita nel 2012, che nella propria relazione ha proposto ai vari stati e territori australiani di apportare una nuova legislazione che punisca i sacerdoti che “coprono” gli abusi pedofili per non venire meno al segreto confessionale. «Il diritto di praticare le proprie credenze religiose deve accogliere l’obbligo della società civile di garantire la sicurezza di tutti e, in particolare, la sicurezza dei bambini da abusi sessuali», scrive la Commissione australiana nel report che ha già fatto il giro del mondo per le pesanti conseguenze che potrebbero comportare a livello religioso e sociale. In sostanza, viene chiesto al Governo di rendere i preti condannabili penalmente qualora non vogliano collaborare con le autorità dopo aver appreso in confessione dell’abuso sui minori dei colpevoli. «Le istituzioni dirette a prendersi cura e fornire servizi per i bambini, comprese le istituzioni religiose, devono offrire un ambiente in cui i bambini sono sicuri dall’abuso sessuale. La segnalazione di informazioni rilevanti per l’abuso sessuale dei minori alla polizia è fondamentale per garantire la sicurezza dei bambini».

    LA REPLICA DELLA CHIESA CATTOLICA AUSTALIANA

    Il problema dei reati anche gravissimi come la pedofila o l’omicidio e la relativa confessione nel segreto tra peccatore e sacerdote è uno di quelli che da anni fanno interrogare anche i vertici della Chiesa Cattolica mondiale. Il diritto canonico infatti è chiarissimo: i preti non possono mai rompere il sigillo del confessionale, anche sotto minaccia di morte, pena l’immediata e automatica scomunica. La riservatezza del peccato e delle confessioni è uno dei capisaldi della religione cattolica fin dai tempi delle predicazioni di Gesù: rendere i preti accusabili e condannabili qualora non rivelino le confessioni pervenute su reati pur gravissimi rischia dunque di vedere sconvolta la “regola” tra confessore e penitente. «La confessione nella Chiesa Cattolica è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà di religione, ed è riconosciuta nella Legge dell’Australia e in molti altri paesi. Deve rimanere qui in Australia», spiega con forza l’arcivescovo di Melbourne, Denis J Hart, sotto forma di dura replica alla richiesta della Commissione Reale. Resta l’impegno, come garantito con nettezza dagli ultimi due papati di Benedetto XVI e Francesco, della Chiesa di aiutare in qualsiasi modo e forma la segnalazione degli abusi e dei gravissimi casi di pedofilia sia interni che esterni alla Chiesa. «Al di fuori di questo tutti i reati contro i bambini devono essere segnalati alle autorità e siamo assolutamente impegnati a farlo», conclude l’arcivescovo di Melbourne che ribadisce come abolire il segreto confessionale, seppure in alcuni casi particolari, possa essere l’inizio di una deriva che riporterebbe a tempi passati e molto bui dove lo Stato aveva potere di veto sull’esperienza personale e religiosa di ogni singolo fedele.

  • Lettera alla Redazione – LE SANZIONI NELLA CHIESA

    Lettera alla Redazione – LE SANZIONI NELLA CHIESA

    Buongiorno, seguo da tempo i vostri articoli e, come cattolica, vi ringrazio per l’onestà con la quale riportate i fatti e approfondite questo tema così doloroso.

    La piaga della pedofilia è purtroppo affrontata con troppa superficialità e scarsissima efficacia (per non dire assolutamente nulla) da parte dei vertici della Chiesa. I documenti ufficiali della Chiesa cattolica (Lettera circolare per la preparazione delle Linee Guida , Linee guida , Motu Proprio, dichiarazioni importanti dei vari Papi) lascerebbero pensare che vi è una grande attenzione verso questo tema, ma nella pratica il problema rimane: finché non vi sarà l’obbligo di denunciare alla Procura della Repubblica e finché non verrà riconosciuta la responsabilità di chi pur sapendo non reagisce con determinazione (o peggio: mette nuovamente il sacerdote nelle condizioni di commettere ancora questi abomini), ogni scritto o parola dei vertici della Chiesa sarà totalmente inutile.

