Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: informazioni

  • Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza
    Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza
    di Redazione 22/03/2012

    Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista 3 Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista
    Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia 2 Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia
    Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi 18 Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi

    “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioé io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”. “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri: c’é stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. è stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra il sacerdote e l’uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso. Questa conversazione -registrata all’insaputa del prete – è stata fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa. Oggi anche la polizia postale di Catania ha acquisito la registrazione. Da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

    Annuncio promozionale
    Ricevi le notizie di questa zona nella tua mail. Iscriviti gratis a CataniaToday !

    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia, accusando don Carlo Chiarenza, all’epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana. “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire”.

    Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo. In una si legge “un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: “Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare più potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-acireale-don-carlo-chiarenza.html

    22/3/2012
    Testimonianza-choc
    VITTIMA DI ABUSI SESSUALI ACCUSA PRETE IN CONFERENZA STAMPA
    VATICANISTA DE LA STAMPA
    Ha scelto la sala stampa estera a Roma per portare alla luce una vicenda intima e dolorosa rimasta nascosta per un ventennio in una parrocchia di Aci Reale. Teodoro Pulvirenti oggi ha 35 anni e vive a New York come ricercatore medico. Quando aveva 14 anni fu ripetutamente abusato sessualmente dal suo parroco. Oggi è stato il protagonista di una conferenza stampa organizzata dall’associazione anti-pedofili Caramella buona per raccontare la sua vicenda e denunciare un sacerdote che – rimosso dal vescovo attuale solo il mese scorso – nel frattempo avrebbe abusato indisturbato numerosi altri minori. E sul quale ormai indaga la Procura di Catania e la Polizia postale. Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: «Mi sentivo sporco», gli dice Pulvireti. «Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene». Denunciato, a febbraio, Chiarenza è stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia. Ora questa registrazione è stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. «Il mio caso è caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’è una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare». L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di «protezioni» e «scaricabarile tra vescovi», definendo «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo. Ma il vero pugno nello stomaco è il racconto di Teodoro: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà. C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, nè una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio benè, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire». Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità». In mano Teodoro stringe un rosario: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa».

    ABUSI SESSUALI
    Prete pedofilo: «Era perché ti volevo bene»
    Catania, dopo 20 anni don Carlo denunciato.
    Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    (© Ansa) Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    Ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali che ha subito all’età di 14-15 anni a opera di un prete: Teodoro Pulvireti, ora 37 enne, si è sfogato nel corso di una conferenza stampa il 21 marzo, dopo anni di dolore nascosto.
    L’uomo, di origine catanese, è ricercatore negli Stati Uniti e lo scorso febbraio ha deciso di denunciare don Carlo Chiarenza, il parroco che ha abusato di Pulvireti tempo fa, quando era d’ufficio a S. Paolo di Acireale.
    DOPO ANNI, LA DENUNCIA AL PRETE. Il sacerdote è stato poi decano della Basilica di S. Lorenzo e dopo la denuncia è stato allontanato e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.
    Nel corso della propria testimonianza choc, Pulvireti ha fatto anche ascoltare l’audio di una conversazione che ha avuto qualche tempo fa con il religioso: «Mi sentivo sporco», gli ha detto l’allora ragazzino. «E io» ha risposto il prete, «inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene».
    La terribile registrazione è diventata una delle prove a disposizione della polizia postale di Catania che sta raccogliendo materiale e testimonianze di vari soggetti informati sui fatti, non solo della triste storia di Pulvireti ma anche di altri episodi.
    ALTRI CASI DI ABUSO SU CUI INDAGARE. Gli abusi che ha subito il 37 enne, infatti, sono ormai caduti in prescrizione: «Ma ce n’é una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare» ha affermato.
    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La caramella buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine che per primo ha sollevato il caso.
    Nel maggio 2011 infatti il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, il quale ha definito «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia, ha scritto in Vaticano a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza.
    Scicluna ha risposto però invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.
    Il racconto di Pulvireti: «Se mi rifiutavo, lui mi tirava fuori dalle attività»

    Mentre i religiosi si passano di mano in mano la rovente questione, il racconto di Teodoro alla stampa ha lasciato senza parole: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà» ha affermato, continuando: «C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti».
    LA VIOLENZA ALL’INTERNO DELLA PARROCCHIA. Ma per far parte di questi eletti, si doveva pagare pegno: «A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, né una ragazza» ha raccontato Pulvireti, «Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere».
    E proprio sfruttando il momento di bisogno del ragazzino, il sacerdote ne aproffitò: «Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire».
    DON CHIARENZA: «CHI VUOI CHE TI CREDA?». Quella fu solo la prima di una lunga catena di abusi: «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? Vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità».
    Pulvireti ha raccontato la propria esperienza scioccante stringendo un rosario fra le mani: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa» ha concluso.
    Commozione da parte sua e dei presenti alla conferenza stampa, in particolare del sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà.

