Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: informazioni

  • Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Denunciare, sempre. A qualsiasi costo. E questo il Presidente di Rete L’ABUSO ONLUS lo sa bene. Ha cominciato presto, Francesco, a smontare un sistema clericale per certi aspetti marcio e sicuramente poco misericordioso. Non ha mai smesso, neppure davanti alle minacce, ai soprusi e allo spettro di poteri talmente forti che fanno tremare la terra tutta intorno.

    Così, una delle sue testimonianze finisce nel libro che ha creato scalpore ancora prima di essere messo in vendita. Via Crucis, di Gianluigi Nuzzi, è il racconto esplicito di controversie e scandali degli uomini di Dio. A pagina 83, Nuzzi scrive: “Ad avvisare l’allora vescovo ci fu anche una vittima di abusi, Francesco Zanardi. Ecco la sua testimonianza: «Calcagno… mi disse di non recarmi alla magistratura,  in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi e io l’avrei poi avuto sulla coscienza»”.

    Si parla del Cardinale Domenico Calcagno, e la versione di Zanardi è ampiamente sostenuta dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, il quale aveva anch’egli dichiarato, prima di morire in circostanze misteriose (qui l’articolo del Secolo XIX), di aver segnalato le malefatte del prete pedofilo all’allora vescovo della diocesi di Savona, sentendosi rispondere: «Potevano anche essere solo dicerie».

    Nuzzi riporta l’episodio nel capitolo “Il Cardinale Rambo”, sempre riferito all’attuale presidente dell’A.p.s.a. (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), che nell’aprile del 2012 subisce ancora un affronto da parte di Francesco Zanardi. Dal portale della sua associazione pubblica una nota contenente delle informazioni piuttosto imbarazzanti. Ne “L’arsenale del Cardinale” si riporta la notizia, in modo dettagliato, della collezione di fucili, alcuni dei quali notoriamente “destinate dal fabbricante ad usi offensivi”, che il Cardinale aveva anche regolarmente denunciato. «Mi piacciono le armi, che male c’è», si difende qualche giorno dopo dalle pagine di Repubblica (qui l’articolo), dicendosi addirittura stupito della diffusione dei documenti che dovevano rimanere in Questura.  E alle domande del giornalista risponde: «Ho pensato che la notizia della diffusione delle mie armi possa essere legata a quelle vicende». Quelle di quasi dieci anni prima, quando alcune vittime di abusi e alcuni preti lo avevano fortemente accusato di non aver contrastato il fenomeno della pedofilia anche laddove era stato messo a conoscenza. Due pagine più tardi, Gianluigi Nuzzi menziona anche il giornalista di Savonanews, Mario Molinari, firmatario dell’articolo che rivelò al mondo l’inconsueta passione per le armi di Cardinal Calcagno.

    E così il cronista milanese torna nuovamente a turbare gli animi degli inquilini della Santa Sede.

  • Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Espulso a Pinerolo, entrò nel seminario ingauno

    SAVONA. Il caso di don Francesco Zappella rischia di travolgere l’intera diocesi di Albenga e Imperia. In particolare lo scandalo potrebbe coinvolgere i vertici della curia e del seminario ingauno nell’era di Mario Oliveri, ilvescovo che il prossimo quattro novembre festeggerà il venticinquesimo anniversario di ordinazione nella diocesi di Albenga. Il nodo della questione è semplice: don Francesco Zappella è stato ammesso nel seminario vescovile ingauno nel settembre del 1991, ossia a pochi mesi dalla condanna a quattordici mesi per abusi sessuali su minore pronunciata dal tribunale di Pinerolo, località dove il giovane Zappella si era trasferito dalla bergamasca per frequentare il seminario salesiano. Le indiscrezioni dicono che Zappella sia stato estromesso dall’istituto piemontese ed accolto nella diocesi di Albenga passata da neppure un anno nelle mani di monsignor Oliveri. «Non ho niente da dire» è il laconico commento di don Luciano Pizzo, l’allora rettore del seminario, che preferisce il silenzio di fronte alla situazione creatasi. Non è un caso però che proprio don Luciano, insieme a don Fabrizio Fabbris (padre spirituale del seminario alla fine degli annio ‘90) e don Rinaldo Bertonasco sia stato uno dei sostenitori della crociata a Roma per mettere fine agli scandali nella curia albenganese.

