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  • Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

    Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

    Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

    I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

    Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

    Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

    Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

    Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

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    Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

    Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

    Non starà mentendo?

    Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

    Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

    Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

    Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

    A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

    Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

    Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

    Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

    Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

    Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

    Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

    Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

    Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

    Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

    Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

    Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

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    Né malati né sbandati

    Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

    “Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

    La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

    Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

    Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

    Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
    Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

    “Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

    Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

    Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

    Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

    Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

    La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

    http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

    Traduzione Roberta Pietra

  • La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    È perché gli ex-Testimoni di Geova vivono, ancora, con il senso profondamente radicato di rimanere in silenzio ad ogni costo? È perché sono stati indottrinati a dover sopportare le sofferenze e le ingiustizie allo stesso modo in cui altri potrebbero accettare un pezzo di pane tostato per colazione? È perché avere un figlio sessualmente abusato è diventato così comune nelle istituzioni religiose che dobbiamo considerarlo semplicemente normale? Qualsiasi sia il motivo, io sono arrabbiato di questo e ne voglio parlare. Bisogna gridarlo ai quattro venti. Bisogna ripeterlo fino alla nausea, batterlo nelle orecchie di chiunque voglia ascoltare fino a quando nessuno potrà dire che non ne sapeva nulla e si farà qualcosa al riguardo. Per coloro che vorrebbero nascondere la questione sotto il tappeto, io dico: MAI PIU’!

    E’ un fatto inconfutabile che la Watchtower Bible & Tract Society, ha nascosto, e continui a nascondere, i pedofili. La Australian Royal Commission ha reso questo fatto chiaro e innegabile. Sì, sì, “nascondere” è un termine pesante, non è vero? “Nascondere pedofili” evoca l’immagine di sporchi vecchi nascosti in cantine dove vengono nutriti con una dieta costante di ragazzi e ragazze fino ad ingrassare sulla sofferenza di innocenti. Naturalmente, non è questo quello che intendo per “nascondere”. Quello a cui mi sto riferendo è un problema vecchio quanto la religione stessa: l’idea che una tale organizzazione sia al di sopra della legge (o al buon costume) perché risponde ad un potere superiore, Dio.

    Ai Testimoni, fin da un’età molto giovane, quasi alla nascita direi, viene insegnato ad “aspettare Geova”. Ad ogni Testimone di Geova, o ex-Testimone, drizzeranno le orecchie nel sentire quest’espressione. “Aspettare Geova” significa che, anche se viene commesso un torto, è necessario rimanere in silenzio e sopportarlo finchè Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione Watchtower. Bene . . .  insomma, questo non è proprio “bene”, dato che Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite. Così, senza ulteriori esitazioni, diamo un’occhiata ad alcuni fatti.

    Forse il dettaglio più importante da verificare, innanzitutto, è se la Watchtower sia oggi il vero canale di comunicazione di Geova Dio con la gente della Terra. Per molti di voi, questa potrà sembrare un’ovvietà, ma è importante. E’ importante perché, alla fine della storia, se Dio fosse veramente dietro l’idea che i pedofili nella sua Chiesa non debbano essere segnalati alle autorità, allora (in teoria), non importa quanto sbagliato possa sembrare, dovremmo ubbidirgli per uno scopo superiore, giusto?

    Beh, potrei elencare una serie di motivi che dimostrano che quello che dice l’organizzazione Watchtower NON viene da Dio. Ci sono innumerevoli profezie fallite. Ci sono versetti biblici che condannano il seguire qualcuno che abbia l’ardire di sostenere di avere un rapporto esclusivo con il Cristo ritornato (Matteo 24: 23-24). Potremmo anche esaminare il passato oscuro del fondatore degli Studenti Biblici (in seguito conosciuti come Testimoni di Geova), un uomo con chiari collegamenti alla massoneria, un argomento che va oltre la portata di questo articolo. Ma per fortuna, non abbiamo bisogno di investire così tanto tempo in ricerche attraverso la storia, o soppesare le incongruenze delle politiche della Watchtower. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare direttamente alla Watchtower stessa. Molti Testimoni di Geova probabilmente non l’avranno nemmeno ancora letto, ma è stato rilasciato su jw.org un articolo di studio della loro Torre di Guardia di Febbraio 2017 dove si afferma, abbastanza coraggiosamente, tutto quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Si prega di aprirlo e seguire (in una finestra separata, naturalmente): Torre di Guardia Febbraio 2017 Edizione Studio, “Chi guida il popolo di Dio oggi?” Paragrafo 12.

    Questo paragrafo, e in effetti l’intero articolo, è contraddittorio e conflittuale in maniera allucinante (e vi invito a leggere tutto il contesto). Gli scrittori cercano disperatamente di sollevare il Corpo Direttivo da qualsiasi obbligo o colpa per ciò che va male, mentre allo sesso tempo cercano di elevarlo ad una specie di autorità. Qui ci sono tre citazioni dall’inizio, metà e fine del paragrafo.

    Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.

    Queste due frasi da sole dovrebbero essere sufficienti per far andare via chiunque. Voglio dire, quale sarebbe lo scopo di qualsiasi religione se non quello di ricevere la verità spirituale e una sorta di avvicinamento al divino?

    Gesù non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto.