    Giovedì, 22 Marzo 2012

  • Sms, lettere, mail, scambi di tenerezze. L’economo della diocesi, don Marco Mangiacasale, arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne

    Sms, lettere, mail, scambi di tenerezze. L’economo della diocesi, don Marco Mangiacasale, arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne

    Nuovi dettagli nel caso di don Marco, il sacerdote di Como arrestato mercoledì con l’accusa di abusi

    Emergono particolari scottanti nella vicenda di don Marco Magiacasale, il sacerdote comasco mercoledì scorso arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne. Il prete, 48 anni, parroco di San Giuliano a Como, avrebbe instaurato con la ragazza abusata una vera e propria relazione, cominciato quando la giovane aveva solo 13 anni di età.

    UNA VERA E PROPRIA RELAZIONE – Ad incastrarlo ci sono messaggi telefonici, e-mail e lettere d’amore. Ne parla l’edizione milanese del Corriere della Sera in un articolo a firma di Anna Campaniello:

    Sms, lettere, mail, scambi di tenerezze. L’economo della diocesi, don Marco Mangiacasale, arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne, aveva intrecciato una vera e propria relazione con la giovanissima parrocchiana. Il rapporto è iniziato quando la ragazzina aveva 13 anni e, secondo l’accusa, è proseguito fino al mese scorso. Il sacerdote, 48 anni, fino al 2009 parroco di San Giuliano, in centro Como, è in isolamento nel carcere del Bassone. Ieri mattina ha incontrato il suo legale, Renato Papa, con il quale ha parlato a lungo. L’interrogatorio con il giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto è fissato per lunedì prossimo. In quella occasione, il sacerdote dovrebbe raccontare per la prima volta la sua versione dei fatti. Nelle scorse ore sono trapelate le prime informazioni sulla delicata inchiesta, scattata il 28 febbraio scorso, dopo la denuncia dei genitori della ragazzina, e sfociata una settimana dopo nell’arresto di don Marco.

    VIOLENZA SESSUALE – La relazione tra sacerdote e ragazzina sarebbe in tutto analoga ad un normale rapporto d’amore. Cominciata quando la giovane aveva solo 13 anni. Continua Campaniello sul Corriere:

    Tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti fanno pensare che tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana ci fosse una relazione del tutto analoga a un normale rapporto amoroso. Un rapporto che non può che configurarsi come una violenza sessuale, visto che la ragazzina aveva 13 anni quando è iniziata la relazione e tuttora è minorenne. Nelle contestazioni non si farebbe comunque riferimento a rapporti sessuali completi. Nell’appartamento dell’ex parroco — sollevato da tutti gli incarichi dal vescovo di Como monsignor Diego Coletti subito dopo la notizia dell’arresto — gli uomini delle forze dell’ordine hanno sequestrato oggetti e documentazione, anche informatica. Sembra che gli inquirenti abbiano in mano i testi di messaggi, lettere e mail che sarebbero inequivocabili.

    COMUNITA’ SOTTO SHOCK – Le denunce a carico di don Marco erano partite dopo che la ragazza di era confidata con un altro prete, ora nuovo parroco di San Giuliano. I fedeli sono increduli:

    «Dite una preghiera», si è limitato a ripetere ieri l’attuale parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi. Con lui nelle scorse settimane si era confidata la giovane vittima ed è stato lui a spiegare ai genitori della ragazzina la situazione, facendo di fatto scattare l’indagine. Ieri però, il sacerdote ha scelto la strada del silenzio, anche con i fedeli che hanno partecipato alla messa. L’intera comunità è sotto shock per l’arresto di don Marco, descritto come una persona «buona, preparata, sempre disponibile». «Aveva dato un nuovo slancio all’oratorio e alla parrocchia», ripetono i fedeli di San Giuliano.

    http://www.giornalettismo.com/archives/211055/il-prete-che-invia-sms-damore-alla-ragazzina/

  • Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    di Francesco Colafemmina – Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione “Gli Intoccabili” condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall’accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l’integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso…

    All’inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un “corvo in Vaticano”. Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: “Grandi funerali a corte!”. La citazione riguardava un “minaccioso sogno” del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l’abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II.
    Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della “cricca” bertoniana in Vaticano.

    Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi “deposto” con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico.

    Ma le avvisaglie di questa deposizione c’erano già almeno dall’inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su “Il Giornale” un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana “interno” affidato ad “una persona perbene” con un servizio affidato ad un’azienda esterna. La persona perbene sarebbe l’aretino Domenico Giani, l’arcivescovo cattivo Mons. Viganò: “Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?”

    Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l’accusa – fondata? – di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L’articolo concludeva: “Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità.”

    Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via… Quando però a settembre arriva la lettera del “Corvo” chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di “dossier”, di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

    Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un “regolamento di conti”, ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall’annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l’apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

    Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono “coach” (allenatore). Ma già nel 2010 nell’ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del “coach” in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell’Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità e frequentatore di Mons. Camaldo, cerimoniere del Papa, meglio noto con un nomignolo irriverente che richiama alla mente il film “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Camaldo come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicatoin un’operazione finanziaria per l’acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un’associazione massonica. Camaldo è ancora fra i cerimonieri del Papa.