    E questo lo riconosco con immenso dolore, con il desiderio di continuare ad amare questa Chiesa nella quale sono cresciuta, con la speranza che questa ritorni ad essere credibile.

    Oggi ho deciso di scrivervi perché mi ha colpito moltissimo un particolare di uno dei vostri ultimi articoli riportati: “Abusi nella setta, le intercettazioni. Un sacerdote avvisò gli indagati”.

    Dall’articolo si apprende che dalle intercettazioni sarebbe emerso che un sacerdote avrebbe dato delle informazioni ricevute durante il Sacramento della Confessione. Se questo fosse vero, come si evince dal Codice di Diritto Canonico all’art. 1388, non ci sono storie: QUESTO SACERDOTE incorre nella SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE riservata alla Sede Apostolica.

    In un altro documento ufficiale  si legge che “L’istruzione Crimen Sollicitationis … istituire una procedura che permettesse di rispondere a quella situazione del tutto singolare e particolarmente delicata che è la confessione, in cui alla completa apertura dell’intimità dell’anima da parte del penitente corrisponde, per la legge divina, il dovere di assoluta riservatezza da parte del sacerdote”.

    Non c’è tanto da interpretare! Il segreto confessionale non può essere violato!

    Ma quello che appare chiaro in questo articolo, è che quel sacerdote avrebbe violato il segreto confessionale, NON per una IPOTETICA BUONA CAUSA (es. per denunciare un delitto di cui sarebbe venuto a conoscenza in confessione), che comunque non è prevista nel Codice di Diritto Canonico, BENSI’ PER AVVISARE DEI PRESUNTI PEDOFILI DELLE INDAGINI A LORO CARICO!

    Non è criminale questo comportamento? Io non lo so da un punto di vista legale … ma moralmente OFFENDE PROFONDAMENTE chi vuole con tutto il cuore rimanere cattolico.

    Questo sacerdote sarà davvero scomunicato dalla Sede Apostolica? Come cattolica me lo aspetto. Come cattolica mi aspetto di poter continuare a confessarmi con la certezza che quello che dico rimarrà tra me, il sacerdote e Dio. Un Sacramento non è uno scherzo: un sacerdote dovrebbe saperlo.

    Grazie per l’attenzione

  • Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.

    La settimana scorsa Jorge Bergoglio ha mandato un messaggio in Argentina: se si pretende che ci sia verità e giustizia nel caso degli abusi sessuali ripetuti sistematicamente negli anni nell’Istituto Provolo di Mendoza e di La Plata, dimenticatevelo.

    È stato quando ha nominato il vescovo ausiliare de La Plata Alberto Bochatey “commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e sodalizi della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” è come dire che ha collocato uno dei suoi discepoli diretti a monitorare tutto ciò che succede (e quello che non succede) nella congregazione del Provolo, tanto dentro come fuori dall’Argentina.

    La nomina di Bochatey è una continuità nella tradizionale linea di coperture istituzionali da parte del Vaticano sullo scandalo delle violenze e torture commesse in conventi, collegi e parrocchie da parte degli uomini in sottana. Su questa linea, in anticipo papa Francesco aveva inviato i preti di Còrdoba, Dante Simon e Juan Martìnez ad immischiarsi (con l’obbiettivo di sporcare il campo) nel fascicolo sul quale si lavora a Mendoza e per il quale sono detenuti da vari mesi due preti (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) una suora (Kumiko Kosaka) e tre impiegati dell’istituto di Luján de Cuyo.

    Prima di designare Bochadey il papa aveva ricevuto dalle mani dei due investigatori – Simòns e Martinez – un’informativa con le conclusioni dell’indagine ecclesiastica che svolsero a Mendoza.