    Um. . . In realtà, lo ha detto. Infatti, la parabola dello schiavo fedele e discreto più o meno specificamente dice che se il cibo è cattivo o imperfetto allora si saprà che viene dallo schiavo malvagio. E’ dovere dello schiavo fedele e discreto fornire cibo perfetto al momento giusto (Matteo 24: 45-51).

    Quali prove ci sono del fatto che è proprio il Corpo Direttivo a ricoprire questo ruolo? Prendiamo in esame gli stessi tre fattori che aiutarono il corpo direttivo del I secolo.

    Il paragrafo successivo inizia in contraddizione assoluta con il precedente. Questo è l’ultima citazione dall’articolo che vi farò, non voglio annoiarvi. Il resto sta a voi, potete leggere a vostro piacimento da jw.org. Quindi, andiamo a leggere alcune frasi del paragrafo tredici.

    Lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese. Riflettiamo ad esempio sulla lista di dottrine spiegate o chiarite menzionata nel paragrafo precedente. Non è di certo merito di un uomo se queste “cose profonde di Dio” sono state scoperte e spiegate!

    Quali “verità bibliche”? Avevano appena detto che il Corpo Direttivo non è né ispirato né infallibile e che potrebbe sbagliare in materia dottrinale e organizzativa. L’hanno appena detto. Non ti puoi vantare di aver rivelato le “cose profonde di Dio” quando hai appena detto che le “cose profonde di Dio” che hai “scoperto” potrebbero essere, e spesso lo sono state, sbagliate. Non puoi dire che il Corpo Direttivo non è ispirato da Dio ma allo stesso tempo viene “guidato” dallo Spirito Santo di Dio. Se il Corpo Direttivo fosse guidato dallo Spirito Santo di Dio sarebbe… beh, è la definizione esatta di essere ispirato. Quindi, di che stiamo parlando?

    Questo è un subdolo, inquietante, doppio-linguaggio di proporzioni Orwelliane. Perché lo fanno? Qui, il Grande Fratello sta dicendo che lui è solo un essere umano, commette errori, potrebbe essere assolutamente in errore su ogni singola cosa che comanda e nonostante questo egli rappresenta ancora l’unica vera organizzazione di Dio. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che i suoi fedeli devono obbedire ai suoi comandi e fare ogni singola cosa che richiede perché Dio è con lui, anche quando i suoi comandi sono contrari a qualsiasi cosa che Dio o Gesù abbiano mai insegnato. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che ha tutto il diritto di nascondere i pedofili, distruggere le famiglie, disassociare persone, condannandoli così all’esclusione dal paradiso e alla dannazione eterna, e che nessuno ha il diritto di mettere in discussione la sua autorità perché Dio lo ha approvato a prescindere, sia che si sbagli o meno su una qualsiasi di queste cose.

    Questa roba è importante. Questa roba conta. Ho evitato di utilizzare fin qui questa parola, in quanto offende immediatamente, ma non posso più evitarla. Questa “religione” è una setta. Si tratta di una setta che si è diffusa a livelli senza precedenti. E distrugge delle vite. Persone in ogni parte del mondo stanno morendo perché sono convinti che Dio vuole che rifiutino importanti cure mediche. Genitori sono costretti ad invecchiare senza conoscere i loro figli o nipoti. Le vittime di stupro vengono incolpate e poi bandite dall’organizzazione, dopo di che, vengono completamente evitate dalla sola rete di sostegno che abbiano mai conosciuto. Molti si suicidano, non riuscendo ad affrontare l’isolamento e l’ingiustizia. Altri rimangono in silenzio. Per mantenere i contatti con le loro famiglie preferiscono far finta che non sia mai successo nulla, anche se questo significa continuare a vivere sotto l’opprimente pugno di ferro del Corpo Direttivo.

    Quindi, ora che abbiamo stabilito la vera natura dell’organizzazione Watchtower, esaminiamo le conclusioni della Australian Royal Commission.

    Angus Stewart non è un-ex Testimone di Geova “apostata”. Lui è un imparziale terzo che lavora per la Australian Royal Commission e che ha notato che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riceve tre o quattro accuse di abusi sessuali su minori ogni mese (nella sola Australia). Ci sono state 1006 accuse dal 1950. Per specificare, significa 1006 pedofili. Non stiamo contando le vittime. E’ anche importante ricordare che l’ambito di questa indagine è ristretto alla sola Australia. Possiamo solo immaginare il numero delle vittime in tutto il mondo, dato che molti sono incoraggiati (costretti?) a rimanere in silenzio. Per una religione che si vanta di essere superiore, il solo, unico e vero canale di Dio sulla Terra, anche una sola vittima è di troppo.

    Premetto che questa non è una rassegna completa dei risultati dell’ARC. Informazioni più dettagliate sono disponibili all’indirizzo childabuseroyalcommission.gov.au.

    Infine, prendiamo in considerazione la cultura dell’organizzazione dei Testimoni di Geova quando si tratta di abusi sui minori, e facciamolo dall’alto verso il basso.

    Sul piano organizzativo, si tratta di una materia che è disperatamente… beh… nascosta. La Watchtower ama distinguersi come faro di luce, separata dal mondo e ispirata (o forse no) da Dio. Avere pedofili nella vera organizzazione di Dio non la renderebbe più tale! Di conseguenza, viene diffuso un clima di “incolpa la vittima”.