    Resta infatti difficile da capire come un giovane condannato per abusi sessuali su minori possa essere stato ammesso in seminario e soprattutto ordinato prete il 17 maggio 1997. Il vescovo Oliveri sapeva di quella pesantissima macchia nel passato di Francesco? E se si, perché ha taciuto? In casi di trasferimento tra seminari, i vescovi delle due diocesi si scambiano informazioni e in quel capitolo avrebbe dovuto esserci anche il riferimento a quella condanna. Monsignor Guglielmo Borghetti si trova quindi tra le mani un caso scottante e dalle soluzioni che rischiano di essere pesantissime. E questo potrebbe giustificare la necessità di un’istruttoria non frettolosa sul caso Zappella. Perché se il parroco di Borghetto potrebbe essere sospeso per il caso di pedofilia, nei guai potrebbero finirci anche coloro che quel giovane bergamasco (pronto sempre a prostrarsi di fronte ai simboli della religione) lo hanno fatto pastore della chiesa. Qualcuno sapeva di quella condanna? Qualcuno ha taciuto o qualcuno ha provato a sollevare il caso ed è stato zittito? Il condizionale sugli sviluppi “canonici” ovviamente è doveroso di fronte ad uno scandalo in itineree che ancora una volta porta la diocesi di Albenga all’attenzione del Pontefice Bergoglio. Ma i casi di pedofilia e altri reati cominciano ad essere un po’ troppi per essere sottovalutati. Monsignor Borghetti è pronto ad usare il pugno di ferro con chi ha sbagliato. Il mandato di Papa Francesco è stato chiaro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    La pedofilia fa schifo a tutti quelli che pedofili non sono, chiunque è pronto a scagliarsi contro un pedofilo, è forse il crimine che più di qualunque altro suscita sdegno. Mi sento di concordare e chiunque non lo facesse dubito lo ammetterebbe in pubblico.

    Premesse banali direte voi. Invece di tanto banale al riguardo non vi è nulla. Il libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, dimostra come dare per scontato significhi sottovalutare il problema. Si tratta diun volume documentato e preciso, dai contenuti forti, che traggono forza non dalle immagini che propone né da parole inutilmente di fuoco scagliate contro nessuno e nemmeno dalla facile pietà che l’argomento suscita. Trae piuttosto la forza dalla calma del ragionamento, dal supporto dei fatti, dalla lucidità delle argomentazioni.
    Chiesa e pedofilia si divide in tre parti: un resoconto accurato di alcuni dei più scabrosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa; un’analisi del concetto e della pratica della pedofilia nella storia e nel pensiero occidentali; alcune interviste a persone informate sui fatti, da intendere esperti e non vittime. Non sarò certo io a stravolgere la suddivisione dell’autore, quindi procediamo per ordine.

    La prima parte di Chiesa e pedofilia è una narrazione precisa ed accurata di alcuni scandali recenti che vedono coinvolta la Chiesa. Vengono presi in considerazione, in particolare, i fatti venuti alla luce negli USA, in Canada, in Irlanda e in Germania, con qualche riferimento al buon vecchio Belpaese. Non pensiate di sapere già tutto, quanto riporta Tulli è di rilevanza assoluta e merita di essere letto, deve essere letto.
    Il problema che mette in evidenza l’autore non è quello dei pedofili presenti all’interno della Chiesa, sarebbe banale contrastarne la rilevanza argomentando che i pedofili ci sono ovunque, non solo tra i religiosi. Anche se poi viene fatto notare come i pedofili si vadano a cercare mestieri favorevoli alle loro tendenze criminose, trovando il lavoro del religioso particolarmente propizio. Ma il punto davvero importante non è questo, o almeno non solo. Non possiamo infatti negare che la Chiesa non abbia quantomeno ben vigilato al proprio interno, non abbia reso il più possibile impermeabile a questi criminali il proprio personale. In tal caso però, potremmo “solamente” accusarla di mancata accuratezza, di vigilanza svagata. Certo, sono stati distratti su una questione non da poco, ma per chi la difende esistono argomentazioni da sfruttare, anche se per il sottoscritto si tratta di argomentazioni deboli e pretestuose.