    Secondo quanto ha lasciato intravvedere il commissario Bochadey, Corradi e Corbacho sono ad un passo dall’inferno. Vale a dire che il Vaticano sarebbe disposto a lasciare la mano e abbandonarli alla loro sorte e che l’autorità giudiziaria faccia quello che deve. In questo modo cercherebbero di tagliare il filo sottile e delicato bruciando due fusibili già abbastanza compromessi dalle numerose denunce contro di loro e così interrompere l’estesa catena di responsabilità personali ed istituzionali intorno ad uno dei casi più scandalosi della storia della chiesa.

    Niente di divino

    Allertati fin dal principio dello scandalo per l’esperienza accumulata per anni, gli avvocati delle vittime non hanno mai dato credito ai molteplici atti di demagogia e alle manovre distrattive dettate da Roma.

    Carlos Lombardi, avvocato della parte civile delle vittime del Provolo e assessore letterato della Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha detto al questo giornale che, la designazione di Bochadey da continuità alla linea di abuso, non solamente di potere, ma anche illegale della chiesa, quello che loro cercano non è riparare il danno alle vittime, di fatto ciò che questo soggetto fa attraverso le sue dichiarazioni sui media, è mettere in dubbio l’agire delle vittime, i reati, i fatti e soprattutto le denunce.

    Lombardi cita precisamente dichiarazioni recenti del Commissario Apostolico nelle quali deliberatamente occulta la verità. “Questo signore ha appena detto in un’intervista al giornale MDZ di Mendoza che nel tribunale di La Plata non esiste nessuna denuncia. Vuole dire che mette in dubbio non solo le denunce di La Plata ma anche quelle fatte a Verona già da diversi anni. A La Plata c’è un fascicolo con la denunca di Daniel Sgardelis, una vittima che ha viaggiato direttamente da Salta a La Plata per testimoniare davanti al pubblico ministero Fernando Cartasegna”.

    “Bisogna sottolineare che la causa platense del Provolo è abbastanza frenata e che non sappiamo se il p.m. è ancora nella sua funzione o è stato rimosso per loro problemi interni” ha ricordato Lombardi.

    Nella capitale della provincia di Bueno Aires è dove compie le sue funzioni da vari anni, niente meno che il commissario apostolico nominato la settimana scorsa da Bergoglio, Alberto Bochadey. L’uomo con l’enorme croce sul petto è ne più ne meno il vescovo ausiliare di mons. Héctor Aguer.

    Che Bergoglio dica ciò che sa

    Di fronte alle manovre della chiesa cattolica che si succedono i querelanti del Provolo di Mendoza chiedono all’autorità giudiziaria di esigere, di intimare alla curia, di consegnare le informazioni che possiede e non continui a diradare la collaborazione con la giustizia.

    Lombardi denuncia che questo commissario apostolico segue la linea istituzionale della chiesa presentandosi altezzosamente come un giustiziere parallelo allo Stato. Per questo con gli avvocati querelanti solleciteremo che questo signore consegni all’autorità giudiziaria la sua indagine quella che la commissione del Vaticano ha fatto integrare dai due sacerdoti inviati a Mendoza, portata a termine ma che non vollero mai presentare. Chi è prevenuto potrebbe pensare che l’avvocato Lombardi stia dicendo un’assurdità ma non è così. Anche se la chiesa è obbligata a affrontare le leggi argentine il suo modus operandi è contrario alla più minima collaborazione per la verità e la ricerca delle responsabilità.

    “La chiesa è obbligata a collaborare con le leggi. A Mendoza abbiamo un giudizio della Corte Suprema provinciale nel caso di Ivan Gonzàlez (patrocinato da me) contro l’arcivescovado di Mendoza dove si stabilisce categoricamente che il diritto canonico non prevale sul diritto internazionale in materia di diritti umani. Questo è importante per mettere nero su bianco l’assenza assoluta di collaborazione della chiesa nella causa Provolo di Mendoza. Né l’arcivescovado, né la commissione vaticana, né la Conferenza Episcopale Argentina, né la nunziatura hanno prestato nessun tipo di collaborazione” dice Lombardi.

