Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Si è svolto a Berna, lo scorso settembre, il Simposio Europeo di tre giorni “Verità, Riconoscimento, Risarcimento, Prevenzione” che ha visto presenti i rappresentanti di 17 paesi europei, tra cui l’Italia, rappresentata dalla Rete L’ABUSO.

    Un incontro quasi surreale per l’Italia che, se pur con problematiche del tutto simili agli altri paesi, non solo è l’unica a non aver mai sondato l’entità del fenomeno, ma ne vanta una carenza assoluta e strutturale anche nel contrastarlo, troppo spesso direttamente attribuibile alle pressioni della chiesa in materia che inevitabilmente, si riflettono in qualunque settore.

    Molte di queste carenze sono state denunciate più volte dalla Rete L’ABUSO, prima al Governo italiano attraverso diverse istanze (Diffida e Denuncia), nel 2018 tramite una interrogazione parlamentare tutt’ora inevasa, ed infine reportate dalla Rete, insieme ai silenzi del Governo, all’attenzione del Comitato per la tutela dell’infanzia che nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia le osservazioni conclusive (par. 21) .

    Ma il Governo italiano, ad oggi non ha risposto neppure all’ONU.

    Notiamo subito la prima differenza in ambito europeo dell’Italia, ovvero l’assenza del Governo, che mentre negli altri paesi lavora attraverso commissioni di inchiesta indipendenti, con le conferenze episcopali locali, in Italia delega totalmente il problema al Vaticano e alla CEI.

    Le stesse direttive europee in Italia sono state recepite all’italiana e in modo direi alquanto originale, vanificandone totalmente la natura e l’ utilità. E’ qui che vediamo il perché dell’affermazione che la chiesa in questo ha avuto un grave peso, ed un ruolo attivo, a danno della prevenzione e della tutela dei minori. Naturalmente non solo quelli affidati alle sue cure, ma tutti i minori, anche quelli abusati in contesti estranei al clero, come famiglia, ambienti sportivi  ecc.

    Come la Rete L’ABUSO ha fatto notare nel 2019 alle Nazioni Unite attraverso il “Report giustizia sul caso Italia” – integralmente approvato dal Comitato durante le sedute del 23 e 24 gennaio 2019 – nel nostro paese esiste una carenza strutturale che impedisce di fatto persino il normale operato della magistratura, alla quale il Comitato ONU si rivolge così; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.” (par. 21)

    La Carta di Lanzarote per esempio, introduce in tutela della vittima l’audizione protetta (ovvero in presenza di un tecnico psicologo che la assista durante l’audizione degli inquirenti) utilizzata oramai dai tribunali civili, ma totalmente inapplicata (se pur sul suolo italiano) nei processi canonici o penali canonici, dove la vittima, a sua insaputa, si trova senza alcuna tutela. Problema grave, denunciato al Garante per la protezione dei dati personali, che a oggi non ha mai risposto ai legali dell’Associazione.

    Se per esempio prendiamo un’altra norma preventiva, il c.d. Certificato antipedofilia introdotto in Italia nel 2014 e ne vediamo l’applicazione, ci rendiamo immediatamente conto di come la norma sia stata applicata anche qui in modo abominevole dal legislatore.

    Il certificato, che a livello europeo viene applicato a tutti coloro che operano con minori, solo nel nostro paese lascia scoperta l’intera fascia del volontariato. Quello che appare immediatamente nell’assurdità dell’applicazione stessa della norma, è che la lacuna, paradossalmente, indica ai predatori il terreno di caccia dove da pregiudicati non serve presentare il certificato, convogliandoli di fatto in una categoria, quella da sempre più a rischio.

    La domanda è scontata: perché?

    La risposta è tanto semplice quanto banale. I sacerdoti sono inquadrati nella categoria del volontariato e non potendo passare la norma al vaglio dell’approvazione costituzionale con la sola esclusione dei sacerdoti, il Legislatore ha esonerato l’intera categoria e il suo indotto.

    Se pur vero che nell’Unione Europea solo l’Italia al momento non ha voluto produrre un dato governativo, è anche vero che l’unica Associazione italiana di sopravvissuti uno lo ha prodotto, ed è persino difficilmente opinabile in quanto decisamente in difetto, perché a differenza di una commissione di inchiesta, la Rete L’ABUSO non ha accesso agli archivi giudiziari e si è limitata per forza alla cronaca degli ultimi soli 16 anni, ottenendo un dato tuttavia spaventoso… (vedi mappa dei casi a lato)

    Un dato introvabile persino nelle statistiche percentuali di Telefono Azzurro, che non prende in considerazione la categoria del clero. Quello dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, purtroppo è da definirsi oggi, l’unico dato attendibile sulla pedofilia del clero in Italia.

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Una affermazione che non ha avuto alcuna risonanza mediatica in Italia ma sarebbero, secondo le percentuali dichiarate dallo stesso Hans Zollner (4 – 6 %) 750.000 le vittime del clero italiano negli ultimi decenni. (vedi tabella a lato)

    Questo è il dato inquietante elaborato dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy per la Rete L’ABUSO il quale, sull’assenza italiana del dato governativo, ma sulla base dei risultati delle commissioni di inchiesta effettuate negli altri paesi, ha potuto produrre delle proiezioni attendibili sul dato che in Italia nessuno vuole produrre e che molti censurano affermando che non esista.

    Quello della Rete, costantemente monitorato dall’Osservatorio permanente conta ben 157 procedimenti ancora in attesa di giudizio; più 159 casi giudicati in via definitiva; almeno 10 fuggitivi nascosti in Italia; ben 22 strutture sul territorio per curare i preti, nessuna per le loro vittime. Tutto in soli 16 anni.

    Criminale affermare che in Italia non vi siano dati e omettere questi, che se pur in difetto, di suo superano abbondantemente persino l’indagine del Team Spotlight dove in 50 anni emergevano solo 70 casi. In Italia, in soli 16 anni, più di 320.

    Le soluzioni ci sarebbero e sono davvero banali, basterebbe volerle attuare ma anche qui, a differenza del resto dell’Europa, in Italia non esiste forza politica che voglia farsi carico del problema e soprattutto, che reclami la Sovranità del paese, sottomessa/compromessa al punto tale da essere incapace di recuperare persino gli arretrati dell’ICI.

    Per quanto concerne il certificato anti pedofilia, come chiesto nell’interrogazione parlamentare e successivamente dalle Nazioni Unite, basterebbe che questo venisse esteso a tutte le categorie.

    Sull’obbligo della denuncia invece, l’avvocato Mario Caligiuri presente al simposio di Berna in rappresentanza della Rete L’ABUSO (Italia), ha esposto altre efficacissime quanto semplici soluzioni come l’estensione dell’obbligo della denuncia che in Italia lascia la facoltà a civili e clero, di non denunciare un abuso su un minore, anche qualora si sia informati.

