Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali, Commissione vaticana: la gestione della Chiesa provoca “danni continui” alle vittime

    Abusi sessuali, Commissione vaticana: la gestione della Chiesa provoca “danni continui” alle vittime

    È il primo rapporto pubblicato dopo l’elezione di Papa Leone XIV, che ha affermato di volere affrontare con decisione gli abusi sessuali sui bambini e sulle persone vulnerabili all’interno della Chiesa cattolica.
    La commissione è guidata dall’arcivescovo francese Thibault Verny e comprende un misto di leader ecclesiastici ed esperti, tra cui Maud de Boer-Buquicchio, un avvocato olandese ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini che ha guidato la compilazione del rapporto.

    “Dobbiamo ribadire che il modello decennale della Chiesa di cattiva gestione delle denunce, tra cui l’abbandono, l’ignoranza, la vergogna, la colpevolizzazione e la stigmatizzazione delle vittime/sopravvissuti, perpetua il trauma come un danno continuo”, afferma il rapporto, che chiede “riparazioni” per i danni causati dagli abusi, tra cui un sostegno psicologico e finanziario, dare ascolto ai sopravvissuti, scuse pubbliche e private, oltre ad una inversione di rotta su come vengono gestiti gli abusi.

    Nel rapporto di fa menzione di come le vittime degli abusi, dopo averli denunciati, sono stati colpiti da “negazione e licenziamento” da parte delle autorità ecclesiastiche e persino “inquietanti resoconti di ritorsioni” presi da vescovi e altri leader quando le vittime si sono fatte avanti.

    I sopravvissuti, dice il rapporto, hanno anche parlato di una “mancanza di assistenza psicologica” per le persone colpite e di “una forte resistenza alle riforme di salvaguardia” nelle chiese a livello di base.
    “Le figure di autorità all’interno della Chiesa che perpetrano o permettono abusi si sono forse considerate troppo essenziali e importanti per essere ritenute responsabili. La risposta della Chiesa agli abusi non dovrebbe ripetere gli stessi errori”, afferma il rapporto.

    Per quanto riguarda la responsabilità, la commissione chiede al Vaticano di iniziare a comunicare il motivo delle dimissioni o della rimozione di un vescovo se questo è legato a “casi di abuso o negligenza”. La pratica attuale è che il Vaticano annunci semplicemente quando un vescovo si è dimesso. senza approfondirne le eventuali motivazioni.

    Il documento di 200 pagine fornisce una valutazione su come le chiese in varie parti del mondo stanno affrontando gli abusi, quindi anche in Italia.
    Parlando in una conferenza stampa vaticana per la pubblicazione del rapporto, de Boer-Buquicchio ha ringraziato i media per “aver sollevato le voci delle vittime e dei sopravvissuti quando la Chiesa istituzionale non è riuscita ad ascoltare”, sottolineando che le vittime-sopravvissute affermano ripetutamente di “volersi sentire ascoltate e convalidate nelle loro esperienze”.

    Il vescovo Luis Manuel Ali Herrera, segretario della commissione, ha detto che papa Leone aveva “lo stesso forte impegno” del suo predecessore nell’affrontare gli abusi, anche se ha uno stile “analitico”. Il prelato colombiano ha anche riconosciuto l’invito alla Chiesa a muoversi più velocemente nella lotta contro gli abusi.

    Il rapporto, poi, analizza quelli che, nella lotta agli abusi sessuali, sono stati i ”fallimenti” della Chiesa italiana.
    Pur citando “progressi significativi” nella protezione dei minori, la commissione avverte che in Italia permane “una sostanziale resistenza culturale nell’affrontare gli abusi”, rammaricandosi che importanti esponenti della Chiesa non abbiano nemmeno incontrato i commissari e che diverse diocesi non abbiano fornito informazioni alla commissione sul loro lavoro di salvaguardia.

    https://euroborsa.it/abusi-commissione-vaticana-chiesa.aspx

  • Scuola, educazione sessuale vietata fino alle medie. Scontro governo-opposizione: «No all’ideologia gender», «Deriva oscurantista»

    Scuola, educazione sessuale vietata fino alle medie. Scontro governo-opposizione: «No all’ideologia gender», «Deriva oscurantista»

    Si scrive «consenso informato», si legge «divieto».  La commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento della maggioranza che vieta «tutte le attività didattiche e progettuali attinenti all’ambito della sessualità» non solo nelle scuole dei più piccoli, ma anche  alle medie. Immediata, e durissima, la reazione delle opposizioni. «In un Paese ancora scosso dall’ennesimo femminicidio di una giovane donna, la risposta politica del governo è quella di restringere ulteriormente gli spazi dedicati all’educazione all’affettività e al rispetto dell’altro nelle scuole», dichiara Irene Manzi, responsabile scuola del Pd. «Un modello censorio  – aggiunge – che lascia il campo libero alla disinformazione, fondata sul sessismo e la cultura della sopraffazione, che circolano indisturbati in rete». «Così l’Italia torna nel Medioevo», rincalza l’europarlamentare Alessandro Zan. Dello stesso avviso Elisabetta Piccolotti, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha parlato di «deriva oscurantista della scuola», accusando la maggioranza di essere «ispirata dal fondamentalismo e dall’estremismo religioso».

    Di tutt’altra opinione l’onorevole leghista Rossano Sasso, relatore della legge in discussione, secondo il quale «l’emendamento non vieta affatto l’educazione alla sessualità, né impedisce l’accesso a informazioni corrette: si limita ad escludere dalle scuole primarie e secondarie di primo grado attività didattiche che esorbitino da quanto previsto dalle Indicazioni nazionali». «Troppe volte – ha aggiunto Sasso – abbiamo assistito a tentativi di indottrinamento da parte di attivisti di estrema sinistra Lgbt».  Un riferimento implicito alla supposta ideologia gender, «una propaganda fatta da tematiche inopportune e inadeguate a bambini di 5 anni».

    L’Italia è rimasta uno degli ultimi Paesi in Europa (perfino Spagna e Irlanda hanno capitolato) in cui l’educazione sessuale non è una materia obbligatoria, anche se moltissime scuole, almeno finora, usavano i margini di autonomia a loro riconosciuti per legge per prevedere percorsi didattici mirati sui temi dell’affettività e della sessualità, spesso avvalendosi della collaborazione di esperti esterni. A maggio scorso il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato un disegno di legge  che sotto la dicitura «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», non solo vincola questi progetti all’assenso preventivo delle famiglie (che peraltro, secondo un recente sondaggio Coop-Nomisma, sarebbero nella stragrande maggioranza favorevoli a introdurre l’educazione sessuale nel curriculum), ma li vieta del tutto nel caso delle scuole dell’infanzia e delle elementari. Da oggi, saranno vietati anche alle medie.