    Bisognerà vedere se l’autorità giudiziaria mendocina darà corso finalmente alle richieste delle vittime di  Corradi, Corbacho, Kumiko e il resto degli abusatori di Luján de Cuyo. O bisognerà aspettare ciò che è prevedibile: che gli strettissimi lacci tra lo stato e il Vaticano terminino confermando i desideri di Bergoglio e culminino solo mettendo dietro le sbarre quei criminali tanto voraci da non poter sfuggire allo scandalo.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-victimas-de-abusos-exigen-que-Francisco-entregue-las-pruebas-que-tiene

  • Abusi nella setta, le intercettazioni  Un sacerdote avvisò gli indagati

    Abusi nella setta, le intercettazioni Un sacerdote avvisò gli indagati

    Le cimici hanno intercettato l’ex deputato regionale Mimmo Rotella, le accuse della Procura.

    CATANIA – Nella maxi inchiesta sugli abusi all’interno della comunità religiosa di Aci Bonaccorsi, un sacerdote e un noto politico sarebbero stati a conoscenza delle indagini e avrebbero avvisato gli indagati. La Procura di Catania ha iscritto sul registro degli indagati Domenico Rotella detto Mimmo, ex deputato regionale marito di Rosaria Giuffrida, una delle tre donne ritenute complici del “santone” Pietro Capuana negli abusi a danno delle bambine della comunità, Salvatore Torrisi, presidente della congregazione religiosa e padre Orazio Caputo.

    Agli atti degli inquirenti c’è un’intercettazione in cui Rotella confida a Katia Scarpignato, altra donna arrestata, di avere saputo da Torrisi che un sacerdote lo aveva avvisato “della pendenza di un procedimento penale” nato in seguito alle dichiarazioni di una donna.

    Il sacerdote avrebbe violato il segreto confessionale per avvisare i vertici della comunità dell’inchiesta sugli abusi sessuali. “Ci sono delle persone – dice Rotella intercettato – che hanno fatto esposto contro Piero, mi ha parlato l’altro giorno Salvo Torrisi e mi sono fatto raccontare il resto, considera che tutto questo è stato consegnato in confessione, c’è un’iniziativa molto forte, un esposto non anonimo, firmato da due famiglie, e un altro nucleo famigliare che non mi ha saputo dire”.

    A questo punto le cimici della polizia postale registrano una frase che lascia intendere che qualcuno potesse essere a conoscenza degli abusi sessuali che si consumavano a danno di alcune bambine. “Mettono di mezzo anche la figlia, di vicende – dice Rotella alla Scarpignato – che tu puoi immaginare quali possono essere…oltre agli effetti economici, io sono molto preoccupato, se arriva a partire questa cosa e ci arriva, anche perché tu capisci, fanno fuori ministri e sottosegretari…i tempi sono cambiati, basta una cosa di questa per azzerare tutto, perché ci fa saltare il banco, io ho avuto una chiacchierata molto, molto particolare, molto lunga, è chiaro che la prima cosa che fanno è chiamano testimoni e prima si fanno fare tutte le reazioni, tu lo sai , lo capisci che per raccontare queste cose quella persona si sta esponendo molto, anche perché il suo ministero non glielo consente”.

    Rotella conferma che a svelare l’esistenza delle indagini è stato padre Orazio Caputo: “Ho parlato con Orazio…Orazio Caputo…e lui mi ha raccontato la questione, me l’ha raccontata in maniera tale che me la poteva raccontare, ovviamente mi ha dato ulteriori informazioni…questa cosa è partita già brutta sta situazione, hanno di mezzo le due questioni, la figlia e i soldi, è chiaro che lui questa cosa non me l’ha mai detta, tu lo capisci questo, no? E io devo fare finta che lui non me l’ha mai detto questo, è chiaro, quindi non lo potrò dire mai, io con lui non mi sono neanche sentito, giusto? Perché se no questo poveretto, tu lo capisci che finisce a pancia all’aria, lo capisci, no?”.