    Dicevamo, il vero punto di forza di Chiesa e pedofilia è un altro, quello di smascherare l’atteggiamento omertoso delle gerarchie ecclesiastiche, e quando si parla di gerarchie si punta in alto, fino al re papa. È sconcertante come la Chiesa abbia cercato in tutti i modi di coprire gli scandali, abbia evitato di collaborare con la giustizia laica, abbia sostanzialmente impedito che i colpevoli venissero processati e condannati. Ne viene fuori il quadro di un’istituzione impegnata soprattutto ad impedire la cattiva pubblicità, tesa a mantenere l’aura di faro morale. Un tale atteggiamento è davvero riprovevole perché ha permesso ai pedofili religiosi di scampare alla punizione prevista dalle leggi degli Stati; non solo, spostando semplicemente di parrocchia gli accusati, ha concesso loro la possibilità di perpetrare i propri crimini. Segno non solo di sostanziale interesse per la sola propria parrocchia, ma anche di unasconcertante sottovalutazione del crimine, una derubricazione di fatto (consolidata dalle parole con cui la Chiesa condanna la pedofilia, dove le vittime non vengono del tutto assolte). La Chiesa si a limita processare canonicamente i carnefici, arrogandosi il diritto di decidere la propria giustizia debba valere per tutti.

    Quale credibilità possono avere questi uomini che mettono il bene della Chiesa Universale davanti alla salute dei bambini? Le righe di Chiesa e pedofilia minano qualsiasi credibilità possa essere concessa a questa gente, inchioda le gerarchie ecclesiastiche ai fatti e non lascia spazio ai dubbi, chi ancora ne avesse sarebbe per partito preso, per pregiudizio inestirpabile, per fede cieca, che è poi quella su cui punta la Chiesa. Non sarebbe molto più sincera e fedele all’immagine che si vuole dare una Chiesa che mettesse pubblicamente alla gogna i propri esponenti che si macchiano di tali crimini? Davvero ne uscirebbe indebolita? Di certo, attraverso il bavaglio spontaneo di cui usufruisce, in Italia conviene così, perché le informazioni che la riguardano vengono elargite poco e male.
    Ora passo ad una considerazione strettamente personale. Se siamo d’accordo che la pedofilia è un atto criminale, se è palese che un’organizzazione ha evitato che molti propri membri venissero puniti dalla legge, come devo considerare chi di una tale organizzazione fa parte o partecipa a qualsiasi titolo? Ma sì leggetela come pura provocazione…

    La seconda parte di Chiesa e pedofilia è una carrellata rapida, non potrebbe essere altrimenti, su come la pedofilia sia parte integrante della cultura occidentale fin dall’antica Grecia e su come questa eredità porti a sottovalutare il problema ancora oggi. Fa male. Leggere righe che accusano tutta la cultura da cui traiamo le nostre radici fa male, come fanno male i dati riportati alla fine sulla pedofilia ai nostri giorni. Però è una parte importante del libro, perché chiamarsi fuori e chiamare fuori il proprio mondo è comodo e facile, invece è necessaria la consapevolezza, come sempre. Detto questo non è il caso di buttare dalla finestra tutta una cultura, è sufficiente riconoscere dove ha sbagliato e correggerla.Non dobbiamo fare come la Chiesa, dichiariamo chiaramente cosa non va, scartiamolo e andiamo avanti tenendoci tutto il buono. Ricordiamoci però di una cosa, di contestualizzare. È nostro dovere estirpare ciò che di sbagliato rimane di quella cultura oggi, ma abusare di un adolescente duemila anni fa o oggi non può avere la stessa valenza, quantomeno perché oggi la legge lo condanna.

    La terza parte di  Chiesa e pedofilia è costituita da interviste ad esperti (vaticanisti, giornalisti, psichiatri, politici), ognuno dei quali mette in luce qualche aspetto. Non si tratta di interviste lunghe, sono poche domande in cui il cuore della questione viene subito a galla, dritto al punto, come tutto il libro.