    Quanti anni ha il bambino?

    Ha un’immaginazione iperattiva?

    Proviene da una famiglia “spiritualmente forte”?

    Che dire dell’accusato?

    E’ un membro stimato della congregazione?

    Gli anziani incaricati delle indagini sentono di conoscerlo abbastanza bene per credere che le accuse possano essere vere?

    Ci sono stati dei testimoni del crimine (una cosa molto rara, quando si tratta di abusi sessuali ndr)?

    (Queste sono le domande, fornite dall’organizzazione, che gli Anziani sono tenuti a valutare quando ricevono un’accusa di molestie su minori, ndr)

    Il punto più importante, però, è che nessuna di queste domande ha importanza. Non sono pronunciate dalle persone giuste. Ai Testimoni di Geova viene insegnato di non fidarsi delle autorità secolari (mondane), in quanto tali autorità non hanno “la benedizione di Geova”. “Lavorano per il mondo di Satana”. Tutte le questioni di tale natura devono essere risolte internamente in modo da non “recare biasimo sul nome di Geova” (jwfacts.com).

    Nella migliore delle ipotesi, l’imputato verrà disassociato, ma gli sarà permesso di continuare a partecipare alle riunioni della congregazione ed essere riammesso in mezzo a loro in un secondo momento. Nessuno nella congregazione sarà a conoscenza dei suoi crimini. Nella peggiore delle ipotesi, la vittima verrà congedata come testimone inaffidabile e l’imputato non subirà alcuna ulteriore indagine.

    Questo a livello organizzativo. Ecco invece cosa succede sulla terra. . . nella mente del Testimone di Geova.

    Quando ho saputo dei risultati della Commissione Reale Australiana, ho contattato attraverso Facebook mia sorella, che è ancora una Testimone di Geova attiva e ha due figli piccoli. Anche se non parlavamo da molto tempo, e non ho avuto altri mezzi per comunicare con lei, ho tentato un approccio per dirle quello che avevo appreso. La sua risposta? Mia sorella ha respinto quello che avevo detto, anche se per sapere tutto questo basta una veloce ricerca su internet. Mi ha risposto “queste sono notizie, per te” e mi ha subito ricordato che era stato profetizzato che alla fine del sistema di cose i Testimoni di Geova sarebbero stati perseguitati. L’ho pregata che stesse attenta, per il bene dei suoi figli. Neanche ventiquattro ore più tardi, mi aveva bloccato.

    I Testimoni di Geova, pur avendo dei leader che ammettono di non essere ispirati e infallibili, vi cancelleranno immediatamente dalla loro vita appena pronuncerete una parola negativa sulla loro preziosa organizzazione. Una giovane donna con due bambini piccoli bloccherà suo fratello, che l’ha contattata preoccupato. Lei respingerà delle accuse che potrebbero avere implicazioni disastrose per la sua famiglia. Lei metterà la testa sotto la sabbia. Questo anche se tutte le informazioni sono giusto accanto a lei. Questo fatto, da solo, rivela la vera natura della presa che questa organizzazione ha sui suoi aderenti. Mia sorella ha due bambini piccoli che sono convinto che ama molto profondamente. Nonostante questo, anche se pensa ci sia una minima possibilità che le stia dicendo la verità, non indagherà sull’argomento. Per me, questo è scioccante e sconvolgente. Se avessi due bambini piccoli e pensassi che ci potrebbe essere anche solo un barlume di una possibilità che potrebbero essere in pericolo, ribaltarei fino all’ultima pietra e abbatterei ogni muro fino a quando non fossi convinto che siano al sicuro. Ogni genitore ragionevole farebbe lo stesso. Ed è per questo che io so che mia sorella si trova in una setta. Immaginare che la Watchtower abbia qualcosa in meno della perfezione va oltre l’ambito del suo pensiero cosciente.

    Quindi, ripeto, questo deve essere urlato ai quattro venti.


    Fonte del materiale: http://www.newslogue.com/debate/136/CaelMcIntosh

    Fonte dell’articolo https://jwanalyze.wordpress.com/2016/12/09/la-scioccante-verita-sui-testimoni-di-geova-una-cultura-che-nasconde-i-pedofili-e-disprezza-le-vittime/#more-26678

  • Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    La prossima primavera (2017) terminerà la sospensione da qualsiasi attività pastorale per Don Lucio Gatti, l’ex parroco di Cenerente e gestore di importanti comunità della Caritas nel perugino, ora però accusato di nuovo di abusi sessuali su un minore di 13 anni, dopo il patteggiamento del 2014 sempre per molestie (ma su maggiorenni ospiti della sua comunità a San Fatucchio). Il destino di Don Lucio, oltre che dalla magistratura penale e civile, sarà deciso direttamente dal Cardinale Gualtiero Bassetti che dovrà decidere se ri-accettarlo nella grande madre Chiesa romana oppure optare per sempre per abiti civili.