    I magistrati hanno sottolineato che la congrezione religiosa all’interno della quale sarebbero avvenuti gli abusi è laica, cioè non fa parte degli apparati clericali. Qualche contatto, però, con i piani alti della Chiesa, c’è stato. L’ex deputato Rotella, a questo punto racconta che qualcuno ha avvicinato, per la questione, un importante vescovo. “Mia moglie è un po’ ammaccata – confida a padre Caputo – oggi Salvo ha incontrato il Vescovo, il fondatore dell’associazione gli ha recapitato una lettera di dimissioni, lo doveva fare lui stesso un gesto del genere, lo ha fatto, il vescovo ha apprezzato anche questo passaggio che Salvo ha fatto, i nostri colloqui sono sempre privati, io tra l’altro sono stato da Monsignor Di Bella e gli ho parlato, è un uomo con le spalle larghe, è un uomo navigato, ha capito esattamente come stanno le cose, gli ho raccontato senza tralasciare nulla, se sono rose fioriranno, se son cachi cacheranno, io devo essere da un lato ovviamente attento, sono coinvolto affettivamente, dall’altra parte devo anche dare una mano a questo ragazzo, la responsabilità della Comunità, col fondatore si sono divisi i ruoli, un fulmine a ciel sereno, bisogna allontanare il peccato e non il peccatore”.

    Fatte queste premesse, il Gip ritiene che non possa configurarsi il favoreggiamento personale, ma che “le delazioni in disamina erano certamente idonee a consentire l’elusione delle investigazioni”.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/03/abusi-nella-setta-le-intercettazioni-un-sacerdote-avviso-gli-indagati_427365/

  • “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    Suora di clausura dal giorno dei suoi 18 anni, vissuto in 24 ore di monastico ritiro, in cui «si doveva fare silenzio assoluto.

    Nessuna monaca aveva avuto voglia di farmi una sorpresa, infrangere il silenzio bussandomi alla porta». Giovanni Rossi, La Spezia classe 1964, naturopata, giornalista e scrittore, guida subito il lettore in un mondo altro, di solitudine come quello della vita di chi sceglie il convento. «Un mondo che ha le stesse identiche logiche di quello laico, solo che si sa e si dice poco: corruzione, competizione, egoismi», spiega l’autore.

    Diciassette anni di clausura (Leone Editore, pagg. 192, euro 10.90) racconta la storia di Sofia, suor Veronica il giorno della vestizione, giovane donna che già in adolescenza sceglie di abbracciare l’ordine monastico e diventa, appena maggiorenne, clarissa di clausura.

    Visto lo stile di discorso libero in prima persona in cui tutto il romanzo si articola sembra che lei abbia raccolto le confessioni dirette della suora.

    «Sì, ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Erika Pisacco, di Alessandria, che, dopo 18 anni, era appena uscita dall’ordine delle clarisse in cui era entrata appena maggiorenne (è del 1978): aveva deciso di fare un tirocinio in naturopatia, la mia materia, e si era rivolta a me. Così sono potuto entrare direttamente, grazie a lei, da non cattolico quale sono, in un mondo che non è raccontato per quello che è».

    «Spiritualizzare ogni accadimento», «i ponti con l’esterno sembravano tagliati tutti», «punizioni torture auto inflitte». Queste e altre espressioni forti usate dalla protagonista. Colpisce la solitudine in cui Sofia e ogni suora si trova, la mancanza di solidarietà e il limitare ogni libera iniziativa nella complessa macchina ecclesiastica.

    «E consideriamo che il libro è stato tagliato, abbiamo deciso di omettere, per ora, certi dettagli anche violenti e che potrebbero shockare. Ci siamo limitati a descrivere fenomeni di autoflagellazione collettiva, dinamiche di favoritismi e corruzione, l’uso della confessione per ottenere informazioni in convento e altre dinamiche. Abbiamo toccato il problema dei psicofarmaci e degli ospedali in cui suore e preti finiscono facilmente, ma, ripeto, abbiamo usato un approccio ancora morbido. Torneremo sugli argomenti con altri testi».

    Come prenderà questo libro la Chiesa?