    Cosa resta dell’educazione sessuale a scuola? Poco o nulla. E’ vero che nelle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo c’è un paragrafo intitolato alla «scuola che educa alle relazioni, all’empatia e al rispetto della persona», ma non va al di là del generico riferimento a «un’educazione del cuore che crei occasioni didattiche di esperienza di sentimenti basilari come la fiducia, l’empatia, la tenerezza, l’incanto, la gentilezza». Certo c’è anche l’ora di Educazione civica, che è diventata però una materia omnibus che si occupa di tutto: dalla Costituzione al surriscaldamento globale, dal bullismo all’antimafia. E dire che l’anno scorso, di questi tempi, la maggioranza aveva approvato un emendamento a firma del segretario di Più Europa Riccardo Magi che prevedeva un fondo per l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole. «Dopo poche settimane – ha ricordato oggi Magi – per volontà del governo sotto scacco dei pro vita, quei fondi sono stati riorientati e destinati a una formazione degli insegnanti sulla fertilità maschile e femminile. Pro vita che oggi si sono subito precipitati a ringraziare Valditara definendo l’educazione sessuale «un cavallo di troia dell’Agenda Lgbt». Resta ancora in piedi l’accordo, firmato a gennaio, dal ministro con l’associazione Giulia Cecchettin per l’educazione al contrasto della violenza di genere. Ma per il momento non se ne riescono ancora ad apprezzare le ricadute.

    https://www.corriere.it/scuola/medie/25_ottobre_15/scuola-educazione-sessuale-vietata-fino-alle-medie-scontro-governo-opposizione-no-all-ideologia-gender-deriva-oscurantista-d976acaa-7a97-4eee-90d2-9dc9389e3xlk.shtml
  • Survivors’ Network sull’incontro di Boric con il Papa: “Il Vaticano deve impegnarsi a denunciare formalmente gli abusi della Chiesa”.

    Survivors’ Network sull’incontro di Boric con il Papa: “Il Vaticano deve impegnarsi a denunciare formalmente gli abusi della Chiesa”.

    Tra lunedì 13 e mercoledì 15 ottobre, il Presidente Gabriel Boric effettuerà una visita ufficiale in Vaticano dove, tra le altre attività, incontrerà Papa Leone XIV (lunedì 13 ottobre, ore 6:00 ora cilena).

    Alla luce dell’annunciato incontro con il Papa, la Chilean Survivors Network ha inviato una lettera al presidente Boric, in cui chiedeva al Vaticano di “mettere a disposizione del sistema giudiziario del nostro Paese gli archivi esistenti, sia in Cile che nella Santa Sede, o in altri luoghi del mondo, relativi ai crimini di abuso e violenza sessuale, coscienziosa, psicologica, fisica e socioeconomica, perpetrati da religiosi e religiose, laici impegnati e altri agenti della Chiesa contro bambini e persone vulnerabili, indipendentemente da quando si siano verificati, se cento, cinquanta, dieci o un anno fa”.

    Il gruppo ha ricordato un fatto significativo: “Nel 2018, su richiesta del Vaticano, la Chiesa ha sostituito la magistratura cilena indagando e preparando il ‘rapporto Scicluna-Bertomeu’, che è stato fatto uscire di nascosto dal Paese come valigia diplomatica e il cui contenuto rimane segreto. L’accesso a questi dati è il minimo di dignità che il Cile merita”.

    Inoltre, la Survivors’ Network ha chiesto al Vaticano di “impegnarsi formalmente a denunciare alla giustizia cilena i crimini sopra menzionati, che a tutt’oggi rimangono nascosti dal diritto canonico, il che non costituisce una scusa sul suolo cileno per nasconderli ai pubblici ministeri e ai tribunali”.

    “Il mancato adempimento dei propri doveri civici in questo senso è un privilegio illegale, approvato dallo stesso Vaticano”, aggiunge la lettera, successivamente condivisa sul sito web di Survivors Network.

    Un altro aspetto evidenziato dal gruppo è stato che “con le denunce e le informazioni di base a disposizione del sistema giudiziario cileno, possiamo chiedere allo Stato del nostro Paese di rispettare il corrispondente Controllo di Convenzionalità, affinché queste violazioni dei diritti umani siano trattate come tali. Perché l’abuso di minori e adulti vulnerabili all’interno delle istituzioni è tortura, come definito dalle Nazioni Unite”.

    Leggi la lettera completa QUI

  • Lettera al Presidente del Cile: un altro colpo a una ferita aperta

    Lettera al Presidente del Cile: un altro colpo a una ferita aperta

    In tutto il Cile, 11 ottobre 2025

    Signore: Carattere Gabriel Boric

    Presidente della Repubblica del Cile
    Presente
    La sua prossima visita in Vaticano è di dominio pubblico: incontrerà Papa Leone XIV, leader del Paese e capo della Chiesa cattolica mondiale. Si dice che la sua delegazione sia ampia e trasversale e che, con l’obiettivo di approfondire le opportunità di cooperazione tra il Cile e la Santa Sede, terrà anche un incontro bilaterale con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.
    L’agenda bilaterale comprende discussioni sui diritti umani, un’ottima occasione per esigere il rispetto di alcune questioni fondamentali nei rapporti tra due Stati sovrani:
    1. Che il Vaticano metta a disposizione del sistema giudiziario del nostro Paese gli archivi esistenti, sia in Cile che presso la Santa Sede e altrove nel mondo, relativi ai crimini di abuso e violenza sessuale, coscienziosa, psicologica, fisica e socioeconomica perpetrati da religiosi e religiose, laici impegnati e altri agenti della Chiesa contro bambini e persone vulnerabili, indipendentemente da quando siano avvenuti, 100, 50, 10 o 1 anno fa.

    Nel 2018, su sollecitazione del Vaticano, la Chiesa ha soppiantato la magistratura cilena indagando e preparando il “rapporto Scicluna-Bertomeu”, che è stato fatto uscire di nascosto dal Paese in una valigia diplomatica e il cui contenuto rimane segreto. L’accesso a queste informazioni è il minimo di dignità che il Cile merita.

    1. Che si impegni formalmente a denunciare alla giustizia cilena i crimini menzionati nel punto precedente, che a tutt’oggi rimangono nascosti sotto l’egida del diritto canonico, il che non costituisce una scusa, in territorio cileno, per esimersi dal nasconderli a pubblici ministeri e tribunali. L’inadempimento dei propri doveri civici in questo senso è un privilegio illegale, sancito dallo stesso Vaticano.

    2. Istruire tutti i membri del clero e le autorità negli spazi cattolici, compresi i laici, a collaborare con la giustizia cilena e a denunciare tempestivamente i crimini di abuso sui minori in tutti gli ambienti ecclesiastici (educativi, comunitari e assistenziali), dato che non lo fanno e, quando accusati di insabbiare il crimine, si nascondono dietro l’istruzione superiore del Vaticano.

    3. Che impegni esplicitamente la Chiesa cattolica in Cile, a nome delle vittime e dei sopravvissuti, a non proteggere né nascondere più i suoi presunti funzionari abusanti e a creare in modo trasparente un fondo per risarcire le vittime.

    Grazie alle denunce e alle informazioni di base a disposizione del sistema giudiziario cileno, possiamo chiedere al governo del nostro Paese di rispettare il corrispondente Controllo di Convenzionalità affinché queste violazioni dei diritti umani siano trattate come tali. Perché l’abuso di minori e adulti vulnerabili all’interno di istituti è tortura, come definito dalle Nazioni Unite.