    Carenze gravi e discriminanti, in quanto mentre l’Europa tende a recuperare i reati pregressi e progredire nell’ulteriore innalzamento della prevenzione, in Italia nel 2021, si nega ancora il diritto del minore ad essere tutelato, costringendolo a farlo da se solo una volta raggiunta la consapevolezza e spesso purtroppo, quando oramai il reato si è estinto.

    Uno studio realizzato dalla Commissione australiana d’inchiesta pubblicato nel 2017 sugli abusi di matrice clericale, su un campione di 4.445 persone, dimostra che sono passati in media 33 anni prima che le vittime riuscissero a parlare della violenza.

    Caligiuri spiega che “la soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Se pur con l’approvazione di tutti i presenti in sala a Berna, nessun mezzo di informazione purtroppo ha citato la semplice soluzione dell’avvocato. In Italia nessuno ha neppure parlato del Simposio di Berna a seguito del quale consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, presidente della delegazione svizzera a Strasburgo, consegnerà al Consiglio d’Europa una mozione basata sulle relazioni degli esperti intervenuti al Simposio dal titolo “Iniziativa per la giustizia” . Questo perché l’Europa si impegni ancor di più nella prevenzione e il contrasto dei crimini contro i minori. La mozione è per far sì che il CdE stili un rapporto sulla situazione nei diversi Paesi membri della UE, ai quali verranno poi rilasciate specifiche raccomandazioni.

    L’Italia oramai è l’unico paese tra i più industrializzati dove le vittime sono costrette dall’inerzia dello Stato a cercare la giustizia da sole in quanto manca nel paese una coscienza civile che le supporti. Un paese dove oramai non hanno più parola, neppure come vittime di un contesto sociale grave e distorto dai mezzi di informazione, che non fanno più inchieste giornalistiche, non chiedono spiegazioni alle parti, soprattutto se a doverle dare è il clero.

    Più che mezzi di informazione, agenzie che decidono quali notizie dare e quali invece no, limitandosi a fare copia incolla del comunicato del padrone di turno, evitando minuziosamente qualunque contraddittorio. Ed ecco che il problema sparisce.

    In Liguria, la sezione Human Right della Rete L’ABUSO ha condotto nei mesi scorsi un interessante sondaggio per testare sia la consapevolezza del problema dei minori in Italia, sia per testare l’interesse della politica al problema. In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, abbiamo proposto ai candidati Sindaco di ben 52 comuni liguri l’iniziativa chiamata #PARTIAMODALBASSO. Un semplice protocollo di sicurezza, riguardante l’integrazione del certificato anti pedofilia nelle zone rimaste esenti dall’esibirlo, alle quali spesso, le amministrazioni comunali affidano i minori per ragioni di sport, studio ecc.

    Ebbene non c’è stato neppure l’interesse politico di “vendere fumo” in campagna elettorale. Su 52 amministrazioni, solo 6 hanno aderito al protocollo. Le restanti, non hanno neppure voluto sapere di cosa si trattasse.

    Nel frattempo, nel più totale silenzio dall’ONU arriva un altro sollecito al Vaticano datato 21 giugno 2021. Mentre il paese diventa nel frattempo meta dei tour operator non più per la fede, ma per la pedofilia e gli insabbiamenti nella chiesa italiana.

    Una pandemia nota ovunque tranne in Italia, dove vescovi come Valentino di Cerbo accusano noi sopravvissuti e il nostro BLOG  “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere….“.

    Francesco Zanardi

  • “Hanno ucciso qualcosa in me”: i sopravvissuti agli abusi sessuali di un prete della Pennsylvania condividono storie

    “Hanno ucciso qualcosa in me”: i sopravvissuti agli abusi sessuali di un prete della Pennsylvania condividono storie

    La prima indagine in tutto lo stato della Pennsylvania sugli abusi dei preti cattolici dovrebbe essere rilasciata a giorni. Il rapporto del gran giurì dettaglia le accuse contro più di 300 sacerdoti in sei diocesi, coprendo più di 1,7 milioni di parrocchiani. Il procuratore generale Josh Shapiro ha condotto l’indagine durata 18 mesi.

    Shaun Dougherty, Juliann Bortz, Jim Vansickle, Mary McHale, James Faluszczak e Judy Deaven sono tra le oltre cento persone che hanno parlato al gran giurì della Pennsylvania. Le loro storie riempiono un rapporto di quasi 900 pagine.

    Battiste ha chiesto al gruppo quando è iniziato il loro abuso e hanno detto che andava da quando avevano 10 a 18 anni.

    “Mio figlio aveva 15 anni quando è iniziato”, ha detto Deaven. “Il suo inferno era proprio qui sulla terra.”

    Deaven dice che la morte di suo figlio Joey tre anni fa può essere fatta risalire a quello che gli è successo da adolescente.

    “Per il modo in cui era, e non dirò abusato, dirò il modo in cui è stato violentato, all’età di 17 anni, la sua schiena era ferita. Non c’era niente che potessero fare chirurgicamente. E a causa del dolore farmaco, la sua morte è stata causata da un’overdose accidentale”, ha detto Deaven.

    “La parola ‘abuso’ viene lanciata in giro”, ha detto Bortz. “Stiamo parlando di stupri”.

    Juliann Bortz e Mary McHale affermano entrambi di essere stati molestati dai preti nelle loro scuole superiori cattoliche.

    “Il mio aggressore, quando si è tolto il colletto, mi ha detto che poteva fare tutto ciò che voleva”, ha detto McHale. “Gli ho creduto. Sì.”

    “Il collare è ancora un fattore scatenante per me”, ha detto Bortz. “Hanno ucciso qualcosa in me. Qualcosa è morto. Tutto ciò in cui credevo, è morto.”

    Battiste ha chiesto al gruppo se credevano che al momento della loro intervista, un bambino fosse abusato da un prete. Tutti alzarono le mani.

    “Sembra che ci sia qualcosa nel DNA della chiesa che incoraggia questo”, ha detto Faluszczak.

    Dice di aver assistito in prima persona alla segretezza della chiesa e agli insabbiamenti degli abusi sessuali, non solo come vittima, ma anche durante i suoi 18 anni di sacerdozio.

    “Mi sono sentito chiamato ad essere un prete ed era quasi come se fosse una questione completamente separata”, ha detto. “Mentre mi facevo strada attraverso il ministero, mi è diventato molto chiaro che si trattava di una questione sistemica. Quasi come un contagio, che si trattava di un’epidemia”.

    Jim Vansickle afferma che il suo insegnante di inglese del liceo, il reverendo David Poulson, lo ha abusato e aggredito sessualmente dal 1979 al 1982. Si è fatto avanti quest’anno, dopo aver appreso che Poulson sta affrontando un processo con l’accusa di aver abusato di altri due ragazzi nei primi anni 2000. Dice che il suo caso non rientra nei termini di prescrizione.

    “Non ho il diritto di farlo, perché è protetto dalla legge, come predatore”, ha detto Vansickle.

    “Come ti fa sentire?” chiese Battista.