    «Non vogliamo denunciare. Noi vogliamo sottolineare che in Vaticano e nelle varie diocesi vivono individui, essere umani: e non si dice come si sentono, come stanno queste persone. Non si critica tutto l’operato ecclesiastico, ma sono anche nominati direttamente gli ultimi Papi analizzando il loro operato. Papa Francesco è una speranza di apertura, un esempio anche per le sue scelte personali: la vita conventuale magari potrà migliorare».

    La pedofilia e la corruzione ne sono conseguenze del soffocamento della libertà?

    «Più che conseguenze alle imposizioni della vita monastica, sono spiragli che svelano quanto poco si voglia mostrare di questo mondo».

    http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/vi-racconto-vita-abusi-e-dolori-clausura-1423295.html

  • Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    di Carmine Gazzanni

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demone resta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. Già, perché non c’è solo lo spaventoso caso dei 547 bambini abusati a Ratisbona: le diocesi sono piene di preti pedofili e vescovi “insabbiatori”. Basti questo: “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito, solo in Italia, 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”, precisa ancora Zanardi.

    Le istituzioni tacciono – È evidente che bisognerebbe fare di più. Ed è qui, appunto, che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Ora la palla pare essere in mano a un altro pentastellato, Matteo Mantero, che sta provando a depositare un’interrogazione in cui, tra le alte cose, si chiederebbe anche l’istituzione di una commissione parlamentare. Che servirebbe, eccome: nel 2014, non a caso, gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e di quello per il vescovo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”. Ma attenzione: ci sono anche casi in cui a una condanna penale non segue alcuna scomunica, con la conseguenza che poi il sacerdote torna a celebrare messa. L’ultimo caso a Palermo: è stato condannato per pedofilia ed ha scontato la pena in carcere. Ed ora don Paolo Turturro, 67 anni, è tornato libero. Vive al Borgo della pace fondato nelle campagne di Baucina e celebra messa nelle chiese della diocesi. Il motivo? Nonostante la condanna definitiva a sei anni, come ricorda il Giornale di Sicilia, la Chiesa non lo ha mai sospeso a divinis.

    Bacchettati – E passiamo proprio al Vaticano. Bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, nel giro di pochi mesi i due componente laici, Peter Saunders e Maria Collins, sono usciti dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, aveva detto alla Bbc Saunders in una sferzante intervista. Il punto, ci spiega ancora Zanardi, “è che in realtà il fine è diverso da quel che si crede: la commissione Vaticana non lavora per le vittime o per arginare il fenomeno, ma ha il compito di valutare in base al Paese le strategie da mettere in campo per tirarsene fuori”. Pensiamo a cosa è accaduto in Svizzera, dove il governo ha aperto una finestra temporale di sei mesi su tutti gli abusi sessuali e così anche le vittime prescritte hanno potuto denunciare. “La Chiesa – dice ancora Zanardi – ha preso immediatamente i suoi provvedimenti, offrendo risarcimenti alle vittime, per evitare spese legali più ampie ed eventuali condanne”. A differenza di quanto mai fatto in Italia dalla Cei.

    Solo parole – Il punto, però, è che il primo passo non può che essere della Santa Sede. Da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente al Vaticano una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”. Eppure Bergoglio ha, come detto, sin da subito fatto leva sull’esigenza di affrontare la grana interna. Ma non basta, ci dice ancora Zanardi: “Ogni giorno in cui si rimanda il problema, automaticamente rendi sacrificabili i bambini. Capisco le sue buone intenzioni, ma se ha una corte che gli impedisce di fare, capisci che propagandare dal 2013, non ha senso”. Senza dimenticare che, al di là della vulgata del Papa al telefono, diverse sono state le lettere inviate al Pontefice dalle vittime di abusi di preti: “non è mai arrivata una risposta”, conclude Zanardi.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-commissione-vaticano-chiesa-abusi-su-minori/

  • Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

    Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

    Nella prima lettera che il Cardinale Scola ha inviato ai familiari della presunta vittima di don Mauro Galli (13 marzo 2015), allega una Nota, CHE FA SUA, scritta dai suoi collaboratori per chiarire i passi fino ad allora compiuti e quelli che dovranno compiere…