    Da questi fatti emerge l’immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l’immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l’immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all’ombra del cupolone.Questa è l’immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata… E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

    Perverso e inutile sarebbe difendere l’indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

    http://nullapossiamocontrolaverita.blogspo…che-veniva.html

  • Schio, prete accusato di violenza Adesso c’è il sospetto di altri casi

    Schio, prete accusato di violenza Adesso c’è il sospetto di altri casi

    INCHIESTA. La clamorosa indagine sulle presunte violenze in oratorio: i carabinieri ascoltano numerosi testimoni. La difesa del prete intenzionata a chiudere la vicenda in tempi brevissimi. Allo studio anche un accordo con la parte offesa
    19/01/2012

    Don Sergio Rappo

    Schio. In caserma sfilano i ragazzini. I carabinieri stanno cercando di fare luce su quanto avveniva nell’oratorio della parrocchia S. Croce di Schio, dopo la querela di un giovane di 20 anni di Torrebelvicino che ha denunciato il co-parroco di violenza sessuale. Da quanto trapela il sacerdote avrebbe mantenuto un atteggiamento equivoco anche con altri adolescenti; ma gli inquirenti procedono con i piedi di piombo, anche perchè va compreso se effettivamente dei reati siano stati commessi. Quello che è certo è che più di qualcuno aveva detto alla presunta vittima del prete di stare alla larga dall’oratorio, e lo ha confermato anche ai militari comandati dal capitano Massimo Ferrari e dal luogotenente Sergio Asciolla. Intanto, il pubblico ministero Antonella Toniolo, che coordina la delicata indagine, potrebbe chiedere a breve l’incidente probatorio, e cioè un’udienza davanti al giudice e davanti anche al sacerdote in cui sentire il giovane accusatore per cristallizzare le contestazioni. Anche la difesa di don Sergio Rappo, 59 anni (il sacerdote è assistito dall’avv. Michele Carotta), però sta cercando di velocizzare i tempi per arrivare il prima possibile ad una definizione della vicenda. Il sacerdote, già spostato dalla Curia, è stato ascoltato dal magistrato davanti al quale il prete ha ammesso di aver fatto delle carezze al ragazzo. Nulla più. La Curia, che si è detta pronta ad aiutare la famiglia del giovane, potrebbe proporre anche un risarcimento. L’obiettivo degli inquirenti è al momento quello di fare piena chiarezza su quanto è avvenuto in oratorio fra l’antivigilia di Natale e Capodanno. In quei giorni, il giovane prestava servizio per don Sergio già da qualche settimana: lo aiutava nelle pulizie e nella distribuzione dei volantini parrocchiali, e in altre piccole faccende. In cambio, guadagnava 10 euro l’ora che per lui, disoccupato da tempo, erano assai preziosi. Nel frattempo, incontro dopo l’incontro, l’intimità con il religioso – in base a quanto il ragazzo, accompagnato dal padre, ha denunciato in caserma – sarebbe aumentata. Dalle chiacchiere ai massaggi distensivi, fino agli atti sessuali. «Il 23 dicembre mi costrinse ad un rapporto completo», ha detto il ragazzo, che dimostra assai meno dei suoi 20 anni. Il giovane fa riferimento anche ad un secondo episodio, ma dice di essere talmente confuso da non sapere indicare nè quando è avvenuto nè cosa esattamente è successo. «L’ho rimosso», si è giustificato con i carabinieri, ai quali si è rivolto solo dopo il consiglio degli amici ai quali aveva raccontato quello che gli era successo in oratorio. Del primo incontro da codice penale il ragazzo ricorderebbe ogni particolare, del secondo nulla. Ora gli stessi militari stanno cercando di recuperare gli sms che il giovane e il sacerdote si erano scambiati in quei giorni, nei quali il ragazzo accusa il prete di essersi comportato male. L’indagine, che è quanto mai complessa, deve dare risposte certe nelle speranze della Curia e dei parrocchiani. Don Sergio è un prete stimato e amato sia per le sue qualità di pastore che per le sue doti umane e di educatore dei giovani. «Possibile?», si chiedono tutti. D.N.