    Ma le voci su Don Lucio continuano ad arrivare senza sosta: per l'associazione "test.retelabuso.org/" c’è il sospetto che il prete sospeso continui a lavorare per alcune comunità della Caritas di casa nostra ma fuori dal Paese. La fonte sarebbe una presunta talpa perugina che manda informazioni importanti all’associazione.

    Ma tutto questo non trova conferma nel palazzo dove opera il Cardinale Bassetti. Si ribadisce che Don Lucio è sospeso da qualsiasi attività e in particolare dalle strutture umbre o gestite dalla diocesi di Perugia e Città della Pieve dove sono accolti giovanissimi e giovani. Ma dove starebbe Don Lucio dopo il patteggiamento nel 2014? I rumors – raccolti in ambienti ecclesiastici – ribadiscono che avrebbe trovato accoglienza in strutture specializzata legate alla Chiesa, per i casi come i suoi, dove starebbe affrontando un nuovo cammino di vita e spirituale. Nessun viaggio all’estero. Tra un anno si conoscerà il suo destino: di nuovo prete dopo aver spiato presunte colpe oppure un cittadino qualsiasi.
    http://www.perugiatoday.it/cronaca/don-lucio-gatti-sospensione-accuse.html

     

  • Novizio della Congregazione clericale adescava minori sui social: arrestato

    Novizio della Congregazione clericale adescava minori sui social: arrestato

    Meno male che l’hanno preso prima che diventasse sacerdote: con l’accusa di avere adescato giovanissimi sui social network la polizia ha arrestato un novizio appartenente ad una Congregazione Clericale nella Provincia di Palermo, che si trova ora agli arresti domiciliari.

    Le indagini hanno da subito evidenziato come il novizio utilizzasse i propri profili “social” per tentare, con espliciti riferimenti di natura sessuale e senza celare il proprio status di novizio, l’adescamento di giovani e giovanissimi. I successivi accertamenti hanno consentito non solo di acquisire riscontri probanti sulle prime, importantissime informazioni, ma di delineare addirittura profili di responsabilità su ulteriori, gravissimi comportamenti.

    Sui dispositivi informatici del novizio, rinvenuti nel corso della perquisizione e posti sotto sequestro, gli investigatori della Postale hanno infatti rinvenuto numerosi file pedo-pornografici. Gli stessi investigatori hanno, inoltre, potuto ricostruire come, in alcuni casi, l’indagato avesse tentato veri e propri approcci ”fisici”, sempre respinti, con giovanissimi parrocchiani ovvero li avesse repentinamente imposti loro malgrado.

    http://www.globalist.it/news/articolo/205281/novizio-della-congregazione-clericale-adescava-minori-sui-social-arrestato.html

  • CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    Questa mattina, Jonathan Sanders, investigatore capo per l’inchiesta della Charity Commission sui Testimoni di Geova, ha inviato la seguente mail:

    Buon pomeriggio,

    vi scrivo per darvi un rapido aggiornamento delle nostre indagini pubbliche sulle politiche di tutela e gli enti di beneficenza collegati ai Testimoni di Geova.

    Come forse saprete, una delle nostre indagini riguarda la Società Torre di Guardia del Regno Unito. Abbiamo attivato questa indagine nel 2014. La Torre di Guardia ha in seguito iniziato quello che si è rivelato essere un lungo contenzioso contro di noi. Abbiamo difeso con fermezza la nostra posizione. Abbiamo avuto ragione ad aprire l’inchiesta. Abbiamo vinto il nostro caso in ogni Tribunale che ha esaminato la questione, più recentemente in Corte d’ Appello. La Torre di Guardia ha poi deciso di provare a ricorrere alla Corte Suprema. Sono lieto di comunicarvi che oggi ho appreso che la Corte Suprema ha respinto la loro richiesta. Questo significa che alla Torre di Guardia è preclusa ogni altra via per presentare ricorso. Pertanto faremo ciò che abbiamo fatto sin dal 2014, ossia proseguire con la nostra indagine.

    Un enorme ringraziamento a quelli di voi che si sono incontrati con me, Nick e Chris nel corso degli ultimi mesi, per aver condiviso con noi personalmente le vostre storie, e grazie anche a tutti coloro che hanno inviato email o che ci hanno parlato al telefono. C’è molto lavoro da fare, ma la sentenza del tribunale è un importante traguardo.

    Questa notizia è assolutamente meravigliosa per quelli di noi che seguono con attenzione il lavoro della Carithy Commission del Regno Unito; come ha osservato il sig. Sanders, la Società Torre di Guardia non ha più possibilità di presentare ricorso contro il lavoro della Charity Commission e ora deve semplicemente conformarsi all’indagine.

    Che la Società Torre di Guardia perda o meno il suo status di ente caritatevole nel Regno Unito è certamente opinabile; oggi, virtualmente ovunque, le religioni continuano a godere dello status di esenzione fiscale, indipendentemente dalla quantità dell’effettivo “volontariato” svolto e dagli scandali associati a loro.

    Comunque, a prescindere dall’esito, le informazioni che potranno essere portate alla luce durante questa indagine e le concernenti notizie dei media, saranno assolutamente preziose per il nostro attivismo, proprio come l’inchiesta della Commissione Reale australiana.