    …. UNA NOTA CHE INSULTA L’INTELLIGENZA DI CHI LEGGE…

    1. I collaboratori del Cardinale attribuiscono la decisione dello spostamento di Don Mauro da Rozzano a Legnano al fatto che “la notizia di  quanto accaduto non è giunta inizialmente con adeguata computezza all’ALLORA VESCOVO“: TENTATIVO DI “SBOLOGNARE” LA RESPONSABILITA’ SUL CARDINALE TETTAMANZI? IN CHE SENSO “CON ADEGUATA COMPUTEZZA?” 

    Il parroco DON CARLO MANTEGAZZA, e il coadiutore DON ALBERTO RIVOLTA, non avevano spiegato bene a mons. Delpini e mons. Tremolada? 

    Non era sufficiente l’ammissione di don Mauro stesso di aver portato nel suo letto un ragazzino? Ammissione avvenuta nei due/tre giorni successivi al fatto, quando incalzato dal Parroco, e non solo, gli si chiedeva conto: ammissione avvenuta direttamente almeno in tre momenti diversi in quei giorni sia a don Carlo, sia a don Alberto che direttamente allo stesso Mons. DELPINI come dichiareranno loro stessi, in seguito, alla Procura.

    Queste informazioni non erano sufficientemente adeguate per indurre mons. Delpini ad adottare almeno quel minimo di precauzione, di buon senso, nella scelta dello spostamento di don Mauro non a diretto contatto con i minori, con il medesimo incarico come se nulla fosse? 

    Perché dunque spostarlo immediatamente, a metà anno liturgico, per altro quando don Mauro aveva da poco iniziato il suo incarico a Rozzano?

    A parte il buon senso, che evidentemente non è di tutti, sarebbe stato sufficiente seguire le imposizioni precise delle linee guida dalla CEI per i casi di sospetti abusi: per altro in questo caso non ci si trova semplicemente difronte ad un generico sospetto, l’imputato stesso confessa di aver portato a letto il minore.
    Mons. Delpini non conosce le linee guida della CEI? E’ questo il suo modo di agire scrupoloso e coscienzioso?

    2. Sempre l’allora vescovo (quindi secondo la ricostruzione della nota: Tettamanzi) “…ritenendo che si trattasse di una difficoltà relativa al rapporto con la comunità di Rozzano..” (quindi se un giovane sacerdote, appena ordinato da qualche mese, svolge il proprio incarico ed ha delle difficoltà nel rapporto con la comunità viene prontamente spostato a metà anno… incredibile!).  NE’ IL PARROCO DON CARLO, NE’ IL COADIUTORE DON ALBERTO HANNO MAI RIFERITO AI SUPERIORI (MONS. MARIO DELPINI E MONS. PIERANTONIO TREMOLADA) DI DIFFICOLTA’ AMIBIENTALI: HANNO DICHIARATO CHE DON MAURO GALLI AVEVA DORMITO NELLO STESSO LETTO CON UN MINORE, NELLA CASA DEL SACERDOTE!

    … MA AD UN ATTENTO LETTORE NON SFUGGIRANNO LE MACROSCOPICHE FALSITA’ CONFEZIONATE “AD ARTE”.

    3. “… ne venne disposto il trasferimento a una nuova realtà pastorale giovanile, a Legnano; quando, nel settembre 2011, è iniziato il ministero pastorale del Card. Scola a Milano, questa decisione era già stata assunta (risale infatti all’inizio del marzo 2011).”

    MA CHI SI VUOLE PRENDERE IN GIRO?

    Secondo questa Nota, scritta dai collaboratori del Cardinale Scola, ma che il Card. Scola FA SUA, il suo predecessore (Card. Tettamanzi) avrebbe trasferito don Mauro a Legnano, dopo Rozzano,
    ANCORA PRIMA CHE DON MAURO FOSSE ORDINATO SACERDOTE!
    e ANCORA PRIMA DI DESTINARLO A ROZZANO!