    “Rabbia. Frustrazione”, ha detto. “Finalmente arrivi al punto in cui sei disposto a dire ‘È ora che io venga a prenderti’ e la legge dice: ‘Scusa, sei stato maltrattato, ma eh, qui proteggeremo il predatore. .’”

    Gli avvocati di Poulson hanno detto a CBS News che “ha diritto alla presunzione di innocenza” ed è “addolorato dalle accuse” contro di lui.

    Ogni persona intervistata da Battiste ha affermato di ritenere che la prescrizione debba essere eliminata.

    “La mia prescrizione è terminata per i miei abusi, ma per me mi stanno nuovamente abusando in questo momento”, ha detto Dougherty.

    “Voglio il diritto di stare in tribunale e affrontare il mio aggressore”, ha detto Vansickle. “Solo per farlo passare attraverso il processo in tribunale, raccontare la mia storia, farmi ascoltare. Gli direi ‘Perché mi hai fatto questo?’ E credo che la sua risposta sarà: ‘Perché posso. Perché potrei.’”

    I sopravvissuti e Deaven dicono tutti di non essere più cattolici praticanti. Molti dei sacerdoti accusati nel rapporto del gran giurì sono morti o si sono ritirati. I vescovi della Pennsylvania insistono di non opporsi alla pubblicazione del rapporto. Diversi hanno già pubblicato i nomi dei sacerdoti accusati e si sono scusati con le vittime.

    https://www.cbsnews.com/news/pennsylvania-priest-abuse-victims-share-their-stories-they-murdered-something-in-me/

  • Abuso sessuale Ex alunna della casa di Boulogne: “Continui maltrattamenti delle suore sulle ragazze vulnerabili”

    Abuso sessuale Ex alunna della casa di Boulogne: “Continui maltrattamenti delle suore sulle ragazze vulnerabili”

    La notizia ha commosso gran parte della comunità di Boulogne , nella Zona Nord della Grande Buenos Aires. Questo giovedì il DDI della Polizia Bonarense di San Isidro, per ordine dell’UFI Specializzato in Reati Connessi alla Tratta di Persone di quel partito, guidato da Marcelo Fuenzalida, era presente presso la sede delle Suore Trinitarie in via Carlos Tejedor a 300 ed è stato arrestato Suor Marina, il cui vero nome è María Tellez Fajardo (64 anni), accusata di aver abusato sessualmente di una ragazza di età inferiore ai 14 anni l’anno scorso.

    La Izquierda Diario ha parlato con V. (l’identità è conservata per ovvi motivi), che ha vissuto nella casa per cinque anni. Per la giovane (ormai maggiorenne) la notizia dell’arresto di Tellez Fajardo è stata sorprendente, ma allo stesso tempo ha solo confermato ciò che condivide con molti degli ex “studenti” della casa. “Con tutti i miei ex colleghi vogliamo circondare la vittima di solidarietà e chiediamo giustizia”.

    Come ha ricevuto la notizia dell’arresto di suor Marina?

    •  Stavo tornando dal lavoro e ho ricevuto un messaggio da una mia amica con cui ho vissuto per cinque anni nella casa delle suore trinitarie. Mi disse che la suora che era stata incaricata della nostra “tutela” era stata arrestata. È stato davvero un secchio d’acqua fredda, non perché non mi aspettassi una tale notizia, anzi, ma per l’odio che genera in me, un odio che percorre tutto il mio corpo. Potevo essere io o uno dei miei amici. Penso alla ragazza che ha dovuto passare tutto questo e che oggi sta denunciando, mi ha dato tanta rabbia, scendevano le lacrime. Di sicuro non era l’unico.Hanno condiviso la stessa sensazione con il tuo amico?
    •  Sì. Molti di quelli che “escono” da quella casa sono amici, ci teniamo in contatto, condividiamo storie simili e l’esperienza di aver dovuto attraversare quelle cosiddette “case”, che sono piuttosto carceri minorili sotto tutela della chiesa abusiva.

    • È noto che la Chiesa è responsabile di diversi orfanotrofi e che la situazione di vulnerabilità viene sfruttata per abusare in molti modi. La vedi così?
    •  Sì, così com’è. Sono stato uno studente (così ci hanno detto) per molti anni in quella casa. Quando ti “diplomo” è perché hai raggiunto la maggiore età. E se non hai un posto dove andare, ti mandano in una residenza delle stesse suore. Quando cadi in quelle case è perché stai attraversando un periodo difficile fuori, violenze familiari, abusi sessuali, maltrattamenti, situazioni di strada o molta povertà. A volte la tua stessa famiglia deve lasciarti lì.Com’è la vita in casa Boulogne?
    •  Gli anni che abbiamo trascorso lì abbiamo vissuto tutti nello stesso posto, nella stessa stanza e non abbiamo ricevuto alcun tipo di assistenza psicologica. Le suore erano incaricate ma non si occupavano di niente, se avevi un problema a loro non importava. C’erano ragazze che stavano attraversando malattie, che si facevano male o semplicemente si toglievano tutto quel dolore. Avevamo una collega che soffriva di epilessia e più volte ci è capitato di avvisare le suore, chiedendo aiuto perché potessero chiamare un medico, e la sua risposta è stata “passerà”. Oltre agli abusi di potere, facevano l’abbandono di persona.C’erano maltrattamenti quotidiani di tutte le ragazze?
    •  Sì, ci sono stati molti abusi verbali e fisici. Ricordo che se non rispettavi i tuoi compiti di pulizia ti umiliavano, ti dicevano che se mangiavi lì dovevi obbedire, ci davano anche “sculacciate”, un trattamento degradante e altro ancora a un gruppo di ragazze che venivano da situazioni difficili. Ne hanno approfittato. Tra di noi ci siamo aiutati e abbiamo cercato di resistere, “c’è rimasto poco” ci siamo detti anche se sapevamo che anche la vita fuori sarebbe stata difficile. Quello che hanno fatto con la ragazza, l’abuso sessuale, è il più brutale di tutti. Quando l’ho saputo, sono tornati i ricordi di quegli anni, delle suore con la croce in mano che punivano e sottomettevano ragazze molto vulnerabili. Oggi con tutti i miei ex colleghi vogliamo circondare di solidarietà la vittima e chiediamo giustizia.
    • Cosa ne pensa degli annunci del Vaticano e di Bergoglio di includere la pedofilia tra i crimini delle leggi della Chiesa cattolica?
    •  Penso che ci sia una grandissima ipocrisia. Dove c’è un prete (o in questo caso una suora) che abusa, c’è una Chiesa che nasconde. E lo stesso Francisco ha fatto parte di quella rete di insabbiamenti. Non dice ancora niente del prete Grassi. Le vittime non solo sono state rese invisibili dalla Chiesa, ma spesso sono anche accusate delle violazioni che hanno commesso nei loro confronti. Oggi Bergoglio e il Vaticano sono costretti dalla pressione di tutte quelle vittime che hanno osato parlare e perché non hanno potuto insabbiare lo scandalo, a riconoscere gli abusi e “penalizzare” i casi di pedofilia (che è solo nelle loro leggi, ovviamente) . Allora gli stati possono o non possono agire. E, in generale, tutti i governi garantiscono molta impunità alla Chiesa.
    • E anche la Chiesa è quella che si oppone ai diritti delle donne e alla diversità
    •  Credo che coloro che ci hanno parlato di “moralità” secoli fa, coloro che si sono opposti ferocemente al nostro diritto di decidere sul nostro corpo, che si oppongono a ricevere un’educazione sessuale completa nelle scuole, sono gli stessi che storicamente hanno insabbiato migliaia di abusatori. , che incoraggiava i crimini sessuali e rivittimò i bambini degli ambienti più puniti. È bestiale.Cosa ne pensa, dalla notizia dell’arresto di Tellez Fajardo, andando avanti?
    •  Avendo vissuto in quell’ambiente per anni, questa notizia non fa che riaffermare le mie convinzioni a continuare ad organizzarmi. Non solo dobbiamo continuare a chiedere giustizia per le centinaia di vittime di pedofilia e abusi da parte della curia, dobbiamo ora esigere la separazione della Chiesa dallo Stato. E, soprattutto, lottare con ogni goccia di vita per trasformare questa società alle sue radici, in modo che nessuno debba mai ripetere questa storia. Dobbiamo lottare contro tutte le forme di oppressione e miseria che questo sistema genera.