    Chiesa e pedofilia non è solo quello che ho raccontato io, è molto di più, è necessario leggerlo.

    Attraverso questo libro ho scoperto il documentario Unrepentant di Kevin Annett sul genocidio canadese, decine di migliaia di bambini abusati e uccisi nelle scuole residenziali canadesi. Dopo averlo guardato mi sono informato su Annett e secondo alcuni la sua attività attuale non ha la stessa spinta rigorosa dell’inizio. A prescindere da ciò, su cui non ho strumenti per pronunciarmi, il documentario è un lavoro importante e valido, una denuncia che dovrebbe essere divulgata il più possibile. Governo canadese e Chiesa si sono scusati, il Canada ha anche pagato somme in denaro, negare l’esistenza di quei fatti è ormai impossibile. Non si tratta di un crimine della sola Chiesa Cattolica, sono coinvolte altre chiese e lo Stato canadese. Ma a destare sconcerto sono le scuse quasi abbozzate che la Chiesa si è premurata di fare solo dopo essere stata sollecitata. Mai che ne faccia di sua spontanea volontà e sempre come se bastasse qualche parola per meritarsi il perdono.

    Infine consiglio il film The Woodsman – Il Segreto, con un Kevin Bacon in forma smagliante. The Woodsman – Il Segreto tratta il tema della pedofilia senza avvalersi di immagini cruente di violenza, ma sviscerando l’animo di chi è carnefice (anche se il protagonista non ha mai commesso violenza sessuale, ma ricordiamo che è pur sempre colpevole) racchiuso in una malattia difficile da debellare, senza presentare un personaggio macchiettistico fin troppo facile da digerire. Sia ben chiaro che le vittime vengono prima di tutto, ma questo punto di vista, per la qualità racchiusa nel film, diventa interessante.

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

  • Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

    Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

    38314 LIMA-ADISTA. A Lima si torna a parlare degli abusi sessuali che avrebbe perpetrato contro minorenni della sua stessa comunità il fondatore di Sodalitium Christianae Vitae (Scv), Luis Fernando Figari. L’occasione è stata la presentazione, durante la trasmissione “Cuarto Poder” dell’emittente AmericaTv, il 18 ottobre scorso, del libro Mitad monjes, mitad soldados (“Metà monaci, metà soldati”), scritto a quattro mani dal giornalista-scrittore ed ex-sodalite Pedro Salinas – autore nel 2002 diMateo Diez, in cui in forma romanzata racconta l’esperienza (la sua) vissuta da un giovane in una setta religiosa dove trova fanatismo, sesso e perversione – e dalla giornalista Paola Ugaz. I due hanno raccolto una trentina di testimonianze di vittime di stupri e di soprusi fisici e psicologici perpetrati dai “leader spirituali” della società di vita apostolica. “Leader” al plurale perché, già prima che si sapesse di Figari, erano stati scoperti gli abusi commessi dal numero due della Scv, l’ex vicario generale German Doig, morto il 13 febbraio 2001 e del quale era stato avviato a Roma il processo di beatificazione (poi bloccato). «Conduceva una doppia vita» e era dominato da «cattive condotte sessuali», avevano ammesso i membri di Sodalitium in un comunicato pubblicato a gennaio 2011, a conclusione dell’Assemblea generale del Scv per l’elezione del nuovo superiore generale. Contesto non secondario, perché la carica era vacante in seguito alle dimissioni presentate da Figari solo un mese prima, l’8 dicembre, probabilmente per cercare di evitare accuse di complicità e distrarre dalla sua persona. Anche perché, secondo quanto raccontò in quel periodo un altro giornalista, José Enrique Escardó, che da oltre un decennio andava denunciando abusi e maltrattamenti subiti da lui e da altri “sodali” all’interno della comunità, «non c’era nulla che Doig facesse di cui Figari non fosse al corrente, erano come una sola persona»; perciò «Figari non solo sapeva, ma oscurò gli atti commessi da Doig, e la sua rinuncia – evidenziava – ha a che fare con questo». D’altronde, lo stesso Figari già nel 2011 era stato denunciato al Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Lima, retto dal card. Juan Luis Cipriani, membro dell’Opus Dei, e ai competenti organi del Vaticano da un ex affiliato della “famiglia sodalite” per «abusi sessuali gravi» e «maltrattamenti fisici, psicologici e spirituali». Ma sui risultati di tali denunce nulla si sa.