    Gradirei ringraziare personalmente il sig. Sanders e tutti le persone coinvolte nella Commissione per il duro lavoro svolto finora, e mi incoraggia constatare che la Corte Suprema non ha neppure esaminato il ricorso della Torre di Guardia, ma ha respinto la loro stessa richiesta di appello. E’ una bella notizia che i tribunali non siano più tolleranti con coloro che combatterebbero per i loro “diritti” per nascondere quegli scandali e abusi.

    Attendo con interesse di saperne di più sull’inchiesta e continuerò ad aggiornare questo sito quanto più possibile.

    VEDI ALL’ARTICOLO ORIGINALE INFORMAZIONI PER CONTATTARE LA CHARITY COMMISSION

    Articolo a firma di ALEXANDRA JAMES ,18 LUGLIO 2016

    Libera traduzione a cura favisonlus

    FONTE: JWVICTIMS

    Breaking News: UK Supreme Court Rejects Application for Appeal by Watchtower; the Charity Commission is Now Full Steam Ahead

  • Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    NARDO’ (Lecce) – Colpo di scena nel processo d’appello relativo ai presunti abusi compiuti dal sacerdote Don Quintino De Lorenzis ai danni di un giovane migrante di origini marocchine. Il vice procuratore generale Giampiero Nascimbeni ha chiesto l’assoluzione dell’imputato sulla scorta di una corposa memoria difensiva (di 16 pagine) prodotta dall’avvocato difensore Giuseppe Bonsegna. Il prete, oggi 41enne, originario di Alliste ed ex parroco della chiesa di San Gerardo Majella, era stato condannato nel gennaio di due anni fa a tre anni e mezzo di reclusione per presunte molestie e violenze su un giovane straniero. La denuncia della vittima mise poi in moto le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni.

    La presunta vittima (assistita dall’avvocato Salvatore Centonze e già risarcita dopo la sentenza di primo grado) denunciò di aver subito gli abusi nella sacrestia nell’ottobre del 2010. Ai rappresentati della Chiesa, il giovane si era rivolto appena giunto nel Salento da clandestino. In quel periodo, il giovane straniero (in attesa del permesso di soggiorno) risiedeva a Nardò, paese della fidanzata, e si trovava in grosse difficoltà economiche e decise così di rivolgersi alla Chiesa. Nella canonica, però, il prete avrebbe indossato i panni del molestatore. De Lorenzis avrebbe avvicinato il giovane mentre il 29enne si spogliava e avrebbe incominciato a toccarlo. Subito dopo la chiusura delle indagini, l’allora gup Nicola Lariccia dispose il rinvio a giudizio del parroco.

    Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, furono ascoltati diversi testimoni. Agli atti del processo, inoltre, furono allegate alcune registrazioni di telefonate grazie ad una consulenza effettuata dall’ingegnere informatico Luigina Quarta intercorse tra il giovane marocchino e il sacerdote in cui il prelato chiedeva al 29enne informazioni sulle sue abitudini sessuali e a raggiungerlo in canonica a tarda ora. E proprio la consulenza del perito è stato terreno di scontro della difesa. L’avvocato Bonsegna ha confutato gli esiti evidenziando che se si può parlare di toccamenti o palpeggiamenti si dovevano ritenere assolutamente consenzienti. Inoltre incongruenze sarebbero emerse anche sugli orari e sui giorni della presunta violenza.

    Nel processo è stata trascinata come responsabile civile la Curia (rappresentata dall’avvocato Marcello Marcuccio) per le attività svolte dal prete e condannata in primo grado a risarcire la vittima con 20mila euro da corrispondere in solido con il sacerdote alla vittima.. La decisione dei giudici (Presidente Vincenzo Scardia) è attesa per le prossime ore.

    F.Oli. 

    Condannato in primo grado, assolto in Appello: il sacerdote non molestò il migrante

  • Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    di Pierluigi Sposato

    GROSSETO. Devono essere giudicati dal collegio. Sia il parroco, accusato di episodi di molestie di carattere sessuali, sia la donna, imputata di aver cercato di aiutare il sacerdote a eludere le indagini. Sono stati rinviati a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti alla dottoressa Valeria Montesarchio: per loro dovrà esserci un processo, a novembre, davanti ai giudici del collegio.
    Il gup ha demandato al dibattimento il compito di capire la portata delle contraddizioni emerse nel corso delle indagini e al termine dell’incidente probatorio. Contraddizioni evidenziate dai difensori dei due imputati ma che secondo il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, e anche secondo il giudice, non sono tali da portare a una pronuncia di non luogo a procedere. Decisione non facile quella del gup, arrivata al termine di una camera di consiglio di un’ora, dopo che accusa, parte civile e difesa si erano confrontate per oltre due.
    Il parroco, poco più che cinquantenne, deve rispondere di tre episodi di violenza sessuale, tutti avvenuti secondo l’accusa nel 2010: il primo nel cortile della parrocchia, gli altri nei locali della parrocchia. Il primo, a primavera, indica che il sacerdote avrebbe afferrato il ferretto del reggiseno di una ragazzina, non ancora 14enne, e avrebbe poi mosso la mano toccandole il seno. Solo e soltanto questo capo di imputazione era stato oggetto dell’incidente probatorio, quando le ragazzine – una minore di 14 anni, l’altra di 16 – erano state sentite alla presenza di un esperto nominato dal giudice. Gli altri due (epoca maggio 2010 e genericamente 2010) sono invece finiti direttamente nella richiesta di rinvio a giudizio, datata dicembre 2014. Si tratta dei capi di imputazione scaturiti dalle dichiarazioni di altre due giovanissime, raccolte dalla polizia giudiziaria. Nel primo caso, il parroco è accusato di aver abbracciato una ragazzina, di averle palpeggiato i glutei e di averle dato un bacio vicino alle labbra.