    https://www.laizquierdadiario.com/Exalumna-del-hogar-de-Boulogne-El-abuso-de-las-monjas-a-chicas-vulnerables-era-constante

  • Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    La vicenda di don Giuseppe Rugolo finisce in un parapiglia tra Vaticano, CDF e il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che adesso scarica il barile sui superiori, che però fanno scena muta.

    Un quadro davvero inquietante quello che emerge a due anni dall’entrata in vigore (1 giugno 2019) del Motu Proprio Vos estis lux mundi, che come abbiamo scritto qualche giorno fa, vede la sua disapplicazione un po’ ovunque. Una legge vaticana che invece doveva dare un secco STOP agli insabbiamenti da parte delle gerarchie ecclesiastiche, accusate in tutto il mondo di aver insabbiato sistematicamente i casi.

    L’accusa parte proprio dal vescovo Rosario Gisana, che si sfoga sulle pagine del RESTO DEL CARLINO e accusa il quartier generale – Vaticano e Congregazione per la Dottrina della Fede – al quale imputa il fallimento.

    Stando a quanto afferma mons. Gisana, avrebbe fatto tutto ciò che prevede il Motu proprio, anche se diventa opinabile – nel contesto Gisana – il fatto che don Rugolo fosse stato trasferito dopo la denuncia e messo a contatto con minori, come lui stesso dichiara annunciando un campeggio durante la messa del 15 agosto 2019. Su questo punto sarebbe importante capire anche la posizione del vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, che al momento diffida noi della Rete l’ABUSO ma non spiega (in virtù della proclamata trasparenza) se al di la che in quel momento “non esisteva alcun impedimento canonico”, sapeva o meno di cosa fosse accusato don Rugolo a Enna.

    Sempre secondo mons. Gisana – intercettato al telefono dalla procura di Enna nel gennaio 2021 – sia la Segreteria di Stato, che la Congregazione per la Dottrina della Fede, il caso “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Risposta davvero anomala, in quanto il Vos estis lux mundi non copre solamente i minori, ma anche le persone c.d. fragili.

    In tutto ciò, ad inquietare ulteriormente sono i silenzi del papa, di fatto il promotore del Motu proprio che a fronte del problema annuncia sulle pagine de L’OSSERVATORE ROMANO di aver finalmente capito che l’abuso su un minore ha l’effetto di un omicidio psicologico.

    Peccato non abbia ancora capito che è proprio per questo che dovrebbe essere intransigente. Quattro belle parole su un foglio di carta, se poi non si applicano non servono a nulla e i silenzi cancellano anche qualunque buon proposito.

    Francesco Zanardi

  • EL PAÍS crea il primo archivio  sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    EL PAÍS crea il primo archivio sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    La Spagna è un deserto statistico sull’estensione della pedofilia nella Chiesa cattolica. La Conferenza Episcopale (CEE), che, a differenza dei vescovi di altri Paesi, si è rifiutata di indagare su di essa, ha sostenuto di non avere quasi registri di casi, che non tratta neanche cifre e che comunque sono poche . EL PAÍS ha iniziato a indagare nel 2018 su quale fosse il reale impatto di questo flagello, che era già venuto alla luce attraverso i media in molti paesi. Dopo una richiesta di informazioni da tutte le diocesi e una ricerca di condanne, il bilancio è stato di soli 34 casi e 80 vittime in quattro decenni. Poi ha iniziato a pubblicare casi e molti altri sono emersi. Due anni e mezzo dopo, dopo un lungo lavoro di revisione e classificazione, fornisce ora il primo database di riferimento in Spagna su questo fenomeno, che può essere consultato qui .

    Fino ad ora, questo giornale ha tenuto una semplice contabilità provvisoria che includeva 242 casi con mezzo migliaio di vittime. In questo nuovo lavoro, oltre a perfezionare il calcolo, ogni caso è stato analizzato e tutte le informazioni sono state classificate. Il risultato è che le cifre si sono moltiplicate per 10 rispetto al 2018: sono almeno 816 le vittime in 306 casi conosciuti attraverso condanne e media.

    Lo scopo del database è quello di aiutare a documentare e chiarire la portata dello scandalo in Spagna, e anche di aiutare le vittime, che spesso fanno la segnalazione solo quando vedono altre vittime farlo. Le informazioni verranno aggiornate in modo permanente con i nuovi casi noti. EL PAÍS mette i dati a disposizione dei ricercatori, delle istituzioni e della Chiesa, che possono richiederli via e-mail: abusos@elpais.es .

    Nel mondo anglosassone, la pubblicazione di elenchi di autori di abusi e casi è stata comune, come quelli di AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org , alcune diocesi statunitensi e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli insabbiamenti, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero delle sue vittime.

    In 69 occasioni, nel 21% dei casi, l’imputato è stato semplicemente trasferito in un’altra destinazione dopo una denuncia. In 65 casi, un membro della Chiesa ha coperto l’aggressore. Per quanto riguarda le misure interne, in 163 episodi (53%) non è noto se ci sia stato un processo canonico. Del restante 47%, 69 sono stati allontanati o espulsi e 33 processi canonici sono in corso. L’elenco comprende 19 laici che hanno commesso gli abusi nelle istituzioni religiose. Dei 212 casi in cui è nota l’accusa di aggressore, la maggioranza erano insegnanti (81, di cui 13 laici), seguiti da parroci, sacerdoti o religiosi (78).