    Nel 1996, il nostro Paese ha ratificato la Convenzione interamericana per la prevenzione, la repressione e l’eliminazione della violenza contro le donne (Convenzione di Belém do Pará). Questa Convenzione stabilisce che i crimini contro l’umanità non sono commessi solo da agenti statali. L’assenza o la negligenza dello Stato costituisce lo stesso reato. 

    Il principio del superiore interesse del bambino deve sempre prevalere sulla reputazione istituzionale, che non deve essere utilizzata per nascondere crimini contro i diritti umani.

    L’entità delle violazioni e degli abusi commessi contro bambini, adolescenti e adulti vulnerabili all’interno della Chiesa cattolica costituisce una ferita aperta nella storia e nel presente del nostro Paese e del mondo. Per questo motivo, nel 2022, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha esortato il Cile, su nostra richiesta, a “istituire una commissione per la verità indipendente, imparziale e adeguatamente finanziata per esaminare tutti i casi di abusi sui minori in contesti istituzionali, compresi quelli all’interno della Chiesa cattolica e nei centri residenziali”. Non avete incluso enti ecclesiastici nella Commissione da voi annunciata nel dicembre 2024 e, a tutt’oggi, il vostro governo non ci ha risposto in merito alle ragioni di tale discriminazione.

    Il comunicato ufficiale afferma inoltre che l’agenda include una visita alla tomba di Papa Francesco, per rendere omaggio alla sua eredità. Ancora una volta, siamo costretti a ricordarvi che il defunto monarca è stato uno dei più grandi insabbiamenti al mondo di pedofilia clericale. Questo gesto del Capo di Stato cileno è estremamente doloroso per le vittime cilene di questo insabbiamento. Questa Rete di Sopravvissuti fa parte di quelle migliaia di vittime senza risposte.

    La sua visita alla Santa Sede, nel tono che ha descritto prima del viaggio, ci addolora profondamente. È un altro colpo a una ferita aperta che aveva promesso di curare. L’ha lasciato scritto nel suo Programma di Governo. Un governo che si dichiara femminista e a favore dell’infanzia ha l’obbligo di esigere questi impegni fondamentali, in particolare nel 2025, quando il Cile celebrerà il 35° anniversario della firma della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Ci auguriamo che i punti sollevati in questa lettera possano essere affrontati nell’incontro con il Papa e il Segretario di Stato vaticano. E ci auguriamo che al suo ritorno in Cile ci riceva, come le abbiamo chiesto fin dall’inizio del suo mandato.

    Sinceramente,

    Rete dei sopravvissuti cileni.

  • In America Latina gli abusi sessuali nella Chiesa restano più impuniti.

    In America Latina gli abusi sessuali nella Chiesa restano più impuniti.

    Nella prima domenica del suo pontificato, l’11 maggio, Papa Leone XIV si affacciò al balcone centrale della Basilica di San Pietro per rivolgersi alla folla che lo attendeva. Invitò i giovani ad accogliere le vocazioni “sacerdotali e religiose”, con un’esortazione ferma e diretta: “Non abbiate paura! Accogliete l’invito della Chiesa e di Cristo Signore!”.

    Dal basso, in Piazza San Pietro, le vittime di abusi sessuali da parte di leader cattolici hanno ascoltato le parole con un tono di rifiuto. “I giovani hanno paura. Le vittime hanno paura, e il Papa deve dire, senza mezzi termini, che lo stupro di minori all’interno della Chiesa è un crimine e sarà punito”, ha affermato Sarah Pearson, portavoce di SNAP – Survivors Network of those Abused by Priests. Il gruppo era in Vaticano per chiedere risposte durante il conclave e anche nei primi giorni del pontificato di Robert Prévost.

    Francia e Spagna sono i Paesi con il più alto numero di casi di abusi sessuali da parte del clero al mondo. Negli ultimi ottant’anni, si stima che in questi Paesi ci siano state più di 655.000 vittime. Sulla base di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Francese di Salute e Ricerca Medica (Inserm), la Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (Ciase) ha riferito nel 2021 che circa 330.000 minori sono stati vittime di abusi in Francia dal 1950. Un altro rapporto stima che circa 440.000 persone in Spagna potrebbero essere state vittime di abusi sessuali legati alla Chiesa cattolica.

    Anche in Europa, Portogallo e Polonia presentano cifre significative: il primo stima 4.815 casi di abusi tra il 1950 e il 2022. Questo numero è stato riportato dalla Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica in Portogallo nel 2023.

    In Polonia, dal 2019 sono stati pubblicati tre rapporti. Il primo ha preso in considerazione 625 casi tra il 1990 e il 2018, mappati dalla Conferenza episcopale polacca (KEP). Il secondo, del 2021, ha ricevuto 368 nuove segnalazioni, mentre l’ultimo rapporto, presentato nel 2022, ha aggiunto 84 nuove denunce di abusi tra il 1965 e il 2022.

    Negli Stati Uniti, il rapporto più completo sull’argomento è il John Jay Report, commissionato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e pubblicato nel 2004, che stimava il coinvolgimento di 4.392 sacerdoti tra il 1950 e il 2002.

    Papa Francesco ha adottato misure importanti per contrastare gli abusi sessuali fin dal primo anno del suo pontificato, nel 2013. I principali progressi si sono verificati nel 2019, prima con la promulgazione del motu proprio Vos estis lux mundi (“Voi siete la luce del mondo” in latino), che obbliga il clero a denunciare gli abusi e stabilisce le procedure di indagine, e poi con la pubblicazione del Vademecum, il manuale per condurre le indagini sugli abusi sessuali commessi dal clero. Questo manuale affronta le indagini canoniche, cioè all’interno della Chiesa, ma non obbliga l’autorità ecclesiastica a conoscenza del caso a denunciarlo alle autorità civili. Gli attivisti vedono in questo una lacuna nell’impunità nei Paesi in cui la denuncia non è legalmente richiesta, nemmeno dal segreto della confessione religiosa.

    Nel 2021, Francesco ha anche modificato la Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei (“Pasci il gregge di Dio”). Gli abusi sessuali nel capitolo “Delitti contro gli obblighi speciali del clero” sono diventati “crimini contro la vita umana, la dignità e la libertà”.

    Nel contesto del mandato di Francesco, SNAP ha lanciato Conclave Watch, un’iniziativa globale guidata da sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero. L’osservatorio è stato sviluppato sulla base di un’analisi di registri pubblici, prove fornite dalle vittime e segnalazioni di omissioni all’interno della Chiesa. Il progetto mirava a garantire che il nuovo pontefice non avesse precedenti di insabbiamenti e che si impegnasse, fin dall’inizio, ad attuare una politica universale di tolleranza zero.

    “Io, personalmente, e SNAP, siamo molto preoccupati”, afferma Shaun Dougherty, presidente del consiglio di amministrazione della rete. Come molti membri di SNAP, Shaun Dougherty è sopravvissuto ad abusi sessuali da parte di membri del clero durante l’infanzia. Sebbene abbia parlato pubblicamente dell’argomento molte volte, si è commosso raccontando un tentativo di suicidio a 24 anni e il suo percorso per “ritrovare la gioia”, con l’aiuto della terapia e dell’attivismo. “Ho ingoiato 300 pillole. Per fortuna, sono sopravvissuto. Ma molti dei miei amici non sono stati così fortunati. Li ho seppelliti. Dieci, venti, forse di più. Tutte vittime. Tutte sopravvissute. Tutte morte”.