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…_di_altri_casi/

    I parrocchiani divisi: «Sacerdote stimato» «Allungava le mani»
    19/01/2012

    Un quartiere diviso a metà. A Santa Croce c’è chi difende a spada tratta don Sergio Rappo, il co-parroco accusato di violenza sessuale su un ventenne, ma dall’altra parte c’è anche chi racconta episodi inquietanti. Gli animi dei cittadini sono sconvolti per la notizia che ha investito la parrocchia. C’è chi è turbato perchè in quel sacerdote credeva e riponeva fiducia. Un uomo che a detta di molti si era dato tanto da fare per la comunità in tutti questi anni di servizio, aiutando le persone in difficoltà che andavano a bussare alla porta della coanonica. «Una notizia che ci ha colto di sorpresa e ci lascia perplessi – afferma Sergio Pianalto dell’omonima edicola di fronte alla chiesa -. Il parroco era molto stimato e apprezzato per il suo operato. Grazie a lui era sparita anche la gentaglia sospetta che alla sera girava qua in parrocchia». «Sentivo clienti ipotizzare – spiega il titolare di un esercizio commerciale di via Strasseggiare, cuore del quartiere – una possibile “vendetta” o una mal interpretazione da parte del ragazzo vittima, magari offesosi per altri motivi. In ogni caso sarà la giustizia a far luce sulla faccenda». Dall’altro lato però c’è anche chi si domanda come mai queste presunte attenzioni particolari verso i giovani non siano venute a galla prima. Dalle voci di quartiere sembrerebbe infatti che il sacerdote anche in anni passati avesse allungato un po’ troppo le mani su qualche giovane, con il solito pretesto “massaggi” reciproci. Informazioni che in questi giorni sono al vagli dei carabinieri per stabilirne la veridicità. «Questa estate una cliente – racconta un’altra negoziante – mi raccontò dell’episodio accaduto al figlio di conoscenti. Il ragazzo aveva avuto a che fare con don Sergio. Mi aveva parlato di strani massaggi in seguito ai quali il giovane non era più stato lo stesso e aveva dovuto addirittura sottoporsi a terapia psicologica».
    Silvia Dal Ceredo

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…ungava_le_mani/

  • A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore

    A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore

    A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore. Il pedoseminarismo è una realtà residuale praticata ancora dai Rogazionisti, che sperano di stordire giovani ragazzi in formazione, che invece di avere le prime esperienze sentimentali e sessuali vengono messi a pregare nella speranza che si stordiscano e si facciano preti.

    E nel frattempo proprio a Napoli è stato trasferito il prete indagato. E forse se ne sta accanto a ragazzini inconsapevoli delle gravi accuse su cui indaga la magistratura.

    www.giovanirog.it/index_file/SedeNapoli.htm

    A Napoli i Padri Rogazionisti hanno un bellissimo Istituto situato in una zona panoramica dei Colli Aminei. Le attività della casa sono molteplici: la Parrocchia di Sant’Antonio alla Pineta, una Casa Famiglia per ragazzi in difficoltà, il Seminario Minore e il Prenoviziato della Provincia Rogazionista dell’Italia Centro-Sud e sono disposti ad accogliere e ad incontrare tutti coloro che vogliono mettersi in cammino verso Dio.

    I ragazzi: Il seminario minore dei Padri Rogazionisti di Napoli ospita quest’anno degli adolescenti che vanno dai 14 ai 18 anni e frequentano la scuola superiore. Il seminario non è il luogo ove si diventa “sacerdoti” ma è quella famiglia ideale dove l’adolescente, impegnandosi nell’amore reciproco, nel gioco, nello studio e nella vita di preghiera si chiede: “Cosa vuoi che io faccia, o Signore?”. Ed allora cosa aspetti?…Vieni e vedi!!
    Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti

    I sacerdoti: Qui, nella comunità di Napoli, sono presenti 10 sacerdoti rogazionisti che portano avanti le tre attività principali. Di questi, Padre Vincenzo D’Angelo (nella foto) è il responsabile del seminario insieme a Padre Claudio che è anche animatore voc. Il tutto è diretto con paterna responsabilità da Padre Ciro Fontanella.

    I giovani: Oltre ai seminaristi, nella nostra comunità, sono presenti anche alcuni giovani che di anno in anno si avvicendano presso il nostro centro, per fare una forte esperienza di preghiera, di vita comunitaria e di fraternità, all’insegna di un profondo discernimento voc. Sono giovani semplici ma coraggiosi e generosi, capaci di guardare avanti…e dire “ma io cosa posso fare?”

    Gli ambienti: Quelli del seminario e della comunità giovanile sono ambienti molto semplici e famigliari, anche se, sicuramente, un po più grandi di un piccolo appartamento! Siamo come in famiglia…ed abbiamo in comune alcune sale da studio e naturalmente la mitica sala giochi. I ragazzi dormono in ogni caso in camere doppie o triple… poiché la legge è sempre la stessa “come è bello che i fratelli vivano insieme!”
    Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti

    L’attività del seminario è affiancata dal servizio di pastorale giovanile diretto dal P. Salvatore Catalano. Il suo ruolo è quello di vice parroco nella parrocchia rogazionista di Sant’Antonio “a la Pineta” di Napoli presso i Colli Aminei. Per altre informazioni visita il sito della parrocchia:

  • La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    Il mondo è pieno di ingenui che invece di raccontare le violenze ai magistrati permette a chi abusa di prendere le contromisure.

    www.webregioni.chiesacattolica.it/c…ordina_per=DESC

    PERUGIA: ISTITUITA UNA “COMMISSIONE DIOCESANA D’INDAGINE”

    A seguito di notizie diffuse dai media circa “presunti abusi di un religioso perugino”, l’arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti ha costituito, in data 24 ottobre 2011, una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo l’arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. È ferma intenzione dell’arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilità dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità.

    Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia (Pg).

  • Diocesi sul caso Briano: è un laico

    Diocesi sul caso Briano: è un laico

    Relativamente all’articolo, a firma Giovanni Ciolina, comparso sull’edizione savonese de Il Secolo XIX di oggi 8 novembre 2011 e al richiamo in prima pagina del medesimo, la Diocesi di Savona-Noli, sentiti i propri legali, intende precisare quanto segue:

    in primis Franco Briano non è un diacono, come erroneamente riportato nell’articolo di Ciolina a pagina 22 (e ribadito nella titolazione e nella locandina) né tantomeno un prete come lascia chiaramente intendere il titolo del richiamo in prima “Prete pedofilo a Lavagnola arriva il colpo di spugna”. Si tratta di una gravissima inesattezza poiché il citato Franco Briano, che ha in passato collaborato con la parrocchia di Lavagnola, è semplicemente un laico che non fa parte a nessun titolo del clero savonese.

    In seconda battuta l’autore dell’articolo scrive altre gravi e inaccettabili inesattezze quando afferma testualmente: “Ma il buco nero della curia savonese nel campo della pedofilia ha coinvolto anche altri parroci: don Nello Giraudo, don Achille, don Rebagliati, quest’ultimo sotto inchiesta per favoreggiamento della prostituzione”.

    Ci preme invece ricordare che don Achille Tronconi – di cui viene omesso il cognome, ma è chiaro il riferimento essendo l’unico don Achille in diocesi – non risulta coinvolto in alcuna inchiesta legata alla pedofilia, così come lo stesso don Carlo Rebagliati che deve rispondere esclusivamente di altre accuse, come ammesso dallo stesso redattore dell’articolo.

    Infine, la Diocesi intende ribadire con forza che, sempre nel rispetto dell’azione della Magistratura e dei procedimenti civili e penali, per la chiesa non esiste alcuna prescrizione relativamente a reati commessi all’interno del clero, che sono perseguiti dai tribunali ecclesiastici. Nessuna azione in tal senso è invece possibile nei confronti di Franco Briano poiché, come precisato, non appartiene al clero.

    La Diocesi di Savona-Noli chiede pertanto a tutti i media savonesi di dare ampia rilevanza a questo comunicato per evitare il diffondersi di informazioni non corrette e non rispondenti alla verità.

    In particolare, in conformità alle vigenti leggi sulla stampa, CHIEDE alla testata Il Secolo XIX di pubblicare queste precisazioni – nella loro interezza e con stessa rilevanza dell’articolo citato – come doverosa smentita, riservandosi comunque di agire a tutela dei propri diritti in ogni sede competente.

    https://www.savonanews.it/2011/11/08/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/diocesi-su-caso-briano-e-un-laico.html

  • Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Le procure del Belgio stanno indagando su un centinaio di preti accusati di abusi sessuali su minori. Per reati spesso commessi parecchi anni fa. La lista è stata ricostruita proprio grazie alle informazioni raccolte con le perquisizioni effettuate nel palazzo episcopale di Malines e in altri uffici nel giugno del 2010. La maggior parte dei religiosi coinvolti vive nell’area nord, in particolare nelle Fiandre. Vatican Insider parla di preti “omosessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2011/11/21/belgio-…-per-pedofilia/

    Belgique : la justice reçoit les noms d’une centaine de prêtres soupçonnés de pédophilie

    Publié le 19-11-11 à 17:10 Modifié à 17:23 par Le Nouvel Observateur avec AFP 4 réactions
    Un commission spéciale avait recueilli des centaines de témoignages, après des aveux de l’évêque de Bruges en avril 2010.

    Réagir

    Le parquet fédéral belge a communiqué aux parquets locaux du pays les noms d’une centaine de prêtres et religieux encore en vie soupçonnés d’actes pédophiles, souvent anciens, afin notamment de mieux les surveiller, rapporte samedi un quotidien belge.

    Selon le quotidien néerlandophone Het Laatste Nieuws, qui cite des sources judiciaires, il s’agit avant tout d’éviter qu’ils ne fassent de nouvelles victimes.

    La liste a été établie sur la base des données récoltées lors des saisies effectuées durant des perquisitions menées notamment au palais épiscopal de Malines, au nord de Bruxelles, siège de l’archidiocèse de Malines-Bruxelles, en juin 2010.

    Des données recueillies par une commission spéciale consacrée aux abus sexuels dans l’Eglise catholique belge, qui a rassemblé des centaines de témoignages, ont également été utilisées pour la confection de cette liste, précise le journal.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant.

    Ils exercent surtout en Flandre

    La plupart des religieux identifiés vivent dans le nord du pays, en Flandre, et tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres suspects, a précisé le journal.

    Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé, selon la même source.

    A l’instar des Etats-Unis, de l’Irlande et de l’Allemagne, l’Eglise catholique belge a été éclaboussée par des scandales de pédophilie.