    Nel secondo caso, il sacerdote deve rispondere di aver abbracciato un’altra ragazza, di aver messo una mano tra sé e lei e di averle palpeggiato il seno. L’inusuale mancanza del vaglio dell’incidente probatorio, hanno fatto notare i difensori Patrizia Fabiani (per Paolo Bastianini) e Lorenzo Mascagni, con una raccolta di dichiarazioni avvenuta senza i genitori, senza uno psicologo, senza videoregistrazioni, non ha permesso di approfondire questi episodi. Episodi che sarebbero stati a loro giudizio meritevoli non solo di analisi ma anche della chiusura del fascicolo senza processo, perché le ragazzine sarebbero state smentite da quelle persone che loro stesse avevano indicato come testimoni dei fatti. Già in fase di memoria presentata al termine delle indagini, l’allora difensore Bruno Leporatti aveva sollecitato l’archiviazione del provvedimento. E su questo solco si sono innestate le argomentazioni difensive: le discrasie sono sostanziali e consistenti, hanno fatto notare i legali, qui in gioco c’è l’intenzionalità del gesto, la volontarietà, il dovere di accertare che si sia trattato di un movimento non equivoco. Secondo il perito della difesa, un esperto neuropsichiatra, le contraddizioni emerse (le ricostruzioni risultano non sovrapponibili) dovrebbero lasciare propendere per un fraintendimento del gesto, non per il compimento dell’abuso. Il dibattimento, hanno aggiunto, non potrebbe apportare nulla di nuovo o di più chiaro alla vicenda.
    Dall’altra parte, però, c’è la relazione del perito del gip che all’epoca aveva definito attendibili e credibili le dichiarazioni dell’incidente probatorio, al di là delle contraddizioni. Anche la parte civile (avvocato Alberto Solari – in rappresentanza solo della ragazzina del primo capo di imputazione, le altre non si sono costituite) ha insistito per il rinvio a giudizio. Il pm ha opposto, caso mai, l’esecuzione di una nuova perizia di esame degli esiti dell’incidente probatorio, per dare un contorno più esatto a queste condotte che – ha detto – si situano nell’ambito del «grigio», né nere, né bianche. Saranno i giudici del collegio a disporre eventualmente un’altra perizia. Già è prevedibile che accusa e difesa torneranno a confrontarsi sugli accertamenti peritali.
    Differente, invece, la posizione della donna di cinquanta anni: lei, assistita dall’avvocato Giuseppe Nicosia, avrebbe fornito false informazioni,

    affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza del parroco e di due ragazzine – una delle quali vittima del primo atto a carattere sessuale – organizzata da lei dopo le confidenze ricevute dalle ragazze sulla violenza sessuale subita.

  • Ricerca sulla pedofilia, a Napoli la Chiesa non collabora: “C’è il segreto confessionale”

    Ricerca sulla pedofilia, a Napoli la Chiesa non collabora: “C’è il segreto confessionale”

    Il garante per l’infanzia della Regione Campania, Cesare Romano, a muso duro contro la Curia di Napoli e l’arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe: “La curia e le parrocchie non hanno collaborato e non mi hanno restituito nemmeno un questionario, anche se mi avevano assicurato la partecipazione”. La risposta: “Il nostro era solo un patrocinio morale, non partecipiamo a causa del segreto confessionale”. E divulgano una lettera nella quale si complimentano per l’iniziativa e aspettano “altre informazioni”. Ma perché il “segreto confessionale”, se i questionari erano completamente anonimi?

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/V2sjOeSwGmRq1yi7

  • Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Il Docu-Film Giovedì 9 giugno ore 18 Libreria UBIK Savona

    Ancora una volta la chiesa savonese finisce sulle pagine delle cronache nazionali ed estere, l’ennesimo scandalo che questa volta coinvolge oltre alla Diocesi uno dei più potenti cardinali, monsignor Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona e oggi presidente dell’APSA (amministrazione del patrimonio della sede apostolica).

    Un’indagine partita nel 2011 grazie al coraggio e alle denunce di don Carlo Rebagliati, suo economo ai tempi in cui era vescovo di Savona. Rebagliati voleva vederci chiaro su alcuni affari, speculazioni e legami con aziende molto chiacchierate con le quali la Diocesi faceva affari.

    A soli due anni dall’arrivo di Calcagno a Savona, Rebagliati chiese di essere dimesso da tutti gli incarichi, temeva di rimanere coinvolto in quei traffici. Ma Calcagno, ben 2 volte gli negò le dimissioni lasciandolo di fatto senza poteri, ma giuridicamente responsabile dell’economato.