    L’attivista, che ha perso la madre un anno fa, non ha potuto partecipare alla veglia funebre nella parrocchia della sua infanzia, dove è stato ripetutamente violentato dopo le messe funebri: “Mi hanno rubato la fede, l’innocenza, la dignità”. Dougherty rifiuta l’uso di eufemismi: “Non indorare la pillola. Non diciamo ‘abuso’. Stiamo parlando di stupro. Stupro di minori”.

    Un’altra testimonianza sconvolgente tra i sopravvissuti presenti in Vaticano è quella dell’argentino Sebastián. A 13 anni, fu abusato sessualmente da un prete presso la Scuola Marianista di Buenos Aires. “Io e altri ragazzi siamo stati abusati a scuola”, ha detto.

    Per tutta l’adolescenza, Sebastián visse in silenzio, consumato da sensi di colpa e vergogna. Solo dieci anni dopo, a 23 anni, denunciò il crimine. L’indagine penale portò alla condanna dell’aggressore a 12 anni di carcere per corruzione di minore. Ma, secondo Sebastián, il cammino verso la giustizia fu costellato di omissioni istituzionali.

    Nel 2002, si rivolse a Papa Francesco, e all’allora Cardinale Jorge Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, per denunciare il tentativo della Congregazione Marianista di mettere a tacere le vittime attraverso accordi di riservatezza. Sebastián fu indirizzato al Vescovo Mario Poli, che espresse il suo sostegno istituzionale alla scuola, secondo la sua testimonianza. “Ero solo un giovane che lottava per la giustizia. In America Latina, continuiamo a comportarci come se fossimo il cortile di casa del Vaticano, senza le stesse esigenze di trasparenza e giustizia che vediamo in Europa”, si lamentò.

    L’appello delle vittime in America Latina. Lo stesso giorno in cui abbiamo visto il fumo bianco salire dal camino della Cappella Sistina, l’8 maggio, SNAP ha consegnato una lettera aperta al Vaticano con i principi di giustizia che il nuovo papa deve adottare con urgenza, tra cui: la creazione di un consiglio globale di vittime di abusi che trarrà beneficio dalla collaborazione della Chiesa, ma non sarà sotto il suo controllo; l’adozione di una politica di tolleranza zero nel diritto canonico; il supporto legale e la creazione di un fondo di riparazione per le vittime che offra supporto psicologico e finanziario, nonché spazi commemorativi; e l’apertura degli archivi segreti della Chiesa.

    Il portavoce di SNAP mette in discussione l’asimmetria rispetto agli Stati Uniti, dove la lotta contro gli abusi sessuali da parte del clero ha compiuto progressi significativi da quando il Boston Globe ha rivelato diversi scandali nel Paese nel 2002. “Le vittime non dovrebbero essere trattate in modo diseguale. In altre parole, il cattolicesimo dovrebbe essere universale. Il Vaticano non può controllare le leggi degli Stati Uniti, del Perù o dell’Italia. Ma può controllare le leggi della sua Chiesa. Pertanto, non dovrebbe trattare una vittima negli Stati Uniti meglio di una vittima in America Latina”. E sebbene la Santa Sede abbia linee guida interne, come il Vademecum, gli attivisti denunciano il divario tra le norme e la loro effettiva attuazione, soprattutto in America Latina.

    “Il fatto che l’America Latina sia il continente cattolico più grande al mondo influisce notevolmente sulla capacità di smantellare la struttura clericale e di gestire questioni più complesse”, spiega Suzana Regina Moreira, studentessa magistrale in Teologia presso la Pontificia Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro e dottoranda presso la stessa istituzione. “Quando il problema degli abusi sessuali ha iniziato a esplodere durante il pontificato di Papa Francesco, con le implementazioni da lui tentate in diversi paesi latinoamericani, il processo di recepimento di queste linee guida e di loro applicazione a livello nazionale è stato molto lento. Abbiamo avuto il Cile, che è stato uno dei casi più gravi, così come l’Argentina. In Brasile, è stato un processo estremamente lento”.

    Il rapporto “Giustizia per i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica in America Latina”, prodotto dal Child Rights International Network (CRIN) nel 2019, mostra che, pur essendo il continente più cattolico al mondo, l’America Latina ha i tassi di denuncia più bassi di abusi sessuali da parte del clero. “C’è un silenzio molto forte nei confronti delle vittime e delle famiglie, soprattutto quando sono minorenni, perché quando si tratta di un sacerdote o, peggio ancora, di un vescovo, a volte la famiglia stessa preferisce che il minore non lo denunci”, spiega Moreira. Tra le ragioni di questo silenzio c’è la grande centralità di sacerdoti, vescovi, pastori e monsignori come unica possibile rappresentazione di Cristo sulla Terra.

    Per Moreira, questo riflette un processo storico di colonizzazione in cui i missionari erano i principali agenti di evangelizzazione. “Se guardiamo agli Stati Uniti, ad esempio, è sempre stata una religione minoritaria. Non aveva l’aspetto colonizzatore che ha qui”, spiega.

    Mancanza di dati in Brasile e doppi standard. In Brasile, il panorama degli abusi e degli stupri commessi da chierici è nebuloso. Il Paese con la più grande popolazione cattolica al mondo manca di dati sistematizzati, canali trasparenti per la segnalazione e chiare politiche di responsabilità. Il confronto con altri Paesi è impressionante: negli Stati Uniti, i procuratori statali hanno prodotto rapporti con oltre mille nomi di sacerdoti accusati, sulla base di indagini approfondite. In Brasile, nulla di simile è stato nemmeno tentato.

    “Non si può nemmeno dire che sia in fase embrionale. Semplicemente non esiste”, afferma il giornalista Giampaolo Braga. In collaborazione con il collega giornalista Fábio Gusmão, ha condotto un’inchiesta triennale che ha messo in luce un allarmante scenario di negligenza, mancanza di trasparenza e assenza di politiche pubbliche ed ecclesiastiche efficaci, e che ha dato origine al libro “La pedofilia nella Chiesa”, pubblicato nel 2023.

    Durante l’inchiesta, gli autori hanno tentato di contattare vari livelli della Chiesa cattolica, incluso il Vaticano, per ottenere risposte e informazioni. Dopo due anni di tentativi infruttuosi, la risposta ufficiale è stata formale e ha indirizzato i giornalisti a una commissione nazionale: il Nucleo Lux Mundi, creato dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) nel 2019, con l’obiettivo di attuare le linee guida del motu proprio di Papa Francesco “Vos Estis Lux Mundi”. Tuttavia, ciò che hanno trovato è stato scoraggiante.

    Secondo Braga, “non esisteva una struttura per accogliere le vittime o imporre richieste alle diocesi. C’era solo un comitato di orientamento, un comitato per le buone pratiche. Tutto era ancora a livello volontario, senza che si realizzasse nulla di efficace”. La maggior parte delle diocesi non pubblica nemmeno i nomi dei sacerdoti sospesi o espulsi per abusi.