    Des centaines de témoignages ont été adressés à une commission spéciale, après les aveux de l’évêque de Bruges, Roger Vangheluwe, qui a démissionné en avril 2010 après avoir reconnu des actes pédophiles.

    Cette démission avait délié de nombreuses langues, principalement en Flandre.

    En septembre dernier quelque 70 victimes d’abus sexuels commis par des prêtres ont déposé une plainte collective devant le tribunal de Gand (ouest) contre les plus hautes autorités de l’Eglise catholique belge et le Saint Siège, qu’elles accusent d’avoir laissé faire, voire couvert des actes de prêtres pédophiles pendant des années.

    Le Nouvel Observateur – AF

    http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20111…pedophilie.html

    9/11/2011
    Belgio, 100 preti gay nel mirino della giustizia
    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa

    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa
    Sono sospettati di aver commesso in passato abusi sessuali. I loro nomi sono statti rivelati alle autorità locali
    La Giustizia belga ha identificato un centinaio di preti omosessuali sospettati di avere commesso abusi sessuali ed ha inviato i loro nomi a numerose autorità locali del Paese.

    Secondo quanto riporta la stampa nazionale, i reati commessi da queste persone – che per la maggior parte vivono nelle Fiandre – risalgono al passato, ma la Procura federale belga ha comunque deciso di rivelare le loro identità alle varie autorità locali. In questo modo, scrive la stampa belga, potranno sorvegliare i religiosi per assicurarsi che non commettano altri reati.

    La lista di nomi è stata messa a punto grazie alle informazioni raccolte durante alcune perquisizioni nell’ambito della cosiddetta ’Operazione Kelk’ contro la pedofilia nella Chiesa. Hanno contribuito a completare la lista, sottolinea la stampa, anche le stesse vittime degli abusi sessuali, le quali hanno parlato delle violenze subite – in alcuni casi – anche una decina di anni fa.

    Tutte le procure fiamminghe hanno ricevuto la lista dei nomi dei preti pedofili, «nessuna regione è stata risparmiata», hanno commentato fonti giudiziarie. E alcune di queste procure hanno già detto ai diretti interessati che sono al corrente del loro passato.

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    La justice a identifié une centaine de religieux pédophiles encore en vie et la majorité d’entre eux vivent en Flandre.

    Redaction en ligne

    Publié le 19/11 à 10h37

    Les faits dont ils se sont rendus coupables sont anciens mais le parquet fédéral a communiqué les identités des religieux pédophiles aux diverses autorités locales. Ces dernières doivent veiller à ce que ces religieux ne fassent pas d’autres victimes, indique samedi le journal Het Laatste Nieuws.

    La liste des noms a été établie sur base des données récoltées lors des saisies effectuées pendant l’Opération Kelk – l’action judiciaire et les perquisitions menées notamment au Palais épiscopal – ainsi qu’auprès de la commission Adriaenssens.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant. Tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres pédophiles.

    “Aucune région n’a été épargnée”, indiquent des sources judiciaires. Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé.

    http://www.lameuse.be/actualite/belgique/2…es-918620.shtml

  • Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, depositata la prima denuncia in procura
    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    di Francesca Marruco

    Forse dopo averne parlato una volta in televisione, la vergogna e il trauma per quello che dicono di aver subito potrebbe aver lasciato il passo alla sete di giustizia. Forse hanno deciso che è finito il tempo del silenzio e che per mettere fine a quanto dicono di aver subito non hanno altro modo che rivolgersi alla magistratura. Quale che sia il motivo, un ragazzo camerunense, tramite i suoi legali Alessandro Fratini e Federico Mazzi, ha depositato mercoledì mattina una denuncia contro il prete perugino da cui dice di aver subito degli abusi sessuali.

    La nota dei legali A renderlo noto sono gli stessi legali in una nota che recita: «Lo studio legale comunica che su mandato di uno dei ragazzi apparsi nei servizi delle ‘Iene Show’, hanno depositato denuncia querela presso la Procura della Repubblica di Perugia, al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo». Ebbene nei due servizi televisivi quattro ragazzi, due italiani e due africani parlavano di come questo sacerdote perugino che gestisce numerose comunità di recupero, li avesse molestati sessualmente mentre erano ospiti delle sue strutture.

    Abusi e punizioni Racconti raccapriccianti che se veri devono aver lasciato un segno indelebile nelle fragili vite di persone in cerca di aiuto, di un paese in cui vivere o di una seconda possibilità di vita. In quei racconti i ragazzi avevano riferito con dovizia di particolari quanto avrebbero subito. E la stessa meticolosa ricostruzione sarebbe contenuta nella denuncia appena depositata. Una denuncia che non tirerebbe in ballo solo il sacerdote per i presunti abusi sessuali, ma anche altre figure che avrebbero usato violenze di altro tipo contro alcuni ospiti delle comunità. Come punizioni fisiche. O psicologiche. Come lasciare qualcuno senza magiare. Come chiudere qualcun altro in una stanza solo.