    L’analisi dei dati rivela che la Chiesa conosceva la commissione della maggior parte degli oltre 300 casi diversi anni, e anche decenni, prima che fossero denunciati ai tribunali o resi pubblici. Nel 65 ci fu un insabbiamento dei fattie, in totale, 54 alti funzionari o membri della Chiesa hanno coperto l’aggressore, o perché non hanno fatto nulla quando hanno saputo dell’abuso, perché lo hanno trasferito a destinazione o perché lo hanno protetto in qualche modo. Nella lista ci sono quattro Papi – legati al caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, che ha anche commesso abusi in Spagna – e due dozzine di vescovi, tra cui cardinali con incarichi nella CEE: Antonio María Rouco Varela (vescovo emerito di Madrid), Carlos Osoro (Vice Presidente della CEE), Braulio Rodríguez (Arcivescovo emerito di Toledo) e Jesús Sanz (Arcivescovo di Oviedo e membro della Commissione Permanente della CEE).

    L’occultamento è anche un reato disciplinato dal diritto canonico punibile con l’espulsione dall’ufficio se le cause sono gravi. “La negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio è inclusa [in queste gravi cause], in particolare in relazione ai casi di abusi sessuali commessi contro minori e adulti vulnerabili”, si legge nel motu proprio di Papa Francesco del 2016 intitolato Like a Loving Mother , che ordina l’espulsione dei vescovi occulti dalle loro posizioni. Finora non ci sono prove che il Vaticano stia indagando su nessuno degli spagnoli.

    La maggior parte delle vittime sono ragazzi e le ragazze sono 211, il 26% del totale. In ogni caso, i criteri contabili sono stati i più restrittivi: si considerano solo i casi denunciati, in tribunale o pubblicamente, e quelli ammessi dalla Chiesa. Ma in realtà il numero delle vittime almeno raddoppia e sale a migliaia se si considerano le stime di altre possibili vittime fatte di volta in volta dalle persone colpite o dai ricercatori. E questi sono solo i casi che in qualche modo hanno trasceso. Le statistiche di altri paesi mostrano che la stragrande maggioranza rimane nascosta. E l’esperienza indica che dare alle vittime la fiducia necessaria per denunciare è il passo decisivo per farle venire alla luce. Il rango istituzionale e la credibilità di chi prende l’iniziativa sono determinanti. In altri paesi sono stati la Chiesa stessa, governi o tribunali che hanno avviato indagini e creato cassette di ricezione dei reclami. In Spagna nessuno l’ha fatto, né sembra volerlo.

    Negli Stati Uniti, un’indagine della Corte suprema della Pennsylvania ha contato 300 molestatori e più di 1.000 vittime nel 2018, cifre simili a quelle che ora stanno emergendo in Spagna, sebbene quello stato abbia solo 12 milioni di abitanti. Quell’anno, in Germania, il rapporto commissionato dagli stessi vescovi ammetteva 3.677 vittime di 1.670 religiosi dal 1946.

    Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per ricevere denunce. È un periodo di tempo simile a quello trascorso in Spagna dopo l’inizio delle indagini di EL PAÍS nel 2018, ma la differenza è abissale: 10.000 vittime sono già venute alla luce in Francia . La CEE si riunisce da domani in commissione plenaria e affronterà nuovamente gli abusi sui minori. Nell’ultima conferenza stampa dei loro portavoce, hanno insistito sul fatto che non conoscono il numero di casi e che sono pochi.

    A Natale 2018, al culmine dello scandalo in Spagna e poco prima del vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019, Papa Francesco ha ringraziato i media per il loro lavoro di “smascherare questi lupie dare voce alle vittime “e avvertono i vescovi:” La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce in modo oggettivo, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità “. Ma la Chiesa spagnola ancora non obbedisce al Papa. La Conferenza episcopale sostiene che non ha potere esecutivo, ma solo coordinamento, e tutto dipende da ogni vescovo, proprietario assoluto della sua diocesi. Il poco che le diocesi hanno fatto, salvo eccezioni, è stato quello di aprire uffici per la cura delle vittime, su mandato del Vaticano. Ma sono organismi sconosciuti e la maggior parte non fornisce alcuna informazione.

    Il ruolo dei media

    La fotografia che riflette la nuova contabilità dei casi in Spagna indica la prima negli anni ’30. Dal 1986, anno in cui è stato trovato il primo pubblicato sulla stampa, fino al 2000 si conoscevano solo 12 episodi. Da allora, hanno iniziato a essere resi pubblici, a causa dell’eco mondiale delle indagini del quotidiano Boston Globe che hanno dato inizio allo scandalo nel 2002. Il film premio Oscar Spotlight , che racconta quella storia , è del 2015, ed è di quel momento in cui qualcosa comincia a muoversi in Spagna. La maggior parte dei casi è emersa negli ultimi cinque anni, il 72% del totale. Il decennio con il maggior numero di casi registrati è, infatti, l’ultimo, dal 2010 in poi, con 48. Seguono gli anni ’60 e ’70.

    Nel 2016, El Periódico ha scoperto il caso dei maristi a Barcellona. EL PAÍS inizia le sue indagini nell’ottobre 2018 e apre un’e-mail che riceve più di 300 messaggi. Da allora ne ha pubblicati 52. Buona parte dei casi, 135, sono stati resi pubblici grazie alla stampa. Altri 102 sono il risultato di un qualche tipo di indagine interna di ordini religiosi o diocesi e 65 di un’azione giudiziaria.

    La mappa del numero di casi scoperti dalle province evidenzia il ruolo dei media. Quelli con la maggior parte dei casi sono Barcellona e Navarra, ma questo è dovuto solo al fatto che c’erano dei media che li hanno indagati e portati alla luce, principalmente El Periódico e Diario de Noticias de Navarra . Degni di nota sono anche province come Madrid, Bizkaia e Murcia, dove le diocesi si sono distinte, a differenza della maggior parte, per la revisione dei fascicoli e la fornitura di informazioni. Lo stesso è il caso degli ordini religiosi. La maggior parte dei casi, 225, sono relativi a congregazioni, ma anche perché hanno dato più delle diocesi per ammetterlie dare informazioni. I Gesuiti sono la congregazione con il maggior numero di casi, 71, ancora una volta perché è la prima e quasi l’unica che ha intrapreso un’indagine interna minima. La maggior parte è stata rivelata dall’ordine stesso in un rapporto presentato lo scorso gennaio , anche se non ha rivelato dettagli decisivi come il nome del religioso accusato o il luogo dei fatti. Cioè, sono sorti casi in cui qualcuno ha mostrato interesse per loro. Infatti a Barcellona, ​​Navarra e Madrid si concentra il 40% di tutti i casi in cui si conosce la scena degli eventi.