    L’organizzazione Adults for Children’s Rights, fondata nel 2012, ha definito la differenza di trattamento tra il Nord e il Sud del mondo un “doppio standard”. I paesi del Nord del mondo, come gli Stati Uniti e le nazioni europee, hanno implementato commissioni d’inchiesta, inchieste pubbliche e sistemi di risarcimento delle vittime, riflettendo un approccio più proattivo alla lotta contro gli abusi.

    Vale a dire che, al di là del dolore individuale, esiste un modello sistemico: la disparità di trattamento tra le vittime nel Nord del mondo e in America Latina. In paesi come Stati Uniti, Germania e Irlanda, commissioni d’inchiesta, inchieste pubbliche e risarcimenti hanno iniziato a emergere a seguito della pressione sociale. In America Latina, il caso di Sebastián è un’eccezione: il silenzio rimane la regola.

    *Dal Vaticano.

    https://www.perfil.com/noticias/elobservador/los-abusos-sexuales-en-la-iglesia-son-mas-impunes-en-america-latina.phtml

  • San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    Il Segretario ha premesso che il suo intervento vuole essere una ricostruzione tecnica dei fatti, ma anche un atto dovuto come padre e cittadino, condividendo lo smarrimento delle famiglie coinvolte nel caso Steven James Raul, cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza sessuale aggravata e continuata su minori.

    1. Solidarietà alle famiglie e chiarimenti alla cittadinanza

    • Il Governo si dichiara vicino alle famiglie colpite e denuncia la campagna mediatica di disinformazione che ha generato confusione.

    • Viene ribadito che la priorità è la tutela dei minori e la massima trasparenza nell’analisi delle falle del sistema.

    2. I fatti principali

    • Il 23 agosto 2025 Steven James Raul è stato arrestato a seguito di una condanna definitiva in Italia (5 anni e 8 mesi, poi ridotti in appello a 4 anni e 6 mesi).

    • I reati riguardano abusi sessuali su quattro minori italiani durante un camp estivo a Carpegna (2021).

    • Altri 22 bambini sammarinesi erano presenti, ma non risultano vittime.

    3. Le procedure giudiziarie ed estradizione

    • San Marino, in base alla Convenzione Europea di Estradizione del 1957, non può estradare i propri cittadini.

    • La richiesta italiana di estradizione è stata respinta dal Giudice d’Appello il 16 luglio 2025.

    • È stata quindi applicata la clausola che consente al condannato di scontare la pena a San Marino.

    • Le autorità sammarinesi hanno ricevuto comunicazioni incomplete e tardive dall’Italia: solo il 18 giugno 2025 è arrivata la documentazione definitiva.

    4. Collaborazione con Interpol e Gendarmeria

    • Interpol San Marino ha subito attivato verifiche e controlli sulla presenza di Raul nel territorio.

    • Le informazioni erano classificate e non potevano essere condivise con altre autorità se non su autorizzazione formale, motivo di ritardi e di mancate comunicazioni al pubblico.

    5. Il caso del lavoro nelle scuole

    • Raul, in attesa di decisioni, ha svolto incarichi precari come cuoco in diversi asili nido di San Marino (aprile – agosto 2025).

    • L’assunzione è avvenuta tramite autocertificazione, in cui dichiarava di non avere procedimenti pendenti.

    • In realtà era già stata emessa la sentenza definitiva italiana (marzo 2025).

    • Il 27 agosto 2025 l’Ufficio del Lavoro ha sporto denuncia per falsa dichiarazione.

    • È stato chiarito che Raul non ha mai avuto contatti diretti con i bambini, operando esclusivamente nelle cucine.

    6. Il casellario giudiziario

    • Non esiste un obbligo convenzionale di scambio automatico delle iscrizioni tra Italia e San Marino.

    • Le comunicazioni periodiche riguardano solo le condanne definitive, non i procedimenti pendenti.

    • La Convenzione di Lanzarote, ratificata da San Marino, rafforza gli impegni di prevenzione contro gli abusi sessuali sui minori, ma non prevede registri speciali né scambio automatico di informazioni sui procedimenti pendenti.

    7. Conclusioni e proposte operative

    Per evitare che casi simili si ripetano, Canti propone:

    1. Istituzione di misure amministrative preventive a tutela della collettività, specie per i casi di estradizione.

    2. Inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per chi rilascia autocertificazioni false o incomplete, con obbligo di rinnovo annuale.

    3. Miglioramento dello scambio di informazioni con l’Italia, in attesa della firma dell’Accordo di Associazione UE, anche tramite accordi specifici bilaterali.

    4. Divieto di assumere incarichi nella PA per persone condannate o processate per pedofilia e abusi sessuali.

    In sintesi: la relazione mette in luce gravi carenze nello scambio di informazioni tra Italia e San Marino, la necessità di colmare le lacune legislative e amministrative, e l’impegno del Governo a introdurre nuove norme di prevenzione e tutela dei minori.

    S.e.& o.

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

  • Belgio: suore, abusi e contesto

    Belgio: suore, abusi e contesto

    Dal 21 agosto sulla piattaforma belga Proximus Pickx sono apparse in successione quattro puntate che raccontano gli abusi avvenuti nei decenni scorsi all’interno degli istituti religiosi femminili, in particolare nelle Fiandre.

    Attraverso numerose testimonianze delle vittime le puntate hanno affrontato la violenza fisica, gli abusi sessuali, gli abbandoni forzati dei bambini da parte di giovani donne non sposate e gli abusi di potere all’interno delle comunità.

    La serie sarà a disposizione di tutti a partire da fine settembre, compresa la TV fiamminga (VTM).

    Il periodo indagato è fra il 1950 e il 1990, mentre le testimonianze sugli abusi di potere sono più recenti. Le violenze testimoniate negli istituti di rieducazione per bambini abbandonati sono già note per altri casi (Irlanda, Canada, USA) e sempre devastanti: percosse, umiliazioni, privazioni sul cibo e altro, punizioni, lavoro obbligatorio. Un pesante rosario di vessazioni.

    De Nonnen (“le suore”)

    La reazione della presidente dei religiosi/e fiamminghi/e, sr. Mieke Kerckhot, è stata immediata: «Sono senza parole: sconvolta e nella vergogna. I fatti sono orribili e intollerabili». In una reazione ufficiale della conferenza dei religiosi/e si dice: «Chiediamo perdono alle vittime. Le loro storie, spesso taciute per anni, ci toccano profondamente. Facendo sentire la loro voce, portano alla luce gli abusi e, si spera, danno la forza ad altre vittime di fare lo stesso». Si ricorda la scelta della Chiesa belga per la “tolleranza zero”.

    Sulle madri “naturali” e i loro bambini essi difendono anzitutto la loro dignità e offrono le indicazioni a favore del Centro fiammingo per le adozioni a cui hanno affidato da tempo tutti gli archivi a disposizione. Pronti al sostegno quando fosse richiesto.

    Una delle puntate riguarda in particolare l’orfanatrofio Sint-Vincentius di Zelem dove, sulla base di alcune indicazioni, ci sarebbe stato anche un omicidio e alcune sepolture clandestine nel cimitero della città. I religiosi/e chiedono di indagare a fondo sulla questione.