    Altre denunce in arrivo Questa sarebbe solo la prima delle denunce che arriveranno all’attenzione della procura della Repubblica di Perugia, che fino ad ora non aveva avuto alcun ruolo nella spinosa vicenda. La prossima dovrebbe arrivare entro pochissimo tempo. E oltre alle molestie sessuali, parlerebbe di un ragazzo italiano con un tatuaggio su un braccio, cancellato con delle piccole forbici roventi. Mentre viveva in una delle comunità del sacerdote.

    L’esposto dei Radicali Italiani Le stesse comunità di cui i Radicali Italiani, sempre tramite gli avvocati Fratini e Mazzi, parlano nel loro esposto depositato nei giorni scorsi alla procura perugina. In particolare sono il segretario nazionale Mario Staderini e la segretaria di Perugia Liliana Chiaramello a chiedere alla magistratura perugina di verificare quanto loro sostengono. E cioè che le comunità della Caritas in cui questo sacerdote opera presentano una serie di irregolarità non secondarie. Per gli esponenti radicali infatti, alcune comunità della diocesi di Perugia – Città della Pieve della Caritas gestite dal sacerdote, non godrebbero del necessario accreditamento presso la Regione Umbria per esercitare assistenza sanitaria e socio sanitaria. Nel documento si chiede anche se il personale abbia le necessarie specializzazioni per assistere qualcuno in un percorso di recupero. Si fa notare infine che alcuni immobili non sarebbero neanche adatti per i fini per cui vengono usati. Tutte informazioni che insieme alle denunce appena depositate finiranno al vaglio dei magistrati.

    http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sess…ugia/68784.html

  • Presunti abusi di un religioso, seconda puntata: Vaticano ‘ancora’ non ha risposto ad accuse de Le Iene

    Presunti abusi di un religioso, seconda puntata: Vaticano ‘ancora’ non ha risposto ad accuse de Le Iene

    03/11/2011
    La Presidente dell’Umbria ‘ancora’ deve dire se le strutture sono legate alla ASL locale.

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario Nazionale di Radicali Italiani e Liliana Chiaramello, Segretaria Radicali Perugia

    Continua a essere sempre più inquietante il silenzio della Curia perugina, della Caritas umbra e dello stesso Vaticano nonostante il secondo servizio diffuso dalla trasmissione Le Iene, ieri sera 2 novembre. Nell’inchiesta televisiva si accusa il sacerdote, cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti, di aver compiuto ripetute molestie sessuali, violenze psicologiche e intimidazioni su persone deboli e bisognose di aiuto. Dopo aver avuto modo di ascoltare grazie alla suddetta trasmissione le drammatiche testimonianze da parte dei diretti interessati, non hanno nulla da dire il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati per tempo delle accuse, come risulta dalla precedente puntata andata in onda il 14 ottobre? Nulla da dire da parte del Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana? Troppe le domande ancora senza risposta e debole la risposta dello stesso sacerdote che intervistato dal giornalista si limita a dire di non ricordare nulla .
    Eppure, è vero o no che intorno a quelle comunità c’è stato un numero anomalo di suicidi negli ultimi anni? Dalla Presidente della Regione Umbria, invece, vorremmo sapere se le strutture della Caritas siano convenzionate con la ASL per le attività sociosanitarie, terapeutiche, assistenziali e riabilitative che sembrerebbero svolgere, se siano in regola con le autorizzazioni amministrative e se ricevano contributi pubblici. Occorre fare subito chiarezza circa un contesto che rimane seriamente opaco e preoccupante.

    http://www.radicali.it/comunicati/20111103…n-ha-risposto-a

    Presunti abusi sessuali in una comunità umbra – Volontaria parla ad Umbrialeft
    03/11/2011 – 16:46

    di Armando Allegretti

    PERUGIA – Dopo settimane dalla gravissima denuncia diffusa dalla trasmissione Le Iene sui presunti abusi subiti da alcuni ragazzi presso dei centri di accoglienza della regione, appare sempre più inquietante il silenzio della Curia perugina, della Caritas umbra e dello stesso Vaticano.
    Nel servizio de Le Iene si accusa un sacerdote cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti di aver compiuto ripetute molestie e intimidazioni su persone bisognose di aiuto.

    Umbrialeft ha parlato più volte con la volontaria che si è impegnata e che continua a battersi per far si che questi abusi finiscano, la signora Claudia ha riferito che “nelle strutture dove sono ospitati questi giovani la situazione non è delle migliori, i ragazzi che entrano per poter essere in qualche modo riabilitati e reinseriti alla società sono vittime di soprusi, minacce e abusi da parte del sacerdote che li dovrebbe accudire e proteggere”.

    “Un ragazzo – continua – aveva già denunciato all’epoca con l’aiuto di una dottoressa l’accaduto al vescovo allora in carica e ad un altro sacerdote ma che nessun provvedimento è stato preso e che il sacerdote molestatore è ancora al suo posto”.