    Sodalitium, dopo i servizi televisivi e di altri media sul libro di Salinas-Ugaz, ha diffuso un comunicato (19 ottobre), in cui esprime innanzitutto «dolore e vicinanza a tutte quelle persone che hanno sofferto e soffrono per azioni o omissioni commesse da alcuni membri della nostra comunità». Poi precisa che, «sulle testimonianze che sarebbero state presentate al Tribunale Ecclesiastico di Lima o a Roma, non essendo stati informati dei loro contenuti né da coloro che le hanno presentate né dalle predette istanze, non possiamo che assicurare la nostra preghiera e la nostra disposizione ad accogliere ogni testimonianza con rispetto, responsabilità e discrezione».

    Si informa anche che dal 2010 (da subito dopo le dimissioni?) «Luis Fernando Figari vive a Roma in una comunità sodalite», lontano dalla vita pubblica e «da qualsiasi ingerenza con il governo della comunità». Chissà perché poi, visto che non si ha notizia di qualsivoglia punizione nei suoi confronti. Comunque, pare non si sia comportato bene neanche ultimamente. Aggiunge infatti il comunicato: «Nel corso del 2014, il superiore generale attuale, dopo aver ricevuto una serie di testimonianze di diversa indole (sic!), ha disposto che intensificasse questa vita di ritiro».

    Figari, laico consacrato, già consultore del Pontificio Consiglio dei Laici, su nomina nel 2002 diGiovanni Paolo II, membro del Sinodo sull’eucarestia nel 2005 per volere di Benedetto XVI, ha fondato Sodalitium Christianae Vitae l’8 dicembre 1971. Noto per le sue simpatie naziste e franchiste, prima di quella data aveva partecipato alla fondazione in Perù di Tradizione, Famiglia e Proprietà, l’associazione legata alle più feroci dittature latinoamericane.

    Ecco come, nel dicembre 2010, Salinas  descriveva la Scv: un «gruppo religioso» che «si regge sull’autoritarismo assoluto, dispotico e dittatoriale», cresciuto – aggiungeva contestualmente il quotidiano (Perù21, 26/12) – «sotto l’ala destra della Chiesa alimentata da conservatorismo, adesione ad idee vecchie, difesa di idee obsolete» (per ulteriori informazioni, v. Adista Notizie nn. 12 e 71/11).

    * Il simbolo di Sodalitium Christianae Vitae. Immagine di SajoR, tratta dal sito Wikimedia Commons, immagine originale e licenza. L’immagine è stata tagliata, le utilizzazioni in difformità della licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/55595

  • Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino.

    E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza. Diego l’ha ritrovata a 25 anni, otto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori. È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.

    «La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla Procura consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Innsieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto dieci pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.

    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    Francesca Lagatta

  • PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino. E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza.

    Diego l’ha ritrovata a 35 anni, diciotto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori.

    È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.«La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla curia consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima, qualche tempo prima, ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe in persona.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Insieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva telematica. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto due pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.


    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-lagghiacciante-storia-di-diego-esposito-una-delle-vittime-di-don-silverio-mura/