    Quanto agli abusi di potere, sono in funzione da tempo per le suore e le ex suore centri di ascolto dedicati con un possibile riferimento a organismi esterni e indipendenti. «Continuiamo a impegnarci per affrontare il passato con trasparenza e rispetto per rendere giustizia e dare riconoscimento alle vittime. E, soprattutto, per uno spazio sicuro per l’oggi».

    Replica rispettosa del dolore delle vittime

    In un’intervista sr. Mieke Kerckhot arricchisce le informazioni. La responsabile della produzione, Barbara Van Poeck, e il giornalista investigativo, Tom De Smet, l’hanno in qualche maniera coinvolta e questo è stato apprezzato. Assieme a lei hanno rivisto le quattro puntate: «Ho chiesto con una certa forza il diritto di replica nell’ambito della trasmissione. Ci avrebbe dato la possibilità di esprimere in modo personale i nostri sentimenti, le nostre scuse per gli abusi passati. Ci è stato negato. I produttori hanno ritenuto che non fosse adatto al “format”. Ci è stato permesso una videata finale con le nostre risposte scritte […] Ma un cartello da solo dice poco e può risultare freddo».

    Sarebbero state utili alcune parole di spiegazione, ad esempio, rispetto all’accusa di cambiamento di nome quando si entra in noviziato. Pratica di lunga tradizione nella vita religiosa (oggi largamente ignorata), che non vuole essere una censura ma sottolineare la novità e la radicalità della scelta compiuta.

    Inoltre, si sarebbe potuto spiegare che le pratiche e le distorsioni mostrate si riferiscono a decenni passati, non al presente.

    Nel quarto episodio si racconta di abusi in una congregazione femminile già censurata dal dicastero vaticano (non può accettare altre vocazioni per diversi anni) e non più presente nelle Fiandre. Nell’insieme, le denunce riguardano sette famiglie religiose su un totale di 295 presenti sul territorio.

    16 decisioni ecclesiali

    «Restiamo impegnate ad affrontare il passato con trasparenza e rispetto, a rendere giustizia e a riconoscere le vittime di allora e a garantire uno spazio sicuro per tutti oggi. Ripeto sempre: le sorelle consacrate sono persone normali con scelte di vita straordinarie. La maggior parte è sana, ma ce ne sono anche alcune con problemi di salute mentale o persone che potrebbero perdere la testa in determinate circostanze. Ma spero che la cultura del silenzio sia completamente un ricordo del passato. Spero che tutti abbiano il coraggio di superarla. Il documento mediale (De Nonnen, “le suore”) contribuirà a questo».

    È prevedibile che la reazione degli spettatori sarà molto forte. Il tribunale di Limbourg ha già avviato un’inchiesta preliminare. Come è già avvenuto nel 2023 quando una serie televisiva (Godvergeten, “dimenticati da Dio”) suscitò uno sdegno generale spingendo la Camera federale ad avviare una commissione di inchiesta e il parlamento fiammingo a definirne una seconda in proprio (https://www.settimananews.it/chiesa/belgio-abusi-tagliare-fondi-alla-chiesa/).

    La Chiesa ha già sollecitato la messa in opera delle indicazioni prodotte. In un documento episcopale del 2024 (Cosa ha fatto la Chiesa per le vittime di abusi sessuali fra il 1997 e il 2024?) si enumerano sedici passaggi compiuti o condivisi:

    •  creazione di due punti di contatto per francofoni e fiamminghi (1997);
    •  avvio della commissione Halsberghe per il trattamento delle denunce (2000);
    •  la commissione Adriaenssens (2009);
    •  creazione di una commissione parlamentare speciale (2010);
    •  centro di arbitraggio (2012-2017);
    • creazione di dieci punti di contatto per le vittime (2012-2021);
    • commissione interdiocesana per la protezione dei minori (2012);
    •  sussidio “La sofferenza nascosta” (2012);
    •  documento “Dal tabù alla prevenzione” (2014);
    •  nascita del consiglio di supervisione (2016);
    •  giornata nazionale di riconoscimento e di memoria (2017);
    •  rapporto sugli abusi ai minori nella relazione pastorale (2019);
    •  codice di condotta per i collaboratori ecclesiali (2019);
    • punti di contatto unico (francofono e fiammingo) nel 2021;
    •  dopo la serie televisiva Godvergeten (2023).

    L’ultimo evento ricordato è l’incontro delle vittime con papa Francesco nel 2024 (cf. qui). E si prevede che anche dopo l’attuale serie televisiva possa esserci un incontro con papa Leone.

    https://www.settimananews.it/vita-consacrata/belgio-suore-abusi-contesto/

  • La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La Centrale Sindacale Unitaria tiene l’alta l’attenzione sulla vicenda del 27enne sammarinese condannato in Italia per abusi su quattro bambini.

    Restano tutti sul tavolo gli interrogativi sollevati sul caso e soprattutto i dubbi che qualcuno sapesse della condanna in Italia del cittadino sammarinese, e ha lasciato che continuasse a lavorare a stretto contatto con i minori. Un velo di omertà che CSdL e CDLS intendono squarciare e per questo danno pieno sostegno e adesione all’iniziativa del gruppo “Genitori Sammarinesi” nato spontaneamente sui social in segno di protesta, invitando iscritti e cittadinanza alla manifestazione su Piazza della Libertà il 4 settembre alle 17.

    Per i due sindacati l’accertamento di eventuali responsabilità deve andare di pari passo con interventi legislativi ed eventuali accordi internazionali che impediscano il ripetersi di questi orribili episodi. Nel caso specifico la giustizia italiana ha fatto il suo corso.

    Chiediamo al Governo sammarinese di intervenire per avviare una più stretta collaborazione tra le istituzioni politiche e giudiziarie, per assicurare lo scambio di informazioni per i propri cittadini che fossero oggetto di procedimenti penali, almeno per i più gravi, tra cui quelli per violenza di genere e abusi sui minori, in territorio e oltre confine. CSdL e CDLS chiedono maggiore sensibilità al tema, in particolare quando vengono coinvolti i soggetti più indifesi.

    Una sensibilità che i sammarinesi avevano già manifestato nel 2022, con due Istanze d’Arengo che chiedevano l’istituzione di un registro per reati di pedofilia e perché questi reati fossero riportati nel certificato del casellario giudiziario. Entrambe bocciate dal Consiglio Grande e Generale. E’ ora di voltare pagina.

    c.s. CSU

  • I dettagli personali delle vittime di abusi della Chiesa d’Inghilterra sono trapelati, affermano i sopravvissuti

    I dettagli personali delle vittime di abusi della Chiesa d’Inghilterra sono trapelati, affermano i sopravvissuti