    A Savona qualcuno mise in giro la voce che Rebagliati fosse “pazzo” per via di ciò che sosteneva e che aveva denunciato all’Autorità Giudiziaria savonese.

    Pochi mesi dopo la sua morte però, da tutt’altra parte d’Italia, a Salerno, viene arrestato un contabile dell’APSA, monsignor Nunzio Scarano che agli inquirenti racconterà non di riciclaggio su conti APSA, ma anche di traffici e di finte donazioni che hanno una somiglianza impressionante con quelli che Rebagliati raccontava a Savona. Scarano accuserà i suoi superiori di essere stati a conoscenza di quanto accadeva.

    Tra questi anche il presidente dell’APSA monsignor Domenico Calcagno, oggi indagato a Savona per malversazione.

    Grazie alla carte interne alla Diocesi savonese e alle memorie che don Rebagliati lasciò a Francesco Zanardi con il preciso ordine di consegnare alla procura, oggi siamo stai in grado di ricostruire, anche grazie all’aiuto di un revisore contabile, quanto potrebbe essere accaduto e come funziona quel sistema che veniva chiamato “il gioco delle tre carte”.

    Giovedì 9 giugno presso la Libreria UBIK di Savona, la Rete L’ABUSO e la Casa della Legalità (osservatorio sulle mafie) presentano “Romanzo Cardinale” il docu-film, dedicato alla memoria di don Carlo Rebagliati, nel quale si ricostruisce la vicenda che oggi ha portato gli inquirenti savonesi all’indagine.

    Interverranno Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO, Christian Abbondanza, Presidente della Casa della Legalità e Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano che pochi mesi prima della morte di Rebagliati raccolse le sue dichiarazioni.

    Un documento prodotto da Francesco Zanardi, Christian Abbondanza e Mario Molinari.

    Si ringrazia per la collaborazione; Ferruccio Sansa, Mimmo Lombezzi, WWF Savona, Ernesto Johansson per l’elaborazione dei dati contabili, Francesca Lagatta per l’ufficio stampa.

    L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Rete L’ABUSO https://www.facebook.com/retelabuso/

    Per informazioni ufficiostampa@retelabuso.org

  • I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia

     di ANTONIO CASTALDO

    «Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni». Comincia così la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa. Una richiesta di informazioni, e al contempo un modo per prendere le distanze. Il segno di una inquietitudine che accomuna il camionista 34enne di Ancona a molti altri «fratelli» in tutto il mondo dopo l’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati. In Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a cascata in molti altri Paesi del mondo, sono spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie. La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali.

    La lettera alla Betel per prendere le distanza

    Anche la famiglia Di Martino si è posta gli stessi dubbi e li ha messi nero su bianco nella lettera spedita alla Betel, l’equivalente del Vaticano per i quasi 248mila battezzati nel nome di Geova in Italia. «Chiedevamo la cancellazione dei nostri dati dagli archivi della congregazione – spiega Raffaele – perché vogliamo prendere le distanze, pur restando fedeli a questa religione che per noi è tutto. Per tutta risposta ci hanno convocato per un comitato giudiziario, il nostro tribunale interno. Noi abbiamo spiegato che avremmo risposto solo a comunicazioni scritte e loro, gli anziani, ci sono venuti a trovare una seconda volta a distanza di due giorni per comunicarci che non eravamo più testimoni di Geova. Cacciati via e cancellati dal ricordo e dalla frequentazione di tutti gli altri fratelli. Ai loro occhi non esistiamo più». È l’ostracismo, la procedura che vieta ai fedeli qualsiasi rapporto con chi è stato «scomunicato». Una punizione che equivale alla «morte sociale» di individui nati e cresciuti all’interno di comunità che scoraggiano qualsiasi contatto esterno. Improvvisamente si ritrovano gettati nel «mondo degli infedeli», invisi ad amici e parenti, madri, padri, figli e fratelli, rimasti all’interno con l’obbligo di chiudere la porta in faccia a chi è uscito dal gregge. Un destino di solitudine e sofferenza per chi è stato educato a vivere sempre e soltanto all’interno dell’organizzazione. Per loro, per i «disassociati», sono nate alcune associazioni, come la Quo Vadis, dello stesso Rocco Politi, e l’associazione Vittime della Torre di Guardia di Francesco Sarais, che offrono assistenza psicologica e legale.

    L’inchiesta australiana

    «Da alcune settimane — scriveva lo scorso novembre Di Raffaele — sto seguendo con molta attenzione le vicende giudiziarie che coinvolgono la Watchtower australiana». Dall’altra parte del mondo, infatti, una commissione d’inchiesta ha individuato 1006 casi nel corso degli ultimi 70 anni non segnalati alla magistratura. Nel corso della deposizione davanti alla Commissione Reale sulla pedofilia, istituita a Sidney la scorsa estate, Geoffrey Jackson, membro del corpo direttivo della Watchtower, uno dei 7 «papi» dei testimoni di Geova, ha ammesso che le procedure adottate fino ad allora si erano rivelate inadeguate: «Altrimenti – ha spiegato – non le avremmo modificate». Negli ultimi anni il libro degli Anziani, il testo di riferimento per chi guida le comunità di fedeli sul territorio, è stato progressivamente emendato. Fino al 2010 i testimoni di Giustizia non potevano ritenersi a tutti gli effetti «liberi di denunciare» abusi sui minori. Fino a quella data, era necessario avere almeno due testimoni per ritenere veritiero un fatto penalmente rilevante. «Ma nei casi di violenza sessuale come si fa ad avere due testimoni? Se non c’è confessione del colpevole, l’unico testimone è la vittima. E da sola non basta», spiega Rocco Politi, fino al 2001 anziano a Modena e anche sostituto sorvegliante. «Nel corso della mia esperienza  — aggiunge Politi, oggi commentatore per Radio Maria — ho trattato almeno dieci comitati giudiziari che avevano per tema casi di molestie su minori. In nessun caso abbiamo riferito all’autorità giudiziaria».