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

  • Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

    Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

    http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/

  • Violenza sessuale in sagrestia, frate 85enne sarà processato

    Violenza sessuale in sagrestia, frate 85enne sarà processato

    Il gup di Firenze Alessandro Moneti ha rinviato a giudizio un frate 85enne di un convento nel Fiorentino per una violenza sessuale che avrebbe consumato in sagrestia, dopo una messa, ai danni di una fedele di 28 anni. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri dalla giovane donna nel settembre 2013, e i racconti resi alla polizia giudiziaria, lei stessa era andata a chiedere una benedizione dopo aver subito un incidente stradale il giorno precedente: non era rimasta ferita ma comunque era sotto choc, in particolare per una forte discussione avuta con l’automobilista dell’altra vettura con cui si era scontrata. Ancora scossa, aveva deciso di andare a messa e di aspettare alla fine il frate, che la ricevette nella sagrestia. Qui, sempre secondo il racconto della donna, il religioso, dopo averle fatto il segno della croce e averle chiuso un occhio con le mani, l’avrebbe sottoposta a violenza aiutato da uno sconosciuto – per ora non identificato – che l’avrebbe trattenuta alle spalle. Tornata a casa, non avrebbe detto nulla ai familiari. Ma il giorno dopo andò in ospedale a farsi visitare e poi si recò anche dal medico curante. Successive indagini della procura hanno ricostruito i fatti e poi condotto all’udienza preliminare per chiedere il processo del religioso. “Ci riserviamo di sviluppare indagini difensive e di chiedere una perizia psichiatrica per la donna – ha detto l’avvocato Paolo Ghetti, difensore del frate – Al momento ci sono tre racconti che riteniamo diversi, tra querela presentata ai carabinieri della stazione, sommarie informazioni rese alla pg e incidente probatorio. Ravvisiamo elementi contradditori e lacunosi, e, per certi tratti, irreali”. Secondo quanto appreso nella denuncia la 28enne ha anche chiesto un risarcimento di un milione di euro perché non più in grado, dopo quel fatto, di frequentare luoghi di culto. Il processo comincerà l’8 gennaio 2016 davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Firenze. Fonte: ANSA

    http://www.gonews.it/2015/09/17/violenza-sessuale-in-sagrestia-frate-85enne-sara-processato/

  • UN EX VESCOVO DELLA CHIESA ANGLICANA HA AMMESSO DI AVER ABUSATO SESSUALMENTE DI OLTRE 20 RAGAZZI, DAL 1977 AL 1992

    UN EX VESCOVO DELLA CHIESA ANGLICANA HA AMMESSO DI AVER ABUSATO SESSUALMENTE DI OLTRE 20 RAGAZZI, DAL 1977 AL 1992

    Non appena le vittime si fecero avanti nel 1993 per denunciare gli abusi, infatti, iniziò un intenso scambio di informazioni tra la polizia, i pubblici ministeri e la chiesa anglicana, al termine del quale si decise di avvertire il vescovo, piuttosto che portare Peter Ball in tribunale….

    Un ex vescovo della chiesa anglicana ha ammesso di aver abusato sessualmente di oltre 20 ragazzi nel corso di ben 15 anni, dal 1977 al 1992. Peter Ball, già vescovo di Lewes e Gloucester, si è dichiarato colpevole stamattina in un processo che riguardava l’abuso di due giovani ragazzi, riconoscendo anche la sua cattiva condotta per quanto riguarda l’abuso sessuale di altri 19 minori.

    A seguito della confessione, è emerso anche che i pubblici ministeri e la polizia – con il benestare dell’allora arcivescovo di Canterbury, George Carey – avevano permesso a Ball di sfuggire il processo penale quando gli vennero mosse le prime accuse ben 22 anni fa. Non appena le vittime si fecero avanti nel 1993 per denunciare gli abusi, infatti, iniziò un intenso scambio di informazioni tra la polizia, i pubblici ministeri e la chiesa anglicana, al termine del quale si decise di avvertire il vescovo, piuttosto che portare Peter Ball in tribunale.

    È stato solo nel 2012 che, dopo numerose richieste, la Chiesa d’Inghilterra si è decisa a consegnare i documenti della vicenda alla polizia, in base ai quali Peter Ball è stato arrestato e accusato di abuso sessuale oltre che di 4 aggressioni ai danni di altrettanti ragazzi.

    Ball, 83 anni, è in rapporti con il principe Carlo, che aveva descritto in passato come un “un amico leale”. L’uomo era una figura di alto livello nella diocesi anglicana e venne nominato vescovo di Gloucester nel 1991, in una cerimonia alla quale partecipò anche il principe Carlo. Quando, due anni dopo, si dimise dall’incarico, Ball si trasferì a Manor Lodge, una proprietà nel Somerset appartenente a Carlo.

    http://www.theguardian.com