    LONDRA, 27 agosto (Reuters) – I dati personali di quasi 200 vittime di abusi nella Chiesa d’Inghilterra sono trapelati in una violazione dei dati da parte di un sistema messo a punto per offrire loro un risarcimento, hanno affermato un gruppo di vittime e alcuni funzionari.
    Si è trattato di un altro duro colpo per la Chiesa, che si stava impegnando per ripristinare la fiducia dopo una serie di casi di abusi sessuali e le dimissioni dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby , a novembre, per le mancanze nella gestione di un caso di abusi su minori.
    La Chiesa, che rappresenta un punto di riferimento per 85 milioni di anglicani in tutto il mondo, ha approvato un programma di risarcimento indipendente per le vittime durante la riunione del suo organo direttivo a febbraio, insieme a una più ampia riorganizzazione della sua struttura di tutela.
    I dettagli di 194 vittime sono stati inclusi in un’e-mail inviata martedì sera alle persone che si erano registrate per un risarcimento, nonché a studi legali e funzionari della Chiesa, secondo The House of Survivors, un gruppo fondato dalle vittime di abusi nella Chiesa.
    Ha affermato che l’e-mail è stata inviata dallo studio legale che gestisce il sistema di risarcimento, Kennedys Law, e poi ritirata pochi minuti dopo.
    La fuga di notizie ha rafforzato “le stesse carenze in termini di tutela e assistenza che il programma di risarcimento avrebbe dovuto affrontare”, ha aggiunto la House of Survivors.
    La Chiesa ha affermato di essere a conoscenza del “profondamente deplorevole incidente sui dati”. “Riconosciamo il disagio che questo ha causato, in particolare per i sopravvissuti che avevano fiducia nel sistema affinché gestisse le loro informazioni con cura e riservatezza”, ha aggiunto in una nota.
    Kennedys Law ha dichiarato di assumersi la piena responsabilità, di aver avviato un’indagine interna e di essersi conformata a tutte le indagini normative.
    “Kennedy è profondamente dispiaciuto per il dolore e la preoccupazione causati a tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave errore”, ha aggiunto.
    Un portavoce dell’organismo di controllo della privacy del Regno Unito, l’Information Commissioner’s Office, ha dichiarato di essere a conoscenza dell’incidente e di stare valutando le informazioni fornite.
    David Greenwood, avvocato che rappresenta le vittime di abusi, ha chiesto alla Chiesa di risarcire le vittime.
    Ha affermato che uno dei suoi clienti, che non ha voluto essere identificato, ha presentato una denuncia, affermando: “Ho diritto all’anonimato a vita, secondo la legge. Questa tutela è stata ora gravemente compromessa, non per mia scelta”.
    https://www.reuters.com/world/uk/personal-details-church-england-abuse-victims-leaked-say-survivors-2025-08-27/
  • In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    La polizia di Clintonville, nel Wisconsin, ha arrestato domenica un sacerdote della diocesi di Madison con l’accusa di tentato abuso sessuale su minore.

    Secondo una dichiarazione della polizia, padre Andrew Showers, 37 anni, è stato arrestato la sera del 24 agosto dopo che gli agenti hanno “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Padre Showers è stato arrestato con l’accusa di adescamento di minori, utilizzo di un computer per facilitare un reato sessuale su minori e tentata violenza sessuale di secondo grado su minore.

    Secondo una dichiarazione della diocesi, dopo essere stata informata dell’arresto di Showers lunedì, egli è stato sospeso da ogni ministero mentre prosegue l’indagine penale, con la quale la diocesi ha affermato di collaborare pienamente.

    Non sono stati confermati dettagli su come il sacerdote sia arrivato a prendere i presunti “accordi” o su come le forze dell’ordine ne siano venute a conoscenza.

    Se tali dettagli dovessero emergere nel corso dell’azione penale, è probabile che lascerebbero la diocesi di Madison con una situazione complicata da risolvere, poiché perseguire un tentato reato di abuso sessuale su minori è molto complicato nel diritto canonico.

    Mentre la maggior parte dei cattolici potrebbe aspettarsi che un sacerdote trovato ad aver tentato di avere rapporti sessuali con una minorenne venga ridotto allo stato laicale di routine (e come parte necessaria di qualsiasi politica credibile di “tolleranza zero”), la legge della Chiesa sulla questione non è affatto così semplice.

    In effetti, a seconda delle circostanze, anche se fosse dimostrato che Showers si è recato a Clintonville con l’intento espresso e specifico di abusare sessualmente di un minore, potrebbe non essere canonicamente possibile per la diocesi imporre la sua riduzione allo stato laicale.

    Per il momento, la sospensione di Showers dal ministero pubblico per tutta la durata del procedimento legale è una certezza.

    È quasi altrettanto certo che un processo canonico verrà avviato rapidamente e poi sospeso finché le accuse penali civili non saranno concluse o ritirate prima del processo.

    Qualsiasi indagine canonica sui dettagli di un presunto delitto contro un minore genererebbe atti potenzialmente controversi dal punto di vista legale. I casi clericali di abusi sessuali su minori sono, secondo le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela , riservati alla giurisdizione esclusiva del Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Dal punto di vista canonico, il vescovo che viene a conoscenza di un potenziale reato di abuso su minore deve immediatamente informare il DDF, che si assume la piena responsabilità del caso, anche se in pratica l’autorità di condurre un’indagine e un processo completi (un processo canonico completo o un processo extragiudiziale accelerato) è spesso delegata alla diocesi locale.

    Tuttavia, la prassi è quella di sospendere i procedimenti canonici fino alla conclusione dei processi penali locali, evitando così la questione.

    Un motivo importante è che le forze dell’ordine e i procuratori locali hanno spesso accesso a prove importanti (e alle risorse coercitive per raccoglierle), non disponibili alle autorità ecclesiastiche, ma essenziali per garantire il miglior esito possibile per tutte le parti in causa.

    Nel caso Showers, i dettagli delle accuse potrebbero rivelarsi cruciali per l’eventuale determinazione da parte della DDF se sia stato commesso o possa essere perseguito uno specifico reato canonico di abuso, dal momento che il sacerdote non è stato accusato di aver effettivamente avuto contatti sessuali con un minore.

    Le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela consentono di perseguire penalmente alcune azioni “tentate”, che sono di fatto crimini di tentativo dell’impossibile, sia contro la fede che contro il diritto canonico in materia di sacramenti.

    Ad esempio, mentre i crimini canonici dell’ordinazione di una donna, o l’assoluzione da parte di un sacerdote di un complice in un peccato sessuale sono crimini canonici, di fatto nessuno di questi è possibile da commettere. L’ordinazione di una donna al sacerdozio è, secondo la definizione della Chiesa della materia essenziale del sacramento, impossibile, e l’assoluzione di un complice sessuale non può essere validamente conferita al di fuori del pericolo di morte.

    Tuttavia, la SST non riconosce, all’interno delle sue norme, il reato di tentato abuso sessuale su minore, ma solo la commissione effettiva del reato. Il Codice di Diritto Canonico, inoltre, non consente di punire un reato tentato come se fosse il reato stesso:

    “Chiunque, in concorso con un reato, ha fatto qualcosa o ha omesso di fare qualcosa ma poi, involontariamente, non ha portato a termine il reato, non è vincolato dalla pena prescritta per il reato portato a termine, a meno che la legge o un precetto non dispongano diversamente”, spiega il Codice.

    Poiché la legge specifica in questione, la SST, non prevede diversamente, difficilmente la diocesi di Madison potrebbe fare pressione sul DDF affinché autorizzi a perseguire Showers per il reato di abuso su minore, anche se fosse condannato civilmente per le accuse per cui è stato arrestato.