    La regola dei due testimoni

    Come ogni dettaglio della vita spirituale (e non) dei testimoni di Geova, anche la regola dei due testimoni è mutuata da una minuziosa lettura della Bibbia. In questo caso si tratta di alcuni versetti del Deuteronomio: «Nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato, nel caso di qualunque peccato che egli commetta. La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni». La regola nel 2010 è stata modificata, i fedeli sono liberi di denunciare e gli anziani sono invitati a non interferire con la scelta delle famiglie. Questo almeno è il dettato del libro degli anziani, un «codice» per chi guida le comunità. Per entrare più nel dettaglio delle procedure adottate in casi come questi, bisogna consultare però le lettere agli anziani, circolari aggiornate periodicamente che costituiscono una sorta di manuale pratico. In una lettera del 2012 si legge chiaramente: «Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa su abusi su minori, dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio», ovvero la Betel, la sede centrale della congregazione a Roma. E allo stesso modo, in altre lettere viene più volte rimarcata la centralità dei responsabili romani su ogni delicata questione legale. Lo scorso 18 febbraio, «Le Iene» hanno raccontato la vicenda di Riccardo Maggi. Venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli altri anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha deciso di denunciare da solo il fatto ai carabinieri che hanno avviato le indagini. E inoltre ha avvisato anche le altre famiglie della comunità dei rischi legati alla presenza tra di loro di un presunto pedofilo. Per tutta risposta, gli anziani lo hanno disassociato. Condannandolo alla «morte sociale» che spetta agli scomunicati di Geova.

    La replica dei testimoni di Geova

    A una richiesta di intervista di CorriereTv, l’ufficio informazione pubblica della Betel ha risposto con una lettera: «I testimoni di Geova ripudiano la pedofilia e gli abusi all’infanzia, reati perpetrati purtroppo a tutti i livelli della società. Per noi la salvaguardia dei bambini è di importanza capitale. Da decenni sia le nostre riviste sia il nostro sito web pubblicano articoli rivolti tanto ai testimoni di Geova che al pubblico in generale che trattano come proteggere i bambini dagli abusi», si legge nel comunicato, che spiega poi le modalità con cui i bambini partecipano alle attività: «Non sono mai separati dai genitori». Riguardo poi al nodo fondamentale del rapporto con l’autorità giudiziaria in caso di molestie, il testo specifica: «La vittima o i relativi genitori hanno il sacrosanto diritto di denunciare i casi di abuso alle autorità competenti. Gli anziani di congregazione non celano alle autorità chi compie abusi o eventuali pedofili, né cercano in alcun modo di evitare a costoro le conseguenze delle loro azioni. Chi si macchia del peccato di abuso all’infanzia è passibile di espulsione dalla congregazione e, se ha una posizione di responsabilità, decade dall’incarico». Riguardo all’inchiesta australiana, i vertici dei Testimoni di Geova italiani rimandano alla memoria difensiva presentata nel corso del procedimento, in cui si ribadisce che «i testimoni di Geova non perdonano né coprono» gli abusi su minori, ed anzi sono stati parte attiva «nelle indagini e nella documentazione» di casi di questo tipo. Per gli avvocati della Watchtower, inoltre, casi reali di molestie non sarebbero 1006, ma molti di meno. E in almeno 200 circostanze riguarderebbero fatti commessi da persone prima del loro battesimo. Infine, per quanto riguarda le accuse di Riccardo Maggi, i funzionari della Betel italiana aggiungono: «Aspettiamo di conoscere l’esito delle indagini avviate».

    La precisazione

    A distanza di tre giorni dalla pubblicazione del servizio, dall’Ufficio Informazione Pubblica dei Testimoni di Geova è arrivata una cortese richiesta di precisazione. Dopo aver ribadito quanto già enunciato e riportato nel testo dell’articolo, ovvero che i Testimoni di Geova ripudiano la pedofilia, la Congregazione centrale puntualizza che «rispondiamo a tutte le richieste di accesso ai dati personali nel pieno rispetto della normativa vigente e nei termini prescritti dalla legge. Mai nessun testimone di Geova è stato espulso per il motivo di aver richiesto l’accesso ai propri dati personali, richiesta che, si ribadisce, è pienamente legittima».

    http://www.corriere.it/video-articoli/2016/05/11/i-testimoni-geova-casi-pedofilia-non-denunciati/919c8e32-1794-11e6-aaf6-1f69bf4270d2.shtml