    I dati indicano che, in media, i reati di pedofilia vengono alla luce 30 anni dopo che si sono verificati, sulla base dell’analisi dei 255 casi di cui si conoscono esattamente le date. Questo dato è direttamente correlato ad un altro, molto attuale con l’approvazione della nuova legge sulla tutela dei minori : in più della metà dei casi, 176, c’è stata denuncia, ma il 48% è stato presentato per aver prescritto. Nel 36% c’è stata una condanna e il 16% è in corso o non si sa come abbia concluso. Le denunce che hanno portato all’assoluzione dell’imputato non sono state incluse. Quando entrerà in vigore la nuova legge sull’infanzia o la legge di RhodesApprovato questa settimana al Congresso, lo statuto di prescrizione per i reati di pedofilia inizierà a decorrere quando la vittima raggiungerà i 35 anni di età. Fino ad ora era da 18 anni. La legge non ha effetto retroattivo.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-04-18/el-pais-crea-la-primera-base-de-datos-sobre-pederastia-en-la-iglesia-espanola-816-victimas-en-306-casos.html

  • Un membro della congregazione vaticana ha permesso a un prete accusato di abusi su minori di vivere vicino a una scuola cattolica

    Un membro della congregazione vaticana ha permesso a un prete accusato di abusi su minori di vivere vicino a una scuola cattolica

    Un vescovo nominato l’anno scorso presso la Congregazione per i vescovi del Vaticano ha consentito nel 2000 a un sacerdote che aveva abusato sessualmente di minori di vivere in una canonica di Chicago, a due passi da una scuola cattolica, in una residenza che in seguito il cardinale Blase Cupich ha definito non appropriata per sacerdoti accusati di abusi. 

    La Congregazione per i vescovi del Vaticano ha il compito di supervisionare le indagini sui vescovi accusati di negligenza, insabbiamenti o gestione impropria delle accuse di abusi sessuali da parte del clero. 

    Il Chicago Sun-Times ha riportato il 26 febbraio che, nel settembre 2000, a Padre James Ray è stato concesso di risiedere presso il convento di St. John Stone, una casa della provincia di Chicago dell’ordine religioso agostiniano. Il convento si trova a mezzo isolato da una scuola elementare parrocchiale .

    Secondo i registri diocesani, il trasferimento richiese l’approvazione dell’attuale vescovo Robert Prevost, che all’epoca era superiore provinciale degli Agostiniani.

    Prevost, ora vescovo diocesano in Perù , è stato ricevuto in udienza privata da Papa Francesco il mese scorso. È ampiamente considerato un probabile candidato per una posizione di rilievo a Roma, o per un’importante arcidiocesi degli Stati Uniti, in una serie di cambiamenti di personale attesi dal Papa nei prossimi mesi.

    Approvare il trasferimento in un convento nelle immediate vicinanze di una scuola cattolica non costituisce una violazione del diritto canonico. Tuttavia, negli ultimi anni, iniziative simili sono state criticate dai difensori delle vittime, sebbene in passato non avessero destato grande preoccupazione tra i vertici della Chiesa.

    Le scuse pubbliche del cardinale Cupich dopo una situazione molto simile nel 2018 indicano il cambiamento significativo avvenuto negli ultimi decenni nella pratica della Chiesa, nella consapevolezza pubblica e nelle aspettative interne riguardo al modo in cui la Chiesa gestisce gli abusi sessuali del clero.

    Secondo i registri diocesani esaminati da The Pillar, Ray era stato sottoposto a restrizioni nel ministero per nove anni entro il 2000 ed era stato accusato più volte di abusi sessuali su minori, almeno uno dei quali per anni. Aveva ammesso di aver portato almeno un minore a dormire nel suo letto in canonica, ma di un’accusa ha dichiarato di “non ricordare” di aver aggredito sessualmente un bambino con cui aveva ammesso di essersi “coccolato”. Ray ha ammesso ai funzionari diocesani di aver avuto rapporti sessuali con un uomo nel 1993 durante un pellegrinaggio a Medjugorje, presunto luogo di apparizioni mariane in Croazia. 

    Una nota del luglio 2000 di un funzionario dell’arcidiocesi di Chicago indica che gli agostiniani del convento avevano dichiarato che avrebbero permesso a Ray di affittare stanze nell’edificio dopo aver ricevuto il permesso dal loro superiore provinciale, Prevost. Ray si trasferì effettivamente due mesi dopo.

    Il convento era la seconda scelta di residenza per Ray, che fu costretto a trasferirsi nel 2000 a causa della vendita imminente della proprietà diocesana dove viveva sotto tutela. La prima proposta di una canonica come residenza fu respinta dal comitato di revisione arcidiocesano perché si trovava sulla stessa proprietà di una scuola parrocchiale.

    I registri arcidiocesani affermano che la residenza agostiniana fu considerata adatta a Ray perché “non c’è una scuola nelle immediate vicinanze”.

    In effetti, la scuola elementare cattolica St. Thomas the Apostle si trova a meno di un isolato dalla residenza. Ma non risulta che i funzionari arcidiocesani che hanno visitato il sito o i leader agostiniani abbiano sollevato la questione come preoccupazione, nonostante il preside di una scuola cattolica avesse avvertito l’arcidiocesi anni prima che Ray a volte portava i bambini fuori dalla classe e che era “permaloso” con alcuni studenti. 

    Quando gli Agostiniani permisero a Ray di vivere nel convento, i documenti indicano che avevano compreso almeno sommariamente quali accuse il sacerdote dovesse affrontare. I dirigenti agostiniani incontrarono i funzionari diocesani per discutere del passato di Ray, e un Agostiniano residente nella casa accettò di monitorare il rispetto da parte del sacerdote delle restrizioni al suo ministero stabilite dall’arcidiocesi, incluso il divieto di rimanere solo con i bambini. 

    All’epoca del suo trasferimento in convento, Ray stava facendo pressioni, senza successo, affinché l’arcidiocesi allentasse le restrizioni al suo ministero; il sacerdote sperava che gli fosse permesso di assistere le parrocchie nei fine settimana e di svolgere altri compiti sacramentali regolari. Un comitato di revisione laico dell’arcidiocesi respinse la sua proposta di ampliamento del ministero, ma a Ray fu permesso di continuare a lavorare come amministratore presso le Catholic Charities, di svolgere il ruolo di cappellano ospedaliero e di celebrare matrimoni e battesimi quando ne avesse fatto richiesta. Il sacerdote viaggiava anche regolarmente.

    Ma gli amministratori della scuola di San Tommaso Apostolo non sono stati informati del fatto che un prete accusato di abusi sessuali seriali su bambini viveva nelle vicinanze della scuola elementare parrocchiale, che non gli era consentito dare una mano nella scuola o nella parrocchia, o che non gli era consentito stare da solo con i bambini. 

    La Provincia Agostiniana di Nostra Madre del Buon Consiglio, con sede a Chicago, non ha risposto alle domande di The Pillar. Non è stato possibile contattare Prevost per un commento. 

    Nel 2002, quando lo scandalo degli abusi clericali attirò l’attenzione pubblica e i vescovi statunitensi emanarono politiche contro gli abusi sessuali, Ray fu allontanato dal convento. Fu avviato un procedimento canonico formale contro il sacerdote, che fu rimosso completamente dal ministero. Fu ridotto allo stato laicale nel 2012, e a quel punto dovette affrontare ulteriori accuse di abusi su minori.  