    Quindi: prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote (10 giugno 2011!),
    prima che don Mauro Galli fosse nominato vicario parrocchiale a Rozzano (11 giugno 2011!)
    prima di “immaginare”  (per non dire INVENTARE?) che don Mauro Galli potesse avere generiche “difficoltà relative al rapporto con la comunità di Rozzano”  (come sarebbe stato possibile se ancora a Rozzano non aveva messo piede???!!!)
    “qualcuno” avrebbe già deciso (marzo 2011) di trasferirlo da Rozzano a Legnano???!!!

    PRIMA CHE DON MAURO FOSSE PRETE, PRIMA CHE FOSSE APPRODATO A ROZZANO, AVEVANO GIA’ DECISO IL SUO TRASFERIMENTO PER PROBLEMI RELAZIONALI CON LA COMUNITA’ DI ROZZANO!

    COSI INTENDE GIUSTIFICARSI MONS. DELPINI?

    Un altro “goffo” tentativo DEI COLLABORATORI DEL CARDINALE di “insabbiare” tutto? QUESTO SI E’ MALDESTRO!!!

    Un altro “goffo” tentativo di non far risultare che tutto ciò era avvenuto quando il Cardinale di Milano era Angelo Scola?

    Forse i suoi collaboratori non lo avevano informato a suo tempo (dicembre 2011) di essere venuti a conoscenza del presunto abuso, e con questa Nota mettevano in atto un “estremo tentativo” di non fare sapere al Cardinale come avevano gestito tutta la vicenda?

    Forse non pensavano che il Cardinale scrivesse ai familiari del ragazzino ALLEGANDO la Nota così com’era?

    Ma il Cardinale Scola, per fare SUA la Nota, l’avrà almeno letta prima di inviarla?

    Gli andava bene così?

    Si è fidato ciecamente dei suoi collaboratori?

    è così che si esercita la vigilanza?

    è questa la serietà e l’attenzione che la Curia da alle vicende legate agli abusi sessuali?

    è questa la modalità che descrivono essere scrupolosa e coscienziosa?

    La parrocchia di Rozzano sapeva della nuova destinazione di don Mauro a contatto con i minori?

    Il parroco don Carlo ha vigilato?

    ritenevano e ritengono tutti che fosse la scelta più scrupolosa?

    Di fatto, la nota stampa della diocesi ha affermato proprio in questi giorni che è scrupoloso agire così, gestire quindi la vicenda dichiarando il falso, tentando di liquidare la vittima e i suoi familiari è coscienzioso: è la coscienza della Diocesi e della Parrocchia?

    I collaboratori del Cardinale ci hanno impiegato più di tre anni (dal dicembre 2011 al marzo 2015)  per fare questa “ricostruzione dettagliata al Cardinale”: dimostrazione di quanto seriamente sono interessati a sradicare questa piaga, a vigilare, a rimuovere i vescovi che insabbiano questi casi?Tre lunghi anni per non riuscire nemmeno a scrivere una ricostruzione, per quanto falsa, più credibile almeno con le date corrette?

    Un Cardinale come Scola che per abusi, o presunti abusi sessuali, di questa gravissima importanza, si accontenta di quattro righe, per altro palesemente false, per liquidare la questione, dimostra inequivocabilmente quanto impegno la Diocesi mette in campo per eliminare questa terribile piaga.

    …ma nel frattempo mons. Delpini è stato promosso Vicario Generale (29 giugno 2012, all’epoca era Vicario di zona), e don Tremolada è stato nominato Vescovo il 24 maggio 2014 (quindi ora Monsignore!)

    Attendiamo CON PAZIENZA le decisioni del Santo Padre… è troppo aspettarsi una decisione almeno COERENTE con le sue dichiarazioni contro la pedofilia dei preti e contro i Vescovi che insabbiano? O sono solo belle parole?

    Continuiamo a seguire questo caso

    L’Ufficio di Presidenza

  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693