    A quanto pare il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati da tempo delle accuse non hanno nulla da dire. Occorre fare subito chiarezza su sull’argomento che rimane ancora preoccupante.
    Intanto, Le Iene ieri sono tornate sull’argomento con un altro servizio che a quanto pare non ha portato grossi frutti. Intanto Claudia ci ricorda di essersi “già recata a parlare con il Vescovo per informarlo dei fatti, circa 1 anno fa e poi di aver scritto una lettera dove lo informava dei fatti che succedevano nella struttura denunciando queste violenze verbali e sessuali sui ragazzi che non potevano difendersi” – perché continua – “spesso erano minacciati di esser cacciati via o addirittura denunciati alla Polizia per reati magari non commessi realmente”.

    Stranamente dall’incontro col Vescovo è emerso che le verifiche sull’argomento sono state fatte e non è emerso nulla di grave, cosa strana perché a quanto riferiscono i ragazzi in questione non sono stati mai ascoltati da nessuno in merito alle presunte violenze.

    Di cose non chiare in questa storia ce ne sono a cominciare da cosa ne pensa il Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo quanto suggerito da Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana alle condizioni di vita a cui sono sottoposti i ragazzi che entrano in queste comunità per ricevere un aiuto concreto.

    Perugia, presunti abusi sessuali di un sacerdote. Il vescovo avvia un’indagine: «Voglio la verità»
    Dopo in servizi della trasmissione «Le Iene» istituita commissione. Il sacerdote nega tutto

    Scritto il 03/11/11 • Categoria: Attualità

    Perugia, presunti abusi sessuali di un sacerdote. Il vescovo avvia unindagine: «Voglio la verità»

    Il sacerdote intervistato da Le Iene

    di Iv. Por.

    La Curia di Perugia istituisce una commissione di indagine sui presunti abusi di un religioso perugino nei confronti di alcuni giovani, che hanno raccontato i fatti alla trasmissione Le Iene di Italia 1.

    Il primo servizio La notizia era nell’aria da un paio di settimane, da quando la trasmissione Le Iene aveva mandato in onda testimonianze di tre ragazzi: un italiano, un tunisino e un camerunense emigrato in Belgio, che raccontavano di aver subito pesanti molestie da parte di un sacerdote. Benché non si facesse il nome né si indicasse la città (non sarebbe stata sporta nessuna denuncia) fin da subito si è diffusa la voce che si trattasse un sacerdote perugino molto conosciuto perché ai vertici di una serie di comunità benefiche che ospitano stranieri e tossicodipendenti.

    Il secondo servizio Mercoledì 2 novembre Le Iene sono tornate sul caso intervistando il sacerdote (guarda il video), il quale ha negato tutto. Ha detto di non ricordare gli episodi di cui viene accusato e neppure dell’intervento dell’allora vescovo, che sarebbe stato a conoscenza di alcuni episodi, inducendolo anche a chiedere scusa.

    Il vescovo vuole fare luce Ora a muoversi è l’attuale vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti. «A seguito di notizie diffuse dai media circa “presunti abusi di un religioso perugino” – si legge in una nota ufficiale – l’arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti ha costituito, in data 24 ottobre 2011, una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo – prosegue – l’arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. E’ ferma intenzione dell’arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilitą dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità».

    A chi rivolgersi Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identitą e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia (Pg).

    Radicali all’attacco Sul caso andavano all’attacco i Radicali, con Mario Staderini, segretario nazionale, e Liliana Chiaramello, segretaria Radicali Perugia che, prima della nota, accusavano il «silenzio inquietante» di Curia e Vaticano. «Nell’inchiesta televisiva – scrivono – si accusa il sacerdote, cui farebbero capo numerose strutture Caritas di recupero per tossicodipendenti, extracomunitari ed ex detenuti, di aver compiuto ripetute molestie sessuali, violenze psicologiche e intimidazioni su persone deboli e bisognose di aiuto. Dopo aver avuto modo di ascoltare grazie alla suddetta trasmissione le drammatiche testimonianze da parte dei diretti interessati, non hanno nulla da dire il Vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, e il suo predecessore Giuseppe Chiaretti, che risulterebbero essere stati informati per tempo delle accuse, come risulta dalla precedente puntata andata in onda il 14 ottobre? Nulla da dire da parte del Vaticano rispetto alle condotte dei due Vescovi che, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, dovrebbero vigilare e collaborare con la giurisdizione italiana? Troppe le domande ancora senza risposta e debole la risposta dello stesso sacerdote che intervistato dal giornalista si limita a dire di non ricordare nulla» .

    Domande anche alla Regione «Eppure – proseguono Staderini e Chiaramello – è vero o no che intorno a quelle comunità c’è stato un numero anomalo di suicidi negli ultimi anni? Dalla Presidente della Regione Umbria, invece, vorremmo sapere se le strutture della Caritas siano convenzionate con la Asl per le attività sociosanitarie, terapeutiche, assistenziali e riabilitative che sembrerebbero svolgere, se siano in regola con le autorizzazioni amministrative e se ricevano contributi pubblici. Occorre fare subito chiarezza circa un contesto che rimane seriamente opaco e preoccupante».

    http://www.umbria24.it/perugia-abusi-sessu…2%BB/66936.html