    Prevost divenne superiore generale dell’ordine agostiniano nel 2001. Dopo aver trascorso gran parte del suo ministero ecclesiastico come missionario, il sacerdote divenne vescovo nel 2015.

    Nel novembre 2020, Papa Francesco ha nominato Prevost membro della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, una decisione che ha sorpreso molti osservatori ecclesiastici, dato che Prevost non è né un cardinale né un arcivescovo metropolita.

    In un insolito colpo di scena, Prevost non è l’unico membro della Congregazione per i Vescovi ad aver permesso a un sacerdote accusato di abusi sessuali su minore di risiedere nella stessa casa agostiniana di Chicago. Nel 2018, il cardinale Blase Cupich, anch’egli membro della Congregazione, si è scusato per aver permesso a un altro sacerdote accusato di abusi sessuali di risiedere nella stessa casa, apparentemente, ha detto Cupich, a causa di un malinteso.

    Padre Richard McGrath, OSA, si è trasferito nel convento degli Agostiniani dopo essere stato accusato nel 2017 di possedere materiale pedopornografico sul suo cellulare. Ma mentre McGrath si rifiutava di consegnare il cellulare alle autorità, la polizia ha iniziato a indagare su di lui per abusi sessuali su una studentessa delle superiori negli anni ’90.

    Quando, nel settembre 2018, si venne a sapere che McGrath viveva così vicino a una scuola elementare cattolica, Cupich inviò una lettera di scuse alla parrocchia di San Tommaso Apostolo e alle comunità scolastiche, affermando che il sacerdote si sarebbe trasferito immediatamente. 

    Il cardinale ha affermato che il suo ufficio non sapeva che McGrath fosse sotto inchiesta per abusi su minori quando è stato informato del suo trasferimento al convento. Se Cupich fosse stato pienamente a conoscenza della situazione, ha affermato, “non gli avremmo permesso di vivere lì”.

    Cupich ha riconosciuto che un prete accusato di abusi su minori non dovrebbe vivere così vicino a una scuola cattolica. “La sicurezza dei vostri figli è la nostra massima priorità”, ha detto il cardinale. “Mi scuso per il disagio che questa situazione ha causato”.

    Il cardinale Cupich, divenuto arcivescovo di Chicago nel 2014, è stato nominato alla Congregazione per i vescovi nel 2016.

    Cupich è stato criticato per le rivelazioni del 2018 secondo cui, quando era vescovo di Spokane, Washington, non si oppose né emise alcun avvertimento riguardo a sette sacerdoti accusati di abusi sessuali che vivevano nel campus della Gonzaga University. Le scuse del cardinale per la residenza di McGrath nel convento di Chicago sono arrivate dopo il rapporto del gran giurì della Pennsylvania del 2018 e le rivelazioni su Theodore McCarrick, che hanno entrambi accresciuto la sensibilità riguardo alle risposte episcopali ai preti che abusano sessualmente. 

    Un altro americano nominato di recente nella congregazione è il cardinale Joseph Tobin, arcivescovo di Newark.

    L’arcidiocesi di Newark è stata guidata dal 1986 al 2000 dall’ex cardinale McCarrick, ora caduto in disgrazia. Tobin si è rifiutato di pubblicare i risultati di un’indagine interna sugli abusi sessuali di lunga data commessi da McCarrick su seminaristi, giovani sacerdoti e minori, citando un’indagine in corso da parte del procuratore generale del New Jersey. Il cardinale si è anche rifiutato di pubblicare i registri dei fondi arcidiocesani controllati da McCarrick, che si ritiene possano fornire indicazioni sui funzionari ecclesiastici che potrebbero aver protetto l’ex cardinale.   

    Dal 2019, la Congregazione per i Vescovi è incaricata della supervisione delle indagini disciplinate da Vos estis lux mundi, un insieme di direttive emanate da Papa Francesco per indagare sui vescovi accusati di non aver gestito adeguatamente i casi di abusi sessuali da parte del clero. La Congregazione è stata criticata da alcuni difensori delle vittime, i quali sostengono che i vescovi membri della Congregazione non siano sufficientemente distanti dai tipi di casi che sono incaricati di esaminare.

    https://www.pillarcatholic.com/p/vatican-congregation-member-allowed

  • Il clero cattolico francese potrebbe aver abusato di almeno 10.000 persone dal 1950, secondo gli investigatori

    Il clero cattolico francese potrebbe aver abusato di almeno 10.000 persone dal 1950, secondo gli investigatori

    Ilclero cattolico francese di Parigi (CNN)avrebbe potuto abusare di almeno 10.000 minori e altre persone vulnerabili dal 1950, secondo un’indagine indipendente avviata dalla Chiesa in Francia.

    La Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE) “stima che il numero delle vittime potrebbe raggiungere ‘almeno diecimila’”, ha detto in una dichiarazione rilasciata lunedì. La commissione ha dichiarato di aver ricevuto finora 6.500 testimonianze, che riguardano almeno 3.000 diverse vittime.
    Jean-Marc Sauvé, presidente del CIASE, ha detto che non si sa in questa fase quale percentuale di tutte le vittime abbia testimoniato alla commissione. “È molto probabile che le vittime raggiungano almeno il numero di 10.000. I lavori in corso, e in particolare l’indagine sulla popolazione generale, consentiranno di precisare il numero”, ha detto. La commissione è stata istituita nel 2018 dalla gerarchia della Chiesa cattolica francese e dagli istituti religiosi dopo che sono venuti alla luce scandali di abusi.
    È finanziato dalla Conferenza episcopale cattolica francese, ma i membri non sono pagati e non ricevono istruzioni dalla Chiesa. Gli archivi delle diocesi e delle istituzioni religiose sono accessibili alla commissione.
    Si prevede di consegnare un rapporto finale nell’autunno del 2021. Nel maggio 2019, Papa Francesco ha emesso regole globali per la segnalazione di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, ordinando per la prima volta che tutte le diocesi istituiscano sistemi per denunciare abusi e insabbiamenti.
    Le regole richiedono che tutte le diocesi cattoliche nel mondo abbiano un sistema “pubblico e accessibile”.
    Le norme riguardano la procedura interna della Chiesa cattolica, non la questione della segnalazione di abusi o insabbiamenti alle autorità civili, e devono essere seguite da tutte le diocesi.
    L’arcivescovo Charles Scicluna, il principale investigatore del Vaticano sugli abusi sessuali, disse alla CNN all’epoca che le nuove regole aggiungevano uno strato di responsabilità per i leader della chiesa. “Prima di tutto che la leadership non è al di sopra della legge”, ha detto Scicluna, “e in secondo luogo che la leadership deve sapere, tutti noi in leadership dobbiamo sapere che se le persone amano la Chiesa ci denunciano quando facciamo qualcosa di sbagliato. “
  • La strenua lotta delle vittime di padre Maciel, il pedofilo che getta ombre su Wojtyla e sul Vaticano

    La strenua lotta delle vittime di padre Maciel, il pedofilo che getta ombre su Wojtyla e sul Vaticano

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cerchio si sta stringendo in Messico sugli insabbiatori del caso più sconvolgente della Chiesa degli ultimi secoli, quello relativo ai crimini commessi da padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, ritenuto responsabile di decine di abusi, di una vita doppia, di corruzione, di riduzione in schiavitù di tanti suoi membri. Un uomo che ha potuto agire indisturbato per anni perchè amico di Papa Wojtyla e di molti cardinali e, anche per questo, ritenuto al di sopra di ogni sospetto.