    Sebbene il Codice di Diritto Canonico consenta di imporre “una penitenza o un rimedio penale” a qualcuno per aver tentato di commettere un crimine, anche se il tentativo provoca uno scandalo o un danno pubblico, qualsiasi pena imposta deve comunque essere “di genere minore di quella determinata per il crimine consumato”.

    La legge non prevede alcuna pena specifica nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, e tutti i casi devono essere puniti “secondo la gravità del reato, senza escludere la dimissione [dallo stato clericale]”.

    Tuttavia, mentre il DDF impone di routine la pena della laicizzazione nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, la laicizzazione è considerata la pena massima prevista dalla legge; in quanto tale, le disposizioni del Codice di diritto canonico sulla punizione dei reati tentati sembrerebbero escludere tale esito per un reato tentato.

    A seconda delle circostanze delle presunte azioni di padre Showers, come potrebbero emergere in tribunale, potrebbe essere esclusa anche l’opzione di processarlo per tentato abuso sessuale su minore.

    Nella dichiarazione della polizia si afferma che l’arresto è stato effettuato dopo aver “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Gli osservatori hanno già notato che questo resoconto degli eventi è sufficientemente ampio da comprendere diversi possibili scenari.

    È possibile che Showers (presumibilmente) abbia contattato una ragazza di 14 anni, presumibilmente online, poiché è stato accusato di aver utilizzato un computer a fini di abuso sessuale su minori, e abbia avuto una qualche forma di comunicazione che ha portato a un accordo per incontrarsi.

    In questo caso, il contenuto esatto delle comunicazioni del sacerdote con il minore sarà di fondamentale importanza. La DDF ha la prassi di rifiutare di accettare casi, anche palesi, di cosiddetto adescamento, e insiste sul fatto che l’effettiva commissione di un reato di abuso sessuale online rientri nelle norme della SST, anche se l’intenzione di procedere in tal senso appare evidente.

    Pertanto, affinché Showers possa rispondere delle accuse canoniche di tentato abuso sessuale su minore, l’intenzione di incontrarsi per scopi sessuali dovrebbe essere esplicita, così come la conoscenza da parte di Showers dell’età del bambino.

    È anche possibile, tuttavia, che Showers sia stato arrestato dopo essere stato colto in flagrante in un’operazione online, dalle forze dell’ordine o da altri attori, che si erano spacciati online per un quattordicenne allo scopo di identificare gli aggressori sessuali.

    Se così fosse, il DDF potrebbe concludere che anche il “tentato” abuso sessuale su un minore non è perseguibile, poiché, di fatto, non c’era nessun minore da abusare.

    D’altro canto, il DDF ha consentito il perseguimento e la condanna di alcuni ecclesiastici in alcuni casi per il reato di possesso di materiale pedopornografico, anche quando parte del materiale penalmente osceno è animato o generato da un’intelligenza artificiale. Si può sostenere che, nel caso in cui si scopra che un ecclesiastico ha esplicitamente pianificato di incontrare un minore a scopo sessuale, l’imputabilità e l’intenzione di commettere il reato siano dimostrate, anche se non è stato coinvolto alcun minore.

    Tuttavia, anche se tale argomentazione venisse avanzata e accettata dal DDF, il caso non si tradurrebbe quasi certamente in una condanna alla laicizzazione poiché, ancora una volta, un reato tentato non può essere punito con la stessa severità di un reato commesso.

    Naturalmente, questo non significa che, anche respingendo un potenziale caso che coinvolga padre Showers – che si tratti di un tentativo di incontrare un minore, reale o presunto, per scopi sessuali – il DDF ordinerebbe il suo ritorno al ministero.

    Al contrario, i casi rinviati dal DDF perché non conformi ai criteri specifici e rigorosi per un crimine secondo la legge SST sono solitamente accompagnati da un parere canonico consultivo del dicastero che chiarisce che una conclusione di “nessun crimine” secondo la sua legge non significa che un chierico debba essere reintegrato nel ministero.

    Al contrario, i vescovi diocesani di solito incoraggiano vivamente il chierico a chiedere volontariamente la riduzione allo stato laicale. Il più delle volte, viene loro esplicitamente chiarito che il vescovo lo ritiene permanentemente inadatto al ministero e, in caso di rifiuto, è probabile che si verifichi una situazione di stallo a tempo indeterminato.

    Anche se il vescovo potrebbe tentare di perseguire il sacerdote per un reato diverso previsto dal diritto penale della Chiesa, non riservato alla DDF, non ci sono delitti evidenti codificati nella legge che sembrino suscettibili di comportare una punizione di laicizzazione.

    Sebbene il Codice di diritto canonico criminalizzi una serie di altri potenziali atti sessuali da parte di chierici, tali leggi presumono che il chierico stia cercando una relazione sessuale stabile e/o pubblica con un altro adulto, tentando il matrimonio con una donna o vivendo una relazione sessuale aperta con qualcuno anche dopo essere stato avvertito di desistere.

    Sebbene la legge preveda la possibilità di ridurre allo stato laicale “un chierico che ha offeso in altri modi il sesto comandamento del Decalogo”, senza definire un tipo specifico di reato, tale disposizione è qualificata dalla condizione che “il reato è stato commesso in pubblico” – con la presunzione che il chierico stia tentando di vivere in qualche modo una relazione sessuale pubblica e continuativa – non il tentativo, anche volontario, di incontrare di nascosto un minore per un incontro illegale.

    La legge della Chiesa include una sorta di disposizione generale che consente di punire qualsiasi comportamento non specificamente delineato come crimine nel codice penale universale o altrove, se vi è una “violazione esterna del diritto divino o canonico”, ma “solo quando la speciale gravità della violazione lo richiede e la necessità esige che gli scandali siano prevenuti o riparati”.

    Nel tipo di caso che Showers potrebbe affrontare, la sua diocesi potrebbe trovarsi di fronte a un difficile ostacolo canonico da superare per ottenere potenzialmente la sua riduzione allo stato laicale.

    La pubblicità che circonda il suo arresto e qualsiasi successivo processo e condanna genererebbe certamente la necessità di riparare lo scandalo e, ancora una volta, se si scoprisse che ha esplicitamente cercato rapporti sessuali con una minore, pochi contesterebbero la “particolare gravità” dei crimini di cui è stato accusato civilmente.

    Ma il canone onnicomprensivo limita i procedimenti penali alle “violazioni esterne” del diritto divino o canonico, non ai tentativi di violazione, per quanto sincera e comprovata possa essere l’intenzione di commettere il crimine.

    Sebbene possa sembrare probabile che qualsiasi ecclesiastico che cerchi di avere rapporti sessuali con un minore possa essere ridotto allo stato laicale di routine (e nessuno dubiterebbe della grave peccaminosità del suo tentativo), la realtà è che dopo decenni di riforme canoniche, alcuni casi sembrano ancora esulare dalle situazioni previste dalla legge.

    E anche se sembra improbabile che Showers si dedichi di nuovo al ministero sacerdotale, a meno che non venga scagionato in modo drammatico, se il caso contro di lui andrà avanti, resta da vedere se potrà essere effettivamente punito canonicamente per un tentato crimine.

    https://www.pillarcatholic.com/p/on-attempted-abuse-does-no-victim