    Fu punito da Papa Ratzinger solo nel 2006, quando Maciel era ormai ottuagenario e malato di cancro, ma non fu mai sottoposto ad un processo, nè è stato mai ridotto allo stato laicale. Un caso tabù che il Vaticano ha sempre cercato di minimizzare e mettere in un angolo se non fosse per la battaglia strenua e coraggiosa di tante vittime che nel mondo chiedono giustizia e una commissione di inchiesta indipendente, un po’ come è stato fatto per il caso McCarrick (anche se il rapporto sull’ex cardinale pedofilo non è stata elaborata da una commissione indipendente.

    Mercoledì la Corte suprema del Messico ha concesso un’ingiunzione all’ex sacerdote Alberto Athié, una delle prime vittime di Maciel. Inizialmente gli era stato negato l’accesso agli atti relativi alle indagini sulla sua denuncia del 2017 contro il cardinale Norberto Rivera – ex arcivescovo di Città del Messico e amico di Maciel – per aver presumibilmente coperto 15 sacerdoti pedofili.

    Athié ha riferito all’Associated Press che l’Alta Corte ora dovrà decidere se l’indagine contro il cardinale è legata a gravi violazioni dei diritti umani o a possibili crimini contro l’umanità, che sono crimini non soggetti a prescrizione.

    L’abuso sessuale ripetuto di bambini è considerato un reato grave, ma Athié spera che la Corte possa pronunciarsi tenendo conto di una questione così delicata come l’insabbiamento dei pedofili da parte delle più alte cariche della Chiesa cattolica.

    Nel dicembre 2016, il cardinale Rivera, ora in pensione, ha dichiarato pubblicamente di essere a conoscenza di 15 casi di sacerdoti pedofili. Secondo le indagini di Athié, di tutti quei casi, solo uno aveva un’indagine aperta, così l’ex religioso si è mosso per denunciare Rivera.

    All’inizio di quest’anno, il Vaticano aveva deciso di inviare due investigatori anziani in Messico per raccogliere dati e testimonianze sulla pedofilia nel secondo Paese cattolico più popoloso del mondo, che da anni accumula accuse di abusi e insabbiamenti da parte dei sacerdoti. Tuttavia, la missione è stata annullata a causa dell’emergenza causata dalla pandemia. Non è stato reso ancora pubblico quando potrebbe essere ripresa l’indagine.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_abusi_pedofilia_maciel_legionari_cristo_cardinale_rivera_papa_francesco_polonia_messico-5611399.html

  • Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, anche il segretario storico di Papa Giovanni Paolo II è stato coinvolto nello scandalo: i testimoni lo accusano di aver insabbiato le violenze in cambio di bustarelle. L’ex segretario del Papa ora chiede una commissione indipendente per analizzare i fatti. “Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti”

    Lo scandalo pedofilia nella chiesa polacca aveva investito anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Adesso emergono nuovi particolari: un documentario andato in onda sulla tv polacca lo accusa di aver insabbiato gli abusi per anni. Un dossier suggerirebbe che Dziwisz avrebbe coperto il tutto in cambio di bustarelle, passate talvolta proprio dai responsabili delle violenze. Adesso lui chiede una commissione che faccia chiarezza sui fatti. “Rinnovo la mia proposta, affinché una commissione indipendente valuti le attività della Chiesa nelle questioni toccate da Tvn24” ha dichiarato l’ex segretario del Papa polacco poco dopo la presentazione del reportage.

    Tvn24 ha intervistato alcuni testimoni, i quali sostengono che Dziwisz avesse legami con i Legionari di Cristo e con l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick. “Sarei disposto a collaborare con una commissione del genere e ci conto per trasparenza. Voglio presentare scrupolosamente i fatti” ha aggiunto il cardinale, sostenendo che la cosa più importante è il bene delle vittime. “I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato” ha concluso. Ad accusarlo per primo è stato Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. Szymik aveva raccontato di aver scritto più volte al cardinale nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe però mai risposta. Il fenomeno è di dimensioni talmente importanti che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si era appellato alla Santa Sede per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Anche i fedeli si appellano a Bergoglio: sono circa 635 le persone che hanno inviato un appello al Papa pubblicato da diverse testate giornalistiche nel mondo.

    Francesco aveva già intimato ai preti di riferire i casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti nel 2019, durante un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano. Nel 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    Una serie di falsità, reticenze e omissioni che hanno permesso a McCarrick, ex cardinale, di abusare di bambini, giovani uomini e seminaristi nel corso di tutta la sua carriera. Theodore McCarrick oggi ha 90 anni e Papa Francesco lo ha costretto a dimettersi dal collegio cardinalizio il 27 luglio 2018 per poi spretarlo nel febbraio del 2019. Oggi, dopo due anni di ricerca, la Santa Sede pubblica il “rapporto McCarrick”, attesissimo negli Stati Uniti, con novanta interviste a testimoni e vittime.

    Il dossier conta una storia assai diversa rispetto al dossier di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio negli Usa in odore di scisma e sostenitore delle teorie del complotto (tra queste anche l’idea che il Papa stia “dalla parte del Nemico”). Proprio lui aveva chiesto nell’agosto del 2018 le dimissioni di Francesco sul caso McCarrick. Il Rapporto ora dice che la Santa Sede prese decisioni in base a informazioni “parziali e incomplete” e “fino al 2017 non arrivarono in Vaticano accuse circostanziate di abusi su minori”. Proprio tre anni fa si aprì il processo canonico che si è concluso con le decisioni di Francesco. Ai cardinali erano arrivate lettere di denuncia che però non erano state prese in considerazione poiché “non fornivano nomi e circostanze”. Le missive anonime, adesso, sono da conservare poichè secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede “l’anonimato del denunciato non deve far ritenere falsa in modo automatico la notizia”.

    Nel frattempo, lo studio legale Anderson Associates, che da oltre vent’anni si batte per conto delle vittime delle molestie del clero, festeggia su twitter la pubblicazione del dossier. Gli avvocati scrivono infatti che il Rapporto della Santa Sede sul cardinale Theodore McCarrick “è il diretto risultato delle denunce di sopravvissuti e vittime che hanno trasformato l’ombra in luce, la luce in calore, il calore in pressione e la pressione in cambiamento”

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-accusato-il-segretario-di-wojtyla-prendeva-mazzette-per-coprire-abusi/

  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)